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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘immunoterapia’

Studio Humanitas: nuovi potenziali target per immunoterapia

Posted by fidest press agency su martedì, 18 settembre 2018

Perché l’immunoterapia risveglia solo alcuni tipi di cellule del sistema immunitario che vengono come narcotizzate dal tumore? Quali sono le caratteristiche delle cellule T che vengono riattivate da queste terapie? A queste domande risponde, per la prima volta, lo studio con i risultati pubblicati sulla prestigiosa rivista The Journal of Experimental Medicine, frutto di una collaborazione tra il Laboratorio di Immunologia Traslazionale di Humanitas, di cui Enrico Lugli è Principal Investigator, e la Sezione di Chirurgia Robotica Toracica di Humanitas guidata da Giulia Veronesi. Primi autori dello studio, l’immunologa Jolanda Brummelman (sostenuta da una borsa triennale AIRC) e la bioinformatica Emilia Mazza (sostenuta da una borsa postdoc della Fondazione Veronesi). Lo studio è stato in parte sostenuto da AIRC.L’immunoterapia con anticorpi che bloccano i checkpoint immunitari, come anti-PD-1/PD-L1, ha recentemente rivoluzionato la storia clinica di diversi tipi di tumore, fra cui alcuni tipi di cancro al polmone, consentendo di aumentare la sopravvivenza dei pazienti.I cosiddetti checkpoint sono freni naturali del nostro sistema immunitario: il nostro apparato di difesa è un po’ come una straordinaria automobile, capace di viaggiare ad elevata velocità. Per funzionare bene e non andare fuori strada ha bisogno di acceleratori, che la facciano partire e correre, ma anche di freni (i checkpoint, appunto), che le consentano di rallentare e, quando è il caso, fermarsi.L’immunoterapia agisce togliendo questi freni e risvegliando particolari cellule immunitarie, i linfociti T, che all’interno del tumore sono come narcotizzati dalla malattia.
“Nello studio – spiega Enrico Lugli – abbiamo preso in esame 53 pazienti con tumore al polmone non a piccole cellule (NSCLC), a uno stadio operabile e quindi sottoposti ad intervento chirurgico. Utilizzando una tecnologia particolarmente innovativa – la citometria a flusso a 30 parametri – siamo stati in grado di definire con notevole precisione le proprietà immunitarie delle cellule T che esprimono il checkpoint PD-1”. La citometria, che in Humanitas è utilizzata con le tecnologie più avanzate, permette di conteggiare, separare e riconoscere singole cellule sulla base di specifici marcatori. L’analisi di più parametri, fisici, fenotipici e funzionali, può avvenire simultaneamente per decine di migliaia di cellule al secondo. La citometria viene inoltre largamente utilizzata per la più precisa diagnosi di alcune malattie, come i tumori. Il particolare citofluorimetro presente in Humanitas permette di fare ricerca di base e traslazionale ad altissimi livelli, analizzando 30 parametri di ogni singola cellula.“Abbiamo dimostrato – spiega ancora Lugli – che queste cellule non sono tutte uguali, ma sono organizzate in gerarchia: le più giovani, identificate dal recettore di membrana CXCR5, rimangono funzionali e sono potenzialmente in grado di esercitare una potente attività anti-tumorale mentre le più differenziate (le più anziane) perdono tale capacità. L’ipotesi, quindi, è che con l’immunoterapia vengano risvegliate soprattutto le cellule giovani.Per il futuro, la sfida è identificare i segnali molecolari alla base della generazione e del mantenimento di queste cellule, così da utilizzare tali informazioni per generare in laboratorio cellule T armate in grado di migliorare la risposta ai tumori”.

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Tumore della pelle: immunoterapia e target therapy

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 giugno 2018

Chicago. In Italia in 5 anni i casi di melanoma sono aumentati del 34%: nel 2017 ne sono stati stimati 14mila, erano 10.400 nel 2013. Nel trattamento di questo tumore della pelle l’arrivo dell’immunoterapia e della target therapy ha rappresentato una vera e propria rivoluzione, passando dal 25% dei pazienti vivi a un anno dalla diagnosi (con una sopravvivenza media per la malattia avanzata di 6-9 mesi) all’attuale 70%. Con chiari vantaggi a lungo termine, visto che oggi circa il 50% dei pazienti è vivo dopo un decennio. La ricerca si concentra sulle prospettive importanti offerte dalle combinazioni delle nuove terapie e proprio un italiano, il prof. Paolo Ascierto, direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori Fondazione ‘G. Pascale’ di Napoli, è chair della sessione educazionale dedicata a queste strategie di trattamento al 54° Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) di Chicago. “Il melanoma registra un aumento superiore negli uomini rispetto alle donne – spiega il prof. Ascierto -. L’Italia ha guidato le sperimentazioni in questo campo che hanno portato all’approvazione nel 2011 del primo farmaco immuno-oncologico, ipilimumab, che ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza a lungo termine nel melanoma in fase avanzata. Oggi i nostri sforzi mirano a consentire anche al restante 50% dei pazienti con malattia metastatica, che non rispondono alle nuove terapie, di vivere più a lungo”. In questa direzione va uno studio di fase II che ha coinvolto pazienti che non rispondono all’immunoterapia (in particolare agli anticorpi anti PD-1). Uno dei meccanismi noti di resistenza è rappresentato da un enzima, IDO, prodotto all’interno delle masse tumorali dalle cellule malate e dai linfociti. Epacadostat è in grado di neutralizzare questo enzima che blocca l’attività del sistema immunitario. In realtà lo studio di fase III, che ha analizzato questa associazione, si è rivelato negativo, nonostante le alte aspettative. Probabilmente l’uso di nuovi biomarcatori in futuro ci permetterà di capire come utilizzare meglio questa opzione terapeutica”.
Si stanno aprendo prospettive importanti anche sulle triple combinazioni di terapie mirate e immunoterapia. Queste strategie cercano di combinare l’effetto immediato delle molecole a bersaglio molecolare con l’effetto prolungato dell’immunoterapia. Va inoltre considerato che circa il 50% dei pazienti con melanoma è portatore della mutazione di un gene, BRAF V600, che può essere trattata efficacemente con terapie target, gli inibitori di BRAF o MEK. “La combinazione del BRAF inibitore encorafenib con il MEK-inibitore binimetinib potrebbe essere un’ulteriore combinazione promettente per i pazienti con BRAF mutato – evidenzia il prof. Ascierto -. All’ASCO sono infatti presentati i risultati dello studio di fase III COLUMBUS su questa popolazione di pazienti. Il trattamento con l’associazione delle due molecole mirate ha evidenziato una sopravvivenza globale mediana di 33,6 mesi rispetto ai 16,9 mesi con vemurafenib in monoterapia”.
E grazie all’immunoterapia si aprono nuove prospettive nella terapia adiuvante del melanoma, cioè dopo l’intervento proprio per ridurre il rischio di recidiva. A Chicago sono presentati i risultati aggiornati a 24 mesi dello studio CheckMate -238 che dimostrano che il trattamento precoce con l’immunoterapia può determinare benefici a lungo termine nei pazienti colpiti da questo tumore della pelle. “Il trattamento con nivolumab – conclude il prof. Ascierto – ha evidenziato un notevole miglioramento dei tassi di sopravvivenza libera da recidiva rispetto a ipilimumab, la prima molecola immuno-oncologica approvata. Questo significa che sempre meno pazienti svilupperanno metastasi”.

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Napoli al vertice della ricerca contro il tumore del colon

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 maggio 2018

L’Istituto Nazionale Tumori “Pascale” del capoluogo partenopeo ha contribuito in maniera decisiva alla validazione internazionale di un nuovo test, l’immunoscore, per la classificazione del cancro del colon, che nel 2017 in Italia ha fatto registrare 37.500 nuovi casi. Lo studio ha coinvolto un consorzio di 14 centri di 13 Paesi, sotto l’egida della Società dell’immunoterapia contro il cancro (Society for Immunotherapy of Cancer, SITC), ed è stato pubblicato sull’importante rivista scientifica The Lancet. “Si tratta di un decisivo passo in avanti nella lotta contro questa malattia perché lo studio ha dimostrato che l’immunoscore costituisce il biomarcatore prognostico oggi più efficace: permette cioè di stabilire in modo accurato l’evoluzione della malattia, cioè le possibilità di recidiva e, di conseguenza, di sopravvivenza delle persone colpite da una delle neoplasie più frequenti – spiega il prof. Paolo Ascierto, Direttore Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative del ‘Pascale’ e membro del Consiglio Direttivo della SITC –. Questa validazione porterà all’inserimento del test nelle linee guida internazionali. La valutazione dell’immunoscore facilita la prognosi determinando il livello di infiltrazione delle cellule immunitarie nel tumore. Il progetto per la validazione è partito proprio da Napoli nel febbraio 2011 e l’Istituto ‘Pascale’ è il centro in Italia che ha arruolato il maggior numero di pazienti, circa 200, su un totale di 2.681. Sono stati incluse persone colpite da tumore del colon in stadio da I a III. Un punteggio, cioè uno score, alto è stato associato a una migliore sopravvivenza”. In particolare i pazienti con un immunoscore alto presentavano minori possibilità di recidiva a 5 anni dalla diagnosi (che riguardava solo l’8% delle persone con alto immunoscore rispetto al 19% di quelli con un livello medio e al 32% di quelli con livello basso). Non solo. Nei pazienti con alto immunoscore si è registrato un miglioramento della sopravvivenza globale del 56% rispetto ai pazienti con livelli bassi. “Questo test viene eseguito sul tessuto tumorale e servono circa 10 giorni per i risultati – afferma il prof. Gerardo Botti, Direttore Scientifico e Responsabile Dipartimento di Patologia diagnostica e di Laboratorio del ‘Pascale’ -. È stato validato per la prima volta nel tumore del colon grazie a questo studio internazionale, in prospettiva potrà essere impiegato anche nel melanoma e nelle neoplasie della mammella e dell’ovaio. La diagnosi è un momento fondamentale nella lotta contro il cancro. Solo partendo da una puntuale individuazione delle caratteristiche del tumore è possibile stabilire il miglior percorso di cura. I sistemi diagnostici hanno visto negli ultimi anni un’evoluzione che è andata di pari passo con quella dei farmaci: si tratta di test, marcatori biologici, utilizzati per definire il profilo molecolare della malattia. Strumenti indispensabili sia per il medico che per il paziente”. “L’integrazione fra le varie discipline rappresenta lo standard nella cura dei tumori – continua il prof. Paolo Delrio, Direttore Oncologia addominale ad indirizzo colon rettale del ‘Pascale’ -. Il ricorso al bisturi è di solito il primo passo nella lotta contro il tumore del colon. Consiste nell’asportazione del tratto di intestino interessato dal tumore e nella rimozione delle aree di drenaggio linfatico. Rispetto agli interventi demolitivi di anni fa, oggi la chirurgia di questo tipo di tumore è diventata meno invasiva. E l’introduzione di questo test potrà rappresentare uno step fondamentale nella definizione della pericolosità della malattia”. “Il valore aggiunto dell’Istituto Pascale – dichiara il direttore generale Attilio Bianchi – è rappresentato dall’ elevatissimo livello della nostra ricerca, riconosciuto a livello mondiale. E questo genera valore alla nostra attività assistenziale, perché i risultati delle varie attività di ricerca sono immediatamente disponibili per la pratica clinica, per i pazienti che ogni giorno si affidano alle nostre strutture”. Nell’era dell’immunoterapia cambia la classificazione del tumore. “Nella lotta alle neoplasie si stanno aprendo nuove strade per somministrare la terapia giusta al paziente giusto – conclude il prof. Ascierto –. Il prossimo passo è la valutazione dell’immunoscore come biomarcatore in grado di identificare i pazienti che potranno beneficiare dell’immunoterapia”. Anche in questo ambito il ‘Pascale’ è in prima linea con lo studio “Nicole” che sarà avviato a breve, coordinato dal dott. Antonio Avallone e dal dott. Alfredo Budillon dell’Istituto partenopeo.

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Convegno nazionale “Immunoterapia nei tumori del polmone e dell’urotelio, a che punto siamo?”

Posted by fidest press agency su domenica, 26 marzo 2017

tumore polmoneRoma, 27 marzo, ore 13 Hotel NH Collection Vittorio Veneto (Corso d’Italia 1) convegno nazionale “Immunoterapia nei tumori del polmone e dell’urotelio, a che punto siamo?”
In sede congressuale è prevista la conferenza stampa a cui parteciperanno il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM, il prof. Mauro Truini, presidente SIAPEC-IAP (Società Italiana di Anatomia Patologica e Citologia Diagnostica), il prof. Paolo Marchetti, direttore dell’Oncologia Medica all’Ospedale Sant’Andrea di Roma, e la prof.ssa Licia Rivoltini, Direttore del Dipartimento Tumori Umani all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.
in Italia vivono quasi 87.800 persone dopo il tumore del polmone e 253.850 dopo quello della vescica. Si tratta di due delle neoplasie più frequenti (rispettivamente la terza e la quinta), che fino a poco tempo fa non presentavano reali alternative terapeutiche se diagnosticate in fase avanzata. Oggi, dopo più di 20 anni senza significative novità, l’immuno-oncologia, che ha già evidenziando risultati importanti nel melanoma, sta modificando lo standard del trattamento anche in questi tumori. E questo nuovo approccio entra nella sua seconda “era”.

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Immunoterapia dei tumori: la ricerca va avanti

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 ottobre 2016

duomo sienaSiena. Esperti a confronto sull’immunoterapia del cancro: al via a Siena il Meeting internazionale “Cancer Bio-Immunotherapy in Siena” organizzato dalla Fondazione NIBIT – Network Italiano per la Bioterapia dei Tumori in occasione del XIV Congresso NIBIT.
Al centro dei lavori le nuove frontiere della ricerca di base, clinica e traslazionale sull’immuno-oncologia: la scoperta di nuovi bersagli immunoterapici, di nuove molecole, che possono essere utilizzate in combinazione per massimizzare l’efficacia, e la personalizzazione della terapia. Si farà il punto sui risultati ottenuti finora e ottenibili in futuro con l’immunoterapia nel trattamento di diverse forme tumorali: non solo melanoma, ma anche mesotelioma, tumore del polmone e della mammella, e, per la prima volta, linfomi.L’Italia si conferma capofila mondiale nella ricerca sull’immunoterapia dei tumori, grazie anche alla prestigiosa collaborazione tra Fondazione NIBIT e Parker Institute for Cancer Immunotherapy: il Centro di Immunoterapia Oncologica di Siena sarà il primo Centro europeo in assoluto a collaborare con il Parker Institute per un progetto di ricerca preclinica. (foto: particolare duomo Siena)

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Melanoma e l’immunoterapia

Posted by fidest press agency su domenica, 1 aprile 2012

Title: Pathology: Patient: Melanoma Descriptio...

Title: Pathology: Patient: Melanoma Description: This slide shows a melanoma on a patient's skin. Subjects (names): Topics/Categories: Pathology -- Patient Type: Black & White Print. Color Slide Source: National Cancer Institute Author: Unknown photographer/artist AV Number: AV-8500-3850 Date Created: 1985 Date Entered: 1/1/2001 Access: Public (Photo credit: Wikipedia)

Ripetuti eccessi di esposizione ai raggi solari durante l’infanzia triplicano il rischio di sviluppare il melanoma da adulti. I piccoli vanno difesi dal sole con adeguate protezioni, evitando sempre le ore centrali della giornata, soprattutto con l’arrivo della bella stagione. Alle “Nuove frontiere nel trattamento del melanoma” l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) dedica un convegno nazionale. Parte dalla prevenzione la lotta contro questo tumore della pelle particolarmente aggressivo. Ogni anno nel nostro Paese si registrano circa 7000 nuovi casi e 1500 decessi. Oggi si stanno affacciando nuove armi realmente efficaci, come l’immunoterapia che agisce stimolando le difese immunitarie contro le cellule tumorali con importante beneficio per i malati. Inoltre sono in via di registrazione anche nel nostro Paese farmaci mirati su bersagli cellulari da impiegare nei pazienti con melanoma metastatico che presentano specifiche alterazioni molecolari. I tempi tra la registrazione europea e la successiva approvazione dei nuovi farmaci in Italia sono purtroppo ancora lunghi. Gli oncologi chiedono che vengano velocizzati i processi registrativi per i trattamenti oncologici realmente “innovativi” come nel caso del melanoma. “La battaglia contro questa forma di cancro è difficile – spiega il prof. Carmine Pinto, segretario nazionale AIOM – ma si può vincere ponendo più attenzione a semplici regole di prevenzione. Troppe persone si espongono al sole senza precauzioni, in particolare i bambini rappresentano l’‘anello debole’ della catena. Un richiamo da tenere in considerazione soprattutto in questi mesi, in cui molti approfittano del fine settimana per prendere un po’ di ‘colore’. Vanno inoltre totalmente bandite le lampade abbronzanti che, secondo l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), aumentano il rischio di melanoma del 75%, al pari del fumo di sigaretta, se utilizzate prima dei 30 anni”. Appropriatezza nell’utilizzo dei farmaci in oncologia è da sempre la parola d’ordine dell’AIOM. “Per garantire compatibilità economica ed adeguati trattamenti per i pazienti oncologici in tutte le regioni del Paese – continua il prof. Pinto – bisogna lavorare in parallelo su appropriatezza delle cure e organizzazione del sistema sanitario. Un importante risparmio in oncologia si otterrebbe già riducendo la sola migrazione sanitaria, con una contrazione dei costi del 10%. Non va inoltre dimenticato il costo sociale per i pazienti ed i familiari, di cui quasi mai si tiene conto. Lo sviluppo delle reti oncologiche regionali, per il quale la nostra Associazione si sta oggi fortemente impegnando, potrà portare significativi vantaggi in prospettiva per il miglioramento e la razionalizzazione della sanità pubblica. Il melanoma fa registrare, nella fase metastatica, alti tassi di mortalità. La sopravvivenza media infatti è di circa 6 mesi. E negli ultimi 30 anni non vi è stato alcun progresso terapeutico, a fronte di un costante aumento di casi”. In particolare, ipilimumab è un farmaco che agisce potenziando le difese immunitarie contro le cellule tumorali. Ipilimumab è stato approvato in Europa nel luglio 2011 per la cura dei pazienti con melanoma metastatico, ma non è ancora disponibile nel nostro Paese, mentre lo è già in Francia, Germania, Regno Unito, Finlandia, Svezia, Norvegia, Danimarca, Olanda, Austria, Svizzera e Belgio. “Questi tempi di latenza – sottolinea il prof. Paolo Ascierto dell’Unità di Oncologia Medica e Terapie Innovative del ‘Pascale’ di Napoli – dovrebbero essere accorciati ed è importante che gli enti preposti agiscano quanto prima”. “Ipilimumab – continua il prof. Ascierto – agisce al livello delle cellule del sistema immunitario, attraverso un meccanismo che rimuove i ‘blocchi’ della risposta immunitaria antitumorale. L’Italia ha svolto un ruolo essenziale nello sviluppo clinico della molecola: è la prima terapia che ha dimostrato di migliorare in maniera statisticamente significativa la sopravvivenza delle persone colpite da melanoma metastatico”. Le Regioni settentrionali fanno registrare la maggiore incidenza, seguite da quelle del Centro e del Sud. Il melanoma rappresenta il 4% dei tumori della pelle ma è responsabile dell’80% dei decessi per cancro della cute. Un paziente su cinque sviluppa la forma aggressiva e avanzata della malattia. La sua incidenza è cresciuta ad un ritmo superiore a qualsiasi altro tipo di tumore, ad eccezione delle neoplasie maligne del polmone nelle donne. E colpisce persone sempre più giovani, di età compresa tra i 30 e i 50 anni. “Le proprietà immunogeniche del melanoma metastatico – conclude il prof. Pinto – e la sua capacità a indurre una risposta reattiva delle cellule T al tumore fanno sì che sia considerato un ottimo candidato per l’immunoterapia. Le cellule T sono una ‘sottopopolazione’ di globuli bianchi in grado di eliminare o neutralizzare corpi ‘estranei’ come le cellule cancerogene. Al contrario di quanto avviene con i criteri convenzionalmente utilizzati per la chemioterapia, nell’immunoterapia l’iniziale progressione di malattia non va interpretata come un fallimento del trattamento. La risposta clinica potrebbe infatti essere osservata anche proseguendo la terapia, quindi in fasi più tardive”.

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Primo congresso pediatrico empolese

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 gennaio 2010

Empoli.28 e 29 gennaio 2010 al teatro Shalom, in via Ferruccio Busoni  L’evento costituirà l’occasione per il confronto e l’aggiornamento sui vari aspetti della imuno-allergologia e della broncopneumologia in ambito pediatrico. Giovedì 28 gennaio il congresso si aprirà con le novità del settore e proseguirà con le sessioni dedicate a “Dalla diagnosi alla pratica clinica”, “Occhio e naso” e “Diagnosi e terapia dell’allergia”. Venerdì 29 gennaio la giornata conclusiva sarà dedicata a “Vaccini e allergia alimentare”, “Immunoterapia”, “Le difficoltà e i dubbi” e “Dal neonato all’adolescente”.

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