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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

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“L’impatto emotivo del COVID sulla popolazione e sui lavoratori”

Posted by fidest press agency su domenica, 30 maggio 2021

Martedì 8 giugno alle ore 21, l’Accademia di Medicina di Torino organizza una riunione scientifica in presenza ed in condizioni di massima sicurezza, pur continuandone la trasmissione via web, dal titolo “L’impatto emotivo del COVID sulla popolazione e sui lavoratori”. Introduce l’incontro Vincenzo Villari, direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Salute mentale della Città della Salute e della Scienza di Torino nonché socio dell’Accademia di Medicina. I relatori saranno Claudio Mencacci, Direttore Emerito Neuroscienze e Salute mentale presso Ospedale Sacco di Milano ed Enrico Pira, Professore ordinario di Medicina del Lavoro presso l’Università di Torino. La pandemia di SARS-CoV2 sta determinando un forte aumento dello stress e della frequenza di sintomi ansiosi, depressivi e insonnia nella popolazione. Si possono schematizzare in tre tipi: quelli dovuti all’isolamento sociale e alla paura del contagio; quelli che si verificano in chi ha perso un congiunto a causa della malattia e infine quelli generati dalla grave crisi economica che molti stanno già affrontando. Gli effetti a lungo termine di quanto accaduto e sta avvenendo, nonostante il sollievo dato dal progredire della campagna di vaccinazione, non è ancora noto, ma chiare avvisaglie ci provengono da due ricerche su 6 Stati Europei che ha mostrato come il 58% dei cittadini abbia avuto sintomi psichici con una durata superiore ai 15 giorni e che 1 paziente su 3 nel post Covid presenti disturbi neuropsichiatrici entro 3 mesi dalla malattia.Si potrà seguire l’incontro accedendo all’Aula Magna dell’Accademia di Medicina (via Po 18, Torino), previa prenotazione da effettuare collegandosi da remoto al sito http://www.accademiadimedicina.unito.it.

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Inflazione: impatto sui mercati e conseguenze di lungo termine sui risparmi degli italiani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 maggio 2021

A cura di Michele Morra, Portfolio Manager di Moneyfarm. Negli ultimi giorni si è registrato un aumento della volatilità sui listini azionari globali. A causare la turbolenza è stata principalmente l’accelerazione dell’inflazione negli Stati Uniti. Gli investitori sono preoccupati che una rapida ripresa dell’inflazione obblighi le banche centrali a correggere la propria politica monetaria prima del previsto. Niente di nuovo, dal momento che il tema è al centro dell’attenzione degli investitori da diversi mesi, ma sempre più persone si chiedono se il percorso di crescita che ha caratterizzato i mercati azionari negli ultimi mesi sia ancora sostenibile. Crediamo che l’accelerazione dell’inflazione sia transitoria. Gran parte dell’impennata dei prezzi può essere attribuita all’effetto base. L’inflazione viene misurata su base annua e il confronto con i livelli molto bassi dei prezzi delle materie prime lo scorso anno spiega i livelli elevati raggiunti in questi giorni. Se si guarda poi all’ultima pubblicazione del Consumer Price Index negli Stati Uniti, il forte aumento dei prezzi riguarda soprattutto i settori più colpiti dalla pandemia (come le tariffe aeree, le auto a noleggio, la ristorazione e l’industria del turismo) e quindi avrà vita breve. Un altro effetto che probabilmente sta guidando in alto i prezzi è legato alla crescita della domanda aggregata: le persone hanno cominciato a consumare e stanno spendendo i risparmi accumulati durante l’ultimo anno. L’inflazione guidata dalla domanda segnala un’economia forte e, sebbene ciò possa avere un impatto negativo sulle obbligazioni, non significa necessariamente che l’azionario ne risentirà: il rischio inflazione, fino a questo momento, è stato più che compensato dall’effetto positivo legato alla crescita dell’economia. Infine, ci sono le considerazioni sul mercato del lavoro. Negli Stati Uniti e altrove il mercato del lavoro sta ancora facendo i conti con i danni causati dalla pandemia, con il tasso di occupazione lontano dai livelli precedenti al Covid-19. La Fed ha annunciato che nel rivedere le sue politiche si concentrerà prima di tutto sulla ripresa del mercato del lavoro piuttosto che sulla dinamica dei prezzi. Il mercato del lavoro, solitamente, raggiunge il proprio apice alcune settimane dopo il picco dell’attività economica e ciò rassicura sul fatto che il momento in cui la banca centrale invertirà la politica monetaria è ancora lontano. Fatte tutte queste dovute considerazioni, è sicuro che l’inflazione rimanga una variabile rilevante per i mercati finanziari nei prossimi mesi. Lasciando da parte le considerazioni macroeconomiche e assumendo il punto di vista degli investitori, l’inflazione ha sicuramente un ruolo importante nel dettare la migliore linea d’azione per gli investitori. In passato detenere la propria ricchezza sul conto corrente o altri strumenti liquidi era un’opzione che garantiva rendimenti costanti e a basso rischio in grado di proteggere il capitale dalla svalutazione dovuta all’inflazione. In altre parole, contanti e depositi pagavano interessi superiori al tasso di inflazione e dunque sufficienti a controbilanciare l’inflazione. Durante i periodi in cui l’inflazione è moderata e i tassi di interesse sono alti, tenere i risparmi in liquidità è una strategia consigliabile per mantenere e accrescere la ricchezza a lungo termine. In situazioni in cui è vero il contrario – alta inflazione e bassi tassi di interesse – mantenere il capitale in liquidità è un modo sicuro per perdere valore reale. Man mano che i prezzi aumentano, il potere d’acquisto dei risparmi può diminuire in modo drammatico. Nel grafico, è possibile apprezzare l’effetto dell’aumento dei prezzi su un capitale di 20.000€ per un periodo di 20 anni. Il tasso di inflazione considerato nella simulazione è del 2%, un livello vicino al target di inflazione di medio termine della maggior parte delle banche centrali. Quando il prezzo di beni e servizi cresce, la stessa quantità di denaro vale meno in termini di potere d’acquisto. Anche se il valore nominale del denaro rimane lo stesso, il valore reale del denaro diminuisce drasticamente. Con un tasso di inflazione del 2% su 10 anni, 20.000€ varranno quindi l’equivalente di 13.450€. La simulazione considera solo il tasso generale di inflazione, misurato su un paniere di beni e servizi diversi. Prodotti specifici possono registrare un tasso di inflazione maggiore, riducendo ancora di più il valore futuro del risparmio quando viene utilizzato per acquistarli. Prendiamo l’esempio della casa, il cui valore è cresciuto di oltre il 2% all’anno nella maggior parte delle grandi città negli ultimi 10 anni. Ciò significa che se il l’obiettivo è acquistare una casa, i soldi tenuti in contanti si sarebbero svalutati molto più del tasso generale di inflazione in questo periodo di tempo.Recentemente, abbiamo condotto uno studio confrontando la performance di un capitale lasciato nel conto deposito e quelle di un investimento bilanciato su un periodo di 10 anni. Quando si tiene conto dell’inflazione, i depositi hanno chiuso il decennio con un valore reale notevolmente inferiore rispetto a quando era iniziato. Al contrario, un investimento bilanciato avrebbe generato rendimenti reali positivi. Certo la volatilità di un investimento finanziario è superiore a quella della liquidità così come il rischio associato, ma, numeri alla mano, su un periodo lungo investire è la strada migliore per battere l’inflazione e proteggere il capitale. Questo è il motivo per cui i risparmiatori dovrebbero tenere conto dell’inflazione quando operano scelte finanziarie di lungo termine. Spesso si sente dire che l’inflazione non è un problema, perché negli ultimi anni è stata sotto controllo, ma questo modo di ragionare è completamente sbagliato perché si focalizza sul passato per prendere decisioni sul futuro.Per concludere quindi, c’è la possibilità che l’aumento dei livelli di inflazione abbia un impatto sui mercati finanziari nel breve termine, ma che l’inflazione eroda il valore reale dei risparmi lasciati in liquidità, visti i tassi di interesse bassi (fattore praticamente certo nei prossimi anni), è una certezza nel lungo termine.

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Covid-19: il punto sull’impatto cardiovascolare a lungo termine

Posted by fidest press agency su martedì, 25 maggio 2021

I casi lievi di Covid-19 che non richiedono ricovero ospedaliero non hanno effetti cardiovascolari duraturi su individui altrimenti sani. Così si conclude uno studio presentato al congresso annuale EuroCMR della European Association of Cardiovascular Imaging svoltosi dal 6 all’8 maggio scorso e pubblicato su JACC: Cardiovascular Imaging. Il trial, che ha confrontato 75 operatori sanitari che non sono risultati positivi al test Covid-19 con 74 coetanei positivi, non ha trovato prove di danno cardiaco all’imaging.«Dopo 6 mesi di follow-up le infezioni lievi non hanno lasciato lesioni cardiovascolari misurabili sulla struttura del ventricolo sinistro, sulla sua funzione, sulla rigidità aortica o sui biomarcatori sierici» scrivono gli autori, coordinati da George Joy del Barts Heart Centre di Londra. I ricercatori britannici hanno reclutato 149 partecipanti al progetto COVIDsortium, uno studio prospettico in corso su oltre 700 operatori sanitari di tre ospedali londinesi. I 74 individui sieropositivi presentavano sintomi lievi che includevano febbre, tosse secca, perdita dell’olfatto e perdita o distorsione del gusto. «Più della metà di chi è risultato positivo era asintomatico. A 6 mesi entrambi i gruppi sono stati sottoposti a fenotipizzazione cardiovascolare con risonanza magnetica cardiaca e test dei biomarcatori» spiega Joy, precisando che a quel tempo l’11% della coorte totale presentava alcuni sintomi: mal di gola (3%); affaticamento (3%); naso che cola (3%); mancanza di respiro (2%); e tosse produttiva, brividi, diarrea o perdita dell’olfatto o del gusto (1%), senza differenze tra individui sieropositivi e sieronegativi.E i risultati parlano chiaro: non è emersa alcuna differenza significativa tra i gruppi per nessuno degli endpoint primari: LVEF, volume telediastolico indicizzato, potenziamento del gadolinio tardivo, T1 e T2 settali. Né per gli endpoint secondari: indice di massa del ventricolo sinistro, indice di area atriale sinistra, accorciamento longitudinale globale, mappatura della frazione di volume extracellulare del setto e distensibilità aortica. «Lo studio si aggiunge a risultati precedenti che dipingono un quadro rassicurante, come per esempio una recente lettera di ricerca su Circulation: su 137 atleti universitari con infezioni lievi da Covid-19, nei test di imaging sono state rilevate solo cinque anomalie cardiache lievi» conclude Joy. (fonte doctor33)

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Web talk: Psoriasi Visibile. Impatto Invisibile

Posted by fidest press agency su sabato, 13 marzo 2021

Martedì 23 marzo 2021 alle ore 11.00 con la partecipazione di Associazioni, specialisti e web influencer della dermatologia per un confronto sulla psoriasi, l’impatto sui pazienti e le strategie di cura. La campagna è promossa per il secondo anno da Amgen in partnership con ADIPSO – Associazione per la Difesa degli Psoriasici, ADOI – Associazione Dermatologi Venereologi Ospedalieri Italiani e della Sanità Pubblica e SIDeMaST – Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmissibili.

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Impatto del tabagismo sulla società

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 febbraio 2021

80mila morti in Italia e 700mila in Europa ogni anno, ancora oggi sono questi i numeri che dimensionano l’impatto del tabagismo sulla società. Non ci sono più dubbi in merito all’incidenza del fumo sulla salute e alla correlazione con cancro, malattie cardiovascolari e altre gravi patologie. Ben nota anche la riduzione dei rischi causata dalla disassuefazione, che riduce del 20-25 volte la possibilità di incorrere in malattie. Tuttavia, abbandonare la sigaretta continua ad essere ancora oggi una sfida per molti tabagisti, un scoglio quasi impossibile da superare. Attualmente, uno dei temi più caldi al centro del dibattito scientifico è il concetto di “less risk”, basato sull’abbandono dell’approccio tradizionale “quit or die” a favore di nuovi metodi oggi disponibili, che consentono una gestione graduale del processo di cessazione, attraverso anche l’utilizzo dei così detti prodotti a rischio ridotto. Nella giornata di oggi è stato discusso questo tema durante l’evento digitale “La sigaretta elettronica come strumento di riduzione del rischio. Stato dell’arte della ricerca scientifica.”, che ha coinvolto numerosi esperti e figure istituzionali in un confronto che ha toccato diversi aspetti della questione. La sigaretta elettronica è capace di ridurre i danni legati al fumo del 90-95%, un dato che, secondo gli scienziati intervenuti, dovrebbe fareorientare, secondo criteri scientifici, le scelte delle organizzazioni della salute pubblica e portare al riconoscimento delle eCig come uno strumento fondamentale in materia di riduzione dei danni da tabacco.
“La ricerca scientifica ha prodotto oramai studi affidabili e di qualità sugli effetti del vaping sulla salute umana e due dati risultano chiari: il vaping rappresenta un’alternativa meno dannosa al tabacco combusto e la sigaretta elettronica e l’uso esclusivo delle eCig è utile per mantenere i fumatori lontani dall’utilizzo delle sigarette” ha dichiarato il Prof. Lamberto Manzoli, Direttore del Dipartimento di Scienze Mediche dell’Università di Ferrara che ha aggiunto “La ricerca scientifica non deve mai arrestarsi su questo tema ma le autorità nazionali ed europee dovrebbero prendere in considerazione i dati disponibili ad oggi per considerare una legislazione che tenga conto delle caratteristiche peculiari di tale prodotto” Tra i relatori dell’evento, anche il Prof. Fabio Lugoboni Responsabile Medicina delle Dipendenze – Università di Verona, secondo cui “L’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, definisce il tabagismo una ‘dipendenza’ ecco perché smettere di fumare è spesso molto complicato. La sigaretta elettronica è al momento lo strumento più utilizzato per raggiungere tale obiettivo, tuttavia è necessario contestualizzarla/inserirla in un percorso più ampio nel quale il paziente ha bisogno di sostegno”.

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Covid-19: ecco l’impatto sulla cura dei pazienti con malattie cardiovascolari

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2021

I notiziari di tutto il modo riportano le ultime notizie sul bilancio diretto della pandemia da Covid-19, ma i suoi effetti indiretti richiederanno anni per essere misurati. Un tentativo in questa direzione viene da due articoli pubblicati su JACC, il Journal of the American College of Cardiology, in cui i autori hanno cercato di quantificare l’impatto della pandemia sulla cura dei pazienti con malattie cardiovascolari (Cvd).Nel primo studio, Rishi Wadhera e i colleghi del Beth Israel Deaconess Medical Center e della Harvard Medical School di Boston, Massachusetts, hanno analizzato i dati di popolazione per verificare eventuali modifiche della mortalità da cause cardiovascolari durante i primi mesi di pandemia. Usando i dati del National Center for Health Statistics, i ricercatori hanno confrontato i tassi di mortalità cardiovascolare negli Stati Uniti dal 18 marzo 2020 al 2 giugno 2020 (la prima ondata della pandemia) e dal 1 gennaio 2020 al 17 marzo 2020 (il periodo immediatamente prima dell’inizio della pandemia) confrontandoli con gli stessi periodi del 2019. «A livello nazionale c’è stato un aumento dei decessi causati sia da cardiopatia ischemica sia da malattia ipertensiva rispetto al 2019» concludono gli autori. Nel secondo articolo, Andrew Einstein del Columbia University Irving Medical Center di New York e colleghi hanno esaminato l’impatto della pandemia sulla diagnosi delle malattie cardiache in 108 paesi del mondo. «I volumi delle procedure sono diminuiti del 42% da marzo 2019 a marzo 2020 e del 64% da marzo 2019 ad aprile 2020. In particolare, l’ecocardiografia transtoracica è diminuita del 59%, quella transesofagea del 76%, gli stress test del 78% e l’angiografia coronarica del 55%, con cali particolarmente evidenti nei paesi a basso e reddito» conclude il ricercatore. E in un editoriale di accompagnamento Michael Young della Geisel School of Medicine di Dartmouth, New Hampshire, scrive: «Questi dati aiutano a spiegare l’eccesso di mortalità cardiovascolare nell’era della pandemia da Covid-19». (fonte doctor33)

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Impatto e-commerce su economia italiana

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 novembre 2020

La rete del valore dell’e-commerce è al terzo posto tra le 99 attività economiche italiane per incidenza sul fatturato del settore privato in Italia nel 2019, con un peso del 19,2% sulla crescita di fatturato del totale delle attività economiche italiane. Nello stesso anno, inoltre, la rete ha inciso profondamente sulla crescita dell’occupazione delle imprese italiane, con un contributo del 6,7% sul totale, collocandosi, anche in questo caso, al terzo posto tra i settori economici per variazione dell’incidenza sull’occupazione italiana. Il settore legato agli acquisti online in Italia nel 2020 genera un incremento di ricavi per 3,5 miliardi di Euro (+6,3% sul 2019, un trend decisamente più contenuto rispetto al tasso medio del +18% degli ultimi 5 anni). Quasi il 70% degli operatori del segmento, ossia i Merchant (gli operatori che offrono prodotti e servizi) e i Brand owner (distributori di prodotti di marca che hanno attivato strategie e canali di vendita diretta online) e il 60% delle aziende che forniscono servizi alla filiera (business partner) prevedono inoltre di rafforzare la propria forza lavoro per il canale e-commerce nel 2020, andando a incrementare un’occupazione di settore che già lo scorso anno, prima della pandemia, contava oltre 290mila lavoratori nel nostro Paese.Sono tante le opportunità che l’e-commerce e il digital retail possono generare ogni giorno per il nostro Paese, messe in luce dalle evidenze del report presentato da Netcomm, realizzato in collaborazione con The European House – Ambrosetti, intitolato “Il ruolo e il contributo dell’e-commerce e del digital retail alla crescita e alla trasformazione digitale”.In un mondo in continua trasformazione, l’emergenza sanitaria ha stimolato l’accelerazione dell’evoluzione del retail italiano per quanto riguarda processi, modalità di vendita e comunicazione. Nel 2020, a fronte di una riduzione del turismo, si è verificata una perdita nel commercio da shopping tourism pari a 5,7 miliardi di Euro (il 75% del totale), a causa della forte diminuzione dei turisti stranieri (-58%). Per far fronte al calo dei consumi in corso è necessario sfruttare il canale digitale per promuovere i prodotti Made in Italy nel mondo, riducendo il gap determinato dalla crisi da COVID-19 e creando al contempo una base di interesse per i turisti stranieri che vorranno venire in Italia alla fine della pandemia. Una possibile soluzione è favorire una crescente integrazione dei siti web di promozione turistica dei territori (Comuni, Province, Regioni) e delle produzioni locali tipiche con piattaforme digitali che permettano al visitatore di effettuare l’esperienza di acquisto online.

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Nuovo Fondo europeo per l’innovazione e l’impatto sociale

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 novembre 2020

Con una garanzia del programma dell’UE per l’occupazione e l’innovazione sociale (EaSI) è stato istituito il Fondo europeo per l’innovazione e l’impatto sociali, gestito dal Fondo europeo per gli investimenti (FEI). Il Fondo mira a colmare la carenza di finanziamenti cui le imprese sociali devono spesso far fronte, mettendole in contatto con gli investitori. I finanziamenti del Fondo andranno a beneficio degli imprenditori sociali che lavorano per trovare una soluzione a problemi urgenti in settori quali l’istruzione, l’alimentazione, la sanità e i servizi sociali.Il Commissario europeo per il Lavoro e i diritti sociali, Nicolas Schmit, ha dichiarato: “Il valore aggiunto delle imprese sociali è chiaro, ma spesso l’anello mancante è l’accesso ai finanziamenti. Questo Fondo sostenuto dall’UE metterà in contatto le imprese sociali in fase di avvio con gli investitori, affinché i progetti diventino realtà. Dobbiamo continuare a investire nell’economia sociale, creare posti di lavoro, contribuire a migliorare la vita delle persone e rafforzare la resilienza delle nostre società. Ciò è più importante che mai nel contesto della crisi.” Nella prima fase di finanziamento, il Fondo ha già raccolto 4,5 milioni di EUR di capitale e concederà i primi prestiti alle imprese sociali entro la fine del 2020.

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Il primo report sull’impatto degli incubatori e acceleratori europei

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 ottobre 2020

Torino. Presentazione 20 ottobre 2020, ore 17.00. Il team di ricerca Social Innovation Monitor, con base al Dipartimento di Ingegneria Gestionale e della Produzione del Politecnico di Torino, presenterà online i risultati delle analisi svolte per la prima volta sugli ecosistemi degli incubatori/acceleratori in Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito.Le ricerche sono state svolte in collaborazione con Italia Startup che a seguito della fusione con APSTI ha dato vita ad InnovUp, l’Enterprise Educators UK Association, la German Startups Association, La Boussole des Entrepreneurs, PNICube Association, la Spanish Startups Association, la UKSPA Association, e con il supporto di Experientia, Instilla e Social Innovation Teams (SIT). Secondo la ricerca, emerge che nei 5 paesi analizzati ci sono 1217 incubatori e acceleratori, di cui 182 sono incubatori aziendali e 227 incubatori universitari. La Francia ha il maggior numero di incubatori/acceleratori con un totale di 284; seguita dal Regno Unito con 274, dalla Germania con 247, dalla Spagna e dall’Italia rispettivamente con 215 e 197 incubatori e acceleratori.Il numero stimato di dipendenti è pari a 7165. Il numero più alto di dipendenti in incubatori e acceleratori è stato stimato nel Regno Unito, con 2164 dipendenti. Seguono la Francia con 1420 dipendenti stimati, la Spagna con 1376, la Germania con 1111 e infine l’Italia con 1094. I Report Pubblici dei 5 stati analizzati sono disponibili gratuitamente a questo link: https://socialinnovationmonitor.com/report-incubatori/

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L’impatto del Covid-19 sul turismo è stato devastante

Posted by fidest press agency su martedì, 29 settembre 2020

Solo in Italia, nel 2020, il totale dei visitatori subirà una contrazione media del 44% rispetto all’anno precedente (-51 milioni di presenze): il calo più notevole è rappresentato dai turisti stranieri (-35 milioni, ovvero -55%) contro il -31% (-16 milioni) degli italiani (fonte: Osservatorio Nazionale del Turismo). Questo scenario desolante si scontra drammaticamente contro le previsioni pre-Covid che preannunciavano 1 miliardo e 500 milioni di arrivi a fine 2020 e oltre 76 milioni di turisti internazionali solo sul territorio italiano. L’ENIT prevede che solo entro il 2023 verranno recuperati i volumi del 2019, grazie anche allo sviluppo del turismo interno. Federalberghi, tuttavia, stima che il 10% delle strutture ricettive italiane chiuderanno per sempre. In uno scenario del genere l’unica opzione possibile sembra la capacità di adattamento e di riposizionamento (in tempi ristretti) degli operatori del mondo turistico. Nel campo degli affitti brevi, ad esempio, Hostmate (https://www.hostmate.it/), rappresenta un caso davvero emblematico. Hostmate è nata 3 anni fa come realtà in grado di offrire ai proprietari di appartamenti un servizio professionale che permetta loro di conciliare il carico della gestione operativa con le opportunità offerte dagli affitti short term.La crisi generata dall’emergenza pandemica ha colpito duramente l’azienda, che – a giugno – lamentava una perdita di circa il 90% del fatturato. Hostmate ha velocemente ripensato il proprio modello di business, proponendosi quindi come punto di riferimento non solo per gli affitti brevi, ma anche per quelli a medio e lungo termine. Attraverso il cosiddetto “Acceleratore Immobiliare”, il team individua i migliori metodi per massimizzare le performance economiche di qualsiasi immobile curandone l’implementazione e la gestione. Un approccio a 360 gradi basato sull’analisi e lo studio dell’immobile a cui segue la messa in opera della soluzione di affitto scelta e l’avvio della fase di messa a reddito in tempi rapidi. Senza dimenticare il monitoraggio continuo delle performance.

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Pictet Asset Management: al via un calcolatore per misurare l’impatto ambientale degli investimenti

Posted by fidest press agency su sabato, 19 settembre 2020

Pictet Asset Management, la divisione di asset management del Gruppo Pictet, ha ideato un calcolatore online (calcolatore online) per permettere agli investitori di quantificare l’impatto dei propri investimenti attuali o futuri, prendendo a riferimento il comparto Pictet-Global Environmental Opportunities, una strategia globale di investimento che mira a conseguire la crescita del capitale investendo in società attive lungo l’intera catena del valore ambientale. Pictet AM, da sempre pioniere nell’ambito degli investimenti responsabili, si colloca al terzo posto tra gli asset manager attivi in Italia in termini di patrimonio SRI in gestione.
Il calcolatore fa parte di un Advisor Toolkit che offre ai consulenti finanziari svariati strumenti, disponibili online, in grado di supportarli nel confronto con clienti attuali e potenziali; lo strumento è accessibile anche ai singoli investitori che potranno così misurare efficacemente l’impatto ambientale positivo derivante da scelte di investimento più sostenibili e consapevoli.
In particolare, grazie al calcolatore l’investitore potrà verificare direttamente l’impatto in termini di acqua risparmiata (equivalente al consumo medio giornaliero), kg di materiale riciclato (l’equivalente in bottiglie di plastica PET), minori emissioni di CO2 (l’equivalente in viaggi in business class Londra-New York), rifiuti riciclati (in termini di numero di persone che producono rifiuti quotidianamente), energia rinnovabile prodotta (l’equivalente in km percorsi con un veicolo elettrico) e minor uso di fertilizzanti riversati nei laghi e negli oceani (in termini di m3 di acqua dell’oceano non inquinata). Oltre al calcolatore, tra i materiali sviluppati nell’Advisor Toolkit di Pictet AM, ci sono anche un quiz tematico sulle conoscenze ambientali che mette in evidenza come, oltre alla mera emergenza climatica, stiamo oggi affrontando anche altre sfide ambientali fondamentali. Infine, un Listicle e un modulo “e-learning” che introduce e spiega a 360 gradi il concetto di investimento ambientale responsabile.Il comparto Pictet-Global Environmental Opportunities investe nell’universo delle società operanti nell’ambito della sostenibilità ambientale, un mercato del valore complessivo di 2,5 trilioni di dollari USA a livello globale, con ritmi dicrescita costanti del 6-7% anno. Su 40mila aziende a livello globale, 3.500 operano nello “spazio operativo sicuro” relativamente ai confini ambientali del modello dei Limiti Planetari sviluppato dallo Stockholm Resilience Centre. Il modello individua i limiti entro cui dovrebbero svolgersi le attività umane attraverso nove indici, relativi alle emissioni di CO2, l’acidificazione degli oceani, l’inquinamento chimico, i cambiamenti nell’uso del suolo, l’esaurimento delle riserve di acqua dolce e la biodiversità, tenendo conto dell’impronta ambientale per milione di fatturato generata dalle aziende durante l’intero ciclo di vita dei loro prodotti e servizi.Seguendo questi criteri, solo 400 aziende riescono a far parte dell’universo di investimento del fondo, poiché il loro impatto ambientale rientra nei limiti definiti o le cui attività contribuiscono alla risoluzione di queste sfide, operando nel campo del controllo dell’inquinamento, dell’efficientamento energetico, dell’approvvigionamento idrico, della gestione dei rifiuti e del riciclaggio, dell’agricoltura e della silvicoltura sostenibili e dell’economia dematerializzata. Il comparto Pictet Global Environmental Opportunities ha ottenuto numerosi riconoscimenti negli ultimi anni come best in class nel campo degli investimenti sostenibili generando un rendimento dal lancio dell’8,71% su base annua (classe R-EUR, dati al 08 Settembre 2020). Ad oggi, ha registrato performance superiori rispetto all’indice globale dall’inizio dell’anno. 

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L’impatto psicologico del Covid-19

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 agosto 2020

Due studi, condotti durante la pandemia, tra il 19 marzo e il 5 Aprile 2020, e recentemente pubblicati su riviste scientifiche internazionali, hanno indagato i livelli di ansia, depressione e di sintomi da stress post-traumatico (PTSS) nella popolazione generale e negli operatori sanitari (medici e infermieri). I due studi sono stati condotti dal gruppo di ricerca “ReMind the Body”, coordinato dal Prof. Lorys Castelli del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino.Il primo studio, pubblicato sulla rivista The Canadian Journal of Psychiatry, è stato condotto su 1321 partecipanti provenienti da diverse zone d’Italia. Ai partecipanti è stato richiesto di compilare una serie di questionari, attraverso una survey online anonima. I risultati hanno messo in luce non solo un’elevata percentuale di individui che presentano sintomi di ansia e depressione clinicamente rilevanti, rispettivamente 69% e 31%, ma anche un’elevata prevalenza di sintomi da stress post-traumatico. Il 20 % del campione riferisce infatti la presenza di significativi PTSS che, come evidenzia la letteratura scientifica, tendono ad aggravarsi nel tempo e che possono sfociare in veri e propri disturbi da stress post-traumatico. Dalla analisi effettuate emerge che i soggetti più a rischio per lo sviluppo di PTSS sono le donne, i soggetti con bassi livelli di scolarità e coloro che sono entrati in contatto con pazienti Covid-19 positivi.
Il secondo studio, condotto sugli operatori sanitari e pubblicato sul Journal of Evaluation in Clinical Practice, è stato condotto su 145 operatori sanitari (72 medici e 73 infermieri), confrontando i sintomi psicopatologici (ansia, depressione e PTSS) tra gli operatori sanitari che stavano lavorando nei reparti Covid-19 (63), vale a dire con pazienti Covid positivi, e quelli che lavoravano in altre unità ospedaliere (82) e non erano quindi a contatto con pazienti Covid positivi. I risultati hanno messo in luce che i primi riportano livelli significativamente più elevati sia di depressione sia di PTSS rispetto ai secondi. Inoltre, tra i professionisti sanitari impegnati nei reparti Covid-19, l’essere donna e l’essere single rappresentano fattori di rischio per i sintomi depressivi mentre l’essere donna e avere un’età più avanzata sono associati a maggiori livelli di PTSS.
Questi risultati, oltre a evidenziare l’impatto drammatico dell’epidemia in atto sulla salute mentale della popolazione italiana e in particolare sugli operatori sanitari impegnati in prima linea nella lotta al Covid-19, evidenziano la necessità di mettere in atto tempestivi programmi di screening, volti a identificare le persone con livelli di psicopatologia clinicamente rilevanti.
È infatti noto che i disturbi psicologici/psichiatrici, come la depressione, possano avere un peso importante anche sulla salute fisica. Le persone che sviluppano depressione, ad esempio, hanno maggiori probabilità di andare incontro a determinate patologie mediche, come l’infarto del miocardio. La presenza di sintomi psicopatologici clinicamente rilevanti non rappresenta quindi solamente un problema di per sé ma ha ampie ricadute a lungo termine sulla salute psico-fisica dell’individuo. Gli strumenti di screening psicologico permettono di identificare i soggetti che presentano una sintomatologia clinicamente rilevante e, attraverso successive valutazioni, di monitorarne l’andamento nel tempo. Tale procedura, qualora venisse applicata su larga scala, renderebbe possibile proporre degli interventi psicologici mirati (sportelli di ascolto, sostegno psicologico, psicoterapia) che si tradurrebbero in un beneficio per i soggetti che presentano disagio psicologico e in un risparmio economico per il sistema sanitario sul lungo periodo, in termini di minori ricadute psicofisiche e minor richiesta di cure.Il celebre “motto” dell’organizzazione mondiale della sanità (OMS) “There is no health without mental health”, “non c’è salute senza salute mentale”, ben fotografa la necessità di prendersi carico oggi di questo disagio, affinché non si cronicizzi e non si traduca nel tempo in un più generale peggioramento della salute psicofisica, con i costi umani, sociali ed economici che ne conseguirebbero. Lo Spazio di Ascolto dell’Ateneo torinese, promosso e coordinato dal dipartimento di Psicologia, rappresenta un utile esempio di questo modello, che andrebbe valorizzato ed esteso.

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Impatti dell’epidemia sull’economia italiana

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

Le imprese italiane perderanno tra i 348 e i 475 miliardi di fatturato nel 2020 e tra i 161 e i 196 nel 2021 rispetto alle tendenze previste prima del Covid19, secondo due scenari elaborati dagli analisti di Cerved, uno dei principali operatori italiani nella gestione del rischio di credito. Questo corrisponde a una perdita compresa tra -12,7% e -18% tra 2020 e 2019; nel 2021 è previsto un rimbalzo dell’economia, che comunque non permetterebbe di tornare ai livelli pre-crisi, con i ricavi che rimarrebbero tra il 2,9% e il 4,3% al di sotto di quelli del 2019. Sono dunque peggiorative rispetto ai dati forniti a marzo le prospettive aggiornate elaborate da Cerved sull’impatto che l’emergenza Covid19 avrà sul tessuto produttivo italiano.
L’ipotesi “migliore” è passata da un calo del fatturato del 7,4% a -12,7% (348 miliardi in meno invece di 220). Il rimbalzo attualmente stimato nel 2021 non permette più di tornare oltre i livelli del 2019 (-2,9%, contro il +1,5% delle precedenti previsioni), mentre lo scenario più pessimistico è sostanzialmente in linea con le proiezioni di marzo (-18% contro -17,8%). Questi andamenti implicano cadute del Pil comprese tra -8,2% e -12% nel 2020.
Si tratta di un’analisi che Cerved ha sviluppato su modelli statistici di previsione dei bilanci applicati a circa 700 mila società di capitale e sull’expertise dei suoi analisti, pubblicata nella versione aggiornata del suo Industry Forecast. Il report è molto più granulare del precedente, passando da un’analisi di 230 settori dell’economia italiana a previsioni che arrivano a monitorare circa 1.600 microsettori e sotto-mercati (differenti per esposizione all’export, specializzazione produttiva dei territori, complessità delle filiere).La “forbice” tra le diverse percentuali deriva dallo scenario considerato: soft, in cui non saranno necessari nuovi periodi di lockdown grazie a efficaci azioni di contenimento del contagio, e dunque il 2021 si caratterizzerà per un recupero più forte; oppure hard, con una recessione più marcata dovuta anche a ulteriori chiusure, magari territoriali, e una ripresa più lenta.

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In tutto il mondo, la pandemia di Covid-19 sta avendo un profondo impatto sulla vita dei bambini

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2020

Le scuole sono chiuse, le famiglie stanno fronteggiando condizioni di povertà e molti bambini rischiano di non avere da mangiare. Le vite dei bambini sono letteralmente a rischio e stime recenti dicono che le morti dei minori sotto i 5 anni di età potrebbero aumentare del 45% a causa di sistemi sanitari più fragili e della riduzione degli interventi ordinari di assistenza sanitaria.Lo afferma Save the Children – l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro – all’indomani della Conferenza dei donatori, promossa dalla Commissione Europea e da diversi Paesi tra cui l’Italia, per sostenere una risposta globale e coordinata alla crisi e finanziare lo sviluppo e la distribuzione di cure, vaccini e strumenti diagnostici per contrastare la pandemia di Covid-19.
L’Organizzazione apprezza gli impegni finanziari dichiarati per rafforzare i sistemi sanitari nei Paesi a basso reddito, in quelli più fragili e colpiti dalle crisi, ma – sottolinea – ancora di più deve essere fatto per sostenere efficacemente i bambini e le famiglie più vulnerabili. È fondamentale che i Paesi siano in grado di agire contro il Covid-19 e di attenuarne l’impatto sui sistemi sanitari, in modo che si possa continuare a garantire ai bambini e alle bambine anche gli altri interventi di salute e nutrizione essenziali per la loro sopravvivenza.
“Chiediamo ai Governi, alle organizzazioni e ai donatori privati di continuare ad impegnarsi anche nelle prossime settimane e di fare di tutto per stanziare i fondi necessari al rafforzamento dei sistemi sanitari e proteggere un’intera generazione. In una crisi come quella che stiamo vivendo, nessuno è al sicuro se non saranno al sicuro tutti. L’accesso ai medicinali, ai vaccini e all’assistenza sanitaria non dovrebbe mai dipendere da dove si vive e la ricerca e lo sviluppo in campo medico, specialmente se condotti con fondi pubblici, dovrebbero andare a vantaggio di tutti”, ha affermato Inger Ashing.
Save the Children attende quindi di conoscere come i fondi dichiarati oggi verranno ripartiti. Anche i finanziamenti al GAVI, l’Alleanza Globale per i Vaccini e l’Immunizzazione, sono benvenuti, ma il lancio di un futuro vaccino contro il Covid-19 richiederà finanziamenti aggiuntivi se vogliamo raggiungere i Paesi più poveri del mondo e le famiglie più marginalizzate. L’Unione europea è chiamata a vigliare affinché gli impegni presi non vengano conteggiati due volte. Chiediamo pertanto all’Ue, ai donatori, al settore privato e agli attori impegnati nella salute a livello globale di garantire che i fondi annunciati durante la conferenza vengano utilizzati responsabilmente.

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Covid-19: Che impatto avrà l’isolamento sui bambini “invisibili”?

Posted by fidest press agency su martedì, 5 maggio 2020

“Accogliamo con soddisfazione l’impegno che il governo si è assunto oggi nei confronti delle bambine, dei bambini e degli adolescenti. Le parole di Giuseppe Conte, durante l’informativa urgente alla Camera dei deputati, riportano infatti al centro dei nuovi provvedimenti la condizione dei minori di età e raccolgono il senso del nostro appello del 22 marzo scorso”.Così dichiarano Associazione Agevolando, Cismai, Cnca, Cncm e SOS Villaggi dei Bambini, prime firmatarie della petizione Che impatto avrà l’isolamento sui bambini “invisibili”? lanciata insieme ad altre importanti organizzazioni che si occupano di infanzia” su change.org e che ha già superato le 5000 firme.”Siamo particolarmente felici che il nostro impegno e il lavoro che di concerto si è svolto in queste settimane con le forze politiche sia stato riconosciuto come punto di partenza per programmare una nuova fase che non dovrà trascurare di affrontare il peso sopportato dai minori del nostro Paese, in particolare da tutti i bambini che vivono in condizioni di fragilità. Il nostro auspicio è che si passi ora in fretta dalle parole ai fatti: nel rispetto delle norme di sicurezza si innalzino al più presto i livelli di protezione nei confronti dei minorenni in stato di povertà materiale e culturale e di tutti quei bambini che sono in condizioni di rischio. I bambini sono il nostro futuro: avremo bisogno del contributo di ciascuno di loro per disegnare una società migliore.”

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Per il momento ciò che sappiamo compensa ciò che non sappiamo

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

By Adrien Pichoud, Chief Economist SYZ Asset Management. Non ci resta che tentare di stimare l’impatto di questa epidemia sull’economia globale e sui mercati finanziari.Questo sviluppo inatteso desta una serie di interrogativi senza risposta: quanto ci vorrà per arginare la diffusione del virus in Cina, in Asia e nel resto del mondo? Per quanto tempo le misure precauzionali intralceranno l’attività economica? Quali saranno l’entità e la durata dell’impatto sull’attività economica, ad esempio in termini di consumi, investimenti e risultati societari? Le risposte a tali domande spaziano da “conseguenze relativamente rapide e benigne” fino a “effetti a lungo termine e significativi” e al momento riteniamo che sia impossibile avere qualunque certezza.Innanzitutto, prima della diffusione del virus l’economia globale era ancora in miglioramento, sulla scia del trend incoraggiante del quarto trimestre dello scorso anno. Vi era pertanto un momentum economico positivo allo scoppiare della crisi epidemica.In secondo luogo, la Cina utilizzerà tutti gli strumenti economici possibili per attenuare il colpo sulla propria economia.In misura minore, è ipotizzabile che nel 2020 tutte le banche centrali dei paesi sviluppati ed emergenti mantengano o addirittura rafforzino l’orientamento generalmente accomodante.Infine, i consumi delle famiglie, ovvero il primo motore di crescita del PIL nelle economie sviluppate, restano sostenuti dal calo della disoccupazione, già su livelli bassi, dall’aumento dei prezzi degli attivi e dal basso costo del credito. La combinazione di questi fattori positivi è destinata a contenere o mitigare l’impatto della diffusione del virus sull’attività economica globale.A questo si aggiunge una partenza confusa per le Primarie del Partito democratico statunitense, il che ha ridotto il rischio di vedere eletto un presidente “avverso al mercato”. Abbiamo quindi un contesto in cui le informazioni note e favorevoli controbilanciano i potenziali rischi di ribasso ignoti, almeno per quanto ne sappiamo.Pertanto, in questa fase manteniamo le nostre visioni favorevoli sugli attivi rischiosi, restiamo esposti alle azioni cinesi e rafforziamo l’allocazione a quelle statunitensi in ragione del vigore dell’economia a stelle e strisce nonché dell’implicito supporto della Fed. Aspettando di poter disporre di elementi e dati concreti sulla portata dell’impatto, osserviamo che:l’economia statunitense stava seguendo una traiettoria di espansione leggermente al di sopra del potenziale, sostenuta da solidi consumi e da una forte domanda interna, nonché dalla ripresa degli indicatori dell’attività industriale. L’indice ISM manifatturiero, il seguitissimo barometro dell’attività industriale, è rimbalzato da un minimo quadriennale a gennaio, segnalando una ripresa dell’espansione nel settore dopo 5 mesi di contrazione. L’economia continua a creare posti di lavoro (225.000 a gennaio) e la fiducia dei consumatori è prossima ai massimi ciclici. Poiché è facile che la Fed mantenga un approccio cauto/accomodante in ragione dell’inflazione contenuta e dei rischi di ribasso legati al coronavirus, la politica monetaria dovrebbe favorire l’espansione economica in quest’annata di elezioni, a patto che il dilagare del virus non comprometta le catene di approvvigionamento, i viaggi e l’attività troppo a lungo. L’eurozona è più vulnerabile in ragione della dipendenza dalla domanda cinese, ragion per cui il virus ha un impatto significativo. L’economia inglese si trova in una fase di ripresa post-Brexit. Il franco svizzero è destinato a rimanere forte. Il Regno Unito tira un sospiro di sollievo a seguito dello scemare delle incertezze politiche e di fronte alla prospettiva dell’annuncio di notevoli misure di stimolo fiscale in primavera. La BNS ha dovuto fare i conti con l’apprezzamento del CHF, pur dimostrandosi incapace di reagire realmente dopo essere diventata ufficialmente oggetto di osservazione da parte degli Stati Uniti per intervento sulla valuta. Nell’Asia sviluppata, le dinamiche di crescita sono apparse blande ma positive in Giappone e in Australia, ma la diffusione del virus avrà probabilmente un impatto negativo almeno temporaneo sull’attività economica nel primo trimestre.Tutti i paesi asiatici segneranno un rallentamento nel primo trimestre, poiché l’attività economica risulterà significativamente compromessa dall’epidemia di coronavirus e dalle conseguenti limitazioni ai viaggi, dalle perturbazioni della catena di approvvigionamento e dalle misure precauzionali.Tra le grandi economie emergenti, l’India spicca per la solida crescita economica. Essendo ampiamente orientata al mercato interno, potrebbe non risentire eccessivamente della diffusione del coronavirus e potrebbe continuare a prosperare nei mesi a venire, sostenuta da politiche economiche accomodanti. Dopo la diffusione iniziale del coronavirus, la correzione del mercato azionario è stata rapidamente compensata da una ripresa. In questo contesto, non abbiamo apportato modifiche all’allocazione geografica, con l’unica eccezione dell’upgrade degli Stati Uniti a “preferenza”, basato su:
(a) la resilienza della dinamica macroeconomica dell’economia statunitense,
(b) il sostegno della politica monetaria accomodante della Fed, rafforzato dall’epidemia di coronavirus
(c) la probabilità ormai alta della rielezione di Trump, che sarebbe accolta positivamente dai mercati.
Infine, abbiamo scelto di mantenere l’orientamento positivo verso i mercati azionari cinesi, che restano interessanti in termini di valutazioni.
Manteniamo un orientamento positivo su obbligazioni e credito.Assumiamo una posizione di “lieve avversione” per il debito dei mercati emergenti, nell’ambito di un portafoglio multi-asset.
Assegniamo una “lieve preferenza” a Russia, Indonesia, Messico e Polonia
In seguito alla Brexit, assumiamo una posizione di “lieve preferenza” per la sterlina. L’oro resta la prima scelta in un’ottica di diversificazione. Preferiamo il dollaro rispetto all’euro. Esprimiamo una “lieve preferenza” per lo yen.

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Wuhan Coronavirus: l’impatto sulla supply chain

Posted by fidest press agency su domenica, 2 febbraio 2020

Dal 23 gennaio un’incredibile epidemia di coronavirus a Wuhan, nella provincia di Hubei – un importante hub industriale e di trasporto merci nella Cina centrale – ha innescato una serie di blocchi completi o parziali in ben 13 città cinesi che si sono viste limitare gravemente le rotte terrestri, aeree e marittime.Si prevede che, con il manifestarsi del picco del coronavirus, continueranno gravi interruzioni delle spedizioni di merci aviotrasportate – in entrata e in uscita, servizi di autotrasporto e trasporto ferroviario di merci, nonché una forte congestione portuale per le navi lungo il fiume Yangtze vicino a Wuhan. Il blocco regionale ha già gravemente ostacolato le operazioni logistiche che riguardano l’accesso alle autostrade per il trasporto di merci in entrata e in uscita dalla regione, mentre si prevedono anche gravi ritardi nelle spedizioni di merci, inbound e outbound.I responsabili della supply chain management si stanno preoccupando di valutare il potenziale impatto dell’epidemia, e dovranno far fronte alla propagazione o all’estensione di blocchi nelle diverse città e all’avvio ritardato delle attività produttive nelle aree interessate.Se i blocchi dovessero continuare oltre le festività del Capodanno lunare – un importante periodo festivo in Cina dal 24 gennaio al 30 gennaio, esteso ora al 2 febbraio – potrebbe esserci un impatto notevole sulle operazioni nella supply chain e sulla produzione industriale in tutta la Cina attraverso settori come l’automotive, quello delle forniture farmaceutiche e mediche e del manufacturing hi-tech per l’optoelettronica e i semiconduttori .Aziende e industrie in diverse città e province – tra cui Pechino, Zhejiang, Jiangsu, Guangdong e Shanghai – sono tenute a interrompere le loro operazioni fino – almeno – al 9 febbraio, eccezion fatta per: società che forniscono apparecchiature mediche, società farmaceutiche, supermercati, servizi pubblici e società di logistica, questo nel tentativo di fermare la diffusione del coronavirus.Anche se potrebbe essere troppo presto per valutare la portata dell’epidemia di coronavirus di Wuhan rispetto a SARS, MERS o Ebola, ci possono essere alcuni trend storici tracciabili in termini di implicazioni economiche e di supply chain.(Fonte: Resilience360 Special Report)

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“Un approccio innovativo per testare l’impatto da micro-plastiche nell’Adriatico”

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 aprile 2018

La giovane ricercatrice Unicam Martina Capriotti è una delle tre vincitrici, l’unica italiana, di una borsa di studio messa a disposizione da Sky e National Geographic nell’ambito del programma Sky Ocean Rescue, 10 milioni di dollari a disposizione per progetti ed iniziative volte a identificare e sostenere tecnologie per la riduzione dell’inquinamento nei mari del mondo, in particolare l’inquinamento da plastica.Si tratta di una tematica di estrema attualità, tanto che l’edizione 2018 della Giornata Mondiale della Terra, lo scorso 22 aprile, è stata proprio dedicata in particolare alla lotta all’inquinamento da plastica, e l’Università di Camerino da tempo ha questo argomento al centro di progetti di ricerca seguiti da docenti e ricercatori dell’Ateneo. “Sono davvero estremamente soddisfatta – ha dischiarato la dott.ssa Capriotti – per questo successo ed orgogliosa di poter essere ambasciatrice di Sky Ocean Rescue per la salvaguardia del pianeta e degli oceani”. “Il mio progetto – ha proseguito – è focalizzato sulla pericolosità delle microplastiche e ne sto studiando la presenza nel Mare Adriatico con un approccio che risulta essere innovativo, in quanto il mio intento è quello di approfondire l’aspetto relativo all’inquinamento chimico marino e l’impatto delle microplastiche. Nel Mar Adriatico abbiamo purtroppo una grande concentrazione e varietà di molecole potenzialmente tossiche, che hanno la capacità di innescare processi metabolici o ormonali all’interno degli organismi in cui entrano. Molti di questi composti hanno caratteristiche idrofobiche, quindi hanno la capacità di aderire alle superfici in mare o addirittura di bioaccumularsi all’interno di organismi viventi. La mia ipotesi è dunque quella di trovare queste molecole adese alla superficie dei singoli frammenti di plastica con capacità quindi di entrare nella rete trofica usando le microplastiche come vettori. Tramite test in vitro andrò a valutare l’eventuale impatto sul sistema endocrino. Collaborano con me al progetto il dott. Paolo Cocci e il dott. Luca Bracchetti, in servizio presso la sede Unicam di San Benedetto del Tronto. Vedo questo progetto anche come un’opportunità per continuare le mie ricerche nel campo dell’inquinamento marino del Mar Adriatico, iniziate durante il dottorato”.
Dopo la laurea in Biologia Marina, la dott.ssa Capriotti ha infatti ottenuto una borsa di studio per un corso di dottorato presso la School of Advanced Studies di Unicam, nel corso del quale ha portato avanti un progetto nel gruppo di ricerca Mosconi-Palermo per valutare gli effetti di alcuni inquinanti sui mitili del compartimento marittimo di San Benedetto del Tronto, sotto la supervisione del prof. Francesco Palermo ed in collaborazione con l’azienda Trevisani Pietro srl, nell’ambito del bando Eureka. Ha avuto modo di ampliare l’approccio anche ad altri modelli sperimentali, dottorandosi nel 2017 con una tesi dal titolo “Molecular biomarker approach in marine monitoring: combined in situ and in vitro assessment of endocrine disruptors in coastal waters.”

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Rapporto: “L’impatto dell’Ictus in Europa”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 ottobre 2017

ictusÈ stato presentato a Roma il volume “L’impatto dell’Ictus in Europa”, a cura dell’Osservatorio Ictus Italia in collaborazione con S.A.F.E. – Stroke Alliance for Europe e il supporto dell’Europarlamentare On. Aldo Patriciello. Si tratta della traduzione in lingua italiana di un’analisi approfondita dello stato della sensibilizzazione, informazione e prevenzione di questa emergenza sanitaria, dell’offerta di cura, della riabilitazione, del sostegno e dell’integrazione sociale e in generale della vita dei cittadini europei colpiti dalla malattia. Lo studio, commissionato ai ricercatori del King’s College di Londra dalla Stroke Alliance for Europe, ha esaminato dati, documenti e informazioni provenienti da 35 nazioni europee, fra cui l’Italia, rilevando differenze significative tra i diversi modelli di cura e disparità nelle possibilità di accesso alle terapie.Il rapporto sottolinea dati epidemiologici allarmanti: l’ictus è tra le prime cause di morte in Europa, la seconda causa di deficit cognitivo nell’adulto ed in assoluto la prima causa di disabilità a lungo termine. Nonostante gli sforzi sino ad ora compiuti dai Paesi europei nell’affrontare questa catastrofe umanitaria, ci si aspetta un aumento di circa il 30% dei nuovi casi nei prossimi anni, attribuibile soprattutto all’invecchiamento della popolazione.Con l’auspicio che il nostro Paese possa essere capofila, nonché riferimento internazionale, delle best practice in tema di prevenzione e cura dell’ictus, l’Osservatorio Ictus Italia ha promosso la versione Italiana del rapporto, una preziosa opportunità di informazione e condivisione, non solo con la popolazione, ma anche con gli stakeholders della politica e con i professionisti coinvolti nella programmazione e nell’organizzazione dei servizi sanitari.
“L’ictus cerebrale è una condizione che affligge milioni di persone e famiglie al mondo, trasformando la loro esistenza in una realtà di sofferenza e perdita di autonomie”, afferma la Dott.ssa Nicoletta Reale, Presidente dell’Osservatorio Ictus Italia. “L’Osservatorio si è quindi impegnato nella diffusione della versione italiana del Rapporto, per rendere disponibili alla popolazione maggiori informazioni sulla portata e sull’impatto della patologia, ma anche sul valore dell’impegno e del supporto che un’associazione di volontariato come A.L.I.Ce. Italia può offrire”.
Lo studio del King’s College di Londra ha dimostrato che è possibile un notevole miglioramento dell’indice di sopravvivenza all’ictus grazie all’implementazione delle Stroke Unit e all’uso del trattamento di trombolisi. Tuttavia, nonostante l’inclusione di queste strutture nelle linee guida europee e nazionali, si è stimato che solo il 30% dei pazienti europei affetti da ictus riceve assistenza adeguata.Le proiezioni indicano che entro i prossimi venti anni ci sarà un complessivo aumento del 34% del numero totale di casi di ictus nell’Unione Europea, cioè un passaggio da 613.148 casi nel 2015 a 819.771 nel 2035. Nel 2015 solo i costi sanitari diretti della patologia sono arrivati a 20 miliardi di euro nell’UE, mentre i costi indiretti, dovuti tanto al costo opportunità dell’assistenza informale della famiglia e degli amici, quanto alla perdita di produttività, causata dalla patologia o dalla morte, sono stati stimati nell’ordine di altri 25 miliardi di euro.La prevenzione e la corretta terapia dell’ictus dovrebbero perciò rappresentare priorità assoluta dei Paesi europei. Attualmente, infatti, il tasso di morte per ictus nei diversi Stati varia da 30 a 170 casi ogni 100.000 abitanti, differenza che dipende dalla eventuale presenza di Unità Neurovascolari funzionali sul territorio.

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BTO, impatto economico di 3,7 milioni su Firenze

Posted by fidest press agency su domenica, 27 novembre 2016

claudio-bianchiL’’impatto economico generato dall’’ultima edizione di BTO, Buy Tourism Online, sull’’economia fiorentina è stato di 3,7 milioni e nel 2016 tutti gli indicatori lasciano credere che la cifra crescerà, considerando che sono stati battuti i record precedenti in espositori presenti, biglietti venduti, speaker internazionali invitati e metri quadri occupati dall’’evento.A stimare la ricaduta economica dell’’evento è stato l’’Ufficio Statistica della Camera di Commercio di Firenze, che ha elaborato un report dove è stato calcolato che l’’edizione di BTO del 2015 ha generato 2 milioni e 300mila euro di effetti diretti (la spesa sostenuta da organizzatori e visitatori) e un milione e 400mila euro di effetti indiretti (la ricchezza aggiuntiva generata dall’’evento). Le cifre non tengono conto di eventuali partnership e accordi commerciali stipulati durante la manifestazione e dei possibili miglioramenti di redditività aziendale scaturiti dalle innovazioni introdotte dalle aziende dopo la fiera, ma si limita a calcolare il denaro riversato in città durante la manifestazione. «Nel 2008 BTO è stata una scommessa pionieristica, adesso il settore del turismo online è talmente cresciuto da rappresentare una parte imprescindibile per chi lavora nell’’accoglienza. Abbiamo la fiera più grande d’Europa in questo settore, dovremo trovare le strade giuste per farla crescere sempre di più in numeri e qualità, come l’’edizione di quest’’anno dimostra», ha detto Claudio Bianchi, vicepresidente di Camera di Commercio di Firenze e presidente di PromoFirenze. Realizzata da PromoFirenze e Fondazione Sistema Toscana, BTO è di proprietà di Regione Toscana (con Toscana Promozione Turistica) e Camera di Commercio di Firenze. L’’appuntamento, diventato punto di riferimento globale per le connessioni tra turismo, imprenditoria e innovazione, è arrivato alla nona edizione e si svolgerà il 30 novembre e primo dicembre 2016 alla Fortezza da Basso di Firenze. (foto: claudio bianchi)

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