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Il primo report sull’impatto degli incubatori e acceleratori europei

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 ottobre 2020

Torino. Presentazione 20 ottobre 2020, ore 17.00. Il team di ricerca Social Innovation Monitor, con base al Dipartimento di Ingegneria Gestionale e della Produzione del Politecnico di Torino, presenterà online i risultati delle analisi svolte per la prima volta sugli ecosistemi degli incubatori/acceleratori in Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito.Le ricerche sono state svolte in collaborazione con Italia Startup che a seguito della fusione con APSTI ha dato vita ad InnovUp, l’Enterprise Educators UK Association, la German Startups Association, La Boussole des Entrepreneurs, PNICube Association, la Spanish Startups Association, la UKSPA Association, e con il supporto di Experientia, Instilla e Social Innovation Teams (SIT). Secondo la ricerca, emerge che nei 5 paesi analizzati ci sono 1217 incubatori e acceleratori, di cui 182 sono incubatori aziendali e 227 incubatori universitari. La Francia ha il maggior numero di incubatori/acceleratori con un totale di 284; seguita dal Regno Unito con 274, dalla Germania con 247, dalla Spagna e dall’Italia rispettivamente con 215 e 197 incubatori e acceleratori.Il numero stimato di dipendenti è pari a 7165. Il numero più alto di dipendenti in incubatori e acceleratori è stato stimato nel Regno Unito, con 2164 dipendenti. Seguono la Francia con 1420 dipendenti stimati, la Spagna con 1376, la Germania con 1111 e infine l’Italia con 1094. I Report Pubblici dei 5 stati analizzati sono disponibili gratuitamente a questo link: https://socialinnovationmonitor.com/report-incubatori/

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L’impatto del Covid-19 sul turismo è stato devastante

Posted by fidest press agency su martedì, 29 settembre 2020

Solo in Italia, nel 2020, il totale dei visitatori subirà una contrazione media del 44% rispetto all’anno precedente (-51 milioni di presenze): il calo più notevole è rappresentato dai turisti stranieri (-35 milioni, ovvero -55%) contro il -31% (-16 milioni) degli italiani (fonte: Osservatorio Nazionale del Turismo). Questo scenario desolante si scontra drammaticamente contro le previsioni pre-Covid che preannunciavano 1 miliardo e 500 milioni di arrivi a fine 2020 e oltre 76 milioni di turisti internazionali solo sul territorio italiano. L’ENIT prevede che solo entro il 2023 verranno recuperati i volumi del 2019, grazie anche allo sviluppo del turismo interno. Federalberghi, tuttavia, stima che il 10% delle strutture ricettive italiane chiuderanno per sempre. In uno scenario del genere l’unica opzione possibile sembra la capacità di adattamento e di riposizionamento (in tempi ristretti) degli operatori del mondo turistico. Nel campo degli affitti brevi, ad esempio, Hostmate (https://www.hostmate.it/), rappresenta un caso davvero emblematico. Hostmate è nata 3 anni fa come realtà in grado di offrire ai proprietari di appartamenti un servizio professionale che permetta loro di conciliare il carico della gestione operativa con le opportunità offerte dagli affitti short term.La crisi generata dall’emergenza pandemica ha colpito duramente l’azienda, che – a giugno – lamentava una perdita di circa il 90% del fatturato. Hostmate ha velocemente ripensato il proprio modello di business, proponendosi quindi come punto di riferimento non solo per gli affitti brevi, ma anche per quelli a medio e lungo termine. Attraverso il cosiddetto “Acceleratore Immobiliare”, il team individua i migliori metodi per massimizzare le performance economiche di qualsiasi immobile curandone l’implementazione e la gestione. Un approccio a 360 gradi basato sull’analisi e lo studio dell’immobile a cui segue la messa in opera della soluzione di affitto scelta e l’avvio della fase di messa a reddito in tempi rapidi. Senza dimenticare il monitoraggio continuo delle performance.

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Pictet Asset Management: al via un calcolatore per misurare l’impatto ambientale degli investimenti

Posted by fidest press agency su sabato, 19 settembre 2020

Pictet Asset Management, la divisione di asset management del Gruppo Pictet, ha ideato un calcolatore online (calcolatore online) per permettere agli investitori di quantificare l’impatto dei propri investimenti attuali o futuri, prendendo a riferimento il comparto Pictet-Global Environmental Opportunities, una strategia globale di investimento che mira a conseguire la crescita del capitale investendo in società attive lungo l’intera catena del valore ambientale. Pictet AM, da sempre pioniere nell’ambito degli investimenti responsabili, si colloca al terzo posto tra gli asset manager attivi in Italia in termini di patrimonio SRI in gestione.
Il calcolatore fa parte di un Advisor Toolkit che offre ai consulenti finanziari svariati strumenti, disponibili online, in grado di supportarli nel confronto con clienti attuali e potenziali; lo strumento è accessibile anche ai singoli investitori che potranno così misurare efficacemente l’impatto ambientale positivo derivante da scelte di investimento più sostenibili e consapevoli.
In particolare, grazie al calcolatore l’investitore potrà verificare direttamente l’impatto in termini di acqua risparmiata (equivalente al consumo medio giornaliero), kg di materiale riciclato (l’equivalente in bottiglie di plastica PET), minori emissioni di CO2 (l’equivalente in viaggi in business class Londra-New York), rifiuti riciclati (in termini di numero di persone che producono rifiuti quotidianamente), energia rinnovabile prodotta (l’equivalente in km percorsi con un veicolo elettrico) e minor uso di fertilizzanti riversati nei laghi e negli oceani (in termini di m3 di acqua dell’oceano non inquinata). Oltre al calcolatore, tra i materiali sviluppati nell’Advisor Toolkit di Pictet AM, ci sono anche un quiz tematico sulle conoscenze ambientali che mette in evidenza come, oltre alla mera emergenza climatica, stiamo oggi affrontando anche altre sfide ambientali fondamentali. Infine, un Listicle e un modulo “e-learning” che introduce e spiega a 360 gradi il concetto di investimento ambientale responsabile.Il comparto Pictet-Global Environmental Opportunities investe nell’universo delle società operanti nell’ambito della sostenibilità ambientale, un mercato del valore complessivo di 2,5 trilioni di dollari USA a livello globale, con ritmi dicrescita costanti del 6-7% anno. Su 40mila aziende a livello globale, 3.500 operano nello “spazio operativo sicuro” relativamente ai confini ambientali del modello dei Limiti Planetari sviluppato dallo Stockholm Resilience Centre. Il modello individua i limiti entro cui dovrebbero svolgersi le attività umane attraverso nove indici, relativi alle emissioni di CO2, l’acidificazione degli oceani, l’inquinamento chimico, i cambiamenti nell’uso del suolo, l’esaurimento delle riserve di acqua dolce e la biodiversità, tenendo conto dell’impronta ambientale per milione di fatturato generata dalle aziende durante l’intero ciclo di vita dei loro prodotti e servizi.Seguendo questi criteri, solo 400 aziende riescono a far parte dell’universo di investimento del fondo, poiché il loro impatto ambientale rientra nei limiti definiti o le cui attività contribuiscono alla risoluzione di queste sfide, operando nel campo del controllo dell’inquinamento, dell’efficientamento energetico, dell’approvvigionamento idrico, della gestione dei rifiuti e del riciclaggio, dell’agricoltura e della silvicoltura sostenibili e dell’economia dematerializzata. Il comparto Pictet Global Environmental Opportunities ha ottenuto numerosi riconoscimenti negli ultimi anni come best in class nel campo degli investimenti sostenibili generando un rendimento dal lancio dell’8,71% su base annua (classe R-EUR, dati al 08 Settembre 2020). Ad oggi, ha registrato performance superiori rispetto all’indice globale dall’inizio dell’anno. 

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L’impatto psicologico del Covid-19

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 agosto 2020

Due studi, condotti durante la pandemia, tra il 19 marzo e il 5 Aprile 2020, e recentemente pubblicati su riviste scientifiche internazionali, hanno indagato i livelli di ansia, depressione e di sintomi da stress post-traumatico (PTSS) nella popolazione generale e negli operatori sanitari (medici e infermieri). I due studi sono stati condotti dal gruppo di ricerca “ReMind the Body”, coordinato dal Prof. Lorys Castelli del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino.Il primo studio, pubblicato sulla rivista The Canadian Journal of Psychiatry, è stato condotto su 1321 partecipanti provenienti da diverse zone d’Italia. Ai partecipanti è stato richiesto di compilare una serie di questionari, attraverso una survey online anonima. I risultati hanno messo in luce non solo un’elevata percentuale di individui che presentano sintomi di ansia e depressione clinicamente rilevanti, rispettivamente 69% e 31%, ma anche un’elevata prevalenza di sintomi da stress post-traumatico. Il 20 % del campione riferisce infatti la presenza di significativi PTSS che, come evidenzia la letteratura scientifica, tendono ad aggravarsi nel tempo e che possono sfociare in veri e propri disturbi da stress post-traumatico. Dalla analisi effettuate emerge che i soggetti più a rischio per lo sviluppo di PTSS sono le donne, i soggetti con bassi livelli di scolarità e coloro che sono entrati in contatto con pazienti Covid-19 positivi.
Il secondo studio, condotto sugli operatori sanitari e pubblicato sul Journal of Evaluation in Clinical Practice, è stato condotto su 145 operatori sanitari (72 medici e 73 infermieri), confrontando i sintomi psicopatologici (ansia, depressione e PTSS) tra gli operatori sanitari che stavano lavorando nei reparti Covid-19 (63), vale a dire con pazienti Covid positivi, e quelli che lavoravano in altre unità ospedaliere (82) e non erano quindi a contatto con pazienti Covid positivi. I risultati hanno messo in luce che i primi riportano livelli significativamente più elevati sia di depressione sia di PTSS rispetto ai secondi. Inoltre, tra i professionisti sanitari impegnati nei reparti Covid-19, l’essere donna e l’essere single rappresentano fattori di rischio per i sintomi depressivi mentre l’essere donna e avere un’età più avanzata sono associati a maggiori livelli di PTSS.
Questi risultati, oltre a evidenziare l’impatto drammatico dell’epidemia in atto sulla salute mentale della popolazione italiana e in particolare sugli operatori sanitari impegnati in prima linea nella lotta al Covid-19, evidenziano la necessità di mettere in atto tempestivi programmi di screening, volti a identificare le persone con livelli di psicopatologia clinicamente rilevanti.
È infatti noto che i disturbi psicologici/psichiatrici, come la depressione, possano avere un peso importante anche sulla salute fisica. Le persone che sviluppano depressione, ad esempio, hanno maggiori probabilità di andare incontro a determinate patologie mediche, come l’infarto del miocardio. La presenza di sintomi psicopatologici clinicamente rilevanti non rappresenta quindi solamente un problema di per sé ma ha ampie ricadute a lungo termine sulla salute psico-fisica dell’individuo. Gli strumenti di screening psicologico permettono di identificare i soggetti che presentano una sintomatologia clinicamente rilevante e, attraverso successive valutazioni, di monitorarne l’andamento nel tempo. Tale procedura, qualora venisse applicata su larga scala, renderebbe possibile proporre degli interventi psicologici mirati (sportelli di ascolto, sostegno psicologico, psicoterapia) che si tradurrebbero in un beneficio per i soggetti che presentano disagio psicologico e in un risparmio economico per il sistema sanitario sul lungo periodo, in termini di minori ricadute psicofisiche e minor richiesta di cure.Il celebre “motto” dell’organizzazione mondiale della sanità (OMS) “There is no health without mental health”, “non c’è salute senza salute mentale”, ben fotografa la necessità di prendersi carico oggi di questo disagio, affinché non si cronicizzi e non si traduca nel tempo in un più generale peggioramento della salute psicofisica, con i costi umani, sociali ed economici che ne conseguirebbero. Lo Spazio di Ascolto dell’Ateneo torinese, promosso e coordinato dal dipartimento di Psicologia, rappresenta un utile esempio di questo modello, che andrebbe valorizzato ed esteso.

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Impatti dell’epidemia sull’economia italiana

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

Le imprese italiane perderanno tra i 348 e i 475 miliardi di fatturato nel 2020 e tra i 161 e i 196 nel 2021 rispetto alle tendenze previste prima del Covid19, secondo due scenari elaborati dagli analisti di Cerved, uno dei principali operatori italiani nella gestione del rischio di credito. Questo corrisponde a una perdita compresa tra -12,7% e -18% tra 2020 e 2019; nel 2021 è previsto un rimbalzo dell’economia, che comunque non permetterebbe di tornare ai livelli pre-crisi, con i ricavi che rimarrebbero tra il 2,9% e il 4,3% al di sotto di quelli del 2019. Sono dunque peggiorative rispetto ai dati forniti a marzo le prospettive aggiornate elaborate da Cerved sull’impatto che l’emergenza Covid19 avrà sul tessuto produttivo italiano.
L’ipotesi “migliore” è passata da un calo del fatturato del 7,4% a -12,7% (348 miliardi in meno invece di 220). Il rimbalzo attualmente stimato nel 2021 non permette più di tornare oltre i livelli del 2019 (-2,9%, contro il +1,5% delle precedenti previsioni), mentre lo scenario più pessimistico è sostanzialmente in linea con le proiezioni di marzo (-18% contro -17,8%). Questi andamenti implicano cadute del Pil comprese tra -8,2% e -12% nel 2020.
Si tratta di un’analisi che Cerved ha sviluppato su modelli statistici di previsione dei bilanci applicati a circa 700 mila società di capitale e sull’expertise dei suoi analisti, pubblicata nella versione aggiornata del suo Industry Forecast. Il report è molto più granulare del precedente, passando da un’analisi di 230 settori dell’economia italiana a previsioni che arrivano a monitorare circa 1.600 microsettori e sotto-mercati (differenti per esposizione all’export, specializzazione produttiva dei territori, complessità delle filiere).La “forbice” tra le diverse percentuali deriva dallo scenario considerato: soft, in cui non saranno necessari nuovi periodi di lockdown grazie a efficaci azioni di contenimento del contagio, e dunque il 2021 si caratterizzerà per un recupero più forte; oppure hard, con una recessione più marcata dovuta anche a ulteriori chiusure, magari territoriali, e una ripresa più lenta.

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In tutto il mondo, la pandemia di Covid-19 sta avendo un profondo impatto sulla vita dei bambini

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2020

Le scuole sono chiuse, le famiglie stanno fronteggiando condizioni di povertà e molti bambini rischiano di non avere da mangiare. Le vite dei bambini sono letteralmente a rischio e stime recenti dicono che le morti dei minori sotto i 5 anni di età potrebbero aumentare del 45% a causa di sistemi sanitari più fragili e della riduzione degli interventi ordinari di assistenza sanitaria.Lo afferma Save the Children – l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro – all’indomani della Conferenza dei donatori, promossa dalla Commissione Europea e da diversi Paesi tra cui l’Italia, per sostenere una risposta globale e coordinata alla crisi e finanziare lo sviluppo e la distribuzione di cure, vaccini e strumenti diagnostici per contrastare la pandemia di Covid-19.
L’Organizzazione apprezza gli impegni finanziari dichiarati per rafforzare i sistemi sanitari nei Paesi a basso reddito, in quelli più fragili e colpiti dalle crisi, ma – sottolinea – ancora di più deve essere fatto per sostenere efficacemente i bambini e le famiglie più vulnerabili. È fondamentale che i Paesi siano in grado di agire contro il Covid-19 e di attenuarne l’impatto sui sistemi sanitari, in modo che si possa continuare a garantire ai bambini e alle bambine anche gli altri interventi di salute e nutrizione essenziali per la loro sopravvivenza.
“Chiediamo ai Governi, alle organizzazioni e ai donatori privati di continuare ad impegnarsi anche nelle prossime settimane e di fare di tutto per stanziare i fondi necessari al rafforzamento dei sistemi sanitari e proteggere un’intera generazione. In una crisi come quella che stiamo vivendo, nessuno è al sicuro se non saranno al sicuro tutti. L’accesso ai medicinali, ai vaccini e all’assistenza sanitaria non dovrebbe mai dipendere da dove si vive e la ricerca e lo sviluppo in campo medico, specialmente se condotti con fondi pubblici, dovrebbero andare a vantaggio di tutti”, ha affermato Inger Ashing.
Save the Children attende quindi di conoscere come i fondi dichiarati oggi verranno ripartiti. Anche i finanziamenti al GAVI, l’Alleanza Globale per i Vaccini e l’Immunizzazione, sono benvenuti, ma il lancio di un futuro vaccino contro il Covid-19 richiederà finanziamenti aggiuntivi se vogliamo raggiungere i Paesi più poveri del mondo e le famiglie più marginalizzate. L’Unione europea è chiamata a vigliare affinché gli impegni presi non vengano conteggiati due volte. Chiediamo pertanto all’Ue, ai donatori, al settore privato e agli attori impegnati nella salute a livello globale di garantire che i fondi annunciati durante la conferenza vengano utilizzati responsabilmente.

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Covid-19: Che impatto avrà l’isolamento sui bambini “invisibili”?

Posted by fidest press agency su martedì, 5 maggio 2020

“Accogliamo con soddisfazione l’impegno che il governo si è assunto oggi nei confronti delle bambine, dei bambini e degli adolescenti. Le parole di Giuseppe Conte, durante l’informativa urgente alla Camera dei deputati, riportano infatti al centro dei nuovi provvedimenti la condizione dei minori di età e raccolgono il senso del nostro appello del 22 marzo scorso”.Così dichiarano Associazione Agevolando, Cismai, Cnca, Cncm e SOS Villaggi dei Bambini, prime firmatarie della petizione Che impatto avrà l’isolamento sui bambini “invisibili”? lanciata insieme ad altre importanti organizzazioni che si occupano di infanzia” su change.org e che ha già superato le 5000 firme.”Siamo particolarmente felici che il nostro impegno e il lavoro che di concerto si è svolto in queste settimane con le forze politiche sia stato riconosciuto come punto di partenza per programmare una nuova fase che non dovrà trascurare di affrontare il peso sopportato dai minori del nostro Paese, in particolare da tutti i bambini che vivono in condizioni di fragilità. Il nostro auspicio è che si passi ora in fretta dalle parole ai fatti: nel rispetto delle norme di sicurezza si innalzino al più presto i livelli di protezione nei confronti dei minorenni in stato di povertà materiale e culturale e di tutti quei bambini che sono in condizioni di rischio. I bambini sono il nostro futuro: avremo bisogno del contributo di ciascuno di loro per disegnare una società migliore.”

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Per il momento ciò che sappiamo compensa ciò che non sappiamo

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

By Adrien Pichoud, Chief Economist SYZ Asset Management. Non ci resta che tentare di stimare l’impatto di questa epidemia sull’economia globale e sui mercati finanziari.Questo sviluppo inatteso desta una serie di interrogativi senza risposta: quanto ci vorrà per arginare la diffusione del virus in Cina, in Asia e nel resto del mondo? Per quanto tempo le misure precauzionali intralceranno l’attività economica? Quali saranno l’entità e la durata dell’impatto sull’attività economica, ad esempio in termini di consumi, investimenti e risultati societari? Le risposte a tali domande spaziano da “conseguenze relativamente rapide e benigne” fino a “effetti a lungo termine e significativi” e al momento riteniamo che sia impossibile avere qualunque certezza.Innanzitutto, prima della diffusione del virus l’economia globale era ancora in miglioramento, sulla scia del trend incoraggiante del quarto trimestre dello scorso anno. Vi era pertanto un momentum economico positivo allo scoppiare della crisi epidemica.In secondo luogo, la Cina utilizzerà tutti gli strumenti economici possibili per attenuare il colpo sulla propria economia.In misura minore, è ipotizzabile che nel 2020 tutte le banche centrali dei paesi sviluppati ed emergenti mantengano o addirittura rafforzino l’orientamento generalmente accomodante.Infine, i consumi delle famiglie, ovvero il primo motore di crescita del PIL nelle economie sviluppate, restano sostenuti dal calo della disoccupazione, già su livelli bassi, dall’aumento dei prezzi degli attivi e dal basso costo del credito. La combinazione di questi fattori positivi è destinata a contenere o mitigare l’impatto della diffusione del virus sull’attività economica globale.A questo si aggiunge una partenza confusa per le Primarie del Partito democratico statunitense, il che ha ridotto il rischio di vedere eletto un presidente “avverso al mercato”. Abbiamo quindi un contesto in cui le informazioni note e favorevoli controbilanciano i potenziali rischi di ribasso ignoti, almeno per quanto ne sappiamo.Pertanto, in questa fase manteniamo le nostre visioni favorevoli sugli attivi rischiosi, restiamo esposti alle azioni cinesi e rafforziamo l’allocazione a quelle statunitensi in ragione del vigore dell’economia a stelle e strisce nonché dell’implicito supporto della Fed. Aspettando di poter disporre di elementi e dati concreti sulla portata dell’impatto, osserviamo che:l’economia statunitense stava seguendo una traiettoria di espansione leggermente al di sopra del potenziale, sostenuta da solidi consumi e da una forte domanda interna, nonché dalla ripresa degli indicatori dell’attività industriale. L’indice ISM manifatturiero, il seguitissimo barometro dell’attività industriale, è rimbalzato da un minimo quadriennale a gennaio, segnalando una ripresa dell’espansione nel settore dopo 5 mesi di contrazione. L’economia continua a creare posti di lavoro (225.000 a gennaio) e la fiducia dei consumatori è prossima ai massimi ciclici. Poiché è facile che la Fed mantenga un approccio cauto/accomodante in ragione dell’inflazione contenuta e dei rischi di ribasso legati al coronavirus, la politica monetaria dovrebbe favorire l’espansione economica in quest’annata di elezioni, a patto che il dilagare del virus non comprometta le catene di approvvigionamento, i viaggi e l’attività troppo a lungo. L’eurozona è più vulnerabile in ragione della dipendenza dalla domanda cinese, ragion per cui il virus ha un impatto significativo. L’economia inglese si trova in una fase di ripresa post-Brexit. Il franco svizzero è destinato a rimanere forte. Il Regno Unito tira un sospiro di sollievo a seguito dello scemare delle incertezze politiche e di fronte alla prospettiva dell’annuncio di notevoli misure di stimolo fiscale in primavera. La BNS ha dovuto fare i conti con l’apprezzamento del CHF, pur dimostrandosi incapace di reagire realmente dopo essere diventata ufficialmente oggetto di osservazione da parte degli Stati Uniti per intervento sulla valuta. Nell’Asia sviluppata, le dinamiche di crescita sono apparse blande ma positive in Giappone e in Australia, ma la diffusione del virus avrà probabilmente un impatto negativo almeno temporaneo sull’attività economica nel primo trimestre.Tutti i paesi asiatici segneranno un rallentamento nel primo trimestre, poiché l’attività economica risulterà significativamente compromessa dall’epidemia di coronavirus e dalle conseguenti limitazioni ai viaggi, dalle perturbazioni della catena di approvvigionamento e dalle misure precauzionali.Tra le grandi economie emergenti, l’India spicca per la solida crescita economica. Essendo ampiamente orientata al mercato interno, potrebbe non risentire eccessivamente della diffusione del coronavirus e potrebbe continuare a prosperare nei mesi a venire, sostenuta da politiche economiche accomodanti. Dopo la diffusione iniziale del coronavirus, la correzione del mercato azionario è stata rapidamente compensata da una ripresa. In questo contesto, non abbiamo apportato modifiche all’allocazione geografica, con l’unica eccezione dell’upgrade degli Stati Uniti a “preferenza”, basato su:
(a) la resilienza della dinamica macroeconomica dell’economia statunitense,
(b) il sostegno della politica monetaria accomodante della Fed, rafforzato dall’epidemia di coronavirus
(c) la probabilità ormai alta della rielezione di Trump, che sarebbe accolta positivamente dai mercati.
Infine, abbiamo scelto di mantenere l’orientamento positivo verso i mercati azionari cinesi, che restano interessanti in termini di valutazioni.
Manteniamo un orientamento positivo su obbligazioni e credito.Assumiamo una posizione di “lieve avversione” per il debito dei mercati emergenti, nell’ambito di un portafoglio multi-asset.
Assegniamo una “lieve preferenza” a Russia, Indonesia, Messico e Polonia
In seguito alla Brexit, assumiamo una posizione di “lieve preferenza” per la sterlina. L’oro resta la prima scelta in un’ottica di diversificazione. Preferiamo il dollaro rispetto all’euro. Esprimiamo una “lieve preferenza” per lo yen.

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Wuhan Coronavirus: l’impatto sulla supply chain

Posted by fidest press agency su domenica, 2 febbraio 2020

Dal 23 gennaio un’incredibile epidemia di coronavirus a Wuhan, nella provincia di Hubei – un importante hub industriale e di trasporto merci nella Cina centrale – ha innescato una serie di blocchi completi o parziali in ben 13 città cinesi che si sono viste limitare gravemente le rotte terrestri, aeree e marittime.Si prevede che, con il manifestarsi del picco del coronavirus, continueranno gravi interruzioni delle spedizioni di merci aviotrasportate – in entrata e in uscita, servizi di autotrasporto e trasporto ferroviario di merci, nonché una forte congestione portuale per le navi lungo il fiume Yangtze vicino a Wuhan. Il blocco regionale ha già gravemente ostacolato le operazioni logistiche che riguardano l’accesso alle autostrade per il trasporto di merci in entrata e in uscita dalla regione, mentre si prevedono anche gravi ritardi nelle spedizioni di merci, inbound e outbound.I responsabili della supply chain management si stanno preoccupando di valutare il potenziale impatto dell’epidemia, e dovranno far fronte alla propagazione o all’estensione di blocchi nelle diverse città e all’avvio ritardato delle attività produttive nelle aree interessate.Se i blocchi dovessero continuare oltre le festività del Capodanno lunare – un importante periodo festivo in Cina dal 24 gennaio al 30 gennaio, esteso ora al 2 febbraio – potrebbe esserci un impatto notevole sulle operazioni nella supply chain e sulla produzione industriale in tutta la Cina attraverso settori come l’automotive, quello delle forniture farmaceutiche e mediche e del manufacturing hi-tech per l’optoelettronica e i semiconduttori .Aziende e industrie in diverse città e province – tra cui Pechino, Zhejiang, Jiangsu, Guangdong e Shanghai – sono tenute a interrompere le loro operazioni fino – almeno – al 9 febbraio, eccezion fatta per: società che forniscono apparecchiature mediche, società farmaceutiche, supermercati, servizi pubblici e società di logistica, questo nel tentativo di fermare la diffusione del coronavirus.Anche se potrebbe essere troppo presto per valutare la portata dell’epidemia di coronavirus di Wuhan rispetto a SARS, MERS o Ebola, ci possono essere alcuni trend storici tracciabili in termini di implicazioni economiche e di supply chain.(Fonte: Resilience360 Special Report)

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“Un approccio innovativo per testare l’impatto da micro-plastiche nell’Adriatico”

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 aprile 2018

La giovane ricercatrice Unicam Martina Capriotti è una delle tre vincitrici, l’unica italiana, di una borsa di studio messa a disposizione da Sky e National Geographic nell’ambito del programma Sky Ocean Rescue, 10 milioni di dollari a disposizione per progetti ed iniziative volte a identificare e sostenere tecnologie per la riduzione dell’inquinamento nei mari del mondo, in particolare l’inquinamento da plastica.Si tratta di una tematica di estrema attualità, tanto che l’edizione 2018 della Giornata Mondiale della Terra, lo scorso 22 aprile, è stata proprio dedicata in particolare alla lotta all’inquinamento da plastica, e l’Università di Camerino da tempo ha questo argomento al centro di progetti di ricerca seguiti da docenti e ricercatori dell’Ateneo. “Sono davvero estremamente soddisfatta – ha dischiarato la dott.ssa Capriotti – per questo successo ed orgogliosa di poter essere ambasciatrice di Sky Ocean Rescue per la salvaguardia del pianeta e degli oceani”. “Il mio progetto – ha proseguito – è focalizzato sulla pericolosità delle microplastiche e ne sto studiando la presenza nel Mare Adriatico con un approccio che risulta essere innovativo, in quanto il mio intento è quello di approfondire l’aspetto relativo all’inquinamento chimico marino e l’impatto delle microplastiche. Nel Mar Adriatico abbiamo purtroppo una grande concentrazione e varietà di molecole potenzialmente tossiche, che hanno la capacità di innescare processi metabolici o ormonali all’interno degli organismi in cui entrano. Molti di questi composti hanno caratteristiche idrofobiche, quindi hanno la capacità di aderire alle superfici in mare o addirittura di bioaccumularsi all’interno di organismi viventi. La mia ipotesi è dunque quella di trovare queste molecole adese alla superficie dei singoli frammenti di plastica con capacità quindi di entrare nella rete trofica usando le microplastiche come vettori. Tramite test in vitro andrò a valutare l’eventuale impatto sul sistema endocrino. Collaborano con me al progetto il dott. Paolo Cocci e il dott. Luca Bracchetti, in servizio presso la sede Unicam di San Benedetto del Tronto. Vedo questo progetto anche come un’opportunità per continuare le mie ricerche nel campo dell’inquinamento marino del Mar Adriatico, iniziate durante il dottorato”.
Dopo la laurea in Biologia Marina, la dott.ssa Capriotti ha infatti ottenuto una borsa di studio per un corso di dottorato presso la School of Advanced Studies di Unicam, nel corso del quale ha portato avanti un progetto nel gruppo di ricerca Mosconi-Palermo per valutare gli effetti di alcuni inquinanti sui mitili del compartimento marittimo di San Benedetto del Tronto, sotto la supervisione del prof. Francesco Palermo ed in collaborazione con l’azienda Trevisani Pietro srl, nell’ambito del bando Eureka. Ha avuto modo di ampliare l’approccio anche ad altri modelli sperimentali, dottorandosi nel 2017 con una tesi dal titolo “Molecular biomarker approach in marine monitoring: combined in situ and in vitro assessment of endocrine disruptors in coastal waters.”

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Rapporto: “L’impatto dell’Ictus in Europa”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 ottobre 2017

ictusÈ stato presentato a Roma il volume “L’impatto dell’Ictus in Europa”, a cura dell’Osservatorio Ictus Italia in collaborazione con S.A.F.E. – Stroke Alliance for Europe e il supporto dell’Europarlamentare On. Aldo Patriciello. Si tratta della traduzione in lingua italiana di un’analisi approfondita dello stato della sensibilizzazione, informazione e prevenzione di questa emergenza sanitaria, dell’offerta di cura, della riabilitazione, del sostegno e dell’integrazione sociale e in generale della vita dei cittadini europei colpiti dalla malattia. Lo studio, commissionato ai ricercatori del King’s College di Londra dalla Stroke Alliance for Europe, ha esaminato dati, documenti e informazioni provenienti da 35 nazioni europee, fra cui l’Italia, rilevando differenze significative tra i diversi modelli di cura e disparità nelle possibilità di accesso alle terapie.Il rapporto sottolinea dati epidemiologici allarmanti: l’ictus è tra le prime cause di morte in Europa, la seconda causa di deficit cognitivo nell’adulto ed in assoluto la prima causa di disabilità a lungo termine. Nonostante gli sforzi sino ad ora compiuti dai Paesi europei nell’affrontare questa catastrofe umanitaria, ci si aspetta un aumento di circa il 30% dei nuovi casi nei prossimi anni, attribuibile soprattutto all’invecchiamento della popolazione.Con l’auspicio che il nostro Paese possa essere capofila, nonché riferimento internazionale, delle best practice in tema di prevenzione e cura dell’ictus, l’Osservatorio Ictus Italia ha promosso la versione Italiana del rapporto, una preziosa opportunità di informazione e condivisione, non solo con la popolazione, ma anche con gli stakeholders della politica e con i professionisti coinvolti nella programmazione e nell’organizzazione dei servizi sanitari.
“L’ictus cerebrale è una condizione che affligge milioni di persone e famiglie al mondo, trasformando la loro esistenza in una realtà di sofferenza e perdita di autonomie”, afferma la Dott.ssa Nicoletta Reale, Presidente dell’Osservatorio Ictus Italia. “L’Osservatorio si è quindi impegnato nella diffusione della versione italiana del Rapporto, per rendere disponibili alla popolazione maggiori informazioni sulla portata e sull’impatto della patologia, ma anche sul valore dell’impegno e del supporto che un’associazione di volontariato come A.L.I.Ce. Italia può offrire”.
Lo studio del King’s College di Londra ha dimostrato che è possibile un notevole miglioramento dell’indice di sopravvivenza all’ictus grazie all’implementazione delle Stroke Unit e all’uso del trattamento di trombolisi. Tuttavia, nonostante l’inclusione di queste strutture nelle linee guida europee e nazionali, si è stimato che solo il 30% dei pazienti europei affetti da ictus riceve assistenza adeguata.Le proiezioni indicano che entro i prossimi venti anni ci sarà un complessivo aumento del 34% del numero totale di casi di ictus nell’Unione Europea, cioè un passaggio da 613.148 casi nel 2015 a 819.771 nel 2035. Nel 2015 solo i costi sanitari diretti della patologia sono arrivati a 20 miliardi di euro nell’UE, mentre i costi indiretti, dovuti tanto al costo opportunità dell’assistenza informale della famiglia e degli amici, quanto alla perdita di produttività, causata dalla patologia o dalla morte, sono stati stimati nell’ordine di altri 25 miliardi di euro.La prevenzione e la corretta terapia dell’ictus dovrebbero perciò rappresentare priorità assoluta dei Paesi europei. Attualmente, infatti, il tasso di morte per ictus nei diversi Stati varia da 30 a 170 casi ogni 100.000 abitanti, differenza che dipende dalla eventuale presenza di Unità Neurovascolari funzionali sul territorio.

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BTO, impatto economico di 3,7 milioni su Firenze

Posted by fidest press agency su domenica, 27 novembre 2016

claudio-bianchiL’’impatto economico generato dall’’ultima edizione di BTO, Buy Tourism Online, sull’’economia fiorentina è stato di 3,7 milioni e nel 2016 tutti gli indicatori lasciano credere che la cifra crescerà, considerando che sono stati battuti i record precedenti in espositori presenti, biglietti venduti, speaker internazionali invitati e metri quadri occupati dall’’evento.A stimare la ricaduta economica dell’’evento è stato l’’Ufficio Statistica della Camera di Commercio di Firenze, che ha elaborato un report dove è stato calcolato che l’’edizione di BTO del 2015 ha generato 2 milioni e 300mila euro di effetti diretti (la spesa sostenuta da organizzatori e visitatori) e un milione e 400mila euro di effetti indiretti (la ricchezza aggiuntiva generata dall’’evento). Le cifre non tengono conto di eventuali partnership e accordi commerciali stipulati durante la manifestazione e dei possibili miglioramenti di redditività aziendale scaturiti dalle innovazioni introdotte dalle aziende dopo la fiera, ma si limita a calcolare il denaro riversato in città durante la manifestazione. «Nel 2008 BTO è stata una scommessa pionieristica, adesso il settore del turismo online è talmente cresciuto da rappresentare una parte imprescindibile per chi lavora nell’’accoglienza. Abbiamo la fiera più grande d’Europa in questo settore, dovremo trovare le strade giuste per farla crescere sempre di più in numeri e qualità, come l’’edizione di quest’’anno dimostra», ha detto Claudio Bianchi, vicepresidente di Camera di Commercio di Firenze e presidente di PromoFirenze. Realizzata da PromoFirenze e Fondazione Sistema Toscana, BTO è di proprietà di Regione Toscana (con Toscana Promozione Turistica) e Camera di Commercio di Firenze. L’’appuntamento, diventato punto di riferimento globale per le connessioni tra turismo, imprenditoria e innovazione, è arrivato alla nona edizione e si svolgerà il 30 novembre e primo dicembre 2016 alla Fortezza da Basso di Firenze. (foto: claudio bianchi)

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In Italia 1 vigile del fuoco ogni 15.000 abitanti

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 ottobre 2016

vigili-fuocoAncora una volta il Ministro non ascolta USB e fiducioso affida l’emergenza ai burocrati del risparmio facendo i conti con la politica del riordino. Non ci sono parole davanti ad una strategia di intervento di questo evento sismico basato di fatto sul risparmio. Già dalle prime battute dell’agosto di quest’anno abbiamo sottovalutato la forza di impatto, messa in atto dal corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, agendo con 465 unità (poi portate a 930) rispetto alle 2700 unità che furono presenti a L’Aquila. Siamo in piena applicazione del riordino, cioè la riforma Monti per intenderci. E questo governo, attraverso l’opera diretta del ministro e del capo dipartimento, non è da meno applicando alla lettera il risparmio di spesa ed inviando di continuo “sezioni operative” invece che la vera “colonna mobile nazionale”. Siamo nelle mani di “incompetenti” che risparmiano sulla pelle dei cittadini ingessando il corpo nazionale dei Vigili del Fuoco ed evitando un processo di crescita generale in favore della cultura della salvaguardia (legge 225). La ricerca, la previsione grandi rischi, la prevenzione, l’investimento della macchina del soccorso, le assunzioni al fine di raggiungere il paramento europeo di 1 vigile del fuoco ogni mille abitanti (invece che l’attuale proporzione di 1 vigilie del fuoco ogni oltre 15000 abitanti) sono stai accantonati e si è di fatto cannibalizzata la macchina del soccorso svendendo a favore dei privati un patrimonio che deve essere pubblico. Oggi viviamo le emergenze con gli occhi rivolti allo schermo e ci angustiamo nel constatare che nessuno applica di fatto il buon senso. Fasi mescolate… invii dal territorio senza logica… ritardi e sovraccarichi di lavoro… insomma siamo terremotati tra i terremotati!!! Non è cosi che si fa soccorso… non è cosi che il corpo nazionale deve agire. Dobbiamo fare tesoro di emergenze continue che affrontiamo ed abbiamo affrontato. Non possiamo agire, oggi, in maniera disomogenea sul territorio nazionale sperando che le cose vadano per il verso giusto. Il soccorso è imprevedibile ed è per questo che dobbiamo a monte preparare la macchina ad essere il più possibile efficiente e pronta…

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Brexit – Cosa possono fare le aziende per mitigarne l’impatto?

Posted by fidest press agency su sabato, 25 giugno 2016

borsa milanoMILANO. Il Regno Unito, l’Europa e il mondo intero stamattina si sono svegliati in una nuova realtà. Con la maggioranza della popolazione che ha votato per lasciare l’Unione europea, la Gran Bretagna inizia oggi il percorso verso la separazione. Con la sterlina precipitata al suo livello più basso degli ultimi 31 anni e il mercato azionario che ha subito un brusco crollo ieri mattina, che cosa ci riserva il futuro? Quale sarà l’impatto sulle aziende e sui mercati? Cosa si può fare per mitigare le potenziali ripercussioni che Brexit inevitabilmente porterà? Ancora più importante, come possono le aziende adattarsi agli importanti cambiamenti che ci attendono e identificare nuove opportunità? Frost & Sullivan sta già lavorando con i propri clienti per valutare, rivedere e formulare piani strategici per il futuro, per creare un impatto positivo sull’economia e sulla società. Come tutti sappiamo, serviranno come minimo 2 anni perché Brexit si concretizzi e il processo per l’uscita dall’UE probabilmente avrà inizio quando sarà applicato l’Articolo 50 del trattato di Lisbona. Una volta che l’intenzione alla separazione sarà formalizzata, la Gran Bretagna inizierà a negoziare i termini dell’uscita dall’Unione europea con gli Stati membri, su questioni come le tariffe commerciali e il movimento dei cittadini del Regno Unito e dell’UE, gettando così le basi per un nuovo tipo di rapporto con l’UE.
Sarwant Singh, Senior Partner e Managing Director per l’Europa, spiega: “È importante notare che durante questo periodo di transizione, la Gran Bretagna resterà soggetta ai trattati e alle leggi UE esistenti, ma sarà esclusa dai processi decisionali. Pertanto, è probabile che le normative esistenti resteranno in vigore fino a che si concluderanno i negoziati.” “Tuttavia, la strada da percorrere è ancora incerta”, aggiunge Sarwant Singh. “Ciò potrebbe causare un calo nella fiducia delle aziende e ritardi negli investimenti diretti esteri (FDI). D’altro canto, una nota positiva è che Brexit potrebbe aprire la strada per un’espansione delle relazioni commerciali della Gran Bretagna con il resto del mondo al di là dell’Unione europea, e ciò contribuirebbe a mitigare i rischi derivanti da una eccessiva dipendenza da un unico partner commerciale”. Guardando al settore finanziario nel Regno Unito, il Senior Partner Gary Jeffery ammette che “potrebbero esserci dei rischi se gli istituti finanziari perdono i diritti di passaporto che attualmente consentono la vendita di servizi in tutti gli stati membri dell’Unione Europea senza la necessità di ottenere l’approvazione degli enti regolatori locali”. La Gran Bretagna potrebbe anche assistere alla migrazione degli stabilimenti automobilistici al di fuori dei suoi confini se i produttori non godessero più dei benefici del libero scambio con l’UE. La volatilità delle valute potrebbe persistere nel medio termine, date le incertezze riguardo al futuro, e se la svalutazione continua le esportazioni potrebbero diventare più attraenti, beneficiando così i produttori con sede nel Regno Unito. Sebbene l’esito del voto sia motivo di preoccupazione, dobbiamo ricordare che annuncia anche un nuovo inizio per il Regno Unito, che sarà influenzato da politiche di governo forti e dal successo dei negoziati con l’UE e il resto del mondo. Dovremo pazientare per vedere come si svilupperà la storia di crescita della nazione.
Frost & Sullivan, la Growth Partnership Company, collabora con i propri clienti per potenziare una visione innovativa che risponda alle sfide globali e alle opportunità di crescita correlate che faranno la differenza per gli operatori del mercato di oggi. Per oltre 50 anni abbiamo sviluppato strategie di crescita per le 1000 aziende più importanti a livello globale, le realtà emergenti, il settore pubblico e la comunità degli investitori. La vostra azienda è pronta per la prossima ondata di convergenza industriale, tecnologie dirompenti, crescente competizione, macro tendenze, best practice innovative, clienti in continua evoluzione e mercati emergenti?

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Le scienze socio-economiche e umanistiche nei programmi Horizon 2020

Posted by fidest press agency su martedì, 10 novembre 2015

parma universitàParma Venerdì 13 novembre, dalle ore 9 alle 15.30, nell’Aula Magna dell’Ateneo (Palazzo Centrale, via Università 12), l’Università di Parma propone una giornata di approfondimento sulle opportunità legate alle scienze sociali e umanistiche all’interno dei nuovi programmi 2016-2017 di Horizon 2020, il programma quadro di Ricerca e Innovazione dell’Unione europea 2014-2020. L’evento si propone di fornire informazioni, regole e strumenti utili alla partecipazione ai progetti di Horizon 2020, con particolare attenzione alle implicazioni dell’area delle “Scienze Socio-economiche e Umanistiche” e con un breve focus sul programma trasversale “Science with and for Society”.L’iniziativa si rivolge quindi in primis ai ricercatori dell’area SSH – Social Sciences and Humanities, ma vuole coinvolgere anche gli studiosi di tutti gli altri settori in una riflessione su come sia più opportuno descrivere e poi gestire la valutazione e la misurazione dell’impatto economico e sociale delle innovazioni proposte nei progetti presentati.Interverrà Elena Maffia, di APRE (Agency for the Promotion of European Research), che svolge il ruolo di punto di contatto nazionale (NCP) per il sesto obiettivo “Europe in a changing world – inclusive, innovative, reflective societies” del terzo pilastro Societal Challenges, di cui presenterà Work Programme e Calls per il periodo 2016-2017 di recente pubblicazione. Verranno inoltre fornite indicazioni circa le opportunità delle SSH secondo un approccio di cross-cutting issue anche nell’ambito dei bandi degli altri pilastri e obiettivi di H2020.Un approfondimento è poi riservato al programma di lavoro “Science with and for Society” (SWFS), del tutto particolare trattandosi di un’azione volta ad approfondire la cooperazione tra scienza e società nonché promuovere una ricerca e un’innovazione responsabile, una cultura ed educazione scientifica e a rafforzare la fiducia del pubblico nella scienza favorendo un impegno dei cittadini e della società civile sulle questioni di ricerca e innovazione.Infine, verranno date informazioni sulle regole di partecipazione alle proposte di progetto e su come utilizzare al meglio il Participant Portal, il sistema telematico attraverso il quale vengono presentati i proposal per avviare l’iter di valutazione.
L’evento rientra nell’ambito delle attività del Tavolo soci APRE Emilia-Romagna, promosso da Aster (società consortile tra la Regione Emilia-Romagna, le Università, gli Enti pubblici nazionali di ricerca CNR, ENEA, INFN e il sistema regionale delle Camere di Commercio) in qualità di Sportello APRE Emilia-Romagna per fornire informazioni, orientamento e supporto per la partecipazione ad Horizon 2020. Questo incontro è ospitato dall’Università di Parma ed è organizzato in collaborazione con tutti i soci APRE regionali che hanno aderito al Tavolo di lavoro. Rientra, inoltre, nelle attività di SIMPLER – “Support Services to IMProve innovation and competitiveness of businesses in Lombardia and Emilia-Romagna” della Enterprise Europe Network, la rete europea a supporto dell’innovazione e del trasferimento tecnologico transnazionale di imprese e strutture di ricerca. La partecipazione al seminario è gratuita.

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Sclerosi multipla: on line su www.aism.it il Bilancio Sociale dell’AISM

Posted by fidest press agency su sabato, 13 giugno 2015

sclerosi_multiplaAISM, Associazione Italiana Sclerosi Multipla, con la sua Fondazione (FISM), organizzazione leader in Italia che lavora a 360 gradi per le persone con SM, presenta l’ottava edizione del Bilancio sociale 2014, unitamente al bilancio economico. Da oggi è on line su http://www.aism.it cliccando direttamente sul link bilanciosociale.aism.it
“Il ritratto che offre questo Bilancio sociale 2014 ben rappresenta l’impegno nei confronti delle persone con SM che cercano risposte, che chiedono sempre più impegno ad AISM, ora più che mai. E nonostante le difficoltà, la crisi e le incertezze di questi ultimi tempi l’impegno di AISM si è rafforzato.
Perché se i bisogni delle persone crescono, l’Associazione non si risparmia. E si impegna per offrire e garantire risorse; lavora per implementare i programmi informativi, le attività a sostegno nei processi di autonomia, empowerment e inclusione sociale della persona con SM e delle prestazioni socio-assistenziali, si adopera per un incremento costante delle risorse che garantiscono fiducia verso il futuro – dichiara Roberta Amadeo, Presidente di AISM – L’impegno di AISM è concreto, evidente, trasparente, solido… e va al di là dei numeri… più che mai efficiente ed efficace nel potenziare il suo impegno verso la ricerca scientifica come risposta al fondamentale diritto a una migliore qualità di vita delle persone” .
· il volume delle risorse raccolte – pari a 31,5 milioni di euro e in aumento dell’1,85% rispetto all’anno precedente – testimonia l’impegno e il ruolo di primo piano di AISM nella lotta alla sclerosi multipla;
· il volume degli investimenti totali è pari a oltre 32 milioni di euro;
· 4,7 milioni di euro derivanti dalle donazioni attraverso il 5 per mille (-4,8 % rispetto all’anno precedente);
· 5,1 milioni di euro dedicati alla ricerca scientifica, pari al 23% del totale degli importi investiti;
· 0,24 rapporto euro spesi per euro raccolti, che indica quanto viene speso per ogni euro ottenuto dalla raccolta fondi.
Il 2014 è stato un anno significativo, contraddistinto dalla volontà dell’Associazione di parlare a tutti i suoi interlocutori con ancora maggiore chiarezza e trasparenza.
Rilevante per il 2014 la presentazione della “Carta dei diritti delle persone con SM”: documento che afferma i diritti delle persone con SM ed è strumento per consentire loro di agirli, esprimendo nel contempo che cosa significa convivere con questa patologia giorno dopo giorno.
Nel 2014 l’Associazione, in linea con un processo di avvicinamento alle linee guida internazionali per la rendicontazione GRI G4 – e tra le prime realtà nel mondo del non profit a farlo – ha strutturato un’analisi di materialità finalizzata a definire dei temi appunto materiali supportata da un’analisi delle aspettative nei confronti di AISM da parte dei suoi stakeholder. L’avvio di questo processo ha portato a evidenziare quattro aree di maggiore interesse, a cui il Bilancio Sociale 2014 intende dare una risposta: accesso, inteso come accesso equo e tempestivo ai servizi, alle terapie farmacologiche e riabilitative e all’informazione completa e di qualità; trasparenza nelle valutazione e selezione di progetti di ricerca, nell’utilizzo dei fondi, nella scelta e diffusione delle informazioni; rendicontazione dei risultati di ricerca raggiunti, dei fondi raccolti e modalità utilizzate; valutazione nell’ambito di progetti di ricerca, nell’area dei programmi e iniziative per le persone con SM e nella capacità da parte dell’Associazione di monitorare i risultati raggiunti e l’impatto sociale generato.
Da un punto di vista economico le risorse raccolte si consolidano su livelli importanti in lieve aumento rispetto all’anno scorso: il volume di risorse raccolte è di 31,5 milioni di euro. Gli investimenti totali sono invece pari a 32 milioni di euro. L’indicatore dell’incidenza degli oneri delle attività istituzionali (cioè quanto di ciascun euro raccolto viene destinato alla missione e alle attività istituzionali associative) si attesta al 75,8%.
Risorse destinate a un obiettivo chiaro: “Assicurare alle persone con sclerosi multipla una ricerca scientifica seria, di alto profilo e che parta sempre dai loro bisogni reali, dalle loro domande e dai loro desideri” afferma Roberta Amadeo, Presidente Nazionale AISM. “Una ricerca ‘schierata’ dalla parte delle persone nella loro lotta alla SM, uno strumento di advocacy per cercare di dare risposte efficaci ai bisogni delle persone con SM”.
“È con questo obiettivo che l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla (AISM), attraverso la Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM) – spiega Mario Alberto Battaglia, presidente della Fondazione (FISM) – che da oltre 25 anni finanzia progetti di ricerca evidence based, ha creato una vera e propria ‘scuola’ di ricercatori. Nel 2014 i risultati di ben 111 studi finanziati da AISM sono stati pubblicati su autorevoli riviste scientifiche”.

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Il Ministero della Salute presenta i dati dell’impatto sulla salute dell’inquinamento atmosferico in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 giugno 2015

inquinamento-atmosfericoL’inquinamento atmosferico è responsabile ogni anno in Italia di circa 30mila decessi solo per il particolato fine (PM2.5), pari al 7% di tutte le morti (esclusi gli incidenti). In termini di mesi di vita persi, questo significa che l’inquinamento accorcia mediamente la vita di ciascun italiano di 10 mesi; 14 per chi vive al Nord, 6,6 per gli abitanti del Centro e 5,7 al Sud e isole. Gli effetti sono maggiori al Nord e il solo rispetto dei limiti di legge salverebbe 11.000 vite all’anno.Sono questi i risultati più rilevanti del progetto CCM VIIAS (Valutazione Integrata dell’Impatto dell’Inquinamento atmosferico sull’Ambiente e sulla Salute), finanziato dal Centro Controllo Malattie (CCM) del Ministero della Salute e coordinato dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio, con la collaborazione di Università e centri di ricerca: ENEA, ISPRA, ARPA Piemonte, Emilia Romagna e Lazio, Dipartimento di statistica dell’Università di Firenze, Università di Urbino e Dipartimento di Biologia Ambientale della Università La Sapienza di Roma. Sul sito internet http://www.viias.it, curato dal partner del progetto Zadig, sono disponibili dati, approfondimenti e infografiche (http://www.viias.it/dataviz).I risultati del progetto CCM VIIAS saranno presentati il 4 giugno prossimo presso l’Auditorium del Ministero della Salute a Roma, http://www.ccm.it. L’incontro ha luogo a pochi giorni di distanza dalla risoluzione sull’inquinamento atmosferico, adottata dalla 68°Assemblea Mondiale della Sanità, in cui si pone l’accento sugli impatti negativi dell’inquinamento sulla salute e si invitano i governi a intraprendere misure immediate e urgenti.Lo studio CCM VIIAS rappresenta una tempestiva risposta, poiché fornisce una mappa dettagliata degli impatti ambientali e sanitari dell’inquinamento dell’aria e propone l’adozione di politiche adeguate per guadagnare salute, in termini di riduzione di malattie e mortalità, riduzione delle disuguaglianze sul territorio e risparmio di risorse pubbliche. Inoltre l’analisi di VIIAS consente di mettere a fuoco come è cambiata la natura dell’inquinamento atmosferico negli ultimi dieci anni, individuando nella combustione di biomasse per il riscaldamento e negli scarichi dei veicoli diesel i due principali bersagli verso cui indirizzare nuove misure preventive.

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Master in Statistica Medica e genomica

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 febbraio 2015

università paviaIl Master biennale in Statistica Medica e Genomica dell’Università di Pavia, unico in Italia, intende formare biostatistici, proponendo un percorso ampiamente fruibile e altamente professionalizzante nell’ambito della statistica medica, dell’epidemiologia clinica e della statistica genomica.Rispondendo alle richieste del mercato in Italia e all’estero, il Master in Statistica Medica e Genomica, mira a fornire know how specifici, quali disegno e analisi di dati genetici e genomici, attraverso tecniche all’avanguardia impartite da docenti che lavorano nel campo e pubblicano su riviste ad alto impatto; disegno e analisi di studi clinici randomizzzati; metodi di analisi statistica classica; metodi di analisi statistica innovativa, come ad esempio l’inferenza causale. Le conoscenze acquisite forniscono gli strumenti per pianificare studi epidemiologici osservazionali e offrono agli studenti capacità operative autonome nell’analisi di studi sperimentali e osservazionali attraverso una attività pratica guidata.La presenza di docenti, esperti e noti a livello internazionale, provenienti da Università straniere, quali Manchester e Cambrigde, e di docenti italiani che hanno un record scientifico eccellente e lavorano in Università e Centri di Ricerca avanzati, conferisce al percorso formativo un valore aggiunto, che spalanca agli studenti l’affascinante orizzonte della ricerca statistica attuale.Il Master, nel formare la figura dello Statistico Genomico, profilo professionale del quale gli istituti di ricerca, in ambito pubblico o privato, fanno sempre più pressante richiesta, dato il crescente fabbisogno di progettazione, analisi e valutazione di sperimentazioni cliniche e la diffusione degli studi genomici, offre agli studenti l’opportunità di stage in Italia e all’estero.L’INPS mette a disposizione per questo master 8 borse di studio a copertura totale della quota di partecipazione a favore dei figli e orfani di dipendenti della Pubblica Amministrazione e dei figli e orfani di pensionati INPS/INPDAP. Il bando e le indicazioni per la domanda sono disponibili sul sito http://www.inps.it/portale/default.aspx?itemdir=9900 Il termine per la presentazione delle domande scade il 27 Febbraio 2015.

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Gas di scisto: studio d’impatto ambientale prima di qualsiasi nuova estrazione

Posted by fidest press agency su domenica, 8 settembre 2013

La vigente direttiva sulla valutazione d’impatto ambientale è in fase di aggiornamento e la commissione per l’ambiente propone di estenderla a progetti di estrazione di gas di scisto.La commissione propone inoltre di intensificare la partecipazione del pubblico alle valutazioni d’impatto ambientale, stabilire regole chiare per la risoluzione dei conflitti d’interesse tra le autorità competenti e i committenti e rinforzare i controlli sui progetti che hanno effetti negativi per l’ambiente. La direttiva sull’impatto ambientale definisce i criteri per la raccolta delle informazioni necessarie prima che un progetto pubblico o privato sia autorizzato. Votazione: mercoledì 11 settembre
Procedura: codecisione (procedura legislativa ordinaria), prima lettura Hashtag: #EIA, #Shalegas, #Fracking

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L’impatto sociale del dolore cronico

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 maggio 2012

Italiano: Dolore acuto e cronico

Italiano: Dolore acuto e cronico (Photo credit: Wikipedia)

Copenaghen dal 29 al 31 maggio p.v. si terrà il terzo Simposio Europeo sull’Impatto Sociale del Dolore Cronico – Societal Impact of Pain (SIP 2012). Il Simposio si svolge durante il semestre di presidenza danese del Consiglio d’Europa. Più di 300 tra medici, manager della sanità pubblica e privata, esponenti politici e di associazioni di pazienti, provenienti da tutta Europa, si incontreranno per portare all’attenzione dei governi Europei il problema dell’impatto sociale del dolore cronico. Si confronteranno sulle “best practices” per la cura del dolore presenti nelle rispettive nazioni, con l’obiettivo di promuovere l’attuazione della “Road Map for Action”, il piano d’azione risultato del secondo Simposio SIP, svoltosi a Bruxelles nel maggio 2011, presso il Parlamento Europeo. La “Road Map for Action” è il risultato più importante del SIP 2011. Individua i sette aspetti politici chiave che le istituzioni della UE e gli stati membri devono aver ben presenti per affrontare in modo efficace il problema del dolore cronico (la versione integrale del documento è disponibile nel sito http://www.sip-meeting.org/2011). Lo stato di attuazione della Road Map for action, nell’ambito delle politiche nazionali per la salute, sarà il tema centrale della discussione del SIP 2012.Particolare attenzione sarà rivolta al punto 1: riconoscimento del dolore come condizione che incide fortemente sulla qualità della vita dei pazienti e che deve essere tra le priorità di ogni sistema sanitario nazionale. Come spiega il Professor Hans Kress, presidente della Federazione Europea delle Associazioni per lo Studio del Dolore (European Federation of IASP® Chapters – EFIC®: “Mentre il dolore acuto, in seguito a lesione o intervento chirurgico, è direttamente correlato all’evento traumatico e quindi agisce come segnale utile che allerta di un pericolo imminente, il dolore cronico di solito persiste per un periodo di tempo più lungo, quando ha perso l’utilità di sintomo ‘segnale d’allarme’. Inoltre, il dolore cronico produce nel paziente un complicato insieme di cambiamenti fisici, psicologici e sociali tali da avere nella maggior parte dei casi rilevanti ricadute socio-economiche. Il dolore cronico grava pesantemente sull’individuo, ma anche sulla società, che si fa carico di enormi costi economici per il sistema sanitario. Tramite la piattaforma SIP stiamo cercando di far comprendere sempre di più queste conseguenze negative, e di sostenere e incoraggiare le politiche dell’Unione Europea e dei Paesi Membri per un miglioramento della percezione del dolore cronico e del trattamento dei pazienti in Europa”. Pia Frederiksen, presidente dell’Associazione Danese dei pazienti affetti da dolore cronico, FAKS, così esprime le sue aspettative riguardo al SIP 2012: “Vogliamo ottenere il riconoscimento del dolore cronico come condizione grave e debilitante e fare divulgazione sul trattamento del dolore, per poter aiutare ogni singolo paziente e i familiari a gestire al meglio la propria condizione. Come presidente dell’Associazione Danese dei pazienti affetti da dolore cronico, spero vivamente che la discussione all’interno del SIP 2012 contribuisca in maniera sostanziale a rendere visibile questo problema non soltanto in Danimarca, ma in tutti i paesi dell’Unione Europea. Insieme ad altre associazioni di pazienti, la FAKS continuerà a sensibilizzare politici e amministratori perché rivedano la loro percezione del dolore cronico e lo riconoscano come uno stato di salute a sé stante rispetto alle altre malattie croniche, con un impatto significativo sulla qualità della vita dei pazienti, così come sul budget economico dei sistemi sanitari”.

 

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