Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

Posts Tagged ‘impedimento’

Idv: appello referendario

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 giugno 2011

Roma 10 giugno in Piazza del Popolo dalle ore 15 alle 23:30 dopo il no della Corte Costituzionale all’ennesimo tentativo del governo di bloccare il referendum sul nucleare, la macchina per i 4 SI contro l’energia atomica, l’acqua privatizzata e il legittimo impedimento, si avvicina alla meta finale: il raggiungimento del quorum domenica 12 e lunedì 13 giugno prossimi.
La mobilitazione intorno a questo cruciale appuntamento è grande. In particolare stanno catalizzando molta attenzione i ritrovi nelle piazze di molte città in tutta Italia; soprattutto, il grande evento live lanciato dal comitato “Io Voto” (http://www.iovoto.net/) referendari e appoggiato da diverse formazioni politiche, tra le quali l’Italia dei Valori.

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Dovere civico votare sì al Referendum

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 giugno 2011

Domenica 12 e lunedì 13 giugno gli italiani dovranno recarsi alle urne per votare i quattro quesiti del referendum contro il legittimo impedimento, il nucleare e la privatizzazione dell’acqua pubblica. Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti, ha così commentato l’evento: “Domenica prossima si gioca una partita molto importante per il futuro del nostro Paese e per testare la consistenza politica dell’attuale maggioranza che ha, letteralmente, messo in ginocchio l’intera Nazione, curando gli interessi di pochi e, soprattutto, del Premier a danno della maggior parte dei cittadini. Per gli italiani è un dovere civico primario recarsi alle urne per votare SI ai quattro quesiti proposti e, soprattutto, per raggiungere il quorum necessario per rendere valido il risultato. Il manipolo di politicanti aziendali che ci governa le ha provate tutte per far sì che le date fondamentali del 12 e 13 giugno passassero in sordina o che addirittura i quesiti venissero annullati, ma per fortuna credo che la coscienza degli elettori, anche in virtù dei risultati delle ultime elezioni amministrative, si stia riprendendo da un lungo torpore indotto da una propaganda mediatica senza precedenti. Credo – continua il presidente dell’Italia dei Diritti – che solo un folle o un “senza cervello”, per dirla con il Premier, o un direttamente interessato possano apporre una croce sul NO per i quesiti proposti che, ricordiamo, dovranno ribaltare gli effetti di alcune leggi partorite dall’incoscienza di chi ha sacrificato sull’altare di vari interessi in gioco il bene del Paese.
Infatti, a parte il trito e ritrito concetto del Premier perseguitato dalla magistratura, a cui ormai non crede più nessuno, e che fa riferimento alla legge sul legittimo impedimento, con la favola di Berlusconi che per poter governare non può recarsi in tribunale, è veramente senza una logica, se non affaristica, inseguire il disegno nucleare senza invece investire sulle energie rinnovabili, come sarebbe certamente più giusto e più sicuro. Del resto rasenta i confini dell’assurdo anche il fatto che un bene comune e primario come l’acqua debba finire nella morsa speculativa di alcuni privati senza scrupoli.

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Referendum. Consigliamo di votare!

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 giugno 2011

Due SI’: all’abrogazione del nucleare e del legittimo impedimento. Molto semplice per il nucleare: visto che le alternative di produzione energetica ci sono, fintanto che la scienza non ci dirà cosa fare delle scorie, non ha senso correre anche un minimo pericolo. Altrettanto semplice per il legittimo impedimento: si tratta della reintroduzione surrettizia di norme bocciate e ri-bocciate in passato, ritornate a galla solo per una prova di forza della maggioranza di governo contro l’opposizione, ma totalmente inutili anche per “non dare impedimento” a chi ci governa nella sua opera. Meno semplici e piu’ articolati i quesiti per l’acqua pubblica o privata. I referendum a nostro avviso non risolvono, ma bloccano l’economia e alimentano l’incapacità pubblica. Il primo referendum chiede di abrogare le modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, modalita’ in cui, però, si ribadisce che acqua e impianti vari di trattamento sono e restano un bene pubblico. I promotori non vogliono che i Comuni possano affidare la gestione anche a societa’ private o miste privato/pubblico. Il secondo referendum intende abrogare la remunerazione del capitale investito in materia, quindi anche quello di chi presta i soldi ad un ente pubblico. Purtroppo i fautori del SI’ e quelli del NO (che puntano essenzialmente sull’astensione perche’ non sia raggiunto il quorum e la consultazione sia invalidata) hanno reso banale una questione che invece non lo e’. I fautori dell’abrogazione ci e si illudono che, vinto il referendum, l’acqua tornera’ pubblica e tutto funzionerà bene. Lo schieramento opposto, confermato lo status quo, ci vuol far credere che tutto va bene e il mercato è salvo.
Così non e’ in entrambi i casi. Il problema maggiore che la risorsa acqua ha nel nostro Paese e’ la normazione nazionale e regionale, che cambia in continuazione ed ha contribuito -pubblico o privato non cambia- ad una situazione in cui -con poca o tanta acqua- si depura o non si depura, si paga o non si paga, fino a vere e proprie elusioni. Un contesto in cui ne risentono qualita’, equita’ dei servizi idrici e sostenibilita’ ambientale: la legge Galli del 1994, che prevede la copertura dei costi tramite tariffa con servizi adeguati ai livelli territoriali, e’ sempre punto di riferimento.
Il problema e’ che la risposta che il nostro sistema politico-istituzionale ha dato fino ad oggi, e’ condizionata da un modo di gestione della cosa pubblica dove l’interesse dell’utente finale del servizio e’ spesso considerato alla stregua di “limone da spremere” e senza nessun reale controllo pubblico.
Avremmo quindi bisogno di un pubblico senza conflitto di interessi, in grado di controllare i privati (o anche altri pubblici o misti che pero’ non siano se stessi). Bandi di gare per l’affidamento delle gestioni. Un’Autorità nazionale di controllo, con altrettante diramazioni territoriali, che sia emanazione anche dei cittadini utenti, e con nessuna commistione coi gestori dei servizi.
Per questo i referendum sull’acqua serviranno solo a bloccare l’esistente in una prospettiva di tornare indietro e negandoci la possibilità di una gestione privata di qualità, rispettata e apprezzata per questo, e non per le manfrine politiche e/o per il suo essere pubblico mascherato. Per questo invitiamo a votare NO.

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Referendum: come e cosa si vota

Posted by fidest press agency su martedì, 7 giugno 2011

Il 12 e 13 giugno 2011 i cittadini italiani sono chiamati ad esprimersi su alcuni quesiti strettamente collegati a norme di legge statali. In particolare, si chiede alla cittadinanza di pronunciarsi sull’abrogazione o meno dell’art.23bis della legge di riforma sui servizi pubblici locali, nella parte riguardante la gestione privatistica del servizio idrico, le norme sul nucleare, modificate dal decreto legge n.34/2011 convertito in legge 75/2011 e sulla norma che consente al Presidente del consiglio e ai Ministri a non comparire in udienza penale in caso di legittimo impedimento. Si tratta di referendum abrogativi, ciò significa che si vota per abrogare, in tutto o in parte, le norme. Il referendum abrogativo è valido solo nel caso in cui si reca alle urne il 50% più uno degli aventi diritto al voto (quorum).E’ possibile ritirare e quindi votare, anche solamente la scheda per uno o per alcuni quesiti referendari. Si vota presentandosi, muniti di tessera elettorale e un documento di identità, presso il seggio indicato sulla stessa tessera elettorale. Chi avesse smarrito la tessera elettorale o non l’avesse ancora ricevuta, può richiederla all’ufficio elettorale del proprio Comune da martedì 7 giugno a sabato 11 dalle ore 9 alle ore 19, oppure nei giorni della votazione (domenica 12 giugno e lunedì 13 giugno) per tutta la durata delle operazioni di voto. I seggi resteranno aperti dalle 8.00 alle 22.00 di domenica 12 giugno e dalle 7.00 alle 15.00 di lunedì 13 giugno.

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Il si per fermare il nucleare

Posted by fidest press agency su sabato, 21 maggio 2011

Su iniziativa di cittadine e cittadini italiani residenti in UK, si è costituito anche nel Regno Unito un comitato per promuovere il SI ai quattro quesiti referendari su acqua pubblica, energia nucleare e legittimo impedimento. Su tali quesiti si voterà il 12 e 13 giugno in Italia. Il comitato avrà il compito di facilitare la nascita di altri gruppi territoriali all’interno del territorio britannico e avviare una campagna di promozione del voto degli italiani all’estero. A muoverci é la convizione che la partecipazione degli italiani all’estero alla tornata referendaria abbia un valore strategico e che ogni nostro voto dall’estero sarà un passo in più verso il raggiungimento del quorum, un obiettivo che questa volta non possiamo davvero mancare. E’ indispensabile che i cittadini italiani, ovunque si trovino, si mobilitino per affermare con forza il proprio SI all’acqua come bene pubblico e comune; a una politica energetica eco-sostenibile basata sulle energie rinnovabili e non sulle centrali nucleari; al principio di eguaglianza di fronte la legge sancito dall’articolo 3 della Costituzione Italiana contro le norme del legittimo impedimento. Anche dal Regno Unito abbiamo deciso di impegnarci per promuovere queste battaglie fondamentali per il nostro Paese. Tra le azioni intraprese ed in programma:
messa a disposizione di chiunque voglia stamparlo e diffonderlo del volantino online che puo’ essere scaricato dal profilo Facebook “ComitatoUK Perilsi” o tramite richiesta all’indirizzo email ukperilsi@gmail.com
attività di volantinaggio e sensibilizzazione (nei luoghi strategici di affluenza di concittadini Italiani)
una serie di eventi che verranno organizzati nei prossimi giorni (è già stato programmato un evento per sabato 28 maggio 2011. I relativi dettagli verranno resi noti a breve).

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Stop al nucleare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 aprile 2011

L’abrogazione del piano sul nucleare e il probabile venir meno del relativo referendum del 12 e 13 giugno dimostrano, ancora una volta, l’assenza di un programma energetico serio da parte di questo Governo, che si muove sull’onda di interessi e di pressioni alterne (nonché del timore che il referendum porti ad abrogare il legittimo impedimento).  Se il Governo fa marcia indietro sulle nuove centrali non può ora esimersi dal dare una risposta seria e definitiva alla necessità di allocare in sicurezza le scorie nucleari presenti nel nostro Paese in un sito unico nazionale, progetto che non può più attendere e che risponde a precise prescrizioni legislative.  In particolare, Saluggia (Vercelli) attende la soluzione definitiva per l’80% delle scorie nucleari italiane, oggi depositate sul suo territorio, in un sito riconosciuto inidoneo ad ospitarle, ad altissimo rischio ambientale che incombe su popolazione, falde acquifere, corsi d’acqua, falde dell’acquedotto del Monferrato e sul più importante insediamento biomedicale italiano (Gruppo Sorin), con i suoi 2000 lavoratori.  La legge 99/09 votata da Pdl e Lega aveva differito la decisione sulla realizzazione del deposito unico nazionale, stabilendo che fossero realizzati depositi “temporanei”. A Saluggia tale programma prevede la realizzazione del deposito D2, per migliaia di metri cubi di scorie radioattive.  Il Partito Democratico denuncia ancora una volta che il Deposito D2, in assenza del sito unico, è di fatto il deposito nazionale, sulla cui temporaneità non siamo disposti a credere: la sua struttura è progettata per durare centinaia di anni ed è pronto per ospitare anche il combustibile ritrattato all’estero, che rientrerà fra qualche anno.  Il Partito Democratico si impegna a pressare l’Amministrazione regionale affinché il Governo applichi il D.M. 25 Febbraio 2008 e identifichi il sito unico nazionale al quale conferire in modo definitivo le scorie presenti in Piemonte nei Comuni di Saluggia, Trino e Bosco Marengo e affinché l’Amministrazione comunale di Saluggia annulli la proroga di tre anni firmata il 3 agosto2009 afavore della Sogin per costruire il deposito D2 e presenti al Consiglio Comunale regolare proposta di Variante al Piano Regolatore Ci impegniamo altresì ad intraprendere azioni pressola Commissione Europea, deputata ad intervenire avverso le eventuali violazioni commesse dai singoli Stati Membri ed inerenti lo stoccaggio e smaltimento dei materiali radioattivi e la tutela della risorsa idrica.  (comunicato Pd Piemonte)

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Ripreso processo Mills

Posted by fidest press agency su martedì, 22 marzo 2011

“Ci atteniamo alla precedente condanna dell’avvocato David Mills, al rispetto della magistratura e al lavoro dei pubblici ministeri”. È quanto sostiene Giuliano Girlando, responsabile per la Giustizia dell’Italia dei Diritti, in merito al ‘processo Mills’, ripreso questa mattina a Milano, che vede imputato il capo di Governo per corruzione in atti giudiziari. Berlusconi non si è presentato in aula a causa di una riunione straordinaria del Consiglio dei ministri, ma i suoi avvocati non hanno opposto il legittimo impedimento. L’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro fa una panoramica sulla serie di processi a carico del premier, approfondendo la questione con tono polemico: “Il conflitto che si sta creando tra il primo ministro e le istituzioni giuridiche italiane è palese, tale da farci aprire una riflessione seria sulla legittimità del suo ruolo politico. Il presidente del Consiglio non rispetta la funzione dei giudici, ponendosi come super partes e al di sopra della stessa Costituzione”. Girlando, in ultimo, analizza la res pubblica nazionale: “Se si aggiunge il ruolo di Berlusconi in un contesto di Governo ormai spaccato, è evidente che questa situazione conduce il Paese in una condizione di stallo politico, dove viene meno anche il ruolo del Parlamento e in cui risulta essere sempre più necessaria un’ennesima richiesta di dimissioni da parte del primo ministro”.

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L’impedimento del Premier secondo l’Idv

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 gennaio 2011

“E’ facile dire l’avevamo detto, eppure é proprio così. Italia dei Valori aveva posto in commissione e in Aula tutte le obiezioni di carattere costituzionale, riscontrabili nella decisione della Consulta, davanti al terzo tentativo, non meno maldestro, di procurare l’ennesimo scudo al premier. E rimane bocciato chi aveva testardamente lavorato per partorire quel testo in soccorso del premier, irriducibilmente allergico alle aule di giustizia” così Federico Palomba, capogruppo IDV in Commissione Giustizia alla Camera, commenta la sentenza della Consulta sul legittimo impedimento. “Sapevano benissimo che questo terzo tentativo non era meno sconcio. Ma volevano ugualmente garantire “serenità” al premier dandogli l’assoluta discrezionalità di eclissarsi per diciotto mesi, magari in giro per mercati e fiere rionali. Bastava la sola copertura di una dichiarazione, una tantum ogni sei mesi, dei fidi scudieri di Palazzo Chigi che era severamente impegnato in azioni di governo per mettere all’angolo i giudici” aggiunge il capogruppo IDV in commissione Giustizia alla Camera. “Ora sarà difficile che ci sia qualche altra mosca cocchiera che ci riproverà, anche perchè dove non è arrivata la Consulta arriverà il referendum dell’Italia dei Valori” conclude Palomba.

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Legittimo impedimento dei membri del governo

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 gennaio 2011

La Corte Costituzionale ha stabilito che la legge sul legittimo impedimento viola gli articoli 3 e 138 della Costituzione. Inoltre, “non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale relative all’art. 1, comma 1, in quanto tale disposizione venga interpretata in conformità con l’art. 420-ter, comma 1, del codice di procedura penale”. E “sono inammissibili le ulteriori questioni di legittimità costituzionale, relative alle disposizioni di cui all’art. 1, commi 2, 5 e 6, e all’art. 2”.
Questa decisione è stata adottata a maggioranza: 12 voti favorevoli e 3 contrari. Nel merito si precisa che i processi nei quali è imputato il presidente del consiglio sono i giudici del collegio giudicate a valutare di volta in volta la legittimità dell’impedimento del capo del Governo per bilanciare i due diritti: la difesa dell’imputato premier e la tutela della sua funzione di governo. Si ricorda che l’articolo 3  della Costituzione recita che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. E secondo l’articolo 138 della Carta, “le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione”.
In proposito i difensori di Berlusconi Niccolò Ghedini e Piero Longo  hanno sottolineato che: ”La legge sul legittimo impedimento nel suo impianto generale è stata riconosciuta valida ed efficace e ciò è motivo evidente di soddisfazione”. E soggiunto: ‘Nell’intervenire su modalità attuative, la Corte Costituzionale sembra avere equivocato la natura e la effettiva portata di una norma posta a maggior tutela del diritto di difesa e soprattutto della possibilità di esercitare serenamente l’attività di governo, non considerando la oggettiva impossibilità, come dimostrato dagli atti, di ottenere quella leale collaborazione istituzionale già indicata dalla Corte stessa, con una autorità giudiziaria che ha addirittura disconosciuto legittimità di impedimento ad un Consiglio dei ministri”. ”Comunque – concludono – le sentenze della Corte debbono essere ovviamente rispettate e sarà possibile comprenderne la reale portata nella pratica attuazione soltanto dopo aver letto la motivazione”.

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Legittimo impedimento

Posted by fidest press agency su martedì, 11 gennaio 2011

“Oggi, la Corte Costituzionale dovrà decidere se restare il baluardo della Costituzione italiana e dovrà allontanare il clima di sospetto che si è venuto a creare attorno all’organo, all’indomani degli strani comportamenti tenuti da alcuni giudici che lo compongono”. Così si esprime Giuliano Girlando, responsabile per la Giustizia dell’Italia dei Diritti, in merito all’udienza pubblica alla Consulta sul legittimo impedimento che inizierà domani mattina. “Il nostro Paese ha fortemente bisogno che i suoi organismi principali siano al di fuori da ogni sospetto – continua Girlando – e i giudici della Consulta sanno di appartenere ad uno di questi. Con la loro pronuncia dovranno sgretolare quei dubbi nati nel momento in cui alcuni di essi cenarono col premier e con il ministro della Giustizia Alfano”. In conclusione, l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro sostiene: “Mi auguro che la legge sia bocciata, in quanto ritengo, senza mezzi termini, che sia una ‘porcata allucinante’”.

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Legittimo licenziamento lavoratore per scarso rendimento

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 dicembre 2010

A stabilirlo è stata la Corte di cassazione con la sentenza 24361del 1 dicembre 2010. Il ricorso era stato presentato da un dipendente di una spa contro la decisione della Corte d’ Appello di Brescia che non aveva accolto la sua richiesta di annullamento del licenziamento.  Secondo gli ermellini è “ Legittimo il licenziamento disciplinare del lavoratore che ha uno scarso rendimento tanto da provocare malumori nei colleghi, costretti a terminare le sue attività”. La Società datrice di lavoro tra i motivi degli addebiti disciplinari aveva sostenuto che i suoi colleghi, avevano sempre completato i lavori tralasciati dal collega, manifestando malcontento per tale motivo. L’uomo dal canto suo, lamentava il fatto che, a fronte di vari piccoli episodi che ne dimostravano scarsa diligenza, la società aveva lasciato correre, passando poi alla sanzione disciplinare rilevando che dalle sue inadempienze non era scaturito un danno alla società.I Giudici di piazza Cavour, respingendo le doglianze del dipendente hanno confermato la ratio della decisione del giudice del gravame secondo il quale “è legittimo il licenziamento intimato al lavoratore per scarso rendimento qualora sia risultato provato, sulla scorta della valutazione complessiva dell’attività resa dal lavoratore stesso ed in base agli elementi dimostrati dal datore di lavoro, una evidente violazione della diligente collaborazione dovuta dal dipendente, ed a lui imputabile, in conseguenza dell’enorme sproporzione tra gli obiettivi fissati dai programmi di produzione per il lavoratore e quanto effettivamente realizzato nel periodo di riferimento, avuto riguardo al confronto dei risultanti dati globali riferito ad una media di attività tra i vari dipendenti ed indipendentemente dal conseguimento di una soglia minima di produzione”. Secondo Giovanni D’AGATA, componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” anche la Suprema Corte si dimostra intransigente sul rendimento sul posto di lavoro ponendo le basi per un giro di vite nei confronti di soggetti lavativi soprattutto quando il lavoro ricade sui colleghi.

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Il “caso” di Mara Carfagna

Posted by fidest press agency su domenica, 21 novembre 2010

Le minacce di dimissioni  di Mara Carfagna diventano un fatto politico di prioritaria importanza, seconde solo all’attesa sentenza della Consulta sul legittimo impedimento che spoglierà il cavaliere di ogni protezione, costringendolo a presentarsi ai magistrati per beccarsi la giusta condanna per i suoi reati. La defaillance di Mara sarebbe uno schiaffo al governo, accusato di farsi dominare dagli affaristi, ma anche una ginocchiata nei denti (o anche altrove) al cavaliere che al governo l’ha promossa sollevandola dagli oneri calendaristici.  Seguiranno altre dimissioni o minacce di dimissioni, perché si scopre che, in questo momento, il cavaliere è disposto a concedere tutto pur di non perdere consensi; escludo che possa dimettersi Bondi, ma solo perché le sue dimissioni sarebbero le sole tempestivamente accettate, tanto il suo voto è sicuro ugualmente.  In predicato Frattini  e, potenzialmente, anche Gelmini (costretta  da Tremonti a legiferare, accaparrandosi il disprezzo della classe insegnante e degli alunni di ogni ordine e grado, con l’adesione dei ricercatori, dei precari e anche dei bidelli). Ci sarebbe anche la Prestigiacomo in odore di fuga in avanti, per le note vicende siciliane. (Rosario Amico Roxas)

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Riforma universitaria: lettera ai parlamentari

Posted by fidest press agency su martedì, 27 luglio 2010

Scrive il Prof. Nino Luciani Ordinario di Scienza delle Finanze, Università di Bologna (in estratto): “il DDL in oggetto promette una demolizione rilevante dell’università pubblica italiana, pur contenendo un buon avvio in alcuni punti. In considerazione di cio’, vogliate rinviare il testo in Commissione Istruzione il DDL, pero’ con precisi indirizzi, perche’ da un rinnovato incontro tra Governo e Parlamento, vengano sciolti i nodi, che sotto vi segnalo:
1) La struttura del DDL è funzionale al “costo zero” della riforma, per lo Stato, ma anche impedisce alle universita’ vie di uscita alternative. Questo non va bene e infatti: a) Il “costo zero” per lo Stato si puo’ accettare come precisa scelta politica del Governo, risultato da elezioni politiche. Invece, appare inammissibile l’impedimento alle universita’ di approvvigionarsi di risorse sul mercato, mediante la liberalizzazione dei contributi studenteschi, per lo stretto pareggio del bilancio. b) Va pur apprezzato che, mantenendo il DDL per la copertura delle spese correnti delle universita’ mediante il FFO – Fondo di Finanziamento Ordinario – pur se a risorse strette, rimarrebbe il soddisfacimento pubblico del Diritto allo Studio con qualche restringimento della maglia. c) L’attuale FFO e’ ripartito in base a parametri che non hanno alcun senso come riferimenti per premiare i “risultati di merito” delle universita’, perche’ costruiti usando statistiche relative ad anni passati, del tutto superati (questo ricorda le esperienze fallimentari dell’Unione Sovietica, dove questo genere di paramtri era applicato a tutti i settori del sistema economico).
2) Governance.  a) Il DDL rafforza l’Esecutivo delle Universita’ (il Rettore si varra’ di un Consiglio di Amministrazione configurato come organo esecutivo, come nelle societa’ per azioni; e l’attuale Direttore Amministrativo diverra’ “Direttore generale”). Questo puo’ essere cosa buona, se bilanciata da un rafforzamento degli Organi deliberanti e di controllo. Ma questo non e’ e infatti:
– è il abolito il Consiglio di Amministrazione, come organo elettivo di rappresentanza delle categorie (professori di I e II Fascia, Ricercatori, Personale Tecnico e Amministrativo);
– il nuovo Senato diviene un organo elettivo senza poteri reali, perche’ è svuotato dei Presidi (attualmente membri di diritto, e figure portanti della democrazia universitaria) ed e’ composto da membri eletti in modo polverizzato (cosi’ da non avere alcun potere reale).
Per evitare questa polverizzazione, un modo e’ la elezione per liste concorrenti dei candidati, in modo da originare una maggioranza ed una minoranza. Nel nuovo organo elettivo non entrerebbe, poi, il personale tecnico e amministrativo, e questo non va bene.
3) Reclutamento e progressione in carriera dei docenti. a) Il DDL istituisce l’abilitazione nazionale (a lista aperta) dei docenti e questo e’ cosa buona.  Inoltre esso “sembra” conservare il concorso locale per il reclutamento e la progressione in carriera, con Commissioni locali di professori del Dipartimento, nominate dal rettore, per la scelta dei professori dentro la lista degli abilitati “nazionali”. In realta’ questo modo “pilotato” di fare le commissioni significa la fine dei concorsi come indicati dalla Costituzione (art. 97) per la Pubblica Amministrazione. Tenuto conto, poi, che i nostri Dipartimenti sono molto corporativi, il localismo (la piaga creata dalla legge 210/1998) sara’ ulteriormente aumentato.
4) Diritto allo studio. Il DDL lede gravemente il diritto allo studio perche’, bloccando in modo rilevante il turnover del personale di ruolo, riduce  per gli studenti la disponibilita’ relativa di docenti a tempo pieno. In questo modo si trascura di considerare che la scuola è come la famiglia, e senza la sua stabilita’, i figli finiscono affidati al vento.
5) Mancanza di norme transitorie per i Ricercatori a tempo indeterminato. E’ prassi che, abolendo un ruolo, i suoi membri siano inquadrati ope legis nel gradino piu’ basso del ruolo superiore. Nel nostro caso, non solo questo non avviene, ma neppure sono previsti dei giudizi di idoneita’ per promuovere i meritevoli, come invece fu fatto per gli assistenti ordinari nel 1980 (DPR 382/80).
6) Professori Associati. Benche’ il DDL non ne abolisca il ruolo (ma sarebbe stato un bene il farlo, e invece mantenere il Ruolo dei Ricercatori a tempo indeterminato), anche per loro e’ opportuno prevedere la chiamata diretta in caso di conseguimento dell’abilitazione nazionale, previa unificazione della progressione retributiva delle tre fasce. SUN – Universitas News

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Berlusconi: “condono pro vita e post mortem”

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 luglio 2010

“Ci sentiamo particolarmente generosi e abbiamo deciso di fare un regalo al Governo, sebbene non lo meriterebbe. Vi diamo la ricetta per risolvere tutti i problemi della giustizia italiana. Una sola legge, la chiameremo “Condono pro Silvio pro vita e post mortem”. Un solo articolo che reciti più o meno così. “Qualunque cosa abbia fatto Silvio Berlusconi da 1 anno di vita in poi, ad esempio rubare la marmellata, alzare la gonna alla compagnella di scuola, imbrogliare ad asso piglia tutto, qualunque cosa, tutto ma proprio tutto, gli verrà condonato. E la legge resterà in vigore anche 10 anni dopo la morte ufficiale del Presidente del Consiglio, così, se magari gli scappa la marachella lassù, è coperto”.  E’ questa la provocazione lanciata da Franco Maccari, Segretario Generale del COISP – il Sindacato Indipendente di polizia, rispetto alle modifiche proposte dal Pdl per il Lodo Alfano. “Ora noi vorremmo essere seri su un argomento del genere. Ma non ci riusciamo proprio perché è il Governo che ogni volta  che discute di un provvedimento riduce tutto a una pantomima, una barzelletta”. – Dice ancora Maccari – “Noi non vogliamo far polemica a tutti i costi, però se tra un lodo e un altro, tra un modo di impedire a Premier e Ministri di presentarsi dinanzi al giudizio della corte, tra un legittimo impedimento ed un viaggio, magari ci si potesse occupare dei problemi che riguardano milioni di italiani.

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Un ministro che offende le istituzioni

Posted by fidest press agency su martedì, 29 giugno 2010

“La vicenda Brancher è un’offesa alle istituzioni e le parole che ha pronunciato ieri sono a metà strada tra la presa in giro e il delirio di onnipotenza. Siamo di fronte ad un ministro senza competenze, a capo di un ministero barzelletta, nominato solo per avvalersi del legittimo impedimento. A dirla tutta, la sua nomina a ministro è inadeguata e inopportuna, alla luce delle numerose questioni giudiziarie che lo riguardano e lo hanno riguardato” lo dichiara in una nota l’on. Massimo Donadi, capogruppo di Italia dei Valori alla Camera. “Sotto ogni profilo si voglia guardare questa vicenda, siamo di fronte ad un ministero che non doveva mai nascere e ad un ministro che non doveva essere mai nominato. La rinuncia al legittimo impedimento di oggi non è la garanzia che non lo userà domani. Per queste ragioni, Italia dei Valori valuterà insieme a tutte le opposizioni una mozione unitaria, fermo restando che qualora non vi fossero le condizioni la presenterà individualmente” conclude Donadi.

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La Cassazione e il ragionevole impedimento

Posted by fidest press agency su martedì, 8 giugno 2010

Secondo la Cassazione ”non sussiste alcuna assolutezza dell’impedimento a partecipare all’udienza per l’imputato che esibisce un certificato medico da cui risulta una generica indicazione di uno stato febbrile “. Per questo il Giudice non è obbligato a disporre accertamenti “su di una tale prospettata difficoltà a presenziare all’udienza”. Lo afferma la Sesta sezione penale della Corte di Cassazione (n. 20811/2010) chiarendo come proprio nel “rispetto del parametro della ragionevole durata del processo, non ogni difficoltà personale di presenziare al dibattimento ha titolo per dilatare i tempi della risposta giudiziaria, che non è fatto esclusivo del singolo interessato”. In particolare la Corte ha statuito che ciò che può costituire impedimento è “soltanto quella consistente e non momentanea difficoltà, che può anche essere psico-fisica, la quale sia peraltro idonea, in relazione alla specifica patologia e correlata questa allo stato generale di salute del paziente, a creare un insormontabile ostacolo alla sua presenza – utile ed efficace – nel processo, capace quindi di concretizzare, in termini non discutibili, l’assolutezza dell’impedimento. Secondo Giovanni D’AGATA componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di IDV è una sentenza che costituisce un primo giro di vite contro il malcostume di usare il certificato medico esibito dall’imputato che attribuiva l’impedimento genericamente “ad una mera tracheite febbrile”al fine di rinviare l’udienza.

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In questa democrazia la maggioranza non basta

Posted by fidest press agency su sabato, 10 aprile 2010

Volendo tirare delle conclusioni circa gli ultimi e ultimissimi eventi, possiamo dedurre che in democrazia, in questa democrazia, avere una maggioranza schiacciante nei due rami del parlamento non basta per governare. Gli eletti, non dal popolo ma dalle segreterie dei partiti, per potere governare hanno bisogno di essere protetti da immunità; protetti da chi ? Da se stessi !  Nessuno li ha infatti obbligati a operare in maniera così scorretta da cadere nelle maglie della giustizia e, quindi, chiamati a rendere conto alla “legge uguale per tutti”. Ecco, quindi, la ragione delle varie immunità che la casta legifera a proprio favore, ultimo parto in anestesia presidenziale, l’impedimento… purchè legittimo…. Chi deve giudicare la legittimità dell’impedimento. Semplice… lo stesso impedito…!Per potere imporre il rigore legale e morale al popolo, piuttosto attonito,  la super-casta ha bisogno di essere esonerata dal rispettare il rigore legale e morale che vuole imporre agli altri.  Paradossale, anzi no… italianissimo ! Ma nel popolo si verifica uno spontaneo ritorno alla moralità, ma non per libera scelta o per imposizione, e neanche per convincimento, ma solo per l’austerità che incombe e che si è impadronita delle classi più disagiate (transitate dalla povertà alla miseria), ma anche di quelle mediane ( in marcia solenne verso la povertà). Si erge, imponente, il muro che separa i privilegiati, (pochi ma….buoni), al riparo da tutto, dalla miseria, dal bisogno, dall’austerità, dai problemi quotidiani e, ora, financo dalle leggi “uguali per tutti”, dalla gran massa degli italiani assoggettati a tutto e a tutti, costretti a sperare, a immaginare, a credere, e tornare a vivere dentro i valori imposti dall’austerità incombente, senza convinzione, con sacrificio, con riluttanza, perché tutti vorrebbero (o vorremmo) fare il gran salto e superare quel muro dietro il quale si vive di privilegi immeritati ed abusi. Un muro in cemento robustissimo alla base, ma malleabile da un certo livello alla cima, per favorire i più intraprendenti a tentare la scalata; si tratta di quel ceto oltre il medio che vive di politica ma non nella politica, trae benefici dalla politica ma deve rendere conto, devo ubbidire, deve eseguire, non comanda, neanche a se stesso, ma ha imparato a credere….ubbidire e…. sbafare. L’intero paese assiste a queste scalate, sogna oltre il muro ma deve fare i conti con la realtà che impone una classe politica inadeguata, inventiva, fantasiosa, superficiale, interessata, coinvolta nelle più audaci ruberie, protetta anche, se non principalmente, da se stessa.  (Rosario Amico Roxas)

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Via libera al legittimo impedimento

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 aprile 2010

“Devo prendere atto che gli sforzi di questa maggioranza impegnata a risolvere i guai giudiziari del premier Silvio Berlusconi sono stati premiati. E’ dall’inizio della legislatura che si cerca di mettere a punto provvedimenti atti a tenere lontano il presidente del Consiglio dalle aule dei tribunali e ora a quanto pare è stata imboccata la giusta strada”. Questo il primo duro commento del presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro in seguito alla firma del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano del disegno di legge  sul legittimo impedimento che in tal modo viene così promulgato. Il testo prevede il congelamento dei processi per diciotto mesi per il premier e i ministri per consentire loro di espletare le rilevanti funzioni governative nell’interesse del paese e dei cittadini. Prosegue sdegnato De Pierro: “In un paese normale chi sta al governo dovrebbe pensare ai problemi reali della nazione e a quelle che sono le difficoltà e le esigenze dei cittadini ma purtroppo siamo in Italia dove chi gestisce il potere calpesta e mortifica la dignità del popolo e gran parte dell’opposizione sembra pensare ad altro. E’ semplicemente una vergogna: mentre la gente affonda nella palude che una crisi senza precedenti ha prodotto, il potere politico con arroganza si permette di non fare assolutamente nulla di quanto aveva promesso durante una tambureggiante, quanto propagandistica, campagna elettorale. Anzi, quei pochi provvedimenti non riguardanti il premier sono stati addirittura contro gli interessi della massa. Con tutto il rispetto che abbiamo nei confronti del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, accettiamo con assoluta considerazione istituzionale del ruolo rivestito la sua decisione ma non possiamo non dissentire dall’avallo dell’ennesimo provvedimento ad personam. Qualora dovessero prendersi per buone le motivazioni addotte per giustificare tale legge, sarebbe necessario che questo principio venisse esteso anche a numerosi altri soggetti con alte responsabilità istituzionali. Mi riferisco – affonda polemicamente De Pierro –  a presidenti di Regione, assessori, sindaci, prefetti e così via. Oppure devo pensare che i ruoli rivestiti da questi ultimi non abbiano grossa importanza  nella macchina amministrativa e sociale? E’ fin troppo chiaro che la norma è stata varata pretestuosamente a vantaggio e godimento di una sola persona, l’estensione ai ministri sembra alquanto strumentale. Si sostiene che il premier debba beneficiare del legittimo impedimento in quanto eletto dai cittadini per governare e non possa essere distolto da tale compito. Si dà il caso che i ministri comunque non sono scelti dal popolo, come invece lo sono alcune delle categorie che ho citato poc’anzi. La nostra opposizione extraparlamentare e movimentista sarà dura e intransigente di fronte a quella che riteniamo l’ennesima violazione di un principio costituzionale”. De Pierro conclude con duro attacco al centrosinistra: “Non riusciamo proprio a comprendere come mai qualcuno debba sottrarsi alla giustizia al contrario della maggior parte dei cittadini. Sosterremo politicamente a spada tratta chi in parlamento farà resistenza vera contro un provvedimento immorale e mi auguro che chi fino a oggi è stato un turista dell’opposizione, cominci a svegliarsi e reagisca all’ennesimo colpo di mano della maggioranza che pare non fermarsi nemmeno di fronte alla logica e al buon senso per raggiungere i suoi opinabilissimi obiettivi a vantaggio solo di pochi”.

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Class Action: verso il quasi totale impedimento all’uso

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 febbraio 2010

Firenze Dichiarazione rilasciata da Aduc associazione consumatori: Avevamo lanciato l’allarme sulle possibili modifiche alla normativa sulla class action, modifiche che prevedono l’esclusione delle aziende di servizi di pubblica utilita’ dal poter essere portate in giudizio per il rimborso dei danni (class action aziende), potendolo invece fare con la cosiddetta class action sulla Pubblica Amministrazione (decreto Brunetta che non prevede rimborso danni, ma solo ripristino del servizio -decreto non ancora attivo). La Confindustria era intervenuta chiedendo che questa esenzione riguardasse non tutte le aziende di servizi di pubblica utilita’, ma solo quelle che agiscono in regime di concessione (leggi: monopolio). L’evoluzione dei fatti e’ questa: il sen. Antonio Battaglia (Pdl) che aveva presentato un emendamento in materia al decreto “milleproroghe” ha ben accolto l’osservazione di Confindustria ed ha riformulato il suo testo: l’esenzione non e’ piu’ per i “gestori di servizi di pubblica utilita’” ma per i “concessionari di servizi pubblici”. Il sen. Battaglia ha fatto poi sapere che sulla nuova formulazione c’e’ gia’ il via libera del relatore del provvedimento, sen, Lucio Malan. Confindustria non e’ molto soddisfatta perche’ sostiene che le distorsioni e disparita’ tra imprese non saranno evitate, ma, da come ne parla oggi il suo “house organ” IlSole24Ore, sembra che potrebbe anche accontentarsi. Un patto di ferro, quindi, tra una delle principali corporazioni e il Parlamento. Patto che difficilmente potra’ essere scalfitto, soprattutto per come lo vorrebbe chi difende gli interessi dei consumatori e non solo delle imprese. A nostro avviso la legge sulla class action contro le aziende e’ molto imprecisa, vaga e -sostanzialmente- non facilmente fruibile da parte dei diretti interessati (3). L’esclusione delle aziende cosiddette private (quasi tutte spa con maggioranza di capitali di enti pubblici), anche nella versione edulcorata che sostanzialmente accoglie le richieste di Confindustria, e’ una ulteriore mazzata. Ad una legge che -ricordiamolo- pur se gia’ in vigore, non ha visto ancora l’apertura di un procedimento e quindi non e’ stata rodata: fatto non di poco conto in un sistema giudiziario dove spesso, piu’ che la legge, conta la giurisprudenza. Mazzata che fa meglio intendere il dato sintomatico di paura che l’affermazione dei diritti dei consumatori provoca in politici e industriali. Ci domandiamo se, oltre al Parlamento degli affari e delle corporazioni, esista anche quello del diritto, della liberta’ e della giustizia. Ed a questo Parlamento ci appelliamo, a partire da alcuni emendamenti che grazie alla sen. Donatella Poretti faremo presentare nei prossimi giorni, perche’ non si porti a buon fine questa ulteriore mortificazione dei diritti dei cittadini consumatori.

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Legittimo impedimento. La ragione del più forte

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 febbraio 2010

Editoriale Fidest. Con 316 voti a favore, 239 contrari e 40 astenuti su 555 votanti la maggioranza richiesta di 278 voti è stata superata con un largo margine. Hanno votato a favore  il Pdl, la Lega, ‘Noi Sud’, Mpa e Partito repubblicano. Si sono Astenuti Udc, Svp e Liberaldemocratici. Hanno detto no Pd, Idv e Alleanza per l’Italia. Ora il provvedimento passa all’esame del Senato. Cosa è successo di tanto strano con questo voto? Nulla. Forse solo il fatto che l’opposizione è uscita, ancora una volta, divisa e, questa volta, per merito dell’Udc. Significa solo che il Parlamento ha una sua maggioranza e l’ha fatta valere per quanto le leggi possono essere in odore di anticostituzionalità. Non è forse vero che il popolo è sovrano e che la sua sovranità è stata delegata a questo parlamento con un voto democratico? E allora cosa abbiamo da recriminare o di fare bagarre risvegliando vecchi e tediosi fantasmi? Nulla. Ci rimane semmai il detto: “Chi è causa del suo mal pianga se stesso”. Se siamo davvero convinti, sempre come popolo sovrano, che questa legge è ingiusta e vogliamo esprimerne la nostra contrarietà non ci resta che manifestarlo con il voto alle regionali del prossimo marzo anche a dispetto di certe candidature impopolari. Questa sarebbe la vera e più autentica risposta, ma dubitiamo che tale messaggio sarà raccolto dal popolo degli elettori e allora convinciamoci sulla validità e attualità dell’antico detto: dura lex sed lex e continuiamo a gridare al vento e a piangerci addosso. Eppure siamo convinti che nel Paese esiste una maggioranza di segno opposto a quella parlamentare ma stenta a manifestarsi perché non riesce ad entrare in sintonia con le forze politiche che potrebbero rappresentarla e riesce solo ad esprimere uomini e programmi mediocri, a litigare per una poltrona e a blaterare sulla questione morale ma poi gli stessi censori finiscono con il candidare figure poco cristalline o poco rappresentative. E la beffa è anche un’altra e l’ha detto lo stesso Bersani in Parlamento: vi è una classe politica che si infiamma per questioni marginali mentre cresce la disoccupazione, la povertà, il divario Nord/Sud, e la stessa giustizia, istruzione, sanità, welfare si intendono governarli togliendo loro risorse.  Il paese è “incagliato” come afferma Bersani ed è vero, ma di chi è la colpa? Non è certo e non è solo di chi ci governa oggi, ma anche di chi ci ha governato in passato e si dice che tutti i nodi alla fine vanno al pettine. Oggi con molto cinismo la Fiat tende ad abbandonare le sue industrie automobilistiche in Italia per altri lidi dopo che ha ricevuto decine di migliaia di miliardi di vecchie lire di contributi statali a fondo perduto. Oggi persino l’Enel, con un azionariato di riferimento del Tesoro, dimostra d’avere più attività all’estero che in Italia e in pochi anni è passata da 160 mila lavoratori a sessantamila e continua a scendere. Se andiamo avanti di questo passo resteremo solo terreno di conquista per i prodotti d’importazione cinesi e le nostre fabbriche e i nostri imprenditori ce li ritroveremo ovunque nel mondo meno che in Italia. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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