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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘imperativo’

Jean-Luc Nancy: L’imperativo categorico

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 ottobre 2011

Jean-Luc Nancy 20100328 Salon du livre de Paris 1

Image via Wikipedia

L’imperativo categorico è il testo che segna una vera e propria svolta nel pensiero di Jean-Luc Nancy. L’opera viene realizzata all’inizio degli anni Ottanta, raccogliendo una seria di saggi che Nancy scrive per alcune conferenze. Oltre ai temi principali, quelli della legge e del giudizio, il libro affronta la questione spinosa del soggetto (dalla quale prende le mosse quel movimento del pensiero francese che oggi viene ricordato come poststrutturalismo), ma anche la funzione etico-politica della filosofia.
L’imperativo categorico rimanda a qualcosa che riguarda l’assunzione di una responsabilità dinanzi al mondo perché, come ci dice l’autore, l’imperativo categorico significa che il concetto di un mondo è indissociabile da quello di un imperativo e allo stesso tempo il concetto di un imperativo puro è indissociabile dal concetto di un mondo. “Ciò che deve essere è un mondo e nient’altro che un mondo deve, assolutamente, essere messo in opera”.
Jean-Luc Nancy (Bordeaux, 1940) è professore emerito di filosofia presso l’università di Strasburgo. Assieme a Jacques Derrida può essere considerato il maggior esponente del decostruzionismo. Di Nancy in Italia sono stati recentemente pubblicati M’ama, non m’ama (2009), Cascare dal sonno (2009), Il peso di un pensiero(2009), Sull’amore (2009), Verità della democrazia (2009) e Corpo teatro (2010).
Autore: Jean-Luc Nancy Collana: Entropie 30 Categoria: saggistica Pagine: 160 ISBN 978-88-497-0764-9 Prezzo: € 16,00

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La povertà è un imperativo presente

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 giugno 2010

Toronto. “Se scegliessimo di intraprendere un cammino di riforme più ambizioso nel medio termine, potremmo ridurre sensibilmente gli squilibri globali”, affermano i leader nella dichiarazione finale del Summit G20. “Troppi condizionali”, dichiara Luca De Fraia. “La povertà è un imperativo presente. Sono più di un milione le persone che muoiono di fame nel mondo, persone che attendono aiuti concreti, non parole”. Cala il sipario sul G20 canadese senza che alcuna soluzione concreta a sostegno della fragile situazione economica mondiale sia stata intrapresa. L’unica proposta reale in gioco, sostenuta dai governi di Francia e Germania, era l’istituzione della Financial Transaction Act (FTT), un’imposta di entità irrisoria che avrebbe potuto contribuire a coprire i costi generati dalla crisi e rappresentare un freno alle attività speculative senza colpire l’economia reale. Tuttavia, a Toronto nulla di tutto ciò è divenuto realtà. “Un passo indietro rispetto alle promesse fatte nel 2005”, afferma De Fraia. “Invece di ragionare su come e quando mettere in campo concretamente le risorse che, da anni, devono ancora essere impregnate, i leader hanno fatto una nuova, debole, promessa: 7 miliardi di dollari per la salute materna e infantile (Muskoka Initiative on Maternal, Newborn and Child Health)”. “Se i grandi del pianeta vogliono effettivamente garantire “una crescita globale vigorosa, sostenibile ed equilibrata” come dichiarano nella relazione conclusiva del G20, impegnino delle risorse concrete”, conclude De Fraia. “La Banca Mondiale ha affermato che basta un taglio dello 0,50 per cento nella crescita dei paesi in via di sviluppo per aumentare di 80 milioni il numero di persone che vivono con meno di 1,25 dollari al giorno. Le parole non sfamano milioni di pance vuote, i tagli nemmeno”.

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La Signora che guarda negli occhi

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 giugno 2010

Roma 15-20 giugno 2010 Teatro India Martedì (15 giugno ore 22.30 debutto) Lungotevere dei Papareschi – 146 M’arte  movimenti d’arte presenta  La Signora che guarda negli occhi  di Sabrina Petyx  regia Giuseppe Cutino scena e costumi Daniela Cernigliaro  Maria Cucinotti, Filippo Luna, Sabrina Petyx  Sul palcoscenico voce e azione alla trappola sotterranea che pizzo e usura serrano intorno alle loro prede per cercare di rappresentare l’irrappresentabile guardando negli occhi la paura e sfidandola con parole quotidiane, parole riconoscibili che sanno stare sulla bocca di vittime e carnefici con la stessa efficacia. “Chi deve pagare pagherà”. La signora che guarda negli occhi è un confronto a viso aperto con un tema che fonda la sua esistenza sull’imperativo delle non parole, sul silenzio, sull’omertà e sulla paura. La paura è una signora che guarda negli occhi e costringe ad abbassare la testa, ed una società civile stretta nella morsa della paura è destinata a soccombere.  Tre attori in scena, tre differenti linguaggi, tre differenti prospettive che si moltiplicano per riflettere una realtà dai confini troppo estesi, che si espandono con la complicità del silenzio che li accompagna. Scegliere di denunciare, avere il coraggio di guardare negli occhi i propri aguzzini, si può? Forse no. Eppure si deve. Eppure è l’unica via possibile. Ma il confine fra un sì e un no è fragile. Arrivare a poter dire sì impone l’attraversamento di un percorso fatto di contraddizioni, furia, sottomissione, esasperazione, possibilità e impossibilità, fiducia e sfiducia.  Uno spettacolo di piani sovrapposti, una camera degli specchi dove l’immagine dell’altro diventa prigione o via di fuga, dove ciò che si vive qui e ora è lo strumento narrativo, dove la parola e l’azione sono capaci di entrare in contraddizione per farsi segno. Parole di ogni giorno per gesti quotidiani che diventano estremi. Persone in carne ed ossa, per vite scarnificate che si raccontano con parole semplici. Vite per cui il quotidiano, una “vita normale”, non esiste più. (sabrina)

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Ho visto morire Königsberg

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 febbraio 2010

1945-1948: memorie di un medico tedesco di Hans Deichelmann Nel 1945, in quella che è oggi Kaliningrad, allora Königsberg, capoluogo della Prussia orientale, fu combattuta una delle ultime battaglie della campagna di Russia. Stretta nella morsa del-l’Armata Rossa, la città fu completamente rasa al suolo dai pesanti bombardamenti, mentre la popolazione civile venne sottoposta ad ogni sorta di violenza. Questo diario è l’agghiacciante testimonianza di quei mesi di terrore: l’autore è un medico che, dopo aver portato in salvo moglie e figlia, decide di far ritorno nella sua città, ubbidendo all’imperativo categorico del dovere. Pagine drammatiche, in cui vengono descritte in modo dettagliato le inaudite sofferenze del periodo che va dal 4 aprile 1945 al 14 marzo 1948: la lotta quotidiana per la sopravvivenza, la tragedia della fame, l’imperversare delle malattie, la morte degli abitanti rimasti. Ma il tracollo della città non fu solo umano: con la popolazione scomparvero anche il tessuto urbano, l’architettura e ogni traccia di un fiorente passato culturale. Un’antica e nobile città prussiana che diventa tragico simbolo – ancor più di Dresda o Am-burgo – delle catastrofi che la Seconda guerra mondiale ha arrecato alla popolazione e alla cultura europea. Pagine 332 Euro 19,00 Codice 14025L ISBN 978-88-425-4073-1

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José Luis Serzo. La vida es sueño

Posted by fidest press agency su domenica, 2 agosto 2009

la revolucionariaTorino 25 settembre 2009 – 30 ottobre 2009 h 18,00, – 21,00 via dei Mille 40/a Marena Rooms Gallery A cura di Monica Trigona  La vita è sogno (“La vida es sueño”) è un dramma filosofico – teologico scritto nel 1635 da Pedro Calderón de La Barca, ma è anche un’affermazione che bene si adatta al mondo immaginifico di José Luis Serzo. José  Luis, nativo di Albacete, capoluogo dell’omonima provincia, è considerato oggi uno dei giovani più promettenti dell’arte contemporanea spagnola, che esplica attraverso l’utilizzo di tecniche variegate: passa con disinvoltura dalla pittura alla scultura, dall’installazione al video. La sua capacità di “fare mondi”, per mutuare la locuzione che Daniel Birnbaum ha voluto come imperativo della sua biennale veneziana, è favorita da un animo idealista e sognatore che brama scenari  zuccherati e utopici dove può prendere parte tutto l’inventario espressivo dell’arte contemporanea. Il colore ha grandissima importanza nelle composizioni di Jose Luis: risplende in bagliori smaltati e sfuma in ombre dorate. Le composizioni sono complesse, ricche di particolari, inglobano elementi eterogenei per creare un clima frivolo e allo stesso tempo sensuale. Le opere grafiche in bianco e nero di Luis Serzo richiamano alla mente la caricatura veneta settecentesca, alquanto legata al mondo del teatro e i cui protagonisti erano ben identificati nella loro identità personale. Dato certo e quanto mai inconfutabile è che la dimensione della sua arte è il sogno e che essa vive di accostamenti inusuali e apparentemente inspiegabili, affrontati con uno spirito ironico. Sebbene ci troviamo di fronte a lavori che affascinano e fanno sognare anche lo spettatore più scettico, non bisogna tralasciare il rigore artistico con cui essi sono stati prodotti da questo affabulatore contemporaneo “porque Serzo es un contador de historias pero también, y antes que nada, un buen pintor”, come scrive giustamente Javier Hontoria. (la revolucionaria)

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Turbolenze in casa PD

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 luglio 2009

“E’ deprimente vedere come un giorno si e l’altro pure i colonnelli del PD occupino il loro tempo a denigrarsi reciprocamente e criticare invece di fare fronte comune contro lo schieramento attualmente al governo”. Questo il commento di Roberto Soldà, vicepresidente dell’Italia dei Diritti, in relazione alle scosse interne al Partito democratico che hanno visto Fassino e D’Alema punzecchiarsi più volte a colpi di dichiarazioni. Oggetto del contendere la corsa alla leadership che vede contrapposti i due maggiorenti del partito Franceschini e Bersani, ciascuno con il proprio codazzo di dirigenti-supporter. Fassino appoggia il primo, invocando un nuovo corso, D’Alema il secondo, criticando lo sbandieramento del nuovo da parte di chi avrebbe affossato il partito, in primis Veltroni, anche lui schierato a fianco dell’attuale segretario. “L’imperativo categorico – ha poi aggiunto il vicepresidente del movimento guidato da Antonello De Pierro –  deve essere l’unità. Unità di intenti, di programmi, di azione politica. Dico no alla dialettica interna suicida, auspicando la riedizione di un nuovo centrosinistra aperto alle alleanze su base concreta e programmatica”.

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