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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘impiego’

Il lavoro domestico non è un impiego che piace ai giovani

Posted by fidest press agency su martedì, 16 novembre 2021

Nell’ultimo decennio, infatti, è drasticamente calata la presenza di colf, badanti e baby sitter under 30 (-61,4%) mentre si è assistito ad un progressivo invecchiamento della forza lavoro. Nel 2020 gli over 50 rappresentano oltre la metà dei lavoratori impiegati nel comparto: circa 480mila domestici regolari (di cui 319mila stranieri) su un totale di 920mila. È questa la fotografia scattata da Assindatcolf, Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico, che oggi, insieme al Centro Studi e Ricerche Idos, ha presentato i dati sul comparto domestico contenuti nel Dossier Statistico Immigrazione 2021. Sebbene nell’ultimo anno il numero dei lavoratori domestici stranieri sia complessivamente cresciuto del 5,3% anche per effetto dell’ultima procedura di emersione (passando dalle 601.223 unità del 2019 alle 633.122 del 2020), dal 2012 ad oggi si sono ‘persi’ complessivamente circa 189mila addetti stranieri. Un trend che, seppure parzialmente compensato dalla crescita degli italiani (+12,8% nell’ultimo anno), rischia di creare pesanti ricadute sul futuro dell’assistenza a domicilio, essendo quello domestico un comparto basato in prevalenza sulla forza lavoro immigrata, che rappresenta il 68,8% del totale. Il progressivo invecchiamento dei lavoratori riguarda in particolare proprio la componente straniera: ad oggi gli over 50 rappresentano il 65,8% del totale, contro il 34,2% degli italiani. E se da una parte l’avanzare dell’età porterà, nel giro di un decennio, oltre 480mila domestici, tra quelli oggi in forza ad andare in pensione (260mila, di cui 175mila stranieri) o ad avvicinarsi a quella soglia (220mila, di cui 144mila stranieri), dall’altra parte i dati degli ultimi anni dimostrano come a questo fenomeno non corrisponda un fisiologico ricambio generazionale. Tale considerazione è valida non solo per gli under 30, la cui presenza dal 2012 al 2020 è calata del 61%, ma anche per i lavoratori tra i 30 e i 39 anni, che nello stesso periodo sono crollati del 47%, e per quelli nella fascia di età 40-49 anni, scesi del 18%. “Nel 2020 – afferma Luca Di Sciullo, Presidente del Centro Studi e Ricerche IDOS – l’Italia ha conosciuto il numero più basso di nascite dall’Unità d’Italia, appena 404.000, e il un numero di morti paragonabile a un dopoguerra, 746.000. Al tempo stesso, da 12 anni restano chiusi i canali regolari di ingresso per giovani lavoratori dall’estero, anche in comparti di attività dalla domanda crescente, come appunto quello domestico, e per settori economici in crisi di manodopera. Nel frattempo continuiamo a impiegare poco e male la forza lavoro straniera già presente, peraltro crollata di 160.000 unità nell’anno della pandemia. In poche parole: il Paese invecchia drasticamente e noi, per ragioni puramente ideologiche, ne impediamo il necessario ringiovanimento e ricambio delle leve produttive attraverso l’apporto che l’immigrazione potrebbe vitalmente già offrire, se solo fosse gestita anche solo più pragmaticamente. Quel che sta avvenendo nel comparto domestico è paradigmatico di una situazione generale che dovrebbe interpellare i decisori politici, richiamandone la responsabilità verso l’intero sistema Paese”.

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Green-pass e pubblico impiego

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 ottobre 2021

Tra i diversi segnali di un ritorno al passato registriamo il DPCM governativo sulle “Linee guida” per l’applicazione del green-pass nelle pubbliche amministrazioni. Il decreto instaura infatti un sistema di controlli che sembra uscito dalla penna di Kafka. E meno male che tra i principali obiettivi del PNRR c’era la semplificazione dei procedimenti amministrativi, lo snellimento delle procedure e la modernizzazione della Pubblica Amministrazione. Nel decreto troviamo dieci pagine fitte di disposizioni su verifiche preventive e successive, divieti assoluti e obblighi tassativi, soggetti controllanti e controllati, intimazioni, attivazioni di procedimenti, comunicazioni, accertamenti, responsabilità amministrativa, responsabilità penale, sanzioni e chi più ne ha più ne metta. Altro che qualità dei servizi ai cittadini. Sembra che lo sforzo principale della macchina amministrativa pubblica consista nello stanare i furbetti del green-pass, costi quel che costi. E a proposito di costi, sarebbe interessante avere una stima del costo indiretto che graverà sulle finanze pubbliche il funzionamento dell’apparato di controllo sul green-pass nelle sedi della Pubblica Amministrazione. Quante unità di personale dovranno impegnare ore e ore per conseguire la straordinaria performance di mettere alla porta gli impiegati colti in flagranza di no-pass? E quanto tempo verrà sottratto alle altre attività istituzionali per controllare e ricontrollare a tappeto e a campione ed eventualmente ricontrollare ancora il green-pass dei dipendenti? Le Linee Guida appena varate finiscono per incartarsi su sé stesse creando una pletora di situazioni che viaggiano sul crinale dell’ambiguità, si rivelano ingovernabili e foriere di difformità interpretative. Quanto alle misure di sicurezza per gli utenti non obbligati al green-pass, il decreto scarica tutta la responsabilità sugli uffici. Neanche mezza parola sulle misure di sicurezza da adottare nei confronti dei lavoratori che dovranno operare a contatto (anche) con utenti non vaccinati e men che mai sulla sicurezza delle strutture pubbliche che, dal 15 ottobre, torneranno a riempirsi di personale in rientro dallo smart-working. Anzi no: per loro è prevista la possibile flessibilità degli orari, il cui unico scopo è quello di evitare gli assembramenti ai tornelli in entrata e in uscita. Appare implicito che quello che sta per accadere all’interno delle strutture durante l’orario di lavoro in presenza (uso di spazi comuni, accesso alla mensa, riunioni, spostamenti, ecc.) non interessa a nessuno se non ai diretti interessati, che evidentemente dovranno gestire le situazioni affidandosi al buon senso, come del resto hanno sempre fatto da 18 mesi a questa parte. Convenzioni tra enti senza particolari formalità? Riorganizzazione interna? Mobilità tra uffici o aree diverse? Ma di cosa si parla? La soluzione alle carenze organizzative causate dai no-pass sarebbe quella di usare i dipendenti in regola col green-pass come tappabuchi di giornata da spostare qua e là a discrezione dei dirigenti? Davvero un bel modo per incentivare i “Volti della Repubblica” e ringraziarli del senso di responsabilità civica dimostrata scegliendo di vaccinarsi, anche se non erano obbligati a farlo. Infine un tocco surreale: per venire incontro alle esigenze dei pendolari che intasano treni e autobus, i mobility manager delle amministrazioni definiranno i Piani Spostamento Casa Lavoro (PSCL). Non basta: in raccordo con i mobility manager dei comuni creati per decreto interministeriale, i mobility manager aziendali agiranno: “anche per la verifica complessiva e coordinata dell’implementazione dei PSCL e l’identificazione e la promozione di azioni di miglioramento complessivo dell’offerta di mobilità sul territorio di riferimento alla luce delle nuove fasce di ingresso e uscita dalle sedi di lavoro.” Non nascondiamo il disagio provocato dalla lettura delle Linee Guida emanate ieri dal governo perché sembra che basti un decreto per far funzionare e subito. Il timore che avevamo paventato nei giorni scorsi diventa più forte: tra pochi giorni la Pubblica Amministrazione rischia di piombare nel caos.Sandro Colombi, Segretario generale UIL Pubblica Amministrazione.

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Draghi e Brunetta vogliono velocizzare il Pubblico Impiego

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 febbraio 2021

Anche se siamo ancora ad un livello di pura enunciazione, ci sembra possibile e anche sensato iniziare a porci qualche domanda sulla direzione strategica che il nuovo esecutivo imprimerà alla funzione della pubblica amministrazione e al suo funzionamento. Per dirla con una battuta, sarà l’anno del Dragone? Dalle dichiarazioni di Draghi in Parlamento, finalizzate alla fiducia per il proprio governo, emergono alcuni elementi che vanno analizzati con attenzione se si vuol capire l’idea di Stato di questo governo e i progetti per la Pubblica Amministrazione e per i lavoratori pubblici. Difficile parlare di delusione, dal momento che sembra si vada proprio nella direzione che avevamo temuto e annunciato.
Una delle parole chiave è stata “Velocizzazione”: velocizzare lo “smaltimento del lavoro arretrato accumulato durante la pandemia”. A parte il fatto che non legare la parola alla situazione degli organici e alle necessarie assunzioni in una PA sempre più carente di personale risulta a dir poco velleitario, è senz’altro molto significativo che tra l’arretrato non venga nemmeno citata la situazione più grave che riguarda l’allungamento delle liste d’attesa in sanità e la conseguente impossibilità di curarsi per milioni di cittadini. Una circostanza che non viene citata nemmeno nel passaggio specifico sulla sanità che è apparso come una mera enunciazione di intenti, ma non supportata da elementi concreti, a partire dalle risorse necessarie alle assunzioni delle decine di migliaia di operatori necessari alla nostra sanità, come l’epidemia in corso ha ampiamente dimostrato.Velocizzazione anche per il processo di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, ma non una parola sulla necessità di regolarizzare il cosiddetto “Smart Working” all’interno del quale milioni di dipendenti si sono ritrovati catapultati in modo assolutamente casuale e che al momento è vissuto soprattutto come un trasferimento di postazione di lavoro e di tutti i costi correlati (connessione, riscaldamento, dispositivi, corrente, buoni pasto) sui lavoratori e le loro famiglie, senza alcuna ipotesi di redistribuzione delle ingenti somme risparmiate dalle amministrazioni per la nuova situazione logistica. Importante anche il passaggio sulla velocizzazione dei processi di assunzione su base meritocratica, che sembrano tanto richiamare la volontà di creare una Pubblica Amministrazione impostata con criteri aziendali e manageriali secondo un’idea che si allontana – e molto- da quella di uno Stato che garantisca servizi essenziali e di qualità (gratuitamente), a cominciare da sanità scuola e ricerca, riprendendo nelle proprie mani quelle funzioni strategiche che sempre più sono state abbandonate per affidarle alle avide attenzioni dei privati.Infine, nessun passaggio sulla necessità di porre fine al sempre più diffuso precariato dentro la P.A., determinato dai processi di esternalizzazione e di privatizzazione.In tutto questo, la scelta di Brunetta come ministro della Funzione Pubblica non è certo rassicurante. Bisogna però stare attenti a non immaginare riproposizioni identiche di stagioni politiche con caratteristiche diverse da quella attuale – nessuno pensa alla riedizione di una stagione di pura austerità di montiana memoria – , ma allo stesso tempo bisogna avere il coraggio e l’ambizione di definire sempre meglio gli scenari nei quali combatteremo, insieme ai lavoratori pubblici, uno scontro decisivo sulla loro funzione complessiva e sulle finalità del loro lavoro.

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Centri per l’Impiego in stato di abbandono

Posted by fidest press agency su sabato, 9 marzo 2019

Nonostante la funzione delle politiche attive del lavoro sia transitata alle Regioni e malgrado le intenzioni del Governo di rilanciare il settore anche per l’introduzione del reddito di cittadinanza, i centri dell’impiego italiani continuano ad essere in uno stato di abbandono perenne.I precedenti governi a partire da Monti fino ad arrivare a Renzi hanno disincentivato il settore pubblico del mercato del lavoro a favore di quello privato. Il blocco delle assunzioni prima e quello delle risorse poi hanno definitivamente inferto il colpo di grazia ai CPI italiani.Attualmente le 501 strutture principali pubbliche che dovrebbero occuparsi del mercato del lavoro denunciano per il 46% una dotazione informatica non adeguata, alla quale si aggiunge addirittura per il 36% un collegamento alla rete non adatto. Il Sud della penisola soffre anche di una arretratezza tecnologica significativa.Sul fronte del personale sono impiegati circa 8.000 unità di personale incardinate negli Enti territoriali (Regioni, Agenzie regionali, Enti di area vasta, Province), con circa il 7% di personale esterno che opera nei CPI. Quasi l’83% del centri dell’impiego operano con personale insufficiente, e le professionalità più richieste sono amministrativi, orientatori, consulenti aziendali e mediatori culturali.L’attuale governo ha previsto un rafforzamento in materia di personale con le assunzioni di 6.000 “navigator” tramite ANPAL Servizi S.p.A. e 4.000 unità di personale di pubblico impiego e una nuova dotazione informatica che prevede anche il sistema informativo unico (SIU).L’incertezza governativa e l’impasse che si è creata con le Regioni per le assunzioni dei “navigator” rischia di vanificare il rilancio del settore e anche l’introduzione del reddito di cittadinanza. A due giorni dalla data di partenza della misura che dovrebbe aiutare i più deboli, non è stata fatta neanche un’assunzione e l’accordo con le Regioni appare lontano.USB ha chiesto immediatamente e ottenuto un incontro a breve con lo staff del ministro Di Maio per affrontare le problematiche dei Centri per l’Impiego, in particolare quelle sulle assunzioni. Per la nostra organizzazione la via da seguire deve essere quella dello scorrimento delle graduatorie in primis, l’internalizzazione del personale esterno che opera nei CPI, fino ad arrivare all’indizione delle nuove procedure concorsuali in accordo con le Regioni.

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Voting machine ai centri per l’impiego: la mozione del M5S Lombardia

Posted by fidest press agency su domenica, 13 gennaio 2019

5mila voting machine assegnate ai centri per l’impiego. La richiesta arriva in Regione Lombardia con una mozione del M5S Lombardia che sarà discussa in Consiglio regionale martedì 15. L’obiettivo è quello di ampliare le dotazioni informatiche dei centri per l’impiego anche in previsione dell’introduzione della misura del reddito di cittadinanza.Monica Forte, consigliere regionale del M5S, dichiara: “Questa mozione segue le iniziative che abbiamo già messo in campo in Lombardia per sostenere concretamente i Centri per l’impiego che oggi si trovano in difficoltà.A dicembre abbiamo ottenuto un importante stanziamento di 750 mila euro a bilancio e la promessa dell’Assessore Caparini di assegnazione ai centri per l’impiego delle voting machine usate per il referendum sull’autonomia non richieste dalle scuole.Quella promessa va formalizzata con un voto del consiglio. Da qui la mozione che ha l’obiettivo di ammodernare e ottimizzare il servizio offerto ai lombardi dai centri del lavoro anche in previsione dell’avvio del reddito di cittadinanza previsto per il prossimo 1 aprile”.

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Sicilia prima per addetti ai servizi per l’impiego

Posted by fidest press agency su martedì, 9 ottobre 2018

La Sicilia è la regione dove opera il maggior numero di addetti ai servizi pubblici per il lavoro: sono 1.737 su 7.934 operatori, pari a poco meno del 22% del personale operativo nei 501 Centri per l’impiego esistenti in Italia. L’attività della rete pubblica, tuttavia, si focalizza sulla gestione dei disoccupati e non ha alcun contatto strutturato con la domanda di lavoro delle aziende locali. Lo dimostra il fatto che, su 137 mila siciliani che ogni anno accedono alla disoccupazione (NASpI), ben 85 mila di questi al quinto mese continuano ancora a percepire il sussidio. Si pone, dunque, il problema di rendere efficiente il sistema di supporto dei disoccupati nella ricerca di un nuovo lavoro, sia in Sicilia, ma anche nel resto del Paese. A segnalarlo è la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro in occasione del V Congresso Regionale dei Consulenti del Lavoro della Sicilia, ha presentato l’indagine dell’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro “Il lavoro nella Regione Siciliana dopo la fine degli incentivi. L’incremento delle politiche passive”.

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Come affrontare con successo un impiego temporaneo

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 ottobre 2018

Cominciare un nuovo lavoro è sempre una sfida e può rivelarsi molto stressante. Essere accettati dai colleghi, entrare in sintonia con la nuova cultura aziendale e fare una buona impressione sui propri responsabili sono solo alcune delle preoccupazioni di un professionista che entra a far parte di un nuovo ambiente lavorativo. Per un lavoratore temporaneo, poi, questo passaggio può risultare ancora più impegnativo perchè – come sostengono gli esperti della divisione Temp di Hays Response, specializzata nei servizi di somministrazione di lavoro e interim management per professionisti qualificati – quando si viene scelti per un incarico non permanente è indispensabile saper dimostrare, da subito, di essere all’altezza del ruolo. Ecco i consigli degli esperti della divisione Temp di Hays Response per affrontare con successo un incarico temporaneo:
1- Comprendere la cultura aziendale.
Prima di iniziare il nuovo lavoro, è bene informarsi e ottenere quante più notizie possibili sull’azienda, la sua cultura e le sue politiche. Quando si viene scelti per un impiego non permanente, infatti, il tempo che si ha a disposizione per adattarsi al nuovo ambiente è poco per cui è necessario arrivare preparati. Durante i primi giorni è importante fare domande, osservare e imparare il più possibile in modo da entrare in sintonia da subito con l’ambiente lavorativo, evitando di apparire come “un pesce fuor d’acqua”.
2- Instaurare un rapporto equilibrato con i colleghi
Per avere successo nel proprio incarico e integrarsi al meglio nel nuovo ambiente lavorativo è necessario farsi accettare quanto prima dai nuovi colleghi, dimostrandosi da subito gentili e ben disposti nei loro confronti. Tuttavia, spesso, un lavoratore temporaneo entra a far parte di un team già formato per cui deve essere in grado di riconoscere quali sono i “confini” e non superarli. Essere troppo amichevoli, infatti, può essere controproducente poiché i colleghi potranno giudicare questo atteggiamento come “artificioso” e invadente.
3- Essere flessibile
Un lavoratore temporaneo deve essere capace di adattarsi e pronto ai cambiamenti. Un impiego “a scadenza” implica, infatti, che il professionista sia in grado di svolgere più mansioni contemporaneamente, occupandosi anche di incarichi trasversali. Ciò non deve essere percepito negativamente, anzi darà la possibilità alla risorsa di assimilare un’esperienza diversificata e un pacchetto di competenze più ampio, utile in futuro quando sarà il momento di cercare un nuovo impiego.
4- Essere efficienti e proattivi
Durante un incarico temporaneo è fondamentale che il professionista si impegni per portare a termine i compiti che gli vengono affidati nel modo più efficace, efficiente e autonomo possibile, supportando i colleghi soprattutto nei momenti di maggiore picco lavorativo e dimostrandosi volenteroso e proattivo. Una volta terminato il proprio lavoro, è sempre bene farlo presente al proprio referente offrendosi per svolgere altri compiti o per dare aiuto ad altri membri del team. Essere considerati come un vero e proprio braccio destro da capi e colleghi è la chiave del successo per un professionista “temp”.
5- Chiedere feedback periodici sulla propria performance lavorativa
Affinché l’incarico temporaneo si trasformi in un’esperienza positiva e formativa per il professionista, è importante ottenere dal datore di lavoro dei riscontri periodici sulla propria performance professionale. In questo modo la risorsa potrà comprendere, attraverso feedback puntuali, se la propria prestazione lavorativa è valutata positivamente dall’azienda e, in caso di problematiche, impegnarsi per migliorare.

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“Ripensare il sistema pensionistico e dare ossigeno al Pubblico Impiego con ingresso dei giovani”

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 giugno 2018

“Accogliamo positivamente la volontà generale della politica di intervenire sui meccanismi rigidi della Fornero”.Lo dichiara in una nota il Segretario Generale UIL FPL Michelangelo Librandi e prosegue: “Occorre un ricambio generazionale che nel Pubblico Impiego, non è più rinviabile. Dobbiamo investire in innovazione e nuove tecnologie, selezionando giovani competenti e meritevoli.Ricordiamo che i dipendenti pubblici italiani sono 3,2 milioni, ancora in calo, con 246 mila persone uscite e non rimpiazzate dal 2008. Ancora pochi i nuovi ingressi rispetto alle reali necessità, a causa di un blocco del turn over che deve essere superato concretamente, e nonostante il percorso di stabilizzazioni attuato con le recenti politiche grazie alle pressioni e allo sforzo del sindacatoDipendenti Pubblici con una età media che supera ormai abbondantemente i 50 anni, costretti ad operare in condizioni di continua criticità ed urgenza.Questa situazione ha contribuito all’aumento della disoccupazione giovanile che oggi raggiunge percentuali record superiori al 32%, con percentuali ancora più alte nelle regioni del Sud Italia.Assumere giovani nel Pubblico Impiego significa dare a questi ragazzi un futuro sereno contrariamente a quanto sta avvenendo oggi, in una società che offre quasi esclusivamente lavori a termine, spesso non contrattualizzati e sottopagati.Tutto questo deve partire dalla prossima legge di bilancio. Il nostro sindacato – conclude Librandi – è pronto ad offrire, come sempre, il proprio contributo, convinti che solo attraverso il confronto con le parti sociali si potranno risolvere i problemi principali di questo paese, a partire da una seria riforma delle pensioni sino alla necessità di puntare concretamente sui giovani per ridare ossigeno al nostro paese e trasmettergli un messaggio di concreto rinnovamento e speranza.

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Legge di Bilancio: Busin(LN), manovra elettorale che truffa gli italiani

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 ottobre 2016

“La legge di bilancio 2017 presentata dal Governo Renzi (alla stampa prima che al parlamento) è palesemente una truffa. Le coperture sono in massima parte a deficit (12 miliardi su 27), soldi che dovremo restituire in futuro perché è debito che si aggiunge al debito esistente, già ora è insostenibile. Le altre sono coperture estemporanee, una tantum, molto ottimistiche perché riguardano la sempiterna lotta all’evasione fiscale, che non si sa per quale magia dovrebbe portare migliori frutti l’anno prossimo. Per il cosiddetto “condono”, cioè la voluntary, siamo alla terza o quarta “spremitura” dopo i 4 miliardi incassati quest’anno e credo uscirà molto meno succo, cioè entrate per il fisco, di quanto ipotizzato”. Così il vicepresidente del Gruppo Lega Nord Filippo Busin. “Il resto sono “mance” elettorali di poco conto e di grande effetto, basta vedere gli importi di “misure per la famiglia” o le “pensioni” o il “pubblico impiego” per rendersene conto. Interventi che fanno scena, che possono illudere il popolo, di cui Renzi e il suo governo hanno evidentemente poca considerazione, al solo scopo di guadagnare qualche SI al referendum. Illusioni, fumo negli occhi, perché i conti li dovremo comunque pagare in seguito con gli interessi. Questa volta – conclude Busin – andrà male a Renzi: si può ingannare una persona per molto tempo, tante persone per poco tempo, ma mai un popolo intero per molto tempo. E questo vale anche per il presidente del consiglio”.

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Resistenza agli antimicrobici (RAM): scenario ed epidemiologia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 Maggio 2016

resistenza microbica11La scoperta degli antibiotici e la loro diffusa disponibilità dopo la seconda guerra mondiale hanno rivoluzionato la sanità. A ragione gli antibiotici sono considerati una delle scoperte mediche più rilevanti del XX secolo. Tuttavia, nel tempo molti batteri hanno imparato a difendersi da quegli stessi farmaci messi a punto per combatterli.
In anni recenti, il fenomeno della resistenza agli antimicrobici (RAM), chiamata antibiotico-resistenza quando è riferita specificamente alla resistenza dei batteri agli antibiotici, è cresciuto fino a diventare un problema drammatico, perché la velocità alla quale vengono scoperte nuove molecole è drasticamente ridotta, mentre l’impiego di antibiotici è in costante aumento in tutti i Paesi del mondo.La RAM si verifica quando un microrganismo diventa resistente a un farmaco che in origine veniva usato per trattare le infezioni causate da quello stesso germe che può essere un batterio, un virus, un parassita o un fungo. In generale, i batteri si dividono in due gruppi: i Gram-positivi e i Gram-negativi e la principale differenza tra questi è lo spessore della loro parete cellulare.
La RAM è divenuta un problema di sanità pubblica globale per una serie di motivi, primo tra tutti il crescente, spesso inappropriato, uso degli antibiotici. Questo fenomeno comporta una considerevole riduzione delle possibilità di prevenire e trattare una ampia gamma di infezioni microbiche della pelle, del tratto respiratorio, del sangue circolante e delle vie urinarie, in quanto i germi una volta diventati resistenti perdono la sensibilità al farmaco e si adattano al medicinale che usualmente viene impiegato per ucciderli.
Secondo recenti stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i “superbug” saranno, nel 2050, la principale causa di morte. La RAM può mettere a repentaglio la maggior parte delle procedure mediche, come ad esempio un intervento di anca, con rischi molto elevati per i pazienti. Tutte le procedure dai trapianti d’organo, alla chemioterapia e chirurgia maggiore verrebbero compromesse gravemente senza la possibilità di attuare un efficace trattamento antibiotico.
Globalmente, le infezioni da germi antibiotico-resistenti rappresentano una emergenza sanitaria. Un problema gravissimo è rappresentato dalle infezioni intra-ospedaliere (HAIs) che riguardano l’8-12% dei pazienti ricoverati.
resistenza microbica14In Europa, si verificano annualmente 4 milioni di infezioni da germi antibiotico-resistenti che causano oltre 37.000 decessi e sono responsabili di un significativo assorbimento di risorse (sanitarie e non) che ammontano a circa € 1,5 miliardi/anno; negli Stati Uniti sono 2 milioni i soggetti colpiti da un’infezione resistente agli antibiotici con circa 50.000 morti e una spesa che supera i 20 milioni di euro.
In Italia, la resistenza agli antibiotici si mantiene tra le più elevate in Europa e quasi sempre al di sopra della media europea. Nel nostro Paese ogni anno, dal 7% al 10% dei pazienti va incontro a un’infezione batterica multiresistente con migliaia di decessi. Le Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA) colpiscono ogni anno circa 284.100 pazienti causando circa 4.500-7.000 decessi. Le più comuni infezioni sono polmonite (24%) e infezioni del tratto urinario (21%).
I costi associati all’incremento dei giorni di ospedalizzazione nel nostro Paese variano da 4.000 euro (ricovero in Medicina) a 28.000 euro (Terapia Intensiva).
L’infezione da Staphylococcus aureus meticillino-resistente (MRSA) è la principale causa nel mondo di infezioni comunitarie e di cure sanitarie. Colpisce oltre 150.000 pazienti ogni anno nella sola Europa, che costano al sistema sanitario europeo in spese extra-ospedaliere 380 milioni di euro. Solo le setticemie da MRSA variano negli Stati membri dall’1% a più del 50%, sebbene negli ultimi 5 anni i tassi di batteriemia da MRSA siano calati in modo significativo nei 10 Paesi europei con le maggiori percentuali di endemicità per questa pericolosa infezione. L’infezione da MRSA spiega il 44% di HAIs, il 22% di morti in più e il 41% di giorni in più di ospedalizzazione associati a questa infezione.
La percentuale di ceppi di Staphylococcus aureus invasivi resistenti alla meticillina oscilla tra lo 0% in Islanda e il 64,5% in Romania. Anche in Italia si registrano valori elevati, al di sopra della media (36%).
In Europa la percentuale di ceppi invasivi di Escherichia coli, causa di infezioni del tratto urinario e del torrente circolatorio, resistenti ai fluorochinoloni oscilla tra il 10,9% in Norvegia e il 52% a Cipro. In Italia si registrano valori elevati, circa 42,2%.
La Klebsiella pneumoniae causa polmoniti, infezioni del torrente circolatorio e del tratto urinario. La percentuale di ceppi invasivi resistenti alle cefalosporine di terza generazione oscilla tra lo 0% in Islanda e il 70% in Grecia. Elevati i valori per l’Italia (55,1%).
Si stima che la RAM possa far perdere più dell’1% del PIL, mentre i costi indiretti sarebbero tre volte tanto la spesa sanitaria sostenuta per i costi diretti. Se i governi e le istituzioni non intraprenderanno forti azioni incrociate volte a contrastare questa drammatica e pericolosa emergenza sanitaria, oltre 10 milioni di vite all’anno andranno perse a partire dal 2050 nel mondo, più del numero dei decessi che si verificano correntemente ogni anno per cancro.
Le infezioni causate da microrganismi resistenti agli antimicrobici spesso non rispondono ai trattamenti standard, esitano in malattie prolungate e comportano un maggior carico di spese sanitarie e, soprattutto, un più elevato rischio di decesso che può essere anche doppio; infatti, i pazienti sono esposti ad un rischio aumentato di esito sfavorevole e consumano più risorse sanitarie rispetto ai malati con infezioni non resistenti ai farmaci.
La resistenza agli antibiotici rappresenta una delle principali priorità da affrontare in tema di salute pubblica a livello internazionale. Programmi di sorveglianza e piani di azione sono stati avviati da Governi e Istituzioni sovranazionali come l’OMS, che ha lanciato un Piano d’azione globale, e l’European Centre for Disease Control and Prevention.
Negli USA è stato direttamente il presidente Barack Obama a illustrare il piano d’azione, fissando gli obiettivi da raggiungere entro il 2020. In Italia l’antibiotico-resistenza, insieme al tema delle infezioni correlate all’assistenza, costituisce uno dei temi prioritari di azione definiti nel Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018.

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Il profilo d’impiego dei carabinieri

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2015

Il CoBar Palidoro, dopo aver letto le disposizioni dell’ufficio ordinamento del comando generale chiede chiarezza almeno in merito al profilo di impiego come già avviene nella polizia di stato (direzione centrale sanità dipartimento PS) La storia e le tradizioni della Benemerita non possono essere l’alibi per cercare di mantenere ancora inalterate, fra le FF.OO., le discriminatorie condizioni nell’impiego dei CarabinieriEbbene, i Carabinieri già sapevano che, in quanto militari, il loro “profilo di impiego” comporta un’utilizzazione più ampia. Quello che non sapevano è che l’agognata Legge di “riordino” e di “specificità” non sono servite a garantire quelle agevolazioni che già si ipotizzavano per distinguere, ad esempio, l’impiego nella Polizia di Stato e nell’Arma dei Carabinieri ovvero, quell’aggiuntivo migliore riconoscimento economico e previdenziale tale da giustificare quei sacrifici personali e familiari che sono decisamente aumentati, per i Carabinieri, dall’anno 2000. Prima che l’Arma dei Carabinieri uscisse dall’Esercito, ad esempio, i profili di impiego già codificati per i militari specializzati, erano dettati e meglio garantiti da normative stringenti. L’uscita dall’Esercito, ovvero l’elevazione al “rango” di Forza armata, ha consentito ai nostri vertici di potersi “emancipare” (per usare un eufemismo) da quei criteri di impiego già codificati nell’Esercito, producendo una DEREGOLAMENTAZIONE spesso a discapito della professionalità, della formazione, dell’aggiornamento e della sicurezza del personale impiegato anche a duplice o triplice incarico esclusivo. ln quel momento si è deciso di adottare nuove scelte organizzative. Nuovi criteri “di massima efficienza nell’impiego delle risorse disponibili” per evitare che, in presenza di minori esigenze connesse con l’esercizio della specializzazione, i carabinieri potessero risultare sottoimpiegati a discapito della funzionalità dei reparti che li inquadrano”.
LA FUNZIONALITÀ DEI REPARTI HA FINITO CON IL “PREVALERE” SUL BENESSERE E LA SICUREZZA E LA PROFESSIONALITÀ DEL PERSONALE. “ergo” TUTTI DEVONO FARE TUTTO. (con buona pace della sicurezza che viene così garantita a costi più contenuti)

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Art. 18: spezzare la fiducia

Posted by fidest press agency su domenica, 25 marzo 2012

Français : Le Palazaccio à Rome siège de la Co...

Français : Le Palazaccio à Rome siège de la Cour supreme de cassation italienne (Photo credit: Wikipedia)

Se il Pd avesse realmente a cuore non solo l’interesse primario dei lavoratori e maggiore rispetto per l’art. 1 della costituzione che sancisce il diritto al lavoro, dovrebbe uscire dalla maggioranza che sostiene questo infausto governo che non è fatto per risanare i conti dell’Italia ma per tutelare chi ha già e, semmai, di incrementarne le ricchezze come è stato fatto “alla chetichella” reintroducendo le spese di conto per i pensionati con rendite inferiori ai mille euro che sono stati costretti ad aprire un conto per percepire la pensione dopo che era stato promesso dallo stesso governo che ne sarebbero stati affrancati. Non solo. La dirigenza del Pd deve riconoscere che si è infilato in un gioco al massacro che con la scusa di salvare l’Italia dal default finanziario, ha aderito a far parte di una coalizione che è l’esatta fotocopia del precedente governo. Ora con l’art.18 che regolamenta le controversie sui licenziamenti si sta giocando una partita oltremodo pericolosa perché si sta minando il diritto dei lavoratori ad avere un impiego stabile.
E’ proprio di questi giorni la notizia che la Corte di Cassazione qualifica in maniera inequivocabile l’importanza dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori nella forma in cui è in vigore attualmente. “Ad evidenziarlo è Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, a seguito della lettura della sentenza del 23 marzo 2012 rubricata al numero 4709 da parte della sezione Lavoro della Suprema Corte. I giudici di piazza Cavour nel respingere il ricorso di un azienda hanno, infatti, confermato la sentenza della Corte d’Appello di Venezia che aveva ritenuto illegittimo il licenziamento del dipendente che aveva rifiutato di eseguire la prestazione a seguito di un trasferimento in altra sede che era constato in un’autentica dequalificazione ai suoi danni. L’azienda è stata così condannata alla reintegra del lavoratore che si era messo comunque a disposizione dell’impresa restando nella propria abitazione in attesa che la stessa procedesse a trovargli un posto adeguato rispetto alle mansioni che aveva espletato prima del trasferimento.
Secondo gli ermellini, sono due le ipotesi principali da considerarsi in caso di trasferimento e mutamento di mansioni. Ed infatti, se dopo il trasferimento intimato dall’azienda le mansioni del dipendente non cambiano radicalmente, allora il dipendente è tenuto a non rifiutare del tutto l’esecuzione della prestazione ma può limitarsi ad evitare di porre in essere quella parte di attività che ritiene non del tutto rispondente alla sua qualifica. Nel caso in cui, invece, la dequalificazione è totale perché il dipendente sarebbe costretto ad effettuare mansioni inferiori che con le incombenze precedenti hanno poco o nulla a che fare, allora lo stesso può rifiutarsi di eseguirle in attesa che il datore gli offra prestazioni adeguate alle precedenti. Nel caso in cui dovesse essere licenziato per tale motivo, tale recesso è da considerarsi illegittimo con la conseguenza, ovvia a norma dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori della condanna alla reintegra e come nel caso di specie anche alle spese processuali. In base ad un orientamento costante, sostiene la Corte, infatti, che è da escludersi la configurabilità di una presunzione di legittimità dei provvedimenti aziendali che, in effetti, non devono per forza essere ottemperati in ogni caso fino al contrario accertamento in giudizio. Peraltro, rilevano i giudici del Palazzaccio che non conta che l’azienda abbia dedotto a sua discolpa l’esigenza organizzativa determinata dall’introduzione delle «nuove tecnologie». Nella circostanza giova alla difesa del lavoratore aver addotto che, dopo il licenziamento, lo stesso era stato sostituito, solo a distanza di ben diciotto mesi, da un altro dipendente assunto secondo un contratto part-time”. Questo e molte altre situazioni, sia pure diverse ma al tempo stesso conflittuali con il datore del lavoro, non saranno giuridicamente contestabili dopo la reintroduzione dei correttivi introdotti dal governo nell’art.18. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Seminario:Lavoro Pubblico e privato nei servizi per l’impiego: stato dell’arte e prospettive

Posted by fidest press agency su domenica, 11 marzo 2012

Italiano: L'uomo e il lavoro

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Roma martedì 13 marzo ore 15.30 sala lauree – dipartimento di Scienze politiche piazzale Aldo Moro 5, si terrà un seminario dal titolo Pubblico e privato nei servizi per l’impiego: stato dell’arte e prospettive. L’iniziativa è organizzata dal dipartimento di Scienze politiche in collaborazione con Astril, associazione studi e ricerche interdisciplinari sul lavoro e Adapt, associazione per gli studi internazionali e comparati sul diritto del lavoro e le relazioni industriali. Il seminario, organizzato in occasione della pubblicazione del volume di Manuel Marocco I servizi per l’impiego e gli accreditamenti regionali, verterà sul tema della cooperazione tra operatori pubblici e privati nell’ambito dei servizi al lavoro. (Maria Cristina Cimaglia)

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Neolaureati: impiego stabile, stipendio a crescita lenta

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 marzo 2012

I laureati in farmacia? Trovano impiego stabile più facilmente e più velocemente di altri, il loro stipendio cresce a velocità inferiore. È la fotografia scattata dal XIV Rapporto Almalaurea sulla condizione occupazionale dei laureati, presentata ieri nel corso del consueto convegno organizzato dal consorzio che riunisce un’ampia rappresentanza degli atenei italiani. I dati dello studio – raccolti da un campione di quasi 186mila laureati del 2010 e altri centomila circa di anni precedenti – disegna uno scenario in progressivo peggioramento per chi esce dall’università: quasi un laureato su cinque è ancora senza lavoro a un anno dal titolo e il tasso è in crescita rispetto ai Rapporti precedenti per quasi tutte i profili didattici. Anche per i laureati del settore chimico-farmaceutico, sebbene il loro indice di occupazione sia decisamente migliore di altri: il 62% trova lavoro entro un anno (e di questi il 74% in farmacia), ma un anno prima era il 66%. In ogni caso, i farmacisti continuano a stare meglio di altri laureati dello stesso livello di studi: gli architetti occupati in dodici mesi sono il 59%, i veterinari il 44%, i medici il 35 ( ma è un dato che travisa, perché molti di loro si incamminano verso i corsi di specializzazione post-laurea) e gli avvocati il 19%. I tassi di occupazione migliorano ulteriormente mano a mano che ci si allontana dalla laurea: a tre anni i farmacisti con un lavoro sono l’81% (il 64% dei quali a tempo indeterminato), gli architetti il 79% e gli avvocati il 43%. Ma il fattore tempo (e qui iniziano le ombre) si inverte se il parametro diventa lo stipendio. All’avvio, infatti, il trattamento economico dei farmacisti è tra i migliori: in media un professionista che esce da un corso di laurea a ciclo unico (medici, avvocati, ingegneri eccetera) prende a un anno dalla laurea un salario di 1.050 euro, che sale però a 1.251 euro nel caso dei medici e a 1.183 nel caso dei farmacisti, le due categorie meglio pagate. Tre anni dopo il divario inizia a ridursi: il salario medio del laureato a ciclo unico sale del 10% circa, quello del medico del 18% e quello del farmacista di appena il 7,5% (che diventa il 3% in termini reali, a fronte del +13% del medico). A cinque anni dalla laurea la forbice si allarga ulteriormente: lo stipendio medio del farmacista si aggira sui 1.380 euro, quello del medico sfiora i 1.700 e quello dell’ingegnere i 1.600. Idem se ci si spinge fino a dieci anni dalla laurea: la professione vanta praticamente la piena occupazione (il 90% dei laureati) ma lo stipendio del farmacista si assesta sui 1.670 euro rispetto ai 2.400 circa del medico, ai duemila dell’ingegnere e ai 1.700 del laureato in economia.(fonte farmacista33)

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Sicurezza, Fornicola (CoCeR CC): riforma legge 121/1981

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 novembre 2011

Carabinieri

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Milano. Si è svolta oggi a Milano la riunione del Consiglio Intermedio Carabinieri Pastrengo con i CoBaR delle Legioni Lombardia, Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta a Milano. Nel corso dell’incotro è stato trattato il tema della raccomandazione del Consiglio d’Europa in data 19 settembre 2001 (2001/10E) con cui si statuisce, sostanzialmente, che le organizzazioni di polizia, nell’assolvimento dei compiti di polizia nella società civile, debbano essere poste sotto la responsabilità di autorità civili. Le funzioni di polizia dell’Arma dei Carabinieri dovrebbero quindi confluire sotto la responsabilità del Ministro dell’Interno. Il documento formalizzato dai delegati rappresentanti la categoria degli Appuntati e dei Carabinieri non è stato recepito dal CoIR Pastrengo che, a maggioranza, ha deliberato di interessare il CoCeR Carabinieri senza fare cenno della seguente osservazione/richiesta. “La storia e le tradizioni della Benemerita non possono essere l’alibi per cercare di mantenere ancora inalterate, fra le FF.OO., le discriminatorie condizioni nell’impiego dei Carabinieri. In merito alle conclusioni che saranno prodotte dalla Commissione istituita dal

Ministro Maroni per la revisione della legge 121/1981 è confermata una chiara e netta contrarietà alla possibilità che siano mantenute le attuali condizioni nell’impiego fra gli operatori delle FF.OO. La maggior parte dei delegati CoBaR (categoria c) delle Legioni Lombardia, Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta ribadiscono, peraltro, che la Legge di Specificità ottenuta con questo governo ha già sufficientemente mostrato i suoi limiti e che per i Carabinieri di ogni ordine e grado non vi è ancora stato quell’auspicato trattamento economico da riconoscere come “valore aggiunto” per i particolari disagi conseguenti allo “status di militare” ed anche la sfavorevole congiuntura economica rende ormai
impensabile ipotizzare la realizzazione delle anzidette giuste aspettative. La nuova Legge di riferimento riguarderà tutte le FF.OO. conseguentemente dovrà contenere anche la previsione di una forma di rappresentanza dei militari paritetica come per le altre forze di polizia ad ordinamento civile in modo che sia garantita individualmente pari dignità nell’impiego degli operatori tutti” (Michele Fornicola delegato del consiglio centrale di rappresentanza del CoCeR CC)

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Impiego di vegetali negli integratori

Posted by fidest press agency su domenica, 26 settembre 2010

Il ministero della Salute ha ritenuto di intervenire sul piano normativo per l’impiego negli integratori di sostanze come estratti vegetali ammissibili per finalità “salutistiche”, soprattutto piante e derivati, predisponendo un apposito decreto che ha notificato preventivamente alla Commissione europea in quanto norma tecnica di adozione unilaterale. È quanto si apprende da un articolo di Bruno Scarpa, Direttore IV Ufficio alimenti particolari e Integratori del ministero della Salute, apparso sull’ultimo numero di Fitoterapia33. Contestualmente alla notifica, in un recente meeting, lo stesso Ministero alla presenza di rappresentanti della Commissione europea, dell’Efsa, di altri Stati membri, nonché di esponenti nazionali del mondo scientifico e accademico, ha illustrato le motivazioni del provvedimento e ha aperto un confronto sul tema, alla luce del complesso quadro attuale della legislazione alimentare comunitaria. L’approccio italiano parte dal presupposto che un integratore alimentare ha ragione di esistere solo se la fonte concentrata di sostanze a effetto fisiologico da cui è composto è attiva in modo plausibile. Mentre per gli altri alimenti lo svolgimento di effetti sulla salute non può rappresentare un obbligo ma solo una facoltà (riconducibile all’eventuale presenza nella matrice alimentare di determinati costituenti), gli integratori, per la loro natura e le tipiche forme di presentazione in capsule, compresse, fialoidi e simili, sono legittimati come opzione salutistica solo dalla effettiva capacità di svolgere gli effetti per i quali vengono ideati e proposti al consumo. Ne deriva che, se l’attività è un requisito necessario, è altrettanto necessario indicare in etichetta in che direzione si svolge, sulla base del complesso delle evidenze scientifiche e dell’uso tradizionale, per orientare correttamente le scelte dei consumatori in funzione delle aspettative e delle specifiche esigenze individuali. In conseguenza di tale approccio, l’indicazione dell’effetto di un integratore non può essere assoggettata direttamente al regolamento (Ce) 1924/2006 che è stato adottato a livello comunitario per disciplinare gli effetti sulla salute degli alimenti rivendicati dalle imprese su base volontaria. La Commissione europea, dopo la notifica del provvedimento, ha tre mesi di tempo per le sue valutazioni. Si resta in attesa degli sviluppi. (fonte farmacista33)

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Crescono raccolta e impieghi delle Bcc del Fvg

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 agosto 2010

Raccolta e impieghi in crescita per le 15 Bcc del Friuli Venezia Giulia nel primo semestre del 2010, con questi ultimi che crescono quasi del doppio rispetto alla raccolta. «Infatti – esordisce Giorgio Minute, direttore della Federazione delle Bcc del Friuli Vg -, a giugno, gli impieghi complessivi ammontano a 4,7 miliardi di euro con un aumento del 6,75 per cento sullo stesso periodo del 2009. La raccolta diretta (depositi, conti correnti e obbligazioni), cresce del 2,43 per cento e quella indiretta dell’1,50 per cento, per complessivi 7,7 miliardi di euro». Bene anche l’andamento dei prodotti assicurativi: la nuova produzione lorda dei primi sei mesi del 2010 supera del 35,2 per cento quella dello stesso periodo dell’anno precedente. A livello provinciale, a Trieste gli impieghi salgono al 9,78 per cento e la raccolta diretta fa registrare un +7,87 per cento. Nella raccolta indiretta, eccelle la provincia di Pordenone con un +5.01 per cento. «Questi numeri e tendenze hanno due significati – spiega il presidente della Federazione regionale, Giuseppe Graffi Brunoro -. Da un lato, i soci e i clienti, evidentemente, continuano ad avere fiducia nel sistema del Credito Cooperativo affidandogli la gestione dei propri risparmi. Dall’altro, la rete delle Bcc rimane fortemente ancorata al territorio, che in questo momento ha un estremo bisogno di sostegno, ascoltandone e supportandone le necessità, con particolare attenzione alle famiglie e alle piccole e medie imprese». Alle famiglie consumatrici, a esempio, vengono destinati il 39,8 per cento degli impieghi complessivi, con un incremento dell’8,8 per cento. Tra le attività produttive, il settore manifatturiero incide per il 19,87 per cento e l’agricoltura per il 10,62 per cento. Significativa la crescita dei mutui: + 11,67 per cento. Attualmente, le 15 Bcc del Friuli Vg, con 50.900 soci, 1.400 dipendenti e 225 sportelli (di cui 4 in Veneto) operativi in 212 Comuni, sono la prima banca regionale per presenza sul territorio.

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Dottorato in e-Health and Telemedicine

Posted by fidest press agency su sabato, 10 luglio 2010

Camerino. L’appena pubblicata offerta formativa di Dottorati di Ricerca dell’Università di Camerino per il prossimo anno accademico (2010-2011) si arricchisce di una nuova ed innovativa proposta, un Dottorato in e-Health and Telemedicine.   “La sanità elettronica (e-health) – sottolinea il Prof. Francesco Amenta, coordinatore del dottorato, da anni impegnato attivamente affinché sanità elettronica e telemedicina divengano discipline insegnate nelle Università – consiste nell’impiego, la trasmissione, l’archiviazione e l’utilizzo di dati sanitari in forma digitale in supporto dell’assistenza sanitaria, sia a livello locale che a distanza. Il termine telemedicina, non sempre impiegato in maniera corretta, indica l’utilizzo delle tecnologie della informazione e delle telecomunicazioni per fornire servizi sanitari indipendentemente da barriere geografiche, temporali, sociali e culturali. Nonostante il crescente sviluppo, anche in termini di servizi erogati al grosso pubblico, delle applicazioni della sanità elettronica e della telemedicina – aggiunge il Prof. Amenta – l’impegno in formazione universitaria degli operatori sanitari che utilizzeranno tali tecnologie non è elevato”.  Le attività del Dottorato saranno erogate in lingua inglese anche per attrarre giovani studiosi stranieri verso una nuova frontiera delle moderne scienze sanitarie. Il Dottorato di Ricerca in Italia e-Health and Telemedicine è il primo in Italia nel settore e no dei pochi attualmente esistenti in Europa

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“I Centri per l’Impiego parlano alle aziende”

Posted by fidest press agency su sabato, 26 giugno 2010

Torino 28 giugno alle 11.30 in corso Inghilterra i Centri per l’Impiego della Provincia di Torino  offrono ai cittadini e alle aziende in possesso di certificazione digitale i servizi Cpi on Line, CercaProfili e Georeferenziazione Aziende, accessibili collegandosi al sito http://www.provincia.torino.it/lavoro  direttamente da casa o dall’ufficio, o utilizzabili presso i punti informatici all’interno dei Centri per l’impiego. Per illustrare ai potenziali utenti modalità e vantaggi dell’utilizzo dei servizi on line, sono previsti incontri tematici. Il primo si terrà lunedì 28 giugno alle ore 11.30 presso la sede della Provincia in corso Inghilterra 7 – Sala del XV piano, e riguarderà i servizi dei Centri di Torino e Ciriè. Saranno presenti gli assessori al Lavoro Carlo Chiama e alle Attività produttive Ida Vana.  Sul sito internet sono disponibili video tutorial con spiegazione guidata – anche in lingua straniera – all’utilizzo degli applicativi. “Con Servizi on line dei Centri per l’Impiego la Provincia di Torino vuole offrire a cittadini e imprese un insieme di servizi facilmente fruibili via web  – spiegano Chiama e Vana – L’intento è di incrementare la conoscenza del sistema economico-produttivo e dell’utenza, in maniera tale da migliorare il livello di efficacia ed efficienza dei servizi offerti. Lungo questa direttiva continua l’azione e l’impegno dei Centri per l’Impiego verso l’innovazione e lo sviluppo di nuove tecnologie per fornire a cittadini e imprese servizi di qualità, attraverso l’utilizzo sempre più massivo delle potenzialità offerte dal web”.  I Servizi on line sono prodotti da Labor, uno dei sei progetti del Programma Elisa per la modernizzazione dei servizi legati al mondo del lavoro e dell’occupazione.

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Piemonte, chiudono i centri per l’impiego

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 Maggio 2010

Prevista a breve una vera rivoluzione nella organizzazione del settore della formazione professionale della regione Piemonte. Ad anticipare gli elementi principali di questo cambiamento è il neo assessore alla Formazione Roberto Rosso in una intervista rilasciata nei giorni scorsi alla ADN Kronos. ‘Stiamo concordando con Cota – ha spiegato Rosso – l’idea di fare, da a qui a luglio, una riforma legislativa fortissima all’interno della Regione Piemonte, che ci metta all’avanguardia nazionale in questo settore.’ Il primo passo della riforma sarà probabilmente la chiusura dei centri per l’impiego, che Rosso considera praticamente inutili. Al posto dei centri per l’impiego organizzati nella forma attuale sarà introdotto un sistema di voucer che andrà a premiare quelle agenzie di collocamento (pubbliche o private che siano) che dimostreranno di avere effettivamente collocato il lavoratore. Anche l’accesso alla formazione cambierà radicalmente in quanto sarà incentrato sul sistema dei voucer attribuiti personalmente ai singoli lavoratori, sul modello del sistema già introdotto da alcuni anni in Lombardia.

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