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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

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L’importanza del coordinamento internazionale contro la corruzione

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 gennaio 2021

By Mario Lettieri e Paolo Raimondi. Prima di fine anno l’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ha organizzato l’International Anti-Corruption Day per mettere la lotta contro la corruzione al centro delle varie iniziative dei governi. E’un problema spinoso e importante. E’ una delle grandi priorità, perché la corruzione per tutti i Paesi rappresenta una delle maggiori minacce alla crescita economica, mina i valori della democrazia, ed è una delle cause non secondarie delle disuguaglianze sociali. Il tutto è stato oggetto della conferenza internazionale organizzata online dal Global Forum on Trasparency and Exchange of Information for Tax Purposes, durante la quale è stato presentato il rapporto 2020 pubblicato dal Forum. Si ricordi che il Forum Globale sulla trasparenza e lo scambio di informazioni a fini fiscali fu creato dall’Ocse nel 2000 e successivamente ripreso e promosso dal G20 nel 2009, quando affermò “la fine dell’era del segreto bancario”. Oggi esso coinvolge ben 161 giurisdizioni statali, tra membri dell’Ocse e altri partecipanti. Anche la pandemia del Covid1-19 ha fatto emergere l’urgenza di affrontare la “piaga globale” della corruzione. Al riguardo è partito un nuovo programma di lavori mirato a fronteggiare le situazioni di crisi e di emergenze, chiamato “Global Law Enforcement Response to Corruption in Crisis Situation”. Contemporaneamente l’Ocse interviene a sostegno delle attività dei governi con delle Raccomandazioni per l’Integrità Pubblica, con lo scopo di trasformare eventuali azioni isolate in una strategia globale. E’ certamente positivo che il Forum abbia realizzato un training specializzato sulla materia per parecchie migliaia di dirigenti pubblici. In verità, l’Ocse è sempre stata in prima fila in questa battaglia, fin dal 1999, quando diede inizio alla Anti-Bribery Convention, cioè al lavoro congiunto contro le frodi. Un lavoro importante, anche se, bisogna ammetterlo, ancora troppo lento: 615 individui e 203 entità legali sono stati finora scoperti e condannati per frode. Attualmente sono in corso 528 indagini in 28 Paesi. Uno degli interventi di crescente importanza mira a disciplinare le attività di lobbying e promuoverne la trasparenza e la correttezza. Negli anni recenti le lobby hanno assunto un potere enorme. Operano con grandi mezzi finanziari, e anche con grandi competenze, per conto di interessi privati, spesso in contrapposizione con l’interesse pubblico degli Stati e delle comunità. Già prima della Grande Crisi si stimava che per ogni membro del Congresso americano vi fossero almeno tre agguerriti, e spesso molto preparati, lobbysti che lavoravano per far approvare progetti, programmi e riforme legislative fortemente desiderati dal mondo bancario, assicurativo e in generale dalla finanza. E non solo.
Più recentemente l’Ocse ha opportunamente elaborato delle linee guida per aiutare i governi nella lotta contro la corruzione che, non lo si dimentichi, da tempo sta penetrando le imprese controllate dallo Stato. I danni e i rischi sono enormi quando la corruzione e il crimine cercano di penetrare e controllare persino certe strutture pubbliche. Si metterebbe in discussione il concetto stesso di Stato e di autorità pubblica.
L’Ocse, per fortuna, è diventata particolarmente attiva anche nella lotta contro i crimini di carattere fiscale. Secondo il Global Forum report, 100 giurisdizioni statali nel 2019 si sono scambiate in modo automatico informazioni relative a 84 milioni di conti finanziari che rappresentavano asset per circa 10.000 miliardi di euro. Questo impegno dell’Ocse e del Global Forum, nel periodo 2009 -2020, ha reso possibile la “raccolta aggiuntiva” di oltre 107 miliardi di euro per il fisco, attraverso programmi di emersione volontaria, di indagini sui centri offshore e altre misure. Si noti che, di tale cifra, 29 miliardi sono stati raccolti nei Paesi in via di sviluppo.
L’Ocse ha favorito la creazione dell’Anti Corruption Working Group all’interno del G20 per promuovere la convergenza d’azione tra gli Stati membri e per sostenere l’applicazione di standard di comportamento e d’intervento. E’ un fatto importante. Lo è ancor di più perché nel 2021 la presidenza italiana del G20 intenderebbe porre come priorità la lotta internazionale contro la corruzione.
L’impegno del Global Forum e dell’Ocse per il 2021è di mantenere alto e puntuale lo scambio di informazioni tra i Paesi partecipanti, nonostante le restrizioni imposte dalla crisi sanitaria globale. Saranno apportati aggiustamenti se la pandemia dovesse creare delle situazioni difficili, perché la cooperazione internazionale nel campo fiscale non subisca rallentamenti. Allo scopo si è decisa la costituzione di una nuova Task Force on Risk per identificare preventivamente l’insorgere di rischi rispetto all’attuazione e al rispetto degli standard relativi agli scambi di informazioni. Tutti provvedimenti opportuni che vanno nella giusta direzione. Tuttavia non si può dimenticare che la lotta alla corruzione potrà avere successo soltanto se la reputazione delle aziende, degli amministratori delegati, dei manager, dei governati pubblici sarà davvero elevata. Mario Lettieri sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista

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Mai come quest’anno è importante vaccinarsi contro l’influenza

Posted by fidest press agency su sabato, 3 ottobre 2020

Le motivazioni sono di diversa natura: in primis perché, come testimonia anche un recente studio del centro cardiologico “Monzino”, chi si immunizza contro l’influenza rischia meno di ammalarsi in forma grave di Covid-19.Peccato, però, che agli appelli non siano seguiti i fatti e Governo e Regioni non sono stati in grado di avviare una programmazione attenta e lungimirante in grado di dotare il Paese di tutte le dosi di vaccino necessarie.Un’indagine della Fondazione Gimbe denuncia come in ben sette regioni, oltre alle Province Autonome di Trento e Bolzano, le dosi di vaccino antinfluenzale acquistate non saranno sufficienti a raggiungere il target di sicurezza del 75% di vaccinati.All’appello mancano Trento, Piemonte, Lombardia, Umbria, Molise, Valle d’Aosta, Abruzzo, Bolzano e Basilicata.In totale le regioni hanno fatto scorta di 17,8 milioni di scorte, il 48% in più rispetto al 2019, ma le dosi non sono state distribuite in maniera uniforme sul territorio.L’allarme riguarda soprattutto le fasce non protette, secondo la previsione Gimbe due italiani su tre rimarranno sprovvisti del vaccino. Una situazione che sarebbe stato necessario prevedere, per affrontarla con la dovuta attenzione e precauzione. Ora chiediamo a Ministero e Aifa di agire con urgenza per porre rimedio agli errori commessi e dotare il Paese delle dosi necessarie a vaccinare il numero maggiore di cittadini. In tal senso apprezziamo lo sforzo dell’Aifa che si è attivata sul mercato internazionale per trovare un milione di dosi in più per le farmacie, ma siamo convinti che tale azione debba essere condotta unitamente al Ministero della Salute, per evitare che si creino disparità e disuguaglianze.Ricordiamo che, oltre ai malati con patologie croniche e agli over-65, il vaccino antinfluenzale è quest’anno raccomandato anche ai bambini da 6 mesi a 6 anni ed a tutti i soggetti a partire dai 60 anni di età. L’estensione della indicazione al vaccino è motivata dall’emergenza pandemica, con l’obiettivo di evitare l’insorgere dei sintomi influenzali in concomitanza con quelli da Covid nella stagione invernale, scongiurando inoltre l’intasamento di Pronto soccorso e servizi di assistenza sanitaria.

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L’importanza del ruolo del mediatore creditizio

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 agosto 2020

Con il Dlgs 141/2010 il Legislatore ha definito con chiarezza la figura del Mediatore Creditizio, come “colui che mette in relazione – anche attraverso una attività di consulenza – la potenziale clientela con le banche o gli intermediari finanziari previsti dal Titolo V del TUB, per la concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma”. L’importanza del ruolo del mediatore creditizio è molto cresciuta negli anni, di pari passo con la digitalizzazione dei processi di analisi degli istituti di credito. Ed è cresciuta ulteriormente per la crisi generata dall’emergenza sanitaria Covid-19 e il conseguente lockdown, che ha determinato e determina una forte esigenza di liquidità per le imprese. “In questo periodo – afferma Luca Orsenigo, amministratore delegato di Nove Consulting srl – diventa fondamentale la capacità di interpretare con tempestività le nuove opportunità legislative e quelle offerte dalle relazioni all’interno del mondo finanziario, per valutare e indirizzare con precisione sul mercato del credito le richieste e le necessità finanziarie delle aziende, creando così valore per l’imprenditore, da accompagnare e supportare adeguatamente in una fase ancora difficilissima”. Per quanto attiene ai prodotti orientati ad una clientela corporate – si legge in una nota dell’OAM, Organismo Agenti e Mediatori, – più del 65% dell’intermediato viene fatto da società di mediazione creditizia, confermando l’immagine di un comparto fondamentale oggi per il credito. Accanto a motivazioni tecniche, il favore dell’intermediazione risiede anche in un cambio di attitudine delle imprese, sempre più alla ricerca di una guida personale e personalizzata per il vaglio delle numerose e complesse soluzioni di credito proposte. Tra le normative internazionali, che fissano criteri sempre più stringenti per la concessione di credito da parte delle banche, e il calo delle filiali presenti sul territorio dovuto alla necessità di contenere i costi, si espande lo spazio per i soggetti che appunto si occupano di mediare tra aziende e banche e di applicare nuove modalità di analisi dei conti aziendali, sulle quali costruire poi le politiche di finanziamento. Se le società di mediazione creditizia nel nostro Paese sono storicamente molto numerose, solo poche, per l’esattezza oggi non più di 300, sono quelle accreditate e controllate dall’Ufficio di Vigilanza dell’OAM, a garanzia di professionalità e correttezza ad esclusiva tutela del consumatore. Tra queste Nove Consulting (https://noveconsulting.it), società fondata nel 2004 da Luca Orsenigo, Amministratore e Responsabile area factoring e fintech, Matteo Stecher, Responsabile area leasing e noleggio e m/lungo termine, e Stefano Lamera, Responsabile finanziamenti chirografari e affidamenti di breve termine, esperti di politiche creditizie che vantano decenni di esperienza. Nove Consulting, grazie al suo modello di business basato su deontologia, etica, trasparenza, competenza e tempestività, si colloca nella lista ai primi posti in Italia. “Riusciamo a decodificare con la velocità necessaria le normative che si susseguono una via l’altra con gli interventi di sostegno predisposti dal Governo – ha specificato Orsenigo – e a integrarle nel rapporto con le banche con gli altri strumenti finanziari esistenti di agevolazione per i crediti e i finanziamenti. La nostra clientela è composta da quelle medie e piccole imprese che caratterizzano da sempre il tessuto produttivo italiano. Nel momento storico attuale, questo tipo di competenza diventa essenziale per garantire alle imprese il buon esito del processo di accesso al credito, per quella liquidità necessaria loro non solo per la ripartenza, ma anche e soprattutto per lo sviluppo di nuovi progetti e nuove idee e l’apertura verso nuovi mercati. In una parola, per la crescita”.
Tra supporto alle piccole, medie e grandi imprese nel dialogo con il mondo bancario e nel contempo aiuto alle banche nel vaglio delle richieste, grazie alla garanzia di una clientela selezionata, quello che si realizza quindi con un’attività di Mediazione Creditizia ad opera di società accreditate e certificate è un vero e proprio circolo virtuoso, con il fine ultimo del benessere e dello sviluppo dell’impresa e del mercato.

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La sanità deve cambiare. Se non ora quando?

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 giugno 2020

“Ringraziamo il Presidente del Consiglio e il Governo per l’incontro avuto nel corso degli Stati Generali dell’Economia. E’ il concreto riconoscimento sia del formidabile impegno delle professioni sanitarie in questa emergenza, nell’ospedale e nella comunità, sia dell’importanza di tutto il comparto sanitario nella vita, anche economica, del Paese” . Così Andrea Mandelli, presidente della FOFI, commenta l’audizione della Consulta delle Professioni Sanitarie svoltasi ieri a Villa Pamphili. Nel suo intervento Mandelli ha ricordato i sanitari vittime della COVID-19, tra i quali 15 farmacisti, per sottolineare che da questa tragedia occorre trarre insegnamenti e stimoli importanti. “Sono convinto che nulla potrà essere come prima, a cominciare dalla sanità italiana, e questo significa innanzitutto rinforzare l’assistenza nel territorio attraverso la collaborazione interprofessionale, come indicato recentemente anche dal Rapporto ‘Realising the Potential of Primary Health Care’ dell’OCSE” spiega Mandelli. “La farmacia dei servizi, il cui modello è stato messo a punto dalla Federazione e di cui riprenderà presto la sperimentazione interrotta dalla pandemia, è la chiave per offrire alla prima linea dell’assistenza strumenti che sarebbero stati utili a risolvere molti dei disagi per i pazienti che si sono presentati nella fase acuta dell’emergenza. Basti pensare alla telemedicina. Altri due punti per noi fondamentali sono la semplificazione – la lotta alla burocrazia – e la digitalizzazione della sanità. Fascicolo sanitario elettronico e Dossier farmaceutico sono già stati strutturati e resta soltanto da “azionare l’interruttore”. Per quanto riguarda la necessità di semplificare le procedure amministrative, ho ricordato che il Testo Unico delle leggi sanitarie, promulgato nel 1934, ha di gran lunga superato l’età pensionabile, ed è ora di mettere mano a questa materia”. La Federazione, anche attraverso un documento presentato nell’occasione alla Presidenza del Consiglio, ha toccato tutti i punti della sua visione dell’evoluzione del SSN: dall’ampliamento delle funzioni del farmacista ospedaliero alla revisione della distribuzione del farmaco, per rendere i medicinali di nuova generazione prescrivibili e dispensabili sul territorio, al coinvolgimento dei farmacisti nelle campagne vaccinali. E ha sottolineato che si devono affrontare il tema della remunerazione della rete delle farmacie, “che oggi fronteggia una situazione economica negativa, e il contratto dei collaboratori che, soprattutto dopo quanto accaduto in questi mesi, deve riconoscere anche sul piano retributivo il loro status di professionisti sanitari” prosegue il presidente della FOFI. “Ma se vogliamo perseguire l’evoluzione della nostra professione è fondamentale rivedere la formazione universitaria, il trattamento degli specializzandi in farmacia ospedaliera e l’esame di Stato, per adeguarli alle nuove competenze e all’innovazione scientifica e tecnologica. La terribile esperienza della pandemia deve tradursi in una spinta al cambiamento, al progresso, ad atti concreti. Se non ora quando?” conclude Mandelli.

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Perché portare la mascherina in pubblico

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 aprile 2020

Un articolo sull’importanza dell’utilizzo delle mascherine in pubblico, a cura di William A. Eaton, laureato ad honorem in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche all’Università di Parma nel 2018, è stato pubblicato da Huffington Post. Il prof. Eaton, MD & PhD Bethesda, Usa, socio straniero dell’Accademia dei Lincei, e il prof. Maurizio Brunori, docente emerito di Chimica e Biochimica, Università di Roma La Sapienza, presidente emerito della Classe di Scienze FMN dell’Accademia dei Lincei, spiegano come un recente studio dimostri quanto le goccioline emesse nel parlare siano un vettore significativo del Covid-19. E l’abitudine ad utilizzare costantemente mascherine per coprire naso e bocca ha consentito ricadute enormemente più contenute in luoghi diversi del pianeta.Secondo l’articolo, “il fatto che a Taiwan la maggioranza dei cittadini abbia usato fin dall’inizio del contagio una mascherina – fornita dal Governo- ha probabilmente contribuito, assieme a una strategia di contenimento intelligente, immediata ed efficace, a contenere il numero di morti che ad oggi sono sei. Uno straordinario risultato se si considera che a fronte di una popolazione leggermente inferiore a quella di Taiwan, nello stato di New York sono stati purtroppo registrati oltre 10.000 decessi. Una drammatica differenza che potrebbe essere a sostegno di una decisione del Governo di chiedere a tutti i cittadini di indossare sempre una mascherina, quando in pubblico.”

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La TAV/AC Lione Torino, parte di un corridoio d’importanza strategica

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2019

Il lungo dibattito sul Treno Alta Velocità/Alta Capacità Torino – Lione impone qualche sintetica considerazione sui cosiddetti corridoi transnazionali, a suo tempo decisi dall’Unione europea con l’intento di “unificare” sempre più il continente europeo sia economicamente che politicamente. Perciò, a coloro che sostengono l’inopportunità di realizzare l’opera perché il traffico merci sarebbe negli ultimi anni diminuito, senza iattanza, diciamo che essa è tra le leve che in futuro dovrebbe farli aumentare.Considerando il sistema degli scambi commerciali, la tratta tra Lione e Torino permette la connessione ferroviaria AV/AC con Francia, Spagna, Portogallo. Un’area che nel 2017 incideva per il 30% sulle importazioni italiane dalla zona Euro e per il 40% sulle esportazioni.
Secondo noi, rinunciare all’opera comporterebbe un isolamento dell’Italia e sarebbe un autogol economico. Lione diventerebbe semplicemente uno snodo logistico verso gli altri corridoi che attraversano il centro-nord della Germania. Occorre capire che i corridoi non sono solo un transito di merci e di passeggeri, ma sono territori di sviluppo economico e di collaborazione tecnologica. Di fatto integrano vaste regioni dell’Europa, con importanti ricadute anche in campo politico e culturale. Ci sembra pertanto che le reti trans europee, i TENs, e i corridoi di sviluppo non possono essere sottoposti soltanto a una fredda analisi di costi e benefici. Essi furono pensati, non solo dall’Italia, come strumenti di sviluppo e d’integrazione continentale. Fanno parte della visione di un’Europa unita, democratica e pacifica. In quest’ottica s’inquadra il Treno AV/AC Lione – Torino che è una delle infrastrutture economiche di base. Com’è noto, le infrastrutture economiche di base sono, o meglio dovrebbero essere, un sistema di miglioramenti in un territorio. Trattasi di investimenti fisici di capitale per accrescerne l’utilizzo produttivo e migliorarne la qualità della vita. Le categorie primarie di miglioramento fisico delle infrastrutture comprendono: i grandi sistemi idraulici, canali, dighe, irrigazione, gestione delle acque, reti fognarie, ecc.; i trasporti; la produzione e la gestione di elettricità; le infrastrutture igieniche e sanitarie; i sistemi di comunicazione e i servizi in generale. Naturalmente comprendono anche gli investimenti di difesa del suolo e i miglioramenti della sua fertilità.L’insieme di queste migliorie fa parte delle politiche economiche del governo. Gli effetti di tali politiche vengono valutati non solo con la crescita del pil, ma anche con altri parametri quali la migliore efficienza del sistema, i mutamenti generati anche nel produttività e nella densità tecnologica e demografica. Queste sono le ragioni per le quali l’Unione europea, con la piena, attiva e decisiva partecipazione dell’Italia, ipotizzò a suo tempo, il suo sviluppo integrato attraverso la realizzazione di un programma infrastrutturale ad alta tecnologia che diventasse l’ossatura portante dell’economia europea. Si ricordi che la politica delle reti trans europee (TENs) per i trasporti, l’energia e le telecomunicazioni ebbe il suo impulso decisivo nel 1993.
Dei nove corridoi che costituiscono l’asse portante della Trans European Network-Transport (rete TEN-T), definita dal Regolamento Europeo del 2013, quattro interessano l’Italia. Dovrebbero essere completati entro il 2030.Il Corridoio Mediterraneo: collega i porti della Penisola iberica (prima di tutto quello di Barcellona), con l’Ungheria e il confine ucraino, passando per il sud della Francia e l’Italia settentrionale. Il corridoio comprende ferrovie, strade, aeroporti, porti e terminali ferroviario – stradali e, nell’Italia settentrionale, anche la via navigabile interna del fiume Po. I progetti principali del corridoio sono la tratta AV/AC Torino – Lione e il collegamento Trieste/Capodistria – Lubiana.
Il Corridoio Reno – Alpi: collega i porti di Anversa, Rotterdam e Amsterdam e il porto italiano di Genova, attraversando la valle del Reno, Basilea e Milano.
Da qui si capisce anche l’urgenza di riavere al più presto il ponte che ristabilisca la connessione di Genova e del suo porto con il resto del corridoio.Il Corridoio Scandinavo – Mediterraneo: si estende dal confine russo-finlandese, attraverso la Svezia e la Germania fino all’Italia, con collegamenti con i porti di La Spezia, Livorno, Ancona, Bari, Taranto, Napoli e Palermo. Il corridoio comprende anche sezioni di “autostrade del mare” e la costruzione della galleria del Brennero.Il Corridoio Baltico – Adriatico: si estende dai porti polacchi del Mar Baltico fino a quelli italiani di Trieste, Venezia e Ravenna.
Guardando la cartina geografica ed economica dell’Europa, balza evidente che la realizzazione del Corridoio Mediterraneo e della TAV/AC ha un’importanza strategica per l’Italia. Soprattutto se si considera che in Europa siamo secondi, dopo la Germania, per il settore manifatturiero, concentrato in gran parte nelle regioni del Nord, quelle interessate dal suddetto corridoio. Le regioni del Sud della Francia, come Marsiglia, fanno riferimento a Lione per i loro traffici. Le regioni meridionali della Spagna, in primis la Catalonia, rappresentano il polo industriale più avanzato e produttivo del paese. Anch’esse guardano al resto dell’Europa attraverso il Corridoio Mediterraneo. Si può non essere d’accordo, ma è innegabile che la realtà economica dei territori interessati richiede tali miglioramenti infrastrutturali. Secondo noi, per la crescita economica e occupazionale del nostro Paese e per accelerare l’integrazione anche materiale con il resto dell’Europa, sarebbe opportuno non perdere altro tempo. Anzi sarebbe necessario accelerare la realizzazione di tutti e quattro i progetti europei che interessano l’Italia. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi Economista)

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L’università non è importante?

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 gennaio 2019

I dati diffusi dall’Eurostat nel 2018 piazzano infatti l’Italia al secondo posto in Europa, dietro soltanto alla Francia, per numero di giovani studenti che hanno rinunciato a conseguire una laurea, con oltre 524.000 addii anticipati.Un autentico paradosso, perché la decisone di istruirsi attraverso un’adeguata prosecuzione degli studi si rivela una scelta corretta e sempre più lungimirante.Lo dimostrano chiaramente i dati pubblicati dal Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea, il centro studi che raccoglie informazioni e valutazioni dei laureati sul percorso accademico e sulla loro successiva condizione occupazionale. All’interno della Sintesi del Rapporto 2018 si legge che nei cinque anni successivi al conseguimento del titolo di studio universitario, “il tasso di occupazione risulta pari all’87,8% per i laureati di primo livello e all’87,3% per i laureati magistrali biennali. Tali valori risultano in aumento, rispetto al 2015, di 2,2 e di 3,0 punti percentuali, e il confronto con la rilevazione del 2017 mostra un incremento di 0,7 e di 3,0 punti percentuali”.E’ dunque vero che il percorso universitario non è così rilevante per il futuro di un giovane? Non è di questo parere un altro imprenditore di successo, Alfio Bardolla, che in 20 anni di attività imprenditoriale ha creato un business milionario attraverso trenta aziende perfettamente operanti in diversi settori, culminate con la Alfio Bardolla Training Group sul mercato AIM di Milano, l’unica azienda di formazione esistente quotata in borsa.

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L’importanza dei Caf

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 agosto 2017

modello 730I Caf, spesso bistrattati dai diversi esecutivi che si sono succeduti in questi anni, svolgono il ruolo essenziale per tutelare i diritti e i bisogni dei cittadini. A dimostrarlo sono i numeri del 2017 pubblicati dalla Consulta dei Caf con i quali si evidenzia come oltre 17milioni di italiani si siano rivolti ai Centri di Assistenza Fiscale per le proprie dichiarazioni dei redditi riferiti all’anno 2016.
I tentativi di sostituire queste organizzazioni attraverso strumenti come le dichiarazioni online (il cui risultato è stato di 2,3milioni di pratiche) si sono verificati inefficaci. Tra le ragioni dell’impossibilità di annullare i Caf c’è un elemento che è spesso sottovalutato: ed è quello umano. I cittadini hanno infatti bisogno del supporto e della garanzia di persone competenti e disponibili.
Nel 2017 il Caf Labor, da noi costituito, ha ottenuto un risultato molto importante: quello di superare le 150mila dichiarazioni. Questi numeri, non solo confermano lo straordinario lavoro fatto dai nostri preziosi collaboratori che ogni giorno si spendono senza tregua per dare il miglior servizio possibile ai cittadini, ma confermano anche la centralità dei Centri di Assistenza Fiscale nel rapporto di intermediazione tra lo Stato e gli abitanti del Bel Paese.Il nostro auspicio è che i numeri forniti dalla Consulta dei Caf facciano comprendere al governo che il lavoro svolto da queste organizzazioni non va ostacolato, ma semmai potenziato ed utilizzato per avvicinare quelle tante persone che oggi si sentono abbandonate dalle istituzioni.

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E’ importante curare il diabete? “Si, senza dubbio. Ma con le giuste istruzioni per l’uso”

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2015

diabete_21-300x224Stoccolma. Perché è importante trattare il diabete e secondo quali principi: su questo tema il professor Stefano Del Prato, Presidente della Fondazione Diabete Ricerca della Società Italiana di Diabetologia che ha tenuto un’apprezzatissima lettura al congresso della European Association for the Study of Diabetes (EASD). “No al trattamento ‘a taglia unica’, si a quello ispirato alla medicina di precisione – sottolinea Del Prato – che deve tener conto oggi di una serie di caratteristiche cliniche del paziente, riassunte nell’acronimo ABCDE, ma che già strizza l’occhio al futuro, quando saranno disponibili indicatori di farmacogenomica e biomarcatori, rilevabili da un semplice prelievo di sangue, per una terapia realmente su misura”.
E’ importante migliorare il controllo della glicemia, nell’ottica di ridurre il rischio vascolare?
La domanda può sembrare di per sé di poco senso perché trattandosi di pazienti diabetici iperglicemici, la cosa più ovvia da pensare è che sia necessario migliorare il controllo della glicemia. E questo è sempre stato supportato dall’idea che migliorare il controllo della glicemia è efficace nel prevenire le complicanze microvascolari, cioè quelle a carico di reni, occhi e nervi. Purtroppo i risultati di studi anche importanti su grandi numeri, tesi a migliorare il controllo della glicemia, non hanno dato grandi soddisfazioni sulla riduzione del rischio delle malattie cardiovascolari, che rimangono la principale causa di morte nella popolazione diabetica. Da qui nasce la domanda: ma ha senso controllare la glicemia, visto che tra l’altro in alcuni casi, un controllo stretto della glicemia si associa ad un qualche potenziale rischio, quale quello delle crisi ipoglicemiche? E’ solo una domanda retorica naturalmente, alla quale si può rispondere solo ‘si, è necessario controllare la glicemia ovviamente’. Intanto per controllare il rischio di complicanze microvascolari. Ma anche perché sono disponibili dati che dimostrano che, se opportunamente trattato il diabete già nella fase iniziale, questo può tradursi in un miglioramento significativo del rischio cardiovascolare, in particolare del rischio di infarto del miocardio, che si riduce di circa il 15%. Quello che emerge da tutti gli studi, sia di intervento sia quando si utilizzano i dati generali associati, è una specie di ‘numero magico’, perché tutti indicano una riduzione del 15% del rischio cardiovascolare. Mentre il rischio micro-vascolare, con un buon controllo glicemico, si riduce di almeno il 25-30%.
Ma questi sono dati generali, ‘medi’. Quando si va ad osservare più attentamente, si scopre che all’interno della totalità della popolazione diabetica ci sono dei sottogruppi che rispondono in modo completamente diverso ai trattamenti. Una recente analisi dello studio ACCORD ad esempio ha confrontato i soggetti con insufficienza renale, con quelli con una normale funzionalità renale. Ne è risultato che i soggetti con insufficienza renale, a parità di controllo glicemico, sono esposti a maggiori rischi. Ulteriori analisi di questo e di altri studi di intervento hanno dimostrato che la risposta ai trattamenti anti-diabetici varia anche in base all’età, e alla durata della malattia, che più alte sono, più definiscono una popolazione a maggior rischio. È necessario dunque essere coscienti di qual è il rapporto costo-beneficio dei trattamenti all’interno di queste diverse popolazioni.
Ma allora, visto che ci sono altri fattori di rischio cardiovascolari, quali ipercolesterolemia e ipertensione, il cui trattamento ai fini della riduzione del rischio cardiovascolare è molto vantaggioso, perché non limitarsi a correggere quelli e ‘dimenticare’ per un po’ della glicemia?
Perché esistono importanti dati epidemiologici che dimostrano come il diabetico, anche con colesterolo e pressione normali, continui ad avere un rischio di mortalità cardiovascolare che è doppio rispetto ad un soggetto senza diabete. Quindi il vero obiettivo è trattare tutti i fattori di rischio cardiovascolari, senza trascurarne alcuno. E recenti analisi dimostrano proprio come trattare un fattore di rischio, rispetto a trattarne due, è meno efficace in termini di eventi ma anche in termini di riduzione di ricoveri e di controlli ambulatoriali. Trattare tutti i fattori di rischio porta dunque notevoli vantaggi anche in termini di spesa e di qualità di vita.
Quali sono i giusti obiettivi glicemici da perseguire con la terapia, allora?
L’obiettivo terapeutico di una persona con diabete di tipo 2 deve essere quelli di un controllo glicemico che sia adeguato alla propria condizione. Anche l’obiettivo di emoglobina glicata da raggiungere deve cioè essere personalizzato. I soggetti senza complicanze, quelli giovani e con recente diagnosi di diabete dovrebbero essere trattati in modo estremamente intensivo per raggiungere valori di glicemia quanto più vicini alla normalità, cioè un’emoglobina glicata pari o inferiore al 7%, perché questo si traduce in una protezione a lungo termine. Invece nei soggetti che vanno incontro ad episodi di ipoglicemia, in quelli che abbiano già delle complicanze in atto, come l’insufficienza renale, in quelli con una ridotta spettanza di vita è indicato un controllo glicemico un po’ più rilassato, pari a valori di emoglobina glicata superiori a 7, fino ad arrivare a 8-8,5%.
Che tipo di peso ha nella scelta di un trattamento la sua safety?
La sicurezza del trattamento è fondamentale e questo concetto si è imposto all’attenzione generale perché nello studio ACCORD è stato rilevato un aumento del rischio di mortalità, tra i soggetti trattati. Ma andando ad analizzare bene quali fossero i soggetti con questo eccesso di rischio di mortalità, si è scoperto che si tratta di un gruppo abbastanza piccolo, che per qualche ragione non chiara, nonostante l’intensificazione della terapia, continua ad avere un valore di emoglobina glicata, cioè di controllo glicemico, non buono. Come se fossero resistenti a qualsiasi forma di trattamento. Questo significa che dobbiamo imparare a conoscere meglio i pazienti con diabete perché sono una popolazione eterogenea, composta da vari gruppi, all’interno dei quali alcuni possono risentire in maniera estremamente positiva di uno stretto controllo glicemico, mentre altri potrebbero essere esposti ad un qualche rischio; per questo è necessario diversificare gli obiettivi terapeutici. Trattare l’iperglicemia è importante, ma gli obiettivi di trattamento devono essere individualizzati.
Come fare dunque a personalizzare il trattamento del diabete scegliendo il farmaco giusto per il paziente giusto?
Ovviamente questo non è compito facile. Probabilmente in futuro avremo degli indicatori che ci consentiranno di distinguere questi gruppo dal totale della popolazione diabetica. Noi abbiamo suggerito un modo abbastanza empirico per tenere a mente gli elementi che possono aiutare a definire gli obiettivi del controllo glicemico, definiti dalle prime 5 lettere dell’alfabeto: A come ‘age’ (età), B come ‘body weight’ (peso corporeo: soggetto grasso, soggetto magro), C come complicanze (la presenza, l’assenza, il grado di severità delle complicanze o di altre patologie associate), D come ‘durata della malattia’ e infine la E, che ha 3 significati: E come eziologia (cioè quello che sta al di sotto e che genera l’iperglicemia in termini di meccanismi); E come educazione ed empowerment dei pazienti, che è una componente essenziale del risultato della cura; infine E come economia, che è qualcosa con la quale abbiamo a che fare quotidianamente e che va tenuta presente anche nella gestione della persona con diabete. Terapia personalizzata significa ‘medicina di precisione’: cercare di individuare qual è il farmaco o la strategia terapeutica più adeguata per quel particolare individuo. Abbiamo bisogno di indicatori guida in questo senso. Una strategia molto empirica, come visto, è l’ABCDE. Per il futuro avremo indicatori più precisi quali quelli della farmacogenetica, marcatori genetici in grado di darci informazioni sia sulla possibilità di risposta ad un certo tipo di trattamento, sia sul possibile rischio di effetti collaterali per quella terapia. Stiamo cercando di individuare anche dei biomarcatori, indicatori facilmente acquisibili da un prelievo di sangue o un campione di urine, che ci permetteranno di identificare quei soggetti con caratteristiche tali per avere l’indicazione ad un trattamento rispetto ad un altro.

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Conferimento della medaglia a Petraeus

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 giugno 2011

Official photo of General David Howell Petraeu...

Image via Wikipedia

“Apprendiamo – a dire il vero senza stupore – che il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, consegnera’ la ‘Croce d’Oro al Merito dell’Arma dei Carabinieri’ al generale David Howell Petraeus, Comandante Isaf (International Security Assistance Force) e delle forze Usa in Afghanistan. Non mettiamo in dubbio le eccellentissime qualita del generale Petraeus, ma ci domandiamo comunque quale sia stato il «concorso particolarmente intelligente, ardito ed efficace ad imprese e studi di segnalata importanza, volti allo sviluppo ed al progresso dell’Arma dei carabinieri, da cui siano derivati a quest’ultima spiccato lustro e decoro» che l’alto ufficiale possa aver offerto per meritare una così importante onorificenza. Certamente fa più effetto appuntare una medaglia al petto di un generale americano anziché su quello di un carabiniere della truppa, ma il Ministro La Russa fin dal suo insediamento ci ha abituato a queste sue decisioni, spesso discutibili, talvolta prive di logica, e questa è certamente una.” Dichiarazione rilasciata dal Partito per la tutela dei Diritti di Militari e Forze di polizia (Pdm).

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Chimica oggi domani

Posted by fidest press agency su martedì, 24 Maggio 2011

Camerino. 25 maggio una giornata di studio sul tema “Chimica oggi e domani”, con la partecipazione di centinaia di studenti dei Licei della regione, che sono stati coinvolti nel corso dell’anno scolastico nel Progetto Lauree Scientifiche per la Chimica. L’evento si terrà presso il Centro Culturale Benedetto XIII e vedrà la partecipazione di oltre 200 studenti e oltre 20 insegnanti dei licei della regione coinvolti nel Progetto Lauree Scientifiche, con loro elaborati originali sull’importanza e le applicazioni della chimica nella società e nella vita di tutti i giorni.
In occasione delle celebrazioni per l’Anno Internazionale della Chimica, proclamato per il 2011 dall’ONU con il patrocinio dell’UNESCO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, i chimici dell’Università di Camerino organizzano per il prossimo “L’anno 2011, celebrativo delle conquiste della chimica e del suo contributo al benessere dell’umanità, – sottolinea il prof. Fabio Marchetti, Coordinatore per le Marche del Progetto Lauree scientifiche per la Chimica – rappresenta uno degli appuntamenti che le Nazioni Unite hanno creato nell’ambito del decennio dedicato all’educazione allo sviluppo sostenibile (2005-2014). In particolare, le attività nazionali e internazionali che si svolgeranno nel corso dell’anno saranno incentrate sull’importanza della chimica nella preservazione delle risorse naturali. La chimica è indispensabile per la nostra comprensione del mondo e dell’universo, così come le trasformazioni molecolari sono essenziali alla produzione di cibo, medicine, carburante e innumerevoli manufatti e prodotti. La giornata di Camerino, che vede il coinvolgimento di centinaia di giovani studenti, così come tutti gli eventi organizzati nel corso di questo anno, rappresentano un’occasione per celebrare l’arte e la scienza chimica e il suo contributo fondamentale alla conoscenza, alla tutela dell’ambiente e allo sviluppo economico”.
Il gruppo che risulterà vincitore parteciperà alla fase nazionale del Concorso PLS Chimica, che si chiuderà in autunno al Quirinale, alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Alla giornata del 25 maggio parteciperanno anche numerose personalità di rilievo nazionale, tra i quali il Coordinatore Nazionale del Progetto Lauree Scientifiche Prof. Ugo Cosentino, il Vice Presidente della Divisione di Didattica della Società Chimica Italiana Prof. Alberto Regis, il Past-president della Società Chimica Italiana Prof. Luigi Campanella e il Presidente dell’ordine dei chimici delle Marche Dr.ssa Paola Ranzuglia.

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Il libro che mi manca

Posted by fidest press agency su sabato, 7 Maggio 2011

Milano, dal 12 Maggio al 25 Giugno 2011 orari: da martedì a sabato 10.00-13.00; 16.00-19.00 Inaugurazione: Giovedì 12 Maggio 2011– dalle ore 18.30 Piazzale Baiamonti, 2 Fabbrica Eos a cura di Francesco Poli Ingresso libero. José D’Apice, artista inquietante e problematico, torna a Milano con una mostra che lascia molti spunti per riflettere sull’importanza dell’individuo all’interno della società moderna, fragile e disunita, che vede la trasformazione dei suoi protagonisti da produttori a consumatori che perdono le loro sicurezze a causa di una vita sempre più frenetica e costretta ad adeguarsi alle attitudini del ‘gruppo’ per non sentirsi esclusa e che corre sorda verso un futuro abitato da grandi incertezze. In mostra anche Autoritratto dopo, culmine dell’autoironia grottesca di questo artista, costruita sul rovesciamento degli equilibri: in alto la testa e il busto di un navigatore con enormi denti cannibaleschi che stringono un osso, in basso due piccole braccia scheletriche e una gamba di un tavolino, che si trasforma in un piede da danzatore che regge tutta la costruzione, posato su una piccolissima sedia; l’unico riferimento ipotizzabile è la crudeltà degli europei nella conquista dell’America. Illuminata è un dittico di facile interpretazione erotico-sessuale, che ci mostra due gambe di manichino piegate e aperte. I piedi con scarpette da ballerina poggiano su due piccole silhouette di danzatrici, mentre in centro vediamo, in basso, un vaso in cui entrano i tubi prolungamenti delle gambe, e in alto una farfalla ricamata su un frammento di tessuto.
Piccolo atlante imperfetto del mondo, opera molto suggestiva, è un lungo polittico formato da una serie di grandi disegni, ciascuno dei quali dovrebbe rappresentare un continente, almeno se si leggono i cartigli in basso, ma questi “continenti” in effetti sono delineati come dei pezzi del corpo umano ischeletrito: il cranio, la gabbia toracica, il bacino, la parte superiore e inferiore delle gambe e i piedi. Sullo sfondo scuro si vede fluttuare una sfera che allude al nostro o a un altro pianeta. Una peculiarità di tutte le opere di José D’Apice è l’effetto iperreale derivato dalla precisione maniacale dell’elaborazione figurativa che, attraverso il disegno, la tecnica mista e il collage, crea una nuova e suggestiva dimensione. (la vita, autoritratto, piccolo atlante)

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I referendum in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 6 marzo 2011

In passato ebbero un successo che superò ogni attesa o pensiero contrario come è stato quello famoso sul divorzio. Poi vi è stato un declino dovuto soprattutto alla sfiducia degli italiani che questo strumento potesse modificare qualcosa nella storia politica e sociale del paese. Ora ci risiamo. I temi trattati dai due quesiti referendari sono di enorme importanza. Ciò, evidentemente, giustifica il tentativo del governo di sfruttare la “stanchezza e la sfiducia nelle istituzioni” degli italiani per farli andare per conto proprio e in un periodo che molti già pensano ad altro. Se fossimo consapevoli sino in fondo della posta in gioco in specie riguardo al “legittimo impedimento” e non a convincerci del solito ritornello “tanto non cambia nulla” ma a trasformarlo in una sorta di “referendum” contro il sistema di potere di una leadership che si beffa del popolo così detto “sovrano” per governare a proprio piacimento, allora questo referendum dovrebbe trasformarsi in un vero e proprio plebiscito. Non sarà certamente così e lo sanno bene gli stessi organizzatori. Perché gli italiani sono stanchi e sfiduciati. Perché gli italiani si stanno chiudendo in se stessi e cercano solo di arrangiarsi. Perché la democrazia sta perdendo pezzi con la benedizione di chi dovrebbe sostenerla e ne ha gli strumenti. Perché abbiamo una opposizione incapace di essere unitaria e di saper governare. Perché non vogliamo un pensiero unico ma nemmeno un’armata brancaleone e siamo costretti alla fine a scegliere il meno peggio turandoci, come ci diceva il buon Montanelli, “il naso e votiamo”. Qualcuno più saputello degli altri direbbe: mala tempora currunt e ci metteremmo in pace con la coscienza. Pur sapendo che pace non è, sia per la piccola sia per la grande famiglia-stato, perché sappiamo bene che se i tempi sono cattivi anche noi ci abbiamo messo lo zampino volendo dimenticare che la politica non è l’estranea che pensiamo. Dobbiamo fare sempre e comunque i conti con essa. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Lazio: scuole chiuse 17 marzo 2011

Posted by fidest press agency su sabato, 12 febbraio 2011

«Accogliamo con favore la decisione del Governatore Polverini di chiudere le scuole del Lazio nella giornata del 17 marzo, per consentire ai ragazzi di partecipare alle iniziative per i 150 anni dell’Unità d’Italia». Lo dichiara il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. “È importante trasmettere ai giovani il senso dell’importanza e i valori degli avvenimenti storici che hanno portato all’Unità d’Italia, e ogni iniziativa che va in tal senso è positiva».

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Scoliosi: l’importanza della prevenzione

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 gennaio 2011

Vi è mai capitato di pensare a come il vostro corpo si posizioni rispetto allo spazio? Tale posizione nello spazio prende il nome di postura. “La postura dipende da fattori strutturali e da situazioni contingenti – afferma il prof. Negrini – quindi su di essa incidono la conformazione ossea, la necessità di interazione con l’ambiente per attuare le funzioni antigravitarie con il minor dispendio energetico, ma anche gli stati psicologici e caratteriali (vale a dire che un soggetto estroverso o contento assumerà una postura diversa da un altro introverso o scontento). È facilmente comprensibile, allora, come la postura di un individuo sia in continua mutazione sia nel breve sia nel lungo periodo”.
•    Professore, una postura scorretta mantenuta nel tempo può  portare alla scoliosi?Una postura errata può portare al fenomeno del dorso curvo (accentuazione della curva fisiologica dorsale della colonna vertebrale) soprattutto durante lo sviluppo, ma non direttamente alla scoliosi, malattia che comporta la deformità della colonna vertebrale, che crescendo si “torce”  nei tre piani dello spazio.
•    Qual è la forma di scoliosi maggiormente diffusa? Come e quando si manifesta? È  bene sottolineare come non esista un’unica tipologia di scoliosi (alcune sono causate da malattie infantili o da problemi di natura neurologica, per esempio) ma senza dubbio quella più diffusa è la scoliosi idiopatica, vale a dire di origine sconosciuta. Generalmente si manifesta in età preadolescenziale con asimmetrie a livello del tronco, non ci sono “sintomi” precisi che ne annuncino la comparsa, e anzi talvolta capita che quando si manifesti sia già tardi per intervenire e si può “solo” evitarne il peggioramento.
•    Professor Negrini, quanti italiani sono affetti da patologie legate alla schiena, alla colonna vertebrale o da scoliosi? I problemi alla colonna vertebrale sono tra i più diffusi nella popolazione, nel senso che 4 persone su 5 soffrono prima o poi in vita loro di mal di schiena, e circa 1 su 10 ne soffre in modo cronico. Ben diversa invece la situazione delle deformità vertebrali, della scoliosi, che si attesta intorno al 2%, stima che sembra irrilevante, ma non è così. La percentuale riguarda, infatti, già casi di scoliosi significativa, che può peggiorare anche in età adulta e che favorisce il mal di schiena.
•    Ci sono soggetti più a rischio scoliosi di altri, anche in ragione al sesso, a stili di vita, ecc? Spesso si riscontra in persone di corporatura esile, ma non c’è una diretta relazione, la scoliosi si manifesta anche in soggetti sovrappeso. Non c’è un identikit preciso nemmeno per quanto riguarda lo stile di vita. Posso affermare, però,  che per l’80-90% dei casi la scoliosi si manifesta in soggetti di sesso femminile. È importante sottolineare, inoltre,  come la scoliosi abbia caratteristiche di ereditarietà, quindi, è possibile che all’interno di una famiglia ci siano più soggetti scoliotici, ed è molto importante che se nella famiglia allargata (considerando anche cugini e nonni) qualcuno ha avuto la scoliosi (o era “gobbo” in età anziana) si faccia controllare i propri figli nel corso della crescita.
•    Come si individua la scoliosi? È necessaria una valutazione clinica, con l’individuazione di alcuni segni e poi si verifica con un esame radiografico. L’esame clinico deve permettere di distinguere tra la scoliosi vera e propria e atteggiamento scoliotico, ovvero un  difetto di postura.
•    La spinometria può essere uno strumento efficace a valutare in uno screening posturale la situazione del paziente? Si pone in antitesi rispetto alla radiografia? Lo screening è importante, ma deve essere svolto in maniera seria e da personale competente, e deve essere poi possibile fornire anche una risposta adeguata in termini terapeutici. La spinometria è un esame posturale che non sostituisce la radiografia, perché non permette di mostrare un’eventuale deformazione della struttura ossea. Sono due metodiche diverse. Ha però pregi in termini di velocità dello strumento e assenza di raggi ionizzanti e potrebbe permette di eseguire anche screening di massa.
•    Professore, quanto è importante la prevenzione quando si parla di scoliosi? La prevenzione è fondamentale. Bisogna dedicare attenzione all’osservazione prima di tutto, e valutare in maniera ponderata l’intero iter da effettuare, cercando di non prescrivere esami inutili, ma solo quelli necessari.
•    Quanto può  essere utile l’organizzazione di convegni centrati sul tema della scoliosi e aperti non solo agli addetti ai lavori, ma anche ai semplici cittadini? L’informazione, la sensibilizzazione al problema è sempre un fattore positivo, quindi ben vengano i convegni. È giusto che la gente sia a conoscenza della questione in modo che ne prenda consapevolezza, ma bisogna fare attenzione a veicolare i messaggi nel modo giusto, tenendo sempre presente che il problema è serio e non va né sottovalutato, né  sopravvalutato, che si ha a che fare con la salute della gente e non bisogna creare allarmismi soprattutto se ingiustificati.
•    Com’è la situazione del servizio medico –  scolastico? Il discorso relativo alla sanità è vario e complesso, come varia è l’organizzazione del sistema sanitario nelle diverse regioni italiane. In alcune realtà  il servizio medico-scolastico è presente, in altre non c’è più. Laddove questo non esiste più, è fondamentale che i pediatri siano preparati a verificare se esiste la scoliosi per scoprirla precocemente.
•    Cosa possono fare attivamente tutti per ridurre i problemi alla schiena, c’è una sorta di semplice decalogo da seguire? Come dicevo, un’attenta osservazione dei propri figli in età preadolescenziale è  già un buon punto di partenza, ma non si deve dimenticare l’attività  fisica. Per quanto riguarda i giovani, è essenziale che pratichino dello sport. Le due ore settimanali di educazione fisica a scuola (sebbene utili) da sole non bastano, a queste sarebbe opportuno abbinare dell’attività  fisica almeno due volte la settimana. Ciò non solo in prevenzione di un atteggiamento scoliotico, ma per favorire una generale crescita corporea armonica.
•    L’approccio dei pazienti, soprattutto se molto giovani, all’idea di dover indossare un corsetto, è generalmente negativa, nonostante ci sia stata un’evoluzione anche estetica.  In quali casi, tuttavia, è inevitabile il ricorso al corsetto?  Se il livello di scoliosi non è così significativo, è sufficiente un’osservazione periodica e lo svolgimento di esercizi mirati. Il ricorso al corsetto non è scongiurabile se la scoliosi  -nonostante il monitoraggio e l’esercizio fisico – supera certi livelli e potrà determinare quella che sarà l’evoluzione in età adulta (postura flessa una volta anziani). Nel caso della necessità di indossare un corsetto, è fondamentale la preparazione del team che segue il paziente: dallo specialista che prescrive e verifica personalmente il corsetto, al tecnico ortopedico che lo costruisce, al fisioterapista che fa fare gli esercizi e fornisce tutte le informazioni fondamentali al paziente e alla sua famiglia. È determinante il supporto psicologico che tutti loro devono fornire. Bisogna che il paziente, a maggior ragione se molto giovane, capisca il perché del ricorso al corsetto. Come sappiamo la sola imposizione non è sufficiente, ci vuole spiegazione e comprensione delle motivazioni. Non si deve dimenticare che anche i genitori necessitano di aiuto e di una guida.
•    Quando, invece, si rende necessario l’intervento chirurgico? «Se la scoliosi non è scoperta per tempo, oppure viene curata in maniera inadeguata, o è conseguenza di particolari malattie, può evolvere generando deformazioni significative. L’intervento chirurgico va eseguito quando si ha la certezza che il livello di scoliosi sarà in grado di evolvere secondo una dinamica che susciterà seri problemi al bambino una volta adulto.
•    Come opera ISICO (Istituto italiano colonna vertebrale), seguendo quali dettami? «ISICO è un istituto super-specializzato – che opera con strutture proprie – nella ricerca e  nel trattamento riabilitativo conservativo di  tutte le patologie della schiena di interesse non chirurgico.  (Dott.ssa Sara Bardelli Hakomed Italia in sintesi) (foto)

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Roma e l’inquinamento ambientale

Posted by fidest press agency su martedì, 11 gennaio 2011

«La diminuzione del 70% degli sforamenti in termini di inquinamento ambientale nella città di Roma rappresenta un importante risultato raggiunto grazie a una politica della mobilità sostenibile lungimirante, che l’amministrazione Alemanno sta portando avanti in maniera strutturale e sinergica, partendo dal piano strategico varato nel 2009».  È quanto dichiara l’assessore alle Politiche della Mobiltià di Roma Capitale, Sergio Marchi. «Un documento quadro che è già stato tradotto, per gli obiettivi di breve e medio periodo, in azioni concrete sui territori della città. Di prioritaria importanza in tal senso – spiega Marchi – il potenziamento del trasporto pubblico locale avviato con la realizzazione dei prolungamenti tanto attesi e della nuova linea C della metropolitana; il progressivo ammodernamento dei mezzi, per una flotta sempre più ecocompatibile; l’ampliamento e l’efficientamento dei parcheggi di scambio esistenti».  «Un risultato che siamo certi sarà ancora più significativo nei prossimi 2 anni – sottolinea l’Assessore – quando entreranno in esercizio le nuove linee in cantiere, quando saranno terminatI i primi interventi, già interamente finanziati, per l’implementazione della rete tramviaria e dei corridoi della mobilità».  «Fiore all’occhiello di questa rivoluzione – ricorda Marchi – saranno la rete di ricarica per veicoli elettrici, che vedrà già dai prossimi mesi Roma capitale pilota in Europa, e l’implementazione del car sharing». «Nei prossimi 4 anni, infatti – conclude l’Assessore – si prevede un incremento del 180% del numero delle vetture a disposizione per questo servizio, studiato per essere in dovuta percentuale elettrico, in sinergia con il servizio di tpl dei minubus che transitano oggi del Centro Storico di Roma, liberato dagli ingombranti jumbobus da 18 metri, nell’ottica di una prossima grande isola pedonale a misura d’uomo nel cuore della città».

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Riflessioni su una notizia di scarsa importanza

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 dicembre 2010

Lettera al direttore. “Uccide l’ex fidanzata e poi si spara e muore” (notizia del 15 dicembre). Una notizia di poca rilevanza, anche perché si sa chi è l’omicida (si è ucciso!) e quindi non può essere cibo succulento per trasmissioni televisive. Ma anche perché una notiziola così, appare super giù ogni tre giorni sui giornali. Un uomo ha ammazzato una donna. Alle volte l’uomo, un po’ ottuso, uccide anche se stesso. Ottuso giacché non arriva a capire che dovendo suicidarsi, per lui l’uccisione della donna non dovrebbe avere la benché minima importanza. Una notizia di scarsa importanza, anche perché ben altri sono i problemi che ci assillano: possiamo mai preoccuparci degli uomini italiani che quotidianamente maltrattano le donne, e ogni due o tre giorni ne uccidono una? Del resto, nel mondo scompaiono milioni di bambine. Assassinate, abortite o abbandonate. Noi per eliminarle aspettiamo che crescano, che si fidanzino, che si sposino. Noi italiani siamo fatti così: preferiamo farle crescere prima. Teniamo molto agli embrioni, noi italiani, e ai bambini, la cui vita è sacra e inviolabile. Poi crescono, i bambini, e se sono maschi la loro vita continua ad essere sacra e inviolabile, se sono femmine la loro vita è un po’ meno sacra, un po’ meno inviolabile. Leggi più severe? E a che servirebbero, per gli ottusi che si uccidono dopo avere ucciso? Forse occorrerebbe insegnare alle bambine, a tutte le bambine, sin dall’asilo, a farsi rispettare dai bambini, ed ai bambini, a tutti i bambini, a rispettare le bambine. Per questo occorrerebbe preparare tutti gli insegnanti di tutte le scuole. Forse. Ma chi dovrebbe pensarci? I nostri politici impegnati come sono a risolvere i problemi del Paese? Possiamo parlare loro del femminicidio italiano? Femminicidio italiano? Che roba è? (Renato Pierri)

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Arriva l’influenza stagionale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 dicembre 2010

Partendo da Mantova e Parma, con la rilevazione nel caso di Mantova della presenza del virus ex pandemico A H1N1,ora classificato come virus stagionale. Il nostro consulente scientifico,il dottor Rosario Porzio, ci rassicura.’ Gli scienziati sono tranquilli’ ,sottolinea Porzio,’ nessuna paura, perche’ la stagione influenzale si prevede non aggressiva,anche se virologi e medici ricordano  l’importanza della vaccinazione per le categorie a rischio:cardiopatici,diabetici ,anziani e bambini’.
Si attendono  dai 2 ai 5 milioni complessivi di casi, ma molto dipenderà dalle temperature’. ‘Attualmente ci si vaccina molto poco ma per vaccinarsi si ha  tempo fino alla fine di dicembre’.
Porzio consiglia a tutti di mangiare frequentemente frutta e verdura,evitare posti chiusi e affollati e cercare di stare lontano da gas di scarico e fumo passivo. ‘Per chi e’ vittima dei fast-food consiglio integratori di vitamina C da assumere un paio di volte al giorno durante tutta la stagione invernale’,chiude Rosario Porzio. (flu influenza)

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Aboliamo il Cnel

Posted by fidest press agency su domenica, 24 ottobre 2010

Il CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) è un organo di rilevanza costituzionale, retaggio del corporativismo fascista (assomiglia al Consiglio Nazionale delle Corporazioni voluto da Mussolini nel 1926), che secondo l’art. 99 della Costituzione “….. è composto, nei modi stabiliti dalla legge, di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa.  È organo di consulenza delle Camere e del Governo per le materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge. Ha l’iniziativa legislativa e può contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge.” Praticamente è un centro studi, ma in realtà è anche uno degli enti più inutili che ci sia ed è diventato semplicemente una sorta di cimitero degli elefanti per politici più o meno trombati, sindacalisti, rappresentanti delle associazioni dei datori di lavoro. E costa, costa un sacco di denaro ai contribuenti. Non meno di 20 milioni di euro, per produrre qualche rapporto, che qualunque centro studi, degno di tale nome, potrebbe realizzare per qualche decina di migliaia di euro. Ma sazia parzialmente gli appetiti di tanta gente che gravita attorno alla politica e che da essa trae alimento per vivere o per arrotondare le proprie entrate senza fatica. Attualmente è presieduto da Antonio MARZANO, ex ministro berlusconiano delle Attività Produttive, ma in passato tale carica è stata spesso appannaggio dei leader sindacali. E’ composto da 121 consiglieri (erano 88 all’atto della sua  istituzione). Ne fanno parte, tra gli altri, Raffaele Bonanni (Segretario generale Cisl), Guglielmo Epifani (Segretario generale Cgil), Luigi Angeletti (Segretario generale Uil), Carlo SANGALLI (Presidente Confcommercio), Emma Marcegaglia (Presidente Confindustria), Paolo Scaroni (Presidente ENI), Fabio Cerchiai (Presidente Ania –assicurazioni).
A molti dei consiglieri fa gola la retribuzione mensile di circa 1.500 euro netti, all’unica condizione di partecipare alle assemblee che si tengono una volta al mese: se non si partecipa, pazienza, si incassano solo 1.275 euro. Poi ci sono le trasferte ed i rimborsi spese: il Cnel spende ogni anno per le missioni in Italia (85mi1a euro), all’estero (220mi1a euro), e rimborsi spese per 1,2 milioni di euro. Per l’indennità del presidente, i vicepresidenti e i consiglieri lo Stato eroga annualmente 3,6 milioni di euro. I circa 70 dipendenti costano 7 milioni di euro (in media 100.000 euro a testa). Italia dei valori fin dalla scorsa legislatura ne ha proposta l’eliminazione. Anche in questa il 13 maggio 2008 è stata depositata, a mia prima firma, la proposta di legge costituzionale n. 968 che prevede la soppressione del Cnel. Analoga proposta è stata inserita nella contromanovra economica presentata da Idv nel mese di giugno (http://www.antonioborghesi.it/index.php?option=com_content&task=view&id=277&Itemid=1)

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Impegno sostenibile

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 settembre 2010

Le azioni sostenibili e l’impresa sono temi sempre più importanti in tutti i settori della vita. I cambiamenti climatici e demografici hanno portato ad un cambiamento di pensiero, sentito anche nel settore dell’edilizia. Per buone ragioni, fino ad ora circa un terzo del fabbisogno di energia primaria in Germania è utilizzato per controllare il clima all’interno degli edifici.  GEZE vuole assumersi le responsabilità e si sta attivando nel settore dell’edilizia sostenibile. Già i primi orientamenti sul tema della sostenibilità sono stati formulati e sono in corso di attuazione nella vita quotidiana della Società. La grande importanza del tema dell’edilizia sostenibile in Germania ha interessato anche  dibattiti sul tema delle certificazioni. Questi stanno diventando sempre più interessanti come prova della efficienza energetica o del libero accesso ad un edificio. Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, le certificazioni LEED e BREEAM erano una delle prime risposte a questa domanda, in Germania invece il marchio di approvazione è entrato in vigore nel 2007:il certificato DGNB. Questo nome nasconde un sistema globale di certificazione per gli edifici.  Accanto a temi quali l’ambiente e la tutela delle risorse, tiene conto anche dei concetti di edilizia quali l’efficienza economica e la facilità di utilizzo. Con più di 870 membri provenienti da tutti i settori dell’edilizia e del settore immobiliare, il DGNB, la Deutsche Gesellschaft für Nachhaltiges Bauen e V. (German Sustainable Building Council), opera per promuovere l’edilizia sostenibile.

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