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Importare minerali da aree in conflitto

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 Mag 2015

A group of boys pan for gold in a river on February 16, 2009 in Iga Barriere, 25 kms north of Bunia, north eastern Congo. DR Congo is rich in precious minerals such as diamonds and gold - but its people have gained little from this wealth because of conflict and bad government.  AFP PHOTO / LIONEL HEALING

A group of boys pan for gold in a river on February 16, 2009 in Iga Barriere, 25 kms north of Bunia, north eastern Congo. DR Congo is rich in precious minerals such as diamonds and gold – but its people have gained little from this wealth because of conflict and bad government. AFP PHOTO / LIONEL HEALING

I deputati vogliono la tracciabilità obbligatoria per gli importatori – ©BELGA_AFP_L.HEALING. Gli importatori UE di stagno, tantalio, tungsteno e oro per la produzione di beni al consumo dovrebbero essere obbligate a ricevere la certificazione UE per garantire che non alimentino conflitti e violazioni dei diritti umani nelle zone di guerra, secondo il testo approvato in prima lettura dal Parlamento mercoledì, con 402 voti favorevoli, 118, contrari e 171 astensioni.
Con 400 voti a 285, e 7 astensioni, gli eurodeputati hanno approvato un emendamento alla proposta della Commissione europea che introduce la tracciabilità obbligatoria per le 800.000 imprese dell’UE che utilizzano stagno, tungsteno, tantalio e oro nella fabbricazione di prodotti di consumo. Tali imprese dovranno informare su tutte le misure prese per identificare e risolvere i rischi connessi alla loro catena di approvvigionamento.Inoltre, poiché le fonderie di metallo e le raffinerie d’oro rappresentano l’ultimo stadio in cui l’origine dei minerali può essere effettivamente tracciata, gli eurodeputati propongono che queste siano sottoposte a un audit obbligatorio, svolto da soggetti terzi e indipendenti, per controllare se applicano le regole del “dovere di diligenza”. Tali regole sono progettate per aiutare le imprese del settore a non alimentare conflitti e violazioni dei diritti umani nelle zone di guerra.
I deputati chiedono anche alla Commissione di concedere un supporto finanziario, attraverso il programma COSME dell’UE (Programma dell’UE per la competitività delle grandi e piccole-medie imprese), alle micro e piccole-medie imprese che desiderano ottenere la certificazione. (foto: importatori)

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No ai formaggi prodotti senza latte

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 luglio 2009

In più occasioni l’Adiconsum ha denunciato i limiti dell’etichettatura dei prodotti alimentari, regolata da normative che spesso permettono un’informazione parziale ed ingannevole. E la non trasparenza non è dovuta all’errore, bensì a precisi interessi delle lobby commerciali, a discapito di una scelta informata e libera da parte dei consumatori nonché a danno dei produttori nazionali. Nella legislazione europea, che ormai regola l’intera materia, la tutela dei consumatori sembra infatti essere passata in secondo piano rispetto agli interessi del commercio, tollerando una mancanza di trasparenza che nel settore lattiero caseario – la voce più importante dell’agroalimentare italiano – si concretizza nella possibilità di importare latte a lunga conservazione, latte in polvere, cagliate, caseina e caseinati che vengono poi destinati alla produzione di formaggi fusi “italiani”. Formaggi prodotti senza latte, con materie prime di bassa qualità, spesso con aggiunte di additivi, come i polifosfati, che in quantità troppo elevate riducono le capacità dell’organismo di assorbire il calcio.La mancanza di norme che impongano l’indicazione d’origine delle materie prime impiegate in questo tipo di produzioni, in conclusione, favorisce l’inganno del consumatore e ne sfrutta la buona fede, contribuendo a spacciare per prodotto nazionale ciò che di fatto non lo è. Per questi motivi l’Adiconsum esprime solidarietà e pieno appoggio alle migliaia di allevatori della Coldiretti che oggi al Brennero sono mobilitati per la difesa di un made in Italy più sicuro e trasparente, pur nel rispetto di una politica agricola che è e deve restare improntata all’incremento e al miglioramento degli scambi tra Paesi europei.

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