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Posts Tagged ‘importazioni’

Delocalizzazione della CO2: applicare un dazio su alcune importazioni UE

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 marzo 2021

Secondo i deputati, per aumentare l’ambizione climatica globale e prevenire delocalizzazione delle imprese, l’UE deve applicare un dazio su alcune importazioni da paesi meno ambiziosi.Il Parlamento ha adottato una risoluzione che propone l’introduzione di un Meccanismo di aggiustamento del carbonio alla frontiera (CBAM – dall’inglese Carbon Border Adjustment Mechanism) compatibile con l’OMC. Nella risoluzione si sottolinea che la maggiore ambizione dell’UE sul cambiamento climatico non deve portare alla “fuga di carbonio”, ossia alla fuga all’estero delle imprese comunitarie. Difatti, gli sforzi globali per il clima non ne beneficerebbero, qualora la produzione dell’UE venisse semplicemente spostata in paesi terzi che hanno regole meno ambiziose sulle emissioni.I deputati hanno proposto di applicare un prezzo sulle emissioni di CO2 di alcuni beni importati nell’UE, se provengono da paesi con standard climatici meno ambiziosi. Ciò creerebbe una parità di condizioni a livello globale, nonché un incentivo per le industrie europee e non europee a decarbonizzarsi, in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.Il dazio sulle importazioni dovrebbe essere compatibile con l’OMC e non essere usato impropriamente come strumento per rafforzare il protezionismo. Deve quindi essere progettato specificamente per soddisfare gli obiettivi climatici. Le entrate generate dovrebbero, propongono i deputati, essere utilizzate come parte delle risorse proprie per aumentare il sostegno agli obiettivi del Green Deal nel bilancio UE.Il nuovo meccanismo dovrebbe essere parte di una più ampia strategia industriale UE che copra tutte le importazioni di prodotti e materie prime previste dall’ETS. In una fase iniziale, già entro il 2023, si dovrebbero coprire il settore energetico e i settori industriali ad alta intensità energetica, come il cemento, l’acciaio, l’alluminio, la raffinazione del petrolio, la carta, il vetro, i prodotti chimici e i fertilizzanti, che continuano a beneficiare di consistenti quote gratuite e rappresentano tutt’ora il 94% delle emissioni industriali nell’UE. Fissare il dazio del CBAM allo stesso valore delle quote UE nell’ambito dell’ETS è una strategia che funzionerà meglio rispetto alle misure attuali, che danno quote di CO2 gratuite a determinati settori per combattere la delocalizzazione delle emissioni di carbonio, affermano sempre i deputati.

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OGM: bloccare le importazioni di mais e cotone

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 maggio 2017

mais-agostinelliBruxelles Preoccupazioni espresse per i residui di erbicidi nocivi presenti nei prodotti. Chiesta una revisione della procedura di autorizzazione della Commissione.I deputati hanno contestato la proposta della Commissione di autorizzare l’importazione di prodotti di mais e di cotone geneticamente modificati e resistenti agli erbicidi.In due risoluzioni approvate mercoledì, i deputati hanno sottolineato i dubbi sollevati sia da ricerche indipendenti sia da alcuni Stati membri su alcuni prodotti OGM e reiterato la richiesta di modificare la procedura di autorizzazione degli OGM nell’UE.Nel testo della risoluzione che si oppone alla commercializzazione dei prodotti contenenti mais DAS-40278-9, i deputati hanno affermato che ricerche indipendenti sollevano preoccupazioni in merito ai rischi dell’ingrediente attivo della 2,4-D in materia di sviluppo dell’embrione, difetti congeniti e interferenza endocrina.Gli stessi Stati membri hanno criticato la procedura di consultazione svoltasi tre mesi prima dell’approvazione, in particolare a causa della mancanza o insufficienza dei dati presentati, ma anche per l’inadeguatezza dei test.La risoluzione non vincolante è stata approvata con 435 voti favorevoli, 216 contrari e 34 astensioni.In un’altra risoluzione, approvata con 425 voti favorevoli, 230 contrari e 27 astensioni, i deputati hanno affermato che le importazioni di prodotti derivanti dal cotone GHB119 geneticamente modificato non dovrebbero essere autorizzate, in quanto ciò favorirebbe l’aumento mondiale nell’uso di erbicidi a base di glufosinato ammonio (a cui il GHB119 è resistente), mentre il glufosinato è classificato come tossico ai fini della riproduzione.Il Parlamento europeo ha bocciato nell’ottobre 2015 una proposta di legge che avrebbe consentito a ogni Stato membro di limitare o vietare la vendita e l’uso di alimenti o mangimi OGM nel proprio territorio, anche se già approvati a livello UE. I deputati hanno ritenuto che tale norma sarebbe potuta risultare inattuabile o avrebbe potuto portare alla reintroduzione di controlli alle frontiere tra i paesi pro e anti OGM. Hanno pertanto invitato la Commissione a presentare una nuova proposta.

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Importazioni tessili: norme europee per ridurre lo sfruttamento dei lavoratori

Posted by fidest press agency su sabato, 29 aprile 2017

parlamento europeoBruxelles. In una risoluzione adottata giorni fa i deputati hanno chiesto norme UE per obbligare i fornitori di tessuti e di abbigliamento a rispettare i diritti dei lavoratori.I lavoratori del settore tessile di tutto il mondo, molti dei quali sono giovani donne e bambini, soffrono a causa di lunghi turni di lavoro, bassi salari, incertezza, violenza e condizioni di lavoro pericolose. Nella risoluzione non vincolante adottata con 505 voti in favore, 49 voti contrari e 57 astensioni, i deputati rilevano che queste pratiche danneggiano anche l’industria dell’UE, in quanto provocano “dumping” sociale.Nel tentativo di aiutare a prevenire tragedie come il crollo della fabbrica di Rana Plaza in Bangladesh, avvenuto ad aprile 2013, si suggeriscono una serie di misure:
· Obblighi vincolanti di trasparenza: la Commissione europea dovrebbe presentare una proposta legislativa per un sistema vincolante di “diligenza”, basato sulle linee guida dell’OCSE, simile a quello adottato per i cosiddetti diamanti insanguinati, in grado di coprire copre tutta la catena d’approvvigionamento;
· Preferenze commerciali condizionate: l’UE dovrebbe garantire che i Paesi esportatori di prodotti tessili con accesso preferenziale all’UE rispettino gli standard sociale e producano tessuti sostenibili, mentre gli Stati membri dovrebbero promuovere attivamente i diritti dei lavoratori con i Paesi partner;
· Etichette: rendere visibile “l’impatto sociale della produzione” sugli stessi vestiti, per contribuire a creare un cambiamento duraturo;
· Esempio delle istituzioni: le istituzioni UE dovrebbero dare il buon esempio nei loro appalti pubblici sui prodotti tessili.
“Non possiamo far finta di niente se i nostri vestiti sono fatti a costo di una grande sofferenza umana. Solo un quadro vincolante, si potrebbe garantire che i prodotti venduti sui mercati europei non violino la dignità e i diritti di milioni di lavoratori. L’UE ha i mezzi per agire e chiediamo alla Commissione di farlo”, ha dichiarato la relatrice Lola Sánchez Caldentey (GUE/NGL, ES).

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BREXIT – BDO: sterlina debole, inflazione e IVA spine nel fianco della Gran Bretagna

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 aprile 2017

sterlinaLondra. Rallentamento dei consumi e inflazione galoppante sono i primi nodi che la Gran Bretagna in fase di transizione verso Brexit si trova a dover affrontare. Secondo BDO, network internazionale di revisione contabile e consulenza aziendale, infatti, l’impatto economico di una sterlina sempre più debole nei confronti dell’euro porterà più dolori che benefici.Il recente studio Manufacturing Outlook Q1 2017 di BDO rivela che la prima vera sfida per l’economia inglese si giocherà sul terreno dei salari e dei consumi. Il settore alimentare sarà quello che avrà un impatto maggiore sulle tasche dei consumatori inglesi: i costi di importazione, alla luce della debolezza della sterlina, faranno lievitare i costi retail del food&beverage tra il 5 e il 10%. Ci si aspetta che gli inglesi reagiscano a questo trend nella maniera più immediata, ovvero frenando il consumo di questi beni.
L’inflazione in aumento, a cui non sta corrispondendo un aumento dei salari, porterà quindi a un rallentamento dei consumi. La sterlina rimarrà debole, continuando a spronare l’export britannico ma anche il segmento del turismo. Per l’inflazione, in particolare, si stima un aumento del 2,8% nel corso del 2017. Bisognerà attendere il 2018, secondo BDO, perché l’inflazione faccia qualche passo indietro.
Il 2016 è stato un anno di crescita per la manifattura britannica, con un +0,7% fatto segnare dalla produzione industriale nazionale: un risultato oltre le aspettative. Negli ultimi mesi dell’anno scorso, le statistiche hanno mostrato un incremento in più della metà dei segmenti industriali, segno che il referendum su UE non ha causato danni irreparabili all’industria inglese. Gli indicatori di questo inizio d’anno fanno pensare che questi trend positivi siano stati trasportati anche nel 2017, con la sterlina debole che continua a gonfiare le vele dell’export britannico. Le aziende in Gran Bretagna pianificano investimenti e assunzioni per il prossimo futuro, segno che il manifatturiero inglese ha le capacità e le abilità per rispondere alle esigenze dei clienti a livello internazionale.Le previsioni di BDO per il primo trimestre del 2017 in UK sono tutte positive: sia il mercato domestico sia il mercato estero vengono stimati in crescita, così come la fiducia delle imprese, il livello occupazionale e gli investimenti. Esaminando i soli dati economici, i trend positivi dovrebbero continuare anche nel corso del secondo trimestre dell’anno, grande influenza sullo scenario generale la avranno i negoziati dopo l’attivazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, prevista per il 29 marzo, che segnerà l’inizio della “Brexit” ufficiale, ovvero l’uscita ufficiale della Gran Bretagna dalla UE.Il report di BDO Business Trends ci dà un quadro preciso della situazione inglese in piena Brexit di questi primi mesi del 2017. Salvo l’indice relativo all’occupazione, rimasto stabile rispetto al mese precedente al valore di 101,9, tutti gli altri indici registrano in febbraio un calo rispetto al mese precedente. L’indice sull’occupazione rimane ai livelli più alti registrati dal maggio 2016, con un tasso di occupazione che rimane al livello record di 74,6% e un tasso di disoccupazione di solo il 4,8%. A ciò non corrisponde, tuttavia, un adeguato incremento della media dei redditi dei lavoratori. Si prevede un possibile indebolimento del mercato del lavoro nei prossimi mesi, a causa del clima di incertezza generale, che potrebbe portare a un ritardo nei processi di assunzione. “I rapidi cambiamenti dal punto di vista tecnologico e regolatorio, la crescita di movimenti politici populisti, un rapporto incerto con i Paesi UE e le opportunità nascenti di accordi commerciali in tutto il globo stanno facendo sì che i confini che una volta davano forma al modo di fare business del manifatturiero inglese stiano cambiando o scomparendo – prosegue Del Bianco di BDO Italia. – I risultati di questo Q1, tuttavia, mostrano quanto l’industria britannica si stia rivelando resiliente a tutti questi cambiamenti in atto.” Nel mese di febbraio, l’output index ha subito un leggero calo rispetto al mese precedente, passando dal 97,5 di gennaio al 97,2 di febbraio…[…]

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Inaugurato ufficialmente il Consolato onorario di Russia a Udine

Posted by fidest press agency su martedì, 22 settembre 2015

inaugurazione3inaugurazione2Udine. La Russia è il 9° Paese verso cui il Fvg esporta e l’11° per le importazioni. L’export Fvg verso la Russia, in controtendenza rispetto al dato negativo italiano, è cresciuto del 7,35% tra primo semestre 2014 e 2015. Ed era già positivo, con un +4,6% anche l’anno precedente. Sulla scorta di questi dati incoraggianti è stato oggi inaugurato ufficialmente, potendo beneficiare della presenza dell’ambasciatore russo Sergey Razov – l’avvio effettivo dell’attività era avvenuto circa due anni fa – il Consolato onorario della Federazione russa, guidato dall’imprenditore Carlo Andrea Dall’Ava. Si tratta del secondo console onorario a trovare sede nella Camera di Commercio di Udine, dopo quello canadese già operativo da diversi anni. Una collocazione, anch’esso al quinto piano dell’ente camerale, che oltre alle classiche attività per i cittadini lo rende importante punto di riferimento anche per le aziende che vogliono attivare o potenziare le proprie relazioni commerciali ed economiche con le realtà russe, nel solco di un’attività di internazionalizzazione già promossa intensamente dalla Cciaa. «Negli ultimi 10 anni – ha infatti evidenziato il presidente Giovanni Da Pozzo in una Sala Valduga al gran completo, tra imprenditori e autorità –, 1.229 imprese hanno partecipato a iniziative organizzate verso la Russia dal sistema camerale». Alcuni numeri? Tredici i seminari di approfondimento organizzati in Friuli, con centinaia di aziende presenti, 243 delle quali hanno ancheinaugurazione usufruito dei servizi consulenziali personalizzati. Nove le missioni outgoing organizzate, 4 partecipazioni collettive a fiere in Russia, e 359 le imprese che sono state parte attiva nell’accoglienza di operatori russi in occasione di 8 incoming. «L’apertura di questo consolato – ha rimarcato Da Pozzo – rafforza ulteriormente questa propensione e attività». Orgoglio e soddisfazione per l’incarico è stata espressa dal console onorario Dall’Ava. «La Russia – ha commentato – è un Paese che ama l’Italia e gli italiani e il Fvg è la porta d’ingresso in Italia. Come console onorario russo confido quindi di poter implementare i rapporti economici, culturali e turistici fra i nostri Paesi. Abbiamo 1200 residenti russi che hanno bisogno di un console di riferimento nel territorio. Sono stato nominato due anni fa, durante i quali ho cominciato a svolgere il mio impegno di assistenza istituzionale e supporto imprenditoriale. E oggi ho l’onore di inaugurare la sede consolare alla presenza dell’ambasciatore russo in Italia, Sergey Razov». Il consolato onorario sarà aperto nelle giornate feriali previo appuntamento. C’è un sito internet con tutti i contatti: http://www.ruconsud.com/
Dal Fvg verso la Russia esportiamo – dato 2014 – soprattutto macchinari (54 milioni per impieghi speciali, 45 milioni per impieghi generali e 23,4 milioni di altri macchinari) e mobili (per circa 67,4 milioni di euro, da soli il 21,2% di tutto l’export). Importiamo soprattutto prodotti della siderurgia, per 132 milioni, il 68,5% dell’import Russia-Fvg. Discorso a parte merita l’alimentare: pur non essendo tra i primi prodotti d’esportazione (costituisce circa il 3,2% del nostro inaugurazione1export), era cresciuto costantemente dal 2012 al 2014: praticamente raddoppiato nel complesso, passando da 5 a 10,2 milioni di euro di valore esportato dal Fvg, con un +104,5%. Ma è calato notevolmente nel confronto fra primi semestri 2013-2015. In questo caso, nel primo semestre di quest’anno, siamo tornati circa al valore del primo semestre 2013, dimezzando di fatto il valore rispetto al primo semestre 2014 (-48% 1° semestre 2015/2014). Sicuramente le misure restrittive imposte sui beni alimentari verso la Russia hanno influito su questo dato, restrizioni che tutti i presenti all’inaugurazione si sono augurati possano essere presto superate.
Tra le prossime attività che la Camera di Commercio organizzerà per le imprese in Russia ci sarà , il 16 novembre 2015, la partecipazione collettiva di sette imprese vitivinicole al Vinitaly Russia di Mosca e altre attività dell’Ati di Ocm vino, che proprio sulla Russia ha impostato oltre 100 mila euro di investimenti in attività di promozione delle aziende partecipanti sul mercato russo. Per la primavera 2016 è in calendario una missione outgoing, per accompagnare altre aziende a esplorare il mercato russo. (foto: inaugurazione)

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TTIP: quando le carte smentiscono la Commissione europea e il Governo

Posted by fidest press agency su martedì, 23 giugno 2015

Fao-RomaSembrano due mondi separati, ma in realtà si riferiscono alla stessa cosa. Si tratta degli scenari benefici creati dal TTIP, l’accordo di libero scambio tra UE e USA, così come presentati dalla Commissione europea e dal Governo italiano, e quello che effettivamente è scritto nei (pochi e insufficienti) documenti resi di pubblico dominio. Elementi che aumentano e certo non diminuiscono le preoccupazioni sulle ricadute negative che l’approvazione del TTIP potrebbe portare, a cominciare dalla questione degli standard agroalimentari che, secondo le istituzioni europee, non verranno abbassati.Nei testi di posizionamento dell’Unione europea viene ribadito il ruolo centrale del Codex Alimentarius, l’organismo Fao/Oms deputato all’elaborazione degli standard di qualità alimentare, dai residui di pesticida nei piatti all’uso di Ogm. Considerato che spesso i criteri usati dal Codex per la qualità degli alimenti sono più permissivi di quelli europei, questo significa che ogni variazione più restrittiva potrebbe essere considerata “distorsiva del mercato” e per questo sanzionata. La mancanza poi, nel mandato negoziale, di ogni riferimento esplicito al “Principio di precauzione” è un ulteriore elemento di preoccupazione.Per il Governo italiano le IG saranno il cavallo di battaglia da difendere nel TTIP. Una posizione che prova a distrarre rispetto al fatto che se è vero che l’apertura del mercato agroalimentare europeo porterà a un incremento delle esportazioni europee del 60%, la contropartita sarà un aumento delle importazioni statunitensi del 118% con un impatto pesante sull’agricoltura europea e italiana, tra i settori “perdenti” come evidenziato anche dal Rapporto Prometeia redatto per il Governo italiano. Peraltro la tutela delle IG sarà parziale come dimostra il CETA, l’accordo con il Canada, in cui su oltre 1400 IG riconosciute in EU, di cui 273 italiane, solo 141 sono state inserite (40 italiane) in un regime che prevede comunque la convivenza con tutto l’italian sounding (come il Parmesan) registrato prima dell’ottobre 2013 e soprattutto la reciprocità: anche sui nostri scaffali arriverà il Parmesan, ora non consentito.”Ci sarebbe bisogno di maggiore chiarezza da parte di Commissione europea e Governo italiano” dichiara Elena Mazzoni, coordinatrice di Stop TTIP Italia, la coalizione di oltre 300 organizzazioni che si oppone al TTIP “ma purtroppo la comunicazione istituzionale si limita a promuovere il negoziato senza aprire spazi di vero e proprio contraddittorio, basti pensare che il panel definito per l’incontro di Cecilia Malmstrom di oggi a Roma prevede relatori tutti dichiaratamente a favore della conclusione del trattato”.”Più analizziamo i contenuti dei documenti disponibili, e che si riferiscono al solo posizionamento dell’Unione visto che i testi negoziali sono inacessibili” sottolinea Monica Di Sisto, portavoce della campagna Stop TTIP Italia, “più emergono dubbi e perplessità sulle posizioni a nostro modo di vedere troppo acritiche del Governo italiano: dalla trasparenza ai servizi, per passare all’agroalimentare e alla tutela degli investimenti, stiamo parlando di questioni che riguardano la vita di ogni cittadino e verso cui il Governo dovrebbe avere atteggiamento più laico e meno partigiano. Gli emendamenti presentati alla risoluzione sul TTIP al Parlamento europeo così come la stessa spaccatura emersa a Strasburgo tra le forze politiche poche settimane fa dimostra come le nostre posizioni si basino su dati di realtà”.

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Salviamo il futuro delle energie pulite!

Posted by fidest press agency su martedì, 17 aprile 2012

Roma mercoledì 18 Aprile, ore 11.00 Piazza Montecitorio. Le fonti rinnovabili stanno cambiando il sistema energetico italiano. Gli effetti positivi di questa “rivoluzione” sono sempre più evidenti: dalle rinnovabili proviene il 26,6% dell’energia elettrica prodotta nel 2011; si sono ridotte le emissioni di CO2; il settore ha creato più di 100 mila nuovi posti di lavoro; si è dato impulso alla “green economy”, alla ricerca, all’innovazione tecnologica. L’Italia ha cominciato a camminare sulla strada giusta, verso la costruzione di un nuovo modello di approvvigionamento energetico, basato su una più ampia autosufficienza e sulla salvaguardia dell’ambiente. Questa prospettiva è in pericolo! La contrastano i grandi interessi del petrolio, del carbone, del gas. Fanno credere all’opinione pubblica che gli incentivi per le rinnovabili siano responsabili degli alti costi dell’energia, nascondendo i vantaggi che i cittadini, le aziende, l’ambiente, avranno dalla crescita di fonti energetiche pulite, efficienti e distribuite sul territorio. Per capire quanto tutto questo sia falso bastano le conclusioni di un recente studio della Bocconi: il bilancio benefici-costi delle rinnovabili, per i prossimi venti anni, registrerà un attivo 76 miliardi di euro. Così, dal Governo si annunciano tagli drastici agli incentivi per il fotovoltaico e per tutte le altre fonti rinnovabili. Si vorrebbe anche introdurre tetti annui di spesa per ogni tipologia di impianto che non sia domestico, scoraggiando gli investimenti.
In tutto il mondo lo sviluppo delle energie rinnovabili rappresenta una frontiera decisiva di innovazione tecnologica, e di ecosostenibilità dello sviluppo. A maggior ragione lo è per un paese come il nostro, fortemente dipendente dalla importazione di petrolio e di gas. Per questo noi, Ecologisti Democratici, chiediamo che le energie pulite non siano fermate! E chiediamo che il futuro energetico del nostro Paese sia programmato attraverso un confronto trasparente con le parti interessate e una seria analisi costi/benefici.

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Provincia Udine: crescita lieve

Posted by fidest press agency su martedì, 15 marzo 2011

La conferma è di un segno più. Anche se con un risultato meno brillante di altre aree del nordest e dell’Italia, nel 2010 il valore delle esportazioni della provincia di Udine è cresciuto dell’8,4% rispetto al 2009 (4.783,05 milioni di euro), superando comunque la media regionale. Le importazioni sono aumentate di quasi il 43% (2.891,39 milioni), per un saldo commerciale positivo di circa 1.900 milioni.  Sono i risultati provinciali elaborati dal Centro Studi della Camera di Commercio di Udine sui dati di sintesi pubblicati dall’Istat e disponibili sul sito di Coeweb. All’interno dell’Italia nord-orientale, riscontriamo andamenti molto diversi tra regione e regione. Quella calcolata per il Friuli Venezia Giulia è la più bassa: se, nel 2010, l’export del Trentino Alto Adige è cresciuto del 19,4%, quello del Veneto del 16,3%, quello dell’Emilia Romagna del 16,1%, il valore delle esportazioni del Fvg è aumentato del 7,9%. «Questi dati fanno emergere che comunque la nostra economia sta ripartendo – ha commentato il presidente della Cciaa Giovanni Da Pozzo–, seppur con leggero ritardo rispetto alle altre, elemento che comunque caratterizza sempre i cicli economici del nostro territorio. Anche le indagini congiunturali che abbiamo effettuato intervistando gli imprenditori hanno evidenziato questo recupero della domanda estera e, pur se la crescita dell’export è lieve e permane ancora molta incertezza, è sempre un dato che ci dà fiducia. La guardia, però, va tenuta alta, ogni giorno, specie in un periodo in cui gli eventi internazionali rendono particolarmente instabili i mercati e insicure le prospettive di sviluppo».  Il dato positivo delle importazioni – che incorpora anche l’aumento dei prezzi delle materie prime -, segnala anche che le nostre aziende hanno ricominciato ad acquistare dall’estero semilavorati, materie prime e prodotti per lo svolgimento dell’attività produttiva. Nel 2010, rispetto al 2009, l’aumento dell’8,37% dell’export provinciale è determinato principalmente dalle esportazioni di metalli di base e prodotti in metallo (+13,97%); di apparecchi elettrici (+18,44%), di prodotti alimentari e bevande (+23,54%) e di computer, apparecchi elettronici ed ottici (+ 42,19%), «elementi interessanti per il settore food, fiore all’occhiello dell’economia friulana, e pure per quanto riguarda le imprese innovative, che dimostrano di essere più competitive, anche in chiave futura», ha dettoDa Pozzo. Rimangono stabili le esportazioni di macchinari, permangono in calo quelle legate ai prodotti del comparto legno-mobile.  Analizzando l’interscambio commerciale della provincia per continenti, registriamo aumenti significativi dell’export verso l’America centro-meridionale (+72,73%) e verso l’Ue 27 (+11,62%). Per quanto riguarda le importazioni si registrano significativi incrementi dall’UE27 (48,74%), dall’Africa (+38,06), dall’Asia (+16,84%).

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Angola: Previsioni d’investimento 2010

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 aprile 2010

Il Programma esecutivo per l’industria di trasformazione in Angola lanciato lo scorso anno, nonostante la crisi economica, ha rilevato previsioni d’investimento per il 2010 che superano l’iniziale stima globale fissata in US$ 8,7 bilioni. “Il sottoprogramma riguardante la sostituzione competitiva di importazioni – rivela il Segretario  di Stato dell’Industria Kiala Ngone Gabriel – e la stima delle esportazioni, la cui spesa d’investimento è stata rivista in US$ 4,11 bilioni, oggi supera, in termini di progetti proposti, gli US$ 6 bilioni”.  “Sono appena rientrato da Lunda Norte; – continua Kiala Ngone Gabriel – portavo 22 progetti dell’ordine di US$ 171 milioni e sono tornato, dopo due giorni, con 24 progetti per un ammontare complessivo di US$ 180 milioni. La mia presenza ha fatto sì che altri promotori si presentassero. E anche queste cifre risultano già obsolete”.  E’ con queste parole che il Segretario di Stato sottolinea  l’importanza di questa azione di sensibilizzazione e della dinamica del programma. “Ci stiamo impegnando – anticipa – sulla qualità dei processi e perciò abbiamo creato un’unità tecnica di valutazione del programma. La crisi non ha colpito, anzi, contrariamente alle aspettative, l’interesse per il programma, che intende modificare nel Paese il panorama dell’industria di trasformazione, riduce le importazioni e stimola le esportazioni”.“Stiamo dibattendo – continua il Segretario Gabriel – con gli altri ministeri per cercare una versione di tariffa doganale che soddisfi le parti. Ad oggi non abbiamo ancora trovato una soluzione ottimale. E’ impossibile accontentare tutti. La crisi dell’economia internazionale non potrà non riflettersi sull’andamento del programma e, pertanto, obiettivo del Governo è che il settore si sviluppi ad un ritmo nell’ordine del 25%, al di sopra del 10-11% registrato in questo periodo”.

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