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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘imposta’

Canone Rai. Il delirio di una imposta assurda

Posted by fidest press agency su domenica, 21 agosto 2022

Entro fine anno il Governo che verrà dovrà decidere come riscuotere l’imposta per il possesso di un apparecchio tv con antenna per la ricezione del digitale terrestre, il cosiddetto canone. Non c’è ancora un confronto istituzionale sul futuro metodo di riscossione, ma solo una raccolta mediatica di opinioni, anche di valore istituzionale. Secondo alcuni sembra che le Regioni a Statuto speciale non vorrebbero far pagare il canone. Aspettativa logica da parte di chi è abituata ad essere considerata speciale per la propria presunta diversità. Ma la specialità della propria regione è prerogativa di ogni amministratore regionale e, perché non cogliere un’occasione del genere… ora poi, in campagna elettorale, non ci stupiremmo che gli aspiranti alla vittoria in specifici collegi lanciassero anche anche questa promessa. Intanto i Corecom di Veneto e Lombardia: “La regionalizzazione dei servizi di telecomunicazione e radiotelevisivi è possibile. Esistono non solo le basi giuridiche, ma ci sono i presupposti tecnici e tecnologici […]. Le Regioni possono attivare stante la normativa vigente contratti di servizio con la Rai. I presupposti giuridici, comunque, ci sono e ciò che serve è la volontà di affrontare, anche attraverso la stesura di leggi regionali ad hoc, l’argomento”. Insomma, il canone Rai è terreno di conquista del consenso facendo pagare chi ha gli amministratori “più distratti” rispetto a quelli “più capaci”, ché comunque le spese Rai ci sono e vanno pagate, in ipotesi dai residenti in: Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria. Tutti gli atri… gratis. Forse è il caso che si metta mano alle ipotesi di privatizzazione Rai, già previste da un referendum, e quindi verso l’abolizione di questa imposta che, allo stato, viene elargita con abuso di posizione dominante da parte di Rai verso tutte le altre tv (in concorrenza sul mercato pubblicitario con Rai che, in più percepisce il canone). Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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Global Minimum Tax: PE chiede rapida adozione dell’imposta per le multinazionali

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 Maggio 2022

Bruxelles Il PE ha sostenuto il recepimento nell’ordinamento UE del recente accordo internazionale su una imposta minima globale del 15% per le multinazionali.La risoluzione, adottata secondo la procedura di consultazione, è stata approvata con 503 voti favorevoli, 46 contrari e 48 astensioni.Nel testo, i deputati hanno approvato gli elementi principali della proposta della Commissione, in particolare il rispetto del calendario di attuazione proposto e il termine di attuazione fissato al 31 dicembre 2022, con l’intento di attuare la legislazione rapidamente.I deputati hanno, tuttavia, apportato alcune modifiche alla proposta e chiesto l’introduzione di una clausola di riesame della soglia dei ricavi annuali (oltre la quale una società multinazionale sarebbe soggetta all’aliquota minima) e una valutazione d’impatto della legislazione sui paesi in via di sviluppo.I deputati intendono ridurre anche alcune delle esenzioni proposte dalla Commissione e limitare le possibilità di abuso con l’introduzione di un articolo specifico contenente misure atte a contrastare i meccanismi di evasione fiscale.La relazione, che costituisce la posizione del Parlamento, verrà ora trasmessa al Consiglio UE che adotterà il testo definitivo all’unanimità. L’obiettivo della direttiva è quello di recepire nel diritto UE la riforma delle norme sulla tassazione internazionale delle società concordata dall’OCSE/G20 nel dicembre 2021. Questo accordo internazionale mira a garantire un livello minimo d’imposta del 15% per le grandi società multinazionali e costituisce un passo importante verso un sistema efficace ed equo di tassazione degli utili.

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“Ripristinare il credito d’imposta per gli editori di libri”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 novembre 2021

Per superare così la crisi delle forniture che impatta sul bilancio delle case editrici: lo chiede l’Associazione Italiana Editori (AIE). Spiega il presidente di AIE Ricardo Franco Levi: “Negli ultimi sei mesi, a fronte di una domanda di libri in crescita nel Paese, l’industria editoriale ha fronteggiato e fronteggia tutt’ora criticità nella fornitura di carta – e più in generale di tutto ciò che attiene alla stampa dei libri, come il costo dell’inchiostro, dei trasporti, dell’energia – che rischiano di danneggiare l’equilibrio economico delle case editrici e, in alcuni casi, di rendere impossibile la stampa e la messa in vendita nelle librerie delle novità e di eventuali ristampe”.Sebbene gli aumenti siano diversi a seconda della tipologia delle case editrici, del periodo in cui i contratti di fornitura sono stati firmati, della tipologia di carta utilizzata, si può quantificare tale incremento su base annua come superiore al 20% per la carta uso mano – ovvero la carta non patinata – e fino al 50% per le carte più pregiate, patinate e cartoncini. “Con una particolare attenzione agli editori scolastici, soggetti a tetti di spesa imposti per legge, sono numeri critici per tutti gli editori che non vogliono far ricadere sui lettori l’aumento dei costi” ha spiegato Levi. Inoltre, rispetto agli anni scorsi, si allungano i tempi di consegna e questo vuol dire per gli editori non riuscire a programmare tirature ed eventuali ristampe nella maniera più corretta possibile per far fronte alla domanda di ogni libro, difficile da prevedere prima di poter disporre dei dati sulle adozioni scolastiche, delle prevendite delle librerie e, nel caso di ristampe, dei primi riscontri di vendita. In Italia nel 2019 sono stati stampati 192milioni di volumi (dato Istat). Il consumo di carta per la stampa di libri è stimato in 96mila tonnellate annue (fonte: Assocarta). In passato gli editori di libri hanno beneficiato del credito d’imposta per l’acquisto della carta (art. 4, commi 181-186, L. 350/ 2003).“Di recente tale misura è stata riattivata, per il 2020 e il 2021, con il “Decreto Rilancio”, ma escludendo le imprese librarie – conclude Levi -. Sarebbe importante, in questo momento di difficoltà, riattivare la misura con uno strumento analogo”.L’attuale incertezza sul livello di prezzi e la disponibilità delle forniture sta portando alcune tipografie ed editori a prenotare le forniture di carta senza conoscere il prezzo a cui queste verranno pagate. Inoltre eventuali necessità di grandi quantitativi di carta per ristampe di libri le cui vendite sono di molto superiori alle previsioni rischiano di non poter essere evase in tempo per far fronte alle richieste dei lettori. Alcuni piccoli editori, infine, potrebbero essere tagliati fuori dal mercato per la mancanza di carta con cui lanciare le novità.

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Canone/imposta Rai. Verso l’abolizione?

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 luglio 2021

Il Ddl Concorrenza, nei prossimi giorni in Consiglio dei ministri, dovrebbe eliminare le incrostazioni che frenano l’economia, impegno verso l’Ue contenuto nel Piano nazionale di ripresa e resilienza inviato a Bruxelles (pilastro dei 200 e passa miliardi di prestiti e sovvenzioni che l’Italia riceverà nei prossimi anni). Tra queste la cancellazione dell’obbligo per i venditori di elettricità di “raccogliere tramite le bollette somme che non sono direttamente correlate con l’energia” . L’imposta/canone Rai (9 euro mensili per dieci mesi) tra queste. Il Ddl dovrebbe essere approvato entro fine mese, ma per la sua operatività può slittare anche a fine 2022, e alcune novità potrebbero essere introdotte nell’esame parlamentare.Il cosiddetto canone (1,8 miliardi di euro all’anno) è finito in bolletta nel 2016, ed è l’imposta che si paga per il possesso di un tv per il servizio monopolista di informazione e spettacolo della Rai. Prima era tra le imposte più odiate e, di conseguenza, abbastanza evasa. Poi si è stabilizzata.La Rai è quello che è: gestita dai partiti del Parlamento, illegale perché viola norme Antitrust (abuso di posizione dominante: compete in un mercato, anche pubblicitario, in cui i suoi concorrenti non hanno canone), e perché, nonostante referendum e legge, continua a non essere privatizzata .Ora il Parlamento deve scegliere se tener fede agli impegni verso Bruxelles (e prendersi gli oltre 200 miliardi) o continuare con la gabola della riscossione tramite bolletta elettrica, inventarsi un’altra gabola (probabile) o far rientrare il finanziamento della tv di Stato nella fiscalità generale (difficile che venga ripristinato il vecchio metodo di esattori che rincorrevano evasori).Sulla gabola non osiamo “dare consigli” ma la creatività in materia non è loro assente. Sulla fiscalità generale (quasi 2 miliardi l’anno), nel caso, aspettiamoci di tutto (iva, benzina, rc-auto in prima fila).Rimane IL PROBLEMA che in Parlamento non vogliono affrontare. Nel 2021, ha ancora senso una tv di Stato così com’è? Informazione faziosa spartita tra i partiti in Parlamento, marchette a go-go dallo sport alle ballerine e ai notiziari, spese di gestione da baraccone pubblico (la vicenda Rai Play/ItsArt grida vendetta – 3) con un numero di giornalisti e tecnici e un rapporto produzione/costi da incubo. E’ possibile e credibile che in una democrazia economica la maggiore impresa Tlc sia dello Stato?Forse – FORSE – la cancellazione del canone in bolletta luce farà tornare i decisori (Parlamento e non solo) sulla via maestra di un’economia di mercato smettendo di violare le leggi e bandendo, per esempio, una gara per l’affidamento del servizio pubblico? Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Cessione credito imposta per incentivare agricoltura hi-tech

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

La possibilità di cessione del credito d’imposta per incentivare gli investimenti hi-tech in agricoltura, così come avviene per gli sgravi previsti per le ristrutturazioni domestiche. E’ questa la richiesta di Cia-Agricoltori Italiani, inserita nelle proposte di emendamento al Dl Agosto, dopo l’estensione al settore agricolo degli incentivi del Piano Impresa 4.0. nell’ultima manovra di bilancio.Cia ritiene che i tempi siano maturi per l’approvazione e auspica che il Parlamento la recepisca, coinvolgendo non solo i produttori ma tutti gli attori della filiera agroalimentare. In una fase di ripresa in cui il sistema produttivo chiede con urgenza innovazione tecnologica, l’opzione di cessione del credito di imposta potrebbe accrescere di molto la platea dei beneficiari delle agevolazioni fiscali. La misura favorirebbe, inoltre, il rinnovo del parco macchine agricole con mezzi più moderni, tecnologici e a bassa emissione CO2, in linea con le sfide ambientali europee del Green Deal. “L’agricoltura non è più la Cenerentola dell’economia nazionale quando si parla di tecnologia e mantiene un dialogo costante con il mondo delle università e della ricerca –sottolinea Dino Scanavino, presidente Cia-. Il giro d’affari dell’agricoltura 4.0 in Italia ha toccato quota 450 milioni di euro con una crescita del 22% su base annua (Osservatorio Smart Agrifood) e comprende tutto il complesso di tecnologie usate dalle nostre aziende per migliorare le rese e la sostenibilità delle coltivazioni, la qualità dei prodotti finali e le condizioni dei lavoratori”.“Per continuare a produrre cibo fresco e sano, gli agricoltori dovranno puntare sempre più all’integrazione con l’hi-tech –chiosa Scanavino-, utilizzando tutte le risorse messe in campo dalla scienza per affrontare con strumenti efficaci le conseguenze del climate change e del dilagare delle fitopatie. In un momento segnato da una grave crisi di liquidità per le aziende, la cessione del credito d’imposta favorirebbe, dunque, lo sviluppo economico dell’intera filiera agroalimentare, in un’ottica di rilancio del Paese”.

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Calo imposta soggiorno in Veneto

Posted by fidest press agency su domenica, 16 agosto 2020

La forte contrazione del movimento turistico ha un impatto diretto anche sulle casse degli enti locali. L’effetto più immediato riguarda l’imposta di soggiorno, introdotta da 131 Comuni del Veneto, che vale più del 5% delle entrate tributarie per i Municipi veneti che l’hanno istituita.La Fondazione Think Tank Nord Est ha analizzato i bilanci di previsione dei Comuni veneti per valutare la portata di questo mancato introito: a inizio 2020, in una situazione pre-covid, si stimava un incasso complessivo di oltre 82 milioni di euro per gli enti locali del Veneto. La maggior parte di queste risorse riguarda il veneziano, con più di 53 milioni di euro di introiti previsti a inizio anno. Di questi, ben 36 milioni sarebbero stati incamerati dal Comune di Venezia; oltre 5 milioni da Jesolo; 4 milioni da San Michele al Tagliamento – Bibione; 3,8 milioni da Cavallino-Treporti; 2 milioni e mezzo da Caorle. Numeri importanti si prospettavano anche per la provincia di Verona, con oltre 16 milioni di euro di incassi previsti: 5 milioni di introiti per il capoluogo Verona; 1,9 milioni Peschiera del Garda; 1,8 milioni Bardolino; 1,7 milioni Lazise; 1,3 milioni Malcesine. Il padovano avrebbe incassato 6,3 milioni di euro, di cui 2,7 milioni Abano Terme, 2,2 milioni Padova e 1,2 milioni Montegrotto Terme. Alla provincia di Belluno sarebbero andati più di 3 milioni di euro, di cui 1,6 milioni alla sola Cortina. Il trevigiano stimava di incamerare 1,8 milioni di euro, il vicentino prevedeva un introito di quasi 1,2 milioni, mentre la provincia di Rovigo avrebbe ottenuto poco più di mezzo milione di euro. Nei giorni scorsi, il Governo è venuto incontro ai Comuni turistici destinando 100 milioni di euro quale ristoro parziale delle minori entrate derivanti dall’imposta di soggiorno. Il riparto del fondo è stato effettuato in proporzione al gettito di ciascun ente e per il momento sono stati distribuiti 90 milioni di euro. Quasi 14 i milioni di euro ottenuti dalle località venete: una cifra che copre il 17% del gettito previsto prima del coronavirus. Di conseguenza, i Comuni del Veneto dovrebbero recuperare più di 68 milioni di euro: una cifra impossibile da raggiungere con gli scarsi flussi turistici del 2020. Quasi 9 i milioni di euro destinati dallo Stato ai Municipi veneziani, di cui 6,2 milioni a Venezia (rispetto ad un gettito previsto di 36 milioni di euro) e 852 mila euro a Jesolo. Alla provincia di Verona sono stati dedicati 2,9 milioni di euro, di cui quasi un milione al capoluogo scaligero. Poco più di un milione di euro di ristoro ai Comuni del padovano, mezzo milione di euro al bellunese, quasi 300 mila euro ai Municipi trevigiani, meno di 200 mila euro alla provincia di Vicenza e poco meno di 100 mila euro al Polesine.
“Quest’anno sarà difficile incassare anche solo la metà di quanto preventivato dai Comuni a inizio 2020 – spiega Antonio Ferrarelli, presidente della Fondazione Think Tank Nord Est – ma le amministrazioni locali non devono rinunciare ad investire nel settore turistico. Al contrario, se non vogliono compromettere anche le prossime stagioni, è necessario che le poche risorse a disposizione vadano destinate a progetti in grado realmente di aumentare la competitività delle destinazioni turistiche. In questa situazione di difficoltà per il turismo – conclude Ferrarelli – pubblico e privato devono lavorare insieme su progettualità di area vasta per mettere a sistema e valorizzare tutte le eccellenze del territorio.”

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Possibilità di compensare i crediti di imposta

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 aprile 2020

L’Associazione Italiana Dottori Commercialisti – sollecita al Governo l’assunzione di due interventi concreti: la possibilità di compensare i crediti di imposta, anche prima dell’invio della dichiarazione dei redditi; l’applicazione di ritenute in misura ridotta per i lavoratori autonomi con dipendenti e collaboratori.La prima proposta sulla possibilità di compensare i crediti di imposta – peraltro già contenuta nel documento del CNDEC e Confindustria del 10 marzo scorso ma successivamente scomparsa dal dibatto pubblico – meriterebbe di essere ripresa e approvata rapidamente.Il punto 13 del citato documento chiedeva infatti la: “la sterilizzazione dell’articolo 17, comma 1, ultimo periodo, D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241 (come modificato dall’articolo 3, comma 1, del D.L. 26 ottobre 2019, n. 124, conv. dalla L. 19 dicembre 2019, n. 157) limitatamente alla compensazione dei crediti relativi alle imposte sui redditi e alle relative addizionali, alle imposte sostitutive delle imposte sui redditi e all’imposta regionale sulle attività produttive, per importi superiori a 5.000 euro annui, che attualmente è subordinata alla previa presentazione della dichiarazione annuale da cui emerge il credito”.Si chiede quindi la sospensione per l’anno 2020, di una norma introdotta lo scorso ottobre, che sin dalla sua proposizione ha generato moltissime perplessità e che oggi appare totalmente fuori contesto.La possibilità di sospendere da oggi questo meccanismo costituirebbe per molti contribuenti ossigeno finanziario concreto ed immediato. Gli eventuali abusi sulle compensazioni indebite – quelli che la norma asseriva di voler combattere – saranno puniti e con la giusta severità, ma oggi è fondamentale sostenere la liquidità di tutti i contribuenti. Le attuali difficoltà operative e le doverose estensioni del calendario fiscale non fanno che aggiungere un elemento a favore della misura qui proposta. Un secondo tema che l’Associazione ritiene importante è quello delle ritenute dei lavoratori autonomi (tra cui, ovviamente, anche i professionisti) e, a questo proposito, intendiamo rendere due riflessioni.In primo luogo, si chiede di eliminare la condizione prevista dall’articolo 19 del DL Liquidità, che limita la possibilità di incassare i compensi al lordo della ritenuta ai soli soggetti che “nel mese precedente non abbiano sostenuto spese per prestazioni di lavoro dipendente o assimilato”. Non si capisce davvero per quale ragione non sia meritevole di analogo supporto il professionista o lavoratore autonomo che, pur nei limiti non ampissimi, del fatturato o dei compensi previsti come requisito preliminare dalla norma (400 mila euro nel periodo d’imposta precedente), magari abbia uno o più dipendenti e che da questa liquidità potrebbe ricevere una mano concreta proprio per pagare i loro stipendi in questi mesi complicati.Rimane il fatto però che la norma citata ha certamente un ambito di intervento di breve respiro, la ritenuta incassata andrà poi comunque versata entro il prossimo luglio.Appare quindi necessaria l’introduzione di una norma di sistema. Ci pare infatti che sia giunto il momento di estendere ai professionisti con dipendenti la medesima previsione attualmente concessa agli agenti di commercio e quindi la possibilità di chiedere l’applicazione di una ritenuta in misura ridotta. È una proposta che AIDC avanza da molti anni e contenuta anche nel citato documento CNDCEC-Confindustria del 10 marzo scorso che al punto dieci riportava: “riduzione della base imponibile su cui commisurare la ritenuta a titolo di acconto dell’IRPEF per i lavoratori autonomi che dichiarano ai loro committenti che nell’esercizio della loro attività si avvalgono in via continuativa dell’opera di dipendenti o di terzi, in analogia a quanto previsto dall’articolo 25-bis del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 per le ritenute sulle provvigioni inerenti a rapporti di commissione, agenzia, mediazione, rappresentanza di commercio e procacciamento di affari.”

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Dl fisco: bozza,credito imposta Pmi su commissioni Pos

Posted by fidest press agency su domenica, 27 ottobre 2019

Nel decreto fiscale è previsto per i commercianti un credito d’imposta del 30% delle commissioni sulle transazioni con carte e bancomat. “Bene! Ora, però, chiediamo che sia il credito d’imposta che le multe siano anticipate dal 1° luglio al 1° gennaio 2020” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Non esistono, infatti, più scusanti. Questo provvedimento di fatto consentirà di aiutare i commercianti, indipendentemente da un accordo con le banche. Senza contare che c’è tutto il tempo per trovare intese con il mondo creditizio da qui alla fine dell’anno, visto che mancano più di due mesi. Quindi non ci sono più ragioni per non rendere vincolante un obbligo già in vigore dall’ottobre del 2002, ossia da ben 7 anni, e per non far scattare sanzioni già previste dalla legge di stabilità del 2016, ossia da quasi 4 anni” conclude Dona.

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Credito di imposta sugli investimenti pubblicitari

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 agosto 2019

“Soddisfazione per l’approvazione della norma che assicura, per il 2019 e gli anni seguenti, la copertura degli oneri necessari per la concessione del credito di imposta sugli investimenti pubblicitari incrementali sulla stampa quotidiana e periodica. Diventa così strutturale il finanziamento di una misura che incoraggia imprese e lavoratori autonomi ad utilizzare i giornali per pubblicizzare prodotti e servizi”. Ha commentato così Andrea Riffeser Monti, Presidente della Fieg, l’approvazione della norma che prevede le modalità per finanziare l’agevolazione fiscale per quest’anno e per gli anni successivi.“Bisogna dare atto al Sottosegretario all’editoria, Vito Crimi, – ha affermato Riffeser – di avere tenuto fede agli impegni assunti in risposta alle pressanti richieste degli editori di rifinanziare una misura, anticiclica e positiva per l’economia del Paese, che premia l’utilizzo di un mezzo di comunicazione efficace ed autorevole come la stampa quotidiana e periodica. L’impegno del Governo ad assicurare il finanziamento entro ottobre 2019 completa la misura consentendo la sua operatività”.

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Imposta/canone Rai: Verso l’abolizione elettorale?

Posted by fidest press agency su sabato, 6 gennaio 2018

Rai: sede di romaIl segretario del partito Democratico ha annunciato che intende proporre l’abolizione dell’imposta sul possesso di un apparecchio televisivo, il cosiddetto canone che oggi si paga attraverso la bolletta elettrica. Come contropartita chiede l’abolizione del tetto pubblicitario perche’ la Rai meglio competa con gli altri attori del mercato, il tutto con una gradualita’ al ribasso dei contributi dello Stato.Qualcosa si muove li’ dove sembrava che, dopo l’avvio del nuovo sistema di riscossione, si fosse ampiamente risolto il problema dell’evasione, e messa una sorta di pietra tombale sulla piu’ che discussa e irrazionale vicenda fiscale e commerciale (a partire dal fatto che un’imposta venga chiamata -con tanto di conferma istituzionale- canone o abbonamento).
Si muove agli inizi della campagna elettorale. Bene: vuol dire che qualcuno ha capito che il tema e’ di quelli scottanti (anche irrazionale, per quanto ci riguarda), che fanno vibrare i nervi degli elettori e, perche’ no, magari catturare il consenso. Per ora la proposta viene dal partito di governo, ma ci risulta che anche diversi partiti di opposizione la pensano nello stesso modo (almeno lo dicono), speriamo che la di la’ di buttarsi accuse gli uni contro gli altri come sempre dovrebbe avvenire in campagna elettorale, siano concreti e chiari in merito, soprattutto sui tempi.
E’ importante che questo divenga un tema da campagna elettorale. Fino ad oggi in materia ha sempre dominato un magma consociativo, poiche’ tutti i partiti in qualche modo hanno il loro pezzo di potere all’interno del sistema pubblico di informazione radiotelevisiva e mai hanno manifestato intenzione di scardinarlo: vuoi per sistemare le loro persone nei posti chiave e non solo, vuoi per garantirsi pezzi di informazione.Aspettiamo con ansia l’avvio delle discussioni. Speriamo solo che, considerati svariati precedenti anche se non in materia specifica (ma in tema di riduzioni fiscali ad ampio spettro, c’e’ la gara a chi propone di piu’), non si tratti solo di un’abolizione elettorale.(Vincenzo Donvito, presidente Aduc) Sul fronte politico l’on.le Brunetta capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati annota su twitter: “CarloCalenda schiaffeggia mister Etruria @matteorenzi. Per ministro Sviluppo economico abolizione canone sarebbe una ‘partita (presa) di (in) giro’. Buio per il Fiorentino. E comunque, per la cronaca, canone in bolletta è arrivato con suoi millegiorni. Dicesi incoerenza”.
Per Giorgio Lainati (Nci) vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai: “Com’era facilmente prevedibile la TV pubblica diventa da subito terreno di scontro per la campagna elettorale. La proposta del segretario PD Renzi sull’abolizione del canone è pura propaganda elettorale visto che comunque lo Stato continuerebbe a versare alle casse della RAI soldi pubblici per un periodo indefinito in attesa di una presunta e futuribile redistribuzione delle risorse pubblicitarie. La RAI, la più grande Azienda di informazione e di cultura del Paese merita di più e di meglio. Le forze politiche dovrebbero proporre per il futuro di un’Azienda così delicata per la tutela del pluralismo e della democrazia iniziative legislative serie e fattibili e non spot elettorali”. E per finire Giorgia Meloni su facebook scrive: “«Pare che Renzi, dopo aver messo in bolletta il canone Rai per far pagare a tutti gli italiani lo stipendio di Fabio Fazio, Benigni e Saviano, ora voglia abolirlo. Delle due l’una: o siamo di fronte a una folgorazione e quindi attendiamo che si scusi pubblicamente con i cittadini o è la solita televendita da campagna elettorale di Matteo “Do Nascimento” Renzi, che insieme all’abolizione del canone regalerà una bicicletta col cambio Shimano. Il 4 marzo gli italiani sceglieranno FdI e un governo di patrioti anche per non dover più sopportare queste prese per i fondelli».

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Imposta/Canone Rai. Attenzione alle fregature per il nuovo anno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 dicembre 2016

Rai: sede di romaSi potrebbe dire che il lupo perde il pelo ma non il vizio. In materia di imposta per il possesso di un apparecchio tv, il cosiddetto (a sproposito) canone, credevamo che il regime fiscale nostrano si fosse acquietato con il nuovo sistema di esazione in bolletta elettrica e, per quanto balzano, sempre credevamo fosse servito ad evitare tutti gli aspetti piu’ odiosi e vessatori che hanno caratterizzato la riscossione in questi anni. Ma appunto: credevamo, peccando di ingenuita’.
Ora hanno trovato un metodo per vessare ancora di piu’ i contribuenti, con un metodo in cui primeggia l’abitudine normativa che vede sempre lo Stato che ha ragione e il contribuente che ha sempre torto fino a prova contraria (il contrario di come dovrebbe essere l’impostazione del nostro sistema giuridico).
Chi non possiede un apparecchio tv, quest’anno, come ogni anno, deve inviare la dichiarazione (non bastava una prima volta e caso mai l’invio della modifica del proprio status? No: perche’ rinunciare a quelli che se ne dimenticano e a quelli che sbagliano….) entro il 31 gennaio 2017. Tutto normale? No! C’e’ la fregatura. Se non si invia la dichiarazione telematica entro il 31 dicembre (20 dicembre per quella postale), l’addebito mensile in bolletta di 10 euro (9 se passa la riduzione del canone prevista in finanziaria) per il mese di gennaio, verra’ comunque addebitato e andra’ pagato; per riaverlo indietro bisognera’ fare domanda che non esclude la raccomandata A/R per chi non e’ in possesso di mezzi telematici certificati.
Quindi. Tra il sistema costoso -in tempo e denaro- di richiesta di rimborso, con costi che vanno ben oltre i 9/10 euro, e il balletto delle date (31 gennaio 2017 la scadenza, 31 dicembre per l’invio telematico dell’esenzione senza addebito in bolletta, 20 dicembre per l’invio postale sempre dell’esenzione), il contribuente medio… diciamo che potrebbe essere portato a fare confusione e/o a rinunciare ai 9/10 euro perche’ forse nella vita ha qualcosa di piu’ importante da fare.
Ecco che il cerchio e’ chiuso. Ed e’ altamente probabile che l’Erario incassi qualche milioncino di importi non dovuti, si’ da poter meglio finanziare i programmi della Rai, le testate giornalistiche che altrimenti sarebbero in difficolta’ perche’ sono poco viste o poco acquistate, le associazioni di consumatori coi loro giornalini, e “compagnia cantando”… cioe’ tutto quello che attinge come un lattante al seno della “prosperosa e benigna balia”.Bella porcata! E noi che -sempre e perennemente ingenui- avevamo fatto un pensierino per elogiare un sistema pulito ed equo e giusto di riscossione che veniva dopo decenni bui di malvessazioni. Ci siamo illusi. Benvenuti -o ben rimasti- nel sistema fiscale che tutti, appena possono, cercano di fregare, anche perche’ hanno imparato da chi dovrebbe essere il loro maestro di rettitudine. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Imposta/canone Rai. Interpellanza parlamentare sulla violazione della legge di Stabilità

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 giugno 2016

Rai: sede di romaFirenze. Tra pochi giorni partira’ la riscossione del canone Rai in bolletta, un meccanismo concepito dalla legge di stabilita’ che prevede la presunzione del possesso di una tv se nel luogo di residenza di ciascun contribuente e’ attiva una utenza elettrica.Si e’ trattato di un provvedimento emesso in tutta fretta, che non ha consentito per la sua attuazione di effettuare tutte le necessarie verifiche sui contribuenti, cio’ chiedere alle anagrafi comunali la composizione dei nuclei anagrafici, per evitare doppie imposizioni di canone/imposta Rai nello stesso nucleo familiare. Probabilmente ci sarebbe voluto troppo tempo, o forse le anagrafi comunali non erano pronte e organizzate per inviare i dati di 23 milioni di famiglie anagrafiche.Per ovviare, Ministero dello Sviluppo economico e Agenzia delle Entrate hanno trovato una soluzione alternativa, che viola la legge di stabilita’ e che danneggia i cittadini: anziche’ fare i dovuti controlli anagrafici hanno attribuito il canone a tutte le utenze residenziali, onerando i cittadini contribuenti a dichiarare se e’ al contrario e il canone non fosse da loro dovuto perche’ pagato gia’ da altro familiare.Cosi’ facendo Agenzia delle Entrate e Ministero dello sviluppo economico hanno violato in un colpo solo la legge di stabilita’, lo Statuto del Contribuente e la legge sul procedimento amministrativo.Per fare chiarezza su tali violazioni, e per chiedere al Governo come intenda porre rimedio a tali violazioni e se sia intenzione del Governo assumere iniziative normative urgenti al fine di posticipare la riscossione in bolletta elettrica del canone Rai e consentire una corretta e compiuta informazione dei contribuenti, e’ stata presentata ieri – su segnalazione dell’Aduc – una interpellanza parlamentare da parte dei Deputati Alessandro Di Battista, Roberto Fico, Mirella Liuzzi, Vincenzo Caso, Emanuele Scagliusi, Giuseppe L’Abbate e Manlio di Stefano.Cuore dell’interpellanza e’ il meccanismo di individuazione dei soggetti tenuti al pagamento che la legge di stabilita’ individua nella residenza del contribuente e nell’esistenza in quel luogo di utenza elettrica e che AdE e Ministero stravolgono trasformandolo in titolarita’ di una utenza elettrica residenziale. La conseguenza di questo stravolgimento e’ che il contribuente paghera’ un canone Rai non dovuto oppure – in caso di invio della dichiarazione sostitutiva – si esporra’ al recupero di 5 anni di importi pregressi da parte della societa’ elettrica.
Si tratta a nostro avviso di un meccanismo non casuale, pensato per batter cassa – soldi non dovuti nelle casse dell’erario oppure un aiuto economico indiretto alle societa’ elettriche (che si aggiunge ai 28 milioni di euro che riceveranno per il servizio reso).
L’Agenzia delle entrate ha infatti deciso di partire non e’ come previsto dalla legge di stabilita’ – dal dato anagrafico messo a disposizione dei comuni, ma dall’intestazione di una utenza elettrica residenziale. Tale dato tuttavia non necessariamente rispecchia l’effettiva residenza dell’intestatario in quell’immobile, poiche’ per le piu’ varie ragioni (da un mancato aggiornamento incolpevole ad una consapevole omissione nella comunicazione contrattuale con la societa’ elettrica), e’ possibile che questi sia titolare di utenza elettrica intestata ma abbia residenza anagrafica altrove, con il proprio nucleo familiare che gia’ paga il canone Rai. L’intestatario si trova quindi davanti ad una scelta: puo’ inviare la dichiarazione sostitutiva per non dover pagare illegittimamente il canone Rai gia’ pagato dal familiare, cosi’ esponendosi alla modifica della tariffa elettrica applicata e al ricalcolo degli ultimi 5 anni di consumi con la tariffa non residenziale oppure si vede
costretto ad accettare di pagare una imposta non dovuta di 100,00 euro (importo probabilmente di gran lunga inferiore all’ipotesi di ricalcolo delle tariffe elettriche).Cosi’ facendo, l’Agenzia delle entrate pone il cittadino nella condizione di pagare una imposta non dovuta, intromettendosi nella gestione di un rapporto contrattuale di tipo privatistico e favorendo indebitamente o l’erario o le casse dei gestori elettrici, quale indiretta remunerazione ulteriore rispetto a quella gia’ cospicua (almeno 28 milioni di euro in due anni) prevista dal decreto ministeriale.Si obiettera’ che e’ giusto che chi ha usufruito di tariffe piu’ basse cui non aveva diritto e’ giusto che paghi.
Corretto, indubbiamente. Non corretto invece che lo Stato approfitti di questo “ricatto” per introitare imposte non dovute. E il fatto che il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, audita l’8 giugno scorso innanzi alla Commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria della Camera dei deputati, abbia candidamente affermato che “il problema si avrebbe qualora il cittadino abbia piu’ di un’utenza intestata come prima casa, il che vorrebbe dire che e’ scorretto, perche’ ne puo’ avere solo una. Quindi, o varia, o paga il canone. Lo dico scherzando, ma la legge cosi’ e’”, e a nostro avviso e’ particolarmente grave.Qui il testo dell’interpellanza: http://parlamento.aduc.it/iniziativa/imposta+canone+rai+interpellanza+parlamentare_24571.php
Emmanuela Bertucci, legale Aduc

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Imposta/canone Rai. Siamo arrivati alla scadenza del 16 maggio… ora comincia il bello

Posted by fidest press agency su domenica, 15 Maggio 2016

Rai: sede di romaLunedi’ 16 maggio scade la possibilita’ di inviare l’autodichiarazione alla Rai per chi non deve pagare il canone in quanto non possiede un apparecchio tv e, soprattutto, per chi deve stare attento a capire come funziona il tutto ed evitare di pagarlo due o tre volte. Il tutto connesso alla presunzione di possesso di un apparecchio tv per il solo fatto di essere intestatario di una bolletta della luce. Un meccanismo complicato e confusionario che, da quando e’ stato deciso con la legge di Stabilita’ dello scorso 1 gennaio, non solo e’ cambiato diverse volte, ma a tutt’oggi manca ancora la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto che disciplina le modalita’ attuative del pagamento, decreto che doveva essere approvato lo scorso 15 febbraio. Ma si sa, le scadenze per il contribuente sono tassative, mentre per lo Stato sono indicative: quindi se il primo sbaglia/ritarda sono dolori al portafogli, mentre se altrettanta manchevolezza la fa lo Stato,nonsuccede nulla… e se ci sono le conseguenze, queste ultime ovviamente le paga solo il contribuente. Niente di nuovo. E’ il nostro Stato e il nostro regime fiscale. Ma -stìano attenti lor signori- noi non ci rassegniamo, anche se e’ questo che si vuole che accada. E al momento, oltre a declamare, borbottare, rilevare, sottolineare, denunciare, cerchiamo di operare al meglio per la riduzione dei danni che i contribuenti/sudditi sono costretti a subire… e proprio in virtu’ di quelli che -se per altri sono dei limiti- per noi sono elemento di distinzione a apprezzamento positivo da parte dei piu’: il nostro essere associazione di volontariato senza scopo di lucro e che per scelta non accetta nessuna forma di finanziamento pubblico.
Riduzione del danno -dicevamo. In questi mesi, da quando e stata piu’ o meno definita questa modalita’ di pagamento del canone tramite bolletta elettrica, abbiamo risposto a centinaia di migliaia di richieste di consigli. Diffuso decine e decine di comunicati talvolta ripresi dai media. Partecipato a centinaia di trasmissioni radiofoniche e televisive, e ringraziamo chi, invitandoci, ha svolto un vero servizio pubblico di informazione che la Rai invece non ha svolto; se non con scarsissima informazione, basata quasi esclusivamente su spot pubblicitari sulle proprie reti e in rarissime apparizioni in trasmissioni in fasce orarie secondarie, in cui sono stati invitati ad esporre le nuove modalita’ solo funzionari dello Stato (contravvenendo cosi’, in modo spudorato e fazioso, alla loro cosiddetta funzione oggettiva di informazione pubblica. Il contraddittorio -a nostro modesto avviso- e’ l’anima dell’informazione).Se oggi una piccola informazione in merito c’e’ stata, e quindi non solo propaganda, questo e’ stato grazie ad associazioni come la nostra e alle poche emittenti tv (nazionali e locali) che hanno sfidato il tacito patto di non belligeranza che sembra vigere tra chi vive solo dei propri introiti pubblicitari e deve competere con chi -la Rai- oltre alla pubblicita’ (la cui presenza in una sede istituzionale come quella dell’emittente di Stato, di per se’ distorce, narcotizza e sovraespone il medesimo mercato) ha i soldi dello Stato.L’ultima nostra impresa di informazione -e quindi di servizio pubblico non retribuito- e’ stata la diffusione di un video tramite il nostro canale YouTube (https://www.youtube.com/watch?v=rWDT9kNFRPE), con cui ci siamo limitati a tre informazioni -le piu’ rispondenti alle migliaia di casistiche in merito- per evitare che i contribuenti facciano errori e paghino il non dovuto o piu’ dello stesso.Ma la vicenda non finisce qui: lo sanno -a nostro avviso furbescamente architettato- anche gli inventori di questo nuovo metodo di presunzione di possesso di un apparecchio tv e di pagamento della relativa imposta, Ora comincia il bello. Non tanto perche’ ogni anno, entro il 31 gennaio, ogni singolo contribuente dovra’ ripetere le autodichiarazioni che avra’ ora inviato entro lunedi’ 16 maggio, ma perche’ visto il contesto burocratico e amministrativo confusionale, impreciso, strutturalmente difettoso e incomprensibile, crediamo che le contestazioni che i singoli contribuenti saranno costretti a presentare per gli “errori” loro e dell’amministrazione, saranno molto numerose. E siccome la procedura di rivalsa, per quanto non impossibile e non particolarmente costosa (una raccomandata A/R e il proprio tempo), e’ concepita per scoraggiare i creditori dello Stato ad attivarla, noi ci stiamo attrezzando per renderla piu’ semplice e fruibile, tramite i nostri abituali servizi di informazione e modulistica specifica. La solita riduzione del danno, quindi. Ma con la piu’ che mai marcata consapevolezza che non abbiamo nessuna intenzione di trasformarci in una sorta di centro clinico ospedaliero volontario e permanente (cosi’ come avviene per molti settori dello Stato che, senza il volontario, collasserebbero, ma siamo solo una sorta di ambulatorio da campo, provvisorio e duttile a tutte le esigenze, proiettato per estirpare il cancro alla sua radice, cioe’ l’abolizione del canone/imposta (con l’attuale e con ogni altro metodo di riscossione che potra’ essere architettato). E quindi la fine del servizio pubblico d’informazione radiotelevisivo gestito dal medesimo Stato, servizio oggi in aperto e famigerato abuso di posizione dominante con gli altri attori del mercato radiotelevisivo. Visionari, utopisti, assertori della fine dello Stato sociale che si esprime anche attraverso informazione e intrattenimento del medesimo Stato? No, semplicemente democratici, per dare attuazione a quella volonta’ popolare che, grazie ad un referendum del 1995, avrebbe dovuto imporre allo Stato la privatizzazione del servizio di informazione pubblica, magari mettendolo all’asta per il miglior offerente, senza showman, showgirl e intrattenimenti demenziali concepiti per spartire gli spazi tra le fazioni partitiche che si sono impossessate del nostro Stato.Qui il nostro canale web specifico sul canone rai con tutte le informazioni del caso e in prospettiva: http://tlc.aduc.it/rai/ (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Imposta sui rifiuti TARI e superficie tassabile: l’Agenzia delle Entrate rende pubblici i dati

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2015

rifiutiDallo scorso 9 Novembre le visure catastali ottenibili online sul sito dell’Agenzia delle Entrate contengono anche la superficie tassabile ai fini TARI, tassa sui rifiuti, per 57 milioni di unità immobiliari. Si tratta, più che di un’iniziativa isolata o di un antipasto sulla riforma del catasto (ancora in cantiere), di una fase del riallineamento dei dati degli archivi dei vari Comuni con quello nazionale dell’Agenzia delle Entrate, previsto proprio dalle normative relative alla tassa rifiuti istituita dal 2014.Il dato, da tempo a disposizione degli uffici comunali per la verifica delle dichiarazioni (autocertificazioni) presentate dai contribuenti possessori di immobili, è ora disponibile per i contribuenti stessi, che possono finalmente effettuare verifiche proprie ed eventualmente comunicare incongruenze all’Agenzia attraverso il sito o presso gli uffici preposti.
Si ricorda che per la tassa TARI, infatti, valgono le dichiarazioni presentate in relazione alle tasse sui rifiuti precedentemente in vigore (a ritroso TARES e TIA o TARSU), nonché quelle di chi inizia a possedere un immobile o vi apporta modifiche di superficie dovute a ristrutturazioni o altro. La superficie tassabile è quella calpestabile, almeno fino a che non sarà completata la fase di riallineamento (o meglio fino all’anno successivo a quello di emanazione del Provvedimento che sancirà tale completamento).Si fa presente, in ultimo, che la presenza di questo dato non ha effetto sul metodo di calcolo della rendita catastale che avviene sempre sulla base del numero dei vani, almeno finché non entrerà in vigore la riforma del catasto prevista dalla delega fiscale (Legge 23/2014), che prevede appunto l’adozione della superficie per la determinazione del valore degli immobili. Non ci sono variazioni, quindi, rispetto al calcolo del valore su cui applicare le tariffe vigenti per le altre tasse sulla casa, IMU e TASI.
Per la cronaca ad oggi la riforma del Catasto ”non è accantonata ma è all’ordine del giorno” per usare le parole del Ministro Padoan in risposta ad un quesito posto nel corso dell’audizione sulla Legge di Stabilità alla Camera il 4 Novembre scorso.

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RAI. Quando l’imposta (il canone) non garantisce informazione

Posted by fidest press agency su martedì, 1 Maggio 2012

la vostra crisi non la paghiamo

la vostra crisi non la paghiamo (Photo credit: Giulia van Pelt)

Roma, Paghiamo l’imposta, chiamata eufemisticamente canone, per avere una tv pubblica che garantisca l’informazione. Ci troviamo a sovvenzionare una struttura occupata dai partiti che fanno il bello e il cattivo tempo. Caso esemplare sono le dichiarazioni che l’on. Pier Ferdinando Casini ha fatto ieri nel corso della trasmissione televisiva “Che tempo che fa”: lui e’ all’opposizione da 10 anni. Ci sembra che la memoria di “Pierdi” vacilli. Dal controllo risulta che il nostro onorevole e’ stato membro autorevole della maggioranza che appoggiava il governo Berlusconi, dal 2001 al 2006, tant’e’ che in quel quinquennio ha presieduto la Camera dei Deputati. Forse l’on. Casini voleva dire che era all’opposizione da 5 anni che sono, pero’, la meta’ dei 10 dichiarati. Inoltre il nostro onorevole e’ presente sulla scena politica da piu’ di 30 anni (ne ha 57), prima con la Dc, poi con altre formazioni politiche e certamente non e’ estraneo alle decisioni che hanno portato il nostro Paese nelle condizioni attuali. L’intervista poteva essere l’occasione di rendere un pubblico servizio ai cittadini-contribuenti, informandoli delle proposte attuali e delle responsabilita’ passate del leader politico di turno, ma questo e’ praticamente impossibile: la RAI e’ governata dai partiti, entrambi sovvenzionati dai contribuenti. Non avremo mai un pubblico servizio di informazione ma una notifica della realta’, cosi’ come interpretata da alcune formazioni politiche. A nostre spese, si intende!

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Imposta sulle società: il Parlamento propone una base imponibile comune

Posted by fidest press agency su domenica, 22 aprile 2012

Bruxelles.

Former European Parliament in Luxembourg Itali...

Former European Parliament in Luxembourg Italiano: Ex-Parlamento europeo di Lussemburgo (Photo credit: Wikipedia)

L’uso di una base imponibile comune dovrebbe essere obbligatorio, è stato dichiarato in Parlamento giovedì durante un voto per esprimere la sua posizione sulla legislazione proposta dalla Commissione europea. La proposta originaria della Commissione prevede uno schema volontario.”Questo sistema di armonizzazione per calcolare la base imponibile dà alle società la possibilità di consolidare i risultati delle loro filiali, permettendo loro di compensare per qualsiasi perdita di un membro del gruppo. Ciò rende più facile per le società avere e mantenere filiali in diversi Stati membri e riduce gli oneri burocratici. Inoltre, il sistema garantisce che le società, al momento di scegliere le loro sedi, diano più importanza ad aspetti economici e sociali piuttosto che a motivi puramente fiscali”, ha dichiarato la relatrice Marianne Thyssen (PPE, BE).
La base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società (common consolidated corporate tax base – CCCTB) dovrebbe diventare obbligatoria dopo un periodo di transizione, secondo la risoluzione che è stata approvata con 452 voti a favore, 172 contrari e 36 astensioni.Inizialmente, la CCCTB si applicherebbe soltanto alle società cooperative europee, che hanno una natura transfrontaliera. Dopo cinque anni, verrebbe applicata a tutte le imprese europee, eccetto le piccole e medie imprese (PMI), che potrebbero optare per un regime della CCCTB su base volontaria. Per le PMI, la Commissione dovrebbe adoperarsi per ridurre i costi amministrativi e creare quindi le condizioni necessarie affinché le imprese attive su scala transfrontaliera possano trarre beneficio dall’adesione al regime della CCCTB.La posizione del Parlamento propone che qualora non tutti gli Stati membri desiderino utilizzare lo schema, coloro che intendono parteciparvi potrebbero introdurlo attraverso la procedura di cooperazione rafforzata prevista dai trattati UE.
Il regime della CCCTB darebbe alle società la possibilità di calcolare i loro redditi imponibili secondo un unico insieme di regole, invece di dover rispettare norme fiscali diverse in ogni Stato membro nel quale operano.La CCCTB, in quanto sistema per calcolare la base tassabile, non introdurrebbe alcun tasso comune d’imposizione.

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L’Imposta Municipale Unica (IMU) a carico degli agricoltori

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 marzo 2012

Italiano: Roma, Ministero delle Finanze a via ...

Italiano: Roma, Ministero delle Finanze a via XX Settembre (Photo credit: Wikipedia)

Dichiara il presidente nazionale Confeuro, Rocco Tiso – “è profondamente ingiusta, non tiene conto della situazione in cui versa il primario italiano ed esprime la scarsa fiducia dell’esecutivo sulla ripresa del comparto agroalimentare. L’IMU – continua Tiso – non si discosta minimamente dalla linea del precedente governo e continua a raffigurare il primario come un settore dal quale attingere senza dare nulla in cambio. Le aziende agricole sono ormai vicine al collasso e non sono in grado, come hanno costantemente fatto in questi anni, di sopportare altri rincari”.
Il governo – conclude Tiso – ha tra i suoi principali compiti quello di rilanciare l’economia e non di alimentare la fase recessiva. ed è per questo che è necessario si adoperi quanto prima per esentare gli operatori del mondo agricolo dal pagamento di questa nuova imposta. E’ infatti evidente, al di là della diversità di numeri forniti dalle associazioni di categoria e dal Ministero delle Finanze, che l’IMU inciderà negativamente sulla qualità delle produzioni agricole italiane, unico baluardo in una situazione economica sempre più grave.

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Canone/imposta Rai

Posted by fidest press agency su martedì, 21 febbraio 2012

Ieri sera sul tardi la Rai ha diffuso una propria precisazione in merito al canone speciale richiesto alle aziende per il possesso del pc:
“Con riferimento alla questione relativa al pagamento del canone di abbonamento alla tv, si precisa che le lettere inviate da Rai non si riferiscono al canone ordinario (relativo alla detenzione dell’apparecchio da parte delle famiglie) ma si riferiscono specificamente al cosiddetto canone speciale cioe’ quello relativo a chiunque detenga -fuori dall’ambito familiare (es. Imprese, societa’, uffici)- uno o piu’ apparecchi atti o adattabili alla ricezioni di trasmissioni radiotelevisive. Cio’ in attesa di una piu’ puntuale definizione del quadro normativo-regolatorio”.
La Rai, esattore d’imposta per quella relativa al possesso di un apparecchio atto o adattabile alla ricezione di programmi tv, con questa sua uscita per mettere i puntini sulle “i” ha fatto un atto di doppia valenza:
ARROGANZA. Sostanzialmente dice: il quadro normativo-regolatorio deve essere definito, ma intanto voi pagate e poi si vedra’ (il ministero interrogato dal Parlamento non ha ancora risposto pur riconoscendo l’anomalia della situazione, cosi’ come l’Agenzia delle entrate che ha demandato la definizione di chi e per cosa si debba pagare all’organismo politico, il ministero per l’appunto),
BUGIA. Non e’ vero che la Rai chiede il pagamento dell’imposta/canone per il possesso di un pc solo alle aziende, ma sono anni che lo chiede alle famiglie mentre non lo chiedeva fino ad oggi alle aziende. Si vedano qui le necessarie informazioni: http://tlc.aduc.it/rai/comunicato/campagna+dell+aduc_14572.php (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Tassa sui rifiuti non è dovuta nei locali accessori alle abitazioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 febbraio 2012

La Commissione tributaria regionale della Sicilia, con alcune sentenze ha stabilito che la tassa sui rifiuti non è dovuta locali accessori alle abitazioni. I giudici tributari si sono riportati al contenuto di una circolare ministeriale secondo la quale “devono considerarsi esclusi dal calcolo della superficie rilevante per l’applicazione della tassa sui rifiuti urbani quei locali il cui uso è del tutto saltuario ed occasionale e nei quali comunque la presenza dell’uomo è limitata temporalmente a sporadiche occasioni ed a utilizzi marginali “il garage di uso privato è luogo adibito al ricovero di uno o più veicoli e quand’anche la persona vi si trattenga per tempi non brevi, non è plausibile ipotizzare che ne derivino rifiuti”.Inoltre il contribuente stesso non ha l’onere della prova di dimostrare che il garage non produce rifiuti, ma il fatto stesso che il Comune classifichi quel determinato immobile come garage, lo esonera da qualsiasi richiesta di fornire la dimostrazione che non si tratta di un locale idoneo a produrre rifiuti”.
I giudici tributari di appello con le sentenze, hanno chiarito che i locali adibiti a garage non sono assoggettabili alla tassa sui rifiuti solidi urbani, restando in questi locali del tutto sporadica e di mero passaggio la presenza dell’uomo quale fattore di produzione di rifiuti urbani. In particolare, è stato affermato che “essendo ipotizzabile una presenza umana sporadica durante la giornata e che si protrae per pochissimo tempo (quello materiale di scendere dall’automezzo ricoverato, di chiudere la portiera e di serrare la porta di accesso, operazione quest’ultima che si effettua da fuori il locale), anche a volerlo, l’uomo non avrebbe neppure il tempo o l’opportunità di produrre rifiuti”.
Viene confermato quindi dalla Commissione tributaria regionale che i locali accessori alle abitazioni come i “garage”, cantine e solai, utilizzati solo saltuariamente, non sono ricompresi tra le superfici assoggettate alla tassa sui rifiuti solidi urbani.

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Canone/imposta Rai

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 marzo 2011

Non è una novità che lo Stato utilizzi tutti i metodi per ottenere il pagamento dell’imposta per il possesso d’un apparecchio atto alla ricezione del segnale radiotelevisivo, meglio noto come canone Rai: anche gli agenti in borghese. La notizia apparsa sul quotidiano online Lecceprima.it ci racconta di due finanzieri che hanno multato il titolare di una tabaccheria per uno schermo la cui unica funzione era trasmettere le estrazioni dei concorsi a premi di Lottomatica. Nessuna possibilità di trasmettere le trasmissioni Rai o di qualunque altra tv. Un’ingiustizia, come quella di far passare con tanti ingannevoli e martellanti annunci l’odioso balzello come fosse abbonamento alla televisione pubblica.  Che il canone Rai sia tra le imposte più odiate dagli italiani è cosa nota, com’è altrettanto noto che a turno molti dei partiti presenti in Parlamento si facciano beffe dei cittadini aizzandoli ad evaderlo, salvo poi non alzare un dito per abolirlo ed anzi impegnandosi solamente ad occupare e lottizzare la televisione pubblica. Al di la’ d’ogni stucchevole discussione su quale sia l’apparecchio idoneo a ricevere il segnale tv (cellulari, pc, videocitofoni, ecc.) la soluzione migliore per la questione resta soltanto una: abolire il canone. canale per l’abolizione del canone/imposta: http://tlc.aduc.it/rai/ (Alessandro Gallucci, legale Aduc)

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