Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘imposta’

Credito di imposta sugli investimenti pubblicitari

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 agosto 2019

“Soddisfazione per l’approvazione della norma che assicura, per il 2019 e gli anni seguenti, la copertura degli oneri necessari per la concessione del credito di imposta sugli investimenti pubblicitari incrementali sulla stampa quotidiana e periodica. Diventa così strutturale il finanziamento di una misura che incoraggia imprese e lavoratori autonomi ad utilizzare i giornali per pubblicizzare prodotti e servizi”. Ha commentato così Andrea Riffeser Monti, Presidente della Fieg, l’approvazione della norma che prevede le modalità per finanziare l’agevolazione fiscale per quest’anno e per gli anni successivi.“Bisogna dare atto al Sottosegretario all’editoria, Vito Crimi, – ha affermato Riffeser – di avere tenuto fede agli impegni assunti in risposta alle pressanti richieste degli editori di rifinanziare una misura, anticiclica e positiva per l’economia del Paese, che premia l’utilizzo di un mezzo di comunicazione efficace ed autorevole come la stampa quotidiana e periodica. L’impegno del Governo ad assicurare il finanziamento entro ottobre 2019 completa la misura consentendo la sua operatività”.

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Imposta/canone Rai: Verso l’abolizione elettorale?

Posted by fidest press agency su sabato, 6 gennaio 2018

Rai: sede di romaIl segretario del partito Democratico ha annunciato che intende proporre l’abolizione dell’imposta sul possesso di un apparecchio televisivo, il cosiddetto canone che oggi si paga attraverso la bolletta elettrica. Come contropartita chiede l’abolizione del tetto pubblicitario perche’ la Rai meglio competa con gli altri attori del mercato, il tutto con una gradualita’ al ribasso dei contributi dello Stato.Qualcosa si muove li’ dove sembrava che, dopo l’avvio del nuovo sistema di riscossione, si fosse ampiamente risolto il problema dell’evasione, e messa una sorta di pietra tombale sulla piu’ che discussa e irrazionale vicenda fiscale e commerciale (a partire dal fatto che un’imposta venga chiamata -con tanto di conferma istituzionale- canone o abbonamento).
Si muove agli inizi della campagna elettorale. Bene: vuol dire che qualcuno ha capito che il tema e’ di quelli scottanti (anche irrazionale, per quanto ci riguarda), che fanno vibrare i nervi degli elettori e, perche’ no, magari catturare il consenso. Per ora la proposta viene dal partito di governo, ma ci risulta che anche diversi partiti di opposizione la pensano nello stesso modo (almeno lo dicono), speriamo che la di la’ di buttarsi accuse gli uni contro gli altri come sempre dovrebbe avvenire in campagna elettorale, siano concreti e chiari in merito, soprattutto sui tempi.
E’ importante che questo divenga un tema da campagna elettorale. Fino ad oggi in materia ha sempre dominato un magma consociativo, poiche’ tutti i partiti in qualche modo hanno il loro pezzo di potere all’interno del sistema pubblico di informazione radiotelevisiva e mai hanno manifestato intenzione di scardinarlo: vuoi per sistemare le loro persone nei posti chiave e non solo, vuoi per garantirsi pezzi di informazione.Aspettiamo con ansia l’avvio delle discussioni. Speriamo solo che, considerati svariati precedenti anche se non in materia specifica (ma in tema di riduzioni fiscali ad ampio spettro, c’e’ la gara a chi propone di piu’), non si tratti solo di un’abolizione elettorale.(Vincenzo Donvito, presidente Aduc) Sul fronte politico l’on.le Brunetta capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati annota su twitter: “CarloCalenda schiaffeggia mister Etruria @matteorenzi. Per ministro Sviluppo economico abolizione canone sarebbe una ‘partita (presa) di (in) giro’. Buio per il Fiorentino. E comunque, per la cronaca, canone in bolletta è arrivato con suoi millegiorni. Dicesi incoerenza”.
Per Giorgio Lainati (Nci) vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai: “Com’era facilmente prevedibile la TV pubblica diventa da subito terreno di scontro per la campagna elettorale. La proposta del segretario PD Renzi sull’abolizione del canone è pura propaganda elettorale visto che comunque lo Stato continuerebbe a versare alle casse della RAI soldi pubblici per un periodo indefinito in attesa di una presunta e futuribile redistribuzione delle risorse pubblicitarie. La RAI, la più grande Azienda di informazione e di cultura del Paese merita di più e di meglio. Le forze politiche dovrebbero proporre per il futuro di un’Azienda così delicata per la tutela del pluralismo e della democrazia iniziative legislative serie e fattibili e non spot elettorali”. E per finire Giorgia Meloni su facebook scrive: “«Pare che Renzi, dopo aver messo in bolletta il canone Rai per far pagare a tutti gli italiani lo stipendio di Fabio Fazio, Benigni e Saviano, ora voglia abolirlo. Delle due l’una: o siamo di fronte a una folgorazione e quindi attendiamo che si scusi pubblicamente con i cittadini o è la solita televendita da campagna elettorale di Matteo “Do Nascimento” Renzi, che insieme all’abolizione del canone regalerà una bicicletta col cambio Shimano. Il 4 marzo gli italiani sceglieranno FdI e un governo di patrioti anche per non dover più sopportare queste prese per i fondelli».

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Imposta/Canone Rai. Attenzione alle fregature per il nuovo anno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 dicembre 2016

Rai: sede di romaSi potrebbe dire che il lupo perde il pelo ma non il vizio. In materia di imposta per il possesso di un apparecchio tv, il cosiddetto (a sproposito) canone, credevamo che il regime fiscale nostrano si fosse acquietato con il nuovo sistema di esazione in bolletta elettrica e, per quanto balzano, sempre credevamo fosse servito ad evitare tutti gli aspetti piu’ odiosi e vessatori che hanno caratterizzato la riscossione in questi anni. Ma appunto: credevamo, peccando di ingenuita’.
Ora hanno trovato un metodo per vessare ancora di piu’ i contribuenti, con un metodo in cui primeggia l’abitudine normativa che vede sempre lo Stato che ha ragione e il contribuente che ha sempre torto fino a prova contraria (il contrario di come dovrebbe essere l’impostazione del nostro sistema giuridico).
Chi non possiede un apparecchio tv, quest’anno, come ogni anno, deve inviare la dichiarazione (non bastava una prima volta e caso mai l’invio della modifica del proprio status? No: perche’ rinunciare a quelli che se ne dimenticano e a quelli che sbagliano….) entro il 31 gennaio 2017. Tutto normale? No! C’e’ la fregatura. Se non si invia la dichiarazione telematica entro il 31 dicembre (20 dicembre per quella postale), l’addebito mensile in bolletta di 10 euro (9 se passa la riduzione del canone prevista in finanziaria) per il mese di gennaio, verra’ comunque addebitato e andra’ pagato; per riaverlo indietro bisognera’ fare domanda che non esclude la raccomandata A/R per chi non e’ in possesso di mezzi telematici certificati.
Quindi. Tra il sistema costoso -in tempo e denaro- di richiesta di rimborso, con costi che vanno ben oltre i 9/10 euro, e il balletto delle date (31 gennaio 2017 la scadenza, 31 dicembre per l’invio telematico dell’esenzione senza addebito in bolletta, 20 dicembre per l’invio postale sempre dell’esenzione), il contribuente medio… diciamo che potrebbe essere portato a fare confusione e/o a rinunciare ai 9/10 euro perche’ forse nella vita ha qualcosa di piu’ importante da fare.
Ecco che il cerchio e’ chiuso. Ed e’ altamente probabile che l’Erario incassi qualche milioncino di importi non dovuti, si’ da poter meglio finanziare i programmi della Rai, le testate giornalistiche che altrimenti sarebbero in difficolta’ perche’ sono poco viste o poco acquistate, le associazioni di consumatori coi loro giornalini, e “compagnia cantando”… cioe’ tutto quello che attinge come un lattante al seno della “prosperosa e benigna balia”.Bella porcata! E noi che -sempre e perennemente ingenui- avevamo fatto un pensierino per elogiare un sistema pulito ed equo e giusto di riscossione che veniva dopo decenni bui di malvessazioni. Ci siamo illusi. Benvenuti -o ben rimasti- nel sistema fiscale che tutti, appena possono, cercano di fregare, anche perche’ hanno imparato da chi dovrebbe essere il loro maestro di rettitudine. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Imposta/canone Rai. Interpellanza parlamentare sulla violazione della legge di Stabilità

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 giugno 2016

Rai: sede di romaFirenze. Tra pochi giorni partira’ la riscossione del canone Rai in bolletta, un meccanismo concepito dalla legge di stabilita’ che prevede la presunzione del possesso di una tv se nel luogo di residenza di ciascun contribuente e’ attiva una utenza elettrica.Si e’ trattato di un provvedimento emesso in tutta fretta, che non ha consentito per la sua attuazione di effettuare tutte le necessarie verifiche sui contribuenti, cio’ chiedere alle anagrafi comunali la composizione dei nuclei anagrafici, per evitare doppie imposizioni di canone/imposta Rai nello stesso nucleo familiare. Probabilmente ci sarebbe voluto troppo tempo, o forse le anagrafi comunali non erano pronte e organizzate per inviare i dati di 23 milioni di famiglie anagrafiche.Per ovviare, Ministero dello Sviluppo economico e Agenzia delle Entrate hanno trovato una soluzione alternativa, che viola la legge di stabilita’ e che danneggia i cittadini: anziche’ fare i dovuti controlli anagrafici hanno attribuito il canone a tutte le utenze residenziali, onerando i cittadini contribuenti a dichiarare se e’ al contrario e il canone non fosse da loro dovuto perche’ pagato gia’ da altro familiare.Cosi’ facendo Agenzia delle Entrate e Ministero dello sviluppo economico hanno violato in un colpo solo la legge di stabilita’, lo Statuto del Contribuente e la legge sul procedimento amministrativo.Per fare chiarezza su tali violazioni, e per chiedere al Governo come intenda porre rimedio a tali violazioni e se sia intenzione del Governo assumere iniziative normative urgenti al fine di posticipare la riscossione in bolletta elettrica del canone Rai e consentire una corretta e compiuta informazione dei contribuenti, e’ stata presentata ieri – su segnalazione dell’Aduc – una interpellanza parlamentare da parte dei Deputati Alessandro Di Battista, Roberto Fico, Mirella Liuzzi, Vincenzo Caso, Emanuele Scagliusi, Giuseppe L’Abbate e Manlio di Stefano.Cuore dell’interpellanza e’ il meccanismo di individuazione dei soggetti tenuti al pagamento che la legge di stabilita’ individua nella residenza del contribuente e nell’esistenza in quel luogo di utenza elettrica e che AdE e Ministero stravolgono trasformandolo in titolarita’ di una utenza elettrica residenziale. La conseguenza di questo stravolgimento e’ che il contribuente paghera’ un canone Rai non dovuto oppure – in caso di invio della dichiarazione sostitutiva – si esporra’ al recupero di 5 anni di importi pregressi da parte della societa’ elettrica.
Si tratta a nostro avviso di un meccanismo non casuale, pensato per batter cassa – soldi non dovuti nelle casse dell’erario oppure un aiuto economico indiretto alle societa’ elettriche (che si aggiunge ai 28 milioni di euro che riceveranno per il servizio reso).
L’Agenzia delle entrate ha infatti deciso di partire non e’ come previsto dalla legge di stabilita’ – dal dato anagrafico messo a disposizione dei comuni, ma dall’intestazione di una utenza elettrica residenziale. Tale dato tuttavia non necessariamente rispecchia l’effettiva residenza dell’intestatario in quell’immobile, poiche’ per le piu’ varie ragioni (da un mancato aggiornamento incolpevole ad una consapevole omissione nella comunicazione contrattuale con la societa’ elettrica), e’ possibile che questi sia titolare di utenza elettrica intestata ma abbia residenza anagrafica altrove, con il proprio nucleo familiare che gia’ paga il canone Rai. L’intestatario si trova quindi davanti ad una scelta: puo’ inviare la dichiarazione sostitutiva per non dover pagare illegittimamente il canone Rai gia’ pagato dal familiare, cosi’ esponendosi alla modifica della tariffa elettrica applicata e al ricalcolo degli ultimi 5 anni di consumi con la tariffa non residenziale oppure si vede
costretto ad accettare di pagare una imposta non dovuta di 100,00 euro (importo probabilmente di gran lunga inferiore all’ipotesi di ricalcolo delle tariffe elettriche).Cosi’ facendo, l’Agenzia delle entrate pone il cittadino nella condizione di pagare una imposta non dovuta, intromettendosi nella gestione di un rapporto contrattuale di tipo privatistico e favorendo indebitamente o l’erario o le casse dei gestori elettrici, quale indiretta remunerazione ulteriore rispetto a quella gia’ cospicua (almeno 28 milioni di euro in due anni) prevista dal decreto ministeriale.Si obiettera’ che e’ giusto che chi ha usufruito di tariffe piu’ basse cui non aveva diritto e’ giusto che paghi.
Corretto, indubbiamente. Non corretto invece che lo Stato approfitti di questo “ricatto” per introitare imposte non dovute. E il fatto che il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, audita l’8 giugno scorso innanzi alla Commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria della Camera dei deputati, abbia candidamente affermato che “il problema si avrebbe qualora il cittadino abbia piu’ di un’utenza intestata come prima casa, il che vorrebbe dire che e’ scorretto, perche’ ne puo’ avere solo una. Quindi, o varia, o paga il canone. Lo dico scherzando, ma la legge cosi’ e’”, e a nostro avviso e’ particolarmente grave.Qui il testo dell’interpellanza: http://parlamento.aduc.it/iniziativa/imposta+canone+rai+interpellanza+parlamentare_24571.php
Emmanuela Bertucci, legale Aduc

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Imposta/canone Rai. Siamo arrivati alla scadenza del 16 maggio… ora comincia il bello

Posted by fidest press agency su domenica, 15 Mag 2016

Rai: sede di romaLunedi’ 16 maggio scade la possibilita’ di inviare l’autodichiarazione alla Rai per chi non deve pagare il canone in quanto non possiede un apparecchio tv e, soprattutto, per chi deve stare attento a capire come funziona il tutto ed evitare di pagarlo due o tre volte. Il tutto connesso alla presunzione di possesso di un apparecchio tv per il solo fatto di essere intestatario di una bolletta della luce. Un meccanismo complicato e confusionario che, da quando e’ stato deciso con la legge di Stabilita’ dello scorso 1 gennaio, non solo e’ cambiato diverse volte, ma a tutt’oggi manca ancora la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto che disciplina le modalita’ attuative del pagamento, decreto che doveva essere approvato lo scorso 15 febbraio. Ma si sa, le scadenze per il contribuente sono tassative, mentre per lo Stato sono indicative: quindi se il primo sbaglia/ritarda sono dolori al portafogli, mentre se altrettanta manchevolezza la fa lo Stato,nonsuccede nulla… e se ci sono le conseguenze, queste ultime ovviamente le paga solo il contribuente. Niente di nuovo. E’ il nostro Stato e il nostro regime fiscale. Ma -stìano attenti lor signori- noi non ci rassegniamo, anche se e’ questo che si vuole che accada. E al momento, oltre a declamare, borbottare, rilevare, sottolineare, denunciare, cerchiamo di operare al meglio per la riduzione dei danni che i contribuenti/sudditi sono costretti a subire… e proprio in virtu’ di quelli che -se per altri sono dei limiti- per noi sono elemento di distinzione a apprezzamento positivo da parte dei piu’: il nostro essere associazione di volontariato senza scopo di lucro e che per scelta non accetta nessuna forma di finanziamento pubblico.
Riduzione del danno -dicevamo. In questi mesi, da quando e stata piu’ o meno definita questa modalita’ di pagamento del canone tramite bolletta elettrica, abbiamo risposto a centinaia di migliaia di richieste di consigli. Diffuso decine e decine di comunicati talvolta ripresi dai media. Partecipato a centinaia di trasmissioni radiofoniche e televisive, e ringraziamo chi, invitandoci, ha svolto un vero servizio pubblico di informazione che la Rai invece non ha svolto; se non con scarsissima informazione, basata quasi esclusivamente su spot pubblicitari sulle proprie reti e in rarissime apparizioni in trasmissioni in fasce orarie secondarie, in cui sono stati invitati ad esporre le nuove modalita’ solo funzionari dello Stato (contravvenendo cosi’, in modo spudorato e fazioso, alla loro cosiddetta funzione oggettiva di informazione pubblica. Il contraddittorio -a nostro modesto avviso- e’ l’anima dell’informazione).Se oggi una piccola informazione in merito c’e’ stata, e quindi non solo propaganda, questo e’ stato grazie ad associazioni come la nostra e alle poche emittenti tv (nazionali e locali) che hanno sfidato il tacito patto di non belligeranza che sembra vigere tra chi vive solo dei propri introiti pubblicitari e deve competere con chi -la Rai- oltre alla pubblicita’ (la cui presenza in una sede istituzionale come quella dell’emittente di Stato, di per se’ distorce, narcotizza e sovraespone il medesimo mercato) ha i soldi dello Stato.L’ultima nostra impresa di informazione -e quindi di servizio pubblico non retribuito- e’ stata la diffusione di un video tramite il nostro canale YouTube (https://www.youtube.com/watch?v=rWDT9kNFRPE), con cui ci siamo limitati a tre informazioni -le piu’ rispondenti alle migliaia di casistiche in merito- per evitare che i contribuenti facciano errori e paghino il non dovuto o piu’ dello stesso.Ma la vicenda non finisce qui: lo sanno -a nostro avviso furbescamente architettato- anche gli inventori di questo nuovo metodo di presunzione di possesso di un apparecchio tv e di pagamento della relativa imposta, Ora comincia il bello. Non tanto perche’ ogni anno, entro il 31 gennaio, ogni singolo contribuente dovra’ ripetere le autodichiarazioni che avra’ ora inviato entro lunedi’ 16 maggio, ma perche’ visto il contesto burocratico e amministrativo confusionale, impreciso, strutturalmente difettoso e incomprensibile, crediamo che le contestazioni che i singoli contribuenti saranno costretti a presentare per gli “errori” loro e dell’amministrazione, saranno molto numerose. E siccome la procedura di rivalsa, per quanto non impossibile e non particolarmente costosa (una raccomandata A/R e il proprio tempo), e’ concepita per scoraggiare i creditori dello Stato ad attivarla, noi ci stiamo attrezzando per renderla piu’ semplice e fruibile, tramite i nostri abituali servizi di informazione e modulistica specifica. La solita riduzione del danno, quindi. Ma con la piu’ che mai marcata consapevolezza che non abbiamo nessuna intenzione di trasformarci in una sorta di centro clinico ospedaliero volontario e permanente (cosi’ come avviene per molti settori dello Stato che, senza il volontario, collasserebbero, ma siamo solo una sorta di ambulatorio da campo, provvisorio e duttile a tutte le esigenze, proiettato per estirpare il cancro alla sua radice, cioe’ l’abolizione del canone/imposta (con l’attuale e con ogni altro metodo di riscossione che potra’ essere architettato). E quindi la fine del servizio pubblico d’informazione radiotelevisivo gestito dal medesimo Stato, servizio oggi in aperto e famigerato abuso di posizione dominante con gli altri attori del mercato radiotelevisivo. Visionari, utopisti, assertori della fine dello Stato sociale che si esprime anche attraverso informazione e intrattenimento del medesimo Stato? No, semplicemente democratici, per dare attuazione a quella volonta’ popolare che, grazie ad un referendum del 1995, avrebbe dovuto imporre allo Stato la privatizzazione del servizio di informazione pubblica, magari mettendolo all’asta per il miglior offerente, senza showman, showgirl e intrattenimenti demenziali concepiti per spartire gli spazi tra le fazioni partitiche che si sono impossessate del nostro Stato.Qui il nostro canale web specifico sul canone rai con tutte le informazioni del caso e in prospettiva: http://tlc.aduc.it/rai/ (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Imposta sui rifiuti TARI e superficie tassabile: l’Agenzia delle Entrate rende pubblici i dati

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2015

rifiutiDallo scorso 9 Novembre le visure catastali ottenibili online sul sito dell’Agenzia delle Entrate contengono anche la superficie tassabile ai fini TARI, tassa sui rifiuti, per 57 milioni di unità immobiliari. Si tratta, più che di un’iniziativa isolata o di un antipasto sulla riforma del catasto (ancora in cantiere), di una fase del riallineamento dei dati degli archivi dei vari Comuni con quello nazionale dell’Agenzia delle Entrate, previsto proprio dalle normative relative alla tassa rifiuti istituita dal 2014.Il dato, da tempo a disposizione degli uffici comunali per la verifica delle dichiarazioni (autocertificazioni) presentate dai contribuenti possessori di immobili, è ora disponibile per i contribuenti stessi, che possono finalmente effettuare verifiche proprie ed eventualmente comunicare incongruenze all’Agenzia attraverso il sito o presso gli uffici preposti.
Si ricorda che per la tassa TARI, infatti, valgono le dichiarazioni presentate in relazione alle tasse sui rifiuti precedentemente in vigore (a ritroso TARES e TIA o TARSU), nonché quelle di chi inizia a possedere un immobile o vi apporta modifiche di superficie dovute a ristrutturazioni o altro. La superficie tassabile è quella calpestabile, almeno fino a che non sarà completata la fase di riallineamento (o meglio fino all’anno successivo a quello di emanazione del Provvedimento che sancirà tale completamento).Si fa presente, in ultimo, che la presenza di questo dato non ha effetto sul metodo di calcolo della rendita catastale che avviene sempre sulla base del numero dei vani, almeno finché non entrerà in vigore la riforma del catasto prevista dalla delega fiscale (Legge 23/2014), che prevede appunto l’adozione della superficie per la determinazione del valore degli immobili. Non ci sono variazioni, quindi, rispetto al calcolo del valore su cui applicare le tariffe vigenti per le altre tasse sulla casa, IMU e TASI.
Per la cronaca ad oggi la riforma del Catasto ”non è accantonata ma è all’ordine del giorno” per usare le parole del Ministro Padoan in risposta ad un quesito posto nel corso dell’audizione sulla Legge di Stabilità alla Camera il 4 Novembre scorso.

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RAI. Quando l’imposta (il canone) non garantisce informazione

Posted by fidest press agency su martedì, 1 Mag 2012

la vostra crisi non la paghiamo

la vostra crisi non la paghiamo (Photo credit: Giulia van Pelt)

Roma, Paghiamo l’imposta, chiamata eufemisticamente canone, per avere una tv pubblica che garantisca l’informazione. Ci troviamo a sovvenzionare una struttura occupata dai partiti che fanno il bello e il cattivo tempo. Caso esemplare sono le dichiarazioni che l’on. Pier Ferdinando Casini ha fatto ieri nel corso della trasmissione televisiva “Che tempo che fa”: lui e’ all’opposizione da 10 anni. Ci sembra che la memoria di “Pierdi” vacilli. Dal controllo risulta che il nostro onorevole e’ stato membro autorevole della maggioranza che appoggiava il governo Berlusconi, dal 2001 al 2006, tant’e’ che in quel quinquennio ha presieduto la Camera dei Deputati. Forse l’on. Casini voleva dire che era all’opposizione da 5 anni che sono, pero’, la meta’ dei 10 dichiarati. Inoltre il nostro onorevole e’ presente sulla scena politica da piu’ di 30 anni (ne ha 57), prima con la Dc, poi con altre formazioni politiche e certamente non e’ estraneo alle decisioni che hanno portato il nostro Paese nelle condizioni attuali. L’intervista poteva essere l’occasione di rendere un pubblico servizio ai cittadini-contribuenti, informandoli delle proposte attuali e delle responsabilita’ passate del leader politico di turno, ma questo e’ praticamente impossibile: la RAI e’ governata dai partiti, entrambi sovvenzionati dai contribuenti. Non avremo mai un pubblico servizio di informazione ma una notifica della realta’, cosi’ come interpretata da alcune formazioni politiche. A nostre spese, si intende!

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Imposta sulle società: il Parlamento propone una base imponibile comune

Posted by fidest press agency su domenica, 22 aprile 2012

Bruxelles.

Former European Parliament in Luxembourg Itali...

Former European Parliament in Luxembourg Italiano: Ex-Parlamento europeo di Lussemburgo (Photo credit: Wikipedia)

L’uso di una base imponibile comune dovrebbe essere obbligatorio, è stato dichiarato in Parlamento giovedì durante un voto per esprimere la sua posizione sulla legislazione proposta dalla Commissione europea. La proposta originaria della Commissione prevede uno schema volontario.”Questo sistema di armonizzazione per calcolare la base imponibile dà alle società la possibilità di consolidare i risultati delle loro filiali, permettendo loro di compensare per qualsiasi perdita di un membro del gruppo. Ciò rende più facile per le società avere e mantenere filiali in diversi Stati membri e riduce gli oneri burocratici. Inoltre, il sistema garantisce che le società, al momento di scegliere le loro sedi, diano più importanza ad aspetti economici e sociali piuttosto che a motivi puramente fiscali”, ha dichiarato la relatrice Marianne Thyssen (PPE, BE).
La base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società (common consolidated corporate tax base – CCCTB) dovrebbe diventare obbligatoria dopo un periodo di transizione, secondo la risoluzione che è stata approvata con 452 voti a favore, 172 contrari e 36 astensioni.Inizialmente, la CCCTB si applicherebbe soltanto alle società cooperative europee, che hanno una natura transfrontaliera. Dopo cinque anni, verrebbe applicata a tutte le imprese europee, eccetto le piccole e medie imprese (PMI), che potrebbero optare per un regime della CCCTB su base volontaria. Per le PMI, la Commissione dovrebbe adoperarsi per ridurre i costi amministrativi e creare quindi le condizioni necessarie affinché le imprese attive su scala transfrontaliera possano trarre beneficio dall’adesione al regime della CCCTB.La posizione del Parlamento propone che qualora non tutti gli Stati membri desiderino utilizzare lo schema, coloro che intendono parteciparvi potrebbero introdurlo attraverso la procedura di cooperazione rafforzata prevista dai trattati UE.
Il regime della CCCTB darebbe alle società la possibilità di calcolare i loro redditi imponibili secondo un unico insieme di regole, invece di dover rispettare norme fiscali diverse in ogni Stato membro nel quale operano.La CCCTB, in quanto sistema per calcolare la base tassabile, non introdurrebbe alcun tasso comune d’imposizione.

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L’Imposta Municipale Unica (IMU) a carico degli agricoltori

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 marzo 2012

Italiano: Roma, Ministero delle Finanze a via ...

Italiano: Roma, Ministero delle Finanze a via XX Settembre (Photo credit: Wikipedia)

Dichiara il presidente nazionale Confeuro, Rocco Tiso – “è profondamente ingiusta, non tiene conto della situazione in cui versa il primario italiano ed esprime la scarsa fiducia dell’esecutivo sulla ripresa del comparto agroalimentare. L’IMU – continua Tiso – non si discosta minimamente dalla linea del precedente governo e continua a raffigurare il primario come un settore dal quale attingere senza dare nulla in cambio. Le aziende agricole sono ormai vicine al collasso e non sono in grado, come hanno costantemente fatto in questi anni, di sopportare altri rincari”.
Il governo – conclude Tiso – ha tra i suoi principali compiti quello di rilanciare l’economia e non di alimentare la fase recessiva. ed è per questo che è necessario si adoperi quanto prima per esentare gli operatori del mondo agricolo dal pagamento di questa nuova imposta. E’ infatti evidente, al di là della diversità di numeri forniti dalle associazioni di categoria e dal Ministero delle Finanze, che l’IMU inciderà negativamente sulla qualità delle produzioni agricole italiane, unico baluardo in una situazione economica sempre più grave.

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Canone/imposta Rai

Posted by fidest press agency su martedì, 21 febbraio 2012

Ieri sera sul tardi la Rai ha diffuso una propria precisazione in merito al canone speciale richiesto alle aziende per il possesso del pc:
“Con riferimento alla questione relativa al pagamento del canone di abbonamento alla tv, si precisa che le lettere inviate da Rai non si riferiscono al canone ordinario (relativo alla detenzione dell’apparecchio da parte delle famiglie) ma si riferiscono specificamente al cosiddetto canone speciale cioe’ quello relativo a chiunque detenga -fuori dall’ambito familiare (es. Imprese, societa’, uffici)- uno o piu’ apparecchi atti o adattabili alla ricezioni di trasmissioni radiotelevisive. Cio’ in attesa di una piu’ puntuale definizione del quadro normativo-regolatorio”.
La Rai, esattore d’imposta per quella relativa al possesso di un apparecchio atto o adattabile alla ricezione di programmi tv, con questa sua uscita per mettere i puntini sulle “i” ha fatto un atto di doppia valenza:
ARROGANZA. Sostanzialmente dice: il quadro normativo-regolatorio deve essere definito, ma intanto voi pagate e poi si vedra’ (il ministero interrogato dal Parlamento non ha ancora risposto pur riconoscendo l’anomalia della situazione, cosi’ come l’Agenzia delle entrate che ha demandato la definizione di chi e per cosa si debba pagare all’organismo politico, il ministero per l’appunto),
BUGIA. Non e’ vero che la Rai chiede il pagamento dell’imposta/canone per il possesso di un pc solo alle aziende, ma sono anni che lo chiede alle famiglie mentre non lo chiedeva fino ad oggi alle aziende. Si vedano qui le necessarie informazioni: http://tlc.aduc.it/rai/comunicato/campagna+dell+aduc_14572.php (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Tassa sui rifiuti non è dovuta nei locali accessori alle abitazioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 febbraio 2012

La Commissione tributaria regionale della Sicilia, con alcune sentenze ha stabilito che la tassa sui rifiuti non è dovuta locali accessori alle abitazioni. I giudici tributari si sono riportati al contenuto di una circolare ministeriale secondo la quale “devono considerarsi esclusi dal calcolo della superficie rilevante per l’applicazione della tassa sui rifiuti urbani quei locali il cui uso è del tutto saltuario ed occasionale e nei quali comunque la presenza dell’uomo è limitata temporalmente a sporadiche occasioni ed a utilizzi marginali “il garage di uso privato è luogo adibito al ricovero di uno o più veicoli e quand’anche la persona vi si trattenga per tempi non brevi, non è plausibile ipotizzare che ne derivino rifiuti”.Inoltre il contribuente stesso non ha l’onere della prova di dimostrare che il garage non produce rifiuti, ma il fatto stesso che il Comune classifichi quel determinato immobile come garage, lo esonera da qualsiasi richiesta di fornire la dimostrazione che non si tratta di un locale idoneo a produrre rifiuti”.
I giudici tributari di appello con le sentenze, hanno chiarito che i locali adibiti a garage non sono assoggettabili alla tassa sui rifiuti solidi urbani, restando in questi locali del tutto sporadica e di mero passaggio la presenza dell’uomo quale fattore di produzione di rifiuti urbani. In particolare, è stato affermato che “essendo ipotizzabile una presenza umana sporadica durante la giornata e che si protrae per pochissimo tempo (quello materiale di scendere dall’automezzo ricoverato, di chiudere la portiera e di serrare la porta di accesso, operazione quest’ultima che si effettua da fuori il locale), anche a volerlo, l’uomo non avrebbe neppure il tempo o l’opportunità di produrre rifiuti”.
Viene confermato quindi dalla Commissione tributaria regionale che i locali accessori alle abitazioni come i “garage”, cantine e solai, utilizzati solo saltuariamente, non sono ricompresi tra le superfici assoggettate alla tassa sui rifiuti solidi urbani.

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Canone/imposta Rai

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 marzo 2011

Non è una novità che lo Stato utilizzi tutti i metodi per ottenere il pagamento dell’imposta per il possesso d’un apparecchio atto alla ricezione del segnale radiotelevisivo, meglio noto come canone Rai: anche gli agenti in borghese. La notizia apparsa sul quotidiano online Lecceprima.it ci racconta di due finanzieri che hanno multato il titolare di una tabaccheria per uno schermo la cui unica funzione era trasmettere le estrazioni dei concorsi a premi di Lottomatica. Nessuna possibilità di trasmettere le trasmissioni Rai o di qualunque altra tv. Un’ingiustizia, come quella di far passare con tanti ingannevoli e martellanti annunci l’odioso balzello come fosse abbonamento alla televisione pubblica.  Che il canone Rai sia tra le imposte più odiate dagli italiani è cosa nota, com’è altrettanto noto che a turno molti dei partiti presenti in Parlamento si facciano beffe dei cittadini aizzandoli ad evaderlo, salvo poi non alzare un dito per abolirlo ed anzi impegnandosi solamente ad occupare e lottizzare la televisione pubblica. Al di la’ d’ogni stucchevole discussione su quale sia l’apparecchio idoneo a ricevere il segnale tv (cellulari, pc, videocitofoni, ecc.) la soluzione migliore per la questione resta soltanto una: abolire il canone. canale per l’abolizione del canone/imposta: http://tlc.aduc.it/rai/ (Alessandro Gallucci, legale Aduc)

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Berlusconi sul debito pubblico

Posted by fidest press agency su martedì, 1 febbraio 2011

Silvio Berlusconi, mi partecipa la lettera da lui inviata al Corriere della Sera, di oggi: Gentile direttore, il suo giornale ha meritoriamente rilanciato la discussione sul debito pubblico mostruoso che ci ritroviamo sulle spalle da molti anni, sul suo costo oneroso in termini di interessi annuali a carico dello Stato e sull’ostacolo che questo gravame pone sulla via della crescita economica del Paese. Sono d’accordo con le conclusioni di Dario Di Vico, esposte domenica in un testo analitico molto apprezzabile che parte dalle due proposte di imposta patrimoniale, diversamente articolate, firmate il 22 dicembre e il 26 gennaio da Giuliano Amato e da Pellegrino Capaldo. Vorrei brevemente spiegare perché il no del governo e mio va al di là di una semplice preferenza negativa, «preferirei di no», ed esprime invece un a irriducibile avversione strategica a quello strumento fiscale, in senso tecnico-finanziario e in senso politico.
Prima di tutto, se l’alternativa fosse tra un prelievo doloroso e una tantum sulla ricchezza privata e una poco credibile azione antidebito da «formichine», un gradualismo pigro e minimalista nei tagli alla spesa pubblica improduttiva e altri pannicelli caldi, staremmo veramente messi male. Ma non è così. L’alternativa è tra una «botta secca», ingiusta e inefficace sul lungo termine, e perciò deprimente per ogni prospettiva di investimento e di intrapresa privata, e la più grande «frustata» al cavallo dell’economia che la storia italiana ricordi. Il debito è una percentuale sul prodotto interno lordo, sulla nostra capacità di produrre ricchezza. Se questa capacità è asfittica o comunque insufficiente, quella percentuale di debito diventa ingombrante a dismisura. Ma se riusciamo a portare la crescita oltre il tre-quattro per cento in cinque anni, e i mercati capiscono che quella è la strada imboccata dall’Italia, Paese ancora assai forte, Paese esportatore, Paese che ha una grande riserva di energia, di capitali, di intelligenza e di lavoro a partire dal suo Mezzogiorno e non solo nel suo Nord europeo e altamente competitivo, l’aggressione vincente al debito e al suo costo annuale diventa, da subito, l’innesco di un lungo ciclo virtuoso.
Per fare questo occorre un’economia decisamente più libera, poiché questa è la frustata di cui parlo, in un Paese più stabile, meno rissoso, fiducioso e perfino innamorato di sé e del proprio futuro. La «botta secca» è, nonostante i ragionamenti interessanti e le buone intenzioni del professor Amato e del professor Capaldo, una rinuncia statalista, culturalmente reazionaria, ad andare avanti sulla strada liberale. La Germania lo ha fatto questo balzo liberalizzatore e riformatore, lo ha innescato paradossalmente con le riforme del socialdemocratico Gerhard Schröder, poi con il governo di unità nazionale, infine con la guida sicura e illuminata di Angela Merkel. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti: la locomotiva è ripartita. Noi, specialmente dopo il varo dello storico accordo sulle relazioni sociali di Pomigliano e Mirafiori, possiamo fare altrettanto.
Non mi nascondo il problema della particolare aggressività che, per ragioni come sempre esterne alla dialettica sociale e parlamentare, affligge il sistema politico. Ne sono preoccupato come e più del presidente Napolitano. E per questo, dal momento che il segretario del Pd è stato in passato sensibile al tema delle liberalizzazioni e, nonostante qualche sua inappropriata associazione al coro strillato dei moralisti un tanto al chilo, ha la cultura pragmatica di un emiliano, propongo a Bersani di agire insieme in Parlamento, in forme da concordare, per discutere senza pregiudizi ed esclusivismi un grande piano bipartisan per la crescita dell’economia italiana; un piano del governo il cui fulcro è la riforma costituzionale dell’articolo 41, annunciata da mesi dal ministro Tremonti, e misure drastiche di allocazione sul mercato del patrimonio pubblico e di vasta defiscalizzazione a vantaggio delle imprese e dei giovani. Lo scopo indiretto ma importantissimo di un piano per la crescita fondato su una frustata al cavallo di un’economia finalmente libera è di portare all’emersione della ricchezza privata nascosta, che è parte di un patrimonio di risparmio e di operosità alla luce del quale, anche secondo le stime di Bruxelles, la nostra situazione debitoria è malignamente rappresentata da quella vistosa percentuale del 118 per cento sul Pil. Prima di mettere sui ceti medi un’imposta patrimoniale che impaurisce e paralizza, un’imposta che peraltro sotto il mio governo non si farà mai, pensiamo a uno scambio virtuoso, maggiore libertà e incentivo fiscale all’investimento contro aumento della base impositiva oggi nascosta. Se a questo aggiungiamo gli effetti positivi, di autonomia e libertà, della grande riforma federalista, si può dire che gli atteggiamenti faziosi, ma anche quelli soltanto malmostosi e scettici, possono essere sconfitti, e l’Italia può dare una scossa ai fattori negativi che gravano sul suo presente, costruendosi un pezzo di futuro. (Silvio Berlusconi)

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Canone/Imposta Rai

Posted by fidest press agency su martedì, 11 gennaio 2011

Dallo scorso 31 marzo le Poste sono impegnate, dopo accordo con l’Antitrust, ad inserire sui bollettini postali per il pagamento del cosiddetto canone Rai, anche le apposite caselle per l’indicazione del numero IBAN; in questo modo la concorrenza sarebbe salva, perche’ l’utente non sarebbe obbligato a pagare l’imposta solo attraverso le Poste, al costo di euro 1,10 euro per il pagamento allo sportello (piu’ il tempo per fare la fila) e a 1 euro per il pagamento sul conto postale on line o 2 euro con carta di credito, che diventano 2% dell’importo quando si versano piu’ di 100,00 euro. Il pagamento potrebbe essere effettuato anche attraverso la propria banca, alle condizioni del proprio rapporto che, spesso, prevede un certo numero di operazioni gratuite.
“Fatta la norma gabbato lo santo”! Perche’ la Rai invia a case dei contribuenti il bollettino delle Poste, ma sulle caselle dell’Iban non si puo’ scrivere nulla in quanto ci sono degli asterischi. Non solo, ma se si va sul sito della Rai, l’unico metodo di pagamento indicato e’ quello con bollettino postale.

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Confartigianato: credito di imposta regionale

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 novembre 2010

La proposta di legge dell’On. Pasquale Tripodi và verso i bisogni e le necessità  reali e concrete   della nostra imprenditoria. Agganciarci ad un’eventuale  ripresa, senza supporti concreti, diventa una missione quasi impossibile. Dopo l’indagine dei mesi scorsi effettuata dall’osservatorio di Confartigianato Giovani di Roma e l’altra specificatamente rilevata nella nostra provincia  su un campione di oltre 100 piccole e medie imprese nell’ambito dell’artigianato, del commercio, del turismo e dei servizi, il segretario provinciale di Confartigianato, Salvatore Lucà, aveva presentato una relazione in cui si evidenziava che le nostre micro e piccole imprese erano ormai in ginocchio e l’aumento di Irap e Irpef per coprire il deficit sanitario e le nuove regole previste per il credito da Basilea 3 erano fattori insormontabili per un tessuto economico fragile e non supportato adeguatamente. Lo stesso Lucà aveva varie volte  auspicato l’adozione di un credito di imposta regionale sia sugli investimenti che sulle nuove assunzioni. Gli imprenditori sperano   che questa proposta di legge abbia un iter velocissimo per  poter finalmente mettere  a disposizione delle imprese risorse erogate, in modo  automatico e senza graduatorie, sia sugli investimenti  oltre che naturalmente per le nuove assunzioni. L’utilizzo di risorse finanziarie  congrue per simili operazioni metterebbe finalmente all’angolo quegli imprenditori che per anni nella nostra Regione hanno abusato di tutti quei finanziamenti che hanno creato di fatto una forte disparità tra coloro i quali fanno veramente imprenditoria ed altri che hanno utilizzato le risorse pubbliche solo per fini e scopi personali. In sintesi, Salvatore Lucà è convintissimo  che  il  credito d’imposta dedicato alla nostra Regione sia uno dei più importanti  presupposti per intraprendere un percorso di sviluppo e benessere per le nostre popolazioni. E’ risaputo, inoltre, per evitare disparità di trattamento, che nell’artigianato e nell’ambito delle PMI in generale tantissimi familiari lavorano o hanno intenzione di operare nella azienda di famiglia, Confartigianato ritiene che nell’approvazione della legge sia previsto anche l’assunzione di parenti ed affini, come d’altra parte lo è nell’ordinarietà delle attività imprenditoriali. In sintesi, sostiene Confartigianato,  un credito d’imposta dedicato alla nostra Regione  oltre a rappresentare  un importante aiuto alle nostre imprese sarà anche un invito serio ed appetibile, fuori da ogni logica clientelare, per  tutti quegli imprenditori che volessero venire in Calabria  ad investire o delocalizzare.

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Rifiuti e Iva

Posted by fidest press agency su domenica, 14 novembre 2010

Il Dipartimento delle Finanze ha emanato una circolare per cercare di bloccare i rimborsi Iva sull’imposta dei rifiuti. Una vicenda che, piu’ va avanti per cercare da parte del Governo di non rimborsare ai contribuenti il maltolto, piu’ fa danno al Paese, alla Giustizia e alla fiducia dei cittadini nello Stato. La vicenda comincia nel 2009 quando la Corte Costituzionale sentenzia che la Tariffa di Igiene Ambientale (Tia) era un tributo e non il corrispettivo per un servizio, per cui l’Iva non andava pagata. Vari e goffi tentativi parlamentari di imporre questo pagamento erano sfociati in un articolo della manovra finanziaria dello scorso 25 maggio in cui si stabiliva per legge che la Tia era una tariffa e l’Iva andava pagata. Ma -non si sa se per errore o pudore istituzionale di fronte alla sentenza della Corte Costituzionale- la Tia della manovra finanziaria non era quella in vigore ma un’altra che sarebbe dovuta entrare in vigore quando il regolamento attuativo fosse stato approvato. “Gaffe” a cui il Governo aveva rimediato con un ordine del giorno che assimilava la vecchia Tia alla nuova. Situazione che, pero’, ha continuato a favore i contribuenti: numerosi si sono rivolti ai giudici per il rimborso e hanno anche ottenuto sentenze favorevoli. Mentre Comuni come Roma, per esempio, hanno cominciato a non far piu’ pagare l’Iva (2). Ora arriva la circolare del Dipartimento Finanze che ribadisce l’ordine del giorno del Governo: la Tia vecchia e quella nuova hanno analoghe caratteristiche, quindi l’Iva che si dovrebbe pagare per la Tia nuova (non in vigore) va pagata anche per quella vecchia. Una circolare, per l’appunto, che si rifa’ ad un ordine del giorno, cioe’ due atti che non hanno forza di legge. Legge che dice che l’Iva va pagata per la nuova Tia non ancora in vigore; legge che dice (sentenza Corte Costituzionale) che l’Iva non va pagata per la Tia ora in vigore. Chi ha ragione? A nostro avviso la legge. Altrimenti l’avrebbero modificata, ma non hanno l’ardire di andare contro la Corte Costituzionale per cui si affidano a questi atti (ordine del giorno e circolare) che dovrebbero intimidire amministratori comunali, contribuenti e giudici.Noi, ovviamente, continuiamo a consigliare i contribuenti ad esigere il rimborso per gli ultimi cinque anni attraverso un messa in mora al proprio gestore dei rifiuti. (fonte Aduc)

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Imposta-canone Rai

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 novembre 2010

Il piano straordinario che il direttore generale della Rai, Mauro Masi, ha presentato ieri al Consiglio di amministrazione prevede di recuperare 100 milioni di euro dall’evasione dei canoni speciali, cioè il possesso di uno o piu’ televisori usati “fuori dall’ambito familiare nell’esercizio di un’attività commerciale e a scopo di lucro diretto o indiretto”.Per esempio, alberghi, bar, ristoranti, uffici, enti e amministrazioni pubbliche, imprese. I canoni speciali hanno vari importi, che arrivano fino a 6510,13 euro. A questo scopo la Rai usera’ la struttura gia’ esistente, composta da 120 accertatori, che sara’ potenziata con ulteriori 50 agenti mandatari, a costo zero per l’azienda in quanto verranno retribuiti a provvigione. Era ora che la Rai si accorgesse anche degli apparecchi tv che sono in luoghi diversi dalle abitazioni private: sono anni che denunciamo questa evasione fiscale, che era tale per esplicita mancanza di iniziativa della Rai stessa, iniziativa che, invece, e’ sempre stata continua nei confronti delle famiglie. A differenza, pero’, delle varie fantasie che vengono utilizzate per gli apparecchi domestici (dove intimano -non sempre, ma spesso- che si paghi anche per il pc, etc…. fantasie che noi puntualmente invitiamo a contestare), in questo caso si parla di apparecchi televisivi. Probabilmente perche’ non vogliono far esplodere il maleodorante -e diffusamente odiato- pentolone in cui cucinano quel minestrone che chiamano canone o abbonamento (pur trattandosi di vera e propria imposta…): ve l’immaginate gli uffici che devono pagare un’imposta per ogni computer e per ogni telefonino? Ma, nonostante le “miti” pretese e gli scarsi mezzi (170 accertatori per tutta Italia…), bisogna fare molta attenzione perche’ il direttore Masi ha precisato che queste persone verranno pagate a provvigione. Visto come questi signori -spesso da codice penale- si comportano con le abitazioni domestiche, perche’ non dovrebbero fare altrettanto per gli uffici? E’ frequente cioe’, che a persone che abbiano solo parlato con questi signori dopo aver aperto loro la porta di casa, sia stato chiesto di firmare un foglio che attestava il colloquio.. e poi si sono trovati una dichiarazione in cui ammettono di possedere un apparecchio tv oppure non firmano e poi si ritrovano su quella dichiarazione uno scarabocchio che la Rai dice essere la loro firma. Situazione di illegalità e truffa che ovviamente viene incentivata dal fatto che gli accertatori fiscali vengono pagati a provvigione…. Continuiamo a farci male continuando a mantenere questa imposta sempre piu’ odiata ed evasa? (fonte Aduc)

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Roma e la tassa di soggiorno

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 giugno 2010

“Come è possibile dare una spallata al turismo della Capitale? Semplice basta prevedere una tassa di soggiorno, che renda Roma meno competitiva di altre destinazioni turistiche e anche molto meno simpatica per l’imposizione di un balzello inutile”.  Lo ha detto il senatore Andrea Marcucci (PD), rispondendo alle affermazioni del presidente del consiglio Silvio Berlusconi sulla tassa di soggiorno.  “Già è francamente ridicolo un provvedimento preso ad insaputa del premier e del ministro del turismo”.  ha detto il parlamentare “poi prendere a giustificazione il supposto buco di bilancio creato dalle precedenti amministrazioni comunali sembra davvero troppo. Quale tassa avrebbe dovuto prevedere Berlusconi per sanare il deficit del Comune di Catania? Comunque sia, l’imposta di soggiorno danneggia fortemente il sistema turistico di Roma, tanto più in un momento di crisi economica come quello che stiamo attraversando, quindi va semplicemente eliminata”

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Benzina. Proposta contro il rialzo dei prezzi

Posted by fidest press agency su domenica, 11 aprile 2010

«Consumatori, sistema dei media, associazioni di cittadini: tanti, in queste ore, lanciano l’allarme per il caro benzina. Ma il governo pare sordo a questi richiami: nessuna risposta, nessun provvedimento». Lo dice il deputato del Partito Democratico, Guglielmo Vaccaro, fondatore con Enrico Letta dell’Associazione TrecentoSessanta, che sta preparando una proposta di legge che abroga le inique imposte che gravano sul prezzo della benzina e lo fanno salire sino a 30 centesimi al litro. «La nostra proposta – precisa Vaccaro – muove da un intento molto semplice: rendere più equo e razionale il sistema di tassazione sui carburanti. A finanziare l’abrogazione delle imposte sarà, in parte, il risparmio dovuto alla riduzione dei tassi di interesse sul debito pubblico e, in parte, le maggiori entrate realizzate con la lotta all’evasone fiscale».  «E’ anacronistico – continua Vaccaro – che le tasche degli italiani vengano gravate dal peso di imposte che non hanno alcun collegamento con la realtà. La nostra proposta di legge mira perciò ad abolire le dieci assurde accise che gravano attualmente sul costo del carburante e lo fanno lievitare in modo sproporzionato. Stiamo infatti parlando delle accise introdotte per finanziare: la guerra di Etiopia del 1935, la crisi di Suez del 1956, il disastro del Vajont del 1963, l’alluvione di Firenze del 1966, il terremoto del Belice del 1968, il terremoto del Friuli del 1976, il terremoto dell’Irpinia del 1980, la guerra del Libano del 1983, la missione UNMIBH in Bosnia Erzegovina del 1996, il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004.». «Ci aspettiamo inoltre che l’esecutivo presti ascolto alle sollecitazioni dei consumatori. Purtroppo l’esperienza dell’ultimo anno mi fa temere che i richiami dei gruppi di pressione siano più forti dei tanti appelli che leggiamo in questi giorni ed anche del doveroso rispetto per il Parlamento. Lo scorso ottobre ho presentato inoltre un’interrogazione-proposta per chiedere se il ministro Scajola avesse previsto anche ai sensi della Legge Sviluppo – legge 99 del 2009 – di introdurre un sistema telematico in grado di comunicare in tempo reale per ogni località, a richiesta del cittadino utente, prezzi e localizzazione dei distributori. Allo stesso tempo abbiamo chiesto se fossero previste idonee forme di comunicazione. Perché, ad esempio, non studiare un’applicazione gratuita per i palmari?».

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Fisco: i ricchi che non pagano

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2009

“Crescono a dismisura i poveri possidenti, +3% rispetto al 2008. Il 61% degli Yacht di lusso, sofisticate barche a vela e automezzi di grossa cilindrata sono intestati a nullatenenti o a pensionati ottantenni, prestanome di imprenditori e facoltosi, per non pagare le tasse.” E’ questo il dato presentato oggi a Capri, alla presentazione della manifestazione Fisco Tour 2009, da Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani che con Lo Sportello del Contribuente rileva costantemente il fenomeno dell’evasione fiscale in Italia. Si espande a dismisura il fenomeno dei “ricchi nullatenenti” che vivono spendendo migliaia di euro per beni superflui e non dichiarano al fisco quello che guadagnano effettivamente. Secondo il recente studio, elaborato su dati provvisori del Ministero delle Finanze che fa riferimento all’anno d’imposta 2007, è emerso che un italiano su due dichiara al fisco un reddito inferiore ai 15mila euro contro lo 0,2 per cento che ne dichiara più di 200mila. Una fotografia che non forma un “perfetto collage” con quella che riprende i dati relativi alla spesa pubblica. Nello stesso periodo in Italia, venivano immatricolate 146mila vetture tra fuoristrada ed auto di lusso, e addirittura a 23mila italiani sarebbero state rilasciate altrettante patenti nautiche. “E’ ora di finirla con modeste misure di contrasto all’evasione fiscale – afferma Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani – Come è accaduto per il credito, è necessario assegnare ai Prefetti un ruolo nel controllo nella lotta all’evasione fiscale con la costituzione di un osservatorio presso tutte le Prefetture e la  partecipazione di tutti i diretti interessati: i rappresentanti delle società, i rappresentati del fisco, i rappresentanti dei lavoratori ed I rappresentanti dei contribuenti e il Prefetto coordinerà questo tavolo. All’osservatorio – conclude Carlomagno – dovranno partecipare tutti coloro che sono interessati a migliorare i rapporti tra fisco e contribuenti, applicando la Tax compliance, per evitare che l’evasione dilaghi nel nostro paese”. Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani

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