Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘imposte’

Per benzina imposte pari al 63,78%: tradita promessa di ridurre accise

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 agosto 2019

Secondo Figisc Confcommercio, i prezzi medi della benzina sono inferiori a quello dello scorso anno e nella prossima settimana i prezzi si abbasseranno di 2 cent al litro.”Previsioni a parte, confermiamo che il pieno è meno caro dello scorso anno. Purtroppo, però, è più caro di due anni fa, ossia del 5 agosto 2017″ afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se, infatti, oggi un pieno di benzina di 50 litri, come dice Confcommercio, costa 79,62 euro, contro gli 81,44 di un anno fa, è anche vero che nel 2017 lo pagavamo 74,86 euro, risparmiando 4,76 euro a pieno, ossia 114,24 euro all’anno, considerando due pieni al mese” prosegue Dona.”Il punto vero, comunque, polemiche a parte, è che gli italiani pagano ancora troppe imposte sui carburanti. Tra accise ed Iva, raggiungono il 63,78% per la benzina ed il 59,78% per il gasolio per auto, decisamente troppo” aggiunge Dona.”Tra le promesse tradite di questo Governo, la mancata riduzione delle accise” conclude Dona.Nel contratto di Governo, infatti, era scritto: “Intendiamo inoltre eliminare le componenti anacronistiche delle accise sulla benzina”.

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Crac Marenco: tra i capi di imputazione omesso versamento delle imposte e sottrazione al pagamento delle accise

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 giugno 2019

Il Crac Marenco da 4 miliardi coinvolge ben 12 società di import-export di gas naturale ed energia elettrica.Leggendo tra le righe dei capi di imputazione si scorge come gli illeciti ipotizzati nei confronti degli indagati siano principalmente reati tributari: dichiarazione fiscale infedele, omesso versamento delle imposte, sottrazione al pagamento delle accise.
In tal modo la Cassa per i servizi energetici e ambientali (la stessa da cui si vorrebbero prelevare le risorse per il salvataggio di Alitalia, idea improponibile che ci trova nettamente contrari) si trova depauperata di ingenti somme necessarie a tutelare i cittadini in caso di repentini aumenti del costo dell’energia.Non vorremmo che tale vicenda si riveli nell’ennesima beffa a danno dei cittadini: nessuno si azzardi a scaricare in bolletta o in qualsiasi modo sugli utenti i costi dei mancati versamenti delle aziende coinvolte nel crac.Quanto accaduto mette in luce, per l’ennesima volta, l’urgenza di prevedere una riforma generale degli oneri di sistema, come promesso dal Presidente della X Commissione al Senato in occasione della consegna delle migliaia di firme raccolta nella campagna condotta da Federconsumatori.Inoltre è necessario aprire un tavolo di confronto con consumatori, aziende, Autorità e rappresentanti di grossisti e trader per prevedere le forme di tutela indispensabile in caso di mancato versamento di oneri e imposte da parte delle aziende, per fare in modo che in nessun caso siano chiamati a pagare i cittadini.Si tratta di una misura fondamentale e doverosa, soprattutto alla luce del delicato momento che stanno attraversando le famiglie testimoniato dall’aumento della povertà energetica nel nostro Paese.

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Italia: quella dei furbetti

Posted by fidest press agency su sabato, 8 ottobre 2016

evasione-fiscale-controlliMiliardi di evasione contributiva previdenziale, 206 miliardi di economia in nero, 37 miliardi di evasione Iva internazionale nel solo 2014 e 56% di finti nullatenenti, ovvero finti poveri. E’ l’Italia dei furbetti, dagli imprenditori che evadono i contributi previdenziali e fiscali, dell’economia in nero che distrugge e altera il mercato e dei finti poveri che, per ottenere sconti fiscali, dichiarano di non possedere nulla (nullatenenti), passati dal 70% al 14% (nel Sud dal 90% al 20%), vale a dire che il 56% dei dichiaranti era un finto povero. Questa e’ la societa’ civile che si “contrappone” a quella politica che, per antonomasia, e’ brutta, sporca, cattiva, corrotta e ladra. Siamo sicuri che si contrappone? O ne e’ lo specchio? A cosa servono quelle trasmissioni televisive che raffigurano i nostri rappresentanti politici in modo cosi’ negativo? A dare fumo negli occhi agli allocchi. Cosi’ i furbacchioni si quietano, scaricano le proprie responsabilita’ sul politico (o ex) di turno, nell’atto liberatorio del sacrificio del capro espiatorio e i media gongolano, agitano il cappio, mostrano la ghigliottina, sperando di aumentare ascolti e tirature. Tutto quadra.
E la RAI? Se mettesse insieme i numeri che abbiamo riportato farebbe quell’opera di informazione che un servizio pubblico dovrebbe fare. Dovrebbe. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Governo abbassi imposte sull’energia

Posted by fidest press agency su sabato, 1 ottobre 2016

energia-elettricaSecondo quanto stabilito dall’Autorità per l’Energia, dal 1° ottobre per la famiglia-tipo la bolletta dell’elettricità registrerà una riduzione dell’1,1%, mentre la bolletta gas salirà dell’1,7 %.”Nonostante la riduzione della luce, è una pessima notizia, considerato che stanno arrivando i mesi freddi e che la bolletta del gas incide molto di più sul bilancio di una famiglia rispetto a quella dell’elettricità. Insomma, i venditori di gas non rinunciano al vizietto di alzare i prezzi quando arriva il freddo” afferma Pieraldo Isolani, Responsabile settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori.”Un brutto colpo per le famiglie che già faticano ad arrivare a fine mese. Per una famiglia tipo significa pagare, su base annua (non, quindi, secondo l’anno scorrevole, ma dal 1° ottobre 2016 al 1° ottobre 2017), 5,50 euro in meno per la luce e 17,50 euro in più per il gas. Un bilancio, quindi, negativo per 12 euro. Un importo non elevato in termini assoluti, ma che rischia di mandare definitivamente in tilt i bilanci di chi è già in difficoltà” prosegue Isolani.
Per questo, se il Governo vuole davvero abbassare le tasse nella prossima Legge di stabilità, è bene che cominci proprio dalle imposte di luce e gas, pari, rispettivamente, al 38,55% e 39,26%.

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Imposte sulle società: condivisione obbligatoria dei rendiconti fiscali tra i Paesi membri

Posted by fidest press agency su sabato, 14 Mag 2016

evasione-fiscale-controlliParlamento europeo. La proposta della Commissione per lo scambio automatico delle informazioni fiscali sulle società tra le autorità fiscali nazionali è stata accolta dal Parlamento giovedì come “un passo positivo nella lotta contro la pianificazione fiscale aggressiva delle imprese”. I deputati chiedono che nel testo siano inserite ulteriori garanzie affinché la concorrenza nel mercato unico non sia falsata da accordi economici nazionali volti a favorire le multinazionali. La relazione redatta da Dariusz Rosati (PPE, PL) è stata approvata con 567 voti a favore, 30 contrari e 53 astenuti. Contiene le raccomandazioni del Parlamento agli Stati membri, che ora dovrebbero esprimersi in maniera unanime per approvare la proposta della Commissione. La proposta obbligherebbe le multinazionali con ricavi totali consolidati pari o superiori a 750 milioni di euro a presentare la rendicontazione Paese per Paese nello Stato membro in cui l’entità madre principale del gruppo è residente a fini fiscali. Tale Stato membro dovrebbe quindi condividere queste informazioni con gli altri Stati membri in cui la società opera. Le informazioni che le società devono fornire comprendono i ricavi, i profitti, le imposte pagate, il capitale, gli utili, i beni materiali e il numero dei dipendenti.”La prima proposta legislativa all’interno del pacchetto anti-evasione della Commissione rappresenta un passo importante nella lotta contro le pratiche fiscali sleali nell’UE. Dovrebbe inoltre migliorare la trasparenza e ridurre la concorrenza fiscale dannosa. Questi obiettivi non possono essere raggiunti individualmente dai singoli Stati membri, ma richiedono un’azione comune. Se ciò dovesse essere effettivamente approvato, la Commissione dovrebbe essere inclusa nello scambio delle informazioni Paese per Paese”, ha dichiarato Rosati.
I deputati sottolineano che la Commissione dovrebbe avere pieno accesso alle informazioni condivise tra le autorità fiscali nazionali, così da poter valutare se le pratiche fiscali siano conformi alle norme comunitarie in materia di aiuti di Stato. Ciò risulta particolarmente importante per le piccole e medie imprese che operano in un solo Paese, così come indicato anche nel testo: “Queste compagnie solitamente versano un’aliquota d’imposta effettiva molto più prossima alle aliquote previste per legge rispetto alle multinazionali. (…) Le imprese operanti su scala nazionali non dovrebbero subire svantaggi a causa delle loro dimensioni o dell’assenza di scambi commerciali transfrontalieri”.La direttiva fisserà scadenze di 12 mesi per la rendicontazione dopo la chiusura fiscale dell’esercizio e ulteriori tre mesi per lo scambio automatico delle informazioni. Al fine di garantire che l’obbligo di rendicontazione sia applicato, il Parlamento chiede che gli Stati membri introducano sanzioni da imporre alle multinazionali che non rispettano gli obblighi. Gli Stati membri hanno concordato la loro posizione in merito alla proposta l’8 marzo scorso, in attesa del parere del Parlamento e dello scioglimento delle riserve dei parlamenti nazionali. Il Consiglio dovrà approvare in modo formale la decisione in una delle sue prossime riunioni.

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Serve revisione profonda sistema imposte locali

Posted by fidest press agency su martedì, 4 agosto 2015

tasse“Il sistema delle imposte locali, con gli interventi disarmonici succedutisi negli ultimi anni che hanno generato caos e frammentazione, ha raggiunto livelli di tassazione inaccettabili. Come ha rilevato la Corte dei Conti, siamo di fronte ad una pressione fiscale al limite, che soffoca cittadini e famiglie tra imposte, tributi speciali e altre entrate proprie, senza avere in cambio servizi efficienti’ lo dichiara, in una nota, Maurizio Bernardo, presidente della Commissione Finanze della Camera.”E’ chiaro, dunque, che l’intero sistema va rivisto ed e’ in questa direzione che devono muoversi Governo e Parlamento. La delega fiscale è un pilastro importante ma bisogna andare avanti e velocemente verso una profonda modifica dell’intero sistema fiscale. L’obiettivo e’ arrivare ad una Local Tax, che non sia il frutto di una mera operazione di facciata, ma di una profonda revisione del sistema, basata su principi di armonizzazione delle imposte, corrispondenza tra costi e servizi e responsabilita’ per gli amministratori inefficienti, garantendo sempre i livelli essenziali delle prestazioni per tutti i cittadini” spiega. “Una riduzione tangibile della pressione fiscale su cittadini e imprese e’ possibile ed e’ uno degli obiettivi di questa seconda parte di legislatura. Cuore delle riforme economiche e’ un nuovo patto tra cittadini e fisco, dove le parole d’ordine siano adeguatezza, sostenibilita’ ed efficienza” conclude.

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Dibattito sul Piano d’azione della Commissione sulla tassazione societaria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 giugno 2015

commissione europeaI deputati discuteranno mercoledì sera il Piano d’azione della Commissione sulle imposte sulle società con il commissario Pierre Moscovici, che ha redatto e presentato il testo lo scorso 17 giugno. Il Piano, che dovrebbe introdurre una base comune d’imposta sulle società (CCCTB), fa seguito alla proposta della Commissione del marzo scorso per lo scambio automatico di decisioni fiscali tra le autorità fiscali e la Commissione.La tassazione delle imprese rappresenta una delle priorità del Parlamento. Sulla scia delle rivelazioni “Luxleaks”, è stata istituita una commissione speciale per le decisioni fiscali, con il compito di elaborare le migliori prassi per garantire una concorrenza fiscale più equa e trasparente nell’UE. Le sue raccomandazioni saranno poste in votazione nel corso della sessione plenaria del Parlamento di novembre.

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Rateizzazione bollette, multe, avvisi, cartelle, imposte: guida pratica dell’Aduc

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 novembre 2013

In periodo di notevole mancanza di soldi da parte di molte persone, quando giunge una bolletta o una cartella -sperando che non si tratti di quelle cosiddette “pazze” che spesso arrivano, e che devono essere contestate- anche il pagamento di utenze e/o multe per violazioni di norme, e’ un problema. Prima di farsi prendere dalla collera e buttarle in un angolo, dove e’ molto facile che entrino nel “dimenticatoio”, e’ bene informarsi su come ottemperare ai propri impegni “senza levarsi il cibo di bocca” e magari dover poi affrontare una serie di peripezie per comunque pagarle, magari con importi raddoppiati. Per questo abbiamo preparato una scheda pratica che riassume metodi e tempi normativi per le rateizzazioni di bollette, multe, avvisi, cartelle, imposte.
A cura di Rita Sabelli, che e’ responsabile per l’Aduc in materia di aggiornamento normativo, la scheda prende spunto dalla recente entrata in vigore del DM ministero dell’Economia sulla rateizzazione straordinaria fino a 120 rate delle cartelle esattoriali: occasione per fare chiarezza sulle rateizzazioni ottenibili dall’utente/consumatore anche nella sua posizione di contribuente.La scheda e’ cosi’ articolata:
– Bollette: tlc, elettricita’ e gas, acqua. Dipende dai contratti.
– Verbali multe stradali: rateizzabili in massimo 60 rate, a determinate condizioni.
-Canone/imposta Rai: i pensionati con reddito non superiore a 18.000 euro possono scegliere di pagare il canone con una trattenuta dalla pensione, in massimo 11 rate.
– Avvisi di liquidazione: i cosiddetti “avvisi bonari” che possono scaturire dalle prime fasi dei controlli fiscali, automatici o formali, che riguardano le dichiarazioni obbligatorie (iva, dei redditi, etc.).
– Cartelle esattoriali e avviso di accertamento esecutivi: nei casi in cui il debitore possa dimostrare di essere in temporanea difficoltà finanziaria, con richiesta all’agente della riscossione che la concederà valutando liberamente il caso.
– Imposte da dichiarazione annuale: il saldo dovuto come da dichiarazione dei redditi e il primo acconto inerente le imposte dirette (IRPEF, IRES, IRAP), a condizione di aver esercitato l’opzione nella dichiarazione stessa. Fanno eccezione gli acconti di Novembre, che devono essere versati in un’unica soluzione. Anche per l’IVA a debito che scaturisce dalla dichiarazione annuale all’ordinario termine unico di versamento (16/3 dell’anno successivo a quello oggetto di dichiarazione).

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Crisi. Unimpresa, in cinque anni quasi 60 miliardi di tasse in più

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 settembre 2013

Quasi 60 miliardi di euro di tasse in più in cinque anni. Le entrate tributarie nel nostro Paese correranno molto più del pil e aumenteranno, complessivamente, tra il 2013 e il 2017, di 58,6 miliardi. Il gettito raggiungerà quota 472,3 miliardi alla fine di quest’anno e crescerà costantemente negli anni successivi fino a raggiungere i 530,8 miliardi del 2017. Questi i dati principali di un’analisi del Centro studi Unimpresa. Il rapporto dell’associazione, che ha preso in esame la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza approvata il 20 settembre dal consiglio dei ministri, rivela che il peso del fisco è destinato a salire molto più velocemente rispetto all’andamento del prodotto interno lordo.
Rispetto al 2012, alla fine di quest’anno lo Stato incasserà 149 milioni in più da imprese e famiglie che assicureranno un gettito di 472,3 miliardi di euro. In termini percentuali si tratta di un incremento lieve, lo 0,03% in più, ma che va nella direzione opposta rispetto all’andamento dell’economia, prevista in calo dell’1,7% secondo il Def approvato dal Governo. Una doppia velocità che si registra costantemente anche nelle previsioni degli anni successivi. Il gettito tributario nel 2014 arriverà a 487,4 miliardi in aumento di 15,2 miliardi rispetto a quest’anno: tasse in crescita del 3,3%, mentre il pil dovrebbe salire solo dell’1%. Nel 2015 lo Stato incasserà 501,8 miliardi di euro con un incremento di 14,4 miliardi sull’anno precedente: in termini percentuali la crescita delle imposte è pari al 2,96% che va raffrontata con l’1,7% della crescita economica. Nel 2016 la situazione &egra ve; sostanzialmente identica: grazie a un incremento di 13,7 miliardi sul 2015, il gettito tributario arriverà a 515,6 miliardi in aumento del 2,75% e col pil in crescita dell’1,8%. Chiude il conto il 2017, quando le tasse versate da aziende e cittadini nelle casse dello Stato saranno pari a 530,8 miliardi in aumento di 15,1 miliardi sull’anno precedente: vale a dire +2,94% e pil più lento all’1,9%. Nel quinquennio 2013-2017 le tasse pagate dai contribuenti in Italia arriverebbe a toccare 2.508,1 miliardi di euro.”I dati dimostrano che il dibattito sulle tasse è solo propaganda. Nelle scorse settimane, abbiamo ascoltato esponenti della maggioranza e del Governo avanzare ipotesi di abbattimento del cuneo fiscale, ma il peso delle tasse è destinato a salire e le misure varate in questi ultimi mesi non hanno fatto altro che incrementare il carico sulle famiglie e imprese. Ci sentiamo presi in giro, come imprenditori e come cittadini” afferma il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.

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Equitalia e trasparenza

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 giugno 2013

La trasparenza è essenziale in tutti gli atti amministrativi, tanto più in quelli impositivi ed esattoriali. Lo ribadisce la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 15188 del 18 giugno 2013, secondo cui dev’essere annullata la cartella esattoriale se non risulta essere chiara al suo interno la causale delle somme avanzate dall’Erario. Ma v’è di più, per la Suprema Corte è del tutto irrilevante la conoscenza da parte del contribuente del suo debito con il Fisco.
Nel caso di specie, la sesta sezione tributaria della Corte di legittimità nel rigettare un ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate, ha ricordato che in ipotesi di liquidazione di imposta, ai sensi degli artt.36 bis del dpr n.600/1973 o 54 bís del dpr n.633/1972, la cartella di pagamento costituisce l’atto con il quale il contribuente viene a conoscenza per la prima volta della pretesa fiscale e come tale deve essere adeguatamente motivata.Peraltro evidenzia Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti” che i giudici del Palazzaccio, hanno ribadito che la cartella esattoriale deve contenere indicazioni sufficienti a consentire alla contribuente l’agevole identificazione della causale delle somme pretese dall’amministrazione finanziaria. Non sussiste alcuna equipollenza tra la corretta indicazione di tali elementi nell’atto impugnato e la conoscenza che, di fatto, di essi abbia avuto il contribuente, «giacché nessuna equipollenza assume rilievo, essendo piuttosto necessario il corretto adempimento dell’obbligo di motivazione del ruolo e della cartella».

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Piccole imprese: contrattazione territoriale

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 dicembre 2011

Numero di imprese per settore

Image via Wikipedia

Proporre una riflessione sulla contrattazione territoriale nell’attuale momento è una prova di grande ottimismo. Perché si prevede un’ulteriore articolazione del sistema contrattuale quando i già esistenti meccanismi della rappresentanza e della contrattazione collettiva sono in grave sofferenza, a causa della crisi. Perché si propone una nuova modalità di cooperazione tra i soggetti sociali quando da più parti si arriva ad archiviare anche l’idea che i diversi portatori di interesse possano convergere su decisioni di una qualche utilità generale. La cronaca quotidiana non manca di fornire giustificazioni a tale scetticismo ma se allarghiamo lo sguardo sul difficile percorso richiesto al Paese per rioccupare il suo posto in Europa, non meno ottimistica appare l’idea che politica e mercato, che non godono certo di buona salute, abbiano le risorse necessarie per gestire, in condizioni di autosufficienza, la fuoriuscita dalla crisi.  Assumendo come sfondo la necessaria cooperazione tra i diversi poteri, nessuno dei quali innocente rispetto alla situazione disastrata in cui ci troviamo, la dimensione territoriale della contrattazione viene proposta con tre interrogativi: La contrattazione territoriale si può inserire nei processi in atto di aggregazione tra piccole imprese per uscire dalla loro minorità competitiva, potenziando ed arricchendo di nuovi contenuti il policentrismo economico ed istituzionale che costituisce una grande risorsa per il Paese? Quali sono i contenuti di questa nuova forma di contrattazione collettiva in grado di attivare nuove ragioni di scambio tra imprese e sindacati nell’obiettivo condiviso di allineare verso l’alto le “performances” economiche e sociali dei diversi aggregati di piccole imprese localizzate sul territorio? Quale la strumentazione operativa, i sistemi informativi, gli indicatori, sulla cui base posizionare, in termini di capacità competitiva, gli aggregati territoriali di piccole imprese, appartenenti ad una comune filiera produttiva e i criteri sulla cui base regolare la dinamica dei salari? Gli interrogativi sono più ampi delle risposte disponibili. Ma è proprio questa la condizione che giustifica la riflessione proposta.

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Tassati e mazziati

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 novembre 2011

Roberto Bortolussi – Speling & Kupfer – 2011 – pp. 192 – € 16,50 scontato 14,85 Se si fermasse a contare quante tasse ha pagato nel corso della giornata, il signor Rossi, probabilmente non riuscirebbe a prendere sonno. Ci sono quelle più note: l’IVA, la tassa rifiuti, le accise sulla benzina e sugli alcolici, il bollo auto, il canone RAI, più le varie addizionali IRPEF comunali e regionali… Tasse, tasse, e ancora tasse. Odiose, e soprattutto troppe. Quanti soldi transitano dalle nostre tasche verso le casse dello Stato? Dove vanno a finire? Oltre ai balzelli più conosciuti ci sono imposte più o meno nascoste: più di un centinaio, che fanno del nostro sistema fiscale uno dei più complessi, opprimenti e meno trasparenti al mondo. In questo volume Giuseppe Bortolussi, segretario dell’Associazione Artigiani e Piccole Imprese di Mestre, di cui dirige l’Ufficio studi, smonta tutti i falsi miti della spesa pubblica in Italia e spiega le ricadute del nostro sistema tributario su cittadini e imprese; affronta senza mezze misure i temi dell’evasione e della pressione fiscale.

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(fidest) E.U.: Politiche di bilancio

Posted by fidest press agency su domenica, 14 agosto 2011

Editoriale. Si è avuta l’impressione dalle dichiarazioni prima di Berlusconi e poi di Tremonti che entrambi nel presentare la manovra di correzione dei conti pubblici abbiano insistito su un provvedimento “imposto” e che il governo ha “dovuto” subire ab torto collo. Argomento ripreso da altri leader della coalizione, mentre le opposizione sembrano voler sorvolare l’argomento. In realtà ciò che è stato fatto è una conseguenza del lassismo governativo e parlamentare che ha sottovalutato la situazione e si è baloccato su temi di natura diversa come il “processo corto” prima e quello “lungo” poi e l’astuzia di voler far ricadere il grosso della manovra sulle spalle della prossima legislatura. Anche l’alibi di un debito pubblico fuori norma derivante dalle spese folli degli anni ottanta non regge se si pensa che nei venti anni successivi ci sarebbe stato il tempo sufficiente per una inversione di tendenza e nel porre mano a quelle riforme strutturali da tutti attese, ampiamente promesse e chiaramente disattese.
Ma tant’è oggi dovremmo avere il buon senso di incominciare a rimboccarci le maniche e mettere nero su bianco ciò che da tempo la stessa Corte dei Conti, oramai da anni inascoltata, richiede al governo e al parlamento per sanare gli oltre 70 miliardi di euro di sprechi e i 250 miliardi di evasioni fiscali. Non solo, Se la manovra odierna fosse stata fatta un mese fa non avremmo perso altri 30 miliardi che ci sono costati per i maggiori interessi passivi sul debito primario.
D’altra parte non è un mistero, nonostante l’allusione di una lettera “riservata” inviata dalla Bce e controfirmata dai governi francesi e dai tedeschi nella quale si “ordinava” ill cambiamento di rotta del governo italiano per salvare il salvabile, che la richiesta verteva su un tema oltremodo noto e che possiamo così riassumere: “Gli interventi di correzione devono essere adeguati per assicurare il conseguimento degli obiettivi di riequilibrio in termini strutturali, in linea, per altro, con il Consiglio Ecofin”. E si soggiungeva: “Ogni evoluzione sul piano economico e delle finanze pubbliche che risulti più favorevole delle attese va sfruttata per accelerare la riduzione del disavanzo”. E tutto questo è stato raccomandato, o meglio ripetuto, circa sei mesi fa precisando che le misure di risanamento devono partire dal 2012 per “persuadere gli operatori dei mercati finanziari e il pubblico in generale della natura durevole delle politiche correttive e della sostenibilità del percorso tracciato per il debito pubblico.” Proprio sapendo queste cose, che non sono un segreto, che il governo a nostro avviso ha mancato al suo impegno e ha fatto precipitare la situazione, innescata di certo altrove, ma ha trovato nell’Italia il suo tallone di Achille. In pratica queste cose ce le siamo andate a cercare e chi è causa del suo mal… solo che a piangere non sono i responsabili ma le… vittime, purtroppo. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Fisco. Ridurre le aliquote?

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 giugno 2011

Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha pubblicamente dichiarato che intende varare una riforma fiscale che porti l’Irpef a 3 aliquote. Vogliamo ricordare al ministro che questo pensiero lo aveva espresso nel 1994 e che il governo Berlusconi (2001-2006), del quale faceva parte, varo’ una legge delega (n.80/2003) che stabiliva in 2 le aliquote Irpef (23% fino a 100mila euro e 33% oltre) e in 5 le imposte. Non se ne è fatto nulla. Ora si ripropone una nuova legge delega, che avra’ bisogno dei successivi decreti legislativi, poi dei decreti ministeriali e infine delle circolari esplicative. Se va bene se ne riparlera’ nel 2014, forse con un altro governo o con lo stesso che riproporra’ una nuova riforma fiscale. L’effetto annuncio ha sempre la sua efficacia ma farlo al termine della legislatura, invece che all’inizio, ha il sapore della presa in giro. Qualche suggerimento? Eliminare qualche ministero inutile, per esempio quello di Bossi e Calderol
istituire le aree metropolitane (legge n.142/1990!) e abolire le relative 15 province. Questo sarebbe piu’ che un “segnale”. Caro ministro, e’ di fatti che abbiamo bisogno, non di chiacchiere. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Cedolare secca sugli affitti

Posted by fidest press agency su martedì, 7 giugno 2011

Chi può optare per la cedolare secca, quando bisogna scegliere, cosa succede se non si registra il contratto: l’Agenzia delle Entrate, con una circolare emanata il primo giugno, scioglie i dubbi sulla nuova modalità di tassazione delle locazioni di immobili a uso abitativo, recentemente introdotta con il decreto sul federalismo municipale. Si tratta di un sistema di tassazione alternativo a quello ordinario che sostituisce le imposte di registro e di bollo. In linea generale, l’opzione per la cedolare secca consente al locatore di applicare un regime di tassazione agevolato e semplificato. Per il periodo di durata dell’opzione, inoltre, è sospesa per il locatore la facoltà di chiedere l’aggiornamento del canone, anche se detta facoltà è prevista nel contratto di locazione. A tal fine, il locatore è tenuto a comunicare preventivamente con lettera raccomandata al conduttore l’intenzione di esercitare l’opzione e la rinuncia all’aggiornamento del canone. L’imposta dovuta nella forma della cedolare secca è determinata con l’applicazione di una aliquota ordinaria del 21 per cento. L’aliquota è ridotta al 19 per cento per i contratti a canone concordato. La “cedolare secca” è riservata alle persone fisiche titolari del diritto di proprietà o di altro diritto reale di godimento di unità immobiliari abitative locate, che non agiscono nell’esercizio di un’attività di impresa, o di arti e professioni.

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L’Italia vista da Gustavo Gesualdo alias Il Cittadino X

Posted by fidest press agency su sabato, 4 giugno 2011

E’ chi in una sintesi impietosa, ma realistica ci traccia il dramma in cui è immerso il popolo italiano frutto di una ingovernabilità del sistema di cui sono i primi responsabili i politici e con essi quanti vi lucrano indisturbati. L’argomento clou può essere raccolto in questo passaggio:
“Il popolo viene così spolpato vivo dal prelievo fiscale, scarnito dalle mafie, usurato dal mondo del prestito illegale, dissanguato dalla corruzione che devasta la pubblica amministrazione, massacrato dai cicli finanziari di un sistema bancario che non svolge alcuna funzione sociale, usurpato della casa da un sistema economico immobiliare che nega la funzione sociale della casa e nega l’83% della contribuzione fiscale sui redditi prodotti dal bene casa”.
Nel frattempo il Presidente del consiglio non trova di meglio, il giorno dopo dello “schiaffo elettorale” che ritornare sul tema della riduzione del carico fiscale. Parole trite, vecchie e disattese da quando dieci anni fa le ribadì solennemente nel contratto con gli italiani in una “storica” trasmissione televisiva a “porta a porta”. E disse anche che se non le avesse rispettate si sarebbe dimesso. Oggi lo vediamo in sella più pimpante di prima e pare ci provi gusto a prenderci in giro con questa favoletta delle tasse che diminuiscono. E pare che gli italiani, nonostante tutto, continuano a crederci a dispetto dei dieci anni trascorsi nell’attesa, se continuano a votarlo, a incoraggiarlo, a dargli fiducia, a parte lo “schiaffetto” di questi giorni.
Ma la verità, è bene dircela tutta e con franchezza. Ce lo rammenta un altro lettore. Scrive, infatti, Cannavò: “Il governo si trova in una situazione impellente di recuperare denaro, ma non ha il coraggio di mettere limiti agli sprechi, che erodono considerevolmente la ricchezza nazionale. Mi riferisco ad eccessi di stipendi parlamentari, alle auto blu, a pensioni e liquidazioni iperboliche non meritate, ad opere pubbliche mai finite, ad istituzioni troppo costose e spesso inutili ecc… – Il motivo intuibile è che i privilegi di molti sono apportatori di voti, che non si vuole rischiare di perdere. Basterebbe eliminare i numerosi sprechi, che gravitano eccessivamente sui contribuenti, per poter snellire il sistema contributivo, vera palla al piede degli imprenditori e dei cittadini, per sbloccare la grave situazione economica e rilanciare il paese.” (Riccardo Alfonso ww.fidest.it)(gli articoli citati sono visibili cliccando quiqui

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Prime stangate del federalismo fiscale

Posted by fidest press agency su domenica, 24 aprile 2011

Il decreto sul federalismo fiscale regionale e provinciale approvato il 31 marzo, infatti, ha sbloccato le addizionali e previsto le addizionali comunali Irpef, anticipando la possibilità di  esosi rincari per l’imposta provinciale di trascrizione, ovvero il tributo che si paga sui passaggi di proprietà delle autovetture nuove e usate, con punte che secondo gli analisti toccheranno ben il 600% rispetto a prima dell’approvazione del suddetto decreto.   In particolare la misura di cui Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”dà notizia, è contenuta nell’art. 13 – Tributi connessi al trasporto su gomma -, comma 5-bis del decreto sul federalismo. La nuova normativa prevede la cancellazione del vantaggio fiscale previsto per chi acquista un veicolo nuovo o usato da un concessionario. Come è noto, infatti, fino a prima dell’entrata in vigore del federalismo fiscale, l’acquisto da un soggetto Iva – ovvero un concessionario – era soggetto all’imposta provinciale di trascrizione in cifra fissa e che variava da provincia a provincia nell’importo compreso tra151 a 196 euro, indipendentemente dalla potenza del veicolo. Per l’acquisto da privato a privato, il trattamento fiscale era proporzionale alla potenza in kilowatt , variando da 196 euro per 54 kw fino ad un massimo di 1.026 euro per i veicoli più potenti.   Con l’introduzione della nuova disciplina tale differenza viene di fatto abrogata con la conseguenza che l’imposta di trascrizione sarà proporzionale alla potenza fiscale dell’autovettura ed a pagarne le conseguenze saranno quindi i cittadini che acquistano dal concessionario costretti a pagare come se acquistassero da un privato. A guadagnarci saranno le Province che secondo le stime incasseranno dall’applicazione del nuovo regime dell’IPT ben 300-400 milioni di euro ed i cittadini non possono che ringraziare per questa nuova stangatala Lega e l’attuale governo.

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Rimborsi fiscali

Posted by fidest press agency su domenica, 27 marzo 2011

Lo Stato si conferma un pessimo e tardo pagatore. Le Amministrazioni finanziarie in Italia impiegano mediamente 14,1 anni per rimborsare le imposte, contro una media europea di 12 mesi.  E’ questa la sintesi della nuova inchiesta condotta da KRLS Network of Business Ethics per conto dell’Associazione Contribuenti Italiani, che sarà prossimamente pubblicata su “Contribuenti.it Magazine”. Secondo la classifica stilata da KRLS Network of Business Ethics, l’Italia si aggiudica il ‘primato mondiale’ per la lentezza nei rimborsi fiscali con 14,1 anni, seguita dalla Turchia (4,2 anni), dalla Grecia (3,8 anni), dalla Spagna (2,3 anni), dalla Francia (1,6 anni), dall’Inghilterra i (1,2), dalla Germania (0,8 anno), dall’Austria (0,4 anni), dagli Usa (0,2 anni) e dal Giappone (0,1).Tra i contribuenti maggiormente penalizzati in Italia dai mancati rimborsi fiscali f igurano quelli residenti nelle regioni del Sud: Campania al primo posto, seguita dalla Puglia e Calabria. A seguire Lazio, Liguria, Basilicata, Molise, Emilia Romagna, Umbria, Marche, Valle d’Aosta, Toscana, Piemonte, Marche, Abruzzo, Sicilia, Trentino Alto Adige, Veneto e Lombardia. Non fa sconti a nessuno, neanche ai terremotati dell’Abruzzo. Fa impressione il tempo il attesa dei terremotati italiani, 12,8 anni, contro il mese di attesa dei terremotati giapponesi. Tutto questo accade perché le Amministrazioni finanziarie, dopo 11 anni, non ha ancora dato attuazione all’art. 8 dello Statuto del contribuente, in dispregio della Carta Costituzionale.”Per esigenze di cassa non si può sempre far leva sui rimborsi fiscali – afferma Vittorio Carlomagno, presidente dell’Associazione Contribuenti Italiani – I fondi recuperati dalla lotta all’evasione fiscale debbono essere utilizzati per ripianare i debiti che lo Stato ha nei confronti dei contribuenti”. In attesa di seri provvedimenti, l’Associazione Contribuenti Italiani annuncia nel mese di maggio “Tea Parties” in tutta Italia, come in America, per promuovere una legge che impone alle Amministrazioni finanziarie di pagare entro 60 giorni, oltre i quali si applicano sanzioni ed interessi, gli stessi che applicano le esattorie ai contribuenti morosi. Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani

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Cresce l’evasione nel nord del 11,7%

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 marzo 2011

Nel 2010 l’imponibile evaso in Italia è cresciuto del 10,1% con punte record nel nord dove ha raggiunto l’ 11,7%. In termini di imposte sottratte all’erario siamo nell’ordine dei 176 miliardi di euro l’anno. La stima è stata effettuata da Krls Network of Business Ethics per conto dell’Associazione Contribuenti Italiani e sarà pubblicata nel prossimo numero del magazine “Contribuenti.it”.Cinque sono le aree di evasione fiscale analizzate: l’economia sommersa, l’economia criminale, l’evasione delle società di capitali, l’evasione delle big company e quella dei lavoratori autonomi e piccole imprese. La prima riguarda l’economia sommersa che sottrae al fisco italiano un imponibile di circa 135 MLD di euro l’anno. L’esercito di lavoratori in nero è composto da circa 2,4 milioni. Di questi 850.000 sono lavoratori dipendenti che fanno il secondo o il terzo la voro. Si stima un’evasione d’imposta pari a 30 MLD di euro. La seconda è l’economia criminale realizzata dalle grandi organizzazioni mafiose che, nel nord Italia è cresciuta nel 2010 del 18,7%. Si stima che il giro di affari non “contabilizzati” si attesta sui 192 miliardi di euro l’anno con un’imposta evasa di 77 MLD di euro. La terza area è quella composta dalle società di capitali, escluso le grandi imprese. Dall’incrocio dei dati è emerso che l’ 78% circa delle società di capitali italiane dichiara redditi negativi o meno di 10 mila euro. In pratica su un totale di circa 800.000 società di capitali operative l’ 81% non versa le imposte dovute. Si stima un’evasione fiscale attorno ai 21 miliardi di euro l’anno. La quarta area è quella composta delle big company. Una su tre ha chiuso il bilancio in perdita e non pagando le tasse. Inoltre il 94 % delle big company abusano del “transfer pricing” per spostare costi e ricavi tra le società del gruppo trasferendo fitt iziamente la tassazione nei paesi dove di fatto non vi sono controlli fiscali sottraendo al fisco italiano 36 MLD di euro. Nel 2010, le 100 maggiori compagnie del paese hanno ridotto del 11 per cento le imposte dovute all’erario.Infine c’è l’evasione dei lavoratori autonomi e delle piccole imprese dovuta alla mancata emissione di scontrini, di ricevute e di fatture fiscali che sottrae all’erario circa 12 miliardi di euro l’anno.In testa nel 2010, tra le regioni, dove sono aumentati numericamente gli evasori fiscali, risulta la Lombardia, con +12,1%. Secondo e terzo posto spettano rispettivamente al Veneto con + 11,9% e la Valle d’Aosta con +11,6%. A seguire la Liguria con +11,5%, il Piemonte con 11,4%, il Trentino con 10,4%, il Lazio con +10,3%, , l’Emilia Romagna con +10,1%, la Toscana con +9,4%, le Marche con +9,2%, la Puglia con +8,3%, alla Campania +8,0 %, la Sicilia con +7,5% e l’Umbria con +7,4%. La Lombardia, anche in valore assoluto, ha fatto registrare il maggior aumento dell’evasione fiscale. In percentuale, il dato lombardo aumenta, nel 2010, di circa il 13,3%. In Italia i principali evasori sono gli industriali (32,8%) seguiti da bancari e assicurativi (28,3%), commercianti (11,7%), artigiani (10,9%), professionisti (8,9%) e lavoratori dipendenti (7,4%).A livello territoriale l’evasione è diffusa soprattutto nel Nord Ovest (29,4% del totale nazionale), seguito dal Nord Est (25,5%%). dal Centro (23,2 %) e Sud (21,9%). “Per combattere l’evasione fiscale – ha affermato Vittorio Carlomagno presidente dell’Associazione Contribuenti Italiani al termine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario tributario avvenuto in Campania – bisogna riformare il fisco italiano introducendo la tax compliance, seguendo ciò che avviene nei principali paesi europei che hanno ridotto le aliquote fiscali, migliorato la qualità dei servizi pubblici e sopratutto eliminato gli sprechi di denaro pubblico L’evasione fiscale a causa dell’inefficacia della P.A. è diventato lo sport più praticato dagli italiani. al punto che anche i morti evadono il fisco tumulandosi da soli. Fino a quando non migliorerà l’efficienza dell’amministrazione finanziaria, il governo avrà bisogno di emanare nuovi condoni per far cassa ad ogni costo. E si premieranno sempre i grandi evasori fiscali, che preferiscono pagare le tasse a forfait e con il massimo sconto”.”La lotta all’evasione fiscale non si fa con i comunicati stampa ne terrorizzando i cittadini tramite gli esattori – conclude Carlomagno – Bisogna dare immediata attuazione al federalismo fiscale fornendo al contempo alla guardia di finanza nuovi e più efficaci strumenti d’indagine”

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Le imposte più odiate… il solito canone Rai

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 gennaio 2011

Se qualcuno avesse avuto ancora qualche dubbio su quelle che sono le imposte piu’ odiate dai contribuenti italiani, la conferma arriva dalla ricerca Censis-Commercialisti: il 47,3% del campione della ricerca demoscopica odia il cosiddetto canone Rai!! Odia!! Una parola pesante che abitualmente e’ contrapposta ad “Amore” ma, nel settore “gradimento delle imposte”, crediamo che quest’ultima espressione di sentimento difficilmente potra’ essere affiancata a qualche emolumento. Le imposte sono malviste da quasi tutti i contribuenti, soprattutto quando se ne percepisce il cattivo uso o non si e’ informati sul reale uso. Sentimento che porta tutti gli italiani -alzi la mano chi e’ esente- ad essere evasori fiscali. Nel caso del canone Rai c’e’ piu’ di un’aggravante. Una sorta di cupola mafiosa in cui tutti i partiti sono seduti a banchettare, con l’eccezione di Radicali e qualche ‘cane sciolto’ a destra e sinistra dei cosiddetti schieramenti parlamentari. Poi ci sono gli ipocriti -Leganord soprattutto- che sostengono di fare campagne abolizioniste, ma sono finte e parlano male del canone solo quando la Rai non sta facendo il loro gioco. Eclatante, a piu’ riprese, il premier Silvio Berlusconi che, spalleggiato dai propri media, ha alluso all’opportunita’ di non pagare questa imposta perche’ la Rai aveva parlato male di lui. Insomma, un “magna magna” in cui c’e’ posto per tutti e il contrario di questi tutti. Poi ci sono le istituzioni non parlamentari, come Corte Costituzionale e varie Autorita’ di controllo che, con dotte dissertazioni giuridiche, ogni volta che viene loro posto il problema, con una faccia di tolla che non c’e’ confronto nella storia planetaria, ci dicono: “va bene che si chiami canone o abbonamento anche se e’ un’imposta, tanto ormai tutti la conoscono con quel nome…”. E’ come se un giudice -e senza esagerare da parte nostra- condannasse un reo all’ergastolo e poi lo giustiziasse a morte dicendo “tanto ormai tutti sanno che la pena di morte in Itala non e’ prevista”.
Risultato? Il 47,3% che odia questa tassa? “E chi se ne frega” continua a dire il legislatore, tanto quelli che continuano a votare poi lo fanno comunque per quei partiti che mantengono questo sistema ipocrita.Finisce qui e tutto come prima? Purtroppo no! I risultati a lunga gettata sono: – maggiori evasori di questa imposta; – maggiori spese dello Stato per scovarli; – maggiore illegalita’ dello Stato per scovarli: un funzionario medio della Rai addetto alla bisogna e’ altrettanto mediamente un “birbone” che appone firme false su dichiarazioni di contribuenti che dicono di possedere un apparecchio tv, cosi’ come sono altrettanto “birboni” sono i suoi colleghi in ufficio che mandano ingiunzioni di pagamento a chi e’ “colpevole” di avere una nuova residenza… da cui loro presumono che il televisore non puoi non averlo…; – maggiore evasione fiscale anche non-Rai: il cattivo esempio non giova al rispetto della legge; – maggiori spese dello Stato contro l’evasione fiscale in generale; – maggiore disaffezione dei cittadini verso le istituzioni in generale. Continuiamo a farci male….. Qui il canale web dell’Aduc per l’abolizione del canone: http://tlc.aduc.it/rai/ (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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