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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘imprese italiane’

5 milioni in più alle Camere di Commercio Italiane all’Estero per sostenere le imprese italiane nel mondo

Posted by fidest press agency su domenica, 5 luglio 2020

Nissoli (FI): Approvato il mio emendamento al Decreto Rilancio che ha creato un asse tra maggioranza e opposizione: 5 milioni in più alle Camere di Commercio Italiane all’Estero per sostenere le imprese italiane nel mondo.“Sono molto orgogliosa di come l’emendamento al decreto rilancio, a mia prima firma, che dispone lo stanziamento di 5 milioni di euro in favore delle Camere di Commercio Italiane all’Estero (CCIE) affinché possano debitamente promuovere l’Internazionalizzazione delle nostre imprese italiane, sia riuscito ad unire maggioranza, opposizione e Governo nel riconoscere il valore delle CCIE e ncentivarne le attività per lo sviluppo del nostro export.Il mio emendamento firmato, oltre che da me e dal collega di partito Martino, anche da deputati di Italia Viva, Carè e Ungaro, del PD , La Marca e Schirò, e dei 5 Stelle con Sut, ha avuto il parere favorevole del Ministero dello Sviluppo Economico, del Ministero degli Esteri e dei relatori, dimostrando che maggioranza e opposizione lavorano insieme per il bene delle Comunità italiane all’estero. L’importanza di questo emendamento è stato riconosciuto anche dal Sottosegretario Merlo che ha espresso grande soddisfazione per l’obiettivo raggiunto. Come dico spesso: l’unione fa la forza ! Se sappiamo lavorare in sinergia possiamo ottenere risultati positivi per il bene dell’Italia nel mondo!”Lo ha dichiarato l’on. Fucsia Nissoli Fitzgerald, deputata di Forza Italia eletta nella Circoscrizione estera – Ripartizione Nord e Centro America.

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Brasile: Quali opportunità per le imprese italiane

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 febbraio 2020

San Paolo, Brasile, 208 milioni di persone la cui metà si colloca nella cosiddetta classe media con accesso a buoni livelli di benessere e consumo, un PIL stimato in € 1.865 miliardi, il 12% delle risorse mondiali di acqua fresca, bandi di gara per € 36 miliardi nel settore energia, fino al 2023 investimenti minimi all’anno da € 70 mld per dotare il Paese di infrastrutture e un notevole fabbisogno tecnologico (fonte: Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale): questo il quadro in sintesi delle opportunità in Brasile, alla luce anche del pacchetto di riforme amministrative e fiscali che verrà presentato a marzo 2020 e che avrà un forte impatto sulle aziende presenti sul territorio o che lì vogliono andare.
Sono 1.200 le imprese italiane presenti con più di 200.000 dipendenti. Il Bel Paese è il quinto “fornitore” e il nono “cliente” del Brasile. I prodotti più esportati sono quelli ad alto contenuto tecnologico, in particolare automotive, macchinari e attrezzature, meccanica di trasmissione, apparecchiature d’imballaggio e medicinali.Il Gruppo Guarnera, con la Guarnera Advogados e con GSA Advice, in 30 anni di attività ha accompagnato più di 300 iniziative imprenditoriali italiane in Brasile.Dal punto di vista della fiscalità internazionale, il Brasile ha siglato accordi per evitare la doppia imposizione con diversi paesi, tra cui l’Italia; gli accordi prevedono possibilità di accredito/compensazione dell’imposta pagata a uno Stato e le relative percentuali da considerare; l’accordo tra Brasile e Italia (datato 08.05.81) prevede, all’art. 23, comma 3, l’esenzione, da parte del governo italiano, dell’imposta sul reddito incidente sui dividendi provenienti da una società brasiliana e ricevuti da una società italiana, purché quest’ultima detenga almeno il 25% del capitale della società brasiliana.10 “regole d’oro” da seguire in BrasileUn’impresa italiana che punti ad avere successo sul mercato brasiliano, dovrebbe rispettare 10 regole d’oro, in particolare:
1. Comprendere al meglio il continente Brasile e la cultura brasiliana
2. Non sottovalutare la competitività brasiliana
3. Attenzione alle regole: conoscere le barriere d’entrata
4. Eseguire un’ottima analisi di mercato e valutare attentamente l’eventuale partner locale
5. Definire un Business Plan realistico con i piedi per terra e che contenga le peculiarità tributarie brasiliane
6. Capire l’importanza della logistica
7. Preparare, con l’aiuto di un consulente locale, il Tax Engineering per il progetto Brasile (27 normative statali per l’imposta sulle vendite)
8. Preparare un piano B e C per la parte finanziaria e di cash flow
9. Comprendere le norme specifiche in materia societaria, valutaria e fiscale per gli operatori stranieri in Brasile
10. Preparare un modello di Governance e Controllo di Gestione nella società locale

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Richieste di credito da parte delle imprese italiane

Posted by fidest press agency su sabato, 1 febbraio 2020

Dal barometro Crif risulta che a livello di intero anno la variazione delle richieste di credito risulta pari a -3,4% rispetto al 2018, rafforzando ulteriormente la dinanica negativa rispetto ai primi trimestri dell’anno. La dinamica in atto va contestualizzata rispetto allo stato di salute delle imprese italiane che, pur adottando un atteggiamento cauto, vede comunque una progressiva diminuzione del numero di fallimenti, dei ritardi nei pagamenti commerciali e un miglioramento del tasso di default, che risulta in contrazione a partire dal 2014. Entrando maggiormente nel dettaglio, le imprese individuali nell’anno appena concluso mostrano un calo del -7,2%, ben più alto rispetto al -0,9% fatto segnare dalle Società di capitali.Altro dato significativo che emerge dall’ultimo aggiornamento del Barometro CRIF è rappresentato dal calo dell’importo medio richiesto, che a livello di intero anno 2019 si attesta a 65.790 (-1,9% rispetto al valore registrato nel 2018) nell’aggregato di società di capitali + ditte individuali. Entrando maggiormente nel dettaglio, per le Società di capitali l’importo medio è risultato pari a 89.123 Euro (-2,9% rispetto al 2018) contro i 28.372 Euro richiesti delle imprese individuali (-5,5%).

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Barometro CRIF delle richieste di credito da parte delle imprese italiane

Posted by fidest press agency su domenica, 21 luglio 2019

Dalle elaborazioni effettuate, emerge un quadro non confortante. Nello specifico, dopo un 2018 che si era concluso in crescita grazie alla perfermance positiva all’ultimo trimestre (che aveva fatto segnare un +4,1%), i dati relativi ai primi 6 mesi dell’anno in corso evidenziano una inversione di tendenza che si concretizza in un calo del -3,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, a cui si accompagna anche una flessione dell’importo medio richiesto (-1,2%). Entrando maggiormente nel dettaglio, sono state le Imprese individuali ad aver fatto registrare la flessione più marcata, con un -7,1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, mentre le società di capitali hanno fatto segnare un calo più contenuto, pari a -1,7%.Un’ulteriore evidenza significativa che emerge dall’ultimo aggiornamento del Barometro CRIF è rappresentata dal calo dell’importo medio delle richieste, che nei primi sei mesi dell’anno nell’aggregato di imprese individuali e società si attesto a 64.833 Euro (a livello di intero anno 2018 era risultato pari a 68.301 Euro, seppur in flessione rispetto al 2017). Si tratta dell’importo medio più basso degli ultimi 6 anni. Nello specifico, le richieste presentate dalle Imprese individuali hanno visto un importo medio pari a 29.697 Euro, in calo del -4,4% rispetto al I semestre del 2018, contro gli 87.633 Euro delle Società di capitali (-1,9% rispetto al I semestre 2018).

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London Book Fair

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 aprile 2018

Londra dal 10 al 12 aprile a Londra nella sede storica di Olympia. Il nostro Paese parteciperà con uno stand collettivo (stand 5C110) di circa 110 mq, realizzato dall’Associazione Italiana Editori (AIE) e dall’ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Sono 21 le aziende che esporranno nella collettiva, un numero in crescita rispetto alle edizioni passate: Atlantyca, Bologna Children’s Book Fair, Cartiere del Garda, Corraini Edizioni, DeA Planeta Libri, Editoriale Jaca Book, Egea, G. Canale & C., Gruppo Albatros Il Filo, Guerra Edizioni Edel, Hoepli, Kimerik, #logosedizioni, La Rana Volante, Leone Editore, LSWR Group, Nomos Edizioni, Officine Grafiche Muzzio, Piccin Nuova Libraria, Printer Trento, Stige.L’edizione 2017 della London Book Fair ha registrato 60 Paesi espositori, circa 1500 stand e 220 seminari ed eventi a cui hanno partecipato oltre 25mila partecipanti tra visitatori professionali, espositori e partecipanti ai convegni.I Paesi Baltici sono i paesi Market Forum della London Book Fair 2018 a cui è dedicato un ciclo di approfondimenti culturali.

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Richieste di credito da parte delle imprese italiane, relativo al primo trimestre 2018

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 aprile 2018

Lo studio ha mostrato che i dati del I trimestre 2018 mostrano una situazione di stallo, con una performance assolutamente speculare allo stesso periodo del 2017 (+0,04%). Si tratta comunque di una notizia positiva perché in questo primo scorcio d’anno si arresta il trend negativo registrato nel 2017 per il comparto delle imprese individuali (che fanno segnare un +0,5%) e si avvicina al punto di svolta per le società di capitali (-0,4%).Entrando maggiormente nel dettaglio, l’analisi condotta da CRIF consente di distinguere l’andamento del numero di richieste da parte di Imprese individuali e Società di capitale. Nel confronto con lo stesso periodo del 2017, il I trimestre dell’anno in corso ha registrato una stabilizzazione per le Società di capitali (-0,4%) più lieve rispetto a quella delle Imprese individuali, che tornano in territorio positivo (+0,5%).Un’altra evidenza significativa che emerge dall’ultimo aggiornamento del Barometro CRIF è rappresentata dal calo dell’importo medio richiesto: il I trimestre dell’anno, infatti, nell’aggregato di imprese individuali e società di capitali fa registrare un valore pari a 66.250 Euro. Nel dettaglio, le Imprese individuali hanno mediamente richiesto 32.769 Euro, con una contrazione del -2,7% rispetto all’anno precedente, mentre le Società di capitali hanno fatto registrare un forte calo (-13,8%), con l’importo medio richiesto che si è attestato a 89.197 Euro. Questa dinamica potrebbe essere spiegata anche con il miglioramento della redditività delle imprese di dimensione maggiore, dalla quale deriva una maggiore capacità di autofinanziamento.

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Made in Italy, come promuovere un’azienda all’estero

Posted by fidest press agency su sabato, 11 febbraio 2017

beaconL’internazionalizzazione è una sfida importante per le piccole-medie imprese italiane che vogliono avere successo all’estero. In un Paese in cui la “fuga dei cervelli” è considerata un male endemico della società, ci sono professionisti che guardano oltre i confini dello Stivale con grande ottimismo. Se l’acquisizione da parte di colossi internazionali di eccellenze nostrane come Valentino, Garofalo, Poltrona Frau e Peroni, ha lasciato l’amaro in bocca ai cultori del fashion/food/design/beverage made in Italy, esistono esempi di aziende che pur mantenendo la proprietà italiana riescono a sfondare anche oltre le Alpi, grazie alla consulenza di esperti di internazionalizzazione.Le piccole-medie imprese italiane che vogliono affacciarsi ai mercati esteri possono trovare un alleato vincente in società di consulenza come la milanese Beacon. Obiettivo dei due giovani soci fondatori, Riccardo Rabuffi e Lorenzo Massucchielli, è proprio quello di fornire assistenza ai clienti che sognano di sviluppare il proprio business in nuovi Paesi. Per farlo Beacon partecipa alle più importanti fiere internazionali dedicate ai settori in cui l’Italia eccelle – moda, cibo, turismo, design – e organizza incontri B2B volti a promuovere un certo marchio/prodotto made in Italy varsaviatramite tasting, presentazioni e schede di valutazione. Il cliente che si affida a Beacon può contare su un team qualificato che parla fluentemente inglese e su hostess madrelingua.
Dal 2012 ad oggi il team Beacon, appoggiandosi all’ufficio di Londra e a contatti locali in Indonesia, Singapore, Ghana e Repubblica Democratica del Congo, ha messo in bacheca una storia di successo dietro l’altra, partecipando attivamente a kermesse di importanza mondiale come ad esempio la Jakarta Fashion Week (settimana della moda indonesiana), FHT Bali (fiera dedicata al settore HORECA) e BellaVita Expo Londra (fiera dedicata alle eccellenze enogastronomiche italiane). Alla lista bisogna aggiungere anche la fiera Bellavita Warsaw dedicata al food & beverage che si svolgerà dall’11 al 13 aprile 2017 nella capitale polacca, presso il Trade Show WorldFood Warsaw. La manifestazione attira ogni anno più di 4000 buyers del settore e l’Italia si presenta nell’esclusivo padiglione dedicato alle eccellenze enogastronomiche del Belpaese. Si tratta di un’occasione imperdibile per quelle aziende italiane che intendono approcciare non solo un mercato vibrante e in crescita come quello polacco, ma anche sfruttare la centralità di Varsavia che richiama professionisti e visitatori dall’Est e Centro Europa. (foto: beacon, varsavia)

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London Book Fair

Posted by fidest press agency su martedì, 12 aprile 2016

londonbookfairLondra dal 12 al 14 aprile nella sede storica di Olympia. L’Italia parteciperà con uno stand collettivo (stand 5C110) di circa 110 mq, realizzato dall’Associazione Italiana Editori (AIE) e dall’ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, in cui esporranno 18 aziende italiane: logosedizioni, 24 Ore Cultura, Black Cat – Cideb, Bologna Children’s Book Fair, Edi.Ermes, Edizioni Corraini, Food, G. Canale & C, Gruppo Albatros Il Filo, Guerra Edizioni, Il Castoro, Jaca Book, Kimerik, Moon, Piccin Nuova Libraria, Printer Trento, Sassi Editore, Stige. Anno dopo anno, l’appuntamento è diventato cruciale per gli editori. L’edizione 2016 della London Book Fair registra 60 Paesi espositori, circa 1500 stand, 220 seminari ed eventi. Saranno oltre 25mila i partecipanti tra visitatori professionali, espositori e partecipanti ai convegni.
Per la prima volta la fiera ospita la 31ma edizione dell’International Publishers Association Congress (9-12 aprile) che coinvolge 600 editori internazionali. Il congresso è organizzato dall’International Publishers Association (IPA), dalla Publishers Association (PA) e dalla London Book Fair.Il sito della London Book Fair: http://www.londonbookfair.com (foto: londonbookfair)

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Un miliardo di euro le perdite italiane in Ucraina

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 aprile 2016

ucrainaA più di due anni di distanza il mio paese vive nelle condizioni dell’aggressione russa. Nel corso di questo tempo la Federazione Russa ha annesso illegalmente la Crimea, ha sostenuto il separatismo armato in Ucraina orientale con finanziamenti, armi pesanti e forze armate, ha smantellato per trafugare nel suo territorio otto grandi stabilimenti industriali dell’Ucraina. Cosa c’entra l’Italia? La comunità imprenditoriale italiana ricorda le perdite nel mercato russo ma tace riguardo al crollo delle esportazioni in Ucraina. Se nell’anno 2013 il totale dell’export italiano in Ucraina era pari a 1 871 milioni di euro, il risultato dell’anno 2015 è ammontato a 904 milioni. Così, l’aggressione russa in Ucraina è costata quasi 1 miliardo di euro per i produttori italiani. Centinaia di piccole e medie imprese, soprattutto dalla parte settentrionale d’Italia, hanno perso i contratti per la fornitura dei suoi prodotti nelle regioni distrutte dai militari russi e, in generale, in Ucraina. Hanno sofferto innanzitutto i produttori di Made in Italy, quelli del famoso 4A dell’eccellenza italiana (abbigliamento-calzature, arredo, apparecchi-macchine, alimentari-vini).
Se invece guardiamo le date di statistica commerciale generale d’Italia, vediamo che le sanzioni imposte alla Russia e dalla Russia non hanno avuto un significativo effetto negativo sull’economia italiana. Anzi, nel 2015, il quarto anno consecutivo, l’Italia ha terminato con la crescita degli indicatori del suo commercio internazionale. L’interscambio dell’Italia con i paesi del mondo nel 2015 è cresciuto del 3,5%. Positivi per l’Italia sono anche altri due parametri economici, l’export totale e il saldo. I ricavi dell’export sono aumentati del 3,8% e il saldo a favore dell’Italia è ammontato а 45,2 mld. di euro, mentre, secondo l’opinione della Banca d’Italia, le perdite annuali del paese direttamente causate dalle sanzioni sono state tuttavia modeste. Così, la riduzione dell’attività commerciale con la Russia è totalmente compensata dalla crescita dei volumi di interscambio con gli altri paesi del mondo.D’altra parte, nel 2015 il commercio con la Russia è sceso anche per quei paesi che non hanno imposto le sanzioni. In Cina, il principale partner commerciale della Russia, le vendite in Russia sono diminuite del 32,4%. Il commercio con la Russia è diminuito anche per Bielorussia, Kazakistan e Armenia che hanno libero accesso al mercato russo nel quadro dell’Unione Eurasiatica.È evidente che le sanzioni contro la Federazione Russa e l’embargo russo non erano i motivi principali del calo delle esportazioni dell’Italia verso la Russia così come per la maggior parte dei paesi dell’UE. I principali fattori che causano una significativa riduzione dei flussi commerciali nella Federazione Russa sono stati le solite debolezze delle economie di materie prime. Nel caso di Russia sono la caduta dei prezzi mondiali del petrolio, una significativa svalutazione del rublo, il calo della capacità di acquisto e la mancanza di riforme dell’economia russa.Tutto questo conferma che hanno luogo le manipolazione dei dati, la replicazione della propaganda russa e gli articoli pubblicati su commissione. Nello stesso tempo in larga parte mancano gli articoli e l’informazione riguardo l’area di libero scambio che funziona tra l’UE e l’Ucraina dal 1 gennaio 2016 e che apre tante opportunità per incrementare l’export e relazioni economiche. Così, dalla data indicata l’Ucraina ha stabilito dei dazi zero per il 70,9% delle merci provenienti dall’UE. I dazi all’importazione medi per i beni europei sono diminuiti al 2,7% (prima dell’entrata in vigore dell’area di libero scambio il tasso medio è stato 4,86%). Al giorno d’oggi il dazio all’importazione pari allo 0% è fissato per tali importanti prodotti dell’export italiano come abbigliamento ed accessori; lavatrici; macchine per lavorazione di vari materiali solidi; attrezzature di stampa; stufe non elettriche per cucinare; plastica e gomma; cosmetici; pasta di grano duro e molti altri. In seguito l’Ucraina ridurrà i dazi all’importazione nei periodi di transizione determinati. Così, in tre anni i dazi saranno ridotti a zero su tali articoli come albumina, polieteri, borse in pelle, caldaie, forni industriali, riscaldatori elettrici ecc. Durante il periodo di 5 anni saranno ridotti i dazi all’importazione di caffè, vino, attrezzature industriali per imballaggio, trattori e altri beni. Considerando tali condizioni, l’Ucraina potrebbe rappresentare nuovo mercato e nuove opportunità per gli imprenditori italiani.

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Crisi Libia e minacce imprese italiane

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 giugno 2011

“La minaccia di attacco all’Eni ed agli investimenti collegati conferma la gravità delle conseguenze della avventata scelta interventista italiana in Libia”, dice l’ing. Alfredo Cestari, presidente della Camera di Commercio ItalAfrica Centrale-Unioncamere. “In pochi mesi per le imprese italiane, dopo il nord Africa, è diventato difficile e rischioso lavorare anche in Nigeria. La minaccia subita dall’Eni è concreta: attaccando l’azienda capofila si intende attaccare tutto il sistema imprenditoriale ed industriale italiano impegnato in Africa. L’appello alle popolazioni degli altri Paesi africani affinché distruggano gli investimenti italiani è il sintomo di quanto in una vasta area di quel continente l’Italia sia oramai percepito come Paese ostile e belligerante e di un rapporto diplomatico-istituzionale complessivamente incrinatosi. Per i Governi è arduo domare il malcontento perché, alle bombe ed alle immagini di morte che provengono dalla Libia, non è più sufficiente opporre la pur significativa condanna formale espressa attraverso l’Unione Africana. La protesta nei confronti dell’Italia si sta allargando a macchia d’olio anche in quei Paesi che finora hanno sperato in una rapida soluzione della guerra in Libia confidando nell’accettazione, da parte dell’Europa, della strategia morbida e diplomatica proposta dall’UA”. Continua: “Invece in Libia aumentano i bombardamenti della Nato, è stato distrutto il Parlamento e si è passati all’utilizzo degli elicotteri mitragliatori. Siamo in una fase molto delicata: l’Eni, che non sottovaluta la minaccia, chiederà immediatamente protezione ma nel breve termine potrebbe però trovarsi a dover assumere decisioni importanti. Senza le necessarie condizioni di sicurezza sarebbe costretta ad abbandonare anche la Nigeria dopo la Libia: a perdere il lavoro sarebbero ulteriori decine di migliaia di addetti tra occupazioni dirette ed indotte. L’insediamento Eni garantisce commesse e lavoro nei settori dei trasporti, progettazione, forniture, ristorazione. A rischio sarebbero anche saldatori, tecnici di vario livello, ingegneri. Infine verrebbero meno le commesse agli armatori per i trasporti verso gli impianti off shore e quelle per gli spostamenti aerei come alla nostra associata Emeraude, società italiana specializzata in trasporto aereo executive, di cui l’Eni si serve per le tratte interne alla Nigeria ed al centro Africa”.

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Allarme usura nel Mezzogiorno

Posted by fidest press agency su domenica, 17 Maggio 2009

“Nel 2009 si sta diffondendo l’usura nel mezzogiorno a seguito della grave situazione di difficolta’ economica in cui versano le famiglie e le piccole imprese. Il sovra indebitamento delle famiglie del mezzogiorno, nei primi 4 medi del 2009, è cresciuto del 86,3%, rispetto al 2008 e l’usura è aumentata del 71,4%”. Lo rilevano i dati statistici resi noti oggi da Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani che con Lo Sportello Antiusura monitora costantemente il fenomeno del sovra indebitamento delle famiglie e delle piccole imprese in Italia. “Nel mezzogiorno sono a rischio d’usura 524.000 famiglie e 590.000 piccoli imprenditori- afferma Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani –Il debito medio delle famiglie meridionali ha raggiunto la cifra di 24.420 euro, mentre quello dei piccoli imprenditori ha raggiunto il tetto dei 43.180 euro”. “Al primo posto delle regioni maggiormente esposte all’usura – afferma Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani – troviamo la Sicilia con 238.000 famiglie e 266.000 imprese, seguita dalla Campania con 145.000 famiglie e 185.000 imprese, Puglia con 43.000 famiglie e 64.000 imprese, Calabria con 36.000 famiglie e 52.000 imprese, Basilicata con 12.000 famiglie e 13.000 imprese, chiude la classifica il Molise con 1.100 e 1.200 imprese. ”La crisi economica, il crollo della borsa italiana, il boom delle carte di credito revolving, il proliferare del gioco d’azzardo ed il fisco iniquo – continua Carlomagno – rischiano di far scivolare migliaia di famiglie italiane ed imprese in mano agli strozzini”. ”I dati statistici – conclude Carlomagno – confermano che il fenomeno sta aumentando, e l’apice sarà raggiunto tra giugno e luglio del 2009, presumibilmente in concomitanza con il pagamento delle tasse. In passato, ogni qual volta l’economia ha segnato brusche frenate, l’usura ha subito delle forti crescite. Ora c’e’ un ulteriore problema. Ovvero, la poca propensione alla elargizione del credito da parte delle banche, specialmente nel mezzogiorno, e l’aggressione al patrimonio familiare da parte del fisco che ha costretto numerose famiglie monoreddito a richiedere la rateizzazione delle imposte. Tra queste, numerose sono quelle che si sono rivolte agli strozzini. Sarebbe opportuno concedere una dilazione del pagamento delle tasse senza interessi”.
Contribuenti.it chiede al governo uno stanziamento straordinario di un miliardo di euro a favore della Banca del Mezzogiorno, per rilanciare il Sud attraverso il microcredito sociale e per fermare il proliferarsi dell’usura. (Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani)

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Le aziende Italiane sopra la media

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 aprile 2009

Cinisello Balsamo (MI) Oracle ha realizzato, insieme alla società di analisi Quocirca, il primo Enterprise Performance Management (EPM) Index, uno studio che valuta le imprese di Europa e Nord America per la loro capacità di unire processi gestionali e sistemi informativi in modo da ricavare una visione consolidata della propria attività. Su una scala da 0 a 10, il punteggio medio ottenuto dalle imprese analizzate è stato pari a 5,13. I risultati dello studio disegnano uno scenario nel quale molto deve ancora essere fatto per sviluppare una visione completa e al contempo dettagliata e aggiornata delle performance aziendali.

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