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A Bologna arriva “Monet e gli Impressionisti

Posted by fidest press agency su domenica, 9 febbraio 2020

Bologna dal 13 marzo al 12 luglio 2020, sarà ospitata nelle sale di Palazzo Albergati Via Saragozza, 28 per la prima volta dalla sua fondazione nel 1934, il Musée Marmottan Monet di Parigi cede in prestito opere uniche, molte mai esposte altrove nel mondo e firmate da alcuni dei maggiori esponenti dell’Impressionismo. Principalmente Monet, ma anche Manet, Renoir, Degas, Corot, Sisley, Caillebotte, Morisot, Boudin, Pissarro e Signac saranno gli indiscussi protagonisti della mostra Monet e gli Impressionisti. Capolavori dal Musée Marmottan Monet che, : un’occasione irripetibile per ripercorrere l’evoluzione del movimento pittorico più amato a livello globale.
Dopo il grande successo conseguito dalla mostra “Chagall. Sogno e magia”, che terminerà il prossimo 1° marzo, Arthemisia è lieta di presentare proprio a Bologna questa mostra dal carattere eccezionale, con un percorso espositivo che vedrà primeggiare – accanto a capolavori cardine dell’impressionismo francese come Portrait de Madame Ducros (1858) di Degas, Portrait de Julie Manet (1894) di Renoir e Nymphéas (1916-1919 ca.) di Monet – opere inedite per il grande pubblico perché mai uscite dal Musée Marmottan Monet. È il caso di Portrait de Berthe Morisot étendue (1873) di Édouard Manet, Le Pont de l’Europe, gare Saint-Lazare (1877) di Claude Monet e Jeune Fille assise au chapeau blanc (1884) di Pierre Auguste Renoir.Attraverso 57 capolavori, la mostra Monet e gli Impressionisti. Capolavori dal Musée Marmottan Monet vuole anche rendere omaggio a tutti quei collezionisti e benefattori – tra i quali molti discendenti e amici degli stessi artisti in mostra – che, a partire dal 1932, hanno contribuito ad arricchire la prestigiosa collezione del museo parigino rendendola una tra le più ricche e più importanti nella conservazione della memoria impressionista. La mostra è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia e curata da Marianne Mathieu, Direttrore scientifico del Musée Marmottan Monet di Parigi.

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Courbet, il pittore enigmatico

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 maggio 2011

Nella puntata di sabato 21 maggio del magazine di Rai Educational dedicato all’arte e alla cultura (Rai Tre, ore 10:00), l’analisi di Claudio Strinati al discusso “Origine del mondo” Una mostra che riunisce, per la prima volta fuori dalla Francia, le opere più celebri di artisti impressionisti e post-impressionisti. Si intitola “La rivoluzione dello sguardo” ed è stata organizzata dal Museo d’Arte contemporanea di Trento e Rovereto (apertura al pubblico fino al 24 luglio), in collaborazione con il parigino Musée d’Orsay. Per i visitatori la possibilità di osservare insieme oltre 70 dipinti dei maestri della pittura, tra cui La camera di Arles di Van Gogh, Le donne di Tahiti di Gauguin, L’altalena di Renoir e soprattutto la discussaOrigine del mondo di Courbet, una delle opere che ha destato più scandalo nella storia dell’arte dall’Ottocento a oggi. Realizzata nel 1866, inquadrata nella corrente impressionista tra le opere del Musèe d’Orsay, la tela propone in bella mostra un sesso femminile svelato in maniera precisa e senza velature. Elaborato con una pennellata ampia, calda e dai colori intensi che richiamano alla mente le opere di Tiziano, il volto e le mani della modella sono volutamente fuori quadro, mentre si intravede un seno, con in primo piano le gambe socchiuse nitidamente. Un’opera che però, contrariamente a quanto si possa pensare al primo sguardo, non sembra aver molto a che fare con l’erotismo. Ha forse più a che fare con la personalità del suo autore: «Dietro questo linguaggio diretto e semplice si cela un artista molto complesso – commenta il critico d’arte Claudio Strinati che analizza l’opera per Art News – Courbet è stato un tipo ombroso che alternò visioni arcadiche a soggetti erotici. La sua donna si rifà ai canoni rinascimentali riprendendo, tra gli altri, gli insegnamenti del Mantegna. Questo dipinto aprì alla sensualità che verrà poi analizzata da Freud in poi nel Novecento». Per Courbet il realismo non aveva legami con la perfezione del tratto e delle forme, si basava piuttosto sull’uso del colore spontaneo e immediato che testimoniava come l’artista, grazie all’osservazione diretta, amasse ritrarre anche le irregolarità della natura. Impresse su tela la durezza della vita sfidando il concetto di arte “accademica”, caratteristico della sua epoca, e attirando su di sé la critica per aver adottato volutamente un personale “culto della bruttezza”.
Nato nel 2006, Art News è il magazine settimanale di Rai Educational che si occupa di arte e cultura in onda il sabato su Rai Tre. Maria Paola Orlandini, autrice del programma con Luigi Ceccarelli e Vincenzo Sferra, conduce la trasmissione coadiuvata da esperti quali Claudio Strinati, Antonio Paolucci, Cristiana Perrella, Demetrio Paparoni.

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Da Corot a Monet: una mostra di grande valore artistico

Posted by fidest press agency su domenica, 7 marzo 2010

Roma fino a martedì 29 giugno 2010 Complesso del Vittoriano Via San Pietro in Carcere (Fori Imperiali). La prestigiosa esposizione per la prima volta mette in relazione le straordinarie innovazioni, attraverso cui gli Impressionisti rivoluzionarono la pittura tradizionale, con una comprensione più ampia della natura, della cultura e della modernizzazione del loro tempo. Sono presenti nell’esposizione romana oltre 170 opere tra dipinti, opere su carta e fotografie d’epoca, queste ultime mai esposte prima in Italia, ripercorrono l’evoluzione della rappresentazione della natura nella pittura francese dell’Ottocento, partendo dalle prime innovazioni ai canoni classici apportate dai pittori della Scuola di Barbizon, esplorando a fondo la rivoluzione degli Impressionisti, per arrivare al trionfo cromatico delle Ninfee di Monet. Per realizzare questo importante appuntamento gli organizzatori si sono avvalsi della collaborazione di un cast di esperti di primissimo piano quali: Stephen F. Eisenman, Ordinario di Storia dell’Arte, Northwestern University, Chicago, e di Richard R. Brettell, Commissario Internazionale della Mostra, Ordinario di Storia dell’Arte, University of Texas, Dallas, si avvale di un prestigioso comitato scientifico composto da John House, Walter H. Annenberg Professor, Courtauld Institute of Art, Londra; Maria Grazia Messina, Ordinaria di Storia dell’Arte Contemporanea, Università di Firenze; Greg M. Thomas, Associate Professor in Art History, The University of Hong Kong, Hong Kong; MaryAnne Stevens, Director of Academic Affairs e Senior Curator, The Royal Academy of Arts, Londra; Michael Zimmermann, Deputy Director of the Zentralinstitut für Kunstgeschichte, Monaco di Baviera. Non solo. Tutto questo è stato reso possibile con il sostegno di prestigiosi musei e di importanti gallerie e collezioni private di tutto il mondo tra le quali spiccano: The Art Institute di Chicago, The Metropolitan Museum of Art e The New York Public Library di New York, The National Gallery of Art e The Corcoran Gallery of Art di Washington, Toledo Museum of Art e Kimbell Art Museum, Musée Marmottan e Bibliothèque nationale de France di Parigi, e ancora Musée Fabre di Montepellier e Hamburger Kunsthalle.
La mostra si apre con una selezione di opere a contrasto: da un lato i paesaggi classicheggianti, alla maniera dei Salon, come l’imponente Vista dell’isola di Capri di Harpignies, dall’altro il nuovo approccio degli artisti della Scuola di Barbizon, che sceglievano, invece, di raffigurare luoghi meno spettacolari e di creare composizioni meno fedeli ai dettami della tradizione. La Scuola di Barbizon comprende quegli artisti, tra cui Corot, Rousseau, Díaz de la Peña, Dupré e Daubigny, che, a partire dagli anni trenta dell’Ottocento, si stabilirono proprio a Barbizon, una località della foresta di Fontainebleau, dove cominciarono a disegnare e, talvolta anche a dipingere, en plein air, con un’attenzione particolare agli effetti transitori della luce e dell’atmosfera, pur mantenendo un notevole rispetto per la tradizione artistica, raffigurando scene rurali solitarie, oltre che per gli elementi legati alla visione e alla vita materiale.  La foresta di Fontainbleau, poco lontana da Parigi, rappresentava per i francesi dell’epoca un vero e proprio monumento naturale.  Una rappresentazione della Natura come forza vitale, nella sua perpetua attività generatrice, priva di figure umane, è quella presentata da artisti come Courbet, Boudin e Cazin.
L’avvento della Terza Repubblica nel 1879 cambiò nettamente la politica artistica dello stato francese, che, se in passato aveva favorito le forme più tradizionali del paesaggio rurale, incoraggiava ora attivamente la raffigurazione delle scene contemporanee. Fu forse anche questo che contribuì al trasferimento di Monet a Vétheuil e ad un atteggiamento nuovo: abbandono dei soggetti esplicitamente moderni, riduzione al minima della presenza umana. La fusione tra pratica artistica e vita privata che Monet attuò, poi, nella casa e nei giardini di Giverny è un esempio perfetto della tendenza antiurbana e introspettiva dell’arte moderna fin de siècle.
La mostra si chiude con una testimonianza dello splendido ciclo delle Ninfee, oggi chiamato Grandes Décorations, installato all’Orangerie di Parigi e aperto al pubblico nel 1927, un anno dopo la morte dell’artista. Una mostra che rende meritatamente orgogliosi gli organizzatori e da non perdere per il grande pubblico delle magiche occasioni e da una pittura dai tratti suggestivi e fortemente emotivi. (articolo precedente: https://fidest.wordpress.com/2010/03/05/da-corot-a-monet-la-sinfonia-della-natura/

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Silvia Camporesi: Una stanza per Boldini

Posted by fidest press agency su sabato, 19 settembre 2009

camporesi silviaFerrara fino al 10 gennaio 2010 Corso Ercole I d’Este 3, MLB Maria Livia Brunelli home gallery a cura di Maria Livia Brunelli:  “Una stanza per Boldini- alla MLB Maria Livia Brunelli home gallery di Ferrara, in concomitanza con l’apertura della rassegna “Boldini nella Parigi degli Impressionisti” al Palazzo dei Diamanti di Ferrara. L’esposizione, ideata e curata da Maria Livia Brunelli, rimarrà aperta per tutta la durata dell’esposizione al Palazzo dei Diamanti, permettendo cosi un dialogo fra arte moderna e arte contemporanea all’insegna di comuni affinità che legano la giovane e raffinata artista al noto pittore della bella èpoque parigina, di cui e’ esposto un disegno.  Silvia Camporesi si e’ concentrata sull’idea di movimento che caratterizza le figure femminili boldiniane. Nella maggior parte delle figure ritratte infatti il volto e’ l’unico elemento fermo e stabile all’intermo della composizione; tutte le altre parti del quadro sembrano animate da traiettorie dinamiche che smaterializzano gesti e vestiti, come se fossero attraversati da correnti elettriche.  Ispirandosi in particolare a tre dipinti di Boldini, la Camporesi, al termine di un affascinante percorso che l’ha portata dal Museo Boldini al Giappone, e’ arrivata a collegare l’eleganza elettrica delle pennellate boldiniane alla calligrafia orientale. Ne e’ risultata una serie fotografica di grande suggestione, in cui la raffinatezza estetizzante e decadente che contraddistingue la poetica della Camporesi si sposa con una ricerca meditata e profonda sul dinamismo di Boldini, forse l’elemento di maggior modernità della sua ritrattistica, che con le sue linee saettanti anticipo’ le ricerche del futurismo e dell’informale”.

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