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Posts Tagged ‘improvvisa’

Nuove scoperte per prevenire la morte cardiaca improvvisa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 marzo 2017

pragaDa diversi anni studiano le patologie cardiache ereditarie che possono provocare sincope e morte improvvisa, talvolta anche nei lattanti (sindrome della morte in culla), spesso nei giovani atleti. Si tratta di Peter Schwartz, Direttore del Centro di Aritmia Cardiaca e Genetica Cardiovascolare dell’Istituto Auxologico Italiano di Milano, e Josef Kautzner, Direttore del Dipartimento di Cardiologia all’Istituto di Medicina Clinica e Sperimentale di Praga.
I due cardiologi saranno i presidenti del simposio internazionale dal titolo “Sudden Cardiac Death”, in programma dal 30 marzo al primo aprile 2017 a Praga (Repubblica Ceca), organizzato dall’Istituto Auxologico Italiano di Milano e dall’Istituto di Medicina Clinica e Sperimentale di Praga e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.
«Ancora oggi è difficile individuare le persone che sono a rischio di morte cardiaca improvvisa. Circa la metà delle persone colpite da morte cardiaca improvvisa non aveva ricevuto una precedente diagnosi per malattia cardiaca» spiega Schwartz. «Per fortuna si stanno raggiungendo rapidi progressi nelle conoscenze genetiche che sono alla base di questi eventi, così come nelle tecniche di imaging che consentiranno di identificare i soggetti ad alto rischio. Durante il simposio cardiologi provenienti da tutti il mondo si confronteranno sulle recenti acquisizioni riguardanti l’epidemiologia, la stratificazione del rischio e la prevenzione della morte cardiaca improvvisa».

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Morte cardiaca improvvisa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 gennaio 2017

Cardiogram and nitroglycerinUn articolo appena pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology elenca 10 misure di qualità che hanno lo scopo di aiutare i sistemi sanitari, gli organi legislativi, gli operatori sanitari, i pazienti, le famiglie e le comunità a prevenire la morte cardiaca improvvisa. «La morte cardiaca improvvisa è una morte inaspettata a causa della improvvisa cessazione dell’attività cardiaca» esordisce Sana Al-Khatib, copresidente del comitato di esperti che ha redatto il documento e professore di medicina alla Duke University di Durham, in North Carolina, spiegando che molte delle morti improvvise potrebbero essere evitate dall’implementazione nella pratica quotidiana delle raccomandazioni preventive suggerite dalle linee guida. Tuttavia, dato che la morte cardiaca improvvisa può verificarsi anche in persone apparentemente sane, un’accurata stratificazione del rischio non è realizzabile. «Sebbene esistano linee guida per prevenire la morte cardiaca improvvisa, c’è un sottoutilizzo delle iniziative di prevenzione» scrivono gli esperti dell’American College of Cardiology e dell’American Heart Association che hanno redatto il documento, che elenca dieci misure di qualità, tra cui la cessazione del fumo in chi ha subito un arresto cardiaco improvviso o un’aritmia ventricolare pericolosa per la vita, lo screening per disfunzione ventricolare sinistra asintomatica nelle persone con storia familiare di cardiomiopatia e morte cardiaca improvvisa. «Le linee guida evidenziano anche il valore dell’addestramento all’uso della rianimazione cardiopolmonare e del defibrillatore esterno automatico nei familiari dei pazienti ricoverati in ospedale con disturbi cardiaci noti per aumentare il rischio di arresto cardiaco improvviso» riprende la ricercatrice, sottolineando infine l’importanza di impostare una terapia medica mirata alla prevenzione della morte cardiaca improvvisa nei pazienti con insufficienza cardiaca e ridotta frazione di eiezione e di informare i parenti di primo grado dei sopravvissuti a un arresto cardiaco improvviso che tale condizione potrebbe essere ereditabile e che necessita di screening. (fonte doctor33) (foto: medicine)

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Morte cardiaca improvvisa, un simposio a Firenze

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2016

firenzeFirenze 09 dicembre 2016 ’Hotel Albani, in Via Fiume 12 Le cardiomiopatie sono responsabili di molte morti improvvise anche tra i giovani. Nelle forme ipertrofiche colpiscono una persona ogni 500, cioè circa 120 mila italiani. Si tratta del più diffuso tra i problemi genetici del cuore e sono caratterizzate da un inappropriato ispessimento delle pareti dell’organo (l’ipertrofia, appunto) e da una elevata incidenza di aritmie maligne. La mortalità è di circa l’1% l’anno.
A Firenze è attivo un centro di riferimento nazionale per questa condizione, riconosciuto anche a livello internazionale, per cui è d’obbligo segnalare il simposio che si svolgerà a Firenze dal titolo “Cardiomyopathies: a look at the future”. Il Simposio è organizzato dal Centro di Riferimento per le Cardiomiopatie dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi di Firenze e dal Cardiovascular Genetics and Genomics Group del Royal Brompton Hospital di Londra, ed è promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.
In occasione del simposio saranno presentati i progressi della ricerca genetica, gli sviluppi clinici di nuove terapie, i più recenti strumenti diagnostici e di imaging anche con l’utilizzo del 3D.

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Morte cardiaca improvvisa

Posted by fidest press agency su domenica, 28 agosto 2016

cardiology congress-2016I programmi di primo soccorso hanno aumentato esponenzialmente la disponibilità di defibrillatori automatici (AEDs) nei luoghi pubblici, ma ci sono ancora pochi dati sull’effettivo utilizzo. Al Dipartimento di Scienze Mediche dell’Università di Girona (Spagna) hanno svolto una analisi dell’uso di questi dispositivi da quando ne è stato implementato l’uso nella Regione.
“I dati epidemiologici dell’OMS – afferma Franco Romeo – Direttore Cardiologia Policlinico Tor Vergata di Roma e ESC Local Press Coordinator – parlano di un caso ogni mille abitanti l’anno per un totale di 350mila morti negli Stati Uniti e 50mila in Italia, circa 1200 al giorno. Tra questi si contano anche circa 1000 giovani con meno di 35 anni. Circa l’80% dei decessi improvvisi è attribuibile alla cardiopatia ischemica”.
Nello studio che sarà presentato al Congresso ESC 2016 della Società Europea di Cardiologia sono state prese in esame sia unità fisse che mobili, in una analisi retrospettiva eseguita tra il 2011 e il 2015. Dei 231 dispositivi disponibili, è stato possibile ottenere informazioni complete su 189, il 71,4% erano portatili.
L’alterazione più frequentemente identificata era l’asistolia (l’assenza della sistole cardiaca, ossia la mancanza di attività elettrica del cuore che comporta il blocco della circolazione sanguigna), presente nel 42% dei casi, mentre è stato identificato un primo ritmo defibrillabile nel 24% dei tracciati. Gli AEDs hanno dimostrato una specificità del 100% nell’individuare le aritmie per le quali era indicato eseguire la defibrillazione con solo 8 casi ‘falsi negativi’ di fibrillazione ventricolare.
Individuato il ritmo per cui vi è indicazione al trattamento di emergenza, il defibrillatore si è dimostrato efficace nel ripristinare il ritmo sinusale, ossia il battito imposto al cuore dal ‘nodo seno-atriale’, (pacemaker naturale che si trova nell’atrio destro, in congiunzione con la vena cava superiore).
L’analisi del ritmo e dello status cardiopolmonare ha permesso ai volontari di intervenire nel 79% dei casi. Il 42,5% dei pazienti trattati con il dispositivo di emergenza recuperava la circolazione spontanea, contro il 47% dei soggetti con alterazioni senza indicazioni al trattamento. La ricerca ha mostrato che solo 1 su 4 era candidato all’uso del defibrillatore ma soprattutto ha mostrato l’eccellente livello di sicurezza e specificità: la metà dei pazienti sottoposti a shock sono stati successivamente trattati con successo dei dipartimenti di emergenza. Unico neo: l’incapacità dei dispositivi ad identificare alcune fibrillazioni lievi/sottili, un problema da risolvere per non rischiare l’under-treatment.
“Le malattie cardiovascolari rappresentano ancora oggi la principale causa di morte in Italia, essendo attribuibile a queste patologie oltre il 41% dei decessi registrati ogni anno, ben oltre la percentuale ascrivibile a tutte le patologie tumorali (28.4%)” – spiega Leonardo Bolognese – Direttore Cardiologia ospedale di Arezzo e, considerando gli anni potenziali di vita perduti (ovvero gli anni che ciascun deceduto avrebbe vissuto, se fosse morto ad un’età pari a quella della sua speranza di vita), le malattie cardiache causano ogni anno la perdita di oltre 300 000 anni di vita della popolazione con meno di 65 anni (1)”-
“Le aritmie fatali più spesso colpevoli di arresto cardiaco sono le aritmie ventricolari – aggiunge Michele Gulizia – Direttore Cardiologia Ospedale Garibaldi di Catania e, tra queste, la fibrillazione ventricolare. La malattia coronarica, con una prevalenza dell’80%, rappresenta di gran lunga la causa più frequente di Morte Cardiaca Improvvisa (MCI) (circa il 63% della mortalità totale), e tale percentuale non è significativamente diversa tra i due sessi (62.9% nei maschi e 63.8% nelle femmine. L’incidenza della MCI continua a crescere proporzionalmente con l’età, ma si evidenzia come oltre il 45% delle MCI interessi soggetti con meno di 65 anni. È fondamentale il luogo in cui avviene l’evento MCI. La localizzazione è importante per determinare le modalità più opportune di intervento (la cosiddetta “catena della sopravvivenza”) e l’organizzazione delle risorse”.
Secondo lo studio Maastricht, l’80% degli arresti cardiaci extra ospedalieri è avvenuto a domicilio ed, in quasi la metà dei casi, in assenza di testimoni. Il 20% circa degli eventi avviene, invece, in strada od in ambienti pubblici, dando luogo pressoché in tutti i casi (93%) ad un tentativo di rianimazione. Secondo la legge n.120 del 2001 la sopravvivenza dopo arresto cardiaco è del 2%, ma se la defibrillazione avviene entro 5 minuti, la percentuale schizza al 50%.
Dei 50.000 casi italiani l’anno, ¼ potrebbe salvarsi con il defibrillatore. La maggiore efficacia si registra se l’intervento viene somministrato entro 5 minuti dall’evento: ogni minuto che passa si riduce la possibilità di sopravvivere del 10%.
G Ital Cardiol Vol 9 Suppl 1-11 2008
LA DEFINIZIONE: MCI Morte naturale, preceduta da improvvisa perdita della conoscenza, che si verifica entro 1 ora dall’inizio dei sintomi, in soggetti con o senza cardiopatia nota preesistente, ma in cui l’epoca e la modalità di morte sono imprevedibili.

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Morte cardiaca improvvisa

Posted by fidest press agency su domenica, 25 ottobre 2015

Le persone con Cardiomiopatie (malattie primitive del miocardio) costituiscono una percentuale sempre più consistente di pazienti che si rivolgono al cardiologo. Queste malattie, che interessano direttamente il muscolo cardiaco, restano difficili da gestire, nonostante i rapidi progressi che sono stati raggiunti nel settore. D’altra parte, poche altre aree della cardiologia hanno assistito a un così significativo contributo della ricerca scientifica, alla comprensione della fisiopatologia e della gestione clinica, facendo intravedere futuri sviluppi.
Una delle più conosciute è la Cardiomiopatia Ipertrofica, responsabile di numerosi casi di morte improvvisa, soprattutto tra i giovani. «La Cardiomiopatia Ipertrofica è malattia caratterizzata da un ispessimento patologico delle pareti del cuore, spesso con andamento familiare», spiega Franco Cecchi, Consulente Centro Aritmie genetiche e Cardiomiopatie Istituto Auxologico IRCCS Milano, già Professore Associato di Cardiologia Università di Firenze e Responsabile Centro di riferimento regionale Cardiomiopatie. «Alla sua origine ci sono errori nel codice genetico delle proteine contrattili del cuore. La morte improvvisa ne è la complicanza più severa, anche se fortunatamente non è la più frequente, determinando comunque circa cinquecento casi l’anno in Italia».
I pazienti con Cardiomiopatia sono stimati in circa il 3 per mille della popolazione generale. La Cardiomiopatia Ipertrofica è la più diffusa cardiopatia su base genetica: si stima che ne soffrano circa due persone su mille, pari a oltre centodiecimila in Italia. Ma solo un terzo di loro lo sa, perché chi ne è affetto può rimanere a lungo senza sintomi. «Le persone con Cardiomiopatia costituiscono, quindi, una quota sempre più ampia dei pazienti che si rivolgono ai cardiologi» aggiunge Iacopo Olivotto, responsabile del Centro di riferimento regionale Cardiomiopatie, Dipartimento Cuore e vasi dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Careggi Firenze. «La condizione, però, richiama l’attenzione del pubblico soltanto in occasione di morti improvvise durante attività sportive, mentre interessa anche altre categorie di persone».
Cecchi e Olivotto sono i presidenti dell’evento che si svolge dal 22 al 24 ottobre 2015 a Firenze: il terzo “Florence International Symposium on Advances in Cardiomyopathies” che è anche e il dodicesimo Meeting of the Myocardial and Pericardial diseases Working Group della European Society of Cardiology. L’evento è presentato dal Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Firenze e dalla Fondazione A.R.Card Onlus, e sono promossi dalla Fondazione Internazionale Menarini.
«Oggi sappiamo che in molti casi questa classe di malattie del muscolo cardiaco è compatibile con una vita normale. Tuttavia, circa un terzo dei pazienti ha complicanze importanti come scompenso cardiaco, sincope, ictus, e come già detto, morte improvvisa. Per questo motivo è importante ottenere una diagnosi precoce e accurata» prosegue Cecchi. «Per questo, oltre alla visita e agli esami cardiologici comuni, è indicato l’uso di tecnologie avanzate, come la Risonanza Magnetica con mezzo di contrasto e l’analisi genetica dei geni che possono causare le Cardiomiopatie. Infatti oggi è possibile individuare la mutazione genetica. « In oltre la metà dei casi si può scoprire la mutazione responsabile» commenta Olivotto. «Oggi è possibile eseguire l’analisi genetica con nuove metodiche diagnostiche (NGS – next generation sequencing) che permettono di esaminare contemporaneamente oltre cento geni potenzialmente responsabili di cardiomiopatie».
Una volta che la mutazione genetica è stata identificata, va poi verificata anche nei familiari che daranno il consenso ad essere esaminati. Questo consente una diagnosi precoce anche negli altri individui della famiglia che possono essere affetti dalla condizione, in modo da poter modificare lo stile di vita o attuare terapie in grado di limitare gli eventi avversi. «Un moderno approccio terapeutico alla Cardiomiopatia Ipertrofica è principalmente basato su alcuni tipi di farmaci che si sono dimostrati efficaci nel ridurre i sintomi quali l’affanno e i dolori anginosi, e nel controllo della aritmie» prosegue Cecchi. «Nei pazienti in cui l’ipertrofia miocardica determina ostruzione all’ efflusso del sangue dal ventricolo sinistro, può essere necessario ricorrere ad un intervento cardiochirurgico di disostruzione, detto “miectomia”».
Nei pazienti con aritmie pericolose per la vita o elevato rischio per morte improvvisa, esiste oggi la possibilità di una prevenzione efficace mediante l’impianto di defibrillatori altamente evoluti. «L’introduzione del defibrillatore impiantabile nella pratica clinica degli ultimi 25 anni ha reso di fatto disponibile una terapia salvavita per la prevenzione primaria e secondaria della morte improvvisa cardiaca per oltre un milione di pazienti in tutto il mondo. Tuttavia, l’utilizzo di cateteri transvenosi comporta potenziali complicazioni, mentre ’utilizzo dei nuovi dispositivi totalmente sottocutanei può superare questi eventi avversi» conclude Olivotto.

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