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Gli italiani tornano ad emigrare

Posted by fidest press agency su sabato, 24 dicembre 2011

Paese vecchio

Image by jerik0ne via Flickr

Una delle normali conseguenze delle crisi economiche è l’emigrazione, e gli italiani che sono un popolo di migranti, lo sanno bene. Erano decenni, però, che i flussi migratori dall’Italia avevano intrapreso una costante flessione, eccettuata da qualche timida ripresa negli anni ’90, ma l’aggravarsi della situazione ci ha fatto tornare indietro con migliaia di cittadini italiani che hanno ripreso la via dell’emigrazione. Una delle mete per non dire la principale in questo particolare momento storico che intraprendono i nostri concittadini alla ricerca di un lavoro e di un futuro migliore, sembrerebbe ancora una volta la vicina Svizzera.
Molti tra questi migranti del terzo millennio sono giovani che nonostante una formazione superiore non riescono a trovare la prima occupazione stabile e l’opportunità di un lavoro dignitoso che quasi di certo troveranno al di là delle Alpi. Fatalmente, quindi, la storia si ripete, ma questa volta l’epoca drammatica ma quasi romantica delle valige di cartone è un ricordo sbiadito e le lacrime d’addio vengono sparse nei terminal degli aeroporti e non più nelle stazioni ferroviarie. Sono oltre 6.200, secondo gli ultimi dati dell’Ufficio federale della migrazione del paese elvetico solo nei primi otto mesi dell’anno, i cittadini italiani giunti in Svizzera, che hanno scelto di abbandonare il Belpaese ed il saldo tra immigrazione ed emigrazione è rispettivamente di 2.800 italiani in più residenti in Svizzera. Un trend che quasi certamente verrà confermato a fine anno e che segna una nuova impennata dell’immigrazione, dopo il calo registrato a partire dagli anni Settanta, la leggera ripresa della fine degli anni Novanta ed il nuovo costante declino sino al 2007 quando molti emigranti europei della prima generazione erano tornati al loro paese di origine alla scadenza del termine previsto per ritirare il capitale accumulato per il secondo pilastro. Alcuni sono partiti sulla scia di familiari o amici, altri più “modernamente”, si sono affidati ad agenzie interinali, ma i più a causa della crisi economica. Molte le difficoltà di questi nuovi migranti: tra le più rilevanti da una parte la mancata padronanza di una delle lingue nazionali e dall’altra, sorprendentemente, il non raro eccesso di qualificazione. Perché non emigrano solo segretarie ed operai ma soprattutto laureati finanche con due o più master e ricercatori. Ma se per questi è già difficile trovare un lavoro, figuriamoci per quelli che non conoscono la lingua del luogo.
A chi va bene, riesce a trovare ospitalità presso case di amici, conoscenti o familiari, mentre pare che non pochi finiscano per dormire in automobile. Quasi tutti giungono con pochi spiccioli, senza avere la cognizione del più elevato tenore di vita di quel paese. Per non parlare poi delle istituzioni e organizzazioni con funzione assistenziale per gli emigranti italiani che sono state soppresse o sciolte dopo la fine dei più importanti flussi migratori.
Al di là della drammaticità sia delle ragioni che spingono ad emigrare che delle condizioni di vita di questa nuova generazione di migranti, il danno più grande lo subisce proprio il nostro Paese con la fuga di cervelli che ha un impatto notevole sull’economia e che quindi aggrava le prospettive di una rapida uscita dalla crisi dell’euro: un recente rapporto dell’Istituto per la competitività in Italia ha dimostrato che la partenza di ricercatori costa al Paese tre miliardi di euro in brevetti mancati. Per Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, la ripresa del fenomeno migratorio verso luoghi già meta dei nostri concittadini, dovrebbe costituire un campanello d’allarme ulteriore per questo nuovo governo, facendo comprendere la necessità di evitare qualsiasi impulso al taglio dei settori strategici di formazione e ricerca come ha fatto il precedente esecutivo ed anzi dovrebbe costituire una spinta a riattivare con misure incentivanti quel circuito virtuoso dell’investimento in questi comparti che secondo illustri economisti dovrebbe essere un prezioso volano per la nostra economia.

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Gli Autori Italiani interpretano il mito

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 maggio 2009

Bibbiena (AR) dal 6 giugno al 6 settembre 2009 Centro Italiano della Fotografia d’autore  Inaugurazione 6 giugno 2009 ore 18.00. Con Polaroid non si indica solo un marchio, ma un intero mondo di pellicole di ogni specie, di fotocamere tradizionali e rivoluzionarie, di strumenti, di pratiche manuali e materiche, che hanno attraversato la storia della Fotografia generando un’esplosione di emotività, significato, creazione, che non ha paragone tra le diverse tecniche fino ad oggi conosciute. Non vorremmo nemmeno dirlo, ma oggi la Polaroid non c’è più.  Tuttavia ci resta la piena vitalità espressiva di uno strumento che ha dato voce agli impulsi più diversi, a quei sussurri che persino i grandi autori non avrebbero forse saputo come altro manifestare. Il suo magico mondo continua a sorprendere per la forza innovativa del vedere e del fare: un movimento fortemente ancorato al futuro, che può generare ancora, per tutti, nuovi stimoli di creazione. Il Centro Italiano della Fotografia d’Autore propone un ricco programma di indagine sulle opere di alcuni tra gli autori più importanti del panorama fotografico italiano, per comprendere come l’interpretazione di un mezzo possa trasformare una serie di tecniche e di materiali in pura forza creativa. Nelle celle del Centro saranno ospitate le sperimentazioni creative di Nino Migliori e di alcuni discepoli-compagni del gruppo Abrecal: William Masetti e le sue riflessioni sul cinema, il ritrattista Fulvio Fulchiati, Maurizio Galimberti estroverso personaggio “dada” che si è prepotentemente imposto all’attenzione dei media, Joe Oppedisano con la mitica SX-70.  Non mancheranno opere di Franco Vaccari, uno dei maggiori esponenti dell’arte concettuale, Piero Manai che ci porta a riscoprire l’identità del suo lavoro pittorico, Luca Maria Patella, artista visivo e visionario che dividerà la cella con la sua compagna Rosa Foschi.  Ci sarà Franco Fontana e poi Luigi Ghirri e Vincenzo Castella con i loro personalissimi approcci alla complessità del paesaggio contemporaneo mentre Gabriele Basilico riflette sul mezzo fotografico, esplorando ironicamente il concetto di matrice. Il mondo della moda sarà rappresentato dagli sperimentatori Gianpaolo Barbieri e Giovanni Gastel, mentre Marina Alessi sarà presente con intriganti ritratti dedicati ai divi del cinema e dello spettacolo. Beppe Bolchi offre immagini che illustrano le diverse tecniche fotografiche del mondo Polaroid Il gruppo fotografico “Polaser” e ancora molti altri autori saranno presenti per completare la storia di una vicenda appassionante e curiosa, nel segno delle più diverse applicazioni del mezzo. In esposizione anche rari documenti storici originali che rappresentano la storia della produzione Polaroid.

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Nuovo defibrillatore Promote Accel™ CRT-D

Posted by fidest press agency su martedì, 26 maggio 2009

A pochi giorni dall’approvazione europea è stato impiantato a Roma, il primo defibrillatore Promote Accel™ in Italia. L’intervento è stato eseguito presso il Policlinico Tor Vergata dall’équipe del Prof. Francesco Romeo. La procedura di impianto, conclusasi dopo 2 ore circa senza alcuna complicazione, è stata eseguita dal Dr. Luca Santini e dalla Dott.ssa Giulia Magliano. L’impianto del defibrillatore è stato effettuato su un paziente di 61 anni affetto da cardiomiopatia dilatativa primitiva con una severa riduzione della contrattilità cardiaca. Al termine della procedura sono stati attivati gli innovativi algoritmi di cattura che consentono la regolazione in modo del tutto automatico degli impulsi di stimolazione da erogare, con conseguente risparmio della batteria del dispositivo e quindi maggior longevità dello stesso.
Lo scompenso cardiaco  è una patologia caratterizzata da una ridotta capacità contrattile del cuore  con una conseguente riduzione della quantità di sangue che ad ogni battito cardiaco viene mandata in circolo nell’organismo. In molti di questi pazienti il cuore appare dilatato e all’elettrocardiogramma è presente un blocco di branca sinistra che esprime il ritardo di attivazione elettrica di alcuni segmenti del cuore. La mancanza di sincronia nella contrazione delle diverse pareti del cuore si traduce in ulteriore perdita di efficienza contrattile da parte della pompa cardiaca. Questi pazienti, oltre al rischio di un arresto cardiaco improvviso ed imprevedibile a causa di aritmie letali,  hanno una pessima qualità della vita con l’impossibilità di compiere anche il minimo sforzo e con una grave difficoltà respiratoria spesso presente anche a riposo.  Questa patologia cronica rappresenta una delle principali cause di ricovero ospedaliero e contribuisce in maniera preponderante alla spesa sanitaria. In Italia si contano tra i 600.000 e 1.000.000 di pazienti affetti da scompenso cardiaco, con 100.000 nuovi casi ogni anno e un’incidenza dell’1,2 % sul totale delle ospedalizzazioni – percentuale che arriva fino al 7% se si considera la popolazione sopra ai 65 anni – con una degenza media di 10-11 giorni e un conseguente notevole aggravio sulle risorse sanitarie. In Italia si eseguono circa 15.000 impianti di defibrillatori cardiaci impiantabili (ICD) l’anno in circa 400 laboratori di elettrostimolazione. Negli ultimi 10 anni il numero di impianti di ICD si è moltiplicato di quasi 20 volte e in questo, la terapia di resincronizzazione nello scompenso cardiaco interessa da sola ormai più di un terzo degli impianti.
St. Jude Medical è impegnata a migliorare la qualità della vita di pazienti in tutto il mondo affetti da disturbi cardiaci, neurologici e dolore cronico attraverso l’eccellenza tecnologica dei propri dispositivi medici e di servizio. Le sue principali aree terapeutiche includono: gestione del ritmo cardiaco, fibrillazione atriale, neuromodulazione e cardiovascolare. La società, con sede generale a St. Paul nel Minnesota (Usa), impiega circa 14.000 dipendenti in tutto il mondo. http://www.sjm.com

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