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Boom per i test diagnostici in vitro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 novembre 2014

test diagnosticoNonostante le sfide economiche e industriali, il mercato globale dei dispositivi medico-diagnostici in vitro (IVD) sta crescendo con forza – ad un tasso doppio rispetto al settore farmaceutico globale. Il mercato resterà vivace poiché il recente successo della diagnostica complementare e della medicina personalizzata, che permettono un risparmio sui costi, favorisce l’adozione di diversi test in vitro e apre nuove opportunità di espandere i test disponibili. Sebbene i mercati di USA ed Europa continuino ad essere importanti, il loro rallentamento richiede di guardare al mercato globale. Di conseguenza, la regione Asia-Pacifico sta diventando una destinazione redditizia per i produttori di IVD. Una nuova analisi di Frost & Sullivan, intitolata “Analysis of the Global In Vitro Diagnostics Market”, rileva che il mercato ha prodotto entrate per 47,27 miliardi di dollari nel 2013 e stima che questa cifra raggiungerà quota 62,63 miliardi di dollari nel 2017. Lo studio riguarda immunochimica, automonitoraggio della glicemia (SMBG), analisi point-of-care (POCT), diagnostica molecolare, ematologia, microbiologia clinica, emostasi e diagnostica dei tessuti. “L’ampio potenziale di applicazione e la tendenza al ribasso dei prezzi, possibile grazie all’integrazione con la microfluidica, alimentano la crescita a lungo termine del segmento dei test point-of-care (POCT). Nonostante l’incertezza del mercato, anche il segmento relativo all’ematologia sta guadagnando terreno grazie al lancio di nuovi prodotti, al sostegno derivante dalla base installata esistente e alle esigenze dei mercati emergenti, – afferma Divyaa Ravishankar, analista di Frost & Sullivan. – Oltre a questi segmenti, è promettente anche quello della diagnostica molecolare, grazie alla continua domanda da parte dei mercati sviluppati di USA ed Europa.” Tuttavia, i bassi rimborsi della sanità pubblica per i prodotti per l’automonitoraggio della glicemia negli Stati Uniti e in Europa hanno un impatto negativo sullo sviluppo di questo segmento. Le aziende produttrici di IVD si stanno rivolgendo ai mercati emergenti per compensare la diminuzione del passo del mercato nei paesi sviluppati. Poiché la pressione dei prezzi e la concorrenza sempre più intensa caratterizzano i mercati emergenti, i produttori di IVD devono operare strategicamente in questi territori. Inoltre, i budget già ridotti dei laboratori, la carenza di personale e il minor numero di visite mediche effettuate da coloro che hanno perso l’assicurazione sanitaria fornita dall’azienda ostacolano la vendita di test diagnostici in vitro a livello globale. La connettività insufficiente nelle strutture sanitarie limita la capacità di erogare test diagnostici, creando ulteriori difficoltà al mercato. “Ciò nonostante, e poiché i test diagnostici vanno verso la semplicità e la decentralizzazione, la domanda crescerà, – osserva Ravishankar. – Tutto ciò non solo incoraggerà l’ingresso nel mercato della diagnostica molecolare tramite acquisizioni, ma aumenterà anche la diffusione di biomarcatori che possono essere testati al livello del point-of-care.” Gli operatori del mercato devono impiegare diverse strategie, piuttosto che fare affidamento su un portfolio completo di prodotti, per espandere il proprio business. Si prevede che le strategie adottate saranno:
· Investire nel sequenziamento di prossima generazione (NGS)
· Rafforzare il portfolio di prodotti in un’area specifica
· Entrare nei mercati emergenti stringendo alleanze con le aziende locali
· Acquisire un laboratorio certificato CLIA (Clinical Laboratory Improvement Amendments) per commercializzare rapidamente nuovi test diagnostici
· Licenziare a terzi piattaforme tecnologiche proprietarie o avviare collaborazioni con importanti istituti di ricerca
· Integrare i big data nello sviluppo dei prodotti e aumentare la connettività dei dispositivi
· Offrire macchine personalizzate e semplificate per migliorare l’accesso e lo sviluppo clinico
Lo studio “Analysis of the Global In Vitro Diagnostics Market” fa parte del programma Life Sciences Growth Partnership Service. Altri studi di Frost & Sullivan collegati a questo argomento sono: “US Hematology Diagnostics Market”, “US Next-generation Sequencing Market”, “Global Next-generation Sequencing Market”, “European Next Generation Sequencing Markets”, “Analysis of the Global Tissue Diagnostics Market” e la ricerca di prossima pubblicazione “US Immunochemistry Market”. Tutte le analisi comprese nel servizio in abbonamento forniscono dettagliate opportunità di mercato e tendenze del settore, valutate in seguito ad esaurienti colloqui con gli operatori del mercato.

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La vitamina del sole favorisce la fertilità

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 luglio 2011

Veldhoven, (SRF) L’apporto ottimale di vitamina D rientra tra i fattori che determinano il successo della cosiddetta “fecondazione in vitro”, la fecondazione in provetta. I risultati di una ricerca scientifica condotta dalla facoltà di Medicina dell’Università di Kocaeli, in Turchia, dimostrano che quanto più elevato il livello di vitamina D nel liquido follicolare in cui si trova l’ovulo, tanto più probabile la gravidanza. Allo studio hanno partecipato 84 donne sterili, che si sono sottoposte alla fertilizzazione in vitro. Lo studio ha dimostrato che la percentuale delle gravidanze si rivelava maggiore nelle donne il cui liquido follicolare presentava livelli di vitamina D più elevati. Dal calcolo statistico si è potuto evincere che l’innalzamento del livello di vitamina D di 1 ng/mL aumenta del 6% la probabilità di una gravidanza. “In campo scientifico, un livello medio di vitamina D pari a 40 – 60 ng/mL di sangue viene considerato il valore minimo affinché la vitamina D possa dispiegare i propri effetti positivi in maniera ottimale. La vitamina D, stimolata dai raggi UV, si forma al 90% nella pelle”, spiega Ad Brand del Sunlight Research Forum (SRF) a proposito dell’apporto ottimale di vitamina D. Il Sunlight Research Forum (SRF) è un’organizzazione senza scopo di lucro con sede nei Paesi Bassi. Il suo obiettivo è divulgare al pubblico le più recenti nozioni mediche e scientifiche relative agli effetti sugli esseri umani di un’esposizione moderata ai raggi UV.

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Cellule staminali: possibile produrle in vitro

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 novembre 2010

Cellule staminali prodotte “in vitro” grazie al laser. Non si tratta di un obiettivo scientifico, ma di una vera e propria realtà.  Lo testimoniano i dati presentati oggi durante il congresso Laser Florence 2010 relativi a una sperimentazione portata avanti dal professor Leonardo Longo, medico chirurgo specialista in endocrinologia e docente a contratto in Laser Chirurgia e Medicina delle Università di Siena e San Marino, nonché “Visiting Researcher Professor” presso diverse università in tutto il mondo. A partire da qualsiasi tessuto, come risulta dai dati scientifici presentati dal professor Longo, è infatti possibile generare cellule staminali grazie all’irradiazione laser.  Il processo, che non prevede l’aggiunta di altre sostanze, aumenta la crescita, la differenziazione, la “migrazione” e la riproduzione delle cellule stesse, che risultano, dopo il trattamento con laser, anche altamente funzionali.  In 10 casi su 10, infatti, la funzionalità dopo l’irradiazione con laser si è attestata al 98%.

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