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INAIL: quando la tecnologia trasforma il lavoro in peggio

Posted by fidest press agency su sabato, 6 luglio 2019

Venerdì 12 luglio un’ora di sciopero del personale INAIL indetto dall’Unione Sindacale di Base  che si terrà alla fine di ogni turno di lavoro contro l’introduzione della cosiddetta procedura “AGENDA”.Si tratta in sostanza del trasferimento a ogni singolo dipendente della responsabilità della gestione della propria posizione su presenze, permessi e missioni. Una mossa contro la quale USB si è già ripetutamente pronunciata ma che l’amministrazione ha voluto portare avanti a ogni costo.In un ente travolto dalle problematiche, la procedura “AGENDA” non poteva che essere la goccia che fa traboccare il vaso: malfunzionamenti e assenza di istruzioni precise costringono infatti i lavoratori a perdere quotidianamente ore di lavoro, sottraendole all’attività istituzionale e quindi all’utenza.Nel Piano Triennale dei Fabbisogni 2019-2021 la leva tecnologica veniva indicata come il fattore di trasformazione. Peccato sia una trasformazione in peggio, segno di un distacco dal mondo reale. Lo dimostrano le “risposte” della Direzione Generale in una riunione sulla nuova procedura. Silenzio totale su termini e costi dell’appalto “non ricordo” alla domanda se corrisponda a verità un costo dai 20 agli 80 euro per ogni singola richiesta d’intervento a Service Now. Alla faccia della trasparenza.Una bella trovata, la procedura “AGENDA”, che fa il paio con i nuovi 7000 smartphone acquistati per il personale. Sullo sfondo, l’aumento del malessere del personale anche a causa di procedure malfunzionanti e disorganizzazione del lavoro, l’aumento dei carichi di lavoro, il ricorso ormai selvaggio al fenomeno del mansionismo, la carenza di personale nelle strutture.Non ricordiamo da quanto tempo uno sciopero sia stato indetto avendo come controparte diretta l’Inail. Evidentemente abbiamo oltrepassato ogni limite. Chiediamo ai lavoratori INAIL di unirsi allo sciopero, indipendentemente dall’appartenenza sindacale.
(fonte: Coordinamento nazionale USB INAIL)

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Usb: i vigili del fuoco morti a Catania non avevano assicurazione INAIL, come tutti i pompieri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 marzo 2018

Sgomento, rabbia, amarezza questi sono i sentimenti che si sono mescolati durante tutta una notte passata tra le macerie di una esplosione e i telefoni che impazzivano. Due colleghi distesi per terra e due portati di corsa in ospedale. Siamo rimasti tutti senza respiro! Sono uscite foto, tra le nostre chat, frammenti di corsi ed emergenze passate dove ognuno di noi ricordava Dario e Giorgio nella propria esperienza personale. Questa mattina tutti abbiamo aperto subito il sito ufficiale del corpo nazionale: nessuna notizia ancora! Poi sale la rabbia: siamo gli unici lavoratori senza copertura INAIL! Come Unione Sindacale di Base chiediamo da tempo, troppo, di godere di questa copertura. Ma il governo – i governi – hanno altro da fare e un nostro diritto sacrosanto rimane negato, nonostante in questi momenti, in tutti i momenti della giornata di lavoro, ci darebbe quella tutela necessaria a chi come noi di mestiere “salva le vite”.È necessario, è indispensabile che anche i vigili del fuoco abbiano la copertura INAIL. Non possiamo più accettare di essere l’unica categoria non tutelata quando ci facciamo male o, come nel caso di Catania, piangiamo un dolore estremo!Noi, vigili del fuoco, con un solo secondo di lavoro guadagniamo una intera vita di stipendio. Ma oggi non vogliamo fare polemica sul salario, 1350€ non giustificheranno mai la vita che facciamo. La copertura INAIL però la pretendiamo per rispetto verso tutti i vigili del fuoco che ogni giorno rischiano la propria vita senza chiedere mai nulla in cambio. Il telefono squilla e noi partiamo ma poi cosa succede? Come Usb chiediamo che il governo convochi urgentemente le parti affinché si lavori immediatamente sull’acquisizione del diritto INAIL per tutti i vigili del fuoco. Chiediamo ai cittadini di unirsi al nostro dolore ma anche di sostenerci in questa battaglia affinché la perdita di due nostri colleghi non rimanga un freddo articolo di cronaca. (fonte: Coordinamento nazionale Vigili del Fuoco Unione Sindacale di Base)

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L’emendamento Scanu alla legge di stabilità

Posted by fidest press agency su martedì, 19 dicembre 2017

montecitorio

E’ “in discussione presso la Commissione Bilancio della Camera. Prevede il doppio binario – medicina legale militare e Inail – che, con ogni probabilità, sarà inserito in occasione dell’approvazione della legge di stabilità con mozione di fiducia al governo, mostra ancora una volta la debolezza della tutela dei militari privi di organizzazioni che agiscano in ragione dei loro interessi.
La nuova norma che interesserà la valutazione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali del comparto sicurezza e difesa e vigili del fuoco, non solo affossa i bilanci delle amministrazioni interessate e sottrae risorse al welfare, ma è priva di quel preventivo confronto tra le parti che mal si concilia con uno Stato democratico, soprattutto in una fase in cui si assiste sempre più soventemente al presidio controllato della democrazia se non alla militarizzazione di parti dello Stato. Economicamente, il provvedimento comporterà meno risorse (decine e decine di milioni di euro) a Scuola, sanità e sicurezza a vantaggio dell’Inail che, solo per fare da passacarte (alla Commissione medica ospedaliera e Comitato di verifica per le cause di servizio), in un settore altamente rischioso come quello della sicurezza e difesa, incasserà 1300 euro per ogni singola “pratica”.
E’ una vergona!” lo afferma in una nota il Segretario Generale dell’Associazione Finanzieri Cittadini e Solidarietà (FICIESSE), Francesco Zavattolo. “Il provvedimento, inoltre, qualora diventasse legge, non definendo la competenza giurisdizionale (tribunali amministrativi o giudice del lavoro) creerebbe un forte contenzioso lasciando il campo ad una giurisprudenza sconnessa, disomogenea e iniqua. Ma la cosa più grave”, continua Ficiesse, “è che una materia così delicata venga sottratta al confronto con le parti sociali per essere inserita nel calderone variegato della legge di stabilità”. “Auspico” conclude il Segretario Generale, “che il Governo e i partiti, tutti, diano un senso e un peso ai provvedimenti di prossima approvazione impedendo scorribande pericolose sulla pelle dei cittadini e della loro sicurezza. A Salvatore Garau, presidente dell’Associazione AFEVA Sardegna, i sentimenti di vicinanza e stima per la propria attività di dissenso civile avviato con lo sciopero dalla fame davanti a Montecitorio per protestare contro questa ennesima rougue proposal.

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Lavoro e sicurezza

Posted by fidest press agency su domenica, 28 Mag 2017

inail«I dati diffusi dall’Inail sull’andamento di infortuni e decessi nei primi quattro mesi dell’anno confermano ancora una volta l’Italia tra i Paesi europei maggiormente in difficoltà sul tema della sicurezza sul lavoro. Ritenersi soddisfatti perché i parametri sono in linea con quelli dello scorso anno non è accettabile quando ogni giorno almeno 2 persone muoiono e più di 1.700 si fanno male nel tentativo di guadagnarsi da vivere». Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di
Roma e presidente di Sogeea SpA, azienda specializzata nella sicurezza sui luoghi di lavoro.«L’attenzione sul tema deve restare sempre viva, anche perché nelle pieghe di numeri all’apparenza non inquietanti si possono scorgere elementi di viva preoccupazione. Su tutti, quelli che riguardano alcune delle controparti storicamente meno tutelate nelle dinamiche lavorative: tra le donne, ad esempio, nel primo quadrimestre del 2017 sono aumentati sia gli infortuni (78.148 contro 77.255) che i decessi (37 a fronte dei 30 dello scorso anno). Stesso discorso per i lavoratori extracomunitari (+3,4% di infortuni e addirittura + 36% di morti) Tutte le componenti coinvolte – prosegue Simoncini – hanno il dovere di lavorare ogni giorno per un salto di qualità a livello culturale: aziende pubbliche e private, liberi professionisti, realtà di piccole o grandi dimensioni devono trattare il tema della sicurezza con l’attenzione e la dedizione solitamente riservate a qualsiasi processo produttivo, altrimenti un deciso abbattimento del numero delle vittime rimarrà una chimera. Allo stesso tempo bisogna implementare le risorse da destinare alle ispezioni e alle verifiche, inasprire le sanzioni per chi opera in spregio di norme e buon senso e studiare meccanismi di defiscalizzazione ancora più premianti per chi decide di investire sulla sicurezza».

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Infortuni sul lavoro

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 giugno 2016

infortuni-lavoro«I dati diffusi dall’Inail non devono indurre ad abbassare la guardia di fronte a una questione di primaria importanza come la sicurezza sul lavoro. Il fatto che nel 2015 si sia registrato un leggero calo sia a livello di infortuni che di decessi rispetto all’anno precedente va ovviamente letto positivamente, ma lascia comunque l’Italia in una posizione assai delicata rispetto ai principali partner europei: l’indice di lavoratori morti rispetto a quelli occupati rimane nettamente superiore a quello medio dell’Unione. Inoltre, non va dimenticato come le statistiche dell’Inail non tengano conto, ad esempio, dei lavoratori assicurati con altri istituti, delle partite Iva individuali e, ovviamente, dell’economia sommersa, che soprattutto nell’edilizia e in agricoltura rappresenta un fenomeno per nulla marginale».Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA, azienda specializzata nella sicurezza sui luoghi di lavoro.«Altri due dati non possono certo indurre all’ottimismo – prosegue Simoncini –. Innanzitutto la costante crescita delle malattie professionali, che sconta pesantemente anche lo spostamento sempre più in avanti dei limiti di età per poter usufruire del trattamento pensionistico. Secondo, il fatto che quasi il 90% delle aziende controllate sia risultato in posizione irregolare: segno inequivocabile che, soprattutto nel privato, la lunga congiuntura economica negativa ha spinto a tagliare le risorse destinate alla sicurezza. Per indurre ad aumentare la soglia di attenzione su questo tema, andrebbero studiati degli efficaci meccanismi premiali che ad esempio possano agire sugli obblighi fiscali delle aziende: chi si dimostra virtuoso nella gestione della sicurezza dei propri dipendenti deve poter usufruire di sgravi consistenti, che vadano a sommarsi a quelli già in essere relativi alle prestazioni assicurative. Tali misure dovrebbero essere accompagnate dall’aumento delle spese per controlli e verifiche e dalla semplificazione della legislazione in materia, rendendola più facilmente comprensibile e applicabile anche alle piccole imprese, che in Italia rappresentano il settore maggiormente colpito dal problema degli incidenti sul lavoro. Andrebbe poi eliminata la possibilità che sugli affidamenti di incarico a professionisti responsabili della sicurezza si operi con il metodo del ribasso di offerta, in modo da non penalizzare le figure altamente specializzate».

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Infortuni e morti bianche

Posted by fidest press agency su domenica, 1 Mag 2016

ilva“Nel celebrare la Giornata Mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro – dichiara Cinzia Pellegrino, Responsabile Nazionale del Settore Vittime dello Stato del Dipartimento Tutela Vittime di FdI-AN – non possiamo non fare una lunga riflessione sui dati pervenuti a marzo da parte dell’INAIL riguardanti gli infortuni e le morti bianche.
Appare chiaro che – più che stabilire norme atte a prevenire l’incidentalità – è necessario accertarsi che queste norme vengano effettivamente applicate, ovunque esse siano prescrivibili, sia che si tratti di una piccola impresa, che di una grande industria. Cultura della sicurezza e della prevenzione vuol dire rispettare sempre e comunque il diritto ad un ambiente sicuro e salubre a tutti i livelli. Per realizzarlo, datori di lavoro e lavoratori devono impegnarsi a mantenere i compiti di ognuno, accordando la massima priorità al principio di prevenzione e vigilando sulla sua osservanza.
Ben ardua e davvero complessa in Italia sembra essere in particolare l’applicazione di tale principio nello stabilimento dell’Ilva di Taranto, sempre più nell’occhio del ciclone, dopo l’avvio a gennaio 2016 di un’indagine approfondita della commissione europea per stabilire se il sostegno dato dallo Stato italiano all’acciaieria conferisca all’azienda un vantaggio indebito precluso ai concorrenti. A noi sembra più urgente provvedere alla decontaminazione del sito, azione tra l’altro già sollecitata dalla commissione, che ha previsto la cessione delle attività dell’ILVA a un acquirente che le metta in conformità con le norme ambientali e le sfrutti a scopi produttivi, nonché un risanamento della grave situazione ambientale del sito, purché la spesa sostenuta sia poi rimborsata dall’inquinatore. Questa rischia di prospettarsi però ancora una volta un’occasione mancata per lo stabilimento, oltre che una spesa impattante sul debito pubblico per 2 miliardi di euro; occasione che non sembra voglia essere colta nonostante una serie di leggi “ad personam” che consentono all’ILVA la priorità assoluta di pagamento anche rispetto ai debiti verso enti pubblici in caso di fallimento e lo svincolo di fondi provenienti dai beni sequestrati ai suoi azionisti ed ex dirigenti.
Aggiunge Vanni Caragnano, Referente del Dipartimento per Taranto e Provincia: “Per molti anni l’ILVA ha disatteso le norme ambientali, causando gravi problemi per l’ambiente e la salute pubblica nel tarantino. Dal 2013 la commissione porta avanti nei confronti dell’Italia un procedimento d’infrazione per non aver provveduto a che l’acciaieria rispettasse le norme ambientali UE per le emissioni industriali e la maggiore sicurezza sui luoghi di lavoro.
Non possiamo non ricordare oggi che proprio negli ultimi due anni la frequenza dei sinistri, in un paio di casi anche mortali, sia aumentata. Restano sempre prioritari e necessari, aldilà di accertamenti da parte della Comunità Europea, assieme agli adeguamenti ambientali, anche gli ammodernamenti all’interno dello stabilimento che portino a maggiori attenzioni nei cicli produttivi e maggiore scrupolosità nel rispettare le norme sulla sicurezza sui posti di lavoro.
Questi di certo – conclude Caragnano – sono gli unici strumenti indispensabili per poter ridurre al minimo il tragico fenomeno delle malattie tumorali che sta colpendo la popolazione che vive nei quartieri vicini allo stabilimento e per poter far diminuire in modo drastico il numero e la gravità degli incidenti all’interno del sito. (foto: ilva)

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Casellario centrale infortuni dell’INAIL

Posted by fidest press agency su martedì, 12 luglio 2011

L’Inail ha pubblicato sul sito istituzionale il rapporto statistico 2010 del casellario centrale infortuni che Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” riporta. Il Rapporto Statistico contempla, nel periodo di osservazione i danni alla persona derivanti dagli eventi infortunistici accaduti sia in ambito professionale sia extraprofessionale, con particolare riferimento a quelli tutelati dalla assicurazione RC Auto. La Banca Dati effettua una rilevazione degli eventi che hanno causato postumi di invalidità permanente e che sono effettivamente riconosciuti e/o indennizzati dagli enti assicuratori pubblici e privati. Il Casellario si propone di fornire al sistema istituzionale, all’utenza pubblica e privata, agli enti di ricerca, agli addetti ai lavori, uno strumento utile sopratutto per le politiche pubbliche in materia di prevenzione degli eventi monitorati. Infatti grazie al Casellario è possibile controllare se la persona interessata era già stata registrata e, in caso affermativo, per quale tipo di lesione: una verifica di grande utilità sia in caso di eventuali attività antifrode sia per analisi più strettamente medico-sanitarie proponendo una lettura di un fenomeno di grande allarme sociale. Secondo l’Inail una crescita costante nel tempo. Al 31 dicembre scorso nella banca dati erano presenti quasi 8 milioni e 700mila (8.639.887 per l’esattezza) nominativi di infortunati/tecnopatici. Di grande rilievo è la crescita costante del dato (mediamente quasi 500mila l’anno, un incremento rappresentato – per la maggior parte – da casi INAIL o Rc auto gestiti dalle società assicuratrici): basti pensare che il totale delle anagrafiche presenti nel 2005 era di poco superiore ai 6 milioni e 150mila unità.
Dal 2009 al 2010 raddoppio delle consultazioni. Aspetto ancora più qualificante della attività istituzionale del Casellario – proprio perché rappresenta un parametro immediato per valutare l’utilità diretta della banca dati – è quello relativo alla sua consultazione. La ricerca dei precedenti con accesso diretto online ha fatto registrare, infatti, nel corso degli ultimi anni una crescita molto forte, al punto che nel corso del 2010 le ricerche complessive sono quasi raddoppiate rispetto al 2009, passando da 141.076 a 279.937. L’incremento è dovuto per lo più alle ricerche effettuate dalle imprese assicuratrici. Si presume, inoltre, che questo andamento è destinato a essere ampiamente confermato anche in futuro, considerato che – con il rilascio della nuova banca dati reingegnerizzata – è stata anche migliorata la navigabilità, resa più intuitiva ed agevole. Dal 1992 il data base nazionale di tutti gli infortunati assicurati. Funzione primaria del Casellario è fornire i precedenti infortunistici di tutti coloro che sono coperti da una forma di polizza e, oltre agli Enti che gestiscono assicurazioni obbligatorie, tutte le imprese assicurative hanno l’obbligo per legge di comunicare i nominativi degli infortunati (insieme ad altre notizie relative alle modalità dell’incidente considerato). Istituito nel 1922 come prima forma di archiviazione degli infortuni sul lavoro con postumi permanenti, il Casellario venne trasferito in gestione presso l’INAIL nel 1945 e, nel corso del tempo, ha progressivamente ampliato il proprio bacino informativo fino a diventare il data base nazionale di tutti gli infortunati assicurati (e non più, dunque, solo di quelli sul lavoro). Uno strumento essenziale per le verifiche antifrode e sanitarie. Fondamentali le attività che questo strumento permette di gestire.

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L’Inail e il maltolto ai lavoratori

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 settembre 2010

Apparentemente l’I.N.A.I.L. (Istituto Nazionale per l’Assicurazione  contro gli Infortuni sul Lavoro e le Malattie Professionali) sembrerebbe che sia stato gestito bene fino ad oggi. Ed infatti, il Bilancio consuntivo relativo al 2007 attestava quasi il triplicare delle entrate rispetto alle uscite ed anche l’andamento dei Bilanci consuntivi successivi ha confermato questa linea di tendenza. I vertici dell’Istituto hanno esaltato gli andamenti contabili con comunicati pieni di enfasi non rendendosi forse conto che l’I.N.A.I.L. non è un’azienda commerciale ma un ente previdenziale che dovrebbe tendere al bilancio in pareggio e comunque a non tesaurizzare denaro a danno dei lavoratori assicurati. Eppure, un’analisi approfondita della gestione dell’Ente sconfessa quanto propagandato dai  vertici delle trascorse gestioni dell’importante Istituto previdenziale che purtroppo hanno condizionato negativamente l’assetto presente e dell’immediato futuro dell’ I.N.A.I.L. Le interrogazioni parlamentari al Senato ed alla Camera e le vicende giudiziarie che hanno  più volte coinvolto i vertici dell’Ente, infatti, confutano nel modo più assoluto che l’I.N.A.I.L. sia stata gestita in modo corretto.  Le interrogazioni parlamentari effettuate dal 2007 all’agosto 2010 riguardano la pessima gestione del patrimonio immobiliare e del sistema informatico dell’Ente per cui si sono verificati indagini su ben due Direttori generali (Mario Palma nel 1993 ed Alberigo Ricciotti nel 2001) e di altri Dirigenti  generali dell’I.N.A.I.L., tra cui Alberto Cicinelli, diventato nel 2008 Direttore generale e su cui l’onorevole Antonio Di Pietro nel dicembre 2009 ha presentato un’interrogazione parlamentare (n. 4 – 05326 del 9.12.2009) in occasione della sua probabile nomina a consigliere di amministrazione dell’I.N.A.I.L., dopo il suo pensionamento, da parte del ministro Sacconi  (con l’occasione  l’on. A. Di Pietro ha rievocato tutti gli scandali di interesse immobiliare ed informatico che hanno coinvolto fin dal 1993 i vertici dell’Ente). Su parecchie vicende di interesse immobiliare ed informatico sono state attivate oltre che indagini da parte della magistratura penale anche indagini della Corte dei Conti. E così ricordiamo le interrogazioni parlamentari del senatore Tecce n. 4 – 01421 del 22.7.2007, dell’on. Ciro Alfano n. 4 – 06767 del 22.11.2007, dell’on. A.Musi  n. 5 -01848 per gli scandali di gestione immobiliare da parte dei Dirigenti dell’I.N.A.I.L. Le due interrogazioni parlamentari dell’on. Francesco Nucara (n. 4 – 05767 del 27.11.2007, senza alcuna risposta, e  n. 4 -00407 con risposta del tutto inadeguata) riguardavano sia lo sperpero di denaro per il Sistema Informatico dell’I.N.A.I.L. sia il suo carente funzionamento ed il suo difetto strutturale.Un interessante articolo di Giuseppe Cerfeda ed Ivano Marchello, comparso sulla rivista medico legale Tagete ( n. 2 del giugno 2007) organo dell’Associazione Medico Legale Melchiorre Gioia (che si dedica proprio allo studio del danno biologico),  metteva in evidenza, quanto sostenuto anche dai Patronati e dalle Scuole Medico Legali: l’assoluta incongruenza ed inadeguatezza del sistema indennitario I.N.A.I.L. e delle relative Tabelle Valutative di cui al D.M. 12.7.2000. Le ombre del sistema I.N.A.I.L. vengono riportate all’attenzione dell’attuale Governo con il recentissimo atto di sindacato ispettivo n. 4 – 03578 del 3 agosto 2010 rivolto ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell’economia e delle finanze e della salute con il quale il presidente Belisario è intervenuto in una altra vicenda che danneggia i lavoratori assicurati con l’I.N.A.I.L.: il sovvenzionamento da parte dell’Istituto negli ultimi dieci anni, ed in particolare della sua Direzione generale, di studi e ricerche sulla prevenzione (affidati ad istituti estranei all’I.N.A.I.L. e senza la partecipazione attiva dei Sanitari e dei Professionisti delle Consulenze Tecniche Accertamento Rischi Professionali dell’Ente) senza adeguate garanzie sui progetti di ricerca, senza esibizione di adeguati curricula professionali in tema prevenzione da parte dei fruitori delle sovvenzioni, senza previsione di riscontro delle ricerche e degli studi effettuati da parte dell’I.N.A.I.L. in qualità di sovvenzionatore. In più il senatore Belisario ha sottolineato, che contrariamente a quanto sollecitato dalla Commissione Lavoro presieduta dal senatore Smuraglia nel 2000 circa la sottostima delle malattie professionali ed i tumori professionali, l’I.N.A.I.L. non ha compiuto negli ultimi dieci anni, nonostante ne avesse le strutture ad hoc e le possibilità economiche, studi epidemiologici al riguardo sia per pervenire ad un equo indennizzo dei lavoratori sia per ampliare le conoscenze in ambito di prevenzione delle malattie professionali,  dei tumori professionali e delle morti bianche. Insomma, secondo Giovanni D’Agata di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” è ora che i Ministri interrogati rispondano e che si restituisca ai lavoratori assicurati con I.N.A.I.L. il maltolto!

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Sicurezza sui luoghi di lavoro

Posted by fidest press agency su domenica, 8 novembre 2009

L’INAIL ha presentato l’annuale rapporto che ricostruisce il quadro regionale conoscitivo del fenomeno infortunistico. I dati nazionali per l’anno 2008 rimangono molto pesanti (874.940 infortuni e 1.120 morti), ma si registra tuttavia una decisa inversione di tendenza rispetto all’anno precedente. Nel 2008 infatti il bilancio infortunistico valutato su scala nazionale si può senz’altro definire positivo poiché si registra una diminuzione degli infortuni del 4,1% rispetto al 2007 e di oltre il 7% per i casi mortali che, per la prima volta dal dopoguerra, scendono sotto la soglia delle 1.200 unità/anno. Molteplici, per l’INAIL, sono le concause di questo risultato positivo: le campagne di vigilanza straordinaria nei cantieri edili; la sottoscrizione di importanti protocolli per azioni positive nei settori più rischiosi; la creazione di osservatori sugli infortuni. Ma uno dei fattori principali che ha permesso di ottenere questo rissultato è senz’altro rappresentato dallo sforzo compiuto dal sistema della formazione professionale (e più in particolare da parte dei fondi interprofessionali) a favore della cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro.

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“Polo della sicurezza” intorno all’Inail

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2009

Intervenendo alla Presentazione delle Linee di mandato strategico  2009-2012 del CIV dell’Inail, il Vice Presidente della Commissione Lavoro della Camera, On. Giuliano Cazzola, ha sostenuto che “deve essere assolutamente realizzato un ‘polo della sicurezza’ intorno all’Inail che instauri organici legami funzionali tra tutti gli enti pubblici che si occupano di sicurezza del lavoro e con le stesse Aziende sanitarie locali, che, in generale, a causa della loro vocazione prevalentemente sanitaria ed ospedaliera non sono in grado, specie nel Sud, di svolgere i compiti loro affidati sul versante della sicurezza e della salute dei lavoratori. Il Testo Unico recentemente corretto su iniziativa del Governo – ha proseguito Cazzola – affronta questo tema nel quadro delle tematiche delle sinergie tra gli enti che non devono consentire soltanto la realizzazione dei risparmi previsti ma che devono servire a migliorare l’attività di prevenzione, formazione, vigilanza e controllo a favore della sicurezza dei lavoratori”.

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Rapporto regionale INAIL: Infortuni sul lavoro

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2009

Come ogni anno il Rapporto regionale INAIL ricostruisce il quadro conoscitivo del fenomeno infortunistico. In ogni Rapporto si mettono in relazione i dati regionali sugli infortuni e le morti bianche con l’andamento occupazionale e, più in generale, con il quadro socio-economico territoriale. Lo scopo è quello di condividere con operatori istituzionali, professionisti, forze sociali e opinione pubblica, le diverse informazioni riferibili al tema degli infortuni sul lavoro. Dal Rapporto della Lombardia, (Milano 22 ottobre), nel 2008 gli incidenti mortali sono stati 172 (nel 2007 erano stati 214). In generale, il numero degli incidenti sul lavoro è diminuito di 6 mila unità. Nelle costruzioni (-13,6%) il calo più sensibile. Dal Rapporto della Toscana (Firenze 22 ottobre) emerge il miglioramento dell’andamento infortunistico che continua anche nel 2008. Le denunce di infortunio, infatti, ammontano a 69.118 casi con una differenza di 3.106 unità (pari a -4,3%) rispetto al 2007. Per quanto riguarda il Rapporto della Calabria (Catanzaro 23 ottobre) sono stati 13.068 gli infortuni per l’anno 2008: il 3,4% in meno rispetto al 2007, quando se ne sono contati 13.528. Le strategie avviate per ridurre il numero di infortuni sono state molteplici: dalle campagne di vigilanza straordinaria nei cantieri edili, a quelle di formazione/informazione per la sicurezza nei luoghi di lavoro; dalla sottoscrizione di importanti protocolli per azioni positive nei settori più rischiosi alla creazione di osservatori infortuni.

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