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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

Posts Tagged ‘incendi’

Anche quest’anno l’Italia brucia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 settembre 2020

Dall’incendio scoppiato sul Gran Sasso a inizio mese, per il quale è stato chiesto lo stato di emergenza, ai roghi del palermitano, passando per Campania e Calabria, anche questa estate presenta il conto di aree boschive danneggiate o perdute a causa degli incendi. In generale, le principali cause sono il progressivo abbandono di aree agricole e di pascolo, la mancanza di gestione del territorio e un approccio che si concentra principalmente sulla lotta agli incendi attivi piuttosto che sulla loro prevenzione. La situazione è destinata a peggiorare: i cambiamenti climatici causeranno sempre più spesso condizioni meteorologiche estreme che predispongono la vegetazione a bruciare.Negli ultimi anni nel bacino mediterraneo si è assistito a incendi sempre più vasti e severi, con grandi superfici percorse e perdite di vite umane. Dal 2000 al 2017 le aree interessate da incendi sono state 8,5 milioni di ettari, circa tre volte e mezzo la Sardegna.È quello che emerge dal rapporto “Un Paese che brucia. Cambiamenti climatici e incendi boschivi in Italia”, pubblicato oggi da Greenpeace Italia e Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale (SISEF) con l’obiettivo di spiegare il legame fra questi due fenomeni, offrendo raccomandazioni e proposte.I cambiamenti climatici e le foreste sono strettamente connessi. Da un lato, le foreste trattengono e assorbono carbonio, svolgendo quindi un ruolo determinante nel mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici. Dall’altro, l’aumento delle temperature medie annuali, l’alterazione delle precipitazioni e il verificarsi di eventi meteorologici estremi (per forza e frequenza) mettono a rischio funzionalità e salute delle foreste, diminuendone la capacità di fornire servizi ecosistemici, ed esponendole ulteriormente a tempeste, siccità e incendi sempre più frequenti.
Oltre a Luca Tonarelli, i membri SISEF che hanno collaborato alla stesura del rapporto sono Giorgio Vacchiano, Ricercatore in gestione e pianificazione forestale presso l’Università Statale di Milano; Davide Ascoli, Ricercatore in selvicoltura e pianificazione forestale presso l’Università degli Studi di Torino; Giuseppe Mariano Delogu, Comandante regionale del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale dal 2007 al 2009 e docente presso l’Università di Sassari; Valentina Bacciu, Ricercatrice presso il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici.

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L’Aquila, incendi: chiesto lo stato di emergenza per il territorio comunale

Posted by fidest press agency su domenica, 2 agosto 2020

Il Comune dell’Aquila ha chiesto alla presidenza del Consiglio dei ministri la dichiarazione dello stato di emergenza per il territorio comunale del capoluogo d’Abruzzo, a causa degli incendi che stanno interessando per il quarto giorno le zone dei quartieri di Pettino e Cansatessa e la frazione Arischia.
Lo ha deciso stamani la Giunta comunale. La deliberazione è stata inoltrata alla Regione Abruzzo, perché provveda a sostenere la richieste dell’ente al Governo ai fini dell’emanazione del provvedimento di stato di emergenza.
La delibera approvata oggi dall’esecutivo comunale del capoluogo parte della considerazione “dell’estensione dei fenomeni e dell’estrema gravità del danno; pertanto – è scritto nel provvedimento – si profilano come indifferibili ed urgenti diversificate misure di difesa del territorio e di protezione della popolazione, misure straordinarie ed emergenziali che sono di impossibile attuazione per l’amministrazione Locale e per i soggetti colpiti e che si ritengono anche superiori alle possibilità di intervento della Regione Abruzzo”.
“Gli incendi – ha spiegato il sindaco Pierluigi Biondi – hanno finora interessato circa 700 ettari delle zone boschive che si trovano sopra i quartieri di Cansatessa e Pettino, densamente abitate, con un numero di residenti superiori a 10.000, e dell’abitato di Arischia, dove vivono 1800 persone. Inoltre i danni rilevanti del patrimonio boschivo ricadono parzialmente all’interno del perimetro del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga”.
“La dichiarazione dello stato di emergenza – ha proseguito Biondi – è necessaria sia per l’applicazione delle procedure utili per incrementare l’azione finalizzata a un contenimento ancora più efficace degli incendi, sia per avere un’opportuna copertura delle spese elevatissime che Comune e Regione stanno sostenendo e dovranno sostenere ancora”
“E’ certamente vero – ha affermato ancora il sindaco dell’Aquila – che l’opera di contenimento degli incendi vede un impiego massiccio di mezzi e uomini per almeno 12 ore giornaliere: sette velivoli Canadair, 3 elicotteri, 80 Vigili del Fuoco, 40 militari del IX Reggimento Alpini, 70 volontari di protezione civile, 30 dipendenti comunali con quattro ruspe, 4 pattuglie della Polizia municipale. Ma è altrettanto vero che i costi che si debbono sostenere per rendere possibile queste operazioni sono elevatissimi e la nostra Protezione civile, insieme con quella della Regione, provvederà a stimarli. I costi, peraltro, non sono sono quelli da sostenere per l’emergenza in corso, ma anche quelli del post incendio, quando i vigili del fuoco dovranno effettuare una ricognizione puntuale sull’area interessata con i droni e si dovrà procedere con le necessarie operazioni di bonifica”. “Con la dichiarazione dello stato di emergenza – ha concluso il sindaco dell’Aquila – le istituzioni avranno la possibilità di gestire la fase critica in atto (che, oltre alla tutela dei boschi coinvolti, comporta ancor più la necessità di attuare operazioni di salvaguardia della popolazione, qualora la situazione dovesse peggiorare) e le procedure successive con risorse adeguate”.

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Incendi l’Aquila

Posted by fidest press agency su domenica, 2 agosto 2020

Incendi l'Aquila“Sono riprese alle 6 di stamani le operazioni di spegnimento delle fiamme che da giovedì interessano l’area di Arischia e Cansatessa-Pettino.Sono attivi 4 canadair, 2 elicotteri, 1 elicottero Erickson, 80 Vigili del fuoco, 56 volontari di protezione civile, 35 alpini del IX Reggimento e 14 unità di personale del Comune dell’Aquila. Gran parte della flotta aerea di Stato è impegnata sulla nostra città e solo nella giornata di ieri sono stati effettuati 500 lanci. Il Dipartimento nazionale di Protezione civile ha dato la disponibilità a effettuare il rifornimento di carburante degli elicotteri presso l’aeroporto di Preturo e non a Pescara, con conseguente velocizzazione delle operazioni di spegnimento. “Ho avuto un confronto con i Vigili del fuoco, che ha attivato anche il nucleo Sapr (Sistemi aereomobili pilotaggio remoto) che grazie a un drone a termocamere monitora l’evoluzione delle fiamme. Lo stesso nucleo, al termine delle operazioni di spegnimento effettuerà una ricognizione aerea, per la redazione del catasto dei terreni percorso da incendio. Nel resto del Paese sono attivi altri 12 incendi ed è possibile il dirottamento di alcuni mezzi in altre emergenze” dichiara il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi. Nelle foto, il sindaco Biondi con il prefetto dell’Aquila Cinzia Torraco e gli uomini dei vigili del fuoco e delle strutture operative impegnate a contenere gli incendi (copyright comune l’Aquila)

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Su incendi in Sicilia: «Musumeci spegne solo la speranza»

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 luglio 2020

«Anche questa estate sono iniziati gli incendi in tutto il territorio siciliano che mandano letteralmente in fumo il patrimonio boschivo, con danni disastrosi per la fauna e l’ambiente nell’assenza grave e colpevole di adeguati interventi della regione. Di questi giorni le prime drammatiche immagini delle fiamme che divorano i monti che sovrastano i monumenti di Segesta e del bosco di Magaggiaro, polmone verde di inestimabile valore dell’agrigentino».A dirlo è Pippo Zappulla, segretario regionale di Articolo uno in Sicilia.
«Rispetto al passato sono aumentati – continua Zappulla – solo gli annunzi, le critiche rivolte ai precedenti governi e forse la volontà di istallare qualche telecamera a infrarossi, ma continua a brillare l’assenza della indispensabile programmazione degli interventi seri, veri, concreti e la situazione è inevitabilmente peggiorata».«Musumeci – sostiene il segretario di Articolo uno in Sicilia – aveva annunziato grandi interventi per rendere più efficace l’azione di prevenzione e di spegnimento degli incendi boschivi, nell’intervento fiume di ieri all’Ars li ha reiterati ma nessuna svolta concreta si è realizzata per evitare l’ennesima stagione di disastri ambientali e paesaggistici. Occorre da subito una diversa gestione e visione del territorio, bene da tutelare, valorizzare e consolidare e non da consumare e lasciare bruciare e distruggere. Ed è evidente che hanno ragione i sindacati nel denunziare che gli stessi forestali addetti all’antincendio sono insufficienti (1.500 in meno di quanto previsto dalla pianta organica), che hanno un’età media troppo alta, che sono privi dei mezzi indispensabili per il loro lavoro e per lo più ci si affida ai mezzi aerei e privati. Quando bruciano campagne, boschi, colline, frutteti tutto serve ed è utile ma per contrastare gli incendi soprattutto quelli estesi rimane fondamentale una coordinata azione da terra».In sintonia con i sindaci – conclude Pippo Zappulla – che devono provvedere ad aggiornare i Piani di Protezione Civile e il Catasto delle aree percorse da incendio e imporre i vincoli previsti le attività di prevenzione devono iniziare già ad aprile, altrimenti anche su questo delicato e importante versante emergerà pesantemente il fallimento del governo regionale.

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In Amazzonia incendi e deforestazione vanno di pari passo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 agosto 2019

Quest’anno il 75 per cento dei focolai si è verificato in aree che nel 2017 erano coperte dalle foreste e che successivamente sono state deforestate o degradate per lasciare spazio a pascoli o aree agricole. Negli stati di Rondônia e Pará, ad esempio, gli incendi mostrano chiaramente l’avanzata dell’agricoltura industriale nella foresta, spesso per far spazio a pascoli per il bestiame e colture, soia in particolare, destinate alla mangimistica.
Dei 6.295 focolai registrati tra 16 e il 22 agosto, il 19 per cento si è verificato in aree naturali protette, il 6 per cento delle quali appartengono a diversi Popoli Indigeni.
“Le fiamme che stanno consumando l’Amazzonia non sono un problema solo per il Brasile, ma per l’intero Pianeta. Con l’aumentare degli incendi, infatti, aumentano anche le emissioni di gas serra, favorendo ulteriormente l’innalzamento della temperatura globale e, conseguentemente, il verificarsi di eventi meteorologici estremi che rappresentano un grave pericolo per la fauna selvatica e la vita di migliaia di persone. Agire per porre fine alla deforestazione dell’Amazzonia deve essere un obiettivo globale e un obbligo per chi guida il Paese” dichiara Marcio Astrini, di Greenpeace Brasile. “Gli incendi che stanno devastando l’Amazzonia stanno distruggendo l’immagine del Brasile a livello internazionale. Perfino il settore agroindustriale ha ammesso che le politiche anti ambientaliste del governo possono causare danni economici. Nel frattempo, Bolsonaro non ha annunciato alcuna misura concreta per combattere la deforestazione”. La distruzione delle foreste è una delle principali cause del cambiamento climatico e della massiccia estinzione delle specie a cui stiamo assistendo, oltre ad essere spesso associata alla violazione dei diritti umani. Come è stato ribadito a inizio mese dall’IPCC (Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici), proteggere le foreste è fondamentale per affrontare la crisi climatica che stiamo attraversando.

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S.O.S. Amazzonia

Posted by fidest press agency su sabato, 24 agosto 2019

Roma. Il movimento internazionale giovanile Fridays For Future si è mobilitato in molti paesi del mondo per denunciare il disinteresse del governo brasiliano davanti al problema gravissimo degli incendi nelle foreste in Amazzonia, un dramma ambientale che riguarda il mondo intero anche se è localizzato solo in territorio brasiliano.Da una velocissima ricerca su internet si vede immediatamente che si sono svolte manifestazioni a Londra e Parigi sotto le ambasciate del Brasile, in Belgio la mobilitazione avverrà lunedì prossimo, e che in Italia i giovani si sono ritrovati a Milano, Torino, Firenze, Bologna, Roma e in alcuni centri minori.A Roma però non è stato dato il permesso di manifestare sotto l’ Ambasciata brasiliana che si trova nella centralissima Piazza Navona. Da qualche mese le manifestazioni ambientaliste sono un occasione per rapidi confronti tra le politiche securitarie dei diversi paesi europei. A fine giugno un caso emblematico era stato l’ uso dello spray al peperoncino, spruzzato da poliziotti, da distanza ravvicina, contro attivisti di Extinction Rebellion che a Parigi bloccavano un centrale ponte sulla Senna. Le immagini erano state riprese da alcuni giornalisti ma un servizio video è riuscito ad avere una diffusione particolarmente capillare, anche oltre i confini francesi, e manifestazioni di solidarietà con gli attivisti francesi si svolsero sotto ambasciate e consolati francesi di molti paesi europei.Talvolta sono curiosi anche i comportamenti diversi che si verificano nello stesso paese a seconda della particolare situazione. Per esempio a Bruxelles una ventina di persone si sono sdraiate tra enormi striscioni per almeno 30 minuti all’ interno dell’ aeroporto . Nessuno li ha costretti ad alzarsi, ma, quando alcune settimane dopo 70 giovani volevano contestare con una colorata iniziativa i saldi dei negozi della moda, la metà di questi sono stati fermati immediatamente dalla polizia e trattenuti per alcune ore.Così oggi i giovani romani non sono stati autorizzati a manifestare davanti all’ Ambasciata del Brasile, ma non si sono persi d’ animo. Mentre davanti al Pantheon si alternavano gli interventi di giovani e meno giovani, seguiti con grande interesse da tutti coloro che si trovavano nella famosa piazza, ha iniziato a circolare la voce che dopo la fine del sit in era possibile recarsi, senza farsi notare troppo, davanti all’ Ambasciata del Brasile. Così, alla spicciolata ma non troppo, i giovani sono arrivati in Piazza Navona ed hanno potuto lanciare il loro S.O.S. per la foresta amazzonica davanti alla sede diplomatica brasiliana.Questo è solo l’ inizio delle numerose mobilitazioni per la difesa dell’ ambiente che si svolgeranno prima della fine del 2019, ma, se l’ impegno sarà sempre così deciso e così composto, queste campagne saranno una boccata di ossigeno per tutto il confronto e conflitto, politico e sociale, almeno dei paesi europei, uno spettacolo che negli ultimi anni è stato invece particolarmente brutto. (Marco P.)

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SCUOLA Udir: la sicurezza nelle scuole e i rischi incendi

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 maggio 2019

Udir ha inviato alla VII Commissione del Senato proposte gli emendamenti per modificare il ddl 1100 “Definizione del piano triennale di interventi per l’adeguamento alla normativa antincendio degli edifici adibiti ad uso scolastico” con misure integrative sull’attuazione del piano triennale di intervento e Termini di adeguamento. Marcello Pacifico (Udir): L’aspetto della sicurezza delle scuole ci sta molto a cuore, perché siamo fermamente convinti del fatto che docenti, Ata, dirigenti scolastici e studenti, prima di poter impartire un ottimo servizio e fruire di un’eccelsa istruzione, debbano, di diritto, trovarsi sempre in un luogo sicuroIl giovane sindacato, che tutela i DS, ha inviato ai senatori dellla VII Commissione, specifici emendamenti al ddl 1100 “Definizione del piano triennale di interventi per l’adeguamento alla normativa antincendio degli edifici adibiti ad uso scolastico”.Nel particolare, al comma 2, per quanto riguarda le misure integrative sull’attuazione del piano triennale di intervento, la norma intende porre in essere misure atte a migliorare la sicurezza degli alunni e dei lavoratori attraverso le risorse già individuate. Al comma 2 bis invece, in Termini di adeguamento, in vista dell’inizio del nuovo anno scolastico, la norma intende permettere l’applicazione delle misure di sicurezza in termini confacenti alle predette. Inoltre, al comma 2, dopo la lettera b) si specificano gli Interventi straordinari e contravvenzioni e di come, nei casi di interventi straordinari di messa in sicurezza antincendio degli edifici scolastici sprovvisti di SCIA, ai Dirigenti Scolastici degli Istituti oggetto di lavori, nell’ipotesi di attività di vigilanza ispettiva svolta sul territorio nazionale dal personale dei VVF, non possano essere loro attivate le procedure previste dal D.Lgs. 09/12/1994 n. 758 per le eventuali contravvenzioni rilevate, in quanto scaturenti dalla mancata attuazione degli interventi da porre in essere.Marcello Pacifico, presidente nazionale Udir, afferma che “la sicurezza delle scuole è un argomento a cui abbiamo sempre dedicato largo spazio, perché siamo fermamente convinti del fatto che docenti, Ata, dirigenti scolastici e studenti, prima di poter impartire un ottimo servizio e fruire di un’eccelsa istruzione, debbano, di diritto, trovarsi sempre in un luogo sicuro. Per questo continuiamo la nostra azione emendativa e porteremo avanti la nostra protesta attraverso lo sciopero di venerdì 17 maggio”, ha concluso il presidente Pacifico.

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Reso esecutivo il decreto per lo stanziamento di 114 milioni di euro per l’adeguamento antincendio scuole

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 febbraio 2019

Entro 12 mesi gli enti locali dovranno aggiudicare i lavori e il 20% in anticipo subito. Come da precedente comunicazione, che prevedeva lo stanziamento di fondi per la messa in sicurezza antincendio alla luce dei livelli di priorità A, B e C per le scuole italiane, si rede esecutivo il piano per l’adeguamento antincendio nelle scuole con lo stanziamento da parte del Miur di 114 milioni di euro per 2.267 edifici scolastici presenti sul territorio nazionale, stanziando le risorse per il prossimo triennio 2019-2021. Il giovane sindacato ha interpellato l’esperto nel campo della sicurezza scolastica, l’ingegnere Natale Saccone, tra l’altro anche formatore dei seminari che Udir sta portando in giro per l’Italia. Marcello Pacifico (Udir): Auspichiamo che gli enti locali prendano subito in mano le redini per mettere al sicuro i nostri istituti.
La cifra dello stanziamento costituisce una prima tranche dei fondi attraverso cui ottenere la certificazione antincendio, ai quali seguiranno gli ulteriori investimenti atti a garantire la sicurezza antincendio dei nostri istituti, affinché si possa ottenere la SCIA come previsto dal DPR 151/2011.Gli Enti locali che beneficeranno di queste risorse avranno 12 mesi di tempo per aggiudicare i lavori di adeguamento alla normativa antincendio e potranno richiedere subito, all’atto del finanziamento, un anticipo del 20% dei fondi. Ricordiamo, inoltre, che in riferimento ai termini per l’adeguamento antincendio degli edifici scolastici, la norma prevede che dal 1° gennaio 2019 tutte le scuole dovrebbero essere dotate della SCIA (Segnalazione Certificata Inizio Attività) antincendio e rispettare le disposizioni del decreto del 1992 (Norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica) o, in alternativa, del decreto 7 agosto 2017 (Approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi per le attività scolastiche).
Con il decreto 21 marzo 2018, oggetto tra l’altro di un seminario Udir per i dirigenti scolastici, recante: “Applicazione della normativa antincendio agli edifici e ai locali adibiti a scuole di qualsiasi tipo, ordine e grado, nonché agli edifici e ai locali adibiti ad asili nido” si definivano i livelli di priorità programmatica, come precedentemente sostenuto dal sindacato che, a tutela dei propri iscritti, aveva predisposto una lettera di diffida in funzione della classificazione dei livelli di priorità antincendio che dovevano essere predisposti dagli enti locali proprietari degli immobili ad uso scolastico. Per l’adeguamento antincendio delle scuole, i livelli di priorità programmatica erano:
· Livello di priorità A – osservanza delle disposizioni del dm 26 agosto 1992 relative a: impianto elettrico di sicurezza; sistemi di allarme; estintori; segnaletica di sicurezza; norme di esercizio.
· Livello di priorità B – osservanza delle disposizioni dm 26 agosto 1992 relative a: spazi per esercitazioni; spazi per depositi; spazi per l’informazione e le attività parascolastiche; spazi per servizi logistici; impianti fissi di rivelazione e/o di estinzione degli incendi.
· Livello di priorità C – le restanti disposizioni del decreto ministeriale.
Pertanto alla luce del suddetto screening prioritario, le attività di adeguamento potranno essere realizzate secondo le suddette indicazioni, in alternativa con l’osservanza delle norme tecniche del dm 3 agosto 2015, come integrato dal dm 7 agosto 2017, e fatti salvi gli obblighi stabiliti dagli artt. 3 e 4 del dpr 151/2011, quali attività soggette al controllo da parte dei VVF, nonché l’integrale osservanza del dm 26 agosto 1992.

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Estate, pericolo incendi: prevenire è meglio che curare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 giugno 2018

Con l’arrivo della stagione estiva ritorna il rischio incendi per il patrimonio boschivo italiano. Il 2017 è stato un anno orribile per le foreste italiane, con oltre 140.000 di ettari in fumo, quasi tre volte quelli del 2016, mentre la Protezione Civile stima che negli ultimi 30 anni sia andato perso, in termini di biomassa, il 12% del patrimonio forestale del nostro Paese.
Per evitare di attivarsi solo in stato emergenziale, le amministrazioni e i gestori privati dovrebbero mettere in atto delle semplici azioni preventive capaci di ridurre drasticamente il rischio di incendio nei boschi, nelle foreste e nelle aree verdi urbane. Anche in termini economici infatti, oltre che ambientali e di sicurezza, prevenire un incendio costa in media 8 volte in meno che spegnerlo.Tra le azioni possibili il PEFC Italia ne indica 5:
1. I boschi e le foreste devono essere gestiti e non lasciati a loro stessi: l’abbandono colturale è il problema del settore forestale italiano. Il taglio degli alberi dei boschi non è un evento negativo: se fatto in modo corretto infatti contribuisce ad alimentare la crescita degli alberi più giovani a scapito di quelli malati e secchi (e quindi più a rischio incendio). In questo senso, la certificazione forestale obbliga ad un monitoraggio costante delle risorse forestali ed è quindi il migliore strumento di prevenzione.
2. La pulizia del sottobosco – e la sua rimozione – aiuta a controllare il problema degli incendi. Un territorio curato costituisce infatti un ostacolo al propagarsi delle fiamme: la mancata manutenzione del sottosuolo non permette ad esempio all’acqua piovana o a torrenti ostruiti di essere assorbiti dal terreno. Allo stesso modo devono essere curati i prati e tutte le aree verdi all’interno delle aree urbanizzate, la cui erba alta deve essere rimossa con regolarità.
3. I rifiuti abbandonati al limitare delle aree boschive o all’interno delle stesse possono essere veicolo di incendio: per questo andrebbero smaltiti in maniera corretta. Rifiuti abbandonati costituiscono per altro un rischio molto elevato per la salute qualora dovessero prendere fuoco.
4. La creazione di punti d’acqua e la presenza di una viabilità forestale sono necessari per intervenire prontamente in caso di incendio. A questo si aggiunge la costruzione di infrastrutture come punti di atterraggio per elicotteri. Il sostegno, la formazione e il mantenimento dei vigili del fuoco volontari sono una buona pratica da estendere a tutto il paese.
5. L’avvio di campagne di sensibilizzazione nei confronti dei cittadini è importante per renderli coinvolti e partecipi del fatto che il bosco non soltanto produce ossigeno ed assorbe anidride carbonica, ma ha anche il compito di tutelare l’assetto idrogeologico del territorio. Ricordare ai cittadini quali sono le norme di sicurezza da rispettare quando ci si trova in bosco è importante per prevenire incendi di natura colposa.

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I Comuni devono tenere ed aggiornare annualmente il catasto delle aree incendiate

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 settembre 2017

INCENDIO-PONTINALo stabilisce la legge nr. 353/2000 che prevede un preciso obbligo di dotarsi di un catasto in cui registrare i terreni che sono stati attraversati dalle fiamme, negli ultimi cinque anni.Detta norma stabilisce che sulle aree colpite da incendio non possano essere realizzati strutture o infrastrutture civili, commerciali o industriali per 10 anni dal rogo e, in caso di trasgressione, i Comuni sono obbligati a disporre la demolizione immediata delle opere realizzate a spese dei responsabili. Inoltre i fondi percorsi dal fuoco non possono subire cambi di destinazione d’uso per 15 anni e nei contratti di disposizione di detti fondi va richiamato questo vincolo, pena la nullità dell’atto stesso.Infine su dette aree sono vietate per 5 anni le attività di rimboschimento sostenute con risorse pubbliche e per 10 anni pascolo e caccia, proprio per evitare che lo stesso rimboschimento si trasformi in un vero e proprio affare, pagato dai Cittadini.Il Codacons evidenzia come in Calabria siano stati incalcolabili sia i danni alla fauna per tutti gli animali, impossibilitati a fuggire e morti tra le fiamme, sia quelli alla flora. Danni, questi ultimi, che rendono ancor più preoccupante il rischio di crolli e lasciano presagire il peggio, in termini di dissesto idrogeologico, alle prossime abbondanti piogge.In più tratti le scarpate, ormai spoglie della vegetazione, si mostrano cedevoli, con piccoli massi che già si riversano nelle strade sottostanti, senza esserci stata alcuna precipitazione, figuriamoci quando arriveranno le piogge autunnali o, peggio, le ormai non più rare “bombe d’acqua”.Per tali ragioni il Codacons ha avanzato una formale richiesta di accesso al Comune di Catanzaro per ottenere copia del Catasto dei terreni, aggiornato con l’attestazione dell’avvenuta pubblicazione annuale sull’albo pretorio e di tutte le osservazioni pervenute.Il Codacons ha chiesto, altresì, di conoscere tutte le aree sottoposte a vincolo e, soprattutto, il numero dei procedimenti attivati per imporre ai proprietari di fondi incolti la pulizia degli stessi, onde prevenire gli incendi nonché il numero di interventi eseguiti dall’Ente in danno ai proprietari che sono rimasti inadempienti.Nel contempo il Codacons ha chiesto alla Regione Calabria di elaborare uno specifico piano di protezione civile per le aree poste a valle dei costoni devastati dagli incendi che, con le piogge autunnali, rischiano di essere invase dai flussi fangoso-detritici. (foto: incendi)

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Incendi e protezione civile nazionale

Posted by fidest press agency su martedì, 15 agosto 2017

INCENDIO-PONTINA“Gli incendi di questi giorni che hanno devastato l’Italia meridionale mostrano in maniera plateale il fallimento dell’organizzazione dell’antincendio boschivo messo in campo dalla Protezione civile nazionale e da quelle regionali”. È quanto dichiara Edmondo Cirielli, deputato di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale.“Il sistema degli appalti privati delle Regioni e soprattutto della Protezione Civile governativa non solo è fallimentare – spiega – ma costa in maniera esorbitante e probabilmente è anche criminogena. Quando il centrodestra sarà al governo Fratelli d’Italia pretenderà che si torni al sistema gestito dalle Forze Armate e dalle Forze di polizia”. “È stato un crimine depotenziare le flotte aeree di Vigili del Fuoco, Polizia, Guardia di Finanza, Carabinieri, Forestale, Esercito, Marina e Aereonautica- conclude Cirielli -. Oltre ad aver privato lo Stato di un asset strategico si è arricchito un sistema inefficiente. Mentre il nostro Meridione brucia il governo del Pd insieme alle nostre Regioni bruciano milioni di euro in inutili baracconi clientelari”.

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Le falle del 112

Posted by fidest press agency su domenica, 13 agosto 2017

incendio pineta fiumicinoUn incendio di sterpaglie e la centrale inizia a zoppicare, cinque o dieci incendi e va in tilt. Il 112, numero unico che doveva cambiare in meglio i sistemi di emergenza, è ancora lontano dall’aver portato una svolta. Non solo perché è attivo solo in alcune regioni ma anche perché dove è presente talvolta sembra aver peggiorato le cose. Venerdì scorso al Viminale c’è stata una riunione straordinaria per discutere del caso Roma, dove a tanti cittadini sono toccate estenuanti attese prima di parlare con un operatore.
Lo chiamano uno-uno-due per distinguerlo dal 112 dei carabinieri. È il Nue, “numero unico di emergenza” che da anni l’Europa ha chiesto all’Italia di attivare per gestire le chiamate di chi ha bisogno dell’ambulanza, dei vigili del fuoco o della forze dell’ordine. Una sala operativa di primo livello che smista poi le telefonate a quelle di secondo. La prima ad istituirla, nel 2010 quando già il nostro Paese era stato sanzionato per i ritardi, è stata la Lombardia. Adesso la Regione, con 3 centrali, è il punto di riferimento. Nel 2015 è partita Roma, nella zona del prefisso 06, poi quest’anno Liguria, Piemonte, Sicilia orientale, Trentino e Friuli.
Dove il Nue è attivo, chi fa un qualunque “vecchio” numero di emergenza viene indirizzato automaticamente alla centrale unica, che dovrebbe servire soprattutto a tre cose: localizzare la richiesta grazie al Ced (centro elaborazione dati) del Viminale, compilare la scheda anagrafica di chi chiama, tagliare le richieste improprie. L’ultimo punto è fondamentale, si stima infatti che il 30-40% delle telefonate ai numeri di emergenza sia per avere informazioni o comunque per motivi non urgenti. A 112, 113, 115 e 118 dovrebbero essere girate solo chiamate per le quali l’intervento è necessario. In Lombardia in media la centrale unica fa tutto in 50 secondi.
Quest’estate i tracolli del Nue della capitale sono frequenti. Le attese per chi telefona certi giorni sono lunghissime per due motivi. Il primo ha a che fare con il numero degli operatori, che non sarebbe sufficiente. E infatti si è deciso di assumere. Il secondo, il più grave a detta degli esperti, sono gli incendi. Come sottolineano dalla centrale, nelle altre stagioni arrivano in media 350-400 chiamate al giorno da girare al 115. Quest’estate si è saliti in certi casi a ben 5mila. In un’ora i telefoni possono squillare anche 1.200 volte.
Forse Lombardia a parte, nessun Nue ha evitato polemiche riguardo a problemi e falle. A Torino a fine luglio l’annegamento di un bambino di 10 anni ha fatto partire all’attacco il sindacato autonomo dei pompieri Conapo: “I vigili del fuoco sono stati avvertiti ben 15 minuti dopo la richiesta di soccorso al 112”. In Sicilia lo Smi, il sindacato dei medici più forte nei 118 descrive una situazione delicata. “I cittadini ci dicono che i tempi di risposta si sono allungati parecchio con la centrale unica – dice Emanuele Cosentino – Ci vogliono anche 4 minuti per passare la chiamata dal 112 al 118. “Ci sono problemi con i centralinisti “laici” – dice. Insieme a loro in centrale ci vorrebbero anche persone formate per i vari tipi di emergenza, da vigili del fuoco a sanitari e forze dell’ordine. Solo loro hanno l’esperienza per inquadrare i vari casi. Senza una formazione specifica finisce che è come se rispondesse un disco e basta”. Disco che purtroppo in molti conoscono bene. (Fonte: Nuove direzioni)

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Castel Fusano: Dopo gli incendi il caso politico

Posted by fidest press agency su martedì, 8 agosto 2017

pineta castelfusanoROMA – “L’Assessore all’Ambiente di Roma Capitale, Pinuccia Montanari, chiarisca quanto prima quanto emerge dalla bozza di Delibera che istituisce il nuovo Ufficio Speciale di Coordinamento della Riserva Naturale del Litorale Romano. Secondo quanto si legge infatti nel Bilancio 2016 di Roma Capitale erano disponibili fondi residui pari a 787 mila euro che non sono stati impegnati: disponibilità finanziarie derivanti da Fondi pubblici del Ministero dell’Ambiente che non sono stati spesi e che invece potevano essere decisamente utile a quell’Organismo di Gestione della Riserva che la stessa bozza di Delibera descrive come inefficiente. Un’efficacia talmente scarsa da essere stata anche motivo della revoca del finanziamento ministeriale avvenuta in data 4 ottobre 2016, come si evince da quanto scritto nella stessa bozza di Delibera, e conseguenza dell’istituzione di un nuovo Ufficio: l’Ufficio Speciale che è appunto l’oggetto della bozza. Tra le righe, ma neanche troppo, l’Assessore all’Ambiente di Roma Capitale – la cui bozza di Delibera porta la firma – non solo attua un commissariamento della stessa Sindaca nella gestione dell’antincendio all’interno della Riserva, sottolineando l’inefficienza e l’inefficacia di una gestione fallimentare che non ha neanche impegnato fondi disponibili, ma di fatto mette in piedi un nuovo Ufficio che supplisce ad un Organismo di Gestione decisamente poco valorizzato nella centralità del suo scopo, ovvero la tutela della Riserva. Noi crediamo però che, al di là di una lettura tra le righe, l’Assessore debba chiarire meglio: perché i fondi disponibili non sono stati impegnati? perché non è stato valorizzato il ruolo dell’organismo di Gestione? a chi giova un nuovo “Ufficio Speciale”? L’Assessore non copra le palesi responsabilità di una Sindaca che non tiene sotto controllo alcun aspetto della vita cittadina, ma anzi restituisca a questa città la verità di una narrazione. Roma ne ha bisogno: buona parte della pineta di Castel Fusano è andata distrutta e non esiste ancora, dopo 13 mesi, neanche il Responsabile della Protezione Civile. Di quei finanziamenti si aveva un enorme bisogno. L’Assessore chiarisca e non si faccia intimidire dai rimpasti di Giunta che sembrano essere l’unico momento di operosità di una Sindaca incolore, insapore e inodore. Trasparente. Invisibile. L’Assessore dica la verità alla faccia e si dimostri, come del resto ha anche fatto l’ex Dg di Atac, più dignitosa e più professionale di quanti stanno in Giunta e in una squadra di Governo senza alcun titolo (o con titoli taroccati) e senza alcuna professionalità regressa. L’Assessore si smarchi. Lo faccia per Roma, che ha diritto di sapere”. Così in una nota Marco Palumbo, consigliere comunale Dem di Roma Capitale.

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Vesuvio: emergenza incendi

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 luglio 2017

vesuvioGiulia Pugliese: “Siamo da 10 giorni sul Vesuvio. Quasi tutto il Lichene che caratterizzava le colate laviche del Vesuvio è andato bruciato. Siamo riusciti a salvare parte del bosco dell’Avetrana ma alcuni lembi sono ancora a rischio. Bisogna intervenire con attività di bonifica”.“Il Lichene che caratterizzava le colate laviche storiche del Vesuvio è andato quasi tutto bruciato. Le colate laviche che si trovano nell’Atrio del Cavallo sono nere. Ad occhio possiamo dire che circa il 90 per cento del patrimonio ambientale è andato perso. Il fuoco è entrato in ogni angolo di bosco. Siamo riusciti a salvarne solo alcuni lembi. La Riserva Naturale Tirone Alto Vesuvio è andata quasi tutta bruciata. Siamo riusciti a salvare parte del bosco dell’Avetrana anche se alcuni lembi sono ancora a rischio. Bisogna intervenire con un’attività di bonifica del suolo per spegnere il fuoco anche sotto il terreno”. Dichiarazioni chiare quelle di Giulia Pugliese, una delle tre Guide Ambientali Escursionistiche AIGAE, che opera sul Parco Nazionale del Vesuvio con attività escursionistiche e che da parecchi giorni è impegnata notte e giorni nei luoghi colpiti dagli incendi. “Siamo sul posto dall’8 Luglio, ben 10 giorni – ha proseguito Pugliese – durante i quali abbiamo scavato dei solchi, quando gli incendi si abbassavano, per delimitare le aree colpite da quelle non colpite e cercare di evitare il propagarsi dell’incendio. Quando poi le fiamme erano altissime, circa 10 metri, ovviamente c’è stato l’intervento esclusivo dei canadair. Il lavoro della Protezione Civile, con la quale siamo stati in stretto contatto, è stato davvero eccezionale, di grande impegno. Abbiamo fatto anche attività di presidio direzionando i mezzi dei vigili del Fuoco provenienti da più parti d’Italia, ad esempio dalla Puglia ma anche da Trieste. Ora urgono un’analisi botanica e geomorfologica. Ieri ad esempio avevo visto il Pino alzato ed invece sotto era praticamente morto. Abbiamo lottato, davvero. Dobbiamo pensare all’immediata sicurezza della sentieristica, dei percorsi naturalistici e dobbiamo farlo non tanto per il recupero del turismo ma soprattutto per evitare che possano verificarsi anche nei prossimi anni fenomeni di dissesto idrogeologico. Gran parte dei boschi è andata in fumo ”.

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L’Italia in fiamme

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 luglio 2017

vigilidelfuoco14“Come ogni anno, puntualmente arriva l’estate e come ogni anno l’Italia, soprattutto lo splendido Mezzogiorno, va in fiamme a causa della mancanza di una manutenzione dei boschi e del taglio di sterpaglie, ma soprattutto a causa dei piromani che addirittura usano gli animali per propagare le fiamme. Persone ignobili, senza alcuna parvenza di umanità, le quali andrebbero fatte marcire in carcere senza alcuna pietà. Che cosa si aspetta a inasprire le pene? Per quale motivo non s’investono risorse adeguate per realizzare una prevenzione efficace contro gli incendi da ipercombustione naturale e contro la criminalità più o meno organizzata che fa di queste tragedie un business per lucrare sul mercato immobiliare e lavorativo? Cosa attendiamo a rinfoltire con nuove assunzioni le fila dei Vigili del Fuoco, veri eroi moderni?”. È quanto dichiara il deputato di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Walter Rizzetto.

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Campidoglio: ordinanza per prevenire gli incendi boschivi nel periodo estivo

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 maggio 2017

vigilidelfuoco14Roma. In vista del periodo estivo la sindaca di Roma Virginia Raggi ha disposto il divieto nel territorio comunale di tutte le azioni che anche solo potenzialmente possono provocare incendi boschivi. L’ordinanza sarà in vigore dal prossimo 15 giugno e fino al 30 settembre.Nel provvedimento sono previsti una serie di divieti tra i quali: compiere azioni che possono arrecare pericolo anche immediato di incendio nelle zone boscate e cespugliate ed in tutti i terreni condotti a coltura agraria; accendere fuochi per bruciare sterpaglie e residui di vegetazione provenienti da pascoli, prati, colture arboree e terreni abbandonati; usare apparecchi a fiamma o elettrici per bruciare metalli, motori e fornelli o inceneritori che producano braci; compiere altre operazioni che possono creare pericolo di incendio.L’utilizzo di fuochi d’artificio autorizzati è permesso a distanze non inferiori a 1 Km dalle aree boscate o cespugliate, mentre nelle aree adiacenti autostrade, ferrovie e grandi vie di comunicazione non possono essere accesi fuochi entro una fascia di 100 metri. Previste anche alcune prescrizioni per enti e privati possessori di boschi, terreni agrari, prati, pascoli ed incolti, che devono effettuare operazioni di pulizia o realizzare apposite fasce parafuoco per prevenire l’insorgere ed il propagarsi di incendi.

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Incendi in Sicilia: “Situazione drammatica, bene intervento Viminale”

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 giugno 2016

alfano“Quanto sta accadendo in queste ore in Sicilia, colpita da numerosi e vasti incendi, è drammatico e allarmante. Se la situazione non sta assumendo contorni ancora più tragici è per il grande impegno profuso dalle centinaia di volontari dei vigili del fuoco, della protezione civile e dagli agenti delle forze di polizia, cui va il nostro grazie, dispiegati dal Viminale. L’intervento del Governo, come ha sottolineato il ministro Alfano, è stato tempestivo e corale e continuo sarà il monitoraggio nelle prossime ore. Siamo vicini agli abitanti delle zone colpite dai roghi e rivolgiamo il nostro sostegno a tutti coloro che sono al lavoro per mettere in sicurezza i cittadini e a riportare quanto prima la situazione alla normalità”. E’ quanto dichiarano i deputati di Area popolare Nino Bosco, Enzo Garofalo, Nino Minardo, Dore Misuraca.
Notte e mattinata di fuoco in Sicilia. Lo straordinario scirocco delle ultime ore, che ha fatto raggiungere picchi di 39-40 gradi, sta alimentando decine di roghi scoppiati tra ieri in tarda sera e questa mattina in diversi comuni delle province di Palermo, Agrigento, Trapani e Messina. Le fiamme non hanno risparmiato diverse abitazioni e i sindaci hanno disposto l’evacuazione di case e scuole. Naturalmente il 115 è in tilt e il riordino mette a dura prova le esigue forze dell’isola. Del resto la Sicilia non è nuova a situazione del genere che hanno visto questo territorio primeggiare per incendi e numero di interventi dei vigili del fuoco. Di contro la politica del riordino ha visto dimezzare i numeri di dotazione organica e il mancato rinnovo del parco automezzi lascia gli operatori del soccorso ad operare in un’emergenza sull’emergenza.USB più volte ha sottolineato che non si può permettere che la Sicilia sia lasciata in balia del tempo senza una previsione accurata di un piano strategico di ampliamento delle dotazioni organiche e dei mezzi ma grazie al vecchio governo Monti e alla firma del 9 aprile 2014 la Sicilia è abbandonata ad un triste destino… e pensare che il ministro è Agrigentino… sarà che lui con il climatizzare acceso e la finestra del suo ufficio chiuso non senta ne puzza di fumo ne il caldo torrido di queste ultime ore… Noi invece chiederemo conto di quanto accaduto durante il tentativo di raffreddamento del 20 giugno 2016, a Catania, dove ci troveremo di fronte ad un direttore regionale che al massimo potrà allargarci le braccia e darci ragione mentre, nel frattempo verbalizzerà che è stato gestito tutto alla perfezione. (foto: alfano)

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Aumentano gli incendi e i vigili del fuoco scarseggiano

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2015

incendio pineta fiumicino«Ai dati relativi all’aumento del 120% degli incendi boschivi nel 2015 fa da contraltare la nostra denuncia sulla enorme carenza di organico dei Vigili del Fuoco, ai quali il governo, con la riforma della pubblica amministrazione appena varata, affiderà anche i compiti di lotta agli incendi del Corpo Forestale dello Stato. La carenza da noi denunciata di 3854 uomini tra il personale operativo, che equivale a circa il 12% su un totale di 32734, pesa non poco sulla capacità di intervento dei Vigili del Fuoco, le cui richieste di intervento sono in continuo aumento. Per non parlare poi dell’ età media del personale in servizio che è ormai vicina ai 50 anni. Il ministro Alfano nella conferenza stampa di ferragosto si è ben guardato di fare cenno a questa realtà. Nonostante questo governo in materia di assunzioni nel comparto abbia iniziato una inversione di tendenza dopo anni di tagli, come ha giustamente precisato anche il responsabile sicurezza del PD Fiano, reputiamo troppo timide le misure adottate, poiché continuano ad aggravarsi le carenze di organico. L’ unica soluzione è sbloccare il turnover dei vigili del fuoco e delle forze di polizia già a partire dalla prossima legge di stabilità».
A dirlo è Antonio Brizzi, segretario generale del Conapo, uno dei maggiori sindacati dei vigili del fuoco che precisa «di sprechi da tagliare nella cosa pubblica ce ne sono tanti, ma non sono certo tra il personale dei vigili del fuoco, tra chi porta sicurezza».
«Al premier Renzi, al ministro Alfano ed all’onorevole Fiano – ha aggiunto il leader del Conapo – ricordiamo anche che da troppi anni i vigili del fuoco soffrono di gravi sperequazioni retributive e pensionistiche rispetto agli appartenenti agli altri corpi dello stato, con divari che partono dai 300 euro mensili nelle qualifiche più basse, per arrivare ai 700 euro mensili nelle carriere più elevate. I Vigili del Fuoco sono fortemente demotivati perché nonostante gli si richieda il rischio della vita come e più degli appartenenti agli altri Corpi, sono trattati spesso peggio dei dipendenti pubblici che lavorano seduti ad una scrivania. E’ tempo di dare un segnale concreto di giustizia e di parità di trattamento verso i Vigili del Fuoco, il cui sangue versato per garantire la sicurezza ed il soccorso pubblico – ha concluso – non può valere meno degli altri servitori dello Stato».

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Il medioevo alle porte di Roma

Posted by fidest press agency su martedì, 8 febbraio 2011

Lettera al direttore. Lo storico Ludovico Gatto riferisce che nel medioevo, poiché nelle case abbondava il legname, era sempre latente il pericolo degli incendi, “un vero spettro nella vita cittadina di allora” (Medioevo quotidiano – Editori riuniti, pag. 51). Oggi il medioevo è alle porte di Roma, e il vero spettro è nella vita dei nomadi che abitano in baracche dove non abbonda il legname, ma la plastica con cui sono fatte. Questa volta a rimetterci la vita sono stati quattro bambini dai quattro agli undici anni. Il fuoco è divampato mentre dormivano. E sembra come se fosse la prima volta, e qualcuno dice basta con le baracche di plastica, e pensa ai rimedi, alle porte di ferro per la stalla dopo che i buoi sono scappati. Ma non è la prima volta. Qualcuno se li sentirà sulla coscienza i quattro innocenti carbonizzati? Neppure per sogno, giacché nessuno ha colpa. Nessuno è responsabile. Nessuno. Anzi, poiché siamo nel medioevo, perché non dare la colpa al diavolo? Gli angeli custodi dei piccoli, dormivano anche loro, il diavolo ne ha approfittato e ci ha messo la zampino. Uno zampino infuocato. (Miriam Della Croce)

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Turisti e incendi in Russia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 agosto 2010

Gli incendi in Russia rappresentano l’ennesimo disastro ambientale che si abbatte sulle vacanze dei consumatori – dichiara Pietro Giordano, Segretario Nazionale Adiconsum – e che purtroppo registra scorrettezze da parte di alcune agenzie di viaggio e di alcuni Tour Operator, che non provvedono a proporre ai consumatori possessori di pacchetti turistici mete alternative o non rispettano quanto previsto dalle normative di legge e quanto sancito dalla sentenza (Cass. III sez. civ. sentenza n. 16315/07).Adiconsum ricorda che La Corte di Cassazione ha stabilito che si può recedere dal contratto per la sopravvenuta impossibilità di utilizzazione della prestazione. Il pacchetto vacanze, nella formulazione “tutto compreso”, deve assicurare che la vacanza sia goduta in piena tranquillità secondo i canoni di valutazione del turista medio. L’impossibilità sopravvenuta di utilizzare la prestazione deve essere tale da vanificare o rendere irrealizzabile la finalità della vacanza quale occasione di svago e di riposo al di là dei motivi che spingono il turista a scegliere il pacchetto turistico.Ciò vale ancor di più se ad annullare il viaggio sia lo stesso Tour Operator o l’Agenzia di Viaggio, come sta accadendo in queste ore.La Farnesina nel suo sito (www.viaggiaresicuri.it) – continua Giordano – evidenzia l’opportunità, in linea con i principali siti di “travel advice” (consigli di viaggio) di rinviare i viaggi non strettamente necessari nelle zone colpite dall’inquinamento atmosferico e sconsiglia in ogni caso di recarsi in dette zone a bambini, anziani e persone affette da patologie cardiache o respiratorie.I consumatori che decidono di non partire verso le località oggetto del disastro ambientale russo e riportate nel suddetto sito del Ministero degli Esteri, ddevono comunicare a mezzo lettera Raccomandata con avviso di ricevimento, sia all’agenzia che al Tour operator, la propria decisione di non partire per i gravissimi fatti – ufficializzati dalla stessa Farnesina – che si stanno verificando nel Paese di destinazione del viaggio, chiedendo la restituzione del prezzo pagato ovvero il cambio del pacchetto con uno avente differente destinazione da concordarsi.Adiconsum consiglia di tenere costantemente monitorato il sito citato della Farnesina per prendere una decisione adeguata rispetto alla correlazione tra la situazione in Russia e le proprie date di partenza. Per ulteriori informazioni e per assistenza i consumatori possono rivolgersi alle sedi territoriali di Adiconsum ed al Centro Europeo Consumatori (www.ecc-netitalia.it)

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