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Posts Tagged ‘incendi’

“Cambiamento climatico: rivalutare i rischi di incendi boschivi”

Posted by fidest press agency su sabato, 23 ottobre 2021

A cura di Natalia Luna, Analista senior investimenti tematici, Investimento responsabile e Kyle Bergacker, Analista senior investimenti tematici, Investimento responsabile di Columbia Threadneedle Investments. La stagione degli incendi boschivi del 2020 è stata tra le peggiori mai registrate negli Stati Uniti. In California, è stata raggiunta la cifra record di oltre un milione e mezzo di ettari bruciati, il doppio rispetto al precedente primato registrato nel 2018. Durante il blocco dovuto alla pandemia, il Nord America è stata l’unica regione al mondo in cui i livelli di inquinamento sono aumentati, e ciò è dovuto quasi esclusivamente al fumo creato da questi incendi.Benché gli incendi boschivi siano da sempre parte del ciclo ambientale degli Stati Uniti occidentali, le temperature più alte e la maggiore siccità per periodi più lunghi, con episodi di condizioni insolitamente umide, stanno incrementando la frequenza e la gravità degli incendi. La stagione degli incendi del 2021 è già sulla buona strada per superare la devastazione causata lo scorso anno, proprio mentre gli Stati Uniti occidentali e nord-occidentali sono alle prese con una siccità e un caldo da record. Da inizio anno più di 40.000 incendi in 13 stati hanno già consumato 1,9 milioni di ettari.Per certi versi, i rischi legati agli incendi sono chiari: morti, danni alle proprietà e distruzione degli habitat naturali della fauna selvatica. Tra i disagi per gli individui e gli impatti economici più ampi, vi è una miriade di altri costi che tipicamente non vengono conteggiati o presi in considerazione dagli investitori. Il calcolo accurato dei rischi economici posti dagli incendi boschivi richiederà sempre più una metodologia di valutazione della perdita potenziale di beni fisici che vada oltre la semplice estensione dei terreni e che tenga conto dell’impatto a lungo termine sulla sostenibilità, la salute e la società civile.La portata del rischio fisico posto dagli incendi boschivi per le aziende è vasta e potrebbe rivelarsi estremamente costosa. Un rapporto del 2018 del Center for Disaster Philanthropy ha rilevato che, salvo provvedimenti, 215 delle 500 maggiori aziende del mondo rischiano di perdere mille miliardi di dollari di qui a cinque anni a causa degli impatti degli eventi climatici, tra cui gli incendi. L’aumento della gravità e della frequenza degli eventi meteorologici estremi colpirà sempre più società, il che potrebbe modificarne il profilo di rischio, con importanti implicazioni sul piano finanziario.Le società a rischio non sono solo quelle più ovvie. Molti potrebbero pensare che la maggior parte dei costi ricada sulle aziende attive nei settori dei servizi di pubblica utilità o delle assicurazioni, ma non è necessariamente così. Dobbiamo esaminare ogni società per capire come nello specifico è esposta al rischio fisico di incendi e conoscere i suoi piani di mitigazione e adattamento. Gli attivi di alcune organizzazioni subiranno un danno diretto (ad esempio nel caso delle infrastrutture di rete), ma quasi tutte risentiranno di un qualche impatto indiretto: interruzioni alle catene produttive, cambiamenti a livello di disponibilità delle risorse, approvvigionamento, esigenze di trasporto e sicurezza dei dipendenti, solo per fare qualche esempio. ll nostro team di scienza dei dati può costruire modelli analitici per i fenomeni quali i rischi di incendio. Esistono fonti di dati che ci permettono di monitorare 5.000 aziende per capire il loro rischio di incendio. Le sedi fisiche sono caratterizzate da strutture e rischi unici, e gli sforzi di mitigazione possono fare la differenza. Alcuni edifici, per esempio, possono trovarsi in una zona in cui gli incendi si verificano ogni settimana, ma l’impatto per le strutture è basso o inesistente e pertanto presentano una bassa esposizione al rischio generale di incendi boschivi. Se invece l’edificio si trova in un luogo soggetto a incendi frequenti che hanno buone probabilità di bruciarlo, l’esposizione a tale rischio sarà considerata molto elevata. L’impatto degli incendi boschivi su comparti e settori che emerge dopo aver preso in considerazione questi livelli di esposizione è molto più esteso di quanto ci si possa aspettare. Gli incendi boschivi non sono un fenomeno esclusivamente statunitense. Anche in Australia e persino in Siberia si stanno registrando temperature record e incendi, mentre l’ondata di calore senza precedenti e gli incendi boschivi divampati in Grecia durante l’estate potrebbero essere un presagio di ciò che avverrà in Europa meridionale e centrale con il diffondersi degli effetti del cambiamento climatico.Un numero crescente di società sta prendendo atto delle minacce persistenti poste dagli incendi boschivi e ha iniziato a valutare e comunicare la propria esposizione al rischio e i propri piani di mitigazione. Decine di aziende dell’S&P 500 (attive nel settore immobiliare, ricettivo e degli alimenti e bevande) attualmente includono informative sul rischio di incendi nei loro 10-K Report. Il loro numero è in aumento rispetto ai pochi casi di un decennio fa, ed è probabile che continuerà a crescere man mano che più investitori richiedono una maggiore trasparenza in materia di fattori di rischio ESG. I rischi per le società e l’economia legati a incendi boschivi e ad altri impatti ambientali causati dal cambiamento climatico, quali inondazioni, temperature eccessive e tempeste violente, non diminuiranno, anzi, è molto probabile che peggioreranno. Gli investitori devono avvalersi delle giuste ricerche e strumenti analitici per determinare gli effetti dei loro investimenti e delle loro allocazioni. Il nostro team d’investimento responsabile valuta continuamente i rischi di fattori ambientali come gli incendi boschivi nelle aziende in cui investiamo ed incorpora queste analisi nel nostro processo d’investimento fondamentale. (abstract)

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Lotta contro gli incendi. Onore al merito dei Vigili del Fuoco

Posted by fidest press agency su martedì, 31 agosto 2021

L’estate che ci stiamo lasciando alle spalle è stata rovente non solo per le alte temperature. Purtroppo anche per gli incendi che hanno devastato una parte consistente del nostro Paese. La Calabria, la Sicilia e la Sardegna sono state tra le regioni più colpite. Circa 158mila ettari di bosco sono andati in fumo e diversi milioni di animali selvatici arsi vivi. Quest’ecatombee del nostro patrimonio naturale ha visto impegnati i Vigili del Fuoco. Dal 15 giugno scorso a metà agosto i loro interventi sono stati oltre 52mila registrando un aumento del 75% rispetto al 2020. Raramente si è arrivati a numeri del genere. Migliaia di Vigili del Fuoco e con loro le forze dell’ordine hanno lavorato tutta l’estate per salvare l’ambiente, per impedire che il riscaldamento globale cresca ancora minacciando il futuro dei nostri figli. Hanno condotto le operazioni di protezione in una condizione di disagio che si ripete di anno in anno. E il disagio è presto detto: mancanza di personale, di mezzi e di adeguato aggiornamento. Problemi che riguardano l’intera Pubblica Amministrazione e sui quali non possiamo giocare al rinvio. Credo che la tragedia ambientale consumata questa estate debba innanzitutto rendere onore al merito dei Vigili del Fuoco e delle forze dell’ordine impegnati al loro fianco. Ma soprattutto mettere al primo punto dell’agenda politica il tema dei vuoti di organico e di ciò che ne consegue in termini di dotazione di mezzi e formazione. La Uilpa farà la propria parte con convinzione e determinazione perché la tutela dell’ambiente esca dalla retorica e si tramuti in fatti concreti rafforzando i corpi dello Stato che sono chiamati a questo compito. (By Sandro Colombi, Segretario generale Uil Pubblica Amministrazione)

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Incendi: Cgil-Cisl-Confsal, governo dia risposte a Vigili del Fuoco

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 agosto 2021

“Sono 140 mila gli ettari di bosco e vegetazione andati in fumo a causa degli incendi di queste settimane. Il corrispettivo di 5 città metropolitane. Una catastrofe annunciata che ha messo, ancora una volta, a dura prova la macchina dei soccorsi, in particolare quella dei vigili del fuoco, impegnati nelle operazioni di soccorso con uomini, attrezzature, mezzi aerei e terrestri. Una situazione nella maggior parte dei casi insostenibile, con le donne e gli uomini del Corpo esausti per fronteggiare i numerosissimi incendi, con turni di lavoro prolungati e massacranti, sia per le temperature in gioco sia per le limitate risorse umane a disposizione”. A denunciarlo sono la Fp Cgil, Fns Cisl e la Confsal Vigili del fuoco; che rivendicano: “Servono 40.000 unità operative e 5.000 unità tecnico professionali, serve dar seguito al monito lanciato dal Presidente del Consiglio Mario Draghi e da alcuni esponenti della politica. Siamo la componente fondamentale del sistema di Protezione Civile, ma siamo in pochi e il cittadino da noi si aspetta sempre il massimo risultato, anche quando la scarsità delle risorse in gioco non lo permette”.“A settembre – affermano Mauro Giulianella, coordinatore nazionale Fp Cgil Vvf; Massimo Vespia, segretario generale Fns Cisl; e Franco Giancarlo, segretario generale Confsal Vvf – con la ripresa delle attività, il rinnovo del contratto di lavoro sarà lo strumento per ripagare in parte il personale del Corpo degli sforzi fatti. Lo faremo garantendo loro la giusta valorizzazione economica e professionale, anche in termini previdenziali, condizione che ci vede in forte ritardo rispetto agli altri Corpi dello Stato”.Inoltre, proseguono, “saremo pronti a rilanciare la vertenza sulle indispensabili assunzioni, necessità non più rinviabile, scendendo anche in piazza se necessario. Ogni anno gli italiani piangono la perdita di vite umane, del patrimonio faunistico, di quello boschivo senza contare quello legato alla perdita dei sacrifici fatti per una vita. La causa è sempre la stessa: la scarsa attenzione nella previsione e nella prevenzione degli eventi. Per questo oltre alle assunzioni a tempo indeterminato servirà dare concretezza agli investimenti economici stanziati per fronteggiare gli eventi. Oggi sono stati gli incendi di bosco e vegetazione, domani saranno le alluvioni. Siamo stanchi di vedere sempre lo stesso film che ciclicamente ci viene riproposto, il governo risponda e dia fattiva concretezza alle tante belle parole spese durante questa emergenza incendi”, concludono.

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Incendi: Cia, per difesa boschi agricoltori pronti a prevenzione e gestione

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 agosto 2021

Gli agricoltori vogliono rendersi parte attiva nella battaglia per la prevenzione e la riduzione del rischio incendi, candidandosi a “sentinelle” del territorio. Grazie alla loro attività, infatti, i produttori agricoli possono giocare un ruolo primario nel contrastare la piaga dei roghi, incentivando la loro capacità di presidiare i boschi, con azioni di controllo e soprattutto di gestione del patrimonio verde nazionale. Così Cia-Agricoltori Italiani, dopo la nuova ondata di incendi, spesso di origine dolosa, soprattutto al Sud Italia, dalla Sardegna alla Sicilia fino a Calabria, Puglia e Abruzzo. Il patrimonio boschivo italiano si estende su tutta la penisola e supera gli 11 milioni di ettari di superficie, oltre un terzo dell’intero territorio nazionale. Si tratta di un’immensa risorsa di biodiversità che non va assolutamente dispersa e ridotta in cenere, tanto più che gli effetti per l’equilibrio naturale sono davvero devastanti e i tempi per il riassetto dell’ecosistema molto lunghi e costosi -ricorda Cia-. Senza contare che un solo ettaro di superficie coperta di alberi è in grado di assorbire mediamente 2 tonnellate l’anno di anidride carbonica, liberando una tonnellata di ossigeno.Un capitale verde che va necessariamente tutelato, quindi, prima di tutto dai roghi. Per questo è sempre più necessario programmare, valorizzare e incrementare le attività selvicolturali, con gli agricoltori protagonisti e utilizzando parte dei fondi del PNRR -evidenzia Cia-. Solo con una gestione attenta, efficiente e capillare, è possibile salvaguardare i boschi italiani dal rischio incendi, valorizzare al meglio biodiversità e paesaggio dal punto di vista economico e ambientale e garantire la stabilità idrogeologica del territorio.

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Sardegna: Lotta attiva agli incendi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 luglio 2021

Gli incendi che hanno devastato la Sardegna hanno colpito in modo duro anche agricoltori e allevatori, con oltre 20mila ettari di terreni andati in fumo e tanti animali che hanno perso la vita o sono rimasti feriti – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. In attesa di poter valutare in modo esaustivo i danni, è urgente offrire tutta l’assistenza e gli aiuti necessari alle imprese agricole e zootecniche sarde, per salvare il maggior numero possibile di animali e proteggere le coltivazioni che sono state risparmiate dal fuoco.La piaga degli incendi non è purtroppo una novità per la Sardegna, ma con il cambiamento del clima questi eventi diventano sempre più ricorrenti e devastanti – continua Tiso. Dal 15 giugno sono stati 29.187 gli interventi effettuati dai vigili del fuoco per incendi boschivi e di vegetazione in genere, 12.787 in più rispetto allo stesso periodo del 2020. Per questo è necessario stanziare nuove risorse per la lotta attiva agli incendi. Gli agricoltori svolgono un ruolo fondamentale per il presidio e la protezione del territorio. Grazie a pratiche sostenibili possono contribuire a diminuire l’impatto di incendi, frane e alluvioni. In questi frangenti emerge quindi con più forza l’importanza di assisterli non solo in un momento di emergenza come quello attuale, ma in modo continuativo, per far sì che l’intera comunità sia preparata ad affrontare gli effetti di calamità naturali i cui danni possono essere prevenuti o quanto meno ridotti al minimo.

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Incendi: Cia, catastrofe in Sardegna

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 luglio 2021

Boschi, pascoli, case e aziende agricole inghiottite dalle fiamme con danni milionari. La situazione in Sardegna, devastata da gravissimi incendi nelle ultime 48 ore, è davvero drammatica. Mentre si lavora senza sosta per spegnere i roghi, anche con i Canadair, nella provincia più colpita dell’Oristanese si contano già 20.000 ettari di territorio bruciati e 1.500 sfollati. Così Cia-Agricoltori Italiani, insieme a Cia Sardegna, che continua a monitorare la situazione ed è vicina ai cittadini e ai produttori che stanno vivendo una vera e propria catastrofe. “Migliaia di ettari di inestimabile patrimonio boschivo e macchia mediterranea andati in fumo, centri abitati accerchiati dalle fiamme e campagne distrutte con capannoni e strutture agricole bruciate e perdite ingenti tra coltivazioni e bestiame -ha dichiarato il presidente di Cia Sardegna, Francesco Erbì-. Davanti a questa emergenza assoluta, siamo al fianco delle centinaia di agricoltori e allevatori che stanno lottando per cercare di salvare le aziende dal fuoco recuperando animali e mezzi di lavoro. Siamo pronti a garantire loro la necessaria assistenza, sia per la dolorosa conta dei danni subiti, sia per sostenerli nella ricostruzione e ripartenza. Restiamo vicini ai Comuni e alle popolazioni coinvolte e ribadiamo la completa mobilitazione del mondo agricolo per far fronte a qualsiasi necessità e per collaborare con la Protezione Civile, il Corpo Forestale e tutte le forze dell’ordine impegnate in questa terribile lotta contro gli incendi”.“La situazione di straordinaria emergenza che sta vivendo la Sardegna richiede soluzioni di emergenza e, soprattutto, risorse straordinarie -ha sottolineato il presidente di Cia nazionale, Dino Scanavino-. Chiediamo al governo di attivarsi subito per far fronte a questo disastro economico e ambientale con l’impiego tempestivo di fondi dedicati al ripristino immediato delle attività aziendali e al ristoro dei danni subiti da intere comunità, affinché il territorio possa ripartire con tutte le attività economiche. In particolare, una prima risposta per venire in soccorso del settore primario potrebbe essere l’erogazione in via straordinaria, immediata e automatizzata, dell’80% degli anticipi Pac ad agricoltori e allevatori, senza oneri o costi aggiuntivi”.

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“Regenerate Australia”

Posted by fidest press agency su martedì, 19 gennaio 2021

E’ il piano WWF di rinascita per ripristinare gli habitat, recuperare la fauna selvatica, promuovere un’economia basata sulle energie rinnovabili, sull’innovazione e a zero emissioni. Più di 15.000 roghi – che hanno bruciato soprattutto foreste e boschi ma anche terreni adibiti a pascoli e praterie- hanno impattato un’area totale di almeno 19 milioni di ettari (Filkov et al. 2020) in diversi Stati e rilasciato in atmosfera 900 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Gli effetti più devastanti sulle vite umane e sulla biodiversità si sono registrati in Australia orientale, con circa 12,6 milioni di ettari di foresta bruciati, fra cui il 54% delle foreste pluviali del Gondwana australiano (Queensland e New South Wales), l’81% della Greater Blue Mountains Area (NSW) e il 99% dell’Old Great North Road: tre siti Patrimonio Mondiale dell’Umanità che custodiscono habitat e animali unici al mondo.Secondo un primo studio del governo australiano, ben 191 specie minacciate hanno visto diminuire in maniera significativa il loro habitat. Tra queste, 49 ne hanno perso più dell’80%, 65 più del 50% e 77 oltre il 30%. A gennaio 2020, il professor Chris Dickman stimava che più di 1 miliardo di vertebrati erano probabilmente morti a causa degli incendi, ma un recente report del WWF Australia ha aggiornato questa stima a circa 3 miliardi, considerando i dati più recenti sulle densità delle diverse popolazioni di mammiferi (143 milioni), rettili (2,46 miliardi), uccelli (181 milioni) e anfibi (51 milioni), e tenendo conto degli animali colpiti indirettamente dagli effetti secondari del fuoco. Gli animali che sopravvivono all’azione del fumo e delle fiamme rischiano infatti di non sopravvivere a causa di una ridotta disponibilità di risorse alimentari e aree di rifugio, che si traducono in una maggiore competizione intra e inter-specifica e nell’aumento del rischio di predazione da parte di specie come i gatti domestici (Felis catus) e le volpi rosse (Vulpes vulpes), specie aliene introdotte dall’uomo. Si tratta di minacce a medio-lungo termine, che potrebbero aumentare il tasso di estinzione delle specie, già purtroppo alto, oltre a mettere a rischio ulteriori specie ed ecosistemi che prima non erano considerati minacciati. Solo fra i mammiferi, si stima che nelle aree distrutte dagli incendi vivessero 40 milioni di opossum e petauri, più di 36 milioni di antechini, topi marsupiali e altri insettivori, 5,5 milioni di ratti canguro, bandicoot, quokka e potoroo, 5 milioni di canguri e wallabies, 1.1 milioni di vombati, 114.000 echidna e circa 60.000 koala.
“Regenerate Australia” un programma quinquennale da 300 milioni di dollari, per supportare azioni di ripristino degli habitat, di recupero per la fauna selvatica, promuovere un’economia sostenibile – basata sulle rinnovabili e non sul carbone – con l’obiettivo di rendere l’Australia un paese “a prova di futuro”.

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Anche quest’anno l’Italia brucia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 settembre 2020

Dall’incendio scoppiato sul Gran Sasso a inizio mese, per il quale è stato chiesto lo stato di emergenza, ai roghi del palermitano, passando per Campania e Calabria, anche questa estate presenta il conto di aree boschive danneggiate o perdute a causa degli incendi. In generale, le principali cause sono il progressivo abbandono di aree agricole e di pascolo, la mancanza di gestione del territorio e un approccio che si concentra principalmente sulla lotta agli incendi attivi piuttosto che sulla loro prevenzione. La situazione è destinata a peggiorare: i cambiamenti climatici causeranno sempre più spesso condizioni meteorologiche estreme che predispongono la vegetazione a bruciare.Negli ultimi anni nel bacino mediterraneo si è assistito a incendi sempre più vasti e severi, con grandi superfici percorse e perdite di vite umane. Dal 2000 al 2017 le aree interessate da incendi sono state 8,5 milioni di ettari, circa tre volte e mezzo la Sardegna.È quello che emerge dal rapporto “Un Paese che brucia. Cambiamenti climatici e incendi boschivi in Italia”, pubblicato oggi da Greenpeace Italia e Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale (SISEF) con l’obiettivo di spiegare il legame fra questi due fenomeni, offrendo raccomandazioni e proposte.I cambiamenti climatici e le foreste sono strettamente connessi. Da un lato, le foreste trattengono e assorbono carbonio, svolgendo quindi un ruolo determinante nel mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici. Dall’altro, l’aumento delle temperature medie annuali, l’alterazione delle precipitazioni e il verificarsi di eventi meteorologici estremi (per forza e frequenza) mettono a rischio funzionalità e salute delle foreste, diminuendone la capacità di fornire servizi ecosistemici, ed esponendole ulteriormente a tempeste, siccità e incendi sempre più frequenti.
Oltre a Luca Tonarelli, i membri SISEF che hanno collaborato alla stesura del rapporto sono Giorgio Vacchiano, Ricercatore in gestione e pianificazione forestale presso l’Università Statale di Milano; Davide Ascoli, Ricercatore in selvicoltura e pianificazione forestale presso l’Università degli Studi di Torino; Giuseppe Mariano Delogu, Comandante regionale del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale dal 2007 al 2009 e docente presso l’Università di Sassari; Valentina Bacciu, Ricercatrice presso il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici.

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L’Aquila, incendi: chiesto lo stato di emergenza per il territorio comunale

Posted by fidest press agency su domenica, 2 agosto 2020

Il Comune dell’Aquila ha chiesto alla presidenza del Consiglio dei ministri la dichiarazione dello stato di emergenza per il territorio comunale del capoluogo d’Abruzzo, a causa degli incendi che stanno interessando per il quarto giorno le zone dei quartieri di Pettino e Cansatessa e la frazione Arischia.
Lo ha deciso stamani la Giunta comunale. La deliberazione è stata inoltrata alla Regione Abruzzo, perché provveda a sostenere la richieste dell’ente al Governo ai fini dell’emanazione del provvedimento di stato di emergenza.
La delibera approvata oggi dall’esecutivo comunale del capoluogo parte della considerazione “dell’estensione dei fenomeni e dell’estrema gravità del danno; pertanto – è scritto nel provvedimento – si profilano come indifferibili ed urgenti diversificate misure di difesa del territorio e di protezione della popolazione, misure straordinarie ed emergenziali che sono di impossibile attuazione per l’amministrazione Locale e per i soggetti colpiti e che si ritengono anche superiori alle possibilità di intervento della Regione Abruzzo”.
“Gli incendi – ha spiegato il sindaco Pierluigi Biondi – hanno finora interessato circa 700 ettari delle zone boschive che si trovano sopra i quartieri di Cansatessa e Pettino, densamente abitate, con un numero di residenti superiori a 10.000, e dell’abitato di Arischia, dove vivono 1800 persone. Inoltre i danni rilevanti del patrimonio boschivo ricadono parzialmente all’interno del perimetro del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga”.
“La dichiarazione dello stato di emergenza – ha proseguito Biondi – è necessaria sia per l’applicazione delle procedure utili per incrementare l’azione finalizzata a un contenimento ancora più efficace degli incendi, sia per avere un’opportuna copertura delle spese elevatissime che Comune e Regione stanno sostenendo e dovranno sostenere ancora”
“E’ certamente vero – ha affermato ancora il sindaco dell’Aquila – che l’opera di contenimento degli incendi vede un impiego massiccio di mezzi e uomini per almeno 12 ore giornaliere: sette velivoli Canadair, 3 elicotteri, 80 Vigili del Fuoco, 40 militari del IX Reggimento Alpini, 70 volontari di protezione civile, 30 dipendenti comunali con quattro ruspe, 4 pattuglie della Polizia municipale. Ma è altrettanto vero che i costi che si debbono sostenere per rendere possibile queste operazioni sono elevatissimi e la nostra Protezione civile, insieme con quella della Regione, provvederà a stimarli. I costi, peraltro, non sono sono quelli da sostenere per l’emergenza in corso, ma anche quelli del post incendio, quando i vigili del fuoco dovranno effettuare una ricognizione puntuale sull’area interessata con i droni e si dovrà procedere con le necessarie operazioni di bonifica”. “Con la dichiarazione dello stato di emergenza – ha concluso il sindaco dell’Aquila – le istituzioni avranno la possibilità di gestire la fase critica in atto (che, oltre alla tutela dei boschi coinvolti, comporta ancor più la necessità di attuare operazioni di salvaguardia della popolazione, qualora la situazione dovesse peggiorare) e le procedure successive con risorse adeguate”.

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Incendi l’Aquila

Posted by fidest press agency su domenica, 2 agosto 2020

Incendi l'Aquila“Sono riprese alle 6 di stamani le operazioni di spegnimento delle fiamme che da giovedì interessano l’area di Arischia e Cansatessa-Pettino.Sono attivi 4 canadair, 2 elicotteri, 1 elicottero Erickson, 80 Vigili del fuoco, 56 volontari di protezione civile, 35 alpini del IX Reggimento e 14 unità di personale del Comune dell’Aquila. Gran parte della flotta aerea di Stato è impegnata sulla nostra città e solo nella giornata di ieri sono stati effettuati 500 lanci. Il Dipartimento nazionale di Protezione civile ha dato la disponibilità a effettuare il rifornimento di carburante degli elicotteri presso l’aeroporto di Preturo e non a Pescara, con conseguente velocizzazione delle operazioni di spegnimento. “Ho avuto un confronto con i Vigili del fuoco, che ha attivato anche il nucleo Sapr (Sistemi aereomobili pilotaggio remoto) che grazie a un drone a termocamere monitora l’evoluzione delle fiamme. Lo stesso nucleo, al termine delle operazioni di spegnimento effettuerà una ricognizione aerea, per la redazione del catasto dei terreni percorso da incendio. Nel resto del Paese sono attivi altri 12 incendi ed è possibile il dirottamento di alcuni mezzi in altre emergenze” dichiara il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi. Nelle foto, il sindaco Biondi con il prefetto dell’Aquila Cinzia Torraco e gli uomini dei vigili del fuoco e delle strutture operative impegnate a contenere gli incendi (copyright comune l’Aquila)

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Su incendi in Sicilia: «Musumeci spegne solo la speranza»

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 luglio 2020

«Anche questa estate sono iniziati gli incendi in tutto il territorio siciliano che mandano letteralmente in fumo il patrimonio boschivo, con danni disastrosi per la fauna e l’ambiente nell’assenza grave e colpevole di adeguati interventi della regione. Di questi giorni le prime drammatiche immagini delle fiamme che divorano i monti che sovrastano i monumenti di Segesta e del bosco di Magaggiaro, polmone verde di inestimabile valore dell’agrigentino».A dirlo è Pippo Zappulla, segretario regionale di Articolo uno in Sicilia.
«Rispetto al passato sono aumentati – continua Zappulla – solo gli annunzi, le critiche rivolte ai precedenti governi e forse la volontà di istallare qualche telecamera a infrarossi, ma continua a brillare l’assenza della indispensabile programmazione degli interventi seri, veri, concreti e la situazione è inevitabilmente peggiorata».«Musumeci – sostiene il segretario di Articolo uno in Sicilia – aveva annunziato grandi interventi per rendere più efficace l’azione di prevenzione e di spegnimento degli incendi boschivi, nell’intervento fiume di ieri all’Ars li ha reiterati ma nessuna svolta concreta si è realizzata per evitare l’ennesima stagione di disastri ambientali e paesaggistici. Occorre da subito una diversa gestione e visione del territorio, bene da tutelare, valorizzare e consolidare e non da consumare e lasciare bruciare e distruggere. Ed è evidente che hanno ragione i sindacati nel denunziare che gli stessi forestali addetti all’antincendio sono insufficienti (1.500 in meno di quanto previsto dalla pianta organica), che hanno un’età media troppo alta, che sono privi dei mezzi indispensabili per il loro lavoro e per lo più ci si affida ai mezzi aerei e privati. Quando bruciano campagne, boschi, colline, frutteti tutto serve ed è utile ma per contrastare gli incendi soprattutto quelli estesi rimane fondamentale una coordinata azione da terra».In sintonia con i sindaci – conclude Pippo Zappulla – che devono provvedere ad aggiornare i Piani di Protezione Civile e il Catasto delle aree percorse da incendio e imporre i vincoli previsti le attività di prevenzione devono iniziare già ad aprile, altrimenti anche su questo delicato e importante versante emergerà pesantemente il fallimento del governo regionale.

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In Amazzonia incendi e deforestazione vanno di pari passo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 agosto 2019

Quest’anno il 75 per cento dei focolai si è verificato in aree che nel 2017 erano coperte dalle foreste e che successivamente sono state deforestate o degradate per lasciare spazio a pascoli o aree agricole. Negli stati di Rondônia e Pará, ad esempio, gli incendi mostrano chiaramente l’avanzata dell’agricoltura industriale nella foresta, spesso per far spazio a pascoli per il bestiame e colture, soia in particolare, destinate alla mangimistica.
Dei 6.295 focolai registrati tra 16 e il 22 agosto, il 19 per cento si è verificato in aree naturali protette, il 6 per cento delle quali appartengono a diversi Popoli Indigeni.
“Le fiamme che stanno consumando l’Amazzonia non sono un problema solo per il Brasile, ma per l’intero Pianeta. Con l’aumentare degli incendi, infatti, aumentano anche le emissioni di gas serra, favorendo ulteriormente l’innalzamento della temperatura globale e, conseguentemente, il verificarsi di eventi meteorologici estremi che rappresentano un grave pericolo per la fauna selvatica e la vita di migliaia di persone. Agire per porre fine alla deforestazione dell’Amazzonia deve essere un obiettivo globale e un obbligo per chi guida il Paese” dichiara Marcio Astrini, di Greenpeace Brasile. “Gli incendi che stanno devastando l’Amazzonia stanno distruggendo l’immagine del Brasile a livello internazionale. Perfino il settore agroindustriale ha ammesso che le politiche anti ambientaliste del governo possono causare danni economici. Nel frattempo, Bolsonaro non ha annunciato alcuna misura concreta per combattere la deforestazione”. La distruzione delle foreste è una delle principali cause del cambiamento climatico e della massiccia estinzione delle specie a cui stiamo assistendo, oltre ad essere spesso associata alla violazione dei diritti umani. Come è stato ribadito a inizio mese dall’IPCC (Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici), proteggere le foreste è fondamentale per affrontare la crisi climatica che stiamo attraversando.

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S.O.S. Amazzonia

Posted by fidest press agency su sabato, 24 agosto 2019

Roma. Il movimento internazionale giovanile Fridays For Future si è mobilitato in molti paesi del mondo per denunciare il disinteresse del governo brasiliano davanti al problema gravissimo degli incendi nelle foreste in Amazzonia, un dramma ambientale che riguarda il mondo intero anche se è localizzato solo in territorio brasiliano.Da una velocissima ricerca su internet si vede immediatamente che si sono svolte manifestazioni a Londra e Parigi sotto le ambasciate del Brasile, in Belgio la mobilitazione avverrà lunedì prossimo, e che in Italia i giovani si sono ritrovati a Milano, Torino, Firenze, Bologna, Roma e in alcuni centri minori.A Roma però non è stato dato il permesso di manifestare sotto l’ Ambasciata brasiliana che si trova nella centralissima Piazza Navona. Da qualche mese le manifestazioni ambientaliste sono un occasione per rapidi confronti tra le politiche securitarie dei diversi paesi europei. A fine giugno un caso emblematico era stato l’ uso dello spray al peperoncino, spruzzato da poliziotti, da distanza ravvicina, contro attivisti di Extinction Rebellion che a Parigi bloccavano un centrale ponte sulla Senna. Le immagini erano state riprese da alcuni giornalisti ma un servizio video è riuscito ad avere una diffusione particolarmente capillare, anche oltre i confini francesi, e manifestazioni di solidarietà con gli attivisti francesi si svolsero sotto ambasciate e consolati francesi di molti paesi europei.Talvolta sono curiosi anche i comportamenti diversi che si verificano nello stesso paese a seconda della particolare situazione. Per esempio a Bruxelles una ventina di persone si sono sdraiate tra enormi striscioni per almeno 30 minuti all’ interno dell’ aeroporto . Nessuno li ha costretti ad alzarsi, ma, quando alcune settimane dopo 70 giovani volevano contestare con una colorata iniziativa i saldi dei negozi della moda, la metà di questi sono stati fermati immediatamente dalla polizia e trattenuti per alcune ore.Così oggi i giovani romani non sono stati autorizzati a manifestare davanti all’ Ambasciata del Brasile, ma non si sono persi d’ animo. Mentre davanti al Pantheon si alternavano gli interventi di giovani e meno giovani, seguiti con grande interesse da tutti coloro che si trovavano nella famosa piazza, ha iniziato a circolare la voce che dopo la fine del sit in era possibile recarsi, senza farsi notare troppo, davanti all’ Ambasciata del Brasile. Così, alla spicciolata ma non troppo, i giovani sono arrivati in Piazza Navona ed hanno potuto lanciare il loro S.O.S. per la foresta amazzonica davanti alla sede diplomatica brasiliana.Questo è solo l’ inizio delle numerose mobilitazioni per la difesa dell’ ambiente che si svolgeranno prima della fine del 2019, ma, se l’ impegno sarà sempre così deciso e così composto, queste campagne saranno una boccata di ossigeno per tutto il confronto e conflitto, politico e sociale, almeno dei paesi europei, uno spettacolo che negli ultimi anni è stato invece particolarmente brutto. (Marco P.)

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SCUOLA Udir: la sicurezza nelle scuole e i rischi incendi

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 Maggio 2019

Udir ha inviato alla VII Commissione del Senato proposte gli emendamenti per modificare il ddl 1100 “Definizione del piano triennale di interventi per l’adeguamento alla normativa antincendio degli edifici adibiti ad uso scolastico” con misure integrative sull’attuazione del piano triennale di intervento e Termini di adeguamento. Marcello Pacifico (Udir): L’aspetto della sicurezza delle scuole ci sta molto a cuore, perché siamo fermamente convinti del fatto che docenti, Ata, dirigenti scolastici e studenti, prima di poter impartire un ottimo servizio e fruire di un’eccelsa istruzione, debbano, di diritto, trovarsi sempre in un luogo sicuroIl giovane sindacato, che tutela i DS, ha inviato ai senatori dellla VII Commissione, specifici emendamenti al ddl 1100 “Definizione del piano triennale di interventi per l’adeguamento alla normativa antincendio degli edifici adibiti ad uso scolastico”.Nel particolare, al comma 2, per quanto riguarda le misure integrative sull’attuazione del piano triennale di intervento, la norma intende porre in essere misure atte a migliorare la sicurezza degli alunni e dei lavoratori attraverso le risorse già individuate. Al comma 2 bis invece, in Termini di adeguamento, in vista dell’inizio del nuovo anno scolastico, la norma intende permettere l’applicazione delle misure di sicurezza in termini confacenti alle predette. Inoltre, al comma 2, dopo la lettera b) si specificano gli Interventi straordinari e contravvenzioni e di come, nei casi di interventi straordinari di messa in sicurezza antincendio degli edifici scolastici sprovvisti di SCIA, ai Dirigenti Scolastici degli Istituti oggetto di lavori, nell’ipotesi di attività di vigilanza ispettiva svolta sul territorio nazionale dal personale dei VVF, non possano essere loro attivate le procedure previste dal D.Lgs. 09/12/1994 n. 758 per le eventuali contravvenzioni rilevate, in quanto scaturenti dalla mancata attuazione degli interventi da porre in essere.Marcello Pacifico, presidente nazionale Udir, afferma che “la sicurezza delle scuole è un argomento a cui abbiamo sempre dedicato largo spazio, perché siamo fermamente convinti del fatto che docenti, Ata, dirigenti scolastici e studenti, prima di poter impartire un ottimo servizio e fruire di un’eccelsa istruzione, debbano, di diritto, trovarsi sempre in un luogo sicuro. Per questo continuiamo la nostra azione emendativa e porteremo avanti la nostra protesta attraverso lo sciopero di venerdì 17 maggio”, ha concluso il presidente Pacifico.

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Reso esecutivo il decreto per lo stanziamento di 114 milioni di euro per l’adeguamento antincendio scuole

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 febbraio 2019

Entro 12 mesi gli enti locali dovranno aggiudicare i lavori e il 20% in anticipo subito. Come da precedente comunicazione, che prevedeva lo stanziamento di fondi per la messa in sicurezza antincendio alla luce dei livelli di priorità A, B e C per le scuole italiane, si rede esecutivo il piano per l’adeguamento antincendio nelle scuole con lo stanziamento da parte del Miur di 114 milioni di euro per 2.267 edifici scolastici presenti sul territorio nazionale, stanziando le risorse per il prossimo triennio 2019-2021. Il giovane sindacato ha interpellato l’esperto nel campo della sicurezza scolastica, l’ingegnere Natale Saccone, tra l’altro anche formatore dei seminari che Udir sta portando in giro per l’Italia. Marcello Pacifico (Udir): Auspichiamo che gli enti locali prendano subito in mano le redini per mettere al sicuro i nostri istituti.
La cifra dello stanziamento costituisce una prima tranche dei fondi attraverso cui ottenere la certificazione antincendio, ai quali seguiranno gli ulteriori investimenti atti a garantire la sicurezza antincendio dei nostri istituti, affinché si possa ottenere la SCIA come previsto dal DPR 151/2011.Gli Enti locali che beneficeranno di queste risorse avranno 12 mesi di tempo per aggiudicare i lavori di adeguamento alla normativa antincendio e potranno richiedere subito, all’atto del finanziamento, un anticipo del 20% dei fondi. Ricordiamo, inoltre, che in riferimento ai termini per l’adeguamento antincendio degli edifici scolastici, la norma prevede che dal 1° gennaio 2019 tutte le scuole dovrebbero essere dotate della SCIA (Segnalazione Certificata Inizio Attività) antincendio e rispettare le disposizioni del decreto del 1992 (Norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica) o, in alternativa, del decreto 7 agosto 2017 (Approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi per le attività scolastiche).
Con il decreto 21 marzo 2018, oggetto tra l’altro di un seminario Udir per i dirigenti scolastici, recante: “Applicazione della normativa antincendio agli edifici e ai locali adibiti a scuole di qualsiasi tipo, ordine e grado, nonché agli edifici e ai locali adibiti ad asili nido” si definivano i livelli di priorità programmatica, come precedentemente sostenuto dal sindacato che, a tutela dei propri iscritti, aveva predisposto una lettera di diffida in funzione della classificazione dei livelli di priorità antincendio che dovevano essere predisposti dagli enti locali proprietari degli immobili ad uso scolastico. Per l’adeguamento antincendio delle scuole, i livelli di priorità programmatica erano:
· Livello di priorità A – osservanza delle disposizioni del dm 26 agosto 1992 relative a: impianto elettrico di sicurezza; sistemi di allarme; estintori; segnaletica di sicurezza; norme di esercizio.
· Livello di priorità B – osservanza delle disposizioni dm 26 agosto 1992 relative a: spazi per esercitazioni; spazi per depositi; spazi per l’informazione e le attività parascolastiche; spazi per servizi logistici; impianti fissi di rivelazione e/o di estinzione degli incendi.
· Livello di priorità C – le restanti disposizioni del decreto ministeriale.
Pertanto alla luce del suddetto screening prioritario, le attività di adeguamento potranno essere realizzate secondo le suddette indicazioni, in alternativa con l’osservanza delle norme tecniche del dm 3 agosto 2015, come integrato dal dm 7 agosto 2017, e fatti salvi gli obblighi stabiliti dagli artt. 3 e 4 del dpr 151/2011, quali attività soggette al controllo da parte dei VVF, nonché l’integrale osservanza del dm 26 agosto 1992.

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Estate, pericolo incendi: prevenire è meglio che curare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 giugno 2018

Con l’arrivo della stagione estiva ritorna il rischio incendi per il patrimonio boschivo italiano. Il 2017 è stato un anno orribile per le foreste italiane, con oltre 140.000 di ettari in fumo, quasi tre volte quelli del 2016, mentre la Protezione Civile stima che negli ultimi 30 anni sia andato perso, in termini di biomassa, il 12% del patrimonio forestale del nostro Paese.
Per evitare di attivarsi solo in stato emergenziale, le amministrazioni e i gestori privati dovrebbero mettere in atto delle semplici azioni preventive capaci di ridurre drasticamente il rischio di incendio nei boschi, nelle foreste e nelle aree verdi urbane. Anche in termini economici infatti, oltre che ambientali e di sicurezza, prevenire un incendio costa in media 8 volte in meno che spegnerlo.Tra le azioni possibili il PEFC Italia ne indica 5:
1. I boschi e le foreste devono essere gestiti e non lasciati a loro stessi: l’abbandono colturale è il problema del settore forestale italiano. Il taglio degli alberi dei boschi non è un evento negativo: se fatto in modo corretto infatti contribuisce ad alimentare la crescita degli alberi più giovani a scapito di quelli malati e secchi (e quindi più a rischio incendio). In questo senso, la certificazione forestale obbliga ad un monitoraggio costante delle risorse forestali ed è quindi il migliore strumento di prevenzione.
2. La pulizia del sottobosco – e la sua rimozione – aiuta a controllare il problema degli incendi. Un territorio curato costituisce infatti un ostacolo al propagarsi delle fiamme: la mancata manutenzione del sottosuolo non permette ad esempio all’acqua piovana o a torrenti ostruiti di essere assorbiti dal terreno. Allo stesso modo devono essere curati i prati e tutte le aree verdi all’interno delle aree urbanizzate, la cui erba alta deve essere rimossa con regolarità.
3. I rifiuti abbandonati al limitare delle aree boschive o all’interno delle stesse possono essere veicolo di incendio: per questo andrebbero smaltiti in maniera corretta. Rifiuti abbandonati costituiscono per altro un rischio molto elevato per la salute qualora dovessero prendere fuoco.
4. La creazione di punti d’acqua e la presenza di una viabilità forestale sono necessari per intervenire prontamente in caso di incendio. A questo si aggiunge la costruzione di infrastrutture come punti di atterraggio per elicotteri. Il sostegno, la formazione e il mantenimento dei vigili del fuoco volontari sono una buona pratica da estendere a tutto il paese.
5. L’avvio di campagne di sensibilizzazione nei confronti dei cittadini è importante per renderli coinvolti e partecipi del fatto che il bosco non soltanto produce ossigeno ed assorbe anidride carbonica, ma ha anche il compito di tutelare l’assetto idrogeologico del territorio. Ricordare ai cittadini quali sono le norme di sicurezza da rispettare quando ci si trova in bosco è importante per prevenire incendi di natura colposa.

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I Comuni devono tenere ed aggiornare annualmente il catasto delle aree incendiate

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 settembre 2017

INCENDIO-PONTINALo stabilisce la legge nr. 353/2000 che prevede un preciso obbligo di dotarsi di un catasto in cui registrare i terreni che sono stati attraversati dalle fiamme, negli ultimi cinque anni.Detta norma stabilisce che sulle aree colpite da incendio non possano essere realizzati strutture o infrastrutture civili, commerciali o industriali per 10 anni dal rogo e, in caso di trasgressione, i Comuni sono obbligati a disporre la demolizione immediata delle opere realizzate a spese dei responsabili. Inoltre i fondi percorsi dal fuoco non possono subire cambi di destinazione d’uso per 15 anni e nei contratti di disposizione di detti fondi va richiamato questo vincolo, pena la nullità dell’atto stesso.Infine su dette aree sono vietate per 5 anni le attività di rimboschimento sostenute con risorse pubbliche e per 10 anni pascolo e caccia, proprio per evitare che lo stesso rimboschimento si trasformi in un vero e proprio affare, pagato dai Cittadini.Il Codacons evidenzia come in Calabria siano stati incalcolabili sia i danni alla fauna per tutti gli animali, impossibilitati a fuggire e morti tra le fiamme, sia quelli alla flora. Danni, questi ultimi, che rendono ancor più preoccupante il rischio di crolli e lasciano presagire il peggio, in termini di dissesto idrogeologico, alle prossime abbondanti piogge.In più tratti le scarpate, ormai spoglie della vegetazione, si mostrano cedevoli, con piccoli massi che già si riversano nelle strade sottostanti, senza esserci stata alcuna precipitazione, figuriamoci quando arriveranno le piogge autunnali o, peggio, le ormai non più rare “bombe d’acqua”.Per tali ragioni il Codacons ha avanzato una formale richiesta di accesso al Comune di Catanzaro per ottenere copia del Catasto dei terreni, aggiornato con l’attestazione dell’avvenuta pubblicazione annuale sull’albo pretorio e di tutte le osservazioni pervenute.Il Codacons ha chiesto, altresì, di conoscere tutte le aree sottoposte a vincolo e, soprattutto, il numero dei procedimenti attivati per imporre ai proprietari di fondi incolti la pulizia degli stessi, onde prevenire gli incendi nonché il numero di interventi eseguiti dall’Ente in danno ai proprietari che sono rimasti inadempienti.Nel contempo il Codacons ha chiesto alla Regione Calabria di elaborare uno specifico piano di protezione civile per le aree poste a valle dei costoni devastati dagli incendi che, con le piogge autunnali, rischiano di essere invase dai flussi fangoso-detritici. (foto: incendi)

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Incendi e protezione civile nazionale

Posted by fidest press agency su martedì, 15 agosto 2017

INCENDIO-PONTINA“Gli incendi di questi giorni che hanno devastato l’Italia meridionale mostrano in maniera plateale il fallimento dell’organizzazione dell’antincendio boschivo messo in campo dalla Protezione civile nazionale e da quelle regionali”. È quanto dichiara Edmondo Cirielli, deputato di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale.“Il sistema degli appalti privati delle Regioni e soprattutto della Protezione Civile governativa non solo è fallimentare – spiega – ma costa in maniera esorbitante e probabilmente è anche criminogena. Quando il centrodestra sarà al governo Fratelli d’Italia pretenderà che si torni al sistema gestito dalle Forze Armate e dalle Forze di polizia”. “È stato un crimine depotenziare le flotte aeree di Vigili del Fuoco, Polizia, Guardia di Finanza, Carabinieri, Forestale, Esercito, Marina e Aereonautica- conclude Cirielli -. Oltre ad aver privato lo Stato di un asset strategico si è arricchito un sistema inefficiente. Mentre il nostro Meridione brucia il governo del Pd insieme alle nostre Regioni bruciano milioni di euro in inutili baracconi clientelari”.

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Le falle del 112

Posted by fidest press agency su domenica, 13 agosto 2017

incendio pineta fiumicinoUn incendio di sterpaglie e la centrale inizia a zoppicare, cinque o dieci incendi e va in tilt. Il 112, numero unico che doveva cambiare in meglio i sistemi di emergenza, è ancora lontano dall’aver portato una svolta. Non solo perché è attivo solo in alcune regioni ma anche perché dove è presente talvolta sembra aver peggiorato le cose. Venerdì scorso al Viminale c’è stata una riunione straordinaria per discutere del caso Roma, dove a tanti cittadini sono toccate estenuanti attese prima di parlare con un operatore.
Lo chiamano uno-uno-due per distinguerlo dal 112 dei carabinieri. È il Nue, “numero unico di emergenza” che da anni l’Europa ha chiesto all’Italia di attivare per gestire le chiamate di chi ha bisogno dell’ambulanza, dei vigili del fuoco o della forze dell’ordine. Una sala operativa di primo livello che smista poi le telefonate a quelle di secondo. La prima ad istituirla, nel 2010 quando già il nostro Paese era stato sanzionato per i ritardi, è stata la Lombardia. Adesso la Regione, con 3 centrali, è il punto di riferimento. Nel 2015 è partita Roma, nella zona del prefisso 06, poi quest’anno Liguria, Piemonte, Sicilia orientale, Trentino e Friuli.
Dove il Nue è attivo, chi fa un qualunque “vecchio” numero di emergenza viene indirizzato automaticamente alla centrale unica, che dovrebbe servire soprattutto a tre cose: localizzare la richiesta grazie al Ced (centro elaborazione dati) del Viminale, compilare la scheda anagrafica di chi chiama, tagliare le richieste improprie. L’ultimo punto è fondamentale, si stima infatti che il 30-40% delle telefonate ai numeri di emergenza sia per avere informazioni o comunque per motivi non urgenti. A 112, 113, 115 e 118 dovrebbero essere girate solo chiamate per le quali l’intervento è necessario. In Lombardia in media la centrale unica fa tutto in 50 secondi.
Quest’estate i tracolli del Nue della capitale sono frequenti. Le attese per chi telefona certi giorni sono lunghissime per due motivi. Il primo ha a che fare con il numero degli operatori, che non sarebbe sufficiente. E infatti si è deciso di assumere. Il secondo, il più grave a detta degli esperti, sono gli incendi. Come sottolineano dalla centrale, nelle altre stagioni arrivano in media 350-400 chiamate al giorno da girare al 115. Quest’estate si è saliti in certi casi a ben 5mila. In un’ora i telefoni possono squillare anche 1.200 volte.
Forse Lombardia a parte, nessun Nue ha evitato polemiche riguardo a problemi e falle. A Torino a fine luglio l’annegamento di un bambino di 10 anni ha fatto partire all’attacco il sindacato autonomo dei pompieri Conapo: “I vigili del fuoco sono stati avvertiti ben 15 minuti dopo la richiesta di soccorso al 112”. In Sicilia lo Smi, il sindacato dei medici più forte nei 118 descrive una situazione delicata. “I cittadini ci dicono che i tempi di risposta si sono allungati parecchio con la centrale unica – dice Emanuele Cosentino – Ci vogliono anche 4 minuti per passare la chiamata dal 112 al 118. “Ci sono problemi con i centralinisti “laici” – dice. Insieme a loro in centrale ci vorrebbero anche persone formate per i vari tipi di emergenza, da vigili del fuoco a sanitari e forze dell’ordine. Solo loro hanno l’esperienza per inquadrare i vari casi. Senza una formazione specifica finisce che è come se rispondesse un disco e basta”. Disco che purtroppo in molti conoscono bene. (Fonte: Nuove direzioni)

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Castel Fusano: Dopo gli incendi il caso politico

Posted by fidest press agency su martedì, 8 agosto 2017

pineta castelfusanoROMA – “L’Assessore all’Ambiente di Roma Capitale, Pinuccia Montanari, chiarisca quanto prima quanto emerge dalla bozza di Delibera che istituisce il nuovo Ufficio Speciale di Coordinamento della Riserva Naturale del Litorale Romano. Secondo quanto si legge infatti nel Bilancio 2016 di Roma Capitale erano disponibili fondi residui pari a 787 mila euro che non sono stati impegnati: disponibilità finanziarie derivanti da Fondi pubblici del Ministero dell’Ambiente che non sono stati spesi e che invece potevano essere decisamente utile a quell’Organismo di Gestione della Riserva che la stessa bozza di Delibera descrive come inefficiente. Un’efficacia talmente scarsa da essere stata anche motivo della revoca del finanziamento ministeriale avvenuta in data 4 ottobre 2016, come si evince da quanto scritto nella stessa bozza di Delibera, e conseguenza dell’istituzione di un nuovo Ufficio: l’Ufficio Speciale che è appunto l’oggetto della bozza. Tra le righe, ma neanche troppo, l’Assessore all’Ambiente di Roma Capitale – la cui bozza di Delibera porta la firma – non solo attua un commissariamento della stessa Sindaca nella gestione dell’antincendio all’interno della Riserva, sottolineando l’inefficienza e l’inefficacia di una gestione fallimentare che non ha neanche impegnato fondi disponibili, ma di fatto mette in piedi un nuovo Ufficio che supplisce ad un Organismo di Gestione decisamente poco valorizzato nella centralità del suo scopo, ovvero la tutela della Riserva. Noi crediamo però che, al di là di una lettura tra le righe, l’Assessore debba chiarire meglio: perché i fondi disponibili non sono stati impegnati? perché non è stato valorizzato il ruolo dell’organismo di Gestione? a chi giova un nuovo “Ufficio Speciale”? L’Assessore non copra le palesi responsabilità di una Sindaca che non tiene sotto controllo alcun aspetto della vita cittadina, ma anzi restituisca a questa città la verità di una narrazione. Roma ne ha bisogno: buona parte della pineta di Castel Fusano è andata distrutta e non esiste ancora, dopo 13 mesi, neanche il Responsabile della Protezione Civile. Di quei finanziamenti si aveva un enorme bisogno. L’Assessore chiarisca e non si faccia intimidire dai rimpasti di Giunta che sembrano essere l’unico momento di operosità di una Sindaca incolore, insapore e inodore. Trasparente. Invisibile. L’Assessore dica la verità alla faccia e si dimostri, come del resto ha anche fatto l’ex Dg di Atac, più dignitosa e più professionale di quanti stanno in Giunta e in una squadra di Governo senza alcun titolo (o con titoli taroccati) e senza alcuna professionalità regressa. L’Assessore si smarchi. Lo faccia per Roma, che ha diritto di sapere”. Così in una nota Marco Palumbo, consigliere comunale Dem di Roma Capitale.

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