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Scienziati polacchi scoprono la prima mummia incinta

Posted by fidest press agency su sabato, 1 Maggio 2021

Un archeologo ha scoperto ai raggi X ciò che sembrava familiare ad una donna incinta: un piccolo piede. Gli investigatori in seguito hanno determinato che un feto era nel corpo della donna morta, che si credeva avesse un’età compresa tra i 20 ei 30 anni. Il feto avrebbe avuto tra le 26 e le 30 settimane quando la donna è morta. Perché il feto non è stato rimosso durante la mummificazione non è ancora noto. Uno dei ricercatori coinvolti ha avanzato l’ipotesi che potrebbe essere un tentativo di nascondere la gravidanza. Un’altra possibile spiegazione potrebbe essere un collegamento alla fede e alla rinascita nell’aldilà. Il team di ricerca parla di una scoperta unica. “Non siamo stati in grado di trovare casi comparabili. Ciò significa che la ‘nostra’ mamma è l’unica al mondo in cui è stato diagnosticato un feto “.La mummia è stata portata in Polonia nel XIX secolo ed è esposta in un museo a Varsavia. Inizialmente, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si pensava che fossero i resti di un sacerdote maschio che visse nel primo secolo prima o dopo Cristo. Gli scienziati ora tengono conto del fatto che il corpo è molto più vecchio. Non sono ancora chiare esattamente le cause della morte. I ricercatori sperano di poterlo scoprire.

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Concorso: riammessa soldatessa esclusa perché incinta

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 gennaio 2011

(GrNet.it) La sezione I bis del TAR Lazio ha accolto l’istanza cautelare proposta da Valentina Fabri, la giovane precaria caporale dell’Esercito, che era stata esclusa dal concorso di stabilizzazione perché in stato di gravidanza. Con l’ordinanza n.231/2011, il TAR  Lazio (presidente Ignazio Silvestri – relatore Domenico Landi) ha riammesso con riserva al concorso la soldatessa affermando che “lo stato di gravidanza non costituisce una patologia e quindi non appare di per sé idoneo a supportare un provvedimento di esclusione”. “La pronuncia del TAR – riferisce l’avvocato Giorgio Carta, che assiste la ragazza – è doppiamente importante perché afferma la supremazia della vigente normativa in materia di tutela della maternità, ispirata ai valori, costituzionalmente garantiti, sulle abnormi norme del bando di concorso impugnato e, comunque, su tutte le disposizioni discriminatorie ancora presenti nel nostro ordinamento. Soprattutto, però, costituisce un importante precedente giudiziario per i casi futuri, escludendo che, d’ora in poi, la donna in uniforme sia posta nell’alternativa tra essere madre ed arruolarsi in una Forza armata”. “Certo, sconcerta che sia stata necessaria una pronuncia dei giudici amministrativi – prosegue l’avvocato Carta – per affermare l’ovvio principio per cui lo stato di gravidanza non costituisce una patologia. Ma il progresso della coscienza sociale, evidentemente, passa anche attraverso la certificazione giudiziaria dell’ovvio”. Il segretario del Partito Sicurezza e Difesa, Giuseppe Paradiso, nel compiacersi per la pronuncia del TAR, aggiunge che “purtroppo, a fronte di un lodevole comportamento processuale del Ministero della difesa improntato all’aplomb, si è dovuto invece registrare – nelle pagine di alcuni portali web di militari e nelle parole di alcuni sedicenti paladini dei diritti dei militari – un atteggiamento di chiusura verso il ruolo delle donne in uniforme, fino ad affermare che non esistesse alcun caso Fabri e che l’Amministrazione ben avesse fatto ad applicare la discriminatoria normativa vigente. Per fortuna, il TAR Lazio li ha platealmente smentiti”.”In effetti, spiace osservare – conclude l’avvocato Carta – come il mondo militare fatichi ancora ad accettare l’ingresso delle donne nei propri ranghi, pervasi da un serpeggiante e radicato maschilismo. Valentina Fabri diventerà mamma a febbraio ed il suo sogno era di far nascere la propria bimba, che si chiamerà Benedetta, in un mondo in cui la donna non sia più discriminata sul lavoro. La pronuncia del TAR ha sicuramente aiutato a rendere possibile il sogno della coraggiosa soldatessa”.

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