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Posts Tagged ‘incognite’

Le incognite del futuro sono maggiori di quelle di quando eravamo giovani noi

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 settembre 2022

By Donato Speroni, Nel suo intervento alla Luiss di Roma, sul tema “Una politica economica a misura dei giovani”, il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha mostrato piena consapevolezza delle difficoltà che le nuove generazioni devono affrontare e ha esortato ad acquisire pensiero critico e nuove competenze. Prepararsi al futuro è una grande sfida e non a caso, tra le proposte del decalogo presentato dall’ASviS alle forze politiche e discusso nell’incontro di lunedì 12, quella relativa alla creazione di un istituto per il futuro ha avuto grande attenzione. Che significa studiare il futuro? Stiamo uscendo (speriamo) da una crisi totalmente imprevista, la pandemia, che ha segnato tutto il mondo per oltre due anni. Ne viviamo un’altra, anch’essa imprevista, a causa dell’invasione russa dell’Ucraina, che comunque vada cambierà la geopolitica. Ne incombe un’altra ancora, la crisi climatica, che politici e opinione pubblica faticano ad affrontare nella sua ormai sicura gravità. Ci viene detto che il ghiacciaio antartico Thwaites, grande quanto la Florida, potrebbe sciogliersi rapidamente provocando un aumento dei mari da uno a tre metri e noi non facciamo un plissé. Ma è solo un esempio tra i tanti. Sappiamo che le risorse idriche saranno sempre più preziose (ne abbiamo parlato nel focus di futuranetwork di questa settimana), ma sono oggetto di manovre geopolitiche più che di uno sforzo congiunto per utilizzarle al meglio. Forse siamo diventati più resilienti, pronti (o rassegnati?) a sfide che riteniamo inevitabili, ma non si può dire che siamo sereni. Uno studio appena pubblicato dalla Gallup (Blind Spot: The Global Rise of Unhappiness and How Leaders Missed It) ci parla della “crescita globale della infelicità”. Ma attenzione: l’insieme di “rabbia, stress, tristezza, dolore fisico e preoccupazione”, cioè le componenti dell’infelicità, ha cominciato a crescere nell’insieme dei Paesi indagati fin dal 2011, quindi ben prima della pandemia. (abstract)

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Il 2022 inizia con nuove incognite, ma con le certezze del settore bancario e oil

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 marzo 2022

Commento a cura di Niall Gallagher, Investment Director European Equities di GAM Investments. Il 2021 è stato l’anno della ripresa. Quindi abbiamo visto dall’inizio dell’anno e poi per tutto l’anno, un continuo recupero dalla pandemia. Ovviamente ci sono state delle battute d’arresto, in particolare all’inizio dell’anno, con la seconda ondata e poi i blocchi e le restrizioni in vari paesi europei.Ma in generale, mentre l’anno proseguiva, abbiamo visto una crescita positiva delle azioni europee guidata principalmente dai profitti. Abbiamo avuto forti guadagni nel Q1, Q2 e Q3, e questo è stato il catalizzatore per il mercato azionario in Europa per continuare a performare in maniera vigorosa. Il 2022 è un anno più complicato del 2021. Quindi abbiamo ancora il potenziale per una forte ripresa dalla pandemia. Alcuni paesi devono andare oltre in Europa, ma pensiamo anche in Asia, dove c’è un ritardo nella variante Omicron di Covid. Quindi pensiamo che questa sia la prima cosa, abbiamo questo slancio ancora abbastanza soddisfacente in termini di crescita in questo inizio dell’anno. Ciò che complica le cose è l’inflazione. L’inflazione sta dimostrando di essere più che transitoria. Le banche centrali sembrano intenzionate ad agire, e forse ad agire in misura maggiore. E abbiamo anche una forte pressione sui prezzi delle materie prime, soprattutto petrolio e gas. E oltre a questo, la pressione salariale, che stiamo vedendo arrivare in molti posti, significa che lo scenario per il 2022 è un po’ più complesso del 2021, a nostro avviso. Abbiamo acquistato un bel po’ di compagnie petrolifere e del gas e anche alcune banche nel corso del 2021. Pensiamo che questi titoli azionari siano in alcuni casi ancora valutati in modo attraente con generazione di flussi di cassa attesi elevati e pensiamo che le ipotesi irrealistiche sulle materie prime sottostanti siano incorporate nei prezzi delle azioni. Abbiamo anche un certo numero di società tecnologiche che stiamo cercando di acquistare di più se continuano a vendere. E poi il resto delle nostre idee sono idiosincratiche, attraversando l’intera gamma di aziende che sono esposte a forti tendenze di crescita strutturale nei consumi asiatici o potenzialmente nella decarbonizzazione, così come alcuni degli stock di tipo value nelle banche e nell’energia.

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Le incognite del “mondo nuovo” dopo la Pandemia

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 aprile 2020

di Donato Speroni. Per l’Europa il rischio è di un passo indietro in termini di solidarietà fra Stati e competitività. Per tacere dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, che il mondo intero si era posto come obiettivo primario e della quale probabilmente purtroppo rimarrà solo la copertina.Così scrive Roberto Srelz, direttore del sito Trieste all news, ed è un interrogativo che non possiamo eludere. Ha ancora un senso parlare di Agenda 2030, dei suoi 17 Obiettivi quantificati e misurati su 169 target, con quello che sta succedendo? Abbiamo scritto cento volte che l’Agenda 2030 è una bussola, un punto di convergenza tra tutti i Paesi per costruire un mondo sostenibile. Ma il percorso nel quale doveva guidarci è ora sconvolto da una crisi che stravolge tutti i punti di riferimento. Abbiamo ancora la bussola, ma il terreno sul quale dobbiamo procedere è disastrato, le vecchie mappe non servono più, come una carta stradale dopo un terremoto.È chiaro che molti passaggi dovranno essere rivisti. Per esempio, il target 3.6, che imponeva di dimezzare entro quest’anno la mortalità per incidenti stradali e che sembrava irraggiungibile, forse potrà essere facilmente conseguito, se le auto devono restare nei box. Ma nulla può escludere che il problema si ripresenti tal quale alla fine della crisi. Certamente sarà più difficile raggiungere tutti gli Obiettivi legati alla povertà, alla fame, alle diseguaglianze, in un mondo impoverito nel quale sembrano accentuarsi le distanze tra chi ha i mezzi per assicurarsi una sopravvivenza dignitosa e chi invece vede crollare i precari puntelli della sua sopravvivenza.Tuttavia, caro Srelz, sta a tutti noi operare nella consapevolezza che i profondi cambiamenti in corso mettono in discussione i meccanismi collettivi e pongono interrogativi che riguardano non solo il prossimo decennio, ma l’intera visione del futuro. Siamo di fronte a domande complesse, in parte inaspettate, che però investono proprio gli obiettivi e i valori dell’Agenda; forse si potranno anche trovare percorsi nuovi per raggiungere gli Obiettivi. Offro alla vostra riflessione una serie di probabili cambiamenti, senza pretendere di indicare se giocheranno “a favore” o “contro” l’Agenda 2030. Ma pensiamoci. (fonte: asvis)

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L’Europa si rimette in moto, con molte incognite

Posted by fidest press agency su domenica, 14 luglio 2019

Sulla base del nuovo documento strategico approvato dal Consiglio europeo e sotto la presidenza finlandese, in questo semestre si porranno le basi per la nuova legislatura europea. Serve un grande impegno di stimolo e controllo. 11/7/2019. È ancora presto per capire quale sarà la linea della nuova Commissione europea e del nuovo Parlamento rispetto agli impegni dell’Agenda 2030. Se cioè gli Obiettivi di sviluppo sostenibile saranno davvero al centro dei programmi degli organi dell’Unione nei prossimi anni. In questi giorni però sono stati diffusi documenti importanti, che esprimono già un indirizzo.Ci riferiamo innanzitutto al dibattito del Consiglio Epsco (Employment, Social Policy, Health and Consumer Affairs Council) che si è riunito l’8 luglio sotto la presidenza finlandese. Il Consiglio si è posto il classico problema di chi vuole andare “oltre il Pil”, definendo i parametri che favoriscono il benessere collettivo in modo più completo rispetto al mero Prodotto interno lordo. Sulla base di un documento dell’Ocse e della presentazione del segretario generale Ángel Gurría, sono stati identificati quattro pilastri, the four pillars of well-being: miglioramento delle capacità individuali, riduzione delle diseguaglianze, aumento della protezione sociale, uguaglianza di genere. Appare evidente che queste priorità sono in linea con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile a carattere sociale. I ministri partecipanti all’Epsco hanno concordato che il concetto di economia del benessere deve essere integrato nei programmi futuri dell’Unione, anche perché la sua salvaguardia è indispensabile per la crescita economica a lungo termine. Questa infatti, secondo il documento di sintesi della discussione, dipende a sua volta da quattro fattori:
una protezione sociale più inclusiva che consenta di ridurre le diseguaglianze;
maggiore attenzione all’eguaglianza di genere, migliorando l’accesso delle donne ai lavori di qualità, un migliore uso del tempo e politiche di conciliazione, forme di lavoro più flessibili, che nel complesso potrebbero accrescere il Pil anche del 9,6% entro il 2050;
più cura per la salute, con particolare attenzione alle malattie croniche, che provocano 550mila morti all’anno con una perdita di 115 miliardi di euro e che possono essere prevenute alzando il livello di protezione sanitaria;
modalità più accessibili di educazione e formazione, anche considerando che nei Paesi dell’Ocse le persone con una educazione superiore vivono in media sei anni di più rispetto a quelle con un basso livello culturale. Ci vuole dunque più istruzione di qualità e un più diffuso accesso al life-long learning. Queste considerazioni faranno da cornice a un documento sull’economia del benessere che la presidenza finlandese presenterà all’Epsco entro ottobre. Il Consiglio, nella stessa giornata, si è occupato di altri due temi importanti. Il primo è la “giusta transizione” a una economia climate neutral, come delineata dal documento della Commissione “Clean planet for all”, cominciando a delineare la risposta a queste due domande:quali politiche sociali a livello europeo e degli Stati nazionali possono meglio supportare la giusta transizione?
quali sono le azioni più urgenti, soprattutto se si prendono in considerazione gli effetti della transizione sui lavoratori meno qualificati?
L’altro argomento di dibattito è stato offerto dal documento della Commissione del maggio scorso “Supporting the Sustainable development goals across the world”, che delinea le politiche di cooperazione internazionale dell’Unione e degli Stati membri a supporto dell’Agenda 2030. Ci sono insomma una serie di premesse positive, ma non sarà facile raggiungere gli obiettivi, come segnala anche l’ultimo rapporto di Eurostat “Sustainable development in the European Union”. Dai dati emerge che sono stati compiuti progressi significativi in campo sociale, ma che è necessario affrontare con maggiore decisione temi epocali come il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità. (fonte: Asvis – Alleanza per lo sviluppo sostenibile)

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Lo strapotere di Tremonti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 settembre 2010

Nell’Italia delle incognite, dove ogni giorno ci si domanda che fine farà un governo che non ha più maggioranza e continuamente cambiano i possibili scenari, c’è una questione aperta di cui quasi il dibattito politico sembra essersi dimenticato. Eppure si tratta di una questione della massima importanza, perché è emblematica non solo dello stallo creato dai conflitti interni alla maggioranza, ma di un meccanismo, per quanto politicamente contorto, ormai molto chiaro. La questione si chiama ministero dello Sviluppo Economico. La sede è vacante da quattro mesi e già questo di per sé rappresenta  un nodo singolare, un problema di estrema gravità, in un momento come quello attuale, in cui il mondo dell’impresa, nel tunnel della crisi economica,  non vede ancora luce. Ciò dà una misura dell’immobilismo e dell’irresponsabilità di una classe dirigente paralizzata da meccanismi politici irrisolti. Non mi riferisco solo alle spaccature all’interno della maggioranza, quelle che sono sotto gli occhi di tutti.  C’è molto di più. Dietro la mancata nomina del ministro dello Sviluppo economico, c’è un filo sottile ma molto resistente che manovra un governo il cui capo è ormai solo un’icona. E’ possibile leggere il resto dell’articolo andando su http://www.massimodonadi.it

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