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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘indagati’

Gen. Giovanni Nistri: “Pronti a costituirci parte civile contro i carabinieri indagati”

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 aprile 2019

Questa decisione è giunta dopo un lungo percorso di interlocuzioni da parte del Gen. Giovanni NISTRI con la famiglia del geometra romano, deceduto a Roma il 22 ottobre 2009, mentre era sottoposto a custodia cautelare, la cui morte è al centro del processo tuttora in corso. Il SIM Carabinieri prende atto della dichiarazione del Comandante Generale dell’Arma, esprimendo soddisfazione della volontà di difendere l’immagine di tutta l’Arma, nella misura in cui verrà accertata ogni responsabilità di pochi infedeli, per la tutela di tutti i Carabinieri che svolgono il loro servizio con dedizione ed onestà.
Ma il SIM Carabinieri allo stesso modo non può non dichiarare con fermezza, la profonda delusione e amarezza per non aver mai sentito dagli stessi vertici dell’Arma, la possibilità di costituirsi parte civile in favore e a difesa dei Carabinieri che subiscono sputi e insulti da manifestanti nelle piazze o negli stadi, dai Carabinieri che vengono insultati solo per avere addosso una divisa, dai Carabinieri che sui social vengono posti come bersaglio di frasi di odio e nefandezze al loro indirizzo e dei loro familiari.
Il SIM Carabinieri auspica che da oggi, e per tutti i giorni a venire, il Comandante Generale dell’Arma senta l’impulso di chiedere all’Arma di costituirsi parte civile in ogni processo dove ogni Carabiniere è parte lesa. Noi del SIM Carabinieri lo faremo, perché nessuno sarà mai più lasciato solo!

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Vertenza giudiziaria Lumia-Romano

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 giugno 2011

Un match destinato a vivere molte riprese quello tra Davide Romano e Giuseppe Lumia. Prima, la vertenza del giornalista dinanzi al Tribunale del lavoro di Palermo. Poi, la querela contro il senatore del Pd per la replica rilasciata ai media tramite un comunicato stampa. Successivamente, l’apertura di un’indagine da parte dell’Ordine dei giornalisti. Infine, ed è questa la novità, l’iscrizione dell’ex presidente della commissione Antimafia nel registro degli indagati. La violazione ipotizzata: diffamazione a mezzo stampa. Titolare del fascicolo, per la Procura di Palermo, il pubblico ministero Vania Contrafatto. Nell’atto depositato in Procura, a fine aprile, dall’avvocato Ennio Tinaglia, per conto di Romano, si punta il dito contro la nota inviata dal senatore ai giornali e all’agenzia di stampa Ansa, lo scorso 22 aprile, in replica agli articoli – in particolare quello del settimanale Panorama – che hanno diffuso la notizia della vertenza intrapresa dal giornalista contro il suo ex datore di lavoro. “Le affermazioni del senatore Giuseppe Lumia – si legge nell’atto – sono gravemente diffamatorie e lesive dell’onore e della immagine” di Davide Romano.
Tra le frasi contestate quella in cui Lumia imputa all’ex addetto stampa di “aver tentato di imbrattare l’On.le Sonia Alfano” o quella in cui sostiene che “Romano è un personaggio conosciuto nell’ambiente per il suo stile”. Frasi ritenute nella querela “assolutamente debordanti rispetto al fisiologico esercizio del diritto di critica, e si traducono in una oggettiva denigrazione per il loro destinatario”. Sempre nella querela si legge che “la intera struttura narrativa ed argomentativa del testo del comunicato Ansa, inducono il lettore a ritenere che la legittima iniziativa giudiziaria dell’esponente, più che essere finalizzata al riconoscimento di spettanze lavorative, sia in realtà un tentativo, definito ‘squallido’, di screditare l’uomo politico nell’ambito di una sorta di strategia complessiva, portata avanti con la complicità del periodico della famiglia Berlusconi, e tesa a colpire ‘chi si batte per la legalità e per il cambiamento della Sicilia’, così accreditando la idea che l’esponente (Davide Romano, ndr), debba essere collocato nell’ambito della ‘non legalità’ e, quindi, della illegalità”. A sostegno della propria tesi, Romano evidenzia che “l’On.le Sonia Alfano è un soggetto che, nell’immaginario collettivo ed anche in ragione di tragiche vicende familiari, è ormai assurta a simbolo della lotta contro Cosa Nostra”, oltre al fatto che “il Senatore Lumia riferisce di non essersi fatto intimidire dalle ripetute minacce di Cosa Nostra, con la chiosatura che non si farà intimidire da uno ‘squallido tentativo di screditarlo’”. Ne deriva, secondo il querelante, che “l’intero incedere argomentativo delle dichiarazioni, oltre che trasformare surrettiziamente una vicenda dai connotati esclusivamente privati e privatistici, in un fatto politico e/o collegato alla attività politica del dichiarante, finisce col delineare un inquietante scenario, evocando suggestivi accostamenti che vedrebbero, addirittura, l’odierno esponente (sempre Romano, ndr) collocato, in uno al periodico della famiglia Berlusconi, in un identico, ibrido, contesto politico-mafioso, aduso ad imbrattare o screditare personaggi simbolo della lotta alla mafia”. Nell’atto si ricorda, infine, che “l’articolo di Panorama non conteneva una sola dichiarazione o virgolettati di alcun genere attribuibili al querelante”.

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“Eppur si muove”: G. Galilei

Posted by fidest press agency su domenica, 13 marzo 2011

Lettera aperta al vescovo di Savona. Qualche giorno fa il prete di Alassio viene condannato in primo grado a sette anni e qualche mese per pedofilia su una sua giovanissima parrocchiana, a Roma un altro prete è stato condannato a 15 anni di detenzione e all’interdizione dei pubblici uffici, inoltre il suo vescovo pare si sia distratto molto mentre il prete pedofilo si dava da fare, un po’ come è successo qui da noi. A Savona l’esimio Briano è sotto la lente di ingrandimento della procura, diversi nomi di preti pedofili sono iscritti nell’elenco degli indagati e molte vittime da un anno stanno sfilando dai magistrati per raccontare le violenze che hanno subito. Insomma per parafrasare Galileo Galilei qualcosa si sta muovendo, nonostante il vescovo Lupi e seguaci. Proprio un anno fa Lupi scriveva sulle testate dei giornali “Sia fatta chiarezza” a un anno di distanza è arrivata questa chiarezza? Qualcuno annuncia anche che ricorrerà all’auto sospensione nel caso venga denunciato. Le denunce ci sono, ma l’autosospensione? Domenica scorsa, finalmente la prima intervista del vescovo Lupi, dove spiega dettagliatamente, spaccando il capello in quattro, la situazione savonese. Ma a noi qualcosa sfugge, e qualche riflessione non riusciamo ad evitarla. Riguardo alla nomina del pro vicario, già vicario al fianco di Sanguineti e Lafranconi che come sappiamo erano perfettamente al corrente della pedofilia di Barbacini e Giraudo, non crede che sia un po’ azzardato? Tenendo presente anche del chiacchiericcio che stanno facendo le vittime di Briano e che il pro vicario, fu colui che trovò le  foto pornografiche nel server della diocesi, un anno dopo che io non frequentavo più gli uffici ma le attribuì a me, quando potevano essere di chiunque. Un altro punto poco chiaro è il motivo per il quale Giraudo è stato ridotto allo stato laicale. Prescrizione a parte, è o no un pedofilo? Ha abusato di tutte le vittime che sfilano in procura o è tutta gente in cerca di clamore mediatico? Quali sono i provvedimenti cautelativi che ha preso per le parrocchie dove l’ombra della pedofilia è ancora forte?  Sembrerebbe, monsignore, che a lei non importi nulla degli abusi passati, presenti e futuri, ma solo di fare quadrare il bilancio. Non la si può certo definire un paladino dei diritti umani, di carità cristiana e neppure di responsabilità verso i crimini commessi dal clero di cui lei è a capo, ancor meno di prevenzione degli stessi. Ma delle caratteristiche sopra elencate, quante sono coerenti con la parola della chiesa? Pare non ci sia più religione monsignore, aimè, pare che conti di più la legge, che la parola del vescovo. Speriamo che non si metta in mezzo anche la coscienza. Attendiamo una risposta dalla diocesi, crediamo che anche i fedeli la attendano a questo punto, forse è anche doveroso farlo. (fonte L’associazione delle vittime savonesi)

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Il caso Ruby continua a far discutere

Posted by fidest press agency su sabato, 30 ottobre 2010

“Non viveva con me, non era mia amica e non abbiamo conoscenze in comune”. Cosi’ Katia Pasquino parla di Ruby, la giovane marocchina che ha raccontato di aver partecipato ad alcune feste ad Arcore, narrazione che ha coinvolto anche Emilio Fede, iscritto nel registro degli indagati per l’ipotesi di favoreggiamento della prostituzione, al pari dell’impresario tv Lele Mora e della consigliere regionale lombarda pdl Nicole Minetti. Katia è provata dopo l’articolo su Libero che la ritrae in abiti succinti e sottolinea la sua convivenza con la ragazza coinvolta nella bufera di Arcore.
In un’intervista in esclusiva al Clandestinoweb Katia a chiare lettere dice “faccio la cubista”, ma aggiunge con voce tremante “ma non sono come lei, i miei amici sono persone serie, studiano, lavorano, e se riuscissi a trovare un lavoro con la L maiuscola smetterei di fare la ballerina”.
Katia è indignata. E’ rimasta di sasso nel vedere le foto che, a corredo di un articolo, la ritraggono su Libero: “mi fanno sembrare quella che non sono” dice allarmata, “e mi accomunano a Ruby, collegandomi a tutto ci che sta accadendo. Ma io non c’entro con questa storia, il mio unico sbaglio è stato ospitarla solo per qualche giorno a casa mia”. E in quei giorni la verità è venuta fuori. Katia si è vista sparire da casa dei soldi, degli oggetti e persino un cellulare. E quando si è recata in commissariato per sporgere denuncia per furto… la sorpresa: la sua ex-ospite è minorenne e non si chiama Ruby. “Diceva di avere una madre cantante e un padre manager che non vedeva mai e di essere senza casa, per questo si appoggiava ora da me, ora da altri amici” continua Katia, “ma adesso non so più se è la verità, perchè di bugie ne ha racontate tantissime”.
E tra le tante cose che Ruby ha detto a Katia, c’è anche la rivelazione: “Mi ha raccontato che Silvio la manteneva”. Ma Katia dice di non conoscere Berlusconi. E di non aver mai visto Emilio Fede. Discorso diverso per Lele Mora: “Si’, lavoro per Lele. Per me è un padre e mi ha sempre dato dei consigli”. E Lele Mora è una delle persone a cui ha intenzione di rivolgersi Katia dopo lo sfratto subito in seguito ai mancati pagamenti dell’affitto, mancati pagamenti che sono la diretta conseguenza del furto effettuato da Ruby. Insomma, Mora a parte, Katia ribadisce di essere estranea a ci che accadeva tra le mura di Arcore, “del resto – continua Katia – se avessi davvero conosciuto Berlusconi mi sarei fatta trovare un lavoro e avrei finalmente abbandonato quello di ballerina. Tra le varie cose c’è anche che oggi non so se molte affermazioni sono vere o no, come il fatto che sosteneva che Berlusconi la mantenesse. C’è da domandarsi perchè, se mantenuta dal premier, rubava a me. Ruby di balle ne ha raccontate talmente tante da non distinguere più il vero dal falso. La cosa che a me interessa è che il fatto di essere una bella ragazza e fare la cubista non autorizza nessuno a pensare che sia lecito credere di me ci che oggettivamente il comportamento di Ruby permette di far pensare”. (di Miriam Giangiacomo da intervista esclusiva al giornale online Clandestinoweb)

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Leghisti indagati per ‘Ndrangheta

Posted by fidest press agency su martedì, 13 luglio 2010

L’Unità di oggi a pag. 6 è uscita con un articolo di Angela Camuso. La giornalista è autrice di una inchiesta dove risultano indagati a Milano decine di politici locali di comuni dell’hinterland milanese, molti dei quali leghisti, tra cui un manipolo di sindaci e numerosi assessori e consiglieri locali per concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione, turbativa d’asta, abuso d’ufficio, finanche concorso in estorsione. Era la scorsa primavera e la procura di Reggio stava da tempo intercettando i vertici della ‘ndragheta durante riunioni in alta montagna. Ed è così emerso che numerosissimi appalti edili per opere pubbliche, eseguiti o da eseguire in Lombardia, venivano decisi in Calabria da un organismo finora semi-sconosciuto della mafia reggina: la cosiddetta “Provincia”, quasi una cupola di Cosa Nostra, che si è scoperto avere ordinato anche una serie di omicidi commessi nel capoluogo lombardo come quello del boss Carmelo Novella, ucciso a luglio 2008, per impedire ai capi della ‘ndrangheta a Milano di organizzare autonomamente una propria “provincia” in Lombardia.

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Mille e una Turchia

Posted by fidest press agency su sabato, 27 febbraio 2010

Di Marta Ottaviani L’eredità dell’Impero ottomano, il nazionalismo turco e i conflitti con la Grecia, le questioni curda e armena, il rapporto tra fedi diverse, la condizione della donna. Un reportage giornalistico sulla Turchia di oggi che mette in luce con chiarezza e obiettività tutte le contraddizioni di un Paese sospeso tra Europa e Asia, tra modernità e tradizione che suscita, a livello internazionale, attenzione ma anche timore.  Dalla vivace e dinamica Istanbul (capitale europea della cultura 2010) all’immobile e severa Ankara, da Artvin, gioiello incastonato tra foreste e corsi d’acqua, a Cipro, l’isola spaccata in due dal 1974: un viaggio lungo e articolato tra i luoghi più affascinanti del Paese della Mezzaluna indagati con gli occhi attenti di una giornalista che ha deciso di dedicare la propria vita a un Paese straordinario ma per molti ancora sconosciuto e incompreso. (Pagine 184 Euro 17,00 Codice 14140Z ISBN 978-88-425-4411-1)

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