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Posts Tagged ‘indagine’

Covid, l’indagine: “Sanità sospesa per 35 milioni di italiani”

Posted by fidest press agency su sabato, 17 aprile 2021

In un anno di pandemia, 35 milioni di Italiani hanno avuto problemi a utilizzare servizi e prestazioni sanitarie per patologie non-Covid. In particolare, le cancellazioni e rinunce hanno coinvolto circa 10 milioni di persone. Di queste circa 400 mila hanno rinunciato (o visto cancellare) interventi di ricovero; 600 mila non hanno potuto fare interventi chirurgici e circa 1 milione di persone non hanno avuto le prestazioni di day hospital. Il servizio a cui hanno dovuto rinunciare maggiormente sono le visite specialistiche, cancellate o a cui hanno dovuto rinunciare circa 7 milioni di Italiani. Da segnalare che la cancellazione o rinuncia delle visite specialistiche ha riguardato in specifico l’83,9% degli over 65 anni.È il quadro che emerge dalla ricerca della Fondazione Italia in Salute, e realizzata da Sociometrica, per quantificare su scala nazionale le conseguenze dell’epidemia sul sistema sanitario impegnato nelle patologie non-Covid. Il titolo dell’indagine è: “Gli italiani e il Covid-19. Impatto socio-sanitario, comportamenti e atteggiamenti della popolazione Italiana”. I risultati sono stati illustrati questa mattina nel corso di una conferenza stampa. Sono intervenuti Federico Gelli, Presidente della Fondazione Italia in Salute e da Antonio Preiti, direttore Sociometrica. Si tratta di un ampio studio condotto su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta che affronta, oltre le patologie non-Covid, anche l’impatto sui comportamenti collettivi, lo stato psicologico del Paese e l’atteggiamento di fiducia o di diffidenza verso i vaccini.Molti Italiani, anche al di là delle disposizioni di legge, hanno modificato spontaneamente alcuni comportamenti quotidiani. Il 63,3% evita di prendere mezzi pubblici, oltre la metà non frequenta più negozi, bar e ristoranti; circa 7 persone su 10 hanno scelto di non vedere più amici e conoscenti dentro casa. Altre modifiche comportamentali e d’impatto sullo status psicologico messe in rilievo dalla ricerca sono il 49,1% della popolazione che avverte una crescita dello stress; il 43,9% che ha smesso, o fortemente ridotto, l’attività fisica; il 28,8% che ha difficoltà del sonno; il 27,1% che ha malesseri psicologici di tipo generale; il 25,7% che mangia di più o ha smesso di controllare la propria dieta; il 16,5% che accusa sintomi di depressione. La ricerca promossa da Fondazione Italia In Salute ha un focus anche sulle conseguenze dell’epidemia sui minori. Quasi il 60% dei genitori intervistati ritiene che la pandemia abbia avuto un impatto psicologico sui figli minorenni. Per 1 genitore su 4, i minori sono stati “colpiti molto pesantemente”, soprattutto nel caso di famiglie poco istruite. La ricerca rivela, al proposito, una “legge di proporzionalità” tra livello di istruzione dei genitori e impatto sui minori: più basso è il titolo di studio dei genitori e più grave è l’effetto dell’epidemia sui minori. Discorso tutto particolare per i vaccini. Gli italiani mostrano un atteggiamento molto differenziato: il 7,5% non intende farlo, il 9,9% attende di capire di più, mentre il 7,6% vorrebbe poter scegliere quale vaccino fare. Un Italiano su quattro, però, “non vede l’ora” di fare il vaccino e il 40,5% (Tab. 4) attende tranquillamente il proprio turno. Le persone che però hanno patologie di vario tipo vogliono tutte essere vaccinate, e anche dal punto di vista sociale ci sono significative differenziazioni, perché sono le persone più istruite a essere più favorevoli ai vaccini. Il pericolo del contagio ha determinato effetti psicologici anche sull’utilizzo dei servizi sanitari, perché il 63,9% della popolazione preferisce evitare di frequentare ospedali e ambienti della sanità. Solo il 13,8% non ha timore a entrare in strutture mediche. La paura maggiore si riscontra tra la popolazione più giovane. “Abbiamo cercato di andare oltre i dati già sconvolgenti del numero dei decessi, dei ricoveri e dei contagi, per fare un’analisi a tutto campo di quel che l’epidemia sta provocando nella società italiana – commenta Federico Gelli, Presidente di Fondazione Italia in Salute – Ci siamo chiesti quale impatto abbia sui malati non-Covid, quali conseguenze ci siano sugli stili di vita che si possano trasformare in comportamenti dannosi e portare anche a nuove patologie. Siamo convinti che dalla ricerca e dalle consapevolezze che ne derivano, possa arrivare un contributo importante per il conseguimento dell’obiettivo comune: uscire dalla pandemia al meglio e al più presto”.

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Da Mansutti: indagine sullo smart working nel post-covid

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 gennaio 2021

Smart Working: un vademecum per gestirne le complessità nel post-covid. Da un’indagine che Mansutti, storico broker assicurativo indipendente, ha realizzato, tra dicembre e la prima metà di gennaio scorsi, su un campione rappresentativo di oltre 30 imprese, affrontando il tema delle complessità da gestire nello smart working, è emerso l’identikit dell’azienda media che da quasi un anno a questa parte si trova di fronte alla necessità di riorganizzarsi internamente con nuove modalità di lavoro e di interconnessione. Tra i dati rilevati: il 60% delle aziende, di cui in gran parte con un fatturato di oltre 10 milioni di euro e con più di 50 dipendenti, nel post-covid continuerà ad utilizzare questo strumento in percentuali non superiori al 20% della forza lavoro; ad oggi la conoscenza su come contrattualizzare il lavoro agile non è sufficientemente adeguata, il 50% dei titolari di impresa afferma infatti di non disporre di informazioni chiare e precise su forme e modalità attraverso cui regolarizzarlo; il 77% delle aziende ha dotato i propri dipendenti di strumenti idonei per svolgere l’attività lavorativa da casa; quasi un quarto delle aziende ha verificato gli spazi di lavoro, la connessione di rete e ha avviato attività di formazione tecnica e comportamentale; esiste la consapevolezza generale del pericolo a cui è esposta la sicurezza dei dati aziendali, ma solo il 36% delle aziende è ricorso all’implementazione di misure di protezione idonee, intervenendo sulla struttura It, modificando firewall, antivirus, authority agli accessi o vpn gateway per garantire la continuità operativa; la maggioranza (il 56,7%) considera il lavoro da casa più uno svantaggio che un vantaggio, i titolari di azienda ritengono che la flessibilità lavorativa abbia infatti determinato maggiori carichi di lavoro. Il confine lavorativo-personale, diventato più labile con lo smart working, ha evidenziato nuovi casi di infortuni che potrebbero non essere coperti dall’Inail: va verificata la definizione di eventuali polizze a copertura del solo rischio professionale per la concreta sovrapposizione del rischio da infortunio domestico a quello lavorativo. Eseguire un check della clausola di definizione della copertura professionale ed extraprofessionale nelle polizze infortuni e quella di assicurato nella copertura di responsabilità verso i prestatori di lavoro può fare la differenza. A questo si somma il valore aggiunto di cui si può beneficiare dall’avere in dotazione un Business Continuity Plan aziendale, il piano organico che assembla il piano d’emergenza, il Disaster Recovery Plan e il Crisis Communication Plan. Per far fronte a tutte le diverse complessità, Mansutti, insieme a partner e professionisti esperti di consulenza legale, cybersecurity, architettonica, tecnologica e manageriale, ha dato vita al progetto di alleanza Workegg. Il suo obiettivo è fornire un servizio di smart change management. L’iniziativa è nata dall’esigenza di supportare contesti professionali e comunità aziendali nel processo di evoluzione organizzativa per mantenerne la competitività. Oltre a Mansutti, che gestisce l’area assicurativa nell’individuare le modifiche necessarie a colmare le lacune dei trasferimenti dei rischi, vi sono: Arclab, società di ricerca e servizi per i progetti di architettura; Rödl & Partner, team multidisciplinare internazionale in ambito fiscale, legale, giuslavorista, smart working; Twt, leader nel mondo di servizi Tlc e Ict; Maria Cristina Vaccarisi, esperta in progettazione e deployment di people strategy; Paola Brumana Cenciarini, esperta in well-being advisor, executive coach, mentoring; Visionando, gruppo esperto in piani industriali, digital transformation, M&A.

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Indagine sulla gestione delle malattie reumatologiche in epoca Covid-19 realizzata da ANMAR

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 dicembre 2020

E’ promossa dall’Associazione Nazionale Malati Reumatici Onlus e APMARR, Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare APS con la collaborazione scientifica del Centro Nazionale per la Telemedicina e le Nuove Tecnologie Assistenziali dell’Istituto Superiore di Sanità. Il questionario – veicolato attraverso i canali di comunicazione web e social delle associazioni promotrici – è stato proposto ai pazienti di malattie reumatologiche e ai loro caregiver per indagare l’impatto dell’emergenza Covid-19, soprattutto nei mesi da febbraio a giugno 2020, e le preoccupazioni che vivono attualmente, nella nuova fase della pandemia in Italia.

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“Indagine su favoreggiamento clandestini di origine tunisina”

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2020

“I dati forniti, questa mattina, dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese sull’aumento dei flussi migratori dall’inizio dell’anno con 32 mila arrivi, di cui oltre 12 mila tunisini, confermano che bisognerebbe aprire un’indagine per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, atteso che in Tunisia non c’è alcuna guerra”. Lo dichiara, in una nota, il Questore della Camera e membro della commissione Affari esteri Edmondo Cirielli: “E’ vergognoso non sanzionare il Governo tunisino che consente e non blocca tale fenomeno, nonostante sia beneficiario di abbondanti finanziamenti italiani che continua a ricevere da anni. Ma è il nostro Governo ad essere inadempiente con gli italiani e con l’Europa di Schengen, perché non difende le frontiere sovranazionali”. Poi Cirielli aggiunge: “Non dobbiamo stupirci, quindi, se Austria, Francia e Slovenia vogliono di chiudere le frontiere con la nostra Nazione. Per colpa delle politiche scellerate della maggioranza Pd-M5S, infatti, siamo indifesi al terrorismo, alla microcriminalità e anche al Covid-19, visto che un’alta percentuale di tunisini che arrivano in Italia risultano contagiati dal virus. Presenterò – conclude Cirielli – un’interrogazione parlamentare per sapere quali misure intende adottare in merito il ministro dell’Interno, oltre a portare il conto come un ragioniere dell’invasione incontrollata dei migranti, che il suo Governo continua a favorire mettendo in pericolo la sicurezza e la salute degli italiani”.

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Indagine Duff & Phelps: il valore degli asset immobiliari

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 ottobre 2020

Secondo la nuova indagine rilasciata da Duff & Phelps, il principale provider a livello mondiale di soluzioni relative alla governance, alla gestione del rischio e alla trasparenza, per circa 4 investitori su 10 (il 39%) il valore degli asset immobiliari commerciali calerà tra il 5% e il 10% nel 2020, mentre circa un terzo (il 31%) prevede una diminuzione superiore al 10%, quale conseguenza della crisi dovuta alla pandemia di COVID-19. In Europa quest’ultimo dato risulta inferiore (23%) rispetto a quello globale, segno di una maggiore fiducia nella tenuta del comparto.L’indagine, realizzata da Duff & Phelps Real Estate Advisory Group (REAG), ha coinvolto un campione rappresentativo di top manager e investitori nel settore real estate in Europa, Regno Unito e USA, ed è stata realizzata con l’obiettivo di indagare come le varie asset class stiano reagendo agli impatti della pandemia e i potenziali cambiamenti negli investimenti immobiliari.Come prevedibile, gli intervistati hanno indicato che i settori che risulteranno maggiormente penalizzati nel lungo termine saranno quelli del retail e dell’hotellerie (indicati rispettivamente dal 37% e dal 36% del campione), e in particolare la maggioranza degli investitori si aspetta una diminuzione dei valori degli immobili nel retail tra il 10% e il 40% nei prossimi 12 mesi. Questi comparti hanno chiaramente sofferto più degli altri durante la pandemia, quindi gli investitori immobiliari saranno con ogni probabilità portati a guardare verso altri settori che hanno mostrato maggiore resilienza.Più di un terzo del campione (il 36%) crede che il comparto logistica/industriale emergerà come il più forte dalla crisi attuale. Grazie alla crescita dello shopping online determinata dalla pandemia, le strutture “last mile” – cioè i magazzini destinati alla gestione dell’ultima fase della consegna dei beni – diverranno sempre più importanti. Gli investitori confidano in prospettive positive anche per le asset class residenziale (il 29%) e proptech (il 19%), che potrebbero trarre vantaggio dalla crisi.Data la recessione economica già confermata nei principali mercati, il 64% degli investitori sostiene che la recessione globale sia il rischio maggiore per gli asset immobiliari commerciali, molto più degli sviluppi della pandemia, che preoccupano il 25% del campione. L’80% degli intervistati delle più importanti regioni (Europa, Regno Unito e USA), inoltre, crede che la ripresa economica assumerà un andamento a U, piuttosto che a V.Gli investitori possono comunque sentirsi rassicurati dal fatto che il 90% delle aziende prevede che le quotazioni degli asset immobiliari possano tornare ai livelli pre-pandemia entro il 2021. Infatti, più di 4 intervistati su 10 (il 41%) a livello globale, che salgono al 51% in Europa, si dicono più ottimisti ora riguardo il comparto real estate europeo rispetto a quanto lo erano all’inizio della pandemia; in particolare, i gestori di fondi di investimento sono quelli che si mostrano più ottimisti, rappresentando più della metà (il 53%) di chi ha espresso un sentiment positivo.Inoltre, il 42% degli investitori ha mantenuto invariati i propri impegni di capitale o pensa addirittura di incrementarli. Infine, il 70% degli investitori ha dichiarato di essere pronto ad impiegare le risorse finanziarie disponibili, quando necessario; in particolare, quasi tutti i gestori dei fondi di investimento hanno risposto affermativamente a questa domanda, dissipando le preoccupazioni legate alla liquidità in questo settore di investimento.

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Indagine prezzi supermercati

Posted by fidest press agency su martedì, 22 settembre 2020

Fare la spesa può sembrare un’operazione semplice, ma adottare le giuste accortezze e seguire poche e semplici dritte può aiutare a salvaguardare il portafoglio e a diminuire gli sprechi. Secondo i dati Istat, le famiglie italiane destinano in media 6.570 euro all’anno alla spesa, ma cambiare le proprie abitudini è un’ottima strategia per alleggerire il carrello e arrivare a risparmiare anche più di 1.700 euro ogni anno. Altroconsumo fornisce le indicazioni per aiutare i consumatori a risparmiare sui prodotti alimentari e di uso quotidiano, grazie alla sua annuale inchiesta sui supermercati che identifica le insegne più convenienti per fare la spesa e che quest’anno si arricchisce anche della classifica dedicata ai prodotti bio.Per realizzare un’analisi completa e sempre più approfondita, quest’anno Altroconsumo ha effettuato il monitoraggio dei prezzi lungo l’intero anno, considerando tutto l’assortimento di ogni catena nelle 1.813 categorie comprese nell’indagine: alimenti, prodotti per la cura della casa e della persona e cibo per animali. L’indagine ha coinvolto 1.869 ipermercati e supermercati e 194 discount su tutto il territorio nazionale.Considerando un paniere composto da tutti i prodotti in assortimento, tra i supermercati e ipermercati si aggiudica il primo posto Famila, mentre tra i discount si classifica in prima posizione Aldi, seguito da Eurospin ed MD. Altroconsumo ha quindi valutato la convenienza in base alla diversa composizione della spesa degli italiani, immaginando una “spesa tipo” in base all’acquisto di prodotti di marca, prodotti a marchio commerciale e prodotti economici. Quest’anno si inserisce, inoltre, anche la classifica dedicata agli alimentari biologici. Considerando la spesa composta da prodotti di marca, il supermercato più conveniente risulta essere Ipercoop, a pari merito con Esselunga Superstore. Per quanto riguarda la spesa di prodotti a marchio commerciale, troviamo al primo posto per convenienza Dok, diffusa specialmente al sud Italia, e al secondo posto i diversi punti vendita con insegna Conad. Passando alla spesa di prodotti economici, si classificano in prima posizione 4 catene ex aequo: Aldi ed Eurospin, per il secondo anno di fila, insieme a MD e Penny Market. Infine, arriviamo alla nuova classifica dell’indagine che analizza gli store in relazione alla spesa di prodotti bio. Al primo posto troviamo Dok, seguita dal gruppo Famila insieme a Todis.L’analisi di Altroconsumo evidenzia una forte oscillazione dei prezzi fra un punto vendita e un altro, pari fino al 340% per lo stesso prodotto in diversi punti vendita. Ad esempio, il prodotto con le più ampie oscillazioni di prezzo è lo yogurt alla frutta Yomo, al gusto fragola (risultati molto simili per quello agli agrumi di Sicilia). Il prezzo minimo rilevato è pari a 2,28 euro al chilo presso Ipercoop a Venezia mentre quello più alto risulta 10 euro al chilo presso Carrefour a Bologna, molto simile da Iper a Milano a 9,96 euro al chilo.Al contrario, il prodotto il cui prezzo è risultato particolarmente stabile con una maggiore concentrazione intorno a un certo valore, come lo scorso anno, è la confezione di Nutella da 600 gr e 630 gr: nonostante si trovino delle eccezioni con prezzi particolarmente vantaggiosi o alti, l’86% dei prezzi rilevati si attesta tra i 7,50 euro e 8,50 euro al chilo.I prezzi della grande distribuzione hanno subito particolari variazioni durante il periodo del lockdown, pari quasi al 4-5% con punte del 9% per i detergenti. Altroconsumo si è impegnata a monitorare e segnalare costantemente gli aumenti di prezzo durante questa fase critica, e oggi i rincari sui prodotti sono rientrati quasi del tutto, fanno, infatti, eccezione esclusivamente quelli di frutta e verdura.
Grazie a una specifica rilevazione sui prodotti di marca in 693 iper e super, effettuata tra giugno e luglio 2020, Altroconsumo ha analizzato i livelli di risparmio sulla spesa in base alla zona geografica. La città in cui si riscontra la maggiore convenienza è Milano, dove i cittadini possono risparmiare fino a 1.769 euro. Parlando di punti vendita, invece, lo store più economico è Conad City Spesa Facile a Pordenone, città in cui si riesce ad ottenere un risparmio pari a circa a 1.100 euro.Ponendo l’attenzione sui territori in cui si trovano i supermercati più convenienti, emerge che a determinare il livello di risparmio è il maggiore grado di concorrenza. Per questo motivo, risulta che nelle città meridionali, dove la concentrazione di insegne è più bassa, le possibilità di risparmio diminuiscono drasticamente: bisogna, infatti, arrivare alla 18sima posizione della classifica prima di trovare una città del Sud, Napoli. Come evidenziato dall’analisi, in città in cui c’è meno concorrenza, come Lecce o Taranto, si può arrivare ad un risparmio annuo di massimo 300 euro.

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La nuova indagine di Essere Animali documenta la pesca con l’arpione

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 agosto 2020

E’ un metodo utilizzato per cacciare i pesce spada e con cui vengono riforniti di pesce fresco ristoranti e pescherie del sud Italia. L’investigatore dell’organizzazione ha filmato tutte le fasi della cattura di un pesce spada nelle acque dello Stretto di Messina, la principale zona dove si effettua questo tipo di pesca.La pesca con l’arpione è un metodo di pesca considerato più sostenibile della pesca industriale in quanto non causa catture accidentali di specie non desiderate. L’arpione infatti viene lanciato contro un pesce tenuto sotto controllo visivo dal pescatore che riveste il ruolo di arpionatore ed è posizionato sulla passerella delle feluche, le tipiche imbarcazioni adibite a questo tipo di pesca. La barca si muove nella direzione indicata dagli avvistatori, i quali sono posizionati su una torretta e dall’alto osservano il transito dei pesci.Il pesce spada è la quinta specie di pesce più consumata in Italia (dati 2017 Eumofa), con il 5,7% rispetto al totale del pesce consumato nel nostro paese. La pesca con l’arpione è solo uno dei metodi utilizzati e principalmente viene effettuata proprio nello Stretto di Messina, dove i pesce spada transitano in estate per raggiungere acque più fresche. Ed è in questo periodo che le feluche effettuano le loro battute in mare, arrivando a pescare anche dieci pesce spada al giorno, venduti poi a pescherie e ristoranti.Nel 2017 nel nostro paese sono state pescate 2.625 tonnellate di pesce spada. Il 16% proviene da attività di piccola pesca, prevalentemente effettuata proprio con l’arpione sul litorale siculo, dove si concentrano il 70% delle catture. La carne di pesce spada destinata ad altri canali, come quello della grande distribuzione organizzata, viene invece cacciata tramite palangari, attrezzi da pesca costituiti da una lunga lenza che permette il posizionamento di centinaia di ami, con cui sono stati catturati il 57% del totale dei pesci spada pescati. L’Italia è anche uno dei mercati di destinazione più importanti per il pesce spada nell’UE, il nostro paese importa 21.741 tonnellate soprattutto da Spagna, Portogallo e Cina. Montuschi Simone – Presidente Essere Animali

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FORUM PA: indagine lavoro pubblico

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 luglio 2020

Entro il 2021 la PA italiana potrebbe avere più pensionati che dipendenti, per il continuo calo del personale e un equilibrio fra ingressi e uscite che, nonostante lo sblocco del turnover, non è ancora stato raggiunto. A fronte di 3,2 milioni di impiegati pubblici italiani (in termini assoluti il 59% in meno di quelli francesi, il 65% di quelli inglese, il 70% di quelli tedeschi) i pensionati pubblici sono già 3 milioni. Un numero in crescita costante e destinato a salire perché i “pensionabili” oggi sono molti: 540mila dipendenti hanno già compiuto 62 anni di età (il 16,9% del totale), mentre 198mila hanno maturato 38 anni di anzianità. La pensione anticipata è stata parzialmente accelerata da Quota 100, nel 2019 sono uscite anticipatamente dalla PA 90 mila persone, ma è comunque prassi comune: il 57,7% dei pensionati pubblici attuali ha optato per il ritiro anticipato, solo il 13,7% per raggiunti limiti di età (mentre questa percentuale è il 20% nel privato e il 28% negli autonomi).
Risultato: solo dal 2018 a oggi sono andati in pensione 300mila dipendenti pubblici a fronte di circa 112mila nuove assunzioni e 1.700 stabilizzazioni di precari, nel solo 2018. C’è lo sblocco del turnover, ma le procedure sono lente e la media dei tempi tra emersione del bisogno e effettiva assunzione dei vincitori dei concorsi è di oltre 4 anni. E così, con in più il blocco imposto dal covid-19, da settembre del 2019 ad oggi sono state messe a concorso meno di 22mila posizioni lavorative: di questo passo ci vorrebbero oltre dieci anni a recuperare i posti persi.È quanto evidenzia la ricerca sul lavoro pubblico presentata oggi in apertura di “FORUM PA 2020 – Resilienza digitale”, la manifestazione dedicata ai temi dell’innovazione e della trasformazione digitale come risposta alla crisi, organizzata da FPA, società del Gruppo Digital360, che si apre oggi fino all’11 luglio in un’edizione totalmente online.La fotografia tracciata dall’indagine di FPA è quella di una PA anziana, in cui l’età media del personale è di 50,7 anni, con il 16,9% di dipendenti over 60 e appena il 2,9% under 30. Una PA in cui 4 dipendenti su 10 hanno la laurea, ma gli investimenti in formazione – necessari per aggiornare competenze e conoscenze – si sono quasi dimezzati in dieci anni, passando dai 262 milioni di euro del 2008 ai 154 milioni del 2018: 48 euro per dipendente, che consentono di offrire in media un solo giorno di formazione l’anno a persona.In questo scenario, c’è un’importante novità: il ricorso (forzato) allo smart working durante l’emergenza covid-19 per la gran parte dei dipendenti pubblici è stata un’esperienza positiva, che ha portato – secondo un recente sondaggio di FPA – in qualche caso addirittura a un aumento di produttività: per 7 lavoratori su 10 è stata assicurata totale continuità al lavoro, per il 41,3% l’efficacia è persino migliorata; per il 61% la nuova cultura di flessibilità e cooperazione prevarrà anche finita l’emergenza. Ma lo Smart Working ha significato anche una notevole riduzione di sprechi, quantificabili in 135 milioni di ore di spostamenti in meno nei tre mesi di lockdown, pari a 1 miliardo di km non percorsi, 400 milioni di euro di benzina risparmiati e 127mila tonnellate di CO2 in meno nell’atmosfera, oltre al 30% di costi in meno a carico della PA tra consumi energetici, gestione delle mense e pulizie dei locali. Se, come indicato dal Ministro della PA Dadone, si riuscirà a raggiungere l’obiettivo di almeno il 40% di dipendenti in smart working per 2-3 giorni alla settimana, si potrebbero risparmiare 128 milioni di ore di spostamenti, 121mila tonnellate di CO2 nell’atmosfera, 384 milioni di euro di carburante e oltre 1 miliardo di km l’anno.“I lavoratori pubblici italiani oggi sono pochi, anziani e poco qualificati – afferma Gianni Dominici, Direttore Generale di FPA –. Sono positive le nuove norme che accelerano i concorsi, ma se si opterà su un semplice rimpiazzo del personale invece che su assunzioni basate sull’individuazione dei fabbisogni c’è il rischio di sprecare un’occasione irripetibile: è importante assumere presto, ma soprattutto bene. Lo smart working nell’emergenza covid-19, nonostante le difficoltà, ha rappresentato un’occasione straordinaria per scongelare una PA orientata più all’adempimento burocratico che ai risultati, ma anche per testare una significativa riduzione di sprechi e di costi: l’obiettivo di almeno 40% di dipendenti in smart working per 2-3 giorni alla settimana rappresenta da un lato una grande opportunità di introdurre una nuova cultura basata sull’innovazione, dall’altro una spinta perché la PA possa raggiungere importanti traguardi di sostenibilità”. “Come certifica anche il DESI, l’indice della Commissione europea che nel 2020 ci colloca al 25º posto fra 28 Stati UE nell’attuazione dell’Agenda digitale, l’Italia è ancora ben poco digitale – dice Andrea Rangone, Presidente di Digital360 –. Anche la PA italiana è ancora molto in ritardo, come ha dimostrato chiaramente l’emergenza covid-19: solo quelle amministrazioni che avevano già investito in digitalizzazione e capitale umano sono state reattive alla crisi e in grado di continuare a lavorare anche in smart working. La trasformazione digitale della PA è fondamentale per la ripartenza del Paese e questa passa anche dalla crescita delle competenze digitali dei dipendenti pubblici, sulla cui formazione si registra purtroppo ancora un gap da recuperare”.

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Turismo: Indagine Federconsumatori sul bonus vacanze

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 luglio 2020

Stiamo ricevendo in questi giorni molte segnalazioni di cittadini che si lamentano del fatto che molte strutture alberghiere non accettano i bonus vacanza istituiti dal Governo per agevolare le famiglie, permettendo loro di usufruire delle ferie estive e per sostenere il settore del turismo in grande difficoltà nel nostro Paese a causa della pandemia.
Al di là delle polemiche degli albergatori sulle modalità con cui è stato strutturato il bonus, lo riteniamo un importante strumento di sostegno per le famiglie… se solo venisse accettato! L’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha infatti monitorato 370 strutture in tutto il territorio nazionale, ubicate nelle principali località turistiche al mare, in montagna, nonché nelle città d’arte, chiedendo se accettassero o meno il bonus. I risultati sono stati alquanto deludenti: solo il 46% delle strutture interpellate accetta il bonus vacanze, il 35% non lo accetta, il 19% sta ancora decidendo se accettarlo o meno.
Delle strutture monitorate 210 sono alberghi, 110 sono B&B e 50 sono agriturismi. Gli agriturismi sono le strutture che accettano di più i bonus: di quelli monitorati ben il 60% si è dichiarato disponibile ad accettare tale agevolazione per i soggiorni. Tale percentuale scende al 53% negli hotel e al 36% nei B&B. Sempre presso gli agriturismi risulta elevata (24%) la percentuale delle strutture che stanno ancora decidendo se accettare o meno il bonus. “Un dato allarmante: se da un lato, infatti, è a discrezione dell’esercente la scelta se accettare o meno tale bonus, dall’altra la mancata applicazione dell’agevolazione presso un numero così elevato di strutture rischia di rendere vani gli sforzi che il Governo ha messo in campo per sostenere le famiglie che, a causa della crisi post-covid, saranno costrette in molti casi a rinunciare alle vacanze.” – afferma Emilio Viafora, Presidente Federconsumatori.
Tutto ciò creerà enormi danni all’intero comparto del turismo, settore chiave nell’economia del nostro Paese: basti pensare che, da solo, genera direttamente oltre il 5% del PIL nazionale, che aumenta al 13% se si considera l’indotto.
Per questo è necessario uno sforzo congiunto di Governo e Associazioni di categoria che raggruppano gli esercenti delle strutture ricettive affinché il bonus vacanze diventi uno strumento strategico per rilanciare una stagione turistica avviata al declino.
Nel dettaglio, da un lato è necessario estenderne la fruizione anche attraverso i portali di prenotazione online (OTP): è dato noto che molte famiglie, per cercare le offerte migliori e per risparmiare, prenotano autonomamente le vacanze approfittando di sconti ed offerte online. Le maggiori criticità sollevate dagli albergatori sono i tempi molto ristretti per valutare l’adesione all’iniziativa e la necessità di risorse immediate dopo la chiusura per la pandemia: in tal senso è necessario effettuare degli accordi per far sì che gli albergatori che accettano il bonus possano disporre immediatamente della liquidità, anche attraverso un coinvolgimento delle banche.Ricordiamo infine ai cittadini che Il bonus è fruibile nella misura dell’80%, sotto forma di sconto immediato, per il pagamento dei servizi prestati dall’albergatore, il restante 20% potrà essere scaricato come detrazione di imposta, in sede di dichiarazione dei redditi, da parte del componente del nucleo familiare a cui viene fatturato il soggiorno (con fattura elettronica o documento commerciale).Il contributo arriva a un massimo di 500 euro per nuclei familiari composti da almeno tre persone, 300 euro per due persone e 150 euro per single. In tutti i casi, i beneficiari devono avere un ISEE inferiore a 40mila euro.Il bonus può essere richiesto e viene erogato esclusivamente in forma digitale. Per ottenerlo è necessario che un componente del nucleo familiare sia in possesso di un’identità digitale SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) o CIE 3.0 (Carta d’Identità Elettonica). Potrà essere richiesto dal 1° luglio al 31 dicembre 2020 tramite l’app IO, l’applicazione dei servizi pubblici.

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Indagine Skuola.net: Back to school, per gli studenti è allarme igiene

Posted by fidest press agency su sabato, 30 maggio 2020

Il portale Skuola.net, assieme all’esperto in sicurezza sui luoghi di lavoro Tommaso Barone, ha condotto un’indagine – che ha coinvolto oltre 25mila alunni di scuole medie e superiori – per capire da che punto dovranno ripartire le scuole italiane per poter accogliere i ragazzi nel post emergenza.La pulizia è sicuramente la base su cui impostare qualsiasi difesa dal contagio. Da questo punto di vista, però, il quadro che i ragazzi hanno lasciato a fine febbraio è abbastanza disastroso. Meno di 2 studenti su 3, ad esempio, giudicano almeno sufficiente lo stato in cui versavano i bagni della propria scuola.Altro tema di cruciale importanza è quello del sovraffollamento degli ambienti scolastici. La platea più consistente (47%) è composta da ragazzi che vivono in classi da 20-25 alunni. Ma più di 1 studente su 5, quest’anno, condivideva l’aula con almeno altri 25 compagni.Per quanto riguarda infine la ripresa delle lezioni frontali, tra le alternative di cui si sta discutendo si parla soprattutto di una turnazione tra alunni: a giorni alterni (alcuni vanno a scuola e gli altri seguono da casa, a rotazione) oppure dividendosi in gruppi tra mattina e pomeriggio. L’ago della bilancia pende decisamente dalla parte della prima soluzione: il 72% approverebbe la scelta di continuare con un mix di lezioni frontali e didattica a distanza.

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Antitrust avvia indagine sui prezzi

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

L’Antitrust ha avviato un’indagine preistruttoria sull’andamento dei prezzi di generi alimentari di prima necessità, detergenti, disinfettanti e guanti.”Bene il faro dell’Antitrust sui prezzi. Ottima notizia. Finalmente l’Antitrust intende far luce sulle speculazioni dei prezzi. Dopo il procedimento sulle mascherine ora vengono accolte anche le segnalazioni su disinfettanti e guanti, per i quali, non per niente, avevamo chiesto prezzi imposti come per le mascherine” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Quanto ai beni di prima necessità, a marzo, mese oggetto dell’indagine dell’Authority, avevamo denunciato il rialzo preoccupante dei prezzi dei prodotti alimentari, passati dal +0,3% tendenziale di febbraio al 1,1% di marzo, più di tre volte e mezzo. Una situazione che ad aprile è ulteriormente peggiorata, con un +2,9%. In termini di costo della vita, per una coppia con due figli, significa avere un aumento annuo di 221 euro per i soli acquisti alimentari, 194 euro per una coppia con un figlio, 161 per famiglia media” prosegue Dona. “Non parliamo, poi, di frutta e verdura. Ad aprile, in un solo mese, sempre secondo i dati ufficiali Istat, la frutta fresca è salita del 3,5% (9,4% su base annua), i vegetali freschi +7,1%, la farina dell’1,3%, i prodotti per la pulizia della casa dell’1,7%. E questo in media, a fronte di prezzi fermi in molte zone e speculazioni inaccettabili in altre, dove, approfittando dell’impossibilità di spostarsi del consumatore, si sono alzati vergognosamente i prezzi” conclude Dona

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Online un’indagine per i pazienti oncologici e onco-ematologici

Posted by fidest press agency su sabato, 18 aprile 2020

Le 27 Associazioni di pazienti oncologici e onco-ematologici del progetto “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere” promuovono un’indagine dedicata ai pazienti oncologici e onco-ematologici di tutta Italia per chiedere loro come stanno vivendo questo periodo di emergenza legato alla diffusione del Coronavirus, sia dal punto di vista assistenziale che personale. L’obiettivo dell’iniziativa è duplice: da una parte realizzare un quadro della situazione da poter condividere con le Istituzioni, al fine di mantenere costanti l’informazione e l’interesse verso i bisogni delle persone che convivono con un tumore; dall’altra conoscere in che modo vengono gestite le attività di diagnosi, cura e follow-up dei pazienti così da identificare le aree prioritarie di intervento nella prossima fase di convivenza con il COVID-19.Quali sono le preoccupazioni più importanti nella gestione della malattia, quali le fonti di informazione sui rischi di infezione, di cosa sentono più bisogno i pazienti in questo momento di emergenza, se si è a conoscenza delle norme a supporto di pazienti e familiari previste dal Decreto Cura-Italia: queste alcune delle domande alle quali i pazienti oncologici e onco-ematologici potranno rispondere online fino al 28 aprile sul sito http://www.salutebenedadifendere.it.

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de Bertoldi (FdI): Commissione inchiesta avvii indagine su Borsa Milano e Consob

Posted by fidest press agency su domenica, 5 aprile 2020

“Ho chiesto alla Commissione d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario di avviare un’indagine su quanto in queste settimane di crisi economica e finanziaria, dovuta al diffondersi dell’epidemia Covid-19, si è abbattuto sulla Borsa di Milano. Da tempo denuncio una situazione gravissima che avrebbe dovuto portare da tempo la Consob a una vigilanza e un’attenzione maggiore, prendendo anche misure eccezionali che avrebbero avuto il merito di difendere sia gli investimenti e sia i risparmi degli italiani. Invece, abbiamo assistito una sorta di inazione e ritardi che settimane dopo settimane hanno aggravato la crisi della nostra Borsa. Per questo ritengo che sia compito di questa Commissione avviare un’inchiesta, facendo luce sui ritardati interventi della Consob, e capire quindi chi, anche con vendite allo scoperto, ha lucrato in queste settimane sui soldi degli italiani, mentre questi soffrivano il peso dell’epidemia”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi, capogruppo di FdI nella Commissione d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario.

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Presentazione risultati dell’indagine VenetoCongiuntura nel quarto trimestre 2019

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 febbraio 2020

Treviso Martedì 18 febbraio 2020 ore 11.30 presso Sala Consiglio della Camera di Commercio di Treviso – Belluno Dolomiti Piazza Borsa n. 3/b. Nel corso della conferenza stampa verranno presentati i principali dati sullo stato di salute dell’economia del Veneto e le valutazioni sull’andamento congiunturale dell’industria manifatturiera nel quarto trimestre 2019 con un dettaglio regionale e uno della provincia di Treviso nell’ambito dell’Osservatorio economico e sociale.Interverranno:
Mario Pozza Presidente Camera di Commercio di Treviso – Belluno/Dolomiti e Unioncamere del Veneto Domenico Dal Bo’ Presidente Osservatorio Economico e Sociale
Analisi dati a cura di:
Antonella Trevisanato Area Studi e Ricerche Unioncamere del Veneto
Federico Callegari Comitato Tecnico Osservatorio Economico e Sociale
Commentano:
Tiziano Barone Direttore Veneto Lavoro –Ente strumentale Regione del Veneto
Giancarlo Corò Direttore Campus Treviso –Università Ca’ Foscari

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Indagine su finanziamenti Formazione e PAL delle regioni

Posted by fidest press agency su domenica, 1 dicembre 2019

Roma 11 dicembre 2019 ore 10.00 Palazzo San Macuto -Biblioteca Camera dei Deputati, via del Seminario 76 Sala del refettorio. Come si muove il Paese in termini di stanziamenti di fondi e definizione di bandi per la Formazione Professionale? Quali sono le iniziative virtuose per le Politiche Attive del Lavoro (PAL)? Che impiego hanno trovato i rispettivi 1.279 e 1.116 milioni di euro impegnati nel 2018 per la Formazione Professionale e per le Politiche Attive del Lavoro? Gli strumenti normativi che dovrebbero favorirne l’implementazione e la ricaduta sull’occupazione, sono efficaci? A queste domande risponderà il CNOS-FAP (Centro Nazionale Opere Salesiane – Formazione Aggiornamento Professionale). Nel corso dell’incontro saranno presentate due pubblicazioni inedite, un rapporto sull’analisi comparata degli investimenti sulla situazione in Italia e i trend sulla formazione nelle singole Regioni, a due anni dall’entrata in vigore del decreto legislativo 61 che aveva l’obiettivo di risolvere le difficoltà connesse alla transizione scuola-lavoro, disoccupazione, processo di reskilling della forza lavoro. E una relazione che focalizza la coerenza tra le norme regionali e quelle nazionali di sistema.
Interverranno all’evento, tra gli altri, Valentina Aprea, VII Commissione della Camera dei Deputati, Cristina Grieco, assessore Toscana e Coordinatrice IX Commissione delle Regioni, Salvatore Pirrone, Direttore Generale ANPAL, Paola Nicastro, Direttore Generale INAPP, Eugenio Gotti del PTSCLAS e Giulio Maria Salerno dell’Università di Macerata, autori delle pubblicazioni e Paola Vacchina, Presidente di FORMA curerà le conclusioni.

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Prima indagine sulla continuità assistenziale in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 2 luglio 2019

Roma, 3-4 luglio Auditorium Biagio D’Alba, Ministero della Salute Viale Giorgio Ribotta 5 si farà il punto sul vasto (e spesso non descritto) mondo dell’assistenza a lungo termine, figlia di un Paese che invecchia sotto il peso delle multi-morbilità e delle disabilità. Si parlerà della riorganizzazione dei servizi di presa in carico delle persone anziane e fragili avviata a livello regionale, dei nuovi approcci all’assistenza domiciliare, delle novità in tema di residenzialità assistita e nel campo delle cure palliative. Si discuterà di come garantire un’assistenza dignitosa ai nostri anziani, e insieme la tenuta degli equilibri di welfare, anche guardando cosa fanno i sistemi sociosanitari dei grandi Paesi europei.

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Prima indagine sulla continuità assistenziale in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 giugno 2019

Roma, 3-4 luglio Auditorium Biagio D’Alba, Ministero della Salute Viale Giorgio Ribotta 5. Al Ministero della Salute si farà il punto sul vasto (e spesso non descritto) mondo dell’assistenza a lungo termine, figlia di un Paese che invecchia sotto il peso delle multi-morbilità e delle disabilità. Si parlerà della riorganizzazione dei servizi di presa in carico delle persone anziane e fragili avviata a livello regionale, dei nuovi approcci all’assistenza domiciliare, delle novità in tema di residenzialità assistita e nel campo delle cure palliative. Si discuterà di come garantire un’assistenza dignitosa ai nostri anziani, e insieme la tenuta degli equilibri di welfare, anche guardando cosa fanno i sistemi sociosanitari dei grandi Paesi europei.

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Libri: Se i conti non tornano, Il libro-indagine sulla statistica pubblica che mette a nudo le falle del sistema

Posted by fidest press agency su sabato, 20 aprile 2019

Non siamo i “polli” di Trilussa. E se pensate che la statistica non sia fondamentale, riflettete sul fatto che gli Stati governano in base alle statistiche e che, solo per fare un esempio, i finanziamenti europei vengono determinati in base a dati amministrativi forniti dalle statistiche nazionali. E se è vero che non esiste misura a prova di errore, non per questo è altrettanto vero che non si possano migliorare il sistema statistico in sé e la sua metodologia.
L’importanza della statistica nazionale per i cittadini è stata oggi al centro della presentazione del libro di Francesco Bardaro Grella, Se i conti non tornano. Un’inchiesta sulla statistica pubblica. Numeri e dati in Italia, in un Paese dove mai nulla è certo (Male Edizioni di Monica Macchioni, 2019), svoltasi a Palazzo Sora a Roma, con la partecipazione del Giuseppe Venanzoni, professore ordinario di Statistica economica, di Marco Fratini, giornalista La7 e di Elia Fiorillo, giornalista e vicepresidente sindacato Liberi Scrittori. Il volume di Bardaro, giornalista economico di La7, è il primo vero libro-inchiesta che mette a nudo il sistema che produce i numeri della statistica pubblica. Dati fondamentali, tanto da condizionare la vita pubblica, certificati però da un sistema che fa acqua da tutte le parti a tal punto da mettere in dubbio l’autorevolezza e l’affidabilità del dato stesso. http://www.maleedizioni.it (fonte: Macchioni Communications Carpe Diem Srl)

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Ecco le 600 Champion 2019: svetta la Lombardia, sorpresa Emilia

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 marzo 2019

Padova. (By Italy post) Sono stati resi noti questa mattina, e anticipati da L’Economia del Corriere della Sera uscito con un numero speciale in edicola oggi, i risultati dell’indagine sulle imprese Champion 2019 realizzata dal Centro Studi ItalyPost, con il sostegno del Gruppo Crédit Agricole e la partecipazione di auxiell, Glasford International e Equinox.Si tratta delle 500 imprese italiane tra i 20 e i 120 milioni e delle 100 imprese tra i 120 e i 500 milioni che hanno meglio performato negli anni dal 2011 e il 2017. Lo studio realizzato sui singoli bilanci di queste 600 imprese ha messo in evidenza infatti soltanto quelle che possedevano al 31.12.2017 contemporaneamente più requisiti di assoluta eccellenza: un tasso di crescita annua di almeno il 7% per le imprese champion e del 4,5% per le superchampion, un ebitda medio degli ultimi tre esercizi rispettivamente del 10% e 8,5%, un rapporto Pfn/ebitda rispettivamente di 1,8 e di 2,5, e un rating attribuito da Modefinance con almeno una tripla B. L’aggregato di queste 600 imprese identifica un fatturato complessivo di quasi 44 miliardi di euro e una redditività lorda che supera gli 8 miliardi di euro, un aggregato occupazionale oltre 159.000 addetti, un livello di patrimonializzazione (cioè di mezzi propri) superiore a 26 miliardi di euro e una PFN negativa (cioè cassa) che sfiora i 4 miliardi, al netto dei debiti finanziari.
I dati confermano e riflettono alcune caratteristiche ben note della distribuzione geografica del tessuto imprenditoriale italiano, ma, al contempo, segnalano anche alcune novità di rilievo. La Lombardia totalizza la presenza di ben 193 imprese, di cui 76 basate a Milano, 30 a Bergamo, 22 a Brescia e 16 a Como, mentre il Veneto ne conta 109 e l’Emilia Romagna 85. Segue il Piemonte con 62 totali e poi la Toscana con 41 imprese, la Campania con 20 e il Lazio 19.
La novità principale, rispetto al percepito diffuso degli anni scorsi, sembra emergere nel confronto tra Emilia e Veneto. Se infatti il Veneto si conferma leader nella fascia delle “piccole” (tra i 20 e i 120 milioni) con 100 imprese contro le 64 emiliano-romagnole, sulla fascia tra 120 e 500 milioni il rapporto si inverte a favore degli emiliani con 21 imprese contro solo 9 venete. In termini di fatturato complessivo questo si traduce in un vantaggio di oltre 500 milioni a favore delle imprese emiliano romagnole che arrivano a oltre 7,3 mld contro i 6,7 mld scarsi di quelle venete.
Il Sud nel suo complesso totalizza solo 40 imprese, di cui la metà sono collocate in Campania, 9 in Puglia e le restanti 11 frazionate nel resto delle regioni del Sud ad eccezione di Sardegna e Molise dove nessuno Impresa rientra nella categoria delle Champion.
A trainare sono meccanica, chimica e farmaceutica. E nei settori chiave conta la dimensione
Dall’analisi la maggiore percentuale di aziende champion si trova nella meccanica. Se è evidente l’allineamento dei settori prevalenti, indipendentemente dalla dimensione, è molto interessante notare l’incidenza percentuale nei vari settori delle due fasce dimensionali e dalla quale risulta con inequivocabile chiarezza come per competere in settori “maturi” e ad alto tasso di innovazione, ricerca e sviluppo come la meccanica o la chimica e farmaceutica le dimensioni siano un fattore determinante o se vogliamo invertire la chiave di lettura, come in questi settori, dove la competizione si gioca su drivers complessi, investimenti a lungo raggio, strategie avanzate, alla portata dunque di poche imprese, la selezione nella crescita dimensionale, diventi più stringente.
Il progetto nelle sue singole parti rappresenta uno strumento di approfondimento, a scopo scientifico, culturale e divulgativo delle best practices aziendali italiane.
A questo scopo è stato strutturato in tre step successivi, come un osservatorio permanente e dinamico sui casi di eccellenza che si avvale di analisi verticali sulle singole imprese, di incontri b2b con imprenditori e manager delle medesime realtà e della consuntivazione dei risultati. Dopo la pubblicazione della ricerca infatti vengono organizzate sessioni periodiche di meeting diretto con le imprese riservate ai partner e alle Università che hanno aderito al progetto, con l’obiettivo di analizzare i modelli di business di queste imprese ed effettuare una mappatura dei drivers che contraddistinguono il loro perimetro strategico, ma anche quello della “contaminazione”, cioè l’opportunità di confronto reciproco fra imprenditori che in questo modo possono avere accesso diretto al contatto con altri modelli evolutivi di eccellenza.
Il tour nei territori promosso da Italy Post si svolgerà in 10 tappe. La prima a Torino il 22 marzo presso l’azienda Teoresi, la seconda a Padova il 29 marzo presso la sede di auxiell, la terza il 5 aprile a Parma presso la sede di CariParma Crédit Agricole, la quarta a Brescia presso il centro di formazione Isfor dell’Unione Industriali, la quinta il 10 maggio in provincia di Treviso presso la sede di Astoria Vini, la sesta a Prato presso l’azienda di tessuti Manteco, la settima il 24 maggio a Bologna, l’ottava il 31 maggio presso l’Aeroporto di Milano – Bergamo a Orio al Serio, la nona in occasione del Make in Italy Festival a Thiene e la tappa conclusiva il 13 giugno a Napoli.

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Indagine demoscopica Cittadini e Malattie Rare: Conoscenza e Percezione

Posted by fidest press agency su domenica, 3 marzo 2019

Gli italiani non hanno le idee chiare sulle MR, a partire dalla loro definizione epidemiologica: più della metà pensa che colpiscano 1 persona su 100, mentre la soglia fissata per la definizione di rarità è 1 ogni 2000. Quasi tutti ritengono che le malattie rare siano di origine genetica, poco più della metà del campione però ritiene anche che possano essere sessualmente trasmissibili.Questo è emerso dall’indagine demoscopica Cittadini e Malattie Rare. Conoscenza e Percezione, realizzata da Osservatorio Malattie Rare in parnership con Datanalysis, Istituto di ricerche demoscopiche Area Salute.
L’indagine, condotta a campione, ha rivelato che c’è confusione anche sulle possibilità terapeutiche legate alle malattie rare. Due terzi dei cittadini contattati pensa che i farmaci per le malattie rare siano solo sperimentali. Mentre sappiamo che i farmaci approvati da EMA (Agenzia Europea del Farmaco) con indicazione per malattie rare sono stati 21 nel solo corso del 2018. Tra questi una terapia genica e due terapie immunologiche CAR-T – tecnicamente parlando ‘terapie avanzate’ – di estrema avanguardia ma certo non più sperimentali. A questa nuova tipologia di terapie l’Osservatorio Malattie Rare ha appena dedicato un portale ad hoc: http://www.osservatorioterapieavanzate.it
Sempre sui farmaci, l’86% è convinto che costino molto al nostro SSN, quando in realtà la spesa sanitaria complessiva per i malati rari nel è di 1,36miliardi l’anno, pari all’ 1,2% della spesa sanitaria complessiva. [Fonte: Rapporto OSSFOR 2018]
Non è chiara ai più nemmeno la situazione socioeconomica che caratterizza le famiglie con malattie rare. Il 74% pensa che i malati rari abbiano sempre diritto all’invalidità civile e alla Legge 104, il che dimostra che in pochi sanno che sono proprio i malati rari ad avere le maggiori difficoltà in termini di riconoscimento di diritti esigibili. Lo dimostrano le continue richieste che pervengono allo Sportello Legale Omar “Dalla parte dei Rari”, che ha erogato più di 50 consulenze in meno di un anno proprio su questo tema.
Sappiamo che la spesa sociale per i malati rari si attesta intorno al 100milioni di euro l’anno [Fonte CIEIS Tor Vergata 2018] ma le famiglie che convivono con malattie rare sono spesso in situazioni di difficoltà economica, dovuta al mancato riconoscimento del ruolo dei caregiver (quasi sempre i genitori) e agli ancora insufficienti ammortizzatori sociali previsti. L’indagine è stata condotta dal 15 al 21 febbraio 2019, utilizzando la metodologia delle interviste telefoniche CATI.

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