Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘indagine’

Prima indagine sulla continuità assistenziale in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 giugno 2019

Roma, 3-4 luglio Auditorium Biagio D’Alba, Ministero della Salute Viale Giorgio Ribotta 5. Al Ministero della Salute si farà il punto sul vasto (e spesso non descritto) mondo dell’assistenza a lungo termine, figlia di un Paese che invecchia sotto il peso delle multi-morbilità e delle disabilità. Si parlerà della riorganizzazione dei servizi di presa in carico delle persone anziane e fragili avviata a livello regionale, dei nuovi approcci all’assistenza domiciliare, delle novità in tema di residenzialità assistita e nel campo delle cure palliative. Si discuterà di come garantire un’assistenza dignitosa ai nostri anziani, e insieme la tenuta degli equilibri di welfare, anche guardando cosa fanno i sistemi sociosanitari dei grandi Paesi europei.

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Libri: Se i conti non tornano, Il libro-indagine sulla statistica pubblica che mette a nudo le falle del sistema

Posted by fidest press agency su sabato, 20 aprile 2019

Non siamo i “polli” di Trilussa. E se pensate che la statistica non sia fondamentale, riflettete sul fatto che gli Stati governano in base alle statistiche e che, solo per fare un esempio, i finanziamenti europei vengono determinati in base a dati amministrativi forniti dalle statistiche nazionali. E se è vero che non esiste misura a prova di errore, non per questo è altrettanto vero che non si possano migliorare il sistema statistico in sé e la sua metodologia.
L’importanza della statistica nazionale per i cittadini è stata oggi al centro della presentazione del libro di Francesco Bardaro Grella, Se i conti non tornano. Un’inchiesta sulla statistica pubblica. Numeri e dati in Italia, in un Paese dove mai nulla è certo (Male Edizioni di Monica Macchioni, 2019), svoltasi a Palazzo Sora a Roma, con la partecipazione del Giuseppe Venanzoni, professore ordinario di Statistica economica, di Marco Fratini, giornalista La7 e di Elia Fiorillo, giornalista e vicepresidente sindacato Liberi Scrittori. Il volume di Bardaro, giornalista economico di La7, è il primo vero libro-inchiesta che mette a nudo il sistema che produce i numeri della statistica pubblica. Dati fondamentali, tanto da condizionare la vita pubblica, certificati però da un sistema che fa acqua da tutte le parti a tal punto da mettere in dubbio l’autorevolezza e l’affidabilità del dato stesso. http://www.maleedizioni.it (fonte: Macchioni Communications Carpe Diem Srl)

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Ecco le 600 Champion 2019: svetta la Lombardia, sorpresa Emilia

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 marzo 2019

Padova. (By Italy post) Sono stati resi noti questa mattina, e anticipati da L’Economia del Corriere della Sera uscito con un numero speciale in edicola oggi, i risultati dell’indagine sulle imprese Champion 2019 realizzata dal Centro Studi ItalyPost, con il sostegno del Gruppo Crédit Agricole e la partecipazione di auxiell, Glasford International e Equinox.Si tratta delle 500 imprese italiane tra i 20 e i 120 milioni e delle 100 imprese tra i 120 e i 500 milioni che hanno meglio performato negli anni dal 2011 e il 2017. Lo studio realizzato sui singoli bilanci di queste 600 imprese ha messo in evidenza infatti soltanto quelle che possedevano al 31.12.2017 contemporaneamente più requisiti di assoluta eccellenza: un tasso di crescita annua di almeno il 7% per le imprese champion e del 4,5% per le superchampion, un ebitda medio degli ultimi tre esercizi rispettivamente del 10% e 8,5%, un rapporto Pfn/ebitda rispettivamente di 1,8 e di 2,5, e un rating attribuito da Modefinance con almeno una tripla B. L’aggregato di queste 600 imprese identifica un fatturato complessivo di quasi 44 miliardi di euro e una redditività lorda che supera gli 8 miliardi di euro, un aggregato occupazionale oltre 159.000 addetti, un livello di patrimonializzazione (cioè di mezzi propri) superiore a 26 miliardi di euro e una PFN negativa (cioè cassa) che sfiora i 4 miliardi, al netto dei debiti finanziari.
I dati confermano e riflettono alcune caratteristiche ben note della distribuzione geografica del tessuto imprenditoriale italiano, ma, al contempo, segnalano anche alcune novità di rilievo. La Lombardia totalizza la presenza di ben 193 imprese, di cui 76 basate a Milano, 30 a Bergamo, 22 a Brescia e 16 a Como, mentre il Veneto ne conta 109 e l’Emilia Romagna 85. Segue il Piemonte con 62 totali e poi la Toscana con 41 imprese, la Campania con 20 e il Lazio 19.
La novità principale, rispetto al percepito diffuso degli anni scorsi, sembra emergere nel confronto tra Emilia e Veneto. Se infatti il Veneto si conferma leader nella fascia delle “piccole” (tra i 20 e i 120 milioni) con 100 imprese contro le 64 emiliano-romagnole, sulla fascia tra 120 e 500 milioni il rapporto si inverte a favore degli emiliani con 21 imprese contro solo 9 venete. In termini di fatturato complessivo questo si traduce in un vantaggio di oltre 500 milioni a favore delle imprese emiliano romagnole che arrivano a oltre 7,3 mld contro i 6,7 mld scarsi di quelle venete.
Il Sud nel suo complesso totalizza solo 40 imprese, di cui la metà sono collocate in Campania, 9 in Puglia e le restanti 11 frazionate nel resto delle regioni del Sud ad eccezione di Sardegna e Molise dove nessuno Impresa rientra nella categoria delle Champion.
A trainare sono meccanica, chimica e farmaceutica. E nei settori chiave conta la dimensione
Dall’analisi la maggiore percentuale di aziende champion si trova nella meccanica. Se è evidente l’allineamento dei settori prevalenti, indipendentemente dalla dimensione, è molto interessante notare l’incidenza percentuale nei vari settori delle due fasce dimensionali e dalla quale risulta con inequivocabile chiarezza come per competere in settori “maturi” e ad alto tasso di innovazione, ricerca e sviluppo come la meccanica o la chimica e farmaceutica le dimensioni siano un fattore determinante o se vogliamo invertire la chiave di lettura, come in questi settori, dove la competizione si gioca su drivers complessi, investimenti a lungo raggio, strategie avanzate, alla portata dunque di poche imprese, la selezione nella crescita dimensionale, diventi più stringente.
Il progetto nelle sue singole parti rappresenta uno strumento di approfondimento, a scopo scientifico, culturale e divulgativo delle best practices aziendali italiane.
A questo scopo è stato strutturato in tre step successivi, come un osservatorio permanente e dinamico sui casi di eccellenza che si avvale di analisi verticali sulle singole imprese, di incontri b2b con imprenditori e manager delle medesime realtà e della consuntivazione dei risultati. Dopo la pubblicazione della ricerca infatti vengono organizzate sessioni periodiche di meeting diretto con le imprese riservate ai partner e alle Università che hanno aderito al progetto, con l’obiettivo di analizzare i modelli di business di queste imprese ed effettuare una mappatura dei drivers che contraddistinguono il loro perimetro strategico, ma anche quello della “contaminazione”, cioè l’opportunità di confronto reciproco fra imprenditori che in questo modo possono avere accesso diretto al contatto con altri modelli evolutivi di eccellenza.
Il tour nei territori promosso da Italy Post si svolgerà in 10 tappe. La prima a Torino il 22 marzo presso l’azienda Teoresi, la seconda a Padova il 29 marzo presso la sede di auxiell, la terza il 5 aprile a Parma presso la sede di CariParma Crédit Agricole, la quarta a Brescia presso il centro di formazione Isfor dell’Unione Industriali, la quinta il 10 maggio in provincia di Treviso presso la sede di Astoria Vini, la sesta a Prato presso l’azienda di tessuti Manteco, la settima il 24 maggio a Bologna, l’ottava il 31 maggio presso l’Aeroporto di Milano – Bergamo a Orio al Serio, la nona in occasione del Make in Italy Festival a Thiene e la tappa conclusiva il 13 giugno a Napoli.

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Indagine demoscopica Cittadini e Malattie Rare: Conoscenza e Percezione

Posted by fidest press agency su domenica, 3 marzo 2019

Gli italiani non hanno le idee chiare sulle MR, a partire dalla loro definizione epidemiologica: più della metà pensa che colpiscano 1 persona su 100, mentre la soglia fissata per la definizione di rarità è 1 ogni 2000. Quasi tutti ritengono che le malattie rare siano di origine genetica, poco più della metà del campione però ritiene anche che possano essere sessualmente trasmissibili.Questo è emerso dall’indagine demoscopica Cittadini e Malattie Rare. Conoscenza e Percezione, realizzata da Osservatorio Malattie Rare in parnership con Datanalysis, Istituto di ricerche demoscopiche Area Salute.
L’indagine, condotta a campione, ha rivelato che c’è confusione anche sulle possibilità terapeutiche legate alle malattie rare. Due terzi dei cittadini contattati pensa che i farmaci per le malattie rare siano solo sperimentali. Mentre sappiamo che i farmaci approvati da EMA (Agenzia Europea del Farmaco) con indicazione per malattie rare sono stati 21 nel solo corso del 2018. Tra questi una terapia genica e due terapie immunologiche CAR-T – tecnicamente parlando ‘terapie avanzate’ – di estrema avanguardia ma certo non più sperimentali. A questa nuova tipologia di terapie l’Osservatorio Malattie Rare ha appena dedicato un portale ad hoc: http://www.osservatorioterapieavanzate.it
Sempre sui farmaci, l’86% è convinto che costino molto al nostro SSN, quando in realtà la spesa sanitaria complessiva per i malati rari nel è di 1,36miliardi l’anno, pari all’ 1,2% della spesa sanitaria complessiva. [Fonte: Rapporto OSSFOR 2018]
Non è chiara ai più nemmeno la situazione socioeconomica che caratterizza le famiglie con malattie rare. Il 74% pensa che i malati rari abbiano sempre diritto all’invalidità civile e alla Legge 104, il che dimostra che in pochi sanno che sono proprio i malati rari ad avere le maggiori difficoltà in termini di riconoscimento di diritti esigibili. Lo dimostrano le continue richieste che pervengono allo Sportello Legale Omar “Dalla parte dei Rari”, che ha erogato più di 50 consulenze in meno di un anno proprio su questo tema.
Sappiamo che la spesa sociale per i malati rari si attesta intorno al 100milioni di euro l’anno [Fonte CIEIS Tor Vergata 2018] ma le famiglie che convivono con malattie rare sono spesso in situazioni di difficoltà economica, dovuta al mancato riconoscimento del ruolo dei caregiver (quasi sempre i genitori) e agli ancora insufficienti ammortizzatori sociali previsti. L’indagine è stata condotta dal 15 al 21 febbraio 2019, utilizzando la metodologia delle interviste telefoniche CATI.

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Indagine sull’andamento del mercato fondiario in Italia nel 2017

Posted by fidest press agency su sabato, 17 novembre 2018

CREA, con il suo Centro Ricerche Politiche e Bioeconomia, ha condotto l’Indagine sul mercato fondiario. In allegato la sintesi dei risultati e a seguire un anticipo della sintesi.
Dopo cinque anni di continue svalutazioni il prezzo della terra ha evidenziato un aumento, seppur flebile, rispetto all’anno precedente, secondo quanto riportato dall’indagine annuale 2017 sul mercato fondiario, curata dalle postazioni regionali del Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia. Nel 2017 il prezzo medio della terra in Italia è stato pari a poco più di 20.000 euro per ettaro, un valore inferiore a quello che si registra nel nord Europa, ma sensibilmente superiore a quello di altri paesi dell’area mediterranea….(continua in allegato)
In base alla recente diffusione da parte dell’ISTAT dei primi risultati dell’Indagine sulla struttura e sulle produzioni delle aziende agricole (SPA) del 2016, la superficie in affitto – comprensiva degli usi gratuiti – in Italia ammonta a circa 5,7 milioni di ettari, incidendo su circa la metà della SAU totale (46%). Si confermano quindi le dinamiche attive da oltre due decenni, con un incremento netto di oltre 860.000 ettari (+18%) rispetto al 2010. È soprattutto nelle regioni meridionali e in quelle del nord-est che si verificano gli incrementi più sostanziali (+21%), seguite da quelle centrali (+18%) e da quelle del nord-ovest (+9%), sebbene in quest’ultime regioni il livello di superficie in affitto risulti già abbastanza elevato (63% della SAU totale).L’indagine sul mercato fondiario curata dal CREA è disponibile nel sito web: http://antares.crea.gov.it:8080/mercato-fondiario.

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La verità per favore sull’Air Force Renzi: parte l’indagine della Corte dei Conti

Posted by fidest press agency su martedì, 31 luglio 2018

I 150 milioni di euro spesi per soli 8 anni di noleggio dell’Air Force Renzi rischiano di costare molto cari all’ex premier: adesso anche la Corte dei Conti sta indagando per vederci chiaro. Il Fatto Quotidiano di oggi riporta che già “lo scorso 9 luglio la magistratura contabile ha aperto un fascicolo gestito direttamente dal procuratore Andrea Lupi, che ha affidato la delega per le indagini alla Finanza. Le Fiamme Gialle chiederanno al Segretario Generale della Difesa e alle varie autorità la documentazione, dal contratto e dalle spese previste e già effettuate, e sentiranno i dirigenti coinvolti”.Si infrange così, miseramente, il tentativo del pd di derubricare l’azione del governo a semplice “propaganda”: la verità è che l’Air Force Renzi è uno spreco multimilionario che i cittadini hanno dovuto subire a causa delle manie di grandezza dell’ex premier. Con gli stessi soldi avremmo potuto comprare ogni anno tre treni nuovi di zecca per il trasporto regionale e dei pendolari, oppure acquistare una decina di nuove Tac per la sanità pubblica o ancora costruire due scuole con almeno 25 aule ciascuna e laboratori ai nostri ragazzi.Il senatore semplice del pd farebbe bene a evitare di perdere tempo con video della disperazione e dedicarsi a preparare le carte per la Corte dei Conti: è ora di dire la verità agli italiani. E se la magistratura rileverà degli abusi è giusto che chi ha sbagliato paghi. La strenua difesa degli sprechi e dei privilegi da parte del partito democratico è completamente antistorica. Con il governo del Cambiamento tutti i cittadini sono tornati ad essere uguali. Che tu sia un banchiere, un lobbista, un sottosegretario o un senatore semplice sei e rimani un cittadino con gli stessi diritti e doveri, ma zero privilegi.E adesso la verità, per favore, sull’Air Force Renzi! (fonte: blog delle stelle)

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Indagine Philips: italiani e rapporto tra sonno e tecnologia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 luglio 2018

Un sonno di qualità impatta positivamente sulla salute e la vita di tutti i giorni, dormire bene è il metodo migliore per riposarsi e recuperare le energie: questo è il pensiero del 91% degli intervistati nell’indagine commissionata da Philips, azienda leader nel settore dell’Health Technology, alla società di ricerca Strive Insight sul rapporto tra utilizzo della tecnologia e qualità del sonno.
In una società sempre più digitalizzata e connessa ovunque e in qualsiasi momento, la tecnologia è diventata sempre più “invasiva”: la media giornaliera di utilizzo di dispositivi digitali si attesta attorno alle 7 ore durante i giorni lavorativi e quasi 6 ore durante il weekend. Utilizzo che, per il 73% degli intervistati, risulta intenso anche nelle ore antecedenti il riposo notturno. La tecnologia connettiva, spesso “ipnotica”, che crea dipendenza sempre più spesso sostituisce oggi i rituali pre-sonno andando così ad impattare sul nostro riposo.In particolare, l’attività digitale degli italiani prima di cadere fra le braccia di Morfeo è caratterizzata da una componente sociale: i passatempi più diffusi sono infatti i social network e le chat seguiti dalla lettura delle email. Nonostante gli italiani riconoscano l’importanza del riposo notturno conservano cattive abitudini legate all’utilizzo dei dispositivi tecnologici: il 52% degli intervistati tiene regolarmente il proprio smartphone sul comodino accanto al letto e il 40% lascia il telefono sempre acceso anche durante la notte. Abitudini digitali scorrette possono rivelarsi dannose e favorire l’insorgere di disturbi del sonno: solo il 6% degli intervistati dichiara di non svegliarsi mai durante la notte. La maggior parte degli italiani intervistati da Philips non ha un sonno continuo e ha frequenti risvegli notturni. Il 18% degli italiani, inoltre, afferma che è capitato di essere svegliato perché disturbato da segnali sonori emessi dal device tecnologico. Inoltre, 1 italiano su 4 confessa di controllare il proprio smartphone durante i risvegli notturni.“L’indagine rivela una consapevolezza diffusa riguardo l’importanza del riposo notturno così come in merito alla correlazione tra disturbi del sonno e utilizzo di dispositivi tecnologici prima di andare a letto; nonostante ciò gli italiani faticano ad abbandonare certe cattive abitudini. Philips, leader mondiale nella ricerca di soluzioni dedicate alla terapia del sonno ha una lunga storia di innovazione proprio per aiutare le persone a dormire meglio e a curare alcune patologie del sonno come le apnee notturne ancora troppo sottovalutate dalla popolazione, ma che se trascurate possono portare a conseguenze anche gravi.” dichiara Gianluigi Redolfini, Health Systems Marketing Leader – Philips Italy, Israel & Greece.Tra i disturbi del sonno più diffusi il 31% afferma di avere un sonno irrequieto e risvegli frequenti, di questi il 66% dichiara di soffrire di apnee notturne e il 33% di conoscere questa patologia. Il 24% invece dichiara di avere difficoltà ad addormentarsi e il 15% di soffrire di insonnia.I sintomi più dichiarati legati ai disturbi del sonno sono: stanchezza durante il giorno (il 55%), stanchezza al risveglio (il 48%), occhi stanchi al risveglio (il 35%), difficoltà di concentrazione (il 28%) e irritabilità (il 27%). Meno di un terzo del campione (il 28%) che ha dichiarato di soffrire di disturbi del sonno si è rivolto ad un medico per avere un consulto. I consigli più diffusi tra coloro che hanno interpellato un camice bianco sono: alimentazione serale leggera (il 40%), attività fisica durante il giorno (39%) e la riduzione dell’utilizzo di dispositivi tecnologici prima di addormentarsi (il 37%).

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Incredibile indagine per sequestro di persona a carico di polizia che trattiene clandestini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 luglio 2018

“E’ inaccettabile che le leggi italiane possano consentire ad un pubblico ministero, nel caso quello della Procura di Trieste, di tenere sotto indagine 7 poliziotti per 6 anni con l’incredibile accusa di sequestro di persona, solamente perché gli agenti hanno applicato la legge trattenendo clandestini su cui pendeva un decreto di espulsione”: è quanto dichiara il Questore della Camera dei Deputati, Edmondo Cirielli, responsabile Giustizia di Fratelli di Italia, annunciando un’interrogazione al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede“Credo che il ministro abbia il dovere di verificare se quel pubblico ministero nell’esercizio delle sue funzioni abbia agito realmente nell’ambito delle sue competenze, atteso l’indubbia e grave danno per gli appartenenti alla polizia erroneamente coinvolti” conclude Cirielli.

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Indagine FPA sulle competenze nel lavoro pubblico presentata a FORUM PA 2018

Posted by fidest press agency su sabato, 26 maggio 2018

Roma. Alla PA servono competenze organizzative, manageriali e tecnologiche per gestire i cambiamenti in atto, pianificare, programmare, lavorare per progetti, utilizzare le opportunità d’innovazione offerte dal digitale. Tuttavia, i dipendenti pubblici che nell’ultimo anno hanno ricevuto formazione (6 su 10) dichiarano di essere stati aggiornati prevalentemente su temi giuridico-normativi (32,2%), informatica e telematica (12%), materie tecnico-specialistiche (11,8%), quasi nulla sulle lingue straniere (4%), i temi manageriali (5,3%), la comunicazione (8,4%), l’organizzazione (9,4%). Sono i risultati dell’indagine condotta da FPA, società del gruppo Digital360, sulle competenze dei dipendenti pubblici che ha coinvolto un panel di circa 1350 persone (di cui l’81,5%% dipendenti pubblici), presentata a FORUM PA 2018, in apertura dell’ultimo giorno di manifestazione in corso al Roma Convention Center “La Nuvola”. “L’indagine sulle competenze dei lavoratori pubblici rivela che siamo sulla strada sbagliata per cambiare la PA – commenta Carlo Mochi Sismondi, Presidente di FPA -: con una formazione scarsa, per lo più su materie o specialistiche o giuridiche, il settore pubblico può al massimo fare un po’ meno errori nei compiti che già svolge e migliorare l’efficienza di procedure spesso inutili o assurdamente complicate. La formazione invece dovrebbe trasferire ai lavoratori le competenze in grado di accelerare l’evoluzione della PA per consentirle di aprirsi ai cittadini, alle imprese, al contesto internazionale”. Ma cosa ne pensano i dipendenti pubblici? Il 43,6% dei lavoratori dei diversi comparti della PA dichiara di avere “molte più competenze” di quelle che servono nel proprio lavoro quotidiano e il 34,5% ritiene le sue competenze, comunque, “adeguate”. La formazione ricevuta nell’ultimo anno, è giudicata utile dall’80% di chi ne ha beneficiato, anche se i lavoratori sostengono che il principale motivo di crescita delle proprie competenze siano stati l’autoformazione (48,5%) e l’esercizio stesso del proprio ruolo (31,2%) piuttosto che la formazione ricevuta (9,5%).
In sostanza, chi lavora nel pubblico oggi non sente alcun bisogno di acquisire competenze manageriali o abilità relazionali, comunicative e gestionali. E questo per un semplice motivo: non le usa. Quasi il 50% degli intervistati fa lo stesso lavoro da oltre 10 anni e, rispetto alle mansioni da svolgere nel quotidiano, l’aggiornamento sentito come necessario è prevalentemente legato a conoscenze specialistiche riferite al proprio settore professionale (29,4%), conoscenze normative (27,2%) e competenze tecnologiche (20,5%). Solo il 12,8% reclama competenze relazionali e l’8,6% di competenze manageriali.“Non siamo di fronte a personale iper-qualificato, ma a lavori semplici, svolti per anni, senza alcun meccanismo di job rotation, in cui le uniche variazioni su cui c’è da aggiornarsi riguardano norme, procedure e aspetti tecnici – sottolinea Gianni Dominici, Direttore generale di FPA -. Se la PA resta ripiegata sui suoi stessi processi, piuttosto che formare i propri dipendenti ai nuovi compiti che le spettano, andiamo nel futuro con una PA del passato”.Questa situazione, che non sembra essere percepita come critica dai dipendenti pubblici, appare invece chiara a chi si trova a interagire con la PA: secondo cittadini e imprese coinvolti nel Panel di FPA i gap da colmare prioritariamente nella Pubblica Amministrazione sono proprio le competenze organizzative (30,6%) e manageriali (23,4), quelle su cui i dipendenti pubblici non credono di avere bisogno di aggiornamento e quelle su cui minore è la formazione erogata.

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I senza fissa dimora della Città metropolitana in un’indagine a tutto campo

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 dicembre 2017

palazzo cisternaTorino. Lunedì 18 dicembre dalle 9 alle 13.30 nella Sala Consiglieri di Palazzo Cisterna (via Maria Vittorio 12) si terrà un’incontro dal titolo “Homeless. Uno sguardo sul territorio della Città metropolitana di Torino”Ad aprire i lavori, interverranno Silvia Cossu, consigliera delegata diritti sociali e parità, welfare, della Città metropolitana di Torino; Augusto Ferrari assessore alle politiche sociali, della famiglia e della casa della Regione Piemonte; Sonia Schellino assessora al welfare della Città di Torino
Nel corso dell’incontro verranno presentati i risultati di un’indagine dal titolo “Homelessness, un’indagine ricognitiva sul territorio della Città metropolitana di Torino”, realizzata e coordinata da Cesare Bianciardi per conto di Educamondo in collaborazione con il Servizio politiche sociali e di parità della Città metropolitana di Torino, grazie a fondi stanziati dalla Fondazione Don Mario Operti e con la collaborazione scientifica di Antonella Meo dell’Università degli studi di Torino.
Gli “homeless” sono quasi invisibili, vivono ai margini della società e quel che li accomuna è che non hanno un tetto stabile, una casa da cui far ripartire le loro esistenze. Ma i senza fissa dimora, quelli che comunemente vengono chiamati “barboni”, nella realtà sono persone con storie travagliate molte diverse, ancor più in questi ultimi decenni in cui crisi economica e migrazioni, fragilità dei percorsi socio assistenziali spingono “sulla strada” anche individui che in altre situazioni un’abitazione l’avrebbero o la vorrebbero.Difficili da classificare e ancor più da contare, escono dall’”invisibilità” nei periodi invernali, quando il freddo li riporta alla ribalta e vengono approntate ulteriori strutture di emergenza.
L’indagine fotografa quanti sono i senza fissa dimora sul territorio della Città metropolitana concentrandosi su quellli che vivono fuori dalla realtà di una grande città come il Comune di Torino e fotografa quali e quante sono le strutture, pubbliche e private, che offrono ai senza fissa dimora assistenza e accoglienza.

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Il pasticcio delle banche in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 21 ottobre 2017

BANCA

“La commissione dovrà studiare le scelte fatte dai manager delle banche e capire perché i problemi non siano emersi subito. In quegli anni c`è stato il passaggio della vigilanza da Bankitalia alla Banca centrale europea: probabilmente questo ha portato a una fase caotica dentro la quale si sono forse comportamenti devianti, illegali, o criminali”.Così Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, intervistato dal “Corriere del Veneto”.”Dei banchieri, innanzitutto. In Italia – prosegue – abbiamo troppe banche, di dimensioni e natura molto diverse, ma hanno sempre una cosa in comune: i loro amministratori sono strapagati, a volte incompetenti e spesso in pieno conflitto di interessi. Poi c`è la questione dei rapporti opachi, e a volte perversi, tra gli istituti e le Fondazioni bancarie che ne detengono i pacchetti azionari”.”Queste ultime – evidenzia l’esponente azzurro – spesso guardano solo ai dividenti, perché più sono i soldi a disposizione per distribuirli sul territorio, maggiore è il consenso che possono comprare. Insomma, ce n`è in abbondanza per spiegare la fragilità con la quale il nostro sistema bancario ha affrontato la crisi. Infine, ci possiamo aggiungere gli errori compiuti dai governi Letta-Renzi-Gentiloni nell`affrontare l`emergenza”.”Sulle responsabilità di chi doveva vigilare, la Commissione farà piena luce. Visco ci ha messo a disposizione tutta la banca dati della Vigilanza, avremo modo di esercitarci su questo: non faremo sconti a nessuno. Alla fine avremo la verità su quanto accaduto. E la speranza è che da lì si parta per avere un sistema bancario più trasparente, che non ripeta gli errori del passato, conclude Brunetta.

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Indagine sul fenomeno dell’influencer marketing nei social media

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 luglio 2017

camera deputatiL’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, a seguito dell’esposto dell’Unione Nazionale Consumatori, ha deciso di aprire un’indagine sul fenomeno dell’influencer marketing nei social media. L’associazione, infatti, nel mese di aprile aveva presentato un esposto chiedendo di accertare se era legittima la pubblicità camuffata che molti personaggi famosi sui loro blog o sui social network attraverso la pubblicazione di foto e video. “Ottima notizia. Il Codice del Consumo, all’art. 22, prescrive di indicare l’intento commerciale di una pratica. Per questo all’Antitrust abbiamo chiesto di accertare la legittimità di questa pubblicità indiretta che compare in spazi non prettamente pubblicitari, senza essere segnalata come tale. La pubblicità, specie se occulta, ha il potere di influenzare inconsapevolmente i consumatori nella scelta di un prodotto o nel giudizio su un brand. Se fatta sul web è in grado di raggiungere una vasta platea di persone. A maggior ragione è efficace se fatta da personaggi che hanno online un largo seguito di followers, spesso adolescenti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Ora, dopo che anche alla Camera è stato approvato un ordine del giorno che impegna il Governo ad intervenire a livello legislativo – affinché l’attività dei web influencer sia regolata, permettendo ai consumatori di identificare in modo univoco quali interventi realizzati all’interno della rete internet costituiscano sponsorizzazione -, bisogna che tutti i soggetti e le istituzioni interessate si mettano attorno ad un tavolo per stilare nuove regole e linee guida da seguire” prosegue Dona.
“Il problema, infatti, non è certo il comportamento delle star di internet, ma quello delle aziende che richiedono alle agenzie che gestiscono i vip, di pubblicare, con evidenti finalità promozionali, foto e video su popolari piattaforme social. E’ bene che una pratica così diffusa sia in Italia che all’estero tra i personaggi più amati dello sport, della moda e dello spettacolo, non si traduca in un inganno per i consumatori ed in particolare per gli utenti più giovani della rete” conclude Dona.

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Rai: Corte dei conti apre indagine

Posted by fidest press agency su domenica, 9 luglio 2017

corte dei conti“Il fatto, sicuramente positivo, che la Corte dei Conti abbia aperto un’indagine sugli emolumenti per Fabio Fazio e i costi legati alla sua trasmissione è sicuramente positivo. Sarebbe stato preferibile prevenirlo con un comportamento più responsabile dei vertici Rai, sordi ad anni di battaglie moralizzatrici sul tetto ai compensi per dirigenti, professionisti, artisti. Il danno erariale, che la magistratura contabile accerterà, è però poca cosa rispetto all’inestimabile danno d’immagine procurato alla Tv di stato che, in queste ore, è odiata da tutti gli italiani a causa dello schiaffo dato ai loro sacrifici, in una fase di grande crisi economica, con il contratto multimilionario concesso al ‘comunista in Rolex’ Fabio Fazio.C’è un danno erariale, un danno d’immagine per la Rai, un danno morale procurato alla tanta gente in difficoltà. I manager pubblici hanno perso ogni contatto con la realtà, sono sempre più ‘boiardi su Marte’ Restiamo in trepidante attesa di conoscere la risposta all’interrogazione presentata in commissione vigilanza Rai una settimana fa su questo caso vergognoso”. È quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli, componente della commissione di Vigilanza della Rai.

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Indagine per la difesa degli psoriasici

Posted by fidest press agency su martedì, 30 maggio 2017

psoriasiA scattare una fotografia accurata del vissuto del paziente affetto da Psoriasi e Artrite Psoriasica (circa due milioni e mezzo in Italia, 250mila nel Lazio), e dei clinici coinvolti nel percorso di cura è un’indagine realizzata dall’Associazione per la difesa degli Psoriasici (Adipso) e dalla Società Italiana di Comunicazione Scientifica e Sanitaria (Sics) chiamata Bridge, il ponte, appunto che riunisce tutti i protagonisti della cura: pazienti, dermatologi, reumatologi, farmacisti ospedalieri. Azioni comuni come andare a lavorare, recarsi a scuola e anche vivere serenamente la propria vita sociale possono infatti diventare difficilissime. Una diagnosi di malattia quasi mai precoce e un conseguente allungamento dei tempi di accesso a terapie adeguate rendono poi il loro cammino ancora più faticoso. I pazienti preferirebbero poter assumere i medicinali per bocca ed evitare di andare in ospedale per sottoporsi alle cure. Anche i dermatologi prediligono la somministrazione orale e i loro “desiderata” sono avere una terapia con un migliore livello di sicurezza a lungo termine, costi contenuti e una migliore tollerabilità.
I sintomi più pesanti della psoriasi e dell’artrite psoriasici sono l’arrossamento e desquamazione della pelle(34%), prurito (25%) e alterazioni delle unghie (12%) sono le manifestazioni maggiormente segnalate dai pazienti con Psoriasi (PSO). I segni della malattia colpiscono prevalentemente gomiti (19%), cuoio capelluto (14,5%), ginocchia (12,9%) e tronco (11,4%). Per quasi la metà del campione (46,9%) le lesioni cutanee evidenti impattano negativamente sulle attività quotidiane come lavoro, scuola e relazioni sociali. Soprattutto i pazienti denunciano una compromissione della loro qualità di vita. Nel complesso, il 65,1% è soddisfatto della terapia prescritta dal medico anche se un paziente su 3 (27,1% del campione) vorrebbe farmaci a somministrazione orale e 1 su 5 (il 19,75%) preferirebbe non doversi recare in ospedale per assumere la terapia.Però ha ricordato Mara Maccarone, Presidente Adipso: “La garanzia delle cure, in particolare con terapie di ultima generazione, non è assicurata ai pazienti in maniera uniforme sul territorio nazionale per problemi di sostenibilità economica, una criticità che si sta presentando anche in quelle Regioni che fin ora si erano dimostrate virtuose”. “Non avere certezza e continuità delle cure, così come non ricevere informazioni dettagliate da parte dei clinici – ha detto – porta il paziente alla depressione con il rischio di abbandono delle terapie. Per questo porteremo avanti le nostre istanze all’Aifa: questa discriminazione verso i pazienti con psoriasi e psoriasi artropatica è inaccettabile, le persone non possono rimanere senza garanzia di terapie perché la salute è un diritto dei cittadini. Nel Lazio inoltre non c’è comunicazione tra le Associazioni dei pazienti e la Regione. Una mancanza di interlocuzione gravissima e non più accettabile”. “La malattia psoriasica è una patologia particolarmente complessa – ha spiegato la Professoressa Ketty Peris, Direttore della Uoc Dermatologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore Policlinico Gemelli di Roma – richiede infatti un approccio multidisciplinare e multidimensionale in quanto i pazienti presentano numerose comorbidità e malattie associate di tipo cardiovascolare e metabolico. L’approccio deve partire quindi da una diagnosi il più precoce possibile sia per quanto riguarda la parte cutanea che articolare. Sul fronte terapeutico oggi abbiamo a disposizione molte opportunità che ci consentono di andare incontro alle necessità di vita di ogni paziente. Ad esempio chi è in piena attività lavorativa e magari si sposta frequentemente sarà più propenso ad assumere una terapia orale piuttosto che iniettiva. Non dimentichiamo che la soddisfazione dei pazienti e la loro qualità di vita sono i due capisaldi nella aderenza alla terapia”.Per i dermatologi del Lazio i sintomi che spingono il paziente con Psoriasi non ancora diagnosticato a recarsi in visita sono principalmente la desquamazione (50%), l’arrossamento (37,5%) e il prurito (12,5% nel Lazio, 15%, media italiana).
L’obiettivo principale della terapia prescritta è quindi ridurre l’estensione delle manifestazioni cutanee (per il 46,5% del campione dei dermatologi del Lazio contro il 32,5% in Italia), migliorare il benessere generale del paziente (25,6%), desquamazione e arrossamento cutaneo (21,3%).Invece, sintomi che spingono il paziente con Artrite Psoriasica a rivolgersi allo specialista sono il gonfiore (per il 38% del campione dei dermatologi del Lazio), il dolore (27,6% nel Lazio,) e il coinvolgimento delle unghie (13,8%).L’indagine Bridge è stata realizzata con il contributo non condizionato di Celgene.

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Effetto dirompente della Brexit sulle imprese europee

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 aprile 2017

londra

The Bridges Not Walls movement drop a banner reading “Bridges Not Walls’ from Tower Bridge in London to coincide with banner drops all over the UK sending a clear message to Donald Trump the 45th president of the United States to build bridges not walls on the day of his inauguration. (photo by Andrew Aitchison)

Londra. Una recente indagine di Willis Towers Watson rivela che circa i due terzi (59%) delle imprese europee con interessi nel Regno Unito vede la Brexit come “ennesimo momento di discontinuità” piuttosto che come una “sfida fondamentale” il 26% degli intervistati, inoltre, dichiara di aver timori al riguardo per il proprio business.La survey, che ha coinvolto circa 100 dirigenti HR europei, appartenenti principalmente a grosse multinazionali, evidenzia inoltre preoccupazioni relative al recruitment, alla retention, alle retribuzioni e ai benefits dei talenti di cui necessita il Regno Unito.
I risultati dell’indagine arrivano in un momento cruciale della Brexit, il governo del Regno Unito ha invocato l’articolo 50 e lo scorso 29 marzo sono iniziati i negoziati formali per lasciare l’UE.Edoardo Cesarini, Amministratore Delegato di Legacy Towers Watson, Willis Towers Watson, commenta: “La Brexit è una questione cruciale per le imprese che hanno forti interessi economici nel Paese ma piuttosto che essere vista come una sfida è percepita come un disagio. Questa relativa fiducia è incoraggiante per la pianificazione e la crescita, ma molte aziende sono chiaramente preoccupate su come mantenere nel Regno Unito personale qualificato e su come attrare e ricompensare i talenti provenienti dal resto dell’Unione Europea”.Più di un terzo (36%) degli intervistati ha dichiarato che le imprese per cui lavorano sono più preoccupate riguardo l’attrarre e trattenere nel Regno Unito cittadini europei con competenze specifiche. Una percentuale simile (31%) sta attualmente affrontando il un problema della mobilità del personale di alto livello tra il Regno Unito e l’Unione Europea e il 29% evidenzia come sia più di una priorità per tutto il resto dei dipendenti.
Inoltre, da quando c’è stato il referendum, il 24% delle imprese ha già valutato la tipologia delle competenze e il numero del personale minimo necessario nel Regno Unito, mentre il 29% lo sta facendo o ha intenzione di farlo entro i prossimi tre mesi.Edoardo Cesarini aggiunge: “Le imprese sono preoccupate per gli ostacoli alle competenze che potranno essere messi in atto nel post-Brexit e stanno facendo il punto della situazione. Molti hanno indicato la mobilità del personale come un problema, sia per le posizioni manageriali senior che per ruoli specialistici.“L’ansia di mantenere personale non britannico è già palpabile. L’abbassamento del valore della sterlina ha avuto come conseguenza retribuzioni meno attraenti. Di fronte a questo, alcune aziende stanno cercando di affrontare la questione aumentando la retribuzione e gli incentivi”.Dall’indagine è emerso inoltre che uno su cinque degli intervistati (20%) ha ammesso che la questione della retribuzione nel Regno Unito è diventata più di un problema per i non residenti nel Regno Unito. Allo stesso modo, quando gli viene chiesto se hanno fatto delle variazioni al costo della vita per gli expatriate, il 15% dichiara di averle fatte o di averle progettate per realizzarle entro i prossimi tre mesi, il 16% ha dichiarato di prendere in considerazione la questione.Per maggiori informazioni: willistowerswatson.com

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13milioni di italiani vivono in Comuni senza una libreria

Posted by fidest press agency su martedì, 13 dicembre 2016

amazon-libriEsistono oggi circa 13milioni di italiani che vivono in comuni senza una libreria. E’ quanto emerge da un’analisi dell’Ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori (AIE) presentata oggi a Più libri più liberi, la Fiera nazionale della piccola e media editoria che si conclude oggi al Palazzo dei Congressi dell’EUR a Roma.
L’indagine evidenzia come il 21,1% della popolazione residente in comuni con più di 10mila abitanti non ha una libreria vicino (sono esclusi i comuni dove possono esserci cartolibrerie, edicole-negozio, centro commerciale con librerie come bacino di attrazione del comune). Detta in altro modo esistono oggi in Italia 687 Comuni sopra i 10mila abitanti, l’8,6% del totale, che non hanno una libreria. Nelle Isole e nel Sud la percentuale di assenza di librerie si alza: il 15,1% dei Comuni delle Isole (+10mila ab.) delle Isole e ben il 33,3% di quelli del sud (+ di 1 su 3!) è senza librerie. Ma questo è vero anche per il Nord est, in cui il 20,5% (1 su 5!) è senza librerie”.
Non appare più rosea la situazione sul fronte delle biblioteche scolastiche: circa mezzo milione (486.928) di ragazzi frequenta scuole senza biblioteche scolastiche. Sono 262mila nella scuola primaria, 147mila nella secondaria di primo grado e 77mila nella secondaria di secondo grado. Circa 3,5milioni di studenti frequenta scuole con un patrimonio librario inferiore alla media, con conseguente e ridotta possibilità di scegliere cosa leggere. E stiamo parlando di medie di patrimoni bibliotecari che oscillano – a seconda degli ordini scolastici tra 1.500-3.500 volumi.
Esiste una correlazione tra assenza di librerie e indici di lettura? “A giudicare dai dati, sì – spiega il responsabile dell’Ufficio studi AIE, Giovanni Peresson – Nelle aree metropolitane e centri urbani maggiori (+50.000 abitanti) – dove il tessuto di librerie, ma anche di servizi bibliotecari, è più fitto e solido – gli abitanti residenti che si dichiarano lettori di libri sono, rispettivamente, il 51,1% e il 44,4%. Già nelle periferie delle aree urbane questo valore scende al 42,8% (nonostante la relativa facilità di spostamenti verso le aree centrali della città). Poi l’indice di lettura cala al calare della dimensione del centro urbano: 38,1% nei comuni tra 10-50mila abitanti; 39% in quelli da 2-10mila; fino al 35,4% nei comuni (e sono tanti) fino a 2mila residenti. E non è un caso che le perdite maggiori di lettori negli ultimi 5 anni sia avvenute nei piccoli centri (-15,3%, rispetto a una perdita media nazionale del -9,1%). Mentre nelle aree metropolitane questo calo si è arrestato al -3,1% ma per risalire al -5,1% nelle periferie”.

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Etiopia: indagine indipendente per il massacro degli Oromo

Posted by fidest press agency su domenica, 4 dicembre 2016

etiopiaA due mesi dalla terribile strage compiuta durante la festa di Irreechaa lo scorso 2 ottobre, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) accusa il governo etiope di voler nascondere il vero numero delle vittime nonché lo svolgersi delle circostanze che hanno portato alla loro morte e chiede che venga finalmente autorizzata l’indagine indipendente chiesta anche dalle Nazioni Unite.Dopo aver analizzato le dichiarazioni dei numerosi testimoni, l’APM non solo nutre grossi dubbi sulla veridicità del rapporto ufficiale rispetto allo svolgimento dei fatti ma è anche convinta che il numero dei morti durante il raduno religioso sia notevolmente maggiore dei 56 morti dichiarati ufficialmente dalle autorità etiope. Secondo le stime avanzate dalle organizzazioni per i diritti umani locali e da rappresentanti del popolo degli Oromo, durante la festa di Irreechaa sono morte almeno 678 persone quando le forze di sicurezza hanno iniziato ad attaccare i due milioni di pellegrini presenti. Centinaia di famiglie sono ancora in attesa di avere notizie dei loro cari scomparsi durante il raduno religioso e vi sono parecchie testimonianze considerate affidabili che raccontano di oltre 100 cadaveri trovati lungo le rive del lago Hora a Bishoftu poco dopo la strage. E’ proprio verso il lago che la gente scappava in fuga dalla polizia quando in seguito all’intervento delle forze dell’ordine è scoppiato il panico tra la massa e molti sono evidentemente morti annegati nel lago.Finora le autorità si sono rifiutate di rispondere alle molte domande dei familiari delle vittime. La strage di Bishoftu rappresenta un pericoloso spartiacque nella politica del paese africano che ha ulteriormente scatenato l’ira degli Oromo, già pesantemente vittime della politica economica del paese sostenuta peraltro dalla cosiddetta cooperazione allo sviluppo europea, e che ora accusano il governo di essere il principale responsabile della morte di tante persone innocenti.Secondo le dichiarazioni dei testimoni oculari, la festa religiosa si è svolta per molto tempo in modo del tutto pacifico fin quando dei rappresentanti governativi sono saliti sul palco al posto dei responsabili Gadaa che per tradizione si occupano dell’organizzazione dell’evento. Di fronte ai cori dei presenti intonati per impedire ai rappresentanti governativi di tenere un comizio durante la festa religiosa, la polizia ha innescato una reazione di panico di massa lanciando gas lacrimogeni e sparando sulla folla.Per l’APM è del tutto fuorviante parlare di uno “spiacevole e tragico incidente” ma è evidente che la strage sia da imputare alla reazione spropositata e fuori luogo delle forze di sicurezza. Nella già difficile situazione etiope, questa strage insieme al rifiuto di un’indagine indipendente rischiano di inasprire ulteriormente le violenze nel paese. L’APM chiede quindi che il governo etiope acconsenta all’indagine indipendente chiesta anche dalle Nazioni Unite.

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Indagine sul mercato immobiliare americano

Posted by fidest press agency su sabato, 5 novembre 2016

mercato-immobiliareSecondo l’indagine condotta dal Gruppo Immobiliare RE/MAX sull’andamento del mercato immobiliare in USA, settembre è stato il migliore settembre da 9 anni. Le vendite sono calate dell’11,7% da agosto a settembre, in linea con l’11% di media. Le vendite sono però aumentate del 2% rispetto a settembre 2015, considerato il migliore settembre fino ad ora.Il prezzo mediano di vendita di settembre è di $219.780 maggiore del 5,1% rispetto ad un anno fa. Il maggiore aumento si è registrato a Birmingham, AL (17.,0%) e Miami (15,2%). La media dell’offerta è aumentata da 3.4 di agosto a 3.9, la più alta da febbraio. Nonostante questo, siamo ancora lontani dai 6 mesi di offerta per essere considerati in un mercato bilanciato tra compratori e venditori. Otto mercati, prevalentemente nel nord est, hanno 6 o più mesi di offerta, mentre 19 città ne hanno 3 o meno, la maggior parte si trovano ad ovest del Paese.“Il mercato solitamente vede molto meno vendite tra agosto e settembre, ma nonostante questo le vendite sono state le più alte di tutti i settembre da quando abbiamo lanciato gli Housing Report nel 2008. Inoltre, i prezzi continuano ad aumentare di un moderato 5% di anno in anno. Questo è un mercato di cui si può essere soddisfatti.” – dichiara Dave Liniger, Amministratore delegato e Presidente del consiglio di amministrazione. RE/MAX LLC
Nelle 52 aree metropolitane coinvolte nell’indagine condotta da RE/MAX a settembre, il numero degli immobili venduti è salito del 2,0% rispetto allo scorso anno, che segna l’ottavo mese con aumenti rispetto allo scorso anno. Questo è il settembre più forte di vendite dal 2008, nonostante la diminuzione di 11,7% rispetto al mese scorso, ma comunque in linea con l’11% di media. A settembre, in 34 delle 52 aree metropolitane intervistate si sono registrate vendite maggiori rispetto all’anno scorso, vedendone 6 con aumento percentuale a doppia cifra. Tra queste troviamo Trenton, NJ, +17,9%, Augusta, ME, +14,1%, Des Moines, IA +13,6%, Raleigh & Durham, NC, +11,6%, Boise, ID +11,3% e Seattle, WA 10,6%.Il prezzo mediano di vendita degli immobili venduti nelle aree analizzate nel mese di settembre è stato di $219,780, minore del 3,1% rispetto ad agosto 2016 e maggiore rispetto al mese di settembre 2015. Il prezzo mediano di vendita a Providence, RI è rimasto invariato rispetto allo scorso anno ma le altre città analizzate hanno visto un aumento; 12 con percentuali a doppia cifra: Birmingham, AL +17,0%, Miami, FL +15,2%, Tampa, FL +14,6%, Portland, OR +14,5%, Denver, CO +13,1% e Boise, ID +12,6%. (foto: mercato immobiliare)

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M5S a Roma: Se la cantano e se la suonano

Posted by fidest press agency su martedì, 13 settembre 2016

campidoglio«Partecipo al consiglio comunale di Roma e vedo da parte dell’Amministrazione Raggi molto pressapochismo e un certo grado di presunzione, che mi spaventano. Ormai sappiamo tutto delle correnti e delle beghe interne del movimento 5 stelle, delle nomine e degli assessori più brevi del mondo ma non c’è la notizia, dopo tre mesi, di una delibera fatta per i romani.
E mi fanno sorridere Grillo ed alcuni esponenti del m5s: dicono di essere assediati dai poteri forti e nessuno più di me condivide l’idea che in Italia esistano dei poteri forti che tentano di indebolire la politica, ma qui siamo di fronte a una situazione diversa. Hanno nominato un capo di gabinetto senza leggere la legge; hanno nominato un assessore indagato che non aveva detto di essere indagato e quando lo ha detto hanno mandato una lettera al loro superiore, che ha letto la email ma non l’ha capita. Hanno nominato un altro assessore al bilancio che il giorno dopo ha detto di non aver mai visto la Raggi. Insomma, come si dice a Roma, quelli del movimento 5 stelle “se la cantano e se la suonano”».
Lo ha detto nel corso della trasmissione “L’aria che tira” il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni
«Il post della Raggi? Capisco il senso e con lei voglio solidarizzare perché l’assedio sotto casa di giornalisti e dei fotografi dà molto fastidio, soprattutto quando stai con un bambino piccolo: senti che la tua vita non ti appartiene più e purtroppo questo coinvolge anche persone che non si possono difendere. Credo serva un po’ di tregua ed è bello che i politici possano mantenere una dimensione di semplicità. Quello che tuttavia non funziona nel ragionamento della Raggi è che è stata su tutte le cronache per essere andata a fare la spesa con la scorta. A me, in Campidoglio, hanno bocciato la mozione con la quale chiedevo che il sindaco e la giunta rinunciassero alle auto blu: si può fare e lo dico perché io stessa ho fatto il ministro senza auto blu. L’ho presentata e hanno votato contro tutti i consiglieri m5s. Non volete toglierle? Va bene ma poi non potete presentare la stessa mozione nelle amministrazioni in cui governano gli altri. Ecco, questo è un problema rispetto alla narrazione del movimento 5 stelle e le garanzie di discontinuità per le quali hanno preso i voti degli italiani», ha spiegato Meloni.

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Credito specializzato: aumento utilizzo di imprese e famiglie

Posted by fidest press agency su martedì, 26 luglio 2016

evoluzione flussiL’indagine sull’attività di credito specializzato in Italia è condotta dalle tre Associazioni di categoria (Assifact, Assilea e Assofin) cui aderiscono le banche e gli intermediari finanziari attivi rispettivamente nel settore del factoring, del leasing e del credito alle famiglie. L’ottava edizione annuale raccoglie i dati relativi al 2015, facendo luce sulle recenti dinamiche positive e sull’importanza che il settore ricopre nel panorama economico rispetto ai principali indicatori macroeconomici.
Dopo la ripresa avviatasi nel 2014, è proseguita anche nel 2015 la crescita aggregata dei flussi di nuovi finanziamenti (+9.6%). Tale trend tuttavia non si riflette ancora appieno sulla dinamica delle consistenze (+0.3%), in quanto una quota rilevante di erogazioni di credito alle famiglie è stata assorbita dal “refinancing” di operazioni già in essere.
Nel complesso, i flussi erogati nel 2015 dalle Associate, sotto forma di contratti di credito alle famiglie, factoring e leasing confermano il ruolo di tali strumenti quali importanti forme di supporto e finanziamento per famiglie e imprese: coprono, infatti, più del 23% degli impieghi totali in essere del sistema bancario e finanziario e il 17% del PIL. L’incidenza di credito specializzato sugli investimenti delle imprese e sulla spesa delle famiglie si attesta rispettivamente al 6,3% e al 7,7%, con una leggera ripartizione crediticrescita rispetto al 2014.
Famiglie e imprese rappresentano i principali settori serviti dal credito specializzato. In coerenza con la migliore dinamica registrata sul fronte dei consumi, rispetto a quella osservata sugli investimenti, la ricomposizione per comparto di clientela vede crescere ulteriormente la quota relativa alle famiglie, che tocca il 68,8% (credito al consumo e mutui), a scapito di quella delle imprese (factoring e leasing), che si attesta al 25,1% dell’outstanding totale al 31.12.2015. La quota destinata al settore pubblico scende lievemente al 3,6% del totale portafoglio ed è garantita per oltre il 90% da operazioni di factoring.
I nuovi flussi di credito finanziati dagli operatori specializzati, ripartiti tra intermediari finanziari, banche specializzate e società commerciali di leasing operativo, sono stati pari al 67,4% del totale erogato. Tale quota risulta in contrazione rispetto al 2014 (71,3%), in quanto nel 2015 vi sono state alcune importanti operazioni di incorporazione del business di tali operatori all’interno del gruppo bancario di appartenenza.
Tra gli specializzati, gli intermediari finanziari, con il 49,1% di incidenza sul totale, sono la classe di operatori che finanzia la maggior quota di credito specializzato.
A seguito di tali operazioni di incorporazione, nel 2015 si assiste ad un’ulteriore crescita, rispetto al 2014, della quota delle banche generaliste: il 54,9% degli impieghi in essere fa riferimento, infatti, a tali operatori, seguito da una quota del 25,5% degli intermediari finanziari e da un 19,1% di banche specializzate. (grafico: evoluzione flussi, Ripartizione del credito)

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