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Posts Tagged ‘indicatori economici’

Gli Usa vivono in gran parte sulle spalle del resto del mondo

Posted by fidest press agency su sabato, 4 giugno 2016

congresso stati unitiAnche negli Usa non è tutto oro quello che luccica. Nel mondo non è adeguata l’attenzione all’andamento del debito degli Stati Uniti. La realtà è che esso, insieme ad altri indicatori economici, segna rosso costante. E’ come per le automobili, quando il cruscotto segnala un problema, anche se la macchina ancora cammina non è consigliabile continuare a guidare come se nulla fosse.
E’ un dato inoppugnabile che ciò che avviene negli Usa non riguarda solo gli americani perché esso riverbera i suoi effetti nel resto del mondo. All’inizio del 2016 il debito pubblico federale americano ha raggiunto i 19.200 miliardi di dollari, pari a circa il 105% del Pil. Alla fine del 2007 era di 9.200 miliardi pari al 65% del Prodotto interno lordo. Nel 2000 era di 5.600 miliardi. In pratica si è più che triplicato. Perciò per il sistema americano è il suo tasso di crescita, o meglio, di accelerazione della sua crescita esponenziale che deve preoccupare maggiormente. Lo stesso andamento si è avuto per il debito delle corporation private non finanziarie che oggi è pari a 6.600 miliardi di dollari. Era di 3.300 miliardi nel 2007ed è raddoppiato.
Di conseguenza non ci si deve stupire dell’attuale stratosferica cifra di quasi 64.000 miliardi di debito totale (governo federale, singoli stati, enti locali, business, famiglie e ipoteche). Era di 28.600 miliardi nel 2000. Si sottolinea che oggi è evidente che è più che raddoppiato.In pratica si tratta in gran parte di “debito sporco”. Fatto per tappare i buchi di bilancio, per evitare i fallimenti di banche e corporation e non per sostenere investimenti e sviluppo. La spia rivelatrice è il perenne deficit di bilancio degli Usa. Nel 2009 esso aveva raggiunto l’incredibile vetta di 1.413 miliardi di dollari portando gli Usa fino alla soglia della bancarotta. Anche il 2015 si è chiuso con un deficit di 438 miliardi.Significativo quanto preoccupante è il crollo della bilancia commerciale. Dal 2000 ad oggi gli Usa hanno accumulato un deficit commerciale di oltre 8.630 miliardi di dollari. Dallo scoppio della crisi ad oggi è aumentato di ben 3.500 miliardi. Sarebbe ancora peggiore se si considerasse soltanto la bilancia commerciare di beni reali che dal 2000 è in negativo per oltre 10.500 miliardi. Quasi 4.700 miliardi a partire dal 2009. E’ evidente che l’avanzo commerciale nel settore dei servizi ne attenua la portata. Anche se nei servizi convivono quelli dell’ingegneristica e quelli finanziari, dove la componente speculativa è notevole.E’ quindi naturale chiedersi come facciano gli Usa a continuare a stampare e a spendere dollari quando l’economia sottostante,come visto, non è tanto solida. Il tutto sembra molto simile al gioco delle tre carte.
La prima è sicuramente il Quantitative easing, cioè la decisione a suo tempo adottata dalla Federal Reserve di immettere nuova liquidità nel sistema. L’effetto è ben visibile nella crescita straordinaria del bilancio della Fed che è passato da 860 miliardi di dollari del 2007 ai circa 4.500 miliardi di oggi. La decisione della Fed e del governo di Washington anche se ha una valenza monetaria è soprattutto politica. Secondo noi la situazione non può durare all’infinito. I nodi prima o poi verranno al pettine.
La seconda carta è il debito pubblico americano, finora largamente scaricato sulle ‘spalle’ del resto del mondo che, in verità, per varie ragioni ha assecondato tale tendenza. Infatti circa 6.000 miliardi di dollari di obbligazione del Tesoro Usa sono in mani straniere. La Cina da sola ne ha 1250 miliardi ed il Giappone ne possiede ben 1.133 miliardi. La Fed ha in bilancio T-bond fino a 2.500 miliardi.La terza carta si chiama derivati otc (over the counter), cioè quelli trattati al di fuori dei mercati regolamentati e tenuti fuori dai bilanci. Si sottolinea che, a seguito del tasso di interesse zero, il’ammontare complessivo di tali derivati a livello mondiale è sceso a 500.00 miliardi di dollari. Però di questi ben 180 mila sono nella banche americane. Come è noto, i derivati sono un mezzo per generare nuova liquidità quando se ne ha bisogno. Sono titoli creati attraverso una forte leva finanziaria e con alti rischi. Possono anche essere messi in garanzia per ottenere dei prestiti veri dalla Fed o dalla Bce.
Fin tanto che gli Usa riescono a scaricare il proprio debito sul resto del mondo e sui propri cittadini avranno mano libera per creare la liquidità necessaria per continuare a comprare a debito e finanziare spese di ogni tipo prescindendo, purtroppo, dalla loro effettiva capacità economica e finanziaria. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Chiudono 312mila studi professionali

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 gennaio 2010

Veterinari, avvocati, sociologi, giornalisti, medici, dottori commercialisti e biologi sono le professioni che hanno risentito maggiormente della crisi, con la chiusura del 18% degli studi professionali nel 2009. A denunciarlo è Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani che, con Lo Sportello del Contribuente, ha preso in esame alcuni indicatori economici riferiti a dicembre 2009. Infatti, incrociando i dati del fatturato, delle prenotazioni, dell’occupazione e delle forniture professionali emerge un quadro preoccupante. Le professioni che fanno da trainano e supporto all’economia sono in forte difficoltà.  Professioni, che nel 2008 avevano registrato incremento del fatturato di quasi 18 miliardi di euro. Il settore giuridico-economico (avvocati e dottori commercialisti) è uno dei comparti più colpiti dalla crisi. Nel 2009, il fatturato globa le è diminuito del 43% rispetto al periodo precedente, segnando un -35% nelle prenotazioni, un -20% nell’occupazione ed un -55% nelle forniture professionali.  Il settore medico (veterinari, medici e biologi), altro comparto di punta nelle professioni, presenta anch’esso tutti gli indicatori negativi: il fatturato globale, nel 2009, ha segnato un -32% rispetto all’anno precedente, il – 42% nelle prenotazioni, il -22% nell’occupazione ed il – 48% nelle forniture professionali. Male anche il settore della comunicazione (sociologi e giornalisti). Del 29% la contrazione del fatturato, dell’ 28% le prenotazioni, del 24% l’occupazione e del 48% le forniture professionali. “Di fronte alla chiusura del 18% degli studi professionali, costituiti prevalentemente da piccoli studi” – commenta Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani – ”è impensabile che il governo non intervenga inserendo anche il comparto delle professioni tra quelli in crisi , prevedendo l’estensione ai lavoratori autonomi degli ammortizzatori sociali e di tutte le misure straordinarie, lasciando Bisogna consentire ai 312 mila professionisti di cambiare lavoro, senza arrecare un grave danno sociale”.

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Crisi: soffrono anche i professionisti

Posted by fidest press agency su domenica, 5 aprile 2009

Veterinari, avvocati, sociologi, giornalisti, medici, dottori commercialisti e biologi sono le professioni che hanno risentito maggiormente della crisi. A denunciarlo è Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani che, con Lo Sportello del Contribuente, ha preso in esame alcuni indicatori economici riferiti al 2008. Infatti, incrociando i dati del fatturato, delle prenotazioni, dell’occupazione e delle forniture professionali emerge un quadro preoccupante. Le professioni che fanno da trainano e supporto all’economia sono in difficoltà. Professioni, che nel 2007 avevano registrato incremento del fatturato di quasi 20 miliardi di euro. Il settore giuridico–economico (avvocati e dottori commercialisti) è uno dei comparti più colpiti dalla crisi. Nel 2008 il fatturato globale ha segnato un -26% rispetto all’anno precedente, il – 21% nelle prenotazioni, il -7% nell’occupazione ed il – 31% nelle forniture professionali. Il settore medico (Veterinai, medici e biologi), altro comparto di punta nelle professioni, presenta anch’esso tutti gli indicatori negativi: Il fatturato globale, nel 2008, ha segnato un -19% rispetto all’anno precedente, il – 20% nelle prenotazioni, il -9% nell’occupazione ed il – 24% nelle forniture professionali. Male anche il settore della comunicazione (sociologi e giornalisti). Del 16% la contrazione del fatturato, dell’ 11% le prenotazioni, del 10% l’occupazione e del 31% le forniture professionali. Di fronte alla netta flessione registrata dagli studi professionali costituiti prevalentemente da piccoli studi, commenta Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani, ”è necessario che il ministro Tremonti intervenga subito ed inserisca il settore professionale tra quelli in crisi. Altrimenti, corriamo il rischio che la dichiarazione dei redditi prevista per il prossimo giugno, riferita all’anno di imposta 2008, non sia per questi piccoli studi professionali sostenibile economicamente”.

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