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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

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Ridefinire i parametri e gli indici della corruzione

Posted by fidest press agency su martedì, 10 dicembre 2019

Nel 2021 il G20 sarà presieduto dall’Italia. La fase di preparazione dei lavori, però, inizierà già da questo mese. Tra i vari dossier economico-finanziari, il nostro paese sembra intenda preparare con grande attenzione anche quelli concernenti la lotta alla corruzione.
Non si può negare che la corruzione a casa nostra sia un problema profondo e diffuso in diverse fasce della società. Molto spesso, però, l’Italia è stata pesantemente e ingiustamente penalizzata da giudizi poco affidabili. Di conseguenza, spesso è finita in fondo alle graduatorie stilate sull’attendibilità dei paesi.Per esempio, il Corruption Perception Index (CPI), l’indice di percezione della corruzione più noto e diffuso, che copre circa 180 paesi ed è preparato da Transparency International, nel 2018 pone l’Italia ancora al 53.mo posto, insieme a Grenada e all’Oman. Al primo posto c’è la Danimarca, che sarebbe il paese meno corrotto al mondo.Detti indici fondamentalmente derivano da rilevazioni di percezione e si basano su interviste fatte a un numero selezionato di soggetti. Ciò viene giustificato dal fatto che il delitto di corruzione, di solito, non è palese ed è difficile da individuare. La percezione, però, oltre ad essere molto soggettiva, può essere determinata da varie situazioni istituzionali e processuali, spesso totalmente differenti da paese a paese. Il sistema di contrasto alla corruzione in Italia, almeno teoricamente, è molto forte. Si fonda su alcune peculiarità: l’autonomia del pubblico ministero, l’indipendenza della magistratura, l’obbligatorietà dell’azione penale, un buon funzionamento delle attività d’indagine e l’assoluta libertà di stampa anche per la pubblicazione di notizie di reato fin dall’inizio delle indagini. Fatte salve le prerogative del Presidente della Repubblica, tutti i funzionari pubblici, fino alle più alte cariche dello Stato, possono essere sottoposti a investigazione anticorruzione. In altri paesi è previsto il cosiddetto “interesse nazionale” nel perseguire, ad esempio, una public company in casi di corruzione internazionale. Da noi, invece, no.Nel nostro sistema giuridico anche la semplice informazione di garanzia e l’iscrizione nel registro degli indagati, qualora oggetto di conoscenza legittima, possono essere pubblicate in tempo reale sui media. Tutto ciò conferma l’esistenza di una relazione direttamente proporzionale tra regole forti, lotta alla corruzione e percezione della stessa. Si potrebbe avere un grande paradosso per cui “più si combatte la corruzione e più la si rendi percepibile”.Singolare, comunque, è il fatto che l’Italia, pur occupando un posto basso nei suddetti indici, venga sempre più chiamata ad assistere gli altri paesi che ne intendono copiare il sistema di lotta alla corruzione. E’ ovvio, quindi, che i metodi usati nella rilevazione della percezione debbano essere rivisti.In verità, suscitano perplessità le stesse definizioni di corruzione. Concepita inizialmente nel CPI soltanto come bribery, la corruzione con o senza tangente, si è allargata alla frode internazionale, al riciclaggio e alla mala amministrazione. Naturalmente, paese che vai e percezione e interpretazione del concetto di corruzione che trovi. Infatti, oltre alla corruzione classica, vi sono altre forme tra cui la frode, l’appropriazione indebita, l’estorsione, ecc. Anche le stesse domande poste nelle interviste possono essere intese in modi differenti. A ciò occorre aggiungere che tali indici pongono l’accento su alcuni concetti del liberismo economico, relativi agli scambi, al mercato, alla concorrenza, sottovalutando altri aspetti come l’eguaglianza e la giustizia sociale ed economica.Gli effetti negativi della corruzione sull’economia e sul sistema paese sono, purtroppo, tanti: distrazione di risorse, interpretazioni errate delle normative, riduzione dei livelli degli investimenti, dell’efficienza, della competitività e della produttività. I riverberi negativi incidono non poco sulla crescita e sul gettito fiscale. La collocazione nei posti bassi degli indici per una valutazione poco attendibile delle percezioni non è affatto indolore. Si indeboliscono l’immagine e la reputazione del paese e ciò, inevitabilmente, determina interessi più alti e meno investimenti internazionali.Si tenga inoltre presente che gli enti che stilano gli indici di corruzione sono di solito privati, a cominciare da Transparency International. Ciò non è un male in sé ma non può nemmeno essere considerato come l’emblema dell’indipendenza e dell’obiettività. Si ricordi, infatti, che, anche se in campi diversi, operano le tre note agenzie private americane di rating, quelle che sono state accusate di aver avuto un ruolo centrale nello scatenamento della Grande Crisi. Anche loro distribuiscono pagelle sullo stato delle economie, spesso con conseguenze devastanti. L’Italia ne sa qualcosa. Ecco perché ci sembra giusto e doveroso che l’Italia, ponga con forza all’attenzione del G20 e del suo Anti-Corruption Working Group la necessità di ridefinire i metodi usati nella formulazione degli indici suddetti, affiancando al criterio della percezione altri elementi più oggettivi e meglio misurabili. Senza dimenticare, ovviamente, di tenere conto delle strategie e degli strumenti adottati per la prevenzione, il contrasto e la repressione della corruzione. Nell’affrontare il delicato problema della corruzione, sarebbe opportuno coordinarsi con i paesi Brics, che nel loro ultimo summit di Brasilia su questo tema hanno deciso di impegnarsi anche per il recupero di fondi e attività trasferite all’estero. (by Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Studio “I Piani Individuali di Risparmio”

Posted by fidest press agency su sabato, 24 marzo 2018

Intermonte – investment bank indipendente, specializzata in intermediazione istituzionale, ricerca, capital markets ed advisory sul mercato italiano – ha presentato oggi lo studio “I Piani Individuali di Risparmio (PIR): gli effetti su domanda e offerta di capitale nel mercato borsistico italiano”, condotto grazie alla collaborazione ormai pluriennale con il Politecnico di Milano (Dipartimento di Ingegneria Gestionale).L’analisi ha esaminato, a un anno dall’introduzione dei Piani Individuali di Risparmio, il loro impatto sul listino azionario italiano ed in particolare sui prezzi e rendimenti dei titoli quotati, sui volumi scambiati, sulla liquidità dell’intero mercato, sullo stimolo al mercato primario tramite nuove IPO e sull’eventuale ricorso a forme alternative di raccolta di capitale per le imprese (con particolare attenzione alle conseguenze sui titoli che non appartengono all’indice FTSE MIB, in cui deve essere investito almeno il 21% delle risorse a disposizione dei PIR).
In linea generale, l’introduzione dei PIR ha consentito di mobilitare, nel solo primo anno, circa € 10,9 miliardi (secondo i dati di Assogestioni), dando così ulteriore linfa al risparmio gestito in Italia. Secondo le stime di Intermonte SIM, l’industria dei PIR potrebbe raccogliere risorse per € 60,1 miliardi entro il 2021, di cui € 11,5 miliardi specificatamente a vantaggio delle mid-small cap quotate.Di seguito, le principali evidenze emerse dalla ricerca:
EFFETTO SUI PREZZI E RENDIMENTI: è vero che i PIR hanno indotto un aumento dei prezzi sul mercato azionario?Si in valore assoluto, e si evince che:
nel 2017 le small cap italiane hanno performato tanto quanto le loro ‘gemelle’ in Francia e in Germania (se non peggio, soprattutto a fine anno);
sono andate comparativamente meglio le mid cap e soprattutto il segmento STAR;
l’AIM Italia ha offerto rendimenti in media positivi ma meno accentuati (Figura 3.1);
Se si considerano poi fattori specifici, come il rapporto M/B e la capitalizzazione di mercato, per isolare l’effetto PIR, si nota nel 2017:
un rendimento ‘anomalo’ medio significativo compreso fra il 12% e il 18%, per i titoli non compresi nel FTSE MIB;
un’ottima performance ‘anomala’ del segmento STAR (già dal 2016);
i titoli quotati sull’AIM hanno reagito allo stimolo dei PIR con un certo ritardo, solo a partire da maggio 2017;
non vi è invece alcun impatto ‘anomalo’ significativo sulle blue chip.
E’ vero che i PIR hanno generato un aumento degli scambi?
Sì, ma con un certo effetto di ‘cannibalizzazione’ sui titoli del FTSE MIB a vantaggio degli altri titoli, soprattutto quelli dell’AIM Italia. L’analisi stima un calo medio dell’8% per i volumi di scambio dei titoli FTSE MIB e un aumento del 71% per gli altri titoli, con elevata variabilità. Il controvalore totale degli scambi registrati nel 2017 non è significativamente diverso rispetto a quello del 2016.
Su Aim la media mensile degli scambi nel 2016 era €27milioni e €165 milioni nel 2017, ossia più di 6 volte tanto;
anche lo STAR passa da €977 milioni a €1.775 milioni, raddoppiando i suoi scambi;
a fine 2016 la capitalizzazione dell’intero listino dedicato alle medie e piccole imprese era pari a meno di € 2,9 miliardi; un anno dopo valeva quasi il doppio.

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Indice di vecchiaia in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 aprile 2017

034-Figura di vecchio seduto addormentato con mani strette a pugno chiuso, 1944, Carboncino, cm 1“I dati Istat diffusi oggi ci confermano la marcia oramai inarrestabile della longevità di massa”, dichiara il Presidente di Senior Italia FederAnziani, Roberto Messina. “L’istituto di statistica ci dice che oggi l’indice di vecchiaia è pari a 159,9, ma per comprendere appieno il livello di allarme dobbiamo tener presente che nel 2050 questo dato salirà a 262,8. Questo significherà” – prosegue Messina – “aumento dei costi pensionistici e sanitari, sostenibilità fiscale a rischio e aumento del rapporto debito/PIL. Sappiamo che a valore reale attuale l’aumento della popolazione anziana richiederà da qui al 2060 un incremento della spesa sanitaria di 37,8 miliardi di euro. A fronte di tale scenario il nostro sistema appare impreparato ad affrontare una sfida di tale portata, considerate le difficoltà che già oggi gli anziani incontrano nell’accesso a cure adeguate ed omogenee su tutto il territorio nazionale. Occorre adeguare l’offerta di servizi socio-assistenziali e sanitari ai reali bisogni di salute presenti e futuri, acquisendo maggiore consapevolezza delle esigenze della popolazione anziana. Una consapevolezza” – conclude Messina – “che ci sembra oggi tutt’altro che acquisita dai decisori di ogni livello”.

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Indice di Benessere Finanziario ING Bank

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 novembre 2016

indice-benessereLa seconda edizione per il 2016 dell’Indice di Benessere Finanziario (IBF) di ING Bank conferma la tendenza delineatasi nel corso del 2015 verso un complessivo miglioramento del benessere percepito dalle famiglie italiane, con maggior convinzione rispetto alla rilevazione primaverile, che aveva registrato un incremento più moderato, a fronte di un atteggiamento attendista e prudente da parte degli italiani. A settembre 2016, infatti, l’IBF si è attestato a 46,3, registrando un incremento di 1,5 punti rispetto alla scorsa rilevazione, una variazione quasi doppia rispetto al periodo precedente.Entrando nel dettaglio delle singole dimensioni che compongono l’indice, la soddisfazione rispetto alla dimensione del reddito familiare mostra un incremento moderato, che porta l’indicatore a 47,8 punti, il livello più alto registrato dal dicembre 2011. Migliora anche la percezione circa la capacità di sostenere le spese relative alle utenze, con l’indice che passa da 47 a 48,5 punti.
Segnali positivi anche sul fronte della capacità di gestire i debiti: riguardo al breve termine, si riscontra un netto miglioramento di oltre 2 punti, che porta l’indice a 58,7 in un contesto ancora caratterizzato da un basso costo del denaro, mentre per quanto riguarda i debiti a lungo termine l’indicatore resta sostanzialmente invariato, attestandosi a 43,3.
indice-benessere1Migliora inoltre la soddisfazione rispetto alla capacità di accantonare risparmi, che segnala un progresso di ben 2,6 punti rispetto allo scorso aprile, attestandosi a 43,3, coerentemente con il maggior comfort registrato rispetto alla situazione reddituale. Positiva anche l’evoluzione dell’indice in relazione agli investimenti che, dopo il lieve ritracciamento dell’ultima rilevazione, si porta a 59 punti, facendo segnare un progresso di 2 punti rispetto alla scorsa primavera.
A livello geografico, è significativa l’inversione di rotta del Nord Est (Triveneto ed Emilia) dove l’IBF, dopo il brusco calo del 2015, recupera terreno con un incremento di 4,5 punti, riducendo quindi lo scarto con il dato del Nord Ovest, che prosegue nella crescita ma a un ritmo più moderato, passando da 51,8 a 52,3 punti. Dal punto di vista demografico, i più ottimisti si confermano ancora una volta i Millennials: nella fascia d’età tra i 18 e i 34 anni, infatti, l’indice ha raggiunto a settembre 2016 il valore più alto mai registrato, pari a 49,3 punti, rispetto ai 45 di aprile 2016. In controtendenza la categoria dei lavoratori autonomi, per i quali l’indice mostra una flessione di 2,5 punti.
Per la prima volta, l’indagine ha inoltre incluso una sezione sull’alfabetizzazione finanziaria degli italiani e il loro approccio alla gestione dei risparmi. Alla domanda circa il tempo dedicato all’informazione finanziaria e alla gestione dei risparmi, il 67% degli italiani ha risposto di non occuparsi affatto di queste materie, mentre solo il 2% dedica a queste attività alcune ore ogni settimana. In generale, prevale la tendenza ad affidarsi a un esperto per la gestione delle proprie finanze: l’88% della popolazione intervistata ha infatti dichiarato di affidare le scelte a – o di confrontarsi con – un consulente o referente bancario, mentre solo il 12% gestisce in maniera autonoma gli investimenti. Per quanto riguarda la comprensione dei concetti basindice-benessere3ilari della finanza, il 79% del campione ritiene di possedere una conoscenza scarsa o molto scarsa dei termini finanziari di base, mentre solo il 36% del campione afferma di conoscere il concetto di diversificazione del portafoglio e meno di un terzo comprende come funzioni la correlazione tra rischio e rendimento di un investimento.Paolo Pizzoli, Senior Economist di ING Bank, ha così commentato i dati:
“L’ulteriore recupero dell’IBF, sostenuto da tutte le sue componenti, appare coerente con l’evoluzione del quadro macroeconomico domestico. La ripresa economica, sia pur debole, è ancora in atto. I progressi dell’occupazione, ottenuti anche grazie all’entrata a regime della riforma del mercato del lavoro, hanno avuto una ricaduta positiva sul reddito, di cui hanno beneficiato anche i giovani, fino a poco tempo fa esclusi dalla ripresa. Tassi di interesse molto bassi e assenza di pressioni inflazionistiche significative sul fronte dell’energia hanno inoltre ridotto il peso del costo dei mutui e reso più facile fare fronte alle spese per le bollette, contribuendo a rendere meno stringente il vincolo di bilancio. Nonostante il quadro più favorevole, i comportamenti delle famiglie sembrano restare improntati alla prudenza. I dati Istat di contabilità nazionale relativi al secondo trimestre avevano evidenziato che, a fronte di un buon recupero del reddito disponibile, le famiglie avevano scelto di risparmiarne una parte crescente, a scapito dei consumi. I numeri dell’IBF sembrerebbero suggerire che le cose non siano cambiate significativamente nel corso del terzo trimestre”.
ING è un’istituzione finanziaria globale di origine olandese che offre prodotti bancari in più di 40 Paesi, con oltre 35 milioni di clienti e oltre 52.000 dipendenti. In Italia ING Bank è presente dal 1979 con la Divisione Wholesale Banking che offre servizi e finanziamenti a grandi imprese ed enti, e dal 2001 con la Divisione Retail ING DIRECT, la banca diretta leader in Italia per numero di clienti (oltre 1.000.000), la cui mission è quella di offrire a famiglie e risparmiatori prodotti semplici e trasparenti principalmente attraverso canali digitali. ING DIRECT propone oggi in Italia una gamma di prodotti mirata e completa: di pagamento, di risparmio, mutui, investimenti, assicurazione e prestiti personali. (foto: indice benessere, paolo pizzoli) (fonte: ING Bank)

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MoneyFarm lancia l’indice di incertezza economico-finanziaria

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 luglio 2016

indicatore d'incertezzaMoneyFarm, la società indipendente di servizi finanziari online, con sedi a Milano, Cagliari e Londra, lancia l’Indice MoneyFarm di incertezza economica finanziaria, un indicatore che misura le variazioni nel tempo del grado di incertezza economico-finanziaria sia trasmessa che percepita e che punta a diventare dal prossimo settembre un appuntamento trimestrale.L’indicatore è realizzato grazie alla collaborazione di MoneyFarm con Tabulaex S.r.l., società spin-off dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, che propone soluzioni di Business Intelligence e Knowledge Management derivanti dall’attività di ricerca in università.In particolare, l’indice presentato oggi a Milano è composto di due diversi indicatori:
Indicatore di incertezza trasmessa, che misura il grado di incertezza contenuto negli articoli delle principali testate web nazionali – in particolare le sezioni economiche. L’analisi ha coperto quasi 150.000 articoli dal 1 gennaio 2014 al 30 giugno 2016.
Indicatore di incertezza percepita, che fornisce una misura dell’incertezza percepita dalle persone, attraverso l’analisi dei messaggi twitter, aventi a oggetto argomenti di natura economico-finanziaria – indicatore d'incertezza1analisi di 142.000 Tweet dall’8 febbraio al 30 giugno 2016.
Paolo Galvani, Presidente di MoneyFarm commenta: “L’indice Moneyfarm vuole essere una fotografia di come i principali eventi politici, economici e sociali sono trasmessi dai media e vissuti dalla gente comune nel nostro Paese e dell’incertezza e instabilità che questi provocano.” “Puntiamo a far diventare trimestrale l’appuntamento con l’indice – continua Giovanni Daprà, Amministratore Delegato di MonayFarm – proprio per avere un monitoraggio costante del livello di incertezza trasmessa e percepita e da questo poter trarre anche utili indicazioni per supportare gli investitori in scelte quanto più efficienti e consapevoli, ed evitare comportamenti distorsivi guidati dall’impulso.”Questi i principali eventi emersi nell’analisi (in cui si evidenziano importanti picchi di incertezza nella serie storica):
indicatore d'incertezza2referendum greco – 5 luglio 2015
crollo di MPS – 18 gennaio 2016
riunione del Consiglio direttivo della BCE (revisione del Quantitative Easing e TLTRO) – 10 marzo 2016
dimissioni del ministro Guidi – 31 marzo 2016
discorso di Ignazio Visco – 31 maggio 2016
referendum Brexit – 23 giugno 2016
Ad eccezione dei primi due eventi (per i quali non sono disponibili i dati su Twitter) per tutti gli altri eventi sono stati presi in considerazione entrambi gli indicatori: incertezza trasmessa dagli organi di stampa e incertezza percepita su Twitter dagli utenti. Da una prima analisi generale si nota che, nel 2015, il mese con la più alta quota di articoli incerti è luglio (53%). Per quanto riguarda il 2016, gennaio e giugno sono i mesi con la quota più elevata di articoli incerti (52% per entrambi); questa incertezza è dovuta principalmente al crollo di MPS e a vari eventi legati alle banche italiane (gennaio 2016), mentre l’incertezza di giugno è certamente legata al referendum inglese. Il mese con la quota minore di articoli incerti è invece marzo 2016: nonostante nei primi dieci giorni del mese l’indicatore registri comunque valori alti, poi, in seguito alle decisioni della BCE (QE), le quote di articoli incerti diminuiscono notevolmente e di conseguenza anche l’incertezza trasmessa.
Per concludere, dal confronto dell’andamento degli indici di incertezza MoneyFarm con quello degli indicatori di incertezza più comunemente utilizzati nel mercato (VIX riferito al mercato USA e l’indice di volatilità implicita – IVI – del FTSE MIB relativo alla borsa italiana) emerge inoltre un forte co-movimento delle variabili: l’Indicatore MoneyFarm riflette perfettamente l’incertezza generale del mercato (VIX, IVI).Per costruire entrambi gli indicatori si è fatto uso di tecniche di analisi semantica del testo mediante una Sentiment Analysis e usando in particolare la metodologia Lexicon. (grafico: indicatore d’incertezza)

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Scompenso: italiano il calcolatore online dell’indice prognostico

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2013

Un ampio studio multicentrico coordinato dalla Fondazione Monzino di Milano ha permesso – attraverso la combinazione di test da sforzo cardiopolmonari con dati clinici, laboratoristici ed ecocardiografici routinari – di ottenere un punteggio prognostico molto affidabile di rischio di morte cardiovascolare o di urgente trapianto cardiaco entro 2 anni: il Mecki (Metabolic exercise cardiac kidney index) score. L’algoritmo di calcolo è stato inoltre trasformato in un applicativo on line utilizzabile in forma anonima sia dai curanti – cardiologi o medici di famiglia – sia dai pazienti per ottenere in tempo rea le il risultato (in quest’ultimo caso si raccomanda il supporto del medico per il corretto inserimento dei parametri e l’interpretazione dei risultati, ma anche per la gestione di eventuali reazioni d’allarme nell’assistito o nei parenti). Una volta collegati alla pagina web, non occorre fare altro che riempire i campi obbligatori, corrispondenti a 6 parametri, indicati sul sito mediante sigle internazionali – peak Vo2, Ve/Vco2 slope, Hemoglobin, Na+, Lvef, Mdrd – corrispondenti nell’ordine a picco di consumo d’ossigeno (% rispetto all’atteso), efficienza ventilatoria, emoglobinemia, sodiemia, frazione d’eiezione ventricolare sinistra (valutata ecocardiograficamente) e stima della funzione renale (secondo l’equazione dello studio Modification of diet in renal disease). Sono proprio questi 6 parametri su cui si basa il Mecki score, apparsi correlati in modo indipendente allo scompenso cardiaco in base ai risultati della ricerca coordinata da Piergiuseppe Agostoni del Centro cardiologico Monzino, che ha coinvolto 2.716 pazienti scompensati, seguiti in 13 centri italiani per un follow-up medio di 1.041 giorni, considerando un endpoint combinato di morte cardiovascolare e trapianto cardiaco urgente, al termine di un’analisi di regressione di Cox per i rischi proporzionali con selezione graduale delle variabili e procedura di validazione incrociata.(fonte cardiologia33)

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Indice gradimento governatori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 gennaio 2012

Datamonitor, istituto di ricerche diretto da Natscia Turato, ha pubblicato l’ultimo studio Monitoregione sull’indice di gradimento dei governatori delle regioni italiane. Il quotidiano online Clandestinoweb ha intervistato Mauro De Dominicis, il presidente del gruppo BSE Holding Spa, di cui Datamonitor fa parte. Alla luce dei risultati dello studio Monitoregione il commento del presidente che, tiene a precisare è un commento da imprenditore e non da tecnico, riguarda “l’ottimo lavoro svolto dall’istituto di ricerca nato dalla collaborazione con il gruppo BSE Holding Spa che ha deciso di acquisire l’esperienza e l’attivita’ di Fullresearch”.”Sicuramente si tratta di un bilancio molto, molto positivo” ha sottolineato De Dominicis, quello sui primi mesi di attività di Datamonitor. Basta guardare le risposte del mercato e anche quelle della stampa. Sicuramente la nostra avventura imprenditoriale si sta dimostrando all’altezza delle aspettative anzi, sono convinto che nel lungo termine superera’ di gran lunga le piu rosee. Sui progetti futuri il presidente del gruppo BSE ha dichiarato: Stiamo monitorando altri prodotti che usciranno nel primo semestre di quest’anno, abbiamo molti progetti che prevedono anche l’assunzione di altro personale qualificato che renda i nostri servizi ancora piu’ efficenti e in grado di mantenere alto il gradimento della nostra societa sul mercato. Sentirete ancora a lungo parlare di noi e del nostro lavoro”.

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Roma: indice prezzi al consumo

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 ottobre 2011

Roma Nel mese di ottembre 2011 l’Indice dei Prezzi al Consumo per l’Intera Collettività Nazionale (NIC) relativo a Roma ha registrato una variazione del +0,8% rispetto al mese precedente e una variazione annua del +3,6%. Si riportano in allegato le variazioni congiunturali e tendenziali per divisioni.

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Piazza affari va su di giri

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 maggio 2010

Il maxi piano da 750 miliardi di euro piace alle borse. Dopo Tokyo ora è Roma seguita dalle consorelle europee. Dopo un’ora dall’apertura borsistica Piazza affari l’indice Ftse Mib schizza a più 8,98% e l’all share a più 8,27%. I titoli più “intraprendenti, dopo la sospensione al rialzo dello scorso venerdì, sono i titoli bancari. In testa Unicredit con il 15,29% seguiti da Intesa Sanpaolo con un +14,20%, Banca Popolare di Milano il 10,98% e Mediobanca il 10,58%. Altrove Amsterdam segna +4,25%, Parigi +5,87%, Francoforte +3,46% e Londra +3,56%.  A Tokyo, che è stata la prima borsa ad essere interessata, l’indice Nikkei ha chiuso infatti la seduta con un rialzo dell’1,6%.precedenti: qui

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Roma: indice dei prezzi al consumo

Posted by fidest press agency su sabato, 1 maggio 2010

Nel mese di aprile 2010 l’Indice dei Prezzi al Consumo per l’Intera Collettività Nazionale (NIC) relativo al Comune di Roma ha registrato una variazione del +0,6% rispetto al mese precedente e una variazione annua del +1,3%. I capitoli di spesa che fanno registrare variazioni congiunturali maggiormente significative in assoluto sono: Servizi ricettivi e di ristorazione (+3,1%)  Trasporti (+1,1%) Abitazione, acqua, energia elettrica e combustibili (+0,3%) Ricreazione, spettacolo e cultura (+0,3%) Abbigliamento e calzature (-0,2%)  I gruppi di voci di prodotto che hanno registrato una variazione mensile positiva sono risultati i seguenti: alberghi e altri servizi di alloggio (+17,9%), trasporti aerei (+15,0%), trasporti marittimi e per vie d’acqua interne (+14,1%), pacchetti vacanza tutto compreso (+5,9%), giochi e giocattoli (+5,0%) combustibili liquidi (+3,1%), gas (+3,0%) e carburanti e lubrificanti (+2,1%). Sono invece diminuiti: supporti per registrazione suoni e  immagini (-4,6%), e  energia elettrica (-2,7%). Le variazioni tendenziali più consistenti in assoluto si osservano invece per i seguenti gruppi di voci di prodotto: combustibili liquidi (+17,8%), carburanti e lubrificanti (+15,7%), trasporti aerei (+13,4%), servizi postali (+11,2%), trasporti ferroviari (+10,8%), acqua potabile (+8,9%),  supporti per registrazione suoni e  immagini (-15,8%), gas (-10,1%) , frutta (-7,9%) e energia elettrica (-7,2%).

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RamhaL Pensiero ebraico e kabbalah

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 aprile 2010

RamhaL è l’acronimo di Rabbi Moeh Hayyim Luzzatto (Padova 1707  Acco 1746/47), poeta, filosofo e autore di componimenti morali. La sua vita è legata alle vicende del circolo di studi cabbalistici che egli guidò in età giovanile a Padova e che lo portò a doversi confrontare con l’accusa di eresia. Ramh.al sostenne di aver udito la voce misteriosa di un maggid, un’entità divina rivelatrice di segreti celesti, che sarebbe divenuta la principale fonte di sapere che l’avrebbe guidato nel corso degli anni a produrre numerose opere di qabbalah successivamente messe all’indice dalle principali autorità rabbiniche europee. Le opere e il pensiero di Ramhal divennero un punto di riferimento sicuro da cui i fi-loni culturali dell’ebraismo moderno e con-temporaneo trassero gli elementi che più si avvicinavano alle singole sensibilità e modi di intendere l’ebraismo; a modo suo egli fu un precursore di una visione pluralistica del mondo ebraico uscito dalla crisi dell’età moderna. Gli studi raccolti in questo volume offrono per la prima volta al lettore italiano un panorama critico completo dell’opera di Luzzatto. (Autore: vari Collana:  Toledoth. Studi di cultura ebraica (Caratteristiche editoriali: formato cm 17 x 24, 290 pp., ISBN 88-6058-034-X; € 28) http://www.esedraeditrice.com

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