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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘indifferenza’

Conflitti: Save the Children, il virus dell’indifferenza

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 febbraio 2020

Il virus dell’indifferenza diffuso tra i leader mondiali sta distruggendo intere generazioni di bambini costretti a vivere in guerra, in conflitti che diventano sempre più intensi e pericolosi per loro. Dal 2010 le gravi violazioni che hanno colpito i bambini sono aumentate del 170%, con maggiori probabilità per i bambini di essere uccisi o mutilati, reclutati, rapiti, abusati sessualmente, di vedere le loro scuole attaccate o di essere lasciati senza aiuti. Intere generazioni che rischiano di perdersi: 415 milioni di bambini in tutto il mondo – uno su cinque – vivono in aree colpite da conflitti, tra questi 149 milioni sono in zone di guerra ad alta intensità di violenze.Il maggior numero di bambini che vive in zone di conflitto è in Africa (170 milioni), mentre in Medio Oriente si registra la densità più alta (un bambino su tre). Afghanistan, Iraq, Mali, Nigeria, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo (DRC), Somalia, Sud Sudan, Siria e Yemen restano i dieci paesi in cui si sono verificate il maggior numero di violazioni gravi sui bambini. La Siria risulta particolarmente pericolosa: il 99% dei bambini vive in zone esposte al conflitto con un altissimo numero di gravi violazioni. Il conflitto sta inoltre peggiorando per i bambini che vivono in Afghanistan, Somalia e Nigeria, che rispettivamente hanno il maggior numero di uccisioni e mutilazioni, violenze sessuali, reclutamento e uso di bambini da parte di forze armate o gruppi armati.Questa la denuncia contenuta nel terzo report di Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini e garantire loro un futuro, dal titolo “Stop the war on Children – Gender matters”. Il rapporto, lanciato nell’ambito della campagna “Stop alla guerra sui bambini”, in vista della Conferenza di Monaco, dove i leader mondiali si riuniranno per discutere questioni di sicurezza internazionale, sottolinea come le sei gravi violazioni contro i bambini in conflitto abbiano un impatto diverso su ragazzi e ragazze. Un’attenzione particolare viene rivolta alle conseguenze dei conflitti sulle ragazze da parte di Save the Children, che nel corso di quest’anno si concentrerà molto sul tema delle discriminazioni di genere e dell’empowerment delle bambine e delle adolescenti.
Almeno 12.125 bambini sono stati uccisi o feriti dalla violenza legata ai conflitti nel solo 2018, un aumento del 13% rispetto al totale riportato l’anno precedente, con l’Afghanistan che risulta il paese più pericoloso. Anche il numero di attacchi segnalati a scuole e ospedali è salito a 1.892, con un aumento del 32% rispetto all’anno precedente. Tra il 2005 e la fine del 2018, risultano 20.000 casi verificati di violenza sessuale contro i minori. Si ritiene che questo numero sia solo la punta dell’iceberg in quanto la violenza sessuale è enormemente sottostimata a causa delle barriere sociali e dello stigma ad esso associato nonostante venga spesso utilizzata come tattica di guerra.Il rapporto di Save the Children mostra come le gravi violazioni impattino in maniera molto differente tra ragazzi e ragazze: ad esempio i ragazzi hanno più probabilità di essere esposti a uccisioni e mutilazioni, rapimenti e reclutamento, mentre le ragazze corrono un rischio molto più elevato di violenza sessuale e di altro genere, incluso il matrimonio precoce e forzato.

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Le cicatrici del cancro nel libro “18 millimetri di indifferenza”

Posted by fidest press agency su domenica, 24 marzo 2019

Sarà presentato a Viareggio presso Villa Argentica, il 27 marzo prossimo, con la Onlus ‘Amici per sempre’, con il patrocinio della Provincia di Lucca il libro “18 millimetri di indifferenza”, della scrittrice vercellese Barbara Appiano. I proventi del libro saranno devoluti interamente alla stessa Onlus, creata dal Primario della Chirurgia dell’ospedale di Desio Dott. Maggioni Dario, e in seguito il libro sarà presentato presso lo stesso ospedale, alla presenza dei malati oncologici.Onlus i cui fini sono quelli di finanziare la ricerca, dare assistenza agli ammalati, e erogare borse di studio agli studenti più meritevoli, ad essere dedicato alIl libro, dedicato dalla scrittrice ai Dott.Francesco Dessi e Dott.Valter Berardi che l’hanno liberato dalle “particelle scomunicate da Dio” parte dalla scoperta del cancro dalla scrittrice, per arrivare a profonde riflessioni sul significato del cancro, della malattia e delle nostre stesse esistenze.
“18 millimetri di indifferenza” è un libro sperimentale in cui a parlare è la stessa malattia, perché la Appiano giunge alla conclusione che “il tumore abbia una sua forma di coscienza, oltre che una spinta del cervello frontale, o limbico, che é la parte emozionale della mente2.Da qui la convinzione della scrittrice per cui “sia il nostro stesso subconscio a decidere di farci ammalare”, con dimostrazioni di questa sua tesi nello stesso libro .Perché per Barbara Appiano “il tumore è il complemento oggetto della nostra vita spesa male, a distruggere prima il pianeta, e poi noi” e perché “il tumore è la più perversa forma di suicidio assistito”.Questa la prefazione del libro scritto dalla Prof.ssa Francisetti Brolin Sonia.”Nella rapidità dei tempi moderni, dominati dal motto “tutto e subito”, sono sempre più presenti due spettri: la nostalgia e il cancro. Spesso questi incubi sono passati sotto silenzio, come se la damnatio memoriae servisse a un’atetesi implicita, mentre, in realtà, acquisiscono maggior forza tra le nostre paure. In tal senso, Barbara Appiano, parlando della propria esperienza di malata oncologica, ci mostra e ci insegna, quale pedagogista di un nuovo umanesimo, una via per capire il tumore e sconfiggerlo.Il testo, attraverso ventiquattro capitoli, al pari dei libri dei poemi epici, incarna una novella enciclopedia tribale, per usare una espressione di Parry in relazione all’Iliade, Infatti, l’autrice tenta di fornire un libretto di istruzioni per la vita, nella quale ci accompagnano sempre, ancelle del Fato, le malattie, anche se l’uomo si illude di essere immortale. Solitamente, le narrazioni sulla sconfitta di un brutto male, eufemismo rassicurante, sono scritte in prima persona dal vincente, il paziente che ha sconfitto l’intruso. Barbara Appiano, invece, fa parlare in prima persona la cellula tumorale, il Bosone di Higgs, che è stato costretto a cedere di fronte alla sua forza d’animo.La scrittura, con un approccio di pavesiana memoria, diventa, dunque, un metodo per liberarci dalla codardia, che spesso spinge il malato ad arrendersi alla malattia per sfinimento. Il tumore, difatti, è correlato a un altro grande male del nostro secolo, cioè la nostalgia, intesa quale malinconia, solitudine, che rende il singolo, ormai indebolito nella sua essenza di animale sociale, una facile preda del Bosone.
Il Bosone predatore, un’immagine forse un poco forte a una prima lettura, rappresenta bene l’istinto di predazione dell’umanità stessa, un istinto negativo, se le ambizioni e le ansie distruggono la nostra physis, ma positivo, se si tratta della capacità, insita in noi, di reagire al gioco d’azzardo di una vita che, tante volte, ci pone davanti a un tavolo da poker, a cui, pur controvoglia, dobbiamo giocare una partita. Così, con fatalismo dirompente, l’autrice racconta la scoperta, durante una mammografia, di una massa tumorale di diciotto millimetri, ma, con il suo abituale taglio ironico e uno stile inconsueto, il tumore viene presentato come un condannato a morte, perché, se non si pensa alla malattia, il cancro muore, sopraffatto dalla nostra vis.
Nel suo idealismo, Barbara Appiano cede ai lettori e, in particolare, ai pazienti oncologici, nonché alle loro famiglie, i propri sogni, le visioni oniriche di una pioniera, pronte per essere scongelate e scaldate nel cuore di chi, purtroppo, è più debole di fronte alle emergenze esistenziali della vita”.

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Segre: ha fatto capire quanto è disumana l’indifferenza

Posted by fidest press agency su domenica, 21 gennaio 2018

liliana segreLa scelta del presidente Mattarella di nominare senatrice a vita Liliana Segre è un doveroso tributo alla memoria di chi è passato per l’inferno di Auschwitz in un momento in cui l’Italia e l’Europa sono attraversate da pulsioni particolaristiche e da chiusure. Conosciamo bene, come Comunità di Sant’Egidio, il valore umano e culturale di Segre, avendo collaborato con lei in numerose iniziative, come l’istituzione del Memoriale della Shoah, al binario 21 della stazione centrale di Milano, luogo da cui lei stessa partì appena quattordicenne per il campo di concentramento. Siamo quindi certi degli effetti positivi che saprà produrre in un luogo come il Parlamento, dove si sente il bisogno di presenze come la sua. Al tempo stesso siamo convinti che continuerà il suo impegno a parlare a tutti, in particolare alle nuove generazioni, per spiegare quanto è stata – ed è ancora oggi – disumana l’indifferenza nei confronti di chi è colpito e perseguitato, una parola che lei stessa ha voluto far comparire a grandi lettere sul muro grigio del Memoriale di Milano. E da redazione articolo21: ““La nomina di Liliana Segre a senatrice a vita è una bellissima notizia. Ringraziamo la sensibilità del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che, ancora una volta, da voce a chi lotta ogni giorno contro l’oblio”. Lo affermano Elisa Marincola e Paolo Borrometi, portavoce e presidente di Articolo21. “La storia di Liliana Segre potrà insegnare tanto a tutti gli italiani, soprattutto in un momento in cui nuovi, fascismi, razzismi e linguaggi d’odio si affacciano sulla scena politica e civile”.

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Roma: Una marcia contro l’indifferenza

Posted by fidest press agency su domenica, 1 gennaio 2017

vaticanoA Roma si terrà il 1° gennaio 2017, ore 10.30 da Largo Giovanni XXIII (Inizio di Via della Conciliazione) a Piazza S. Pietro in occasione della 50a Giornata Mondiale della Pace, la marcia contro l’indifferenza esprimendo il proprio sostegno al messaggio di Papa Francesco “La nonviolenza: stile di una politica per la pace”, la Comunità di Sant’Egidio invita a cominciare il nuovo anno partecipando a manifestazioni in tutto il mondo contro le guerre e i muri che separano gli uomini e fanno guardare al futuro con paura e rassegnazione.In risposta ai conflitti in corso e al terrorismo che minaccia la convivenza, si svolgeranno, a Roma e in centinaia di altre città di tutti i continenti, marce e iniziative pubbliche. Si intende lanciare un forte appello contro l’indifferenza che ha accompagnato tante guerre, come quella in Siria: un messaggio rivolto a tutti e alla comunità internazionale, gravemente assente, per lungo tempo, di fronte a centinaia di migliaia di vittime e milioni di uomini e donne costretti ad abbandonare le loro terre.
Durante le manifestazioni verranno ricordati i nomi di tutti i Paesi ancora coinvolti dai conflitti e dalla violenza nei diversi continenti.

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Violenza sulla donna

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 maggio 2012

C’è una danza che fuoriesce da ogni riga letta, una crociera del dolore e della sofferenza, un rumore persistente che straripa nei tanti articoli di giornale, nelle trasmissioni televisive, negli incontri organizzati per parlare di questo fenomeno che è diventato una somma che non sta più nella casella predisposta per contenerne l’urto.
Il reato è di per sè un’azione ignobile, l’omicidio ne è l’estensione più palese, per cui stare a polemizzare, a perdere tempo sulla declinazione da affibbiare a chi uccide una donna, disquisendo si tratti di femminicidio o più semplicemente del reato di assassinio.
Non mi pare il caso di giocare con il codice penale, è un azzeramento del valore della vita umana, è l’annullamento di un ruolo complementare ben preciso, per cui c’è in atto un vero e proprio distoglimento dalla sacralità della donna-femmina, della figlia-madre, della compagna-moglie. Come a voler significare che in una società come la nostra, attraversata da una illegalità diffusa, dove erroneamente è indicata la nicchia-minoranza formata dal malaffare, dalla criminalità, dai soliti noti, invece la furbizia omertosa, la disonestà sotto i più impensabili artifizi, conferma la maggioranza degli individui: dal vandalismo adolescenziale, al bullismo scolastico, al ritenere legale comprare, vendere e consumare droga per ottenere denari, per farsi e ubriacarsi, dal non pagare l’iva, non rilasciare scontrini fiscali, quindi non richiedere le ricevute per non dovere pagare di più, e via compagnia cantando.
Questo in-agire quotidiano partorisce un preciso interesse personale che tocca ogni ambito e ogni tasca, quella piena e quella vuota, producendo minore attenzione verso la regola, il senso civico, l’azione morale che sta a responsabilità di ognuno.
Una prassi che consegna lauree e incensi al più lesto di mano, alimentando la miseria umana, la miserabilità più profonda che alberga nel cuore dell’uomo, del maschio, del conduttore per eccellenza.
Quando la vita diventa una semplice stanzialità sociale, priva di sentimenti e passioni eccezionali, ciò riduce aspettative, sogni e speranze, la stessa fiducia è una fiamma destinata a consumarsi, allora maturano le situazioni di degrado, lo scarso valore di autostima, di rispetto della propria persona e competenze, comporta l’annullamento dell’altro, in questo caso della donna, che rimane anello debole, presenza fragile, compagna di viaggio da sottomettere, opprimere e colpire.
Omicidio-femminicidio, è agire riconducibile a una violenza condensata, contratta e proiettata sulla donna, dentro il focolare ma pure fuori dove il tavolo dei valori è un documento di identità sbandierato bene, invece è violenza condensata nelle gestualità, nelle parole infide, che rappresentano il contrario e l’antitesi della buona educazione e credibilità.
La famiglia ha fallito, il nucleo educativo per eccellenza ha fallito, l’adulto nella sua infanzia e adolescenza ha fallito, così il modo di percepire la relazione, i sentimenti, l’amore, diventa un doppio salto mortale: lo sguardo non è mai indietro a indagare, a verificare, elaborare, ma lanciato in avanti, dove ciò che è ritenuto ostile, si configura come una sbalorditiva secessione praticata con il maglio, con il taglio, mai con la mediazione della coscienza adulta che sa fare i conti con i bilanci più fallimentari.
La violenza in famiglia, dentro la coppia non è tema da prendere sottogamba, da licenziare con una sorta di indifferenza intellettuale, è sbagliato domiciliarsi sulla sponda dell’irreversibilità, della accettazione di un male sociale, ben sapendo che il sopruso, la prepotenza letale, non sono gagliardetti acquistati al supermercato degli infanti a vita.
Questa violenza non è eredità biologica, né sommossa neuronica accidentale, è il prodotto di una cultura, di una illegalità, di un apprendimento di partenza, un conformismo ideologico che banalizza gli ideali più alti senza alcuna vergogna.(Vincenzo Andraous)

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Voci inascoltate

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 aprile 2012

Giovani e anziani, genitori e studenti, lavoratori e disoccupati o cassa integrati o precari, parlano, ma chi li ascolta? Voci provenienti dalle case, dai posti di lavoro, dagli ospedali, dalle scuole, dai teatri, dalla strada, dai bar, dal mercato. Voci di persone vere. Ma cosa dicono queste voci che si perdono nell’aria, si dissolvono e lasciano un silenzio innaturale? Sono le voci della sofferenza più che della gioia. Parlano di morti ammazzati, di droga, di solitudine, di povertà, di ingiustizie. Sono le voci di una grande maggioranza che nutre nel suo mormorio il senso della fugacità della vita e delle sue ansie esistenziali. Parole sussurrate, gridate, arrochite dal tempo e che a volte esprimono un crescendo di violenza linguistica frutto della disperazione e dalla consapevolezza della propria nullità. Perché, taluno si chiede sono dalla parte di chi non ha, frutto di una inconsistenza che al massimo può generare negli altri solo pietà e tracce d’indifferenza?
Questo popolo di parlatori inascoltati, e destinato all’anonimato, può ricevere, sia pure solo a tratti, l’attenzione di chi pretende di parlare per loro e costui, da tale nobile scranno, accoglie gli onori dei media che lo citano, lo vezzeggiano e pendono dalla sue labbra, Ma è un’attenzione di chi non sa cogliere l’essenza delle cose, dimitte voces accipe sensum, e fa del male altrui il proprio bene.
E’ questo il destino di chi non riconosce l’universalità di due diritti fondamentali inscindibili tra loro: il diritto alla vita e a vivere. Perché dare la vita se non si permette alla stessa vita di vivere? Finchè non sciogliamo questo nodo cruciale, restano le voci inascoltate, resta la miseria dell’umanità, la sua abiezione morale. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Africani nel Sinai

Posted by fidest press agency su domenica, 2 gennaio 2011

L’anno nuovo comincia così, con un progetto che germoglia in un mondo bruciato, sotto l’aspetto dei diritti dell’uomo.  Esistono troppi bambini, troppe donne, troppi uomini senza diritti e il mondo democratico, concentrato sulla propria idea di benessere e sicurezza, ha scelto di assistere con indifferenza alla loro tragedia. La situazione dei migranti africani nel nord del Sinai è sempre più grave. Da qualche giorno il gruppo di 250 giovani e bambini è stato diviso in due. Circa 140 persone sono ancora a Rafah, nel frutteto vicino alla moschea, alla chiesa trasformata in scuola, all’edificio governativo. Le autorità sanno dove si trova e chi sono i rapitori. Ma non agiscono. Altre 90/100 persone sono state spostate in un’altra località. Abbiamo ricordato all’organizzazione israeliana che 8 eritrei sono stati assassinati dai trafficanti, mentre 4 sono stati portati in una clinica clandestina, dove hanno tolto loro i reni. Solo chi paga il riscatto grazie ai parenti in Europa, viene liberato al confine con Israele. 24 africani hanno raggiunto Israele e sono stati identificati. Altri sono stati arrestati dalla polizia di frontiera egiziana. Non sappiamo quanti. E’ probabile inoltre che gruppetti di profughi siano riusciti a entrare nello Stato di Israele, perché non sempre i controlli al confine sono impermeabili e i trafficanti conoscono i punti deboli della sicurezza alla frontiera. Tutti i prigionieri hanno subito violenze e torture. Ognuno ha pagato 2000 dollari quando è entrato in Egitto, ma i rapitori ne hanno chiesti altri 8000. Alcuni di loro hanno il cellulare e continuano a chiamare i parenti per supplicare loro di versare il denaro. I versamenti vengono fatti con Western Union o attraverso un conto corrente bancario in Egitto. Il governo egiziano e le Nazioni Unite hanno ricevuto da noi e dall’Agenzia Habeshia nomi e cognomi di alcuni trafficanti (Abu Khaled di Hamas e l’etiope Fatawi Mahari, residente a Rafah, per esempio). Hanno ricevuto anche i numeri di telefono dei predoni. Però non agiscono. Il ministro degli Interni della Repubblica Araba d’Egitto sostiene che non può mandare l’esercito o la polizia nel covo dei trafficanti per un accordo con Israele. Afferma che non è possibile attuare un’operazione contro predoni armati fino ai denti, visto che l’Egitto ha sottoscritto un patto con Israele, impegnandosi a non portare armi pesanti vicino al confine. I trafficanti sono armati con armi moderne. Abbiamo spiegato al nostro nuovo partner in questa difficile missione che può risultare estremamente utile chiedere al governo di Israele di consentire all’Egitto l’uso di armi pesanti per liberare gli ostaggi e magari di partecipare alle operazioni, mettendo a frutto un’esperienza senza uguali di lotta al terrorismo. Sarebbe un modo di avvicinarsi, per i due Paesi. Oltre a gruppo di 250 africani, sembra che nel Sinai egiziano vi siano tanti altri migranti ridotti in schiavitù. Si parla di 2000 persone. (shapeimage)

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Accoglienza tra conoscenza e solidarietà

Posted by fidest press agency su domenica, 12 dicembre 2010

Ho partecipato ad  un incontro sul tema migranti, conoscenza, solidarietà, insieme a  Don Antonio Sciortino Direttore di Famiglia Cristiana. Dapprima ho ascoltato con attenzione e poi si è trasformata in partecipazione, ricordando le nonne e i nonni partiti tempo addietro per altre città, altri paesi, altri continenti. Quando si trattano problemi planetari come la povertà, la fame, la guerra, l’ingiustizia, non ci sono possibilità di chiamarsi fuori, occorre ripartire dai significati delle parole, da ciò che rappresentano, senza timore di farci i conti, di impegnarci tempo ed energie, perchè l’indifferenza “peso morto della storia”, è già violenza delle dignità costrette a sopravvivere alle rimozioni della memoria. Ho ricordato quei due anziani seduti al bar a darsele di santa ragione a colpi di asso di bastoni e sette di denari, spesso le carte da gioco consentono di barare con la voce  agli anni che incalzano.  Entra il ragazzo indiano, vende roselline rosse, così  rinsecchite che è un dovere acquistarne una, quanto meno per non averle più sotto il naso. Le carte sono improvvisamente ferme, gli sguardi ad altezza di uomo, le voci urticanti spingono a lato il divertimento, aprendo varchi alle parole lanciate come sassi: “ma vai al tuo paese, smettila di dare fastidio, tornatene a casa tua”. Il ragazzo non proferisce parola, come un pugile suonato se ne ritorna al suo angolo nascosto al plotone di esecuzione. Un film gia visto altre volte, ma che non ha insegnato nulla, mentre la scena va in onda, la mente si posiziona su alcuni fotogrammi impolverati, che lo sfascio del tempo non ha cancellato: immagini di spostamenti da una parte all’altra del pianeta, di uomini, donne e bambini, milioni di migranti, di connazionali, sulle navi, sui treni, con le valigie di cartone e le suole bucate.  E mentre le carte ritornano al piano, tra un bicchiere di vino e una imprecazione alla sfortuna, c’è dimenticanza per quanti sono partiti tanti anni fa, e stanno ancora sparsi in terre lontane, nonostante le avversità, gli ostacoli, le vessazioni, rimangono in quei continenti a dare il loro contributo per diventarne parte rispettata e vivificante. Infatti le civiltà si sono formate nell’incontro che costringe a ricorrere a tutte le nostre energie interiori per risultare fruttuoso in tutti i sensi. Indipendentemente dai percorsi che porteranno a rispettare di più  noi stessi e gli altri seppur nelle sensibilità  differenti, occorre avere maggiore cura delle parole e del valore insito in tutte le persone.E’ un itinerario educativo che non possiamo abbandonare per molto ancora, per non abboccare all’amo di una disinformazione che alimenta scarsa consapevolezza, dissotterrando antiche e nuove intolleranze, che portano a conclusioni disumane e non promuovono solidarietà e integrazione, né fratellanze allargate.
Migranti, conoscenza, solidarietà, per starci dentro bisogna camminare con la giustizia nostra compagna di viaggio, unico collante che ci fa schierare dalla parte di chi non vede riconosciuti i propri diritti fondamentali, avendo più cura di occuparci di chi è calpestato ed è costretto a malapena a sopravvivere. In questa guerra dei più poveri, dei più  ultimi, abbandonando i vessilli da veterani di una battaglia che non è mai stata nostra, c’è un campo minato di sofferenze e dolore, dove il futuro non è più domani, ma adesso, perché in ballo ci sono gli affetti, gli ideali, i valori, le radici profonde di ogni possibile cambiamento. ( Vincenzo Andraous)

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Afghanistan: Nuove vittime

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 febbraio 2010

“A nome di tutto  il Pdm esprimo il più profondo cordoglio per le vittime civili (sono 18 tra le quali un consigliere diplomatico dell’ambasciata italiana, uno dei responsabili della rete di intelligence italiana Aise, un francese e dieci indiani) del grave attentato di questa mattina a Kabul” Lo dichiara Luca Marco Comellini segretario del Partito per la tutela dei diritti di militari e forze di polizia – “Altroché missioni di pace, in Afghanistan – prosegue Comellini – si combatte una guerra che si sta evolvendo nella più totale indifferenza dell’opinione pubblica, fuorviata dalla propaganda di governo. Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, venga in parlamento a riferire  sull’accaduto e sul reale coinvolgimento dei militari italiani e dei servizi segreti anzichè pensare a fare inutile propaganda sulle motivazioni umanitarie di una missione che è in realtà una guerra non dichiarata a cui l’Italia sta pagando un elevato tributo di vite umane.” L’attacco è stato sferrato dai talebani nel centro commerciale dell’hotel Safi Landmark di Kabul. L’assalto è iniziato alle ore 6,30 (ora locale). Hanno fatto esplodere un’autobomba vicina al centro commerciale e a ridosso del Park Residence Hotel e alla guesthouse Safi Landmark. Ne è seguita una sparatoria da parte di un commando di talebani in appoggio ai due kamikaze alla guida dell’auto bomba. La sparatoria è durata circa due ore. Subito informati  i vicepresidenti del gruppo Pd alla Camera dei deputati, Michele Ventura, Rosa Villecco Calipari e Alessandro Maran hanno chiesto alla presidenza di Montecitorio che il governo svolga al più presto un’informativa in aula su quanto accaduto.

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L’utopia dell’antisistema

Posted by fidest press agency su sabato, 26 dicembre 2009

Il regime “socialista anticapitalista” ha avuto una sua ragione d’essere allorché ha invocato una strada diversa interpretando l’insoddisfazione di molti strati sociali. Un malessere che continua a coesistere nella nostra civiltà e di cui avvertiamo il disagio forse più che in passato ora che i media ci permettono di vedere in diretta e in tempo reale le sofferenze del mondo. Chi cerca la strada perduta attraverso le regole della democrazia esistente si deve rendere conto che essa è imperfetta se non risolve i nodi cruciali che vi albergano. Pensiamo alle logiche perverse del capitalismo a partire da quelle sul consumismo, la corsa ai profitti indifferenziati e spesso a prezzo di vite umane, le violenze all’ecosistema, alle distruzioni indiscriminate all’indifferenza per chi soffre e per chi è privo dell’essenziale mentre altri vivono con il superfluo. Tutte queste condizioni, che umiliano l’essere umano, non possono coesiste con l’idea che ci siamo fatta della democrazia, della civiltà, della giustizia e che andiamo maturando e consolidando nel tempo. Dobbiamo uscire da questa spirale perversa e ricercare una forma di riscatto che sappia emendarci dai nostri egoismi e rendere virtuoso tutto il nostro percorso e non solo rilevarlo a tratti in una sorta di concezione perbenistica della nostra cultura. E questa strada deve essere tracciata fin dai primi anni di vita dell’essere umano attraverso una intelligente informativa che parta dall’insegnamento primario scolastico e prosegua, fortificandosi, nel suo procedere. E’ esprimibile, in altri termini, nella ricerca di una forte identità culturale che ci consenta di tradurre le tante negatività esistenti in un messaggio unico ed universale di positività. E’ la sola strada che può riscattare l’essere umano dalle sue debolezze e conferirgli quel primato che può farlo definire l’homo novus, preannunciato da tanti “profeti” e che a tutti noi appare oggi solo una chimera, una utopia senza soluzione di continuità. (A.R.)

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L’utopia dell’antisistema

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2009

Il regime “socialista anticapitalista” ha avuto una sua ragione d’essere allorché ha invocato una strada diversa interpretando l’insoddisfazione di molti strati sociali. Un malessere che continua a coesistere nella nostra civiltà e che ne avvertiamo il disagio forse più che in passato ora che i media ci permettono di vedere in diretta e in tempo reale le sofferenze del mondo. Chi cerca la strada perduta attraverso le regole della democrazia esistente si deve rendere conto che essa è imperfetta se non risolve i nodi più cruciali che vi albergano. Pensiamo alle logiche perverse del capitalismo a partire da quelle sul consumismo, la corsa ai profitti indifferenziati e spesso a prezzo di vite umane, di violenze all’ecosistema, alle distruzioni indiscriminate all’indifferenza per chi soffre e per chi è privo dell’essenziale mentre altri vivono con il superfluo. Tutte queste condizioni, che umiliano l’essere umano, non possono coesiste con l’idea che ci siamo fatta della democrazia, della civiltà, della giustizia e che andiamo maturando e consolidando nel tempo. Dobbiamo uscire da questa spirale perversa e ricercare una forma di riscatto che sappia emendarci dai nostri egoismi e rendere virtuoso tutto il nostro percorso e non solo rilevarlo a tratti in una sorta di concezione perbenistica della nostra cultura. E questa strada deve essere tracciata fin dai primi anni di vita dell’essere umano attraverso una intelligente informativa che parta dall’insegnamento primario scolastico e prosegua, fortificandosi, nel suo procedere. E’ esprimibile, in altri termini, nella ricerca di una forte identità culturale che ci consenta di tradurre le tante negatività esistenti in un messaggio unico ed universale di positività. E’ la sola strada che può riscattare l’essere umano dalle sue debolezze e conferirgli quel primato che può farlo definire l’homo novus, preannunciato da tanti “profeti” e che a tutti noi appare oggi solo una chimera, una utopia senza soluzione di continuità.

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Il valore della persona

Posted by fidest press agency su sabato, 29 agosto 2009

Il Presidente dei Cristiani per servire dr. Franco Previte rifacendosi alla cronaca di questi giorni riguardante l’omicidio “da parte della madre del proprio bimbo avvenuto a Genova-Sampierdarena, non ultimo né unico anche nella serie della “depressione post partum”, osserva: “non ci sorprendono più le  “mattanze” di questi gesti, ma ci meraviglia il silenzio delle Istituzioni verso una mancata soluzione del “bubbone malattia mentale”. E soggiunge: “Questo “andazzo” rischia di traghettare il n/s Paese, e quello che è più grave i giovani e gli adolescenti, verso una cultura dell’egoismo sfrenato, del gelo sempre più emergente e dell’indifferenza cogente, da una metodologia che si va affermando autonoma e svincolata da ogni rapporto con la legge etico- sociale che considera a volte, la persona “un oggetto da spazzatura”. “E’ veramente inconcepibile e profondamente contraddittorio che in una società che tende costantemente e giustamente a riaffermare il valore della vita (no alla guerra, no alla pena di morte, no al terrorismo) la si neghi attraverso il tentativo di costruire un presunto diritto di “licenza di uccidere”, come pare sia prassi consolidata il lasciare persone psichicamente instabili al loro destino dalle Istituzioni che di questa “problematica” (la malattia mentale) ne hanno fatto da tempo, 31 anni, un totale disinteresse! Non essere sensibili a questi problemi e nello specifico a quello sopra accennato, significa deludere sempre più le aspettative della gente, che alterna a volte insoddisfazione ed a volte indifferenza simbolo inconfondibile di malessere”. La sua riflessione è rivolta ai media ma anche al Presidente del Consiglio dei Ministri, ricordando che “l’obiettivo prioritario di ogni società civile è e resta il soddisfare il bisogno di salute attraverso la centralità del paziente ed il miglioramento del servizio offerto al fine di prevenire possibili “eventi avversi”, come nel caso di Genova, per individuare azioni di miglioramento in ogni comparto sanitario”. E precisa: “La depressione è parte integrante delle malattie mentali e la società “reclama” una legge-quadro di riforma dell’assistenza psichiatrica, attesa da ben 31 anni, in questa non mala sanità, ma sanità malata! Tutto questo ci sgomenta perché non vediamo alcuna uscita da quel “tunnel tenebroso” costituito dalla carenza di iniziative per la riforma del bubbone “ malattia mentale”.Resta, purtroppo, una pia illusione la “soluzione”, che come tutte le illusioni, lasciano il posto alla delusione!” http://digilander.libero.it/

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“Nuvole e Sciacquoni”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 agosto 2009

E’ la prima guida all’uso sostenibile delle risorse idriche di Giulio Conte: l’acqua è il vero oro blu del terzo millennio L’acqua è l’oro blu del terzo millennio, capace di scatenare conflitti come già accade per il petrolio. Non è infinita, e se quasi un miliardo di persone non ne ha a sufficienza per soddisfare le proprie necessità primarie, nei paesi dell’Occidente sviluppato spesso la si spreca con grande indifferenza. Ma oltre ad avere una scala planetaria e una rilevanza geopolitica, il “problema acqua” ha anche una dimensione più domestica e quotidiana, altrettanto interessante e importante. È di questo che tratta il nuovo libro di Giulio Conte, “Nuvole e sciacquoni”, in libreria dal 9 settembre. La tesi dell’autore, biologo ed esperto di problemi di gestione e trattamento delle acque, è che sia possibile ridurre notevolmente i consumi idrici domestici e l’inquinamento da essi provocato senza per questo rinunciare ai livelli di comfort cui siamo da tempo abituati. Per farlo è però necessario innescare una piccola “rivoluzione” che, prima che tecnica e politica, è culturale. Chi ha detto infatti che per scaricare un WC, per annaffiare il giardino o per lavare l’auto si debba usare acqua potabile, mentre per bere si alimenta il business delle acque “minerali”? E perché abbiamo abbandonato la pratica di accumulare e riutilizzare le acque piovane?  “Nuvole e sciacquoni” analizza le strategie che sono state adottate nei secoli per la gestione domestica e urbana dell’acqua, e illustra nel dettaglio le soluzioni più semplici e innovative per il suo risparmio nelle abitazioni e in città. L’autore si concentra sugli usi civili e domestici che, sebbene comportino consumi di gran lunga inferiori rispetto a quelli agricoli, sono in continua e rapida crescita. L’uso domestico è infatti quello che ha bisogno di acque di miglior qualità, che diventano sempre più scarse a causa dell’inquinamento provocato in larga misura proprio dagli scarichi urbani. È quindi urgente rivedere il modello di gestione idrico fin qui applicato.
Giulio Conte (Roma 1963), biologo, svolge attività di consulenza ambientale nel campo della gestione delle acque e delle risorse naturali. È socio fondatore dell’Istituto Ambiente Italia, dove è responsabile dell’area Risorse Naturali e svolge attività di pianificazione e valutazione ambientale. È membro del Comitato Scientifico Nazionale di Legambiente, associazione per cui ha coordinato campagne sullo stato delle acque interne e costiere (Goletta Verde, Operazione Fiumi). È tra i fondatori del CIRF (Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale) di cui è stato presidente dal 1999 al 2008.

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La società come valore

Posted by fidest press agency su domenica, 7 giugno 2009

bocconeSpotorno (SV) 11 giugno ore 18,30 In mostra fino al 18 giugno 2009 Orari d’apertura: dalle 18.00 alle 22.30 Viale Kennedy, Spazio Esposizioni – Palace Mostra-Concorso Internazionale d’Arte Contemporanea. In occasione del ventesimo anniversario dall’11 giugno il Lions Club di Spotorno unitamente al critico e storico dell’arte Sabrina Falzone presentano la prima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Contemporanea “Arte d’autore: la società come valore”, allestita presso lo Spazio Esposizioni di Spotorno, suggestiva località della Riviera Ligure, già crocevia di artisti con il Premio Bagutta. La rassegna artistica, patrocinata dalla Regione Liguria, dalla Provincia di Savona, dal Comune di Spotorno e da Il Golfo dell’Isola, mira al recupero dei valori etici in una società contemporanea che si mostra sempre più avvolta nel torpore dell’indifferenza. Contro tale tendenza i Lions Club operano su tutto il territorio locale, nazionale e internazionale grazie all’apporto di milioni di volontari che contribuiscono al sostegno sociale. Per i Lions, infatti, un mondo migliore non è utopia, ma impegno quotidiano. Per l’occasione espongono artisti di formazione eterogenea, provenienti da diverse città d’Europa, accuratamente selezionati dalla curatrice Sabrina Falzone: Federico Ferrarini, Gianni Depaoli, Giuseppe Jo Ravizzotti, Barbara Forneris, Giacomo Paolo Rossi, Dorisca, Paolo Silvano Ghersi, Giulia Infante, Genoese, Cristina Sesana, Marta Boccone, Marialuisa Sabato, Stefano Merola e Laura Tarabocchia – Carte di Laura. (boccone)

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I giovani e la politica

Posted by fidest press agency su domenica, 19 aprile 2009

Editoriale fidest.Questo collegamento, possiamo dire, resta nella costante del rapporto emblematico tra i professionisti della politica e quella fascia di giovani che guardano ad essi con indifferenza, o peggio. Ciò che i giovani rimproverano alla politica si fonda, essenzialmente, su due aspetti: la mancanza di concretezza e la lentezza nel prendere talune decisioni. Se vogliamo le due cose sono complementari l’una all’altra. Se in un ramo del Parlamento si discute su una certa riforma ed i media ne parlano ad iosa, ragione vorrebbe che nel giro di qualche giorno si arrivasse ad una conclusione in qualche modo ed invece ci ritroviamo a distanza di mesi se non di anni, salvo qualche modesto provvedimento, a capo a dodici. Ed ancora i politici non dimenticano il “vizietto” di promettere molto e di mantenere troppo poco in specie su aspetti di fondamentale importanza per i giovani come trail lavoro, la scuola, la sicurezza sociale, ecc. Dobbiamo poi aggiungervi i “cattivi esempi”, esaltati dai media, che provengono da una giustizia lenta e farraginosa, da una burocrazia che non smette di stupirci con le sue trovate anacronistiche e il tema sempre ricorrente dell’ordine pubblico. Su tutto prevale un ordine fondato sulla certezza del diritto dalle leggi ai regolamenti comunali. Si passa dall’idea, tanto per fare un esempio pur banale che sia, che se si passa con il rosso ad un semaforo otto volte su dieci si riesce a farla franca e da qui altre trasgressioni dove si vanifica quel rapporto persuasivo che la stessa legge infranta riesce a conferire al soggetto inadempiente. E se partiamo dall’idea che la società si fonda, per la convivenza in comune, di regole condivise la loro evasione costituisce un grave precedente per quelle certezze che tutti noi cerchiamo costantemente anche se, alla fin fine, c’è sempre il detto che l’occasione fa il ladro. Basterebbe non offrire il fianco a queste “occasioni”. A questo punto cresce la necessità di voltare pagina con decisione offrendo quel contributo di grande spessore e impegno che tutti noi attendiamo per diventare i più convinti e sinceri continuatori di un cammino verso la piena maturità politica, culturale e sociale del nostro Paese e non solo del nostro.(Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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