Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘indipendenza’

L’indipendenza di un popolo sta nella difesa della sua sovranità politica, economica, alimentare, energetica e culturale

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 Maggio 2022

Dalla difesa dell’indipendenza nell’Antica Grecia alla difesa dell’indipendenza politica, alimentare. energetica, economica passando per l’Impero Romano per poi finire con la una frase del fondatore di Dubai. Un intervento pieno di riferimenti culturali quello del vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli che ha introdotto il valore dell’indipendenza aprendo i tavoli tematici. “Nella filosofia – ha detto Rampelli – ci s’imbatte tardi con questo termine, ci si è interrogati su felicità, amore, natura, sul rapporto tra etica e politica, non sull’indipendenza.Anche se Epicuro 300 anni prima della nascita di Cristo scriveva che il supremo frutto dell’autosufficienza è la libertà. Autosufficienza e libertà sono parenti stretti dell’indipendenza.La cultura romana diffondeva l’autorità imperiale, quasi il contrario dell’indipendenza, però garantiva nella civilizzazione delle terre conquistate autonomia culturale e giuridica. Un gradino al di sotto dell’autosufficienza, della libertà, dell’indipendenza. Grecia si ribellò all’avanzata persiana per non finire sotto un altro mondo. I troiani resistettero 9 anni all’assedio degli Achei, sconfitti solo da un colpo di genio, perché se avessero perso sarebbero stati sottomessi. La perdita dell’indipendenza nel mondo antico era perdita di dignità. Regine e principesse sarebbero state trasformate nelle ancelle dei vincitori o vendute al mercato degli schiavi. E’ la paura di perdere la libertà che dà la forza al popolo ucraino di resistere ai bombardamenti, che induce Svezia e Finlandia a chiedere l’adesione alla Nato. Gli americani si ribellarono all’impero britannico, come Gandhi e la sua India attraverso il sublime esempio della non violenza.Se il frutto dell’autosufficienza è la libertà chi ha voluto che l’Italia perdesse la propria dignità, chi le ha strappato l’indipendenza? La lista dei colpevoli è lunga, la indagheremo un’altra volta…Quel che è certo è che la nostra missione resta di riconquistarla, l’indipendenza.Noi dobbiamo ribellarci alla trasformazione dell’Italia e dell’Europa in una gigantesca piattaforma commerciale e terziaria, dove si consumano prodotti realizzati altrove e riprendere il gusto a valorizzare le nostre materie prime, produrre ricchezza, essere protagonisti dello sviluppo economico e sociale, prima che finanziario. Dobbiamo combattere la dipendenza da nazioni straniere. Dobbiamo difendere la nostra indipendenza politica.Il che vuol dire rendersi conto della crisi delle democrazie e riformarle, restituire il diritto alla partecipazione, come nel caso dell’elezione diretta del presidente della Repubblica da parte dei cittadini, a dimostrare che una democrazia può essere decidente e autorevole.E la democrazia è decidente se protegge il principio dell’alternanza, che significa rilanciare il modello bipolare: centrodestra contro centrosinistra. Nel nostro caso conservatori, nazionalisti e popolari alternativi alla sinistra e liberi di dare gli indirizzi all’economia e alla finanza.L’indipendenza dalle oligarchie passa per una riforma che rafforzi la democrazia.Perché i tempi difficili creano persone forti, le persone forti creano tempi facili, i tempi facili creano persone deboli, le persone deboli creano tempi difficili. La morale di questi sillogismi orientali – ha concluso Rampelli – è però tutta occidentale e ci rappresenta: noi vogliamo essere persone forti sia in tempi facili che in tempi difficili.

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Energia. Rauti (FdI): serve piano nazionale per indipendenza e sicurezza

Posted by fidest press agency su sabato, 2 aprile 2022

“Siamo in ritardo. Serve con urgenza un piano nazionale per l’indipendenza e la sicurezza energetica. Ed in questa direzione bisogna rivedere anche il Recovery Fund ed il PNRR. L’Italia deve produrre più energia investendo su tutte le fonti che abbiamo . Il futuro sono le energie rinnovabili, ma dobbiamo essere consapevoli che al momento bisogna utilizzare tutte le risorse che sono a disposizione ”.Così Isabella Rauti, vicepresidente vicario di Fratelli d’Italia al Senato, nel corso della trasmissione “Oggi è un altro giorno” in onda su Rai1. “La Russia ci ricatta politicamente ed economicamente chiedendo i pagamenti per il gas in rubli e, ora, anche minacciando di non esportare più il grano verso i Paesi che giudica “non amici”. L’energia, che è una risorsa sociale e che dovrebbe essere un diritto universale garantito, è diventata un’arma di ricatto geopolitico. È chiaro il rischio che stiamo correndo, considerando che l’anno scorso il 38 per cento del fabbisogno nazionale di gas lo abbiamo importato dalla Russia”, conclude la senatrice Rauti.

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Guerra in Ucraina: mantenere la pressione sulla Russia e puntare all’indipendenza energetica

Posted by fidest press agency su domenica, 27 marzo 2022

In un dibattito in Plenaria con i il Presidente Michel e la Presidente von der Leyen sul Vertice informale di Versailles e del successivo Consiglio europeo, i deputati hanno elogiato la risposta rapida dei Paesi UE e l’adozione di sanzioni senza precedenti contro la Russia, subito dopo l’attacco. Hanno inoltre applaudito l’accoglienza di milioni di rifugiati ucraini in fuga dalla guerra. Il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha sottolineato che “la Russia è responsabile di questa guerra” e ha deplorato la morte, la distruzione e la sofferenza inflitta al popolo e alle città ucraine. Michel ha assicurato che non ci sarà impunità per i responsabili dei crimini di guerra e ha lodato la coalizione internazionale che si è sollevata con “l’obiettivo comune di sconfiggere Vladimir Putin”. Ha poi concluso affermando che, con la pace e la prosperità come obiettivi generali, l’UE deve ridurre la sua dipendenza energetica, migliorare la sua architettura di sicurezza e rafforzare i fondamenti della sua economia.La Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha affermato che “se la libertà ha un nome, il suo nome è Ucraina e la bandiera ucraina è oggi la bandiera della libertà”. Ha poi sottolineato che l’UE renderà questa guerra un fallimento strategico per Putin. Le severe sanzioni stanno già colpendo duramente ed è necessario drenare le risorse che Putin sta usando per finanziare questa guerra. Per quanto riguarda l’energia, la Presidente ha chiarito che “la politica energetica è anche una politica di sicurezza” e che l’UE ha già adottato e continuerà ad adottare misure per diventare indipendente dalle importazioni di gas e petrolio russo.La maggior parte dei deputati ha convenuto che l’UE deve rafforzare la sua autonomia strategica in materia di difesa e di energia, e dovrebbe farlo rapidamente. Notando come le importazioni UE di gas russo stiano finanziando indirettamente l’attacco russo all’Ucraina, hanno sostenuto la diversificazione degli acquisti di energia e l’investimento nelle energie rinnovabili. Molti deputati hanno sottolineato gli effetti dell’aumento dei prezzi dell’energia sull’economia e i rischi per la sicurezza alimentare, e hanno chiesto un sostegno per famiglie e imprese.Le prospettive di adesione dell’Ucraina all’UE e la necessità di difendere la democrazia contro altri regimi autocratici, come la Cina, sono stati gli altri temi sollevati nel corso del dibattito. Infine, diversi deputati hanno insistito sulla condivisione di responsabilità da parte di tutti i Paesi UE – e non solo dai paesi vicini – per la protezione di coloro che fuggono dall’Ucraina.

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“Europa, è l’ora dell’indipendenza energetica”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 marzo 2022

A cura di Jennifer Boscardin-Ching, Product Specialist del team Thematic Equities di Pictet Asset Management. Il conflitto in Ucraina ha colpito il mondo intero, le immani sofferenze umane causate non possono infatti lasciare indifferenti. Oltre a ciò, l’incertezza circa l’evoluzione futura della crisi sta gravando su mercati finanziari già volatili, con l’aggravante dell’effetto che le tensioni geopolitiche hanno avuto sul prezzo del petrolio e del gas. Il marcato rincaro delle materie prime energetiche ha causato un balzo dei costi dell’energia fino a livelli record in numerose regioni, in particolare in Europa.Come conseguenza di ciò, questioni quali la sicurezza energetica e la stabilità dei prezzi sono tornate in primo piano, in cima alle priorità delle agende dei governi della regione. Un contesto che sta avendo un impatto strutturale piuttosto rilevante sul tema delle energie pulite (oggetto di investimento della strategia tematica Pictet-Clean Energy): le autorità europee, infatti, sono apparse ancor più motivate ad accelerare la transizione alle fonti di energia pulite e a ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili.Attualmente la Russia fornisce oltre il 40% del gas, il 27% del petrolio e il 46% del carbone consumati nell’Unione Europea. Nel tentativo di individuare fornitori diversi dalla Russia e accrescere l’indipendenza in ambito energetico, in questi giorni la Commissione Europea ha pubblicato un comunicato in cui sono illustrate misure aggiornate e ancor più ambiziose (rispetto al Green Deal originale) per incrementare la produzione di energia verde, diversificare le fonti di approvvigionamento ed evitare shock dei prezzi dell’energia.Un aspetto molto importante del report è l’intenzione di anticipare il termine per il raggiungimento di numerosi obiettivi dal 2030 alla prima metà del decennio, vale a dire nei prossimi 3-4 anni, a riprova della determinazione ad agire prima che sia troppo tardi. Contemporaneamente, la Germania ha proposto una nuova legislazione atta ad anticipare il traguardo dell’alimentazione energetica al 100% da fonti rinnovabili al 2035, ben 15 anni prima del termine originario.Degna di nota la frase conclusiva del report: “Visti gli sviluppi sui mercati dell’energia negli ultimi mesi e in particolare la drammatica evoluzione del contesto di sicurezza (energetica) nelle scorse settimane, si rendono necessari la netta accelerazione della transizione all’energia pulita e l’aumento dell’indipendenza energetica dell’Europa”. Facile immaginare che d’ora in avanti l’indipendenza e la sicurezza energetica rimarranno in cima alla lista delle priorità di governi, aziende e consumatori, insieme alla necessità di procedere senza indugi alla decarbonizzazione. In generale, occorrerà una transizione energetica su larga scala, che riguarderà non solo le forniture di energia (quindi le rinnovabili), ma anche i trasporti (e-mobility), l’edilizia (efficienza energetica degli edifici e pompe di calore) e l’industria (processi produttivi a basse emissioni di CO2, automazione, intelligenza artificiale, IoT e stoccaggio di energia). Questi sono i segmenti di investimento della strategia tematica di Pictet-Clean Energy, settori che godono del robusto sostegno di driver legati ai fondamentali, nonché di trend ineluttabili di lungo periodo. By https://www.am.pictet/it/italy/articoli/2022/idee-di-investimento/03/europa-e-l-ora-dell-indipendenza-energetica

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Virginia Raggi: Indipendenza energetica e rinnovabili

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 marzo 2022

“Dobbiamo uscire dal ricatto energetico che ci sta portando ad un aumento insostenibile delle bollette di luce e gas. Ora si sta pensando anche a tagli dell’illuminazione pubblica e alla riduzione delle ore per il riscaldamento. Questo momento difficile possiamo superarlo rendendoci indipendenti e puntando sulle energie rinnovabili. Lo Stato deve investire nella trasformazione energetica finanziando gli investimenti delle famiglie e delle imprese per acquistare, ad esempio, un impianto fotovoltaico o sistemi che riducono i consumi. Se nelle nostre periferie, sugli edifici pubblici e privati, installassimo pannelli solari, riusciremmo a produrre energia che ci renderebbe più liberi, non inquinerebbe e, indirettamente, darebbe un contributo economico a chi non riesce a pagare le bollette.A Roma negli ultimi anni abbiamo posto le basi per questa trasformazione, grazie all’approvazione del Paesc: si tratta del Piano di Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima che traccia le azioni da realizzare per rendere la città e le persone meno dipendenti dalle fonti fossili. Il Paesc, realizzato grazie al contributo di Dario Tamburrano ed approvato da Giunta e Consiglio Comunale, ha avuto il placet dei principali protagonisti del settore.Ora può essere finalmente realizzato. In termini concreti significa aiutare chi è in difficoltà e, allo stesso tempo, rispettare l’ambiente.C’è un progetto che in questo periodo è particolarmente interessante: le Comunità Energetiche Rinnovabili per l’autoconsumo. In un quartiere dove può abitare chiunque di noi il mercato, la chiesa il condominio possono mettersi insieme e produrre energia da condividere o mettere in rete. È un sistema che può aiutare chi è in difficoltà. Facciamo queste cose: aiutiamoci. Mettiamo insieme aziende di distribuzione, cittadini, mondo produttivo e Istituzioni.Intanto, il Governo contribuisca con l’istituzione di un bonus a disposizione di famiglie ed imprese affinché possiamo renderci energeticamente liberi”. Lo dichiara, in una nota stampa, la consigliera capitolina del M5S Virginia Raggi

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Caritas Sud Sudan nel decimo anniversario dell’indipendenza

Posted by fidest press agency su martedì, 13 luglio 2021

“Il decimo anniversario dell’indipendenza può rappresentare un punto di partenza per un nuovo Sud Sudan che proceda verso la stabilità politica e che garantisca lo sviluppo umano integrale attraverso attività di sviluppo incentrate sulle comunità, messe in atto dalle organizzazioni della società civile». Così afferma Aloysius John, segretario generale di Caritas Internationalis, esprimendo l’auspicio dell’intera confederazione. Ma perché questo accada, è necessario un forte sostegno da parte della comunità internazionale, che oggi più che mai potrebbe essere decisivo, come spiega Gabriel Yai, direttore di Caritas Sud Sudan. I partiti principali (SPLM, SFLA-I0, SSOA, SSOPP) hanno infatti recentemente firmato un accordo di pace e lo sostengono. I diversi eserciti si sono uniti e vengono ora addestrati al fine di formare un esercito nazionale. Il Consiglio di Stato e i consigli legislativi sono stati formati e i membri delle due camere del Parlamento hanno prestato giuramento. «Questa è un’opportunità d’oro per la comunità internazionale di sostenere la costruzione della nazione. Il nostro Paese ha più che mai bisogno di un supporto politico internazionale al fine di consolidare l’emancipazione politica dei leader e di formare un esercito statale che protegga il proprio popolo. La nostra nazione avrebbe potuto iniziare questo processo appena in seguito all’indipendenza, se solo la comunità internazionale fosse stata presente per accompagnare la transizione facilitando la costruzione di un’autonomia politica nazionale e la formazione di vertici politici e amministrativi», continua Gabriel Yai. La Confederazione Caritas ha accompagnato il processo di pace negli ultimi anni, che purtroppo sono stati profondamente segnati da gravi conflitti. Caritas Sud Sudan è stata creata nel novembre 2011 per rispondere ai bisogni delle persone che tornavano nel Paese e per migliorare le condizioni dei sud-sudanesi che in questi anni hanno vissuto in condizioni di grave povertà. Con una rete di diverse Caritas a sostegno di quella del Sud Sudan, è stato messo in atto un piano di programmi di emergenza e riabilitazione nelle sette diocesi. In tutto il Paese, Caritas ha dato il via a diversi programmi di assistenza: programmi per la sicurezza alimentare, fornitura di mezzi di sussistenza, alloggi e beni di prima necessità, e costruzione della pace. Caritas ha altresì risposto alle situazioni di emergenza create da condizioni climatiche estreme quali la siccità e le inondazioni. In alcuni luoghi sono state tentate anche attività agricole, purtroppo ostacolate dalle violenze legate ai conflitti interni. Mentre Caritas serviva e curava la popolazione, i leader della Chiesa erano al tavolo delle trattative per parlare di pace e armonia con le diverse fazioni in guerra. La Chiesa cattolica, insieme alle altre confessioni cristiane, ha motivato e incoraggiato le diverse parti a partecipare alle trattative di pace e invitato i due leader Salva Kiir e Riek Machar ad unirsi a loro.

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Manca l’indipendenza digitale per la scuola italiana

Posted by fidest press agency su sabato, 9 gennaio 2021

Google non è un benefattore dell’umanità, non fa volontariato e quando fornisce un servizio gratuito devi aspettarti la trappola. Si tratt di un’azienda fantamiliardaria che, nel momento della massima emergenza, ha messo a disposizione la sua rete gratuitamente per le istituzioni italiane in particolare per la scuola. Quale è la ‘zampata’? Oggi vuole essere pagata, semplice e – tutto sommato – legittimo. Certo, non ci si aspettava questo ricatto proprio ora, nel bel mezzo della crisi sanitaria, sociale ed economica. È una vigliaccata, ma il vero scandalo è che a quasi un anno dall’esplosione della pandemia e dalla sospensione delle lezioni in presenza, il Governo Conte non abbia nemmeno provato a creare una propria infrastruttura tecnologica in grado di far navigare gli studenti italiani senza ricevere elemosine da Google. È normale che un intero Stato di 60 milioni di abitanti tra i più ricchi al mondo sia costretto ad appoggiarsi per intero a potenze economiche e digitali planetarie straniere per fare ciò cui dovrebbe provvedere in autonomia? È normale che tali soggetti gestiscano conseguentemente miliardi di informazioni sensibili mi a di la privacy e mettendo a rischio la sicurezza nazionale? No, non lo è. In questo scenario di cybersicurity, la cronaca ci dice oltretutto che i dirigenti scolastici non sono in grado né hanno intenzione di pagare 300 euro al mese per il servizio che consente la Dad. Il problema non si supererà con la fine delle lezioni a distanza. Il governo dia una risposta”. E’ quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia che ha depositato un’interrogazione al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al ministro dell’Innovazione Paola Pisano.

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Italiani alla ricerca di libertà, indipendenza, normalità

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 agosto 2020

Sembra proprio che tutto il mondo stia riscoprendo le due ruote: il mercato negli Usa è raddoppiato a marzo, gli ordini per le pieghevoli da pendolari sono quintuplicati ad aprile, Google ha registrato un aumento del 145% delle ricerche per “Best e-bikes”, e in Italia le vendite segnano un +60% rispetto al maggio dello scorso anno (ANCMA).Maggior sicurezza rispetto ai mezzi pubblici, scelta sostenibile o voglia di libertà. Cosa rappresenta la bicicletta per gli italiani al giorno d’oggi?Lo rivela un sondaggio di Wilier Triestina, produttrice di biciclette sportive di alto livello e portavoce del Rebirth Movement, la filosofia di pensiero che esorta a cogliere questa opportunità di ricominciare nel modo giusto, con passione, ostinazione e più rispetto per noi stessi e l’ambiente in cui viviamo.Sicuramente per molti è un mezzo di trasporto smart e funzionale, che risolve problemi di parcheggio, consente di evitare il traffico e, soprattutto, permette di mantenere il distanzamento sociale (39%). La bici è anche uno strumento sportivo per allenarsi (22%): non dimentichiamo che il ciclismo è uno degli sport più amati dagli Italiani, con oltre 2 milioni di ciclisti praticanti (dati ISTAT). C’è poi chi (20%) lo ritiene solamente un diversivo per una passeggiata nel weekend, mentre altri (19%) ammettono di non averne ancora sfruttato il valore aggiunto negli spostamenti quotidiani.

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Anniversario Dichiarazione d’indipendenza dello Stato di Israele

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 Maggio 2020

Nella notte fra il 5 e il 6 di Iyar del 5708, allo scadere del mandato britannico, veniva proclamata la nascita dello stato di Israele. La Dichiarazione d’Indipendenza venne letta dal Primo Ministro d’Israele, David Ben-Gurion il 14 Maggio 1948:
In ERETZ ISRAEL è nato il popolo ebraico, qui si è formata la sua identità spirituale, religiosa e politica, qui ha vissuto una vita indipendente, qui ha creato valori culturali con portata nazionale e universale e ha dato al mondo l’eterno Libro dei Libri. Dopo essere stato forzatamente esiliato dalla sua terra, il popolo le rimase fedele attraverso tutte le dispersioni e non cessò mai di pregare e di sperare nel ritorno alla sua terra e nel ripristino in essa della libertà politica. Spinti da questo attaccamento storico e tradizionale, gli ebrei aspirarono in ogni successiva generazione a tornare e stabilirsi nella loro antica patria; e nelle ultime generazioni ritornarono in massa. Pionieri, ma’apilim e difensori fecero fiorire i deserti, rivivere la loro lingua ebraica, costruirono villaggi e città e crearono una comunità in crescita, che controllava la propria economia e la propria cultura, amante della pace e in grado di difendersi, portando i vantaggi del progresso a tutti gli abitanti del paese e aspirando all’indipendenza nazionale.
Nell’anno 5657 (1897), alla chiamata del precursore della concezione d’uno Stato ebraico Theodor Herzl, fu indetto il primo congresso sionista che proclamò il diritto del popolo ebraico alla rinascita nazionale del suo paese. Questo diritto fu riconosciuto nella dichiarazione Balfour del 2 novembre 1917 e riaffermato col Mandato della Società delle Nazioni che, in particolare, dava sanzione internazionale al legame storico tra il popolo ebraico ed Eretz Israel [Terra d’Israele] e al diritto del popolo ebraico di ricostruire il suo focolare nazionale. La Shoà [catastrofe] che si è abbattuta recentemente sul popolo ebraico, in cui milioni di ebrei in Europa sono stati massacrati, ha dimostrato concretamente la necessità di risolvere il problema del popolo ebraico privo di patria e di indipendenza, con la rinascita dello Stato ebraico in Eretz Israel che spalancherà le porte della patria a ogni ebreo e conferirà al popolo ebraico la posizione di membro a diritti uguali nella famiglia delle nazioni. I sopravvissuti all’Olocausto nazista in Europa, così come gli ebrei di altri paesi, non hanno cessato di emigrare in Eretz Israel, nonostante le difficoltà, gli impedimenti e i pericoli e non hanno smesso di rivendicare il loro diritto a una vita di dignità, libertà e onesto lavoro nella patria del loro popolo.Durante la seconda guerra mondiale, la comunità ebraica di questo paese diede il suo pieno contributo alla lotta dei popoli amanti della libertà e della pace contro le forze della malvagità nazista e, col sangue dei suoi soldati e il suo sforzo bellico, si guadagnò il diritto di essere annoverata fra i popoli che fondarono le Nazioni Unite. Il 29 novembre 1947, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò una risoluzione che esigeva la fondazione di uno Stato ebraico in Eretz Israel. L’Assemblea Generale chiedeva che gli abitanti di Eretz Israel compissero loro stessi i passi necessari da parte loro alla messa in atto della risoluzione. Questo riconoscimento delle Nazioni Unite del diritto del popolo ebraico a fondare il proprio Stato è irrevocabile. Questo diritto è il diritto naturale del popolo ebraico a essere, come tutti gli altri popoli, indipendente nel proprio Stato sovrano. Decidiamo che, con effetto dal momento della fine del Mandato, stanotte, giorno di sabato 6 di Iyar 5708, 15 maggio 1948, fino a quando saranno regolarmente stabilite le autorità dello Stato elette secondo la Costituzione che sarà adottata dall’Assemblea costituente eletta non più tardi del 1 ottobre 1948, il Consiglio del Popolo opererà come provvisorio Consiglio di Stato, e il suo organo esecutivo, l’Amministrazione del Popolo, sarà il Governo provvisorio dello Stato ebraico che sarà chiamato Israele.Lo Stato d’Israele sarà aperto per l’immigrazione ebraica e per la riunione degli esuli, incrementerà lo sviluppo del paese per il bene di tutti i suoi abitanti, sarà fondato sulla libertà, sulla giustizia e sulla pace come predetto dai profeti d’Israele, assicurerà completa uguaglianza di diritti sociali e politici a tutti i suoi abitanti senza distinzione di religione, razza o sesso, garantirà libertà di religione, di coscienza, di lingua, di istruzione e di cultura, preserverà i luoghi santi di tutte le religioni e sarà fedele ai principi della Carta delle Nazioni Unite. Lo Stato d’Israele sarà pronto a collaborare con le agenzie e le rappresentanze delle Nazioni Unite per l’applicazione della risoluzione dell’Assemblea Generale del 29 novembre 1947 e compirà passi per realizzare l’unità economica di tutte le parti di Eretz Israel. Facciamo appello alle Nazioni Unite affinché assistano il popolo ebraico nella costruzione del suo Stato e accolgano lo Stato ebraico nella famiglia delle nazioni.Facciamo appello – nel mezzo dell’attacco che ci viene sferrato contro da mesi – ai cittadini arabi dello Stato di Israele affinché mantengano la pace e partecipino alla costruzione dello Stato sulla base della piena e uguale cittadinanza e della rappresentanza appropriata in tutte le sue istituzioni provvisorie e permanenti. Tendiamo una mano di pace e di buon vicinato a tutti gli Stati vicini e ai loro popoli, e facciamo loro appello affinché stabiliscano legami di collaborazione e di aiuto reciproco col sovrano popolo ebraico stabilito nella sua terra. Lo Stato d’Israele è pronto a compiere la sua parte in uno sforzo comune per il progresso del Medio Oriente intero. Facciamo appello al popolo ebraico dovunque nella Diaspora affinché si raccolga intorno alla comunità ebraica di Eretz Israel e la sostenga nello sforzo dell’immigrazione e della costruzione e la assista nella grande impresa per la realizzazione dell’antica aspirazione: la redenzione di Israele.Confidando nella Rocca di Israele, noi firmiamo questa Dichiarazione in questa sessione del Consiglio di Stato provvisorio, sul suolo della patria, nella città’ di Tel Aviv, oggi, vigilia di sabato 5 Iyar 5708, 14 maggio 1948.

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Europa e Spagna: La improbabile indipendenza della Catalogna

Posted by fidest press agency su sabato, 19 ottobre 2019

Torna la cronaca e quindi l’argomento. Ci riferiamo alle manifestazioni di protesta a Barcellona (Catalogna, Spagna), dopo che la Corte Suprema spagnola ha condannato, per sedizione e appropriazione indebita, 13 indipendentisti catalani, tra i quali l’ex presidente del governo catalano.La Catalogna è una regione trainante dell’economia spagnola, ha 7,5 milioni di abitanti rispetto ai 46,7 della Spagna, produce il 20% del PIL nazionale ma ha un debito del 30% dello stesso PIL, pari a 57 miliardi di euro.Vediamo cosa succederebbe se la Catalogna si staccasse dalla Spagna per diventare stato indipendente:
1. uscita dalla Unione europea e dall’euro che comporta la perdita della rete di sicurezza della BCE per la liquidità alle banche, il che vuol dire che eventuali crisi finanziarie sarebbero a totale carico della Catalogna;
2. perdita dei quattro Fondi strutturali e di investimento europei: il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), il Fondo sociale europeo (FSE), Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), il Fondo europeo per marittimi e la pesca (FEMP) e altri interventi della Banca europea per gli investimenti (BEI);
3. uscita dall’area europea di libero scambio e da analoghi accordi internazionali della Ue e l’imposizione di barriere doganali;
4. riduzione degli investimenti esteri, fuga dei capitali e delocalizzazione degli impianti in aree più convenienti;
5. maggiori oneri derivanti dall’organizzazione di un nuovo Stato.
Sono tutte premesse per una crisi economica, finanziaria e sociale.Si potrebbe sostenere che l’indipendenza vale il prezzo da pagare ma, a parte gli emuli di Leopold von Sacher-Masoch (1836-1895), lo scrittore austriaco da cui deriva il termine masochismo, occorre ricordare che chi viola la legge è soggetto alle relative sanzioni. Vale in tutti i sistemi democratici, compresa la Spagna, dove non ci risulta che ci sia un regime dittatoriale. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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A 8 anni dall’indipendenza dal Sudan

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 luglio 2019

E’ stata proclamata il 9 luglio 2011, il Sud Sudan è ancora vittima di una delle peggiori crisi umanitarie del pianeta: 7 milioni di persone hanno carenza di cibo e alcune zone sono a rischio di grave carestia. Gli sfollati sono 1.9 milioni, 2.3 milioni i profughi fuggiti nei paesi limitrofi. Una situazione aggravata da condizioni climatiche irregolari e siccità in alcune aree. Nonostante gli accordi di pace, secondo un recente rapporto della missione di pace dell’Onu in Sud Sudan, in alcune zone non cessano le violenze sui civili da parte di milizie e forze governative. Dalla firma degli accordi nel settembre 2018 ad oggi ci sono stati più di 100 morti accertati e 56mila persone sono fuggite dai loro villaggi rifugiandosi altrove nel paese o in Uganda. Complessivamente dal 2013 le stime parlano di almeno 380.000 vittime. Una guerra che ha provocato ferite e danni profondissimi a un paese che già era tra i più impoveriti al mondo, nonostante le sue ricchezze naturali. Come ha implorato il Papa in occasione dell’incontro avuto con i leader politici dei due paesi nell’aprile 2019, è necessario un impegno coraggioso affinché il “fuoco della guerra si spenga una volta e per sempre”, si superino le “divisioni politiche ed etniche”, si cominci a “costruire la Nazione”. Caritas Italiana, nell’anniversario dell’indipendenza si unisce all’appello del Santo Padre e dei Vescovi del Sud Sudan affinché la guerra cessi nei fatti e si inizi a costruire la pace ponendo le basi per lo sviluppo umano integrale della popolazione stanca e martoriata oramai da decenni. Allo stesso tempo Caritas Italiana in collaborazione con la rete Caritas internazionale ed altre realtà, prosegue il suo impegno accanto alla chiesa locale che si adopera in modo incessante nella risposta umanitaria, per lo sviluppo umano, per la promozione della pace. Nel 2018, oltre 80.000 persone hanno ricevuto aiuti dalla Caritas Sud Sudan e da altre realtà, con la distribuzione di cibo, sussidi economici, alloggi temporanei, beni di prima necessità, mezzi per il ripristino di attività produttive e la fornitura di assistenza sanitaria. Ne hanno beneficiato anche i profughi sud sudanesi e le comunità ospitanti in Uganda. Un impegno, che prosegue con un piano triennale in cui all’aiuto d’urgenza, ancora necessario, è affiancato un intervento significativo per il sostegno ad attività generatrici di reddito, la riabilitazione di strutture, il sostegno a processi di riconciliazione in tutto il paese. Interventi possibili grazie anche alla Conferenza Episcopale Italiana, che proprio oggi, attraverso la sua Presidenza, per il quarto anno consecutivo, ha deliberato un nuovo stanziamento di 1 milione di euro dai fondi 8×1000, in favore della popolazione del Sud Sudan. Ora più che mai è necessaria la solidarietà di tutti per non lasciare solo questo popolo che tenta di rialzarsi.

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Centenario dell’indipendenza della Polonia

Posted by fidest press agency su domenica, 28 ottobre 2018

Chivasso sabato 3 novembre alla Mandria di Chivasso una serie di celebrazioni e di iniziative che rinsaldano il gemellaggio tra le città di Chivasso e di Przemysl e il legame tra la Polonia e il Canavese. Le celebrazioni, patrocinate dalla Città Metropolitana di Torino, inizieranno alle 9,30 con lo scoprimento della lapide in ricordo dei soldati polacchi ospitati al termine della Prima Guerra Mondiale nella tenuta della Mandria, la posa di una corona d’alloro in memoria dei militari e i saluti delle autorità polacche e italiane. Alle 10 nel cimitero della Mandria saranno deposti fiori alla lapide che ricorda i primi soldati polacchi deceduti a Chivasso. Altri fiori saranno deposti alle 10,45 sulla tomba dei soldati polacchi nel cimitero del capoluogo. Una corona d’alloro sarà infine deposta alle 11,15 alla lapide che ricorda i caduti polacchi in piazza Dalla Chiesa.Nella stessa piazza alle 11,30 si inaugurerà la mostra ”Da prigionieri a uomini liberi. L’Armata polacca in Italia 1918 – 1919”, allestita nei locali dell’ex biblioteca e celebrata con un annullo filatelico speciale.Alle 16 nel cimitero di Ivrea sarà deposta una corona alla tomba dei soldati polacchi, mentre in serata, alle 20, il Teatro Civico di Chivasso ospiterà il Gran concerto vocale strumentale polacco-italiano, con canti patriottici dei due paesi, arie d’opera e canti di Stanisław Moniuszko. Protagonisti del concerto saranno la soprano Dominika Zamara, il pianista Andrea Musso e la voce recitante Beata Dudek.
Il legame forte fra Torino e la sua provincia e la Polonia si rinsaldò al termine della Prima Guerra Mondiale, quando 22.000 soldati polacchi, precedentemente inquadrati nell’esercito austro-ungarico e catturati dagli italiani durante il conflitto, si arruolarono come volontari nel nuovo esercito che venne costituito per iniziativa del Comitato Nazionale Polacco. Essi trascorsero un periodo di addestramento alla Mandria di Chivasso e, nel 1919, tornarono in patria per combattere ai confini orientali prima contro gli ucraini e poi contro le truppe sovietiche dell’Armata Rossa, assicurando così alla Polonia un breve periodo di indipendenza nazionale, che sarebbe però terminato tragicamente nel 1939, con le contemporanee invasioni tedesca e russa seguite allo sciagurato Patto Molotov-Ribbentrop.
A Chivasso, ad Ivrea e a Torino sono sepolte le salme di molti dei soldati che non riuscirono a sopravvivere alle malattie contratte durante la prigionia in Italia negli anni che vanno dal 1915 al 1918. La ricorrenza dell’11 novembre ricorda la riconquista della sovranità nazionale da parte dei polacchi nel 1918, al termine della Grande Guerra. La Comunità Polacca di Torino-Ognisko Polskie w Turynie si è invece costituita ufficialmente dopo la Seconda Guerra mondiale, quando alcuni ufficiali che avevano combattuto contro i nazifascisti, servendo nel corpo d’armata comandato dal generale Anders, si stabilirono a Torino per completare i loro studi, nell’impossibilità di tornare in una patria che era passata dal giogo nazista a quello sovietico.

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Palermo: Sicilia nazione

Posted by fidest press agency su sabato, 16 Maggio 2015

sicilia nazionePalermo – Oltre 500 persone, sfidando il caldo ed in un giorno feriale, hanno sfilato a Palermo dai Quattro Canti di campagna sino a Piazza Verdi, nel 69° anniversario dell’approvazione dello Statuto, per rivendicare l’autodeterminazione della Sicilia. E’ positivo il bilancio della prima manifestazione pubblica di Sicilia Nazione, il movimento di recente costituzione che sta raccogliendo sempre più adesioni. I partecipanti al corteo si sono poi raccolti al teatro ‘Al Massimo’ di Palermo per ascoltare gli interventi del comitato promotore di Sicilia Nazione. Sono intervenuti i massimi esponenti (da Rino Piscitello, a Massimo Costa a Gaetano Armao) del movimento sicilianista che rifiuta gli eccessi di personalismo e che intende subordinare ogni iniziativa alle decisioni collettive dei suoi attivisti. Il filo dominante di tutti gli interventi è stata la presa d’atto che lo Statuto speciale è stato calpestato e totalmente inapplicato.Crocetta e Renzi con i loro accordi in danno della Sicilia stanno assestando gli ultimi colpi all’autonomia siciliana e la proposta di eliminare la specialità viene persino avanzata senza alcuna vergogna da esponenti a loro vicini. A questo punto, secondo i fondatori di Sicilia Nazione, è stato violato il patto di fatto siglato tra lo Stato Italiano e la Sicilia 69 anni or sono, sulla base del quale si rinunciava alla lotta per l’indipendenza in cambio dello Statuto. Si apre quindi una nuova fase dalla quale non può più essere esclusa la richiesta di indipendenza. Nel corteo infatti sfilava tra gli altri uno striscione con la parola d’ordine principale di Sicilia Nazione: “La Sicilia deve diventare una Nazione federata o uno Stato indipendente”. Gli esponenti di Sicilia Nazione hanno ribadito di essere in sintonia con le lotte indipendentiste degli scozzesi, dei catalani e degli altri popoli in lotta per l’indipendenza e hanno sottolineato il fatto che una Sicilia indipendente avrebbe le risorse necessarie per costruire lo sviluppo finora negato e che comunque, come dimostrano ad esempio le lotte degli scozzesi, la stessa sola battaglia per l’indipendenza determina una crescita delle attenzioni e delle disponibilità da parte dello Stato centrale tale da rendere comunque utile e conveniente un tale impegno. Nel corso dell’iniziativa è stata presentata la campagna #FermiamoCrocetta che nei prossimi mesi caratterizzerà nel territorio l’impegno del movimento. All’incontro hanno preso la parola i rappresentanti di formazioni indipendentiste (Salvo Musumeci del MIS e Antonella Pititto di Noi Siciliani Liberi) che hanno dichiarato la loro partecipazione in Sicilia Nazione pur mantenendo in attività i loro movimenti. All’incontro è intervenuto, su invito degli organizzatori, anche il decano dei giornalisti Giovanni Ciancimino. Alla fine della manifestazione si è esibito il cantautore siciliano Carlo Muratori. (foto: sicilia nazione)

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In Italia ci vuole un “dittatore”

Posted by fidest press agency su domenica, 18 dicembre 2011

Image of former PM of Italy, Giulio Andreotti

Image via Wikipedia

Scrivevo nel mio libro “Il dittatore”, alcuni anni fa, che questa figura, nell’antica Roma era rappresentata dallo stato di un magistrato che assumeva la pienezza dei poteri civili e militari. Successivamente, nel risorgimento italiano, tale parola si collegò al capo democratico al quale si attribuivano, sia pure per un breve periodo, tutti i poteri per facilitare il passaggio da un vecchio regime al nuovo fondato sulla libertà, l’indipendenza e l’unità. Dunque nell’accezione da me indicata niente lascia prefigurare un personaggio avvolto dal mito della violenza e della sopraffazione, ma, semmai, un uomo saggio, carismatico e rispettato da tutti che si caricava di un onere pubblico nell’interesse comune. Cercai, subito dopo, d’essere confortato da qualche esempio ricorrendo ai due nomi più vicini al mio tempo: Benito Mussolini e Giulio Andreotti. Entrambi ebbero il conforto elettorale, ma non si somigliarono di certo dal punto di vista dell’azione politica. Mussolini, infatti, trasbordò nel potere assoluto negando il valore della libertà e della democrazia mentre Andreotti restò nel sistema, lo assecondò e ne subì i rigori. Ciò, non di meno, esercitò un potere quasi autoritario ma con discrezione, praticamente in punta di piedi. E ora siamo all’ultimo in ordine di tempo: Silvio Berlusconi. Personaggio controverso, catapultato in politica più per necessità, per sostenere le sue aziende, che per convinzione. A questo punto possiamo meglio definire l’identikit di tutti e tre. L’ascesa al potere del primo fa favorita dal timore che il virus del comunismo potesse diffondersi in Italia minando gli interessi del mondo industriale vigente. Il secondo doveva fungere da garante per tutelare la tenuta dell’Italia nell’area occidentale dovendo competere con il più forte partito comunista al di qua della cortina di ferro. Questo spiega la necessità di stabilire buoni rapporti anche con i mafiosi pur di trovare anticomunisti sia convinti sia prezzolati. E Silvio Berlusconi? Anche lui fu favorito dai timori di una certa classe sociale timorosa che partiti troppo inclinati a sinistra potessero alterare gli equilibri di potere nazionali che dovevano, tra l’altro, essere gestiti in famiglia e lontani dagli occhi indiscreti delle luci della ribalta. Tutto ciò ha avuto un prezzo. Lo Stato si è indebitato inventandosi lavori inesistenti e che chiamiamo ammortizzatori sociali e che oggi, questi eccessi compresi i finanziamenti alle imprese a fondo perduto, vengono fatalmente al pettine con un debito pubblico da capogiro. Così mentre Andreotti doveva fungere da nume tutelare per evitare la presa del potere dalla valanga comunista, a Berlusconi è toccato il compito di addormentare le coscienze e a relegarle all’immobilismo. Ora ci vorrebbe un altro dittatore, ma di tutt’altra pasta, diciamo in chiave risorgimentale, carismatico e fondamentalmente democratico e consapevole che il suo compito è di breve durata e la mission quella di traghettare il paese verso le riforme strutturali e un nuovo rapporto di convivenza civile tra le diverse corporazioni che oggi tiranneggiano il paese e lo paralizzano con i loro veti incrociati. Ma questo “dittatore”, sia chiaro, non è Monti, non può esserlo. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Manovra e giustizia tributaria

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 luglio 2011

“Nella manovra contenente disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria, il governo ha inserito impropriamente norme per il riordino della giustizia tributaria, mettendo in serio pericolo i principi di autonomia ed indipendenza anche di tale settore della magistratura” lo dichiara in una nota Federico Palomba, capogruppo Idv in commissione Giustizia. “Le norme in materia di riordino della magistratura e Ordinamento, assolutamente eterogenee rispetto alla materia economica finanziaria, appaiono incostituzionali, oltre che irragionevoli, contraddittorie e punitive nei confronti dei magistrati tributari. Esse paralizzano di fatto la giustizia tributaria, mentre i giudici tributari chiedono da tempo un potenziamento della loro attività” spiega Palomba . “Raccogliamo la responsabile denuncia dell’organo di governo autonomo della magistratura tributaria. Italia dei Valori ne difenderà l’autonomia e l’efficienza, in nome non di una concezione corporativa ma dell’obiettivo del suo avvicinamento all’ambito generale della giurisdizione, che invece l’intrusione governativa ostacola. “L’eliminazione della materia sarà il primo obiettivo” conclude il capigruppo Palomba.

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Lega per 150° anniversario Unità d’Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 19 marzo 2011

“Il comportamento tenuto dagli esponenti leghisti in occasione della ricorrenza dei 150 anni dell’unità d’Italia vede un solo aggettivo che possa descriverlo al meglio, vergognoso”. Queste le parole del Presidente dell’Italia dei Diritti, Antonello De Pierro, sul deplorevole atteggiamento del partito del Senatùr, “la vocazione separatista e xenofoba da sempre propugnata dal Carroccio, – spiega De Pierro – facendo riferimento all’articolo 1 dello statuto del partito, nel quale si dice che il movimento è finalizzato a definire l’indipendenza della Padania, territorio per altro non chiaramente definito, in paesi normali sarebbe perseguita”. In paesi normali, molto e molti di quest’Italietta andrebbero perseguiti, anzi, riprendendo le parole del Presidente “In Italia con requisiti simili, si diventa deputato o addirittura ministro”. Sul comportamento inaccettabile dei leghisti nella giornata di ieri, il commento del Presidente del movimento extra-parlamentare è duro “In virtù del fatto che Bossi sminuisca l’Unità d’Italia, definendola una mera retorica risorgimentale, chiederei all’Onorevole di studiare un po’ di Storia prima di sparare inesattezze in libertà, in quanto l’unificazione del popolo italiano risale ai tempi dell’impero romano”. Tanto per rispolverare la memoria, De Pierro ricorda un grave episodio “Mentre a Roma si svolgevano i funerali di Nicola Calipari, funzionario del Sisde ucciso in Iraq nel 2005 ed il tricolore avvolgeva la bara del defunto, cinque ministri leghisti in riunione a Lugano, applauditi da cinquecento scalmanati con materia celebrale in vacanza, improvvisarono una canzone che faceva pressappoco così ‘Abbiamo un sogno nel cuore, bruciare il tricolore’. Ebbene questa gente non è degna di occupare i posti riservati ai rappresentanti del popolo italiano.

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Giustizia dal governo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 marzo 2011

Il disegno di legge costituzionale per la riforma della giustizia approvato dal Consiglio dei Ministri il 10 marzo 2011 si fonda sulla separazione delle carriere dei magistrati, che si distinguono in giudici e pubblici ministeri. L’ufficio del pm è organizzato secondo le norme dell’ordinamento giudiziario che ne assicurano l’autonomia e l’indipendenza. È prevista l’istituzione di due distinti Consigli superiori, della magistratura giudicante e di quella requirente, presieduti, come l’attuale CSM, dal Presidente della Repubblica e costituiti da membri eletti per metà dai magistrati e per metà dal Parlamento. Sono anche indicate tassativamente le funzioni dei due Consigli, tra le quali non figura più la funzione disciplinare, affidata alla Corte di disciplina di nuova istituzione. Del Consiglio Superiore della Magistratura giudicante fa parte di diritto il primo presidente della Corte di Cassazione e gli altri componenti sono eletti per metà da tutti i giudici ordinari tra gli appartenenti alla medesima categoria previo sorteggio degli eleggibili e per metà dal Parlamento in seduta comune fra professori ordinari di università in materia giuridiche e avvocati dopo 15 anni di esercizio. I membri elettivi del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono rieleggibili. Del Consiglio Superiore della magistratura requirente fa parte di diritto il procuratore generale della Corte di Cassazione. Gli altri componenti sono eletti per metà da tutti i pubblici ministeri fra gli appartenenti alla medesima categoria previo sorteggio degli eleggibili e per metà dal parlamento in seduta comune, tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo 15 anni di esercizio. I membri elettivi durano in carica quattro anni e non sono rieleggibili. Ai due Consigli spettano, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assegnazioni, le assunzioni, i trasferimenti, le promozioni nei riguardi dei giudici.

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La Francia e l’unità italiana, 150 anni dopo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 febbraio 2011

11 febbraio ore 18.30 – Centro culturale San Luigi di Francia, largo Toniolo 22 Conferenza di Alberto Toscano e Gilles Pécout In lingua francese ed italiana, senza traduzione Ingresso libero nel limite dei posti disponibili Tutti conoscono l’importanza fondamentale che ha avuto la partecipazione francese nella II Guerra d’indipendenza italiana, con le battaglie di Magenta e Solferino nel giugno 1859, ma l’iniziativa del Centro culturale offre un’opportunità per riflettere sul modo in cui l’opinione pubblica transalpina seguì nella metà del XIX secolo le vicende politiche della penisola italiana. I giornali (dai settimanali illustrati alle riviste intellettuali, dai principali quotidiani nazionali alla miriade di fogli locali) s’appassionarono allla polemica tra chi puntava all’intervento diretto a favore del Risorgimento e chi sollecitava invece un atteggiamento più defilato e neutrale (che soprattutto non mettesse in pericolo lo Stato pontificio). Riscoprire quella pagina di storia è anche un modo per dimostrare il complicato e intensissimo intreccio tra le passate vicende di Francia e Italia, che contribuisce ancor oggi a rendere del tutto particolare la relazione tra questi due paesi. Al dibattito parteciperanno: il prof. Gilles Pécout, docente all’Ecole normale supérieure di Parigi, membro del Groupe de Recherches sur l’Italie contemporaine, specialista dell’Italia del XIX secolo. Autore di “Il lungo Risorgimento. La nascita dell’Italia contemporanea” [Mondadori, 1999] ; “Cavour” [Fayard, Parigi 2011]. il giornalista Alberto Toscano, corrispondente da 25 anni dalla Francia e presidente del Club de la presse européenne di Parigi. In tale occasione verrà anche presentato il suo ultimo libro “Vive l’Italie. Quand les Français se passionnaient pour l’unité italienne” [Armand Colin, Paris 2010]. Il volume ripercorre le vicende del Risorgimento attraverso gli articoli e i commenti della stampa francese. Quest’evento è realizzato in collaborazione con l’École française de Rome.

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COISP: “Governo maestro di “coerenza”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 agosto 2010

“Vogliamo proporre l’istituzione di un riconoscimento speciale per l’invenzione che ha fatto il Pdl: principi e motti che puoi tirare fuori all’occorrenza e che sono validi solo quando vuoi tu! Straordinario!  Ancora una volta sceglie l’ironia Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, il Sindacato Indipendente di Polizia, intervenendo a commento delle ultime notizie che riempiono le cronache dando il resoconto dell’attività di governo del Paese, ed in particolare alla crisi interna alla maggioranza, ed alla reazione che i berlusconiani hanno avuto alla proposta dei finiani di varare un nuovo Governo con una coalizione più ampia che comprenda i partiti di Fini, Casini e Rutelli e i moderati del Pd. La risposta è arrivata per bocca del capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchetto il quale, inorridito, ha bollato la proposta come inaccettabile, sottolineando che: “è in ballo il mantenimento del patto fatto con gli elettori che nel 2008 votarono una precisa maggioranza della quale facevano parte anche i finiani di oggi”.  “Non siamo qui a esporre il nostro intervento su questioni di alleanze politiche – aggiunge Maccari -, ma solo a rilevare l’inevitabile, l’ineluttabile, la drammatica realtà che riguarda tutti, i cittadini e gli Appartenenti alle Forze dell’Ordine: Berlusconi ed i suoi si ricordano del valore della coerenza, dell’impegno assunto, della parola data, delle promesse fatte, dei programmi sbandierati solo ed unicamente quando gli conviene, calpestando poi ripetutamente, ignobilmente e senza alcuna vergogna il valore di quelle stesse cose quando tocca a loro tenervi fede. “C’è solo un piccolo problema – conclude il Segretario del Sindacato Indipendente di Polizia -, che gli italiani potrebbero rendersi conto che i giochi, così, non sono molto equi e soprattutto la conclusione non gli conviene affatto… Ma, sicuramente, la nuova portentosa scoperta del ‘principio che si rivolta come un calzino’ servirà a tenerli buoni ancora a lungo!”.

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Colesterolo e malattie cardiovascolari

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 agosto 2010

Il colesterolo perde la sua indipendenza Non sono del tutto chiari gli effetti di altri fattori cardiovascolari sull’associazione del colesterolo con le malattie cardiache ischemiche e l’ictus, eppure le statine sono diventate lo standard farmacologico per abbassare il colesterolo con l’obiettivo di prevenire eventi cardiovascolari. E’ stato per altro osservato che i livelli di colesterolo totali hanno un valore predittivo sulle cardiopatie ischemiche che varia con l’età: il rischio relativo per unità di variazione del colesterolo diminuisce con l’età e non è chiaro se l’associazione tra colesterolo e rischio cardiovascolare persista anche nell’età avanzata. Questo è stato anche uno dei risultati ottenuti in una recente revisione di 61 studi osservazionali, ma con una tendenza inaspettata.

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