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Gli inquinanti nell’aria

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 agosto 2018

Con il rientro dalle vacanze non solo riprendiamo a lavorare ma anche a respirare con la ripresa del traffico sempre più intenso e non solo. Gli inquinanti sembrano diventare più aggressivi rispetto a pochi anni fa, favorendo la comparsa di malattie respiratorie, cardiocircolatorie, tumori. Sono quindi necessari interventi decisi per la riduzione delle cause inquinanti, come il traffico, il riscaldamento degli edifici, i fumo industriali. «Secondo l’Organizzazione Mondiale della Salute, ogni anno nel mondo muoiono 800mila persone a causa dell’inquinamento: e arrivano addirittura a 1,3 milioni se si considera anche l’inquinamento indoor, in altre parole quello all’interno delle abitazioni: non molti meno di quelli causati dal virus dell’AIDS»
La causa dell’aumento potrebbe essere individuata nella composizione delle polveri sottili, che gli esperti ipotizzano sia cambiata nel corso degli anni. «Gli studi epidemiologici, infatti, sembrano indicare che il PM10 con cui abbiamo a che fare oggi sia più nocivo di quello di 15-20 anni fa». E preoccupa un inquinante salito alla ribalta solo da pochi anni, ma già accusato di causare gran parte degli effetti nocivi attribuiti complessivamente alle polveri: il black carbon.
“L’effetto sarebbe così importante che, secondo l’OMS, interventi mirati a ridurre le emissioni di questo inquinante potrebbero limitare sensibilmente l’effetto complessivo delle polveri sottili”.
Destano allarme i dati concernenti la comparsa di malattie croniche associate all’inquinamento. Il programma Clean Air For Europe (CAFE) della Commissione Europea ha valutato gli effetti del PM2,5 derivato dalle attività umane sull’aspettativa di vita, concludendo che, in media, ogni cittadino UE vive 8,6 mesi in meno a causa delle polveri fini. Il primato negativo spetta alla Pianura Padana: qui, in media, le polveri sottili accorciano l’esistenza anche di 2-3 anni. Non meno preoccupanti i dati riguardanti i picchi di inquinamento. “Secondo lo studio EpiAir, promosso dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie ha mostrato un innalzamento immediato della mortalità per cause naturali dello 0,69% per ogni aumento di 10 μg/m3 di PM10.”
Vuol dire che, laddove ci sarebbero normalmente 1000 decessi, se ne registrano sette in più» prosegue Mannucci. Un’altra indagine sul PM10 condotta in Lombardia ha stimato che qui gli sforamenti della soglia di 20 μg/m3 rispetto alla soglia accomandata dall’OMS provocano ogni anno 302 decessi, 231 dei quali avvengono a Milano». La relazione fra la cattiva qualità dell’aria e l’asma è fra quelle per cui le prove degli studi tossicologici ed epidemiologici sono più schiaccianti. Ed è ormai altrettanto chiaro che fra le persone più suscettibili ci sono anche i bambini, perché hanno polmoni non ancora completamente sviluppati e perché respirando a una frequenza maggiore introducono nell’organismo anche una quantità più elevata di polveri e veleni due-cinque giorni dopo che le centraline registrano un balzo nei valori di questo gas, i bambini ricoverati negli ospedali per crisi gravi salgono del 9,1% (per gli adulti si registra invece un aumento del 7,6%). Oltre all’asma, gli studi epidemiologici rilevano una maggiore incidenza di tosse, raffreddore e mal di gola, aumenti del numero di bronchiti e polmoniti, peggioramenti importanti delle broncopneumopatie croniche ostruttive (espressione che indica una serie di malattie croniche, fra cui l’enfisema).
Da non trascurare, infine, l’inquinamento indoor, nei luoghi chiusi e dove la maggior parte di noi trascorre ogni giorno il 90% del suo tempo: le ricerche sull’argomento mostrano infatti che qui, in media, l’inquinamento è maggiore che all’aperto. In questi casi l’ideale è disporre di sistemi di ventilazione meccanica, che facilitano il ricambio dell’aria, che altrove è invece assicurato soltanto dall’apertura delle finestre. (Servizio Fidest)

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