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Industria conciaria: il 2017 torna positivo con la produzione +6,1%

Posted by fidest press agency su martedì, 19 giugno 2018

“Un solido dinamismo e la rafforzata dimensione internazionale. La vocazione innovativa. L’attenzione all’ambiente che si traduce nell’impegno per la sostenibilità.”. Con queste parole il presidente di Unic Gianni Russo ha avviato questa mattina l’Assemblea Generale dell’associazione e ha presentato il rebranding in UNIC – Concerie Italiane. “Un naming – ha spiegato Russo – che rappresenta un sigillo di qualità e testimonia la leadership globale della pelle italiana, che ha chiuso un 2017 positivo. La produzione complessiva è cresciuta del 6,1% in volume (129 milioni di metri quadri di pelli finite; 11 mila tonnellate di cuoio suola) e dell’1,8% in valore, attestandosi sui 5,1 miliardi di euro”.
Numeri, ha affermato il Presidente di Unic, che “confermano ancora una volta solidità e forza” di un settore composto da 1.213 aziende e 17.746 addetti (il 20% dei quali è donna), che, dopo un biennio caratterizzato da lievi decrementi, torna in area positiva e continua a investire in sostenibilità “oltre il 4% del proprio fatturato annuale, cioè più di 200 milioni di euro. Nel 2002 erano la metà.” La sostenibilità per Unic è ormai da anni una priorità per il settore. “Giocando d’anticipo, – ha dichiarato Russo- abbiamo soddisfatto le richieste dei brand internazionali, grazie all’impegno sinergico tra i diversi anelli della filiera. Assicuriamo alla clientela prodotti trasparenti e tracciabili. La sicurezza chimica e ambientale è un must per le aziende conciarie italiane. Più di metà del fatturato è realizzato da imprese certificate, la ricerca e l’innovazione mirata ci hanno permesso di ridurre notevolmente l’utilizzo di acqua, energia, prodotti chimici. Più di tre quarti dei rifiuti aziendali sono destinati a recupero.”
Il segno complessivamente positivo del 2017 appare legato alla domanda proveniente dalla clientela automotive e dai produttori di pelletteria (entrambe in crescita a doppia cifra). In lievissimo aumento anche la calzatura, che si conferma primo utilizzo dei nostri materiali, seppur con una quota ormai inferiore al 40% del totale.Le esportazioni di pelli conciate, che l’anno scorso sono state pari a oltre 3,8 miliardi €ur ed hanno raggiunto 120 Paesi, hanno mostrato un aumento dello 0,5% in valore. Tra i principali Paesi esteri di destinazione, si segnala il ritorno al rialzo delle spedizioni italiane (in valore) verso l’area cinese, tornate in territorio positivo (+3%) dopo un biennio difficile. L’andamento delle esportazioni, che interrompe il trend lievemente negativo che aveva caratterizzato il 2015 e il 2016, rappresenta una conferma di quanto il contributo dei mercati esteri risulti da tempo fortemente maggioritario e abbia superato, negli ultimi anni, il 75% del totale della produzione. Nel 1992 la quota era pari al 35%. La crescita in tutti i più importanti indicatori congiunturali ha portato l’industria conciaria italiana ad incrementare ulteriormente i propri primati internazionali. I conciatori italiani sono infatti primi nella classifica mondiale dei maggiori produttori, con una quota in valore pari al 20% del totale globale (addirittura 65% nell’area UE), e dei maggiori esportatori, dato che il 27% delle pelli finite complessivamente esportate nel mondo ha origine italiana.

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La conceria europea a Pompei

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 giugno 2009

Continua la collaborazione tra la Soprintendenza Archeologica speciale di Napoli e Pompei e l’Unione nazionale industria Conciaria iniziato nel 2008 con la firma di una convenzione per il restauro  di un complesso conciario fra i più antichi del mondo presso Porta Stabia, nel quartiere dei teatri (Regione I, Insula 5). Il restauro, ora in corso, è stato progettato e   realizzato dalla Soprintendenza con il contributo dell’ Unione Nazionale Industria Conciaria (UNIC).  L’Auditorium degli Scavi di Pompei ha ospitato  l’assemblea 2009 di Cotance, la confederazione UE dei conciatori, cui aderiscono 12 Paesi, presieduta da Nalle Johansson (conceria Elmo, Svezia). Nel corso dei lavori si  è discusso della seria crisi internazionale che si è ripercossa sul settore con pesanti riduzioni di lavoro e scomparsa di prospettive positive La sede dell’incontro ha bene espresso la valenza storica dell’attività conciaria con la cerimonia di visitazione della conceria pompeiana ora in corso di restauro grazie al sostegno dell’ UNIC (l’associazione italiana delle concerie).I partecipanti hanno deliberato di approfondire e promuovere la lunga cultura di questa professione, che da un lato elimina il problema ambientale degli avanzi di macellazione e dall’altro offre la bellezza e l’indispensabilità di molti beni di consumo. Parte importante della seduta è stata dedicata ad aspetti tecnici e scientifici, sia per l’innovazione continuamente perseguita dalle imprese sia per l’attuazione delle direttive comunitarie sull’impatto territoriale.  Una sintesi di tali problematiche è stata illustrata dalla Stazione Sperimentale Pelli di Napoli.  L’occasione è servita per firmare l’accordo quadro in campo sociale ed ambientale Cotance – Etuf (European Trade Union Federation: Textiles, Clothing and Leather) nell’ambito del Dialogo Sociale Europeo.  Coloro che hanno partecipato all’importante e per certi versi storico meeting sono stati: Nalle Johansson (Presidente Cotance), Gustavo Gonzalez-Quijano (Segretario Generale Cotance), S. Mercogliano e Fulvia Bacchi (UNIC – Italia), Jean-Claude Ricomard, Sophie Hivert, Serge Ramière (FFTM – Francia), Josep Ballbé (CEC – Spagna), Christina Lennartsson (SG – Svezia), Reinhard Schneider (VDL – Germania),  Paul Pearson, (UKLF – Regno Unito), Klaus Gallusser (VSG – Svizzera), Herman Hulshof (FNL – Olanda), Ivan Kolev Ivanov e Milko Chavdarov (BULFFHI – Bulgaria), Ferenc Schmél (BCE – Ungheria), Albu Luminita e Dorel Acsinte (ICPI – Romania), Patrick Itschert (ETUF:TCL – Bruxelles), Jean-Claud Tricart (CCE – Bruxelles), Bernardo Finco (Presidente SSIP), Gianluigi Calvanese (direttore scientifico SSIP), Lorenzo Fasano (direttore SSIP), Cosimo Izzo (Senatore della Repubblica).
L’antica conceria. Scoperta tra il 1873-74, la conceria  fu scavata nella sua completezza da Amedeo Maiuri negli anni ’50. Nell’edificio erano l’abitazione del gestore e gli ambienti destinati alle lavorazioni, come il porticato diviso in sei scompartimenti, separati da cinque tramezzi, in 3 dei quali è murata la conduttura che portava acqua alle giare.  Nella zona retrostante si trovano 15 vasche circolari in muratura, rivestite di cocciopesto, con foro di carico e scarico.  Dodici di esse venivano usate per la concia al vegetale di pelli grandi e 3 per quella all’allume di rocca di pelli piccole. Sotto il portico centrale avveniva la prima fase del lavoro, ovvero lo scuoio dell’animale, poi seguita dall’immersione nei tini. Qui le pelli venivano trattate con il tannino. Al livello superiore del primo ambiente si pensa ci fosse uno stenditoio dove le pelli venivano stese ad asciugare. Sul fondo del cortile si trova un triclinio con una tavola centrale prima decorata da un famoso mosaico, ora al Museo Archeologico di Napoli,  che con la rappresentazione naturalistica del teschio e degli strumenti da muratore, esprime allegoricamente la caducità della vita e l’incombere della morte.  L’impianto è stato studiato da un  gruppo francese di archeologi guidati da Jean Pierre Brunn, attuale direttore del centro Jean Bérard di Napoli,  specialista in artigianato nell’antichità, in collaborazione con la Soprintendenza. Responsabile del procedimento di restauro per la Soprintendenza  è l’Arch. Paola Rispoli.

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