Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 18

Posts Tagged ‘industria’

Industria calzaturiera italiana: Calo produzione e fatturato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 dicembre 2020

Il comparto calzaturiero in Italia ha sperimentato nel terzo trimestre dinamiche un po’ meno sfavorevoli, ma comunque ancora non positive. E’ quanto emerge dai dati elaborati dal Centro Studi di Confindustria Moda per Assocalzaturifici, che evidenziano nel periodo esaminato cali a doppia cifra nel fatturato delle aziende raggiunte dall’indagine (-26,6%). Solo il 14% degli intervistati ha dichiarato di aver superato, o quantomeno eguagliato, il fatturato del terzo trimestre 2019, mentre più della metà del panel ha denunciato un calo compreso tra il -20 e il -50%. Dati che trovano riscontro nell’indice della produzione industriale di Istat, che ha registrato in luglio-settembre un -17,4%. Il calo da inizio anno resta considerevole, in tutte le variabili.Nel dettaglio, relativamente al mercato interno, i dati cumulati dei primi 9 mesi mostrano contrazioni degli acquisti delle famiglie italiane del -17,8% in quantità e del -23% in termini di spesa, con prezzi medi in calo del -6,3%, anche per il maggior utilizzo, nei mesi di quarantena, di pantofoleria e calzature ad uso domestico di minor valore medio unitario (oltre che per il minor numero di cerimonie e occasioni di utilizzo). Secondo il Fashion Consumer Panel di Sita Ricerca per Assocalzaturifici, i segmenti merceologici più colpiti risultano quelli delle scarpe “classiche” per uomo e donna (con cali attorno al -30%), mentre per le calzature da bambino e le sportive/sneakers le flessioni sono comprese tra il -15 e il -20%. Meno pesante, come anticipato, la frenata per il segmento pantofoleria/relax, sceso del -7,4% in paia e del -6,8% in spesa.Malgrado il boom delle vendite online, si profila dunque un 2020 nero per gli acquisti in Italia, considerato anche il crollo dei flussi turistici dall’estero e dei mancati introiti da essi derivanti, soprattutto per le fasce lusso.Le esportazioni, che da sempre costituiscono il traino del settore, hanno subìto nei primi 9 mesi dell’anno una contrazione del -20,1% in quantità, con un -17,2% in termini di valore. Complessivamente sono stati esportati da gennaio a settembre, operazioni di pura commercializzazione incluse, 127,1 milioni di paia (quasi 32 milioni in meno rispetto all’analogo periodo del 2019) per 6,4 miliardi di euro. Prezzi medi in aumento del +3,6%.I dati diffusi da Istat evidenziano come, dopo il dimezzamento subìto nel bimestre marzo-aprile di lockdown (-52% in volume) e il trend ancora marcatamente sfavorevole di maggio-giugno (-26,5%), nel trimestre luglio-settembre, pur in assenza di alcun auspicabile “rimbalzo”, la riduzione si sia decisamente affievolita (-6,5% in volume e -1,5% in valore tendenziali), grazie in particolare al mese di settembre, in cui il numero di paia esportate ha eguagliato quello dello stesso mese 2019 (+0,3%).Le esportazioni entro i confini comunitari (che rappresentano il 65% del totale quantità) sono calate nei primi 9 mesi 2020 del -16,5% in volume (-14,5% a valore). Superiore al 20%, sia in quantità che valore, la flessione dei flussi verso la Francia, che comprendono anche prodotti del terzismo per le griffe; meno pesante quella verso Germania (-14% in paia, che fa seguito però alla riduzione del -8,4% registrata già a consuntivo 2019), Olanda (-12%, con un -2,6% in valore) e Belgio (-13,4%).Tra le destinazioni extra-UE (scese nell’insieme del -26% circa in quantità, quasi dieci punti percentuali più di quelle comunitarie, e del -19,3% in valore), cali nell’ordine del 30% per il Nord America (con gli USA che segnano un -35% in volume e -29,6% in valore). In Far East (che perde il -23,3% in quantità, globalmente), arretramenti non trascurabili in tutti i principali mercati (Cina -20% in volume, Hong Kong -35%, Giappone -25%), con l’unica eccezione della Corea del Sud (cresciuta del 16% in valore, pur a fronte di una flessione del -6,8% nelle paia), che ha raggiunto il settimo posto nella graduatoria dei paesi di destinazione in valore (era decima a consuntivo 2019). Quanto alla Cina, va sottolineato un certo dinamismo nel terzo trimestre (+16,8% a valore), ascrivibile perlopiù – considerato l’incremento rilevante dei prezzi medi – al solo alto di gamma: i volumi hanno ceduto infatti il -2,1% su luglio-settembre 2019. Male anche la CSI (con la Russia che perde il -25% in volume) e il Medio Oriente (-20,5%). Un po’ meno pesante (-16,4% in quantità e -9% in valore) la riduzione dell’export verso la Svizzera, tradizionale hub logistico-distributivo delle grandi multinazionali del lusso, grazie al recupero (+6% nelle paia e +10% in valore) registrato nel terzo trimestre.

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La situazione in cui versa l’industria alberghiera in questi mesi è drammatica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 novembre 2020

Ad un fermo totale dei mercati turistici internazionali, vera linfa vitale per il nostro Paese e per le strutture ricettive, si aggiunge una impossibilità di spostamento fra le Regioni che di fatto azzera anche il mercato interno; l’impossibilità di svolgere eventi e manifestazioni di presenza aggiunge un ulteriore livello di drammaticità ad un comparto che rischia di sparire.Se si pensa che queste affermazioni siano esagerate, afferma Roberto Necci imprenditore alberghiero nonché Chairman di Investhotel Capital Partners che si occupa di ristrutturazioni aziendali spesso salvando le aziende dal fallimento, basta farsi un giro nelle nostre città e vedere quante strutture alberghiere, ormai deserte cominciano ad avere i primi segnali di incuria e degrado.Occupandomi di crisi di impresa ho ben chiara la situazione di alcune aziende che rischiano con queste condizioni di sparire definitivamente dal mercato, del resto continua Roberto Necci difficilmente una azienda riesce a stare per troppo tempo senza ricavi e con un orizzonte di ripresa a dir poco incerto, gli aiuti, quei pochi arrivati si sono immediatamente esauriti ed all’orizzonte vi sono ulteriori problematiche.Innanzitutto molte aziende in questo periodo hanno aumentato il livello di indebitamento, gli aiuti infatti per la maggior parte dei casi sono stati dei rilasci di garanzie statali per favorire la liquidità ma questa va rimborsata e da quello che sono le analisi di Investhotel Capital Partners difficilmente senza una modifica dei piani di ammortamento o ulteriori interventi le aziende saranno in grado di affrontare rimborsi.Le aziende che non andavano benissimo prima della crisi hanno visto ulteriormente deteriorare le loro posizioni verso banche aumentando in maniera esponenziale il mondo degli NPL ( Non performing loan ) o UTP ( unlikely to pay ) ovvero crediti oramai deteriorati; una normativa europea ancora più stringente impone ulteriori sacrifici alle banche che detengono tali esposizioni, praticamente tutte le banche italiane, con ulteriore difficoltà nel finanziare l’economia e le aziende.Una situazione non semplice conclude Roberto Necci che se da un lato ha necessità di consapevolezza da parte dell’imprenditore nell’organizzazione dei processi aziendali futuri, dall’altro vi dovrà essere una chiara analisi della situazione da parte del nostro governo.

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Aerospazio essenziale per lo sviluppo industriale

Posted by fidest press agency su martedì, 24 novembre 2020

“Il fiasco della missione Avio, lancio del razzo Vega che avrebbe dovuto portare in orbita due satelliti e poi finito fuori rotta dopo pochi minuti dal decollo, rischia di rappresentare un fendente alla politica spaziale italiana. A seguito dell’incidente, il titolo di Avio è crollato in borsa perdendo più del 16%. Il tutto mentre si gioca una delicatissima partita all’Esa, in predicato di nominare un nuovo direttore generale. L’Italia da favorita a ricoprire quel ruolo – peraltro come contribuenti dell’Agenzia abbiamo raddoppiato gli stanziamenti arrivando a 2 miliardi di euro – rischia di essere subalterna a causa di una candidatura debole espressa dal Governo. Questo avvantaggerebbe, a nostro discapito, Francia e Germania che puntano invece a potenziare il settore dei vettori. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Fraccaro, che ha la delega alle politiche spaziali, batta un colpo. L’Italia sia protagonista nel campo aerospaziale, comparto strategico non solo in un’ottica di sviluppo industriale ma anche per l’innovazione scientifica e tecnologica”. E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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La situazione in cui versa l’industria alberghiera in questi mesi è drammatica

Posted by fidest press agency su martedì, 24 novembre 2020

Ad un fermo totale dei mercati turistici internazionali, vera linfa vitale per il nostro Paese e per le strutture ricettive, si aggiunge una impossibilità di spostamento fra le Regioni che di fatto azzera anche il mercato interno; l’impossibilità di svolgere eventi e manifestazioni di presenza aggiunge un ulteriore livello di drammaticità ad un comparto che rischia di sparire.Se si pensa che queste affermazioni siano esagerate, afferma Roberto Necci imprenditore alberghiero nonché Chairman di Investhotel Capital Partners che si occupa di ristrutturazioni aziendali spesso salvando le aziende dal fallimento, basta farsi un giro nelle nostre città e vedere quante strutture alberghiere, ormai deserte cominciano ad avere i primi segnali di incuria e degrado.Occupandomi di crisi di impresa ho ben chiara la situazione di alcune aziende che rischiano con queste condizioni di sparire definitivamente dal mercato, del resto continua Roberto Necci difficilmente una azienda riesce a stare per troppo tempo senza ricavi e con un orizzonte di ripresa a dir poco incerto, gli aiuti, quei pochi arrivati si sono immediatamente esauriti ed all’orizzonte vi sono ulteriori problematiche.Innanzitutto molte aziende in questo periodo hanno aumentato il livello di indebitamento, gli aiuti infatti per la maggior parte dei casi sono stati dei rilasci di garanzie statali per favorire la liquidità ma questa va rimborsata e da quello che sono le analisi di Investhotel Capital Partners difficilmente senza una modifica dei piani di ammortamento o ulteriori interventi le aziende saranno in grado di affrontare rimborsi.Le aziende che non andavano benissimo prima della crisi hanno visto ulteriormente deteriorare le loro posizioni verso banche aumentando in maniera esponenziale il mondo degli NPL ( Non performing loan ) o UTP ( unlikely to pay ) ovvero crediti oramai deteriorati; una normativa europea ancora più stringente impone ulteriori sacrifici alle banche che detengono tali esposizioni, praticamente tutte le banche italiane, con ulteriore difficoltà nel finanziare l’economia e le aziende.Una situazione non semplice conclude Roberto Necci che se da un lato ha necessità di consapevolezza da parte dell’imprenditore nell’organizzazione dei processi aziendali futuri, dall’altro vi dovrà essere una chiara analisi della situazione da parte del nostro governo.

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L’industria manifatturiera italiana perde colpi

Posted by fidest press agency su sabato, 21 novembre 2020

L’industria manifatturiera, una delle colonne portanti dell’economia del nostro Paese, nel III trimestre 2020 ha registrato 475.405 imprese attive, in calo del -0,8% rispetto al 2019 e del -13% in confronto al 2010 (al Nord Italia è del -14,8%). Una fotografia, quella realizzata da Studio Temporary Manager, società specializzata nei servizi di temporary management al fianco delle aziende in difficoltà, che mostra come gli imprenditori italiani nell’ultimo decennio si siano trovati impreparati a dover gestire le proprie aziende. Realtà per lo più familiari, spesso con figure manageriali inadeguate, soprattutto a livello direttivo, aziende quindi poco competitive, con una visione all’internazionalizzazione talvolta non ben pianificata e con una scarsa propensione agli investimenti in innovazione tecnologica. A questi aspetti si aggiunge anche il mancato ricambio generazionale (a cui andrà incontro il 50% delle aziende italiane entro il 2025), dove gli imprenditori, nonostante l’età, sono sempre più restii a pianificare il passaggio del testimone. Una situazione di crisi su cui la pandemia da Covid-19 potrebbe ulteriormente impattare.Ritornando ai dati elaborati da Studio Temporary Manager, tra i settori legati all’attività manifatturiera, dal 2010 a oggi, gli unici con il segno positivo sono quelli legati alla “Riparazione, manutenzione ed installazione di macchine ed apparecchiature” (+53% di imprese attive), all’industria delle “Bevande” (+13,4%). Crolla, invece, l’industria del Tabacco (-52,2%), seguita dalla Fabbricazione di prodotti in legno, sughero, paglia, e materiali da intreccio (-28,8%). A livello regionale, a soffrire maggiormente negli ultimi dieci anni sono state la Puglia (-16,6%), il Piemonte (-16,5%), la Lombardia (-15,4%), la Valle d’Aosta (-15%), il Friuli-Venezia Giulia (-14,8%), la Sardegna (-14,7%) e il Veneto (-14,5%). Spostandosi più nel profondo del tessuto territoriale, i cali maggiori nel decennio 2010/2020 riguardano le province di Trieste (-23%), Biella (-21,6%), Varese (-20,7%), Verbano-Cusio-Ossola (-20,1%), Bari (-20%) e Belluno (-19,8%), mentre l’unica provincia che fa eccezione avendo il segno più in Italia è Ragusa (+3,5%).

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Premio industria Felix a Theras Lifetech

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2020

E’ di Salsomaggiore e si chiama Theras Lifetech l’azienda che spicca per aver superato complesse valutazioni che hanno preso in esame i principali parametri di bilancio, al punto di aggiudicarsi il Premi Industria Felix. E’ proprio nella provincia parmense che si sviluppa l’attività di Theras Lifetech, azienda leader nella ricerca e nella commercializzazione di tecnologie d’avanguardia per il trattamento e il monitoraggio del diabete in continuo e per la gestione del dolore cronicoIl premio Industria Felix, assegnato ogni anno da un comitato scientifico composto da economisti, imprenditori e manager di alto profilo, è riservato alle realtà imprenditoriali con bilanci virtuosi che rappresentano un’eccellenza e che contribuiscono, con la qualità gestionale e l’aumento di posti di lavoro, al benessere sociale e al progresso economico. Theras Lifetech è stata scelta “Tra le 15 top imprese con sede legale in Italia per performance gestionali e affidabilità finanziaria Cerved del settore Commercio” – si legge nella motivazione del Premio Il 2019 si è chiuso per Theras Lifetech con un fatturato che sfiora i 65 milioni di euro con una crescita del 100% sull’anno precedente che si era chiuso già con risultato di oltre 32 milioni di euro.E’ composto da più di 80 persone tra dipendenti e collaboratori, metà dei quali impegnati su tutto il territorio nazionale a fornire supporto tecnico a strutture sanitarie, medici e pazienti, con un servizio di assistenza attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Le più importanti partnership di tipo commerciale sono con aziende americane leader nel loro settore. Si tratta di Dexcom e Insulet (che Forbes pone al secondo e quarto posto tra le aziende innovatrici con la miglior crescita) e Nevro, azienda americana che ha brevettato un’esclusiva terapia per il trattamento del dolore cronico. Theras Lifetech, inoltre, collabora con più di 100 strutture ospedaliere e cliniche specialistiche in tutta Italia. In questo momento sono 8 i progetti di ricerca in corso firmati da Theras Lifetech. L’azienda investe ogni anno una parte del fatturato in Ricerca e Sviluppo e in Basic Science Research.

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La Commissione Europea a sostegno delle piccole case editrici e dell’industria musicale

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 novembre 2020

La Commissione ha approvato due regimi italiani del valore complessivo di €20 milioni a sostegno rispettivamente delle piccole case editrici e dell’industria musicale, discografica e fonografica nel contesto della pandemia di coronavirus. I due regimi sono stati approvati ai sensi del quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato.Il sostegno assumerà la forma di sovvenzioni dirette alle piccole case editrici e alle imprese attive nei settori musicale, discografico e fonografico il cui reddito si è considerevolmente ridotto a causa della pandemia di coronavirus. Il contributo sarà distribuito come segue: i) €10 milioni alle piccole case editrici e ii) €10 milioni alle imprese attive nei settori musicale, discografico e fonografico. Entrambi i regimi mirano a soddisfare le esigenze di liquidità dei beneficiari e ad aiutarli a mandare avanti le loro attività durante e dopo la pandemia.La Commissione ha constatato che i regimi sono in linea con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo. In particolare: i) l’aiuto non supererà gli €800 000 per impresa; e ii) sarà erogato entro il 30 giugno 2021. La Commissione ha concluso che la misura è necessaria, opportuna e proporzionata a quanto necessario per porre rimedio al grave turbamento dell’economia di uno Stato membro in linea con l’articolo 107, paragrafo 3, lettera b) del TFUE. Su queste basi la Commissione ha approvato le misure in conformità alle norme UE sugli aiuti di Stato.

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Sale il fatturato dell’industria e degli ordinativi

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 ottobre 2020

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, ad agosto, su base mensile, sale sia il fatturato dell’industria (+5,9%) che gli ordinativi (+15,1%).”Ottimo rimbalzo per gli ordini, luci ed ombre per il fatturato” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Nonostante in agosto alcune imprese quest’anno abbiano continuato l’attività per recuperare il tempo perso durante il lockdown, è evidente che comunque molte viaggiavano a regime ridotto rispetto a luglio. Positivo, quindi, che il fatturato sia salito del 5,9% sul mese precedente. Un balzo importante, perché indica che prosegue il cammino di recupero sui valori pre-crisi, ma purtroppo insufficiente, visto che rispetto ad agosto 2019 è sceso del 3,9%. Insomma, per il fatturato è ancora lungo il cammino da fare per recuperare i valori pre-crisi. Non per niente, secondo il nostro studio risulta ancora inferiore del 2,1% nel confronto con febbraio e del 4,1% su gennaio, percentuale che sale, rispettivamente, al 7,7% e al 9,1% per il fatturato estero” prosegue Dona.”Ottimo risultato, invece, senza se e senza ma, per gli ordini. Non solo perché salgono sia su mese, +15,1%, che su anno, +6,1%, facendo ben sperare per il futuro, ma soprattutto perché hanno finalmente colmato il gap rispetto ai valori pre-Covid, salendo del 3,7% su gennaio e addirittura dell’8,2% su febbraio, ultimo mese pre-lockdown, +9,7% gli ordini interni” conclude Dona.

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Industria: luglio, su mese fatturato +8,1%, ordini +3,7%

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 settembre 2020

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, a luglio, su base mensile, sale sia il fatturato dell’industria (+8,1%) che gli ordinativi (+3,7%).”Rimbalzo deludente e insufficiente, per non dire allarmante. Purtroppo a luglio, con le imprese finalmente in piena attività, si attendeva un recupero maggiore rispetto ai dati pre-Covid” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Invece, nonostante il miglioramento rispetto a giugno, il rialzo non basta per colmare il gap rispetto all’inizio dell’anno. Il fatturato totale di luglio, infatti, al netto della stagionalità, risulta ancora inferiore del 7,7% nel confronto con febbraio, ultimo mese pre-emergenza Covid e addirittura del 9,5% su gennaio, percentuale che sale, rispettivamente, al 10,7% e al 12,1% per il fatturato estero. Gli ordinativi, invece, registrano un divario del 5,6% su febbraio e del 9,6% su gennaio, -7,6% e -11% per gli ordinativi esteri” prosegue Dona.”Insomma, il recupero è troppo lento rispetto a quello che servirebbe al Paese” conclude Dona.

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Industria: Istat, produzione luglio +7,4% su mese

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 settembre 2020

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, la produzione industriale a luglio sale del 7,4% su giugno.”Bene, prosegue il rimbalzo iniziato a giugno. A differenza delle vendite al dettaglio, a luglio non si interrompe la ripresa della produzione industriale cominciata nel mese precedente. Certo, la crescita è lenta e il gap da colmare con i livelli pre-Covid è ancora consistente, ma l’importante è che il trend positivo prosegua” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Al di là del confronto su base annua reso noto dall’Istat, -8%, rispetto ai livelli di gennaio, ossia ad appena 6 prima, la produzione risulta ancora inferiore, nei dati destagionalizzati, del 6,6%, -5,3% su febbraio, ultimo mese pre-crisi. I beni di consumo durevoli rispetto ad inizio anno registrano ancora un divario dell’8,5%, -5,1% i beni di consumo non durevoli. Insomma, il cammino da fare è ancora lungo, ma l’importante è che si vada nella giusta direzione” conclude Dona.

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Come sarà l’industria logistica post Covid-19

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 agosto 2020

DHL e Richard Wilding, Professore di Supply Chain strategy all’Università di Cranfield nel Regno Unito, hanno condotto uno studio sui possibili cambiamenti che coinvolgeranno le supply chain globali a seguito della pandemia. DHL Global Forwarding presenta il rapporto che analizza l’impatto dell’emergenza coronavirus sull’industria logistica, mettendo in luce possibili strategie e azioni per improntare le catene logistiche del futuro e portarle a una ‘nuova normalità’. “Noi per primi abbiamo imparato molto da questo momento di emergenza: per far fronte alla situazione, ci siamo attivati fin da subito e abbiamo organizzato diversi voli charter settimanali intercontinentali in particolare per USA e Cina, tutt’ora attivi e regolari, e abbiamo istituito un servizio air-sea per Australia e Nuova Zelanda. È ora importante, soprattutto in considerazione degli accordi intercorsi con l’Europa, che ci sia a livello nazionale una chiara e precisa strategia: siamo convinti che in futuro il modo di fare logistica cambierà radicalmente e in cima alle priorità nei prossimi mesi ci deve essere un piano strutturato, a partire da indicazioni sull’export delle merci dall’Italia, alla riorganizzazione dei magazzini, all’efficientamento dei viaggi, sfruttando anche voli cargo nazionali”, commenta Mario Zini, amministratore delegato di DHL Global Forwarding Italy
Guardando al futuro, è ormai chiaro che le industrie e le supply chain che ne regolano i flussi non saranno più le stesse nel post-coronavirus. Ora si riescono a vedere solo i confini di questa nuova normalità che si sta delineando, ma le industrie non entreranno immediatamente e a pieno regime in una fase post-Covid19, né torneranno a operare come prima. Mentre gli scienziati continuano a cercare un vaccino, le aziende stanno ancora cercando di gestire la crisi, e qualsiasi ritorno alla normalità rimane – ad oggi – un obiettivo lontano. Adesso, si vive una fase di pre-nuova normalità che sta cercando di colmare il divario tra l’isolamento e la ripresa. Alcuni settori industriali sono stati più colpiti di altri e quindi si riprenderanno più lentamente, ma le varie implicazioni per le imprese e le supply chain possono essere distinte e divise in quattro categorie: i problemi legati alle capacità di ripresa delle aziende, quelli che riguardano la domanda, quelli che coinvolgono i trasporti e i magazzini e, ovviamente, quelli legati ai posti di lavoro.
In questa fase di pre “nuova normalità”, le supply chain saranno via via rimodellate perché siano più resistenti. Per esempio, il solo fatto che sia le sedi di produzione sia i magazzini siano stati ugualmente colpiti dal lockdown e abbiano dovuto uniformarsi alle diverse normative, si tradurrà in un aumento della produzione, dello stoccaggio, del dual sourcing, del re-shoring e del near-shoring. I più importanti attori delle supply chain globali, invece che concentrarsi esclusivamente sui fornitori Tier 1, dovranno esaminare più da vicino anche quelli Tier 2 e Tier 3 per verificare se sono in grado di tenere il passo con il flusso delle merci. Tra gli altri fattori che dovranno essere presi in considerazione, il rapporto mette in luce l’irregolarità della domanda e dei gusti dei consumatori che inevitabilmente si ripercuoteranno sulla necessità di trasporti e reti di magazzino più flessibili. La realtà degli eCommerce, per esempio, sarà sempre più diffusa e le vendite dirette ai consumatori aumenteranno, mentre altri canali di vendita al dettaglio rimarranno fortemente colpiti. Queste sono solo alcune delle possibili sfaccettature che influenzeranno le moderne supply chain. Anche le nuove normative sul distanziamento sociale influenzeranno il flusso di lavoro dei magazzini e degli uffici. Per chi potrà fare smart working saranno necessari sistemi informatici affidabili, in grado di gestire una forza di lavoro maggiore con sistemi di accesso e gestione dei dati appropriati. I processi di magazzino dovranno essere adattati ai nuovi standard: bisognerà rivederne l’intera organizzazione, dai punti di prelievo alle aree di imballaggio, ogni cosa dovrà rispettare le nuove norme. Il passaggio alla nuova normalità perturberà gli equilibri che fino ad oggi hanno tenuto in piedi l’industria logistica, ma fornirà una nuova spinta verso processi sempre più digitalizzati e automatizzati.
Il report DHL in versione integrale è disponibile qui: https://bit.ly/3hMo5H4

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Industria: maggio, su mese fatturato +41,9%, ordini +42,2%

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 luglio 2020

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, a maggio, su base mensile, sale sia il fatturato dell’industria (+41,9%) che gli ordinativi (+42,2%).”Un buon rimbalzo, ma insufficiente! L’incremento, infatti, consente di recuperare il calo congiunturale di aprile, pari a -29,4% per il fatturato e a -32,2% per gli ordini, ma non compensa le perdite registrate né su base annua, né rispetto a febbraio, ultimo mese pre-emergenza Covid. Il fatturato risulta ancora inferiore del 26,1% nel confronto con febbraio 2020, mentre gli ordinativi registrano un gap del 28,4%” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Se poi facciamo il confronto tra il 2020 ed il 2009, l’anno nero della passata recessione, dove le industrie italiane hanno toccato il fondo, il fatturato è attualmente inferiore rispetto a maggio 2009 del 7,3%, -17,3% quello interno, mentre gli ordinativi sono sotto del 4,5%, -18,6% quelli interni. Insomma, bene ma non basta” conclude Dona.

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Industria: Istat, produzione maggio -20,3% su anno

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 luglio 2020

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, la produzione industriale a maggio scende del 20,3% su base annua e sale del 42,1% su aprile.”Un rimbalzo insufficiente! Dopo che ad aprile si era verificata una caduta annua record del 42,5%, ci poteva essere un rialzo maggiore. Insomma, bene ma non basta. La produzione risulta ancora inferiore, nei dati destagionalizzati, del 20% rispetto a gennaio 2020 e del 19,2% su febbraio 2020, ultimo mese pre-crisi” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se confrontiamo il livello della produzione di oggi con quello del 2009, l’anno più buio della passata recessione, attualmente è inferiore rispetto a maggio 2009 del 15,6%, percentuale che sale al 32,9% per i beni di consumo durevoli” conclude Dona.

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Il ruolo dell’industria cosmetica?

Posted by fidest press agency su martedì, 7 luglio 2020

Aiutare a costruire un’economia resiliente in un modo che supporti un mondo sostenibile, migliori la qualità della vita, rispetti i diritti umani e protegga l’ambiente. È quanto emerso dal confronto di un panel di esperti delle principali Organizzazioni Non Governative Mondiali e Alex Keith, CEO, P&G Beauty, che hanno concluso che per far diventare l’industria “orientata al futuro” e costruire un business resiliente dobbiamo affrontare delle sfide sistemiche attraverso azioni collettive.Nasce così la piattaforma P&G Responsible Beauty, un approccio basato sul pensiero sistemico che affonda le sue radici nelle connessioni e interdipendenze di cinque principi guida: Qualità & Performance; Sicurezza; Sostenibilità; Trasparenza, Equità & Inclusione.A guidare il progetto, con Alex Keith, il P&G Responsible Beauty Advisory Council, un Gruppo di consiglio formato dai rappresentanti di Royal Botanic Gardens, Kew (la massima autorità mondiali nella scienza botanica), WWF, Rainforest Alliance, Skin Health Alliance e la Roundtable on Sustainable Biomaterials.P&G Beauty ha anche condiviso gli obiettivi P&G Responsible Beauty 2030. Tra questi, la condivisione trasparente di tecnologie, programmi e processi che possono aiutare l’industria cosmetica ad avere un maggiore e positivo impatto sul mondo. Come prima azione tangibile, P&G sta rendendo pubblica una guida completa all’utilizzo sicuro dei vegetali nei prodotti cosmetici.

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L’ECSA ribadisce la posizione dell’industria marittima europea

Posted by fidest press agency su domenica, 21 giugno 2020

“L’ECSA esprime profonda preoccupazione per la fine incombente del periodo di negoziazione e per la mancanza di progressi nelle discussioni”, ha commentato Martin Dorsman, segretario generale dell’ECSA.I recenti colloqui tra l’UE e il Regno Unito non hanno prodotto i risultati tanto attesi. Speriamo che dopo la riunione ad Alto Livello di lunedì scorso su un accordo per un ritmo accelerato dei negoziati porti finalmente ai progressi necessari e accolga pienamente il voto di oggi al Parlamento europeo che ha raccomandato un accordo globale che includa le preoccupazioni fondamentali del settore marittimo europeo. ”
Il prossimo Accordo di Libero Scambio (free trade agreement) dovrebbe includere necessariamente il trasporto marittimo in quanto il settore è fondamentale per garantire che le relazioni commerciali UE-Regno Unito possano essere di fatto realizzate. L’Accordo di Libero Scambio dovrebbe includere anche:
Accesso reciproco al mercato per i trasporti internazionali, il cabotaggio e i mercati offshore
Fluidità del commercio
Libera circolazione dei marittimi e dei lavoratori a terra, nonché dei passeggeri
Una parità di condizioni nelle misure fiscali, ambientali, sociali e normative
Allo stesso tempo, l’ECSA chiede un forte dialogo marittimo UE-Regno Unito come piattaforma per discutere approcci comuni alle politiche marittime nonché, per quanto riguarda il quadro politico globale, dell’IMO, dell’OCSE, dell’ILO e dell’OMC.”L’industria è fermamente convinta che uno scenario difficile o senza accordi nel gennaio 2021 debba essere evitato a tutti i costi. Qualora un ALS non fosse realizzabile in un arco di tempo così limitato, entrambe le parti dovrebbero già cercare soluzioni pragmatiche e flessibili per sostenere le imprese e la regolare prosecuzione degli scambi, con il minor numero possibile di ostacoli alle frontiere marittime dell’UE e del Regno Unito “, ha concluso Dorsman.

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Più fondi all’industria culturale italiana

Posted by fidest press agency su sabato, 13 giugno 2020

“Abbiamo presentato un parere contrario di minoranza al DL Rilancio in commissione Cultura – dice il capogruppo in commissione Cultura per FDI e responsabile Cultura del partito, deputato Federico Mollicone – quindi, abbiamo votato contrariamente al parere proposto dalla maggioranza. Gli interventi previsti per la cultura, lo spettacolo, il teatro, il cinema, la danza, gli spettacoli viaggianti, tutta l’industria culturale, la scuola, lo sport, le associazioni sportive dilettantistiche, le società sportive dilettantistiche, gli enti di promozione sportiva sono insufficienti. Sono state sì introdotte numerose nostre proposte ma i fondi stanziati sono insufficienti e necessitano di numerosissimi decreti attuativi. Ci auguriamo che nel passaggio parlamentare i nostri emendamenti possano essere accolti, così da migliorare l’impianto del decreto.”

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Confindustria: produzione industria -33,8% su anno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

Secondo le stime di Confindustria, a maggio la produzione industriale diminuisce del 33,8% (dati grezzi) rispetto ad un anno prima, dopo il -44,3% rilevato in aprile.”Una Caporetto! Anche se c’è un rimbalzo tecnico apparentemente notevole rispetto ad aprile, si tratta solo di un effetto ottico dovuto ai bassi livelli del mese precedente. Il punto vero, è che il crollo su base annua resta superiore a quello avuto nell’anno buio del 2009″ afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Considerando, infatti, i dati corretti per gli effetti di calendario, mentre oggi Confindustria registra una caduta, rispetto a maggio 2019, del 29,6%, a maggio 2009 c’era stata una riduzione annua del 21,7%, inferiore del 26,7%. Insomma, anche se a maggio le cose vanno meglio di aprile, non c’è da essere allegri” conclude Dona.

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Per un nuovo partenariato tra l’UE e il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord.

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 giugno 2020

L’industria marittima europea manifesta apprezzamento per il parere adottato il 28 maggio dalla Commissione TRAN del Parlamento Europeo, che sarà incluso nelle raccomandazioni finali del PE, che saranno votate a giugno, sui negoziati per un nuovo partenariato tra l’UE e il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord.Tuttavia, ECSA sottolinea l’esigenza di compiere urgentemente progressi nei negoziati al fine di consentire una transizione graduale nella catena di approvvigionamento.Il testo sottolinea inoltre la necessità di un accesso reciproco e paritario al mercato per i servizi di trasporto marittimo internazionale, nonché di cabotaggio e del settore offshore. Secondo l’ECSA, ciò è molto importante e contribuirà a sostenere l’interdipendenza commerciale e energetica sia dell’UE che del Regno Unito.”A più lungo termine, l’ECSA sottolinea l’esigenza per l’UE e il Regno Unito di mantenere condizioni paritarie per le industrie e si compiace di vedere che tale aspetto viene riconosciuto nel parere TRAN, “Ha continuato Dorsman.Lo shipping è un’attività globale che richiede regole globali e standard comuni. Qualsiasi regionalizzazione è dannosa per il funzionamento regolare, sicuro ed efficiente delle operazioni di navigazione, compreso il movimento dei marittimi e del personale di terra.L’ECSA sostiene pertanto il parere della TRAN che richiede al futuro partenariato di prevedere un approccio comune per quanto riguarda il quadro politico globale dell’IMO, dell’OCSE, dell’ILO e dell’OMC.L’ECSA ritiene che evitare divergenze nella regolamentazione in materia di affari marittimi debba essere riconosciuto come principio guida.Data l’urgenza imposta dalla prossima scadenza, l’ECSA spera – e incoraggia fortemente – che i negoziati procedano rapidamente.L’ECSA avverte inoltre che una transizione graduale non può avvenire fintanto che non vi sia certezza e chiarezza sui termini dei futuri rapporti.Le compagnie di navigazione sono solo una parte dell’intera catena di approvvigionamento e si affidano alla preparazione e alla prontezza di altri, comprese le autorità dell’UE e del Regno Unito.

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Salvare industria culturale

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 maggio 2020

“Raccogliamo l’appello di Pierluigi Battista stamattina sul Corriere per un Fondo della cultura ma rivendichiamo di essere stati la prima forza politica a proporlo fattivamente in parlamento – dice il responsabile Cultura di Fratelli d’Italia, deputato capogruppo in commissione Cultura Federico Mollicone – nonostante Conte non abbia menzionato i luoghi della cultura, gli spettacoli e i lavoratori dell’industria culturale nella conferenza stampa di ieri sera, la cultura deve poter avere una “Fase 2”, una programmazione per garantire la riapertura delle imprese, il lavoro degli addetti e la fruizione da parte degli utenti. La cultura vale 1 milione e mezzo di occupati e muove fino al 16% del PIL. Vanno, quindi, garantiti nel decreto “Aprile” l’estensione del fondo per le emergenze anche ai settori dell’industria libraria, fonografica, discografica, dei servizi museali, delle mostre temporanee – così da trasformarlo in un vero e proprio Fondo per le arti nazionale – con una dotazione di mezzo miliardo,l’introduzione di un credito d’imposta per gli affitti di teatri, cinema e sale per spettacoli, l’estensione del reddito di ultima istanza anche ai lavoratori dello spettacolo, l’aumento dell’indennità già introdotta, un prolungamento della durata dei provvedimenti per le sospensioni contributive e tributarie, un credito d’imposta per l’editoria per l’acquisto della carta. È necessario introdurre delle misure specifiche a sostegno della domanda di prodotti culturali per scongiurare il rischio che i cambiamenti di comportamento di consumo diventino strutturali, causando una flessione nella richiesta di domanda di cultura per molti mesi. In particolare, chiediamo al ministro Franceschini di recepire, guardando già al rilancio dell’Italia culturale, la nostra storica proposta per la detrazione dei consumi culturali individuali, come l’acquisto di dvd, libri, biglietti per teatro e musei, alla pari della detrazione a fini fiscali dei ticket medicinali, e di aumentare i termini di validità dei voucher per gli eventi e spettacoli da 12 a 18 mesi, dato che riorganizzare la stagione degli eventi teatrali o di musica sarà complicato alla luce dell’affollamento dei calendari che si avrà in seguito alla fine dell’emergenza e le difficoltà organizzative per l’emergenza pandemica.Franceschini si faccia sentire sui tavoli del governo, ne va della sopravvivenza della bellezza italiana. Ci preoccupa, comunque, che l’appello venga sostenuto da alcune Fondazioni lirico-sinfoniche, che non hanno brillato per corretta qualità gestionale – un conto è tutelare i lavoratori, un altro è non pagare gli oneri previdenziali e creare danno erariale, come fatto da Carlo Fuortes a Roma.”

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L’influenza del COVID-19 sull’industria del retail

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 aprile 2020

In questo nuovo mondo in cui ci si trova a fare i conti con il COVID-19, la linea d’azione più sicura è quella di sostituire le attività di persona con le alternative online. Stiamo assistendo a questo fenomeno in prima persona nel mondo della vendita al dettaglio, poiché ai consumatori viene chiesto di rimanere a casa e una quantità significativa di acquisti tradizionali in negozi fisici viene temporaneamente spostata online.Il virus ha anche portato a un’inaspettata impennata delle richieste di metodi relativamente nuovi di gestione dell’ordine, come la consegna a domicilio e il ritiro in strada. I settori della vendita al dettaglio, della vendita all’ingrosso e della produzione stanno rispondendo a questo cambiamento della domanda – guidato dai consumatori – ricercando e mettendo al lavoro migliaia di operatori di magazzino e delle consegne. L’e-commerce è il segmento del commercio al dettaglio in più rapida crescita. Secondo le previsioni di Retail Economics, le vendite online dovrebbero raggiungere il 53% di tutti gli acquisti nel Regno Unito entro il 2028. Tuttavia, la pandemia di COVID-19 potrebbe aver ulteriormente accelerato questo cambiamento e con esso la necessità di tecnologie che permettano ai retailer di massimizzare le opportunità online nel modo più efficiente, ecologico ed economico possibile.L’osservatorio e-commerce B2C del Politecnico di Milano rileva che in Italia la richiesta di food&grocery online è cresciuta fino a 20 volte rispetto alla richiesta media. Ci possono essere fino a dieci passi necessari quando si evade un ordine di e-commerce: dalla ricezione e conferma dell’ordine del cliente, all’invio delle liste di prelievo al magazzino e al reperimento degli articoli da parte degli operatori, all’imballaggio e alla spedizione degli ordini, fino alla consegna, alla ricezione dell’ordine e persino ai potenziali resi. Si tratta di un processo ad alta intensità di lavoro e i recenti annunci relativi all’aumento delle assunzioni in ambito retail servono unicamente a dare ulteriore peso a questo punto.
Se la pandemia di COVID-19 si protrarrà per mesi e i consumatori si affideranno al commercio elettronico per i loro acquisti quotidiani, questo potrebbe avere un impatto a lungo termine sull’equilibrio tra vendite online e fisiche. Chiunque sia passato a fare acquisti online può testimoniare la facilità e il tempo risparmiato dal processo e ci vogliono solo poche settimane perché diventi un’abitudine.Con le misure di isolamento in vigore per quello che sembra essere il prossimo futuro, l’e-commerce sta rapidamente diventando la norma. Ciononostante, i retailer devono ancora guardare ad un futuro post-COVID-19: i consumatori torneranno nei negozi al dettaglio in estate? Migreranno definitivamente all’online facendo anticipare la previsione per il 2028? O ci sarà forse un doppio rimbalzo che vedrà i consumatori tornare in massa nelle vie dello shopping una volta eliminato il coprifuoco? Tutte queste sono domande che i retailer dovranno porsi nei prossimi mesi.Il cambiamento del comportamento dei consumatori, accelerato dal virus in pochi mesi, ha sicuramente cementato le argomentazioni a favore di un’espansione dei metodi ibridi di gestione degli ordini, che uniscano personale addetto all’e-commerce e al negozio fisico – e questi a loro volta aiuteranno il retail a cambiare, ridimensionare, aggiustarsi e reagire quando le cose torneranno alla normalità.Mentre molti rivenditori hanno visto crescere il business dell’e-commerce, gli eventi globali hanno preso la parte di vendita al dettaglio in più rapida crescita e l’hanno messa sotto steroidi. Ciò che stava crescendo rapidamente sta ora crescendo incredibilmente velocemente, e ciò che stava cambiando rapidamente sta ora cambiando alla velocità della luce.Le aziende che mostrano agilità e abbracciano il cambiamento in questo nuovo mondo saranno quelle che avranno più successo. Metodi efficaci di e-commerce e di gestione ibrida degli ordini giocheranno un ruolo importante nel superare la tempesta in corso e contribuiranno a far progredire il settore del commercio al dettaglio dopo il ritorno al business as usual.

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