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Posts Tagged ‘industriale’

Cerved Rating Agency e Open-es: dati ESG e sviluppo sostenibile per il sistema industriale e bancario

Posted by fidest press agency su domenica, 4 settembre 2022

San Donato Milanese (MI) Cerved Rating Agency annuncia la collaborazione con Open-es per promuovere un approccio sempre più integrato e sinergico allo sviluppo sostenibile. L’accordo si pone l’obiettivo di semplificare la condivisione dei dati ESG e delle valutazioni delle performance di sostenibilità delle imprese con il sistema industriale e finanziario. L’iniziativa Open-es ha l’obiettivo di supportare tutte le imprese che vogliono essere protagoniste nel percorso di sviluppo sostenibile, attraverso una piattaforma digitale che consente la misurazione, il miglioramento e la valorizzazione delle proprie performance di sostenibilità ambientale, sociale e di governance.Cerved Rating Agency metterà a disposizione delle aziende presenti su Open-es la propria esperienza integrando la raccolta dei dati ESG e valutando le performance di sostenibilità delle imprese a beneficio delle filiere produttive, degli istituti di credito e tutti gli altri stakeholder del mercato. “Siamo orgogliosi di aver siglato l’accordo con Open-es che ci consente di apportare la nostra esperienza e know how ad un’iniziativa strategica di sistema finalizzata al coinvolgimento delle imprese in un percorso di crescita e miglioramento continuo delle performance di sostenibilità. Cerved Rating Agency grazie ad una metodologia proprietaria e ad un team di analisti specializzati è ormai un punto di riferimento per la valutazione ESG delle imprese – ha commentato Fabrizio Negri, Amministratore Delegato di Cerved Rating Agency – e ha creato soluzioni in grado di assegnare un giudizio a tutte le aziende a prescindere dalle loro dimensioni nella consapevolezza che le PMI in particolare ricoprono un ruolo cruciale per la nostra economia e dunque per il raggiungimento degli obiettivi fissati dall’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile”. Questo accordo consentirà di offrire alle imprese un’esperienza di rendicontazione dei dati di sostenibilità integrata e semplificata, potendo le stesse gestire le proprie informazioni e valutazioni ESG su un’unica piattaforma e ottimizzando la condivisione con tutti i propri stakeholder. Inoltre, le società capo-filiera e gli istituti bancari potranno ottenere un quadro di valutazione completo delle performance di sostenibilità delle imprese grazie all’accesso a variabili economico-finanziarie, dati ESG e rating riconosciuti, gestendo pertanto in maniera integrata la propria value chain. Stefano Fasani, Program Manager di Open-es, ha commentato: “Teniamo molto a questa collaborazione poiché rappresenta un nuovo importante passo per rispondere concretamente alle esigenze delle imprese nel loro percorso di misurazione e miglioramento sulle dimensioni ESG, in linea con il profilo di inclusione che caratterizza fin dal principio l’iniziativa Open-es”. L’intesa tra Cerved Rating Agency e Open-es si inquadra dunque in una strategia comune di democratizzazione dei dati di sostenibilità, volta a favorire il percorso di misurazione e condivisione dei dati ESG delle imprese, garantendone pieno possesso e riservatezza. La creazione di questo ecosistema aperto e collaborativo, senza barriere tecnologiche o di conoscenza, consentirà di concentrare gli sforzi e gli investimenti di tutti gli attori sulle iniziative di sviluppo sostenibile e il miglioramento delle performance ESG del sistema industriale e finanziario.

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Il nuovo piano industriale di Mps: quali possibili evoluzioni?

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 luglio 2022

A cura di Antonio Amendola, gestore del fondo AcomeA PMItalia ESG di AcomeA SGR. Il nuovo piano industriale di Mps prevede un aumento di capitale da 2.5 miliardi di euro: di questi, 0.8 miliardi coprono 4mila uscite volontarie, mentre il resto, insieme agli utili generati sull’intero arco del piano, serve a portare il CET1 (Common Equity Tier 1, ovvero la componente primaria del capitale della banca) nel 2024 ad un livello stabile sopra il 14%, ovvero 530bps (punti base) sopra lo SREP, e al 15.2% nel 2026. Per raggiungere l’obiettivo di avere una banca stabile e profittevole si agirà seguendo tre direttive: semplificazione della struttura aziendale razionalizzazione dei costi, partendo dalle uscite volontarie spinta del business mix verso i ricavi commerciali puntando su Bancassurance (Axa) e Asset Management (Anima). Grazie a queste azioni il management si aspetta di raggiungere un ROTE (rendimento del patrimonio netto tangibile) dell’8% nel 2024 e dell’8.7% nel 2026 (partendo da un 4.6% nel 2021). Gli utili previsti sono di 1 miliardo di euro nel 2024 e un ritorno al dividendo, con payout del 30%, nel 2025. Il piano, inoltre, poggia su una serie di assunti abbastanza conservativi: Euribor a 3 mesi tenuto a 66bps fisso fino al 2026 rispetto a stime che lo vedono sopra i 200bps. Mps porrà un forte focus anche su Widiba, ma tutti i risultati positivi attesi da questa divisione non sono nei numeri del piano. Ad oggi sono stati nominati i quattro Global Coordinator (Mediobanca, Citygroup, Credit Suisse e Bank of America). Supponiamo per semplicità che la parte da fare a mercato/inoptata sia 800mln€ (è 900mln€ circa) e supponiamo che il compenso per quest’operazione sia dell’8%. Un inoptato di 800mln significa che ciascuna banca dovrebbe accollarsi 200mln. A questo punto entrano in gioco altre banche che partecipano al consorzio finale: ogni Global Coordinator può nominare una serie di Joint Coordinator e ribaltare su di loro il rischio (in cambio di una parte del compenso) e così a cascata sempre più giù. Prendiamo una delle quattro banche: BofA ha un rischio di inoptato di 200mln€. A questo punto, in base a quanto rischio vuole prendere, nomina una serie di altre banche – supponiamo Santander e Stifel – sulle quali ribalta 50mln€ a testa di rischio. Abbiamo ora BofA con 100mln€ di rischio inoptato, Santander e Stifel con 50mln a testa a fronte di una parte del compenso. A questo punto, a loro volta, Stifel e Santander possono ribaltare ad altre banche una parte del rischio inoptato in cambio di una parte delle fees, e così via. Ovviamente più è probabile che l’operazione vada in porto, meno i Global Coordinator sono disposti a dividere il rischio e il compenso. (abstract – fonte: http://www.acomea.it)

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Criminali informatici e sicurezza industriale

Posted by fidest press agency su domenica, 3 luglio 2022

Le evidenze emerse sono numerose: l’indagine di Fortinet ha, per esempio, evidenziato che solo il 13% degli intervistati ha raggiunto una visibilità centralizzata di tutte le attività OT. Inoltre, solo il 52% delle organizzazioni è in grado di monitorare tutte le attività OT dal security operations center (SOC). Al contempo, il 97% delle organizzazioni globali considera l’OT un fattore di media/alta importanza rispetto al proprio rischio complessivo di sicurezza. Il report rivela inoltre come il 93% delle organizzazioni OT abbia subito almeno un’intrusione negli ultimi 12 mesi e il 78% ne abbia sperimentare più di tre. A seguito di queste minacce, quasi il 50% delle organizzazioni ha subito un’interruzione delle operazioni che ha influito sulla produttività, Non da ultimo, quando interpellate relativamente alla maturità della propria postura di sicurezza OT, solo il 21% delle organizzazioni ha raggiunto il livello 4, che include l’orchestrazione e il management

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Mancano materie prime: difficoltà per la produzione industriale italiana

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 giugno 2022

L’Italia è a rischio approvvigionamento di materie prime critiche (CRM – Critical Raw Materials) essenziali per lo sviluppo di settori ritenuti strategici per l’economia del Paese. La produzione industriale italiana dipende, infatti, per 564 miliardi di euro (pari a circa un terzo del PIL al 2021) dall’importazione di materie prime critiche extra-UE. Uno scenario aggravato anche dall’attuale contesto di conflitto russo-ucraino in quanto l’Italia risulta esposta verso la Russia per materie prime critiche che entrano nella produzione di quasi 107 miliardi di euro, legati alla fornitura di Palladio (35%), Rodio (33%), Platino (28%) e Alluminio primario (11%). È quanto emerge dallo studio di The European House – Ambrosetti, commissionato da Erion – il più importante Sistema multi-consortile italiano di Responsabilità Estesa del Produttore per la gestione dei rifiuti associati ai prodotti elettronici – che per la prima volta ha mappato tutti i settori industriali nei quali tali materie prime sono coinvolte. Nello specifico, nel nostro Paese, ben 26 CRM su 30 sono indispensabili per l’industria aerospaziale (87% del totale), 24 per quella ad alta intensità̀ energetica (80%), 21 per l’elettronica e l’automotive (70%) e 18 per le energie rinnovabili (60%). Un settore, quest’ultimo che con la transizione ecologica ed energetica è destinato a forti potenziali di crescita della domanda di materie prime critiche, essenziali allo sviluppo dell’industria dell’eolico, del fotovoltaico e della mobilità elettrica. Non è solo l’Italia, ma l’intera Unione Europea – dove le materie prime critiche contribuiscono alla generazione di oltre 3 trilioni di euro – a dipendere da Paesi terzi per l’approvvigionamento. La Cina è di fatto il primo fornitore di materie prime critiche in Europa (44% del totale) e principale esportatore dell’UE di terre rare (98% del totale); proprio quest’ultime, che contribuiscono alla generazione di quasi 50 miliardi di euro della produzione industriale italiana, hanno visto crescere tra il 2017 e il 2020 il rischio di fornitura di quasi 1 punto. Si tratta di un primato che la Cina detiene anche a livello mondiale (66% del totale), superando di quasi 4 volte le quote di Sud Africa (9%), Repubblica Democratica del Congo (5%) e Stati Uniti d’America (3%), che insieme arrivano al 17%. Secondo lo Studio, se l’Italia raggiungesse il tasso di riciclo dei best performer europei (70-75%), si potrebbero recuperare 7,6 mila tonnellate di materie prime critiche, pari all’11% di quelle importate dalla Cina nel 2021. Al contrario, con l’attuale tasso di riciclo, al 2025 non sarebbero recuperati circa 280 mila tonnellate, pari ad una perdita di 15,6 mila tonnellate di materie prime critiche. L’aumento del tasso di riciclo dei RAEE genererebbe, inoltre, notevoli benefici ambientali, con una riduzione di quasi 1 milione di tonnellate di CO2, che si tradurrebbero in benefici sociali per la comunità quantificabili in circa 208 milioni di euro. Infine, la maggiore disponibilità di materie prime critiche a sostegno dell’intera economia del Paese ridurrebbe il costo delle importazioni, generando un vantaggio economico pari a quasi 14 milioni di euro. Nel dettaglio, per centrare gli obiettivi di raccolta dei RAEE, lo Studio suggerisce di agire su tre dimensioni: normativa – adeguamento della disciplina di raccolta dei prodotti tecnologici per ampliare i canali di conferimento dei RAEE di piccole dimensioni e pile -, volumi – incentivazione di meccanismi di raccolta, sviluppo di “ecopoint” diffusi sul territorio e creazione di meccanismi di controllo a contrasto ai flussi paralleli– e, infine, impiantistica – semplificazione delle procedure autorizzative (in media oggi la realizzazione di un impianto richiede 4,3 anni), così da garantire tempi certi di esecuzione anche attraverso l’adozione di modelli per favorire una «gestione del consenso» sul territorio, oltre a un incremento della capillarità dei centri di raccolta, oggi distribuiti territorialmente in modo disomogeneo. (abstract by secnewgate.it,www.secrp.com)

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Istat: produzione industriale gennaio -3,4% su mese, -2,6% su anno

Posted by fidest press agency su sabato, 12 marzo 2022

Secondo i dati resi noti dall’Istat, la produzione industriale a gennaio cala del 3,4% sul mese precedente e del 2,6% su base annua. “Una Caporetto per le nostre industrie dovuta all’effetto bollette. Come per le famiglie, il raddoppio delle fatture di luce e gas registrato da gennaio sta avendo gravi ripercussioni sulle industrie con aumenti dei costi spesso insostenibili che hanno costretto a sospendere molte produzioni per non fare andare in tilt i bilanci dell’impresa. Le conseguenze saranno ancora peggiori nei prossimi due mesi. Se a questo si aggiunge l’effetto della guerra in Ucraina, con speculazioni in corso su tante, troppe, materie prime, il quadro è disastroso e la crescita stimata diventa un miraggio” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Secondo il nostro studio, infatti, la produzione non solo, come attesta anche l’Istat, è inferiore dell’1,9% rispetto a febbraio 2020, ultimo mese pre-lockdown dopo che era stata superiore per ben undici volte, ma è anche più bassa nel confronto con gennaio 2020, ultimo mese pre-pandemia, -4,5%, e con gennaio 2019, -4,8%. La situazione più grave è per i beni di consumo non durevoli: -6,2% su febbraio 2020, -10,8% su gennaio 2020. Un dato che attesta la difficoltà delle famiglie e la necessità di ridare loro capacità di spesa, frenando i rialzi dei beni energetici e cambiando la politica dei redditi” conclude Dona.

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Istat: produzione industriale agosto -0,2% su mese, zero su anno

Posted by fidest press agency su sabato, 16 ottobre 2021

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, la produzione industriale ad agosto scende dello 0,2% sul mese precedente e resta invariata su base annua.”Dati non negativi. Il calo su luglio, infatti, è fisiologico nel mese di agosto. L’aspetto positivo, invece, è che, dopo che a luglio per la prima volta si erano recuperati i valori pre-pandemia del gennaio 2020, anche ad agosto si resta in territorio positivo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Secondo il nostro studio, infatti, ad agosto la produzione non solo è superiore dell’1,5% su febbraio 2020, ultimo mese pre-lockdown, traguardo raggiunto spesso nei mesi precedenti, ma per la seconda volta il livello resta superiore anche nel confronto con gennaio 2020, ultimo mese pre-pandemia, anche se di un lieve +0,1%. Certo il percorso di crescita è ancora lungo. Si conferma, infatti, che la produzione resta inferiore sia andando indietro di due anni, rispetto ad agosto 2019, -0,7%, che di tre, -2,1% su agosto 2018” conclude Dona.

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Proposta di legge e filiera della canapa industriale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 Maggio 2021

“Limitare in maniera decisa i rischi per le aziende agricole che operano in un contesto di liceità, riducendo la possibilità che possano essere coinvolte nelle normali operazioni di contrasto al traffico di stupefacenti e gettando le basi per un ulteriore sano sviluppo della filiera della canapa ad uso industriale”. Sono questi gli obiettivi della proposta di legge di modifica della 242 del 2016, depositata lo scorso 6 maggio a Montecitorio, dal deputato Alberto Manca, esponente M5S in Commissione Agricoltura. “La proposta normativa si è resa necessaria in seguito al notevole incremento negli ultimi anni delle imprese agricole e di lavorazione che hanno investito nella cannabis sativa – spiega Manca -. Il lavoro di queste realtà imprenditoriali ha garantito entrate dirette all’erario, ha gettato le basi per una nuova economia circolare in territori in cui lo sviluppo di nuove colture non riusciva ad inserirsi con facilità, in zone soggette al fenomeno dello spopolamento a causa della mancanza di occupazione. È doveroso specificare – conclude – che le modifiche proposte non riguardano in alcun modo l’efficacia drogante della cannabis ma solo piante a basso tenore di Thc”.

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Aggiornamento della strategia industriale 2020

Posted by fidest press agency su sabato, 8 Maggio 2021

La Commissione aggiorna la strategia industriale dell’UE per tenere pienamente conto delle nuove circostanze dettate dalla crisi COVID-19 nella sua ambizione industriale e contribuisce a guidare la transizione verso un’economia più sostenibile, digitale, resiliente e competitiva a livello mondiale. Oggi la Commissione aggiorna la strategia industriale dell’UE per tenere pienamente conto delle nuove circostanze dettate dalla crisi COVID-19 nella sua ambizione industriale e contribuisce a guidare la transizione verso un’economia più sostenibile, digitale, resiliente e competitiva a livello mondiale.La strategia aggiornata riconferma le priorità stabilite nella comunicazione del marzo 2020, pubblicata un giorno prima che l’OMS dichiarasse la COVID-19 pandemia, integrando nel contempo gli insegnamenti tratti dalla crisi per rilanciare la ripresa e rafforzare l’autonomia strategica aperta dell’UE. Propone nuove misure per rafforzare la resilienza del nostro mercato unico, soprattutto in tempi di crisi. Si concentra sulla necessità di comprendere meglio le nostre dipendenze in settori strategici essenziali e presenta una serie di strumenti per affrontarle. Introduce nuove misure per accelerare la duplice transizione verde e digitale. La strategia aggiornata risponde inoltre alle richieste di individuare e monitorare i principali indicatori della competitività dell’economia dell’UE nel suo complesso: integrazione del mercato unico, crescita della produttività, competitività internazionale, investimenti pubblici e privati e investimenti in attività di ricerca e sviluppo.La dimensione relativa alle PMI è al centro della strategia aggiornata, che prevede un sostegno finanziario e provvedimenti su misura che consentano alle PMI e alle start-up di accogliere la duplice transizione. La Commissione intende nominare Vazil Hudák come rappresentante per le PMI. La sua nomina è attualmente in corso di formalizzazione.In data odierna la Commissione ha adottato anche una proposta di regolamento relativo alle sovvenzioni estere distorsive del mercato unico. Si tratta di un elemento fondamentale per la riuscita della strategia industriale dell’UE in quanto permette di creare condizioni di parità e di promuovere un mercato unico equo e competitivo.Il mercato unico è stato messo a dura prova dalle restrizioni delle forniture, dalla chiusura delle frontiere e dalla frammentazione determinate dalla pandemia di COVID-19. La crisi ha messo in evidenza la necessità cruciale di sostenere la libera circolazione delle persone, delle merci, dei servizi e dei capitali nel mercato unico e di collaborare per migliorare la resilienza del mercato unico alle perturbazioni.

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Nuovo piano industriale CRIF: bond da 45 milioni e 350 milioni di investimenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 aprile 2021

CRIF S.p.A. – azienda globale con headquarters a Bologna e specializzata in sistemi di credit e business information e soluzioni in ambito digitale per lo sviluppo del business e l’open banking – ha completato l’emissione e il collocamento di titoli obbligazionari attraverso Pricoa Private Capital – il business private capital di Prudential Financial, Inc. of the United States (NYSE:PRU), uno dei principali operatori nel mercato internazionale del private placement – per un valore di 45 milioni di euro.I titoli sono stati emessi in un’unica tranche con un piano di ammortamento di 12 anni e un tasso di interesse fisso.A questo riguardo va sottolineato come gli ingenti investimenti fatti nel tempo per diversificare l’attività sia a livello geografico (con una presenza diretta che ad oggi si estende in circa 40 Paesi di 4 continenti) sia per nuovi servizi abbiano garantito a CRIF una notevole resilienza anche in un anno caratterizzato dall’emergenza sanitaria ed economica. Nello specifico, nel 2020 il fatturato consolidato è ulteriormente cresciuto per assestarsi a 567 milioni di Euro contro i 557 del 2019 mentre l’EBITDA è risultato pari a 126 milioni di Euro rispetto ai 108 milioni dell’esercizio precedente.Coerentemente con il posizionamento globale del Gruppo, il nuovo piano industriale prevede per il triennio 2021-2023 investimenti per nuovi servizi, tra cui anche open banking a livello globale per complessivi 350 milioni di Euro, che vanno ad aggiungersi ai 119 milioni del 2020, quando già si registrava una crescita rispetto ai 90 milioni dell’anno precedente, tutto ciò malgrado le complessità derivanti dalla pandemia.Al contempo, per sostenere il proprio percorso di crescita l’azienda ha recentemente lanciato il piano di assunzioni che prevede nel solo 2021 380 nuove risorse, di cui 150 nelle sedi italiane del Gruppo, dopo le 220 già inserite globalmente nel 2020, pur in un periodo complesso. Infine, oltre ad aver confermato il programma di acquisizioni che nel corso degli anni ha consentito di sviluppare anche il proprio ecosistema di soluzioni di open banking innovative ed end-to-end per banche e istituzioni finanziarie, CRIF ha varato un ambizioso progetto di accelerazione di start up finalizzato a sviluppare sinergie con realtà in ambito Fintech e Insurtech in vari paesi e a favorire la creazione di una nuova imprenditorialità ad alto contenuto innovativo e tecnologico, anche connessa al Campus CRIF di Varignana (Bologna).Greenberg Traurig Santa Maria ha affiancato CRIF come consulente legale mentre Akin Gump Strauss Hauer & Feld come consulente legale dell’investitore. Il Trust & Agency Services Team di Deutsche Bank ha svolto il ruolo di banca agente.

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Serve uno “Stato stratega” con una vera politica industriale

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 aprile 2021

“Nel Recovery plan manca la visione per costruire il futuro, lo si vuole paragonare al piano Marshall che però non fu solo un piano di ricostruzione economica ma dello Stato nazionale, con la sua politica industriale e con la sua politica estera” E’ quanto dichiara il senatore di Fratelli d’Italia Adolfo Urso.”Il fatto che manchi la visione – osserva Urso – lo si vede proprio nel partito di maggioranza relativa, nella palese contraddizioni fra Grillo e Di Maio persino sullo spionaggio russo in Italia. Per essere veramente europeisti ed atlantisti occorre essere prima di tutto patrioti, perché per sua natura essere italiani significa essere europeisti e atlantisti, ma quello che oggi manca è una strategia che consenta una rinascita dello Stato nazionale”. “Quello che serve – sottolinea Urso – è uno “Stato stratega” che delinei una nuova politica industriale, al fine di riaffermare il ruolo dell’Italia nella nuova sfida globale, laddove noi potremmo affermare una nuova leadership proprio sulla economia digitale e sulla energia verde, se davvero puntiamo come dovremmo ad una rete a banda larga a controllo pubblico. Così come potremmo affermare “campioni europei” in alcuni settori significavi quali spazio, cantieristica, farmaceutica, certamente ancora mobilità, quindi auto, ma allora dovremmo indirizzare Cdp a svolgere un ruolo nella nuova multianzionale pari a quella dello Stato francese. Solo con questa consapevolezza si possono ridurre i divari che attanagliano il nostro Paese che sono quelli fra Nord e Sud, fra giovani e anziani, poveri e ricchi”. “Uno “Stato stratega” – conclude Urso – che punti a rafforzare la Comunità e quindi la identità nazionale, tanto più importante nella nuova sfida globale”.

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Recovery: Va ricostruito un vero piano industriale

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 dicembre 2020

“Da quando siamo al Governo abbiamo fatto molte misure per accelerare gli investimenti, sbloccato risorse che erano ferme da decenni. Quello che dice (Gentiloni nell’intervista a Repubblica, ndr) è molto vero soprattutto, perché va costruito un vero piano industriale a misura di persona. Guardando al futuro, in una logica interministeriale che abbia una omogeneità, sia con le risorse che con la progettualità. Non ci deve essere logica di spartizione ma vanno visti i progetti in maniera più ampia e che guardino davvero al futuro. E poi va controllato che l’obiettivo che ci da l’Europa sia effettivamente raggiunto”. E poi, sui tempi di presentazione del piano ha aggiunto “Io penso che la cosa importante sia farlo bene, nei tempi richiesti. E quello che secondo me è più difficile, ma lo dico in termini tecnici, è integrare lo strumento di finanziamento del Recovery con le altre misure di finanziamento, penso ai fondi FSC, ai fondi PON e con gli altri fondi europei”. Lo ha detto, intervenendo a Zapping su Radio 1 RAI, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Il PE chiede una nuova strategia industriale

Posted by fidest press agency su sabato, 28 novembre 2020

Bruxelles. I deputati chiedono alla Commissione di rielaborare la strategia industriale poiché quella originale, pubblicata a marzo 2020, coincideva con i primi giorni della pandemia COVID-19 ed è uscita prima dell’istituzione del piano Next Generation EU senza poter tener conto dell’impatto della pandemia sulle industrie europee.La nuova strategia dovrebbe articolarsi in due fasi distinte, una incentrata sulla ripresa e l’altra sulla ricostruzione e la resilienza. La prima dovrebbe concentrarsi sul mantenimento del corretto funzionamento del mercato unico, principalmente favorendo la ricapitalizzazione delle imprese, salvando posti di lavoro e adattando la produzione ad una “nuova normalità” post-COVID.La seconda fase dovrebbe contribuire alla ricostruzione e alla trasformazione dell’industria europea, perseguendo gli obiettivi delle due transizioni (digitale e ambientale), e il rafforzamento della sovranità industriale dell’Unione e della sua autonomia strategica, che richiedono una base industriale autonoma e competitiva e massicci investimenti in ricerca e innovazione.La nuova strategia industriale dovrebbe quindi aiutare l’UE a raggiungere la neutralità climatica e a realizzare il Green deal, oltre a garantire la duplice transizione ambientale e digitale e creare posti di lavoro di qualità.Inoltre, dovrebbe basarsi su un solido pilastro sociale, affrontare le conseguenze di un cambiamento strutturale e aiutare le regioni più colpite a riprendersi economicamente e socialmente.I deputati sottolineano l’importanza di un’industria farmaceutica basata sulla ricerca, per tutelare la qualità della produzione e l’approvvigionamento di farmaci accessibili, in modo da raggiungere tutti i pazienti in stato di bisogno. Ribadiscono infine la necessità di mettere in atto un piano di riduzione del rischio di carenza di medicinali.Il testo, non legislativo, è stato adottato mercoledì con 486 voti favorevoli, 109 contrari, e 102 astensioni.

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Ue-19: produzione industriale torna in calo, Italia ultima

Posted by fidest press agency su domenica, 15 novembre 2020

A settembre, secondo i dati Eurostat, la produzione industriale è scesa dello 0,4% nell’Eurozona rispetto ad agosto. L’Italia, con -5,6% si colloca in ultima posizione.”Dato pessimo e preoccupante, specie se si considera che ora l’Italia è già riprecipitata in un nuovo semi-lockdown che rende questi valori obsoleti. Non va meglio, purtroppo, neanche se si confrontano i dati di settembre con quelli pre-crisi” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.Secondo lo studio dell’associazione, infatti, rispetto a gennaio 2020 (cfr. tabella n. 1), l’Italia è in quartultima posizione, con -5,3%. Germania resta la peggiore con -8,9%, al 2° posto Malta con -8,3%, al 3° l’Olanda con -5,5%. In territorio positivo solo 5 Paesi: Polonia (+0,8%), Croazia (+0,8%), Norvegia (+2,3%), Lettonia (+2,6%), Lituania (+3,9%), la migliore. Va un po’ meglio, si fa per dire, il confronto con febbraio, ultimo mese pre-lockdown. Andando in ordine crescente, l’Italia è in decima posizione, con -4%. Sul podio negativo, sempre la Germania con -9,3%, poi Estonia, -9,1% e al 3° Malta con -7,6%. Solo 3 Paesi hanno valori positivi: Grecia (+0,2%), Croazia (+0,5%) e Lituania (+5,2%).

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Italia: Calo della produzione industriale a settembre

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 novembre 2020

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, la produzione industriale a settembre cala del 5,6% su agosto.”Italia nei guai! L’ottimo rimbalzo di agosto, grazie al quale si erano recuperati i valori pre-Covid, non solo è già finito, ma il Paese è arretrato come i gamberi. Insomma, smaltiti questa estate gli ordini arretrati, la produzione arranca nuovamente. Un segnale pessimo, per non dire drammatico, considerato che ora l’Italia è già riprecipitata in un nuovo lockdown che rende questi valori, già orrendi, appartenenti ad una precedente era geologica” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Rispetto a gennaio, la produzione di settembre risulta inferiore, nei dati destagionalizzati, del 5,3%, -4% su febbraio, ultimo mese pre-crisi, mentre in agosto si era già in territorio positivo con un +1,7%. Per i beni di consumo non durevoli il gap da recuperare è pari al 5,5% su gennaio e al 4,8% su febbraio. Va meglio per i beni durevoli che, nonostante crollino dell’11,4% su agosto, tengono rispetto a febbraio con +0,2%, dato che in agosto si era verificata una straordinaria performance: +13,1% su febbraio ” conclude Dona.

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Eurostat: produzione industriale, Italia 2° in Ue ad agosto

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2020

Ad agosto, secondo i dati Eurostat, la produzione industriale è salita rispetto a luglio dell’1% nell’Ue e dello 0,7% nell’Eurozona. L’Italia, con +7,7% si colloca in seconda posizione, dopo il Portogallo (+10%).”Bene, ottimo rimbalzo. Anche rispetto ad agosto 2019, l’Italia, con -0,3%, si classifica in quinta posizione, dopo Lituania (+2,1%), Portogallo (+2,1%), Polonia (+1,3%) e Ungheria (-0,2%). Ben peggio la Germania, in penultima posizione con -11,2% e la Francia, terzultima con -7,3%” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Ma la vera bella notizia, è che se si confrontano i dati di agosto con quelli di febbraio, ultimo mese pre-lockdown, l’Italia non solo ha già recuperato il gap con i valori pre-crisi, registrando un +1,8%, ma si colloca in terza posizione in Europa, dopo Lituania, +6,3% e Portogallo (+2,5%). Inoltre sono solo 4 i paesi già in territorio positivo” conclude Dona. Norvegia è il quarto paese, con +1,2%.Secondo lo studio dell’Unione Nazionale Consumatori, in fondo alla classifica la Germania, in 27° posizione con -11,6%, in 22° posizione la Francia, con -6,4%. Anche facendo il confronto con gennaio 2020, l’Italia si colloca in 4° posizione, con +0,4%, ultimo paese ad aver recuperato sui valori pre-Covid, insieme a Lituania, in testa con +4,9%, Norvegia (+4%), Lettonia (+1,8%). La Germania resta in ultima posizione, con -11,2%.

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Smart working: ci troviamo di fronte alla nuova rivoluzione industriale?

Posted by fidest press agency su martedì, 6 ottobre 2020

A cura di Matteo Scarabelli, Chief Communications Officer di Cariplo Factory Rivoluzione è una parola che spaventa. Innovazione è una parola che affascina. Ma è cambiamento la parola migliore per descrivere le infinite opportunità che lo smart working ci prospetta. Come tutti cambiamenti può fare un po’ paura all’inizio, ma basta guardare al passato per capire che è quasi impossibile resistere. Allo stesso tempo, però, farlo accadere è tutt’altro che semplice. Servono coraggio e disponibilità per riconoscere l’impatto che lo smart working può avere non solo sull’organizzazione del lavoro ma anche sulla società in cui viviamo. La storia ci ha insegnato che le novità più dirompenti arrivano al termine di un percorso, più o meno lungo, di avvicinamento. La pandemia globale, invece, ci ha imposto all’improvviso lo smart working. Cogliendoci impreparati. Durante il lockdown, la preoccupazione è stata allestire mini-uffici domestici, riorganizzare la vita familiare, adottare soluzioni anti-isolamento. Adesso che la fase acuta dell’emergenza è passata, le aziende pianificano il rientro. Ma il punto della questione è: come rientrare? Grazie allo smart working, che finora è stato soprattutto home working, chiunque ha toccato con mano che “andare a lavorare” è un impegno non da poco. D’altronde che il lavoro agile fosse un modello efficace ed efficiente lo dicevano nel 2018 i numeri dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano. Una ricerca effettuata su un campione dei quasi 500 mila lavoratori italiani che lo praticavano indicava una popolazione più soddisfatta di quella impegnata nel lavoro tradizionale sia per gli aspetti organizzativi (39% contro 18%) sia per quelli relazionali (40% contro 23%). Da questo punto di vista, il COVID-19 rappresenta un punto di non ritorno. . Mentre il lavoro individuale, più operativo, può essere svolto in modo più efficiente da casa, dalla biblioteca, dal bar. E, perché no, dalla spiaggia (a proposito, le Barbados hanno annunciato un visto di un anno per favorire gli smart worker interessati a lavorare dai Caraibi: https://gisbarbados.gov.bb/blog/twelve-month-barbados-welcome-stamp-for-visitors/). C’è dell’altro. Questa nuova organizzazione, basata sulla fiducia e la responsabilità, potrebbe creare i presupposti per una nuova cultura aziendale basata sui risultati, sul merito, sulla qualità del lavoro. Concetti di cui si parla da tempo ma ancora da compiere pienamente. Si tratta di un cambiamento epocale, potenzialmente in grado di trasformare non solo i modelli organizzativi delle imprese e la quotidianità di milioni di persone, ma il concetto stesso di città. Il tessuto urbano potrebbe perdere quella tendenza monocentrica che si è registrata negli ultimi decenni a favore di un modello policentrico che appartiene maggiormente alla tradizione del nostro Paese. E tutto questo sarebbe legato al lavoro da remoto? A una diversa turnazione delle persone in ufficio? Può sembrare eccessivo, sproporzionato. Ma a ben guardare è quello che succede quasi sempre con i grandi cambiamenti. La storia del codice a barre è un esempio perfetto per capire quanto la resistenza al cambiamento sia sempre stata forte. Non c’è da stupirsene. La cosa che deve spaventa, invece, è la prospettiva di perdere questa opportunità che, proprio nei momenti difficoltà come quelli che stiamo vivendo e che ci aspettano nei prossimi mesi, diventa ancora più preziosa. Di storie come quelle del codice a barre ce ne sono moltissime. Una che mi sta particolarmente a cuore è legata alla bicicletta, bollata all’alba del Novecento da parte di Cesare Lombroso come strumento criminale: «Nessuno dei nuovi congegni ha assunto la straordinaria importanza del biciclo, sia come causa sia come strumento del crimine». Alla base di questo giudizio c’era la velocità che la bicicletta permetteva alle persone che la utilizzavano. Esattamente come lo smart working.

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Ue-19: produzione industriale a luglio +4,1%

Posted by fidest press agency su domenica, 20 settembre 2020

A luglio, secondo i dati Eurostat, la produzione industriale è salita rispetto a giugno del 4,1% sia nella zona euro che nell’Ue-27. L’Italia, con +7,4% si colloca in ottima posizione, quinta in classifica dopo Portogallo (+11,9%), in testa alla classifica e dopo Spagna (+9,4%), Irlanda (+8,3%) e Slovenia (+8%).Secondo lo studio dell’Unione Nazionale Consumatori, se il dato italiano di luglio resta positivo, il gap rispetto ai valori pre-Covid è, però, ancora molto consistente e l’Italia non esce molto bene rispetto al resto dell’Ue.Se si confrontano i dati di oggi con quelli di inizio anno (cfr. tabella n. 2), l’Italia si colloca solo in 14° posizione, in una classifica con 25 Paesi, con una perdita della produzione rispetto a gennaio del 6,6% (-5,3% su febbraio, 11° posizione).
Unica consolazione è che il dato italiano è migliore sia rispetto alla media Ue (-7%) che a quella dell’Eurozona (-7,3%), In fondo a questa negativa classifica la Germania, in 25° posizione, con un calo dell’11,3%, in penultima la Romania (-11,1%) ed il Portogallo (-10,2%).In testa, tra i Paesi più virtuosi, Irlanda, +12,8% su gennaio 2020, Norvegia, in 2° posizione, con +2,7% e Lettonia (+2,4). Solo 6 paesi, comunque, hanno colmato il gap rispetto a gennaio, tornando in territorio positivo, addirittura 3 se si considerato i valori pre-crisi di febbraio (Norvegia segna una variazione nulla)

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Ue-19: rimbalzo record in Italia per produzione industriale

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 luglio 2020

A maggio, secondo i dati Eurostat, la produzione industriale è risalita del 12,4% nella zona euro e dell’11,4% nella Ue-27 rispetto al mese precedente. In Italia il rimbalzo maggiore: +42,1%, seguita dalla Francia con +20%.”Bene il rimbalzo record dell’Italia rispetto al resto d’Europa, ma attenzione a non farsi cogliere da entusiasmi fuori luogo. In parte, infatti, è solo un effetto ottico. Il nostro Paese ha avuto a maggio il maggior rialzo congiunturale anche perchè nei mesi precedenti aveva registrato crolli maggiori. Se, infatti, sommiamo al recupero di maggio le cadute di aprile e marzo, ecco che purtroppo l’Italia si colloca solo in 18° posizione su 27 paesi, con un gap da recuperare del 19,2%, maggiore sia rispetto alla media Ue (-18,8%) che all’Eurozona (-18,9%)” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Unica magra consolazione, è che peggio di noi sta sia la Francia, in 19° posizione con -21,4%, che la Germania, in 20° con -21,9%. Anche Spagna e Portogallo si collocano nei gradini più bassi della classifica, rispettivamente in 23° e 24° posizione” conclude Dona.

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Sicilia: Rischio desertificazione industriale

Posted by fidest press agency su martedì, 30 giugno 2020

«La posizione ultima assunta dalla Confindustria siciliana è irricevibile. Non si può, infatti, affermare che o si eliminano le prescrizioni e il piano della qualità dell’aria o sbattono la porta lasciando la Sicilia e i territori».A dirlo è Pippo Zappulla, segretario regionale di Articolo uno in Sicilia «Una posizione simile nel merito – continua Zappulla – si presenta in palese contrasto con le norme europee e nazionali in materia ambientale di qualità dell’aria è sbagliata anche nel metodo, perché alimenta lo scetticismo e le diffidenze cresciute in questi anni nelle comunità contro un certo modo di produrre e di fare industria. Ribadiamo la convinzione che la Sicilia non può e non deve fare a meno di un sistema industriale forte, competitivo con cicli produttivi di estrema qualità e con sempre minore impatto ambientale. Insieme al turismo, all’agricoltura, alla bioedilizia l’industria può e deve rappresentare uno dei pilastri economici del Sistema Sicilia».E ancora Zappulla: «In Sicilia e in alcune provincie in particolare è cresciuta una cultura industriale ormai consolidata, ma si è pure al contempo sviluppata la necessità di interventi e investimenti di ciclo e di prodotto sul terreno della qualità ambientale, cancellando il ricatto pluridecennale non dichiarato ma praticato tra tutela ambientale e occupazione. Non ho apprezzato, quindi, il modo con cui è stato posto il problema pensando di fatto di utilizzare gli 8 mila lavoratori impegnati nell’area industriale del siracusano e degli altri territori come leva contro la regione. Un modo questo vecchio, superato e profondamente sbagliato di operare e procedere che rende grave la situazione già sul terreno dei rapporti e del metodo. Una Confindustria moderna e aperta avrebbe dovuto costruire con il territorio, con le istituzioni locali, le organizzazioni sindacali e le stesse associazioni ambientaliste un fronte unitario per aprire con la regione un tavolo di merito di confronto. Mettendo preliminarmente sul tavolo la conferma degli investimenti già previsti anche sul terreno ambientale e la disponibilità concreta ad apportare tutte le innovazioni necessarie, motivando quali possano essere alcune eventuali utili e necessarie modifiche da apportare a partire dalla tempistica».«In Sicilia – conclude Zappulla – c’è bisogno di una classe dirigente avveduta, matura e seria, capace di mettere al centro la salute, la sicurezza, la tutela ambientale senza cedere alle spinte irrazionali e autolesioniste di desertificazioni industriali. Maturità, serietà e responsabilità che in primo luogo devono preliminarmente dimostrare i grandi gruppi industriali. Ora che l’assessore regionale pare abbia aperto al confronto Confindustria siciliana, assuma la responsabilità di promuovere un raccordo preliminare con il sindacato provinciale e regionale , le istituzioni locali e le associazioni ambientaliste». (Vassily Sortino)

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Eurostat: aprile crollo record produzione industriale

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 giugno 2020

Ad aprile, secondo i dati Eurostat, crolla la produzione industriale in Europa. Rispetto a marzo: -17,1% nella zona euro e -17,3% nell’Ue-27. L’Italia, con un calo congiunturale del 19,1%, si colloca apparentemente in una discreta posizione, in decima, dopo Ungheria (-30,5%), al primo posto di questa classifica negativa, Romania (-27,7%) e Slovacchia (-26,7%) in terza posizione e, soprattutto, meglio di Germania (-21%) e Francia (-20,3%), appena due punti percentuali in più rispetto all’Eurozona (-17,1%).
“Peccato che sia solo un effetto ottico. Se, infatti, al calo di aprile sommiamo anche quello di marzo, ecco che purtroppo l’Italia registra in due mesi, marzo e aprile, la peggiore performance in Europa, con un crollo record del 42,1%, contro una media dell’Eurozona del 27%, 15,1 punti percentuali in più, il 56% in più” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.In seconda posizione la Slovacchia (-41,6%) e sullo scalino più basso del podio il Lussemburgo (-41,1%). Tutti gli altri paesi stanno sotto la soglia degli anta. La Francia è in sesta posizione con -33,4% mentre la Germania è in nona con -29,5%, contro una media dell’Eurozona di -27% e dell’ Ue di -26,4%.”Insomma, uno tsunami si è abbattuto sull’Italia e sulle nostre imprese e il nostro Paese resta la Cenerentola d’Europa. La speranza è che questo dato dipenda solo dal fatto che siamo stati i primi ad andare il lockdown e che ora ci sia un immediato rimbalzo, maggiore rispetto al resto d’Europa” conclude Dona.

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