Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘industriale’

Proposta di legge e filiera della canapa industriale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 maggio 2021

“Limitare in maniera decisa i rischi per le aziende agricole che operano in un contesto di liceità, riducendo la possibilità che possano essere coinvolte nelle normali operazioni di contrasto al traffico di stupefacenti e gettando le basi per un ulteriore sano sviluppo della filiera della canapa ad uso industriale”. Sono questi gli obiettivi della proposta di legge di modifica della 242 del 2016, depositata lo scorso 6 maggio a Montecitorio, dal deputato Alberto Manca, esponente M5S in Commissione Agricoltura. “La proposta normativa si è resa necessaria in seguito al notevole incremento negli ultimi anni delle imprese agricole e di lavorazione che hanno investito nella cannabis sativa – spiega Manca -. Il lavoro di queste realtà imprenditoriali ha garantito entrate dirette all’erario, ha gettato le basi per una nuova economia circolare in territori in cui lo sviluppo di nuove colture non riusciva ad inserirsi con facilità, in zone soggette al fenomeno dello spopolamento a causa della mancanza di occupazione. È doveroso specificare – conclude – che le modifiche proposte non riguardano in alcun modo l’efficacia drogante della cannabis ma solo piante a basso tenore di Thc”.

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Aggiornamento della strategia industriale 2020

Posted by fidest press agency su sabato, 8 maggio 2021

La Commissione aggiorna la strategia industriale dell’UE per tenere pienamente conto delle nuove circostanze dettate dalla crisi COVID-19 nella sua ambizione industriale e contribuisce a guidare la transizione verso un’economia più sostenibile, digitale, resiliente e competitiva a livello mondiale. Oggi la Commissione aggiorna la strategia industriale dell’UE per tenere pienamente conto delle nuove circostanze dettate dalla crisi COVID-19 nella sua ambizione industriale e contribuisce a guidare la transizione verso un’economia più sostenibile, digitale, resiliente e competitiva a livello mondiale.La strategia aggiornata riconferma le priorità stabilite nella comunicazione del marzo 2020, pubblicata un giorno prima che l’OMS dichiarasse la COVID-19 pandemia, integrando nel contempo gli insegnamenti tratti dalla crisi per rilanciare la ripresa e rafforzare l’autonomia strategica aperta dell’UE. Propone nuove misure per rafforzare la resilienza del nostro mercato unico, soprattutto in tempi di crisi. Si concentra sulla necessità di comprendere meglio le nostre dipendenze in settori strategici essenziali e presenta una serie di strumenti per affrontarle. Introduce nuove misure per accelerare la duplice transizione verde e digitale. La strategia aggiornata risponde inoltre alle richieste di individuare e monitorare i principali indicatori della competitività dell’economia dell’UE nel suo complesso: integrazione del mercato unico, crescita della produttività, competitività internazionale, investimenti pubblici e privati e investimenti in attività di ricerca e sviluppo.La dimensione relativa alle PMI è al centro della strategia aggiornata, che prevede un sostegno finanziario e provvedimenti su misura che consentano alle PMI e alle start-up di accogliere la duplice transizione. La Commissione intende nominare Vazil Hudák come rappresentante per le PMI. La sua nomina è attualmente in corso di formalizzazione.In data odierna la Commissione ha adottato anche una proposta di regolamento relativo alle sovvenzioni estere distorsive del mercato unico. Si tratta di un elemento fondamentale per la riuscita della strategia industriale dell’UE in quanto permette di creare condizioni di parità e di promuovere un mercato unico equo e competitivo.Il mercato unico è stato messo a dura prova dalle restrizioni delle forniture, dalla chiusura delle frontiere e dalla frammentazione determinate dalla pandemia di COVID-19. La crisi ha messo in evidenza la necessità cruciale di sostenere la libera circolazione delle persone, delle merci, dei servizi e dei capitali nel mercato unico e di collaborare per migliorare la resilienza del mercato unico alle perturbazioni.

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Nuovo piano industriale CRIF: bond da 45 milioni e 350 milioni di investimenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 aprile 2021

CRIF S.p.A. – azienda globale con headquarters a Bologna e specializzata in sistemi di credit e business information e soluzioni in ambito digitale per lo sviluppo del business e l’open banking – ha completato l’emissione e il collocamento di titoli obbligazionari attraverso Pricoa Private Capital – il business private capital di Prudential Financial, Inc. of the United States (NYSE:PRU), uno dei principali operatori nel mercato internazionale del private placement – per un valore di 45 milioni di euro.I titoli sono stati emessi in un’unica tranche con un piano di ammortamento di 12 anni e un tasso di interesse fisso.A questo riguardo va sottolineato come gli ingenti investimenti fatti nel tempo per diversificare l’attività sia a livello geografico (con una presenza diretta che ad oggi si estende in circa 40 Paesi di 4 continenti) sia per nuovi servizi abbiano garantito a CRIF una notevole resilienza anche in un anno caratterizzato dall’emergenza sanitaria ed economica. Nello specifico, nel 2020 il fatturato consolidato è ulteriormente cresciuto per assestarsi a 567 milioni di Euro contro i 557 del 2019 mentre l’EBITDA è risultato pari a 126 milioni di Euro rispetto ai 108 milioni dell’esercizio precedente.Coerentemente con il posizionamento globale del Gruppo, il nuovo piano industriale prevede per il triennio 2021-2023 investimenti per nuovi servizi, tra cui anche open banking a livello globale per complessivi 350 milioni di Euro, che vanno ad aggiungersi ai 119 milioni del 2020, quando già si registrava una crescita rispetto ai 90 milioni dell’anno precedente, tutto ciò malgrado le complessità derivanti dalla pandemia.Al contempo, per sostenere il proprio percorso di crescita l’azienda ha recentemente lanciato il piano di assunzioni che prevede nel solo 2021 380 nuove risorse, di cui 150 nelle sedi italiane del Gruppo, dopo le 220 già inserite globalmente nel 2020, pur in un periodo complesso. Infine, oltre ad aver confermato il programma di acquisizioni che nel corso degli anni ha consentito di sviluppare anche il proprio ecosistema di soluzioni di open banking innovative ed end-to-end per banche e istituzioni finanziarie, CRIF ha varato un ambizioso progetto di accelerazione di start up finalizzato a sviluppare sinergie con realtà in ambito Fintech e Insurtech in vari paesi e a favorire la creazione di una nuova imprenditorialità ad alto contenuto innovativo e tecnologico, anche connessa al Campus CRIF di Varignana (Bologna).Greenberg Traurig Santa Maria ha affiancato CRIF come consulente legale mentre Akin Gump Strauss Hauer & Feld come consulente legale dell’investitore. Il Trust & Agency Services Team di Deutsche Bank ha svolto il ruolo di banca agente.

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Serve uno “Stato stratega” con una vera politica industriale

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 aprile 2021

“Nel Recovery plan manca la visione per costruire il futuro, lo si vuole paragonare al piano Marshall che però non fu solo un piano di ricostruzione economica ma dello Stato nazionale, con la sua politica industriale e con la sua politica estera” E’ quanto dichiara il senatore di Fratelli d’Italia Adolfo Urso.”Il fatto che manchi la visione – osserva Urso – lo si vede proprio nel partito di maggioranza relativa, nella palese contraddizioni fra Grillo e Di Maio persino sullo spionaggio russo in Italia. Per essere veramente europeisti ed atlantisti occorre essere prima di tutto patrioti, perché per sua natura essere italiani significa essere europeisti e atlantisti, ma quello che oggi manca è una strategia che consenta una rinascita dello Stato nazionale”. “Quello che serve – sottolinea Urso – è uno “Stato stratega” che delinei una nuova politica industriale, al fine di riaffermare il ruolo dell’Italia nella nuova sfida globale, laddove noi potremmo affermare una nuova leadership proprio sulla economia digitale e sulla energia verde, se davvero puntiamo come dovremmo ad una rete a banda larga a controllo pubblico. Così come potremmo affermare “campioni europei” in alcuni settori significavi quali spazio, cantieristica, farmaceutica, certamente ancora mobilità, quindi auto, ma allora dovremmo indirizzare Cdp a svolgere un ruolo nella nuova multianzionale pari a quella dello Stato francese. Solo con questa consapevolezza si possono ridurre i divari che attanagliano il nostro Paese che sono quelli fra Nord e Sud, fra giovani e anziani, poveri e ricchi”. “Uno “Stato stratega” – conclude Urso – che punti a rafforzare la Comunità e quindi la identità nazionale, tanto più importante nella nuova sfida globale”.

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Recovery: Va ricostruito un vero piano industriale

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 dicembre 2020

“Da quando siamo al Governo abbiamo fatto molte misure per accelerare gli investimenti, sbloccato risorse che erano ferme da decenni. Quello che dice (Gentiloni nell’intervista a Repubblica, ndr) è molto vero soprattutto, perché va costruito un vero piano industriale a misura di persona. Guardando al futuro, in una logica interministeriale che abbia una omogeneità, sia con le risorse che con la progettualità. Non ci deve essere logica di spartizione ma vanno visti i progetti in maniera più ampia e che guardino davvero al futuro. E poi va controllato che l’obiettivo che ci da l’Europa sia effettivamente raggiunto”. E poi, sui tempi di presentazione del piano ha aggiunto “Io penso che la cosa importante sia farlo bene, nei tempi richiesti. E quello che secondo me è più difficile, ma lo dico in termini tecnici, è integrare lo strumento di finanziamento del Recovery con le altre misure di finanziamento, penso ai fondi FSC, ai fondi PON e con gli altri fondi europei”. Lo ha detto, intervenendo a Zapping su Radio 1 RAI, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Il PE chiede una nuova strategia industriale

Posted by fidest press agency su sabato, 28 novembre 2020

Bruxelles. I deputati chiedono alla Commissione di rielaborare la strategia industriale poiché quella originale, pubblicata a marzo 2020, coincideva con i primi giorni della pandemia COVID-19 ed è uscita prima dell’istituzione del piano Next Generation EU senza poter tener conto dell’impatto della pandemia sulle industrie europee.La nuova strategia dovrebbe articolarsi in due fasi distinte, una incentrata sulla ripresa e l’altra sulla ricostruzione e la resilienza. La prima dovrebbe concentrarsi sul mantenimento del corretto funzionamento del mercato unico, principalmente favorendo la ricapitalizzazione delle imprese, salvando posti di lavoro e adattando la produzione ad una “nuova normalità” post-COVID.La seconda fase dovrebbe contribuire alla ricostruzione e alla trasformazione dell’industria europea, perseguendo gli obiettivi delle due transizioni (digitale e ambientale), e il rafforzamento della sovranità industriale dell’Unione e della sua autonomia strategica, che richiedono una base industriale autonoma e competitiva e massicci investimenti in ricerca e innovazione.La nuova strategia industriale dovrebbe quindi aiutare l’UE a raggiungere la neutralità climatica e a realizzare il Green deal, oltre a garantire la duplice transizione ambientale e digitale e creare posti di lavoro di qualità.Inoltre, dovrebbe basarsi su un solido pilastro sociale, affrontare le conseguenze di un cambiamento strutturale e aiutare le regioni più colpite a riprendersi economicamente e socialmente.I deputati sottolineano l’importanza di un’industria farmaceutica basata sulla ricerca, per tutelare la qualità della produzione e l’approvvigionamento di farmaci accessibili, in modo da raggiungere tutti i pazienti in stato di bisogno. Ribadiscono infine la necessità di mettere in atto un piano di riduzione del rischio di carenza di medicinali.Il testo, non legislativo, è stato adottato mercoledì con 486 voti favorevoli, 109 contrari, e 102 astensioni.

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Ue-19: produzione industriale torna in calo, Italia ultima

Posted by fidest press agency su domenica, 15 novembre 2020

A settembre, secondo i dati Eurostat, la produzione industriale è scesa dello 0,4% nell’Eurozona rispetto ad agosto. L’Italia, con -5,6% si colloca in ultima posizione.”Dato pessimo e preoccupante, specie se si considera che ora l’Italia è già riprecipitata in un nuovo semi-lockdown che rende questi valori obsoleti. Non va meglio, purtroppo, neanche se si confrontano i dati di settembre con quelli pre-crisi” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.Secondo lo studio dell’associazione, infatti, rispetto a gennaio 2020 (cfr. tabella n. 1), l’Italia è in quartultima posizione, con -5,3%. Germania resta la peggiore con -8,9%, al 2° posto Malta con -8,3%, al 3° l’Olanda con -5,5%. In territorio positivo solo 5 Paesi: Polonia (+0,8%), Croazia (+0,8%), Norvegia (+2,3%), Lettonia (+2,6%), Lituania (+3,9%), la migliore. Va un po’ meglio, si fa per dire, il confronto con febbraio, ultimo mese pre-lockdown. Andando in ordine crescente, l’Italia è in decima posizione, con -4%. Sul podio negativo, sempre la Germania con -9,3%, poi Estonia, -9,1% e al 3° Malta con -7,6%. Solo 3 Paesi hanno valori positivi: Grecia (+0,2%), Croazia (+0,5%) e Lituania (+5,2%).

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Italia: Calo della produzione industriale a settembre

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 novembre 2020

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, la produzione industriale a settembre cala del 5,6% su agosto.”Italia nei guai! L’ottimo rimbalzo di agosto, grazie al quale si erano recuperati i valori pre-Covid, non solo è già finito, ma il Paese è arretrato come i gamberi. Insomma, smaltiti questa estate gli ordini arretrati, la produzione arranca nuovamente. Un segnale pessimo, per non dire drammatico, considerato che ora l’Italia è già riprecipitata in un nuovo lockdown che rende questi valori, già orrendi, appartenenti ad una precedente era geologica” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Rispetto a gennaio, la produzione di settembre risulta inferiore, nei dati destagionalizzati, del 5,3%, -4% su febbraio, ultimo mese pre-crisi, mentre in agosto si era già in territorio positivo con un +1,7%. Per i beni di consumo non durevoli il gap da recuperare è pari al 5,5% su gennaio e al 4,8% su febbraio. Va meglio per i beni durevoli che, nonostante crollino dell’11,4% su agosto, tengono rispetto a febbraio con +0,2%, dato che in agosto si era verificata una straordinaria performance: +13,1% su febbraio ” conclude Dona.

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Eurostat: produzione industriale, Italia 2° in Ue ad agosto

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2020

Ad agosto, secondo i dati Eurostat, la produzione industriale è salita rispetto a luglio dell’1% nell’Ue e dello 0,7% nell’Eurozona. L’Italia, con +7,7% si colloca in seconda posizione, dopo il Portogallo (+10%).”Bene, ottimo rimbalzo. Anche rispetto ad agosto 2019, l’Italia, con -0,3%, si classifica in quinta posizione, dopo Lituania (+2,1%), Portogallo (+2,1%), Polonia (+1,3%) e Ungheria (-0,2%). Ben peggio la Germania, in penultima posizione con -11,2% e la Francia, terzultima con -7,3%” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Ma la vera bella notizia, è che se si confrontano i dati di agosto con quelli di febbraio, ultimo mese pre-lockdown, l’Italia non solo ha già recuperato il gap con i valori pre-crisi, registrando un +1,8%, ma si colloca in terza posizione in Europa, dopo Lituania, +6,3% e Portogallo (+2,5%). Inoltre sono solo 4 i paesi già in territorio positivo” conclude Dona. Norvegia è il quarto paese, con +1,2%.Secondo lo studio dell’Unione Nazionale Consumatori, in fondo alla classifica la Germania, in 27° posizione con -11,6%, in 22° posizione la Francia, con -6,4%. Anche facendo il confronto con gennaio 2020, l’Italia si colloca in 4° posizione, con +0,4%, ultimo paese ad aver recuperato sui valori pre-Covid, insieme a Lituania, in testa con +4,9%, Norvegia (+4%), Lettonia (+1,8%). La Germania resta in ultima posizione, con -11,2%.

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Smart working: ci troviamo di fronte alla nuova rivoluzione industriale?

Posted by fidest press agency su martedì, 6 ottobre 2020

A cura di Matteo Scarabelli, Chief Communications Officer di Cariplo Factory Rivoluzione è una parola che spaventa. Innovazione è una parola che affascina. Ma è cambiamento la parola migliore per descrivere le infinite opportunità che lo smart working ci prospetta. Come tutti cambiamenti può fare un po’ paura all’inizio, ma basta guardare al passato per capire che è quasi impossibile resistere. Allo stesso tempo, però, farlo accadere è tutt’altro che semplice. Servono coraggio e disponibilità per riconoscere l’impatto che lo smart working può avere non solo sull’organizzazione del lavoro ma anche sulla società in cui viviamo. La storia ci ha insegnato che le novità più dirompenti arrivano al termine di un percorso, più o meno lungo, di avvicinamento. La pandemia globale, invece, ci ha imposto all’improvviso lo smart working. Cogliendoci impreparati. Durante il lockdown, la preoccupazione è stata allestire mini-uffici domestici, riorganizzare la vita familiare, adottare soluzioni anti-isolamento. Adesso che la fase acuta dell’emergenza è passata, le aziende pianificano il rientro. Ma il punto della questione è: come rientrare? Grazie allo smart working, che finora è stato soprattutto home working, chiunque ha toccato con mano che “andare a lavorare” è un impegno non da poco. D’altronde che il lavoro agile fosse un modello efficace ed efficiente lo dicevano nel 2018 i numeri dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano. Una ricerca effettuata su un campione dei quasi 500 mila lavoratori italiani che lo praticavano indicava una popolazione più soddisfatta di quella impegnata nel lavoro tradizionale sia per gli aspetti organizzativi (39% contro 18%) sia per quelli relazionali (40% contro 23%). Da questo punto di vista, il COVID-19 rappresenta un punto di non ritorno. . Mentre il lavoro individuale, più operativo, può essere svolto in modo più efficiente da casa, dalla biblioteca, dal bar. E, perché no, dalla spiaggia (a proposito, le Barbados hanno annunciato un visto di un anno per favorire gli smart worker interessati a lavorare dai Caraibi: https://gisbarbados.gov.bb/blog/twelve-month-barbados-welcome-stamp-for-visitors/). C’è dell’altro. Questa nuova organizzazione, basata sulla fiducia e la responsabilità, potrebbe creare i presupposti per una nuova cultura aziendale basata sui risultati, sul merito, sulla qualità del lavoro. Concetti di cui si parla da tempo ma ancora da compiere pienamente. Si tratta di un cambiamento epocale, potenzialmente in grado di trasformare non solo i modelli organizzativi delle imprese e la quotidianità di milioni di persone, ma il concetto stesso di città. Il tessuto urbano potrebbe perdere quella tendenza monocentrica che si è registrata negli ultimi decenni a favore di un modello policentrico che appartiene maggiormente alla tradizione del nostro Paese. E tutto questo sarebbe legato al lavoro da remoto? A una diversa turnazione delle persone in ufficio? Può sembrare eccessivo, sproporzionato. Ma a ben guardare è quello che succede quasi sempre con i grandi cambiamenti. La storia del codice a barre è un esempio perfetto per capire quanto la resistenza al cambiamento sia sempre stata forte. Non c’è da stupirsene. La cosa che deve spaventa, invece, è la prospettiva di perdere questa opportunità che, proprio nei momenti difficoltà come quelli che stiamo vivendo e che ci aspettano nei prossimi mesi, diventa ancora più preziosa. Di storie come quelle del codice a barre ce ne sono moltissime. Una che mi sta particolarmente a cuore è legata alla bicicletta, bollata all’alba del Novecento da parte di Cesare Lombroso come strumento criminale: «Nessuno dei nuovi congegni ha assunto la straordinaria importanza del biciclo, sia come causa sia come strumento del crimine». Alla base di questo giudizio c’era la velocità che la bicicletta permetteva alle persone che la utilizzavano. Esattamente come lo smart working.

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Ue-19: produzione industriale a luglio +4,1%

Posted by fidest press agency su domenica, 20 settembre 2020

A luglio, secondo i dati Eurostat, la produzione industriale è salita rispetto a giugno del 4,1% sia nella zona euro che nell’Ue-27. L’Italia, con +7,4% si colloca in ottima posizione, quinta in classifica dopo Portogallo (+11,9%), in testa alla classifica e dopo Spagna (+9,4%), Irlanda (+8,3%) e Slovenia (+8%).Secondo lo studio dell’Unione Nazionale Consumatori, se il dato italiano di luglio resta positivo, il gap rispetto ai valori pre-Covid è, però, ancora molto consistente e l’Italia non esce molto bene rispetto al resto dell’Ue.Se si confrontano i dati di oggi con quelli di inizio anno (cfr. tabella n. 2), l’Italia si colloca solo in 14° posizione, in una classifica con 25 Paesi, con una perdita della produzione rispetto a gennaio del 6,6% (-5,3% su febbraio, 11° posizione).
Unica consolazione è che il dato italiano è migliore sia rispetto alla media Ue (-7%) che a quella dell’Eurozona (-7,3%), In fondo a questa negativa classifica la Germania, in 25° posizione, con un calo dell’11,3%, in penultima la Romania (-11,1%) ed il Portogallo (-10,2%).In testa, tra i Paesi più virtuosi, Irlanda, +12,8% su gennaio 2020, Norvegia, in 2° posizione, con +2,7% e Lettonia (+2,4). Solo 6 paesi, comunque, hanno colmato il gap rispetto a gennaio, tornando in territorio positivo, addirittura 3 se si considerato i valori pre-crisi di febbraio (Norvegia segna una variazione nulla)

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Ue-19: rimbalzo record in Italia per produzione industriale

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 luglio 2020

A maggio, secondo i dati Eurostat, la produzione industriale è risalita del 12,4% nella zona euro e dell’11,4% nella Ue-27 rispetto al mese precedente. In Italia il rimbalzo maggiore: +42,1%, seguita dalla Francia con +20%.”Bene il rimbalzo record dell’Italia rispetto al resto d’Europa, ma attenzione a non farsi cogliere da entusiasmi fuori luogo. In parte, infatti, è solo un effetto ottico. Il nostro Paese ha avuto a maggio il maggior rialzo congiunturale anche perchè nei mesi precedenti aveva registrato crolli maggiori. Se, infatti, sommiamo al recupero di maggio le cadute di aprile e marzo, ecco che purtroppo l’Italia si colloca solo in 18° posizione su 27 paesi, con un gap da recuperare del 19,2%, maggiore sia rispetto alla media Ue (-18,8%) che all’Eurozona (-18,9%)” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Unica magra consolazione, è che peggio di noi sta sia la Francia, in 19° posizione con -21,4%, che la Germania, in 20° con -21,9%. Anche Spagna e Portogallo si collocano nei gradini più bassi della classifica, rispettivamente in 23° e 24° posizione” conclude Dona.

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Sicilia: Rischio desertificazione industriale

Posted by fidest press agency su martedì, 30 giugno 2020

«La posizione ultima assunta dalla Confindustria siciliana è irricevibile. Non si può, infatti, affermare che o si eliminano le prescrizioni e il piano della qualità dell’aria o sbattono la porta lasciando la Sicilia e i territori».A dirlo è Pippo Zappulla, segretario regionale di Articolo uno in Sicilia «Una posizione simile nel merito – continua Zappulla – si presenta in palese contrasto con le norme europee e nazionali in materia ambientale di qualità dell’aria è sbagliata anche nel metodo, perché alimenta lo scetticismo e le diffidenze cresciute in questi anni nelle comunità contro un certo modo di produrre e di fare industria. Ribadiamo la convinzione che la Sicilia non può e non deve fare a meno di un sistema industriale forte, competitivo con cicli produttivi di estrema qualità e con sempre minore impatto ambientale. Insieme al turismo, all’agricoltura, alla bioedilizia l’industria può e deve rappresentare uno dei pilastri economici del Sistema Sicilia».E ancora Zappulla: «In Sicilia e in alcune provincie in particolare è cresciuta una cultura industriale ormai consolidata, ma si è pure al contempo sviluppata la necessità di interventi e investimenti di ciclo e di prodotto sul terreno della qualità ambientale, cancellando il ricatto pluridecennale non dichiarato ma praticato tra tutela ambientale e occupazione. Non ho apprezzato, quindi, il modo con cui è stato posto il problema pensando di fatto di utilizzare gli 8 mila lavoratori impegnati nell’area industriale del siracusano e degli altri territori come leva contro la regione. Un modo questo vecchio, superato e profondamente sbagliato di operare e procedere che rende grave la situazione già sul terreno dei rapporti e del metodo. Una Confindustria moderna e aperta avrebbe dovuto costruire con il territorio, con le istituzioni locali, le organizzazioni sindacali e le stesse associazioni ambientaliste un fronte unitario per aprire con la regione un tavolo di merito di confronto. Mettendo preliminarmente sul tavolo la conferma degli investimenti già previsti anche sul terreno ambientale e la disponibilità concreta ad apportare tutte le innovazioni necessarie, motivando quali possano essere alcune eventuali utili e necessarie modifiche da apportare a partire dalla tempistica».«In Sicilia – conclude Zappulla – c’è bisogno di una classe dirigente avveduta, matura e seria, capace di mettere al centro la salute, la sicurezza, la tutela ambientale senza cedere alle spinte irrazionali e autolesioniste di desertificazioni industriali. Maturità, serietà e responsabilità che in primo luogo devono preliminarmente dimostrare i grandi gruppi industriali. Ora che l’assessore regionale pare abbia aperto al confronto Confindustria siciliana, assuma la responsabilità di promuovere un raccordo preliminare con il sindacato provinciale e regionale , le istituzioni locali e le associazioni ambientaliste». (Vassily Sortino)

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Eurostat: aprile crollo record produzione industriale

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 giugno 2020

Ad aprile, secondo i dati Eurostat, crolla la produzione industriale in Europa. Rispetto a marzo: -17,1% nella zona euro e -17,3% nell’Ue-27. L’Italia, con un calo congiunturale del 19,1%, si colloca apparentemente in una discreta posizione, in decima, dopo Ungheria (-30,5%), al primo posto di questa classifica negativa, Romania (-27,7%) e Slovacchia (-26,7%) in terza posizione e, soprattutto, meglio di Germania (-21%) e Francia (-20,3%), appena due punti percentuali in più rispetto all’Eurozona (-17,1%).
“Peccato che sia solo un effetto ottico. Se, infatti, al calo di aprile sommiamo anche quello di marzo, ecco che purtroppo l’Italia registra in due mesi, marzo e aprile, la peggiore performance in Europa, con un crollo record del 42,1%, contro una media dell’Eurozona del 27%, 15,1 punti percentuali in più, il 56% in più” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.In seconda posizione la Slovacchia (-41,6%) e sullo scalino più basso del podio il Lussemburgo (-41,1%). Tutti gli altri paesi stanno sotto la soglia degli anta. La Francia è in sesta posizione con -33,4% mentre la Germania è in nona con -29,5%, contro una media dell’Eurozona di -27% e dell’ Ue di -26,4%.”Insomma, uno tsunami si è abbattuto sull’Italia e sulle nostre imprese e il nostro Paese resta la Cenerentola d’Europa. La speranza è che questo dato dipenda solo dal fatto che siamo stati i primi ad andare il lockdown e che ora ci sia un immediato rimbalzo, maggiore rispetto al resto d’Europa” conclude Dona.

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Ripensiamo il futuro industriale della nostra Nazione

Posted by fidest press agency su domenica, 26 aprile 2020

“Il Governo nel decreto Cura Italia prevede misure corrette, ma timide, per promuovere il Made in Italy nel mondo. Nessun provvedimento invece per facilitare il rientro in Patria delle catene industriali e delle attività manifatturiere. Il mondo intero, dopo la pandemia, ha compreso l’importanza di riallocare in Patria intere filiere manifatturiere e industriali. Il Giappone ha appena stanziato 2 miliardi per favorire l’autosufficienza industriale. Il Governo giallorosso sembra non essere sfiorato nemmeno dalla idea perché manca clamorosamente una visione industriale dell’Italia. Oggi Fratelli D’Italia ha depositato in commissione Esteri una risoluzione per chiedere provvedimenti per facilitare il rientro in Patria delle catene manifatturiere essenziali. Ancora una volta sollecitiamo il Governo della decrescita felice a comprendere le nuove sfide industriali che il mondo post coronavirus imporrà. Non possiamo arrenderci al declino. Ripensiamo il futuro industriale della nostra Nazione”. Lo ha dichiarato il deputato di Fratelli d’Italia e capogruppo in commissione Esteri, Andrea Delmastro Delle Vedove.

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L’urgenza di una politica industriale vera

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2020

By Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista. E’ storicamente accertato che i grandi eventi di dimensione planetaria comportano sempre fibrillazioni più o meno profonde nei sistemi sociali, economici e finanziari e negli stessi equilibri geopolitici. Qualche settimana fa lo avevamo paventato sulle pagine di questo giornale, anche se il coronavirus ancora non aveva avuto l’attuale diffusione. Siamo di fronte a una potenziale pandemia che purtroppo ha la forza devastante di provocare una generalizzata recessione economica e una nuova crisi finanziaria globale, tanto che una parte della stampa internazionale parla di una crisi peggiore di quella del 2008. Allora la crisi sistemica fu provocata dalle speculazioni finanziarie fuori controllo che portarono il sistema bancario americano al collasso, determinando una reazione a catena a livello mondiale. La crisi finanziaria riverberò i suoi effetti nei settori dell’economia reale provocando un crollo nei commerci internazionali, nelle produzioni industriali e nei livelli di vita di molti paesi.Questa volta la crisi sembra partire proprio dalla riduzione dei commerci e delle produzioni che l’epidemia sta inevitabilmente provocando. Di conseguenza si avrebbero anche riduzioni delle entrare e, quindi, la mancanza della necessaria liquidità per mantenere in vita le bolle finanziarie, in primis, quelle del debito pubblico e di quello corporate a livello globale.
In questa situazione la capacità d’intervento delle banche centrali si è molto indebolita. Nei passati dieci anni, esse hanno usato quasi tutti i mezzi a loro disposizione, dalla riduzione del tasso d’interesse ai vari quantative easing, per mantenere in piedi un sistema finanziario malato. Solo la Federal Reserve ha un piccolo margine che ha consentito di ridurre dello 0,5% il tasso di sconto. Comunque, interverranno ancora con flussi di nuova liquidità, ma dovranno stare attente a non eccedere per non provocare poi un’eventuale inflazione difficilmente controllabile. Sarebbe un vero disastro.Non è nostra intenzione portare acqua al mulino di chi vorrebbe usare il corona virus per giustificare la crisi finanziaria e coprire le enormi responsabilità di una finanza spregiudicata. Ma quello esposto potrebbe essere il meccanismo di una possibile nuova crisi. Auspichiamo, invece, che l’attuale emergenza possa portare a una revisione profonda dei processi economici e del modo in cui la finanza è gestita. Si sarebbe dovuto fare già dopo il 2008, ma l’occasione è stata persa e si è tornati alle vecchie pratiche e ai vecchi errati comportamenti, assumendo alti rischi e rifiutando di applicare le necessarie regole.
Qualche riflessione importante, comunque, sta emergendo. Infatti, all’inizio di febbraio la rivista americana Foreign Policy ha pubblicato un interessantissimo studio intitolato “Gli Usa hanno bisogno di una nuova filosofia economica”. La rivista, oggi di proprietà del Washington Post, è tra le più influenti nel campo delle politiche strategiche e geopolitiche americane. Detto per inciso, essa fu creata nel 1970 dal Prof. Samuel Huntington, noto per le sue tenebrose teorie riguardanti l’inevitabile “scontro di civiltà”.
Gli autori dello studio hanno ricoperto importanti ruoli nelle amministrazioni Usa. Ora sollevano con forza e in modo documentato tre questioni dirompenti.
1) Prima di tutto l’ineludibile necessità di forti investimenti nelle infrastrutture, nelle nuove tecnologie, nell’innovazione e nell’istruzione per superare quello che chiamano “una stagnazione secolare”. Sembra quasi scritto per l’Italia. Essa sarebbe una minaccia alla sicurezza nazionale superiore addirittura a quella del debito pubblico. Perciò lo studio distingue tra debito buono e debito cattivo: il primo crea crescita di lungo periodo e il secondo copre soltanto le spese correnti. Anche un generico abbattimento della pressione fiscale, motivato da ragioni ideologiche, andrebbe a beneficio delle fasce più ricche e a discapito della classe media e farebbe aumentare il debito cattivo.
2) In secondo luogo, occorrerebbe riscoprire e riformulare la politica industriale. Al riguardo, lo studio ripercorre la storia economica degli Stati Uniti guidata da una precisa filosofia di sviluppo. Inizialmente ispirata dalle idee di Alexander Hamilton, il primo segretario del Tesoro nel periodo 1789-95, sul ruolo delle manifatture, è continuata sotto la guida del cosiddetto “Sistema americano” di sviluppo industriale, infrastrutturale e creditizio, formulato da Henry Clay, tra l’altro anche segretario di Stato tra il 1825 e il 1829, fino alla Great Society di Lyndon Johnson negli anni sessanta. Sono politiche che, purtroppo, hanno poi perso di popolarità.
Lo studio propone di individuare missioni su grande scala, come l’esplorazione dello spazio e la costruzione di un’economia a emissione zero di CO2, per mobilitare l’intero sistema produttivo sul lungo periodo. Per fare ciò occorrerebbe che lo Stato, come avviene in Cina, metta a disposizione il credito necessario per la ricerca. Non basta la ricerca fatta dai privati che, com’è noto, è spesso motivata dalla logica del profitto a breve.
3) Infine, occorre invertire la tendenza dell’outsourcing, che ha portato molte imprese americane (ma vale anche per l’Italia e per l’Europa) a spostare le proprie attività produttive all’estero, con una delocalizzazione selvaggia nei paesi con bassi salari e un fisco “più complice”. Si propone, perciò, anche una decisa lotta contro i paradisi fiscali. Lo studio, invece, sostiene la necessità di investire nel lavoro e nell’aumento dei salari.
Si tratta di un programma razionale, importante, valido per tutti i paesi, per portare l’economia nel suo solco naturale, quello di sviluppare le competenze e le occasioni di lavoro e di benessere e, contemporaneamente, salvaguardare l’ambiente.
Sarebbe uno scossone alle pigre elucubrazioni che ancora pervadono il dibattito politico e economico.

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Ue: a gennaio nessun rimbalzo produzione industriale

Posted by fidest press agency su sabato, 15 febbraio 2020

Per la Commissione Ue, che ha limato al ribasso le previsioni di crescita dell’Italia, la fiducia nell’industria è migliorata a gennaio, ma non suggerisce ancora un rimbalzo imminente nella produzione industriale.”La Commissione Ue smentisce le previsioni del Governo. Proprio oggi il ministro Gualtieri ha dichiarato che tutti gli indicatori danno per gennaio una situazione di ripresa e che la produzione industriale sarebbe salita. “Parliamo di un rimbalzo a gennaio” ha dichiarato oggi il ministro” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Naturalmente ci auguriamo che il ministro abbia ragione e la Commissione Ue torto. Lo vedremo. Certo, guardando al grafico della produzione industriale, il crollo di dicembre non è incoraggiante. Pur scontando l’effetto ponte connesso al posizionamento di venerdì 27 dicembre, stimabile in 3 punti percentuali, la produzione scende comunque in termini tendenziali dell’1,3% e non c’è un solo raggruppamento in territorio positivo. Quanti ai settori di attività economica, si salvano solo la fabbricazione di computer e prodotti di elettronica e ottica (+5,3%), l’industria alimentare (+2,9%) e le altre industrie (+1,1%). Un po’ pochino per essere ottimisti” conclude Dona.

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Tutela e la valorizzazione del prodotto editoriale

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 dicembre 2019

La Federazione degli editori di giornali ha da tempo assunto tra le sue priorità la tutela e la valorizzazione del prodotto editoriale per contrastare i sempre più pervasivi fenomeni di pirateria digitale, come ricordato anche oggi da alcuni organi di stampa.Le nuove opportunità e modalità di diffusione e fruizione dei contenuti editoriali in Rete hanno, infatti, creato un terreno particolarmente propizio ad abusi od usi non autorizzati dei prodotti dell’editoria.Negli ultimi anni, questo trend crescente si caratterizza per una gradualità del fenomeno pirateria che va dall’utilizzo di rassegne stampa online realizzate e diffuse senza l’autorizzazione dei titolari dei diritti fino all’illecita diffusione dei contenuti editoriali anche attraverso le piattaforme social e le applicazioni telefoniche o di messaggistica istantanea.Gli editori italiani confidano in un deciso intervento delle autorità amministrative e giudiziarie preposte alla tutela del prodotto editoriale e dell’industria dell’informazione, per garantire libertà di stampa e pluralismo informativo, pilastri fondamentali della democrazia.
È necessario, poi, attraverso l’impegno di tutti, far comprendere che i contenuti di qualità prodotti grazie all’investimento di ingenti risorse, economiche e professionali da parte delle imprese editoriali non possono essere sfruttati liberamente né fruiti al di fuori di ogni contesto di legalità, se non a rischio di possibili sanzioni.

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JOBS. Forme e spazi del lavoro nel tempo della Quarta rivoluzione industriale

Posted by fidest press agency su martedì, 17 settembre 2019

E’ il concorso fotografico organizzato dall’associazione Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea che si propone di selezionare ed esporre le ricerche autonomamente svolte da autori under 35 in Italia ed in Europa, con la finalità di dare visibilità alla sensibilità e all’interesse che le giovani generazioni mostrano ai temi della trasformazione del lavoro e degli spazi della produzione. Con l’economia circolare e la Quarta rivoluzione industriale, caratterizzata da un forte impulso all’automazione, il lavoro ha assunto nuove forme in rapporto alla tecnologia e al territorio, diventato una vera e propria “fabbrica a cielo aperto”. La fotografia contemporanea si è preoccupata, in questi decenni, di sottolineare la scomparsa del lavoro e la dimensione astratta dei processi produttivi, tuttavia, da più parti, si avverte la necessità di una visione più approfondita sui cambiamenti che interessano il lavoro e gli spazi della produzione.Entro il 12 ottobre, i giovani autori potranno presentare le proprie ricerche che saranno selezionate da una commissione composta da Antonello Frongia (storico della fotografia, Università Roma 3), William Guerrieri (fotografo, curatore Linea di Confine), Guido Guidi(fotografo), Stefano Munarin (urbanista, IUAV) e da Andrea Pertoldeo (fotografo e coordinatore Master fotografia IUAV).
Le ricerche selezionate saranno esposte all’Ospitale di Rubiera (RE), nel contesto di una giornata di studio e di una mostra di fotografie di autori di rilevanza internazionale a cura di Linea di Confine, che inaugurerà in data 16 novembre 2019.
Per partecipare al concorso i canditati dovranno inviare via email, entro e non oltre il 12 ottobre 2019, all’indirizzo dell’associazione (L’Ospitale, Via Fontana 2 42048 Rubiera, RE info@lineadiconfine.org) un portfolio di un minimo 13 e un massimo di 30 fotografie, in formato digitale, oppure in formato cartaceo, inerente le tematiche del concorso, oltre ai dati anagrafici e fiscali, il curriculum e i propri recapiti postali ed email e una breve presentazione del progetto.
I partecipanti dovranno versare una quota di iscrizione di 20,00 Euro a Linea di Confine, tramite bonifico bancario (IBAN: IT07C0538766470000001031239). Tutti i partecipanti riceveranno una email di conferma del materiale ricevuto. Tutti i progetti pervenuti in regola con le norme concorsuali saranno sottoposti al giudizio della Commissione.
La Commissione selezionerà un minimo di 10 progetti che saranno esposti, con modalità definite da Linea di Confine nelle sale espositive dell’Ospitale di Rubiera, in concomitanza con la giornata di studio e la mostra collaterale di fotografie e documenti che inaugurerà il 16 Novembre 2019. I materiale fotografici, o video o altro, pertinenti ai progetti selezionati saranno prodotti ed inviati a cura dei partecipanti nelle quantità e nelle dimensioni richieste dalla commissione esaminatrice. I materiali inviati dai partecipanti ed esposti nella mostra, rimarranno di proprietà degli autori e saranno rispediti a cura di Linea di Confine ai partecipanti che ne faranno richiesta esplicita, al termine della mostra.
Il bando e maggiori informazioni e materiali di approfondimento sono disponibili sul sito:
http://www.lineadiconfine.org

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Umanesimo Industriale. Antologia di pensieri, parole, immagini e innovazioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 giugno 2019

E’ un’antologia che raccoglie il meglio dei testi pubblicati dalla Rivista Pirelli tra il 1948 e il 1972. Ci sono tutti i grandi, Dino Buzzati, Camilla Cederna, Gillo Dorfles, Umberto Eco, Carlo Emilio Gadda, Eugenio Montale, Umberto Saba, Leonardo Sciascia, Salvatore Quasimodo, Giuseppe Ungaretti e Umberto Veronesi. A impreziosire le pagine della Rivista splendidi reportage di maestri della fotografia come Arno Hammacher, Pepi Merisio, Ugo Mulas, Federico Patellani, Fulvio Roiter, Enzo Sellerio e illustrazioni firmate da artisti come Renato Guttuso, Riccardo Manzi o Alessandro Mendini.

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