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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 60

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Se la Scienza diventa Fantascienza

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 giugno 2010

New York. La Scienza, negli ultimi decenni, sull’onda di ideologie troppo astratte ed ansiogene (e talvolta anche un po’ sessiste) ha proclamato spesso le più bizzarre teorie sul futuro: la sparizione delle malattie, il gene della gioia (un click e accendi la felicità), il perfezionamento della specie umana attraverso selezioni artificiali (eugenetica), il “gender independent” ovvero una umanità senza più il fardello del sesso (come se avere un sesso, cioè essere uomini o donne, sia un peso..), insomma un’astrazione dietro l’altra, teorie vendute come accadimenti imminenti, futuro prossimo inevitabile.Intanto però molti decenni sono passati senza che nulla accadesse, appunto.. ed inoltre più andiamo avanti più ci accorgiamo invece che la Natura è ancora ben “superiore” a noi nel determinare il futuro e la direzione del nostro pianeta e della nostra specie, e anzi, abbiamo scoperto che quando forziamo la mano creiamo solo immani catastrofi (da Chernobyl alla marea nera del Messico). Un’altra storica fissazione pseudo-scientifica (e soprattutto ideologica) di recente smentita era quella che la maternità e la madre fossero qualcosa di preminente rispetto alla paternità ed al padre in ambito “familiare ed educativo”. La sconsacrazione definitiva di questo teorema viene dalla recente scoperta del German Primate Center * riguardo ai Barbary macachi (la specie di scimmie più evoluta e parenti biologici più “vicini” a noi) dove non solo la femmina madre si limita al parto e poi pensa a tutto il maschio padre ma addirittura la “gerarchia” e struttura sociale del gruppo è definita non in base alla aggressività e forza fisica ma alla capacità e peculiarità paterna. (http://www.youtube.com/watch?v=nMX2lzTWzJc) Perciò auspichiamoci intanto una scienza più “terrena”, e quando leggiamo l’ennesima “sparata” o scoperta scientifica prendiamola con le molle, con sano scetticismo, capacità critica, se una intuizione scientifica è davvero buona lo dimostrerà con i fatti e non ha bisogno di proclami, sponsor e pubblicità allarmistiche. Quasi cento anni fa Alexander Fleming scoprì una muffa, la penicillina, che negli ultimi decenni ha salvato milioni di persone da morte certa: ecco come si valuta la bontà di una scoperta scientifica.. col tempo. (Fabio Barzagli Responsabile Etico Nazionale – in sintesi)

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Dalla Crimea all’Afghanistan

Posted by fidest press agency su martedì, 4 agosto 2009

Editoriale Fidest. Lo scacchiere afghano e i conflitti che si sono innescati con i talebani e che in questi giorni mostrano d’essere più determinati interessando direttamente il contingente italiano ci fa riflettere sul tipo di “guerra” non dichiarata ma di fatto reale con il suo inevitabile tributo di vittime militari e civili. Ci è sembrato di capire, da una dichiarazione rilasciata dal ministro degli esteri Frattini, che le nostre alleanze internazionali ci impediscono dal disimpegnarci militarmente da quell’area. In pratica dovremmo prendere atto che il tributo in vite umane e in feriti è il prezzo da pagare se vogliamo restare nella considerazione delle cancellerie dei paesi che “contano”. Se questa interpretazione del pensiero del ministro è esatta il tutto mi ricorda una analoga circostanza che spinse il Regno di Sardegna nel 1855 all’invio di un corpo di spedizione in Crimea per cercare di assicurarsi l’appoggio di Londra e di  Parigi al fine di un esito positivo delle sue aspirazioni di liberazione del Lombardo-Veneto. La ragione era, ovviamente, nobile, poiché si voleva costituire il regno d’Italia, ma il prezzo in vite umano fu anche in quelle circostanze pagato con un funerale di stato e gli onori militari per i caduti. Pur rendendoci che è questo il modo di pensare di allora e anche di oggi se si vuole stabilire un livello di attenzione internazionale, pur tuttavia non ci sentiamo di accettarlo. Prima di tutto perché l’Afghanistan mostra d’essere un falso problema. Non lo è per la produzione dell’oppio considerato che per non alienarsi l’appoggio o, per lo meno, la non interferenza delle popolazioni locali si lasciano intatte le coltivazioni. Non lo è per la lotta al terrorismo in quanto le motivazioni vanno oltre i combattimenti ingaggiati con un gruppo di ribelli sparsi sulle montagne sebbene mostrino una tecnica da combattimento del mordi e fuggi ben organizzata. E’ una guerra di logoramento che non si può vincere e mostra sempre di più l’imbarazzo di quanti pur volendosi sganciare da questa “avventura a perdere” non vorrebbero al tempo stesso perdere la faccia. E’ ora, tutti insieme, di fare una seria riflessione su quella politica delle “cannoniere” che ha attraversato i secoli e si è portato dietro non solo immani disastri e milioni di morti ma ha avuto l’unico “merito” d’arricchire i mercanti di armi e d’insediare governanti fantoccio corrotti e corruttibili, e ha impedito ai governi occidentali di fare una seria politica nel sociale nel sostegno dei propri “sudditi” e delle popolazioni più disagiate del mondo in una reale e non surrettizia gara di solidarietà. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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