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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Posts Tagged ‘infermieri’

Pensionamenti: oltre 22mila infermieri in meno da subito

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

Quota 100: il servizio pubblico potrebbe perdere di colpo oltre 22.000 infermieri, mentre almeno 75.000 rientrerebbero nei parametri per accelerare il pensionamento.Il dato, calcolato in base agli anni di anzianità lavorativa e all’età anagrafica degli infermieri dipendenti del Ssn, è stato elaborato dal Centro studi della Federazione degli Ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) – la più numerosa d’Italia con oltre 450mila iscritti – ed è riferito alla situazione a fine 2018.
“Il rapporto numerico infermieri pazienti era già ai limiti del rischio prima di ‘quota 100’ – spiega Tonino Aceti, portavoce FNOPI – ma ora con questa ulteriore emorragia di professionisti la situazione si aggrava. Se studi internazionali, Oms e Ocse hanno spiegato ampiamente che riducendo il numero di pazienti assistiti da un infermiere (il numero ideale per abbattere la mortalità del 20% sarebbe 1:6) l’assistenza migliora la sua qualità e si riduce il rischio, ora con la fuoriuscita di oltre 20mila infermieri i numeri salgono. In alcune Regioni, quelle più colpite dai piani di rientro e quindi dal blocco del turn over, il rapporto sale alle stelle: in Campania ad esempio, se con la carenza di oltre 50mila infermieri il rapporto era già 1:17, ora si rischia di sfiorare l’1:19-20. Inoltre, più del 36% delle nuove fuoriuscite dal sistema avverranno nelle Regioni in piano di rientro, già gravemente colpite dal blocco del turn over e il 61% delle nuove carenze è nelle Regioni che dal nuovo sistema di monitoraggio del Livelli essenziali di assistenza risultano inadempienti. Il combinato disposto tra l’attuazione di ‘Quota 100’, il mancato superamento del tetto di spesa per il personale sanitario e il blocco del turnover, rischia di essere la formula perfetta per “mandare in pensione” anche il Servizio sanitario pubblico.
Ovviamente non tutti opteranno per “Quota 100”: si può considerare che data la lunga permanenza in servizio e gli stipendi mediamente non alti (nel Ssn sono in media di 31-32mila euro/anno), circa il 30% medio di chi possiede i requisiti scelga questa possibilità. Si tratta quindi di 22.360 infermieri che potrebbero a breve – da subito: in un solo anno – abbandonare il servizio con un danno fortissimo per l’assistenza, aggiungendosi ai circa 11.500 che hanno raggiunto il limite di età per la pensione. Oltre a sommarsi alla carenza ormai appurata di professionisti infermieri calcolata tra 51-53mila unità, portando il totale a circa 75 mila unità (senza contare i pensionandi naturali che sarebbero comunque stati presenti), gli infermieri maggiormente interessati da “Quota 100” sono evidentemente quelli con età lavorative maggiori e, quindi, con maggiore esperienza e sono ancora quelli che le aziende inviano di preferenza sul territorio per mantenere ad alti livelli il rapporto diretto umano e clinico con il paziente, per un’assistenza domiciliare già scarsa di per se, ma che ora rischia una crisi irreversibile.

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La soluzione per l’assistenza del futuro è nell’infermieristica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 febbraio 2019

“Quella dell’infermiere è la professione più vicina al paziente che segue 24 ore su 24 sia in ricovero che a domicilio. Ma non allo stesso modo in tutte le Regioni”, sottolinea all’assemblea di tutte le professioni sanitarie e sociali che si è svolta Roma Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche, il maggior Ordine italiano con oltre 450mila iscritti.“Due dati per comprendere – aggiunge -: il rapporto infermieri pazienti che studi internazionali indicano come ottimale per abbattere la mortalità del 20% è di 1:6. In Italia abbiamo Regioni che sono a 1:17 (la Campania ad esempio) e altre a 1:8 come il Friuli-Venezia Giulia. La carenza di infermieri, soprattutto sul territorio e quindi accanto ai più fragili e bisognosi di assistenza continua (malati cronici, anziani, non autosufficienti ecc.) è di circa 50-53mila unità, ma ci sono Regioni dove i numeri potrebbero considerarsi a posto (ad esempio Emilia-Romagna, Veneto, Friuli-Venezia Giulia ecc.) e Regioni dove invece l’assenza di organici è pesante e mette l’assistenza a rischio (in Campania sono circa il 48% in meno di quelli che sarebbero necessari, raggiungono il 55% in meno in Calabria e il 56% in Sicilia)”.“In questo modo – prosegue – anche l’introduzione della figura innovativa dell’infermiere di famiglia e comunità a fianco del medico di medicina generale – voluta fortemente anche dai cittadini – non può essere omogenea: al Nord infatti ci sono già esperienze e modelli affermati, al Sud gli infermieri sono troppo pochi anche solo per assistere i pazienti in ricovero, figuriamoci sul territorio”.Secondo i dati Eurostat, l’Ufficio Statistico dell’Unione Europea, una Direzione Generale della Commissione europea, che collabora a stretto contatto anche con Onu e Ocse, l’Italia nel 2016 aveva 557 infermieri ogni 100.000 abitanti (negli anni successivi sono diminuiti), mentre sei Paesi dell’Ue 28 tra cui i maggiori partner come Germania e Francia, superavano i mille (dai 1.172 del Lussemburgo ai 1.019 della Francia) e altre sette, tra cui anche il Regno Unito, erano comunque tra i 981 infermieri per 100.000 abitanti della Danimarca e i 610 dell’Estonia.Anche volendo solo raggiungere il livello medio di questi Paesi, in Italia mancherebbero tra i 50 e i 60mila infermieri. Per farlo ci si dovrebbe adeguare all’Europa, prevedendo più infermieri in formazione e occupazione, con evidenti progressi nell’eliminazione della carenza globale entro il 2030. La Commissione europea sottolinea che tutti i piani nazionali per la realizzazione della copertura sanitaria universale formulano proposte specifiche per migliorare e sviluppare il ruolo degli infermieri come professionisti della salute più vicini alla comunità; almeno il 75% dei paesi ha un infermiere con responsabilità di alta gestione in materia di salute; quel che serve è una rete globale di leadership infermieristica. Mangiacavalli fa anche riferimento alla diversa epidemiologia della popolazione: le malattie croniche l’anno scorso – secondo i dati Istat da poco evidenziati nel rapporto Osservasalute – hanno interessato quasi il 40% della popolazione, cioè 24 milioni di italiani dei quali 12,5 milioni hanno multi-cronicità. Le proiezioni della cronicità indicano che tra 10 anni, nel 2028, il numero di malati cronici salirà a 25 milioni, mentre i multi-cronici saranno 14 milioni.Attualmente infatti nel nostro Paese si stima che si spendono, complessivamente, circa 66,7 miliardi per la cronicità; stando alle proiezioni effettuate sulla base degli scenari demografici futuri elaborati dall’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) e ipotizzando una prevalenza stabile nelle diverse classi di età, nel 2028 spenderemo 70,7 miliardi di euro.
E le cronicità si acuiscono anche secondo le aree geografiche. La prevalenza più elevata di almeno una malattica cronica si registra in Liguria con il 45,1% della popolazione. I Comuni sotto i 2.000 abitanti sono quelli con la quota più elevata di cronicità, quasi il 45%, mentre nelle periferie delle città Metropolitane si riscontra la quota più elevata di persone che soffrono di malattie allergiche, il 12,2% della popolazione residente.
“Anche per questo gli infermieri vogliono dare un contributo ancora maggiore al miglioramento della salute – ha detto -. Nel XXI secolo – conclude Mangiacavalli – vedremo più comunità e servizi a domicilio, una migliore tecnologia e la cura centrata sulla persona: gli infermieri saranno in prima linea in questi cambiamenti e per questo devono imparare a essere leader perché tutte queste qualità le hanno già sviluppate e fanno parte della loro vocazione e della loro professionalità: una nuova epidemiologia richiede nuovi modelli di assistenza e, per questi, c’è già il nuovo infermiere che deve essere specializzato e presente h24 sul territorio. Ma deve essere disponibile ovunque e in tutte le Regioni senza carenze e in modo omogeneo”.

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Assemblea degli Ordini e delle professioni infermieristiche (FNOPI)

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 febbraio 2019

Roma 23 febbraio 2019 ore 9 Teatro Argentina di Roma (Largo di Torre Argentina, 52) e sarà aperta anche alle società scientifiche e alle rappresentanze sindacali delle varie professionalità e ai giornalisti. i rappresentanti di tutti gli Ordini professionali provinciali di 30 professioni sanitarie si riuniranno per la prima volta nella storia per concordare una strategia di azione che sarà proposta con forza a Governo e Regioni.
I presidenti degli Ordini e delle Federazioni nazionali, che rappresentano circa 1,5 milioni di professionisti (più del 3% della popolazione italiana) che si occupano quotidianamente della salute dei cittadini, apriranno, con un manifesto condiviso e sottoscritto da tutti, una riflessione che guiderà il futuro dopo i primi 40 anni del Ssn e si concentrerà sui temi caldi della sanità, dalla spesa al regionalismo differenziato, dalla mobilità ai rischi per la salute che generano i “vuoti” di personale e servizi, per costruire, per la prima volta tutti insieme, un rapporto continuativo di confronto costruttivo e di proposte condivise. E ne parleranno e ne dibatteranno durante l’assemblea con i rappresentanti di Governo e Regioni, invitati a intervenire per promuovere un dialogo e confronto costruttivo e propositivo. Senza la massima condivisione e con la sola conflittualità che nasce da scelte e posizioni unilaterali, a farne le spese non è solo la professionalità, ma soprattutto la salute dei cittadini.
“Siamo i professionisti dell’assistenza – spiegano gli Ordini e le Federazioni -. Siamo i portatori di un bagaglio enorme di competenze, che possono e devono essere spese anche sul versante organizzativo e di una rinnovata governance che garantisca la sostenibilità del Ssn. Ma oggi tutto avviene senza interpellare chi, ogni giorno, produce la salute e vive la sanità. Questo non è giusto nei confronti dei professionisti e lo è ancor meno nei confronti dei cittadini. E non dovrà più essere così. Ora vogliamo fare rete, per mettere le nostre competenze a disposizione di tutti e per trovare, insieme, soluzioni alle diseguaglianze che affliggono il nostro Servizio sanitario Nazionale non solo tra una Regione e l’altra ma anche tra aree differenti all’interno delle stesse Regioni”. “La sanità si evolve e lo deve fare per tutti i cittadini in modo assolutamente universalistico e uguale per tutti. E non lo farà mai più senza di noi”.

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Stipendi docenti, impiegati e infermieri sempre più giù

Posted by fidest press agency su domenica, 27 gennaio 2019

Si chiama inflazione “fantasma”, fenomeno che ha abbattuto i salari dei dipendenti del pubblico impego, sempre più impoveriti per via del blocco del contratto e dell’aumento del costo della vita registrato nell’ultimo decennio. “Con 1.500 in busta paga si può vivere; ma è difficile costruirsi un futuro”, si legge nel Corriere della Sera, in una lucida analisi che mette in evidenza come la classe media si stia sempre più ‘sciogliendo’. Marcello Pacifico, presidente Anief, rinnova alla Ministra per la Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno la richiesta di recuperare il gap nel prossimo rinnovo contrattuale, come già esposto in Parlamento dal sindacato con gli emendamenti al decreto Concretezza.

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Confronto tra infermieri e la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Posted by fidest press agency su domenica, 23 dicembre 2018

Nasce un tavolo di confronto permanente tra la Federazione nazionale degli Ordini degli infermieri (FNOPI) – ente pubblico non economico sussidiario dello Stato – che rappresenta gli oltre 445mila infermieri presenti in Italia, di cui più di 384mila attivi e 270mila dipendenti del Servizio sanitario nazionale e la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, che hanno secondo la legge potestà legislativa concorrente in materia di “Tutela della Salute” e altre attribuzioni conferite dall’ordinamento.
Primo obiettivo: confrontarsi intanto – gli argomenti saranno via via ampliati – su cinque tematiche, anche attraverso tavoli permanenti regionali con gli Ordini provinciali:
1. sviluppo di nuovi modelli organizzativo-assistenziali e delle competenze esperte e specialistiche anche alla luce del nuovo CCNL del personale del comparto Sanità e delle responsabilità definite dalla legge 24/2017;
2. standard del personale infermieristico del SSR anche in considerazione della riduzione degli organici per il blocco del turn over;
3. sviluppo professionale e di carriera, formazione ed aggiornamento del personale infermieristico del SSR – formazione manageriale;
4. definizione del fabbisogno formativo degli infermieri e infermieri pediatrici;
5. avvio di percorsi per lo sviluppo del corpo docente universitario afferente ai settori scientifico-disciplinari dei corsi di laurea delle professioni sanitarie,
In questo senso è arrivato oggi il via libera dei presidenti delle Regioni a un protocollo di intesa che parte dalla necessità di dover rispondere nell’attuale fase di transizione demografica, epidemiologica, sociale ed economica alle nuove sfide che riguardano il settore sanitario, in cui infermieri e Regioni hanno la stessa esigenza di tutelare il diritto alla salute nel sistema sanitario pubblico, proprio come prevede la legge 833 del 1978.
Va quindi rafforzato il rapporto di “leale collaborazione istituzionale tra le Regioni e le Province autonome le professioni infermieristiche” che operano nel Servizio sanitario nazionale e con il protocollo si focalizzano i futuri ambiti di intervento comuni per interventi condivisi.Dal 2019 quindi – ma l’Emilia Romagna per prima ha già convocato il primo tavolo regionale – Fnopi e Regioni metteranno a punto una revisione delle disposizioni nazionali che interessano le professioni infermieristiche per garantire al Ssn un numero adeguato di professionisti legato ai fabbisogni del sistema – pubblico, ma anche privato – con una nuova programmazione del loro percorso formativo e professionale.A livello nazionale il tavolo è composto per la parte regionale e provinciale: dal Coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, l’assessore del Piemonte Antonio Saitta e dal Presidente del Comitato di settore Regioni-Sanità, l’assessore dell’Emilia Romagna Sergio Venturi e per la Federazione nazionale delle Professioni Infermieristiche dalla Presidente FNOPI Barbara Mangiacavalli e dalla Segretaria Nazionale FNOPI Beatrice Mazzoleni.Ma oltre al livello nazionale, il tavolo si riunirà anche sia a livello tecnico con i rappresentanti delegati dalle parti, sia con tavoli permanenti regionali con gli Ordini provinciali per l’esame delle tematiche indicate a livello locale.“È un risultato molto importante per la professione infermieristica – commenta Barbara Mangiacavalli, presidente FNOPI – perché il lavoro dell’infermiere è sul territorio accanto ai pazienti e al loro domicilio e le reali necessità, l’epidemiologia e l’organizzazione dei servizi per questo sono in capo alle Regioni. Inoltre – prosegue – le Regioni sono i veri ‘datori di lavoro’ dei circa 270mila infermieri che dipendono dalle strutture pubbliche, ma sono anche le istituzioni che conoscendo le necessità locali autorizzano e semmai implementano forme alternative di occupazione come quelle ad esempio della libera professione”.“Per noi – conclude Mangiacavalli – il confronto e l’accordo omogeneo con le Regioni è essenziale per poter disegnare in modo uniforme i nuovi modelli di assistenza e studiare insieme come contrastare in modo organico, non per una sola professione, le carenze che tagli e blocchi del turn over hanno generato. Dalle Regioni dipende il fabbisogno formativo e lo sviluppo di carriera, ma anche i rapporti con le Università che si fissano nei protocolli che queste sottoscrivono con gli Atenei”.

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“L’Ocse conferma: in Italia carenza allarmante di infermieri”

Posted by fidest press agency su sabato, 24 novembre 2018

Il numero di infermieri in Italia per mille abitanti è tra i più bassi dei 35 paesi considerati nel nuovo Rapporto Health at a Glance Europe 2018 appena diffuso, integrato con la banca dati OECD Health Statistics 2018: 5,6 che pone il nostro paese a sette posti dal peggiore (il Messico con 2,9) e ben lontano dalla media Ocse di 9,4. Al contrario, l’Italia è nona su 35 paesi per il numero di medici ogni mille abitanti e così, la proporzione tra infermieri e medici che dovrebbe essere di tre infermieri ogni medico (nell’Ocse la media è 2,87), si ferma inesorabilmente a 1,4, peggiorando l’1,5 registrato l’anno precedente. E si parla solo di medici e infermieri attivi che svolgono cioè davvero la professione (sia in ospedale che fuori e nel privato).“Già il rapporto tra infermieri dipendenti e pazienti che per rivelarsi ottimale nell’assistenza dovrebbe essere di uno a sei – afferma Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini degli infermieri, FNOPI, la maggiore in Italia con i suoi oltre 440mila iscritti -, in Italia è in media di 1 a 11 con punte fino a 17-18 e il rapporto con i medici invece di essere uno a tre si ferma a 1 a 2,5 anche in questo caso con punte che sfiorano la parità (1:1) e un rapporto corretto nelle Regioni benchmark (ma non in tutte le aziende). Se guardiamo l’ultimo dato Ocse ci si rende conto che la maggiore carenza è proprio sul territorio che fa abbassare i valori medi, dove oggi la popolazione ha più bisogno per l’aumento della cronicità e della non autosufficienza legato all’età sempre più avanzata”.
L’Italia infatti ha exploit positivi come quello di essere tra i primi paesi – l’Ocse lo conferma – per aspettativa di vita: quarta dopo Giappone, Svizzera e Spagna con 83,30 anni medi (81 per i maschi e 85,60 per le femmine) e sempre in alta classifica (ma va un po’ peggio come posizione generale) per l’aspettativa di vita a 65 anni.“La FNOPI ha valutato da tempo la necessità di almeno 53mila professionisti infermieri e il dato Ocse conferma la carenza che senza un nuovo modello di assistenza andrà a totale discapito dell’assistenza”.
Un allarme già rilanciato anche dall’Organizzazione mondiale della Sanità a settembre nella sua Assemblea generale: “L’Italia deve affrontare un quadro di malattie croniche legate all’invecchiamento della popolazione che chiedono una risposta assistenziale complessa, proattiva, personalizzata”. E per farlo secondo L’Oms deve rispondere ad alcune sfide tra cui oltre a difendere meglio l’accesso universale all’assistenza, senza disuguaglianze, deve aumentare il numero di infermieri.

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La professione d’infermiere e gli equivoci mediatici

Posted by fidest press agency su sabato, 28 aprile 2018

Ci scrive Barbara Mangiacavalli Presidente Federazione Nazionale Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI): “Noi infermieri iscritti a questa Federazione siamo a volte oggetto di errori mediatici che suscitano grande imbarazzo e risentimento nei professionisti: il termine “infermiere” è utilizzato a vario titolo per indicare operatori di altre professionalità quando questi compiono atti e, spesso, illeciti o reati di varia natura. In sostanza nel mondo sanitario sembrano esistere solo due categorie professionali da citare per i media: medici e infermieri. Indubbiamente dopo la prima richiesta di collaborazione agli organi di stampa si è molto ridotto l’utilizzo improprio del termine “infermiere” che tra l’altro con la Legge n. 3/2018, che ha istituito l’Ordine professionale degli infermieri, ha visto inasprire le pene per chi abusivamente si attribuisce questo tipo di professionalità. Abbiamo appurato che spesso questo errore è legato a esigenze di spazio sui giornali o a semplificazioni eccessive da parte di chi in radio, tv o sul web ha necessità di essere compreso in fretta dal grande pubblico.
Ma questa esigenza non può e non deve legittimare l’attribuzione della professione infermieristica a chi infermiere non è. Il fatto è che in questo modo non si facilita la comprensione, ma si rende al contrario ben più gravoso il compito di chi assiste le persone e ben più difficile da parte delle persone con bisogni di salute sapere esattamente a chi rivolgersi.
Il principale fraintendimento dei mezzi di comunicazione avviene quando si utilizza la qualifica di infermiere, attribuendola erroneamente a personale ausiliario, a operatori sociosanitari. Ad assistenti di base o a operatori tecnici dell’assistenza e per questo scrivo a Lei (e tramite Lei a eventuali sedi distaccate della Sua testata) in quanto responsabile di ciò che da essa viene diffuso, per tentare di scongiurare – anche se la testata da Lei diretta non fosse mai incorsa in questo errore – ulteriori pestaggi mediatici nei confronti di professionisti che, per come operano ogni giorno al fianco dei più deboli, certamente non lo meritano.
I professionisti infermieri chiedono quindi aiuto ai professionisti giornalisti con un fine “preventivo”, che può evitare però a noi tutti di essere indicati come responsabili di comportamenti infamanti anche quando siamo estranei ai fatti, cercando così di tranquillizzare la categoria, ma soprattutto di rasserenare la popolazione sul fatto che davanti ha, se sa riconoscerli, professionisti all’altezza dei suoi bisogni e pronti a prendersi cura di lei.
Maggiore chiarezza che eviterebbe tra l’altro lo spiacevole, quanto inutile seppure necessario ricorso a richieste di rettifica a mezzo stampa – da parte della Federazione e/o dei singoli Ordini provinciali – che dal 2017 in poi sono state almeno dieci, anche se il fenomeno è comunque in calo rispetto agli anni precedenti di oltre il 70% dei casi.
Perciò cerchiamo in poche righe di spiegare la differenza esistente tra la professione di infermiere e le altre attività con cui questa è troppo spesso confusa.
Noi infermieri siamo professionisti laureati responsabili dell’assistenza infermieristica che esplichiamo attraverso valutazioni, interventi e certificazioni competenti e autonome in ambito assistenziale, curativo, riabilitativo, preventivo. Abbiamo l’obbligo già in base a leggi precedenti, ma soprattutto per la legge 3/2018, di iscrizione all’Albo professionale tenuto dall’Ordine, per poter esercitare la professione. Conseguiamo master, laurea magistrale e dottorato di ricerca e svolgiamo funzioni cliniche molto diversificate tra loro con numerose specializzazioni, così come funzioni manageriali (dal coordinamento alla Direzione di strutture complesse), funzioni formative e di ricerca in ambito universitario e non. Seppure in forme diverse e con percorsi professionalizzanti diversi esistono poi una serie di figure dedicate sostanzialmente all’assistenza di base, soddisfacimento di bisogni igienici, di eliminazione e di confort domestico alberghiero, e in alcuni casi di pulizia e manutenzione di utensili, apparecchi, presidi usati dal paziente e dal personale medico e infermieristico per l’assistenza al malato. Al di là del loro valore, riconosciuto dagli infermieri e dagli assistiti e, come nel caso dell’OSS in chiara evoluzione, sono ad oggi figure non professioniste, non iscritte ad Ordini, che lavorano su attribuzione dell’infermiere che rimane il responsabile di riferimento diretto. Per fare un esempio molto pratico, seppur forzato, è come confondere all’interno degli istituti scolastici un insegnante con un operatore scolastico (ex bidello)”.
Sono certa che comprenderà la necessità di questo chiarimento e Le chiedo di nuovo collaborazione per fare il “passo finale” visto il trend positivo registrato e per evitare il ripetersi di tali situazioni, lasciando così a noi infermieri la necessaria serenità nell’attività quotidiana in cui ci prendono cura dei pazienti e la certezza che questi ci riconoscano per quel che siamo e non ci guardino con un sospetto legato in realtà all’agire di altre figure non controllate, non responsabili e che noi, come Ordini professionali, non possiamo neppure sanzionare”. Per la cronaca aggiungiamo che la Federazione di cui la Mangiacavalli è presidente ha inteso parlare anche a nome di tutta la categoria professionale costituita da oltre 440000 infermieri italiani.

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Nuovi ruoli per medici e infermieri

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 novembre 2015

chietiChieti 13 novembre, dalle ore 14 nell’Auditorium Cianfarani del Museo Archeologico “La Civitella” di Chieti, in via G. Pianell, un convegno dedicato a “Professioni sanitarie e sostenibilità del Sistema sanitario nazionale: ostacoli e opportunità”. Una seconda sessione è prevista sabato mattina, 14 novembre, dalle ore 8.30.Sarà anche l’occasione per conoscere lo stato di avanzamento delle controverse riforme, allo studio delle Camere, che riguardano il ruolo di medici e infermieri.
E’ attesa, infatti, la presenza delle Presidenti nazionali dell’Ordine dei Medici, Roberta Chersevani, e dell’Ipasvi, Barbara Mangiacavalli, di parlamentari (Maria Amato, Vittoria D’Incecco), giuristi (Gianfranco Iadecòla, già magistrato di Cassazione, e Luca Benci, docente universitario di professioni sanitarie), amministratori regionali (l’assessore alla Programmazione sanitaria, Silvio Paolucci) e locali.
A fare gli onori di casa saranno i presidenti provinciali dell’Ordine dei Medici, Ezio Casale, e dell’Ipasvi, Giancarlo Cicolini, insieme al rettore dell’Università d’Annunzio, Carmine Di Ilio, e al direttore generale facente funzioni della Asl Lanciano Vasto Chieti, Pasquale Flacco, mentre il sindaco, Umberto Di Primio, rivolgerà il saluto della città.«E’ il momento di guardarsi negli occhi – spiegano Casale e Cicolini – e condividere le responsabilità che derivano dal cambio di prospettiva di una sanità che deve necessariamente riorganizzarsi per essere sostenibile. La riforma delle professioni sanitarie deve, inoltre, essere un’occasione di arricchimento e integrazione tra ruoli e competenze dei professionisti sanitari, in particolare di quelli più rappresentati, ovvero medici e infermieri, piuttosto che un semplice scontro su funzioni che sono ormai tradizionalmente e reciprocamente riconosciute».

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Infermieri, dubbi sulla bozza ministeriale anche dall’Ipasvi

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 aprile 2012

La bozza di proposta che riscrive ruolo e ambiti della professione infermieristica lascia perplessa anche l’Ipasvi. È la sintesi del parere che il presidente della Federazione dei collegi degli infermieri, Annalisa Silvestro, ha trasmesso giovedì al Ministero nell’incontro disertato dalla Fnomceo (impegnata nelle stesse ore in una consultazione con i sindacati medici). «Nel colloquio» spiega Silvestro a Doctornews «abbiamo ribadito i nostri dubbi sul documento e abbiamo chiesto un posticipo di almeno due mesi della scaletta di marcia fissata dal dicastero. Questo per permetterci di avviare una consultazione con la nostra base, in fibrillazione perché colta di sorpresa dalla proposta, messa sul tavolo senza la minima condivisione preventiva». Per il presidente dell’Ipasvi, poi, non c’è nessuna preclusione a partecipare al tavolo che i sindacati dei medici hanno chiesto al Ministro per un confronto a tutto campo sul documento. «Io sono disponibile a discutere con tutti» è, però, il suo avvertimento «ma sia chiaro che qui stiamo parlando di competenze dell’infermiere, non del medico. Quindi l’argomento riguarda innanzitutto noi». Intanto dal fronte delle sigle mediche giungono nuove prese di posizione dopo l’incontro di giovedì in Fnomceo. È il caso di Sumai-Assoprof, che per bocca del suo presidente, Giuseppe Nielfi, critica l’assenza di concertazione sulla bozza ministeriale. «Siamo consapevoli della necessità di una rivisitazione delle competenze della professione infermieristica» spiega Nielfi in un comunicato «ma riteniamo che ciò non si possa realizzare attraverso processi di confronto unidirezionali. Cosa che invece è avvenuta con il documento emerso dal tavolo di lavoro tra ministero della Salute e Regioni, in cui non si è adottato assolutamente un metodo condiviso e da cui è emerso un testo con troppe ombre». Per Sumai, invece, il tema dovrebbe essere affrontato «in modo collegiale, definendo chiaramente le competenze e ricordando che spetta unicamente ai medici la titolarità della diagnosi e della cura e la responsabilità nel percorso clinico-assistenziale».(fonte doctornews33)

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Nas: infermieri, professione con più abusivi

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 marzo 2012

In testa c’è la professione infermieristica, con 1.023 segnalazioni per abusivismo fatte dai carabinieri del Nas all’autorità giudiziaria (su 2.783 totale), seguita da medici (725) e odontoiatri (679). I farmacisti sono al quinto posto, anche se, insieme ai medici (23), hanno visto il maggior numero di arresti (20). I dati fanno riferimento al biennio 2010 e 2011 e sono stati presentati da Paolo Belgi, comandante dei Nas di Milano, in una conferenza stampa. Al quarto posto tra le professioni con più abusivi ci sono i veterinari (105 segnalazioni), seguiti quindi da farmacisti (101), fisioterapisti (98), dietologi (35) e psicologi (17). Il maggior numero di arresti è stato eseguito tra i medici e i farmacisti. Per quanto riguarda poi gli aspetti organizzativi e strutturali di studi e ambulatori medici, l’attività dei Nas nel 2011 ha portato a 2.199 ispezioni e 117 controlli presso laboratori di analisi, riscontrando complessivamente 2.644 violazioni alle norme di settore. Le irregolarità hanno riguardato l’autorizzazione e l’igiene della struttura, le condizioni di sicurezza, la conservazione dei farmaci, la legittimità dell’attività sanitaria. Le infrazioni accertate hanno portato alla segnalazione di 1.235 persone, di cui 989 denunciate alla procura, 15 arrestate, oltre al sequestro di 141 strutture (di cui 5 laboratori di analisi, 45 studi medici, 91 gabinetti odontoiatrici abusivi). La maggior parte delle strutture sequestrate, 141, sono nel Sud Italia, 27 al centro e 3 al Nord. «Quello dell’abusivismo» ha spiegato Belgi «è un fenomeno diffuso tra tutte le professioni sanitarie e in tutta Italia. Come Nas abbiamo attivato una collaborazione con tutti gli ordini a livello nazionale, ma molto importante è anche che i cittadini, se hanno dei dubbi facciano i controlli, consultando il sito dell’ordine professionale, o segnalando anche a noi i loro casi».(fonte farmacista33)

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Arriva la comunicazione di qualità

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 giugno 2011

Da oggi è disponibile un nuovo strumento per tutti gli italiani che ogni giorno si rivolgono alla rete per ottenere informazioni relative alla salute: parte la collaborazione tra la Federazione degli infermieri italiani e il Ministero della Salute, in base alla quale il nuovo portale degli infermieri, presentato oggi alla presenza del Ministro Ferruccio Fazio, diventa un canale ufficiale per la divulgazione ai cittadini dell’informazione sanitaria. Il nuovo portale, arricchito da nuove sezioni e servizi ad hoc specificatamente dedicati sia agli utenti sia agli infermieri stessi, mette a disposizione degli oltre 15 milioni di italiani che giornalmente utilizzano il web come fonte di informazioni relative alla salute il bagaglio di esperienza e competenza degli oltre 390.000 infermieri italiani. Il nuovo portale della Federazione Nazionale dei Collegi IPASVI è accessibile all’indirizzo http://www.ipasvi.it

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Conferenza stampa infermieri

Posted by fidest press agency su martedì, 7 giugno 2011

Roma 8 giugno 2011, alle ore 11.30, nell’Auditorium del Ministero della Salute, Lungotevere a Ripa 1 a Roma la Federazione Nazionale dei Collegi degli Infermieri Italiani (IPASVI) tiene una Conferenza Stampa. All’incontro parteciperanno Ferruccio Fazio, Ministro della Salute, e Annalisa Silvestro, Presidente della Federazione IPASVI. Sarà inoltre possibile seguire la conferenza stampa in diretta streaming collegandosi a http://www.ipasvi.it.

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Gli infermieri celebrano la loro professione

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 maggio 2011

Udine 12 maggio, dalle ore 15.30, Sala Astra del Cinema Visionario (via Asquini, 33) ospiterà il convegno e il successivo dibattito rivolto a infermieri, infermieri pediatrici e assistenti sanitari. Il tema dell’incontro, che sarà introdotto dalla presidente del Collegio Ipasvi di Udine, Sabrina Spangaro, è legato alle sfide attuali dell’assistenza. A portare i loro contributi saranno: Laura Regattin dell’Ass 3 “Alto Friuli”, Ranieri Zuttion dell’Ass. 5 “Bassa Friulana”, il consigliere regionale Paolo Menis. Prima del dibattito finale e della testimonianza portata da alcuni infermieri professionali su innovativi progetti assistenziali applicati nelle loro strutture (Ospedale di Palmanova, Ospedale “Gervasutta” di Udine e “San Giovanni Bosco” di Torino), Elio Drigo del Collegio Ipasvi proporrà una riflessione sull’urgente necessità d’incrementare, nella nostra società, il servizio assistenziale oltre a quello curativo. In chiusura, un momento conviviale.Sono 3.961 (quasi 9.800 in Fvg) gli infermieri della provincia di Udine che celebreranno la loro professione in occasione della Giornata internazionale dell’Infermiere. Un’occasione importante a cui il Collegio Ipasvi di Udine vuole dare la giusta rilevanza con un doppio appuntamento, per riflettere sia con gli operatori del settore sanitario, sia con i cittadini, sul ruolo dell’assistenza infermieristica oggi e sui suoi sviluppi futuri.
Spazio al confronto tra infermieri e cittadini, invece, a partire dalle ore 20.30. «L’obiettivo di questo incontro serale – spiega Spangaro – è quello di far conoscere ciò che succede quotidianamente nel rapporto assistenza-cittadini per vivere e non soltanto sopportare i problemi di salute. Vogliamo far crescere la consapevolezza delle persone e migliorare, in maniera trasparente, l’informazione sullo stato dell’assistenza». Nel corso della serata, sarà presentata nella sua completezza la figura dell’infermiere (formazione e competenze), con spazi dedicati a bloggers, agli interventi di alcuni operatori infermieristici e pazienti assistiti che illustreranno la loro esperienza diretta di rapporto con gli infermieri e l’assistenza.

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Infermieri e programmazione sanitaria

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 aprile 2011

«Gli operatori sanitari si trovano ogni giorno più in difficoltà a rispondere agli emergenti bisogni della popolazione, una popolazione sempre più povera che non riesce a far fronte ai problemi quotidiani», dice Sabrina Spangaro, presidente del Collegio degli infermieri (Ipasvi) della provincia di Udine. «Nei documenti programmatici delle istituzioni preposte, troviamo molte norme a sostegno dei cittadini più deboli, alle quali tuttavia non si accompagnano stanziamenti di risorse economiche e umane che possano realmente sostenere e far applicare quanto legiferato – prosegue -. Le corsie degli ospedali sono sempre più piene di “fuori reparto” poiché mancano posti letti nelle medicine o un’assistenza socio-sanitaria territoriale adeguata a contrastare il ricorso all’ospedalizzazione. Gli infermieri, quotidianamente, si sobbarcano turni aggiuntivi, straordinari e dilazioni delle ferie per far fronte alle emergenze di professionisti in corsia. Ciononostante, il blocco della parte economica contrattuale ha stabilito che, nei prossimi anni, il potere di acquisto dei nostri stipendi sarà ridotto e l’unica risposta che ci si sente dare è che però il posto di lavoro è assicurato.

Da decenni siamo abituati a fornire servizi di qualità – incalza Spangaro -; la sanità regionale per anni è stata un fiore all’occhiello dell’intero panorama nazionale e, spesso, europeo. Il confronto e la condivisione sono elementi essenziali per migliorare quotidianamente e far sentire partecipi tutti i professionisti per la costruzione di una buona sanità. Ma anche questo elemento vacilla – sottolinea la presidente Ipasvi -: tra professionisti e organi politici istituzionali si accentua la difficoltà di dialogo e confronto. Nonostante numerosissime richieste, ai rappresentanti di Ipasvi gli incontri sono sistematicamente negati, e questa incomprensibile chiusura esaspera la crisi che stiamo vivendo. Vogliamo scongiurare che una politica miope, sia essa di destra o di sinistra, distrugga la qualità di vita e di tutela della salute pubblica, costruita insieme con fatica in questi anni. Non siamo numericamente sufficienti a garantire nel quotidiano un’elevata qualità assistenziale. Ma siamo tanti, oltre 10mila in regione: ed è nostro diritto esprimere attraverso il voto amministrativo un’importante forma di apprezzamento o dissenso su quanto accade intorno a noi. Ancora una volta – conclude Spangaro -, l’obiettivo condiviso da tutti e quattro i Collegi Ipasvi provinciali, è quello di tendere una mano al confronto costruttivo con le istituzioni di riferimento, per il bene della sanità pubblica. Ci auguriamo di trovare riposta».

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Mancanza infermieri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 marzo 2011

Cresce il numero di infermieri aderenti al Collegio Ipasvi di Udine (+12), mentre diminuiscono quelli impegnati nelle strutture sanitarie regionali e, quelli operativi, sono sempre più anziani. Su questi numeri si è incentrato il dibattito svoltosi alla recente affollata assemblea degli iscritti all’Ipasvi (3.961 infermieri, assistenti sanitari e infermieri pediatrici) della provincia di Udine, svoltosi all’hotel “Là di Moret” di Udine. «In regione – sottolinea Sabrina Spangaro, presidente dell’Ipasvi provinciale – per garantire un minimo di assistenza infermieristica degna di questo nome, mancano almeno 600 infermieri. Inoltre, a causa del numero chiuso universitario, per i prossimi 5 anni, in regione, non sarà possibile formare più di 1.000 infermieri; quelli che lasceranno il lavoro saranno 3.000». Gli interventi della giornata hanno messo in evidenza il fatto che, in Italia, l’attuale età media degli infermieri si attesta attorno ai 42 anni mentre, nel 2002, era di 38 anni. Il 27% degli infermieri supera l’età di 45 anni; nel 2003 erano il 12%; saranno il 50% tra 10 anni, quando il 39% degli stessi andrà in pensione. Inoltre si sono fatte considerazioni rispetto alle motivazioni per cui il personale infermieristico femminile, decisamente in percentuale maggiore nella popolazione infermieristica complessiva, ricorre al part time. Sono stati presentati alcuni dati rilevati da un’indagine sulla percezione della crisi economica da parte degli infermieri e sulle ricadute che questa crisi comporta. Crisi che, sempre più spesso, sta influendo su scelte che guardano solo all’efficientismo, tralasciando l’aspetto qualitativo del processo assistenziale. «La carenza ormai cronica di infermieri in servizio (in Friuli Vg sono 5,8 ogni 1.000 abitanti, contro i 9,6 della media Ocse) e la crisi dei bilanci sanitari, influiscono sensibilmente sulla qualità dei servizi forniti ai pazienti», conclude la Spangaro. «Nonostante i nostri continui e costanti tentativi di mantenere alta l’attenzione pubblica su tali tematiche, come categoria ci sentiamo abbandonati dalla Regione, il nostro primo ente di riferimento». (sabrina)

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Sit-in infermieri

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 settembre 2010

Roma  5 Ottobre 2010 h 10.00  Piazza Montecitorio. Vi partecipano semplici cittadini, semplici infermieri, ma con ormai queste sole certezze:
• Gli stipendi più bassi d’Europa
• Completa assenza di turnover
• Turni massacranti, orari di lavoro spesso illegali
• Prospettive pensionistiche e di carriera negative.
Nel contempo la preparazione culturale è aumentata: Laura di primo livello; Laurea Magistrale; Master; Dottorato e le specializzazioni anche: Infermieri di Area Critica,  Infermiere Pediatrico, Infermiere Forense, Infermiere di Sala Dialisi, Infermiere di sala Operatoria, Infermiere Geriatrico, Infermiere di Famiglia.
Purtroppo però all’aumentare della preparazione e delle responsabilità, dei rischi connessi alla professione, dei turni dei carichi di lavoro, dovuti al blocco del turn over, non è corrisposto ne un riconoscimento in termini economici, ne in termini sociali!
Chiedono quindi che venga riconosciuto quanto spetta sia in termini di umanizzazione della professione, consentendo turni adeguati e i giusti riposi dopo ogni turno lavorativo. Che vengano riconosciute le  ferie e gli stipendi  che spettano a un professionista della categoria  secondo gli standard della unione europea; assunzione immediata del personale carente in tutte le strutture del paese, per consentire un regolare e legale turn over! Basta! Essere sfruttati e non riconosciuti!!

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Corso aggiornamento infermieri

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 settembre 2010

Scade il 15 settembre il termine per iscriversi alla prima delle giornate formative organizzate dal Collegio Ipasvi di Udine, per l’autunno 2010. Sicurezza dei pazienti e gestione del rischio clinico, gli argomenti delle quattro lezioni previste dal calendario. La prima è in programma mercoledì 29 settembre, dalle ore 15 alle 19 nella sede del collegio Ipasvi di Udine (viale Volontari della Libertà 16/1p/scala A). La partecipazione consente l’acquisizione di 20 crediti Ecm. Per formalizzare l’iscrizione è sufficiente inviare una mail (info@ipasviudine.it), specificando i riferimenti personali e professionali e la data prescelta per la formazione.  Per ulteriori informazioni: http://www.ipasviudine.it.
Durante il corso verranno illustrati i contenuti raccolti nel Manuale SiCure già utilizzato nella prima edizione del corso (2008) frutto di una collaborazione tra il Ministero della Salute, la FnomCeo (Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri) e la Federazione dei Collegi Ipasvi.Gli argomenti della giornata formativa verranno riproposti il 27 ottobre (iscrizioni entro 15/10), il 24 novembre (15/11 termine ultimo per formalizzare la partecipazione), e il 1 dicembre (obbligo di iscrizione entro 15/11 con priorità agli infermieri libero-professionisti).

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Manifestazione nazionale degli infermieri

Posted by fidest press agency su sabato, 26 giugno 2010

Venerdì 2 luglio 2010 si terrà la Manifestazione Nazionale degli Infermieri, organizzata da infermieri autonomi, unitisi tramite il web. La categoria infermieristica, oramai sempre più bistrattata e relegata ad ultima ruota del carro, ha organizzato una manifestazione che si svolgerà in due modalità:
1. Cortei automobilistici autostradali, che partiranno la mattina del 2 luglio da Firenze e da Napoli percorrendo la A1 in direzione di Roma, viaggiando alla velocità minima consentita dal Codice della Strada.
2. Sit-in di protesta a Montecitorio dalle ore 15.30 alle ore 18.30, nel quale verranno rappresentate le realtà lavorative e le condizioni di degrado in cui versa la sanità italiana. Gli infermieri rivendicano la scarsa considerazione a livello Istituzionale, gli stipendi più bassi d’Europa, che in molte realtà non vengono nemmeno elargiti. La completa mancanza di turn-over e la carenza cronica di personale, spesso costringe la categoria a lavorare in condizioni illegali. Tutto questo si ripercuote sulla qualità dell’assistenza e quindi sulla pelle dei cittadini.
Aderiscono alla manifestazione il sindacato autonomo COINA e i sindacati di categoria NursingUp Lazio, NursInd Roma, C.R.A.L. USL9 Grosseto, A.N.P.S.I. – Associazione Nazionale Professionisti Sanitari Inail

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Allarme infermieri al San Camillo

Posted by fidest press agency su martedì, 22 giugno 2010

Roma.  È allarme infermieri al San Camillo Forlanini di Roma, dove il 40% delle 1500 unità che compongono il personale paramedico possiede una certificazione comprovante una qualche patologia e per questo viene sgravato del duro lavoro di corsia a vantaggio di un più leggero incarico in ambulatorio. Allergia al lattice e impossibilità di alzare pesi sono le cause più ricorrenti. La situazione, già grave, è diventata insostenibile dopo il taglio di 172 posti letto voluto dalla direzione sanitaria; fattore che determinerà un carico di lavoro pressoché doppio per il personale totalmente abilitato. Dal coordinamento Rsu fanno sapere che, nonostante l’azienda abbia mandato tutti a visita, sono stati pochi i reintegrati, segno che le patologie ci sono; ma allora, ci si chiede, perché non assumere 600 infermieri totalmente abilitati impiegando gli altri per l’assistenza domiciliare o negli ambulatori del territorio? È di questo avviso anche Roberto Soldà, vicepresidente dell’Italia dei Diritti:  “Sicuramente questi problemi mettono in risalto la necessità di una migliore organizzazione delle risorse umane all’interno del San Camillo Forlanini, perché se questo è il dato, anche se confermato dalle visite mediche, bisognerà ampliare la pianta organica affinché il personale affetto da patologie limitanti possa svolgere un diverso servizio. Sono d’accordo col sindacato – conclude il rappresentante del movimento presieduto da Antonello De Pierro – e, visto che a breve si avranno i rinnovi dei contratti degli operatori sanitari,  mi auguro che venga dato loro un aumento consistente, coerente con l’importanza di un lavoro di cui troppo spesso è stata sottovalutata la durezza”.

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Un francobollo dedicato agli infermieri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 giugno 2010

E’ collegato a un grande progetto di solidarietà. Contraddistinto dal claim “Affranca la vita”, il bollo può essere richiesto in tutti gli uffici postali, negli sportelli filatelici del territorio nazionale e nelle tabaccherie associate alla Fit (Federazione italiana tabaccai), al costo di 60 centesimi di euro. A questo importo viene applicato un sovrapprezzo di 30 centesimi che sarà devoluto a fini benefici per sostenere la ricerca nel campo delle cure oncologiche. Si stima che con una tiratura straordinaria di 13.5 milioni di copie, il francobollo con sovrapprezzo, possa generare risorse per un importo di oltre 4 milioni di euro e ne è già stata autorizzata una eventuale ristampa. Inserito nella serie “Le Istituzioni”, il francobollo raffigura l’immagine rassicurante di un’infermiera che stringe amorevolmente la mano di una paziente. «Attraverso questo francobollo – commenta Sabrina Spangaro, presidente del Collegio Ipasvi di Udine – viene dato un effettivo riconoscimento al ruolo chiave che gli infermieri svolgono a favore della salute dell’intera popolazione. Ogni giorno gli infermieri si fanno carico di molteplici processi assistenziali. Sono presenti in ogni struttura, servizio, unità operativa del sistema sanitario ma anche nelle case dei pazienti ai quali garantiscono un’assistenza di alto livello». Accanto alla figura dell’infermiere, sono stati riprodotti i loghi della Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi (Infermieri professionali, assistenti sanitari e vigilatrici d’infanzia) e dell’organizzazione no profit per la lotta ai tumori del seno “Susan G. Komen for the Cure pink ribbon”. Completano il francobollo, le scritte “Professione infermieristica”, “Pro Lotta ai tumori al Seno”, “Italia” e il prezzo 0,60 + 0,30 euro. All’acquisto dell’emissione, viene proposto in vendita anche il folder illustrativo realizzato dall’Ipasvi nazionale presieduto dalla friulana Annalisa Silvestro.

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