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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Posts Tagged ‘infermieri’

La Federazione degli ordini sulle manifestazioni di piazza degli infermieri

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 ottobre 2020

La Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) ha messo già da tempo nero su bianco otto punti necessari al rilancio della professione, dalla costituzione di un’area infermieristica legata alla peculiarità del lavoro svolto evidenti soprattutto durante la pandemia e il fatto che gli infermieri sono il 61% del personale sanitario del Ssn alla necessità di rivedere le indennità, introducendone alcune analoghe a quelle della dirigenza. E ovviamente alle risorse contrattuali (necessariamente al rialzo, visto che gli infermieri in Italia percepiscono retribuzioni tra le più basse d’Europa).Poi accesso alla dirigenza eliminando discriminazioni tra professioni. È il caso, ad esempio, dell’intramoenia e dell’esclusiva e, ovviamente l’adeguamento degli organici, soprattutto per garantire sul territorio (domicilio, RSA ecc.) la necessaria tutela e assistenza, a fronte di una carenza complessiva di circa 53mila unità, di cui almeno 30mila sul territorio.La Federazione ha già ottenuto una prima integrazione col decreto Rilancio di 9.600 infermieri, ha consentito l’ufficializzazione della figura importantissima per la professione e per gli assistiti dell’infermiere di famiglia/comunità, è intervenuta con successo nelle politiche vaccinali, nell’assistenza nelle scuole e nelle strategie sulle cronicità.La nostra Federazione sostiene chi si impegna a portare avanti queste istanze anche con azioni pacifiche, responsabili e costruttive che si caratterizzano per la volontà di proporre e aprirsi al dialogo, ma sempre guardando a ciò che gli infermieri sono e fanno ogni giorno per la tutela della salute delle persone, senza mai creare ostacoli all’assistenza.Tutti dobbiamo puntare al raggiungimento del massimo livello di professionalità e di assistenza alle persone che sono e dovranno sempre essere il nostro primo, vero, unico, obiettivo.E dobbiamo fare in modo che tutti tengano ben presente un punto fermo: siamo infermieri e senza di noi non c’è salute.

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Una presa di posizione concreta del sindacato infermieri: verso lo sciopero

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 ottobre 2020

Il Presidente Nazionale del Sindacato Infermieri Italiani apre, ma con doverose riserve, al provvedimento che hanno adottato qualche giorno fa le Regioni per dare il via alle procedure previste nel Decreto Rilancio: «Primo passo importante per il processo di regolarizzazione dei precari, allargate le maglie temporali per la stabilizzazione a tutto il 2020 e la platea dei destinatari ora vede compreso tutto il personale, sia dirigente che non dirigente. Ciò nonostante non vediamo nessuna reale sanatoria per quei colleghi, e non sono pochi, che vantano periodi di servizio svolto anche prima del limite dei 5 anni indicati dalle regioni, dice De Palma. Bene l’estensione della validità dei concorsi indetti fino al 2019, ma è da contestare la strada scelta per stabilizzare il personale precario: pare si tratti di una riserva “facoltativa per le aziende sanitarie”, che “possono” riservare ai precari il 50% dei posti dei concorsi. Ma perché persone che hanno già lavorato almeno per 3 anni al servizio delle aziende sanitarie necessitano ancora di “essere messe alla prova? Ci voleva proprio un concorso? E poi non si comprende per quale ragione i posti riservati sono destinati solo al personale “in servizio alla data di pubblicazione della legge e che abbia maturato almeno tre anni di servizio, anche non continuativi, negli ultimi 5 anni”. Ma se le cose stanno così che fine farà tutto il personale che dopo aver lavorato anche molto più di tre anni come precario ha cessato il lavoro poco prima della promulga della legge? E che fine faranno i periodi di servizio di quel personale che ha lavorato come precario per lungo tempo ma “prima dei 5 anni indicati dalle regioni? Non possiamo essere soddisfatti. Con questo documento, ancora non vediamo nessuna organica risoluzione definitiva per le problematiche che ci attanagliano da tempo immemore. Non si intravede nemmeno lontanamente quell’agognato riconoscimento di ruolo a livello contrattuale e quella dignità professionale che meritiamo e chiediamo da anni. Insomma, stiamo attraversando un momento delicatissimo in cui noi infermieri, siamo esposti inevitabilmente di nuovo al rischio di contagio. Si prenda la Campania: i nuovi casi di professionisti sanitari affetti da Covid e rimasti contagiati sul posto di lavoro, a Castellammare, dopo quelli di Napoli, devono far riflettere. E poi, vediamo sempre più spesso giovani senza esperienza o precari di lungo corso, stanchi e logorati, mandati in campo contro “il nemico” per poco più di mille euro al mese. Ma dove siamo finiti? E intanto il resto d’Europa pare almeno in parte avere compreso le esigenze e l’impegno degli infermieri, con la Germania che fa letteralmente “la spesa” in Italia mandandoci le sue agenzie con l’incarico di cercare, proprio in questi giorni, diverse decine di infermieri a cui offrire fino a 3500 euro al mese e addirittura la formazione linguistica retribuita.E allora perchè i nostri giovani a questo punto dovrebbero rimanere in Italia con la prospettiva di un futuro lavorativo così meschino, rischiando anche la propria vita per una paga misera? Per questo, mentre la Campania rischia di implodere e la Germania rappresenta l’isola felice, noi scendiamo in piazza il 15 ottobre e scioperiamo il 2 novembre prossimo, non c’è altra soluzione, per urlare la nostra rabbia e la nostra legittima frustrazione», conclude De Palma.

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Infermieri: manifestazione nazionale il 15 ottobre a Roma

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 ottobre 2020

Raccoglie sempre più consensi e adesioni, e non solo da parte di associazioni e gruppi del mondo infermieristico, la manifestazione nazionale del prossimo 15 ottobre organizzata dal Nursing Up a Roma, nello scenario suggestivo del Circo Massimo.Dopo Infermieri in Cambiamento, i primi a rispondere presente in ordine di tempo all’appello del Presidente Nazionale Antonio De Palma, e l’Aaadi, Associazione Avvocatura Diritto Infermieristico e ancora Coina, Coordinamento Infermieristico Autonomo, nella giornata di ieri è arrivata la conferma che che anche “ADI Famiglie Italiane” sosterrà gli infermieri del Nursing Up nella storica giornata romana, che si annuncia come l’inizio di una grande battaglia, di quell’autunno caldo che porterà i lavoratori della categoria allo sciopero del prossimo 2 novembre, una scelta inevitabile, come ha detto De Palma, dopo l’ennesima mancata risposta agli appelli degli infermieri, con il tentativo di conciliazione al Ministero del Lavoro andato addirittura deserto nell’indifferenza totale del Ministro della Salute Roberto Speranza alle richieste dei lavoratori della categoria.«La presenza di ADI Famiglie Italiane, esordisce De Palma, l’associazione che si occupa di tutelare i diritti delle famiglie dei pazienti che necessitano di assistenza domiciliare, carica di responsabilità ulteriore la nostra missione. La manifestazione del 4 luglio a Milano, a Piazza Duomo, ci ha conferito un mandato a cui non possiamo venire meno. Infermieri da tutta Italia e adesso anche cittadini sosterranno una causa che non è solo la nostra, ma diventa della collettività tutta. La società civile più che mai dimostra di essere dalla nostra parte, di capire e comprendere le nostre istanze, a differenza di un Ministro della salute sordo di fronte alle nostre richieste, dopo che abbiamo retto con le nostre mani gran arte del peso dell’emergenza. Le famiglie dei pazienti che necessitano di assistenza domiciliare chiedono un indispensabile adeguamento contrattuale per i professionisti della nostra categoria, sia quelli che lavorano con partita iva, sia quelli dipendenti della SSN. Un miglioramento delle condizioni lavorative che diventa quindi conditio sine qua non per rendere ancora più efficienti i servizi offerti ai malati costretti a degenza domiciliare. ADI Famiglie Italiane sarà accanto a noi, i cittadini, i parenti dei malati sono al nostro fianco. Noi viviamo ogni giorno il loro dramma, combattiamo con loro e per loro. E a Roma, al Circo Massimo, urleremo insieme la nostra rabbia per chiedere una svolta decisiva nel futuro del mondo infermieristico. Una svolta che è fondamentale alla luce di un sistema sanitario dove al centro di tutto ci sono loro, i pazienti, le cui necessità non vanno dimenticate e accantonate», conclude De Palma.

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Infermieri e pediatri pronti in prima linea per una ripartenza in sicurezza della scuola

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 settembre 2020

“I pediatri di famiglia della Fimp hanno colto il senso della proposta della Federazione nazionale degli Ordini degli infermieri (FNOPI): le famiglie affidano a loro la cura dei propri figli scegliendo lo specialista di fiducia e occorre, come spiega la stessa Fimp che li rappresenta, che i Dipartimenti di Prevenzione individuino figure di raccordo tra la scuola, la famiglia e il medico curante, come gli Infermieri di comunità per garantire che la salute abbia una vera e piena tutela. Di questo ringraziamo la Fimp e assicuriamo tutta la disponibilità della FNOPI a tracciare assieme e con le istituzioni il percorso migliore per un’assistenza della massima qualità ed efficacia e, soprattutto, perché le scuole possano riaprire in piena sicurezza”.
Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche, sottolinea così e rilancia il messaggio che la Federazione italiana medici pediatri ha inviato oggi proprio sul tema del controllo sanitario nelle scuole.“Ha ragione – aggiunge Mangiacavalli – il presidente della Fimp, Paolo Biasci, quando dice ‘Non torniamo indietro e soprattutto non creiamo confusione di ruoli a scapito di bambini e genitori. Dentro quelle classi ci sono i nostri pazienti ed è impensabile affidare ad altre figure professionali non specialistiche, compiti che si collocano tra le nostre responsabilità’. E sono gli infermieri di famiglia e comunità. Anche su questo non c’è da inventare nulla, è già tutto pronto: il decreto rilancio ha introdotto in Italia all’interno dei distretti sanitari proprio la figura dell’infermiere di famiglia e di comunità, e nella comunità rientra a pieno titolo anche la Scuola”.“Questi professionisti all’interno delle scuole, sul campo, – prosegue – promuovono la salute, aiutano gli individui ad avere i mezzi e le conoscenze per un maggior controllo sul loro livello di salute. Avere un professionista infermiere a scuola garantisce il rispetto dei diritti di tutela alla salute e diritto allo studio; trasmette una maggiore sicurezza ai genitori che vedono preso in carico globalmente il proprio figlio e riducono l’assenteismo dovuto alla somministrazione delle terapie. E sarà lo stesso infermiere ad attivare in caso di reale necessità il medico che assiste l’alunno, operando in team con il pediatra di libera scelta all’interno dei Dipartimenti di prevenzione”.
“Bene quindi il messaggio della FIMP e ci auguriamo – conclude la presidente FNOPI – in piena sintonia con loro, che il ministro Speranza, il quale ha dimostrato sempre la capacità di operare a favore della salute dei cittadini, colga questa opportunità innovativa, che garantisce davvero la sicurezza degli alunni e la tutela della loro salute”.

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Noi infermieri italiani siamo tutti Paolo Baldini!

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 agosto 2020

Scrive, tra l’altro, Il Sindacato degli Infermieri Italiani: “Il Signor Matteo Salvini, che tra l’altro nel recente passato aveva mostrato comprensione e solidarietà per la causa degli operatori sanitari, oggi si permette di “snobbare” l’importanza della mascherina rifiutandosi di indossarla in Senato: l’ennesima pugnalata alle nostre spalle da parte di una classe dirigente lontana anni luce da quello che dovrebbe essere il modo corretto e sano di fare politica. Noi, oggi, come Sindacato degli Infermieri Italiani, ci sentiamo in dovere di fare nostri in pieno i sentimenti di frustrazione e dolore di chi assiste ad atteggiamenti del genere.Quella classe politica che dovrebbe fare da garante, tutelare i nostri diritti di uomini e lavoratori, contribuire alla cultura della tutela della salute e che invece si mostra cieca e indifferente di fronte al dolore di chi ha lottato e alle legittime richieste di chi non si rassegna a un destino da “ultimi”.Non ci piace nemmeno che il post di Paolo Baldini, si chiama così l’infermiere milanese di 48 anni che ha legittimamente attaccato Salvini, sia poi diventato uno strumento politico per la “finta” solidarietà dei partiti avversi alla Lega: loro che stanno al Governo la solidarietà dovrebbero dimostrarla ascoltando le richieste di valorizzazione che aggiungono da parte degli infermieri, sarebbe uno dei loro doveri principali, eppure fanno orecchie da mercante; certo, alla fine viene meglio limitarsi ad un pizzico di questa presunta solidarietà, alla fine quella non costa nulla e, soprattutto, aiuta pure a combattere il nemico.E ancora non ci piace nemmeno il recente dietro front del leader del Carroccio, che per salvare la faccia ha esortato i giovani a indossare la mascherina.Non ci stiamo a questo gioco sulla nostra pelle, sulle nostre vite!Noi abbiamo vissuto il Covid voi non sapete nemmeno cosa sia!Noi abbiamo combattuto il Covid, lo abbiamo affrontato da buoni soldati, non sempre uscendo vincitori ma senza mai recedere di un solo passo! Noi che eravamo in trincea senza nemmeno le armi di difesa, noi che dovevamo indossare camici da macellaio quando non avevamo alternative!
Al di sopra di questo squallido teatrino, il volto di noi infermieri sofferenti ma combattivi e mai domi non dovreste dimenticarlo mai! Perchè è il volto di chi ha sorretto con le proprie mani il peso dell’emergenza!

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Salute nelle scuole: infermieri pronti come sempre a fare la loro parte

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 agosto 2020

La scuola è una delle situazioni che attualmente presentano maggiore fragilità e non solo nel caso della pandemia. Attualmente infatti si procede cercando di coinvolgere insegnanti e parenti in un compito di assistenza prettamente sanitario, che necessita di una presenza costante che l’infermiere di comunità, per sua natura, può garantire. E che garantirebbe la necessaria multidisciplinarità essendo in grado, se necessario, di attivare e coinvolgere altri professionisti in base alle eventuali, reali necessità degli alunni.La popolazione dei bambini di età 0-18 anni è pari a circa il 18% della popolazione totale e, nonostante il decremento progressivo delle nascite, sono numerosi i nuovi problemi di salute e di educazione sanitaria dei bambini e delle famiglie che richiedono attenzione con risposte appropriate e uniformi sul territorio nazionale. Va garantita la migliore qualità delle cure, sicurezza negli interventi nonché risposte assistenziali efficaci.Come già gli infermieri fanno in alcuni casi: sono ormai circa due anni che è stato sottoscritto un protocollo d’intesa tra FNOPI e Federazione Diabete Giovanile per l’assistenza ai bambini diabetici nelle scuole. Un’assistenza sia dal punto di vista clinico secondo i bisogni legati a questa patologia, che educativo perché i piccoli non siano condizionati nel loro stile di vita.La presa in carico degli assistiti, territoriale e ospedaliera, deve prevedere un modello che si caratterizzi per la capacità di porre la persona al centro, puntando all’integrazione e alla personalizzazione dell’assistenza.“L’organizzazione di un tale modello – prosegue – richiede l’attivazione di team che includano vari professionisti, ognuno con il proprio ruolo all’interno di un percorso integrato, in grado di prendere in carico la persona. Secondo le esperienze regionali un sistema di questo tipo potrebbe anche garantire iniziative di prevenzione, educazione e promozione della salute e dei corretti stili di vita per incidere precocemente sui determinanti di salute, per ridurre sia l’incidenza delle malattie croniche, sia la progressione della malattia già esistente, attraverso l’impegno di tutti i professionisti coinvolti”.L’Infermiere di famiglia e di comunità già c’è ed è qui anche per questo e la nostra Federazione è pronta al confronto con le istituzioni per normare e organizzare con la massima urgenza legata alle necessità della Scuola questo tipo di assistenza.

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Infermieri under-40 attratti offerte lavoro all’estero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 luglio 2020

«Germania e Regno Unito ci portano via, ogni settimana, ogni mese, decine di giovani valenti colleghi. O forse sarebbe meglio dire che aspirano legittimamente ad inserire nei loro organici le nostre professionalità infermieristiche, tra le più ambite in Europa. Diciamo pure, continua De Palma, che non ci vuole poi molto a convincere un giovane infermiere a decidere di cambiare la sua prospettiva professionale. Sarebbe il caso però di chiedersi, “nelle stanze del potere”, quali sono le ragioni di questa “emorragia che non sembra destinata ad arrestarsi.A parlare, con rabbia e fervore, è Antonio De Palma, Presidente del Nursing Up, Sindacato Infermieri Italiani, che mette in evidenza i rischi concreti di quella che sta diventando, gradualmente nel tempo, una vera e propria “fuga di cervelli” dal nostro Paese.
Ebbene i motivi sono semplici: in Germania, l’ospedale Maria Hillf di Monchengladbach, propone agli infermieri italiani neo assunti, a tempo indeterminato, uno stipendio di 2900 euro lordi al mese, di norma più di 2000 euro netti, quando un nostro infermiere appena assunto guadagna, in media, tra i 1150 e i 1250 euro. Ma vi è di più: tirocinio linguistico addirittura retribuito con alloggio a 1200 euro al mese, nessun obbligo di conoscenza della lingua tedesca all’inizio. Ma qui ti pagano la formazione, ti permettono di ambientarti e di mettere a frutto le tue capacità, ti assumono se sei bravo e se impari la lingua, insomma ti permettono di crescere. E poi si parla di condizioni lavorative che in Italia sembrano una chimera: aggiornamento professionale costante durante l’anno, immaginiamo quindi formazione interna pagata dall’azienda, e poi iniziative collaterali gratificanti dal punto di vista umano, succulenti premi produttività, mensa di qualità e a basso costo, possibilità di svolgere attività sportive. Insomma valorizzazione dell’aspetto professionale ma non solo …Non sarà forse tutto oro quello che luccica, ma vista la situazione della sanità italiana, ci mettiamo nei panni di un giovane trentenne, infermiere già con una buona esperienza: leggendo questa proposta ci vuole poco a convincersi a preparare i bagagli».

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Infermieri di famiglia: Che ruolo dovranno svolgere?

Posted by fidest press agency su martedì, 21 luglio 2020

«L’Infermiere di Famiglia è legge. “Noi del Nursing Up, tuttavia, siamo preoccupati che questa novità possa essere interpretata in senso riduttivo e non è solo quello di tutelare la categoria e far valere i nostri diritti.” Il sindacato nella persona del suo Presidente Nazionale De Palma, dichiara: “Ci sentiamo in dovere, come sindacato, io per primo come Presidente Nazionale, senza prosopopea e con grande umiltà, di mettere al corrente i cittadini sul rischio concreto che stiamo correndo, cioè di perdere una delle occasioni più importanti per uscire dalla mediocrità organizzativa. Continuo a leggere, da più parti, solo ed esclusivamente di passaggi relativi all’infermiere di famiglia legati all’assistenza domiciliare. Non va bene, non è possibile persistere in questa carente informazione. Perchè se si vuole davvero inserire, nei nostri territori regionali, una figura calibrata sul modello anglosassone, che rappresenta uno dei sistemi più funzionali, non possiamo permetterci questo errore gravissimo”. Per il sindacato l’operatività dell’infermiere di famiglia deve prevedere, oltre all’assistenza domiciliare, alla diretta responsabilità e gestione delle attività di assistenza infermieristica di famiglia e delle connesse funzioni, dando opportune indicazioni per la revisione dell’organizzazione del lavoro, e per la creazione di modelli di assistenza infermieristica di famiglia personalizzata. L’infermiere di famiglia ha le carte in regola per operare in un proprio studio ambulatoriale integrato nel complesso sistema delle cure primarie. Nel suo ambulatorio, un servizio che possiamo anche immaginare organizzativamente simile al modello del medico di famiglia, gestito in coordinamento con ASL e Regioni offrirà a tutti i componenti della famiglia, beninteso anche a chi non è costretto a letto o comunque al proprio domicilio, ogni tipologia di prestazione che la legge attribuisce alla responsabilità della professione infermieristica.
In concorso con il medico che esprime una diagnosi, individua la cura, l’infermiere ha il compito di seguire la profilassi della malattia, di prendersi cura della persona, di garantirgli l’alveo delle prestazioni che la legge gli attribuisce la responsabilità di svolgere. Si occupa, solo per esempio, di somministrazione di terapie iniettive, medicazioni, trattamenti post operatori in coordinamento con le strutture ospedaliere e con il medico di famiglia, di garantire assistenza infermieristica globale, quindi con un approccio di tipo olistico al servizio della persona e dell’intera collettività.
L’infermiere di famiglia, operando dal proprio studio/ ambulatorio o a casa nelle famiglie, potrà consentire alle persone che necessitano di prestazioni infermieristiche erogabili in regime non ospedaliero, di evitare di affollare gli ospedali, riducendo finalmente le liste di attesa, i ricoveri inutili e permettendo lo snellimento delle attività dei pronto soccorsi o dei reparti.
In buona sostanza non si tratta solo di piani di assistenza preventiva, curativa e di salvaguardia della salute rientranti nei suoi ambiti di competenza professionale, ma anche educazione alla salute al servizio del cittadino. Mai come in questo momento, con una pandemia appena lasciata alle spalle, con il rischio concreto di una sua riesplosione, gli infermieri di famiglia devono e possono lavorare, di concerto con le ASL, con i medici di base ma anche con centri specializzati nelle attività di formazione ed informazione in ambito sanitario, ad esempio in campagne di sensibilizzazione e conoscenza per la cura e la prevenzione delle maggiori patologie infettive. Potremo vederli impegnati in workshop, meeting destinati alle famiglie, in giornate di educazione alla salute nelle scuole. Immaginiamo i vantaggi che avremmo avuto con infermieri di famiglia in tutta Italia già pronti ad agire prima del Covid-19. Il tutto, a nostro avviso, va verso una medicina del territorio da tempo disattesa e che l’infermiere come figura intermedia tra il medico e il paziente può fare la differenza.

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Sciopero infermieri

Posted by fidest press agency su martedì, 30 giugno 2020

Milano 4 luglio 2020. Tutti in piazza, gli uomini e le donne che hanno difeso la nostra vita contro il covid-19, metteranno in atto una sorta di “flash mob dei flash mob”: ad organizzarlo, con l’energia di sempre, i professionisti del Nursing Up che, assieme a colleghi provenienti da tutte le Regioni, porteranno nelle strade le istanze legittime di chi ha rischiato la propria vita con professionalità, ed umanità da vendere, dimostrando ancora una volta che sotto quel camice batte un cuore forte e generoso.
«Ci avviciniamo ad una data importante nel nostro percorso di lotte per la rivendicazione della nostra valorizzazione di professionisti esemplari, dice De Palma. Ma in questo momento il nemico peggiore che non abbiamo ancora sconfitto è rappresentato dall’indifferenza di una classe politica che ignora sistematicamente le richieste degli infermieri, che ci nega quell’aumento di stipendio che meritiamo da tempo, che non si prodiga nel qualificare con un nuovo percorso giuridico-contrattuale la nostra figura lavorativa. E allora, continua De Palma, mi rivolgo a tutte le associazioni, a tutti i movimenti, a tutte le organizzazioni di infermieri, a tutti i singoli colleghi. Il 4 luglio non sarà solo la manifestazione del Nursing Up, ma la giornata degli infermieri italiani che a voce alta invocano di essere ascoltati e finalmente, si spera, instradati verso i tanti attesi cambiamenti che non possono rimanere solo un urlo nel silenzio. Il 4 luglio, chiosa De Palma, sia l’inizio di una nuova era, l’era di quelli che credono in una professione straordinaria, anche se ingabbiata in un sistema sanitario che, come in un vicolo cieco, non ci consente vie di uscita se non la lotta dura».

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Gli Infermieri oncologici italiani fanno il loro ingresso in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 giugno 2020

Lo scorso aprile il Working Group AIOM Infermieri è entrato ufficialmente a far parte dell’European Oncology Nursing Society (EONS), la più grande Società Scientifica di Infermieristica Oncologica a livello continentale. “È un importante riconoscimento che avviene nel 10° anniversario della fondazione del nostro gruppo all’interno dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) – afferma Rita Reggiani, Coordinatrice del Working Group AIOM Infermieri -. Rappresentiamo gli oltre 350 infermieri iscritti all’AIOM. Questo risultato da oggi permetterà di aprire alle molte possibilità che EONS offre agli Infermieri in termini di aggiornamento, collaborazione, e accesso a finanziamenti di ricerca. Avremo la possibilità di promuovere lo sviluppo di una rete di collaborazioni per condividere la nostra esperienza e competenza con gli Infermieri oncologici in Europa.Siamo sicuri che grazie ad EONS potrà aumentare il riconoscimento del valore e del contributo dell’assistenza infermieristica oncologica in tutta Italia, concentrandosi su competenze infermieristiche specialistiche, ricerca, formazione, leadership clinica, management, e sullo sviluppo delle politiche nazionali.Come dimostrato, da molti dati medico-scientifici, l’oncologia italiana è un’eccellenza del nostro sistema sanitario nazionale. Lavoriamo a fianco di professionisti la cui esperienza è riconosciuta nel mondo. L’ingresso del WGN in EONS potrà fornire agli Infermieri la spinta necessaria verso una ulteriore crescita del nursing oncologico in Italia. Nonostante la formazione specialistica formale per gli infermieri oncologici esista da anni attraverso i master universitari, la pratica, la durata della formazione e il contenuto possono essere drasticamente diversi tra gli atenei. EONS da alcuni anni, ha orientato le sue azioni per arrivare al riconoscimento dell’Infermieristica oncologica come specialità in tutta Europa sulla base di un curriculum educativo comune. Il direttivo WGN è pronto a contribuire nei tavoli dei gruppi di lavoro attivi all’interno di EONS, con l’obiettivo di rafforzare l’Infermieristica nell’ambito delle cure oncologiche offrendo un’assistenza sicura e di qualità alla persona affetta da patologia oncologica”.“La nostra Società Scientifica ha da sempre puntato sulla valorizzazione della figura dell’infermiere oncologico – spiega Giordano Beretta, Presidente Nazionale AIOM -. Siamo profondamente conviti della necessità di una più stretta collaborazione virtuosa tra medici e infermieri. Proprio per questo ogni anno organizziamo corsi di aggiornamento nei vari territori e dedichiamo una parte del nostro congresso nazionale proprio agli infermieri. Da oltre due anni poi gli infermieri collaborano e partecipano alla stesura delle Linee Guida AIOM sulle principali neoplasie. Siamo quindi molto felici che il Working Group Infermieri possa ora portare avanti le sue proposte e progetti anche a livello europeo”.

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“Vogliamo tutta la verità sui contagi e sulle morti degli infermieri”

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 giugno 2020

«Il momento è arrivato, non concediamo più proroghe o appelli. Questo Governo ci deve relazionare sui numeri effettivi dei colleghi infermieri deceduti durante il Covid-19 e deve soprattutto fornirci i dati reali dei contagiati suddivisi per categorie di attività. Abbiamo diritto di sapere, esordisce Antonio De Palma, Presidente del Nursing Up: in un Paese civile, una classe dirigente che si rispetti, ha il sacrosanto compito di andare fino in fondo. E se neanche il Premier Conte e il Ministro della Salute, clamorosamente, non fossero al corrente delle cifre, promuovano subito una inchiesta interna per fare luce su quanto accaduto. Gli organismi di categoria come il nostro, che da sempre si battono per “rendere evidenti” le qualità dei nostri infermieri, professionisti forti, leali coscienziosi, carichi di umanità e doti professionali che mettono in campo a disposizione della salute pubblica, e anche la Fnopi, Federazione Nazionale Ordini Professioni Infemieristiche, vanno messe al corrente prima possibile su quanto è accaduto».I numeri dell’Escalation di contagiati e morti ci proietta oggi, con il senno di poi, in un vero e proprio film horror. I numeri che abbiamo a nostra disposizione sono da bollettino di guerra, ma non ancora sufficienti a capire, ad avere un quadro reale.«Non ci resta che provare a far luce da soli, e per questo abbiamo promosso una nostra inchiesta sindacale», continua De Palma:
4 aprile 2020 – 25 infermieri deceduti, oltre 5.500 contagiati
7 aprile 2020 (appena tre giorni dopo) 26 infermieri deceduti, oltre 6500 contagiati (mille in più in tre giorni).
30 aprile 2020 – 39 infermieri deceduti, 8800 contagiati.
12 maggio 2020 – 40 infermieri deceduti, oltre 12 mila contagiati.
«Ad oggi, secondo i dati Fnopi, gli infermieri iscritti all’Ordine sono circa 450mila, circa la metà del numero degli operatori sanitari complessivi. Di questi 270mila lavorano nel settore sanitario nazionale, il resto sono divisi tra case di cura private, centri per anziani, liberi professionisti ed altri.Guardiamo solo i dati del Lazio, allarmanti a dir poco. E’ quanto emerge da una relazione della Regione di inizio maggio: su 470 casi di contagiati di operatori sanitari, oltre il 50 per cento sono infermieri. E’ ora di farla finita con le mezze parole e le mezze verità, dice il Presidente del Nursing Up. I deceduti ufficiali secondo fonti autorevoli non sarebbero nemmeno 40 bensì ad oggi 42. Tra cui non dimentichiamo i morti per suicidio, 4 e non 2, come si pensava. Ben 4 colleghi si sono tolti la vita perchè non hanno retto allo stress, alla paura, forse alla sopravvenuta malattia.
Ma caro Premier Conte, continua De Palma, non possiamo certo mettere un punto di definitività su questi numeri, di per sé già “ballerini”.Bisogna scavare a fondo anche nel “mondo ancora sommerso” – ma ci piacerebbe tanto sbagliarci su questo – come quello degli infermieri e degli altri operatori sanitari che lavorano fuori dal contesto del sistema sanitario nazionale, ma anche quelli che sono morti durante il periodo di emergenza per cause apparentemente diverse dal Covid 19 e che potrebbero non essere stati nemmeno sottoposti al tampone.
Quanti infermieri sono morti realmente? Quanti contagiati ha avuto L’ ITALIA tra i nostri professionisti e tra gli altri operatori sanitari anche non medici? Vogliamo saperlo adesso, lo chiedono i cittadini e le famiglie di chi ha perso la vita. Lo pretendono quei colleghi che oggi portano ancora sulla pelle i segni della malattia, nonché il trauma da stress, la paura, il dolore.
Questo Governo, conclude De Palma, si metta una mano sul cuore, e racconti ai cittadini italiani i numeri reali di un conflitto contro un nemico invisibile che nessuno potrà mai dimenticare».

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“Nessun miracolo! La Regione Lombardia paga gli infermieri con i soldi che già doveva loro”

Posted by fidest press agency su martedì, 16 giugno 2020

«Hanno voluto evitare di finire sommersi da un mare di polemiche. Hanno compreso che la strada intrapresa, dimezzando il premio per il personale sanitario, avrebbe scatenato un vero e proprio putiferio. Era come camminare a piedi nudi in un percorso pieno zeppo di rovi. E noi come sindacato siamo ben felici, esordisce il Presidente del Nursing Up Antonio De Palma, di non aver firmato né il primo, né questo secondo accordo “toppa”. Se vogliamo, la soddisfazione sta nel fatto che le nostre battaglie, e i fatti lo dicono chiaro, hanno contributo in questi mesi a indurre i politici di turno ad immediati dietro front. Penso ad esempio alla questione dei tagli del personale docente infermieristico, quando il Ministro Manfredi tornò immediatamente sui suoi passi. Ma quanto accaduto in seno alla Regione Lombardia, nel pomeriggio di venerdì, con lo stanziamento di fondi supplementari, fino a toccare un benefit, ricordo una tantum, per infermieri e medici, che sfiora i 1000 euro dai 600 iniziali previsti, non deve far assolutamente gridare al miracolo!», sbotta il leader del Sindacato Infermieri Italiani.
«Da dove arrivano questi soldi? Li hanno forse tirati fuori dal cappello a cilindro per magia, come provetti prestigiatori? Ahimè di giochi di prestigio si tratta, ma tristi e con poca sostanza. Il denaro extra che gli infermieri lombardi protagonisti della lotta al covid si ritroveranno in busta paga faceva già parte di risorse assegnate dal Governo per la spesa del personale, da impiegare nei prossimi mesi dell’anno 2020.
I soldi, continua sarcastico De Palma, non crescono nel “campo dei miracoli”. Ma i personaggi di questa triste favola somigliano però a tanti Pinocchio: e le bugie hanno le gambe corte. I 31,6 milioni di euro extra che saranno elargiti, tolte le tasse, arrivano dal famoso Dl Rilancio, ve lo ricordate vero? Ecco che torna d’attualità: basta leggere l’articolo 2, comma 10 e, conseguentemente, l’articolo 2, comma 6), lett a) del D.L. 18/2020. Ricorderei a questa gente, e anche a chi vuol far credere che sono state individuate risorse aggiuntive per rimediare, rispetto ai fatti che noi ci siamo precipitati a denunciare, che invece si tratta di soldi dei quali il Governo aveva già autorizzato la disponibilità in favore delle Regioni, e che quindi queste avevano già nella loro disponibilità per l’anno 2020 come aumento di spese del personale, peraltro destinate anche ai fondi contrattuali per le condizioni di lavoro e incarichi del personale del comparto sanità, che ora , pertanto, non potranno utilizzare le risorse che sono servite per costruire questa “toppa” . Nulla di aggiuntivo, se non questo. Non ci può che far piacere che gli infermieri che hanno lottato più di altri contro la pandemia abbiamo questi 900-1000 euro che fanno comodo alle loro famiglie. Ma continuiamo a ripeterlo, i premi una tantum non ci bastano. E soprattutto non ci strappiamo i capelli quando appare palese che veniamo pagati con soldi che già ci erano stati destinati», conclude De Palma.

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Covid 19: curare le “ferite” di chi cura

Posted by fidest press agency su domenica, 17 maggio 2020

Medici e infermieri non sono vulnerabili solo rispetto al rischio di contrarre il coronavirus. Anche quando le misure preventive e protettive sono adeguate, restano esposti a un alto livello di stress psicologico, oltre che fisico, e mai quanto ora, hanno bisogno di un supporto psicologico, per far fronte alle difficoltà generate dalla situazione contingente, per evitare lo sviluppo o l’esacerbazione di problemi psicologici.Per questo motivo Boehringer Ingelheim Italia, che fin dall’inizio della pandemia ha dimostrato la propria vicinanza alla popolazione, ai pazienti e a coloro che se ne prendono cura, offrendo il proprio sostegno attraverso diversi iniziative, ha deciso di sponsorizzare un progetto di supporto psicologico rivolto agli operatori sanitari, per permettere loro di elaborare emozioni e stati d’animo vissuti nello svolgimento del servizio emergenziale, offrendo una consulenza specialistica sulla gestione dello stress emotivo, a tutela del loro equilibrio psicofisico.
Il progetto è realizzato dalla Cooperativa Sociale Onlus Spazio IRIS – Istituto di Ricerca e Intervento per la Salute, con l’obiettivo di “trasformare i limiti in risorse”. Spazio IRIS è una Welfare Company che opera nel settore della clinica, della ricerca e della formazione in ambito sanitario, fondata nel 2013 dai dott.ri Luca Granata e Tiziano Schirinzi con l’obiettivo di una realtà creativa e in dialogo costante con la comunità scientifica. Spazio IRIS mantiene da sempre fede ad un pensiero che tenga conto della soggettività della persona visto come primo obiettivo di un buon intervento professionale. Sostanzialmente il lavoro degli psicologi del progetto consiste nell’analizzare le complessità, le difficoltà e le fragilità del singolo, prima che queste si trasformino in problemi. Gli stessi guideranno il medico o l’operatore sanitario nell’individuazione del problema, sviluppando nuove prospettive e percezioni dello stesso e delle proprie risorse per affrontarlo. L’obiettivo finale è accompagnare l’utente fornendo strategie per far fronte alla complessità.In prima battuta sarà attivato, con l’aiuto di alcuni psicologi del centro Spazio IRIS, con competenze specifiche di materia emergenziale e di coaching strategico, un numero verde per rispondere a domande che necessitano di una risposta diretta e immediata, per arginare da subito la situazione. Un triage psicologico capace di accogliere e valutare la situazione dell’utente. Successivamente viene proposto di programmare un minimo di tre incontri virtuali con uno psicologo psicoterapeuta. In questa fase saranno utilizzate tecniche di “coaching breve strategico”, tecniche di gestione emotiva e problem solving con l’obiettivo di lavorare sulle risorse della persona, ottimizzando la capacità di far fronte alla condizione stressante e suggerendo strategie per affrontare le complessità che si presentano sia in ambito lavorativo, che familiare.
Il progetto prevede una durata di tre mesi, in modo da sostenere il medico o l’operatore sanitario per tutto il tempo della finestra emergenziale, mantenendo attivi comportamenti produttivi ed evitando le ricadute.

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Il “Decreto Rilancio sulla sanità” apre le porte al territorio

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 maggio 2020

E lo fa anche secondo alcune linee che la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) chiede ormai da tempo, prevedendo un aumento degli organici. La misura prevista per gli infermieri è di 8 ogni 50mila abitanti: 9.600 in più cioè, circa la cifra che FNOPI aveva già sottolineato come necessaria per dare il via alla figura dell’infermiere di famiglia/comunità durante la pandemia, anche se a regime ne serviranno secondo la Federazione almeno 20mila. In un primo tempo le assunzioni sono previste fino a fine anno, poi dal 2021 saranno stabilizzate a tempo indeterminato.“Questo passo – sottolinea Barbara Mangiacavalli, presidente FNOPI – riconosce la necessità già scritta da Governo e Regioni nel Patto per la salute 2019-2021 di introdurre a pieno titolo la figura dell’infermiere di famiglia/comunità. E non solo come supporto alla prima linea di COVID-19 che si sposta ormai sul territorio, ma anche per l’assistenza sempre necessaria a cronici e fragili non Covid”.Una figura che col Decreto Rilancio viene confermata e istituita “per legge”, aprendo la porta alla sua istituzione omogena su tutto il territorio nazionale per il miglioramento dell’assistenza.Dove l’infermiere di famiglia/comunità è già attivo infatti (ad esempio dal 2004 in Friuli-Venezia Giulia, ma lo ha regolamentato anche la Toscana che lo affianca già in micro-équipe ai medici del territorio e altre Regioni hanno deliberato la sua in introduzione come il Piemonte, la Liguria, il Lazio ecc.) ha già dato risultati eccellenti: riduzione del 20% dei “codici bianchi” al pronto soccorso, del 10% delle ospedalizzazioni, interventi più rapidi sul territorio con una riduzione dei tempi di percorrenza dal 33 al 20%, maggior gradimento dei cittadini.“Questo – aggiunge la presidente FNOPI – è il primo passo: ora si deve proseguire con un modello di assistenza in cui Governo e Regioni prevedano l’organizzazione omogenea sul territorio di queste nuove forze. Un passo a cui deve seguire un ampliamento della figura di questi professionisti che deve essere da subito ben definita, strutturata e riconosciuta a livello formativo. Per farlo la FNOPI è come sempre pronta alla collaborazione più ampia con le istituzioni”.Ma c’è un’ombra secondo FNOPI tra le righe del decreto che va risolta in fretta. Giustissimo e indispensabile prevedere nuovi posti di terapia intensiva: “Non possiamo farci trovare impreparati un’altra volta”, sottolinea Mangiacavalli. Per assicurare l’indispensabile assistenza di cui c’è bisogno in un settore così delicato, è necessario prevedere un ampliamento dell’organico. Gli standard nazionali e internazionali indicano che sono necessari ogni 8 posti letto di terapia intensiva 24 infermieri e 12 ogni 8 posti letto di terapia sub-intensiva: circa 17mila infermieri in più – senza considerare le carenze attuali sotto gli occhi di tutti – in funzione solo dei nuovi posti previsti dal decreto. Secondo gli standard internazionali, ogni infermiere dovrebbe assistere in media non più di sei pazienti per ridurre il rischio di mortalità del 20-30%, ma ci sono regioni dove il rapporto raggiunge 1:16 e comunque non si scende sotto 1:9. E per le terapie intensive il dato è più rigido: un infermiere, ovviamente specializzato nell’emergenza, dovrebbe seguire al massimo poco più di un paziente e due in sub-intensiva per garantire un’assistenza all’altezza della gravità dei ricoveri. Oggi personale a sufficienza non c’è e i pazienti rischiano di restare soli.

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Ma Zingaretti cosa intende fare con gli infermieri idonei?

Posted by fidest press agency su domenica, 10 maggio 2020

Inizia ad essere incomprensibile e inaccettabile l’utilizzo degli infermieri idonei del concorso del Sant’Andrea. Infermieri che hanno superato un concorso, che nel bando prevedeva la stabilizzazione a tempo indeterminato, chiamati un po’ a tempo indeterminato e un po’ a tempo determinato: in entrambe i casi vanno ad arginare sia la carenza del personale sanitario che l’emergenza sanitaria in corso.Ma allora perché, a fronte di una carenza del personale infermieristico ormai sotto gli occhi di tutti, la Regione Lazio continua a chiamare offrendo contratti a tempo determinato a operatori che vengono, tra le altre cose, assegnati direttamente ai reparti Covid?
Quanto accaduto in questo periodo di emergenza ha dimostrato che il SSR, a causa delle scelte politiche discutibili degli ultimi venti anni e del lungo commissariamento, è ormai al collasso.A noi interessa parlare del futuro per far sì che questa fase di emergenza detti una linea di non ritorno al passato. Va ricostruito un servizio sanitario che sia accessibile a tutti e tutte e che abbatta definitivamente precariato, esternalizzazioni e privatizzazioni. È per questo che a sostegno degli idonei della graduatoria Sant’Andrea abbiamo chiesto l’apertura di un tavolo permanente che partendo dalla stabilizzazione a tempo indeterminato degli idonei ricostruisca un Servizio Sanitario con i criteri per cui è nato nel 1978. (by USB Sanità – Lazio)

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COVID-19, Fase 2: la soluzione per l’assistenza sul territorio

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 maggio 2020

Non servono nuove leggi e nuove programmazioni: tutte le soluzioni per la Fase 2 di COVID-19 sono nel Patto per la Salute 2019-2021, approvato in Stato Regioni a fine 2019 e che per la pandemia non ha fatto ancora in tempo a essere del tutto applicato.Nel Patto c’è l’infermiere di famiglia/comunità (IFeC), una figura che l’OMS ha già descritto e introdotto fin dal 2000, ma che nel nostro Paese per ora è solo ufficiale sulla carta, ma non attuata ovunque.Nelle Regioni dove tale ruolo è a pieno regime (poche per il momento, quasi tutte benchmark, e in molte ancora in fase di sperimentazione) i cittadini hanno un punto di riferimento preciso nel loro territorio per qualsiasi necessità assistenziale.I risultati? Dove è già attivo (in Friuli Venezia Giulia ad esempio dove lo è dal 2004, ma così si sta rivelando anche in Toscana e in altre Regioni dove la sua attivazione ha già preso piede prima dell’introduzione nel Patto) sono rilevanti a partire da una risposta immediata e tempestiva alle esigenze della popolazione, che si rivolge al servizio di Pronto Soccorso in modo più appropriato (in un triennio il Friuli VG ha ridotto i codici bianchi di circa il 20%).Poi anche una riduzione dei ricoveri (in quanto si agisce prima che l’evento acuto si manifesti) e quindi riduzione del tasso di ospedalizzazione del 10% rispetto a dove è presente la normale assistenza domiciliare integrata.E l’infermiere di famiglia/comunità è garanzia anche della continuità assistenziale. Se tale figura fosse già stata istituita avremmo avuto una rete adeguata per gran parte delle funzioni assegnate alle USCA per COVID-19 che, ad ogni buon conto, dovrebbero essere formalizzate – come già accade in alcune Regioni come la Toscana – già come micro-équipe medico infermieristiche.
Senza dimenticare la promozione di un rapporto di maggiore fiducia tra infermiere e cittadino, dovuta a una più rilevante prossimità e una migliore offerta assistenziale che va oltre la prestazione erogata, verso una dimensione sociale e relazionale che migliora la qualità di vita dei cittadini. Secondo un’indagine condotta sempre in Friuli-Venezia Giulia sulla qualità percepita dai pazienti e familiari fruitori del servizio, gli utenti sono più che soddisfatti del nuovo servizio: il 93% degli intervistati ritiene che la presenza dell’infermiere di comunità (quali sono le RSA ad esempio) risponda meglio ai propri bisogni assistenziali rispetto al precedente modello di assistenza domiciliare integrata.E per averlo serve un’integrazione degli organici infermieristici ormai all’osso: durante la pandemia i turni sono stati anche oltre le 12 ore.Quanti ne servono? La stima (senza considerare le Regioni in cui è presente un maggior numero di anziani e fragili dove le necessità aumentano) l’ha fatta la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche: sul territorio, per rispondere ai bisogni di salute degli oltre 24 milioni di cittadini con patologie croniche o non autosufficienza, la Federazione nazionale degli infermieri ha calcolato la necessità media di almeno un infermiere ogni 500 assistiti (assistenza continua) di questo tipo: circa 20mila infermieri di famiglia/comunità. Un numero che è desumibile anche calcolando un infermiere di famiglia e comunità ogni 3mila cittadini circa.

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Ufficiali medici, oppure infermieri, oppure operatori logistici sanitari

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 aprile 2020

Con la “Rappresentanza Militare” il gioco era facile. Bastava cambiare configurazione, modificare un termine per fare in modo che gli ufficiali superiori risolvessero il problema (il loro problema) anche quando a rimetterci era la sicurezza (anche economica) del personale, la salute del personale. Ora, con la crescente attività dei sindacati, questi tentativi di “elusione” diventano sempre più difficili. La garanzia, la tutela del personale diventa sempre più concreta. La strada è lunga, me ne rendo conto, ma l’inizio promette bene. Grazie al Sindacato dei Militari, oltre al problema delle acque potabili sulle navi, si sta affrontando e risolvendo anche il problema del servizio sanitario militare. Ed il COCER Carabinieri, in quarantena, continua a sonnecchiare. Ma la cosa peggiore, secondo me, il fatto che per colpa sua è stata messa in quarantena tutta la rappresentanza militare.
Certo, già all’insediamento del comandante generale, ricordo, già il Generale Tullio Del Sette aveva speso profetiche parole di uno che sapeva già come sarebbe andata a finire. Quello che mi rattrista, il fatto che il Comandante Generale “ha vinto facile” a mani basse. Ma queste mie considerazioni non meritano spazio nella storia. Quello che conta è che la rappresentanza militare sia un istituto avviato all’archivio. Al Ministro della difesa, invece, il compito di fornire risposte alle criticità formalmente sollevate dai sindacati dei militari. Questioni “vere” che impattano sul benessere del personale, sulla sua sicurezza.

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Il futuro degli infermieri nelle sette richieste della FNOPI a Governo e Regioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 aprile 2020

La “fase 2” per gli infermieri – quando inizierà – comincia con una lettera inviata dalla Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche a Giuseppe Conte, presidente del Consiglio, Roberto Speranza, ministro della Salute e Stefano Bonaccini, presidente delle Regioni. Ed ecco le sette richieste degli infermieri per un futuro – come promesso – migliore, ma anche per poter assistere da domani, quando l’emergenza sarà passata, chi ne ha bisogno, nel modo più professionale e intenso possibile. Soprattutto sul territorio. Senza mai, come stanno già facendo durante COVID-19 – lasciare solo nessuno.
1. Un‘area contrattuale infermieristica che riconosca peculiarità, competenza e indispensabilità ormai evidenti di una categoria che rappresenta oltre il 41% delle forze del Servizio sanitario nazionale e oltre il 61% degli organici delle professioni sanitarie.
2. Una indennità infermieristica che, al pari di quella già riconosciuta per altre professioni sanitarie della dirigenza, sia parte del trattamento economico fondamentale, non una “una tantum” e riconosca e valorizzi sul piano economico le profonde differenze rispetto alle altre professioni, sempre esistite, ma rese evidenti proprio da COVID-19.
3. Garanzie sull’adeguamento dei fondi contrattuali e possibilità di un loro utilizzo per un’indennità specifica e dignitosa per tutti i professionisti che assistono pazienti con un rischio infettivo.
4. Garanzie di un adeguamento della normativa sul riconoscimento della malattia professionale in caso di infezione con o senza esiti temporanei o permanenti.
5. Immediato adeguamento delle dotazioni organiche con l’aggiornamento altrettanto immediato della programmazione degli accessi universitari: gli infermieri non bastano, ne mancano 53mila ma gli Atenei puntano ogni anno al ribasso.
6. Aggiornamento della normativa sull’accesso alla direzione delle aziende di servizi alla persona: siamo sul territorio, dove l’emergenza ha dimostrato che non è possibile prescindere da una competenza sanitaria di tipo assistenziale a garanzia degli ospiti. Come nelle RSA ad esempio dove si stanno destinando proprio infermieri, quelli del contingente dei 500 volontari scelti dalla Protezione civile, ma anche a domicilio con cronici, anziani, non autosufficienti e così via.
7. E per questo – è la settima richiesta – dare anche agli infermieri pubblici – superando il vincolo di esclusività, un’intramoenia infermieristica già scritta anche in alcuni Ddl fermi in Parlamento che gli consenta di prestare attività professionale a favore di strutture sociosanitarie (RSA, case di riposo, strutture residenziali, riabilitative…), per far fronte alla gravissima carenza di personale infermieristico di queste strutture. Applicando anche nel caso la legge 1 del 2002) di 18 anni fa quindi) che prevedeva prestazioni aggiuntive e possibilità che altro non sono se non il richiamo in servizio di pensionati e contratti a tempo determinato utilizzati una tantum (ma indispensabili a quanto pare) per COVID-19.

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In Italia mancano infermieri per affrontare l’emergenza COVID-19

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2020

In Italia ci sono 20 laureati in scienze infermieristiche ogni mille abitanti, meno della metà della media dei paesi OCSE (43,6), fra i quali ci posizioniamo agli ultimi posti davanti soltanto a Lussemburgo, Turchia, Messico, Grecia e Repubblica Ceca, e il loro numero è in costante calo dal 2013. Il settore infermieristico, inoltre, è uno di quelli in cui l’Italia fa più fatica ad attrarre professionisti dall’estero: gli infermieri che si sono formati in altri paesi sono il 5% del totale, contro il 7% della media OCSE, e i nati all’estero che esercitano la professione in Italia sono il 10,7%, mentre nei paesi OCSE sono pari in media al 16,2%. Il risultato è una carenza di professioni sanitarie infermieristiche che già nel marzo 2019, un anno prima che scoppiasse l’emergenza Coronavirus, ammontava a circa 30.000 unità rispetto al fabbisogno dei cittadini e che, secondo le proiezioni, salirà a quota 58.000 nel 2023, 71.000 nel 2028 e quasi 90.000 nel 2033. La situazione è ancora più critica se si guarda alla disponibilità dei posti letto ospedalieri. Il numero è calato negli anni, passando dai 4,2 letti ospedalieri ogni mille abitanti del 2003, ai 3,2 attuali, a 1,4 punti di distanza dalla media OCSE (4,7 letti) e al 23° posto sui 36 paesi membri. Il dato è ancor più grave se si guarda ai numeri di Germania e Giappone, i paesi più anziani insieme all’Italia e quindi più simili a livello demografico, che si collocano in cima alla classifica con 13,1 e 8 letti ogni mille abitanti. Sono alcuni risultati dell’analisi “Le cifre degli infermieri in Italia ai tempi del Coronavirus” di Randstad Research, il centro di ricerca del Gruppo Randstad dedicato al lavoro del futuro, che ha evidenziato la scarsa preparazione del nostro sistema sanitario ad affrontare l’emergenza, raccogliendo le previsioni di FNOPI (Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche) ISTAT e OCSE. L’analisi sottolinea la grave carenza di infermieri e posti letto ospedalieri e la necessità di affrontare le priorità del sistema sanitario nazionale, evidenti da anni ma rimaste inascoltate, per poter far fronte all’emergenza Coronavirus.Oggi – rileva Randstad Research – sono 351.000 gli addetti alle professioni sanitarie infermieristiche che lavorano in Italia, pari a 5,8 infermieri ogni mille abitanti, a tre punti di distanza dalla media OCSE (8,8) e molto lontani dai paesi membri più virtuosi, Norvegia (prima con 17,7 infermieri ogni mille abitanti), Svizzera (17,2) e Islanda (14,5). Il ritardo appare evidente anche se si considera il rapporto tra numero di medici e numero di infermieri in servizio, che vede l’Italia nelle ultime posizioni con 1,5 infermieri per ogni dottore, contro una media OCSE di 2,7 e a grande distanza dai primi tre paesi membri, Giappone (4,7), Irlanda (4,5) e Finlandia (4,4).www.randstad.it

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Secondo il rapporto OMS tra il 2013 e il 2018 il numero di infermieri nel mondo è aumentato di 4,7 milioni

Posted by fidest press agency su sabato, 11 aprile 2020

Ma questo lascia ancora una carenza globale di 5,9 milioni. In Italia ne mancano almeno 53mila, soprattutto sul territorio, dove anche con COVID si stanno dimostrando le problematicità maggiori. Il decalogo OMS sugli infermieri raccomandato a tutti i Paesi:
Aumentare i finanziamenti per istruire e assumere più infermieri
Rafforzare la capacità di raccogliere, analizzare e agire sui dati sulla forza lavoro sanitaria
Monitorare la mobilità e la migrazione degli infermieri e gestirla in modo responsabile ed etico
Educare e formare gli infermieri nelle competenze scientifiche, tecnologiche e sociologiche di cui hanno bisogno per guidare il progresso nell’assistenza sanitaria primaria
Stabilire posizioni di leadership, tra cui un capo infermiere del governo e sostenere lo sviluppo della leadership tra i giovani infermieri
Garantire che gli infermieri delle squadre di assistenza sanitaria primaria lavorino al massimo delle loro potenzialità, ad esempio nella prevenzione e nella gestione delle malattie non trasmissibili
Migliorare le condizioni di lavoro, anche attraverso livelli di personale sicuro, salari equi e rispetto dei diritti alla salute e alla sicurezza sul lavoro
Implementare politiche della forza lavoro infermieristica sensibile al genere
Modernizzare la regolamentazione infermieristica professionale armonizzando gli standard di istruzione e pratica e utilizzando sistemi in grado di riconoscere ed elaborare le credenziali degli infermieri a livello globale
Rafforzare il ruolo degli infermieri nelle squadre di assistenza mettendo insieme diversi settori (sanità, istruzione, immigrazione, finanza e lavoro) con le parti interessate infermieristiche per il dialogo politico e la pianificazione della forza lavoro.

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