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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘infermieri’

«Il futuro degli infermieri passa attraverso la riforma della sanità territoriale»

Posted by fidest press agency su domenica, 11 luglio 2021

«Lo abbiamo detto, e lo ribadiamo con forza ancora una volta: il futuro della sanità italiana passa inevitabilmente attraverso un concreto piano di rilancio della sanità territoriale, con la costruzione, passo dopo passo, di una concreta progettualità all’interno della quale l’infermiere, a tutti i livelli, possa e debba essere protagonista assoluto, alla luce della sua indiscutibile professionalità.Ma tutto questo certo non basta, se la crescita contrattuale e con essa le legittime aspirazioni economiche degli infermieri italiani restano inesorabilmente ferme al palo. Così come il fin qui disatteso piano di valorizzazione della nostra categoria.Lo confermano i dati della Ragioneria dello Stato, con gli infermieri che vedono aumentare la disparità retributiva con i medici, che invece “veleggiano” verso ben altri traguardi.Così Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up.«Abbiamo letto e abbiamo avuto modo di riflettere sulle recenti dichiarazioni della Presidente della FNOPI Barbara Mangiacavalli, che fa riferimento al ruolo chiave che l’infermiere del presente e del futuro deve ricoprire, nell’ambito della riforma della sanità territoriale, anche nell’ambito del nuovo Piano di Resilienza. Non c’è dubbio alcuno che noi infermieri siamo pronti. Abbiamo le qualità necessarie, nonostante le carenze strutturali con cui siamo alle prese da tempo, per assumere la responsabilità degli Ospedali di Comunità e delle altre strutture a gestione infermieristica, ed è chiaro che tutto questo non può prescindere da un tempestivo e sistematico inserimento degli infermieri di famiglia. Certo non bastano 9600 assunzioni, per di più promesse e rimaste quasi utopia, nell’ambito di un piano che doveva portare i suoi effetti sperati già in tempo di Covid. E invece il Governo ha come al solito lanciato la palla della responsabilità alle Regioni, che fin qui hanno utilizzato solo il 20% delle risorse a disposizione, quindi parliamo di un progetto che non è mai decollato.Ma come si fronteggiano le carenze di personale e come si rimedia in modo radicale agli errori fin qui commessi? Quale è il ruolo chiave, noi ci chiediamo, che deve rivestire chi, sulla base delle proprie funzioni di Ente sussidiario dello Stato, si confronta quotidianamente con le istituzioni ai vari livelli? Certo non quello di limitarsi alle belle parole e alle riflessioni, che senza il pragmatismo dei fatti, seppur veritiere e sacrosante, finirebbero con il diventare mero fumo, se non seguite da una concreta politica dei fatti.Adesso gli infermieri si aspettano che la loro Federazione punti i piedi, ed usi tutti gli strumenti che ha per sensibilizzare Governo e Regioni ad abbandonare una volta per tutte la politica del pressapochismo.Il nuovo PNRR del Governo Draghi, l’atteso Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, dovrebbe prevedere, la nostra speranza è questa, una concreta riforma della sanità territoriale, un salto di qualità indispensabile da mettere in atto, alla luce di un aumento consistente delle risorse, con la dote per l’assistenza domiciliare che sale ufficialmente fino a 4 miliardi di euro. Siamo di fronte ad una occasione da non perdere per il futuro del nostro Sistema Sanitario, ora che finalmente ci sono maggiori risorse economiche. Governo e Regioni incedano di pari passo, e pianifichino sin da subito un piano strategico che si traduca, finalmente, in quell’ambita e tanto decantata missione di rilancio che non può e non deve conoscere tentennamenti di alcun genere».

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Infermieri di famiglia e comunità: la Corte dei conti ne certifica il mancato utilizzo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 giugno 2021

A certificarlo è la Corte dei conti nel suo Rapporto 2021 sul coordinamento della finanza pubblica, dove tra si dice chiaramente che “limitato è il grado di attuazione di misure, quali l’utilizzo degli infermieri di comunità” e “incerti anche i risultati sul fronte del potenziamento dell’assistenza domiciliare o del recupero dell’attività ordinaria sacrificata nei mesi dell’emergenza, che rappresenta forse il maggior onere che la pandemia ci obbliga ora ad affrontare”.La Corte dei conti parla chiaro: 747mila ricoveri in meno e 145 milioni di prestazioni ambulatoriali per i pazienti non Covid saltati per la pandemia e non ancora recuperati, visto che delle risorse stanziate per farlo è stato utilizzato solo il 62% (in alcune Regioni anche meno del 20%).E dei 32mila infermieri impegnati nell’emergenza (soprattutto in ospedale), la maggior parte sono a tempo determinato: il 27,4% hanno avuto un contratto stabile.“L’assistenza sul territorio, ma a che quella in ospedale – afferma Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche – non si può limitare all’emergenza difronte ai milioni di prestazioni ‘saltate’ e che per ora non si accenna a recuperare. Per questo non si può pensare di utilizzare personale assunto in modo precario: è necessario riorganizzare i servizi e integrare gli organici. La carenza di infermieri supera le 60mila unità e il peso si questa situazione si fa sentire in modo sempre più serio sull’assistenza”.“Senza infermieri non c’è salute, ma soprattutto non c’è assistenza h24 – aggiunge Mangiacavalli –. Ora, grazie anche al Recovery Plan che stanzia risorse importanti proprio per implementare le cure di prossimità, il Governo metta in campo tutte le misure per potenziare gli organici infermieristici e per stabilizzarne l’inquadramento contrattuale: oggi la media degli infermieri per mille abitanti è di circa 5,7, mentre nei paesi dell’OCSE supera l’8,5”.

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Infermieri sempre vicini ai pazienti e alle famiglie

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 maggio 2021

“L’obiettivo della Giornata del Sollievo ha detto Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) nel suo intervento alla presentazione della Giornata 2021 – istituita nel 2001 e organizzata dal ministero della Salute, dalla Conferenza delle Regioni e dal Comitato Gigi Ghirotti, è di promuovere e testimoniare, attraverso idonea informazione e tramite iniziative di sensibilizzazione e solidarietà, la cultura del sollievo dalla sofferenza fisica e morale in favore di tutti coloro che stanno ultimando il loro percorso vitale, non potendo più giovarsi di cure destinate alla guarigione”. “Non è, e non deve infatti mai essere possibile rifiutare o interrompere l’assistenza – ha aggiunto – soprattutto in tutte quelle condizioni di perdita di autonomia e di necessità di un supporto compensativo\sostitutivo da parte dell’infermiere. Anche quando il paziente potrà decidere di interrompere o sospendere qualsiasi trattamento gli infermieri continueranno ad esserci e a prendersi cura di lui: gli infermieri in questo ci sono e sono vicini ai pazienti”. Mangiacavalli ha sottolineati che gli infermieri sono i professionisti che spendono più tempo accanto ai pazienti e alle famiglie nei diversi contesti di cura (residenziali, ospedalieri, domiciliari) e questo offre loro l’opportunità di saper e poter cogliere le tante sfumature degli innumerevoli problemi di salute che condizionano la vita di una persona e sulle sofferenze che possono generare, hanno una relazione di continua vicinanza con la persona assistita, in modo specifico in tutte quelle situazioni in cui la stessa non è più in grado di soddisfare i propri bisogni autonomamente, non soltanto perché fisicamente fragile ma spesso anche quando non è più in grado di attribuire a questi atti un senso e uno scopo esistenziale (volontà e conoscenze).“Gli infermieri – ha proseguito la presidente FNOPI – sono coinvolti nell’identificazione, valutazione e monitoraggio delle forme di sofferenza del paziente non solo intese come dolore fisico ma anche come sofferenza globale ed esistenziale. Il dolore è considerato un parametro vitale, in quanto la sua presenza modifica le condizioni fisiche e psichiche della persona, di conseguenza le reazioni alla malattia. Come tale va valutato costantemente, devono essere utilizzati strumenti validati e il processo deve essere documentato”.Secondo la presidente FNOPI l’assistenza infermieristica di qualità è tale se aumenta la dignità delle persone; se ne mantiene lo sviluppo e promuove il sostegno emotivo e il comfort, in modo da migliorare la qualità della vita delle persone assistite e creare un clima favorevole alle cure.Come? “Creando – ha spiegato – un modello in cui i pazienti siano partner responsabili nelle decisioni relative alla loro cura. Il concetto di pianificazione condivisa delle cure presuppone quindi la condivisione delle competenze e conoscenze tra sanitari e paziente stesso; questo processo valorizza l’incontro e l’integrazione di diverse competenze: quelle “scientifiche” che medici, infermieri e l’intero team assistenziale possono mettere a disposizione delle persone e quelle “personali ed individuali” dei pazienti stessi che rispecchiano la loro storia di vita, i loro desideri, preferenze, obiettivi”.

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Allentamento dell’esclusiva, assistenza sul territorio e autonomia della professione infermieristica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 aprile 2021

Tre richieste precise: subito una circolare del ministero della Salute per consentire l’applicazione dell’allentamento dell’esclusiva degli infermieri prevista nel decreto Sostegni, perché possano scendere in campo anche fuori dell’ospedale i 270mila dipendenti che moltiplicherebbero in modo esponenziale le vaccinazioni.Una stabilizzazione dell’allentamento dell’esclusiva che consenta agli infermieri non solo l’intervento nella campagna vaccinale, ma l’assistenza anche sul territorio ai soggetti più fragili, soprattutto a quelli che durante la pandemia sono stati trascurati dai vari livelli di assistenza e che ora vanno recuperati per non mettere a rischio la loro salute.Sul modello già applicato a farmacisti e farmacie, consentire maggiore autonomia agli infermieri che operano sul territorio occupando ogni porzione e spazio del Servizio sanitario nazionale, i quali senza necessità di preparazioni particolari o tutoraggi (sono già vaccinatori da anni nei centri vaccinali) potrebbero allargare la platea dei vaccinati fino al domicilio, a vantaggio soprattutto dei più fragili. In questo modo l’immunità di comunità (o di gregge) entro luglio diventa un traguardo non solo da raggiungere, ma assolutamente raggiungibile. Parla chiaro la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche in una lettera inviata a Draghi, Speranza, Gelmini e per conoscenza Figliuolo, Curcio e Bonaccini: gli infermieri sono vaccinatori da sempre e per professione, ma prevedere il loro intervento solo sulla carta senza dargli il necessario appoggio programmatorio e normativo significa legargli le mani e non consentirgli, nonostante le previsioni, di intervenire come vaccinatori non solo per chi arriva in ospedale o nelle strutture delle aziende sanitarie.“Gli infermieri si sono da subito resi disponibili per un intervento efficiente, efficace e autonomo, in modo anche da lasciare libertà di azione agli altri professionisti coinvolti – conclude Mangiacavalli nella lettera – ma per consentire queste attività è richiesto di apportare le necessarie modifiche alla normativa vigente, oltre che un coordinamento e un monitoraggio sull’attuazione delle norme che non le lascino solo sulla carta, ma le attuino a pieno regime, aumentando l’efficienza del nostro servizio sanitario nazionale”.

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Infermieri: si allenta l’esclusività del rapporto di lavoro

Posted by fidest press agency su domenica, 21 marzo 2021

I dipendenti potranno vaccinare anche dopo il loro orario di lavoro ordinario, moltiplicando esponenzialmente l’offerta e abbattendo le attuali disuguaglianze nell’accesso ai vaccini anche in una stessa area geografica.Oggi infatti gli infermieri dipendenti sono circa 270mila e se solo un terzo di questi dovesse aderire alla campagna vaccinale (ma il numero sarà sicuramente maggiore), ci saranno almeno 90mila vaccinatori in più, in grado, in media, di eseguire 12 vaccinazioni ogni due ore e, quindi, con sole due ore al giorno per cinque giorni a settimana, si potrebbero aggiungere secondo le stime FNOPI a quelle già programmate anche oltre di 5 milioni di vaccinazioni in più ogni settimana. Disponibilità di vaccini permettendo naturalmente e con le necessarie garanzie e tutele legali per i vaccinatori.Questo il risultato dell’introduzione nel decreto Sostegni della previsione di allentare il vincolo di esclusività per gli infermieri dipendenti, dando seguito alla richiesta della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) che nei giorni scorsi ha prospettato e articolato tra le soluzioni possibili per un cambio di passo nella campagna vaccinale, proprio l’allentamento dell’esclusività per gli infermieri, da sempre vaccinatori nei centri vaccinali pubblici.
Grazie a questa nuova possibilità, sarà possibile aumentare la capacità vaccinale del Paese, garantire più equità di accesso ai vaccini e uscire il più rapidamente possibile dalla pandemia.“Accogliamo con soddisfazione la norma richiesta e proposta dalla nostra Federazione di superamento dell’esclusività al ministro della Salute Speranza, alla struttura commissariale del Generale Figliuolo e a tutto il Governo”, ha detto Barbara Mangiacavalli, presidente della FNOPI.
“Siamo certi che questa soluzione sarà in grado di mettere in sicurezza il maggior numero di cittadini possibile ben prima dei tempi finora immaginati”.“Gli infermieri dipendenti – aggiunge – hanno già manifestato la loro piena disponibilità a essere vaccinatori in molte Regioni se fosse stato rimosso lo scoglio dell’incompatibilità a prestazioni extra-azienda da cui dipendono. Gli infermieri ci sono e ci saranno sempre per scrivere la parola fine alla situazione che da oltre un anno vive il Paese e il mondo intero. Come hanno già dimostrato e dimostrano ogni giorno nella pandemia, dove sono i professionisti sempre accanto ai cittadini, a chi soffre, a chi altrimenti sarebbe solo”.

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Il Servizio Sanitario del Lazio “potenziato” diminuendo il numero degli infermieri

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 marzo 2021

Dopo le poche risposte della Regione Lazio sulle assunzioni di personale infermieristico, lunedì 22 febbraio 2021 abbiamo attivato una ricerca per confrontare i dati. Il risultato è sconcertante! La previsione di uscite per pensionamento e quota 100 nel biennio 2019 – 2020 va ben oltre le 4000 unità di personale infermieristico. Consideriamo che con tutta probabilità la pandemia ha aumentato i processi di uscita quota 100 del 2020 e ancora manca tutto il 2021. Lavoratori e lavoratrici che per un anno hanno operato a ritmi folli e che hanno davanti un altro anno in condizioni di lavoro estremo sceglieranno, con molta probabilità, di perdere qualcosa economicamente ma di garantire la propria salute psichica e fisica.
Intanto la graduatoria infermieri del Sant’Andrea è arrivata alla posizione 4780 a tempo indeterminato, ma di questi non tutti sono stati assunti in Regione Lazio. Gli stabilizzati con la riforma Madia, facendo invece già parte del personale ospedaliero, non incidono sulle variazioni.Quindi a conti fatti, numero più numero meno, gli ospedali, le ASL e il servizio di emergenza Ares 118 stanno lavorando con lo stesso numero di personale infermieristico del 2018, che risultava già sottorganico per via del commissariamento e del blocco del turn-over. La condizione è generalizzata, e si allarga ad altre figure professionali e tecniche con graduatorie attive di idonei e le chiamate (dove sono state fatte) risultano ben inferiori alla copertura del turn-over e soprattutto lontane dai numeri previsti nel fabbisogno regionale del triennio 2020-2022 che dovevano servire ad aumentare gli organici. Altro che potenziamento della sanità regionale! Zingaretti e D’Amato hanno sbandierato ai quattro venti le “migliorie” apportate al Servizio Sanitario Regionale. Ottima propaganda politica sulle spalle degli operatori sanitari, delle centinaia di precari chiamati a tempo determinato e messi nei reparti Covid, sui malati non Covid, sui contagiati e soprattutto sui morti, Covid o non Covid. Dove c’è precariato è tutto precario… anche il governo regionale!

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Gli infermieri a Draghi: “valorizzare la professione”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 febbraio 2021

Crescita professionale degli infermieri con il riconoscimento delle loro qualità assistenziali e dell’autonomia necessaria a garantire servizi e assistenza all’altezza di un Servizio sanitario davvero nazionale, universalistico ed equo.Stop al precariato e alle soluzioni emergenziali per quanto riguarda la carenza di organici, che con la pandemia ha mostrato tutti i rischi che comporta per la salute dei cittadini.Nuova governance e nuovo impulso al sistema sanitario, perché cresca intorno alle persone, con contatti e reti di prossimità per i fragili, senza dimenticare i giovani che hanno ormai altrettanti bisogni e rischiano di trasformarsi in “nuovi poveri”.Il tutto grazie a un diverso utilizzo dei fondi del Recovery Plan e all’applicazione reale e immediata delle previsioni del Patto per la salute, riconoscendo l’essenziale apporto che un sistema multiprofessionale sganciato da modelli ormai obsoleti può dare alla crescita non solo della cura e dell’assistenza, ma anche della prevenzione e della tutela reale delle fragilità.La Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), nella sua lettera di benvenuto al premier Mario Draghi, illustra le basi della crescita professionale e del sistema sanitario, con precisi riferimenti agli paesi europei e offrendosi come partner primario per la crescita e la definizione di nuovi modelli che dovranno caratterizzare il sistema salute.“Siamo certi – si legge – che grazie alla Sua prestigiosa esperienza, saprà dare nuova linfa alle strutture e ai professionisti sanitari che fino a oggi hanno fatto di tutto per garantire l’altissima qualità del nostro Servizio sanitario nazionale, ma che ormai sono allo stremo sia economicamente, nonostante le risorse impegnate per la pandemia e le previsioni non del tutto risolutive del PNRR, sia, soprattutto, dal punto di vista degli organici, con gravi ripercussioni non solo sui servizi, ma anche sull’assistenza ai cittadini”.“Gli infermieri – spiega la lettera – nella pandemia si sono dimostrati essenziali per l’assistenza ai pazienti altrimenti soli nelle corsie Covid, si dimostrano fondamentali per il supporto ai malati cronici come sottolineano anche le associazioni di cittadini-pazienti che li rappresentano, sono i naturali controllori della salute scolastica e dell’educazione sanitaria, rappresentano la punta di diamante delle strutture vaccinali, anche se rispetto alle vaccinazioni per la pandemia è stato finora rallentato il loro apporto e intervento”.“Finora – continua la lettera a Draghi – si è parlato più volte, d’intesa con le Regioni, di assicurare un piano di assunzioni straordinarie di medici e infermieri e integrare i servizi sanitari e sociosanitari territoriali, ma la maggior parte di queste intenzioni è rimasta per adesso sulla carta.Si tratta di valori e azioni fondamentali per le quali la FNOPI da anni si batte per dare nuove speranze agli oltre 454mila professionisti infermieri che rappresenta, quale maggior ordine professionale del paese.Professionisti che – conclude – da anni, sono in attesa di una nuova organizzazione del lavoro che riconosca l’alto livello di professionalità ormai raggiunto, cancellando le attuali difformità che non consentono spesso di far gestire nel modo più corretto e meritocratico il personale nelle aziende pubbliche e private accreditate con il Servizio sanitario pubblico”.

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V-Day: infermieri sempre in prima linea

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 dicembre 2020

Claudia Alivernini, 29 anni, infermiera dello Spallanzani di Roma e volontaria nelle Uscar per curare a casa i pazienti fragili, è la prima vaccinata d’Italia contro COVID-19.Un simbolo importante per la professione infermieristica che è anche la prima come numero di contagi (oltre 50mila da inizio pandemia e sono aumentati, in media, di 300 al giorno) e per vicinanza agli ammalati per i quali rappresenta spesso l’unico contatto con il mondo esterno.Gli infermieri, assieme ai medici, sono i primi in tutto il Paese ad aver ricevuto il vaccino. Anche Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini degli infermieri (FNOPI, oltre 454mila iscritti) e direttore sociosanitario dell’ASST Nord Milano è tra questi in Lombardia, dove la scelta è di vaccinare per primi tutti i presidenti degli ordini degli infermieri e dei medici e alcuni personaggi rappresentativi della lotta a Covid-19.Mangiacavalli nella sua funzione non solo è sempre stata in prima linea nella pandemia e ha anche organizzato l’assistenza in una delle aree più colpite d’Italia e, tra queste, in una delle aziende sanitarie di riferimento sia per numero di contagi che per iniziative a favore dei cittadini.In tutta Italia gli infermieri sono stati e sono pronti a vaccinare e farsi vaccinare, da Nord a Sud.In molte Regioni le regole seguite hanno voluto proprio fossero i presidenti degli Ordini di infermieri e medici i primi a cui somministrare il vaccino nel V-Day.Solo per fare alcuni esempi, nella città simbolo soprattutto della prima fase della pandemia, Bergamo, la prima dose è stata riservata a Gianluca Solitro, presidente dell’Ordine provinciale degli infermieri. In generale, la Regione Lombardia ha stabilito che in ogni provincia fossero i presidenti degli Ordini dei medici e degli infermieri i primi a vaccinarsi. Seguendo questo criterio, a Brescia la prima volontaria è stata Stefania Pace, coordinatrice degli Ordini Infermieristici lombardi. Un altro coordinatore regionale, Luciano Clarizia, ha ricevuto la prima dose alle ore 9.40 alla sede regionale della Protezione civile a Palmanova, per il Friuli Venezia Giulia. In Liguria, è stato il San Martino di Genova il centro scelto per i primi vaccini a ospiti di Rsa e operatori sanitari: tra loro, a inaugurare la giornata come “paziente”, è stata la coordinatrice infermieristica Gloria Capriata.In Emilia Romagna il presidente della Regione Stefano Bonaccini, presidente anche della Conferenza delle Regioni, ha deciso di far vaccinare prima tutti gli infermieri che poi dovranno vaccinare tutti gli altri operatori sanitari e soggetti fragili previsti nella prima fase di somministrazione.In Toscana gli operatori saranno vaccinati tutti insieme in una rappresentanza professionale mista non solo di medici e infermieri.Anche a Napoli la prima vaccinata è un’infermiera: Flavia Acunzo, in servizio a tempo determinato al Cardarelli, ma laureata all’Università di Tor Vergata di Roma. In Abruzzo, il presidente dell’Ordine di Teramo, Cristian Pediconi, è stato impegnato come somministratore delle prime fiale vaccinali riservate alla regione e ai suoi colleghi infermieri e la prima vaccinata della Regione è un’infermiera dell’Asl di Teramo, Tiziana Ferreo. In Calabria, a Catanzaro, 11 infermieri del Policlinico Universitario Mater Domini e dell’ospedale “Pugliese” sono stati scelti per sottoporsi al nuovo vaccino.Restando al Sud, sono stati 7 gli infermieri selezionati al Policlinico di Bari per avviare la campagna vaccinale in Puglia, mentre in Sicilia si è partiti dall’Arnas Civico, per poi proseguire, nel pomeriggio, al presidio Pisani ASP, in una Rsa. In Sardegna, a Cagliari, Virginia Boi, referente per la preospedalizzazione al Brotzu, è stata la prima infermiera a ricevere l’immunizzazione nell’isola.In Basilicata il primo vaccinato è un infermiere del Pronto Soccorso del “San Carlo” di Potenza, Felice Arcamone

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Riaperti i concorsi anche ai medici e infermieri stranieri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 novembre 2020

Torino. La Regione Piemonte ha riaperto i concorsi anche ai medici e infermieri stranieri con il permesso di soggiorno per motivi di lavoro senza l’obbligo della cittadinanza come già ha fatto la Regione Umbria. Questo fa onore alla stessa regione piemontese e a tutti i suoi residenti che hanno dimostrato da anni una buona convivenza con i cittadini stranieri e non c’era nessuno motivo di alzare muri contro chi si impegna tutti i giorni curando cittadini italiani e stranieri collaborando con i loro colleghi italiani come hanno dimostrato i medici e professionisti di origine straniera in questi anni arricchendo la sanità italiana rendendola più internazionale e consolidare la sua posizione nel mondo vista anche la preparazione degli stessi medici e professionisti della sanità italiani. Inoltre ringraziamo il Vice Ministro della Salute Pierpaolo Sileri per il suo sostegno pubblicamente a favore della possibilità di coinvolgere tutti i medici nella stessa maniera compreso i medici gli infermieri stranieri senza muri burocratici e calcoli politici senza dividerli di seria A e seria B .cosi Dichiara *Foad Aodi presidente associazione medici di origine straniera in Italia( Amsi) e L’Unione medica euro mediterranea (UMEM) e membro del registro esperti Fnomceo.

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Gli infermieri sono aumentati nell’OCSE, ma non in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 novembre 2020

Sono sempre 5,7 per 1000 abitanti contro una media dei Paesi dell’Organizzazione di 8,2, con tutti gli Stati del Nord Europa al disopra di 10 infermieri ogni 1000 abitanti e solo alcuni dell’est europeo (Slovacchia, Cipro, Polonia, Lettonia, Bulgaria, Grecia, Serbia, Montenegro, Macedonia e Turchia), al di sotto.Eppure, sottolinea l’OCSE nel suo nuovo rapporto Health at a Glance Europe 2020, presentato oggi, “gli infermieri svolgono un ruolo fondamentale nel fornire assistenza negli ospedali e negli istituti di assistenza a lungo termine in circostanze normali, e il loro ruolo è stato ancora più critico durante il COVID-19 pandemia”.La carenza preesistente di infermieri – in Italia storicamente è di almeno 53.000 unità – è stata aggravata durante l’apice della pandemia, anche dal fatto che molti infermieri sono stati infettati dal virus. Nel nostro Paese secondo gli ultimi dati forniti dalla Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) basate sulle rilevazioni e sui rapporti INAIL, sono oltre 28.000 (in aumento) con 49 decessi a oggi.L’Ocse sottolinea che la domanda di infermieri dovrebbe continuare a crescere negli anni per l’invecchiamento della popolazione mentre molti infermieri al contrario si stanno avvicinando all’età della pensione e quindi la forza lavoro rischia di diminuire ancora. Questo preoccupa molti paesi che stanno investendo nella loro formazione e alcuni stanno anche affrontando le attuali carenze assumendo infermieri dall’estero. “Aumentare gli infermieri in attività – scrive l’OCSE – rimane una questione chiave per evitare nella maggior parte dei paesi le carenze attuali e future”.Gli infermieri poi, sono molto più numerosi dei medici nella maggior parte dei paesi dell’UE dove nel 2018, c’erano in media più di due infermieri per medico raggiungendo il rapporto infermiere-medico di circa quattro o più in Finlandia, Lussemburgo, Irlanda, Svizzera, Islanda e Norvegia e di uno a tre in Germania, Francia, Belgio, Paesi Bassi e Slovenia. Ma il rapporto era molto più basso nei paesi dell’Europa meridionale e in Lettonia.In Italia questa proporzione, sempre secondo i nuovi dati OCSE, è invece scesa dall’1,5 dello scorso rapporto a 1,4 e il nostro Paese va meglio, nell’UE, solo di Portogallo, Cipro, Lettonia (dove comunque il rapporto è di 1:3) e Bulgaria e in assoluto in Europa anche di Macedonia (con lo stesso rapporto dell’Italia) e Turchia.In risposta alla carenza di medici, spiega l’OCSE, diversi paesi hanno ha iniziato a implementare ruoli più avanzati per gli infermieri in ospedale e cure primarie e ad esempio le valutazioni di Finlandia, Regno Unito e Irlanda mostrano che gli infermieri specializzati possono migliorare l’accesso ai servizi e ridurre i tempi di attesa, offrendo la stessa qualità di cura dei medici per una serie di pazienti, compresi quelli con patologie di bassa intensità e quelli che necessitano di controlli di routine. Questa impostazione ha anche riscontrato nei paesi OCSE che l’hanno adottata un alto tasso di soddisfazione dei pazienti, mentre l’impatto sui costi ha mostrato una riduzione e comunque nessun innalzamento rispetto al pregresso. “Nel nostro Paese – commenta Barbara Mangiacavalli, presidente FNOPI – finora abbiamo assistito a varie forme di integrazione del personale, dall’utilizzo dei neolaureati per attività che possano liberare infermieri più esperti alle task force mirate della Protezione civile alle quali hanno risposto decine di miglia di infermieri volontari, dalla messa in campo degli infermieri militari all’utilizzo dei liberi professionisti e così via. Ma non sono provvedimenti emergenziali a risolvere la situazione. La Federazione – conclude – è a disposizione delle altre istituzioni per creare in tempi rapidissimi un percorso che integri gli organici quanto più velocemente e correttamente possibile”.

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Infermieri e la specificità della professione

Posted by fidest press agency su martedì, 10 novembre 2020

La competenza e la responsabilità peculiari che il sistema sanitario richiede agli infermieri deve trovare un adeguato riconoscimento sul piano giuridico ed economico.Questo il tema centrale affrontato in un incontro tra la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) e i sindacati Fials, Nursing Up e Nursind.Nell’incontro si è approfondito il tema del grande riconoscimento che è stato accordato dai cittadini e dalle istituzioni agli infermieri nella prima ondata pandemica per quello che sono riusciti a garantire ben al di là dell’obbligo contrattuale, a cui non è seguita una conseguente riconoscimento con atti concreti e nemmeno con progetti da porre in essere.In questa seconda ondata, che appare ancora più pesante della prima, il sistema ha bisogno ancora della competenza, responsabilità degli infermieri: quali strumenti possiamo attivare per avere garanzia di un riconoscimento concreto? Su questo si sono formulate differenti ipotesi e si è attivato un virtuoso confronto che continuerà nei prossimi giorni.Tutto questo nel perseguire obiettivi comuni che partono dalla specificità della professione infermieristica: specificità che non può più essere sottaciuta o non accolta. Altro tema approfondito è quello della carenza di infermieri e di una programmazione realizzata sempre nella sostanza con criteri in grado di non cogliere le vere esigenze dei cittadini. Anche su questo si è concordato che si deve cambiare pagina, la pandemia ha drammaticamente messo in evidenza questo deficit e da questo punto di vista la presa di consapevolezza può dare l’opportunità di un vero cambiamento di prassi.

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COVID e carenza di infermieri

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 novembre 2020

Il virus sta bloccando l’ammissione ai corsi di laurea Magistrale, posticipando l’avvio a marzo dell’a.a. 2020/2021. “Prendiamo atti della situazione che la pandemia ha creato – afferma Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) – ma non può risolversi tutto con un rinvio a marzo, sempre che basti, degli esami di ammissione alle lauree magistrali. È necessario, anzi direi indispensabile visto ciò che gli infermieri stanno facendo e quello che è loro richiesto, avere certezza dell’attivazione test nei primi mesi del 2021 perché non venga perso un anno accademico”.“È necessario – prosegue – tutelare il percorso e la garanzia di poter portare a termine gli studi per la salvaguardia dell’anno accademico. E in questo senso abbiamo richiesto al Ministro Manfredi garanzie della non perdita dell’anno accademico attivando le modalità opportune, modificando il decreto del 28 ottobre scorso in cui si prevede che la prova fissata originariamente per il 30 ottobre relativa alle lauree magistrali sia sospesa e rimandata a data da destinarsi entro marzo 2021.”“E’ un atto importante e una decisione necessaria – aggiunge Mangiacavalli – perché se è vero che le nuove disposizioni sono state adottate per fronteggiare una seconda ondata di contagi, tuttavia è vero anche che il personale sanitario combatte la lotta al Covid-19 da febbraio 2020, dando ogni giorno prova della propria professionalità, per dovere e per passione, in prima linea nell’emergenza sanitaria. Le difficoltà a cui ogni professionista sanitario è stato sottoposto e che oggi si trova a dover affrontare nuovamente sono innumerevoli e le condizioni di lavoro ai limiti del possibile”.“Anche nel nostro Codice deontologico – sottolinea la presidente FNOPI -, c’è l’obiettivo di mantenere e sviluppare conoscenze e competenze: una necessità oggi per ogni professionista della salute, per garantire ai cittadini assistiti la tutela della salute, assicurando l’efficacia e l’appropriatezza delle cure erogate. I limiti derivanti da modelli organizzativi obsoleti e inappropriati e la carenza di personale non devono ridurre l’impegno e il valore dell’aggiornamento, ma, anzi, sono proprio la carenza di professionisti e le conseguenze che ne derivano che impongono, prima di tutto, di garantire elevati e significativi livelli di qualità della formazione. E Covid non può fermare tutto questo che serve alla professione e alla tutela del diritto allo studio, ma soprattutto ai cittadini assistiti per avere difronte un professionista sempre più preparato e capace”.

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Infermieri: Un francobollo dedicato a Florence Nightingale

Posted by fidest press agency su domenica, 1 novembre 2020

Firenze Annullo disponibile allo Spazio Filatelia di Firenze, con una mostra fino all’8 dicembre. Fiori al memoriale in Santa Croce: un omaggio a chi è in prima linea. Dopo dieci anni esatti, un francobollo torna a celebrare la professione infermieristica, in un momento storico segnato dalla pandemia da Coronavirus, ma anche dalla ricorrenza del bicentenario della nascita di Florence Nightingale, e dalla proclamazione – da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – del 2020 come Anno Internazionale dell’Infermiere. Il Ministero per lo Sviluppo Economico ha emesso, con data 29 ottobre, una carta valore appartenente alla serie tematica “Il Senso civico”, su bozzetto di Claudia Giusto, raffigurante in primo piano, sullo sfondo di Ponte Vecchio a Firenze, il ritratto di Nightingale, fondatrice dell’Infermieristica moderna, affiancato dal “Diagramma delle cause di mortalità nell’esercito d’Oriente” elaborato da lei stessa durante la guerra di Crimea sulla base delle sue conoscenze sanitarie e statistiche. In alto, a destra, è riprodotto il logo della Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI), che ha promosso l’iniziativa. “Florence è un’icona, è una presenza preziosissima per Santa Croce che la ricorda nel bicentenario della nascita – sottolinea Irene Sanesi, presidente dell’Opera di Santa Croce -. Questo francobollo suggella il suo ruolo di donna coraggiosa, anticipatrice dei tempi e fondatrice della moderna Scienza infermieristica”.È un caso molto raro che una carta valore postale dello Stato italiano venga dedicata a un cittadino straniero, sebbene Nightingale sia nata nel nostro Paese (nel 1820) e vi sia tornata grazie a due lunghi viaggi ben documentati (1837/38 e 1847/48), che hanno gettato le basi delle sue conoscenze sociali e scientifiche.Per questo motivo, un apprezzamento ufficiale è pervenuto dall’Ambasciatore Britannico in Italia, Jill Morris, che ha inviato un videomessaggio di vicinanza e affetto rivolto a tutti gli infermieri. “La nostra Florence è altrettanto vostra”, afferma.Il francobollo è stato salutato con favore anche dal museo dedicato a Florence Nightingale, a Londra, che ha concesso i diritti di riproduzione dell’immagine. Il direttore David Green si è dice “davvero grato per tutto il lavoro che in Italia è stato fatto per aiutarci a ricordare Florence in quest’anno così speciale, in particolare per tutti gli infermieri”.Per l’occasione, grazie alla costanza e alla passione per la filatelia nata in seno all’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Carbonia-Iglesias, è stato anche possibile riunire, per la prima volta, l’intera collezione di tutti i francobolli dedicati a Florence Nightingale ed emessi nel corso degli anni dai servizi postali di ogni parte del mondo.Il francobollo e i prodotti filatelici correlati saranno disponibili anche presso gli Uffici Postali con sportello filatelico di Genova, Milano, Napoli, Roma, Roma 1, Torino, Trieste, Venezia, Verona e sul sito poste.it

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La Federazione degli ordini sulle manifestazioni di piazza degli infermieri

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 ottobre 2020

La Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) ha messo già da tempo nero su bianco otto punti necessari al rilancio della professione, dalla costituzione di un’area infermieristica legata alla peculiarità del lavoro svolto evidenti soprattutto durante la pandemia e il fatto che gli infermieri sono il 61% del personale sanitario del Ssn alla necessità di rivedere le indennità, introducendone alcune analoghe a quelle della dirigenza. E ovviamente alle risorse contrattuali (necessariamente al rialzo, visto che gli infermieri in Italia percepiscono retribuzioni tra le più basse d’Europa).Poi accesso alla dirigenza eliminando discriminazioni tra professioni. È il caso, ad esempio, dell’intramoenia e dell’esclusiva e, ovviamente l’adeguamento degli organici, soprattutto per garantire sul territorio (domicilio, RSA ecc.) la necessaria tutela e assistenza, a fronte di una carenza complessiva di circa 53mila unità, di cui almeno 30mila sul territorio.La Federazione ha già ottenuto una prima integrazione col decreto Rilancio di 9.600 infermieri, ha consentito l’ufficializzazione della figura importantissima per la professione e per gli assistiti dell’infermiere di famiglia/comunità, è intervenuta con successo nelle politiche vaccinali, nell’assistenza nelle scuole e nelle strategie sulle cronicità.La nostra Federazione sostiene chi si impegna a portare avanti queste istanze anche con azioni pacifiche, responsabili e costruttive che si caratterizzano per la volontà di proporre e aprirsi al dialogo, ma sempre guardando a ciò che gli infermieri sono e fanno ogni giorno per la tutela della salute delle persone, senza mai creare ostacoli all’assistenza.Tutti dobbiamo puntare al raggiungimento del massimo livello di professionalità e di assistenza alle persone che sono e dovranno sempre essere il nostro primo, vero, unico, obiettivo.E dobbiamo fare in modo che tutti tengano ben presente un punto fermo: siamo infermieri e senza di noi non c’è salute.

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Una presa di posizione concreta del sindacato infermieri: verso lo sciopero

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 ottobre 2020

Il Presidente Nazionale del Sindacato Infermieri Italiani apre, ma con doverose riserve, al provvedimento che hanno adottato qualche giorno fa le Regioni per dare il via alle procedure previste nel Decreto Rilancio: «Primo passo importante per il processo di regolarizzazione dei precari, allargate le maglie temporali per la stabilizzazione a tutto il 2020 e la platea dei destinatari ora vede compreso tutto il personale, sia dirigente che non dirigente. Ciò nonostante non vediamo nessuna reale sanatoria per quei colleghi, e non sono pochi, che vantano periodi di servizio svolto anche prima del limite dei 5 anni indicati dalle regioni, dice De Palma. Bene l’estensione della validità dei concorsi indetti fino al 2019, ma è da contestare la strada scelta per stabilizzare il personale precario: pare si tratti di una riserva “facoltativa per le aziende sanitarie”, che “possono” riservare ai precari il 50% dei posti dei concorsi. Ma perché persone che hanno già lavorato almeno per 3 anni al servizio delle aziende sanitarie necessitano ancora di “essere messe alla prova? Ci voleva proprio un concorso? E poi non si comprende per quale ragione i posti riservati sono destinati solo al personale “in servizio alla data di pubblicazione della legge e che abbia maturato almeno tre anni di servizio, anche non continuativi, negli ultimi 5 anni”. Ma se le cose stanno così che fine farà tutto il personale che dopo aver lavorato anche molto più di tre anni come precario ha cessato il lavoro poco prima della promulga della legge? E che fine faranno i periodi di servizio di quel personale che ha lavorato come precario per lungo tempo ma “prima dei 5 anni indicati dalle regioni? Non possiamo essere soddisfatti. Con questo documento, ancora non vediamo nessuna organica risoluzione definitiva per le problematiche che ci attanagliano da tempo immemore. Non si intravede nemmeno lontanamente quell’agognato riconoscimento di ruolo a livello contrattuale e quella dignità professionale che meritiamo e chiediamo da anni. Insomma, stiamo attraversando un momento delicatissimo in cui noi infermieri, siamo esposti inevitabilmente di nuovo al rischio di contagio. Si prenda la Campania: i nuovi casi di professionisti sanitari affetti da Covid e rimasti contagiati sul posto di lavoro, a Castellammare, dopo quelli di Napoli, devono far riflettere. E poi, vediamo sempre più spesso giovani senza esperienza o precari di lungo corso, stanchi e logorati, mandati in campo contro “il nemico” per poco più di mille euro al mese. Ma dove siamo finiti? E intanto il resto d’Europa pare almeno in parte avere compreso le esigenze e l’impegno degli infermieri, con la Germania che fa letteralmente “la spesa” in Italia mandandoci le sue agenzie con l’incarico di cercare, proprio in questi giorni, diverse decine di infermieri a cui offrire fino a 3500 euro al mese e addirittura la formazione linguistica retribuita.E allora perchè i nostri giovani a questo punto dovrebbero rimanere in Italia con la prospettiva di un futuro lavorativo così meschino, rischiando anche la propria vita per una paga misera? Per questo, mentre la Campania rischia di implodere e la Germania rappresenta l’isola felice, noi scendiamo in piazza il 15 ottobre e scioperiamo il 2 novembre prossimo, non c’è altra soluzione, per urlare la nostra rabbia e la nostra legittima frustrazione», conclude De Palma.

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Infermieri: manifestazione nazionale il 15 ottobre a Roma

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 ottobre 2020

Raccoglie sempre più consensi e adesioni, e non solo da parte di associazioni e gruppi del mondo infermieristico, la manifestazione nazionale del prossimo 15 ottobre organizzata dal Nursing Up a Roma, nello scenario suggestivo del Circo Massimo.Dopo Infermieri in Cambiamento, i primi a rispondere presente in ordine di tempo all’appello del Presidente Nazionale Antonio De Palma, e l’Aaadi, Associazione Avvocatura Diritto Infermieristico e ancora Coina, Coordinamento Infermieristico Autonomo, nella giornata di ieri è arrivata la conferma che che anche “ADI Famiglie Italiane” sosterrà gli infermieri del Nursing Up nella storica giornata romana, che si annuncia come l’inizio di una grande battaglia, di quell’autunno caldo che porterà i lavoratori della categoria allo sciopero del prossimo 2 novembre, una scelta inevitabile, come ha detto De Palma, dopo l’ennesima mancata risposta agli appelli degli infermieri, con il tentativo di conciliazione al Ministero del Lavoro andato addirittura deserto nell’indifferenza totale del Ministro della Salute Roberto Speranza alle richieste dei lavoratori della categoria.«La presenza di ADI Famiglie Italiane, esordisce De Palma, l’associazione che si occupa di tutelare i diritti delle famiglie dei pazienti che necessitano di assistenza domiciliare, carica di responsabilità ulteriore la nostra missione. La manifestazione del 4 luglio a Milano, a Piazza Duomo, ci ha conferito un mandato a cui non possiamo venire meno. Infermieri da tutta Italia e adesso anche cittadini sosterranno una causa che non è solo la nostra, ma diventa della collettività tutta. La società civile più che mai dimostra di essere dalla nostra parte, di capire e comprendere le nostre istanze, a differenza di un Ministro della salute sordo di fronte alle nostre richieste, dopo che abbiamo retto con le nostre mani gran arte del peso dell’emergenza. Le famiglie dei pazienti che necessitano di assistenza domiciliare chiedono un indispensabile adeguamento contrattuale per i professionisti della nostra categoria, sia quelli che lavorano con partita iva, sia quelli dipendenti della SSN. Un miglioramento delle condizioni lavorative che diventa quindi conditio sine qua non per rendere ancora più efficienti i servizi offerti ai malati costretti a degenza domiciliare. ADI Famiglie Italiane sarà accanto a noi, i cittadini, i parenti dei malati sono al nostro fianco. Noi viviamo ogni giorno il loro dramma, combattiamo con loro e per loro. E a Roma, al Circo Massimo, urleremo insieme la nostra rabbia per chiedere una svolta decisiva nel futuro del mondo infermieristico. Una svolta che è fondamentale alla luce di un sistema sanitario dove al centro di tutto ci sono loro, i pazienti, le cui necessità non vanno dimenticate e accantonate», conclude De Palma.

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Infermieri e pediatri pronti in prima linea per una ripartenza in sicurezza della scuola

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 settembre 2020

“I pediatri di famiglia della Fimp hanno colto il senso della proposta della Federazione nazionale degli Ordini degli infermieri (FNOPI): le famiglie affidano a loro la cura dei propri figli scegliendo lo specialista di fiducia e occorre, come spiega la stessa Fimp che li rappresenta, che i Dipartimenti di Prevenzione individuino figure di raccordo tra la scuola, la famiglia e il medico curante, come gli Infermieri di comunità per garantire che la salute abbia una vera e piena tutela. Di questo ringraziamo la Fimp e assicuriamo tutta la disponibilità della FNOPI a tracciare assieme e con le istituzioni il percorso migliore per un’assistenza della massima qualità ed efficacia e, soprattutto, perché le scuole possano riaprire in piena sicurezza”.
Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche, sottolinea così e rilancia il messaggio che la Federazione italiana medici pediatri ha inviato oggi proprio sul tema del controllo sanitario nelle scuole.“Ha ragione – aggiunge Mangiacavalli – il presidente della Fimp, Paolo Biasci, quando dice ‘Non torniamo indietro e soprattutto non creiamo confusione di ruoli a scapito di bambini e genitori. Dentro quelle classi ci sono i nostri pazienti ed è impensabile affidare ad altre figure professionali non specialistiche, compiti che si collocano tra le nostre responsabilità’. E sono gli infermieri di famiglia e comunità. Anche su questo non c’è da inventare nulla, è già tutto pronto: il decreto rilancio ha introdotto in Italia all’interno dei distretti sanitari proprio la figura dell’infermiere di famiglia e di comunità, e nella comunità rientra a pieno titolo anche la Scuola”.“Questi professionisti all’interno delle scuole, sul campo, – prosegue – promuovono la salute, aiutano gli individui ad avere i mezzi e le conoscenze per un maggior controllo sul loro livello di salute. Avere un professionista infermiere a scuola garantisce il rispetto dei diritti di tutela alla salute e diritto allo studio; trasmette una maggiore sicurezza ai genitori che vedono preso in carico globalmente il proprio figlio e riducono l’assenteismo dovuto alla somministrazione delle terapie. E sarà lo stesso infermiere ad attivare in caso di reale necessità il medico che assiste l’alunno, operando in team con il pediatra di libera scelta all’interno dei Dipartimenti di prevenzione”.
“Bene quindi il messaggio della FIMP e ci auguriamo – conclude la presidente FNOPI – in piena sintonia con loro, che il ministro Speranza, il quale ha dimostrato sempre la capacità di operare a favore della salute dei cittadini, colga questa opportunità innovativa, che garantisce davvero la sicurezza degli alunni e la tutela della loro salute”.

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Noi infermieri italiani siamo tutti Paolo Baldini!

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 agosto 2020

Scrive, tra l’altro, Il Sindacato degli Infermieri Italiani: “Il Signor Matteo Salvini, che tra l’altro nel recente passato aveva mostrato comprensione e solidarietà per la causa degli operatori sanitari, oggi si permette di “snobbare” l’importanza della mascherina rifiutandosi di indossarla in Senato: l’ennesima pugnalata alle nostre spalle da parte di una classe dirigente lontana anni luce da quello che dovrebbe essere il modo corretto e sano di fare politica. Noi, oggi, come Sindacato degli Infermieri Italiani, ci sentiamo in dovere di fare nostri in pieno i sentimenti di frustrazione e dolore di chi assiste ad atteggiamenti del genere.Quella classe politica che dovrebbe fare da garante, tutelare i nostri diritti di uomini e lavoratori, contribuire alla cultura della tutela della salute e che invece si mostra cieca e indifferente di fronte al dolore di chi ha lottato e alle legittime richieste di chi non si rassegna a un destino da “ultimi”.Non ci piace nemmeno che il post di Paolo Baldini, si chiama così l’infermiere milanese di 48 anni che ha legittimamente attaccato Salvini, sia poi diventato uno strumento politico per la “finta” solidarietà dei partiti avversi alla Lega: loro che stanno al Governo la solidarietà dovrebbero dimostrarla ascoltando le richieste di valorizzazione che aggiungono da parte degli infermieri, sarebbe uno dei loro doveri principali, eppure fanno orecchie da mercante; certo, alla fine viene meglio limitarsi ad un pizzico di questa presunta solidarietà, alla fine quella non costa nulla e, soprattutto, aiuta pure a combattere il nemico.E ancora non ci piace nemmeno il recente dietro front del leader del Carroccio, che per salvare la faccia ha esortato i giovani a indossare la mascherina.Non ci stiamo a questo gioco sulla nostra pelle, sulle nostre vite!Noi abbiamo vissuto il Covid voi non sapete nemmeno cosa sia!Noi abbiamo combattuto il Covid, lo abbiamo affrontato da buoni soldati, non sempre uscendo vincitori ma senza mai recedere di un solo passo! Noi che eravamo in trincea senza nemmeno le armi di difesa, noi che dovevamo indossare camici da macellaio quando non avevamo alternative!
Al di sopra di questo squallido teatrino, il volto di noi infermieri sofferenti ma combattivi e mai domi non dovreste dimenticarlo mai! Perchè è il volto di chi ha sorretto con le proprie mani il peso dell’emergenza!

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Salute nelle scuole: infermieri pronti come sempre a fare la loro parte

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 agosto 2020

La scuola è una delle situazioni che attualmente presentano maggiore fragilità e non solo nel caso della pandemia. Attualmente infatti si procede cercando di coinvolgere insegnanti e parenti in un compito di assistenza prettamente sanitario, che necessita di una presenza costante che l’infermiere di comunità, per sua natura, può garantire. E che garantirebbe la necessaria multidisciplinarità essendo in grado, se necessario, di attivare e coinvolgere altri professionisti in base alle eventuali, reali necessità degli alunni.La popolazione dei bambini di età 0-18 anni è pari a circa il 18% della popolazione totale e, nonostante il decremento progressivo delle nascite, sono numerosi i nuovi problemi di salute e di educazione sanitaria dei bambini e delle famiglie che richiedono attenzione con risposte appropriate e uniformi sul territorio nazionale. Va garantita la migliore qualità delle cure, sicurezza negli interventi nonché risposte assistenziali efficaci.Come già gli infermieri fanno in alcuni casi: sono ormai circa due anni che è stato sottoscritto un protocollo d’intesa tra FNOPI e Federazione Diabete Giovanile per l’assistenza ai bambini diabetici nelle scuole. Un’assistenza sia dal punto di vista clinico secondo i bisogni legati a questa patologia, che educativo perché i piccoli non siano condizionati nel loro stile di vita.La presa in carico degli assistiti, territoriale e ospedaliera, deve prevedere un modello che si caratterizzi per la capacità di porre la persona al centro, puntando all’integrazione e alla personalizzazione dell’assistenza.“L’organizzazione di un tale modello – prosegue – richiede l’attivazione di team che includano vari professionisti, ognuno con il proprio ruolo all’interno di un percorso integrato, in grado di prendere in carico la persona. Secondo le esperienze regionali un sistema di questo tipo potrebbe anche garantire iniziative di prevenzione, educazione e promozione della salute e dei corretti stili di vita per incidere precocemente sui determinanti di salute, per ridurre sia l’incidenza delle malattie croniche, sia la progressione della malattia già esistente, attraverso l’impegno di tutti i professionisti coinvolti”.L’Infermiere di famiglia e di comunità già c’è ed è qui anche per questo e la nostra Federazione è pronta al confronto con le istituzioni per normare e organizzare con la massima urgenza legata alle necessità della Scuola questo tipo di assistenza.

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Infermieri under-40 attratti offerte lavoro all’estero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 luglio 2020

«Germania e Regno Unito ci portano via, ogni settimana, ogni mese, decine di giovani valenti colleghi. O forse sarebbe meglio dire che aspirano legittimamente ad inserire nei loro organici le nostre professionalità infermieristiche, tra le più ambite in Europa. Diciamo pure, continua De Palma, che non ci vuole poi molto a convincere un giovane infermiere a decidere di cambiare la sua prospettiva professionale. Sarebbe il caso però di chiedersi, “nelle stanze del potere”, quali sono le ragioni di questa “emorragia che non sembra destinata ad arrestarsi.A parlare, con rabbia e fervore, è Antonio De Palma, Presidente del Nursing Up, Sindacato Infermieri Italiani, che mette in evidenza i rischi concreti di quella che sta diventando, gradualmente nel tempo, una vera e propria “fuga di cervelli” dal nostro Paese.
Ebbene i motivi sono semplici: in Germania, l’ospedale Maria Hillf di Monchengladbach, propone agli infermieri italiani neo assunti, a tempo indeterminato, uno stipendio di 2900 euro lordi al mese, di norma più di 2000 euro netti, quando un nostro infermiere appena assunto guadagna, in media, tra i 1150 e i 1250 euro. Ma vi è di più: tirocinio linguistico addirittura retribuito con alloggio a 1200 euro al mese, nessun obbligo di conoscenza della lingua tedesca all’inizio. Ma qui ti pagano la formazione, ti permettono di ambientarti e di mettere a frutto le tue capacità, ti assumono se sei bravo e se impari la lingua, insomma ti permettono di crescere. E poi si parla di condizioni lavorative che in Italia sembrano una chimera: aggiornamento professionale costante durante l’anno, immaginiamo quindi formazione interna pagata dall’azienda, e poi iniziative collaterali gratificanti dal punto di vista umano, succulenti premi produttività, mensa di qualità e a basso costo, possibilità di svolgere attività sportive. Insomma valorizzazione dell’aspetto professionale ma non solo …Non sarà forse tutto oro quello che luccica, ma vista la situazione della sanità italiana, ci mettiamo nei panni di un giovane trentenne, infermiere già con una buona esperienza: leggendo questa proposta ci vuole poco a convincersi a preparare i bagagli».

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