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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 255

Posts Tagged ‘infermieristica’

Corsi di laurea in infermieristica: solo Prof infermieri

Posted by fidest press agency su martedì, 2 giugno 2020

A stabilirlo è il decreto del ministro dell’Università 29 maggio 2020 n. 137 che interviene su sollecitazione della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), a risolvere il problema di docenti non infermieri nei corsi di laurea per gli infermieri.Le premesse del decreto sottolineano e confermano la necessità per i prossimi due anni accademici di facilitare l’accreditamento e aumentare quindi il numero dei corsi universitari snellendone le previsioni quantitative di docenti per ogni corso per poter formare un maggior numero di infermieri da dedicare all’emergenza COVID, ma indicano anche la decisione di “soprassedere” all’inserimento di “due medici ospedalieri da indicare come personale medico di riferimento coinvolto per ogni corso di laurea in infermieristica”.Ma non solo. Il decreto, ancora una volta grazie alla nota FNOPI del 25 maggio scorso indirizzata al ministro dell’Università, esplicitamente citata nelle premesse, stabilisce anche “l’attivazione di un tavolo congiunto Ministero dell’università e della ricerca – Ministero della salute – FNOPI” per un “confronto istituzionale sulla riprogettazione dei percorsi formativi infermieristici, alla luce delle mutate esigenze del Servizio sanitario nazionale”.“Ringraziamo il ministro dell’Università Gaetano Manfredi e il suo staff – sottolinea Barbara Mangiacavalli, presidente FNOPI – per aver valutato con attenzione, dopo le numerose interlocuzioni politiche con la Federazione, il problema dell’introduzione di ’non infermieri’ nei corsi di laurea in infermieristica. E soprattutto di aver accolto la nostra richiesta sulla necessità dell’attivazione di un tavolo di confronto con la sola professione infermieristica per stabilire non solo i presupposti dell’intervento formativo urgente legato alla pandemia, ma la revisione di tutta la formazione universitaria degli infermieri. È questo – conclude Mangiacavalli – uno degli obiettivi principali della politica della Federazione, che ora apre la strada a un’ulteriore crescita oltre che formativa anche professionale e di carriera per la professione infermieristica”.

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Nasce l’Unità infermieristica per COVID-19

Posted by fidest press agency su martedì, 31 marzo 2020

Una task force di infermieri volontari (selezionati in base alle esperienze professionali “ritenute necessarie” tra le domande che arriveranno entro le 20 del 28 marzo) farà parte di “Infermieri per COVID” e saranno destinati dalla Protezione civile alle Regioni più colpite dal coronavirus.A questi infermieri, siano essi dipendenti del Ssn, di strutture private anche non accreditate con questo o liberi professionisti, verranno corrisposti 200 euro al giorno oltre allo stipendio o al guadagno già percepito e se non assicurati in modo specifico a questo ci penserà la Protezione civile che rimborserà loro anche le spese di viaggio.Per far parte della task force non serve l’autorizzazione del servizio sanitario regionale di appartenenza, ma per i dipendenti, con contratti di qualunque tipologia, l’assenso della struttura da cui dipendono.“Una scelta obbligata – commenta Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche – perché si affianca alla task force analoga di 300 medici, professioni tutte che si sono dimostrate sul campo indispensabili per poter affrontare la pandemia, soprattutto nelle Regioni dove ormai si è al punto di saturazione”.“Una scelta naturale – prosegue – vista la visibilità e il coinvolgimento che istituzioni e cittadini riconoscono agli infermieri nell’emergenza. Dove però, purtroppo, oltre il 52% dei professionisti postivi sono nostri iscritti e dove i morti, nonostante l’età media più giovane della categoria, aumentano sempre di più e hanno ben superato i venti”.“Una scelta – aggiunge – che riconosce la necessaria multiprofessionalità essendo le regole del tutto analoghe a quelle dei medici. E di questo dobbiamo ringraziare il ministro della Salute Speranza e la Protezione civile che, insieme, hanno riconosciuta la professionalità e l’indispensabilità del contributo degli infermieri”.“Ora – afferma Mangiacavalli – serve la grande risposta degli infermieri che arriva come al solito ogniqualvolta c’è una chiamata da parte dei cittadini che chiedono aiuto. Ci auguriamo che gli infermieri tengano come sempre la testa alta perché dietro l’ordinanza ci sono loro, i nostri assistiti, quelli che nessun infermiere lascerà mai soli, quelli che sanno di poter contare su di noi, quelli che in questa orribile vicenda hanno visto gli infermieri come unico simbolo di vicinanza e umanità, oltre che di cura e assistenza: tutte prerogative cioè della nostra professione”.

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Carenza infermieristica e pensionamenti

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 ottobre 2018

Con le previsioni attuali della manovra per il 2019 la carenza infermieristica rischia di salire da circa 53mila vuoti di organico a oltre 90mila già nel primo anno di applicazione – il 2019 – del criterio “quota 100” per i criteri di pensionamento.Inoltre – e non è poco – l’aumento promesso del Fondo sanitario nazionale di un miliardo basta a coprire l’esigenza dei servizi, ma le Regioni hanno già calcolato che per contratti degni di questo nome al personale di miliardi ne servono almeno altri due: tre in tutto. Così non sarà possibile farcela e ancora una volta, da dieci anni a questa parte, i professionisti del Ssn, che di questo sono il motore, l’essenza e l’energia vitale, dovranno praticamente lavorare e tenere alto il nome del sistema sanitario solo grazia alla loro volontà personale, come è stato finora.A lanciare l’allarme è la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), che rappresenta gli oltre 440mila infermieri presenti in Italia, di cui circa 270mila alle dipendenze del Servizio sanitario nazionale.“Abbiamo il dovere di sottolineare l’acuirsi di una crisi nella gestione dell’organizzazione e dell’assistenza sanitaria che avrà ripercussioni non solo sulla vita lavorativa dei professionisti, ma soprattutto sulla salute dei pazienti. Per quanto riguarda gli infermieri infatti, se per ognuno ci fossero non più di sei pazienti, la mortalità si abbatterebbe del 20%. Oggi la media è di 11 pazienti per infermiere a fronte della carenza di circa 53mila unità. Domani questa situazione potrebbe quasi raddoppiare e con lei i rischi che ne derivano”. Analizzando le prime ipotesi della manovra 2019 – che dovrà passare comunque il vaglio del Parlamento – per quanto riguarda le risorse per i nuovi contratti 2019-2021 la disponibilità sarebbe per ora di circa 284 milioni per il prossimo anno, mentre le Regioni hanno già sottolineato un fabbisogno di almeno due miliardi.Mantenendo costante la previsione di inflazione media annuale secondo l’indice Ipca (indice europeo) che per il 2019 ipotizza l’1,3%, si avrebbe a fine del periodo triennale un fabbisogno di aumenti pari al 3,9%, rispetto al 3,48% concesso nel contratto 2016-2018 chiuso da poco per il personale.Calcolando tale percentuale sulla retribuzione media degli infermieri nel 2016 (ma i conti andranno fatti su quella 2017 quando il relativo Conto annuale sarà disponibile), la massa degli aumenti per la categoria dovrebbe essere di almeno 343 milioni, già superiore quindi a quanto sarebbe disponibile per tutta la Sanità nella legge di Bilancio 2019.Volendo anche riferirsi agli aumenti per il solo 2019, la somma necessaria sarebbe pari a circa 114 milioni, il 40% circa della disponibilità preventivata.C’è poi il problema della carenza infermieristica vera e propria. Oggi mancano 53mila unità circa, ma con il meccanismo previdenziale a quota 100 rischia di diventare una cifra molto più alta, anche più di un allarme.Gli infermieri interessati dal meccanismo infatti – quelli dai 55 anni in su di età – sono circa 103mila, destinati presto a poter fuoriuscire dal Ssn.Di questi la metà (50.574) sono oltre i 60 anni e ancora tra questi oltre 39mila hanno anche un’anzianità sufficiente a raggiungere quota 100 allo scattare della norma. Una buona notizia per i colleghi che ormai stanchi e a forte rischio inidoneità continuano a garantire l’assistenza, ma un disastro se non si garantisce il ricambio generazionale.Nel 2019 quindi si rischia di raggiungere una carenza infermieristica tra organici già mancanti e nuovi pensionamenti di quasi 90mila infermieri. Un vero e proprio rischio di paralisi per l’assistenza.

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Assistenza infermieristica

Posted by fidest press agency su domenica, 8 marzo 2015

Annalisa SilvestroSono 8.700.000 gli italiani che nel 2014 hanno usufruito di prestazioni di assistenza infermieristica erogate privatamente e hanno speso per queste, di tasca propria, 2,7 miliardi di euro. Di questi, 6.900.000 assistiti hanno chiesto prestazioni una tantum, mentre 2.300.000 hanno avuto bisogno di prestazioni continuative. Ad aver bisogno di un’assistenza che il Servizio Sanitario Nazionale non ha garantito sul territorio sono stati il 44,4% dei non autosufficienti (1.400.000 persone), il 30,7% dei malati cronici (2.800.000) e il 25,7% degli ultrasettantenni (2.300.000).
I dati sono quelli della ricerca del Censis “Infermieri e nuova sanità: opportunità occupazionali e di upgrading. Le prestazioni infermieristiche nella domanda di assistenza sul territorio”, elaborata per la Federazione dei Collegi IPASVI in occasione del XVII Congresso nazionale, che si è aperto oggi a Roma e che per tre giorni vedrà riuniti gli infermieri d’Italia per dibattere sul ruolo di questa figura professionale nella nuova Sanità e per sancire un nuovo Patto per l’assistenza con i cittadini.
Secondo la ricerca, la necessità per le famiglie di contenere le spese – giudicata sottostimata dagli autori dell’indagine per una fetta consistente di prestazioni che sicuramente, per colpa della crisi economica, sono richieste in nero dai cittadini agli stessi operatori – e la propensione a figure professionali non infermieristiche alimenta il fenomeno dell’inappropriatezza delle prestazioni. Oltre 4.200.000 italiani nei dodici mesi precedenti l’intervista del Censis si sono rivolti a figure non infermieristiche (badanti, familiari, conoscenti, etc.) per avere prestazioni di tipo sanitario per varie ragioni: la fiducia nella persona cui si fa ricorso (42%), il costo eccessivo di un infermiere (33,7%), la convinzione che per alcune prestazioni in realtà l’infermiere non sia indispensabile (31,5%). La maggioranza si dichiara tutto sommato soddisfatta delle prestazioni avute, e giudica gli eventuali danni subiti “residuali”.
Tra coloro a cui si è fatto ricorso, le badanti sono una figura emblematica: nelle case in cui lavorano, gestiscono le terapie farmacologiche (88,8%), fanno iniezioni (32,3%), si occupano di eventuali bendaggi e medicamenti (30,4%), intervengono in caso di esigenze sanitarie che di solito richiedono il ricorso a infermieri (20,5%) e gestiscono un catetere (6,2%). Il 51,5% delle persone che impiegano una badante ritengono che la propria badante sia capace di svolgere prestazioni infermieristiche e il 30,6% la considera in grado di intervenire in caso di emergenze sanitarie.
Il 51% degli italiani che ricorre alla badante per prestazioni sanitarie lo fa perché pagare un infermiere in modo continuativo è troppo costoso. Per il 50,9% degli italiani esistono prestazioni semplici (iniezioni o medicazioni), per cui l’infermiere non è indispensabile. Il dato è più elevato tra gli anziani (55,4%), che sono consumatori più intensi di prestazioni infermieristiche.
Dall’indagine Censis emerge anche che esiste una domanda, reale e potenziale, di prestazioni infermieristiche alta e in crescita, e il numero di persone che hanno pagato direttamente di tasca propria è teoricamente ancora molto al di sotto del fabbisogno potenziale di prestazioni sul territorio e a domicilio. Ma nonostante ciò, sono evidenti situazioni di disoccupazione e sottoccupazione di infermieri, che spesso si rivolgono per lavorare a strutture private profit con la conseguenza di ottenere remunerazioni anche molto basse, ma a tariffe tutto sommato elevate per i cittadini.
La colpa di questa situazione è anche del blocco delle assunzioni nel pubblico, che, secondo la ricerca Censis, chiuderebbe molti sbocchi per gli infermieri. «La crisi economica ha danneggiato i cittadini ma anche diversi settori come quello infermieristico, spingendo verso un blocco del turn-over – commenta Carla Collicelli, Vice Direttore Generale del Censis – oggi il mercato è fermo, assunzioni non se ne fanno e i giovani laureati non trovano facilmente sbocchi nel pubblico; d’altra parte l’infermiere si vede prioritariamente come dipendente pubblico e non è particolarmente incline a entrare nel mondo del privato secondo regole precise. Bisognerebbe rafforzare la cultura imprenditoriale quindi: da un lato, le strutture sanitarie pubbliche per prime dovrebbero attivarsi al fine di favorire la continuità assistenziale post-ricovero, dall’altro gli infermieri devono iniziare a far propria l’idea dell’esercizio libero professionale sul territorio che può aprire importanti sbocchi lavorativi e soddisfare la grande domanda».
L’attività libero professionale o autonoma è considerata ancora dagli infermieri “una seconda istanza”, se non addirittura un ripiego, una fase di passaggio verso la “vera occupazione” da dipendente, possibilmente nel pubblico. Così, in attesa di sbocchi migliori, tanti infermieri si collocano in posizione subordinata e di debolezza nell’ambito delle prestazioni infermieristiche di territorio, sviluppando un’attività fondata su reti parentali, relazionali e di vicinato, o accettando collocazioni a basso reddito nelle strutture di intermediazione, dalle cooperative alle agenzie che fanno incontrare la domanda dei cittadini con l’offerta di infermieri. Che la funzione di fare incontrare domanda e offerta sia strategica in questa fase lo testimoniano i dati della ricerca: il 25,4% degli italiani ha difficoltà a trovare un infermiere privato sul territorio in cui vive e molti ricorrono all’intermediazione di reti informali, parenti, amici e conoscenti.
«Dovremmo intervenire nel settore – commenta la senatrice Annalisa Silvestro, Presidente della Federazione IPASVI – per scongiurare quegli atteggiamenti a cui gli assistiti sono costretti per soddisfare il proprio bisogno di assistenza e per evitare che i nostri professionisti si trovino in situazioni di disagio e opacità lavorativa. D’altra parte che l’assistenza sul territorio sia carente e inevasa appare chiaro anche dai dati sull’applicazione del nuovo Patto per la salute, così come è evidente al contrario la necessità dei cittadini che questa decolli. Credo sia nostro compito intervenire. Non solo per ridare appropriatezza e continuità alle prestazioni infermieristiche, ma anche per mettere in sicurezza il cittadino nei casi in cui ricorre a persone al di fuori della professione. Potremmo coinvolgere il Parlamento per una proposta di legge che defiscalizzi le prestazioni assistenziali sanitarie se effettuate da infermieri e le Aziende sanitarie perché inseriscano e mantengano strutturalmente nel territorio infermieri educatori per informare, educare ed addestrare i familiari o i loro sostituti ad un accudimento informato, corretto e sicuro dei loro cari. In questo modo si potranno sostenere concretamente e rapidamente le tante famiglie italiane in difficoltà». (Daniele Pallozzi)

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Udine, culla d’eccellenza infermieristica

Posted by fidest press agency su sabato, 6 novembre 2010

È Udine l’eccellenza nell’ambito della formazione infermieristica italiana. Negli ultimi trent’anni, sono stati formati localmente 7.079 infermieri. Oggi sono 250, complessivamente, gli studenti iscritti ai 3 anni del Corso di laurea in Infermieristica dell’Università di Udine, un percorso di studi relativamente giovane (è stato attivato nel 1997), ma particolarmente attivo. A descrivere dati e caratteristiche della formazione infermieristica regionale, Carlo Vidotti, ex direttore del Corso di laurea, in quiescenza, intervenuto al seminario “Scrivendo la storia infermieristica della provincia di Udine: uno sguardo al passato, al presente e alle priorità del futuro”, organizzato dal Collegio provinciale degli Infermieri-Ipasvi in collaborazione con l’ateneo udinese. «La formazione è basilare per gli infermieri, che sono l’interfaccia con il paziente – ha affermato Vidotti – per questo nel percorso di studi è necessario offrire anche le giuste opportunità di conoscenza agli studenti, quali quelle offerte dal progetto Erasmus che, dal 1999 a oggi, ha visto 111 dei “nostri” aspiranti infermieri impegnati in un’esperienza all’estero e 47 studenti stranieri ospitati a Udine». La formazione, però, «non è una conquista raggiunta per sempre», ha commentato la presidente nazionale della Federazione dei Collegi Ipasvi, Annalisa Silvestro, segnalando che in Italia operano 400mila infermieri e lanciando un grido d’allarme sul pericolo di chiusura dei Corsi di laurea in Infermieristica ipotizzata dalla riforma nazionale. «Prenderemo una decisa posizione in merito, se necessario: non è possibile tornare indietro».

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Master sanitari professionali

Posted by fidest press agency su sabato, 31 ottobre 2009

Sono aperte le iscrizioni agli otto master di primo livello afferenti all’area professionale sanitaria istituiti nell’Agenzia per la formazione dell’Asl 11 per l’anno accademico 2009-2010. Gli interessati potranno iscriversi entro le ore 13 del prossimo 17 novembre compilando la domanda di partecipazione alla selezione solo ed esclusivamente online utilizzando la procedura all’indirizzo http://ammissioni.polobiotec.unifi.it/turul. I master sono in infermieristica nelle cure palliative e di fine vita, infermieristica di famiglia e nella sanità d’iniziativa, infermieristica in psichiatria e psicologia clinica, infermieristica in terapia intensiva, infermieristica in area chirurgica e anestesia, infermieristica in emergenza e urgenza sanitaria, metodologia e analisi della responsabilità professionale nell’area infermieristica, scienze tecniche applicate alla gestione dei sistemi informatici in diagnostica per immagini. I relativi bandi sono scaricabili dal sito http://www.usl11.toscana.it, nell’area dedicata all’Agenzia per la formazione, alla voce “Formazione universitaria”, cliccando su i master dell’area professionale.

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