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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘infertilità’

Infertilità, una patologia che va affrontata anche dal punto di vista psicologico

Posted by fidest press agency su sabato, 12 giugno 2021

Giugno è il mese dedicato alla cura dell’infertilità, una patologia ufficialmente riconosciuta come tale anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e che in Italia riguarda circa il 15% delle coppie, colpendo sia donne che uomini.Per quanto l’infertilità sia sempre esistita, l’approccio verso questa malattia è cambiato radicalmente negli ultimi anni. Da una parte grazie al forte avanzamento di una branca della medicina dedicata proprio alla Procreazione Medicalmente Assistita, sempre più all’avanguardia; dall’altra, a causa del fattore sociale, per cui l’aumento dell’età media in cui si cerca la prima gravidanza ha determinato una crescita delle difficoltà di concepimento.Tuttavia, si fatica a percepire la difficoltà riproduttiva come malattia, in quanto si tratta di una condizione molto particolare che – almeno nella grande maggioranza dei casi – non riguarda il singolo individuo, ma una coppia, e la sintomatologia non è fisica, bensì rappresentata dall’assenza del bambino immaginato, da un lutto difficile da elaborare proprio per la mancanza di una perdita reale. L’incapacità di generare pone gli individui in una dimensione di incompiutezza che investe tutte le aree della vita affettiva, relazionale, familiare e lavorativa. È un “non evento” critico dell’evoluzione dell’identità maschile e femminile, con un impatto più marcato nella donna che è “normalmente” considerata creatrice di vita. L’esperienza dell’infertilità può dunque interferire in modo significativo con il benessere personale e la relazione di coppia.“Date queste premesse, noi di IVI abbiamo sempre dato grandissima importanza all’aspetto psicologico dell’infertilità. Per questo assicuriamo a tutti i pazienti il sostegno da parte di psicologi esperti nella coppia durante tutto il percorso di fecondazione assistita. Infatti, se è essenziale garantire il supporto psicologico all’inizio del percorso, è altrettanto importante portarlo avanti fino alla fine. Questo perché i trattamenti di PMA non sono privi di ostacoli e difficoltà che possono minare l’unità della coppia e creare delle crisi. Infine, non bisogna tralasciare che, secondo diversi studi, lo stress e lo stato emotivo possono influenzare l’esito del trattamento di fecondazione assistita, dunque è molto importante non solo da parte dello psicologo, ma anche da parte del medico che segue il trattamento, un approccio sempre empatico verso i pazienti che costituisce parte integrante di un percorso volto non soltanto all’erogazione di una cura, ma alla presa in cura della coppia infertile.

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Vaccini Covid e rischio infertilità

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 gennaio 2021

Non ci sono prove che i vaccini contro il Covid-19 causino infertilità. Eppure, questa preoccupazione ha portato diversi professionisti sanitari negli Stati Uniti a essere riluttati verso la vaccinazione. Una reazione non sorprendente, secondo Jill Foster, della University of Minnesota, in quanto alcune persone credono che il Covid-19 non esista o che non sia peggio dell’influenza e hanno diffuso teorie di complotto all’uscita dei vaccini. Pare che l’idea che i vaccini contro il Covid-19 causino infertilità arrivi da Wolfgang Wodarg, medico ed epidemiologo tedesco, che insieme a un ex impiegato della Pfizer ha chiesto all’Ema con una petizione (diffusa su blog e siti anti-vaccinisti e social media poi rimossa da Facebook) di ritardare lo studio e l’approvazione del vaccino Pfizer/Biontech.
Alla base della richiesta il fatto che un componente importante della placenta dei mammiferi, la proteina sincitina-1, ha tratti genetici simili a una parte della proteina Spike. Se si formano anticorpi contro la sincitina-1, secondo Wodarg, il corpo la attacca rendendo la donna non fertile. Ma, come spiega Foster, le due proteine non condividono sufficiente codice genetico per renderle appaiabili (match). Non ci sono inoltre dati che avvalorino la tesi di Wodarg negli studi del vaccino Pfizer condotti su oltre 37.000 persone, in cui le donne incinte sono state escluse e dove 23 hanno concepito, 12 nel gruppo che aveva ricevuto il vaccino e 11 in quello placebo, tuttora seguite. Per Paul Offit, del Children’s Hospital of Philadelphia, bisogna considerare che 70 milioni di americani, il 20% della popolazione, hanno contratto l’infezione e dalle statistiche di infertilità non risulta la produzione dei suddetti anticorpi. «Se l’infezione naturale non altera la fertilità, perché dovrebbe farlo un vaccino?» ha affermato Offit, che ha spiegato come per alcuni vaccini è ciò che accade: per esempio quello contro il morbillo può portare la rottura di piccoli vasi sanguigni rotti, come la malattia. Si ammette però la mancanza di dati di sicurezza a lungo termine, anche se fino ad oggi sembra che il peggio possano essere le gravi reazioni allergiche, rare e trattabili. Motivo per cui i Cdc consigliano di evitare di vaccinarsi alle persone allergiche a qualche componente, come il polisorbato e il Peg. Resta poco chiaro se la sindrome di Bell, che negli studi si è manifestata leggermente più spesso nei vaccinati, sia un effetto del vaccino, a seguito del quale si sa che, per la reazione dell’organismo, si può avere affaticamento e febbre. (fonte Doctor33)

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Inquinamento e infertilità: un problema attuale e futuro

Posted by fidest press agency su sabato, 15 settembre 2018

L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico nel suo ultimo rapporto dal titolo “Prospettive ambientali dell’OCSE all’orizzonte del 2050 “ha stimato che nell’Unione Europea l’inquinamento atmosferico, sia responsabile di circa 600.000 morti premature e dell’aumento della morbilità. Nello stesso documento viene, inoltre, riconosciuto che l’inquinamento atmosferico ha un impatto negativo sulla riproduzione femminile e maschile. In particolare, molti studi epidemiologici hanno osservato che i fattori ambientali e l’esposizione ad agenti chimici incidono sulla dimensione, sulla motilità e sul numero degli spermatozoi. Un recente studio italiano pubblicato sulla rivista Environmental Toxicology and Pharmacology, ha utilizzato solo ed esclusivamente il liquido spermatico per misurare l’impatto dell’inquinamento sulla salute maschile, rivelando dati allarmanti ed inequivocabili sulla vitalità e fertilità del seme maschile di chi vive in aree gravemente inquinate come Taranto o la Terra dei Fuochi, a cavallo tra le province di Napoli e Caserta, comparato con quello di chi abita in zone della stessa regione non considerate a rischio. L’evidente differenza tra i due campioni esaminati ha dimostrato che, sia i lavoratori delle acciaierie sia i pazienti che vivono in un’area altamente inquinata, mostrano una percentuale media di frammentazione del DNA dello sperma superiore al 30%, evidenziando un chiaro danno spermatico. I ricercatori hanno suggerito che la valutazione del DNA dello sperma possa essere sia un indicatore della salute individuale e della capacità riproduttiva sia un dato adeguato per connettere l’ambiente circostante ai suoi effetti. “Gli iperfluorati, usati in una varietà di prodotti di consumo, gli ftalati, impiegati nei giocattoli per bambini, i parabeni, usati soprattutto nei profumi e nei saponi, e il bisfenolo A, utilizzato per la produzione di plastiche quotidiana – dichiara Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma – sono solo alcuni esempi dei moltissimi agenti e sostanze inquinanti che ogni giorno impattano sulla nostra vita. Senza dimenticare poi i fumi tossici (diossina) sviluppati dagli incendi di materiale plastico e dai rifiuti di ogni genere abbandonati nell’ambiente e nelle nostre città. Inoltre, studi scientifici hanno evidenziato che l’esposizione a queste sostanze, nel corso della gravidanza possono provocare mutazioni epigenetiche nel feto, con trasmissione trans-generazionale delle stesse, dagli effetti irreversibili. Per contrastare e bilanciare gli effetti negativi dell’inquinamento sulla propria fertilità – conclude la Dott.ssa Galliano – le persone, oltre a cercare di fare attenzione all’utilizzo di determinati prodotti contenenti agenti inquinanti, devono ricordare che ci sono tantissimi altri fattori che possono permettere il mantenimento di una buona fertilità, come ad esempio seguire un’alimentazione corretta e eliminare alcune cattive abitudini, come il fumo e l’abuso di alcool. Il concetto che deve passare è quello di pensare alla propria fertilità e prendersene cura, e di mettere in atto tutti i comportamenti necessari a contrastare gli effetti dell’inquinamento odierno sulla nostra vita riproduttiva”. Secondo il Registro Nazionale sulla Procreazione Medicalmente Assistita dell’Istituto superiore di Sanità, tra le coppie che si rivolgono ai centri specializzati per avere un figlio, la percentuale di uomini infertili è del 29,3% e l’età non rappresenta l’unico fattore responsabile. Negli uomini italiani in generale viene riportato che il numero dei gameti è diminuito del 50% rispetto al passato. A nuocere sulla qualità degli spermatozoi (aumentando quindi il rischio infertilità) ci sono spesso le condizioni lavorative: quelle che espongono a radiazioni, a sostanze tossiche o a microtraumi. Influiscono negativamente anche gli inquinanti prodotti dal traffico urbano e il fumo di sigaretta.

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IVI continua ad essere all’avanguardia nella sua lotta contro l’infertilità

Posted by fidest press agency su domenica, 1 aprile 2018

Lo dimostra una delle sue ultime ricerche – “Fertility rescue by bone marrow derived stem cell infusión” – pubblicata recentemente dalla Dottoressa Sonia Herraiz, ricercatrice IVI, che trova spazio sulla rivista Fertility & Sterility -, incentrata sullo studio del ringiovanimento ovarico
e premiata con il SRI-Pfizer Award, grazie a risultati notevolmente incoraggianti nel recupero della funzione ovarica. Lo studio, diretto dal Presidente di IVI Prof. Antonio Pellicer, è stato realizzato da IVI in collaborazione con l’Ospedale Universitario La Fe di Valencia ed è stato premiato nell’ambito del 65º Congresso americano della Society for Reproductive Investigation (SRI)SRI-Pfizer Award è un premio che dal 1996 riconosce i migliori 25 lavori presentati da ricercatori durante la loro formazione.“L’invecchiamento ed i trattamenti oncologici – dichiara il Prof. Pellicer – alterano la funzione delle ovaie. Tuttavia, anche quando le ovaie perdono la propria capacità di ovulare rimangono follicoli dormienti e residui che possono essere recuperati per poi crescere.Il ringiovanimento ovarico costituisce il presente e il futuro della riproduzione assistita, e per questo rappresenta una priorità per IVI. Stiamo portando avanti differenti ricerche per invertire l’invecchiamento ovarico e stiamo ottenendo risultati lusinghieri”. IVI, in collaborazione con l’Ospedale Universitario La Fe di Valencia, sta proseguendo negli studi sul ringiovanimento ovarico mediante due tecniche: la frammentazione ovarica (OFFA – Ovarian fragmentation for folicular activation) e l’infusione di cellule madre del midollo osseo nell’arteria ovarica (BMDSC – Bone Marrow Derived Stem Cells). Entrambe le tecniche, con diversi studi in corso, mettono in luce come il ringiovanimento ovarico costituisca già una realtà sia di pazienti con bassa risposta ovarica sia in quelle con insuffucienza ovarica precoce.Grazie all’applicazione di queste tecniche, IVI ha già ottenuto diverse gravidanze spontanee tra le sue pazienti.Nel mondo, IVI è pioniere nello studio del recupero della funzione ovarica in pazienti umane, come commenta la vincitrice dello SRI-Pzifer Award, Anna Buigues, “la prima fase dello studio è stata effettuata con un modello animale di insufficienza ovarica e con bassa risposta ovarica,ma quelle successive sono state realizzate con pazienti umane. Inizialmente abbiamo lavorato con pazienti con bassa risposta ovarica, ma le successive linee guida vengono applicate a donne con insufficienza ovarica precoce. Ci troviamo di fronte ad un cammino ricco di speranza per le nostre pazienti. Sono molto orgogliosa di fare parte di questo progetto e, ovviamente, di aver ricevuto un premio simile da parte della SRI”

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Infertilita’ maschile, le novita’ e le urgenze in andrologia, le patologie prostatiche

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 marzo 2018

Roma sabato 24 marzo convegno organizzato dalla Sia-Societa’ italiana di andrologia, presso l’ospedale San Camillo di Roma. Fra i relatori Pier Luigi Bartoletti, vicepresidente Omceo Roma; Giuseppe La Pera, responsabile scientifico del congresso Sia e andrologo del San Camillo; Zelinda Marianantoni, vicepresidente Aidas; Marco Gaffi, urologo del San Camillo; Marco Bitelli, rappresentante regionale Sia. Un’occasione per aggiornarsi sia sull’infertilita’ maschile e la possibilita’ di un suo trattamento che sulle ultime novita’ nel campo dell’andrologia e dell’urologia. La mattina si aprira’ con i saluti delle autorita’, poi si alterneranno gli esperti sul tema dell’infertilita’ maschile: in questo panel ci sara’ spazio anche per le testimonianze di alcune donne che hanno vissuto vicino a uomini colpiti dal carcinoma alla prostata. Nella seconda parte della mattinata si tratteranno le novita’ in andrologia. I nuovi farmaci per l’eiaculazione precoce tra cui il botulino e lo spray, quelli per la disfunzione erettile, per la malattia di La Peyronie o induratio penis plastica. Oltre queste novita’ verra’ presentato un aggiornamento in merito alla prevenzione dell’Hiv. Ci sara’ una interessante lettura della dottoressa Gabriella De Carli dell’ospedale Spallanzani su un nuovo protocollo di prevenzione primaria pre-esposizione all’Hiv, che prevede una profilassi pre-esposizione e consiste in una terapia per le persone sane da assumere prima dei rapporti a rischio con una copertura dell’85%.
Le patologie prostatiche saranno oggetto dell’ultimo confronto che si terra’ in mattinata. La Societa’ italiana di andrologia ha svolto una nuova ricerca che verra’ presentata nel corso del convegno. In questa occasione verranno riportati i risultati di uno studio fatto sulla popolazione residente di Ostia e Ladispoli, dove sono stati visitati tutti i ragazzi tra 15 e i 19 anni. L’analisi dei dati ha mostrato una preoccupante diffusione della anomalie e patologie genitali fra i giovani. Il 56% dei ragazzi visitati di questi territori ha una patologia piu’ o meno grave all’apparato genitale che puo’ pregiudicare la fertilita’ futura o la vita sessuale. Patologie che nella gran parte dei casi non sono state intercettate dal Sistema sanitario nazionale. Per questa ragione il messaggio per i genitori, ma anche per i medici di famiglia, e’ quello di prevenire attraverso una visita andrologica durante il periodo adolescenziale. Oltre alla necessita’ di istituire presidi uroandrologici con autonomia di budget negli ospedali. Nel pomeriggio verranno affrontate le urgenze chirurgiche in andrologia che sono patologie tempo dipendenti, per cui i medici di famiglia ma anche quelli che lavorano nei Pronto soccorso, devono sapere che vanno trattati entro poche ore, per scongiurare il rischio della perdita della funzione dell’organo e, nei casi piu’ gravi come la sindrome di Fournier, con complicanze gravi per la vita del paziente.

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L’infertilità nella donna

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 marzo 2018

Lugano Giovedì 15 e sabato 24 marzo, ProCrea in via Clemente Maraini, 8 organizza due incontri gratuiti dedicati alle coppie che sono alla ricerca di un figlio. «L’infertilità è un tema delicato, di cui non si parla abbastanza nonostante ci sia bisogno di fare chiarezza perché spesso, anche a fronte di una gravidanza che non arriva, non ci si pone il problema. Eppure l’infertilità è una patologia che statisticamente interessa circa il 15% delle coppie in età fertile», aggiunge Jemec. «Affrontare il tema è quindi fondamentale non solamente perché si possono comprendere meglio le cause che ostacolano una gravidanza, ma soprattutto perché è importante sapere che esistono delle risposte puntuali».
Muoversi tra esami e tecniche di procreazione assistita non è semplice. Il rischio è di perdersi. «Il tema della riproduzione è assolutamente delicato sia sotto il profilo prettamente medico sia sotto quello psicologico. È fondamentale sapere, confrontarsi con esperti del settore per comprendere quali passi fare per arrivare ad una gravidanza», ricorda Jemec. «Sono proprio questi gli obiettivi che ci hanno spinto ad organizzare i nostri “porte aperte”: momenti di confronto aperto, occasioni per capire insieme le probabili cause e le possibili soluzioni».
Giovedì 15 marzo dalle 18 alle 21 e sabato 24 marzo dalle 14 alle 17.30 saranno spiegate le cause che possono indurre problemi di infertilità, gli esami cui sottoporsi per avere una diagnosi completa e le possibili strade da percorrere per arrivare alla genitorialità. Dagli esami genetici alle tecniche di fecondazione assistita, fino all’ovodonazione, gli esperti di ProCrea si metteranno a disposizione per spiegare come affrontare un tema spesso difficile.In entrambi gli appuntamenti il programma prevede l’incontro dal titolo “Trattamento e accompagnamento nell’infertilità” all’interno del quale interverranno medici per spiegare i “Trattamenti della procreazione medicalmente assistita”, biologi per parlare di “Analisi genetiche in procreazione medicalmente assistita” e della “Biologia nella medicina della riproduzione”. Non ultimo “L’accompagnamento durante i trattamenti” con un aiuto-medico.Al termine ci sarà la possibilità di incontrare gli specialisti per approfondire gli argomenti e visitare la struttura.

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Infertilità maschile grave, la microchirurgia ridà speranza ai futuri papà

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 gennaio 2017

procrea_laboratorioDiventare papà anche quanto la situazione è particolarmente compromessa è possibile. A ridare speranza agli uomini che soffrono di una grave infertilità arriva la MicroTESE, una tecnica microchirurgica altamente sofisticata che però permette di far provare la gioia di un figlio anche nei casi complessi. «Dal punto di vista medico parliamo dei casi di azoospermia dettata da cause non ostruttive, ovvero quando non ci sono spermatozoi nel liquido seminale anche in assenza di ostacoli evidenti», premette Giovanni Maria Colpi, uro-andrologo del Centro di Medicina della Riproduzione ProCrea di Lugano. L’azoospermia è una patologia che interessa circa il 10% dei maschi infertili. Due le cause: «Può essere determinata da una ostruzione; situazione nella quale è possibile intervenire ricanalizzando i dotti ostruiti e recuperando così una fertilità spontanea. Oppure è di origine non ostruttiva: qui il problema è molto più complesso. In questi casi, una eventuale paternità dipende unicamente dalla possibilità di recuperare dal tessuto testicolare alcuni spermatozoi da usare nella fecondazione assistita», spiega Colpi.Il problema del recupero degli spermatozoi si è posto spesso negli ultimi decenni. Ad una prima risposta che faceva affidamento all’agoaspirato testicolare, è seguita la TESE, una tecnica più chirurgica. «L’avvento della MicroTESE ha rappresentato una rivoluzione», afferma Colpi oggi considerato a livello internazionale uno dei padri di questa tecnica. «Se l’agoaspirato testicolare consentiva un recupero positivo in circa il 12-18% dei casi, la TESE – che è una sorta di biopsia del testicolo – arriva in media al successo circa 42 volte su cento. Con la MicroTESE, secondo quanto accreditato nella letteratura scientifica, siamo arrivati al 64%. Parliamo di una tecnica molto sofisticata e che prevede, attraverso un particolare microscopio, il recupero degli spermatozoi dall’interno del testicolo. Nonostante il tempo prolungato richiesto – circa un’ora e mezza per testicolo – l’intervento comporta solamente un trauma minimo per il tessuto testicolare. Viene effettuato di norma in day hospital e richiede un solo giorno di riposo».Nata alla fine del secolo scorso negli Stati Uniti, la MicroTESE ha portato a risultati positivi via via crescenti. «È lo stesso suo inventore, Peter Schlegel, a dire che per avere un’ottima esperienza occorre aver eseguito almeno 500 interventi», sottolinea lo specialista di ProCrea. «La ricerca degli spermatozoi infatti non viene fatta “a caso” come nella TESE, ma richiede una tecnica che si affina nel tempo. Di certo è che questo intervento microchirurgico ha aumentato le speranze di diventare padre di oltre il 50%». Il seme così recuperato può essere congelato e utilizzato in successivi cicli di fecondazione in vitro senza che siano sostanzialmente alterate le possibilità di successo oppure, utilizzato subito. «È quest’ultima una opportunità riservata a poche cliniche e che fa di ProCrea un centro all’avanguardia», conclude Michael Jemec, direttore medico di ProCrea. «Il nostro costante lavoro è finalizzato a migliorare continuamente i successi. La speranza di diventare papà non deve essere un vago desiderio, ma il risultato concreto di una precisa terapia studiata su ogni singolo caso». (foto: Procrea_laboratorio)

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L’infertilità colpisce circa il 20% delle coppie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 gennaio 2017

procrea.jpgLugano (Svizzera)Sabato 21 gennaio in via Clemente Maraini 8 a gli esperti di ProCrea si mettono a disposizione delle coppie alla ricerca di un figlio per spiegare cause, tecniche e possibili soluzioni all’infertilità. Il programma prevede un incontro conoscitivo al termine del quale è possibile incontrare personalmente gli specialistici. Sarà inoltre possibile visitare la clinica che si sviluppa su cinque piani e raccoglie sei studi medici, laboratori di embriologia e andrologia, due sale operatorie con i locali per la sterilizzazione e sette camere post intervento, oltre al laboratorio di genetica.L’incontro è libero e aperto a tutti. «L’infertilità è considerata una patologia che, in forme più o meno gravi, colpisce circa il 20% delle coppie in età fertile», spiega Alessandro Verza specialista in Ginecologia e Medicina della riproduzione del centro ProCrea. Le cause possono essere diverse e di differente gravità, possono essere riconducibili a fattori maschili, femminili e di coppia. «Il vero problema è che molti non si pongono il problema se non quando si trovano a fare i conti con una gravidanza che non arriva», sottolinea lo specialista di ProCrea. «Oltre a mancare una cultura di prevenzione, spesso manca la conoscenza degli elementi che incidono negativamente sulla fertilità come l’età, gli errati stili di vita e le infezioni. Manca soprattutto la conoscenza delle risposte che la scienza può dare. Le soluzioni ci sono, ma non sono una ricetta applicabile a tutti: solamente partendo da una diagnosi clinica precisa e approfondita è possibile intraprendere il percorso più corretto per arrivare ad una gravidanza», conclude Verza. (foto: procrea)

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Infertilità maschile, l’inquinamento è tra le cause

Posted by fidest press agency su domenica, 9 ottobre 2016

ospedale-san-camillo‘Il trattamento dell’infertilità maschile. Cosa c’è di nuovo in urologia e andrologia’ è questo il titolo del convegno ospitato dall’azienda ospedaliera San Camillo Forlanini organizzata dalla Sia, società italiana di andrologia. Il convegno offre ai propri partecipanti due momenti di aggiornamento: il primo riguarda l’infertilità maschile e le possibilità di un suo trattamento mentre il secondo momento riguarda le ultime novità nel campo dell’andrologia e dell’urologia.
L’11 ottobre proprio all’ospedale San Camillo aprirà un ambulatorio dedicato all’infertilità maschile, dove ci saranno degli andrologi che potranno dare all’utenza una risposta multidisciplinare. La Pera: L’inquinamento ambientale tra le cause dell’infertilità maschile
“Oggi qui al San Camillo parleremo di infertilità maschile, di prevenzione, ma anche della terapia che può essere fatta. Il problema dell’infertilità maschile sta diventando sempre più importante perché sono avvenuti dei cambiamenti ambientali e sociali che riducono la fertilità maschile; in particolare l’inquinamento ambientale e il secondo aspetto sociale è che il primo concepimento avviene ad un’età sempre più tarda.” Queste le parole del dott. Giuseppe La Pera a margine del convegno ‘Il trattamento dell’infertilità maschile. Cosa c’è di nuovo in urologia e andrologia’ organizzato dalla Sia, società italiana di andrologia, ospitato presso l’azienda ospedaliera San Camillo Forlanini.
“È importante poter intercettare le patologie sopratutto nella fascia adolescenziale che possono pregiudicare la fertilità maschile. Noi abbiamo fatto uno studio nel comune di Ladispoli e nel municipio di Ostia visitando i ragazzi sia nelle scuole sia attraverso i medici di famiglia e sulla popolazione di queste due aree della regione Lazio abbiamo potuto constatare che un ragazzo su due ha una patologia più o meno grave dell’apparato genitale. Molte di queste patologie possono pregiudicare la fertilità e la sessualità futura. Non solo, ma questi danni innescano poi dei comportamenti pericolosi perché i ragazzi lasciati da soli cercano attraverso internet la soluzione a questo problema. I genitori perdono il controllo sulla salute dei ragazzi perché non li spogliano più dopo i 15 anni.”
Il problema però non riguarda solo i più giovani, ma anche la popolazione adulta. “Abbiamo un tasso di natalità tra i più bassi al mondo – conclude il dott. La Pera – l’infertilitá di coppia riguarda il 15% delle coppie, il 50% di queste infertilità è dovuto al fattore maschile”. Montano: Il seme umano come marker sull’inquinamento ambientale “EcoFoodFertility è un progetto di ricerca multicentrico e interdisciplinare di biomonitoraggio umano volto a comprendere gli effetti combinati dell’inquinamento, degli stili di vita sulla salute riproduttiva maschile quale principale indicatore di salute”, a dirlo è Luigi Montano, urologo dell’Asl di Salerno. “Il progetto nato dalla ‘Terra dei Fuochi’, area fra la Provincia di Napoli e Caserta, divenuta un simbolo in Italia della crisi ambientale e sanitaria, per l’innovativo approccio scientifico proposto, ha sviluppato autorevoli collaborazioni scientifiche in Italia e in Europa e si presenta come un nuovo modello per la valutazione dell’impatto ambientale sulla salute umana e per la prevenzione primaria nelle aree a rischio.
Il seme umano, infatti, come precoce e sensibile marker di esposizione ambientale e sentinella della salute assume un ruolo chiave sia per una più corretta conoscenza del rapporto ambiente-salute sia per lo sviluppo di innovativi programmi di prevenzione primaria, utile ai policy makers. A breve il progetto che è già esecutivo in Campania con i primi risultati pubblicati di recente su Reproductive Toxicology su due aree a diverso impatto ambientale, si svilupperà in altre nove regioni con lo stesso schema: Gela, Taranto, Brescia, Piombino, Monselice, Sassuolo, Valle del Sacco, Bussi sul Tirino. Nella regione Lazio- conclude Montano- le aree di reclutamento soggetti sani 18-40, non fumatori, non bevitori abituali, non esposti professionalmente saranno la Valle del Sacco nel Frosinate, ad alto impatto ambientale, e quella di Ladispoli, a basso impatto ambientale”.

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XXXII Congresso Nazionale della Società Italiana di Andrologia (SIA)

Posted by fidest press agency su martedì, 24 maggio 2016

stresaStresa tra il 28 e il 31 maggio 2016,XXXII Congresso Nazionale della Società Italiana di Andrologia (SIA) presieduto dal dr. Mauro Silvani. Circa la metà degli adolescenti ha almeno un problema andrologico, una realtà allarmante che può sfociare in una infertilità maschile e che nelle ultime due decadi ha raggiunto in Italia valori preoccupanti. Basti pensare che il 40% dei casi di sterilità maschile sono causati dal varicocele. Oggi in Italia circa 250-300mila coppie devono far i conti con l’infertilità e nella metà dei casi dipende proprio dall’uomo. Nel corso degli ultimi 50 anni poi il numero degli spermatozoi si è praticamente dimezzato. Per contrastare questo grave problema parte un innovativo e ambizioso progetto di prevenzione andrologica nell’età evolutiva, che coinvolgerà tutti i pediatri italiani.
«Non è mai stata fatta una simile prevenzione nei pazienti in età evolutiva, un errore di cui si pagano le spese», anticipa il dr. Matteo Sulpasso, Primario della U.O. di chirurgia pediatrica e andrologia pediatrica dell’età evolutiva, Clinica Pederzoli, Peschiera del Garda (VR) e Membro della commissione nazionale SIA Prevenzione e Scuola.
«Tutti i pediatri di famiglia italiani dovranno inserire nei bilanci di salute che fanno periodicamente anche la situazione andrologica del paziente, che verrà monitorata tramite la compilazione a età prestabilite di una scheda andrologica, messa a punto grazie alla collaborazione tra la Società Italiana di Andrologia (SIA) e la Società Italiana di Pediatria (SIP)», continua l’esperto, ideatore dell’iniziativa.Le fasce di età in cui andranno effettuati i controlli e compilata la scheda sono a 6 mesi e a 1 anno per posizione del testicolo, ipospadie, patologie del dotto peritoneo-vaginale, a 5 anni per fimosi, aderenze balano-prepuziali, patologie del dotto peritoneo-vaginale, dai 10 anni fino ai 14 anni per stadio puberale, varicocele sinistro e ginecomastia.
Nel caso si riscontrassero anomalie, il paziente verrà inviato all’andrologo di riferimento per un approfondimento diagnostico. «Grazie a questa iniziativa il pediatra avrà i mezzi e le competenze per monitorare l’apparato genitale dei suoi piccoli pazienti maschi dalla nascita fino all’età in cui passeranno sotto il medico di medicina generale secondo precise indicazioni di valutazione dettate dalla scheda andrologica», aggiunge il prof. Giorgio Franco, Presidente SIA.
Il progetto presentato al congresso permetterà inoltre di tracciare una panoramica della situazione andrologica in Italia, fondamentale per approfondire il problema dell’infertilità.
«Rispetto a 20 anni fa, infatti, l’infertilità è molto cresciuta, diversi i possibili motivi, e sicuramente ruoli importanti sono attribuibili all’abolizione della leva, e quindi del controllo sanitario effettuato durante “i tre giorni”, e al cambiamento dei fattori ambientali», evidenzia il prof. Alessandro Palmieri, Presidente ‘entrante’ SIA.
Una conferma dell’importanza di questo Progetto arriva anche dai risultati di un recente Studio pilota, effettuato nella regione Lazio, che ha valutato l’impatto sulla salute della popolazione maschile e anche le ricadute in termini di risparmio economico per le casse regionali. Si tratta di un programma di screening e prevenzione, durato circa un anno e condotto nelle scuole e presso i medici di famiglia, tramite una visita andrologica gratuita a circa 600 adolescenti tra i 15 ed i 19 anni di Ostia e di Ladispoli. Con l’occasione è stata fatta anche una campagna educazionale, spiegando l’importanza della prevenzione e i rischi connessi alle diagnosi tardive.«Ben il 56% dei ragazzi avevano una o più patologie dell’apparato genitale. Quelle più frequenti sono state il varicocele e i disturbi di scorrimento del prepuzio, presenti rispettivamente nel 30% e nell’8-9% dei giovani. A tutti è stato insegnata l’autopalpazione per la prevenzione del cancro del testicolo», spiega Giuseppe La Pera, andrologo di Roma e Consigliere del Comitato Esecutivo della Società Italiana di Andrologia.«I dati sono allarmanti e richiedono un forte e rapido impegno delle Istituzioni per un programma di prevenzione andrologica –aggiunge l’esperto– e si possono stimare anche i considerevoli vantaggi economici per il Sistema Regionale Sanitario per un’azione di prevenzione mirata alla diagnosi precoce del carcinoma del testicolo. Quest’ultimo, purtroppo, arriva alla diagnosi già in uno stadio avanzato nel 40% dei casi e nel 20% dei pazienti la malattia è già disseminata. Di conseguenza va impostata una chemio-radio terapia. In realtà con un programma di prevenzione efficace si potrebbe arrivare a un risparmio evidente per il SSN. A fronte di una spesa di 4,5 milioni di euro si avrebbe un risparmio di 76 milioni di euro nel 2025. Le regioni con il più alto risparmio sarebbero la Lombardia, il Lazio, la Campania e la Sicilia, che pagano attualmente il più alto numero di decessi».
Il congresso di Stresa affronterà a 360 gradi tutta l’area andrologica, attraverso focus, discussioni, talk show, sessioni video e tavole rotonde. «Questo congresso -afferma il dr. Mauro Silvani, Presidente del Congresso- è particolarmente importante perché celebra il 40° anniversario dalla fondazione della SIA. Pertanto ripercorrerà tutti i successi della società e dell’andrologia in questi anni, che coincidono con i cambiamenti dello stile di vita sessuale degli italiani dal ‘76 ad oggi. Apriranno i lavori i temi riguardanti la prevenzione andrologica primaria e secondaria, compresa la necessità di informare i pazienti, soprattutto quelli giovani, e di far conoscere il ruolo dell’andrologo. Più prevenzione oggi significa meno procreazione medicalmente assistita domani, ma anche meno rischi di patologie gravi. Le sessioni non si esauriranno con questo tema. Si parlerà dei progressi delle terapie, dell’infertilità maschile e della disfunzione erettiva (tramite protesi e device altamente tecnologici).
Nel corso del congresso di Stresa verrà presentato anche un volume per i 40 anni della SIA, contente pensieri e riflessioni dei vari presidenti della Società, testimonianze e racconti di quella mattina del 14 febbraio del 1976, quando un gruppo di medici decise di riunirsi all’Hotel dei Cavalieri di Pisa, per fondare la Società Italiana di Andrologia.

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Infertilità in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 ottobre 2014

fertilità“La ricerca del Censis sull’infertilità in Italia presentata ieri lancia un forte grido d’allarme: oggi più che mai è necessario intervenire efficacemente e con interventi mirati per tutelare la fertilità rivalutando la giusta età fisiologica, piuttosto che cercare risposte quando ormai è tardi”, commentano Paola Ricci Sindoni e Domenico Coviello, presidente e copresidente nazionali di Scienza & Vita.“Il diffuso analfabetismo sia riguardo il proprio corpo sia delle abitudini utili alla salvaguardia della propria capacità riproduttiva, sommati alla scarsità di informazioni sul tema, rendono improrogabile la concretizzazione di azioni per la prevenzione dell’infertilità. Tra queste sicuramente vanno inserite tutte quelle che riguardano la rimozione degli ostacoli economici e sociali all’avvio di un progetto di genitorialità per i giovani”. “Guardiamo con attenzione al Piano nazionale per la fertilità presentato dal governo italiano, con cui condividiamo l’urgenza e la priorità nella veicolazione di dati e indicazioni. In questo senso Scienza & Vita continuerà e potenzierà la sua azione formativa e informativa volta alla prevenzione delle cause, alla diffusione della conoscenza dei meccanismi che regolano la fertilità e alla promozione della fecondità attraverso la presa di consapevolezza del valore della propria sessualità”.

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Infertilità maschile

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 settembre 2014

procreaLa microchirurgia riaccende una concreta speranza di diventare padri anche nei casi più difficili e complessi di infertilità maschile. In generale, troppo spesso, in caso di mancata gravidanza, le cause maschili vengono sottovalutate. Si stima che in almeno due coppie su tre con problemi di infertilità, l’uomo possa essere responsabile o corresponsabile dei fallimenti. Ma i casi più complicati sono le azoospermie, cioè quelli con documentata e costante assenza di spermatozoi nel liquido seminale. «Esse interessano circa il 10% dei maschi infertili, e sono dovute a cause ostruttive o, alquanto più spesso, non ostruttive», precisa Giovanni Maria Colpi, uro-andrologo del Centro di Medicina della Riproduzione ProCrea di Lugano. «Se nelle prime si possono talvolta ricanalizzare i dotti ostruiti recuperando una fertilità spontanea, nelle seconde il problema è molto più complesso per via del grave danno testicolare: in questi casi una eventuale paternità dipende unicamente dalla possibilità di recuperare alcuni spermatozoi dal tessuto testicolare da usare poi per fecondazione in vitro».Le tecniche per recuperare questi spermatozoi nel corso degli ultimi anni si sono evolute: si è passati dall’agoaspirato testicolare, che consentiva un recupero positivo solo in circa il 20% dei casi, alla TESE (una sorta di biopsia del testicolo) che recupera in media nel 48% dei casi, alla MicroTESE, accreditata nella letteratura scientifica per un recupero positivo medio nel 64% dei casi. La MicroTESE è una tecnica microchirurgica che, grazie all’uso di un microscopio operatore con cui l’uro-andrologo opera a 15-36 ingrandimenti, va a ricercare dentro il testicolo eventuali brevissimi segmenti più dilatati dei tubuli seminiferi che possono ospitare, anche in testicoli di alquanto ridotte dimensioni, focolai di spermatogenesi residua, ove possono cioè annidarsi gruppetti di spermatozoi.L’esperienza accumulata in una delle massime casistiche internazionali ha portato ad un innalzamento delle percentuali di estrazione positiva, offrendo possibilità di paternità anche a soggetti azoospermici che erano stati altrove consigliati di rivolgersi direttamente alla adozione o alla inseminazione della partner con sperma di donatore. «I risultati che abbiamo ottenuto nell’ultimo anno vanno oltre quanto mediamente riportato dalla letteratura scientifica. La mia decennale consuetudine ad operare numerosissimi casi con prognosi alquanto sfavorevole pervenutimi da altri Centri mi ha portato a ripetuti e rilevanti affinamenti tecnologici che ci hanno permesso un recupero positivo nel 70% degli operati», afferma Colpi, oggi considerato a livello internazionale uno dei “padri” della MicroTESE. E, con l’uso in fecondazione in vitro degli spermatozoi così estratti, in Procrea si è arrivati ad una gravidanza evolutiva nel 53% dei casi. «Gli spermatozoi recuperati chirurgicamente possono essere congelati e utilizzati in successivi cicli di fecondazione in vitro senza che siano sostanzialmente alterate le possibilità di successo» afferma Marco Dini, biologo e responsabile del laboratorio di andrologia di ProCrea. E, comunque, l’organizzazione interna di ProCrea consente una opzione oggi tecnicamente possibile solo in pochissimi centri, e cioè di procedere spesso a MicroTESE “a fresco”, cioè contemporanea al prelievo degli oociti nella partner: in tal modo possono avere speranza di paternità anche quei pazienti azoospermici in cui il numero degli spermatozoi recuperati risulta così modesto che la loro crioconservazione, per la parziale perdita della vitalità cellulare insita nella metodica, non consentirebbe poi di procedere compiutamente alla fecondazione in vitro.Continua Colpi: «Contrariamente ai diffusi preconcetti maschili, l’intervento risulta del tutto indolore, viene effettuato in day hospital, e richiede un secondo giorno di riposo al domicilio con ripresa immediatamente successiva dell’attività lavorativa. Gli esiti chirurgici sono assolutamente ottimali, virtualmente privi di complicanze, con una cicatrice pressoché invisibile; a distanza di qualche mese, anche con un’ecografia è spesso impossibile identificare la zona operata».Ulteriori e recenti indicazioni a recuperare spermatozoi dai testicoli riguardano anche alcuni casi di criptozoospermia, cioè con presenza di rarissimi spermatozoi nel liquido seminale. Secondo Colpi, troppo spesso si insiste dopo un insuccesso a voler usare gli spermatozoi talvolta reperibili solo dopo centrifugazione del liquido seminale per la fecondazione in vitro. «L’esperienza già accumulata in pochi centri internazionali di avanguardia è stata di recente corroborata da uno studio israeliano: è dimostrato come usando per fecondazione in vitro gli spermatozoi recuperati dai testicoli si ottengono gravidanze a termine tre volte più frequenti che utilizzando quei pochi sparuti spermatozoi reperiti nel liquido seminale».
ProCrea – Con una lunga esperienza nel campo della medicina della riproduzione, ProCrea è il maggiore centro di fertilità della Svizzera ed è un polo di riferimento internazionale. ProCrea è composto da un’équipe professionale di medici, biologi e genetisti specialisti in fisiopatologia della riproduzione. Unico centro svizzero ad avere al suo interno un laboratorio accreditato di genetica molecolare (www.procrealab.ch), ProCrea esegue analisi genetiche per lo studio dell’infertilità con tecniche d’avanguardia. La sede principale è a Lugano in via Clemente Maraini, 8. http://www.procrea.ch.

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Tecniche Procreazione Medicalmente Assistita

Posted by fidest press agency su martedì, 10 maggio 2011

Si è appena concluso a Sorrento l’evento scientifico organizzato da Merck Serono “Forum For the Future – Tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita: dalla Tradizione all’Innovazione”. Scopo dell’incontro è quello di approfondire alcuni tra gli argomenti più critici e attuali della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) in Italia, e gli sviluppi futuri delle tecniche di fecondazione assistita al fine di incrementare il tasso di nascite.
I problemi di infertilità sono molto comuni e riguardano circa il 9% delle coppie. L’infertilità maschile rappresenta la diagnosi primaria in circa il 25% dei casi e contribuisce ad un ulteriore 15-25% dei rimanenti. Il 20% dei restanti casi rimane senza spiegazione . La maggioranza di queste coppie non intraprende nessuna cura per la soluzione del problema: solo il 56% si rivolge a specialisti e una percentuale ancora minore, pari al 22,4% delle coppie infertili, affronta un percorso terapeutico1. Le barriere sociali e personali, le difficoltà di accesso al trattamento e il rimborso limitato delle tecniche di PMA costituiscono fattori critici che disincentivano le coppie nella ricerca di una soluzione. Il Forum sarà aperto da una relazione dedicata ad uno dei fattori determinanti per il successo della fecondazione assistita: la capacità di valutare in laboratorio laqualità dei gameti e dell’embrione, senza compromettere in alcun modo la capacità di fertilizzazione, sviluppo e successivo impianto dell’embrione in utero. Ampio spazio sarà poi dedicato al tema della personalizzazione della stimolazione ovarica per l’induzione dell’ovulazione: un elemento molto importante al fine di ottimizzare i risultati della fecondazione assistita.

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Infertilità maschile

Posted by fidest press agency su domenica, 3 aprile 2011

Ai maschi milanesi spetta il triste primato italiano del maggior numero di casi d’infertilità. Sotto accusa inquinamento atmosferico, alimentazione scorretta, fumo e alcol, ma soprattutto i comportamenti sessuali a rischio. Dai dati raccolti dal centro milanese emerge un universo di malattie andrologiche che non esce allo scoperto: varicocele e problemi ai testicoli, infezioni sessuali, tumori, disturbi dell’erezione e dell’eiaculazione. “Problematiche che, se non diagnosticate in tempo, possono portare anche all’infertilità. Un giovane su quattro con problemi riproduttivi mostra tracce di lesioni da infezione cronica alla prostata, aspetto che fa pensare che si sarebbero potuti prevenire – aggiunge il prof. Colpi – . La nostra struttura propone da oltre 10 anni un’attività capillare, condotta principalmente sul territorio di Milano e Provincia, che si basa su un contatto diretto con i giovani, in modo che possano essere informati su tutto ciò che riguarda le patologie andrologiche. Si tratta di tematiche molto delicate, di cui si parla troppo poco, anche perché i ragazzi stessi provano vergogna e imbarazzo nell’affrontarle”. Secondo la SIAMS, nel 2010 solo 2 giovani su 10 si sono rivolti a uno specialista per una visita di controllo. Cresce invece la ricerca di informazioni in internet, dove però si nascondono molte insidie: “Un argomento molto attuale – evidenzia Colpi – è la sofisticazione dei farmaci per il miglioramento delle prestazioni sessuali. L’autoprescrizione di questo tipo di terapie rappresenta una pratica molto rischiosa per l’utilizzatore finale: possono, infatti, causare gravi effetti collaterali e molto spesso non risolvono il problema per cui sono stati acquistati, proprio perché non hanno le stesse caratteristiche dell’originale. Inoltre, non consente allo specialista di evidenziare la patologia dell’individuo e individuare la terapia ideale per risolverla”. Al Convegno partecipano anche un Comandante della Guardia di Finanza e uno dei NAS, per affrontare questo problema da un punto di vista prettamente legale. L’Azienda Ospedaliera San Paolo promuove da tempo una serie di appuntamenti nelle scuole. Nell’arco di un anno scolastico i nostri esperti incontrano circa 400 studenti, di qualsiasi nazionalità, con i quali viene affrontata una prima parte divulgativa e d’informazione, cui fa seguito, per chi ne fa richiesta, una visita di controllo gratuita. Il nostro obiettivo è riscontrare precocemente eventuali patologie o disfunzioni, che possono avere conseguenze molto gravi nella vita di un uomo”. Il convegno di oggi, che riunisce numerosi esperti, affronterà inoltre il tema della sessualità con un focus particolare sugli abusi e l’uso di droghe.

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«Prevenire l’infertilità»

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 dicembre 2010

Pescara 4 dicembre dalle ore 10 presso il Museo Vittoria Colonna incontro con gli esperti dell’Ospedale di Chieti L’infertilità, ovvero la riduzione della capacità di fecondazione dell’individuo, colpisce mediamente una coppia su sette. Un problema sociale, che in Abruzzo da 13 anni trova una risposta di eccellenza presso il Centro di Medicina della Riproduzione dell’Ospedale di Chieti, diretto dal professor Gian Mario Tiboni, grazie al quale finora sono nati oltre 1.100 bambini. Saranno esaminati anche aspetti meno divulgati in questi anni e sottovalutati da molti medici, come l’identificazione del rischio in età pediatrica e la chirurgia dannosa per la fertilità. Non mancheranno accenni a cosa fare e dove rivolgersi nel caso che la prevenzione fallisca. All’incontro interverranno Gian Mario Tiboni del Centro di Medicina della Riproduzione, Michele Nicolai del Servizio Andrologia e Stefano Tumini della Clinica Pediatrica dell’Ospedale «SS. Annunziata» di Chieti. E’ annunciata la partecipazione del sub-commissario alla Sanità della Regione Abruzzo, Giovanna Baraldi, del presidente della V Commissione Sanità del Consiglio regionale, Nicoletta Verì, del direttore generale, Francesco Zavattaro, e del direttore sanitario della Asl Lanciano Vasto Chieti, Amedeo Budassi, nonché del vice presidente della commissione Politiche sociali del Comune di Pescara, Livio Marinucci. Il dibattito sarà moderato dalla giornalista Sipontina Beverelli. L’evento ha il patrocinio della Regione Abruzzo, delle Aziende sanitarie locali di Lanciano Vasto Chieti e di Pescara, del Comune di Pescara.

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Infezioni, tumori, infertilità

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 ottobre 2010

Roma. Isola Tiberina. Fate bene fratelli.  Nuovi strumenti all’avanguardia, attivi presso l’Unità Operativa Complessa di Patologia Clinica, diretta dal Dr. Giancarlo Liumbruno, consentono di effettuare referti con procedure sempre più rapide, sicure e sofisticate, partendo da un semplice prelievo, e permettono di effettuare nuovi esami riguardanti, ad esempio, alcuni tipi istologici per mammella, utero, colon, polmone nel campo della farmacogenomica, al fine di personalizzare ed adattare al meglio in campo oncologico la terapia farmacologica al “profilo genetico” del paziente.  Anche nel campo dell’infertilità, sarà possibile effettuare nuovi esami, convenzionati con  il Servizio Sanitario Nazionale: tra questi, l’ormone anti-mulleriano e l’inibina B per testare la riserva ovarica della donna. Per le mamme in gravidanza, invece, sarà possibile effettuare l’esame del Parvo Virus, importante per la crescita e lo sviluppo del feto. Le nuove apparecchiature:
• la Sezione di Microbiologia (responsabile Dr. Luchino Bonito) ha acquisito un sistema automatizzato per l’inoculo e la semina dei campioni biologici su cui effettuare ricerche microbiologiche, che garantirà:  automazione della fase pre-analitica; controllo delle fasi lavorative; rapidità di refertazione. Tutti gli esami microbiologici (tamponi vaginali e faringei, urinoculture, emocultore, etc.) potranno essere
effettuati con sempre maggiore sicurezza e rapidità.
• la Sezione di Biologia e Genetica Molecolare (responsabile Dr. Mauro Rongioletti), già dotata di alta tecnologia in automazione per qualsiasi tecnica di biologia molecolare (estrazione, preparazione master mix e rivelazione), oggi ha aumentato il suo livello di evoluzione, acquisendo uno strumento che racchiude in sé elevate potenzialità e capacità, in quanto è in grado di svolgere tutti i passaggi prima effettuati singolarmente. Tale strumento, messo a punto dall’azienda produttrice in collaborazione con la sezione.
A conferma del livello di avanguardia di cui gode la Sezione di Biologia e Genetica Molecolare, il
premio ricevuto dall’Intercongress Meeting of the European Society of Pathology (Cracovia, 31 agosto – 3 settembre), per la presentazione del poster “Ruolo dell’estrazione di HPV-mRNA nelle infezioni da HPV”.

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Aiuto medico contro l’infertilità

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 luglio 2010

Oltre 10.000 persone hanno partecipato al più grande studio internazionale mai realizzato volto a comprendere i processi di decisione delle coppie con difficoltà di concepimentoI risultati aiutano a chiarire i differenti tassi di fertilità L’indagine rivela cosa impedisce alle coppie con problemi di infertilità di cercare un aiuto medico e di intraprendere una terapia. I dati principali rivelano che: Il valore sociale legato all’essere genitore e avere figli, e i benefici economici  ad esso associati, sono i fattori chiave che aiutano a spiegare le differenze del tasso di fertilità nei vari Paesi; a questi seguono il senso soggettivo di sicurezza economica e il sentirsi pronti a livello personale e di relazione. Scarsa è la conoscenza dei fattori di rischio della fertilità e degli elementi che aiutano a decidere quando chiedere una consulenza medica per la fertilità e tale conoscenza varia considerevomente da Paese a Paese. Meno della metà dei partecipanti sa che una coppia si definisce infertile e che dovrebbe cercare aiuto dopo 12 mesi di tentativi, che si riducono a 6 mesi per gli over 35. Inoltre, circa la metà degli intervistati ritiene erroneamente che le donne a 40 anni abbiano una analoga possibilità di rimanere incinte delle donne di 30 anni. La maggioranza non è consapevole che la fertilità è messa a rischio dalle malattie sessualmente trasmissibili, dalla parotite dopo la pubertà per gli uomini e dall’essere in sovrappeso per le donne.  Accettare i problemi di fertilità, essere in grado di parlarne con il partner, con la famiglia e con gli amici, conoscere la disponibilità di trattamenti rimborsabili e avere un atteggiamento positivo nei confronti del trattamento sono tra i fattori tipici che caratterizzano le persone che cercano una consulenza medica. Il 40% degli intervistati non sa se siano disponibili trattamenti rimborsabili. La maggior parte degli intervistati è ottimista sulla percentuale di successo e sulla sicurezza dei trattamenti per la fertilità. Si registra però una forte percezione che il trattamento sia costoso e che possa essere fonte di stress. Le persone conoscono meglio i trattamenti più complessi come la fecondazione in vitro (IVF) piuttosto che le cure per stimolare l’ovulazione. Le persone non considerano i mass media (quotidiani, periodici, radio e televisioni) come fonte utile di informazione sulla fertilità e ritengono scarsa la qualità dell’informazione fornita dei mass media relativamente ai trattamenti per la fertilità. I risultati dettagliati dell’indagine sono stati presentati e discussi nel corso dell’ESHRE e verranno pubblicati nel rapporto Fertility – the Real Story che sarà disponibile sul sito http://www.fertility.com e sul sito http://www.icsicommunity.org
Merck Serono è leader mondiale nella medicina della riproduzione ed è l’unica azienda che offre una gamma di trattamenti per l’infertilità per ogni fase del ciclo riproduttivo e i tre ormoni necessari per il trattamento dell’infertilità prodotti con tecniche da DNA ricombinante: follitropina alfa, per la stimolazione  ovarica  e per la produzione degli ovociti nelle donne e per l’induzione della spermiogenesi negli uomini; lutropina alfa, per la stimolazione follicolare in donne con grave carenza di LH e FSH; coriogonadotropina alfa, per favorire la maturazione dei follicoli e il rilascio degli ovociti; follitropina alfa/lutropina alfa per la stimolazione follicolare in donne con grave carenza di LH e FSH; cetrorelix acetato per prevenire l’ovulazione prematura; e progesterone gel, per aiutare le fasi iniziali ed il mantenimento di una gravidanza. Non tutti i prodotti sono disponibili in tutti i Paesi.www.merckserono.it

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Trattamento dell’infertilità di coppia

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 ottobre 2009

“Il Sistema di Gestione della Qualità nei centri di PMA (procreazione medicalmente assistita) è stato illustrato da Serono Symposia International Foundation (SSIF) insieme al Centro di Procreazione Assistita “Demetra” e che vede coinvolti i maggiori esperti italiani ed europei in tema di infertilità. La certificazione delle procedure nella PMA rappresenta, infatti, la maggior garanzia di sicurezza e di efficacia dei trattamenti per i pazienti; inoltre, dai dati clinici raccolti sul campo, sembra che il sistema di gestione della qualità applicato alle tecniche di fecondazione assistita possa favorire un aumento delle percentuali di gravidanza fino al +10%. Un aumento significativo, soprattutto se confrontato con la percentuale di gravidanze mediamente ottenuta in Italia che è pari al 21% circa (Fonte: Registro Nazionale Centri di PMA – % rispetto al numero di prelievi ovocitari). In Italia 1 coppia su 5 in età fertile, è infertile e, nel 2015, la prevalenza  potrebbe diventare di 1 su 3. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), una coppia può essere definita infertile se dopo 12-18 mesi di rapporti sessuali regolari e non protetti non è riuscita a concepire.  Una volta diagnosticata l’infertilità, la coppia può decidere di intraprendere il percorso della procreazione medicalmente assistita. Nei casi meno gravi la coppia verrà sottoposta a tecniche di I livello – stimolazione ovarica e inseminazione uterina – che presuppongono, come accade fisiologicamente, che la fecondazione avvenga all’interno del corpo della donna. Nei casi più complessi di infertilità, come ostruzione delle tube o le gravi alterazioni del liquido seminale, è necessario ricorrere a tecniche di II livello – FIVET e ICSI – che prevedono la fecondazione all’esterno dell’organismo materno.  La causa va ricercata, innanzitutto, nel progressivo avanzamento dell’età in cui la donna decide di avere il primo figlio, età che oggi si attesta intorno ai 32 anni; questa tendenza sociale si “scontra” con la naturale fisiologia della donna che raggiunge il massimo picco della fertilità tra i 20 e i 24 anni, ha un primo declino verso i 30 che si accentua in modo significativo dopo i 36, per registrare infine una notevole caduta superati i 40.  Nell’uomo, invece, i principali fattori di rischio di infertilità sono legati alle patologie della sfera riproduttiva, come il comune varicocele, o a malattie meno conosciute, ma altrettanto pericolose, quali l’orchite, i disordini endocrini e le patologie genetiche.

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Al medico il ruolo centrale nella fecondazione assistita

Posted by fidest press agency su domenica, 10 maggio 2009

«La sentenza della Corte costituzionale restituisce al medico la responsabilità della scelta terapeutica nel trattamento della infertilità  di coppia». Anna Pia Ferraretti, direttore scientifico di Sismer, Società italiana di Studi di Medicina della Riproduzione, commenta le motivazioni della Corte Costituzionale sulla sentenza emessa lo scorso 1 aprile. «Sono veramente soddisfatta perché, pur nel pieno rispetto della Legge 40, credo fermamente che possiamo offrire alle coppie una terapia con maggiori possibilità di successo e minori rischi per la salute della madre e dei futuri nascituri».   Il dibattito sulle migliori procedure da seguire è già stato aperto. Continua Ferraretti: «Con un gruppo di centri, sia pubblici sia privati, abbiamo già avuto un incontro dove abbiamo definito un comportamento che, nel rispetto della Legge 40 e con le chiare indicazioni date dalla Corte Costituzionale, ci permetta di decidere con ogni singola coppia il piano terapeutico a lei più indicato. Finalmente molte coppie non dovranno più sentirsi costrette ad andare all’estero per ricevere “migliori” trattamenti. Questo mi rende veramente felice perché credo che l’esilio per motivi riproduttivi sia una lesione dei diritti civili».  Conclude Anna Pia Ferraretti, direttore scientifico di Sismer: «Con la coppia di fronte a noi, finalmente, possiamo dare il massimo che la nostra competenza medica ci consente e, loro, possono sentire di ricevere il massimo».

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