Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

Posts Tagged ‘infezioni’

Covid-19 e infezioni sul lavoro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2020

Sono più di 28mila i contagi da Covid-19 di origine professionale denunciati all’Inail tra la fine di febbraio e lo scorso 21 aprile. Il 45,7% riguarda la categoria dei “tecnici della salute”, che comprende infermieri e fisioterapisti, seguita da quella degli operatori socio-sanitari (18,9%), dei medici (14,2%), degli operatori socio-assistenziali (6,2%) e del personale non qualificato nei servizi sanitari e di istruzione (4,6%). A rilevarlo, alla vigilia delle celebrazioni del primo maggio, è il primo report dell’Istituto dedicato al fenomeno delle infezioni sul lavoro da Covid-19, da cui emerge anche che i casi mortali da contagio sono stati 98 (52 in marzo e 46 in aprile) pari a circa il 40% del totale dei decessi sul lavoro denunciati all’Inail nel periodo preso in esame.
«I nostri dati – spiega il presidente dell’Inail, Franco Bettoni – confermano la maggiore esposizione al rischio del personale sanitario, al quale l’Istituto riconosce la presunzione semplice di origine professionale dell’infezione. Con l’avvio della fase 2 dell’emergenza, continueremo a monitorare l’andamento delle denunce di contagio sul lavoro da nuovo coronavirus, anche allo scopo di ricavare informazioni utili per le indicazioni da fornire per le misure di prevenzione necessarie con la graduale ripresa delle attività produttive. Nel frattempo, tutti i casi accertati di infezione contratta in occasione di lavoro e in itinere continueranno a essere tutelati dall’Istituto come infortuni, già a partire dal periodo di quarantena».Prendendo in considerazione le diverse attività produttive, il settore della sanità e assistenza sociale, in cui rientrano ospedali, case di cura e case di riposo, registra il 72,8% dei casi di contagio sul lavoro da Covid-19 denunciati all’Inail, mentre a livello territoriale quasi otto denunce su 10 sono concentrate nelle regioni dell’Italia settentrionale: il 52,8% nel Nord-Ovest (35,1% in Lombardia) e il 26,0% nel Nord-Est (10,1% in Emilia Romagna). Il resto dei casi è distribuito tra Centro (12,7%), Sud (6,0%) e Isole (2,5%).Il 71,1% dei contagiati sul lavoro sono donne e il 28,9% uomini, con un’età media di poco superiore ai 46 anni (46 per le donne, 47 per gli uomini). Tra gli infermieri e gli altri tecnici della salute, in particolare, più di tre denunce su quattro sono relative a lavoratrici. Il 12,6% dei casi riguarda invece lavoratori stranieri, tra i quali la percentuale delle donne è pari all’80%. Concentrando l’attenzione sui 98 casi mortali denunciati, il rapporto tra i generi si inverte. I decessi dei lavoratori, infatti, sono stati 78, quelli delle lavoratrici 20, con un’età media pari a 58 anni sia per gli uomini che per le donne.Come sottolineato nel report elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto, i dati sulle denunce di infortunio da Covid-19 sono provvisori e il loro confronto con quelli rilevati a livello nazionale dall’Istituto superiore di sanità richiede cautele, sia per la maggiore complessità nella trattazione delle denunce che deriva dall’attuale contesto di emergenza, sia per il fatto che la platea Inail, riferita ai soli lavoratori assicurati, non comprende categorie particolarmente esposte al rischio di contagio, come quelle dei medici di famiglia, dei medici liberi professionisti e dei farmacisti.
«Il dibattito – precisa Bettoni – sull’ampliamento della platea degli assicurati Inail, che all’inizio dell’anno ha portato all’estensione della tutela obbligatoria ai rider addetti alle consegne a domicilio, con questa emergenza è tornato di grande attualità. In queste settimane, in particolare, abbiamo costituito un gruppo di lavoro con le federazioni dei medici per studiare la possibilità di estendere la nostra copertura ai medici liberi professionisti e convenzionati».«Il tema – aggiunge il presidente dell’Istituto – dovrà però essere affrontato anche a livello complessivo, per comprendere gli oltre tre milioni e mezzo di lavoratori che non possono accedere a rendite o indennizzi in caso di infortunio o malattia professionale. Il mondo del lavoro, infatti, è cambiato moltissimo negli ultimi anni ed è arrivato il momento che anche le norme sulla protezione dei lavoratori ne prendano atto. L’Inail, per quanto gli compete, è pronto a sostenere questa svolta». (fonte: doctor33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Il software per la simulazione delle infezioni in aree circoscritte

Posted by fidest press agency su sabato, 18 aprile 2020

Il software Simugens – sviluppato dalla Divisione SHRAIL dell’IT company italiana D&T – è un simulatore della folla in grado di riprodurre il comportamento di grandi insiemi di individui in varie situazioni, comprese aree urbane, eventi di massa, trasporto pubblico e centri commerciali. Il software è in grado di combinare decisioni e movimenti di migliaia di individui, seguendoli uno ad uno oppure estraendo i comportamenti complessivi della folla in condizioni normali o di emergenza ed è stato impiegato nella simulazione di situazioni complesse in diverse città italiane.Nel 2020, in seguito all’emergenza dovuta alla pandemia del Covid-19, il software è stato ampliato con una serie di funzioni dedicate alla dinamica delle infezioni all’interno delle folle ed alla valutazione di possibili soluzioni o mitigazioni al problema. Simugens Infections può simulare infezioni di singoli individui basate sulla distanza tra le persone e sui tempi di esposizione, oltre ad oggetti o superfici infettanti, calcolando nel tempo il tasso di contagio, il famoso R0, nell’ambito di una situazione di interesse.La simulazione può determinare tassi di contagio per le aree prese in esame – come ad esempio un centro commerciale, un supermercato od uno spazio espositivo – in funzione dei parametri di infezione e della densità e del flusso delle persone, consentendo di valutare interventi di mitigazione come separazione della folla, gestione e limitazione dei flussi. Interventi utili sia nelle fasi iniziali del contenimento dell’epidemia, sia nelle fasi di ritorno alla normalità, nelle quali è fondamentale coniugare la fruizione degli spazi con standard di sicurezza necessariamente rigidi.La modelazione 3D di Simugens offre infine una vista realistica degli ambienti e delle aree, permettendo una migliore comprensione dei fenomeni e delle dinamiche. Gli output di analisi sono completati da tabelle e grafici anche in tempo reale, che riportano nel dettaglio tutti i dati risultati della simulazione.

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Coronavirus: il panico non serve a contrastare le infezioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2020

“Come sempre in queste occasioni, la cosa più importante è mantenere la calma ed evitare di creare e diffondere il panico. L’epidemia in Cina del nuovo coronavirus è senz’altro un’emergenza da affrontare seriamente, ma teniamo presente che il nostro Ministero della Salute ha preso per tempo tutte le misure necessarie a contrastare la diffusione del virus” dice Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani. “Quello che ciascun cittadino può e deve fare è mettere in atto quelle semplici misure di igiene personale che valgono per tutte le infezioni virali, come l’influenza stagionale che proprio ora sta attraversando la fase di picco”.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato in questi giorni una sorta di decalogo per ridurre il rischio che vale la pena riportare:
* Lavarsi di frequente le mani con le soluzioni igienizzanti a base di alcol o con acqua e sapone
* Coprirsi il naso e la bocca con un fazzolettino quando si tossisce o si stranutisce, gettare il fazzolettino e lavarsi le mani
* Evitare contatti ravvicinati con persone che presentino febbre e tosse
* Rivolgersi tempestivamente al medico in caso di febbre e tosse, facendogli anche presente se di recente si sono compiuti viaggi all’estero
* Evitare di consumare alimenti di origine animale crudi o solo parzialmente cotti. Maneggiare i cibi crudi di origine animale in modo da evitare che possano contaminare altri alimenti crudi (verdure, frutta)
“Quanto all’uso delle mascherine serve innanzitutto a evitare di contagiare gli altri, e in paesi come il Giappone è pratica corrente per chiunque abbia anche soltanto il raffreddore” prosegue Andrea Mandelli. “Mai come quando si presenta una nuova malattia infettiva è fondamentale una corretta informazione, innanzitutto quella dei siti istituzionali e quella che viene dai professionisti della salute, e non il passa-parola non verificabile dei social media. I 100.000 farmacisti italiani sono a disposizione per ragguagliare il cittadino e rispondere a tutte le sue richieste”. (Ufficio Stampa FOFI)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Gli antibiotici sono uno strumento essenziale per contrastare diverse infezioni oculari

Posted by fidest press agency su martedì, 28 gennaio 2020

Roma. Si parlerà di questo mercoledì 29 gennaio nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, in occasione del convegno dal titolo ‘Occhio agli antibiotici! Focus in Oftalmologia sulle evidenze, laprofilassi e la terapia antibiotica’, organizzato dall’Associazione Italiana Medici Oculisti e dall’Associazione ‘G. Dossetti: i Valori – Tutela e Sviluppo dei Diritti’. Coordinatore scientifico dell’incontro, la dottoressa Alessandra Balestrazzi, referente di AIMO per i rapporti con le istituzioni. Sono stati invitati a partecipare tutti i componenti della 12° Commissione Igiene e Sanità del Senato e della XII Commissione Affari Sociali della Camera.
Hanno dato conferma di partecipazione le senatrici Paola Binetti, Elisa Pirro e Laura Stabile (della 12a Commissione Igiene e Sanità del Senato) e i deputati Roberto Bagnasco, Fabiola Bologna e Paolo Russo (della XII Commissione Affari Sociali della Camera). Tra i relatori: Stefano Baiocchi, dell’azienda ospedaliera universitaria Senese; Alessandra Balestrazzi, dell’ospedale Oftalmico di Roma; Romina Fasciani, dell’Unità operativa complessa (Uoc) di Oculistica Fondazione del Policlinico Universitario Gemelli Irccs di Roma; Marilena Galdiero, dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli; Silvio Gherardi, presidente del Comitato Scientifico dell’Associazione ‘G. Dossetti’; Luca Menabuoni, presidente di Aimo; Renato Marroncelli, dell’ospedale Santo Spirito di Pescara; Corrado Stillo, responsabile dell’Osservatorio Tutela Civica dell’Associazione ‘G. Dossetti: i Valori – Tutela e Sviluppo dei Diritti’.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

L’Italia sempre ai primi posti in Europa nella prevalenza di infezioni antibioticoresistenti

Posted by fidest press agency su martedì, 19 novembre 2019

Lo è con una diffusione superiore alle medie per alcuni dei principali superbatteri. Nel nostro Paese oltre 200.000 casi e circa 10.000 decessi da germi multiresistenti, un terzo dei dati stimati in Europa. In vista dell’European Antibiotic Awareness Day in programma il 18 novembre gli infettivologi della SITA – Società Italiana di Terapia Antinfettiva, riuniti a Santa Margherita Ligure per l’International Meeting on Antimicrobial Chemotherapy in Clinical Practice (ACCP), rilanciano l’importanza della sensibilizzazione di cittadini e professionisti e sottolineano l’importanza di un uso corretto e appropriato dei nuovi antibiotici.In corso un progetto condiviso tra SITA e FIMMG per promuovere tra i medici di famiglia la formazione su antibiotici e resistenze batteriche.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Lotta alle infezioni: alleanza tra 3M e Copag

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 maggio 2019

Pioltello (MI) E’ stata presentata in occasione della 55esima Assemblea Generale AIOP, Associazione Italiana Ospedalità Privata, che si è aperta ieri a Villa Erba, la collaborazione tra 3M e COPAG, Consorzio della Ospedalità Privata per gli Acquisti e le Gestioni.“In un momento storico in cui le risorse sono sempre più limitate, poter offrire prodotti di qualità è l’unica logica vincente. Oggi, infatti, una corretta gestione dell’assistenza sanitaria non può guardare solo al singolo risparmio ma deve puntare sull’affidabilità e sull’efficienza – illustra il dottor Marco Miraglia attuale Presidente della Copag – L’Ospedalità privata riunita in AIOP e servita da COPAG, da sempre attenta al contenimento dei costi, è certamente il partner ideale per avviare il processo di trasformazione del sistema sanitario grazie ad una visione d’insieme che permette loro di capire che oggi bisogna andare oltre il prezzo d’acquisto e valutare il costo reale della cura!”
Tra gli obiettivi di questa alleanza, c’è quindi quello di contribuire alla lotta alle infezioni correlate all’assistenza, una lotta in cui 3M è protagonista attraverso la Campagna “Ospedale Senza Infezioni”, un’iniziativa nata per sensibilizzare i cittadini e diffondere un programma d’azione condiviso con gli operatori sanitari verso l’adozione di sempre più efficaci modelli di prevenzione.Proprio sul tema della diffusione delle infezioni in ospedale non si può più rimandare un piano di azione. Come riportato nel rapporto redatto recentemente da ONU e OMS “No Time to Wait” relativo alle catastrofiche proiezioni derivanti dalla resistenza agli antibiotici non saremo più in grado di sconfiggere i batteri e nel 2050 si prevedono 10 milioni di decessi legati a questo fenomeno. Le resistenze si sviluppano da abuso di antibiotici assunti dall’uomo in casi non strettamente necessari, oppure indirettamente legati ad assunzione di cibi derivanti da allevamenti o coltivazioni in cui vengono usati antibiotici, o infine per curare le infezioni che si possono contrarre durante una degenza ospedaliera. Quest’ultimo dato in Italia conta 530.000 casi all’anno, come incidenza e numeri di cittadini coinvolti è il peggiore di tutta Europa. Mediamente 1 paziente su 15 che entra in Ospedale per un percorso di cura ha una probabilità di acquisire un’infezione, le più diffuse sono polmoniti, infezioni vie urinarie, infezioni della ferita chirurgica e quelle legate a dispositivi invasivi come i cateteri vascolari. Rispetto all’ultima indagine di sorveglianza del 2013 si è notato un incremento dei casi dovuto all’aumento dei pazienti più “fragili”, con un’età superiore ai 65 anni, all’utilizzo di sistemi sempre più invasivi per l’organismo umano come cateteri o endoscopi che costituiscono veicoli di batteri, ma soprattutto alla scarsa adozione di strategie di prevenzione.
In Italia si stimano circa 7.800 casi di decessi l’anno per infezioni acquisite nei nosocomi, pari al doppio delle morti legate agli incidenti stradali. Da un’altra prospettiva l’impatto è devastante se si considera che rappresentano un rischio fatale quanto la somma delle maggiori malattie infettive messe insieme: influenza, tubercolosi e HIV.Per questo motivo è più che mai necessario aumentare la consapevolezza dei cittadini e sensibilizzare gli operatori sanitari sul tema della prevenzione e dell’antibiotico resistenza, affinché il Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico-Resistenza (PNCAR) 2017-2020, a cura di Ministero della Salute, entri a far parte definitivamente dei programmi condivisi e applicati da Regioni e Ospedali. Corrette pratiche di prevenzione, che passano da rinnovati e adeguati protocolli, potrebbero ridurre del 20-30% questo “gap” nel percorso assistenziale, concorrendo a migliorare anche l’impatto economico sul Sistema Sanitario Nazionale, considerato che i costi di trattamento di una singola infezione pesano dai 5 ai 9 mila euro. Questo risultato è raggiungibile anche attraverso l’adozione di alcuni semplici ma fondamentali passaggi. Partendo dalla più nota pratica lavaggio delle mani – un gesto prezioso che proprio in questi giorni è stato celebrato in occasione della Giornata Mondiale del Lavaggio delle Mani – fino alla consapevolezza della necessità di implementare un sistema di prevenzione lungo tutto il percorso assistenziale, partendo da una sicura e certificata sterilizzazione dello strumentario chirurgico, ad un’ottima preparazione del campo operatorio e sistemi di barriera, al riscaldamento del paziente durante un’operazione chirurgica, all’uso di medicazioni in grado di tenere sotto controllo eventuali infezioni dovute all’accesso venoso attraverso il catetere.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

“Il lavaggio corretto delle mani per ridurre la diffusione di molte infezioni”

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 maggio 2019

“Può così favorire la prevenzione di malattie respiratorie e gastro-intestinali e, quindi, limitare l’antibiotico resistenza”. E’ quanto ricorda la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) in occasione della Giornata Mondiale dell’Igiene delle Mani che si celebra oggi in Italia con il convegno “L’igiene delle mani: strumento per la prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza e dell’antimicrobico-resistenza” presso il Ministero della Salute e al quale la FIMP ha dato il proprio patrocinio. “Limitare l’uso inappropriato degli antibiotici è una delle priorità della pediatria di famiglia italiana – afferma il dott. Paolo Biasci, Presidente Nazionale FIMP -. E’ infatti una delle principali cause dell’antibiotico resistenza, un problema di salute sempre più grave e diffuso come hanno recentemente ricordato le autorità sanitarie internazionali. Si stima che nel nostro Paese un bimbo su tre abbia assunto antibiotici nell’ultimo anno. Oltre a favorire l’appropriatezza terapeutica tra il personale medico, bisogna informare ed educare i giovanissimi e i loro genitori. Un gesto semplice, ed erroneamente considerato banale, come il lavaggio delle mani, può ad esempio rappresentare un importantissimo strumento di prevenzione”. Ecco le cinque regole della FIMP:
1- Strofinare le mani per almeno 20 secondi: il sapone va distribuito uniformemente soprattutto sul dorso delle mani, tra le dita e sotto le unghie
2- Meglio acqua corrente fredda o tiepida: le mani vanno prima bagnate e mentre vengono insaponate è preferibile chiudere il rubinetto (si evitano così inutili sprechi)
3- Cambiare spesso asciugamani o salviette: questi oggetti possono trasformarsi in nidi di germi e batteri. Meglio, quindi, sostituirli frequentemente.
4- Gli igienizzanti non sono un’alternativa: riducono il numero di germi ma non sono efficaci come il sapone. Non rimuovono altri contaminanti (come i pesticidi) e in più non sono indicati se le mani sono molto sporche o unte.
5- Non solo prima di andare a tavola: le mani vanno lavate più volte durante la giornata (per esempio dopo avere tossito o soffiato il naso, avere toccato un animale, maneggiato l’immondizia o essere entrati in contatto con persone malate). Per favorire un uso sicuro e corretto degli antibiotici la FIMP promuove da alcuni mesi la campagna nazionale “I Consigli di Mio, Mia e Meo: Insieme per un uso corretto dell’antibiotico” che ha come protagonisti tre simpatiche mascotte. E’ strutturato in un sito web (www.miomiaemeo.it), ed ha avuto la distribuzione negli studi dei pediatri di famiglia di opuscoli e flyer, uno speciale game kit con un mini album di figurine per i bambini e sagomati da terra con i messaggi del progetto. I contenuti del progetto sono consultabili, oltre che attraverso il sito dedicato, anche attraverso l’APP MyPED per genitori disponibile sia per i sistemi Android che iOS. “Vogliamo dare consigli pratici ai genitori e bimbi – aggiunge il dott. Mattia Doria, Segretario Nazionale FIMP alle Attività Scientifiche -. Come prima cosa bisogna prevenire le infezioni; prevenzione che inizia con un corretto lavaggio delle mani e più in generale con la cura dell’igiene. Per quanto riguarda gli antibiotici sono senza dubbio farmaci sicuri ed efficaci: vanno però utilizzati solo in seguito ad una prescrizione medica. E devono sempre essere assunti seguendo scrupolosamente le indicazioni e le modalità di assunzione (dose e durata) fornite dal pediatria di famiglia”.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Infezioni correlate all’assistenza ospedaliera

Posted by fidest press agency su domenica, 2 dicembre 2018

Un problema non immediatamente visibile ma molto concreto e purtroppo in peggioramento, come anche emerso dagli ultimi fatti di cronaca. Secondo i dati riportati dal Centro Europeo Malattie Infettive (ECDC), durante la giornata mondiale sulla consapevolezza degli antibiotici del 18 novembre, ogni anno sono circa 33 mila nell’Unione Europea le persone che muoiono per infezioni da batteri resistenti agli antibiotici, la maggior parte contratte in Ospedale, di cui circa un terzo solo nel nostro Paese(1): rispetto all’indagine precedente emerge dunque un incremento del tasso di prevalenza delle infezioni. Ma quello che emerge in maniera altrettanto evidente dallo studio del Centro Europeo per le Malattie infettive (ECDC) è che oggi in Italia la probabilità di contrarre infezioni durante un ricovero ospedaliero è del’6%(2), con 530 mila casi ogni anno(2): dati che pongono l’Italia all’ultimo posto tra tutti i Paesi in Europa. Si tratta infatti di un allargamento della forbice dovuto all’aumento dei pazienti più “fragili”, con un’età superiore ai 65 anni, all’utilizzo di sistemi sempre più invasivi per l’organismo umano come cateteri o endoscopi che costituiscono veicoli di batteri, ma soprattutto alla scarsa adozione di strategie di prevenzione. Inoltre, il tema delle infezioni correlate all’assistenza ospedaliera sarà al centro del dibattito anche in occasione della 13° edizione del Risk Forum Management in Sanità, un momento di confronto su come innovare e riformare il Sistema Sanitario e renderlo più efficiente e capace di rispondere ai bisogni di salute dei cittadini, che si terrà a Firenze dal 27 al 30 novembre.In Italia si stimano circa 7.800 casi di decessi all’anno(3) per infezioni acquisite nei nosocomi, pari al doppio delle morti legate agli incidenti stradali(4). Da un’altra prospettiva l’impatto è devastante se si considera che rappresentano un rischio fatale quanto la somma delle maggiori malattie infettive messe insieme: influenza, tubercolosi e HIV(5).Per questo motivo è più che mai necessario aumentare la consapevolezza dei cittadini e sensibilizzare gli operatori sanitari sul tema della prevenzione e dell’antibiotico resistenza, affinché il Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico-Resistenza (PNCAR) 2017-2020, a cura di Ministero della Salute, entri a far parte definitivamente dei programmi condivisi e applicati da Regioni e Ospedali. Corrette pratiche di prevenzione, che passano da rinnovati e adeguati protocolli, potrebbero ridurre del 20-30% questo “gap” nel percorso assistenziale (6), concorrendo a migliorare anche l’impatto economico sul Sistema Sanitario Nazionale, considerato che i costi di trattamento di una singola infezione pesano dai 5 ai 9 mila euro.Questo risultato è raggiungibile attraverso l’adozione di alcuni semplici ma fondamentali passaggi: dalla più nota pratica del lavaggio delle mani, al riscaldamento del paziente durante un’operazione chirurgica, all’uso di medicazioni in grado di tenere sotto controllo eventuali infezioni dovute all’accesso venoso attraverso il catetere.Per far fronte dunque alla resistenza agli antibiotici, come sottolineato dal Centro Europeo Malattie Infettive, e per contrastare l’aumento delle infezioni correlate all’assistenza ospedaliera, 3M da sempre impegnata in questa direzione lancia la campagna “Ospedale Senza Infezioni”, con l’obiettivo di meglio informare i cittadini e diffondere un programma d’azione condiviso con gli operatori sanitari verso l’adozione di sempre più efficaci modelli di prevenzione.“Ricerca e innovazione sono sempre stati il motore della nostra azienda, ma con il lancio della campagna “Ospedale Senza Infezioni” vogliamo supportare un passaggio culturale fondamentale nel nostro Paese sulla lotta alle infezioni ospedaliere, perché siamo convinti che il nostro contributo non debba limitarsi nel rendere disponibili tecnologie avanzate ma andare oltre, pensando al contesto in cui operiamo ed a migliorare le condizioni dei pazienti che affrontano, ad esempio, un intervento chirurgico o una terapia oncologica – ha dichiarato Patrizio Galletta, 3M Italia Country Business Leader Health Care – Pazienti più informati e sicuri e personale sanitario aggiornato sulle migliori pratiche cliniche e sulle azioni più efficaci di prevenzione aiuteranno a ridurre gli eventi avversi correlati alle infezioni ospedaliere”.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Infezioni ospedaliere

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 ottobre 2018

Fino a 700.000 casi di infezioni ospedaliere su 9 milioni di ricoveri, l’1% dei quali con esito letale. In Italia sono oltre 7.000, dunque, i degenti che muoiono a causa di un’infezione contratta in ospedale. A lanciare l’allarme alcuni dei numerosi esperti internazionali presenti a Milano in occasione del 2° Congresso WAidid, l’appuntamento mondiale sulle Malattie Infettive e i Disturbi immunologici che fino a domani sarà animato da sessioni plenarie e numerosi incontri su patologie ad alto impatto sulla salute globale.
Dal 5% all’8% degli individui ricoverati contrae un’infezione: le più frequenti sono soprattutto quelle urinarie, seguite da infezioni post-operatorie, polmoniti e sepsi. Di queste, si stima che circa il 30% sia potenzialmente prevenibile (135.000-210.000 casi)1. Tra le principali cause, infatti, la decontaminazione non corretta e l’abuso di antibiotici con conseguente aumento dell’antibiotico-resistenza.Un fenomeno, quello della resistenza agli antibiotici dei microbi, alimentato da un loro uso inappropriato. Basti pensare che quasi nel 50% dei casi in cui sono prescritti non risultano necessari, come spesso succede nel caso dell’influenza. A questo proposito, il 15% degli italiani considera erroneamente utile l’antibiotico per bloccare l’influenza e, in generale, le infezioni virali.“Il vaccino anti-influenzale – evidenzia la Prof.ssa Susanna Esposito, Presidente WAidid e ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Perugia – potrebbe prevenire gran parte dei casi di influenza, limitando non poco l’eventualità di un ricovero ospedaliero per quei soggetti a rischio di complicanze –. I bambini fino ai 5 anni di età, gli anziani sopra i 64 anni e i malati cronici di tutte le età, infatti, sono a rischio di contrarre forme di influenza particolarmente gravi che richiedono il ricovero ospedaliero. Ogni anno le complicanze dell’epidemia influenzale comportano l’utilizzo di una rilevante quantità di antibiotici, non sempre necessaria e spesso dannosa”.
L’Italia, infatti, è ai primi posti in Europa per antibiotico-resistenza. Le specie di microrganismi più spesso responsabili di infezioni ospedaliere gravi e potenzialmente fatali sono oggi i bacilli Gram negativi. Nel nostro Paese la percentuale di Escherichia coli resistenti alle cefalosporine è del 30%. Ancora più preoccupante Klebsiella pneumoniae, con quasi il 60% di ceppi resistenti alle cefalosporine di terza generazione ed il 30% di ceppi resistenti ai carbapenemi. Allarmante infine Acinetobacter baumanii, la cui percentuale di resistenza combinata ad aminoglicosidi, fluorochinoloni e carbapenemi supera il 50%.
“La prevenzione delle infezioni ospedaliere – ha aggiunto Francesco Menichetti, Presidente Gruppo Italiano per la Stewardship Antimicrobica (GISA) – va potenziata con azioni di “infection control”, ovvero attraverso le buone pratiche assistenziali, come ad esempio il lavaggio delle mani, il rispetto dell’asepsi nelle procedure invasive, la disinfezione e la sterilizzazione dei presidi sanitari, che in Italia purtroppo non sono sempre rispettate. Le azioni preventive sono determinanti, ma richiedono progetti educazionali specifici e strumenti di verifica efficaci. I nuovi antibiotici, efficaci per curare queste gravi infezioni, sono purtroppo pochi e non di rapido e facile accesso. La necessità urgente di questi nuovi farmaci, potenzialmente salva-vita, impone una revisione delle regole (scheda AIFA, prescrizione specialistica) che non vada verso una insensata liberalizzazione, bensì consideri procedure che permettano l’accesso rapido da parte di quegli specialisti che trattano pazienti con infezioni gravi”. A contrastare, dunque, la resistenza antibiotica non solo la ricerca di nuove molecole che riescano a impedire i meccanismi di resistenza dei batteri multi-resistenti, ma anche il potenziamento delle strategie di controllo delle infezioni, la sorveglianza, il buon uso degli antibiotici in ambito ospedaliero e territoriale. Non può mancare, infine, il coinvolgimento delle Istituzioni ed un importante investimento in formazione ed educazione del personale sanitario.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Infezioni chirurgiche ospedaliere

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 novembre 2017

Ospedale Spallanzani, RomaAnche nel nostro Paese, le ICA, ovvero le infezioni correlate all’assistenza, rappresentano l’evento avverso più frequente in sanità. Un problema serio e molto diffuso, nonché la complicanza più grave nella cura dei pazienti ospedalizzati che è stato il tema di un dibattito, promosso a Milano da J&J Medical, con la partecipazione di opinion leader di diversa estrazione, a cominciare da chirurghi, quali il Prof. Marco Montorsi, Presidente della Società Italiana di Chirurgia e Responsabile di Unità Operativa Chirurgia generale e digestiva Humanitas Research Hospital e il Prof. Enrico Opocher, Direttore del reparto di Chirurgia Epato-Bilio-Pancreatica e Digestiva – Ospedale San Paolo di Milano, che hanno ribadito come la maggiore attenzione alle infezioni sia frutto, anche, di una presa di coscienza della classe chirurgica sul problema.Dagli interventi complessi di chirurgia oncologica addominale alla protesica, fino alla chirurgia ginecologica e ostetrica, le SSI (infezioni del sito chirurgico) costituiscono circa il 32% di tutte le infezioni ospedaliere, ma, di fatto, sono anche le più gravi perché veicolo di complicanze severe. Addirittura, i pazienti che contraggono una SSI sono, infatti, 5 volte più esposti al rischio di una nuova ospedalizzazione, 2 volte più esposti al rischio di degenza in una unità di terapia intensiva e 2 volte più esposti al rischio di morte. In mancanza di un sistema stabile di sorveglianza su questo tipo di infezioni, è fondamentale abbattere il rischio di contrarre un’SSI fin dall’ingresso in sala operatoria, come spiega in proposito Enrico Opocher: «Causate da microrganismi presenti nell’ambiente, che solitamente non danno luogo a infezioni, le SSI insorgono più frequentemente in pazienti ad alto rischio sottoposti a chirurgia addominale durante il ricovero o, in qualche caso, anche dopo la dimissione e possono avere diverso grado di gravità, fino ad essere letali. Oggi, però, è possibile abbattere di un terzo l’insorgenza delle SSI grazie a una serie di correttivi che vanno ad intervenire sui fattori di rischio modificabili, come suggerito dalle raccomandazioni dell’OMS nelle ‘Global Guidelines for the Prevention of Surgical Site Infection’ elaborate nel 2016. Tra queste, sottolineiamo l’antisepsi della cute tramite il lavaggio accurato delle mani, il corretto uso degli antibiotici, che non devono essere più utilizzati nel post-operatorio ma solo all’atto dell’intervento chirurgico e l’utilizzo delle suture rivestite con antibatterico (Triclosan)».
Oltre a essere, ovviamente, un problema sanitario che mette a rischio la sicurezza del paziente, le ICA sono anche un fenomeno dal notevole impatto socio economico: tanto che si stima un costo correlato ad una singola infezione ospedaliera di circa € 9.000 – 10.500. Complessivamente, il loro impatto economico sul Sistema Sanitario Nazionale è superiore a un miliardo di Euro l’anno, con un prolungamento della degenza pari al 7,5-10% delle giornate di ricovero. In questo scenario, le SSI (Surgical Site Infections) sono tra le più costose. Un aspetto ben evidenziato dalla ricerca “Burden economico delle infezioni ospedaliere in Italia”, realizzata dal Prof. Francesco Saverio Mennini, Research Director CEIS Economic Evaluation and HTA (EEHTA), Facoltà di Economia, Università di Roma Tor Vergata, che intervenendo al dibattito ha sottolineato: «è un dato di fatto che un paziente che contrae un’infezione ospedaliera resta più a lungo in ospedale e impiega più risorse. Partendo dal presupposto che le infezioni ospedaliere compaiano in circa 3 casi ogni 1.000 ricoveri acuti in regime ordinario, la loro valorizzazione mediante valutazione delle giornate aggiuntive per singolo diagnosis related group ha comportato una stima media annua di 69,1 milioni di euro. Non solo: il focus su 6 interventi selezionati dagli OL coinvolti (diverticolite, appendicite, colecistite, calcolosi della colecisti, ernia e laparocele) ha evidenziato un aumento della durata di degenza pari in media a 12 giornate (range 6 – 16) e stimato un incremento del costo medio per singolo ricovero compreso tra € 4.000 e € 9.000. Numeri che devono far riflettere soprattutto sull’opportunità di adottare misure innovative, come trattamenti e device tecnologici, con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’assistenza nel limite delle risorse disponibili».
La prevenzione e il controllo delle infezioni ospedaliere sono dunque un obiettivo prioritario di sanità pubblica per cui il lavoro coordinato di prevenzione, qualità e controllo del rischio su tale tematica è ritenuto prioritario. In uno scenario in divenire come questo, in ogni struttura sanitaria, diventa quindi fondamentale proprio la figura del risk manager, deputato a individuare gli strumenti per valutare e governare i rischi. «La gestione del rischio clinico in sanità, di cui le ICA costituiscono un elemento importante – ha dichiarato il dott. Enrico Burato, direttore SC qualità accreditamento risk management Ospedale Carlo Poma, Mantova e componente dal 2005 del gruppo di lavoro di risk management in Regione Lombardia – è l’insieme delle azioni messe in atto per misurare i fenomeni, comprenderne le cause e migliorare la qualità delle prestazioni sanitarie al fine di garantire la sicurezza dei pazienti. In tal senso, il controllo globale sull’esposizione al rischio dei pazienti potrebbe ridurre l’incidenza delle infezioni chirurgiche ospedaliere. Compito del Risk Manager è, quindi, quello di individuare gli strumenti per valutare e governare i rischi, ricercandone i miglioramenti nel sistema di gestione complessivo, sviluppando strumenti efficienti e identificando le conseguenze sanitarie ed economiche derivanti dall’esposizione al rischio stesso dei pazienti. Un obiettivo oggi possibile che deve, però, essere perseguito con una logica di sistema e con la collaborazione di tutte le figure professionale interessate dal problema all’interno di ogni singola struttura sanitaria». E questo con la costruzione di sistemi di sorveglianza e con l’individuazione delle cosiddette “buone pratiche”, ma anche con l’aderenza a linee guida internazionali, quali le ‘Global Guidelines for the Prevention of Surgical Site Infection’ dell’OMS e “The Centers for Disease Control and Prevention Updated Guideline”, oltre alla valutazione EUNetHTA , la rete europea per la valutazione delle tecnologie sanitarie (Health Technologies Assessments – HTA), insieme all’attività di formazione, informazione e auditing all’interno delle strutture sanitarie.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Infezioni respiratorie infantili

Posted by fidest press agency su sabato, 14 ottobre 2017

ospedale bambin gesùCon l’arrivo del primo freddo aumenta il numero delle infezioni respiratorie infantili. Si calcola che ogni anno circa il 30% dei bambini italiani, in età pre-scolare, siano colpiti da polmoniti, bronchiti, faringiti, laringiti o tracheiti. La più grave è la bronchiolite di origine virale che attacca le piccole vie aeree fino ad ostruirle. E’ la principale causa di ricovero in ospedale per i neonati nel primo anno di vita. Le conseguenze della malattia sono diverse e si va dal semplice raffreddore fino a serie complicanze che possono portare anche al ricovero in terapia intensiva. Per questo la Società Italiana per le Malattie Respiratorie Infantili (SIMRI), in occasione del suo 21° congresso nazionale che si conclude domani a Napoli, ha deciso di fornire ai genitori un decalogo della prevenzione.
Ecco le regole dei pneumologi pediatri per evitare le infezioni respiratorie autunnali-invernali:
1. Lavarsi sempre bene le mani prima di toccare un bimbo: questo vale soprattutto per i fratellini perché, nella maggioranza dei casi, sono loro a trasmettere i virus e altri agenti patogeni
2. Se il bimbo ha meno di sei mesi non lasciarlo mai nella stessa stanza con chi soffre di raffreddore o influenza
3. Evitare il più possibile che il bambino scambi con altri oggetti che possono trasferire germi (per esempio cucchiai, tazze, cuscini o coperte)
4. Utilizzare preferibilmente fazzolettini monouso: devono sempre essere buttati nella spazzatura
5. Non fumare in casa e più in generale evitare che l’esposizione dei giovanissimi al fumo passivo
6. Non portare il neonato in strade molto trafficate. Se si abita vicino a zone ad alta densità di traffico è preferibile arieggiare la casa nelle ore non di punta
7. Mantenere una buona igiene domestica senza però utilizzare eccessivamente spray o deodoranti. Aumentano il rischio di inquinamento in door
8. Vaccinare sempre il neonato: grazie all’antinfluenzale è possibile ridurre il rischio d’infezioni
9. Rivolgersi tempestivamente ad un pediatra: se i sintomi persistono è meglio non perdere tempo
10. Seguire sempre e solo i consigli del proprio medico, no ai rimedi “fai da te” “Come per le altre infezioni anche la broncolite è nell’80% dei casi di origine virale – afferma il prof. Renato Cutrera, Presidente Nazionale SIMRI e Direttore dell’Unità operativa di Broncopneumologia all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma -. Esistono alcuni bambini che sono particolarmente a rischio di svilupparne una forma grave. I più esposti sono i bimbi nati prematuramente, gli immunodepressi, quelli afflitti da malformazioni polmonari o da patologie neuromuscolari che necessitano di ossigenoterapia e i neonati con sindrome di down. Per questi pazienti esiste una profilassi con un anticorpo monoclonale che si è dimostrata particolarmente efficace nel prevenire la patologia. Viene somministrata per via intramuscolare una volta al mese nel periodo più freddo dell’anno, di solito tra novembre e marzo”. Recentemente l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha deliberato chi può accedere alla cura ma non ha incluso tutti i bimbi. “Per esempio sono stati momentaneamente esentati quelli afflitti da malattie polmonari – aggiunge il prof. Giorgio Piacentini Presidente Eletto SIMRI e Responsabile della Broncopneumologia Pediatrica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona-. La SIMRI sta perciò cercando di ottenere un incontro con l’Agenzia per sollecitare le istituzioni sanitarie ad aumentare la platea dei beneficiari della terapia. La stagione fredda è ormai alle porte e quindi non c’è più tempo da perdere”.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Infezioni Sessualmente Trasmissibili

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2016

san gallicanoRoma 01 Dicembre dalle ore 08:30 alle 17:00 Centro MST/HIV, Via Fermo Ognibene 23 L’Istituto Dermatologico San Gallicano, in occasione della Giornata Mondiale contro l’AIDS 2016, promuove l’Open Day per la diagnosi rapida su saliva, goccia di sangue e urine di HIV, SIFILIDE, GONORREA E INFEZIONE DA CLAMIDIA. I test si svolgono presso l’MST/HIV dell’Istituto, diretto da Antonio Cristaudo.“Pensa rapido!” è lo slogan della giornata: basta dedicare solo 30 minuti del proprio tempo per la prevenzione e diagnosi precoce di HIV e delle principali Infezioni Sessualmente Trasmissibili. L’iniziativa è in collaborazione con il Circolo Mario Mieli e l’Associazione Nazionale Contro le Discriminazioni da Orientamento Sessuale – ANDOSS.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science, Roma/about Rome, Uncategorized | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Vacanze e infezioni

Posted by fidest press agency su sabato, 16 luglio 2016

flu-virus-swine-epidemic_0[1]Virus e batteri non vanno in vacanza. E durante l’estate, complici il caldo, il mare o piscine e la vita all’aperto il rischio di infezioni e malattie aumenta. Tra le più diffuse: infezioni cutanee, gastroenteriti e intossicazioni alimentari, allergie da punture d’insetto, reazioni da contatto causate da meduse e tracine, colpi di sole e colpi di calore.Ecco i consigli e le raccomandazioni di WAidid per affrontare le 5 malattie estive più comuni:
1.Infezioni cutanee. L’impetigine è un’infezione batterica molto contagiosa che più comunemente colpisce i bambini. Gli agenti eziologici chiamati in causa sono solitamente Streptococcus beta-emolitico di gruppo A e più raramente Staphilococcus aureus. L’impetigine causa vescicole-bolle che si risolvono nel giro di 4-8 giorni. Nelle forme più lievi e superficiali è sufficiente un trattamento locale con antisettici per ammorbidire e rimuovere le squame crostose e l’uso di antibiotici topici da applicare 2-3 volte al giorno per almeno una settimana dopo la scomparsa delle lesioni. Il trattamento antibiotico per via orale è necessario, invece, quando le lesioni sono più estese o profonde (piodermite diffusa) o se il bambino è immunodepresso: in questi casi il farmaco più indicato è l’amoxicillina + acido clavulanico che deve essere sempre prescritto dal pediatra.
Le micosi da piscina. La micosi cutanea delle dita di piedi e mani è un’infezione fungina causata da due agenti del genere Trichophyton: T. rubrum e T. interdigitalis. E’ piuttosto contagiosa ed è favorita dal contatto diretto e la frequentazione di luoghi pubblici e dallo scarso rispetto di buone norme igieniche. Le micosi sono caratterizzate da chiazze eritemato-squamose localizzate soprattutto sotto la pianta dei piedi o palmo delle mani e a livello interdigitale, sono spesso pruriginose e molto fastidiose.
Il trattamento è locale con l’utilizzo di creme a base di sostanze anti-micotiche da applicare 2 volte al giorno per almeno 14 giorni. La terapia per via sistemica va riservata a quei casi in cui c’è resistenza alla terapia locale, in cui le lesioni sono più estese o plurifocali o in caso di interessamento dei peli (perchè il follicolo pilifero non è raggiungibile dai farmaci topici).
E’ fondamentale prevenire tali infezioni utilizzando ciabattine in gomma da indossare sempre a bordo piscina, nella doccia e nello spogliatoio e teli, asciugamani e spazzole rigorosamente personali.
2.Gastroenteriti, diarrea del viaggiatore e intossicazioni alimentariLa gastroenterite di origine infettiva dovuta a virus come il Rotavirus, Norovirus, Adenovirus e batteri come Escherichia coli, Salmonella, Shigella e Campylobacter rappresenta una causa importante di possibile disidratazione. Soprattutto E. coli può essere implicato nell’insorgenza della cosiddetta diarrea del viaggiatore, così come possono essere implicati anche alcuni parassiti (Giardia, Entamoeba histolytica, Cryptosporidium spp.) soprattutto in aree geografiche, come la maggior parte dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina, in America Centrale e nel Medio Oriente.
Epatite A: si trasmette per via oro-fecale ed è endemica nei Paesi a basso sviluppo socio-economico, Frequente è l’acquisizione dell’infezione da frutti di mare non adeguatamente cotti. L’infezione può essere asintomatica oppure determinare diarrea e nausea, generalmente autolimitantesi, ma i soggetti colpiti eliminano il virus con le feci soprattutto nelle prime 2 settimane, rendendo possibili i contagi ed eventuali piccole epidemie. Per i bambini che si recano in viaggio in Paesi in cui è endemica l’epatite A, è utile la vaccinazione. Salmonella species: Salmonelle non tifoidee sono batteri presenti tutto l’anno. Il veicolo principale è rappresentato da prodotti di origine animale (uova, pollame), occasionalmente altri cibi (frutta, verdura, cereali) oppure acqua, contaminati da animali infetti. Le forme tifoidee (Salmonella typhi, Paratyphi A, Paratyphi B) sono endemiche in alcuni Paesi, soprattutto in Asia: bambini che hanno soggiornato in queste aree possono presentare sintomi gastrointestinali e febbre.
Staphyloccus aureus: questo batterio è responsabile di intossicazioni alimentari. Diversamente dalle altre intossicazioni, quella dovuta a S. aureus si manifesta entro 24–48 ore dall’assunzione di un alimento contaminato, con diarrea, vomito, dolori addominali, raramente è presente febbre.Per compensare un’eventuale perdita di liquidi è importante la reidratazione per via orale. Vanno, però, evitate le bibite ad alto contenuto di zucchero come i succhi di frutta confezionati che potrebbero aggravare la diarrea. E’ raccomandabile poi non smettere di mangiare, meglio se leggero, in pasti piccoli e frazionati (es. 6 pasti al giorno). In generale, quando si viaggia in zone con scarse condizioni igieniche, è importante bere solo acqua in bottiglia, non consumare verdure crude e frutta sbucciata, evitare sempre il ghiaccio. Se non si è certi della provenienza consumare carne ben cotta; evitare cibi contaminati potenzialmente a rischio come molluschi e mitili crudi; non condividere tovaglioli, bicchieri, posate e stoviglie; lavare sempre bene le mani con acqua e sapone o un disinfettante a base di clorexidina dopo essere stati alla toilette e prima di mangiare o manipolare del cibo.
3. Allergie da punture di insettoLe punture di insetto, api e vespidi, causano reazioni che variano da una semplice eruzione pomfoide ad un quadro di shock anafilattico che, sebbene raro, può mettere il soggetto in serio pericolo di vita. Altre punture di insetto, ad esempio quelle delle zanzare, devono comunque essere tenute in seria considerazione e prevenute attraverso norme igienico-comportamentali: evitare l’uscita nelle ore del tramonto, utilizzare indumenti che coprano braccia e gambe, proteggersi con zanzariere ed eventuali repellenti da azionare negli ambienti o da applicare sulla pelle.Le zanzare del genere Aedes trasmettono zika, dengue e chikungunya, quelle del genere Anopheles trasportano il Plasmodium, agente eziologico della malaria che provoca febbre, malessere, coinvolgimento progressivo neurologico, respiratorio, metabolico, nefrologico ed ematologico, con potenziale prognosi infausta e/o sequele rilevanti. Da qui l’importanza di un’adeguata profilassi in caso di soggiorno in aree endemiche.
Nella maggior parte dei casi le reazioni che si riscontrano dopo una puntura di insetto sono: arrossamento, gonfiore nella zona della puntura, fastidio o dolore che si risolvono completamente in 5-10 giorni; febbre e sensazione di malessere, ma destinati a scomparire abbastanza rapidamente. In tutti questi casi è sufficiente una pomata a base di anti-istaminici e se c’è febbre e molto dolore un banale antifebbrile come paracetamolo o ibuprofene. I casi gravi, quelli con anafilassi, si manifestano invece con un importante quadro cardiovascolare (sincope, ipotensione, e collasso), associato a disturbi respiratori (fischi e sibili all’ascoltazione toracica, stridore laringeo) e, più raramente, ad un quadro gastroenterico (coliche addominali, diarrea). In questi casi, è fondamentale un intervento terapeutico tempestivo: la somministrazione di adrenalina, così come quella di ossigeno e di fluidi per via endovenosa e l’esecuzione di accurati esami di laboratorio volti a confermare la sensibilizzazione al veleno di un determinato insetto.
4.Reazioni da contatto causate dalle punture di meduse e tracineLa Pelagia nucticola è una medusa abbastanza velenosa ed è la più diffusa nel Mediterraneo. Le tracine sono pesci che si trovano sotto la sabbia, vicino alla riva.
Le punture da medusa provocano dolore bruciante e poi prurito intenso, mentre sulla pelle rimane una zona eritematosa ed edematosa con possibile formazione di una bolla; le punture da tracina causano un dolore intenso che può persistere per alcune ore e la sede dell’inoculazione del veleno si presenta arrossato e gonfio. Dopo una puntura di medusa, è necessario disinfettare con acqua di mare e poi con bicarbonato, medicando, poi la parte con un gel a base di cloruro d’ alluminio; nel caso di puntura da tracina, mettere subito il piede sotto la sabbia calda o tamponare con acqua bollente, perché il calore lenisce il dolore provocato dalle tossine velenose.
Cosa non fare: sul sito di puntura non usare ammoniaca, limone, aceto, o alcol; non strofinare o grattare perchè si corre il rischio di mandare in circolo le tossine rilasciate; non utilizzare pinzette per rimuovere eventuali frammenti di tentacoli perchè la lacerazione di tessuti provocherebbe la fuoriuscita di tossine; non disinfettare con acqua dolce, troppo fredda o ghiaccio.
5.Colpi di sole e colpi di calore. Il colpo di sole è legato all’esposizione diretta ai raggi solari. Comporta un aumento della temperatura corporea oltre i 38 gradi e può associarsi a scottature. Il colpo di calore, invece, si manifesta quando la temperatura esterna è molto alta e una persona non riesce efficacemente a disperdere calore. A volte il colpo di calore si sovrappone a quello di sole. I più a rischio sono i bambini, tanto più quanto più sono piccoli. Per evitare i colpi di sole e di calore è importante evitare l’esposizione prolungata al sole, soprattutto nelle ore più calde e in assenza di un’adeguata protezione a livello del capo. Tra i sintomi: febbre, cefalea, nausea, irritabilità, confusione mentale, e, nei casi più gravi, perdita di coscienza e collasso cardio-circolatorio.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science, Viaggia/travel | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Pediatria: prevenire infezioni gastrointestinali e respiratorie

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 marzo 2016

senato-della-repubblica[1]Roma Mercoledì 13 Aprile 2016, ore 11:45 Senato della Repubblica – Sala “Caduti di Nassirya” Piazza Madama. Saranno presentati i risultati di uno studio clinico completamente italiano, che ha dimostrato l’efficacia di un nuovo ingrediente funzionale per l’alimentazione infantile nel prevenire infezioni gastrointestinali e respiratorie. Il trial ha visto la collaborazione di diversi centri d’eccellenza: il Dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’Unità Operativa di Neonatologia e TIN Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, la Clinica Pediatrica e Neonatologica dell’Università degli Studi di Palermo, il Dipartimento Sperimentale di Oncologia dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano.
Interverranno:
• On. Beatrice Lorenzin, Ministro della Salute (è stata invitata a partecipare)
• Sen. Andrea Mandelli, Presidente FOFI e Vicepresidente Commissione Bilancio del Senato
• Prof. Giovanni Corsello, Presidente Società Italiana di Pediatria, Direttore Clinica Pediatrica e Neonatologia, Università degli Studi di Palermo
• Prof. Fabio Mosca, Direttore Unità Operativa di Neonatologia e TIN della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Università degli Studi di Milano
• Prof.ssa Maria Rescigno, Direttore Unità di Immunologia delle Cellule Dendritiche, Dipartimento di Oncologia Sperimentale, Istituto Europeo di Oncologia Milano
• Prof. Roberto Berni Canani, Dipartimento di scienze Mediche Traslazionali – Sezione Pediatrica, Laboratorio Europeo per lo Studio delle Malattie Indotte da Alimenti CEINGE Biotecnologie Avanzate, Università degli Studi di Napoli Federico II
* È stata invitata a partecipare
Modera i lavori: Dr.ssa Sabrina De Camillis, Esperto Sicurezza Alimentare. Ministero della Salute

Posted in Cronaca/News, Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Infezioni difficili in oncologia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 marzo 2016

broncopatiaRoma 4 Marzo 2016 ore 8.30 Centro Congressi Multimediale Via Fermo Ognibene 23 un incontro interattivo tra esperti per discutere proprio di infezioni difficili in oncologia e dermatologia e degli aspetti economici che ne derivano. Responsabile scientifico del convegno è Luigi Toma, infettivologo degli Istituti Fisioterapici Ospitalieri.Sono 25.000 i decessi annuali in Europa a causa di infezioni da germi multiresistenti (MDR) con un costo annuale complessivo pari a 1,5 miliardi di euro. I dati emergono da recenti studi dell’European Centre of Disease Prevention and Control (ECDC). Se il fenomeno dell’antibiotico-resistenza continuerà a crescere come oggi, si stima che nel 2050 le persone che nel mondo moriranno per queste infezioni saranno 10 milioni all’anno, con un costo complessivo di 100 triliardi di dollari per anno. Lo sviluppo negli ultimi anni di farmaci sempre più efficaci in ambito oncologico e dermatologico ha notevolmente migliorato la spettanza e la qualità di vita di molti pazienti con tali patologie ed analogo risultato è stato ottenuto con i farmaci altamente efficaci contro l’infezione da HIV. “Queste nuove opportunità terapeutiche – precisa Luigi Toma – determinano inevitabilmente una maggiore complessità dei pazienti che, diventando sempre più anziani e/o immunodepressi, sono maggiormente esposti a complicanze infettive spesso sostenute da MDR.” Un altro aspetto che rende più complessa la gestione clinica delle complicanze infettive, specie nel paziente anziano, è rappresentato dal sempre maggior uso di dispositivi medici all’interno del corpo umano e dall’intrinseca capacità da parte di alcuni microrganismi di formare il cosiddetto “biofilm microbico” su tali dispositivi.
“La gestione clinica di tali complicanze – chiarisce Toma – non può prescindere dal supporto del microbiologo clinico che a sua volta viene investito con sempre maggiore frequenza della responsabilità di scelte terapeutiche che tengano anche conto delle caratteristiche peculiari dei singoli ceppi microbici.”Anche il settore della microbiologia clinica ha conosciuto negli ultimi anni notevoli progressi metodologici e strutturali che permettono oggi di avere in pochissimo tempo l’identificazione microbica dell’agente eziologico in molte complicanze infettive.”Non tutti gli ospedali – sottolinea Marta Branca, Commissario Straordinario IFO – hanno un reparto di microbiologia clinica in grado di fornire tali servizi e questo a volte determina: inappropriatezza terapeutica, aumento dei costi di degenza, incremento della mortalità e della farmaco-resistenza.

Posted in Cronaca/News, Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Tatuaggi e piercing

Posted by fidest press agency su martedì, 23 giugno 2015

tatuaggio-pettoTatuaggi e piercing sono sempre più amati dai giovanissimi, una tendenza che non teme crisi ma che, considerate ‘pratiche ornamentali’, sono talvolta effettuate con leggerezza. Una recente ricerca condotta dall’Università di Tor Vergata su 2500 studenti liceali coinvolti con questionario anonimo, ha rilevato come il 24% di essi abbia avuto complicanze infettive; solo il 17% ha firmato un consenso informato; e uno scarno 54% è sicuro della sterilità degli strumenti che sono stati utilizzati.
Scopo della ricerca è quello di informare gli adolescenti che l’esecuzione di ornamenti estetici in locali non certificati senza rispetto delle norme igieniche, oppure pratiche fai da te con strumenti artigianali inadeguati, possono essere veicoli di trasmissione di malattie infettive, per via ematica. In particolare, ad esempio, quelle prodotte dal virus dell’epatite B e C – HBV e HCV – e dal virus dell’AIDS – HIV -, che a volte sono causa di morte; inoltre, da recenti studi scientifici, è stato rilevato come l’inoculazione nella cute di sostanze chimiche non controllate costituisca un rischio di reazioni indesiderate di tipo tossicologico o di sensibilizzazione allergica.
“Se l’80% dei ragazzi ha affermato di essere a conoscenza dei rischi d’infezione, solo il 5% è informato correttamente sulle malattie che possono essere trasmesse” spiega la dottoressa Carla Di Stefano, autrice dell’indagine e ricercatrice all’Università di Tor Vergata “Eppure il 27% del campione ha dichiarato di avere almeno un piercing, il 20% sfoggia un tatuaggio e sono ancora di più gli ‘aspiranti’: il 20% degli intervistati ha dichiarato l’intenzione di farsi un piercing e il 32% di ornare la pelle con un tatuaggio”.
L’epatite virale è un’infiammazione del fegato causata dall’infezione, silente o sintomatica, da parte di alcuni virus tipici del tessuto epatico ma solo alcuni di essi – HBV, HCV, HDV – possono stabilirsi nell’organismo in modo persistente, causando danni cronici al fegato. Nella forma acuta, la malattia si manifesta con disturbi di tipo influenzale, spesso asintomatico, mentre nella sua forma cronica, l’infiammazione permanente del tessuto epatico è dovuta all’incapacità del sistema immunitario di eliminare il virus epatitico. Inoltre, nella metà circa dei pazienti l’infezione cronica causa lesioni progressive del fegato e una parte di questi pazienti può sviluppare la cirrosi – o cicatrizzazione del fegato. L’Italia detiene la maglia nera rispetto alla media europea che si aggira tra lo 0,1 e l’1% della popolazione con un tasso d’incidenza variabile tra il 2-3% e 1milione 200mila persone affette dal virus in forma cronica. Sempre nel nostro Paese, la cirrosi è la quinta causa di morte con circa quindicimila decessi l’anno e oltre seimila sono i pazienti che muoiono per carcinoma del fegato.Proprio In questi giorni, molti studiosi hanno puntato i riflettori sullo studio – ”Association of tattooing and hepatitis C virus infection: a multicenter case control study” – pubblicato sulla rivista Hepatology, dove si dimostra come l’infezione da HCV principalmente si trasmetta attraverso a) il riutilizzo di aghi monouso, b) la non sterilizzazione di materiali, c) il riutilizzo d’inchiostro contaminato con sangue infetto. “Il dato scientificamente più interessante” commenta la Di Stefano “sta nei tempi di sopravvivenza del virus rilevati negli aghi e nell’inchiostro, variabile da pochi giorni nell’ambiente a quasi un mese nell’anestetico: dato ancor più preoccupante se incrociato con la scelta degli adolescenti verso locali spesso economici e non a norma di legge”.“Per quello che riguarda tatuaggi e piercing non ci sono casistiche da procedure effettuate in studi professionali ma il rischio aumenta quando tali procedure vengono eseguite talora da principianti, in strutture con scarse condizioni igieniche e sterilità degli strumenti o con strumenti improvvisati – corde di chitarra, graffette o aghi da cucito – ma anche nelle carceri o in situazioni non regolate come l’ambiente domestico” interviene il Professor Vincenzo Bruzzese, Presidente Nazionale del Congresso della SIGR dove è presentata la ricerca.“In conclusione, a partire dalla fine degli anni ’90”, avverte infine la dottoressa Carla Di Stefano “questo problema è stato più volte messo in evidenza in Italia attraverso i dati della Sorveglianza delle epatiti virali acute – la Seieva. Recentemente è stato stimato che nel nostro Paese una quota di casi di epatite C acuta superiore al 10% è attribuibile ai trattamenti estetici; inoltre, una volta esclusi i tossicodipendenti dall’analisi, si può stimare che coloro i quali si sottopongono a un tatuaggio hanno un rischio 3,4 volte più alto di contrarre l’epatite C rispetto a chi non ci si sottopone. Analogamente, per quanto riguarda il piercing, il rischio di contarrre l’epatite C è 2,7 volte maggiore rispetto a chi non se lo fa applicare”. Dai dati dei ricercatori italiani presentati al 2° Congresso Nazionale SIGR emerge quindi la necessità di un maggiore sforzo per incoraggiare l’utilizzo di materiale monouso e la corretta sterilizzazione degli strumenti utilizzati durante queste procedure, aumentandone il monitoraggio. Informare con continuità che il far ricorso a strutture temporanee, come quelle che compaiono durante i mesi estivi nelle località balneari, aumenta il rischio di contagio perché si tratta di situazioni svincolate dai normali controlli. Per questi motivi, si evince la necessità, da parte degli addetti ai lavori, di promuovere interventi di educazione alla salute già nella scuola secondaria di primo grado.

Posted in Cronaca/News, Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Multiresistenze batteriche

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 ottobre 2014

psicofarmaciCubist Pharmaceuticals sta gettando le basi per una presenza diretta in Europa: anche l’Italia fa parte di questo progetto di espansione? Cubist è una azienda biofarmaceutica americana fondata più di 20 anni fa a Lexington (Massachusetts). La nostra mission è la ricerca, lo sviluppo e la commercializzazione di antibiotici nuovi e innovativi per combattere le infezioni da germi multiresistenti nel paziente acuto ospedalizzato. Cubist negli Stati Uniti è già una Azienda leader in questo settore con un fatturato di 1,1 miliardi di dollari.
Cubist fino ad ora non ha mai avuto una presenza diretta in Europa ma ha commercializzato le proprie molecole attraverso partnership con altre grandi aziende. Recentemente ha annunciato un piano di espansione internazionale per commercializzare direttamente le nuove molecole in alcuni Paesi chiave. Il fenomeno delle multi-resistenze dei comuni batteri, con incidenza particolarmente elevata in Italia, dove sfiora il 30-50%, fa aumentare il medical need. Anche per questo motivo l’Italia è uno dei primi Paesi nei quali intendiamo consolidare il nostro progetto di espansione internazionale. La forte crisi economica che attraversa il nostro Paese tende a scoraggiare gli investimenti da parte delle aziende estere: su quali elementi si basa la fiducia di Cubist per investire in Italia? Qual è la politica di investimenti e di risorse umane che la vostra azienda intende applicare?
Indubbiamente, da parte degli investitori internazionali, se c’è, da un lato, interesse ad investire in Italia, dall’altro c’è anche un certo timore per l’instabilità della situazione economica e politica. Cubist fonda la sua fiducia su un preciso medical need che in Italia è elevatissimo. Inoltre crediamo che Cubist abbia una storia importante da raccontare e che in momenti storici come questo sia di vitale importanza investire laddove gli altri non investono più. Nello specifico mi riferisco all’investimento in ricerca e sviluppo di nuovi antibiotici, settore dal quale molte Big Pharma sono uscite – si pensi che sono circa 30 anni che non viene sviluppata una nuova classe di antibiotici o una nuova molecola per i batteri Gram negativi – ed all’investimento nello specifico nel nostro Paese, anch’esso deprioritizzato da molte aziende, farmaceutiche e non, per tutte le ragioni che conosciamo. Tutti questi fatti ci sembrano sfide sufficienti per iniziare a costruire qualcosa di veramente importante in questa area negletta. La scelta strategica di entrare sul mercato italiano significa portare investimenti, creare occupazione, ricerca clinica, lavorando a stretto contatto e in collaborazione con Istituzioni ed esperti infettivologi italiani che sappiamo essere un’eccellenza a livello internazionale. Oltretutto Cubist ha investito e continua ad investire nel nostro Paese centralizzando in Italia gran parte della sua produzione: infatti, collaborando con importanti aziende manufatturiere chimico-farmaceutiche, ha portato e continua a portare in italia grossi investimenti per creare impianti ex novo o adeguare impianti esistenti. Per fare un esempio, il principio attivo del farmaco più importante di Cubist viene prodotto in Italia per tutto il mondo. L’impegno di Cubist è focalizzato su un medical need emergente, il trattamento delle infezioni batteriche gravi: un’area terapeutica da non sottovalutare, ci può spiegare perché?
Una infezione contratta in ospedale può costare la vita. Alcune settimane fa nel corso del Congresso mondiale di malattie infettive mi hanno colpito le parole di un esperto internazionale che diceva: «oggi la gente è giustamente ancora spaventata da alcune malattie infettive come l’AIDS. Ma non tutti ci rendiamo conto che oggi, grazie alle nuove terapie, l’HIV è diventata una malattia cronica con la quale si può convivere, mentre contrarre in ospedale una peritonite o una polmonite da germi multiresistenti è potenzialmente letale per la mancanza di nuovi antibiotici per combatterle».

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Infezioni ospedaliere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 ottobre 2014

infezioni ospedaliereSi chiamano ‘riammissioni’ e sono il fenomeno per il quale un paziente torna in ospedale entro 30 giorni dal primo ricovero. Rappresentano, insieme alla mortalità, uno dei parametri di efficienza di un reparto e di un nosocomio e in Italia interessa il tra il 9% (dati ISS) e il 15% (*) dei pazienti ricoverati, mentre la necessità di tornare in ospedale o in sala operatoria dopo la chirurgia coinvolge il 4% dei pazienti. Circa 16mila casi l’anno, le cui cause sono correlate all’intervento come emorragie, infezioni locali o sistemiche, interventi massivi o a cielo aperto, tempi di degenza troppo contratti, dovuti alla necessità di ottimizzare le spese.
“L’hanno chiamata ‘Sindrome da porta girevole’ e ne sono particolarmente a rischio gli anziani” spiega il Professor Francesco Corcione, Presidente Eletto della SIC a Congresso a Roma sino al 15 ottobre “un recente studio effettuato su 2milioni e 400mila pazienti americani da Keith Kocher dell’University of Michigan School of Medicine e pubblicato su Lancet ha riscontrato come quasi un paziente anziano su 5 torni al Pronto Soccorso dopo un intervento chirurgico: il 17,3% una volta e il 4,4% più volte nei 30 giorni successivi. L’analisi è stata effettuata su pazienti con più di 65 anni sottoposti ai sei interventi chirurgici più comuni negli Usa: angioplastica, bypass coronarico, aneurisma addominale, frattura di anca, neurochirurgia per la schiena e resezioni del colon per cause oncologiche operati nell’ambito del servizio Medicare che assiste gli over65 ”. “Diminuire questi numeri è possibile” prosegue il Professor Corcione “si è visto che il tasso di complicanze dopo un intervento alla colecisti eseguito in laparoscopia e quindi con tecniche mini-invasive è sceso dal 2,28% del 2010 al 1,52% nel 2012 (dati Programma Nazionale Esiti dell’Agenas 2013 che ha valutato gli indici di outcome di 1400 ospedali pubblici e privati). La chirurgia in questo senso conferma la sua eccellenza e l’alto livello di assistenza”.
Studi internazionali come quelli di Vashi (JAMA. 2013 Jan 23;309(4):364-71) e Jencks (N Engl J Med 2009; 360:1418-1428) hanno stimato un tasso medio di riammissioni tra il 12 e 18% (1 paziente su 6) con un costo di 7500 dollari a paziente che potrebbe essere evitato in una percentuale di casi che varia tra il 20 e il 40%. Come? Migliorando la qualità delle cure e soprattutto con una più efficace gestione della dimissione del paziente, con istruzioni più chiare e un dialogo con la medicina di territorio. La gestione della dimissione dal setting ospedaliero deve quindi essere ottimizzata per facilitare la presa in carico del malato da parte dell’assistenza territoriale, che a questo punto sostituirebbe l’ospedale nell’assumere il ruolo di riferimento principale per il paziente e i suoi eventuali (ulteriori) bisogni di cura. “Un paziente chirurgico è comunque più fragile, ha modificato le proprie abitudini, è stato allettato, ha ricevuto farmaci e altri medicamenti che possono alterare le condizioni fisiche e cognitive che aprono la strada ad una nuova patologia o a un malessere che non si esaurisce con la convalescenza e che necessita di ulteriori cure”.Sono stati identificati diversi fattori su cui intervenire: check list scrupolose, tecniche chirurgiche impeccabili e standardizzate, uso di strumenti avanzati in sala operatorie per il controllo delle complicanze, selezione dei pazienti da trattenere in Terapia Intensiva, tutto questo rende la chirurgia più sicura. Un importante studio pubblicato su Lancet (9847, 22 settembre 2012) sulla mortalità post-chirurgica per tutti gli interventi non cardiaci eseguito su un campione di 498 ospedali in 28 paesi europei, ha sottolineato come 1 o 2 giorni di degenza in Terapia Intensiva possano evitare ben il 43% dei decessi, ma l’utilizzo di questa struttura è talora condizionato dai livelli di spesa sanitaria delle singole realtà locali.Sempre meno invece le infezioni del sito chirurgico (ISC) tenute sotto controllo grazie alla accurata profilassi preoperatoria. A questo proposito durante il Congresso si terrà una relazione proprio sulla Negative Pressure Wound Therapy, un sistema per trattare le infezioni in siti potenzialmente contaminati o in pazienti particolare come quelli obesi.

Posted in Cronaca/News, Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Aumentano i casi di tumore correlato a infezioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 maggio 2012

Sono circa 2 milioni i casi di cancro causati ogni anno da agenti infettivi: per questo l’applicazione dei metodi esistenti di sanità pubblica per la prevenzione delle infezioni, come le vaccinazioni, il ricorso a metodi di iniezione più sicuri, l’uso di trattamenti antimicrobici, potrebbero determinare un impatto sostanziale sul futuro carico di cancro a livello mondiale. Ne è convinto il gruppo di Martyn Plummer, dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lione (Francia), autore di una revisione e di un’analisi sintetica degli studi su virus, batteri e parassiti identificati come forti fattori di rischio per specifiche forme tumorali, fornendo così un update sul tema. Per gli agenti infettivi carcinogeni presi in considerazione gli studiosi hanno calcolato una frazione attribuibile di popolazione (Paf) del pianeta, utilizzando stime sull’incidenza di cancro nel 2008. Su 12,7 milioni di nuovi casi di cancro occorsi in quell’anno, il Paf per agenti infettivi è stato di 16,1%; ciò significa che circa 2 milioni di nuovi casi di cancro sono attribuibili a infezioni. Questa quota è più elevata nei Paesi meno sviluppati (22,9%) rispetto a quelli più avanzati (7,4%), passando dal 7,4% dell’Africa sub-Sahariana al 32,7% di Australia e Nuova Zelanda. Helicobacter pylori, virus dell’epatite B e C, e Papillomavirus umano sono risultati responsabili di 1,9 milioni di casi. Nelle donne il cancro della cervice uterina ha rappresentato circa la metà del carico di cancro correlato a infezione, mentre negli uomini, con i tumori dello stomaco ed epatici, la cifra corrispondente è salita oltre l’80%. Da notare, infine, che circa il 30% dei casi tumorali attribuibili a infezioni avviene in persone più giovani di 50 anni. Lancet Oncol, 2012 May 8. [Epub ahead of print fonte doctornews33 ]

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Malaria, ceppi resistenti ad artemisinina

Posted by fidest press agency su martedì, 10 aprile 2012

Un ceppo resistente all’ultimo ritrovato contro la malaria, l’artemisinina, sta emergendo ai confini tra Birmania e Thailandia. Lo affermano due studi, uno pubblicato su Lancet e uno su Science, la ricerca coordinata dal Texas Biomedical Research Institute ha esaminato oltre 3200 pazienti tra il 2001 e il 2010, misurando il tempo impiegato dal farmaco a dimezzare il numero di parassiti nel sangue. La “clearance” è passata da 2,6 ore nel 2001 a 3,7 alla fine del periodo studiato, mentre i casi di resistenza sono passati da 6 a 200 ogni mille infezioni. Lo studio ha comunque avuto anche un risvolto positivo, poiché analiz zando il genoma dei parassiti resistenti i ricercatori sono riusciti a individuare la zona del Dna dove si annidano le mutazioni che danno resistenza: «una volta capiti i geni precisi coinvolti», spiega Tim Anderson, uno degli autori «sarà possibile capire il meccanismo alla base di questo fenomeno». Nel 2010, ricorda il World Malaria Report, la malattia ha ucciso 655 mila persone, principalmente bambini e donne in gravidanza. (fonte farmacista33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »