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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘infezioni’

Covid, studio Uk: i sette sintomi predittivi di infezione

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 ottobre 2021

Uno studio condotto su un oltre un milione di persone in Inghilterra ha rivelato una serie di sintomi, 7 per la precisione, predittivi delle positività al Covid, che potrebbero migliorare il rilevamento dei casi se venissero inclusi nei criteri di testing. Così l’Imperial College di Londra ha comunicato i risultati dello studio REACT-1, realizzato in collaborazione con Ipsos MORI e finanziato dal Dipartimento della sanità e dell’assistenza sociale, che ha dimostrato che limitando solo ad alcuni sintomi, febbre, tosse continua, perdita o alterazione dell’olfatto o del gusto, l’idoneità a sottoporsi al test molecolare (Pcr) si perde una quota importante di positivi.L’Imperial College spiega che “i test con tamponi e i questionari raccolti tra giugno 2020 e gennaio 2021, hanno mostrato che oltre ai sintomi sopra citati, anche brividi, perdita di appetito, mal di testa e dolori muscolari erano i più fortemente legati alla positività al Covid”. E precisa, infatti, che in Inghilterra le persone sono “incoraggiate a fare un test PCR COVID-19 quando presentano almeno uno dei seguenti sintomi: febbre, tosse continua, perdita o cambiamento dell’olfatto o del gusto”. Sulla base dei dati raccolti, i ricercatori stimano che in questo modo si rileverebbe “circa la metà di tutte le infezioni sintomatiche. Mentre se i sintomi aggiuntivi fossero inclusi nella valutazione dell’idoneità alla Pcr, si potrebbe migliorare la rilevazione fino a tre quarti delle infezioni sintomatiche”.«Questi risultati suggeriscono che molte persone con COVID-19 non vengono testate – e quindi non isolate – dichiara Paul Elliott, direttore del programma REACT presso l’Imperial – perché i loro sintomi non corrispondono a quelli usati nelle attuali linee guida sulla salute pubblica per aiutare a identificare le persone infette. Comprendiamo la necessità di criteri di test chiari e che includere molti sintomi che si trovano comunemente in altre malattie come l’influenza stagionale potrebbe rischiare che le persone si isolino inutilmente. Ma l’obiettivo di avere a disposizione sintomi più predittivi significa ottimizzare il rilevamento delle persone infette». La ricerca ha anche esplorato se l’emergere della variante alfa (B.1.1.7, identificata per la prima volta nel Kent) del coronavirus fosse collegata a un diverso profilo di sintomi rispetto al ceppo “selvaggio” (il primo nuovo coronavirus identificato). Il confronto tra i sintomi auto-riferiti dai pazienti, ha mostrato che i sintomi predittivi dell’infezione della variante alfa erano ampiamente simili a quelli predittivi dell’infezione del tipo “selvaggio”. Tuttavia, in linea con i risultati dell’ONS, la nuova tosse persistente e il mal di gola erano più predittivi della variante alfa e la perdita o il cambiamento dell’olfatto erano più predittivi del tipo selvatico. «Con il progredire dell’epidemia e l’emergere di nuove varianti, è essenziale continuare a monitorare il modo in cui il virus colpisce le persone in modo che i programmi di test soddisfino le mutevoli esigenze», ha affermato Joshua Elliott, della School of Public Health dell’Imperial College di Londra. «Speriamo che i nostri dati contribuiscano a fornire una guida per i test e lo sviluppo di sistemi che potrebbero aiutare a identificare meglio le persone che dovrebbero sottoporsi a un test COVID-19 in base ai loro sintomi». (fonte: Farmacista33)

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Covid-19, infezioni tra i vaccinati rare ma possibili. Ecco in quali casi

Posted by fidest press agency su martedì, 21 settembre 2021

In uno studio pubblicato su Lancet Infectious Diseases, i ricercatori della Yale School of Medicine hanno esaminato le infezioni da Covid-19 “breakthrough”, ovvero che si verificano in persone completamente vaccinate. «Negli Stati Uniti, la pandemia di Covid-19 è iniziata 18 mesi fa. Nel dicembre 2020 sono iniziate le vaccinazioni, che hanno notevolmente ridotto il tasso di infezione, ma sono state comunque osservate infezioni, sebbene rare, in individui completamente vaccinati» spiega Prerak Juthani, primo nome dello studio.I ricercatori hanno esaminato i dati riguardanti 969 pazienti, che sono risultati positivi a Sars-CoV-2, ricoverati tra marzo e luglio 2021 e inclusi nel database Yale New Haven Health. Dei 969 pazienti, 54 erano completamente vaccinati al momento del ricovero o dell’insorgenza dei sintomi. Di questi 54 individui, 14 hanno avuto malattia grave e quattro hanno avuto necessità di un ricovero nell’unità di terapia intensiva. L’analisi dei dati ha mostrato che la maggior parte delle infezioni breakthrough più gravi si sono presentate in anziani con un’età media pari a 80,5 anni, e che presentavano altri fattori di rischio, quali obesità o diabete. «Quando abbiamo iniziato ad analizzare i dati dei 14 pazienti completamente vaccinati che avevano una patologia grave, abbiamo notato che queste persone tendevano ad essere più anziane e con più comorbilità. Stiamo lavorando per comprendere meglio quali ulteriori fattori possano essere coinvolti nello sviluppo di gravi infezioni da Covid-19 dopo la vaccinazione, in modo da poter identificare strategie per prevenire questi casi in futuro nella popolazione» afferma Juthani. I ricercatori sottolineano che, anche se questo studio si è concentrato sulle infezioni breakthrough, è importante notare che oltre il 94% dei pazienti ricoverati non era stato completamente vaccinato al momento del ricovero, e che i loro dati confermano ancora una volta che i vaccini sono estremamente efficaci. (fonte: doctor33)

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Infezioni ospedaliere: Rischi per i nati prematuri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 settembre 2021

La mortalità e la morbosità associate all’insufficienza respiratoria del neonato pretermine hanno subito negli ultimi venti anni una considerevole riduzione, con la diffusione della profilassi materna steroidea e l’impiego del surfattante esogeno. Altre patologie, tuttavia, che provocano una degenza prolungata in Terapia Intensiva Neonatale e aumentano il rischio di morte, sono rimaste invariate. Tra queste l’enterocolite necrotizzante (NEC), che colpisce ancora il 5-7% dei neonati con età gestazionale < 28 settimane alla nascita, provocando la morte nel 25-30% dei casi o le infezioni ospedaliere, chiamate anche infezioni ad insorgenza tardiva (late onset sepsis) o infezioni correlate all’assistenza, che colpiscono circa il 15-20% dei neonati molto pretermine. Un neonato che pesa meno di 1500 grammi alla nascita ha una probabilità tre volte maggiore di contrarre una infezione ospedaliera di un neonato più grande e la mortalità nei neonati affetti da questa condizione è circa 3-4 volte quella dei non infetti, a parità di condizioni cliniche di base. L’immaturità del sistema di difesa immunitario del neonato lo rende particolarmente vulnerabile all’attacco da parte degli agenti patogeni, oltre che scarsamente capace di circoscrivere l’infezione stessa, che di conseguenza esita in un quadro di malattia invasiva generalizzata, cioè in un quadro di sepsi, ad evoluzione talvolta rapidamente drammatica. Questa suscettibilità alle infezioni è tanto più elevata quanto più il neonato è prematuro, sia perché la precoce interruzione della gravidanza interrompe il processo di maturazione del sistema immunitario fetale, sia per il mancato o diminuito trasferimento dalla madre al feto di fattori immunitari protettivi, in particolare immunoglobuline, che si verifica soprattutto nelle ultime settimane di gravidanza. Le procedure invasive, come la ventilazione assistita o la nutrizione attraverso cateteri venosi, che si rendono spesso necessarie per consentire la sopravvivenza dei neonati più piccoli ricoverati nelle Terapie Intensive Neonatali, rappresentano, inoltre, fattori di rischio aggiuntivi di infezione in questa sottopopolazione di neonati. È per questo motivo che la SIN si è posta negli ultimi anni l’obiettivo di diffondere pratiche cliniche di provata efficacia per prevenire l’insorgenza delle sepsi ospedaliere nei neonati ricoverati nelle Terapie Intensive Italiane. In occasione del XXVII Congresso Nazionale, che si terrà a Roma dal 6 al 9 ottobre, presso il Rome Cavalieri, A Waldorf Astoria Hotel e in collegamento digitale sulla piattaforma Health Polis (https://www.sin-neonatologia.it/congresso-nazionale-2021/), verrà infatti presentata la nuova Linea Guida SIN per la Prevenzione delle Infezioni Ospedaliere, che, fornendo una serie di raccomandazioni basate sulle evidenze più recenti, ha lo scopo di uniformare procedure e precauzioni di prevenzione nelle neonatologie del territorio nazionale. Il lavoro è frutto della collaborazione di un folto gruppo interdisciplinare di professionisti, che ha elaborato indicazioni su argomenti cardine della prevenzione delle infezioni ospedaliere: la gestione dei cateteri vascolari, la prevenzione delle polmoniti da ventilazione, i detergenti da utilizzare per il lavaggio delle mani, la gestione degli eventi epidemici e l’uso appropriato degli antibiotici.

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Lo iodopovidone a basso dosaggio al posto degli antibiotici nella profilassi preoperatoria delle infezioni oculari

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 giugno 2021

La resistenza agli antibiotici è un problema di grande rilevanza per la salute degli uomini, per questo è necessario riservare il loro utilizzo alle situazioni di reale necessità e ridurre drasticamente il loro impiego nel periodo preoperatorio come profilassi delle infezioni. Una valida alternativa agli antibiotici nella profilassi preoperatoria dell’infezione interna dell’occhio (endoftalmite), senza creare alcun fenomeno di resistenza, è l’uso di collirio a base di iodopovidone allo 0,66%. E’ quanto emerge da uno studio multicentrico nazionale a cui ha partecipato anche l’Ospedale Sacra Famiglia Fatebenefratelli di Erba. “Lo studio è nato dall’esigenza di trovare un’alternativa agli antibiotici nella profilassi dell’endoftalmite postoperatoria. Questa esigenza è particolarmente sentita soprattutto nei soggetti che devono sottoporsi a procedure chirurgiche ripetute come le iniezioni intravitreali. Il collirio di iodopovidone allo 0,66% riduce drasticamente la carica batterica della superficie oculare e la predispone all’intervento chirurgico in massima sicurezza “ spiega il Prof. Pasquale Troiano, Direttore dell’Unità Operativa di Oculistica all’IRCCS Fatebenefratelli di Erba.Lo iodopovidone è da anni la molecola antisettica di riferimento per la preparazione del campo operatorio in chirurgia oftalmica e ha dimostrato in anni di utilizzo diffuso ottime caratteristiche d’efficacia e di sicurezza. “I risultati del nostro studio evidenziano l’efficacia dello iodopovidone a basso dosaggio anche nei confronti di specie batteriche meticillino-resistenti che sono resistenti a quasi tutte le categorie di antibiotici. La loro rimozione dalla superficie oculare grazie allo iodopovidone ci fa ritenere che possa contribuire alla riduzione dell’incidenza dell’endoftalmite postoperatoria” conclude il Prof. Troiano.

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Vaccino. Andreoni: chi ha avuto dose puo’ infettarsi e non manifestarlo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 Maggio 2021

ROMA – “La persona vaccinata contro il Covid puo’ certamente infettarsi e non manifestarlo. Ci sono gia’ dati che dimostrano la vaccinazione in realta’ non impedisce l’infezione, riduce di molto la possibilita’. Quindi la persona si puo’ infettare ma quello che abbiamo visto e’ che le malattie sono eccezionali e rare, quindi il piu’ delle volte si infetta in maniera del tutto asintomatica. In questi casi la malattia decorre in maniera non grave. Abbiamo avuto, ad esempio, due persone ricoverate nonostante fossero vaccinate, con una manifestazione che richiedeva il ricovero. Una di loro, 85 anni, se non fosse stato vaccinato sarebbe andato incontro al decesso e invece e’ guarito”. Cosi’, ai microfoni dell’agenzia Dire, Massimo Andreoni, direttore scientifico della Societa’ italiana malattie infettive (Simit) e professore ordinario di Malattie infettive della facolta’ di Medicina e Chirurgia dell’universita’ di Roma Tor Vergata.Ci si infetta da vaccinato ma si puo’ anche essere contagiosi? “Questo non si sa -risponde Andreoni -probabilmente si’ ma per periodi di tempo meno prolungati rispetto ai soggetti non vaccinati e si e’ anche meno contagiosi, perche’ la risposta anticorpale generata grazie al vaccino e’ in grado di ridurre sia i tempi di eliminazione che la carica virale. Quindi le persone normalmente hanno un carica virale ridotta rispetto ai non vaccinati”.”Non possiamo escludere in maniera assoluta-precisa l’esperto -che la possibilita’ di contagiare possa sussistere, ad esempio, all’interno di un autobus. Riteniamo sia comunque un evento non frequente ma, ripeto, non si puo’ escludere”. “Il soggetto infetto che sia a conoscenza della propria positivita’ nonostante sia vaccinato -conclude Andreoni -deve essere ugualmente sottoposto a quarantena, esattamente come un soggetto non vaccinato. Quindi il vaccino non elimina le regole precedenti, perche’ i soggetti positivi al tampone devono essere considerati come persone potenzialmente contagiose”. (fonte Agenzia Dire)

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Si può battere sul tempo l’infezione da Sars Cov 2 grazie agli antivirali e ad una nuova organizzazione del territorio

Posted by fidest press agency su martedì, 11 Maggio 2021

È ormai acclarato che l’opportunità terapeutica dell’utilizzo degli antivirali contro l’infezione da Sar-Cov2 è tanto più efficace quanto prima si utilizzano tali rimedi fin dalle prime fasi dell’insorgenza dell’infezione. Le esperienze sul territorio nazionale, dalla Liguria alla Toscana alla Emilia-Romagna, dimostrano che laddove sono stati messi in campo modelli organizzativi che hanno previsto un coordinamento tra ospedale e territorio, i risultati dell’impiego precoce degli antivirali sono stati importanti. Ed è proprio sull’organizzazione a livello territoriale che si deve scommettere per fare in modo che queste terapie possono aiutare il sistema sanitario a sconfiggere il Covid. Lo hanno evidenziato gli esperti che si sono confrontati al tavolo organizzato da Motore Sanità dal titolo ‘IMPATTO ORGANIZZATIVO DELLE TERAPIE PER LA CURA DELL’INFEZIONE VIRALE DA COVID’, realizzato grazie al contributo incondizionato di GILEAD. Dalla somministrazione del farmaco antivirale in ospedale alla somministrazione sul territorio, purché in tempi brevi, ma purtroppo esistono dei limiti concreti che attualmente che non lo permettono. “La sfida maggiore è sicuramente quella di cercare di comporre quanto più possibile il gap organizzativo che ci può essere in una forma di coordinamento del territorio con le strutture ospedaliere – ha commentato Pierluigi Russo, Dirigente Ufficio Registri di Monitoraggio, AIFA -. L’invito alle regioni è quello di cercare di recuperare rapidamente il coordinamento tra il territorio e le strutture ospedaliere, un maggior coinvolgimento organizzativo che consenta di gestire questi pazienti con strumenti che in questo momento si stanno cercando di evidenziare e di utilizzare. L’esperienza degli anticorpi monoclonali ha reso ancor più forte l’esigenza di un maggior coordinamento tra il contesto ospedaliero e il contesto territoriale ma si tratta di affrontare il problema di gestire le terapie infusionali e di trasferire i pazienti positivi al Covid presso strutture ospedaliere. Si tratta di considerare un carico organizzativo importante ed è questa è sfida che dobbiamo cercare di vincere”. (abstract fonte: motoresanità)

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Contraccezione in vacanza

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 agosto 2020

Le vacanze sono da sempre sinonimo di relax e spensieratezza. Per prepararsi al meglio, anche alla luce di questo particolare momento storico che stiamo vivendo, conviene pensare a tutto quello che ci consentirà di vivere la stagione estiva senza preoccupazioni e senza scordarsi che la contraccezione non va in vacanza. Per questo continua a essere importante coinvolgere le donne, raccogliere le loro testimonianze e raccontarle sui social, promuovendo una corretta informazione in ambito contraccettivo. Come sta facendo Bayer, che da ben 60 anni svolge un ruolo di primo piano nella ricerca a favore della salute femminile e che, in occasione del sessantesimo anniversario della nascita della contraccezione ormonale, ha raccontato le #storiesdiragazze con una serie di sondaggi sulla pagina Instagram “My Contraception Italia”. L’attività si inserisce all’interno della nuova campagna social “Ragazze, che storia”, in favore di una contraccezione consapevole e responsabile. I primi dati del sondaggio rivelano che il 45% delle donne è consapevole che la visita ginecologica dev’essere annuale mentre il 55% pensa che questa debba essere fatta ogni tre anni. Il ginecologo resta l’interlocutore di riferimento per le ragazze che hanno risposto al sondaggio. Le opzioni contraccettive oggi sono molteplici, sicure e adatte alle esigenze di tutte le donne: poter avere a disposizione diversi metodi, permette a ciascuna di scegliere, con il proprio medico, quello più adeguato alle proprie esigenze del momento. La mamma, anche quella più preparata, potrebbe non essere totalmente al passo con i tempi. Allora come mai ancora il 25% delle ragazze che hanno risposto al sondaggio rivolge alla madre i propri dubbi di natura sessuale, mentre il 75% alla ginecologa? Per salvaguardare il benessere e la salute della donna, per proteggersi dalle infezioni a trasmissione sessuale (Ist), per evitare gravidanze indesiderate e vivere serenamente l’intimità di coppia: vietato rilassarsi sulla salute sessuale, che deve restare una priorità anche in questo periodo di vacanza. Ecco le raccomandazioni di Manuela Farris, specialista in Ginecologia e Ostetricia e consigliere della SIC: I criteri per una scelta consapevole di un metodo contraccettivo sono diversi, in base alle differenti necessità ed esigenze. Per informarsi sui canali più attendibili, basta visitare ad esempio il sito Sceglitu della Società Italiana Ginecologia e Ostetricia (SIGO) attualizzato/realizzato con il supporto di Bayer, rivolgersi al proprio ginecologo e seguire la campagna “Ragazze, che storia” sul canale Instagram “My Contraception Italia”.

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Infezioni sessualmente trasmesse

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 agosto 2020

“Sono allarmanti i dati del rapporto ISS “Le Infezioni Sessualmente Trasmesse: aggiornamento dei dati dei due Sistemi di sorveglianza sentinella attivi in Italia al 31 dicembre 2018”, pubblicato sul numero di luglio/agosto del Notiziario dell’Istituto Superiore di Sanità, che mostrano un drammatico aumento delle infezioni sessuali che negli ultimi 18 anni hanno raggiunto il 40%, soprattutto nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni”, affermano le componenti del Comitato centrale della Federazione degli Ordini della Professione di Ostetrica (FNOPO).“Sembra incredibile registrare che a tutt’oggi, nel 2020, ci sia così poca attenzione alla prevenzione e quindi alla tutela della propria salute, mettendo a rischio anche quella del partner da parte di una così ampia percentuale di persone. Altro elemento che fa riflettere molto è l’età adolescenziale della popolazione più colpita, in particolare dalla Chlamydia trachomatis (+30% nel 2018 rispetto all’anno precedente) e con una incidenza tripla in coloro che hanno più di 24 anni; dalla gonorrea, dalla sifilide raddoppiate negli ultimi tre anni. Insomma, un quadro a dir poco allarmante – spiegano i vertici FNOPO –. Di fronte a questi dati è quanto mai doveroso intervenire subito, con azioni concrete di contrasto da implementare sul territorio e rivolte ai giovani attraverso il potenziamento dei consultori familiari, e soprattutto grazie all’implementazione del modello di ostetrica di famiglia e di comunità che prevede la presenza di professionisti in diversi setting assistenziali, oltre ai consultori familiari in particolare negli studi multidisciplinari dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta. La presenza delle ostetriche negli studi multi professionali consente di intercettare le giovani, le quali potranno trovare la competenza di professioniste che spiegheranno loro l’importanza della prevenzione dalle malattie e infezioni delle malattie sessualmente trasmesse e di come tali patologie incidano negativamente anche sulla loro fertilità.Solo attraverso azioni coordinate e urgenti, potenziando il servizio territoriale collocando le professioniste ostetriche, dotate di specifica competenza, è possibile tutelare la salute delle donne, a partire dalle nuove generazioni, anche promuovendo l’adesione dei giovani alle campagne vaccinali HPV previste dai dai nuovi LEA”, concludono le rappresentanti nazionali della categoria ostetrica.

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Covid-19 e infezioni sul lavoro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 Maggio 2020

Sono più di 28mila i contagi da Covid-19 di origine professionale denunciati all’Inail tra la fine di febbraio e lo scorso 21 aprile. Il 45,7% riguarda la categoria dei “tecnici della salute”, che comprende infermieri e fisioterapisti, seguita da quella degli operatori socio-sanitari (18,9%), dei medici (14,2%), degli operatori socio-assistenziali (6,2%) e del personale non qualificato nei servizi sanitari e di istruzione (4,6%). A rilevarlo, alla vigilia delle celebrazioni del primo maggio, è il primo report dell’Istituto dedicato al fenomeno delle infezioni sul lavoro da Covid-19, da cui emerge anche che i casi mortali da contagio sono stati 98 (52 in marzo e 46 in aprile) pari a circa il 40% del totale dei decessi sul lavoro denunciati all’Inail nel periodo preso in esame.
«I nostri dati – spiega il presidente dell’Inail, Franco Bettoni – confermano la maggiore esposizione al rischio del personale sanitario, al quale l’Istituto riconosce la presunzione semplice di origine professionale dell’infezione. Con l’avvio della fase 2 dell’emergenza, continueremo a monitorare l’andamento delle denunce di contagio sul lavoro da nuovo coronavirus, anche allo scopo di ricavare informazioni utili per le indicazioni da fornire per le misure di prevenzione necessarie con la graduale ripresa delle attività produttive. Nel frattempo, tutti i casi accertati di infezione contratta in occasione di lavoro e in itinere continueranno a essere tutelati dall’Istituto come infortuni, già a partire dal periodo di quarantena».Prendendo in considerazione le diverse attività produttive, il settore della sanità e assistenza sociale, in cui rientrano ospedali, case di cura e case di riposo, registra il 72,8% dei casi di contagio sul lavoro da Covid-19 denunciati all’Inail, mentre a livello territoriale quasi otto denunce su 10 sono concentrate nelle regioni dell’Italia settentrionale: il 52,8% nel Nord-Ovest (35,1% in Lombardia) e il 26,0% nel Nord-Est (10,1% in Emilia Romagna). Il resto dei casi è distribuito tra Centro (12,7%), Sud (6,0%) e Isole (2,5%).Il 71,1% dei contagiati sul lavoro sono donne e il 28,9% uomini, con un’età media di poco superiore ai 46 anni (46 per le donne, 47 per gli uomini). Tra gli infermieri e gli altri tecnici della salute, in particolare, più di tre denunce su quattro sono relative a lavoratrici. Il 12,6% dei casi riguarda invece lavoratori stranieri, tra i quali la percentuale delle donne è pari all’80%. Concentrando l’attenzione sui 98 casi mortali denunciati, il rapporto tra i generi si inverte. I decessi dei lavoratori, infatti, sono stati 78, quelli delle lavoratrici 20, con un’età media pari a 58 anni sia per gli uomini che per le donne.Come sottolineato nel report elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto, i dati sulle denunce di infortunio da Covid-19 sono provvisori e il loro confronto con quelli rilevati a livello nazionale dall’Istituto superiore di sanità richiede cautele, sia per la maggiore complessità nella trattazione delle denunce che deriva dall’attuale contesto di emergenza, sia per il fatto che la platea Inail, riferita ai soli lavoratori assicurati, non comprende categorie particolarmente esposte al rischio di contagio, come quelle dei medici di famiglia, dei medici liberi professionisti e dei farmacisti.
«Il dibattito – precisa Bettoni – sull’ampliamento della platea degli assicurati Inail, che all’inizio dell’anno ha portato all’estensione della tutela obbligatoria ai rider addetti alle consegne a domicilio, con questa emergenza è tornato di grande attualità. In queste settimane, in particolare, abbiamo costituito un gruppo di lavoro con le federazioni dei medici per studiare la possibilità di estendere la nostra copertura ai medici liberi professionisti e convenzionati».«Il tema – aggiunge il presidente dell’Istituto – dovrà però essere affrontato anche a livello complessivo, per comprendere gli oltre tre milioni e mezzo di lavoratori che non possono accedere a rendite o indennizzi in caso di infortunio o malattia professionale. Il mondo del lavoro, infatti, è cambiato moltissimo negli ultimi anni ed è arrivato il momento che anche le norme sulla protezione dei lavoratori ne prendano atto. L’Inail, per quanto gli compete, è pronto a sostenere questa svolta». (fonte: doctor33)

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Il software per la simulazione delle infezioni in aree circoscritte

Posted by fidest press agency su sabato, 18 aprile 2020

Il software Simugens – sviluppato dalla Divisione SHRAIL dell’IT company italiana D&T – è un simulatore della folla in grado di riprodurre il comportamento di grandi insiemi di individui in varie situazioni, comprese aree urbane, eventi di massa, trasporto pubblico e centri commerciali. Il software è in grado di combinare decisioni e movimenti di migliaia di individui, seguendoli uno ad uno oppure estraendo i comportamenti complessivi della folla in condizioni normali o di emergenza ed è stato impiegato nella simulazione di situazioni complesse in diverse città italiane.Nel 2020, in seguito all’emergenza dovuta alla pandemia del Covid-19, il software è stato ampliato con una serie di funzioni dedicate alla dinamica delle infezioni all’interno delle folle ed alla valutazione di possibili soluzioni o mitigazioni al problema. Simugens Infections può simulare infezioni di singoli individui basate sulla distanza tra le persone e sui tempi di esposizione, oltre ad oggetti o superfici infettanti, calcolando nel tempo il tasso di contagio, il famoso R0, nell’ambito di una situazione di interesse.La simulazione può determinare tassi di contagio per le aree prese in esame – come ad esempio un centro commerciale, un supermercato od uno spazio espositivo – in funzione dei parametri di infezione e della densità e del flusso delle persone, consentendo di valutare interventi di mitigazione come separazione della folla, gestione e limitazione dei flussi. Interventi utili sia nelle fasi iniziali del contenimento dell’epidemia, sia nelle fasi di ritorno alla normalità, nelle quali è fondamentale coniugare la fruizione degli spazi con standard di sicurezza necessariamente rigidi.La modelazione 3D di Simugens offre infine una vista realistica degli ambienti e delle aree, permettendo una migliore comprensione dei fenomeni e delle dinamiche. Gli output di analisi sono completati da tabelle e grafici anche in tempo reale, che riportano nel dettaglio tutti i dati risultati della simulazione.

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Coronavirus: il panico non serve a contrastare le infezioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2020

“Come sempre in queste occasioni, la cosa più importante è mantenere la calma ed evitare di creare e diffondere il panico. L’epidemia in Cina del nuovo coronavirus è senz’altro un’emergenza da affrontare seriamente, ma teniamo presente che il nostro Ministero della Salute ha preso per tempo tutte le misure necessarie a contrastare la diffusione del virus” dice Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani. “Quello che ciascun cittadino può e deve fare è mettere in atto quelle semplici misure di igiene personale che valgono per tutte le infezioni virali, come l’influenza stagionale che proprio ora sta attraversando la fase di picco”.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato in questi giorni una sorta di decalogo per ridurre il rischio che vale la pena riportare:
* Lavarsi di frequente le mani con le soluzioni igienizzanti a base di alcol o con acqua e sapone
* Coprirsi il naso e la bocca con un fazzolettino quando si tossisce o si stranutisce, gettare il fazzolettino e lavarsi le mani
* Evitare contatti ravvicinati con persone che presentino febbre e tosse
* Rivolgersi tempestivamente al medico in caso di febbre e tosse, facendogli anche presente se di recente si sono compiuti viaggi all’estero
* Evitare di consumare alimenti di origine animale crudi o solo parzialmente cotti. Maneggiare i cibi crudi di origine animale in modo da evitare che possano contaminare altri alimenti crudi (verdure, frutta)
“Quanto all’uso delle mascherine serve innanzitutto a evitare di contagiare gli altri, e in paesi come il Giappone è pratica corrente per chiunque abbia anche soltanto il raffreddore” prosegue Andrea Mandelli. “Mai come quando si presenta una nuova malattia infettiva è fondamentale una corretta informazione, innanzitutto quella dei siti istituzionali e quella che viene dai professionisti della salute, e non il passa-parola non verificabile dei social media. I 100.000 farmacisti italiani sono a disposizione per ragguagliare il cittadino e rispondere a tutte le sue richieste”. (Ufficio Stampa FOFI)

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Gli antibiotici sono uno strumento essenziale per contrastare diverse infezioni oculari

Posted by fidest press agency su martedì, 28 gennaio 2020

Roma. Si parlerà di questo mercoledì 29 gennaio nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, in occasione del convegno dal titolo ‘Occhio agli antibiotici! Focus in Oftalmologia sulle evidenze, laprofilassi e la terapia antibiotica’, organizzato dall’Associazione Italiana Medici Oculisti e dall’Associazione ‘G. Dossetti: i Valori – Tutela e Sviluppo dei Diritti’. Coordinatore scientifico dell’incontro, la dottoressa Alessandra Balestrazzi, referente di AIMO per i rapporti con le istituzioni. Sono stati invitati a partecipare tutti i componenti della 12° Commissione Igiene e Sanità del Senato e della XII Commissione Affari Sociali della Camera.
Hanno dato conferma di partecipazione le senatrici Paola Binetti, Elisa Pirro e Laura Stabile (della 12a Commissione Igiene e Sanità del Senato) e i deputati Roberto Bagnasco, Fabiola Bologna e Paolo Russo (della XII Commissione Affari Sociali della Camera). Tra i relatori: Stefano Baiocchi, dell’azienda ospedaliera universitaria Senese; Alessandra Balestrazzi, dell’ospedale Oftalmico di Roma; Romina Fasciani, dell’Unità operativa complessa (Uoc) di Oculistica Fondazione del Policlinico Universitario Gemelli Irccs di Roma; Marilena Galdiero, dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli; Silvio Gherardi, presidente del Comitato Scientifico dell’Associazione ‘G. Dossetti’; Luca Menabuoni, presidente di Aimo; Renato Marroncelli, dell’ospedale Santo Spirito di Pescara; Corrado Stillo, responsabile dell’Osservatorio Tutela Civica dell’Associazione ‘G. Dossetti: i Valori – Tutela e Sviluppo dei Diritti’.

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L’Italia sempre ai primi posti in Europa nella prevalenza di infezioni antibioticoresistenti

Posted by fidest press agency su martedì, 19 novembre 2019

Lo è con una diffusione superiore alle medie per alcuni dei principali superbatteri. Nel nostro Paese oltre 200.000 casi e circa 10.000 decessi da germi multiresistenti, un terzo dei dati stimati in Europa. In vista dell’European Antibiotic Awareness Day in programma il 18 novembre gli infettivologi della SITA – Società Italiana di Terapia Antinfettiva, riuniti a Santa Margherita Ligure per l’International Meeting on Antimicrobial Chemotherapy in Clinical Practice (ACCP), rilanciano l’importanza della sensibilizzazione di cittadini e professionisti e sottolineano l’importanza di un uso corretto e appropriato dei nuovi antibiotici.In corso un progetto condiviso tra SITA e FIMMG per promuovere tra i medici di famiglia la formazione su antibiotici e resistenze batteriche.

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Lotta alle infezioni: alleanza tra 3M e Copag

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 Maggio 2019

Pioltello (MI) E’ stata presentata in occasione della 55esima Assemblea Generale AIOP, Associazione Italiana Ospedalità Privata, che si è aperta ieri a Villa Erba, la collaborazione tra 3M e COPAG, Consorzio della Ospedalità Privata per gli Acquisti e le Gestioni.“In un momento storico in cui le risorse sono sempre più limitate, poter offrire prodotti di qualità è l’unica logica vincente. Oggi, infatti, una corretta gestione dell’assistenza sanitaria non può guardare solo al singolo risparmio ma deve puntare sull’affidabilità e sull’efficienza – illustra il dottor Marco Miraglia attuale Presidente della Copag – L’Ospedalità privata riunita in AIOP e servita da COPAG, da sempre attenta al contenimento dei costi, è certamente il partner ideale per avviare il processo di trasformazione del sistema sanitario grazie ad una visione d’insieme che permette loro di capire che oggi bisogna andare oltre il prezzo d’acquisto e valutare il costo reale della cura!”
Tra gli obiettivi di questa alleanza, c’è quindi quello di contribuire alla lotta alle infezioni correlate all’assistenza, una lotta in cui 3M è protagonista attraverso la Campagna “Ospedale Senza Infezioni”, un’iniziativa nata per sensibilizzare i cittadini e diffondere un programma d’azione condiviso con gli operatori sanitari verso l’adozione di sempre più efficaci modelli di prevenzione.Proprio sul tema della diffusione delle infezioni in ospedale non si può più rimandare un piano di azione. Come riportato nel rapporto redatto recentemente da ONU e OMS “No Time to Wait” relativo alle catastrofiche proiezioni derivanti dalla resistenza agli antibiotici non saremo più in grado di sconfiggere i batteri e nel 2050 si prevedono 10 milioni di decessi legati a questo fenomeno. Le resistenze si sviluppano da abuso di antibiotici assunti dall’uomo in casi non strettamente necessari, oppure indirettamente legati ad assunzione di cibi derivanti da allevamenti o coltivazioni in cui vengono usati antibiotici, o infine per curare le infezioni che si possono contrarre durante una degenza ospedaliera. Quest’ultimo dato in Italia conta 530.000 casi all’anno, come incidenza e numeri di cittadini coinvolti è il peggiore di tutta Europa. Mediamente 1 paziente su 15 che entra in Ospedale per un percorso di cura ha una probabilità di acquisire un’infezione, le più diffuse sono polmoniti, infezioni vie urinarie, infezioni della ferita chirurgica e quelle legate a dispositivi invasivi come i cateteri vascolari. Rispetto all’ultima indagine di sorveglianza del 2013 si è notato un incremento dei casi dovuto all’aumento dei pazienti più “fragili”, con un’età superiore ai 65 anni, all’utilizzo di sistemi sempre più invasivi per l’organismo umano come cateteri o endoscopi che costituiscono veicoli di batteri, ma soprattutto alla scarsa adozione di strategie di prevenzione.
In Italia si stimano circa 7.800 casi di decessi l’anno per infezioni acquisite nei nosocomi, pari al doppio delle morti legate agli incidenti stradali. Da un’altra prospettiva l’impatto è devastante se si considera che rappresentano un rischio fatale quanto la somma delle maggiori malattie infettive messe insieme: influenza, tubercolosi e HIV.Per questo motivo è più che mai necessario aumentare la consapevolezza dei cittadini e sensibilizzare gli operatori sanitari sul tema della prevenzione e dell’antibiotico resistenza, affinché il Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico-Resistenza (PNCAR) 2017-2020, a cura di Ministero della Salute, entri a far parte definitivamente dei programmi condivisi e applicati da Regioni e Ospedali. Corrette pratiche di prevenzione, che passano da rinnovati e adeguati protocolli, potrebbero ridurre del 20-30% questo “gap” nel percorso assistenziale, concorrendo a migliorare anche l’impatto economico sul Sistema Sanitario Nazionale, considerato che i costi di trattamento di una singola infezione pesano dai 5 ai 9 mila euro. Questo risultato è raggiungibile anche attraverso l’adozione di alcuni semplici ma fondamentali passaggi. Partendo dalla più nota pratica lavaggio delle mani – un gesto prezioso che proprio in questi giorni è stato celebrato in occasione della Giornata Mondiale del Lavaggio delle Mani – fino alla consapevolezza della necessità di implementare un sistema di prevenzione lungo tutto il percorso assistenziale, partendo da una sicura e certificata sterilizzazione dello strumentario chirurgico, ad un’ottima preparazione del campo operatorio e sistemi di barriera, al riscaldamento del paziente durante un’operazione chirurgica, all’uso di medicazioni in grado di tenere sotto controllo eventuali infezioni dovute all’accesso venoso attraverso il catetere.

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“Il lavaggio corretto delle mani per ridurre la diffusione di molte infezioni”

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 Maggio 2019

“Può così favorire la prevenzione di malattie respiratorie e gastro-intestinali e, quindi, limitare l’antibiotico resistenza”. E’ quanto ricorda la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) in occasione della Giornata Mondiale dell’Igiene delle Mani che si celebra oggi in Italia con il convegno “L’igiene delle mani: strumento per la prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza e dell’antimicrobico-resistenza” presso il Ministero della Salute e al quale la FIMP ha dato il proprio patrocinio. “Limitare l’uso inappropriato degli antibiotici è una delle priorità della pediatria di famiglia italiana – afferma il dott. Paolo Biasci, Presidente Nazionale FIMP -. E’ infatti una delle principali cause dell’antibiotico resistenza, un problema di salute sempre più grave e diffuso come hanno recentemente ricordato le autorità sanitarie internazionali. Si stima che nel nostro Paese un bimbo su tre abbia assunto antibiotici nell’ultimo anno. Oltre a favorire l’appropriatezza terapeutica tra il personale medico, bisogna informare ed educare i giovanissimi e i loro genitori. Un gesto semplice, ed erroneamente considerato banale, come il lavaggio delle mani, può ad esempio rappresentare un importantissimo strumento di prevenzione”. Ecco le cinque regole della FIMP:
1- Strofinare le mani per almeno 20 secondi: il sapone va distribuito uniformemente soprattutto sul dorso delle mani, tra le dita e sotto le unghie
2- Meglio acqua corrente fredda o tiepida: le mani vanno prima bagnate e mentre vengono insaponate è preferibile chiudere il rubinetto (si evitano così inutili sprechi)
3- Cambiare spesso asciugamani o salviette: questi oggetti possono trasformarsi in nidi di germi e batteri. Meglio, quindi, sostituirli frequentemente.
4- Gli igienizzanti non sono un’alternativa: riducono il numero di germi ma non sono efficaci come il sapone. Non rimuovono altri contaminanti (come i pesticidi) e in più non sono indicati se le mani sono molto sporche o unte.
5- Non solo prima di andare a tavola: le mani vanno lavate più volte durante la giornata (per esempio dopo avere tossito o soffiato il naso, avere toccato un animale, maneggiato l’immondizia o essere entrati in contatto con persone malate). Per favorire un uso sicuro e corretto degli antibiotici la FIMP promuove da alcuni mesi la campagna nazionale “I Consigli di Mio, Mia e Meo: Insieme per un uso corretto dell’antibiotico” che ha come protagonisti tre simpatiche mascotte. E’ strutturato in un sito web (www.miomiaemeo.it), ed ha avuto la distribuzione negli studi dei pediatri di famiglia di opuscoli e flyer, uno speciale game kit con un mini album di figurine per i bambini e sagomati da terra con i messaggi del progetto. I contenuti del progetto sono consultabili, oltre che attraverso il sito dedicato, anche attraverso l’APP MyPED per genitori disponibile sia per i sistemi Android che iOS. “Vogliamo dare consigli pratici ai genitori e bimbi – aggiunge il dott. Mattia Doria, Segretario Nazionale FIMP alle Attività Scientifiche -. Come prima cosa bisogna prevenire le infezioni; prevenzione che inizia con un corretto lavaggio delle mani e più in generale con la cura dell’igiene. Per quanto riguarda gli antibiotici sono senza dubbio farmaci sicuri ed efficaci: vanno però utilizzati solo in seguito ad una prescrizione medica. E devono sempre essere assunti seguendo scrupolosamente le indicazioni e le modalità di assunzione (dose e durata) fornite dal pediatria di famiglia”.

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Infezioni correlate all’assistenza ospedaliera

Posted by fidest press agency su domenica, 2 dicembre 2018

Un problema non immediatamente visibile ma molto concreto e purtroppo in peggioramento, come anche emerso dagli ultimi fatti di cronaca. Secondo i dati riportati dal Centro Europeo Malattie Infettive (ECDC), durante la giornata mondiale sulla consapevolezza degli antibiotici del 18 novembre, ogni anno sono circa 33 mila nell’Unione Europea le persone che muoiono per infezioni da batteri resistenti agli antibiotici, la maggior parte contratte in Ospedale, di cui circa un terzo solo nel nostro Paese(1): rispetto all’indagine precedente emerge dunque un incremento del tasso di prevalenza delle infezioni. Ma quello che emerge in maniera altrettanto evidente dallo studio del Centro Europeo per le Malattie infettive (ECDC) è che oggi in Italia la probabilità di contrarre infezioni durante un ricovero ospedaliero è del’6%(2), con 530 mila casi ogni anno(2): dati che pongono l’Italia all’ultimo posto tra tutti i Paesi in Europa. Si tratta infatti di un allargamento della forbice dovuto all’aumento dei pazienti più “fragili”, con un’età superiore ai 65 anni, all’utilizzo di sistemi sempre più invasivi per l’organismo umano come cateteri o endoscopi che costituiscono veicoli di batteri, ma soprattutto alla scarsa adozione di strategie di prevenzione. Inoltre, il tema delle infezioni correlate all’assistenza ospedaliera sarà al centro del dibattito anche in occasione della 13° edizione del Risk Forum Management in Sanità, un momento di confronto su come innovare e riformare il Sistema Sanitario e renderlo più efficiente e capace di rispondere ai bisogni di salute dei cittadini, che si terrà a Firenze dal 27 al 30 novembre.In Italia si stimano circa 7.800 casi di decessi all’anno(3) per infezioni acquisite nei nosocomi, pari al doppio delle morti legate agli incidenti stradali(4). Da un’altra prospettiva l’impatto è devastante se si considera che rappresentano un rischio fatale quanto la somma delle maggiori malattie infettive messe insieme: influenza, tubercolosi e HIV(5).Per questo motivo è più che mai necessario aumentare la consapevolezza dei cittadini e sensibilizzare gli operatori sanitari sul tema della prevenzione e dell’antibiotico resistenza, affinché il Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico-Resistenza (PNCAR) 2017-2020, a cura di Ministero della Salute, entri a far parte definitivamente dei programmi condivisi e applicati da Regioni e Ospedali. Corrette pratiche di prevenzione, che passano da rinnovati e adeguati protocolli, potrebbero ridurre del 20-30% questo “gap” nel percorso assistenziale (6), concorrendo a migliorare anche l’impatto economico sul Sistema Sanitario Nazionale, considerato che i costi di trattamento di una singola infezione pesano dai 5 ai 9 mila euro.Questo risultato è raggiungibile attraverso l’adozione di alcuni semplici ma fondamentali passaggi: dalla più nota pratica del lavaggio delle mani, al riscaldamento del paziente durante un’operazione chirurgica, all’uso di medicazioni in grado di tenere sotto controllo eventuali infezioni dovute all’accesso venoso attraverso il catetere.Per far fronte dunque alla resistenza agli antibiotici, come sottolineato dal Centro Europeo Malattie Infettive, e per contrastare l’aumento delle infezioni correlate all’assistenza ospedaliera, 3M da sempre impegnata in questa direzione lancia la campagna “Ospedale Senza Infezioni”, con l’obiettivo di meglio informare i cittadini e diffondere un programma d’azione condiviso con gli operatori sanitari verso l’adozione di sempre più efficaci modelli di prevenzione.“Ricerca e innovazione sono sempre stati il motore della nostra azienda, ma con il lancio della campagna “Ospedale Senza Infezioni” vogliamo supportare un passaggio culturale fondamentale nel nostro Paese sulla lotta alle infezioni ospedaliere, perché siamo convinti che il nostro contributo non debba limitarsi nel rendere disponibili tecnologie avanzate ma andare oltre, pensando al contesto in cui operiamo ed a migliorare le condizioni dei pazienti che affrontano, ad esempio, un intervento chirurgico o una terapia oncologica – ha dichiarato Patrizio Galletta, 3M Italia Country Business Leader Health Care – Pazienti più informati e sicuri e personale sanitario aggiornato sulle migliori pratiche cliniche e sulle azioni più efficaci di prevenzione aiuteranno a ridurre gli eventi avversi correlati alle infezioni ospedaliere”.

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Infezioni ospedaliere

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 ottobre 2018

Fino a 700.000 casi di infezioni ospedaliere su 9 milioni di ricoveri, l’1% dei quali con esito letale. In Italia sono oltre 7.000, dunque, i degenti che muoiono a causa di un’infezione contratta in ospedale. A lanciare l’allarme alcuni dei numerosi esperti internazionali presenti a Milano in occasione del 2° Congresso WAidid, l’appuntamento mondiale sulle Malattie Infettive e i Disturbi immunologici che fino a domani sarà animato da sessioni plenarie e numerosi incontri su patologie ad alto impatto sulla salute globale.
Dal 5% all’8% degli individui ricoverati contrae un’infezione: le più frequenti sono soprattutto quelle urinarie, seguite da infezioni post-operatorie, polmoniti e sepsi. Di queste, si stima che circa il 30% sia potenzialmente prevenibile (135.000-210.000 casi)1. Tra le principali cause, infatti, la decontaminazione non corretta e l’abuso di antibiotici con conseguente aumento dell’antibiotico-resistenza.Un fenomeno, quello della resistenza agli antibiotici dei microbi, alimentato da un loro uso inappropriato. Basti pensare che quasi nel 50% dei casi in cui sono prescritti non risultano necessari, come spesso succede nel caso dell’influenza. A questo proposito, il 15% degli italiani considera erroneamente utile l’antibiotico per bloccare l’influenza e, in generale, le infezioni virali.“Il vaccino anti-influenzale – evidenzia la Prof.ssa Susanna Esposito, Presidente WAidid e ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Perugia – potrebbe prevenire gran parte dei casi di influenza, limitando non poco l’eventualità di un ricovero ospedaliero per quei soggetti a rischio di complicanze –. I bambini fino ai 5 anni di età, gli anziani sopra i 64 anni e i malati cronici di tutte le età, infatti, sono a rischio di contrarre forme di influenza particolarmente gravi che richiedono il ricovero ospedaliero. Ogni anno le complicanze dell’epidemia influenzale comportano l’utilizzo di una rilevante quantità di antibiotici, non sempre necessaria e spesso dannosa”.
L’Italia, infatti, è ai primi posti in Europa per antibiotico-resistenza. Le specie di microrganismi più spesso responsabili di infezioni ospedaliere gravi e potenzialmente fatali sono oggi i bacilli Gram negativi. Nel nostro Paese la percentuale di Escherichia coli resistenti alle cefalosporine è del 30%. Ancora più preoccupante Klebsiella pneumoniae, con quasi il 60% di ceppi resistenti alle cefalosporine di terza generazione ed il 30% di ceppi resistenti ai carbapenemi. Allarmante infine Acinetobacter baumanii, la cui percentuale di resistenza combinata ad aminoglicosidi, fluorochinoloni e carbapenemi supera il 50%.
“La prevenzione delle infezioni ospedaliere – ha aggiunto Francesco Menichetti, Presidente Gruppo Italiano per la Stewardship Antimicrobica (GISA) – va potenziata con azioni di “infection control”, ovvero attraverso le buone pratiche assistenziali, come ad esempio il lavaggio delle mani, il rispetto dell’asepsi nelle procedure invasive, la disinfezione e la sterilizzazione dei presidi sanitari, che in Italia purtroppo non sono sempre rispettate. Le azioni preventive sono determinanti, ma richiedono progetti educazionali specifici e strumenti di verifica efficaci. I nuovi antibiotici, efficaci per curare queste gravi infezioni, sono purtroppo pochi e non di rapido e facile accesso. La necessità urgente di questi nuovi farmaci, potenzialmente salva-vita, impone una revisione delle regole (scheda AIFA, prescrizione specialistica) che non vada verso una insensata liberalizzazione, bensì consideri procedure che permettano l’accesso rapido da parte di quegli specialisti che trattano pazienti con infezioni gravi”. A contrastare, dunque, la resistenza antibiotica non solo la ricerca di nuove molecole che riescano a impedire i meccanismi di resistenza dei batteri multi-resistenti, ma anche il potenziamento delle strategie di controllo delle infezioni, la sorveglianza, il buon uso degli antibiotici in ambito ospedaliero e territoriale. Non può mancare, infine, il coinvolgimento delle Istituzioni ed un importante investimento in formazione ed educazione del personale sanitario.

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Infezioni chirurgiche ospedaliere

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 novembre 2017

Ospedale Spallanzani, RomaAnche nel nostro Paese, le ICA, ovvero le infezioni correlate all’assistenza, rappresentano l’evento avverso più frequente in sanità. Un problema serio e molto diffuso, nonché la complicanza più grave nella cura dei pazienti ospedalizzati che è stato il tema di un dibattito, promosso a Milano da J&J Medical, con la partecipazione di opinion leader di diversa estrazione, a cominciare da chirurghi, quali il Prof. Marco Montorsi, Presidente della Società Italiana di Chirurgia e Responsabile di Unità Operativa Chirurgia generale e digestiva Humanitas Research Hospital e il Prof. Enrico Opocher, Direttore del reparto di Chirurgia Epato-Bilio-Pancreatica e Digestiva – Ospedale San Paolo di Milano, che hanno ribadito come la maggiore attenzione alle infezioni sia frutto, anche, di una presa di coscienza della classe chirurgica sul problema.Dagli interventi complessi di chirurgia oncologica addominale alla protesica, fino alla chirurgia ginecologica e ostetrica, le SSI (infezioni del sito chirurgico) costituiscono circa il 32% di tutte le infezioni ospedaliere, ma, di fatto, sono anche le più gravi perché veicolo di complicanze severe. Addirittura, i pazienti che contraggono una SSI sono, infatti, 5 volte più esposti al rischio di una nuova ospedalizzazione, 2 volte più esposti al rischio di degenza in una unità di terapia intensiva e 2 volte più esposti al rischio di morte. In mancanza di un sistema stabile di sorveglianza su questo tipo di infezioni, è fondamentale abbattere il rischio di contrarre un’SSI fin dall’ingresso in sala operatoria, come spiega in proposito Enrico Opocher: «Causate da microrganismi presenti nell’ambiente, che solitamente non danno luogo a infezioni, le SSI insorgono più frequentemente in pazienti ad alto rischio sottoposti a chirurgia addominale durante il ricovero o, in qualche caso, anche dopo la dimissione e possono avere diverso grado di gravità, fino ad essere letali. Oggi, però, è possibile abbattere di un terzo l’insorgenza delle SSI grazie a una serie di correttivi che vanno ad intervenire sui fattori di rischio modificabili, come suggerito dalle raccomandazioni dell’OMS nelle ‘Global Guidelines for the Prevention of Surgical Site Infection’ elaborate nel 2016. Tra queste, sottolineiamo l’antisepsi della cute tramite il lavaggio accurato delle mani, il corretto uso degli antibiotici, che non devono essere più utilizzati nel post-operatorio ma solo all’atto dell’intervento chirurgico e l’utilizzo delle suture rivestite con antibatterico (Triclosan)».
Oltre a essere, ovviamente, un problema sanitario che mette a rischio la sicurezza del paziente, le ICA sono anche un fenomeno dal notevole impatto socio economico: tanto che si stima un costo correlato ad una singola infezione ospedaliera di circa € 9.000 – 10.500. Complessivamente, il loro impatto economico sul Sistema Sanitario Nazionale è superiore a un miliardo di Euro l’anno, con un prolungamento della degenza pari al 7,5-10% delle giornate di ricovero. In questo scenario, le SSI (Surgical Site Infections) sono tra le più costose. Un aspetto ben evidenziato dalla ricerca “Burden economico delle infezioni ospedaliere in Italia”, realizzata dal Prof. Francesco Saverio Mennini, Research Director CEIS Economic Evaluation and HTA (EEHTA), Facoltà di Economia, Università di Roma Tor Vergata, che intervenendo al dibattito ha sottolineato: «è un dato di fatto che un paziente che contrae un’infezione ospedaliera resta più a lungo in ospedale e impiega più risorse. Partendo dal presupposto che le infezioni ospedaliere compaiano in circa 3 casi ogni 1.000 ricoveri acuti in regime ordinario, la loro valorizzazione mediante valutazione delle giornate aggiuntive per singolo diagnosis related group ha comportato una stima media annua di 69,1 milioni di euro. Non solo: il focus su 6 interventi selezionati dagli OL coinvolti (diverticolite, appendicite, colecistite, calcolosi della colecisti, ernia e laparocele) ha evidenziato un aumento della durata di degenza pari in media a 12 giornate (range 6 – 16) e stimato un incremento del costo medio per singolo ricovero compreso tra € 4.000 e € 9.000. Numeri che devono far riflettere soprattutto sull’opportunità di adottare misure innovative, come trattamenti e device tecnologici, con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’assistenza nel limite delle risorse disponibili».
La prevenzione e il controllo delle infezioni ospedaliere sono dunque un obiettivo prioritario di sanità pubblica per cui il lavoro coordinato di prevenzione, qualità e controllo del rischio su tale tematica è ritenuto prioritario. In uno scenario in divenire come questo, in ogni struttura sanitaria, diventa quindi fondamentale proprio la figura del risk manager, deputato a individuare gli strumenti per valutare e governare i rischi. «La gestione del rischio clinico in sanità, di cui le ICA costituiscono un elemento importante – ha dichiarato il dott. Enrico Burato, direttore SC qualità accreditamento risk management Ospedale Carlo Poma, Mantova e componente dal 2005 del gruppo di lavoro di risk management in Regione Lombardia – è l’insieme delle azioni messe in atto per misurare i fenomeni, comprenderne le cause e migliorare la qualità delle prestazioni sanitarie al fine di garantire la sicurezza dei pazienti. In tal senso, il controllo globale sull’esposizione al rischio dei pazienti potrebbe ridurre l’incidenza delle infezioni chirurgiche ospedaliere. Compito del Risk Manager è, quindi, quello di individuare gli strumenti per valutare e governare i rischi, ricercandone i miglioramenti nel sistema di gestione complessivo, sviluppando strumenti efficienti e identificando le conseguenze sanitarie ed economiche derivanti dall’esposizione al rischio stesso dei pazienti. Un obiettivo oggi possibile che deve, però, essere perseguito con una logica di sistema e con la collaborazione di tutte le figure professionale interessate dal problema all’interno di ogni singola struttura sanitaria». E questo con la costruzione di sistemi di sorveglianza e con l’individuazione delle cosiddette “buone pratiche”, ma anche con l’aderenza a linee guida internazionali, quali le ‘Global Guidelines for the Prevention of Surgical Site Infection’ dell’OMS e “The Centers for Disease Control and Prevention Updated Guideline”, oltre alla valutazione EUNetHTA , la rete europea per la valutazione delle tecnologie sanitarie (Health Technologies Assessments – HTA), insieme all’attività di formazione, informazione e auditing all’interno delle strutture sanitarie.

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Infezioni respiratorie infantili

Posted by fidest press agency su sabato, 14 ottobre 2017

ospedale bambin gesùCon l’arrivo del primo freddo aumenta il numero delle infezioni respiratorie infantili. Si calcola che ogni anno circa il 30% dei bambini italiani, in età pre-scolare, siano colpiti da polmoniti, bronchiti, faringiti, laringiti o tracheiti. La più grave è la bronchiolite di origine virale che attacca le piccole vie aeree fino ad ostruirle. E’ la principale causa di ricovero in ospedale per i neonati nel primo anno di vita. Le conseguenze della malattia sono diverse e si va dal semplice raffreddore fino a serie complicanze che possono portare anche al ricovero in terapia intensiva. Per questo la Società Italiana per le Malattie Respiratorie Infantili (SIMRI), in occasione del suo 21° congresso nazionale che si conclude domani a Napoli, ha deciso di fornire ai genitori un decalogo della prevenzione.
Ecco le regole dei pneumologi pediatri per evitare le infezioni respiratorie autunnali-invernali:
1. Lavarsi sempre bene le mani prima di toccare un bimbo: questo vale soprattutto per i fratellini perché, nella maggioranza dei casi, sono loro a trasmettere i virus e altri agenti patogeni
2. Se il bimbo ha meno di sei mesi non lasciarlo mai nella stessa stanza con chi soffre di raffreddore o influenza
3. Evitare il più possibile che il bambino scambi con altri oggetti che possono trasferire germi (per esempio cucchiai, tazze, cuscini o coperte)
4. Utilizzare preferibilmente fazzolettini monouso: devono sempre essere buttati nella spazzatura
5. Non fumare in casa e più in generale evitare che l’esposizione dei giovanissimi al fumo passivo
6. Non portare il neonato in strade molto trafficate. Se si abita vicino a zone ad alta densità di traffico è preferibile arieggiare la casa nelle ore non di punta
7. Mantenere una buona igiene domestica senza però utilizzare eccessivamente spray o deodoranti. Aumentano il rischio di inquinamento in door
8. Vaccinare sempre il neonato: grazie all’antinfluenzale è possibile ridurre il rischio d’infezioni
9. Rivolgersi tempestivamente ad un pediatra: se i sintomi persistono è meglio non perdere tempo
10. Seguire sempre e solo i consigli del proprio medico, no ai rimedi “fai da te” “Come per le altre infezioni anche la broncolite è nell’80% dei casi di origine virale – afferma il prof. Renato Cutrera, Presidente Nazionale SIMRI e Direttore dell’Unità operativa di Broncopneumologia all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma -. Esistono alcuni bambini che sono particolarmente a rischio di svilupparne una forma grave. I più esposti sono i bimbi nati prematuramente, gli immunodepressi, quelli afflitti da malformazioni polmonari o da patologie neuromuscolari che necessitano di ossigenoterapia e i neonati con sindrome di down. Per questi pazienti esiste una profilassi con un anticorpo monoclonale che si è dimostrata particolarmente efficace nel prevenire la patologia. Viene somministrata per via intramuscolare una volta al mese nel periodo più freddo dell’anno, di solito tra novembre e marzo”. Recentemente l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha deliberato chi può accedere alla cura ma non ha incluso tutti i bimbi. “Per esempio sono stati momentaneamente esentati quelli afflitti da malattie polmonari – aggiunge il prof. Giorgio Piacentini Presidente Eletto SIMRI e Responsabile della Broncopneumologia Pediatrica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona-. La SIMRI sta perciò cercando di ottenere un incontro con l’Agenzia per sollecitare le istituzioni sanitarie ad aumentare la platea dei beneficiari della terapia. La stagione fredda è ormai alle porte e quindi non c’è più tempo da perdere”.

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Infezioni Sessualmente Trasmissibili

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2016

san gallicanoRoma 01 Dicembre dalle ore 08:30 alle 17:00 Centro MST/HIV, Via Fermo Ognibene 23 L’Istituto Dermatologico San Gallicano, in occasione della Giornata Mondiale contro l’AIDS 2016, promuove l’Open Day per la diagnosi rapida su saliva, goccia di sangue e urine di HIV, SIFILIDE, GONORREA E INFEZIONE DA CLAMIDIA. I test si svolgono presso l’MST/HIV dell’Istituto, diretto da Antonio Cristaudo.“Pensa rapido!” è lo slogan della giornata: basta dedicare solo 30 minuti del proprio tempo per la prevenzione e diagnosi precoce di HIV e delle principali Infezioni Sessualmente Trasmissibili. L’iniziativa è in collaborazione con il Circolo Mario Mieli e l’Associazione Nazionale Contro le Discriminazioni da Orientamento Sessuale – ANDOSS.

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