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Posts Tagged ‘infiammazione’

Sindrome metabolica, infiammazione, diabete e obesità tra i principali nemici della salute del cuore

Posted by fidest press agency su martedì, 28 novembre 2017

vasi sanguigniUna circonferenza dell’addome sopra la media, colesterolo, glicemia e pressione del sangue oltre i livelli raccomandati: sono le caratteristiche del rischio metabolico, tra le principali cause di malattie cardiache e vascolari. Si tratta di una condizione che interessa circa il 25 per cento degli uomini ed addirittura il 27 per cento delle donne. Parliamo quindi di numeri altissimi, pari a circa 14 milioni di individui in Italia, ma che diventano ancora più impressionanti se pensiamo all’Europa, agli Stati Uniti, dove è obeso o in sovrappeso una persona su tre, e nel resto del mondo. E dato che lo studio della sindrome metabolica è una delle principali chiavi per migliorare a costo zero la prevenzione cardiovascolare, gli esperti europei si incontreranno a Stoccolma (Svezia) dall’1 al 3 dicembre 2017 in occasione del Simposio “Cardiometabolic Risk and Vascular Disease: from Mechanisms to Treatment” organizzato dal Karolinska Institute di Stoccolma con il supporto della Fondazione Internazionale Menarini. «Gli obiettivi del simposio sono la condivisione delle più recenti conoscenze relative ai progressi nella fisiologia, nella diagnosi e nel trattamento del rischio cardiometabolico e il suo impatto nella pratica clinica» spiega Francesco Cosentino, Direttore dell’Unità di Cardiologia del Karolinska Institute & Karolinska University Hospital di Stoccolma. «Il programma scientifico copre uno spettro di temi tra cui la relazione tra sistema immunitario e metabolismo, tra infiammazione e aterosclerosi, le strategie di prevenzione delle patologie cardiovascolari, la gestione dell’obesità e dell’insulino-resistenza, il controllo dell’aterotrombosi, della glicemia, del diabete, della sindrome coronarica acuta e dello scompenso cardiaco».

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Disabilità cognitive: antinfiammatori efficaci in attesa di scoprire le cause dell’infiammazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 aprile 2017

sinapsi neuraliRozzano. Per comprendere meglio l’origine delle disabilità cognitive, anche in assenza di una chiara causa genetica, i ricercatori si sono focalizzati sull’infiammazione come uno dei principali fattori già noti per la capacità di modificare il rischio e la gravità dei disturbi dello sviluppo. In particolare, hanno voluto definire se e in che modo l’infiammazione colpisse le sinapsi generando condizioni di “sinaptopatie”, ossia malattie delle sinapsi, termine con cui vengono attualmente chiamate le malattie del neurosviluppo. “Lo sviluppo di sinaptopatie – prosegue la prof.ssa Matteoli, che ha coordinato lo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista eLife – è alla base dell’alterata attività di controllo delle sinapsi su tutte le abilità, incluse quelle cognitive come l’apprendimento, l’attenzione, la percezione, la capacità di prendere decisioni. E’ quindi fondamentale identificare fattori, genetici e non, che possano pregiudicarne la funzione”.“Questa importante scoperta – conclude il prof. Alberto Mantovani, Direttore Scientifico Humanitas e docente di Humanitas University, fra gli autori dello studio – potrebbe permettere di ridurre le disabilità cognitive e migliorare la qualità di vita nei piccoli pazienti affetti da malattie autoinfiammatorie caratterizzate da deficit cognitivi”.

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La giusta dieta per le persone con diabete

Posted by fidest press agency su sabato, 7 Mag 2016

dieta mediterraneaA fare il pieno di consensi, ancora una volta, è la dieta mediterranea della quale gli studi presentati al congresso della Società Italiana di Diabetologia hanno dimostrato gli effetti anti-infiammatori, ma anche quelli ‘ringiovanisci-arterie’; per quanto riguarda quest’ultimo effetto molto interessante ad esempio è l’effetto esercitato dal consumo di pesce azzurro. Un suggerimento di immediata utilità pratica e di grande impatto sul contenimento dei picchi di glicemia dopo i pasti – che risultano pericolosi per il sistema vascolare in quanto innestano processi cellulari in grado di determinare un aumento dello stress ossidativo e dell’infiammazione – viene da due studi presentati dall’Università di Pisa che dimostrano come il consumo di alimenti contenenti proteine e lipidi prima di pasti a prevalente contenuto di carboidrati (pane e pasta), aiuta a contenere le escursioni della glicemia dopo i pasti. Il ‘trucco’ sta nel concedersi un antipasto proteico (un pezzetto di parmigiano o un antipasto a base di uova sode) o addirittura nel consumare il secondo prima dei ‘primi’. Importante per il contenimento dei picchi di glicemia post-prandiali è non solo la quantità e la qualità dei carboidrati (ad alto o a basso indice glicemico), ma anche il tipo di condimento utilizzato. Se si opta per l’olio d’oliva non si sbaglia; l’effetto anti-picchi di glicemia è garantito.“La dieta costituisce un vero strumento terapeutico che affianca la terapia farmacologia durante tutto il decorso della malattia diabetica – commenta il professor Giorgio Sesti, presidente eletto SID – I benefici della dieta non sono solo quelli di controllare il possibile aumento di peso ma anche quelli di migliorare il controllo glicemico e di prevenire eventi cardio-vascolari attraverso la riduzione dei fattori di rischio come i lipidi o la pressione arteriosa. La dieta non significa sempre privazione di gusto o dieta fortemente ipocalorica. Un ottimo esempio di alimentazione sana, variata e vicina alle nostre preferenze è la dieta mediterranea non a caso iscritta dall’Unesco tra i Patrimoni culturali immateriali dell’umanità. È un’alimentazione ricca di fibre provenienti da ortaggi, frutta e cereali non raffinati e povera di grassi di origine animale, privilegia l’uso dell’olio d’oliva rispetto a burro. Via libera a frutta e verdura, soprattutto verdura a foglia (bieta, spinaci, broccoletti e cicorie, compresi i radicchi) e ortaggi a radice (carote, barbabietole, rape), ma anche pomodori e carciofi, veri e propri alimenti nutraceutici. Per l’apporto di carboidrati sono da prediligere vegetali, legumi, frutta e cereali preferibilmente integrali, mentre sono da limitare il consumo di pane bianco, troppo ricco di zuccheri semplici come la rosetta (o michetta), pizza e pasta”.
Per non sbagliare conviene innanzitutto partire col piede giusto, come dimostra uno studio firmato da Emanuele Filice e colleghi del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Pisa che dimostra come gli antipasti ricchi a base di proteine e lipidi (ad esempio un pezzetto di parmigiano o un uovo sodo) aiutano a controllare meglio la glicemia dopo un pasto a base di carboidrati. L’ingestione di alimenti non glucidici migliora la risposta glicemica acuta (2-3h) ad un successivo carico orale di glucosio (OGTT) attivando diversi meccanismi fisiologici tra cui il rallentamento dello svuotamento gastrico. Scopo di questo studio è stato indagare gli effetti di un pasto misto, lipidico e proteico, sulla tolleranza al glucosio a distanza di qualche ora dal pasto (fase post prandiale tardiva).
I ricercatoriritengono che partire con un antipasto a base di proteine e lipidi migliora sensibilmente la tolleranza ad un successivo pasto ricco di glucidi in pazienti con diabete mellito di tipo 2. Questo effetto è sostenuto durante l’intera fase postprandiale ed è determinato da una rallentata comparsa in circolo del glucosio orale, un miglioramento della funzione β cellulare ed una ridotta clearance insulinica. Questi risultati supportano dunque il potenziale ruolo terapeutico di “antipasti” non glucidici nel trattamento del diabete mellito di tipo 2.

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Lattobacilli e cioccolato alleati contro la candida

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 agosto 2013

L’80 per cento delle persone sane ospita Candida albicans nell’intestino senza problemi, ma quando le difese immunitarie sono seriamente compromesse questo fungo può prendere il sopravvento, e dare micosi gravi e diffuse anche al resto dell’organismo. Il gruppo di Luigina Romani dell’Università di Perugia ha appena pubblicato su Immunity uno studio che suggerisce come si potrebbe evitare questa drammatica evenienza: “Abbiamo scoperto infatti che un lattobacillo che fa parte della normale flora intestinale, Lactobacillus reuterii, quando la Candida comincia a prendere piede, cambia il suo metabolismo, smettendo di utilizzare zucchero e cominciando a consumare aminoacidi” spiega Romani. “Tra questi aminoacidi abbiamo scoperto che è molto importante in questi casi il triptofano, che si ritrova in cibi come il cioccolato, i latticini o le banane. Ricorrendo a esso come fonte di energia, i lattobacilli producono una sostanza, presente anche nei cavoli e nei broccoli, che induce a sua volta una risposta benefica per l’intestino, tramite un mediatore chiamato Interleuchina 22: ciò aiuta la sopravvivenza della flora batterica residua, controlla la proliferazione della candida e protegge la parete dall’infiammazione”.Lo studio dei ricercatori di Perugia spiega anche i risultati di ricerche precedenti, talvolta contraddittori sui benefici che si possono ottenere con i probiotici: “I probiotici non sono tutti uguali”, precisa la ricercatrice, “e non producono sempre gli stessi effetti”.Quel che è importante, dal punto di vista pratico, è sottolineare ancora l’importanza dei batteri che convivono con noi per la nostra salute. “Una ragione in più per non abusare degli antibiotici, soprattutto nei soggetti immunodepressi, in cui si rischia di fare più male che bene, privandoli di questi preziosi alleati” conclude Romani.

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Malattie rare di origine genetica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 Mag 2011

Milano Lunedì 16 maggio, ore 11.30 Centro Svizzero, Sala Meili – via Palestro, 2 Durante l’incontrò si parlerà del ruolo che il web 2.0 può svolgere per diffondere una maggiore conoscenza di queste patologie e dell’anti-interleuchina 1 ß che spegne a monte l’infiammazione, consentendo una remissione rapida e duratura dei sintomi.
Queste malattie colpiscono fin dall’età infantile e causano crisi febbrili acute e ricorrenti ed altri sintomi fortemente debilitanti. Le CAPS, Sindromi Periodiche Associate alla Criopirina, sono un gruppo di malattie rare di origine genetica, che affligge circa un paziente ogni milione di abitanti.
Disponibile in Italia, canakinumab, l’anti-interleuchina-1ß, che spegne a monte l’infiammazione, consentendo una remissione rapida e duratura dei sintomi. L’incontrò rappresenterà anche l’occasione per condividere una progetto di sensibilizzazione che AIFP, l’Associazione Italiana Febbri Periodiche, ha sperimentato sul web e sui social network, per favorire la diffusione di una maggiore conoscenza di queste patologie rare. Intervengono:
• Fabrizio De Benedetti, Responsabile U.O.C. Reumatologia, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma
• Alberto Martini, Direttore Dipartimento di Pediatria II, Istituto G. Gaslini di Genova
• Paolo Calveri, Presidente AIFP (Associazione Italiana Febbri Periodiche)
• Modera: Margherita De Bac, giornalista del Corriere della Sera e autrice del libro “Noi, Quelli delle Malattie Rare”

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Giornata Nazionale per l’Epilessia

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 aprile 2010

2 maggio 2010  IX edizione della Giornata Nazionale per l’Epilessia. Campagna “Accendi il cuore per l’epilessia” autorizzata dal Segretariato sociale RAI per la Piena Cittadinanza e la Raccolta fondi per la Ricerca sulla Farmaco Resistenza. L’AICE – Associazione Italiana Contro l’Epilessia – si presenta a questo appuntamento, insieme ad oltre 300 mila italiani affetti da questa patologia, con due importanti risultati: 1) il riconoscimento giuridico ed amministrativo dei casi pur limitati casi di guarigione, circa il 5%, con la rimozione delle ingiuste discriminazioni imposte sino ad oggi alle persone guarite per tutta la vita. 2) la scoperta della molecola HMGB1 responsabile della particolare condizione di infiammazione del tessuto cerebrale che pare predisporre la comparsa delle crisi epilettiche. Un importante passo avanti compiuto dall’equipe di ricercatori internazionali coordinati dalla dottoressa Annamaria Vezzani, sostenuti anche dalle donazioni raccolte dall’AICE. Degli oltre 300 mila italiani con epilessia circa il 5% guarisce, il 70% controlla farmacologicamente le crisi ed, a tutt’oggi, il 25% è farmaco resistente. L’AICE da anni ha incardinato la sua azione nel sostegno alla Piena Cittadinanza delle Persone con epilessia ed il sostegno alla Ricerca contro la ancor troppo diffusa farmaco resistenza. Dal 26 aprile al 2 maggio si potrà donare 2 euro alla ricerca sull’epilessie farmacoresistenti con un SMS da cellulare
personale – TIM – Vodafone – Wind – 3 – CoopVoce o chiamata da telefono fisso Telecom Italia al 45506 Nelle piazze italiane l’AICE raccoglierà le donazioni per la ricerca offrendo candele a forma di cuore: accendi anche tu il cuore per l’epilessia.

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Curare i denti per salvare il cuore

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 aprile 2010

Sembra proprio di si, stando ad uno studio svedese pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Periodontology. In particolare la mancanza di denti indurrebbe malattie cardiovascolari, con particolare riferimento alle coronarie. “Una persona con meno di dieci denti veri corre sette volte, 700% in piu’, il rischio di morire di una malattia alle coronarie rispetto ad una persona della stessa età e dello stesso sesso con più di 25 denti veri. Probabilmente le infezioni della bocca e intorno ai denti possono riversarsi nel sistema circolatorio e causare una infiammazione cronica latente che accrescono il rischio di infarti e altri episodi cardiovascolari” spiega Anders Holmlund, uno degli autori della ricerca. E’ la prima volta, sostengono i ricercatori, che viene rilevato un rapporto diretto fra il numero di denti rimasti e le malattie cardiovascolari. Altri studi avevano rivelato un legame fra igiene orale in generale e malattie del cuore. Il modo per conservarsi i denti è come noto, quello della pulizia e di una corretta alimentazione nella quale il ruolo degli zuccheri svolge un ruolo fondamentale. Ormai gli zuccheri sono contenuti in una quantita’ rilevante di prodotti, si pensi al ketchup, alle gomme da masticare e alle tanto pubblicizzate merendine. Ai problemi di igiene orale si aggiungono quelle del sovrappeso.  Con un milione di bambini tra i 6 e gli 11 anni in sovrappeso o obesi, l’Italia è il primo Paese in Europa per dimensioni del problema, il che aggiunge effetti negativi sull’attivita’ cardiocircolatoria. La prima “educazione” sanitaria si dovrebbe fare in famiglia. Genitori permettendo. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Le coliche neonatali hanno origine batterica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 settembre 2009

Ricercatori dell’University of Texas Health Science Center di Houston hanno scoperto le possibili cause organiche delle coliche, spesso alla base del pianto inspiegabile e grave in neonati che non presentano patologie apparenti. Responsabile del disturbo  sembra essere la Klebsiella, batterio normalmente presente nella bocca, sulla pelle e nell’intestino dei più piccoli. Lo studio ha esaminato 36 bambini, di cui metà presentava il problema: nei casi di colica, i ricercatori hanno riscontrato un’infiammazione intestinale in corso con presenza del batterio. “Crediamo che il microrganismo possa essere all’origine di una reazione che causa uno stato di flogosi, paragonabile a quella di altre malattie infiammatorie croniche dell’intestino” spiegano gli autori. Altro dato rilevante è che nei bambini senza alcun disturbo, la flora batterica intestinale era formata da più tipi di specie, facendo ipotizzare ai ricercatori che alcune di queste possano svolgere un ruolo benefico per l’uomo.(S.Z.)  Journal of Pediatrics 2009 Jul 21 (epub ahead of print)

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Malattia da Reflusso GastroEsofageo

Posted by fidest press agency su domenica, 21 giugno 2009

Palermo La Malattia da Reflusso GastroEsofageo è una patologia spesso trascurata  che colpisce in Italia oltre 10 milioni di persone.  Ne scaturisce un appuntamento annuale, ora alla sua quarta edizione, che si propone di fornire un utile aggiornamento scientifico sulle diverse patologie in ambito gastroenterologico e che vede la partecipazione dei maggiori esperti in materia, tra cui il prof. Marcello Tonini dell’Università di Pavia, il prof. Sergio Vigneri dell’Università di Palermo e il prof. Alfredo Saggioro, Direttore Dipartimento di Malattie Digestive, Epatologia e Nutrizione Clinica dell’Ospedale dell’Angelo di Mestre.  La Malattia da Reflusso Gastroesofageo, MRGE, è una patologia dovuta al rigurgito del contenuto acido dallo stomaco all’esofago e, in alcuni casi, fino alla bocca, con conseguente infiammazione della mucosa esofagea. I sintomi più frequenti sono la sensazione di bruciore (pirosi), che sale dalla bocca dello stomaco fin dietro lo sterno, ed il rigurgito. Il trattamento elettivo è rappresentato dagli inibitori di pompa protonica gastrica (IPP) Vakil N et al. The Montreal Definition and Classification of Gastroesophageal Reflux Disease: A Global Evidence-Based Consensus. Am J Gastroenterol 2006. 101: 1900-1020..  Le cause della non risposta farmacologica non sono ancora del tutto chiare e proprio per questo motivo risultano fondamentali una corretta diagnosi ed un’ appropriata terapia.  “Emerge in modo evidente che i soli IPP di prima generazione (omeprazolo, lansoprazolo e pantoprazolo) non consentono una completa ed efficace gestione della patologia nel 30% Tonini M., Una road map per la Malattia da Reflusso Gastroesofageo, Recenti Progressi in Medicina, Febbraio 2008. dei casi complicati, per i quali l’utilizzo di IPP di seconda generazione (esomeprazolo e rabeprazolo) risulta quindi essere la scelta più adeguata”, ci spiega il prof. Tonini.  “Ovviamente, la non appropriatezza del trattamento oltre a causare sofferenza al paziente con un prolungamento dei tempi di guarigione, comporta anche un aggravio della spesa del SSN: più visite, più accertamenti, possibili cambi di terapia, ecc.” aggiunge il prof. Saggioro.  In questo caso, ci viene in ausilio uno studio appena pubblicato “Valutazione dei costi sanitari diretti per il trattamento della MRGE” Studio IMS, 21 maggio 2009., che permette di comprendere quali siano i costi sanitari diretti della MRGE, sia in ambito di medicina generale che in ambito specialistico. Lo studio, presentato recentemente a Milano e condotto dall’IMS e dal prof. Tonini, riporta una serie di interviste con 303 Medici di Medicina Generale (per un totale di 1751 pazienti) e 200 Gastroenterologi (per un totale di 1172 pazienti) che delineano i percorsi diagnostici e le scelte terapeutiche per i loro pazienti suddivisi in funzione della patologia nella sua forma erosiva, in quella non erosiva e per quelli non investigati con endoscopia.  Dallo studio emergono differenze nei comportamenti terapeutici tra Gastroenterologi e Medici di Medicina Generale, con una maggiore attenzione da parte dello specialista al trattamento della forma non erosiva. Inoltre, nelle Regioni con prezzo di riferimento si è evidenziata la necessità di un maggiore utilizzo di associazioni con altri farmaci per il controllo dei sintomi.  Per i pazienti che soffrivano della forma erosiva di MRGE, con alto impatto fisico e psicologico, il costo medio totale annuo è stato di € 309,926, mentre si è calcolato un costo di € 276,076 per i pazienti con la forma non erosiva e di € 139,306 per quelli non investigati.  “Quanto evidenziato ci porta a riflettere sull’importanza che i medici, prima che su riscontri endoscopici, adottino un approccio al paziente basato sui sintomi, in quanto questo costituisce una guida appropriata per la valutazione della risposta alla terapia, permettendo così un contenimento dei costi del SSN ed un miglioramento più rapido della qualità di vita del paziente” commenta il prof. Vigneri.
AstraZeneca è un’azienda leader a livello internazionale nel settore della salute, impegnata nella ricerca, sviluppo, produzione e commercializzazione di prodotti farmaceutici etici (con prescrizione) e nell’offerta di servizi in ambito sanitario.  Rappresenta una delle maggiori aziende farmaceutiche al mondo, con un fatturato pari a 31,6 miliardi di $ e una posizione di leadership consolidata nelle aree terapeutiche gastrointestinale, cardiovascolare, neuroscienze, respiratoria, oncologica e antinfettivi. http://www.astrazeneca.it

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Tracoma: nuova strategia antibiotica protettiva

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2009

Il frequente trattamento antibiotico di massa dei bambini può ridurre significativamente la prevalenza del tracoma nella comunità. Una singola dose di antibiotico quattro volte all’anno riduce la prevalenza dell’infezione anche nei soggetti non trattati, fenomeno osservato anche nell’immunità del bestiame tanto più importante in quanto attualmente non esiste alcun vaccino per questa malattia. L’approccio proposto appare efficace almeno quanto il trattamento annuale dell’intera popolazione, e potrebbe offrire una strategia realistica a lungo termine per i programmi contro il tracoma. La malattia consiste in un’infezione dell’occhio che può causare una grave infiammazione congiuntivale nei bambini piccoli, la quale nell’adulto può portare a trichiasi, causando forme dolorose di cecità. Nelle aree iperendemiche, più della metà dei bambini sono affetti dalla malattia, quasi tutti gli adulti ne presentano residuati cicatriziali ed il 10-20 percento degli anziani è affetto da trichiasi. Per la formazione delle cicatrici oculari sono anche necessarie reinfezioni ripetuti. Il trattamento frequente dei bambini potrebbe eventualmente eliminare il tracoma dall’intera comunità. (Lancet 2009; 373: 1061-3 e 1111-8)

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