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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘inflazione’

Inflazione: ricadute di 238,40 Euro annui a famiglia

Posted by fidest press agency su sabato, 17 aprile 2021

Si conferma, nel mese di marzo, il tasso di inflazione al +0,8% sull’anno.L’Istituto Nazionale di Statistica spiega come tale accelerazione si deve principalmente e alla crescita dei costi dei beni energetici non regolamentati, in primis i carburanti, come purtroppo sanno bene gli automobilisti italiani.Un costo che, come abbiamo più volte sottolineato, si attesta ben al di sopra di quanto dovrebbe. Secondo i calcoli dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, il prezzo della benzina, calcolando le quotazioni del petrolio ed il cambio, dovrebbe attestarsi ben al di sotto di quello attuale, almeno di 11 centesimi. Un sovrapprezzo di questa portata, in un anno, porterebbe ad un aggravio di circa +132 Euro ad automobilista.Per non parlare delle ricadute complessive di un tasso di inflazione a questi livelli, che determinerà ricadute pe le famiglie di +238,40 Euro annui.Un importo non trascurabile, soprattutto alla luce della grave crisi che i cittadini e il Paese stanno affrontando a causa delle conseguenze della pandemia.Per questo si rende sempre più urgente e improrogabile un piano di intervento per aiutare le famiglie e sostenere le attività economiche e produttive che si trovano in maggiore difficoltà. Un sostegno che non si limiti ai soliti provvedimenti di carattere emergenziale a cui siamo ormai abituati, spesso insufficienti, ma costituisca piuttosto la base per avviare una ripresa stabile e duratura.Nel dettaglio è necessario avviare misure adeguate a rilanciare occupazione, investimenti in sviluppo e ricerca, nonché a promuovere di una crescita sostenibile dal punto di vista sociale ed ambientale, nell’ottica di un determinato contrasto alle disuguaglianze e alla povertà.

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Prezzi: il tasso di inflazione al +0,8%

Posted by fidest press agency su sabato, 3 aprile 2021

Prosegue la risalita del tasso di inflazione, che a marzo sale a quota +0,8% sull’anno. La spinta maggiore, spiega l’Istituto Nazionale di Statistica, proviene dai beni energetici, in primis i carburanti che crescono a marzo del +1,7%. Rimane fermo, invece, il tasso relativo al carrello della spesa.Come purtroppo avevamo previsto, destano allarme i costi dei carburanti e dei beni alimentari non lavorati. I costi di questi ultimi crescono del +1%. Quello dei carburanti, in particolar modo della benzina, è un aumento che si attesta ben al di sopra di quanto dovrebbe. Sono note a tutti le tensioni sui mercati internazionali, aggravata, da ultimo, anche dall’incagliamento della nave cargo nel canale di Suez, ma le speculazioni sono sempre dietro l’angolo. Secondo i calcoli dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, il prezzo della benzina, calcolando le quotazioni del petrolio ed il cambio, dovrebbe attestarsi ben al di sotto di quello attuale, almeno di 11 centesimi. Un sovrapprezzo di questa portata, in un anno, porterebbe ad un aggravio di circa +132 Euro ad automobilista. Con l’inflazione a questi livelli, complessivamente, le ricadute pe le famiglie saranno di +238,40 Euro annui. Un importo notevole, specialmente alla luce della grave crisi che i cittadini e il Paese stanno affrontando a causa delle conseguenze della pandemia. Per fronteggiare tale situazione è necessario che il Governo adotti misure adeguate ad aiutare le famiglie, oltre al sostegno alle attività economiche che si trovano in maggiore difficoltà. Un sostegno che non sia solo di carattere emergenziale, ma costituisca la base per avviare una ripresa stabile e duratura.“È giunto il momento di avviare un piano lungimirante per il rilancio dell’occupazione, la promozione di una crescita sostenibile dal punto di vista sociale ed ambientale, una determinata lotta alle disuguaglianze e della povertà. Inoltre è fondamentale, in questa fase, una seria azione di monitoraggio e di contrasto ai fenomeni speculativi.” – afferma Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori.

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Prezzi: l’Istat stima una crescita dell’inflazione del +0,6% sull’anno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 marzo 2021

L’Istat stima a febbraio un aumento dell’inflazione del +0,1% rispetto al mese precedente e del +0,6% sull’anno. Il carrello della spesa, invece, frena ancora al +0,2%.In questo modo, le ricadute pe le famiglie in termini annui, si attestano a un aumento di +173,40 Euro.Aumenti che avvengono in un momento delicato e difficile per le famiglie, che devono fare i conti con le gravi conseguenze della pandemia e con sostegni che in molti casi tardano ad arrivare. Per questo è urgente avviare misure straordinarie che prevedano: un prolungamento del blocco ai licenziamenti (così come annunciato dal Ministro del Lavoro), un sostegno alle famiglie in base alla loro situazione reddituale, un aiuto alle attività economiche, specialmente quelle che risentono maggiormente delle attuali restrizioni. “Non ci stancheremo di ribadire che, in questa delicata fase storica, è indispensabile avviare una ripresa urgente e duratura, in grado di rilanciare l’occupazione e affermare un nuovo modello di sviluppo improntato alla sostenibilità sociale, oltre che ambientale.” – afferma Emilio Viafora, Presidente Federconsumatori.

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Torna la paura dell’inflazione?

Posted by fidest press agency su martedì, 9 marzo 2021

By Mario Lettieri e Paolo Raimondi. Gli ambienti economici internazionali più attenti alle possibili tendenze future incominciano a porsi delle domande rispetto al pericolo di una ripresa dell’inflazione. Temono che possa superare il target ottimale d’inflazione del 2%. La preoccupazione maggiore riguarda gli Stati Uniti. Lungi da noi l’idea di introdurre un altro elemento di tensione e di paura in una situazione già sovraccarica di problemi. Ci sembra, però, doveroso riflettere sulle conseguenze di alcune decisioni, che, se pur necessarie, meritano di essere tenute sotto controllo. Nei giorni scorsi il governatore della Federal Reserve, Jerome Powell, ha voluto rassicurare i mercati che il recente aumento dei tassi di rendimento dei Treasury bond rifletterebbero l’ottimismo per la ripresa economica e non l’attesa di una ripresa inflazionistica. Ci sembra, però, opportuno rilevare che storicamente la crescita dell’inflazione è sempre stata legata all’eccessiva offerta di liquidità rispetto alla domanda. Ciò che governi e banche centrali hanno fatto nel 2020 e si apprestano a fare nel 2021, per contenere gli effetti gravemente recessivi della pandemia, è di grande rilievo. Negli Usa la Fed ha immesso liquidità portando il suo bilancio a oltre 7.600 miliardi di dollari, un aumento di quasi 3.500 miliardi. Il governo di Washington ha stanziato fondi pubblici per sostenere l’economia e l’occupazione portando il deficit annuale al 17% e il debito pubblico americano ai massimi livelli, pari al 132% del pil. Inoltre, Biden ha appena annunciato altri 1.900 miliardi per far fronte all’emergenza Covid e preparebbe un altro deficit del 9%. Da febbraio 2020 a oggi l’indice M2, che misura la disponibilità di moneta e di altre attività finanziarie molto liquide, è cresciuto del 26%, l’aumento più forte nell’intera storia americana. L’Europa ha fatto una simile politica.E’ importante evidenziare la situazione degli Stati Uniti, anche perché ciò che avviene in quel Paese ha sempre forti ripercussioni nel resto del mondo, in primis in Europa. Negli Usa molti negano la crescita dell’inflazione. Nel 2020, dicono, c’è stata una deflazione, con una perdita di Pil e un aumento annuo dei prezzi inferiore all’1,4%. Se è vero ‘è da chiedersi dove sia andata tutta la liquidità messa a disposizione. Certo, una parte, per fortuna, ha permesso alle famiglie e alle piccole imprese di superare l’emergenza. Una grande parte, però, è finita in Borsa. Negli Usa, da marzo a fine 2020 il Pil ha perso il 3,5% mentre l’indice Dow Jones ha guadagnato il 65%! Anche il risparmio delle famiglie è cresciuto a dismisura: a settembre 2020, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, è stato di 2.200 miliardi di dollari in più. Gli sviluppi e gli effetti sono alquanto incerti. “C’è una possibilità che uno stimolo macroeconomico, su una scala più vicina ai livelli della seconda guerra mondiale che ai normali livelli di recessione, inneschi pressioni inflazionistiche di un tipo che non abbiamo visto in una generazione”, ha avvertito Larry Summers, già segretario al tesoro con Clinton. Dopo i vaccini e i lockdown, i menzionati risparmi potrebbero trasformarsi in un’intensa domanda di consumi di beni e servizi. Il che potrebbe portare a una fiammata dell’inflazione. Il rifinanziamento di un debito cresciuto enormemente potrebbe richiedere un aumento dei tassi d’interesse offerti per trovare gli acquirenti. I prezzi delle materie prime sono già in movimento, nonostante le produzioni siano inferiori a quelle pre pandemia. Ad esempio il prezzo della benzina negli Usa è tornato ai livelli dell’inizio del 2020, nonostante che la gente viaggi molto di meno. Nel 2020 il prezzo del rame è salito del 56%, quello della soia del 54%, del legname del 117% e quello dei noli per il trasporto di merci del 215%. In Europa cresce una certa preoccupazione, espressa soprattutto da economisti tedeschi che hanno sempre il terrore dell’esperienza della Repubblica di Weimar. Anche l’economista capo della Bce ai tempi di Mario Draghi, Peter Praet, avverte la necessità di prepararsi ai nuovi scenari. E’ un’analisi condivisa anche da Jens Weidmann, capo della Bundesbank.La domanda che sta circolando è: la Fed e le altre banche centrali stanno pensando adeguatamente all’inflazione? Speriamo di sì, purché non pensino solo all’inflazione ma anche all’occupazione e allo sviluppo. Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista

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“E inflazione fu?”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 marzo 2021

A cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset, e Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management. L’abbiamo aspettata a lungo, e infine forse è giunto il suo momento.Per anni, le politiche monetarie straordinarie delle banche centrali, capaci di arginare gli effetti negativi dell’esplosione del debito pubblico e di sostenere il sentiment degli investitori, si erano dimostrate invece inefficaci a provocare una risalita dell’inflazione. Tanto che nel 2017 Janet Yellen, all’epoca alla guida della Fed (oggi al Tesoro USA), arrivò a definire la persistente bassa inflazione un “mistero”. Per certi versi sorprendentemente, quindi, oggi Lawrence Summers (ex Segretario del Tesoro USA) e l’economista Olivier Blanchard richiamano l’attenzione su un imminente rischio inflattivo.
A far scattare l’allarme è stata la manovra fiscale da $1’900 miliardi ideata dall’amministrazione Biden, supportata anche dalla mini-onda blu a cui abbiamo assistito a gennaio con la vittoria dei seggi al Senato in Georgia, che ha di fatto consegnato ai Democratici la maggioranza in Parlamento. Peraltro, considerata l’assenza di efficaci ammortizzatori sociali negli Stati Uniti, le misure fiscali espansive proposte dai Democratici, potrebbero incontrare qualche sponda persino in campo repubblicano, con l’esclusione forse dell’innalzamento del salario minimo (da 7,25$ l’ora a $15). Una manovra imponente, a cui potrebbero far seguito ulteriori $1’500 miliardi di spesa in infrastrutture, che come primo effetto sta producendo quello di far lievitare i risparmi dei cittadini. Si tratta di una vera e proprio valanga di liquidità destinata a riversarsi in una poderosa crescita della domanda (soprattutto di servizi) quando le restrizioni legate all’emergenza sanitaria verranno rimosse. Se, quindi, da un lato verrà sostenuta la crescita, dall’altro un impatto significativo verrà registrato anche a livello di inflazione, quantomeno ‘locale’ ovvero negli USA. Così, dalla paura di un fiscal cliff (vuoto d’aria fiscale) di cui si parlava qualche mese fa a causa della fine del pacchetto fiscale implementato dalla vecchia amministrazione Trump e del vuoto di potere dovuto al passaggio di consegne alla Casa Bianca, siamo passati al timore opposto: secondo Summers e Blanchard, infatti, gli stimoli fiscali record, già implementati o programmati per i prossimi mesi (pari a >10% del PIL), sono spropositatamente superiori all’output gap attuale (circa 4 volte l’output gap) e, di conseguenza, rischiano di provocare una impennata nella dormiente inflazione. L’inflazione ha battuto un colpo d’avvertimento. Sui mercati finanziari lo scossa di assestamento si è fatta sentire, ma per il momento pare assorbibile. I prossimi mesi saranno quelli fondamentali per comprendere la reazione della politica monetaria: verrà mantenuta la linea della tolleranza o si correrà a normalizzare i tassi di interesse? (abstract)

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Prezzi: con l’inflazione al +0,6% ricadute di +178,80 Euro annui a famiglie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 marzo 2021

Prosegue la risalita del tasso di inflazione, che a febbraio si attesta a quota +0,6% sull’anno. Rallenta lievemente il tasso relativo al carrello della spesa, che frena invece al +0,3%. Con l’inflazione a questi livelli le ricadute pe le famiglie saranno di +178,80 Euro annui. Un importo non indifferente, specialmente se considerato alla luce della grave crisi che i cittadini stanno vivendo a causa della pandemia in corso. Per questo riteniamo fondamentale e urgente che il Governo adotti tutte le misure opportune per aiutare le famiglie, oltre al sostegno alle attività economiche che si trovano in maggiore difficoltà. Un sostegno che non sia solo di carattere emergenziale, ma costituisca la base per avviare una ripresa stabile e duratura. “Da troppi anni la politica economica del nostro Paese si focalizza su provvedimenti tesi a far fronte alle maggiori criticità del momento, senza che vi sia una visione generale di sviluppo, di modernizzazione e di crescita.” – afferma Emilio Viafora, Presidente di Federconsumatori. È ora di avviare una pianificazione lungimirante improntata al rilancio dell’occupazione, alla promozione di una crescita sostenibile dal punto di vista sociale ed ambientale, al serio contrasto delle disuguaglianze e della povertà, fenomeni che abbiamo visto crescere in modo esponenziale negli ultimi anni.

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Inflazione riprende a crescere. Tutti contenti…. Ma

Posted by fidest press agency su domenica, 21 febbraio 2021

L’Istat ci ha comunicato che l’inflazione ha ripreso a crescere dopo tanto che registrava solo numeri negativi a paragone con gli stessi periodi degli anni e dei mesi precedenti: +0,4% annua e +0,7 mensile (gennaio su dicembre – 1). Un livello contenuto di crescita che, secondo i canoni tradizionali dell’economia di mercato, dovrebbe indicare che l’economia cresce in modo controllato ed equilibrato: vivacità e novità dovrebbero essere le caratteristiche.
Se andiamo a guardare i numeri notiamo che – a parte i beni energetici (+3,1%), un piccolo +0,8% per gli alimentari e l’1% per i durevoli – gli altri beni oscillano tra negativo e positivo, quindi stagnazione. Il mercato dei beni trainanti non ha mai subito un arresto (forzato o conseguenziale), perché non ne possiamo fare a meno, foss’anche indebitandosi fino all’inverosimile, soprattutto per gli energetici. Visto che nel totale annuale la crescita è dello 0,4%, vuol dire che per gli altri beni parlare di vivacità sarebbe un azzardo.
In sintesi. Non esultiamo e non abbassiamo il livello di guardia. La situazione continua ad essere drammatica e, se consideriamo anche la durata e le prospettive, tutto ci dice che peggiorerà. Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Prezzi: con l’inflazione al +0,4% ricadute di +119,20 Euro annui a famiglia

Posted by fidest press agency su domenica, 21 febbraio 2021

Continua la timida ripresa del tasso di inflazione, che conferma a gennaio il rientro in campo positivo: +0,4% sull’anno e + 0,7% rispetto al mese precedente.Il carrello della spesa, invece, frena al +0,4%, allineandosi all’andamento generale dei prezzi. In questo modo, le ricadute pe le famiglie in termini annui, si attestano a un aumento di +119,20 Euro, ma temiamo tali aggravi siano destinati ad aumentare.Il dato diffuso oggi dall’Istat va osservato, infatti, in parallelo all’andamento dei consumi e dei costi delle commodities. Se da un lato assistiamo alla frenata della spesa da parte delle famiglie, ancora in forte disagio a causa della pandemia e dei suoi risvolti economici, dall’altro vi sono forti spinte al rialzo dei prezzi, dal costo del petrolio al gasolio, a materie prime alimentari come il frumento e il mais. Non dimentichiamo poi le ricadute indirette, determinate dai costi di trasporto su gomma, che il rincaro del gasolio determina su tutti i beni di largo consumo nel nostro Paese.Appare evidente, in tal senso, che il nuovo Governo dovrà prestare la massima attenzione a tali tendenze, facendo in modo che gli aumenti non siano oggetto di speculazioni (come abbiamo purtroppo denunciato più volte in passato) e che non gravino eccessivamente sulle famiglie già in forte difficoltà.Nel delicato quadro economico che attraversa il Paese un’inflazione contenuta è fondamentale per una ripresa dei consumi, pur non essendo, da sola, in grado di determinare un rilancio in tal senso. Per questo, oltre agli obiettivi delineati in campo sanitario e per lo sviluppo del Paese, riteniamo fondamentale che il Governo si impegni rapidamente e concretamente per avviare una ripresa dell’occupazione e promuovere una crescita sostenibile, che contrasti le disuguaglianze ed argini la crescente povertà.

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L’Istat ha reso noto il nuovo paniere per il calcolo dell’inflazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 febbraio 2021

“Benino le new entry dovute all’emergenza Covid, dalle mascherine FFP2 al gel igienizzante, ma grande delusione per il mancato ingresso della rilevazione del gas nel mercato libero da noi ufficialmente richiesta all’Istat nella riunione con il Mise del 17 novembre 2020. Si trattava di un inserimento urgente, sia per colmare la disparità con il mercato libero dell’energia elettrica, già monitorato dal 2019, sia soprattutto perché dal 1° gennaio 2022 sarà abolito il mercato tutelato e l’andamento dei prezzi di quest’anno sarebbe stato molto utile per indirizzare il consumatore ad una scelta più consapevole, un ingresso certo più utile di quello della mascherina chirurgica, il cui prezzo è fissato per legge” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Ottimo, invece, il rialzo dei pesi delle spese bancarie, fornitura acqua, rifiuti, luce, gas, affitti e prodotti farmaceutici, insomma le spese obbligate che mandano in tilt i bilanci delle famiglie” conclude Dona.

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Inflazione: preoccupa la crescita dei prezzi nel settore alimentare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 novembre 2020

L’Istat conferma, ad ottobre, un tasso di inflazione al -0,3%, negativo per il sesto mese consecutivo. Un andamento, riporta l’istituto di Statistica, che risente ancora del calo dei prezzi dei beni energetici, seppur più contenuto rispetto al passato. Come avevamo già segnalato, era prevedibile che gli aggiornamenti dei costi dell’energia elettrica e del gas (rispettivamente +15,6% per l’elettricità e +11,4% per il gas) a partire da ottobre avrebbero inciso su tale voce, determinando una lenta inversione di tendenza.A preoccupare maggiormente è il trend relativo ai prezzi dei beni alimentari: i prodotti non lavorati appartenenti a tale comparto crescono ancora, passando dal +2,7% di settembre al +3,5% di ottobre.Un andamento che conferma, ancora una volta, le nostre preoccupazioni: tale incremento si traduce in un aumento medio dei costi sostenuti per la spesa alimentare di +196 Euro annui a famiglia.Un aggravio che pesa soprattutto sulle tasche delle famiglie con redditi medio-bassi, costrette, a causa degli aumenti e della delicata situazione determinata sul piano economico-occupazionale dalla pandemia, a ridurre i propri consumi ai beni essenziali. Lo dimostrano i dati sull’andamento delle vendite al dettaglio: -0,4% proprio nel settore alimentare.Tale dinamica produrrà evidenti ricadute sul fronte del commercio e della produzione, peggiorando ulteriormente l’attuale situazione, che già segna forti difficoltà.Per questo è ora che il Governo avvii con urgenza piani per la ripresa economica, per il rilancio dell’occupazione e per la promozione dello sviluppo tecnologico. Bisogna mettere in campo ogni sforzo ed ogni risorsa per sostenere l’economia e le famiglie in questa delicata fase, sfruttando tutti gli strumenti a disposizione (senza dimenticare il MES, indispensabile per la tenuta del sistema sanitario). Nel programmare tali interventi è fondamentale che il Governo non si limiti a misure emergenziali, ma getti le basi per una ripresa stabile e duratura.

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Istat: l’inflazione resta negativa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2020

L’Istat conferma oggi che l’inflazione a settembre resta negativa, per il quinto mese consecutivo, rivedendo però al ribasso la stima preliminare: la diminuzione si attesta infatti al -0,7% sul mese e -0,6% sull’anno rispetto al -0,5% previsto.L’inflazione negativa si deve in larga parte ai prezzi dei beni energetici e, in misura minore, dei servizi relativi ai trasporti. Un andamento che, come abbiamo sottolineato, dovrebbe conoscere un’inversione di tendenza alla luce dei dati diffusi da Arera in merito ai costi di energia elettrica e gas nel IV trimestre 2020.Continua a crescere, invece, il tasso relativo al cosiddetto carrello della spesa, in aumento del +1%, a causa principalmente dell’incremento dei prezzi degli alimentari freschi. Questo si traduce, come non ci stanchiamo di ribadire, in un aggravio che pesa soprattutto sulle tasche delle famiglie con redditi medio-bassi, costrette a causa degli aumenti e della delicata situazione determinata dalle ricadute sul piano economico-occupazionale dalla pandemia, a ridurre i propri consumi ai beni essenziali.È evidente e necessario, di fronte a questo andamento, assumere scelte determinate e coraggiose. Per questo bisogna accelerare l’avvio dei piani per la ripresa economica, a partire proprio da interventi destinati al rilancio dell’occupazione e alla promozione dello sviluppo tecnologico.È fondamentale, in tal senso, sfruttare in maniera pronta, attenta e mirata i sostegni messi a disposizione dall’Europa. In tale ottica è improponibile e impensabile non usufruire del MES, specialmente ora che stiamo assistendo a una recrudescenza della pandemia, con un forte aumento dei contagi e una crescente necessità di posti letto. Non sfruttare i fondi messi a disposizione per la sanità in nome di ottuse posizioni è quanto di più deleterio si possa fare per il Paese in questo momento. Per questo rivolgiamo al Governo un appello affinché metta in campo ogni azione per affrontare l’attuale emergenza e riportare l’Italia verso una crescita sostenibile ed equa.

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“Occhi puntati su Fed e Bce”

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2020

A cura di Dave Chappell, Senior Portfolio Manager – Reddito Fisso e Adrian Hilton, Responsabile tassi e valute globali di Columbia Threadneedle Investments. Dave Chappell: “La modifica all’approccio della Fed è stata definita da alcuni come un cambiamento epocale, ma non siamo d’accordo. Il FOMC (Comitato federale del mercato aperto) ha discusso di come permettere all’economia di essere il più reattiva possibile per alimentare l’inflazione per un periodo prolungato. Janet Yellen ha sottolineato gli stessi punti nel 2016 quando era presidente della Federal Reserve e doveva gestire un tasso PCE (Personal Consumption Expenditures tasso che misura i livelli di spesa per consumi personali) inferiore al target. Il quadro ora parrebbe più chiaro, ma il vero problema è: la Fed e le altre banche centrali possono muoversi con delle politiche tali da generare i livelli di inflazione desiderati? L’evidenza dei fatti suggerisce che gli ostacoli strutturali alla crescita, insieme all’elevatissimo eccesso di debito, rendono sempre più difficile fare pressione sui prezzi e aumentare le aspettative di inflazione. Per questo motivo non abbiamo cambiato la nostra view secondo cui i rendimenti a lungo termine continuano a offrire le migliori opportunità.Lo shift ha consentito al dollaro di continuare il suo trend di indebolimento (rimaniamo sottopesati), ma da qui in poi riteniamo che le banche centrali si muoveranno per fermare la sua discesa. La BCE si riunisce questa settimana e possiamo essere certi che la recente ascesa dell’euro sarà in cima all’agenda. Nessuna banca centrale ha bisogno di una valuta troppo forte in questa fase ancora iniziale della ripresa”.
Adrian Hilton:”Potrebbe essere troppo presto per aspettarsi un’azione politica formale questa settimana ma, come la Fed, la BCE è in procinto di passare da “misure di emergenza” progettate per mantenere i mercati liquidi e i canali del credito aperti, a una valutazione dell’adeguatezza della sua posizione monetaria.La credibilità dell’obiettivo della BCE in termini di inflazione è forse la più debole tra le principali banche centrali e le politiche messe in atto sono ancora troppo rigide per raggiungere questo obiettivo, soprattutto nel contesto di un euro più forte; ci aspettiamo un rinnovato sforzo monetario, tramite maggiori acquisti di asset o ulteriori tagli in territorio di tassi negativi. Come minimo, già questa settimana potrebbe essere preparato il terreno per portare a termine questa azione “.

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Istat: inflazione negativa per il quarto mese consecutivo

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2020

L’Istat ha pubblicato la stima relativa all’andamento dei prezzi al consumo, che fanno registrare una flessione del -0,5% rispetto allo scorso anno. Si rileva dunque un’inflazione negativa per il quarto mese consecutivo e ancora una volta l’andamento è influenzato in misura significativa dalla diminuzione del prezzo dei beni energetici mentre, per contro, si riscontrano aumenti significativi nei prezzi dei prodotti alimentari nonché dei servizi ricreativi e per la cura della persona.
Anche da tali dati emerge la necessità di scelte determinate e coraggiose, finalizzate al rilancio dell’occupazione e allo sviluppo tecnologico. Questi interventi sono assolutamente indispensabili per dare nuovo impulso all’economia in una fase come quella attuale, in cui permangono profili di incertezza e criticità anche sul piano dei consumi interni, che rallentano ulteriormente la ripresa in settori importanti dell’apparato produttivo.Altrettanto urgente è l’azione diretta all’eliminazione di disparità e disuguaglianze: lo stanziamento di agevolazioni e bonus non può restare un intervento fine a sé stesso ma deve concretizzarsi piuttosto in provvedimenti strutturali per la crescita del Paese.

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Istat, l’inflazione registra un ribasso annuo dello 0,4%

Posted by fidest press agency su sabato, 22 agosto 2020

“Ottima notizia. La deflazione è dovuta allo tsunami che si è abbattuto sul Paese e alla contrazione dei consumi dovuta al lockdown. Ma se le cause sono drammatiche, gli effetti sono positivi, dato che la contrazione dei prezzi riduce la caduta del potere d’acquisto dovuta alla flessione del reddito disponibile. In particolare, è molto positivo il raffreddamento del carrello della spesa, da +2,1% di giugno a +1,2%, dato che aiuta la casalinga di Voghera a contenere il rincaro della spesa di tutti i giorni” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Per una coppia con due figli la deflazione consente un risparmio di 153 euro su base annua, anche se il carrello della spesa a +1,2% incide ancora sugli acquisti di tutti i giorni, che segnano in aumento di 117 euro, anche se a giugno era ben maggiore. Per una coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, la minor spesa è di 149 euro, anche se il rialzo per le compere quotidiane è di 106 euro, per una famiglia media la deflazione a 0,4% permette un ribasso del costo della vita complessivamente pari a 127 euro, anche se 88 euro in più vanno spesi per i beni alimentari e per la cura della casa e della persona” conclude Dona.Per quanto riguarda le città e le regioni, invece, non tutte sono in deflazione. Per questo l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato l’ormai tradizionale classifica delle città e delle regioni più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita.In testa alla classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care (Tabella n.1), Bolzano, che, con un’inflazione pari a +0,8%, ha la maggior spesa aggiuntiva, equivalente, per una famiglia media, a 254 euro. Al secondo posto Napoli, dove il rialzo dei prezzi dello 0,5% determina un aggravio annuo di spesa pari a 109 euro, terza Trento, dove il +0,4% genera una spesa supplementare, per una famiglia tipo, pari a 93 euro.In testa alla classifica delle regioni più costose con un’inflazione a +0,7%, il Trentino che registra, per una famiglia media, un rialzo pari a 190 euro su base annua. Segue la Campania, dove l’incremento dei prezzi pari allo 0,2% implica un incremento del costo della vita pari a 40 euro, terza la Calabria (+0,2%), con un rincaro annuo, per la famiglia tipo, di 39 euro.

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Prezzi: sottostimato il tasso di inflazione rilevato dall’Istat

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 giugno 2020

L’Istat ha pubblicato le stime dell’inflazione al -0,2% sia su base mensile che su base annua. In seguito alla flessione dei prezzi dei carburanti e degli altri beni energetici, l’inflazione torna quindi a valori negativi per la prima volta dal 2016. Il dato appare fortemente sottostimato, poiché i prezzi registrati da Federconsumatori e segnalati dai cittadini mostrano invece aumenti consistenti, in particolare nell’agroalimentare e per i beni della cura della casa e della persona. Basti pensare che dalle nostre rilevazioni emergono incrementi fino al +35% solo per i generi alimentari. In questo quadro di generale incertezza continuiamo a riscontrare inevitabilmente le conseguenze dell’emergenza Covid-19 e proprio per questo è indispensabile intervenire sul piano economico e sociale per scongiurare un peggioramento della crisi ed erogare nel più breve tempo possibile bonus e agevolazioni nonché provvedere al pagamento della cassa integrazione. I provvedimenti non devono limitarsi a misure emergenziali e devono invece tradursi in interventi rapidi, efficaci e strutturali capaci di assorbire e ammortizzare quanto più possibile le ripercussioni della crisi per far ripartire il Paese con nuove occasioni di crescita e di sviluppo.

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Prezzi: Istat, inflazione ad aprile zero su anno

Posted by fidest press agency su martedì, 5 Maggio 2020

L’Istat registra, ad Aprile, un tasso di inflazione al +0,1% su base mensile e una variazione tendenziale nulla. “L’azzeramento dell’inflazione – riporta l’Istituto di statistica – è imputabile prevalentemente alla dinamica dei prezzi dei beni energetici, che amplificano la loro flessione sia nella componente regolamentata (da -9,4% a -13,9%) sia in quella non regolamentata (da -2,7% a -7,6%); questa dinamica è solo in parte compensata dall’accelerazione dei prezzi dei beni alimentari (da +1,1% a +2,8%) e, in misura minore, dalla riduzione della flessione dei prezzi dei servizi relativi alle comunicazioni (da -2,6% a -1,3%).”
Affermazione che testimonia, anche se in maniera timida e marginare, il forte aumento dei prezzi dei beni alimentari denunciato più volte da Federconsumatori. L’incremento registrato dal nostro Osservatorio riguarda anche i prodotti per l’igiene e per la cura della persona, nonché i detergenti per la casa. Aumenti confermati nel dettaglio dall’Istat, anche se in forma sottostimata a nostro avviso: l’Istituto riporta, infatti, che “i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona accelerano in modo marcato da +1,0% a +2,6%, mentre la crescita di quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto passa da +0,6% a +0,8%.”
Dai nostri dati e dalle denunce che continuamente riceviamo dagli utenti emerge, invece, un rincaro molto più marcato dei bei alimentari e per la cura della casa e della persona, che hanno subito ritocchi aumenti che arrivano anche a segnare quota +35% rispetto ai normali prezzi applicati in questa stagione. Da Nord a Sud la situazione non cambia, nei piccoli esercizi come presso la grande distribuzione.“Questa situazione non fa altro che aggravare la situazione di forte difficoltà in cui si trovano molte famiglie a causa dell’emergenza Covid-19. Persone che hanno perso il lavoro, che si trovano in cassa integrazione, che non riescono a far fronte alle spese quotidiane.” – afferma Emilio Viafora, presidente Federconsumatori. – “Di fronte a tale emergenza bisogna rispondere con fermezza e decisione, adottando misure adeguate a contrastare l’emergenza povertà, assicurando una sopravvivenza dignitosa alle famiglie in difficoltà.” Per fare ciò è urgente incrementare buoni spesa e forme di sostegno già disposte, estendendo la platea dei beneficiari e incrementando le risorse a disposizione. In questa fase è fondamentale e giusto sostenere le imprese, per consentire una ripartenza del settore produttivo e dei servizi, ma non si può e non si deve dimenticare le famiglie.

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Unc: Istat conferma, a febbraio nessun effetto Coronavirus

Posted by fidest press agency su martedì, 17 marzo 2020

Secondo i dati definitivi di febbraio resi noti oggi dall’Istat, l’inflazione registra un aumento su base annua dello 0,3%”Ottima notizia. L’inflazione addirittura scende rispetto a gennaio. Insomma, l’Istat conferma che a febbraio non c’è stato nessun effetto Coronavirus sui prezzi. Certo le corse ai supermercati per fare incetta di prodotti si sono verificate soprattutto a marzo. In ogni caso, è una buona notizia che i prezzi dei prodotti alimentari, i più a rischio inflazione, non solo hanno avuto un rialzo molto contenuto, +0,1% su gennaio, ma sono addirittura i beni alimentari non lavorati ad aver contribuito maggiormente alla decelerazione dell’inflazione, dal +0,8% tendenziale di gennaio a +0,1% di febbraio, con una flessione dei vegetali freschi, rispettivamente, da -3,1% a -7,3% di febbraio” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, l’inflazione a +0,3% significa avere una maggior spesa annua complessiva di appena 56 euro, con un risparmio sulla voce abitazione di 114 euro e un rialzo per gli alimentari di soli 23 euro. Per la coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, il rincaro è di 38 euro nei dodici mesi, mentre per la famiglia tipo, l’incremento dei prezzi si traduce in un aumento del costo della vita di soli 7 euro” conclude Dona.

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Inflazione allo 0,4%, con ricadute di 118,60 Euro annui a famiglia

Posted by fidest press agency su domenica, 1 marzo 2020

L’Istat registra, a febbraio, un tasso di inflazione al +0,4% su base annua. Con l’inflazione a questi livelli, gli aggravi a carico di ogni famiglia ammontano a +118,60 Euro annui.Più marcato, invece, l’aumento del tasso relativo al carrello della spesa, ovvero dei prezzi dei beni con maggiore frequenza di acquisto, che si attesta al +1%, in lieve diminuzione rispetto al tasso del +1,3% registrato a gennaio. Questo si traduce, solo nel settore alimentare, in un aggravio di 56,00 Euro annui a famiglia.In particolare l’Istat sottolinea che non ci sono stati a febbraio aumenti dei prezzi degli igienizzanti a causa del Coronavirus, precisando che le rilevazioni arrivano fino a domenica 23. Una speculazione che forse non avveniva solo nelle farmacie e nei negozi fisici monitorati dall’Istat, che tra l’altro in tale data avevano con grande probabilità già finito le scorte. Purtroppo, a partire da circa il 20 febbraio, specialmente online, i prezzi hanno iniziato a lievitare, lo dimostrano le numerose denunce dei cittadini che si sono rivolti alla nostra Associazione, che ci hanno portato a segnalare prontamente il fenomeno all’Antitrust. È di oggi la notizia che l’Autorità ha chiesto chiarimenti sulla vendita di prodotti igienizzanti e di mascherine alle principali piattaforme e ai siti di vendita on line.Al di là dei dati relativi alle speculazioni, rimane comunque il fatto che l’inflazione in crescita pesa sui bilanci familiari in un momento delicato e difficile per l’intero sistema economico.Condividiamo gli appelli alla calma e alla razionalità: attraverso una corretta informazione che dia spazio alla conoscenza e non alle paure irrazionali è possibile adottare tutte le misure precauzionali del caso senza paralizzare l’intero Paese. Per questo è necessario uno sforzo del Governo per affrontare l’emergenza e limitare i danni sull’economia, che rischiano di ripercuotersi in maniera pesante sull’economia e su tutti i cittadini.

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Inflazione: la classifica delle regioni e città più care

Posted by fidest press agency su martedì, 25 febbraio 2020

Secondo i dati definitivi di gennaio resi noti oggi dall’Istat, l’inflazione registra un aumento dello 05% su base annua, come a dicembre.”Bene, l’inflazione rimane stabile come a dicembre. Nessuna risalita dei prezzi come risultava invece nel dato preliminare. Unica preoccupazione il rincaro dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto, che passano dall’1% di dicembre all’1,3% di gennaio” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, l’inflazione a +0,5% significa avere una maggior spesa annua complessiva di 145 euro, con un rialzo di 162 euro per i trasporti ed un ribasso di 110 euro per l’abitazione, 58 euro per il solo carrello della spesa e ben 122 per i beni ad alta frequenza di acquisto” prosegue Dona.”Per la coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, il rialzo è di 118 euro nei dodici mesi, 52 euro per le compere di tutti i giorni e 106 per i beni ad alta frequenza di acquisto, mentre per l’inesistente famiglia tipo, l’incremento dei prezzi si traduce in un aumento del costo della vita di 66 euro, 43 per le spese obbligate del carrello della spesa” conclude Dona.Rese noti solo oggi, invece, i dati dell’inflazione delle regioni e dei capoluoghi di regione e comuni con più di 150 mila abitanti, in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato l’ormai tradizionale classifica delle città e delle regioni più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita, non solo rispetto all’inesistente famiglia tipo, da 2,4 componenti, ma anche per la famiglia di 3 persone, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia.Secondo lo studio dell’associazione di consumatori, in testa alla classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care in termini di rincari, si conferma Bolzano che, con un’inflazione dell’1,3%, ha la maggior spesa aggiuntiva, equivalente, per una famiglia di 3 persone, a 451 euro (392 per una famiglia tipo). Al secondo posto Bari, dove il rialzo dei prezzi dell’1,1% determina un aggravio annuo di spesa, per la famiglia di 3 componenti, pari a 284 euro (229 per la famiglia tipo), terza Napoli, dove l’inflazione a +1,1% comporta una spesa supplementare pari a 271 euro (238 per una famiglia tipo).Le città più convenienti sono, invece, Aosta, dove l’abbassamento dei prezzi dello 0,1% genera un risparmio annuo di 29 euro per una famiglia media. Al secondo posto Reggio Emilia (+0,1%, pari a +28 euro) e al terzo Potenza: +0,2%, pari +43 euro.In testa alla classifica delle regioni più costose in termini di maggior spesa, svetta il Trentino Alto Adige che, con l’inflazione più alta, +1%, registra, per una famiglia di 3 componenti, una batosta pari a 313 euro su base annua (264 euro per la famiglia tipo). Segue il Veneto, dove l’incremento dei prezzi pari allo 0,6%, implica un’impennata del costo della vita pari a 194 euro (151 per fam. tipo), terzo l’Abruzzo, dove per via dell’inflazione a +0,8%, si ha un salasso annuo, per la famiglia di 3 persone, di 192 euro (per la famiglia tipo l’Abruzzo si colloca però al secondo posto, con 164 euro).Il record del risparmio per la Valle d’Aosta, che non registra aumenti dei prezzi, seguita dalla Basilicata, con un’inflazione dello 0,2% ed una maggior spesa di 49 euro per una famiglia di 3 componenti. Al terzo posto, la Sardegna: +0,4% e +90 euro.

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L’Istat ha reso noto il nuovo paniere per il calcolo dell’inflazione

Posted by fidest press agency su sabato, 8 febbraio 2020

“Al di là dei nuovi ingressi nel paniere, che condividiamo, siamo preoccupati per il calo record del peso della divisione Abitazione, acqua, elettricità e combustibili, che scende del 9,8%, -1,0775 punti percentuali. Un crollo che non comprendiamo. Al di là della motivazione addotta, legata all’effetto rivalutazione e alla revisione dei dati effettuata dalla Contabilità Nazionale, si tratta di spese obbligate difficilmente comprimibili che mandano in tilt i bilanci delle famiglie e che ora avranno meno voce in capitolo nel calcolo finale dell’inflazione” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Incomprensibile, ad esempio, il calo del peso dell’acqua, -21%, raccolta rifiuti, -16,4%, energia elettrica, -10,3%, gas -21,8%. Mentre il calo di altre voci, come l’rc auto, è spiegabile da una riduzione del premio assicurativo, sfugge la riduzione di acqua e rifiuti, specie date le dimensioni di questa flessione” conclude Dona.

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