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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

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Un “influencer” dal volto umano

Posted by fidest press agency su sabato, 19 dicembre 2020

Una parola particolarmente sfruttata negli ambienti commerciali, dove il leader di turno dovrebbe spingere le folle a comprare qualche prodotto. All’Università Europea di Roma è iniziato un ciclo di seminari che punta a cambiare l’idea di Leadership e a darle un significato diverso, più umano. L’iniziativa si tiene nell’ambito delle attività di Formazione Integrale ed è tenuta dai professori Valeria Fazio, Claudio Imperatori e Luigia Palmiero.Il ciclo di seminari si basa sul concetto di Leadership di azione positiva al servizio degli altri. Questa dimensione di servizio della Leadership è stata sottolineata dal Magnifico Rettore dell’Università Europea di Roma, Padre Pedro Barrajón LC, che ha introdotto personalmente il primo seminario del ciclo.Il leader, in questo senso, è una persona che esercita un’influenza concreta per la società e per il bene comune. Non è un dirigente astratto ed arrivista, che pensa solo ai propri interessi e vive in modo frenetico fuori dal mondo. Il leader di azione positiva si cala pienamente nella realtà quotidiana, accogliendo la pluralità intellettuale e ponendosi costantemente in discussione e in ascolto, sapendo che dal confronto con gli altri ha tantissimo da imparare. Basa la propria leadership su solidi valori, che mettono al centro la persona, la sua dignità, senza perdere di vista la sua dimensione trascendente. Si prende cura della crescita dei membri del suo gruppo, crea relazioni sincere basate sulla reciproca fiducia, riconosce le qualità degli altri e gioisce per i loro successi.Tutti possono essere leader di azione positiva, perché ciascuno di noi ha dei talenti da scoprire, coltivare e mettere al servizio del prossimo, con grande spirito di umiltà e di dialogo, incoraggiando l’accoglienza e l’autentico incontro con ogni persona. Il ruolo di leader, quindi, si manifesta in uno stile di vita, una passione per l’essere umano, un modo per lavorare in squadra e cercare di imprimere un’impronta costruttiva al mondo che ci circonda. Infatti, la Leadership di azione positiva porta, per sua natura, ad un’azione di fermento a diversi livelli della società, dall’ambito familiare a quello professionale, sportivo, socioeconomico e politico, che conduce a un concreto miglioramento a favore dell’intera comunità.In una società in cui sembra dominare sempre di più la “cultura della scarto” è necessario proporre l’alternativa di una sana cultura dell’inclusività. Una nuova visione della Leadership, che non lasci indietro nessuno, poiché ogni essere umano dev’essere considerato un “protagonista sociale”. Per sua natura, l’uomo è capace di attivare diverse modalità di pensiero per combinare idee utili a sviluppare l’innovazione nei processi di cambiamento, facendo leva sulla propria forza generatrice di creatività, intraprendenza e innovazione.Alcuni dei seminari del ciclo vertono sull’approfondimento delle dinamiche e dei processi motivazionali ed affettivo-relazionali coinvolti nel percorso di crescita della persona e del ruolo che essi possono esercitare anche nel futuro contesto professionale.Il ciclo di seminari, quindi, vuole anche sviluppare lo spirito di iniziativa con creatività e intraprendenza rivolte all’innovazione, ponendo la persona, con le sue emozioni, aspirazioni ed esperienze, al centro dell’intero processo formativo, imprenditoriale e sociale. (Carlo Climati)

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La lotta alle fake news tra emergenza Covid e influencer

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 novembre 2020

Lo scorso 19 ottobre sono stati oltre 18.000 gli articoli, i post, le storie, su Facebook, Twitter e Instagram che contenevano la citazione “usare la mascherina”. Il giorno precedente erano poco più di 10.000. Numeri quasi raddoppiati nell’arco di 24 ore a causa, a quanto pare, di un singolo fattore: le due storie su Instagram nelle quali Fedez e Chiara Ferragni, su invito del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, hanno raccomandato l’uso della mascherina per evitare un secondo lockdown. Anche se l’impatto effettivo sui comportamenti della popolazione non è misurabile, questo dato fotografa il potere mediatico degli influencer, che si amplifica nelle situazioni di emergenza come quella legata alla pandemia da Covid-19 e che diventa critico se messaggi non validati vengono diffusi in modo irresponsabile. Oggi la voce di un influencer sovrasta quindi quella dei canali ufficiali e della stampa? Come aiutare i cittadini a riconoscere le fonti attendibili durante le situazioni di emergenza e in generale sui temi della salute e della scienza? E come contrastare le credenze infondate o le vere e proprie bufale che circolano sulla rete? Alcune risposte a queste domande emergono da INFORMING FOR LIFE, un progetto di comunicazione promosso da Fondazione MSD in partnership con CICAP – Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze – con l’obiettivo di promuovere sul web l’informazione scientifica validata. Il progetto è uno dei primi tentativi ad ampio raggio di individuare una risposta organica e condivisa al fenomeno delle fake news scentifiche e della disinformazione in rete, che ha un impatto notevole a livello sociale e sulla Salute delle persone. Nella fase acuta della pandemia in Italia le notizie sul Coronavirus sono arrivate ad occupare quasi il 60% di tutta la copertura informativa offerta da TV, quotidiani, radio e internet. A fine maggio, mentre diminuiva la copertura da parte dei media, l’incidenza della disinformazione sul totale delle notizie relative all’epidemia veicolate attraverso i social ha raggiunto il 13%. L’emergenza Coronavirus ha evidenziato una voltadi più l’importanza di contrastare le fake news e coniugare rigore scientifico, viralità e trasparenza dell’informazione. (fonte: Ufficio Stampa Pro Format Comunicazione sr)

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Gli Influencer, alleati delle aziende italiane

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 aprile 2020

Nel mezzo di una delle crisi più impattanti dal secondo dopoguerra, i brand cercano di capire come ridistribuire le risorse, evitare errori di comunicazione e intercettare opportunità. Il team Pr&Influence di Ogilvy propone, tra le possibili risposte, l’approccio R.A.I.S.E — un acronimo tra le parole Reach, Advocacy, Integration, Simplification, Empathy — che sottolinea il ruolo degli influencer come leva strategica per i brand. Una raccomandazione confermata anche da più di 80 influencer provenienti da tutta Italia, con una fanbase compresa tra i 50mila e 1milione di follower, ai quali è stato chiesto, attraverso una survey online, di dare la propria opinione su “se e come cambierà la loro professione e il rapporto con i brand”. In questo momento di crisi le aziende devono tenere a mente tre indicazioni fondamentali: parlare di valori più che di prodotti; capire quando è il momento di comunicare e quando invece è più importante agire in modo concreto; essere autentici, andare tra le persone per instaurare un vero legame emozionale tra brand e consumatore.In questo scenario, la proposta di PR&Influencer di Ogilvy si traduce in un concreto modello di coinvolgimento che nasce da un’analisi delle esigenze più attuali delle aziende: l’approccio R.A.I.S.E., un mix di ingredienti che si ritrovano in alcune delle figure più discusse degli ultimi anni, gli influencer.
REACH: gli influencer si trovano sulle piattaforme dove oggi il target spende più tempo, basti pensare che Facebook ha registrato un incremento del 50% nel numero di utenti attivi nell’ultimo mese e che la politica ha spesso scelto questo canale anche per dare comunicazioni ufficiali.
INTEGRATION: gli influencer rappresentano inoltre un canale altamente integrato con le altre leve di marketing e comunicazione, permettendo così di ottimizzare budget e risorse, oggi quanto mai limitate.
SEMPLICITY: in un momento in cui le aziende fanno fatica a realizzare nuovi contenuti per le proprie pagine social perché hanno bloccato lanci di prodotto, hanno disdetto eventi o, più banalmente, non hanno la possibilità di realizzare shooting ex novo, l’expertise degli influencer permette di avere una nuova linfa, vitale per continuare la comunicazione sul digital.
EMPATHY: in quanto persone reali con una storia, un carattere e una community fidelizzata, gli influencer danno alle aziende e ai brand la possibilità di avvicinarsi in modo credibile alla propria audience.Ma come è cambiato in queste settimane il lavoro degli influencer?
Ben l’85% degli influencer intervistati afferma che la produzione dei propri contenuti sui social network è cambiata, per il 39% sia nei formati sia nei temi trattati e moltissimi (84%) sottolineano come sia aumentata l’autenticità. A detta degli influencer i formati più rilevanti sono le IG stories, i video, le dirette Instagram. Cosa possono fare dunque gli influencer per i brand in questo momento e nel futuro?Un dialogo che non si è mai interrotto, in effetti. Nel 74% dei casi, infatti, gli influencer rispondono di essere stati contattati da un brand nelle ultime settimane, anche con cui non avevano mai lavorato prima (43%). Per la maggior parte le collaborazioni sono focalizzate sull’emergenza Covid-19 o su un breve periodo di tempo (74%), ma per 1 su 3 possono essere anche partnership di medio-lungo periodo. È anche vero, però, che assistiamo ad un diverso equilibrio tra contenuti sponsorizzati da un brand e invece contenuti personali, dove i secondi prevalgono.
Certo è che ogni brand e categoria merceologica dovrà valutare attentamente, con l’aiuto di consulenti esperti di comunicazione, qual è e quale sarà il segno lasciato dalla pandemia sul proprio business e linea comunicativa e scegliere di conseguenza se e quali influencer utilizzare, per rispondere a quali obiettivi. Guardando al futuro, la maggior parte degli influencer crede, infatti, che la propria professione sia destinata a cambiare. E spera che il cambiamento vada nella direzione di creare collaborazioni con le aziende in modo sempre più coerente, dando spazio a messaggi e valori più che alla semplice promozione di prodotti ed iniziative.

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Tra i cinesi è chirurgia plastica-mania

Posted by fidest press agency su domenica, 1 aprile 2018

“L’attrice Lucy Liu? In Cina faticherebbe a trovare marito: gli zigomi alti non piacciono per niente” parola dei chirurghi plastici cinesi intervenuti a Firenze al 6° congresso dell’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe). “I canoni di bellezza cinesi sono molto diversi da quelli occidentali, da loro tutti vogliono la “wang hong face”, ossia un volto come quello delle superstar di internet” dice il presidente uscente di Aicpe, Eugenio Gandolfi.Quello delle “wang hong”, che in mandarino significa celebrità di internet, è un fenomeno dilagante in Cina, un paese che conta 700 milioni di smartphone, dove è addirittura nato un corso universitario per diventare “wang hong”. Del resto, le influencer cinesi muovono un business di decine di milioni di dollari, destinato ad aumentare ancora nei prossimi anni: promuovono brand e prodotti, indirizzando i followers all’acquisto. Con ripercussioni anche sui modelli di bellezza.
“La “wang hong face” ha caratteristiche ben precise – ha spiegato la dottoressa Ying, membro della Chinese Association of Aesthetics Plastic Surgeons Shenzen, ai chirurghi plastici riuniti per il congresso Aicpe -. Il viso ideale è a forma di cuore, allungato, con mento sottile, fronte ampia e occhi grandi. Inoltre deve essere in 3D: non deve essere schiacciato, ma il profilo deve avere naso e mento ben pronunciati”.Quella dei cinesi per la chirurgia plastica è una passione piuttosto recente, ma che ha già raggiunto numeri da capogiro: il fenomeno sta crescendo sei volte più in fretta rispetto al resto del mondo, con una crescita del 30% ogni anno. Secondo gli ultimi dati ufficiali Isaps, la Cina è il terzo paese al mondo per numero di interventi, ma c’è chi scommette che presto raggiungeremo il secondo posto del podio dietro gli Stati Uniti, sorpassando il Brasile.“E’ la prima volta che avviene uno scambio ufficiale tra un’associazione scientifica italiana e una cinese nel campo dell’estetica, nell’ottica di una crescita reciproca – dice il presidente uscente di Aicpe, Eugenio Gandolfi -. I chirurghi plastici cinesi sono interessati alle novità presentate al nostro congresso, mentre per noi italiani è interessante conoscere da vicino un fenomeno nuovo: anche qui in Italia sono sempre di più i pazienti cinesi che si rivolgono al chirurgo plastico ed è bene conoscere le loro esigenze e peculiarità”.
Negli ultimi dieci anni il numero dei cinesi che fanno ricorso a chirurgia e medicina estetica è in costante crescita anche in Italia, in particolare nelle zone dove i cinesi sono più radicati, come Prato e Milano.“Siamo felicissimi di essere qui in Italia, è la prima volta per noi – hanno detto i chirurghi plastici cinesi -. Per noi questo paese è sinonimo di bellezza. Il congresso Aicpe è stata un’importante occasione per conoscere i migliori chirurghi plastici italiani e stranieri ed apprendere le loro tecniche. Ci auguriamo che questa collaborazione prosegua in futuro in modo sempre più proficuo”Anche in Italia, le comunità cinesi sono contagiate dalla passione per la chirurgia plastica che caratterizza il paese d’origine. Un fenomeno che è più evidente a Milano e a Prato, in particolare, dove si trova la comunità cinese più importante d’Italia, nata negli anni ’70. “Le pazienti cinesi sono il 10-15% del totale – rileva Giovanni Salti, chirurgo plastico toscano socio di Aicpe – si tratta di donne giovani, quarant’anni o anche meno, che spesso appartengono a famiglie di imprenditori di seconda generazione. I canoni di bellezza sono quelli del paese d’origine: spesso mi mostrano foto tratte da siti cinesi, sono questi i modelli a cui si ispirano. Cercano armonia e bellezza e quindi preferiscono rivolgersi a medici italiani: per i cinesi, come per gran parte degli stranieri, italiano è garanzia di bellezza”. Ecco le richieste principali dei pazienti cinesi di medicina e chirurgia estetica:
– Pelle perfetta: “Come tutti gli orientali, anche i cinesi hanno il culto di una pelle liscia ed eburnea, senza imperfezioni. Di solito hanno una pelle che tende a pigmentare facilmente e quindi ricorrono a laser e luci pulsate, oppure a botulino e filler per renderla più liscia. Le rughe invece causano meno problemi, anche perché di solito sembrano più giovani dell’età che hanno davvero” afferma Salti.
– Naso più sporgente. Spesso i cinesi hanno il naso molto piatto e schiacciato: “Per questo la richiesta è di renderlo più sporgente. Di solito si ricorre alla medicina estetica, con delle iniezioni di rinofiller che permettono di definire il dorso nasale, oppure alla chirurgia con la rinoplastica” dice lo specialista toscano.
– Polpacci più sottili. “Tra le cinesi, i polpacci sottili sono molto ambiti. Quindi spesso ricorrono a iniezioni di botulino che, atrofizzando il muscolo, lo rimpiccioliscono. È una pratica che in Italia è poco conosciuta, ma che in Cina è molto diffusa” aggiunge il socio Aicpe.
– Interventi sulle palpebre. A volte gli occhi presentano una doppia piega, che ha l’effetto di una tenda sopra gli occhi. “Rimuovendo l’epicanto, si ottiene uno sguardo più aperto, ma non si tratta di rinunciare agli occhi a mandorla” precisa Salti.
– Aumento del seno. Le cinesi spesso chiedono di aumentare il seno di qualche taglia, ma sempre in modo moderato. L’armonia è sempre il criterio che guida il loro approccio a medicina e chirurgia estetica.

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Valeria Finizio nuova Sales Director di Buzzoole

Posted by fidest press agency su domenica, 25 marzo 2018

Milano Una passione per il digitale che dura da 20 anni, quella di Valeria Finizio, nominata nuova Sales Director di Buzzoole per l’Italia, la piattaforma di influencer marketing end-to-end in grado di connettere i brand ai giusti influencer della rete grazie all’utilizzo dei big-data. L’annuncio oggi a seguito del grande impegno e degli importanti risultati da lei conseguiti in soli due anni in veste di Senior Sales Manager presso la stessa azienda.“Valeria è una risorsa chiave della nostra realtà, una professionista che ha creduto nel progetto fin dal suo ingresso nel 2016 – ha commentato Gianluca Perrelli, CMO-CSO di Buzzoole – La sua esperienza nella negoziazione degli accordi e nella chiusura delle vendite, nella costruzione di relazione solide e nell’ottimizzazione degli investimenti è stata fondamentale nell’espansione della nostra azienda ed è per questo che siamo felici oggi di averla a capo del nostro team sales”.
Una formazione umanistica, unita a una curiosità incessante verso il mondo della tecnologia, la porta a fine anni ’90 a spostarsi da Napoli a Milano e a compiere i primi passi in ambito digitale con Italiaonline, dove è a capo di un team di 30 persone, e Wind. Nel 2000 entra in Infinito.it, allora proprietà di British Telecom, dove nel 2006 assume il ruolo di Marketing&Sales Manager. Nel 2008 inizia l’esperienza in Tradedoubler in qualità di Sales Manager che la impegnerà per oltre 5 anni soprattutto nella vendita di progetti a performance. Nel 2013 passa in ADVIT e dopo un anno e mezzo in Veesible come Sales Account Manager. A fine 2015 è l’incontro con Fabrizio Perrone a convincerla a esplorare il mercato emergente dell’Influencer Marketing e scegliere Buzzoole dove, in qualità di Senior Sales Manager, per due anni raggiunge e supera gli obiettivi fissati.
“La forza principale di Buzzoole è sempre stata, oltre al prodotto, il suo team, fatto di persone estremamente competenti e in sinergia le une con le altre – ha commentato Valeria Finizio – Mi piace vivere in realtà in cui il tuo feedback può diventare l’inizio di un cambiamento e sono orgogliosa di essere stata tra i primi a salire a bordo di questo progetto che, grazie al lavoro di tutti, è arrivato in poco tempo a essere quello che è oggi. L’Influencer Marketing è erroneamente percepito spesso come un mero canale di buzzing mentre quello che oggi si riesce a dare è sempre più un contenuto al di fuori dell’usuale e in capo al Content Creator più che all’azienda stessa. Questo grazie anche ai tool che mettiamo a disposizione, non ultime le soluzioni Cinemagraph di Flixel, che consentono di unire la creatività al potere della tecnologia. Assistere a tutto questo è entusiasmante e rende il nostro lavoro ogni giorno diverso e stimolante”. Con l’arrivo di Valeria Finizio a capo del team Sales, Buzzoole continua il suo percorso di consolidamento ed espansione dell’azienda che recentemente ha nominato anche Damian Gillman e Sarah Whitfield (née Gavin) a capo rispettivamente del Business Development e del Marketing in UK.

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