Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘informare’

Coronavirus: occorre informare, invece di nascondere

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2020

Il Piano sanitario emergenziale per il Coronavirus, varato a gennaio scorso, fu secretato, cioè nascosto nei cassetti. Pochi giorni dopo fu proclamato lo Stato di emergenza.La domanda sorge spontanea: perché il Governo proclama lo Stato di emergenza senza informare del Piano sanitario? Perché un’organizzazione, la Fondazione Einaudi, è dovuta ricorrere alla magistratura per costringere il Governo a rendere pubblici i verbali del Comitato tecnico scientifico sul Coronavirus?Abbiamo sentito giustificazioni del tipo: non volevamo allarmare la popolazione. Ma è proprio la non conoscenza che aumenta i timori. Come non capirlo?La conoscenza del problema avrebbe consentito la predisposizione di programmi comprensibili e accettabili, invece, si è scelto di ricorrere a piani emergenziali dei quali non si capiva la necessità.Trasparenza e conoscenza consentirebbero di affrontare i problemi e trovare soluzioni, in particolare per quello che è un appuntamento ineludibile: l’anno scolastico.L’apertura deve fare i conti con una serie di problemi: l’agibilità delle aule, il trasporto pubblico e le misure da adottare in caso di infezioni.Si potevano programmare per tempo le azioni da svolgere, perlomeno dal 31 gennaio scorso, quando è stato decretato lo Stato di emergenza; sono passati sette mesi durante i quali poco o nulla è stato fatto. Ricordiamo che il bando per banchi scolastici è stato varato i primi di agosto, a poche settimane dalla apertura delle scuole.
Con questi problemi, con la tragedia provocata dal virus e la drammatica situazione economica, la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina (M5S), è riuscita a dichiarare: stiamo per scrivere un nuovo capitolo della Storia.La realtà sfugge. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Stati Uniti d’Europa: Informare, informare e informare…

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 luglio 2019

Sembra che gli italiani siano i più euroscettici di tutta l’Unione: solo il 42% ritiene che la permanenza dell’Italia nella Ue abbia degli effetti positivi per il Paese. Non solo, ma il 38% ritiene che la propria voce non conti in sede comunitaria. Così i dati dell’Eurobarometro diffusi oggi.
Da essere Paese fondatore a più euroscettici il passo è notevole. Le domande e i perché sono tanti, e nella pratica si vede l’effetto coi risultati delle ultime elezioni europee, dove, a differenza del resto dell’Unione, in Italia sono stati premiati i partiti più euroscettici/contrari (differenza che muta in base alla influenza di questi partiti rispetto alla mediaticità dei contesti).
A nostro avviso ciò accade perché la base della politica di un Paese democratico, l’informazione, non viene osservata. Anzi, si fa molto per dire cose che non sono tali, ingigantendo aspetti numericamente e politicamente marginali. Non siamo soli in questo esercizio e comunicazione del potere: in Gran Bretagna ha vinto un referendum per uscire dall’Ue coi sostenitori che hanno convinto/informato gli elettori quasi esclusivamente con balle, mezze-verità e falsità (le cosiddette fakenews).
Che è quello che sta succedendo in Italia. Facendo credere che la nostra presenza e permanenza nell’Unione ci stia portando solo negatività economica, sociale, politica e umana. Quando è vero proprio il contrario. Esempi a iosa. Solo uno: ve l’immaginate se l’Italia non facesse parte dei Paesi che hanno adottato la moneta euro… un Italia con la sua moneta lira che dovrebbe avere a che fare col dollaro, lo yen, il renminbi, il rublo…. Suvvia… non stiamo giocando al Monopoli. E poi c’e’ tutto l’aspetto dei diritti individuali, con al primo posto quelli dei consumatori, dove tutte le nostre leggi sono mediate dalle direttive comunitarie… Insomma, saremmo un paese dei balocchi al pari di un Paese centroamericano in rapporto agli Usa….
Questi dati dell’eurobarometro potrebbero quindi essere modificati solo informando i cittadini su quello che accade realmente. Informazione che dovrebbe essere imperativa per i media dello Stato e professionalmente necessaria per i privati. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Informare per capire: il caso Gheddafi

Posted by fidest press agency su sabato, 4 settembre 2010

Jivis Tegno ha scritto un lungo editoriale che riproponiamo in sintesi ma che si può leggere in versione integrale su sulla prima pagina di informazione su Facebook Italia “Informare  per  resistere”:  “Il presidente libico Muammar Gheddafi, è arrivato a Roma domenica scorsa per celebrare il secondo anniversario del trattato italo – libico. Un trattato che permette azioni dirette da parte del governo italiano come la realizzazione per un periodo di 25 anni, di varie infrastrutture in Libia per una cifra di circa 5 miliardi di dollari. Il trattato inoltre favorisce gli scambi commerciali tra i due paesi. La Libia dal canto suo, dovrebbe combattere il fenomeno del terrorismo internazionale, del traffico di droga, ma soprattutto quello dell’immigrazione clandestina, fenomeno che preoccupa le autorità italiane, quando si sa che, la maggior parte dei gommoni ed altre imbarcazioni che arrivano in Italia  cariche di clandestini, partono dalle coste libiche.
Tuttavia, questo trattato non arriva per caso. Entra nella logica delle scuse fatte dall’Italia per la sua occupazione coloniale in Libia. Con questa ultima visita in Italia per il secondo anniversario del trattato italo – libico, non si è certo smentito. Già durante la seconda lezione di corano davanti a 200 ragazze presso l’Accademia libica di Roma, il colonnello Gheddafi ha prima richiesto alle ragazze di convertirsi all’Islam, poi ha dichiarato che: “ in Libia, le donne sono più libere che in Italia”, poi ha aggiunto che: “ l’Islam è l’ultima religione e che bisogna credere in una sola fede: quella di Maometto”. Da quando Gheddafi si trova in Italia, ci sono ogni giorno polemiche nella classe politica per il comportamento poco diplomatico dell’ingombrante ospite. Mi sono chiesto perché Gheddafi fa tutto questo? La risposta è semplice: “Dio denaro” comanda il mondo! Da quando gli è possibile dopo la revoca dell’embargo nel 2004 dall’Unione Europea, che durava dal 1986, la Libia è diventata uno dei partner privilegiati di molti paesi industrializzati e uomini d’affari del pianeta. Il paese è molto ricco con i sui pozzi petroliferi. Solo l’anno scorso, i fondi sovrani libici ammontavano a più di 40 miliardi di euro. Fondi che permettono alla Libia di acquistare azioni in molte società occidentali. La Libia attraverso la sua holding finanziaria che è la “Lybian Investment Authority” possiede il 7,5% del capitale della Juventus, il 7% di UniCredito, il 5% di Mediobanca, il 2% dell’ENI con trattative per portarlo a 10%.
Gheddafi ha capito bene la cultura occidentale, sa perfettamente che il pilastro della società è il potere economico, ovvero i soldi e lui ne ha tanti. Ecco perché si comporta soprattutto con loro in questo modo: arroganza, prepotenza e mancanza di rispetto alle loro istituzioni. Anche la maggior parte dei giornalisti italiani, che tradizionalmente non dedicano nessun articolo nei loro mezzi di informazioni agli altri presidenti africani (poveri) che visitano l’Italia, riservano invece ogni volta che viaggia il colonnello Gheddafi nel bel paese, ampi servizi sui giornali e cosi, continua lo “show” del presidente libico. Che miseria professionale !!!   Forse ho sbagliato nella mia analisi? Ditemi voi!  (Jivis Tegno)

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La settimana del melanoma

Posted by fidest press agency su domenica, 2 Maggio 2010

Dal 3 al 9 maggio prossimo si svolgerà la “settimana del melanoma”, un’iniziativa promossa dal Gruppo Melanoma dell’Istituto Toscano Tumori in collaborazione con tutte le strutture dermatologiche, universitarie ed ospedaliere, della Regione Toscana. Anche l’unità operativa semplice dipartimentale Dermatologia dell’Asl 11, diretta dal dottor Luca Brandini, da sempre impegnata nella lotta al melanoma, aderisce a questo evento che ha lo scopo di sensibilizzare ed informare la popolazione sull’importanza di controllare periodicamente la propria pelle. L’obiettivo principale è, infatti, quello di educare le persone ad effettuare un corretto autoesame della cute, imparando a riconoscere quegli elementi che precocemente possono far sospettare l’insorgenza di un melanoma.
Il melanoma è un temibile tumore maligno cutaneo che origina dalle cellule che producono il pigmento (melanociti) ed è caratterizzato da una rapida evoluzione con un alto indice di metastatizzazione, ovvero di diffusione di cellule maligne ad altri tessuti dell’organismo, che, però, avviene solo nelle fasi avanzate della malattia. Da qui l’importanza di una diagnosi precoce che risulta tanto più rapida quanto più la popolazione è sensibilizzata all’importanza dell’autoesame periodico della pelle e quanto più è “capace” di riconoscere le caratteristiche e le eventuali modifiche dei propri nei.  A tale scopo, presso l’unità operativa di dermatologia dell’ ospedale “San Giuseppe”  di Empoli e in tutti gli ambulatori dermatologici dislocati sul territorio (presenti nell’ospedale “Santa Verdiana” di Castelfiorentino, nell’ospedale “Degli Infermi” di San Miniato e nel distretto socio-sanitario di Santa Croce), saranno distribuiti depliants informativi che spiegano in modo chiaro e semplice come poter effettuare un corretto “autoesame dei propri nei”. Tuttavia, in caso di un neo “sospetto” è sempre consigliabile chiedere il parere del proprio medico curante che, se necessario, provvederà a richiedere una visita specialistica dermatologica che l’utente potrà prenotare presso gli sportelli C.U.P. oppure telefonando al numero unico U.R.P. 0571-7051 dal lunedì al venerdì (ore 07.30-19.30) e il sabato (ore 07.30-13.00).

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L’obbligo di informare il paziente

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 febbraio 2010

L’obbligo di informare pienamente il paziente, prescritto dal codice di deontologia medica, pur con le dovute cautele, non è soggetto a nessuna valutazione discrezionale e perciò comprende tutti gli aspetti diagnostici e prognostici dello stato di salute del paziente e quindi anche i rischi meno probabili, purché non del tutto anomali, in modo da consentirgli di capire non solo il suo attuale stato, ma anche le eventuali malattie che possono svilupparsi, le percentuali di esito fausto ed infausto delle stesse, nonché il programma diagnostico per seguire l’evoluzione delle condizioni del paziente e l’indicazione delle strutture specializzate ove svolgerlo, ovvero di specialisti esperti per formularlo, pur se a tal fine il paziente si deve allontanare dal luogo ove è in cura. L’obbligo ha rilevanza giuridica perché integra il contenuto del contratto e qualifica la diligenza del professionista nell’esecuzione della prestazione. La violazione di esso può determinare la violazione di diritti fondamentali ed inviolabili (quali il diritto ad esprimere la propria personalità, la libertà personale, la salute – artt. 2, 13 e 32 Cost. – il diritto alla vita, al rispetto della vita privata e familiare, alla formazione della famiglia: artt. 2, 8 e 12 Convenzione Europea dei diritti dell’uomo). (Avv. Ennio Grassini – http://www.dirittosanitario.net)

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Influenza pandemica: informare bene

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2009

La Federazione dei farmacisti in proposito ha fatto la sua parte. Fin dall’esordio della pandemia, nell’aprile scorso, la Federazione si è pronunciata pubblicamente contro l’uso irrazionale e pericoloso degli antivirali in funzione “preventiva” e, al di là delle pronunce puntuali, ha attuato una strategia coerente per formare i farmacisti  e aggiornarli costantemente sull’evoluzione della pandemia stessa. Ecco alcuni punti salienti. E’ stato istituito un Gruppo di lavoro, che si avvale della supervisione scientifica del professor Fabrizio Pregliasco, che settimanalmente pubblica su Farmacista33 un bollettino dedicato da una parte all’andamento epidemiologico, dall’altra al tema particolare emerso negli ultimi giorni (per esempio, l’efficacia delle mascherine, il ruolo degli adiuvanti nei vaccini…). Contestualmente sul sito federale (www.fofi.it) sono state pubblicate schede tecniche relative ai diversi presidi sanitari (dai disinfettanti ai test rapidi), rivolte specificamente al farmacista. E’ stato realizzato e messo on line gratuitamente per gli iscritti all’Ordine  un corso di formazione a distanza dedicato al virus pandemico, a cura del professor Giancarlo Icardi dell’Università di Genova, che è andato ad affiancarsi a un altro centrato sulle sindromi influenzali curato dal professor Pregliasco. Va notato che al corso sulla pandemia influenzale si sono iscritti in pochi giorni oltre 10000 farmacisti. Si tratta di iniziative che si collocano allo stesso livello di quanto fatto, per esempio, dal British Medical Journal, che ricordiamo essere l’organo ufficiale della British Medical Association. Riteniamo che il farmacista, in questa situazione che pare soprattutto un’emergenza sul piano della comunicazione del rischio, debba andare al di là della diligenza del buon padre di famiglia, e debba essere pronto a rispondere in modo corretto e puntuale via via che si presentano nuovi problemi e sorgono nuovi quesiti da parte dei cittadini.

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Dovere di informare, diritto di sapere

Posted by fidest press agency su sabato, 3 ottobre 2009

Di cosa siamo liberi in questo paese? Di maledire i telegiornali di regime? Di masticare amaro per quotidiana la rassegna di interviste deferenti e di cronache ubbidienti al governo? Siamo liberi di non comprare i giornali che non ci piacciono, di tener spenta la televisione, di parlar d’altro? Non è libertà, questa: è rassegnazione. Contro questa rassegnazione, contro il vizio di voltarsi dall’altra parte, oggi Sinistra e Libertà è in piazza. Vogliamo che questo paese si riprenda la liberta di dire, di scrivere, di leggere, di avere opinioni. Libertà di essere informati: perché non lo siamo affatto. E non solo per colpa della stampa e dei tg di Berlusconi. Attorno a noi vediamo troppi giornali che si sono trasformati in un partito: e quando diventi la gazzetta di un segretario, poco importa che quel segretario sia di destra o di sinistra. E’ quello che rimproveriamo a Repubblica, giornale autorevole ma politicamente fazioso, convinto a torto che oscurare le ragioni della sinistra italiana sia buon giornalismo. (Claudio Fava)

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Di Pietro scrive al “The Guardian”

Posted by fidest press agency su sabato, 11 luglio 2009

Cara redazione, sono Antonio Di Pietro, deputato della XVI legislatura, presidente dell’Italia dei Valori ed ex magistrato che, negli anni ’90 di Tangentopoli, assicurò alla giustizia molti politici ed imprenditori corrotti. Oggi porto avanti quell’impegno e il rispetto delle istituzioni nell’Italia dei Valori, unico partito di minoranza che svolge il ruolo di opposizione politica, senza eccezioni e senza incertezze, a questo governo.  Mi scuso, a nome dell’Italia, con la redazione di The Guardian per la reazione prevedibile del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e del Ministro degli Esteri, Franco Frattini. The Guardian è un prestigioso giornale che svolge al meglio il suo lavoro e assolve al dovere di informare i cittadini. In Italia questo governo non è abituato al contraddittorio, né tanto meno a sentirsi dire la verità. Mentre sulla notizia della preparazione del G8 si può discutere, sul resto dell’articolo c’è poco da ribattere. Alle classifiche da voi riportate nell’articolo di ieri manca quella di Freedom House che assegna all’Italia il 73 esimo posto per libertà di stampa. Il vero problema nel nostro Paese è quindi l’informazione, che oggi è in mano -nel più colossale conflitto di interessi mai visto in un paese occidentale- ad un solo uomo: il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.  Il controllo dei media da parte del signor Berlusconi è esercitato attraverso il primo gruppo editoriale italiano, La Mondadori, e sei televisioni: tre private in mano a Mediaset di sua proprietà, e tre pubbliche, La Rai, su cui esercita indirettamente e con rarissime eccezioni, l’influenza attraverso le nomine dello staff dirigenziale.  Il controllo dell’informazione gli consente di mantenere una posizione dominante e una fonte inesauribile di guadagni che consolidano il suo insediamento nelle istituzioni, attraverso un largo sistema clientelare. Questi guadagni in passato sono stati possibili soprattutto grazie al placet dei precedenti governi che non hanno voluto affrontare il conflitto di interessi. Oggi Silvio Berlusconi retrocede allo Stato italiano appena l’1% del fatturato per l’utilizzo delle concessioni delle frequenze radiotelevisive di Stato, su cui trasmette Mediaset. Da quando si è insediato il governo di centrodestra le aziende pubbliche, come Eni e Poste, hanno dirottato ingenti investimenti pubblicitari dalle reti RAI a quelle private del Presidente del Consiglio italiano. All’informazione si è aggiunta, con questo governo, la piaga delle riforme “incostituzionali”. La prima è stata la legge chiamata Lodo Alfano, voluta da Silvio Berlusconi e che lo rende improcessabile insieme ad altre tre cariche dello Stato. Il signor Berlusconi ha subito fruito di questa legge in un processo che lo vede imputato di corruzione di un testimone. Grazie al Lodo Alfano, Berlusconi non può essere processato per corruzione, ma David Mills, suo avvocato ed ex-marito di un ministro del governo Blair, è stato condannato nel mese di febbraio a 4 anni e 6 mesi per falsa testimonianza. Il 6 ottobre i giudici della Corte Costituzionale si pronunceranno sulla costituzionalità del Lodo Alfano e, se il giudizio sarà negativo, Silvio Berlusconi sarà processato con l’accusa di corruzione di David Mills. Concludo invitando The Guardian e la stampa estera a non spegnere i riflettori sull’Italia chiedendo loro di continuare a svolgere, come stanno facendo, l’importantissimo compito di informazione, ruolo che quasi tutti i nostri media hanno delegato vista l’impossibilità a svolgerlo.”

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