Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 299

Posts Tagged ‘informazione’

Nuove modalità ed interazioni dell’informazione e della comunicazione nell’ambiente digitale

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 luglio 2017

Online Banking ComputerRoma giovedì 6 luglio, nella sede della Fieg in via Piemonte 64, alle 17:00, un incontro dedicato alle nuove modalità ed interazioni dell’informazione e della comunicazione nell’ambiente digitale.A partire dal libro di Diomira Cennamo e Carlo Fornaro (PROFESSIONE BRAND REPORTER. BRAND JOURNALISM E NUOVO STORYTELLING NELL’ERA DIGITALE), la riflessione muoverà dal brand journalism quale tecnica di comunicazione che prende le mosse dal giornalismo e ne usa strumenti e tecniche applicandoli alla comunicazione d’impresa, per poi ampliare lo sguardo sui mondi dell’informazione e della comunicazione caratterizzati da confini sempre più labili e contaminazioni sempre più estese. Con l’obiettivo comune di sfruttare le opportunità del digitale attraverso un approccio consapevole alla ricostruzione della Verità, in opposizione a post verità, fake news, bufale, fatti alternativi, approccio di cui appunto il brand journalism rappresenta un esempio, seppur circoscritto al mondo delle aziende e dei loro prodotti. Parteciperanno alla conversazione, dopo l’introduzione di Fabrizio Carotti, Direttore Generale Fieg: Daniele Chieffi, Consigliere Nazionale FERPI, Head of Digital PR ENI; Andrea Falessi, Direttore Comunicazione Italia ENEL; Paolo Iammatteo, Responsabile Comunicazione POSTE ITALIANE.

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“Premio Biagio Agnes 2017”

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 giugno 2017

simona agnesmaggioni orfeo agnes lettaSorrento dal 23 al 25 giugno. Sabato 24 la Cerimonia di consegna a Marina Grande ripresa da Rai Uno. Il gotha del giornalismo nazionale e internazionale, artisti di alto livello e dibattiti su temi di stretta attualità come femminicidio e fake news. Questo e molto altro prevede la IX edizione del “Premio Biagio Agnes 2017”, riconoscimento istituito nel 2009 per lanciare un ponte verso le nuove frontiere dell’informazione. “Il Premio – ha affermato Simona Agnes, Presidente della Fondazione Biagio Agnes – sarà l’occasione per guardare al futuro della società e dell’informazione, mettendo assieme idee e persone diverse, cercando di tirare fuori il meglio da ciascuno. Grazie alle varie iniziative promosse dalla Fondazione Biagio Agnes è stata creata una rete che investe tutto il mondo della cultura e del sapere. Stiamo – continua Simona Agnes – già lavorando alla prossima edizione del Forum Turismo e Cultura all’interno del quale come ogni anno sarà consegnato il Premio Biagio Agnes Turismo e Cultura. E con grande soddisfazione posso annunciarvi due grandi novità: il “Premio Biagio Agnes per l’informazione medico-scientifica” e il “Forum Medicina e informazione scientifica”. Due importanti iniziative che partiranno ad ottobre ad Anacapri. Il premio verrà consegnato ad un giornalista affermato nel campo medico-scientifico e un giovane che si occupa con passione di queste tematiche. Un riconoscimento che suggella l’attenzione profusa in questi anni dalla Fondazione Biagio Agnes a questo settore molto importante del giornalismo e che sarà inserito in un forum più ampio in cui si alterneranno dibattiti sulle tematiche mediche scientifiche di stretta attualità e vicine alla gente”. (simona agnes, maggioni orfeo agnes letta, orfeo agnes)

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Siamo razzisti o xenofobi? Il ruolo dell’informazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 maggio 2017

giornalismoSe domandiamo ad una qualunque persona italiana se e’ razzista o xenofoba, e’ sicuro che ci dice di no. E se abbiamo qualche dubbio perche’ si tratta di persona che comunque a nostro avviso ha un comportamento razzista o xenofobo, ci sentiremo rispondere con una serie di motivazioni in cui alla fine il “colpevole” e’ sempre lo straniero che in un qualche modo viene considerato invasore. Ma chi ci aiuta a ragionare in questo modo? In qualunque societa’ -a maggior ragione nella nostra a democrazia cosiddetta occidentale- l’aiuto ci arriva dall’informazione, di regime o indipendente che sia. Nell’ambito di quella indipendente (che e’ grossomodo quella del nostro Paese) succede che la confezione dei messaggi da divulgare avviene con la necessita’ di cercare sempre l’elemento di distinzione, l’elemento eclatante che possa maggiormente attirare l’attenzione. E -volenti o non volenti i redattori di queste notizie- si finisce per essere alimentatori di razzismo e xenofobia. Vediamo un caso.
A Prato una automobile ha investito una mamma mentre portava a scuola i suoi due bambini. Tutti in ospedale, ma sembra niente di particolarmente grave. Meglio cosi’. Ma vediamo i particolari che ci vengono riferiti da un lancio di una agenzia stampa. La mamma investita e’ una cittadina pakistana di 45 anni, i bambini (6 e 8 anni) non vengono nazionalmente identificati, l’auto che li ha investiti era guidata da una cittadina italiana di 54 anni. Domanda: che bisogno c’era di mettere la nazionalita’ dei coinvolti? Nessuna! Ma per il redattore la notizia e’ probabilmente piu’ vendibile. Ma cosa provoca questa notizia data in questo modo?
Dal fronte razzista e xenofobo:
1 – (estremizzando) la pakistana s’e’ buttata sotto l’auto cosi’ da passare per vittima;
2 – oppure: questi incivili di extracomunitari non sanno neanche attraversare una strada e/o rispettare la loro funzione di pedoni;
3 – ora che sono finiti in ospedale, e non sono cittadini italiani, sono questi ultimi che dovranno pagare per le loro cure, che’ e’ molto probabile che la signora pakistana non paga le sue tasse, etc.
Dal fronte anti-razzista e anti-xenofobo:
1 – vile attacco fascista contro gli immigrati.
Quanto scritto e’ volutamente estremizzato, ma crediamo serva a rendere l’idea di come l’informazione data in un certo modo possa indurre ad alimentare le contese in corso. Nello specifico, per esempio, ci saremmo piu’ preoccupati di perche’ e’ avvenuto un incidente del genere e non sulla tipologia nazionale degli attori (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Anso agli Stati Generali del giornalismo in Lombardia

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 aprile 2017

giovannelliMilano 22 e 23 aprile Palazzo delle Stelline (corso Magenta 61), sono convocati gli Stati Generali dell’informazione in Lombardia, due giornate di studio con “Tavoli tematici” per analizzare e approfondire mercato, scenari, opportunità e proposte sulla professione e sui nuovi giornalismi. L’obiettivo è interrogarsi sul cambiamento dei modelli di riferimento che caratterizzano la professione e il mestiere del giornalista promuovendo una riflessione comune che coinvolga gli organismi rappresentativi della categoria.Anche Anso sarà presente con Marco Giovannelli, presidente dell’Associazione Nazionale Stampa Online e direttore di VareseNews. «La nuova legge sull’editoria, per la prima volta, riconosce il quotidiano online come prodotto editoriale – dice Giovannelli -. È un primo passo verso la valorizzazione del lavoro di migliaia di persone che svolgono la propria attività professionale in molti progetti legati al mondo dell’editoria. Anso rappresenta questo mondo che nel corso degli anni è cresciuto ed è diventato punto di riferimento dell’informazione locale. Porteremo con piacere il nostro contributo agli Stati generali raccontando le esperienze, i valori, le difficoltà e i vantaggi di una crescita di un mondo in continua evoluzione». I lavori, organizzati dall’Assessorato alle Culture, Identità e Autonomie della Regione Lombardia in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti della Lombardia, sono strutturati in tre momenti: sabato 22 aprile (dalle 9 alle 14) un corso di formazione con 7 crediti formativi per i giornalisti – “Mercato e tendenze dell’editoria e dell’informazione multimediale in Lombardia”; a seguire, nel pomeriggio, cinque tavoli tematici (dalle 15 alle 18); infine domenica 23 aprile (dalle 10 alle 12.30) la presentazione delle sintesi condivise dai gruppi di approfondimento. La partecipazione è aperta a tutti. (foto: giovannelli)

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Informazione e informati in crisi: Come difendersi e come attaccare

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 aprile 2017

internetL’informazione e’ sempre stata il motore principale delle azioni di chiunque, a 360 gradi coinvolge tutto il nostro quotidiano. In passato in modo particolare, e ancora oggi molto, e’ stata appannaggio dei potenti per dominare chiunque. La nascita delle religioni e degli imperi, per esempio, e’ frutto di chi deteneva questo potere. Che sia qualcosa di potente, e’ dimostrato che teorie concepite in totale potere dell’informazione da parte di pochi, quando si credeva che oltre le colonne d’Ercole ci fosse il vuoto, sono ancora oggi una delle principali spine della comunita’ mondiale.
Da alcuni decenni c’e’ stato un po’ di sconvolgimento, grazie all’introduzione di massa di Internet. Ed ora cominciano a riflettere e capire perche’, anno 2017, parliamo di crisi. Quello che sarebbe il ruolo portante dell’informazione, non sembra -in molti casi e per fortuna non tutti- sia assolto. L’informazione tendente al dominio dell’individuo -quella di oggi, ma per l’appunto “tendente” perche’ ancora molto non in essere- ha alcuni aspetti che sono problematici e distorcenti rispetto alle funzioni primarie che invece si credeva dovessero essere assolte. Problematicita’ che nasce proprio dal mezzo tecnico e dall’uso dello stesso. Stiamo parlando dei cookie, file di servizio che vengono inviati da un sito Internet all’utente che vi si collega, allo scopo di registrarne l’accesso e di rilevare altri dati, per favorire l’interattività (usati anche in modo illecito, ma qui stiamo parlando dell’uso lecito, che’ per quello illecito ci sono le norme che -in teoria- tutelano gia’ i naviganti). Quando in Rete ci colleghiamo a notizie o articoli o video, o facciamo degli acquisti o interloquiamo con qualcuno, grazie ai cookie (tranne nostro specifico rifiuto, non sempre accettato) entriamo in banche dati di profilazione che, ogni volta che navighiamo (ovunque), o nella nostra posta elettronica (se non abbiamo rinunciato in modo esplicito), ci informano su tutto quello che potrebbe potenzialmente interessarci perche’ abbiamo, per l’appunto, gia’ mostrato interessi specifici. Ecco quindi che se abbiamo letto qualcosa di costume o di politica o di una qualche scienza, ci vengono proposte cose simili o novita’ sulle stesse; se abbiamo comprato, per esempio, un libro di narrativa contemporanea, ecco che ci verranno offerti altrettanti libri. E cosi’ via per tutte le materie e argomenti. Ci creiamo cosi’ un nostro microcosmo con tutto quello che ci e’ piaciuto una volta, e che chi ci manda queste informazioni crede che ci debba piacere sempre. Chi ci manda queste informazioni non e’ un filantropo, ma un’azienda commerciale che fa business sui nostri potenziali interessi, sia per rivendere la pubblicita’ a cui si presume che siamo interessati, sia per rivendere veri e propri servizi e/o prodotti. Contesto in cui, se non si ha una precisa consapevolezza e capacita’ di resistere e di alternativa, ci convinciamo sempre piu’ della giustezza e della universalita’ delle nostre scelte (che cominciano a non essere piu’ tali, ma si trasformano in gusti). Se un essere senziente lo fai crescere in uno specifico ambiente, senza altri contatti se non con quello a cui e’ abituato e verso cui ha mostrato i primi interessi, va da se’ che il nostro essere si convince che quello e’ l’Ambiente, l’universo. E gia’ ci sono le prime degenerazioni umane: quelli che convinti che tutto il mondo gira intorno a se’, vengono presi da una sorta di delirio di onnipotenza e intolleranza nei confronti dei diversi da questo Ambiente con cui, piu’ o meno casualmente, possono capitare di interloquire.
Ecco che l’informazione a 360 gradi ci si ritorce contro. Non perche’ la “troppa” informazione ci fa male (come forse potrebbe arguire un novello dittatore che fa occhiolino al passato), ma perche’ qualunque cosa esista, se non ha una regola stabilita’ in modo democratico, lasciata a se stessa degenera e diventa strumento dei piu’ forti contro i piu’ deboli. E la regola, nel nostro caso, parte dalla consapevolezza di chi, che cosa e come; consapevolezza del dubbio e curiosita’ del non-conosciuto. Il preciso contrario di cio’ che ci accade se siamo circondati da cookie che raccolgono i nostri gusti e ci propongono in continuazione cose ad essi collegate.
Domanda: e’ questo che volevamo con l’informazione a 360 gradi? Non e’ che da sudditi di chi deteneva le leve dell’informazione siamo diventati sudditi di noi stessi… che vuol dire comunque sudditi? Dalla religione imposta da altri siamo passati alla nostra specifica religione, alimentata e imposta da noi stessi?
Va da se’ che, acquisita consapevolezza di questo pericolo di ghettizzazione, volendo continuare a sviluppare la nostra coscienza, il senso critico e di avventura, possiamo serenamente continuare a farci sommergere da offerte di ogni tipo, immagazzinando cookie e quant’altro sui nostri sistemi di collegamento alla Rete. Ma se abbiamo consapevolezza o dubbi anche dei nostri limiti, librarci liberi da queste informazioni in Rete sarebbe la cosa migliore. Nel contempo, dovremmo/potremmo diventare sentinelle per e nella nostra comunita’, dandoci subito regole e perorando le stesse si’ che tutte le comunita’ abbiano opportunita’ di consapevolezza. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Difendiamo autonomia informazione in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 marzo 2017

giornalismo“Condivido fino in fondo l’appello della Federazione Nazionale della Stampa Italiana che denuncia la scelta del Dipartimento Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri per aver scelto un bando di gara europeo per l’assegnazione dei contratti di servizio con le Agenzie di Stampa Nazionali per l’informazione giornalistica primaria italiana a partire dal secondo semestre dell’anno 2017.Una scelta grave che penalizza l’informazione italiana e i livelli occupazionali dei giornalisti impegnati a mantenere una informazione parlamentare e politica nel nostro Paese di qualità. La dimensione occupazionale del settore è attualmente rappresentata da 830 giornalisti articolo 1 più 1.400 giornalisti collaboratori per un totale di 2.230 giornalisti e circa 800 lavoratori del settore poligrafico per un totale occupazione di oltre 3.000 lavoratori occupati nel settore giornalistico e poligrafico.Una scelta aberrante, per nulla dovuta, che rischia di mettere in ombra gli interesse nazionali qualora a gestire l’informazione primaria delle agenzie fosse un soggetto estraneo alla vita ed al futuro della nostra nazione. Da notare che gli altri Paesi europei si guarderebbero bene dall’aprire la loro platea informativa delle istituzioni politiche a soggetti estranei al Paese. Con una interrogazione del gruppo di Forza Italia chiederemo al Governo, tra l’altro, di valutare le ripercussioni occupazionali; di salvaguardare gli interessi nazionali; di escludere dalle procedure relative alle agenzie di stampa i contratti di servizio senza diritto di reciprocità; di riaffermare (art.7 della Legge sull’Editoria) l’acquisto dei servizi di agenzie di stampa da parte gli Enti Locali, Regioni, Aree Metropolitane e Comuni. Tutto ciò con l’unico obiettivo di difendere l’autonomia e la completezza dell’informazione italiana.” Così Maristella Gelmini, vice capogruppo vicario di Forza Italia alla Camera.

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Incontro organizzato dall’Ufficio d’Informazione del Parlamento europeo in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 28 febbraio 2017

palazzo-chigiRoma lunedì 6 marzo alle ore 10:00 presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in via Santa Maria in Via, 37 si terrà l’incontro organizzato dall’Ufficio d’Informazione del Parlamento europeo in Italia, insieme alla Rappresentanza in Italia della Commissione europea, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Politiche europee, all’associazione Action Aid, con il Sakharov Prize Network del Parlamento europeo, e in collaborazione con il Comitato Nazionale Italia di UN Women, la Rete di giornaliste indipendenti, libere e autonome GiULiA, e l’Università di Tor Vergata, nonché l’Osservatorio interuniversitario Studi di Genere dell’Università Roma Tre.

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Il giornalismo: un’arte fatta di informazione e immagini

Posted by fidest press agency su martedì, 21 febbraio 2017

GiornalistiQuali devono essere le competenze del giornalista moderno? Curiosità, resilienza e pensiero critico fanno sicuramente parte di quelle abilità consolidate e necessarie per coloro che fanno dell’informazione un mestiere. Tuttavia, il nuovo mondo della comunicazione, sempre più digitale e legato ai social media, rende impellente e inevitabile la necessità di ampliare le competenze dei giovani giornalisti. Quest’ultimi infatti devono saper realizzare live blog, gallery fotografiche e video racconti per riuscire a cogliere l’attenzione del lettore e dar nuova forza ai propri messaggi.Canon Italia si impegna al fianco di una delle più accreditate scuole di giornalismo italiane, la Scuola Superiore di Giornalismo dell’Università LUISS di Roma, mettendo a disposizione le proprie tecnologie e competenze in ambito di imaging, per supportare i giovani talenti nel loro percorso di formazione. La collaborazione nata fra Canon e La Scuola, nasce dalla volontà di migliorare e ampliare la conoscenza dei futuri reporter in ambito di comunicazione visiva e con l’intento di fornire loro gli strumenti per sfruttare a pieno il linguaggio universale delle immagini.La direzione del progetto presso l’Università LUISS è affidata a Roberto Cotroneo – giornalista, scrittore e fotografo italiano – che, insieme a Canon, offrirà agli studenti del Corso di Giornalismo un approfondimento dedicato al mondo della fotografia. L’esperienza e i preziosi insegnamenti dello scrittore si uniscono alla qualità delle macchine fotografiche Canon, messe a disposizione degli studenti per scoprire il mondo del fotogiornalismo e apprendere le tecniche di narrazione attraverso le immagini.Inoltre, in qualità di “Academy Partner Didattico”, Canon organizzerà insieme alla Scuola di Giornalismo dei seminari dedicati all’uso della strumentazione fotografica e non solo, mettendo così a disposizione dei giovani giornalisti tutte le migliori competenze in ambito di imaging.
Roberto Cotroneo racconta: “Da ormai dieci anni dirigo la Scuola Superiore di Giornalismo della Luiss Guido Carli a Roma. E in questi dieci anni ho visto crescere il rapporto tra giornalismo e fotografia come mai era stato prima. Anzi, più di una crescita parlerei di una vera e propria rinascita. Con i nuovi mezzi e le nuove tecnologie digitali lo sguardo dei giornalisti, degli allievi della mia scuola, può realizzarsi in una maniera nuova e più efficace. E con il progredire delle tecnologie, dello spazio del web, la possibilità di pubblicare reportage e di utilizzare l’immagine per raccontare è sempre più forte. Era dunque nelle cose che Canon Italia e Scuola di Giornalismo Luiss potessero trovare un punto di incontro, di interazione e di collaborazione. Si tratta di creare una nuova sensibilità fotografica nei giornalisti. Un nuovo modo di scattare e di raccontare le cose. Con il know how di Canon con la passione e le competenze dei ragazzi tutto questo porterà lontano”.
“Nel corso del 2016, sono state varie le attività che hanno visto Canon sostenere progetti per stimolare l’interesse e la sensibilità verso il fotogiornalismo”, afferma Paolo Tedeschi, Corporate Communication Senior Manager di Canon Italia “dall’iniziativa con Reuters e il fotoreporter Siegfried Modola che ha raccontato il fenomeno dell’emigrazione di un paese del Centro Italia, fino al progetto di responsabilità sociale “Scatta la Notizia” ad alto valore formativo e orientativo con gli studenti di un istituto superiore in provincia di Napoli.
Nel 2017, anno di numerose celebrazioni per Canon Italia, proseguiamo il percorso intrapreso, annunciando come prima iniziativa di prestigio, la collaborazione con la Scuola Superiore di Giornalismo della LUISS, in quanto siamo certi che ci consentirà di esprimere la nostra volontà e attenzione nel sostenere i giovani talenti”.

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Informazione di Stato. Perchè non può competere al livello dei media mondiali. Ora o mai più!

Posted by fidest press agency su martedì, 14 febbraio 2017

televisioneTg delle ore 13,30 di una domenica, ora di punta. Qual è la prima notizia? Il Festival di Sanremo. E poi le altre. Ma la prima e’ la prima, anche molto accurata e lunga. Poi ci sono quelle del missile della Corea del Nord, delle vicende del maggiore partito italiano (PD), delle vicissitudini della Sindaca di Roma, della violenza sui treni pendolari, delle balene spiaggiate in Nuova Zelanda, etc… insomma, a parte alcune legate alle vicende italiane, per il resto quasi tutta roba riciclata dalla carta stampata o dei giorni scorsi che, ironia del mezzo, viene anche fatta vedere in video come se un titolo di giornale fosse di per se’ la notizia. Per carita’, non pretendiamo che la nostra tv di Stato sia la Bbc o la Cnn o France24, ma almeno provarci.
Non bisogna parlare del Festival di Sanremo? Ovviamente crediamo che bisogna parlarne, ma nutriamo piu’ di un dubbio sul fatto che sia, alle 13,30 di domenica 12 febbraio, la notizia piu’ importante al mondo dall’ottica italiana. Il dubbio ci nasce solo da un fatto: la tv di Stato e’ pagata da noi contribuenti per informarci e -sara’ perche’ siamo fatti male?- non riusciamo a comprendere perche’ con tutto quello che accade nel mondo, debba essere la notizia a cui dare il maggiore rilievo. O meglio, lo comprendiamo, ma non siamo d’accordo: c’e’ l’audience, ci sono i contratti pubblicitari che vanno a ritroso e/o motivano le scelte editoriali. Cioe’ tutto quello che motiva un’emittente che vive delle sue capacita’ di produrre utili per decidere di fare una scelta piuttosto che un’altra. Ma qui stiamo parlando della tv di Stato, quella che tutti noi contribuenti paghiamo perche’ ci informi, quella che proprio l’altro giorno ha registrato un record di incassi grazie al nuovo metodo di esazione del cosiddetto canone/abbonamento. Quella tv che gli italiani vorrebbero privata ma che invece continua ad essere foraggiata da una imposta che la rende in smaccato abuso di posizione dominate con gli altri attori del panorama televisivo (a cui, ovviamente, vengono anche elargite delle briciole grazie alla legge sull’editoria che si alimenta anche dal canone).
Noi siamo molto preoccupati. Il nostro Paese e l’Unione Europea sono in condizioni critiche e, come nelle democrazie che vogliono esser tali, l’informazione ha un ruolo principale e determinante. Gli investimenti, i palinsesti e le scelte redazionali, invece, non cercano di portare i nostri media di Stato a competere nel mondo, ma solo a far godere gli indici di ascolto di una canzone italiana che esiste solo nella testa di alcuni giornalisti e contabili del rapporto audience/pubblicita’. Eppure, ci avevano detto del ruolo internazionale che, grazie al ripianamento della cronica evasione del canone, avrebbero avuto i nostri media…. Ci avevano detto. Per l’appunto.
Ribadiamo che, anche e soprattutto di fronte a questo sciupìo di professionalita’ e di denaro, parzialmente risolti i problemi di evasione dell’imposta di finanziamento, e’ il caso di rimettere in discussione tutto. Ora o mai piu’. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Informazione di Stato, e non solo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 dicembre 2016

Rai: sede di romaSecondo gli ultimi dati diffusi dall’Agenzia delle Entrate, gli introiti del cosiddetto canone Rai (imposta di possesso su apparecchio tv) dovrebbero superare per il 2016 i 2 miliardi di euro. Se quindi consideriamo che i residenti in Italia sono circa 61 milioni, significa che ogni cittadino versa allo Stato circa 33 euro per “godere” dell’informazione di Stato e per il finanziamento all’editoria privata.Non si tratta di una piccola cifra, se consideriamo che include anche i bambini e coloro che non possiedono un apparecchio tv o che guardano altri canali che non la Rai e che -proprio perche’ imposta sul possesso- devono comunque contribuire, nonostante gli dicono che si tratta del pagamento di un abbonamento/canone (potere dell’imbroglio lessicale…). Ogni famiglia anagrafica che ha pagato i suoi 100 euro di imposta tramite la bolletta elettrica, ha cosi’ contribuito, insieme alla pubblicita’, a mantenere la tv di Stato: tutte quelle persone che affollano spesso le nostre serate solitarie in casa, coi volti familiari che riconosceremmo ovunque e che parlano tra di loro come fossero a casa nostra; tutti quei giornalisti che ci informano, dal loro punto di vista e con le “dritte” che vengono loro imposte dal controllo politico della Rai, su quanto accade nel mondo e in Italia.Vale la pena pagare questi 33 euro? No, secondo noi. Non perche’ non vogliamo riconoscere che nel “sistema Rai” ci siano tante professionalita’ che comunque svolgono un servizio utile alla comunita’, ma perche’ -in termini strettamente economici per il contribuente- ogni persona interessata alle trasmissioni Rai, puo’ vedere le stesse attraverso Internet, spesso anche in diretta streaming, e questo tipo di collegamento non comporta il pagamento dell’imposta.Una situazione che ci deve far riflettere per meglio comprendere il contesto e le prospettive.Noi, con questa valutazione, facciamo solo un discorso utilitaristico, quasi civicamente incosciente -potrebbe dire qualcuno- perche’ sembra che vogliamo godere di un servizio senza pagarlo. Un punto fermo: comunque paghiamo per avere un collegamento ad Internet di cui, tramite le imposte che vi sono comprese, ne beneficia tutto quello che e’ “Stato”, Rai inclusa. Ci preme evidenziare l’incongruita’ di un sistema di informazione di Stato: in un mondo dove ci si parla a 360 gradi e dove l’informazione e’ un business al pari di un altro, c’e’ ancora chi pensa di informare travisando da questo mercato. O -peggio, come avviene nel caso del nostro sistema pubblico- sfruttandolo in maniera ibrida e in abuso di posizione dominante (la concorrenza della Rai -anche col mercato pubblicitario- con altri attori dell’informazione che non fruiscono del cosiddetto canone). Autorita’ come Antitrust che bacchettano e comminano salate multe a chi compromette la concorrenza
con cartelli e accordi piu’ o meno sottobanco, e’ sorda di fronte ad un cosi’ eclatante abuso come quello della Rai. Il contesto e’ quindi di privilegio. In un mondo, in un’Europa e in un’Italia dove ogni giorno ci dicono che i privilegi non devono esistere e devono essere sostituiti dai meriti. Qualcosa non funziona…
Le prospettive, di conseguenza, sono a “zero raggio”. Come quasi tute le politiche dei nostri governi e delle nostre amministrazioni: si guarda all’oggi (con leggi e norme che fanno onore all’urgenza) e mai al domani e al dopodomani. Quello che -per intenderci, in una prospettiva economica anche piu’ ampia di quella del business dell’informazione- non consente quasi mai la manifestazione di tutte le professionalita’ e desideri, espellendole o ingrippandole nella macchina del consenso politico.La Rai, in sostanza, e’ lo specchio del nostro Paese. Il concentrato -in ambito informazione- dei problemi economici e politici della nostra quotidianita’. Che bello: siamo un Paese omogeneo… dovremmo per questo essere soddisfatti? Per niente! Noi vorremmo un’altra omogeneita’, quella del mercato ovunque e nel rispetto dei diritti degli individui. Nella fattispecie, cosa impedisce che, per esempio, se proprio non si puo’ fare a meno di un servizio pubblico di informazione (il dubbio su questo ci rimane, sempre) questo non fosse com’e’ oggi, ma frutto di una gara per la concessione, con emissioni senza pubblicita’ e pagato -invece che dal cosiddetto canone- dalla fiscalita’ indiretta dello Stato?Contesto e prospettive, dicevamo. Discutibili, le nostre osservazioni e proposte. Per carita’. Ma prendiamo atto che un confronto del genere e’ inesistente e ostacolato. Per questo, in quell’ottica di riduzione del danno che caratterizza la nostra politica in difesa e affermazione dei diritti degli utenti, ci sentiamo a nostro agio nel ribadire che quei 33 euro che ognuno di noi da’ allo Stato per la Rai, non ne valgono proprio la pena!
1 – Cosi’ ha riferito il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, durante un’audizione in Parlamento. Ai fini di una prima valutazione degli effetti della nuova normativa introdotta, “occorre considerare che dai flussi informativi trasmessi all’Agenzia delle Entrate da Acquirente Unico emerge che l’importo del canone tv ad uso privato complessivamente addebitabile nelle fatture per energia elettrica per il 2016 è pari a circa 2.272 milioni di euro”. L’importo addebitato dalle imprese elettriche fino al 31 ottobre 2016 è pari a circa 2.129 milioni di euro (94% dell’importo addebitabile).
2 – piu’ volte da noi interpellata in merito, l’Antitrust ci ha sempre risposto “picche”.
3 – come gia’ avviene, per esempio, per la radio che, a parte il possesso professionale, la fiscalita’ derivante dalle famiglie attinge da una percentuale della Rc-auto. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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La Raggi disdegna i mezzi d’informazione

Posted by fidest press agency su sabato, 17 dicembre 2016

logo-fidest-jpgLa Fidest da qualche giorno ha ricevuto una nota della consigliera del PD Capitolino Ilaria Piccolo dove scrive, tra l’altro che la sindaca Raggi ha ammesso candidamente, durante la conferenza stampa dove, tra l’altro, non è stato possibile ai rappresentanti della stampa di chiederle delucidazioni, che “La nomina di Raffaele Marra le è stata imposta con la procedura dell’articolo 110 del TUEL. Logico ci viene da chiedere come s’interroga la Piccolo: “ma non è lei la Sindaca della città? Non è lei che prende le decisioni? Oltre alla notizia inquietante delle perquisizioni in Campidoglio, dovevamo scoprire anche quella di un sindaco ostaggio non si sa bene di chi. Da chi viene indotta per nomine e scelte che riguardano la città? Chi fa le scelte a Palazzo Senatorio? Chi governa in Campidoglio? Poiché sull’argomento ci è sorto un dubbio abbiamo pensato bene di “congelare” la nota ricevuta per avere chiarimenti sia alla segreteria della Raggi sia all’ufficio stampa del comune. Abbiamo atteso sino ad ora senza ricevere nemmeno un cenno di riscontro anche se questa volta ci è andata meglio delle altre in cui la e-mail ci veniva respinta perché la casella era piena. Ora trasmettiamo, per conoscenza, anche sul blog di Grillo questo mancato riscontro precisando, tra l’altro, che gli avevamo già fatto presente mesi fa e in più occasioni che se il movimento si lamenta dell’ostilità della carta stampata è anche vero che non si fa nulla o ben poco dal “fare al far sapere” e se un ufficio stampa di una città importante come Roma ha le gambe ingessate e crediamo non certo per colpa dei colleghi assegnati a tale servizio ma è ben più credibile per la volontà politica di chi amministra, non sarebbe il momento d’invertire questa tendenza? Non è anche questa una questione di trasparenza? (Riccardo Alfonso direttore agenzia stampa Fidest)

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Calabria: informazione regionale della Rai

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 ottobre 2016

reggio-calabriaIn Calabria, nell’ultimo anno, l’informazione regionale ha assunto una veste nuova ed un taglio nettamente diverso con la guida di Alfonso Samengo, ora destinato ad un ruolo importante in Rai parlamento.L’ultima sua ‘creatura’, la rubrica settimanale “Agricoltura 2.0”, dimostra come si possa fare un’informazione positiva, valorizzando le migliori e più moderne aziende agricole della nostra terra.
Ma hanno avuto un’eco importante le inchieste sull’ambiente: dal canalone dei veleni di San Ferdinando che la Testata giornalistica regionale ha denunciato per prima, agli scarichi abusivi nel reggino e a tutta la questione dell’emergenza ambientale in Calabria.
Problemi reali, concreti, molto sentiti come la sanità negata, con l’assalto quotidiano alle strutture di pronto soccorso. E l’annosa questione delle strade incomplete con le inchieste e i servizi sulla statale 106, la trasversale delle Serre, la 18 tra Campora e Falerna. E poi il mare inquinato.Un taglio forte dell’informazione regionale pubblica, la voce della gente, la denuncia, la protesta, la proposta. Samengo ha spinto sui tasti più vicini e sentiti dai cittadini, dando così un taglio netto alle stanche liturgie e alla consuete accondiscendenza alle quali, negli anni, Rai regione ci aveva in qualche modo abituato. E’ quanto ha dichiarato l’on.le franco Laratta.

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L’informazione che ridisegna le città

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 ottobre 2016

bolognaBologna Il 20 e 21 ottobre alla Fiera di Bologna l’iniziativa di FPA rivolta ad amministratori, politici, imprese, associazioni e cittadini: un momento di analisi e confronto su come i dati e le informazioni possono far diventare le nostre città sostenibili e sicure.
Una due giorni di incontro e scambio che mette al centro gli ecosistemi urbani, coinvolgendo i suoi principali attori –dalla Pubblica Amministrazione ai cittadini alle realtà associative e produttive- in una discussione sugli strumenti di analisi e governance delle nostre città.“Smart Cities e Smart Communities sono l’orizzonte cui tendono sempre più le politiche di gestione ed amministrazione delle città, secondo le direttive della legislazione nazionale delineate, ad esempio, in quel Codice dell’Amministrazione Digitale da qualche giorno entrato nella sua fase attuativa – dice Gianni Dominici, Direttore di Forum PA. – Non possiamo però prescindere da un’analisi oggettiva della realtà: le città sono sistemi sempre più complessi che non si possono governare se non con un’adeguata conoscenza”. Dati ed informazioni, dunque, al servizio di città sostenibili, sicure, intelligenti: dalle fonti istituzionali ai diversi device che popolano le città –il cosiddetto Internet of Things- dalle segnalazioni dei cittadini a quelli provenienti dal funzionamento della macchina amministrativa, i dati rappresentano oggi una ricchezza inestimabile quanto a possibili ambiti di applicazione. Le loro potenzialità sono enormi: si va dall’analisi dei bisogni, e quindi dalla previsione della domanda, a una maggiore razionalizzazione della spesa pubblica fino al miglioramento delle performance pubbliche.Ecco perché ICity Lab mette al centro della propria riflessione ICity Rate, il rapporto che dal 2012 stila la classifica annuale delle Smart City italiane e fotografa lo stato dell’arte nel percorso verso città più intelligenti, più vicine ai bisogni dei cittadini, più inclusive, più vivibili. Sarà proprio la presentazione di ICity Rate 2016 ad aprire il programma congressuale, giovedì 20 ottobre alle ore 10, nella plenaria “Conoscere, collaborare e realizzare nelle città dei dati”. Un’indagine che si arricchisce di nuovi dati, con circa 100 indicatori presi in esame: dalle fonti statistiche ufficiali a fenomenologie non ancora “cristallizzate”, dalla sharing economy alla capacità di attrazione di fondi UE per la ricerca fino alle performance delle amministrazioni sui social network. L’indagine verrà presentata e discussa, tra gli altri, da Carlo Mochi Sismondi e Gianni Dominici, rispettivamente Presidente e Direttore di Forum Pa, Sandro Cruciani, Direttore Centrale per le statistiche ambientali e territoriali ISTAT e Flavia Marzano, Assessora Roma Semplice – Roma Capitale.Ma la conoscenza non è fine a se stessa, deve servire a migliorare la qualità del vivere nelle città e soprattutto la sicurezza. Come possiamo parlare di Smart Cities e Smart Communities se non si creano le condizioni per rendere meno vulnerabili e più sicuri i nostri centri urbani? I recenti fatti di Amatrice ne sono una drammatica dimostrazione. “Ecco perché – continua Dominici – è altrettanto importante che si diffonda la cultura e la prassi della città resiliente, intesa come modello di governance improntato alla flessibilità, in grado di adattarsi in maniera immediata e snella alle sfide e alle minacce che provengono dall’ambiente esterno”. Un modello, quello di città resiliente, in grado di gestire risposte sociali, economiche e strutturali per permettere al territorio sopravvivenza e sviluppo, emancipandosi dalle pastoie di quella burocrazia difensiva che frena la gestione quotidiana delle funzioni amministrative: ciò che accade, ad esempio, con le procedure di affidamento diretto dei contratti d’appalto al di sotto della soglia di interesse europeo, i cui principi di efficienza ed economicità sono spesso frustrati dall’appesantimento eccessivo degli oneri connessi alla loro finalizzazione, nell’affannosa ricerca di un delicato e difficile equilibrio con l’esigenza di trasparenza, imparzialità e correttezza degli affidamenti pubblici.ICity Lab si presenta con un format del tutto rinnovato: dopo 4 anni di Smart City Exhibition, la due giorni vedrà susseguirsi convegni , workshop, sessioni plenarie e dibattiti sulle practice e gli strumenti di gestione del territorio a partire dalla grande rivoluzione del Data Driven Decision Making, vale a dire la capacità di trasformare i dati grezzi in conoscenza esatta di quello che accade sul territorio, e di alimentare quindi visione strategica, azione e capacità decisionale, in grado di guidare lo sviluppo e il buon governo delle città intelligenti.L’evento sarà anche l’occasione per un confronto con Governo, Amministrazioni locali e aziende più innovative per rilanciare una visione strategica ed un piano di interventi e investimenti dedicati alle Smart City, così come previsto dal PON Città Metropolitane 2014-2020, che mette a disposizione circa 900 milioni di euro per 14 città italiane (90 milioni per ciascuna delle città del sud e 40 per quelle del nord) per raggiungere gli obiettivi della coesione territoriale, della cittadinanza digitale, dell’innovazione sociale, della mobilità intelligente e della sostenibilità energetica e ambientale. Un tema, quello del PON, di cui si parlerà durante il workshop del 20 ottobre “La smart city del PON Metro 14-20: agenda digitale, sostenibilità urbana e inclusione sociale”, momento di incontro tra tutti gli attori coinvolti, Autorità di Gestione del Programma, Autorità Cittadine, esperti dei territori, per confrontarsi su quanto si sta facendo per raggiungere gli obiettivi programmati.

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Lazio: La nuova legge sull’informazione penalizza gli uffici stampa della Regione

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 ottobre 2016

regione-lazioRoma. Il Consiglio regionale del Lazio ha approvato la proposta di legge regionale n. 210 “Disposizioni di riordino in materia di informazione e comunicazione”, primo firmatario il presidente della commissione regionale Vigilanza sul pluralismo dell’informazione Giuseppe Emanuele Cangemi (Cuoritaliani). Una legge attesa da 18 anni dal settore che troverà nei circa due milioni di euro stanziati per un apposito fondo nel il triennio 2016-2018 una boccata di ossigeno. Un’occasione importante anche per i giornalisti dell’ufficio stampa del Consiglio regionale del Lazio, per ottenere finalmente il contratto nazionale di lavoro giornalistico. Così non è stato. L’emendamento a firma Marta Bonafoni (Si-Sel), Daniele Fichera (Psi per Zingaretti), Piero Petrassi (Cd) e Baldassarre Favara (Pd) che disponeva l’applicazione del contratto nazionale di lavoro giornalistico a tutti i giornalisti degli uffici stampa regionali – e non solo a quelli della Giunta Zingaretti come avviene oggi – è stato ritirato a causa delle “perplessità” espresse dall’ufficio legislativo del Consiglio “in ordine alla legittimità costituzionale delle disposizioni contenute”. A nulla è valsa la recente sentenza della Corte Costituzionale (del 5 luglio 2016, relatore Giuliano Amato) nella quale la Consulta ha riconosciuto la piena legittimità dell’art. 7 comma 3 della legge regionale delle Marche n. 51/1997 (Il personale regionale di ruolo iscritto all’ordine dei giornalisti e che svolge mansioni giornalistiche negli uffici stampa della Regione può optare per il trattamento economico previsto dal contratto collettivo di lavoro giornalistico. In tal caso il rapporto di lavoro è trasformato in rapporto a tempo indeterminato non di ruolo.). Né è valso rammentare all’ufficio legislativo e ai consiglieri della maggioranza Pd che il Cnlg è già applicato nella stragrande maggioranza delle regioni italiane, dalla Toscana alle Marche, appunto, dal Veneto alla Puglia, dall’Emilia Romagna alla Basilicata, dalla Lombardia all’Umbria, dalla Liguria alla Calabria, dalla Valle d’Aosta alle province autonome di Trento e Bolzano, dalla Sardegna al Friuli Venezia Giulia.
Un emendamento sul quale si è acceso il dibattito e nel corso del quale i consiglieri Antonello Aurigemma, capogruppo Pdl-FI, Devid Porrello, capogruppo M5s, e gli stessi Cangemi e Bonafoni hanno evidenziato le disparità di trattamento tra giornalisti che svolgono le stesse mansioni nell’ufficio stampa di Zingaretti, dove è applicato il Cnlg, e in quello del Consiglio, dove invece è negato.
Senza Bavaglio plaude l’azione dell’Associazione stampa romana che è riuscita a fare accogliere numerosi emendamenti di interesse per la categoria e per la battaglia per il riconoscimento del Cnlg. In vista della prossima sessione del bilancio regionale, Senza Bavaglio invita la FNSI a intensificare l’azione volta all’applicazione del Cnlg all’interno di tutti gli uffici stampa della Regione Lazio.(foto regione lazio)

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Informazione tra web e carta stampata

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 settembre 2016

GiornalistiDimmi come ti informi e ti dirò quanti anni hai. Secondo una recente ricerca del Pew Research Center, ripresa e sintetizzata da NiemanLab, una delle differenze più evidenti tra giovani e meno giovani in America si trova nella modalità e nei mezzi scelti per informarsi. Il 54% dei giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni dichiara di preferire la ricerca di notizie sul digitale, una percentuale che si abbassa al crescere dell’età anagrafica, passando al 38% tra i 30-49enni e al 15% nella fascia 50-64enni.
Guardando all’uso del mobile, il solco diventa ancora più marcato. Mentre il 70% degli under 30 dichiara di informarsi solo usando dispositivi mobile, la quota scende al 53% per chi ha tra i 30 e i 59 anni, per poi restringersi ulteriormente, fino al 29%, tra gli adulti di età compresa tra i 50 e i 64 anni.Un gap generazionale che potrebbe rappresentare una brutta notizia per le tv. Il report ha infatti confermato quanto molti network televisivi hanno già notato analizzando i numeri delle loro audience, con il numero di spettatori giovani che si sta sempre più riducendo. Mentre il 72% delle persone tra i 50 e i 64 anni, e addirittura l’85% degli over 65, si informa attraverso la tv, solo il 29% degli under 30 fa lo stesso.Indipendentemente dall’età però la tv risulta essere il mezzo più scelta da chi si informa guardando video news, con una fetta pari all’80%. In questo caso il ruolo del web è marginale: chi lo utilizza per informarsi preferisce leggere piuttosto che guardare.Passando ai giornali, scende ancora del 27% rispetto a tre anni fa la quota di chi la sceglie la carta stampata. Una quota che rappresenta il 26% del totoale di chi si informa leggendo.
In generale il giudizio che le persone hanno dei media, conclude il report, non è particolarmente positivo, con solo il 20% degli americani che esprime fiducia verso di loro. La considerazione negativa è più marcato tra chi si informa principalmente online, rispetto a chi usa altre piattaforme. Solo il 67% degli utenti web guarda con occhio positivo ai media, contro l’81% di chi utilizza tv o giornali. (primaonline) (fonte: notiziario http://www.francoabruzzo.it)

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Rapporto tra diritto di accesso agli atti e libertà di informazione

Posted by fidest press agency su domenica, 28 agosto 2016

consiglio di statodi Barbara Ruggiero. È necessario evitare ogni generalizzazione sul rapporto tra diritto di accesso agli atti e libertà di informazione. Lo ha stabilito una pronuncia del Consiglio di Stato – riportata nei giorni scorsi da una interessante analisi di Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera. In particolare, il Consiglio di Stato precisa che «non si ravvisa nell’articolo 21 della Costituzione il fondamento di un generale diritto di accesso alle fonti notiziali, al di là del concreto regime normativo che di volta in volta, e nell’equilibrio dei molteplici e talvolta non conciliabili interessi in gioco, regolano tale accesso». Non esiste, in pratica, un unico globale diritto soggettivo di accesso agli atti in nome della libertà di informazione. Un brutto colpo per tutti coloro che hanno da sempre individuato il diritto di accesso agli atti come presupposto necessario della libertà di informare. Secondo il Consiglio di Stato, infatti, «il riconoscimento giuridico della libertà di informare, in base alla concreta regolazione del diritto di accesso, diviene il presupposto di fatto affinché si realizzi la libertà di informarsi».La pronuncia è della quarta sezione giurisdizionale del Consiglio di Stato, presieduta dall’ex ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, estensore Silvestro Maria Russo.
I fatti: nel 2015 il giornalista di Wired Guido Romeo aveva chiesto, in base alla legge 241/1990, al Ministero del Tesoro di visionare 13 contratti di prodotti finanziari derivati tra lo Stato e alcune banche internazionali. Alla richiesta non era seguita alcuna risposta da parte del Ministero. Il Consiglio di Stato, nella pronuncia di metà agosto, prima bacchetta il Tar Lazio che aveva in primo grado condannato il giornalista a pagare le spese di giudizio, prendendo per buona la difesa del silente Ministero che paventava danni per il bilancio statuale dalla eventuale pubblicazione dei dati. Poi, nel merito, conferma il no del Tar Lazio, specificando che non esiste «un unico e globale diritto soggettivo di accesso agli atti e documenti in possesso dei pubblici poteri», ma «un insieme di diversificati sistemi di garanzia per la trasparenza» non attivabili «dalla mera curiosità del dato» ma sottoposti «alla rigorosa disamina della posizione legittimante del richiedente». In pratica, il richiedente deve «dimostrare un proprio e personale interesse (non di terzi, non della collettività indifferenziata) a conoscere gli atti e i documenti richiesti». In soldoni, il diritto di cronaca in sé non basta, in quanto «presupposto fattuale del diritto ad essere informati, ma non è di per sé solo la posizione che legittima chi chiede l’accesso». (fonte: Barbara Ruggiero da “I confronti” di Andrea Manzi)

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Campagna di Informazione sulle allergie da punture di api, vespe e calabroni

Posted by fidest press agency su sabato, 23 luglio 2016

vespaRitorna rinnovata nelle iniziative al servizio dei cittadini, la campagna d’informazione “Punto nel Vivo”, patrocinata da FederAsma e Allergie Onlus – Federazione Italiana Pazienti (www.federasmaeallergie.org) e realizzata con il contributo incondizionato di ALK-Abellò (www.alk-abello.it). L’iniziativa, partita nella seconda metà di maggio e attiva fino a ottobre inoltrato, ha l’obiettivo di far conoscere agli italiani, regione per regione, l’esistenza e le caratteristiche delle reazioni allergiche da punture di imenotteri, oltre alle terapie con cui trattarle. Una famiglia che comprende oltre 100.000 specie d’insetti, tra i quali, i più noti e comuni sono, le api, le vespe e i calabroni.
In Lazio hanno aderito 7 centri allergologici e i Pronto Soccorso afferenti: 3 a Roma, 3 in provincia di Latina e uno in provincia di Viterbo . In queste strutture il pubblico, nel corso dell’estate, potrà trovare il materiale informativo della campagna.
“La nostra Associazione ritiene importante informare la popolazione sulle reazioni allergiche al veleno da punture di imenotteri – dichiara Sandra Frateiacci, Presidente dell’Associazione Laziale Asma e Malattie Allergiche (ALAMA) – Punto nel Vivo, una campagna di informazione su questa allergia sostenuta dai principali esperti allergologi della nostra regione, rappresenta una grande occasione per accendere un riflettore su un tema di grande attualità, soprattutto nella stagione estiva quando si è più spesso all’aria aperta. La nostra speranza è che la distribuzione del materiale informativo della campagna, sia nei centri di allergologia sia nei Pronto Soccorso, e le informazioni fornite costantemente dalla pagina Facebook di Punto nel Vivo, possano aiutare le persone a distinguere le reazioni normali da quelle allergiche, e spingerle, seguendo i consigli degli esperti, per prima cosa a rivolgersi allo specialista allergologo per una corretta e tempestiva diagnosi.”
9 italiani su 10 punti almeno 1 volta nella vita. 8% la possibilità di essere allergici.
Nel corso della loro vita, 9 italiani su dieci vengono punti da un’ape, vespa o calabrone e fino all’8% di questi può sviluppare una reazione allergica, spesso senza sapere quali possano essere le conseguenze: reazioni locali importanti, con pomfi in sede di puntura superiori al diametro del palmo della mano, casi più rari di shock anafilattico fino all’evento eccezionale del decesso (non meno di 10 casi all’anno accertati in Italia).
Secondo gli esperti è importante ribadire come, secondo i dati, le persone che registrano il maggior numero di reazioni allergiche da veleno di imenotteri sono in primis gli apicultori, attività molto diffusa nel Lazio, che con tutta evidenza hanno un rischio, classificabile come professionale, che li porta a registrare fino al 32% delle reazioni sistemiche. Mentre un discorso diverso va fatto per gli anziani che diventano allergici agli imenotteri, il cui problema consiste nel rischio di sviluppare reazioni più gravi nella fragilità, dovuto nella maggioranza dei casi alla presenza di patologie concomitanti, con particolare riferimento alle malattie cardiovascolari.Per maggiori informazioni sulle iniziative della campagna e sui centri allergologici di riferimento è possibile consultare: http://www.facebook.com/puntonelvivo e http://www.federasmaeallergie.org

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Il secondo volume dell’Agenda del Giornalista 2016, RP contact, è in distribuzione

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 luglio 2016

agenda del giornalistaL’Agenda del Giornalista da 49 anni si conferma come il più completo strumento professionale per chi lavora nel campo dell’informazione, della comunicazione e del marketing. Il suo contenuto include:
i contatti delle associazioni di categoria
i decisori politico-istituzionali internazionali europei e italiani
i gruppi e mediatori di interesse
il mondo del non profit chi fa rp e comunicazione nelle aziende e nelle agenzie specializzate in relazioni pubbliche e comunicazione.
A tutti i clienti che acquisteranno la collana completa entro il 24 Luglio 2016 riserviamo il prezzo speciale di 128,00 euro con spese di spedizione omaggio. http://www.agendadelgiornalista.it (foto. agenda del giornalista)

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Informazione scientifica e selezione delle fonti

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 luglio 2016

IMG_0248La grande diffusione di Internet che si è avuta nell’ultimo decennio ha contribuito a rendere accessibile a tutti un numero potenzialmente illimitato di informazioni, con il grande problema però del controllo delle fonti e della possibile amplificazione di notizie non vere, le cosiddette “bufale”. La causa starebbe proprio nella democraticità potenziale, come la chiama Ginzburg, del mezzo-Internet: il Web permette infatti a chiunque l’accesso a informazione difficilmente decifrabili senza una cultura specifica; chi cerca informazioni ha la tendenza a selezionare quelle che confermano i suoi bias; chiunque può dire la sua perché l’opinione di tutti ha valore; l’ego di chi va controcorrente è potenziato dalla presenza di un pubblico.
Il problema delle bufale su internet acquista particolare rilevanza nel campo delle vaccinazioni, dove entrano in gioco anche i meccanismi neurocognitivi dei genitori che tendono a “proteggere” i propri figli: la pratica vaccinale non è facile da comprendere, le vaccinazioni pediatriche sono un trattamento farmacologico su bambini sani ed esiste un’errata percezione del rapporto rischio-beneficio. La mente umana si è evoluta in un passato contesto biologico che oggi la rende inadatta a calcolare rischi e incertezze a lungo termine (teoria della bounded rationality di Daniel Kahneman, Premio Nobel nel 2002); il nostro cervello tende a dare maggiore rilevanza alle informazioni che suggeriscono un alto rischio an-che se statisticamente irrilevanti. Disporre di molte informazioni sul rischio non porta perciò a prendere decisioni sanitarie corrette. (Daniela Minerva Responsabile Salute La Repubblica)

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L’informazione in materia di salute deve da sempre esprimere affidabilità, autorevolezza e comunicare attingendo a fonti accreditate da un punto di vista scientifico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 giugno 2016

IMG_0322Più la stampa, però, oggi appare responsabile e rigorosa meno il pubblico generale sembra apprezzarla. È innegabile che faccia molta più noti-zia la polemica, l’inganno, l’errore, il complotto, l’interesse economico che la buona e sana informazione generale e medica in particolare. I media per compiacere la nuova “società della comunicazione” e mantenere il proprio pubblico, hanno danno vita a controversie accattivanti, anche in materia di salute, che hanno permesso di vendere, aumentare gli ascolti e l’interesse andando così ad alimentare con metodo il clima di sfiducia che sembra attraversare oramai da anni il paese. Per questo il rapporto tra cittadini, scienza e giornalismo scientifico sembra oggi più di ieri profondamente sofferto e tormentato. Lettori, telespettatori, ascoltatori lamentano difficoltà di comprensione e trasparenza. In particolare in materia vaccinale, si è aperta una voragine, dove rischiano di cadere i nostri figli, la salute pubblica e la nostra stessa credibilità. Tutti sappiamo quanto le vaccinazioni siano strumenti efficaci messi a disposizione dalla scienza e di quanto vantino una storia fatta di successi e di evidenti conquiste. Oggi però comunicarlo sembra diventato difficile se non impossibile anche perché gruppi esigui ma meglio organizzati di “antivaccinisti” spinti da innumerevoli motivazioni hanno sbarrato la strada all’informazione scientifica, agli autorevoli sostenitori del mondo accademico e all’intero sistema istituzionale preposto alla difesa della nostra salute. Le motivazioni per non vaccinarsi non hanno evidenze scientifiche ma nonostante tutto riescono a interpretare la necessità di diffidare del sistema che sembra a loro parere più interessato a vendere vaccini che a salvare la vita delle persone. Nessuno mette l’accento sull’analfabetismo scientifico che si sta diffondendo! Anzi inspiegabilmente i sostenitori continuano a essere opinionisti dei dibattiti pubblici e a dare informazioni sbilanciate che mettono a dura prova il rigoroso lavoro di chi è invece per deontologia professionale e per formazione medico-scientifica dalla parte della scienza.
Capire come dobbiamo comunicare, è la vera sfida. Che cosa stanno chiedendo le persone confuse e disorientate? Perché assumono atteggiamenti di sfiducia e d’attacco anche quando conoscono poco la materia che trattano? Che cosa stanno chiedendo a giornalisti, editori, scienziati ai professionisti della sanità le persone che non vaccinano più i loro figli? Perché nel paese dell’iperprotezione genitoriale ci sono madri e padri che espongono i loro figli, e di conseguenza i bambini più fragili, a reali rischi per la salute? Come può il servizio pubblico contribuire a rassicurare gli scettici e isolare chi deliberatamente mina un meccanismo di protezione che ha saputo e sa ancora oggi salvare tante vite umane?
IMG_0340In genere parlare del ruolo informativo del Servizio Pubblico da sempre è tema di grande responsabilità. In particolare oggi assume un significato prioritario visto che ci troviamo in fase di annunciata trasformazione aziendale e che i sistemi di servizio pubblico radiotelevisivo, non solo in Italia ma in tutta Europa, nonostante abbiano rappresentato il perno del sistema dei mass media, oggi debbano necessariamente ripensare il loro ruolo alla luce delle evidenti trasformazioni multimediali. I mutamenti dell’era digitale, infatti, hanno portato cambi culturali innegabili e la crescente necessità di saper utilizzare un linguaggio più accessibile che possa ben interpretare le esigenze conoscitive degli utenti.
In questa situazione in rapida evoluzione, informazione e comunicazione tra l’altro, sono diventate funzioni sociali diffuse che se non utilizzate con criterio possono confondere, disorientare e disinformare in modo incisivo la popolazione. In realtà però i mutamenti dello scenario comunicativo attuale e la loro trasversalità dovrebbero restituire la legittimità alla Tv di Stato ad assumere ruolo di riferimento per rispondere ai bisogni informativi, educativi e d’intrattenimento dei cittadini, oltre che favorire, lo sviluppo di una cultura nazionale e dei suoi valori. Per questo, in particolare riferimento alla comunicazione medico-scientifica, il Servizio Pubblico dovrebbe garantire ancora di più la certezza di un’informazione corretta ed equilibrata basata su evidenze scientifiche. In realtà però tutti sappiamo bene che nei sistemi informativi ognuno di noi oltre a seguire una precisa linea editoriale dettata dalla propria testata porta anche se stesso, la propria competenza e il proprio senso di responsabilità individuale. Per questo, poiché sono stata invitata a partecipare a quest’autorevole incontro, ho deciso di portare alla vostra attenzione la mia esperienza professionale cominciata ventotto anni fa con la conduzione per dieci lunghi anni di Check-up, il programma d’informazione medico–scientifica di Rai Uno ideato da Biagio Agnes, e proseguito oggi a Radio Uno Rai con la conduzione di Life – Obiettivo Benessere voluta dall’attuale direttore Flavio Mucciante. La Televisione prima e la Radio oggi, attraverso l’uso di sms e WhatsApp, hanno permesso a me e alla mia redazione, in modo evidente e inequivocabile, d’intercettare un forte cambiamento sociale e culturale e di incontrare un pubblico completamente diverso che negli anni ha mostrato sempre più esigenza di autodiagnosi e automedicazione. In particolare alle tante trasmissioni radiofoniche proposte in questi ultimi due anni IMG_0299per parlare dei vaccini è seguito un fiume inesauribile di teorie anti-scienza, offese e scetticismo al quale è stato difficile rispondere in maniera forte, decisa e convincente. Oggi però la polemica per la polemica sembra aver lasciato il passo a una timida ragionevolezza che vorrei condividere con voi portando alla vostra attenzione “la preziosa testimonianza degli ascoltatori di Life” che potranno essere “indicatori narrativi” e dare un segnale forte del bisogno informativo, della crescente necessità di aiuto nel comprendere meglio il problema ed essere anche testimonianza diretta di quello che i vaccini hanno rappresentato per la nostra salute. In realtà io propongo, in questa fase decisiva, di far diventare gli ascoltatori parte attiva del processo di cambiamento informativo. Concludo dicendo che organizzare seminari, workshop ed eventi come questo in cui scienziati e giornalisti sono invitati a confrontarsi è di rara importanza. Ci da l’opportunità di mettere insieme le nostre esperienze e le nostre risorse per capire come uscire da questo tunnel al più presto. Il tempo perso, come sempre in materia di salute è un vero nemico! Il futuro di tutti dipenderà dal lavoro comune di scienziati, medici e mass media per assicurare in modo efficace una comunicazione responsabile per promuovere il futuro della nostra salute. Mi permetto inoltre di osservare che non c’è momento miglio-re di una crisi in cui sono in ballo molte vite umane per dover decidere il da farsi e per rispondere alle esigenze di chi chiede su tutto competenza, verità, e forti rassicurazioni. Per questo dobbiamo saper rispondere con alto senso di responsabilità e di unità. Costituire una Rete informativa autorevole dovrebbe essere obiettivo condiviso di tutti quelli che fanno informazione medico-scientifica. Esporsi e scegliere: Un vero dovere! In fondo “essere dalla parte dei vaccini”, non significa altro che “essere dalla parte della scienza”. (Annalisa Manduca
Conduttrice di Life-Obiettivo benessere, Radio1 Rai)

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