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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

Posts Tagged ‘informazione’

Un ex uomo Mediaset presidente Vigilanza Rai

Posted by fidest press agency su domenica, 22 luglio 2018

di Gianluigi Paragone. Le opposizioni hanno votato il Presidente della Commissione di Vigilanza Rai. Sapete che le Commissioni di Vigilanza e di Garanzia sono delle Commissioni che vengono assegnate proprio come Presidenza alle opposizioni.Quindi, le opposizioni chi hanno scelto come Presidente, come uomo di Garanzia per la Vigilanza Rai? Un ex uomo Mediaset! Quindi hanno votato un ex collega di Mediaset – era assunto fino a pochi mesi fa.Allora, noi ci auguriamo che Barachini, faccia il suo lavoro nella maniera più trasparente, libera e limpida possibile nell’interesse degli italiani e non nell’interesse di Mediaset. Perché noi vogliamo una Rai completamente fuori dai radar dei partiti. Una Rai libera, una Rai per i cittadini, una Rai anche libera da tutte le società di appalti esterne che finora hanno ingolfato i lavori di questa grande azienda culturale del paese. (fonte: blog delle stelle) (n.r. Come dire? Mediaset controlla la Rai. E’ una novità? Assolutamente no. Sono 24 anni che lo fa e forse anche prima. Ora, semmai, lo rende pubblico senza reticenza. E’ un bel passo in avanti. A nessuno viene in mente che con questa mossa Mediaset ha raggiunto non solo di nome ma anche di fatto il monopolio delle reti televisive? Viva la pluralità dell’informazione in chiave Mediaset.)

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Violazione del pluralismo politico e della libera concorrenza dei principali mass media

Posted by fidest press agency su martedì, 19 giugno 2018

Il Movimento Astensionista Politico Italiano ha segnalato all’Antitrust e all’Autorità per le garanzie nelle tecomunicazioni quello che ritiene nei suoi confronti: “violazioni sistematiche del pluralismo politico dell’informazione e della libera concorrenza editoriale da parte delle principali testate giornalistiche italiane e delle principali emittenti radiotelevisive nei confronti del pluralismo politico dell’informazione.
Tali violazioni, facilmente riscontrabili anche dai tabulati riassuntivi pubblicati dall’AGCOM, denotano la perenne assenza nel pluralismo dell’informazione di ogni sorta di approfondimento sulle tematiche riguardanti l’astensionismo politico, oggetto di una stretta censura da parte dei mass media, nonostante gli sforzi compiuti contro tale pratica dallo scrivente movimento da un decennio a questa parte.
Sulla base degli ultimi esiti elettorali nazionali del 4 marzo l’area del non voto ha raggiunto in Italia una percentuale molto elevata, pari a circa il 30% dell’intero corpo elettorale, con poco più di 13 milioni e mezzo di elettori che così facendo hanno espresso il proprio voto per mezzo di un voto non utile per i partiti in competizione.
Ebbene, nonostante ciò, tutte le nostre continue richieste comunicative alle principali testate giornalistiche (Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa, Il Sole 24 Ore, ll Giornale, Il Messaggero, TG1, TG2, TG3, TG4, TG5, Studio Aperto, TGLA7, Rainews24, SkyTG24 etc.) e di partecipazione agli approfondimenti nei talk-show televisivi di Rai, Mediaset, LA7, nonostante la validità e l’utilità delle nostre argomentazioni nell’affrontare le grandi tematiche ed emergenze politiche attuali in un’ottica di un confronto dialettico democratico, vige una sistematica censura atta a strumentalizzare e condizionare politicamente l’arbitrio e la costituzione del libero pensiero politico dell’intera popolazione italiana.
Da confidenze riservate ricevute dallo scrivente movimento da alcuni noti esponenti politici oltre che da alcuni giornalisti, che tuttavia ci hanno chiesto di rimanere anonimi per timore di ritorsioni, pare che contro di noi esista un vero e proprio cartello editoriale da parte dei principali organi di informazione già citati, volto a censurare direttamente non soltanto quanto da noi redatto e proposto, ma di conseguenza ogni altra notizia di approfondimento sui temi dell’astensionismo politico-elettorale.
Pare inoltre, e questo per noi è un aspetto ancor più grave e inquietante, che tali direttive siano addirittura il risultato di una serie di pressioni giunte agli editori e alle redazioni dei principali mass media da parte dei Dipartimenti per l’Editoria dei passati Governi, al fine di facilitare, evitando ritorsioni, l’erogazione dei contributi economici statali per essi previsti. Per quanto esposto si chiede, in base ai poteri attribuiti alle Autorità in indirizzo, di avviare, ove previsto, le competenti istruttorie e tutti i provvedimenti volti a rimuovere le illegalità emerse da quanto descritto”. (La lettera è firmata da CVDP – Commissione di Vigilanza per la Democrazia Partecipativa e noi per obiettività informativa riproduciamo)

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Sviluppo e gestione di sistemi di informazioni creditizie e commerciali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 giugno 2018

CRIF, società globale specializzata nello sviluppo e gestione di sistemi di informazioni creditizie e commerciali e soluzioni per la gestione del credito, ha annunciato la partnership con il Credit Information and Analytical Center (CIAC) per lo sviluppo di un Sistema di Informazioni Creditizie in Uzbekistan. Il Gruppo bolognese deterrà il 35% del capitale sociale della società di partenariato pubblico-privato.
Questa iniziativa si inserisce nel “Financial Infrastructure Project” attuato in Uzbekistan dalla World Bank e da IFC Finance & Markets Global Practice. Nello specifico, dopo due anni di gare e trattative internazionali sotto l’egida della World Bank, CIAC ha scelto CRIF come partner tecnologico per lo sviluppo del progetto in virtù della sua comprovata esperienza nella fornitura di analoghe soluzioni in Europa, Asia, Africa e nelle Americhe.
L’Uzbekistan, che fa parte del programma di cooperazione economica regionale (CAREC) per l’Asia centrale, è un Paese che sta cercando di realizzare una crescita economica inclusiva. Grazie alla sua posizione strategica, che gli conferisce un ruolo fondamentale come ponte tra l’Europa e il Medio Oriente, e alle recenti riforme istituzionali, dispone delle condizioni adeguate per consolidare la propria crescita, sviluppare i mercati, promuovere la partecipazione del settore privato e sostenere il sistema imprenditoriale nel suo complesso. Secondo le previsioni dell’Asian Development Bank Report, il PIL dell’Uzbekistan dovrebbe crescere del 5,5% nel 2018 e del 5,6% nel 2019.
“La firma dell’accordo tra il credit bureau uzbeko e CRIF è particolarmente importante e opportuna in quanto il Paese sta attualmente attuando un piano di riforme senza precedenti in tutti i settori della propria economia. Questa partnership segnerà una nuova pietra miliare nello sviluppo del sistema di condivisione delle informazioni sul credito a famiglie e imprese, portando soluzioni tecnologiche evolute e competenze globali che andranno a beneficio del nostro settore creditizio e finanziario” – ha commentato Bakhtiyar Khamidov, General Director dell’Uzbekistan Banking Association.

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“L’Informazione che vorrei. La Rete, le sfide attuali, le priorità future”

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 maggio 2018

Milano lunedì 21 maggio alle ore 18 Assolombarda via Pantano 9. Ruben Razzante, Docente di Diritto dell’informazione Università Cattolica Sacro Cuore di Milano, giornalista professionista e consulente, presenta il suo libro “L’informazione che vorrei. La Rete, le sfide attuali, le priorità future” ed. FrancoAngeli. Interverranno con l’autore:
– Carlo Bonomi, Presidente Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza
– Maurizio Costa, Presidente Fieg
– Carlo D’Asaro Biondo, Presidente Emea Partnerships, Google
– Luciano Fontana, Direttore Corriere della Sera
– Lorenzo Sassoli de Bianchi, Presidente Upa
Modererà i lavori Vincenzo Di Vincenzo, Responsabile Ansa Lombardia.
“L’Italia e l’Europa stanno vivendo cambiamenti epocali per il futuro dell’informazione digitale e della produzione e diffusione dei contenuti in Rete. Occorrono scelte coraggiose e politiche illuminate che possano coinvolgere attivamente tutti gli attori in campo e assicurare la crescita sociale ed economica del mondo dei media e un corretto funzionamento della web democrazia, nell’interesse degli utenti”.
Ruben Razzante scrive così ne “L’informazione che vorrei. La Rete, le sfide attuali, le priorità future” – di cui ha curato la pubblicazione e che include scritti di: Marcello Cardani, Elio Catania, Maurizio Costa, Carlo D’Asaro Biondo, Pasquale D’Innella Capano, Luciano Fontana, Giovanni Pitruzzella, Lorenzo Sassoli de Bianchi, Franco Siddi, Antonello Soro e Carlo Verna. “L’informazione che vorrei” intende essere una sorta di manifesto programmatico per la prossima legislatura, che spieghi a un pubblico generalista, dal punto di vista degli addetti ai lavori (authority, motori di ricerca, editori, giornalisti, professionisti della comunicazione, manager del settore, esperti), quali saranno gli impegni che Parlamento e Governo dovranno prendere in questi ambiti e quali saranno le sfide più impegnative e avvincenti che attendono l’Europa multimediale e digitalizzata. Nel suo corposo saggio introduttivo e in quello conclusivo, Ruben Razzante analizza le prospettive e gli sviluppi possibili dei media tradizionali e affronta i temi della diffusione in Rete di disinformazione e fake news, della protezione dei diritti in Rete, della valorizzazione della professione giornalistica e della riforma della governance Rai.
Il volume affronta le criticità attuali del mondo dell’informazione digitale, delinea le priorità dei prossimi anni e intende offrire stimoli e soluzioni ai decisori istituzionali, al management delle imprese editoriali e alle categorie professionali coinvolte, ma anche chiavi di lettura ai cittadini affinché possano sentirsi parte in causa nei processi radicali di trasformazione che interessano il mondo dell’informazione, soprattutto in Rete. Il libro: (ed. FrancoAngeli, 2018)

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“Il ruolo dell’informazione e della stampa prima e dopo lo svilupparsi degli eventi sismici”

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 aprile 2018

Pozzuoli (Na) Venerdì, 13 aprile 2018 alle 16:30, presso la Sala dell’ex Consiglio Comunale di Palazzo Migliaresi, Rione Terra – Convegno giornalistico: “Il ruolo dell’informazione e della stampa prima e dopo lo svilupparsi degli eventi sismici”(Dallo sgombero del Rione terra fino al recente caso di Ischia) , organizzato dai “Giornalisti Flegrei”, in collaborazione con le Associazioni locali allo scopo di catalizzare l’attenzione della stampa sulle problematiche della comunicazione durante gli eventi tellurici, in particolar modo nel comprensorio flegreo, area particolarmente sismica. Due saranno i principali argomenti trattati durante il Convegno, dopo il saluto del Sindaco Figliolia e del Presidente dell’Associazione della Stampa Campana “Giornalisti flegrei” Claudio Ciotola: “Il ricordo del Bradisismo e lo sgombero del Rione Terra”, a cura di Claudio Correale (Presidente dell’Associazione Lux in Fabula) e della Giornalista Eleonora Puntillo e “L’evento sismico di Ischia e le problematiche relative alla gestione di allerta nell’area flegrea” che sarà discusso dal Prof. Giuseppe Luongo, dal Prof. Ciro Biondi, dal Dr. Pietro Greco (Giornalista scientifico), dal Sindaco di Pozzuoli Dr. Vincenzo Figliolia, dal Sindaco di Bacoli Dr. Giovanni Picone e dal Sindaco di Monte di Procida Dr. Giuseppe Pugliese. Ci sarà spazio, inoltre, per la presentazione , a cura del Segretario dell’Associazione della Stampa Campana “Giornalisti Flegrei”, Rosario Scavetta, del Centro Studi sul Giornalismo dedicato al Giornalista Franco Mancusi, per decenni attento osservatore del territorio flegreo. I lavori saranno moderati dall’Avv. Maria Grazia Siciliano, Presidente dell’Associazione Liberass. Aderiscono all’iniziativa anche le Associazioni Lux in Fabula, Osservatorio Flegreo, Dialogos, New Media Ass. Editoriale e il Consorzio Valore Cultura. L’iniziativa gode del Patrocinio della Regione Campania e dei Comuni di Pozzuoli, Bacoli e Monte di Procida. (fonte: http://www.giornalistiflegrei.it)

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L’informazione e la formazione delle opinioni nella societa’ globale degli algoritmi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 aprile 2018

La nostra e’ una societa’ complessa, e lo diventa sempre di piu’. Dal momento in cui l’accesso all’informazione -strumento principe del potere- e’ stato liberalizzato, la complessita’ e’ diventata maggiore. Nei secoli e nei lustri passati cio’ che il principe o il potente sapeva, era strumento di sottomissione di coloro che non sapevano. Via via che ci siamo avvicinati alla nostra era -complici le tecnologie di massa applicate all’informazione- questo potere si e’ sempre piu’ eroso. Ma non e’ sparito, si e’ solo trasformato. E i potenti di un tempo oggi sono diversi, articolando il loro potere -sempre con l’informazione- in modo piu’ raffinato ed esclusivo. Ai piu’ l’informazione massificata e le fake-news, ai potenti l’esclusivita’.
Informazione massificata. E’, in genere, quella poco approfondita, fatta di brevi allocuzioni, notizie piu’ o meno gridate e sempre considerate eclatanti, anche se fanno parte di una routine. Metodo che conduce facilmente al loro uso strumentale, di parte e difficilmente formatore di un’opinione. Esempio: un’amministrazione comunale fa cassa con le multe al codice della strada e viene scoperta… ed ecco che di conseguenza, nel mondo dell’informazione massificata, tutte le amministrazioni comunali sono altrettanto disoneste. Non solo, ma anche che tutte le amministrazioni comunali usano il codice della strada solo per fregare gli onesti cittadini. E non solo il codice della strada, ma tutto il sistema di imposizione fiscale delle amministrazioni comunali e’ concepito e usato per fregare gli onesti. E anche se all’evidenza logica tutto questo puo’ sembrare la trama di un film catastrofista, diventa difficile circoscrivere il fenomeno e, magari, usarlo per farne tesoro.
Fake news. Sono il corollario conseguenziale dell’informazione massificata. Indipendentemente dal motivo per cui, una per una, vengono generate, quando arrivano nell’agorà massificata, proprio per la loro caratteristica di comunicare qualcosa di sensazionale, diventano la conferma dei propri convincimenti per il consumatore medio.
Qui si inseriscono le grandi aziende leader dell’informazione del nostro secolo, i vari Facebook, Twitter, etc. Col loro metodo di controllo dei gusti degli iscritti, fornendo loro l’informazione mirata dopo accurata selezione di ogni particolare delle loro navigazioni, contribuiscono a far cedere che cio’ che accade nel mondo e’ proprio quello che uno si aspetta per validare le proprie opinioni… che non sono piu’ tali, visto che non si formano in modo dialettico e di confronto, ma assumono le sembianze di ossessioni. Queste creazioni di mondi funzionali agli specifici gusti dello specifico consumatore, porta anche, da se stessi, a rafforzare una tendenza di scelta per tutto quello che sia funzionale ai propri convincimenti: ed ecco che si leggono (quando si leggono piuttosto che usare tecniche di lettura veloce) libri che possano solo confermare le proprie opinioni, si frequentano solo persone che hanno una similitudine con se stessi, si da maggiore affidamento solo
alle novita’ che provengono da ambiti di provata e apprezzata similarita’, e cosi’ via.
Accade che quello che doveva essere il cittadino globale, non e’ piu’ tale, ma e’ il solito suddito del principe e del potente, con la differenza che a filtrargli l’informazione non sono piu’ i padroni del castello e del vapore, ma quelli nel nuovo capitalismo che si basa sugli algoritmi.
Per chi ancora non se ne era reso conto, e’ quello che sta venendo fuori proprio in questo periodo con la vicenda Facebook. Ne siamo consapevoli? (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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“L’informazione che vorrei: La Rete, le sfide attuali, le priorità future”

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 marzo 2018

Libro di Ruben Razzante, docente di Diritto dell’informazione all’Università Cattolica di Milano e alla Lumsa di Roma. “L’informazione che vorrei. La Rete, le sfide attuali, le priorità future”, edito da FrancoAngeli, di cui Ruben Razzante ha curato la pubblicazione e che include scritti di: Marcello Cardani, Elio Catania, Maurizio Costa, Carlo D’Asaro Biondo, Pasquale D’Innella Capano, Luciano Fontana, Giovanni Pitruzzella, Lorenzo Sassoli de Bianchi, Franco Siddi, Antonello Soro e Carlo Verna. “L’informazione che vorrei” intende essere una sorta di manifesto programmatico per la prossima legislatura, che spieghi a un pubblico generalista, dal punto di vista degli addetti ai lavori (authority, motori di ricerca, editori, giornalisti, professionisti della comunicazione, manager del settore, esperti), quali saranno gli impegni che Parlamento e Governo dovranno prendere in questi ambiti e quali saranno le sfide più impegnative e avvincenti che attendono l’Europa multimediale e digitalizzata.
Nel suo corposo saggio introduttivo e in quello conclusivo, Ruben Razzante analizza le prospettive e gli sviluppi possibili dei media tradizionali e affronta i temi della diffusione in Rete di disinformazione e fake news, della protezione dei diritti in Rete, della valorizzazione della professione giornalistica e della riforma della governance Rai.

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Secondo il monitoraggio svolto da Mediamonitor.it su oltre 1500 fonti di informazione, il segretario del PD è stato il più citato sui media

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 febbraio 2018

Nella settimana tra il 16 e il 22 febbraio il segretario del PD Matteo Renzi è tornato protagonista sui media raccogliendo 3.436 menzioni, il 27,6% in più di quelle avute da Silvio Berlusconi. Di Renzi si è parlato soprattutto a proposto del “caso De Luca” (501 ricorrenze) scaturito dall’inchiesta giornalistica della testata Fanpage (354).
A mettere in evidenza questi risultati è il monitoraggio svolto su oltre 1500 fonti d’informazione fra carta stampata (quotidiani e periodici), quotidiani locali, siti di quotidiani, principali radio, tv, blog da Mediamonitor.it, che utilizza tecnologia e soluzioni sviluppate da Cedat 85, azienda che da 30 anni opera nella fornitura dei contenuti provenienti dal parlato. Mediamonitor.it ha rilevato le citazioni avute dal 16 al 22 febbraio sui media da una lista selezionata di capi partito candidati alle prossime elezioni politiche.Numerose le citazioni del segretario del PD (348) in correlazione con il nome di Massimo D’Alema, esponente di spicco Liberi e Uguali. Renzi nell’ultima settimana, facendo appello al voto utile, ha spesso ripetuto nei suoi interventi “Chi vota D’Alema, in realtà vota Salvini” oppure ‘Ogni voto dato a D’Alema favorisce il centrodestra’. Molto ricorrente anche il tema delle larghe intese (578 menzioni), con le schermaglie che vedono opposti Renzi e Berlusconi.Al secondo posto della classifica elaborata da Mediamonitor.it c’è Silvio Berlusconi, che sui media (2762 citazioni) è stato protagonista per il suo ruolo di ‘regista del centrodestra’ (117) e per aver dato l’indicazione di Tajani quale candidato premier (461 menzioni). Molto ricorrente negli articoli dedicati a Berlusconi il tema delle “larghe intese” (427)Luigi Di Maio (2680 citazioni) scavalca al terzo posto il leader leghista Matteo Salvini (2352). Il candidato premier del Movimento 5 Stelle ha fatto parlare di sé in relazione alle aspre critiche contro il governatore della Campania De Luca e suo figlio (579 ricorrenze), espresse in seguito alle evidenze emerse dall’inchiesta di Fanpage. Secondo quanto rilevato da Mediamonitor.it, Di Majo, durante la settimana, è tornato spesso a parlare dell’intenzione di presentare la sua squadra di governo prima delle elezioni (195). Matteo Salvini ha fatto parlare di sé per la decisione di essere il candidato premier della lega (322) e per aver affrontato la problematica dell’immigrazione (456). Proprio in settimana, tra l’altro, il leader leghista ha espresso l’intenzione di incontrare anche Amnesty International, che aveva parlato di un’Italia “intrisa di ostilità, razzismo, xenofobia”.Stabile al quinto posto Giorgia Meloni, che con le sue 1618 citazioni sui media supera di poco Pietro Grasso (1569), alla guida di Liberi e Uguali. Della leader di Fratelli d’Italia si è parlato soprattutto in tema di larghe intese (259), dei disordini di Livorno (143) e del patto anti-inciucio (80). Anche Di Grasso questa settimana si è parlato in relazione al “caso De Luca”
(fonte: Luigi Santo Senior Account Executive Sec S.p.A.)

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Italiani nel pallone tra informazione e controinformazione

Posted by fidest press agency su martedì, 19 dicembre 2017

pallone1La partita si sta facendo pesante. Nel bel mezzo, come tra l’incudine e il martello, ci sono gli italiani. Il tutto sta accadendo per via delle prossime elezioni politiche che molti pensano si facciano tra tre mesi. E mentre i leader incominciano ad affilare le armi s’insinua il sospetto che le loro dichiarazioni e le promesse che fanno sono solo strumentali e destinati ad avere una vita breve perché difficili da realizzare con un’Europa che ci sta con il fiato sul collo. In tutto questo bailamme si sta mettendo a punto una serie di “fake news” ovvero “notizie false” per sconcertare la gente per spingerla a cambiare orientamento politico o a dare forza ai loro convincimenti. Tutto ciò per non parlare del grosso partito degli astensionisti. Già oggi conta la metà degli elettori e di certo non è cosa da poco. Costoro percepiscono la politica e il ruolo delle istituzioni in chiave così negativa da non ritenere nessun movimento o partito degno d’essere votato. Ad aggiungervi il carico da novanta vi è il forte rallentamento della guida ideologica che un tempo supportava l’appartenenza ad un partito. Ora stiamo andando verso il piano inclinato dove il solo distinguo per identificarsi sta tra chi è e chi ha.
Se vogliamo, giunti a questo punto, focalizzare la nostra attenzione sul partito astensionista dobbiamo chiederci in prima battuta a chi interessa che gli italiani non vadano a votare. Incominciamo con il dire che in Italia quelli che fanno politica e vi ruotano intorno non superano i quattro milioni. Potrebbero da soli indicarci un orientamento difficilmente scalfibile dalle fake news. Gli altri sono meno controllabili e in un certo senso più influenzabili su temi di grande impatto sociale: pensiamo agli immigrati e ai problemi che creano in tema di ricollocazione ambientale, all’ordine pubblico ecc. Pensiamo alla giustizia che non funziona, alle riforme che non decollano, alla disoccupazione soprattutto giovanile e alla sistematica denigrazione delle istituzioni che costituiscono il caposaldo del nostro sistema politico, sociale e civile. C’è in questo frangente una grossa fetta dell’opinione pubblica convinta che l’Italia sia un vuoto a perdere e che nella migliore delle ipotesi è meglio arrangiarsi per conto proprio. Gli altri vorrebbero far convergere il dissenso facendo a meno dei partiti, del voto e di quel che ne segue.
A nessuno di questi signori sembra venire in mente che la nostra vita in comune è mediata da regole che la politica stabilisce e che il primo caposaldo “garantista” è dettato dal Parlamento e che questo parlamento per funzionare ha bisogno del supporto di tutti per assicurarne la rappresentatività. Alla fine detterà regole sia per chi ha votato sia per gli astensionisti. E allora perché si rinuncia alla possibilità di parteciparvi sia pure attraverso un proprio rappresentante? (Fonte centro studi Fidest di cultura politica e sociale)

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I media e l’informazione

Posted by fidest press agency su sabato, 21 ottobre 2017

GiornalistiPiù volte, da alcuni anni a questa parte, non si fa altro che discutere intorno a ciò che i media comunicano, il modo come lo fanno, le eventuali omissioni e a disquisire se un’informazione è notiziabile oppure no. Sembra, per un osservatore superficiale, una questione di lana caprina: si fa tanto rumore per un argomento che si ritaglia di più per gli addetti ai lavori. Ma non è così. Dovremmo, innanzitutto chiederci, se esiste un rapporto diretto, sia pure virtuale, tra chi scrive e chi legge e se nel messaggio dell’autore vi possa essere una condivisione da parte del destinatario e in che misura. Il tutto sta, ovviamente nella cerchia degli interessi particolari rappresentabili da una testata giornalistica o da una emittente televisiva in ambito territoriale. E’ il motivo alquanto evidente che giustifica la presenza dei quotidiani e delle emittenti locali o di quelli a tiratura nazionale che contengono pagine regionali. Ma la questione è anche un’altra. C’è da dire che il dialogo non si fa a due tra giornalisti e lettori ma vi è un terzo rappresentato dall’editore e dai suoi interessi pubblicitari, politici et similia e lo è in misura più incisiva se non si tratta di un editore puro. E’ una triangolazione che tende ad alterare il messaggio e a farlo pervenire al lettore viziato da interessi che dovrebbero essere evitati per non generare false speranze, entusiasmi immotivati e paure ingiustificate. E’ indubbio, ovviamente, che anche il lettore dovrebbe essere in grado di disporre di una capacità di giudizio legata al suo livello culturale ed esperienza di vita per saper scremare l’informazione dalla disinformazione di là delle suggestioni che gli vengono ammannite. in tutto questo l’aspetto più inquietante è dato dal come una certa politica mistifica i fatti per un puro calcolo propagandistico specialmente in vista di una scadenza elettorale. Ed è questa, pare evidente, la vera sfida che si richiede al lettore. (Riccardo Alfonso)

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Fare disinformazione

Posted by fidest press agency su martedì, 26 settembre 2017

giornalismoOggi è un tema ricorrente come se la nostra generazione, e non altre, sia la genitrice di questa “devianza sulla strada della verità”. Niente di più errato.
Posso dire, invece, che la disinformazione sia stata un’arte coltivata a dovere in ogni generazione di umani e oggi ne possiamo riscontrare talune storture nella storia che ci è stata tramandata e, nonostante ciò, pretendiamo a un popolo di discenti di prenderla per buona. Così sono stati creati i mostri e gli adoni nei millenni passati e così facciamo passare per buoni i cattivi e i cattivi per onesti, per buona pace di tutti.
Oggi, tuttavia, c’è una grossa differenza. Per la prima volta abbiamo l’opportunità di vederci meglio nelle pieghe delle segrete cose ma a condizione che sappiamo ben sfruttare quell’arma a doppio taglio che si chiama informazione.
Oggi le notizie si sono centuplicare, rispetto ad alcuni anni fa, e i mezzi per diramarle si sono espansi. Ha incominciato la carta stampata per poi aggiungersi, via via, la cinematografia, la radio, la televisione, la multimedialità e internet.
Oggi i giornali e i settimanali li troviamo sia in edicola sia sul piccolo schermo televisivo e su internet. Sfornano tante notizie che tra queste, quasi per caso, ritroviamo quella verità che altri hanno accuratamente camuffato in qualcosa di diverso. E’ un trucco antico da prestigiatore che sa essere ancora credibile per chi scompone la verità in tanti quarti per poi ricomporla con un venticinque o un 50% di altro.
Così quel quarto o mezza verità fanno da spalla al resto che ne è estraneo per dare l’impressione, a chi legge o ascolta, che, dopo di tutto, il fatto è credibile al 100%.
Questo trucchetto riesce spesso perché la gente ha un grande bisogno di credere, di avere fiducia in qualcuno o in qualcosa e basta poco per accontentarla. Poi vi è un aspetto non trascurabile: quello legato alla memoria. Il passato spesso lo immergiamo nella nebbia più fitta accontentandoci di navigare a vista con ricordi ed esperienze sfumati. Un’altra tecnica è quella del meno peggio: si dice tutti i politici sono ladroni e allora perché non affidare al capo dei ladroni le casse dello Stato? Ruba lui ma si spera che almeno non faccia rubare agli altri. C’è solo un rischio: a forza di disinformare si possono dichiarare proprio quelle verità che vorremmo tenere celate. E noi le aspettiamo al varco. (Riccardo Alfonso)

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Informazione di Stato: O l’informazione non funziona oppure è lo Stato che non funziona

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 settembre 2017

Rai: sede di romaTGUno delle 13,30 di domenica 17 settembre. Premessa: e’ breve perchè c’è la Formula Uno da Singapore che preme (prima di questo tg mandavano…. Formula Uno). Sentiamo le notizie:
– Prime, italiane: Gentiloni dice a Milano, Berlusconi dice a Fiuggi e Salvini dice a Pontida.
– A seguire, estero: Al Fatah riconosce l’Autorità palestinese, cronache della bomba alla metropolitana di Londra, l’aereo della British che per falso allarme ha scaricato i passeggeri ad un aeroporto di Parigi.
– E poi: cronache a margine dell’assassinio di Noemi (donne vittime “rigidamente” chiamate per nome proprio, succede altrettanto per i maschi?)
– A finire: sport e pubblicità per alcuni programmi della serata
Sono rimasto a bocca aperta, proprio perchè sono un cittadino contribuente che paga le imposte per avere anche questi servizi di informazione dallo Stato. Nella fattispecie e’ un servizio su cui non e’ consentito di metter bocca in nessun modo se non, attraverso le massime istituzioni rappresentative, a cui poi, chi di dovere, risponde che lui ha sempre ragione.Lo stupore nasce dal fatto che, per mia fortuna e costanza, mi informo essenzialmente attraverso altri canali e media. Quello che mi ha colpito e’ l’assenza di notizie di primo piano di un certo rilievo così come, seguendo in giornata altri media non dello Stato italiano, mi ero fatto idea fossero importanti (tipo: crisi Rohingya ormai ai confini tra Myanmar e Bangladesh, referendum kurdo in Iraq e quello in Catalogna).
Mi sono chiesto: a cosa serve un tg del genere? A parte le banali considerazioni sui soldi, i giornalisti piu’ o meno espressione dei partiti in Parlamento, l’equilibrio di un servizio pubblico (con tanto di pubblicità) che fa concorrenza ai media privati… mi chiedo come ci si senta a fare tg del genere (includendo tutti i soggetti che vi contribuiscono) e, soprattutto, come ci si sente a subirli.
Sul primo aspetto, in questo contesto, abbiamo poco da aggiungere alle considerazioni gia’ accennate. Siamo invece preoccupati per il secondo aspetto: come ci si sente a subire. Domanda poco frequente in una societa’ in cui l’impegno e il riscontro civico o e’ estremo, sloganistico e spesso finto e montato ad arte da macchine del consenso, o non c’è. Cioè, c’è la rassegnazione che le cose sono in certo modo (non gradito) e nulla è possibile fare perchè non sia tale. E quindi ognuno fa per sè, anche -per fortuna- in considerazione del fatto che per l’informazione, la funzione e la nicchia di quella elargita dallo Stato e’ insignificante per i piu in termini culturali, antropologici, sociali ed economici; ma lo e’ per chi dirige il nostro Stato e la nostra amministrazione. Se poi proiettiamo questa situazione a livello europeo ed internazionale, l’insignificante diventa anche ridicolo, inutile e dannoso. Noi italiani siamo famosi nel mondo non certo per i media e l’informazione, ma solo per l’abbigliamento, il cibo e i bei posti da visitare (tutte eredita’ della storia passata a meno che qualcuno non voglia credere che un turista va a Roma, per esempio, per visitare anche la Nuvola di Fuksas così come si va a Parigi a visitare la torre Eiffel o a New York l’Empire State Building.)
Eppure i soldi non ci mancano. Così come non ci mancano alcune professionalità (non necessariamente quelle che sono andate all’estero). Cosa c’è che non funziona, l’informazione o lo Stato? (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Verificare le fonti: è una delle regole basilari del buon giornalismo

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 settembre 2017

giornalismoUn’altra regola invita a non schierarsi politicamente. Questo ci saremmo aspettati da Repubblica che ha fabbricato una vera e propria fake news: secondo il quotidiano romano il M5S e l’amministrazione di Roma starebbero varando un regolamento per censurare i giornalisti. Ovviamente, nulla di più falso. Anzi, la Giunta Raggi sta facendo proprio il contrario, introducendo maggiore trasparenza e accesso semplificato per cittadini e giornalisti agli atti amministrativi. Ci troviamo, quindi, davanti all’ennesima bufala creata ad arte per attaccare il MoVimento 5 Stelle e l’amministrazione di Roma. Una fake news creata da chi immagina di introdurre norme per controllare – e censurare – il web, ormai una delle poche fonti libere di informazione per milioni di cittadini. In una nota l’assessora a Roma Semplice, Flavia Marzano, ha spiegato che “l’articolo apparso su Repubblica capovolge la realtà dei fatti”.A Roma accade proprio il contrario di quanto afferma l’articolo di Repubblica perchè, in realtà, “finalmente si responsabilizza il personale capitolino rispetto alle richieste di accesso che provengono da organi di stampa”. Con il nuovo regolamento, infatti, l’Amministrazione dovrà “tenere conto della particolare rilevanza delle istanze provenienti da organi di stampa o da organizzazioni non governative, verificando con la massima cura la veridicità e l’attualità dei dati e dei documenti rilasciati, onde evitare che il dibattito pubblico si fondi su informazioni non affidabili o non aggiornate”.E’ preoccupante – ma non sorprendente – che Repubblica ometta proprio la parte più significativa della bozza di regolamento, quella appena citata, per creare una polemica infondata.Fa sorridere, inoltre, l’attacco del ministro per la Funzione Pubblica, Marianna Madia, che rilancia sui social media l’articolo, magari senza averlo neanche letto. La proposta del nuovo regolamento, infatti, “rappresenta la trasposizione pressoché integrale di quanto riportato nella recente circolare della Funzione Pubblica a firma della ministra Madia”. Insomma, la Madia critica la Madia.Ma Repubblica non è sola. Un capitolo a parte lo merita Libero che attacca la Raggi per “la turnazione idrica a Roma”. Come se fosse la Raggi a decidere se aumentare o meno la pressione dell’acqua nelle tubature. Libero tralascia il fatto che tale decisione, come è giusto che sia, viene presa da tecnici, ovvero dall’azienda di gestione del servizio. Si tratta di un’azienda quotata in Borsa che fa riferimento a tutti i suoi azionisti e non è un mero esecutore di decisioni politiche. Si vede che Libero soffre ancora di quel riflesso condizionato che spinge a considerare le aziende a partecipazione pubblica come una “cosa” nella quale i politici piazzano i propri amici. L’amministrazione Raggi ha cambiato le regole: ha nominato degli esperti. C’è ancora chi non è abituato a questo modo di fare meritocratico. Ma non è questo il punto. Libero nel suo articolo dà voce ad un esperto che – udite, udite – definirebbe “sciagurata la scelta della Raggi” di ridurre la pressione dell’acqua. Peccato che l’esperto non l’abbia mai detto. E’ lui stesso con un commento su Facebook allo stesso articolo a denunciare come una sua intervista ad una agenzia di stampa sia stata distorta ad arte. “Sono l’autore dell’intervista – scrive sulla pagina Facebook del quotidiano – Non ho criticato l’operato del sindaco, né ho citato Roma. Libero ha manipolato il titolo del mio intervento e i suoi contenuti, dimostrando di sapere fare una pessima informazione”. Grazie ad internet e ai social media abbiamo scoperto la verità. Speriamo che nessuno li censuri. L’informazione è un bene prezioso. Così come lo sono i tanti giornalisti coraggiosi e con la schiena dritta che ogni giorno fanno il loro lavoro. Siamo al vostro fianco. Coraggio. Resta solo una riflessione da fare. Se altri avessero già adottato il regolamento della Giunta Raggi travisato da Repubblica, avrebbero evitato delle figuracce come queste.⁠⁠⁠⁠ (fonte MoVimento 5 Stelle) (L’informazione e la disinformazione a mezzo stampa è un male antico. Porvi riparo non è facile. Una parte di colpa l’ha il lettore che legge o ascolta distrattamente e non mette in moto il suo giudizio critico ma si limita a digerire le notizie per il come gli vengono scodellate. A volte si è reduci da stantii luoghi comuni: Se i giornali scrivono certe cose vi sarà pure del vero, se la televisione ci ammannisce una notizia non è possibile che sia falsa o che la verità venga snaturata platealmente. E via di questo passo. Per il caso Roma dove si concentra molta attenzione mediatica la circostanza è tipica. Eppure esiste la possibilità di ridurre tale massa disinformante trasformando l’ufficio stampa del Campidoglio in un centro di documentazione e di contatto continuo con i giornalisti e per cercare in tempo reale di correggere le notizie che non risultano veritiere. Nello stesso tempo la sindaca e i membri della sua giunta dovrebbero trovare più tempo da dedicare per dialogare con i loro elettori direttamente e non solo con comunicati stampa o incontri con i media. Va anche aggiunto che se giustamente si dice che “Roma è dei romani” diamo la possibilità a costoro di partecipare attivamente alla vita dell’amministrazione comunale. Penso, ad esempio, ai pensionati come “osservatori e segnalatori” per le cose che non vanno e in grado di interfacciarsi con un’amministrazione disponibile all’ascolto e all’agire di conseguenza. Creiamo in pratica delle notizie e non facciamo in modo dal subirle solo. (Riccardo Alfonso)

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Il mondo dell’informazione tra scelte politiche “scandalistiche” e palinsesti privi di contenuto educativo e culturale

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 settembre 2017

televisioneCi lamentiamo spesso, guardando la televisione, dello scadimento dei programmi e ci sorprendiamo il giorno dopo dell’alta audience ad essa riservata, dati statistici alla mano, dal grosso pubblico. La meraviglia è ancora maggiore, se è possibile, pensando che nonostante il cospicuo numero dei canali televisivi la circostanza non ci permette, lo stesso, di operare delle scelte qualitative, dato che il loro livello medio resta molto basso. Alla fine, probabilmente, resta la rassegnazione e si finisce con il tenere acceso un canale televisivo mentre si sfaccenda in casa o si sonnecchia sul divano o si parla con i figli e si raccontano le novità del giorno in ufficio o sugli incontri casuali in metro o sul caro vita reduci dalla spesa al supermercato. La carta stampata non è da meno. Per farsi leggere cerca la nota scandalistica, la iperbole su fatti e circostanze che, se rappresentate per come sono, ci lascerebbero nell’indifferenza. Ma a ben considerare non crediamo che la colpa sia da attribuire solo ai media. Il nostro prodotto informativo rispecchia, in un certo qual modo, i costumi del nostro tempo. Prendiamo ad esempio i quotidiani gratuiti che ci sono offerti alle stazioni metropolitane o ai capilinea degli autobus: sono strutturati in modo tale da farsi leggere al massimo in 20 minuti se non di meno. E diciamo pure 20 minuti di “flash d’agenzia” su notizie di ogni genere ma con prevalenza costruite per generare “curiosità” e in misura minore interesse. Gli altri quotidiani, quelli a pagamento diventano, a questo punto, degli optional da comprare sempre di meno. Al loro posto si preferiscono, semmai, i rotocalchi settimanali. Ed anche in questa circostanza il loro gradimento vale di più se include delle note scandalistiche e relega all’ultima pagina la rubrica culturale. Da questa, sia pur sommaria, riflessione emerge una considerazione di fondo: siamo, probabilmente, stanchi dall’essere bombardati da notizie, dal lavoro che ci assorbe, dalla fatica dei viaggi che quotidianamente intraprendiamo per fare la spola tra casa ed ufficio, dall’assillo di far quadrare il magro bilancio della famiglia a fronte di tante necessità che si richiedono quotidianamente, dai problemi che dobbiamo, in qualche modo, farci carico dei figli, del coniuge, degli anziani di casa e persino del parente che vive in un’altra città. Ci manca, alla fine, uno spazio per noi stessi, una ricerca del sapere che ci sollevi all’ansia del quotidiano, che ci restituisca la nostra dimensione umana nel cadenzare le giornate con il passo giusto e ponderato. Ed è questa la “dimensione” che ci manca, la riflessione che stiamo perdendo e la pausa che ci fa difetto davanti alla televisione o scorrendo le pagine di un giornale o di un periodico o di un libro. E la cultura politica, a questo punto, segue lo stesso passo tra attese speranzose e amare delusioni. (Riccardo Alfonso – Centro culturale Fidest)

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Nuove modalità ed interazioni dell’informazione e della comunicazione nell’ambiente digitale

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 luglio 2017

Online Banking ComputerRoma giovedì 6 luglio, nella sede della Fieg in via Piemonte 64, alle 17:00, un incontro dedicato alle nuove modalità ed interazioni dell’informazione e della comunicazione nell’ambiente digitale.A partire dal libro di Diomira Cennamo e Carlo Fornaro (PROFESSIONE BRAND REPORTER. BRAND JOURNALISM E NUOVO STORYTELLING NELL’ERA DIGITALE), la riflessione muoverà dal brand journalism quale tecnica di comunicazione che prende le mosse dal giornalismo e ne usa strumenti e tecniche applicandoli alla comunicazione d’impresa, per poi ampliare lo sguardo sui mondi dell’informazione e della comunicazione caratterizzati da confini sempre più labili e contaminazioni sempre più estese. Con l’obiettivo comune di sfruttare le opportunità del digitale attraverso un approccio consapevole alla ricostruzione della Verità, in opposizione a post verità, fake news, bufale, fatti alternativi, approccio di cui appunto il brand journalism rappresenta un esempio, seppur circoscritto al mondo delle aziende e dei loro prodotti. Parteciperanno alla conversazione, dopo l’introduzione di Fabrizio Carotti, Direttore Generale Fieg: Daniele Chieffi, Consigliere Nazionale FERPI, Head of Digital PR ENI; Andrea Falessi, Direttore Comunicazione Italia ENEL; Paolo Iammatteo, Responsabile Comunicazione POSTE ITALIANE.

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“Premio Biagio Agnes 2017”

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 giugno 2017

simona agnesmaggioni orfeo agnes lettaSorrento dal 23 al 25 giugno. Sabato 24 la Cerimonia di consegna a Marina Grande ripresa da Rai Uno. Il gotha del giornalismo nazionale e internazionale, artisti di alto livello e dibattiti su temi di stretta attualità come femminicidio e fake news. Questo e molto altro prevede la IX edizione del “Premio Biagio Agnes 2017”, riconoscimento istituito nel 2009 per lanciare un ponte verso le nuove frontiere dell’informazione. “Il Premio – ha affermato Simona Agnes, Presidente della Fondazione Biagio Agnes – sarà l’occasione per guardare al futuro della società e dell’informazione, mettendo assieme idee e persone diverse, cercando di tirare fuori il meglio da ciascuno. Grazie alle varie iniziative promosse dalla Fondazione Biagio Agnes è stata creata una rete che investe tutto il mondo della cultura e del sapere. Stiamo – continua Simona Agnes – già lavorando alla prossima edizione del Forum Turismo e Cultura all’interno del quale come ogni anno sarà consegnato il Premio Biagio Agnes Turismo e Cultura. E con grande soddisfazione posso annunciarvi due grandi novità: il “Premio Biagio Agnes per l’informazione medico-scientifica” e il “Forum Medicina e informazione scientifica”. Due importanti iniziative che partiranno ad ottobre ad Anacapri. Il premio verrà consegnato ad un giornalista affermato nel campo medico-scientifico e un giovane che si occupa con passione di queste tematiche. Un riconoscimento che suggella l’attenzione profusa in questi anni dalla Fondazione Biagio Agnes a questo settore molto importante del giornalismo e che sarà inserito in un forum più ampio in cui si alterneranno dibattiti sulle tematiche mediche scientifiche di stretta attualità e vicine alla gente”. (simona agnes, maggioni orfeo agnes letta, orfeo agnes)

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Siamo razzisti o xenofobi? Il ruolo dell’informazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 maggio 2017

giornalismoSe domandiamo ad una qualunque persona italiana se e’ razzista o xenofoba, e’ sicuro che ci dice di no. E se abbiamo qualche dubbio perche’ si tratta di persona che comunque a nostro avviso ha un comportamento razzista o xenofobo, ci sentiremo rispondere con una serie di motivazioni in cui alla fine il “colpevole” e’ sempre lo straniero che in un qualche modo viene considerato invasore. Ma chi ci aiuta a ragionare in questo modo? In qualunque societa’ -a maggior ragione nella nostra a democrazia cosiddetta occidentale- l’aiuto ci arriva dall’informazione, di regime o indipendente che sia. Nell’ambito di quella indipendente (che e’ grossomodo quella del nostro Paese) succede che la confezione dei messaggi da divulgare avviene con la necessita’ di cercare sempre l’elemento di distinzione, l’elemento eclatante che possa maggiormente attirare l’attenzione. E -volenti o non volenti i redattori di queste notizie- si finisce per essere alimentatori di razzismo e xenofobia. Vediamo un caso.
A Prato una automobile ha investito una mamma mentre portava a scuola i suoi due bambini. Tutti in ospedale, ma sembra niente di particolarmente grave. Meglio cosi’. Ma vediamo i particolari che ci vengono riferiti da un lancio di una agenzia stampa. La mamma investita e’ una cittadina pakistana di 45 anni, i bambini (6 e 8 anni) non vengono nazionalmente identificati, l’auto che li ha investiti era guidata da una cittadina italiana di 54 anni. Domanda: che bisogno c’era di mettere la nazionalita’ dei coinvolti? Nessuna! Ma per il redattore la notizia e’ probabilmente piu’ vendibile. Ma cosa provoca questa notizia data in questo modo?
Dal fronte razzista e xenofobo:
1 – (estremizzando) la pakistana s’e’ buttata sotto l’auto cosi’ da passare per vittima;
2 – oppure: questi incivili di extracomunitari non sanno neanche attraversare una strada e/o rispettare la loro funzione di pedoni;
3 – ora che sono finiti in ospedale, e non sono cittadini italiani, sono questi ultimi che dovranno pagare per le loro cure, che’ e’ molto probabile che la signora pakistana non paga le sue tasse, etc.
Dal fronte anti-razzista e anti-xenofobo:
1 – vile attacco fascista contro gli immigrati.
Quanto scritto e’ volutamente estremizzato, ma crediamo serva a rendere l’idea di come l’informazione data in un certo modo possa indurre ad alimentare le contese in corso. Nello specifico, per esempio, ci saremmo piu’ preoccupati di perche’ e’ avvenuto un incidente del genere e non sulla tipologia nazionale degli attori (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Anso agli Stati Generali del giornalismo in Lombardia

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 aprile 2017

giovannelliMilano 22 e 23 aprile Palazzo delle Stelline (corso Magenta 61), sono convocati gli Stati Generali dell’informazione in Lombardia, due giornate di studio con “Tavoli tematici” per analizzare e approfondire mercato, scenari, opportunità e proposte sulla professione e sui nuovi giornalismi. L’obiettivo è interrogarsi sul cambiamento dei modelli di riferimento che caratterizzano la professione e il mestiere del giornalista promuovendo una riflessione comune che coinvolga gli organismi rappresentativi della categoria.Anche Anso sarà presente con Marco Giovannelli, presidente dell’Associazione Nazionale Stampa Online e direttore di VareseNews. «La nuova legge sull’editoria, per la prima volta, riconosce il quotidiano online come prodotto editoriale – dice Giovannelli -. È un primo passo verso la valorizzazione del lavoro di migliaia di persone che svolgono la propria attività professionale in molti progetti legati al mondo dell’editoria. Anso rappresenta questo mondo che nel corso degli anni è cresciuto ed è diventato punto di riferimento dell’informazione locale. Porteremo con piacere il nostro contributo agli Stati generali raccontando le esperienze, i valori, le difficoltà e i vantaggi di una crescita di un mondo in continua evoluzione». I lavori, organizzati dall’Assessorato alle Culture, Identità e Autonomie della Regione Lombardia in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti della Lombardia, sono strutturati in tre momenti: sabato 22 aprile (dalle 9 alle 14) un corso di formazione con 7 crediti formativi per i giornalisti – “Mercato e tendenze dell’editoria e dell’informazione multimediale in Lombardia”; a seguire, nel pomeriggio, cinque tavoli tematici (dalle 15 alle 18); infine domenica 23 aprile (dalle 10 alle 12.30) la presentazione delle sintesi condivise dai gruppi di approfondimento. La partecipazione è aperta a tutti. (foto: giovannelli)

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Informazione e informati in crisi: Come difendersi e come attaccare

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 aprile 2017

internetL’informazione e’ sempre stata il motore principale delle azioni di chiunque, a 360 gradi coinvolge tutto il nostro quotidiano. In passato in modo particolare, e ancora oggi molto, e’ stata appannaggio dei potenti per dominare chiunque. La nascita delle religioni e degli imperi, per esempio, e’ frutto di chi deteneva questo potere. Che sia qualcosa di potente, e’ dimostrato che teorie concepite in totale potere dell’informazione da parte di pochi, quando si credeva che oltre le colonne d’Ercole ci fosse il vuoto, sono ancora oggi una delle principali spine della comunita’ mondiale.
Da alcuni decenni c’e’ stato un po’ di sconvolgimento, grazie all’introduzione di massa di Internet. Ed ora cominciano a riflettere e capire perche’, anno 2017, parliamo di crisi. Quello che sarebbe il ruolo portante dell’informazione, non sembra -in molti casi e per fortuna non tutti- sia assolto. L’informazione tendente al dominio dell’individuo -quella di oggi, ma per l’appunto “tendente” perche’ ancora molto non in essere- ha alcuni aspetti che sono problematici e distorcenti rispetto alle funzioni primarie che invece si credeva dovessero essere assolte. Problematicita’ che nasce proprio dal mezzo tecnico e dall’uso dello stesso. Stiamo parlando dei cookie, file di servizio che vengono inviati da un sito Internet all’utente che vi si collega, allo scopo di registrarne l’accesso e di rilevare altri dati, per favorire l’interattività (usati anche in modo illecito, ma qui stiamo parlando dell’uso lecito, che’ per quello illecito ci sono le norme che -in teoria- tutelano gia’ i naviganti). Quando in Rete ci colleghiamo a notizie o articoli o video, o facciamo degli acquisti o interloquiamo con qualcuno, grazie ai cookie (tranne nostro specifico rifiuto, non sempre accettato) entriamo in banche dati di profilazione che, ogni volta che navighiamo (ovunque), o nella nostra posta elettronica (se non abbiamo rinunciato in modo esplicito), ci informano su tutto quello che potrebbe potenzialmente interessarci perche’ abbiamo, per l’appunto, gia’ mostrato interessi specifici. Ecco quindi che se abbiamo letto qualcosa di costume o di politica o di una qualche scienza, ci vengono proposte cose simili o novita’ sulle stesse; se abbiamo comprato, per esempio, un libro di narrativa contemporanea, ecco che ci verranno offerti altrettanti libri. E cosi’ via per tutte le materie e argomenti. Ci creiamo cosi’ un nostro microcosmo con tutto quello che ci e’ piaciuto una volta, e che chi ci manda queste informazioni crede che ci debba piacere sempre. Chi ci manda queste informazioni non e’ un filantropo, ma un’azienda commerciale che fa business sui nostri potenziali interessi, sia per rivendere la pubblicita’ a cui si presume che siamo interessati, sia per rivendere veri e propri servizi e/o prodotti. Contesto in cui, se non si ha una precisa consapevolezza e capacita’ di resistere e di alternativa, ci convinciamo sempre piu’ della giustezza e della universalita’ delle nostre scelte (che cominciano a non essere piu’ tali, ma si trasformano in gusti). Se un essere senziente lo fai crescere in uno specifico ambiente, senza altri contatti se non con quello a cui e’ abituato e verso cui ha mostrato i primi interessi, va da se’ che il nostro essere si convince che quello e’ l’Ambiente, l’universo. E gia’ ci sono le prime degenerazioni umane: quelli che convinti che tutto il mondo gira intorno a se’, vengono presi da una sorta di delirio di onnipotenza e intolleranza nei confronti dei diversi da questo Ambiente con cui, piu’ o meno casualmente, possono capitare di interloquire.
Ecco che l’informazione a 360 gradi ci si ritorce contro. Non perche’ la “troppa” informazione ci fa male (come forse potrebbe arguire un novello dittatore che fa occhiolino al passato), ma perche’ qualunque cosa esista, se non ha una regola stabilita’ in modo democratico, lasciata a se stessa degenera e diventa strumento dei piu’ forti contro i piu’ deboli. E la regola, nel nostro caso, parte dalla consapevolezza di chi, che cosa e come; consapevolezza del dubbio e curiosita’ del non-conosciuto. Il preciso contrario di cio’ che ci accade se siamo circondati da cookie che raccolgono i nostri gusti e ci propongono in continuazione cose ad essi collegate.
Domanda: e’ questo che volevamo con l’informazione a 360 gradi? Non e’ che da sudditi di chi deteneva le leve dell’informazione siamo diventati sudditi di noi stessi… che vuol dire comunque sudditi? Dalla religione imposta da altri siamo passati alla nostra specifica religione, alimentata e imposta da noi stessi?
Va da se’ che, acquisita consapevolezza di questo pericolo di ghettizzazione, volendo continuare a sviluppare la nostra coscienza, il senso critico e di avventura, possiamo serenamente continuare a farci sommergere da offerte di ogni tipo, immagazzinando cookie e quant’altro sui nostri sistemi di collegamento alla Rete. Ma se abbiamo consapevolezza o dubbi anche dei nostri limiti, librarci liberi da queste informazioni in Rete sarebbe la cosa migliore. Nel contempo, dovremmo/potremmo diventare sentinelle per e nella nostra comunita’, dandoci subito regole e perorando le stesse si’ che tutte le comunita’ abbiano opportunita’ di consapevolezza. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Difendiamo autonomia informazione in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 marzo 2017

giornalismo“Condivido fino in fondo l’appello della Federazione Nazionale della Stampa Italiana che denuncia la scelta del Dipartimento Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri per aver scelto un bando di gara europeo per l’assegnazione dei contratti di servizio con le Agenzie di Stampa Nazionali per l’informazione giornalistica primaria italiana a partire dal secondo semestre dell’anno 2017.Una scelta grave che penalizza l’informazione italiana e i livelli occupazionali dei giornalisti impegnati a mantenere una informazione parlamentare e politica nel nostro Paese di qualità. La dimensione occupazionale del settore è attualmente rappresentata da 830 giornalisti articolo 1 più 1.400 giornalisti collaboratori per un totale di 2.230 giornalisti e circa 800 lavoratori del settore poligrafico per un totale occupazione di oltre 3.000 lavoratori occupati nel settore giornalistico e poligrafico.Una scelta aberrante, per nulla dovuta, che rischia di mettere in ombra gli interesse nazionali qualora a gestire l’informazione primaria delle agenzie fosse un soggetto estraneo alla vita ed al futuro della nostra nazione. Da notare che gli altri Paesi europei si guarderebbero bene dall’aprire la loro platea informativa delle istituzioni politiche a soggetti estranei al Paese. Con una interrogazione del gruppo di Forza Italia chiederemo al Governo, tra l’altro, di valutare le ripercussioni occupazionali; di salvaguardare gli interessi nazionali; di escludere dalle procedure relative alle agenzie di stampa i contratti di servizio senza diritto di reciprocità; di riaffermare (art.7 della Legge sull’Editoria) l’acquisto dei servizi di agenzie di stampa da parte gli Enti Locali, Regioni, Aree Metropolitane e Comuni. Tutto ciò con l’unico obiettivo di difendere l’autonomia e la completezza dell’informazione italiana.” Così Maristella Gelmini, vice capogruppo vicario di Forza Italia alla Camera.

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