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Il tempo stringe: Biden e le due strade per le infrastrutture

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 giugno 2021

By Domenico Maceri. Il Senato americano si prende una pausa di due settimane per il weekend del 4 luglio, festa dell’indipendenza. Poi il mese di agosto i senatori hanno in calendario un’altra pausa di quattro settimane per letture estive nella loro preparazione per la stagione legislativa che inizia nel mese di settembre. Dei 24 mesi dall’insediamento di Joe Biden fino alle prossime elezioni di midterm nel 2022 quindi si va a una riduzione di un mese e mezzo. Bisogna poi aggiungere anche un altro mese perduto dopo l’insediamento per le negoziazioni delle procedure causate dal “pareggio” al Senato di 50 a 50. Mitch McConnell, leader repubblicano, e Chuck Schumer, leader democratico, hanno alla fine trovato il compromesso che dà ai democratici il lieve controllo della Camera Alta. Da febbraio ad oggi sono anche passati quasi altri cinque mesi, quindi all’amministrazione di Biden ne rimangono 17 in cui i democratici controllano sia il potere esecutivo che quello legislativo. Il tempo stringe e i repubblicani stanno facendo di tutto per fare scadere l’orologio, sperando di ottenere la maggioranza in una o ambedue le Camere alle elezioni di midterm. In tal caso, Biden si vedrebbe le mani quasi completamente legate e diventerebbe un’anatra zoppa per i due anni restanti del mandato. I democratici sanno benissimo dell’ostruzionismo anche perché McConnell lo ha confermato quando ha detto che la sua strategia sarà quella di bloccare l’agenda “sinistroide” del presidente Biden. Gli ultimi episodi di questo ostruzionismo si sono veduti recentemente quando i repubblicani hanno bloccato la formazione di una commissione per studiare l’insurrezione al Campidoglio il 6 gennaio scorso. Il senatore democratico conservatore del West Virginia Joe Manchin credeva che si fossero potuti trovare 10 senatori repubblicani favorevoli i quali si sarebbero aggiunti ai 50 democratici per approvare la misura. Manchin infatti aveva anche direttamente chiesto il favore a McConnell il quale si è rifiutato, vedendo la creazione della Commissione un serio svantaggio alle prospettive elettorali del suo partito nel 2022. Un altro esempio di ostruzionismo molto più fresco si è avuto con l’apertura al dibattito su HR1, For the People Act, la misura di legge sulla riforma elettorale approvata alla Camera. Non si trattava di sottoporla al voto ma semplicemente di iniziare il dibattito che avrebbe sfociato in modifiche promosse da Manchin in un altro tentativo di operare in maniera bipartisan.Manchin aveva annunciato delle modifiche sperando che una decina di senatori repubblicani avrebbero accettato ma McConnell è riuscito a mantenere il suo caucus compatto. I democratici sapevano già che la loro riforma non sarebbe stata approvata ma hanno promosso la misura per cominciare a convincere Manchin e l’altra senatrice democratica Kyrsten Sinema (Arizona) all’eliminazione del “filibuster” che richiede una super maggioranza di 60 dei 100 voti al Senato per procedere ai dibattiti e le votazioni.Alcuni democratici di sinistra come Alexandria Ocasio-Cortez, parlamentare di New York (14esimo distretto) hanno perso la pazienza e vedono le sole possibilità di agire mediante l’eliminazione del filibuster. Si tratta di una preoccupazione seria poiché se da una parte i repubblicani sono molto efficaci con il loro ostruzionismo si stanno anche preparando in maniera pericolosa alle prossime elezioni. Il Brennan Center for Justice, un’organizzazione progressista alla Facoltà di Legge nella New York University, ci informa che dall’elezione del 2020 ad oggi 17 Stati hanno approvato leggi che limitano il diritto al voto. Questa strategia di Stati dominati da repubblicani si rifà alle leggi del Sud di ridurre i diritti degli afro-americani dopo la Guerra Civile che sono continuati e espansi anche negli Stati del Nord. Si tratta di leggi che riducono le opportunità di votare le quali colpiscono in grande misura gli afro-americani, altri gruppi minoritari, e in linea generale le classi più povere che di solito votano in massa contro i repubblicani. In alcuni Stati, leggi già promulgate ed altre in programma tolgono addirittura alle circoscrizioni locali il diritto di dichiarare i vincitori nelle elezioni conferendolo alle legislature Statali. Questa è stata una strategia di Donald Trump il quale cercò di fare ribaltare le elezioni locali specialmente in Georgia, Arizona, Michigan, Nevada e Pennsylvania, gridando alla frode elettorale senza però offrire prove.Nonostante queste attività antidemocratiche i senatori continuano a cercare strade bipartisan. Dieci di loro, 5 repubblicani e 5 democratici, hanno raggiunto un accordo sulle infrastrutture che il presidente Biden ha accettato. L’accordo stanzierebbe 1000 miliardi di dollari (600 mila nuovi investimenti) sulle infrastrutture tradizionali come strade, ponti, reti ferroviarie ecc. La sinistra però non è entusiasta poiché non include le “infrastrutture umane”, investimenti sulle famiglie, asili nido per tutti i bambini, e le iniziative per affrontare i cambiamenti climatici. Nancy Pelosi, speaker della Camera, e Schumer, leader al Senato, hanno ambedue reiterato l’importanza delle infrastrutture umane senza nascondere la loro delusione. Biden ha reiterato anche lui la priorità delle infrastrutture umane e ha chiarito che sarebbero incluse in un altro disegno di legge che verrebbe approvato mediante la manovra di “reconciliation”. Questa manovra raggira il “filibuster” poiché richiede solo 50 voti invece di 60 al Senato. La manovra bipartisan e quella probabilmente solo con voti democratici verrebbero considerate in tandem. L’attuale inquilino della Casa Bianca ha dichiarato che non firmerà una legge senza l’altra.Al momento Biden sta tentando di remare con la destra e anche con la sinistra. La strada bipartisan riflette la sua visione tradizionale di centrista e quella della “reconciliation”, la sua nuova faccia progressista. Molto dipenderà da McConnell il quale si è espresso con parole dure sulla doppia strada intrapresa da Biden. Il leader della minoranza al Senato ha detto che rimane confuso dalle prospettive “bipartisan” di Biden le quali contrastano con “l’ultimatum” di imporre il suo veto se solo una della due misure arriverà alla Casa Bianca. Comunque vada, il 46esimo presidente non chiude la porta né a una politica bipartisan né alle manovre delineate solo dai democratici. Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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PNRR: Cia, con via libera Ue

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 giugno 2021

Con il primo via libera formale dell’Ue al PNRR dell’Italia, oggi si apre realmente una fase nuova per “ristrutturare” e rilanciare il Paese in un’ottica più sostenibile, digitale e resiliente. A disposizione ci sono ben 191,5 miliardi, a cui si aggiungono i 30 miliardi del Fondo complementare al Piano, che dovranno servire anche al sostegno dell’agricoltura, garante dell’approvvigionamento di cibo, e allo sviluppo tecnologico e ambientale delle aree rurali, che rappresentano oltre il 50% della superficie nazionale con 11 milioni di cittadini. Così Cia-Agricoltori Italiani, in occasione dell’incontro a Roma tra il premier Mario Draghi e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, per annunciare l’ok dell’esecutivo Ue al Recovery Plan nazionale, a cui seguirà quello del Consiglio entro un mese.“Intraprendere la strada dello sviluppo sostenibile, come chiede l’Europa, vuol dire riconoscere finalmente la centralità dell’agricoltura, il cui ruolo si evolve oggi in molte direzioni -ricorda il presidente nazionale di Cia, Dino Scanavino-. C’è la funzione produttiva del settore, che resta evidentemente prioritaria, come dimostrato in questo anno di pandemia. Ma l’agricoltura contribuisce anche alla tenuta dei territori e, ora, può fare da cardine dello sviluppo integrato del Paese, producendo energia da fonti rinnovabili, tutelando il paesaggio e gestendo le risorse idriche, salvaguardando il suolo e le foreste per prevenire il dissesto idrogeologico, migliorando la sostenibilità dei processi produttivi con nuove tecnologie digitali, blockchain e rinnovo del parco macchine per non inquinare”.“Parliamo di un progetto nazionale di manutenzione del territorio, per il quale sono necessari robusti investimenti nelle infrastrutture, nei servizi e nella digitalizzazione, a partire dalle aree interne dove ancora nel 40% delle case non arriva il wi-fi -evidenzia il presidente di Cia-. La ripartenza dell’Italia ha bisogno di progetti concreti e innovativi, realizzabili con tempi certi e monitorabili, con il contributo degli agricoltori italiani, custodi della terra e sentinelle del territorio, insieme a tutte le forze economiche e sociali del Paese”.

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“Colmare il deficit europeo di finanziamento delle infrastrutture verdi”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 giugno 2021

A cura di Benjamin Kelly, Analista senior, Ricerca globale e Ingrid Edmund, Gestore di portafoglio senior, Investimenti in infrastrutture di Columbia Threadneedle Investments. Negli ultimi cinque anni l’investimento responsabile è fortemente cresciuto. Tuttavia, negli ultimi sei mesi la traiettoria è divenuta molto più ripida. Stando a Google Analytics, in tutto il mondo le ricerche online incentrate sull’acronimo “ESG” (environmental, social and governance, ossia temi sociali, ambientali e di governance) hanno raggiunto il picco nel marzo 2021. Questa crescita risulta evidente nelle trascrizioni societarie anche in relazione all’aumento dell’uso di temi ESG. Uno dei fattori che hanno permesso tale crescita straordinaria è stato il forte supporto politico, soprattutto in Europa. In questa regione la costruzione di infrastrutture verdi ha registrato uno sviluppo decisamente notevole. L’Unione europea è stata una delle prime economie che si è assunta l’impegno di raggiungere la neutralità carbonica – entro il 2050; la regione ha inoltre pubblicato i piani d’investimento più ambiziosi al fine di favorire la transizione verde. Alcuni osservatori stimano che per raggiungere gli obiettivi fissati dall’UE nei prossimi 30 anni sarà necessario spendere fino a EUR 7.000 miliardi in infrastrutture, e che di questi circa EUR 3.000 miliardi proverranno da fonti private.Il 2050 sembra una data lontana, ma l’UE mira a trasformare rapidamente la propria economia. Il Green Deal, pietra angolare della transizione europea verso un futuro a basse emissioni di carbonio, punta a una riduzione del 50-55% delle emissioni di carbonio entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Questo obiettivo non sarà raggiunto solo tramite nuovi progetti; anche la riconversione di aree industriali dismesse fornirà un supporto chiave agli investimenti sostenibili. L’enorme appetito dell’Europa per gli investimenti in infrastrutture verdi genererà senza dubbio significative opportunità d’investimento. Considerati gli obiettivi del Green Deal, la carenza di investimenti è pari all’incirca a EUR 470 miliardi all’anno da qui al 2030. Una tale cifra renderà necessarie sostanziose iniezioni di capitale privato da affiancare alla spesa pubblica e agli incentivi, il che creerà enormi opportunità d’investimento nell’arco di diversi anni. Accanto ai benefici per l’ambiente, gli investimenti in infrastrutture verdi possono generare vantaggi economici imprimendo slancio all’attività economica: un recente studio dell’FMI ha concluso che ogni dollaro speso per attività a emissioni zero genera oltre un dollaro in attività economica; inoltre, questo effetto moltiplicatore positivo permane per almeno quattro anni e l’impatto sull’attività economica risulta essere da due a sette volte superiore a quello proveniente da misure dannose per l’ambiente. L’Europa si prepara a dare impulso alla ripresa economica dopo il Covid-19 e ha pertanto potenziato i suoi piani d’investimento in infrastrutture verdi. Affiancandosi al Green Deal, il piano di rilancio dell’UE assegna alla transizione climatica un ruolo centrale nel favorire la ripresa e la crescita economica della regione, puntando a creare i lavori del futuro e generando un impatto positivo sul clima e sulla sostenibilità tramite misure che comprendono la riduzione delle emissioni, l’aumento dell’autosufficienza energetica e bollette più basse. Il programma prevede entro il 2030 il raddoppio dell’elettricità generata da fonti rinnovabili al fine di raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni. Rispetto ai livelli di partenza, ciò implica un massiccio aumento dei tassi d’investimento delle utility europee in capacità di produzione di energia rinnovabile e reti elettriche. Stando alle ricerche condotte dalla società di consulenza AT Kearney, in Europa gli investimenti in fonti di energia rinnovabili salirà da EUR 60 miliardi nel 2020 a EUR 90 miliardi nel 2022. La transizione verso l’energia elettrica nel settore dei trasporti è un elemento centrale del Green Deal, che prevede che entro il 2030 almeno 30 milioni di automobili a zero emissioni circoleranno sulle strade europee, i viaggi su treni ad alta velocità in tutta Europa raddoppieranno e l’intero trasporto di massa pianificato per viaggi inferiori a 500 chilometri avrà probabilmente un impatto neutro in termini di emissioni di carbonio. In qualità di fonte di energia pulita, l’idrogeno è divenuto oggetto di crescente interesse malgrado sia più caro di altre fonti. Il costo del cosiddetto “idrogeno verde”, ottenuto tramite l’elettrolisi dell’acqua utilizzando elettricità rinnovabile, è diminuito grazie al forte calo del costo dell’energia rinnovabile, ma resta sette volte più alto del costo dei combustibili fossili. Circa tre quarti dei 220 milioni di edifici nell’UE sono considerati inefficienti dal punto di vista energetico. Il piano di ripresa dal Covid-19 farà confluire sostanziosi investimenti nella riqualificazione di tali immobili, dal momento che il settore immobiliare è responsabile del 36% delle emissioni di gas serra e del 40% del consumo energetico dell’UE.Il rapido progresso verso un’economia a emissioni zero rischia di escludere alcune fasce di popolazione, ad esempio coloro che non sono in grado di riqualificarsi nei settori a basse emissioni di carbonio o che non possono accedere ai vantaggi offerti dal nuovo sistema energetico. In prospettiva, la spinta in atto in Europa per rendere l’economia della regione più ecocompatibile genererà una nuova gamma di opportunità di investimento nelle infrastrutture. Le autorità europee sono consapevoli che non potranno raggiungere i propri obiettivi di neutralità carbonica senza il supporto degli investimenti privati. Considerata l’ambiziosa tabella di marcia del Green Deal nei prossimi 10 anni, questo è il momento giusto per esplorare i principali temi d’investimento.

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La mancanza di infrastrutture digitali rischia di lasciare milioni di famiglie rurali in povertà

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 giugno 2021

Nonostante un notevole incremento nel numero di migranti che spediscono denaro a casa tramite trasferimenti digitali a causa della pandemia di COVID-19, milioni di membri delle famiglie destinatarie, che vivono in zone rurali, affrontano enormi difficoltà per accedere ai servizi finanziari digitali che potrebbero aiutarli a uscire dalla povertà. Il presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) ha lanciato oggi un appello perché si investa con urgenza in infrastrutture e servizi finanziari digitali nei paesi in via di sviluppo, per garantire che le famiglie che vivono in aree rurali non vengano lasciate indietro. L’anno scorso, le rimesse digitali sono aumentate del 65 per cento, raggiungendo la cifra complessiva di 12,7 miliardi di dollari. Questo cambiamento è dovuto a una diminuzione nell’uso di contante determinata dai lockdown, che hanno limitato la possibilità di spedire denaro attraverso canali informali, e dalle regole di distanziamento sociale, tanto per chi spediva quanto per chi riceveva le rimesse. Nonostante la recessione economica globale causata dalla pandemia, i migranti hanno continuato a mandare denaro a casa alle loro famiglie, e le rimesse nel 2020 hanno raggiunto l’ammontare totale di 540 miliardi di dollari – con un calo limitato all’1,6 per cento, rispetto all’anno precedente. In tutto il mondo, 200 milioni di migranti mandano regolarmente denaro a casa a circa 800 milioni di loro parenti. Questo contributo influisce in modo cruciale sulla loro vita e sulla loro possibilità di mantenersi. Quasi la metà di queste famiglie vive in aree rurali di paesi in via di sviluppo, dove la povertà e la fame sono più diffuse. Le famiglie usano i soldi mandati a casa dai lavoratori migranti per soddisfare necessità essenziali quali cibo, alloggio, spese scolastiche e mediche, oltre che per avviare piccole attività imprenditoriali. Queste risorse spesso sono in grado di cambiare la vita delle famiglie e delle comunità locali. Da marzo 2020, l’IFAD è alla guida di una task force globale per le rimesse (RCTF), composta da 41 organismi internazionali, istituzioni intergovernative, gruppi industriali e del settore privato e una rete di organizzazioni che si occupano di migranti, per ovviare all’impatto della pandemia di COVID-19 sul miliardo di persone direttamente coinvolte nel fenomeno delle rimesse. Tra le numerose raccomandazioni rivolte al settore pubblico e privato, la task force ha elaborato misure concrete per promuovere la digitalizzazione del mercato delle rimesse, nel tentativo di stimolare la ripresa e rafforzare la resilienza delle famiglie dei migranti in tutto il mondo. In linea con queste misure, l’IFAD sta attualmente finanziando soluzioni digitali promosse dal settore privato di cui beneficeranno oltre un milione di persone nella sola Africa occidentale.

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Industria: Nardi, investire in infrastrutture per rendere stabile la crescita

Posted by fidest press agency su domenica, 13 giugno 2021

“I dati sulla crescita della produzione industriale sono particolarmente incoraggianti e ben auguranti, perché dimostrano che siamo davvero all’inizio della fine della crisi. Questo non significa che siamo usciti dal tunnel, ma conferma che il tessuto produttivo del nostro Paese ha saputo resistere e che ora sta rialzando la testa”. Lo dichiara Martina Nardi, presidente commissione Attività produttive, commercio e turismo alla Camera.“E’ compito della politica, quindi, far sì che questa spinta divenga strutturale e non congiunturale – continua – Dobbiamo cioè evitare che si tratti di un semplice rimbalzo rispetto ai dati negativi visti in questo anno in mezzo di pandemia: dobbiamo far sì che vi sia un sostegno vero alla ripresa produttiva e quindi all’occupazione, attraverso scelte strutturali, a cominciare dagli investimenti nelle infrastrutture necessarie a rendere sempre più competitiva la nostra capacità produttiva”.

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Il ruolo cruciale delle società di infrastrutture quotate nella transizione verso l’energia pulita

Posted by fidest press agency su sabato, 15 maggio 2021

A cura di Xavier Chollet e Christian Roessing. Migliorare le infrastrutture può stimolare la produttività di un’economia.Come investimenti, attività reali come le reti elettriche e le centrali idroelettriche tendono a fornire flussi di cassa stabili e protetti dall’inflazione. Possono anche offrire rendimenti non correlati a quelli di azioni e obbligazioni.Ecco perché gli investitori istituzionali con passività a lungo termine – fondi pensione e compagnie assicurative – da decenni allocano capitale nelle infrastrutture. Secondo l’OCSE, nel corso degli anni hanno accumulato oltre 1.000 miliardi di dollari in investimenti in infrastrutture. L’attrattiva dei titoli legati alle infrastrutture per questo gruppo di investitori è destinata a crescere ancora di più nel prossimo decennio, soprattutto nel settore dell’energia pulita. Con Stati Uniti, Europa e Cina in procinto di spendere miliardi di dollari per una ripresa “verde”, una vasta gamma di attività sostenibili e legate alle energie rinnovabili è destinata a una rapida crescita, come gli impianti eolici e solari, le reti elettriche rinnovabili, le infrastrutture per veicoli elettrici e gli edifici ecocompatibili. Nel tempo, faranno la parte del leone tra le nuove attività infrastrutturali e gli investitori sono attenti a queste tendenze. In un recente sondaggio, oltre l’80% degli investitori istituzionali ha dichiarato di aspettarsi che il settore dell’energia pulita sarà la fonte primaria di investimento nelle infrastrutture nei prossimi 10 anni.Ciò che potrebbe tuttavia sfuggire agli investitori è che tali opportunità non saranno limitate ai mercati privati. È altrettanto probabile che si presentino attraverso titoli quotati. Man mano che il mondo intensifica gli sforzi per la decarbonizzazione e diventa più efficiente nell’impiego delle risorse, le società di infrastrutture quotate specializzate in energia pulita e soluzioni sostenibili sono sia un complemento sia un’alternativa alle attività private.I titoli delle aziende di infrastrutture quotate, soprattutto nei settori dell’energia pulita e della sostenibilità, consentono agli investitori anche di allineare i loro obiettivi di rendimento a quelli ambientali e sociali. (abstract. Fonte: https://www.am.pictet/it/italy/articoli/2021/idee-di-investimento/05/il-ruolo-cruciale-delle-societa-di-infrastrutture-quotate-nella-transizione-verso-l-energia-pulita#overview

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Infrastrutture strategiche: positiva la crescita di investimenti

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 maggio 2021

“Il monitoraggio 2020 degli interventi conclusi o avviati lo scorso anno segna un aumento positivo di risorse. Inoltre nonostante le difficoltà provocate dalla pandemia anche nel 2020 prosegue la crescita della spesa per gli investimenti. Anche se, a causa dell’emergenza Covid-19, il numero dei bandi di gara per le opere pubbliche si è contratto (-8,2% nel primo semestre e -4,5% nel secondo semestre) tuttavia gli importi nella seconda metà dell’anno sono aumentati in maniera significativa: +32,7% rispetto allo stesso periodo del 2019, con un importo complessivo di 30.376 milioni. Inevitabilmente, c’è stata una riduzione delle attività da parte degli enti territoriali e dei Comuni come stazioni appaltanti, un fenomeno ascrivibile alla crisi pandemica. Mentre nel 2020 RFI è stata la prima stazione appaltante con 410 bandi e 13,8 miliardi di euro di importo. Siamo soddisfatti.” Lo dichiara la presidente della Commissione Ambiente e lavori pubblici, Alessia Rotta (Pd), “Il Paese sta ponendo sempre maggiore attenzione alle infrastrutture, avviando un’importante fase operativa e di spesa dopo la flessione del triennio 2016-2018”. “Constatiamo positivamente che sono aumentate anche le infrastrutture prioritarie ultimate o in programmazione non solo al Centro-Nord, ma anche al Sud e nelle Isole che riguardo agli importi di gara hanno registrato un aumento del +50,6%, dai 9,2 miliardi del 2019 a 13,8 miliardi. Grazie ai decreti “sblocca cantieri” e “semplificazioni” sono state avviate anche 60 opere dal costo complessivo di 78,7 miliardi, una spinta importante per l’economia nazionale. Nei prossimi mesi sarà importante anche lavorare per ridurre i tempi lunghi di realizzazione delle grandi opere, le cui cause sono da individuare nella fase preliminare delle autorizzazioni pre gara e certificativa post gara. Assieme alle risorse stanziate, una buona programmazione è elemento essenziale per la buona riuscita del processo – conclude Rotta – ed in questo assume un rilievo enorme la qualificazione delle stazioni appaltanti. I dati confermano che è aumentato di circa 3 volte il numero delle gare aggiudicate e bandite e che i tempi medi sono stati notevolmente ridotti da 358 gg a meno di 7 mesi. E’ necessario quindi dare piena applicazione al codice dei contratti pubblici soprattutto negli aspetti maggiormente innovativi e di semplificazione.”

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Investire in infrastrutture in un mondo post-Covid

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 aprile 2021

A cura di Benjamin Kelly, Analista senior – Ricerca globale e Ingrid Edmund, Gestore di portafoglio senior di Columbia Threadneedle Investments. Il Covid-19 ha profondamente cambiato l’idea stessa di investimento sostenibile in infrastrutture. Conseguentemente, i mercati dei capitali hanno registrato un livello record di emissioni di social bond per la raccolta di fondi destinati a questi progetti. Morningstar stima che i patrimoni dei fondi sostenibili europei abbiano superato per la prima volta i 1.000 miliardi di dollari: solo nel terzo trimestre del 2020 hanno raccolto più di 50 miliardi di euro. Prima della pandemia, di norma l’investimento sostenibile si concentrava per lo più sull’ambiente e sulle strategie di mitigazione del cambiamento climatico. Infatti, negli ultimi anni per quanto riguarda la loro performance ESG (fattori ambientali, sociali e di governance) le aziende e le altre organizzazioni hanno posto notevole enfasi sul primo di questi tre fattori.Ora, invece, l’investimento finalizzato a ottenere risultati sociali più vantaggiosi o più equi è diventato prioritario. È improbabile che questa spinta si attenui alla fine della pandemia. Gli investitori prendono sempre più coscienza del fatto che gli investimenti in infrastrutture hanno conseguenze a lungo termine sulle comunità e che, in ultima analisi, l’integrazione dei fattori ESG non è solo uno strumento di contenimento del rischio, ma una fonte di rendimento e un’opportunità per creare ulteriore valore generando risultati positivi.L’idea che investire in infrastrutture possa giovare all’ambiente e/o arginare l’impatto del cambiamento climatico non è nuova. La novità è che la pandemia ha modificato alcune delle dinamiche in quest’area.Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, le restrizioni ai viaggi, il calo dell’attività industriale e il rallentamento della produzione di energia elettrica durante la pandemia hanno fatto diminuire le emissioni globali fino al 7% nel 2020. È probabile che questo effetto proseguirà anche nel 2021. In tutto il mondo sono già stati imposti nuovi lockdown e potrebbero essere necessari diversi anni prima che la domanda in settori come quello dei viaggi aerei ritorni sui livelli precedenti alla pandemia.Nonostante ciò, l’anidride carbonica nell’atmosfera continua ad aumentare. Ciò dimostra che, pur essendo utili per ridurre le emissioni globali, le misure imposte durante la pandemia sono ancora ben lontane da quanto gli scienziati stimano sia necessario.Intanto, il rallentamento dell’attività aziendale nel 2020 ha comportato anche un netto calo dei prezzi dei combustibili fossili e, con il ritorno alla crescita delle economie è possibile che l’espansione possa essere sostenuta dai prezzi più contenuti del petrolio e del gas, con un conseguente incremento delle emissioni. Inoltre, nonostante l’aumento esponenziale della produzione di energie rinnovabili, queste ultime nel 2018 hanno rappresentato solo il 18% del consumo finale lordo dell’UE e i risultati per quanto riguarda i trasporti e il riscaldamento/raffreddamento sono stati particolarmente deludenti.Ciò mette in evidenza la necessità di moltiplicare gli sforzi per evitare che la ripresa economica si traduca in un nuovo incremento delle emissioni.La fase post-pandemia offrirà probabilmente l’opportunità di incrementare gli investimenti legati alla mitigazione dei cambiamenti climatici: l’UE, ad esempio, ha comunicato che l’ambiente sarà al centro dei suoi piani per la ripresa economica post-Covid, mentre il Regno Unito ha recentemente annunciato proposte più ambiziose per raggiungere i suoi obiettivi in materia di emissioni. Le politiche “verdi” non si limitano a ridurre le emissioni, ma favoriscono anche gli investimenti in grado di creare posti di lavoro nei settori manifatturiero, edilizio e delle piccole e medie imprese, oltre a far risparmiare denaro ai consumatori.Negli Stati Uniti, il neopresidente Joe Biden ha dichiarato che il paese aderirà nuovamente all’Accordo di Parigi, e diversi stati americani hanno già fissato l’obiettivo di portare la quota delle energie rinnovabili ad almeno il 50% entro la fine del decennio.Non vi sono segnali di un possibile allentamento degli ambiziosi obiettivi climatici fissati dai governi di tutto il mondo prima della crisi causata dal Covid-19, il che depone a favore del futuro dell’investimento sostenibile. Un esempio è il supporto fornito all’idrogeno verde da parte dei governi. L’idrogeno è considerato la soluzione tecnologica pulita per la decarbonizzazione di alcuni settori dell’economia, come i trasporti, ma finora ha incontrato l’ostacolo dell’elettrificazione. Gli investimenti europei per 180 miliardi di euro finalizzati ad aumentare la produzione e l’adozione dell’idrogeno pulito possono portare a una netta riduzione dei costi e promuovere il potenziamento della produzione e dell’impiego dell’idrogeno rinnovabile.Ciò offrirà ulteriori opportunità con la creazione di una rete di distribuzione più intelligente e solida e nuove soluzioni di bilanciamento che consentiranno l’integrazione di risorse rinnovabili più decentrate. Queste iniziative prevederanno tecniche di misurazione e stoccaggio intelligenti. Secondo le stime della Commissione europea, ogni anno tra il 2021 e il 2030 dovranno essere investiti 350 miliardi di euro in più rispetto ai livelli del decennio precedente. La maggior parte degli investimenti aggiuntivi è destinata a finanziare il collegamento delle reti dei paesi e la nuova capacità, nonché la sostituzione di vecchi impianti elettrici e industriali.L’emissione di obbligazioni con destinazione specifica dei proventi, in primis green bond, social bond e sustainability bond, è senz’altro un buon barometro delle tendenze dell’investimento ambientale e sociale. Nel 2020 il mercato primario è stato sostenuto dal netto aumento delle emissioni di social bond (oltre il 700% su base annua) i cui finanziamenti sono stati destinati a progetti specifici con esiti socialmente utili come la creazione di posti di lavoro, l’istituzione di programmi o strutture sanitarie o l’offerta di istruzione o formazione. La pandemia ha avuto effetti disastrosi in tutte queste aree. A fine novembre 2020 erano state emesse obbligazioni per un totale di 155 miliardi di dollari, con un incremento dell’869% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Circa 100 miliardi di dollari sono stati raccolti con l’emissione di obbligazioni Covid-19 dedicate a progetti sociali e/o legati alla sostenibilità. È stato un anno record per i social bond, ma non a scapito delle emissioni green. Nel 2020 nel segmento dei green bond, social bond e sustainability bond rientravano quasi 0,5 trilioni di dollari di debito, un altro primato. Pertanto, la maggiore attenzione al sociale non è stata un gioco a somma zero. Gli emittenti continuano a raccogliere fondi per progetti ambientali e sociali, dunque un più attento esame dei fattori sociali non sembra essere un trend transitorio, bensì la nuova normalità per l’investimento sostenibile.

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Assenza soluzioni convincenti per infrastrutture aree interne”

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

“Il Governo ha presentato oggi alle regioni e alle autonomie il quadro degli investimenti del PNRR che avremo modo di approfondire nei prossimi giorni in Parlamento. Una operazione imponente dalla quale dipenderà la ripresa del nostro paese e la maggiore dinamicità della nostra economia. Ascolteremo in Parlamento con grande attenzione le comunicazioni del Presidente del Consiglio che ci consentiranno di avere maggiori informazioni sul piano e sulle sue modalità di attuazione. Oltre all’apprezzamento rispetto alle molte scelte condivisibili e sicuramente coerenti rispetto alle grandi linee di indirizzo europee e nazionali, resta il rammarico di non leggere proposte convincenti sul tema della coesione territoriale che, seppur affrontata con compiutezza rispetto al grande tema del Sud del paese, non offre soluzioni convincenti in tema di aree interne e marginali che non insistono solo nel mezzogiorno del paese.” E’ quanto dichiarato da Fabio Melilli, presidente della commissione Bilancio alla Camera dei Deputati.“Si sceglie infatti di non dare soluzione al gap infrastrutturale presente soprattutto nelle aree appenniniche, ma non solo in esse, caratterizzate dalla scarsità ed a volte persino dall’inesistenza di collegamenti ferroviari, che consentano ai capoluoghi di provincia di quelle aree di interagire con le città metropolitane penalizzando l’accessibilità, le residenze, il lavoro e lo sviluppo. Si adducono spesso motivi legati alla difficoltà di rispettare i tempi stringenti del PNNR ma il tema non viene affrontato nemmeno nelle schede sugli investimenti aggiuntivi che il governo si propone di finanziare con lo scostamento di bilancio dove transitano peraltro tutte le risorse relative alle aree terremotate inizialmente previste nel PNRR.“A tale carenza – conclude Melilli – si può porre rimedio solo finanziando ed avviando da subito la progettazione di alcune nuove tratte, peraltro previste dai documenti di programmazione dello stesso governo, che potranno essere finanziate con fondi nazionali ed europei. Se nemmeno questa stagione di investimenti straordinari riuscirà a dare le risposte che le popolazioni attendono da decenni, si toglie a quelle terre la speranza di colmare il divario storico che ne ha impedito lo sviluppo.”

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Il piano di Biden sulle infrastrutture: al di là di strade e ponti

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 aprile 2021

Domenico Maceri, PhD. “È come un cavallo di Troia”. Ecco la reazione di Mitch McConnell, senatore repubblicano del Kentucky e leader della minoranza al Senato, mentre commentava il massiccio piano infrastrutturale annunciato da Joe Biden in un discorso a Pittsburgh in Pennsylvania. McConnell ha elaborato sostenendo che il progetto si basa su “ulteriori prestiti e ingenti aumenti fiscali a tutte le componenti produttive” dell’economia.Il programma dell’attuale inquilino alla Casa Bianca di circa duemila miliardi di dollari si aggiunge al recente pacchetto di stimolo anti-Covid approvato recentemente con voti di soli democratici. I repubblicani, a differenza dei democratici che votarono a favore del pacchetto anti-Covid durante l’amministrazione di Donald Trump, sembrano essersi rinchiusi nella loro tipica strategia di bloccare qualunque cosa un presidente democratico possa fare. Lo fecero in grande misura durante l’amministrazione di Barack Obama e lo stanno mettendo in pratica con Biden.Biden sa benissimo che il tema delle infrastrutture è popolare con gli americani e in un certo senso anche con i repubblicani, ma lavorare in maniera bipartisan a Washington sembra essere scomparso. Il piano di Biden etichettato “American Jobs Plan” spenderebbe ingenti somme sulle strade, ponti, ferrovie, ma includerebbe anche fondi per nuove tecnologie e il cambiamento climatico. Biden lo ha classificato come “l’investimento più significativo dai tempi della Seconda Guerra Mondiale” che metterebbe l’America all’avanguardia anche nelle emergenti tecnologie.Il 73 percento degli americani favorisce il piano annunciato da Biden, cifra molto alta specialmente di questi giorni. Alcuni repubblicani, a differenza di McConnell, se ne sono accorti, riconoscendo l’importanza dei progetti di infrastrutture, obiettando però sulle dimensioni del piano. Il senatore repubblicano del Missouri Roy Blunt, in un’intervista alla Fox News, ha detto che bisogna ridurre il piano di Biden del 70 percento se il presidente spera di ottenere supporto del suo partito. Blunt ha dichiarato che 615 miliardi sarebbero sufficienti perché il resto sarebbe speso in aree che non hanno nulla a che fare con le infrastrutture.Blunt non ha tutti i torti se si definiscono infrastrutture semplicemente come ponti e strade. Biden la vede diversamente includendo anche l’ampliamento di banda larga a zone in America dove non esiste. Include anche infrastrutture legate all’industria manifatturiera, la modernizzazione delle reti elettriche, migliorie alle scuole, e anche assistenza per la cura degli anziani e per assicurarsi che l’acqua sia potabile per tutti.Si tratta di una differenza non solo del termine infrastrutture ma anche di una visione del ruolo del governo nella società. I repubblicani continuano ad insistere che lasciando mano libera alle aziende private il sistema funziona per tutti. Una visione limitata poiché le aziende private investono solo quando vedono il profilo dei guadagni. Il tipo di investimenti fatti dal governo non mira a produrre profitti ogni tre mesi per soddisfare gli investitori. Gli investimenti governativi producono alcuni frutti immediatamente ma in molti casi i benefici saranno duraturi e verranno a galla in tempi poco vicini.I repubblicani non sono gli unici insoddisfatti con le spese della proposta di Biden. L’ala sinistra del Partito Democratico dissente anche ma nella direzione opposta. Alexandria Ocasio-Cortez, parlamentare ultra liberal di New York (14esimo distretto), in un’intervista alla Msnbc ha dichiarato che le spese proposte da Biden sono insufficienti poiché includono un lasso di tempo di dieci anni. La cifra indicata da Ocasio-Cortez si aggirerebbe invece non su duemila ma diecimila miliardi di dollari.La proposta di Biden sarà dunque massaggiata e discussa alla Camera che come si sa è dominata dai democratici. Alla fine emergerà un disegno di legge che soddisfi le due ali del partito democratico il quale arriverà al Senato dove si prevede una strada in salita. Nella Camera Alta i democratici dovranno fare i conti con il filibuster che richiede 60 consensi per procedere al voto il che vuol dire che 10 repubblicani dovrebbero votare con i democratici. Già si parla di raggirare il filibuster ripetendo la reconciliation che solo richiede una semplice maggioranza se i disegni di legge sono concentrati su questioni di bilancio. La parlamentarian Elizabeth McDonough, il funzionario che consiglia il Senato su questioni di procedure legislative, ha informato i vertici del Partito Democratico che possono usare altre tre manovre di reconciliation nei primi due anni dell’amministrazione di Biden. Una buona notizia per i democratici anche se uno dei loro senatori conservatori, Joe Manchin del West Virginia, ha dichiarato che non appoggia totalmente la proposta di Biden. In particolar modo Manchin è contrario all’aumento delle tasse alle corporation dal 21 al 28 percento che lui vorrebbe ridurre al 25 percento. Va ricordato che nel 2017 i repubblicani ridussero la cifra dal 35 al 21 percento. Tutto sommato, le corporation ne uscirebbero abbastanza bene anche con Biden nonostante l’evidente piccolo passo indietro. Jeff Bezos, infatti, il padrone di Amazon e l’uomo più ricco al mondo, si è dichiarato favorevole alle tasse sulle corporation programmate da Biden.Questo piccolo sacrificio per le corporation coprirebbe il costo della sua proposta, secondo Biden, anche se il tam-tam di una patrimoniale alle classi benestanti suonato dai senatori democratici di sinistra Bernie Sanders e Elizabeth Warren gli chiederebbe un altro piccolo sacrificio. Non dovrebbe fare loro tanto male considerando anche i notevoli profitti accumulati durante la pandemia. I benefici della nuova proposta però andrebbero a tutti gli americani, come ci confermano ricerche citate in un recente articolo del Washington Post. Uno studio di Moody Analytics ci informa che ogni dollaro investito dal governo si traduce a 1,50 nell’aumento del Pil (Prodotto interno lordo). La crescita verrebbe stimolata al 3,8 percento, la disoccupazione scenderebbe a 3,5 percento e 13,5 milioni di posti di lavoro verrebbero creati. Un altro studio della Georgetown University conferma questi dati anche se il numero di posti di lavoro sarebbe 15 milioni.La proposta di Biden sulle infrastrutture fa parte dell’ideologia dei democratici di usare il governo per migliorare la società guardando al passato ma anche al futuro. Donald Trump nel suo slogan di “Make America Great Again” (Rifacciamo grande l’America) mirava a riportare il Paese nella società degli anni 50 quando i bianchi dominavano e i gruppi minoritari si trovavano decisamente in una posizione sfavorevole, specialmente gli afro-americani. Biden sta cercando di fare l’America grande includendo però tutti gli americani, prendendo ispirazione dai programmi progressisti del New Deal degli anni 30 di Franklin Delano Roosevelt, la cui foto lui vede ogni giorno dal suo studio ovale alla Casa Bianca. Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Una prospettiva sostenibile per le infrastrutture digitali”

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 novembre 2020

A cura di Benjamin Kelly, Analista senior, Ricerca globale e Antonio Botija, Responsabile originazione e investimenti, Investimenti infrastrutturali di Columbia Threadneedle Investments. Quando pensiamo alle infrastrutture, la nostra mente va immediatamente alle reti di trasporto, agli edifici o ai sistemi fognari, idrici ed elettrici: tutti elementi fisici o architettonici. Tuttavia, in un mondo le cui certezze sono state stravolte dall’epidemia di Covid-19, anche il settore delle infrastrutture sta cambiando faccia. Le crisi hanno la tendenza ad accelerare i trend preesistenti: l’economia della condivisione ha spiccato il volo all’indomani della crisi finanziaria globale, e la bolla delle dot.com ha inaugurato un’era di innovazione duratura. Anche il mondo post-Covid sarà forgiato dall’avvento di nuove tecnologie ed aziende, che consentiranno alle persone di lavorare, rilassarsi e mangiare “a distanza” (nell’immediato perlopiù da casa), e che abiliteranno il passaggio dalla modalità offline a quella online in tutti i settori e le fasce demografiche. Il Covid-19, dunque, sta rendendo più urgente il bisogno di una trasformazione digitale, laddove il digitale va considerato come un settore infrastrutturale a pieno titolo. Pur essendo più piccolo e meno diversificato, il mercato B2B era un’area in crescita, ma il minore ruolo del lavoro d’ufficio rischia di gettare ombre sulle prospettive a breve termine di questo settore.In aggiunta a tutto questo, è in corso il fenomeno della migrazione dei dati sul cloud. Dunque, la domanda è certa e gli elementi infrastrutturali sono già presenti, ma al momento la loro capacità di far fronte alla domanda è insufficiente. Il rapido ritmo di cambiamento registrato da questo settore negli ultimi 20 anni ha reso obsolete le reti costruite il secolo scorso.Inoltre, benché come già menzionato in nove paesi la fibra ottica ad alta velocità costituisca già il 50% o più delle connessioni internet fisse, nei 37 paesi studiati dall’OCSE la percentuale di fibra rispetto alla banda larga complessiva non è andata oltre il 27% (giugno 2019), in rialzo dal 24% di un anno prima. La trasformazione che si rende necessaria richiede ingenti quantitativi di capitali, creando opportunità per gli investitori. Ciò richiederà una combinazione di fondi pubblici e privati. In fondo, si tratta di beni con una lunga vita operativa che offrono servizi essenziali, con cash flow elevati (clienti che stipulano contratti continuativi) e in grado di generare crescita di lungo termine durante le fasi ribassiste o stazionarie dei mercati, come quella attuale. Questo è un aspetto fondamentale per gli investitori istituzionali ma anche per altre tipologie di investitori.Un’altra promessa dell’investimento in infrastrutture digitali è data dall’opportunità di investire in maniera significativa nella sostenibilità. Tuttavia, la crescita della domanda continua ad essere compensata dalla maggiore efficienza dei server e delle infrastrutture dei centri dati . Viste le previsioni relative alla futura crescita della domanda, i centri dati costruiti sul presupposto della sostenibilità sono una necessità, non un lusso.Le società stanno integrando attivamente i fattori di sostenibilità nelle decisioni che prendono in materia di infrastrutture digitali. Gli azionisti, ovviamente, hanno la capacità di incidere su tali scelte e sulle fonti energetiche utilizzate dalle aziende. Un’altra parte fondamentale del dialogo sulla sostenibilità viene dagli stessi centri dati e dalle loro sedi e attività operative. Se la pandemia di Covid-19 ci ha insegnato qualcosa, è che ciò che prima potevamo ritenere inconcepibile è ora decisamente fattibile, economicamente efficiente ed ecologicamente giusto. Il futuro del lavoro si preannuncia molto diverso dal passato, e le infrastrutture digitali giocheranno un ruolo cruciale in questo cambiamento.

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Lazio: infrastrutture ferroviarie assolutamente vergognose

Posted by fidest press agency su domenica, 1 novembre 2020

“Un Rapporto di Legambiente ha individuato una serie infrastrutture ferroviarie assolutamente vergognose. Tra queste, le peggiori tre di tutta Italia sono la Circumvesuviana, la Roma- Ostia Lido e la Roma-Viterbo. Nello stesso rapporto si descrive minuziosamente tutto ciò che i pendolari sono costretti a sopportare quotidianamente tra cancellazioni, poca sicurezza e quel sovraffollamento che in periodo di Covid rischia di essere un pericoloso moltiplicatore di contagi. C’è un importante contributo statale del Fondo nazionale, cinque miliardi di euro, che viene destinato al trasporto pubblico e chiediamo al governo di verificare e controllare la destinazione di questi soldi. In altri ministeri, quando qualcosa non va, vengono inviati gli ispettori. Vorremmo che anche il ministero dei Trasporti inviasse al Presidente della Regione Lazio Zingaretti e al Presidente della Regione Campania De Luca, gli ispettori per chiedere loro conto di questi soldi”.Così il deputato di Fratelli d’Italia Mauro Rotelli che assieme al collega Marco Silvestroni hanno interrogato il viceministro dei Trasporti Giancarlo Cancelleri.

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Fondi pensioni e investimenti in infrastrutture

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

“Occorre convogliare il risparmio previdenziale verso investimenti nell’economia produttiva nazionale e in particolare verso le infrastrutture, volano mancato di crescita causa il deficit di investimenti pubblici e privati, come ha sottolineato al Forum The European House – Ambrosetti il ministro Patuanelli. L’iniziativa Assofondipensione-CDP, che comprende anche un fondo di investimenti in infrastrutture, va in questa direzione. Ma proprio per il supporto che sono in grado di fornire alla crescita del Paese questi investimenti vanno incentivati con strumenti fiscali e normativi, un tema che stiamo affrontando direttamente con il MEF. Ulteriori approfondimenti con il ministero sono in programma a breve.” Lo ha affermato Maggi, presidente di Assofondipensione: l’Associazione che riunisce i fondi negoziali italiani con un patrimonio di circa 56 mld di euro.

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Althesys: ripensare il mercato elettrico e rilanciare le infrastrutture

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 giugno 2020

L’energia pulita, la tutela del clima e la concorrenza sono frenate da un mercato elettrico ormai superato dalla trasformazione della struttura industriale e tecnologica del settore. È quanto emerso nel corso del webinar “Il futuro del sistema elettrico italiano”, secondo appuntamento dell’Irex Annual Report 2020, che si è svolto oggi. L’Irex Annual Report, giunto alla dodicesima edizione, è lo studio con cui Althesys analizza l’andamento del settore elettrico in Italia, delle aziende attive nelle energie rinnovabili, degli investimenti e dei titoli delle pure renewable quotate in Borsa. L’edizione 2020 è stata presentata in due web conference, in luogo del tradizionale convegno presso il GSE. La prima sessione, sulle strategie delle aziende, si è svolta il 9 giugno; l’evento odierno è stato riservato all’esame del sistema elettrico e delle strategie nazionali.“Servono segnali di prezzo efficaci per aiutare chi investe in rinnovabili e per rendere flessibile il sistema elettrico – ha detto Alessandro Marangoni, ceo di Althesys, a capo del team di ricerca. – Bisogna ridurre le distorsioni generate da un mercato concepito ormai vent’anni addietro. Il recepimento degli indirizzi europei sul mercato interno dell’energia elettrica sarà un’opportunità per innovare, ma poi bisognerà andare oltre. L’obiettivo – ha aggiunto l’economista – è mettere in pratica quel piano energia e ambiente che, dal confronto internazionale, appare fra i più avanzati in Europa”.
Marangoni ha anche evidenziato che il sistema elettrico potrebbe registrare criticità nell’adeguatezza di breve periodo, specie in estate, nel caso di picchi consistenti, che non potranno essere garantiti dalle centrali termoelettriche sostenute dal capacity market prima del 2022.Confronto europeo – Il Report di Althesys ha comparato i piani nazionali energia-clima di quattro Paesi, Italia, Francia, Germania e Spagna, per esaminare le strategie dei governi in merito alla decisione di rendere l’Unione Europea climaticamente neutrale entro il 2050.L’Italia, nel suo percorso di chiusura degli impianti a carbone, la cui conclusione è prevista per il 2025, conferma gli obiettivi per le rinnovabili al 30% (elettriche al 55%, termiche al 33,9%). Il PNIEC italiano privilegia il fotovoltaico, con complessità per la sicurezza del sistema e per i segnali di prezzo dati al mercato.
La Spagna è più ambiziosa per quota di energia rinnovabili nel mix energetico: il Plan Nacional Integrado de Energía y Clima 2021-2030 prevede la dismissione del carbone nel 2030, il che colloca il Paese iberico tra i primi al mondo, con il suo 42,1% da fonti non programmabili e rinnovabili elettriche all’85%.La Francia, nel Plan National Intégré Énergie-Climat che vede il 44% dei consumi primari coperti dal nucleare, mira a un contributo delle rinnovabili pari al 33%.Il piano della Germania, consegnato a Bruxelles appena pochi giorni fa, evidenzia invece come il Paese sia partito in ritardo, a causa delle dispute interne sull’abbandono del carbone, che copre tuttora oltre il 30% della capacità. Gli obiettivi per il 2030 prevedono un ricorso alle FER elettriche del 65% e per le rinnovabili termiche del 27%.Forza e debolezze – Il sistema elettrico italiano già nel 2021 potrebbe avere un deficit di capacità nel periodo estivo, a fronte di un picco di domanda di 63 GW. Al tempo stesso, l’emergenza sanitaria ha mostrato un sistema elettrico affidabile, flessibile nonostante una drastica riduzione dei carichi tra marzo, aprile e maggio. Proprio in questo periodo è stato toccato il nuovo minimo storico, inferiore a 17 GW, registrato lunedì 13 aprile.
La decarbonizzazione richiede comunque di rafforzare le infrastrutture di rete e sviluppare gli accumuli, sia batterie che pompaggi idroelettrici. Nei prossimi 20 anni più di un terzo degli investimenti nel settore elettrico in tutta Europa sarà rivolto proprio alle reti, per un ammontare di circa 1.100 miliardi di euro. A questo bisognerà affiancare un ripensamento del market design, introducendo novità, come per esempio i prezzi dinamici o il superamento del PUN, date le criticità evidenziate dalle analisi del modello NET di Althesys.
Gli accumuli vedono il mercato ancora in fase di avvio, dati gli alti costi di investimento e una regolazione in evoluzione.
Le nuove tecnologie consentiranno, poi, di ripensare lo scenario energetico futuro, con lo sviluppo di biometano, P2G e idrogeno che potranno dare un contributo alla decarbonizzazione sia con l’immissione in rete che favorendo la mobilità sostenibile.

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Assotrasporti sollecita il monitoraggio delle infrastrutture stradali

Posted by fidest press agency su martedì, 9 giugno 2020

In piena fase 2, con la riapertura agli spostamenti intraregionali, dopo aver suggerito più volte al Governo di approfittare della riduzione di traffico, dovuta alle misure di contenimento del Covid-19, per effettuare il controllo capillare dell’intero sistema viario e ferroviario del Paese, Assotrasporti ricorda quanto sia importante assicurare la stabilità e la sicurezza della rete infrastrutturale italiana. Considerato che nei prossimi giorni riapriranno anche i confini europei, con la ripresa di Schengen, viene quindi da chiedersi se le strade italiane siano pronte ad accogliere il flusso di turisti che potrebbe salvare, o per lo meno arginare, le perdite della stagione turistica estiva.“Apprendiamo con piacere gli interventi dei deputati Roberto Cassinelli e Roberto Bagnasco e di Claudio Muzio, in quanto sono in linea con le nostre richieste. Occorre che si proceda con urgenza al monitoraggio dell’intera rete infrastrutturale italiana con la ripresa dei flussi” dichiara Secondo Sandiano, Presidente nazionale di Assotrasporti e Vicepresidente vicario di Eumove.“Sono diversi mesi ormai che Assotrasporti chiede interventi urgenti sulla rete autostradale, in particolare nella regione Liguria dove, in seguito ai crolli causati dal maltempo dello scorso inverno e all’incuria nella gestione delle infrastrutture, le strade sono diventate un susseguirsi di cantieri che causano interruzioni della viabilità, rallentamenti e code” aggiunge Fabrizio Civallero, segretario nazionale Assotrasporti. “Ricordando lo straordinario lavoro fatto al cantiere per il ponte di Genova che, nonostante l’emergenza sanitaria, ha proseguito i lavori senza sosta e si prepara all’inaugurazione del nuovo ponte nel mese di luglio, gli interventi di manutenzione nel resto della regione sono proseguiti a rilento e risultano inadeguati ad accogliere il flusso di turisti che si presta a giungere in Italia” aggiunge Sandiano. “Ribadiamo ancora una volta la richiesta di esenzione del pedaggio autostradale per tutti gli utenti quando, per via delle interruzioni causate dai lavori in corso, non sia possibile viaggiare a una velocità minima accettabile” conclude Civallero. Ricordando le numerose lettere inviate al Governo nei mesi passati, per richiedere la dichiarazione dello stato di emergenza per la messa in sicurezza delle infrastrutture italiane e, successivamente, per la tutela dell’autotrasporto durante l’emergenza sanitaria e il suggerimento di approfittare della riduzione del traffico per effettuare il controllo capillare dell’intero sistema viario e ferroviario del Paese, le associazioni sostenitrici della proposta “Salva Vite” ribadiscono l’invito rivolto a tutti i cittadini, politici, associazioni, enti e imprese a partecipare attivamente alla campagna e dare il proprio contributo per trovare una soluzione efficace a questa grave emergenza mentre l’intero Paese si trova ad affrontare le conseguenze economiche della crisi causata dal Covid-19

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Infrastrutture essenziali per ripartire e rilanciare economia

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2020

“Nei piani del Ministro dei Trasporti la realizzazione della Roma-Latina e della Cisterna-Valmontone stanno assumendo finalmente concretezza. È un’ottima notizia, ma aspetto di vedere i decreti governativi, che sono già in ritardo. Il territorio pontino è stufo di aspettare. Le nostre imprese hanno bisogno di infrastrutture per ripartire e sperare in un rilancio post-Coronavirus”. Lo scrive su Facebook il senatore di Fratelli d’Italia, Nicola Calandrini.

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L’agricoltura deve essere sostenuta da una rete adeguata di infrastrutture

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

La qualità è il vero valore aggiunto della nostra agricoltura, ma deve essere sostenuta da una rete adeguata di infrastrutture per far sì che l’Italia resti tra i protagonisti dell’export agroalimentare – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso. Ciò vale in particolare per le coltivazioni di maggiore pregio, che registrano elevati volumi di produzione e sono particolarmente apprezzate sui mercati internazionali.Lo studio diffuso da Nomisma nel corso della quarta edizione dell’action tank Grow di Agrinsieme, evidenzia in modo chiaro come il sud Italia sia ancora molto indietro rispetto al nord, sia a livello di infrastrutture materiali che immateriali. L’utilizzo delle reti digitali scende infatti al 78% nel Mezzogiorno, rispetto a una media nazionale dell’84%. Le conseguenze di questo divario si traducono in un differente peso nell’export: nel Settentrione si concentra circa il 60-70% delle esportazioni agricole e alimentari nazionali, per un valore complessivo che nel 2018 è stato di circa 30 miliardi di euro.Colpisce inoltre come anche il nord Italia – che dispone della migliore rete infrastrutturale del Paese – si trovi in una situazione di svantaggio nei confronti dei principali concorrenti europei: Regno Unito, Francia e Germania. Il ritardo infrastrutturale si traduce in mercati domestici poco efficienti e comporta una penalizzazione per le nostre imprese nella competizione sui mercati internazionali, in special modo quelli più distanti e con maggiori potenzialità di sviluppo. Gli investimenti sull’innovazione digitale e sulle infrastrutture materiali devono andare di pari passo se si vuole rendere la nostra agricoltura in grado di competere in Europa e nel mondo – conclude Tiso.

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CIPE \ Castelli, “Approvati interventi per 99 milioni di euro in infrastrutture al Sud”

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 luglio 2019

“Sono molto soddisfatta per l’approvazione, da parte del CIPE, nell’ambito del piano operativo Infrastrutture, degli interventi per la messa in sicurezza del Porto di Palermo, con un investimento di 39 milioni, del Porto di Castellammare di Stabia, 35 milioni, e dei lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza dell’aeroporto di Reggio Calabria, 25 milioni. Si tratta di un’importante risultato utile a far ripartire gli investimenti nel sud del Paese, su cui abbiamo lavorato intensamente negli ultimi mesi”.Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, in merito alla delibera adottata dal CIPE in mattinata.

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A Roma nasce l’Osservatorio Permanente sulle Infrastrutture e le Grandi Opere

Posted by fidest press agency su domenica, 9 giugno 2019

A Roma nasce l’Osservatorio Permanente sulle Infrastrutture e le Grandi Opere Roma. Un laboratorio laico per l’analisi e l’approfondimento di tutti i temi concernenti la sostenibilità intesa come difesa delle infrastrutture e degli ecosistemi ambientali, un gruppo di lavoro che produca analisi delle politiche adottate per il sistema Italia in Europa, identificando senza ideologie il ventaglio di scelte a disposizione della politica e suggerendo azioni anche critiche ma costruttive da sottoporre direttamente alle istituzioni nazionali, stabilendo un contatto diretto con Camera e Senato, con l’obiettivo di sottolineare il ruolo cruciale delle grandi opere e delle infrastrutture strategiche nel percorso di sviluppo dell’Italia.
Sono queste, in estrema sintesi, le fondamenta concettuali dell’Osservatorio Permanente sulle Infrastrutture e le Grandi Opere, costituitosi a Roma nella mattinata di mercoledì 5 giugno 2019 per volontà dell’associazione Altero Matteoli per la Libertà e il Bene Comune.
Sulla scia dell’esempio e della dedizione alla politica ed all’approccio laico del Ministro dell’Ambiente, del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e del Presidente della Commissione Lavori Pubblici e Comunicazioni del Senato, Senatore Altero Matteoli, al quale è dedicata l’associazione nata nel maggio del 2018, il laboratorio permanente ha lo spirito di offrire nell’interesse generale e superiore del Paese, una occasione di dibattito laico, analitico ed estraneo da schieramenti precostituiti. L’Osservatorio si pone anche l’obiettivo di instaurare una proficua interlocuzione con l’Unione Europea, al fine di trovare anche nella nuova Europa una formula per la condivisione di una vera politica continentale degli investimenti nelle reti Ten-T, che riguardi i finanziamenti alle infrastrutture, i servizi a questi connessi, l’allargamento delle politiche di coesione ai territori ed ai cittadini europei, le nuove opportunità industriali derivanti dalle tecnologie connesse.
I partecipanti a “L’Osservatorio Permanente sulle Infrastrutture “sono intimamente convinti che la crescita economica e la competitività siano obiettivi mai definitivamente conseguiti e che per il loro effettivo conseguimento nel Paese siano necessarie precise e quotidiane scelte politiche, tappe di un percorso fatto di passi necessari per completare il suo sviluppo infrastrutturale, economico e sociale, su cui occorre vigilare – afferma Emilio Brogi, presidente dell’Associazione Altero Matteoli; – L’Osservatorio non proporrà soltanto accurate analisi e approfondimenti da sottoporre a Camera e Senato, ma anche delle vere e proprie iniziative culturali incentrate sulle grandi opere e sulle infrastrutture, sulla sostenibilità degli ecosistemi ambientali, tecnologici ed economici, come convegni o eventi di settore, alcuni dei quali già in fase di programmazione.
Il treno del futuro, per così dire, passa direttamente dalle grandi opere strategiche e dalle infrastrutture, e l’Italia non può assolutamente permettersi di perderlo”.

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Consorzi Europei per le Infrastrutture di Ricerca

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 aprile 2019

Le Agenzie di valutazione europee HCÉRES (Francia), ANVUR (Italia) e AEI (Spagna) hanno firmato un accordo quadro per collaborare e coordinarsi nella valutazione dei Consorzi Europei per le Infrastrutture di Ricerca, dando vita all’ERIEC (European Research Infrastructure Evaluation Consortium)
L’iniziativa di istituire il Consorzio ERIEC è emersa dall’obbligo di valutazione previsto per le reti di Infrastrutture di Ricerca Europee con status ERIC (European Research Infrastructure Consortium) – ad oggi 20 consorzi relativi a differenti aree di ricerca.Come prima attività, l’ERIEC valuterà l’ERIC-ECRIN (European Clinical Research Infrastructure Network), una rete europea di centri di ricerca per lo sviluppo e l’implementazione di sperimentazioni cliniche multinazionali, che ha acquisito lo status giuridico di ERIC nel 2013. La valutazione prevede due fasi: una preliminare autovalutazione condotta dall’ERIC-ECRIN, seguita da una valutazione esterna, condotta attraverso una visita in loco, da parte di una commissione di esperti internazionali selezionati dal consorzio ERIEC. La valutazione si concluderà alla fine del 2019, con la pubblicazione del Rapporto di valutazione finale.Operando su richiesta delle infrastrutture ERIC, il Consorzio ERIEC offre loro un sistema di valutazione basato su best practice europee e internazionali in materia di assicurazione della qualità.Sostenendo lo sviluppo della strategia di ricerca europea, l’ERIEC invita tutte le Agenzie di valutazione che potrebbero essere interessate ad aderire al Consorzio e prendere parte alle valutazioni congiunte delle reti di Infrastrutture di Ricerca Europee.
ERIC (European Research Infrastructure Consortium infrastructures) Il Consorzio Europeo per le Infrastrutture di Ricerca è uno strumento sviluppato a partire dal 2009 dall’ European Strategy Forum on Research Infrastructures (ESFRI) che conferisce ai consorzi personalità giuridica riconosciuta in tutti gli Stati membri dell’UE.

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