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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

Posts Tagged ‘infrastrutture’

Althesys: ripensare il mercato elettrico e rilanciare le infrastrutture

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 giugno 2020

L’energia pulita, la tutela del clima e la concorrenza sono frenate da un mercato elettrico ormai superato dalla trasformazione della struttura industriale e tecnologica del settore. È quanto emerso nel corso del webinar “Il futuro del sistema elettrico italiano”, secondo appuntamento dell’Irex Annual Report 2020, che si è svolto oggi. L’Irex Annual Report, giunto alla dodicesima edizione, è lo studio con cui Althesys analizza l’andamento del settore elettrico in Italia, delle aziende attive nelle energie rinnovabili, degli investimenti e dei titoli delle pure renewable quotate in Borsa. L’edizione 2020 è stata presentata in due web conference, in luogo del tradizionale convegno presso il GSE. La prima sessione, sulle strategie delle aziende, si è svolta il 9 giugno; l’evento odierno è stato riservato all’esame del sistema elettrico e delle strategie nazionali.“Servono segnali di prezzo efficaci per aiutare chi investe in rinnovabili e per rendere flessibile il sistema elettrico – ha detto Alessandro Marangoni, ceo di Althesys, a capo del team di ricerca. – Bisogna ridurre le distorsioni generate da un mercato concepito ormai vent’anni addietro. Il recepimento degli indirizzi europei sul mercato interno dell’energia elettrica sarà un’opportunità per innovare, ma poi bisognerà andare oltre. L’obiettivo – ha aggiunto l’economista – è mettere in pratica quel piano energia e ambiente che, dal confronto internazionale, appare fra i più avanzati in Europa”.
Marangoni ha anche evidenziato che il sistema elettrico potrebbe registrare criticità nell’adeguatezza di breve periodo, specie in estate, nel caso di picchi consistenti, che non potranno essere garantiti dalle centrali termoelettriche sostenute dal capacity market prima del 2022.Confronto europeo – Il Report di Althesys ha comparato i piani nazionali energia-clima di quattro Paesi, Italia, Francia, Germania e Spagna, per esaminare le strategie dei governi in merito alla decisione di rendere l’Unione Europea climaticamente neutrale entro il 2050.L’Italia, nel suo percorso di chiusura degli impianti a carbone, la cui conclusione è prevista per il 2025, conferma gli obiettivi per le rinnovabili al 30% (elettriche al 55%, termiche al 33,9%). Il PNIEC italiano privilegia il fotovoltaico, con complessità per la sicurezza del sistema e per i segnali di prezzo dati al mercato.
La Spagna è più ambiziosa per quota di energia rinnovabili nel mix energetico: il Plan Nacional Integrado de Energía y Clima 2021-2030 prevede la dismissione del carbone nel 2030, il che colloca il Paese iberico tra i primi al mondo, con il suo 42,1% da fonti non programmabili e rinnovabili elettriche all’85%.La Francia, nel Plan National Intégré Énergie-Climat che vede il 44% dei consumi primari coperti dal nucleare, mira a un contributo delle rinnovabili pari al 33%.Il piano della Germania, consegnato a Bruxelles appena pochi giorni fa, evidenzia invece come il Paese sia partito in ritardo, a causa delle dispute interne sull’abbandono del carbone, che copre tuttora oltre il 30% della capacità. Gli obiettivi per il 2030 prevedono un ricorso alle FER elettriche del 65% e per le rinnovabili termiche del 27%.Forza e debolezze – Il sistema elettrico italiano già nel 2021 potrebbe avere un deficit di capacità nel periodo estivo, a fronte di un picco di domanda di 63 GW. Al tempo stesso, l’emergenza sanitaria ha mostrato un sistema elettrico affidabile, flessibile nonostante una drastica riduzione dei carichi tra marzo, aprile e maggio. Proprio in questo periodo è stato toccato il nuovo minimo storico, inferiore a 17 GW, registrato lunedì 13 aprile.
La decarbonizzazione richiede comunque di rafforzare le infrastrutture di rete e sviluppare gli accumuli, sia batterie che pompaggi idroelettrici. Nei prossimi 20 anni più di un terzo degli investimenti nel settore elettrico in tutta Europa sarà rivolto proprio alle reti, per un ammontare di circa 1.100 miliardi di euro. A questo bisognerà affiancare un ripensamento del market design, introducendo novità, come per esempio i prezzi dinamici o il superamento del PUN, date le criticità evidenziate dalle analisi del modello NET di Althesys.
Gli accumuli vedono il mercato ancora in fase di avvio, dati gli alti costi di investimento e una regolazione in evoluzione.
Le nuove tecnologie consentiranno, poi, di ripensare lo scenario energetico futuro, con lo sviluppo di biometano, P2G e idrogeno che potranno dare un contributo alla decarbonizzazione sia con l’immissione in rete che favorendo la mobilità sostenibile.

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Assotrasporti sollecita il monitoraggio delle infrastrutture stradali

Posted by fidest press agency su martedì, 9 giugno 2020

In piena fase 2, con la riapertura agli spostamenti intraregionali, dopo aver suggerito più volte al Governo di approfittare della riduzione di traffico, dovuta alle misure di contenimento del Covid-19, per effettuare il controllo capillare dell’intero sistema viario e ferroviario del Paese, Assotrasporti ricorda quanto sia importante assicurare la stabilità e la sicurezza della rete infrastrutturale italiana. Considerato che nei prossimi giorni riapriranno anche i confini europei, con la ripresa di Schengen, viene quindi da chiedersi se le strade italiane siano pronte ad accogliere il flusso di turisti che potrebbe salvare, o per lo meno arginare, le perdite della stagione turistica estiva.“Apprendiamo con piacere gli interventi dei deputati Roberto Cassinelli e Roberto Bagnasco e di Claudio Muzio, in quanto sono in linea con le nostre richieste. Occorre che si proceda con urgenza al monitoraggio dell’intera rete infrastrutturale italiana con la ripresa dei flussi” dichiara Secondo Sandiano, Presidente nazionale di Assotrasporti e Vicepresidente vicario di Eumove.“Sono diversi mesi ormai che Assotrasporti chiede interventi urgenti sulla rete autostradale, in particolare nella regione Liguria dove, in seguito ai crolli causati dal maltempo dello scorso inverno e all’incuria nella gestione delle infrastrutture, le strade sono diventate un susseguirsi di cantieri che causano interruzioni della viabilità, rallentamenti e code” aggiunge Fabrizio Civallero, segretario nazionale Assotrasporti. “Ricordando lo straordinario lavoro fatto al cantiere per il ponte di Genova che, nonostante l’emergenza sanitaria, ha proseguito i lavori senza sosta e si prepara all’inaugurazione del nuovo ponte nel mese di luglio, gli interventi di manutenzione nel resto della regione sono proseguiti a rilento e risultano inadeguati ad accogliere il flusso di turisti che si presta a giungere in Italia” aggiunge Sandiano. “Ribadiamo ancora una volta la richiesta di esenzione del pedaggio autostradale per tutti gli utenti quando, per via delle interruzioni causate dai lavori in corso, non sia possibile viaggiare a una velocità minima accettabile” conclude Civallero. Ricordando le numerose lettere inviate al Governo nei mesi passati, per richiedere la dichiarazione dello stato di emergenza per la messa in sicurezza delle infrastrutture italiane e, successivamente, per la tutela dell’autotrasporto durante l’emergenza sanitaria e il suggerimento di approfittare della riduzione del traffico per effettuare il controllo capillare dell’intero sistema viario e ferroviario del Paese, le associazioni sostenitrici della proposta “Salva Vite” ribadiscono l’invito rivolto a tutti i cittadini, politici, associazioni, enti e imprese a partecipare attivamente alla campagna e dare il proprio contributo per trovare una soluzione efficace a questa grave emergenza mentre l’intero Paese si trova ad affrontare le conseguenze economiche della crisi causata dal Covid-19

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Infrastrutture essenziali per ripartire e rilanciare economia

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2020

“Nei piani del Ministro dei Trasporti la realizzazione della Roma-Latina e della Cisterna-Valmontone stanno assumendo finalmente concretezza. È un’ottima notizia, ma aspetto di vedere i decreti governativi, che sono già in ritardo. Il territorio pontino è stufo di aspettare. Le nostre imprese hanno bisogno di infrastrutture per ripartire e sperare in un rilancio post-Coronavirus”. Lo scrive su Facebook il senatore di Fratelli d’Italia, Nicola Calandrini.

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L’agricoltura deve essere sostenuta da una rete adeguata di infrastrutture

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

La qualità è il vero valore aggiunto della nostra agricoltura, ma deve essere sostenuta da una rete adeguata di infrastrutture per far sì che l’Italia resti tra i protagonisti dell’export agroalimentare – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso. Ciò vale in particolare per le coltivazioni di maggiore pregio, che registrano elevati volumi di produzione e sono particolarmente apprezzate sui mercati internazionali.Lo studio diffuso da Nomisma nel corso della quarta edizione dell’action tank Grow di Agrinsieme, evidenzia in modo chiaro come il sud Italia sia ancora molto indietro rispetto al nord, sia a livello di infrastrutture materiali che immateriali. L’utilizzo delle reti digitali scende infatti al 78% nel Mezzogiorno, rispetto a una media nazionale dell’84%. Le conseguenze di questo divario si traducono in un differente peso nell’export: nel Settentrione si concentra circa il 60-70% delle esportazioni agricole e alimentari nazionali, per un valore complessivo che nel 2018 è stato di circa 30 miliardi di euro.Colpisce inoltre come anche il nord Italia – che dispone della migliore rete infrastrutturale del Paese – si trovi in una situazione di svantaggio nei confronti dei principali concorrenti europei: Regno Unito, Francia e Germania. Il ritardo infrastrutturale si traduce in mercati domestici poco efficienti e comporta una penalizzazione per le nostre imprese nella competizione sui mercati internazionali, in special modo quelli più distanti e con maggiori potenzialità di sviluppo. Gli investimenti sull’innovazione digitale e sulle infrastrutture materiali devono andare di pari passo se si vuole rendere la nostra agricoltura in grado di competere in Europa e nel mondo – conclude Tiso.

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CIPE \ Castelli, “Approvati interventi per 99 milioni di euro in infrastrutture al Sud”

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 luglio 2019

“Sono molto soddisfatta per l’approvazione, da parte del CIPE, nell’ambito del piano operativo Infrastrutture, degli interventi per la messa in sicurezza del Porto di Palermo, con un investimento di 39 milioni, del Porto di Castellammare di Stabia, 35 milioni, e dei lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza dell’aeroporto di Reggio Calabria, 25 milioni. Si tratta di un’importante risultato utile a far ripartire gli investimenti nel sud del Paese, su cui abbiamo lavorato intensamente negli ultimi mesi”.Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, in merito alla delibera adottata dal CIPE in mattinata.

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A Roma nasce l’Osservatorio Permanente sulle Infrastrutture e le Grandi Opere

Posted by fidest press agency su domenica, 9 giugno 2019

A Roma nasce l’Osservatorio Permanente sulle Infrastrutture e le Grandi Opere Roma. Un laboratorio laico per l’analisi e l’approfondimento di tutti i temi concernenti la sostenibilità intesa come difesa delle infrastrutture e degli ecosistemi ambientali, un gruppo di lavoro che produca analisi delle politiche adottate per il sistema Italia in Europa, identificando senza ideologie il ventaglio di scelte a disposizione della politica e suggerendo azioni anche critiche ma costruttive da sottoporre direttamente alle istituzioni nazionali, stabilendo un contatto diretto con Camera e Senato, con l’obiettivo di sottolineare il ruolo cruciale delle grandi opere e delle infrastrutture strategiche nel percorso di sviluppo dell’Italia.
Sono queste, in estrema sintesi, le fondamenta concettuali dell’Osservatorio Permanente sulle Infrastrutture e le Grandi Opere, costituitosi a Roma nella mattinata di mercoledì 5 giugno 2019 per volontà dell’associazione Altero Matteoli per la Libertà e il Bene Comune.
Sulla scia dell’esempio e della dedizione alla politica ed all’approccio laico del Ministro dell’Ambiente, del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e del Presidente della Commissione Lavori Pubblici e Comunicazioni del Senato, Senatore Altero Matteoli, al quale è dedicata l’associazione nata nel maggio del 2018, il laboratorio permanente ha lo spirito di offrire nell’interesse generale e superiore del Paese, una occasione di dibattito laico, analitico ed estraneo da schieramenti precostituiti. L’Osservatorio si pone anche l’obiettivo di instaurare una proficua interlocuzione con l’Unione Europea, al fine di trovare anche nella nuova Europa una formula per la condivisione di una vera politica continentale degli investimenti nelle reti Ten-T, che riguardi i finanziamenti alle infrastrutture, i servizi a questi connessi, l’allargamento delle politiche di coesione ai territori ed ai cittadini europei, le nuove opportunità industriali derivanti dalle tecnologie connesse.
I partecipanti a “L’Osservatorio Permanente sulle Infrastrutture “sono intimamente convinti che la crescita economica e la competitività siano obiettivi mai definitivamente conseguiti e che per il loro effettivo conseguimento nel Paese siano necessarie precise e quotidiane scelte politiche, tappe di un percorso fatto di passi necessari per completare il suo sviluppo infrastrutturale, economico e sociale, su cui occorre vigilare – afferma Emilio Brogi, presidente dell’Associazione Altero Matteoli; – L’Osservatorio non proporrà soltanto accurate analisi e approfondimenti da sottoporre a Camera e Senato, ma anche delle vere e proprie iniziative culturali incentrate sulle grandi opere e sulle infrastrutture, sulla sostenibilità degli ecosistemi ambientali, tecnologici ed economici, come convegni o eventi di settore, alcuni dei quali già in fase di programmazione.
Il treno del futuro, per così dire, passa direttamente dalle grandi opere strategiche e dalle infrastrutture, e l’Italia non può assolutamente permettersi di perderlo”.

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Consorzi Europei per le Infrastrutture di Ricerca

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 aprile 2019

Le Agenzie di valutazione europee HCÉRES (Francia), ANVUR (Italia) e AEI (Spagna) hanno firmato un accordo quadro per collaborare e coordinarsi nella valutazione dei Consorzi Europei per le Infrastrutture di Ricerca, dando vita all’ERIEC (European Research Infrastructure Evaluation Consortium)
L’iniziativa di istituire il Consorzio ERIEC è emersa dall’obbligo di valutazione previsto per le reti di Infrastrutture di Ricerca Europee con status ERIC (European Research Infrastructure Consortium) – ad oggi 20 consorzi relativi a differenti aree di ricerca.Come prima attività, l’ERIEC valuterà l’ERIC-ECRIN (European Clinical Research Infrastructure Network), una rete europea di centri di ricerca per lo sviluppo e l’implementazione di sperimentazioni cliniche multinazionali, che ha acquisito lo status giuridico di ERIC nel 2013. La valutazione prevede due fasi: una preliminare autovalutazione condotta dall’ERIC-ECRIN, seguita da una valutazione esterna, condotta attraverso una visita in loco, da parte di una commissione di esperti internazionali selezionati dal consorzio ERIEC. La valutazione si concluderà alla fine del 2019, con la pubblicazione del Rapporto di valutazione finale.Operando su richiesta delle infrastrutture ERIC, il Consorzio ERIEC offre loro un sistema di valutazione basato su best practice europee e internazionali in materia di assicurazione della qualità.Sostenendo lo sviluppo della strategia di ricerca europea, l’ERIEC invita tutte le Agenzie di valutazione che potrebbero essere interessate ad aderire al Consorzio e prendere parte alle valutazioni congiunte delle reti di Infrastrutture di Ricerca Europee.
ERIC (European Research Infrastructure Consortium infrastructures) Il Consorzio Europeo per le Infrastrutture di Ricerca è uno strumento sviluppato a partire dal 2009 dall’ European Strategy Forum on Research Infrastructures (ESFRI) che conferisce ai consorzi personalità giuridica riconosciuta in tutti gli Stati membri dell’UE.

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Convegno: “Le infrastrutture per la crescita”

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 aprile 2019

Avrà luogo a Matera, il prossimo 14 giugno 2019, il convegno sul tema “Le infrastrutture per la crescita”; l’evento è promosso dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri, e dall’Ordine degli Ingegneri della provincia di Matera, con la collaborazione della Fondazione CNI. Ne dà notizia il presidente del locale ordine professionale, Ing. Giuseppe Sicolo: “La data e il luogo del convegno sono stati decisi il 23 febbraio scorso, quando ebbe luogo a Roma l’Assemblea Nazionale dei Presidenti; in quella occasione, venni invitato a intrattenere i convenuti con una presentazione di Matera e del suo territorio, e riscontrai un immediato consenso sull’organizzazione dell’evento, che prevede la partecipazione dei ministri del Sud e dei Trasporti/Infrastrutture”. Recentemente, il Presidente del Consiglio Nazionale, Ing. Armando Zambrano, ha inviato a tutti gli ingegneri d’Italia, tramite i presidenti provinciali, l’invito a prender parte all’iniziativa per offrire – scrive nella lettera – “il contributo ad una riflessione sulla cultura espressa dall’Ingegneria e sul significato intrinseco di progettazione che deve contemperare il rispetto per il territorio e favorire processi di modernizzazione del Paese”. Dichiara ancora l’Ing. Sicolo: “Siamo onorati di ricevere la visita di tanti colleghi, che non mancheranno di apprezzare il nostro capoluogo e le sue straordinarie meraviglie, nell’anno di celebrazione della Capitale Europea della Cultura. Anche gli ingegneri d’Italia, nel 2019, potranno dire di aver vissuto questo evento straordinario, condividendolo con le migliaia di persone che ogni giorno affollano i nostri rioni e vicoli caratteristici”.

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Uniontrasporti: l’Italia ha bisogno di più investimenti e infrastrutture

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 aprile 2019

Milano. Il sistema camerale ha sempre fortemente contribuito alla realizzazione ed all’ammodernamento del sistema infrastrutturale nel nostro Paese. Se oggi molti territori sono dotati di porti, aeroporti, interporti, mercati, fiere, arterie di grande viabilità, lo si deve anche alla capacità di proposta ed all’impegno economico e finanziario di molte Camere di Commercio.Con lungimiranza, infatti, interpretando le necessità dell’economia e delle imprese, numerose Camere hanno attivato il consenso necessario, tessuto le relative intese istituzionali, ricercato e resi disponibili i finanziamenti, realizzato e contribuito alla gestione delle infrastrutture entrate in esercizio.Anche se questo ruolo di “investitori” si va gradualmente esaurendo, ancora oggi le Camere di Commercio detengono oltre 2 mila partecipazioni in circa 700 società per un investimento complessivo di 850 milioni di euro: 608 milioni di euro si concentrano nei settori infrastrutturali (fiere, aeroporti, holding infrastrutturali, autostrade, mercato agroalimentari, centri intermodali e porti), in quanto strettamente legati allo sviluppo dei territori.
«L’Italia ha bisogno di più crescita, di più occupazione e quindi di più investimenti e innanzitutto di investimenti infrastrutturali; non è un caso che tutte le più significative e importanti associazioni, a partire da Confindustria, si siano trovate a Torino per manifestare a favore della TAV qualche mese fa», così ha esordito il presidente Carlo Sangalli nel suo intervento all’assemblea dei soci di Uniontrasporti.Oggi le Camere di Commercio hanno il compito di far sentire la voce delle imprese sulle carenze infrastrutturali del nostro Paese che pesano sugli scambi commerciali e sul turismo generando una perdita di 34 miliardi l’anno» ha proseguito Sangalli evidenziando le ragioni per cui il sistema camerale – con il supporto tecnico della sua società in house Uniontrasporti- sente il bisogno di impegnarsi in una nuova strategia nazionale focalizzata sul rilancio delle infrastrutture materiali e immateriali per un loro sviluppo moderno e sicuro, per una logistica sempre più efficiente e competitiva.

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Torino: per il futuro di infrastrutture e automotive

Posted by fidest press agency su sabato, 6 aprile 2019

La vitalità economica dell’Italia, nel medio e lungo periodo, dipenderà dalla salute dell’automotive e dallo sviluppo delle infrastrutture strategiche, tra le quali la Tav. Ne è convinto l’Europarlamentare Stefano Maullu (FdI), organizzatore del convegno “Infrastrutture e automotive: il futuro della mobilità in Piemonte”, programmato per la giornata di lunedì 8 aprile a Torino, tra le 17 e le 19, all’interno dell’AllegroItalia Golden Palace di via dell’Arcivescovado 18. Tra i partecipanti, oltre a Bartolomeo Giachino del movimento SìTav/Sì Lavoro, figureranno anche Gianmarco Giorda (Direttore di Anfia Automotive) e Simonpaolo Buongiardino, presidente di Federmotorizzazione. “In una congiuntura storica in cui la crescita dell’Italia è pari a zero, il Paese ha il dovere di puntare tutto sullo sviluppo infrastrutturale e sul sostegno alla filiera dell’automotive, una vera e propria eccellenza italiana – afferma l’Eurodeputato Stefano Maullu; – Il settore dell’automotive, già colpito da una perdita di 130mila posti di lavoro in pochi anni, ha bisogno di tutto il supporto possibile, anche da parte dell’Europa. Per testimoniare l’interesse europeo per il tema, basterà citare la recente approvazione del “pacchetto mobilità” da parte del Parlamento Europeo, con il quale si intendono contrastare il dumping e le pratiche illegali nel trasporto stradale, assicurando nel contempo migliori condizioni di lavoro per i conducenti. Queste battaglie, a cui si aggiunge quella per una serena transizione verso una mobilità sostenibile, rappresentano uno dei fondamentali pilastri del mio impegno a Bruxelles, e sono deciso a portarle avanti in ogni sede, con tenacia e determinazione, con l’obiettivo di difendere efficacemente il comparto italiano. Lo stesso discorso – prosegue Maullu – vale per le infrastrutture e le grandi opere, che rappresentano il naturale volano per lo sviluppo e la crescita economica del Paese. Dalla Tav, in particolare, dipenderanno la competitività del Piemonte e l’interconnessione dell’Italia con l’Europa, due obiettivi fondamentali che il governo italiano sembra avere inspiegabilmente accantonato. Se l’Italia non vorrà essere tagliata fuori dalle grandi vie commerciali dell’Europa, il nodo sulla Tav dovrà essere sciolto subito, il prima possibile, senza perdere un solo istante”. Al convegno, la cui moderazione è stata affidata al giornalista Pierluigi Bonora (promotore del Forum Automotive), prenderanno parte anche Paolo Cardi, direttore business Italscania, Patrizio Loffarelli (responsabile infrastrutture e portualità Assotir), Giuseppe Garesio (Ad di Synergie Italia), l’imprenditore Fabrizio Comba, Fabio Dadati dell’Associazione Matteoli e Barbara Galli, mobility BU Directori di Doxsa, oltre Corrado Bergagna (presidente Assoruote) e Ercole Messina (presidente Airvo).

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“Una nuova era per le infrastrutture”

Posted by fidest press agency su sabato, 16 febbraio 2019

A cura di Ingrid Edmund, Gestore di portafoglio senior, investimenti in infrastrutture di Columbia Threadneedle Investments. Gli investitori si stanno buttando sugli attivi infrastrutturali con un entusiasmo mai visto in passato. Al momento della redazione del presente articolo, sembra che gli investimenti in infrastrutture non quotate siano in procinto di segnare un record per il 2018.1
Qual è il motivo? Gli attivi infrastrutturali sono in grado di offrire rendimenti relativamente elevati, che gli investitori con esigenze di reddito regolare, quali compagnie assicurative e fondi pensione, fanno fatica a ottenere nell’attuale contesto di tassi d’interesse persistentemente bassi.
Agli investitori si stanno presentando numerose opportunità, poiché il settore privato va a colmare la carenza di finanziamenti lasciata dai governi. Secondo la Commissione europea, in Europa, dove investiamo, occorrono 2.000 miliardi di euro di investimenti in infrastrutture entro il 2020 per mantenere la competitività. In un periodo di ristrettezze, si tratta di un conto che la maggior parte dei governi molto semplicemente non può permettersi di pagare.Le infrastrutture europee necessitano di rinnovamento, ma con modalità sostenibili nel lungo periodo. Ad esempio, i porti vengono ammodernati per migliorare la funzionalità delle catene produttive, così che le merci possano viaggiare nel mondo in maniera efficiente. Questi adeguamenti migliorano le capacità dei porti, garantendo ai clienti migliori servizi. All’opposto, l’imposizione di un nuovo e più rigido tetto sul tenore di zolfo nel carburante marittimo rischia di abbattere i ricavi per i porti, in quanto è possibile che gli spedizionieri si impuntino maggiormente sui prezzi. Uno scenario in continua evoluzione significa che gli investitori in infrastrutture devono valutare con attenzione le opportunità e le sfide.Sotto molti aspetti, questa crescente enfasi sulla sostenibilità e sulle nuove tecnologie apre la strada a una nuova era per l’investimento in infrastrutture. Gli investitori non sono mai stati così attenti alle questioni ambientali, sociali e di governance (ESG). A nostro parere gli aspetti ESG e l’investimento in infrastrutture sono un’accoppiata vincente. Gran parte del patrimonio infrastrutturale europeo necessita di ammodernamento per garantirne la sostenibilità.Quando investiamo nelle infrastrutture, crediamo che sia importante adottare un approccio lungimirante, intraprendendo progetti sostenibili e responsabili sotto il profilo ecologico, ed essere pronti ad apportare miglioramenti continui. In ultima analisi, ciò si tradurrà in rendimenti superiori e rischi ridotti, poiché l’intervento del mondo politico e delle autorità è molto meno probabile.
Il 2019 si prospetta come un altro anno di straordinaria crescita per le infrastrutture, all’alba di una nuova era trainata dalle innovazioni tecnologiche e dalla crescente importanza della sostenibilità.In un’ottica di investimento, riteniamo che sia fondamentale operare una selezione oculata di opportunità. Anziché unirci alla schiera di concorrenti impazienti di partecipare a mega collocamenti di alto profilo, siamo più interessati al mercato di fascia media, dove abbondano opportunità spesso più convenienti in termini di valore e concorrenza.Il tema della sostenibilità sta acquisendo sempre più importanza. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un’enorme crescita nel campo delle infrastrutture per energie rinnovabili, specialmente parchi fotovoltaici ed eolici. Il cambiamento ha luogo a un ritmo talmente repentino che le reti elettriche non riescono necessariamente a tenere il passo, pertanto è facile che nascano sempre più opportunità in quest’area, di pari passo con l’evoluzione del settore. Circa il 30% degli investimenti in infrastrutture riguarda fonti energetiche rinnovabili.2 Si sente molto parlare di città intelligenti. Quando diventeranno una realtà, saranno alimentate da infrastrutture sofisticate e altamente tecnologiche.
In linea di massima la distribuzione dell’energia sta diventando più efficiente. Il teleriscaldamento, ad esempio, ha sempre fatto affidamento sull’alimentazione a gas o diesel, ma oggi si stanno diffondendo fonti alternative, come l’acqua e l’idrogeno, al pari del riscaldamento a biomassa. Il graduale ammodernamento di questi sistemi creerà nuove opportunità per gli investitori.Il ruolo delle tecnologie nell’aumento dell’efficienza infrastrutturale è anch’esso destinato a crescere nel 2019. Ad esempio, per le società idriche ora è sufficiente perlustrare un’area con un apposito scanner per individuare eventuali perdite, mentre in passato sarebbe stato necessario scavare per localizzare il problema.
Secondo un’opinione ampiamente diffusa, il settore delle infrastrutture sarebbe stabile e prevedibile. Tuttavia, ciò è vero solo a condizione di poter contare su una gestione impeccabile. Il mondo delle infrastrutture è sospinto da una miriade di fattori di rendimento e, analogamente, può risentire di svariati elementi di rischio.I potenziali rendimenti in questo campo possono risentire anche dei cambiamenti a livello politico e normativo. Ad esempio, l’Organizzazione marittima internazionale ha introdotto un tetto dello 0,5% sullo zolfo, che tutte le navi dovranno osservare entro il 2020. Questa novità avrà conseguenze radicali sulle modalità di alimentazione delle navi, ma anche sulle spedizioni e sul commercio in senso più ampio.Guardando al 2019, per gli investitori sarà più importante che mai adottare un approccio lungimirante ed essere pronti a seguire da vicino le evoluzioni politiche e normative. I proprietari di attivi a lunga scadenza impegnati nel campo della sostenibilità avranno molte più probabilità di avere voce in capitolo dinanzi alle autorità e ai governi rispetto a chi insegue unicamente il profitto immediato.

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Autostrade: Che fine ha fatto la revoca delle concessioni?

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

“Apprendiamo che nell’ambito delle indagini sul crollo di ponte Morandi ci sono una decina di nuovi indagati, accusati di falso in relazione alle valutazioni sul profilo di sicurezza di alcuni viadotti italiani che avevano presentato criticità, tra cui ‘Paolillo’ in Puglia, il ‘Pecetti’ e il ‘Sei Luci’ a Genova. Al netto della tragedia del Ponte Morandi, anche alla luce delle nuove notizie, si confermano le evidenti responsabilità del concessionario sulla manutenzione delle infrastrutture. Che fine ha fatto la revoca? Proprio all’indomani del dramma di Genova, infatti, il Governo aveva annunciato in pompa magna la revoca della concessione, ma poi qualcosa è cambiato fino alla scomparsa dai tavoli di lavoro e dai radar mediatici di tale proposta. Lega Nord e 5 Stelle battano un colpo, la sicurezza della rete autostradale italiana è una priorità, a meno che sulla gestione del nostro patrimonio viario Salvini e Di Maio non abbiano ammainato la bandiera del sovranismo per piegarsi alle pressioni delle lobby”. E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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M5S Lombardia. Bilancio regionale: Il M5S vuole le infrastrutture

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 dicembre 2018

“Sì alle infrastrutture, facciamo tutte le opere che servono davvero ai cittadini e al territorio”, così Massimo De Rosa, consigliere regionale del M5S Lombardia, sugli emendamenti e sugli ordini del giorno al Bilancio regionale depositati dal Movimento in previsione della discussione in Consiglio regionale della settimana prossima.
Sono decine gli emendamenti depositati dal gruppo consiliare che chiedono investimenti per opere strategiche per i cittadini lombardi.
Tra questi la richiesta del prolungamento delle linee metropolitane, la riqualificazione di strade e ponti, l’estensione della rete ferroviaria, l’eliminazione delle barriere architettoniche e importanti investimenti in mobilità sostenibile.
Tra le sollecitazioni, nello specifico, il prolungamento della linea M2 in direzione sud da Assago a Rozzano-Binasco e il prolungamento della M3 da Milano a Cormano-Paderno Dugnano. Il M5S chiede investimenti anche per la messa in sicurezza delle strade locali, di ponti e viadotti e la manutenzione straordinaria della rete stradale regionale. Le richieste riguardano anche di garantire gli stanziamenti per la riqualificazione della Milano-Meda oltre a 1 milione e 200 mila euro per i Piani di eliminazioni delle barriere architettoniche (PEBA).De Rosa conclude: “Per il Movimento 5 Stelle le infrastrutture non sono mai state un tabù e in Lombardia sono centinaia le opere che necessitano finanziamenti immediati. Le risorse però devono essere spese solo se garantiscono benefici reali al territorio, non per riempire le tasche di questo o quell’imprenditore.
Riqualificazione e manutenzione alle infrastrutture esistenti devono essere la priorità. Un esempio su tutti: la chiusura dei ponti sul Po ha impatti devastanti per cittadini e aziende. Il risultato della votazione sugli emendamenti dirà chi sono quelli del sì o quelli del no”.

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Investimenti nelle infrastrutture

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 novembre 2018

Milano, 27 novembre 2018 – ore 12.30 ELR LEX Via San Vittore al Teatro, 1-3 (Piazza Affari) Assoprevidenza, l’Associazione italiana per la previdenza e l’assistenza complementare, nell’ambito delle consuete giornate di studio dedicate alla stampa, organizza un incontro di approfondimento sugli investimenti nell’economia reale dei fondi pensione, delle casse di previdenza professionali e di altri investitori istituzionali. Particolare attenzione sarà data al tema degli impieghi in infrastrutture sociali, fondamentali non solo per sostenere l’economia produttiva del Paese, ma anche per la natura di questa tipologia di investimenti, che sono in linea con la stessa ragion d’essere, in particolare, di fondi, casse e fondazioni di origine bancaria. Nell’attuale fase del mercato obbligazionario, particolarmente difficile e caratterizzata da grande volatilità, gli strumenti finanziari che investono nell’economia reale rappresentano un’alternativa a lungo termine sempre più interessante anche per i redditi che sono in grado di generare.L’incontro si svolgerà il 27 novembre 2018 alle ore 12.30 durante un press lunch a Milano presso ELR LEX. Interverranno Sergio Corbello, presidente di Assoprevidenza, rappresentanti di investitori istituzionali ed esponenti di vertice di un’importante SGR.

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Meridione: «Le infrastrutture sono la colonna portante di un paese”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 ottobre 2018

“Strade, aeroporti, porti determinano maggiore efficienza e diventano motori di produttività: non ci può essere quindi sviluppo nel meridione senza infrastrutture.La situazione economica e sociale del meridione è tale da richiedere provvedimenti immediati e non una “politica pitocca del tozzo di pane”: iniziative di natura strutturale a medio e lungo termine coerenti con una visione strategica in grado di trasformare finalmente il sud in una componente organica e non surrogale dello sviluppo del Paese. Occorre modificare il piano strategico della portualità che è limitata, soprattutto ai porti del sud, a puro trasbordo da nave a nave. Attrezzare i porti e i retroporti favorendo l’intermodalità. Perché i grandi investitori internazionali parlano di porti solo se sono collegati alle grandi arterie di comunicazione». È quanto ha detto il deputato di Fratelli d’Italia Maria Carmela Bucalo nel corso della discussione generale sulla mozione che riguarda le iniziative per il rilancio del mezzogiorno.

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“Investire sulle infrastrutture idriche del nostro Paese”

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 ottobre 2018

Significa non solo garantire a tutti accesso universale all’acqua, ma anche stimolare la crescita economica in termini di occupazione e ricchezza prodotta e migliorare la qualità ambientale”. Lo ha detto oggi Alessandro Marangoni, coordinatore di Top Utility e Water Strategy, il think tank sull’idrico italiano, nel suo intervento al convegno su “Infrastrutture idriche, un patrimonio da valorizzare” che si è tenuto a Bologna Fiere nell’ambito di AccadueO.“A differenza di quanto avviene in altri Paesi, il dibattito in Italia è focalizzato da oltre un decennio sulla contrapposizione pubblico-privato, quando dovrebbe concentrarsi sui problemi veri che sottopongono il nostro Paese a pesanti sanzioni da parte della Corte di giustizia UE per i ritardi nella depurazione e nelle fognature. Per colmare i nostri ritardi occorre investire in manutenzione, nuovi impianti e reti, considerando che oltre un quarto delle infrastrutture ha più di 50 anni. Dobbiamo alimentare quel trend crescente di investimenti innescato dall’avvio della regolazione indipendente, da quando l’Autorità ha preso la competenza sul sistema idrico”. L’economista, citando i dati sulle utility idriche, ha ricordato che sulla scia della regolazione dell’Authority negli ultimi anni si è assistito ad una ripresa degli investimenti: solo per le maggiori 30 imprese, gli investimenti nel settore valgono lo 0,1% del PIL; nel Nord Italia se ne sono registrati nel 2017 quasi 600 milioni di euro (+15,7% sull’anno precedente), meglio ancora nel Centro Italia, dove si sono avuti i livelli più alti rispetto al valore della produzione (32%) e anche le aziende del Meridione hanno fatto segnare investimenti in linea con quelli delle imprese del Nord.Negli ultimi anni le utility idriche hanno tuttavia già cambiato le proprie strategie, avviando un processo di trasformazione, in particolare di M&A, ben dimostrato dai dati del Top Utility: i migliori risultati sono quelli delle aziende di maggiori dimensioni, che risultano più efficienti ed efficaci nell’erogazione dei servizi. Lo confermano anche i dati sulle performance in termini di perdite di rete, che sono migliori proprio tra le utility con le dimensioni maggiori.Dalla discussione è emerso tra l’altro che il problema italiano, vista anche la assai diffusa presenza di soci pubblici, non è quello di contrapporre governance pubblica o privata, ma di saper gestire impianti e reti in maniera efficiente, in modo tale da assicurare da un lato sicurezza ai cittadini nelle forniture anche nei periodi più siccitosi, e dall’altro alle aziende di investire sugli asset per non perdere, tra l’altro, quasi il 40% del fatturato a causa di perdite di rete.

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Messa in sicurezza infrastrutture lombarde

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 settembre 2018

Alcuni giorni fa il Movimento Cinque Stelle, attraverso il consigliere Massimo De Rosa, ha presentato una mozione, che sarà discussa nel Consiglio regionale di martedì 11 settembre, per impegnare la Giunta in un piano regionale di messa in sicurezza per quanto riguarda le infrastrutture lombarde.
“Occorre agire e occorre farlo immediatamente, come del resto sottolineato dall’attuale situazione dei cavalcavia che attraversano la superstrada Milano-Meda” osserva De Rosa. Il riferimento è al rapporto degli esperti di Infrastrutture Lombarde, all’interno del quale viene evidenziato lo stato di degrado di quattro viadotti. Condizioni di pericolo tali da suggerirne la chiusura già dallo scorso mese d’agosto. I cavalcavia in questione sono: il 12 all’altezza di via Alessandro Manzoni a Cesano Maderno, il 14 all’altezza di via San Benedetto sempre a Cesano Maderno, il 10 a Bovisio Masciago all’altezza di via Maestri del Lavoro e lo svincolo 26. A questi si aggiunge il ponte di via XXIV a Cormano il cui transito è vietato, a scopo precauzionale, ai mezzi con peso superiore alle 20 tonnellate. Al momento la provincia di Monza e Brianza ha optato solamente per la chiusura al traffico del cavalcavia 10, assumendosi la responsabilità di consentire la circolazione di vetture e mezzi pesanti sugli altri tre. Una scelta appoggiata dal governatore Attilio Fontana secondo il quale le eventuali criticità siano ancora da verificare e l’allarme sia stato lanciato in maniera intempestiva.
“Come Movimento Cinque Stelle siamo per la chiusura immediata, ai mezzi pesanti, delle strade a rischio. A nostro avviso il principio di precauzione e tutela, in questo caso, deve prevalere su qualsiasi altra ragione” commenta De Rosa, portavoce pentastellato in commissione Trasporti: “dal momento che a sostegno della propria posizione la Provincia ha fatto leva su di un’ispezione visiva. In pratica è come se qualcuno fosse andato a dare un’occhiata e a dire tranquilli va tutto bene. Restiamo basiti anche di fronte alla posizione espressa dalla Giunta, in un primo momento pronta ad assumere un ruolo di regia all’interno di un piano di controllo e messa in sicurezza, coordinato con il ministero, salvo poi compiere questo inspiegabile passo indietro. Perché perdere tempo? Perché non intervenire subito?”.

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“L’Italia non può continuare a rimanere sotto schiaffo di Germania e Francia”

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 settembre 2018

“Non è nella natura dei popoli liberi e quindi nemmeno della nostra nazione. La nostra indipendenza l’hanno conquistata i nostri padri con costi elevatissimi. Abbassare la testa e farsi comandare da una, o peggio, più potenze straniere – come accaduto con i governi Monti e di centrosinistra – non è l’atteggiamento giusto. Lo spread, di cui non frega nulla ai cittadini, schizza in alto? Beh, quando il Pd si vantava di tenerlo basso l’economia non è cresciuta a sufficienza, il debito pubblico è aumentato, gli interessi passivi ammontavano a decine di miliardi l’anno. Questo significa che la cura era sbagliata e quindi ora occorre cambiare schema affinché l’Italia possa recuperare credibilità, ma stavolta in produttività e ricchezza. Dobbiamo tornare a fare le manutenzioni sulle infrastrutture, rinegoziare privatizzazioni dissennate che sono stati autentici regali a imprenditori amici, garantire l’equità sociale, a cominciare dalle pensioni, argomenti su cui c’è grande confusione sotto il cielo del governo giallo-verde. Conte sembra piuttosto Alice nel ‘paese delle meraviglie’, un vicepremier tra due premier, Di Maio e Salvini, ognuno dei quali si affretta a dare la linea per primo, in modo che l’altro sia costretto a seguirlo. Ma i loro avversari ne garantiscono il successo per impresentabilità: il Pd, Macron, Merkel, la Boldrini, le agenzie di rating… Finché ci saranno loro i pentaleghisti possono dormire sonni tranquilli”.E’ quanto ha dichiarato Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi, intervenuto come ospite a Sky Ttg24.

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Nasce in Italia primo centro in Europa per la protezione delle infrastrutture strategiche

Posted by fidest press agency su sabato, 28 luglio 2018

Nasce nel nostro Paese il primo centro in Europa per la sicurezza delle infrastrutture strategiche, grazie all’accordo siglato a Roma dai presidenti dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) Federico Testa e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) Carlo Doglioni. Denominato EISAC Italia (European Infrastructure Simulation and Analysis Centre), è il primo di altri quattro centri che nasceranno nell’Unione europea[1] europea a supporto degli operatori delle infrastrutture e della Pubblica Amministrazione per dare continuità a servizi essenziali come la distribuzione di elettricità e acqua, le comunicazioni e i trasporti, in caso di blackout, azioni terroristiche, cyber attacchi ed eventi meteo estremi.La nuova struttura lavorerà con Protezione Civile, amministrazioni locali e gestori di reti critiche offrendo servizi avanzati di simulazioni di eventi naturali e dei loro impatti sui servizi, stress test di infrastrutture ma anche raccolta e analisi dati.“Siamo orgogliosi che grazie all’accordo di oggi nasca nel nostro Paese il primo di cinque centri per la sicurezza delle infrastrutture critiche in Europa”, sottolinea il presidente dell’ENEA Federico Testa. “Si tratta di un laboratorio multidisciplinare dove confluiranno le competenze scientifiche e tecnologiche dei nostri due enti di ricerca e dell’industria nazionale con l’obiettivo di prevedere e fronteggiare al meglio scenari di crisi delle infrastrutture critiche”, aggiunge Testa.“L’INGV partecipa a questa importante iniziativa tramite lo studio dei rischi naturali e in particolare di eventi estremi”, spiega il presidente dell’INGV Carlo Doglioni. “Le pericolosità sismica, vulcanica e da tsunami sono troppo spesso sottovalutate e, in particolare per le infrastrutture strategiche, è invece necessario adottare criteri di prevenzione particolarmente precauzionali”, aggiunge Doglioni.EISAC Italia fornirà anche banche dati territoriali, simulatori di infrastrutture, analisi di dati satellitari e sistemi di previsione meteo-climatica e oceanografica per migliorare la resilienza delle infrastrutture critiche, vale a dire la loro capacità di resistere a eventi estremi e di ritornare rapidamente alle normali condizioni di funzionamento.“Le infrastrutture critiche sono sistemi transnazionali altamente connessi e vulnerabili. Blackout a livello nazionale possono propagarsi e causare danni ‘a cascata’ su altri servizi essenziali e in altre nazioni”, spiega il coordinatore di EISAC Italia Vittorio Rosato, responsabile del Laboratorio di Analisi e protezione delle infrastrutture critiche dell’ENEA. “L’accordo di oggi rappresenta anche la concretizzazione di un lungo lavoro che ENEA e INGV portano avanti da dieci anni con altre istituzioni di ricerca europee, tra cui il Fraunhofer Institute in Germania, il Commissariat à l’énergie atomique et aux énergies alternatives (CEA) in Francia e il Netherlands Organisation for Applied Scientific Research in Olanda”, conclude Rosato.

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Trump e le infrastrutture: quale modello di investimento?

Posted by fidest press agency su sabato, 11 marzo 2017

trump (2)Ancora non si conosce il vero orientamento del presidente Trump per i settori dell’economia reale degli Usa. Cancellando le poche regole introdotte a suo tempo dal presidente Obama per contenere le spinte speculative, le sue decisioni riguardanti il mondo bancario e finanziario hanno deluso quanti si aspettavano i cambiamenti promessi in campagna elettorale. Dubbi e perplessità sorgono anche per quanto riguarda il finanziamento del vasto programma infrastrutturale annunciato, che prevede ben 1.000 miliardi di dollari di investimento. Si farà ricorso ad obbligazioni e a fondi pubblici mirati a specifici progetti a beneficio degli utenti, oppure verranno messi in campo dei partenariati pubblico-privati (PPP) in cui si garantiscono maggiori privilegi alla parte privata? Potrebbe sembrare una domanda secondaria ma non lo è per niente.
Se il governo si farà carico dell’intero investimento, lo Stato evidentemente si aspetterà di essere ripagato attraverso una maggiore efficienza dei settori produttivi e dai tributi fiscali derivanti dall’aumento dei redditi e dei consumi. Se si privilegiano i partenariati, gli investitori privati incasseranno le tariffe pagate dai consumatori e, forse, giovandosi anche di una rilevante garanzia pubblica.
In Italia si conosce bene la differenza in quanto negli anni, si è, purtroppo, in gran parte privatizzata la distribuzione dell’acqua, che da bene pubblico è sempre più diventato un servizio gestito da privati. Lo stesso avviene per la gestione delle autostrade che hanno portato ricchi introiti ai privati a fronte di scarsi investimenti e di insufficienti manutenzioni della rete.
Lungi da noi l’intento di criminalizzare il modello dei partenariati. Al contrario, esso può essere uno strumento molto valido se ben utilizzato e ben controllato. Occorre però riconoscere che non è il toccasana alternativo per tutti gli investimenti pubblici.
Negli Stati Uniti si stima che la componente privata degli investimenti nei servizi di interesse pubblico produce su base decennale in media un profitto annuo tra l’8 e il 18%.
Sono soprattutto i fondi di “private equity”, controllati dalle banche, ad operare in questi settori. Molte città americane, come è noto, in passato hanno “delegato” ai privati la gestione di molti servizi pubblici.
In una situazione di tassi di interesse zero, le banche e i fondi finanziari scalpitano per investire nei progetti infrastrutturali e in certi servizi pubblici. Ecco perché il programma di Trump suscita grandi consensi da parte del sistema bancario.
Indubbiamente la materia è complessa e ha notevoli riverberi. E’ noto, per esempio, che ogni investimento pubblico nelle infrastrutture genera un aumento del valore di mercato dei terreni e degli immobili già esistenti nella zona, generando effetti perversi nell’aumento dei prezzi delle case e degli affitti.
Si ricordi che Trump è un immobiliarista che ha accumulato le sue ricchezze in questo settore. Perciò non vorremmo che in futuro gli Usa diventassero un gigantesco fondo di investimento immobiliare.
Comunque speriamo che il presidente americano ci sorprenda positivamente e fughi con le sue scelte le non poche perplessità circolanti sulla natura del suo governo. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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