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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘ingiustizia’

Maxi-sanzioni per assegni non trasferibili: un’ingiustizia che deve essere sanata

Posted by fidest press agency su domenica, 25 febbraio 2018

Da alcune settimane stiamo ricevendo numerose richieste di assistenza riguardo sanzioni comminate dal Nucleo antiriciclaggio della competente Ragioneria Territoriale del Ministero dell’Economia, per aver emesso e accettato in pagamento assegni bancari di importo superiore a 999,99 euro senza la clausola di non trasferibilità. Sanzioni comminate a chi emette l’assegno ed anche a chi lo incassa.Si tratta di dimenticanze che colpiscono chi firma assegni molto di rado e che ancora possiede libretti di assegni liberi rilasciati dalle banche oltre dieci anni fa. Il Decreto Legislativo 21 novembre 2007, n. 231 (Decreto Antiriciclaggio) ha infatti previsto che le banche possano rilasciare alla clientela assegni privi della clausola di non trasferibilità soltanto dietro esplicita richiesta e il pagamento del bollo pari a 1,5 euro per ciascun titolo. Da allora, gli assegni liberi sono divenuti merce rara anche perché nel tempo l’importo a partire da cui non era consentito emetterli è più volte calato: dagli originali 12.500 euro si è passati agli attuali 1.000 euro stabiliti dal cosiddetto ”Decreto salva-Italia”, ossia il Decreto Legge 6 dicembre 2011, n. 201 convertito con la Legge 22 dicembre 2011, n. 214.
Niente affatto rari, invece, sono gli assegni rilasciati dagli istituti di credito oramai da oltre dieci anni e ancora in possesso della clientela.
Cosa è accaduto: il Decreto Legislativo 25 maggio 2017 n. 90 ha introdotto, a partire dal 4 luglio dello scorso anno, delle sanzioni di importo tra 3.000 e 50.000 euro. Fino ad allora, invece, la sanzione spaziava tra l’1% e il 40% dell’importo dell’assegno.La modifica ha cambiato anche l’importo dell’oblazione, vale a dire la possibilità di definire il procedimento mediante il pagamento di un importo pari al doppio del minimo, facendolo passare dal 2% del valore dell’assegno a seimila euro! La banca presso cui si versa l’assegno ed anche la banca transata presso cui è aperto il conto dell’emittente non hanno alcun obbligo di verificare la forma del titolo sotto l’aspetto della normativa sui trasferimenti in contanti. Non vi è quindi modo di reclamare nei loro confronti se non magari appellandosi al principio di diligenza dell’accorto bancario. Strada non agevole.
Cosa fare se si riceve la sanzione: occorre inviare all’Ufficio emittente le proprie osservazioni in cui far notare che si è trattato esclusivamente di un errore, che l’assegno fa parte di un vecchio libretto di cui ancora si è in possesso, che un simile errore non era mai accaduto prima e che l’importo del titolo non è elevato.
L’Ufficio dovrebbe a quel punto applicare la sanzione minima pari a tremila euro che si può a quel punto pagare godendo di una riduzione di altri mille. L’importo di duemila euro è il minimo che si può raggiungere, quindi.Cosa occorre per risolvere la vicenda nel suo complesso: una modifica legislativa che faccia tornare le sanzioni al regime precedente. E’ assurdo dover sottostare ad una sanzione di duemila euro per il solo fatto di aver commesso una leggerezza derivante dalla scarsa dimestichezza con gli assegni e non dalla volontà di infrangere la legge.
Per finire, pubblichiamo il caso-limite, termine quanto mai azzeccato. Un assegno emesso per l’importo di 1.000 euro, vale a dire un centesimo sopra il massimo consentito, sanzionato con 6.000 euro di oblazione più 5 euro di spese. Sanzione che ha colpito entrambi: emittente e beneficiario! Con l’invio osservazioni, si otterrà la riduzione a 2.000 euro ciascuno, ma si tratta appunto di importi spropositati ed ingiustificati.( Anna D’Antuono, legale, consulente Aduc)

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“Ingiustizia” è fatta

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 marzo 2011

Leggo oggi sul “Corriere della Sera” l’editoriale di Pierluigi Battista e mi trovo a riflettere su un concetto che probabilmente ha sfiorato molti italiani negli ultimi anni. Battisti sostiene che “sulla giustizia su potrebbe evitare l’ennesima guerra di religione, se ambedue gli schieramenti la smettessero di farsi imprigionare dall’incubo di Silvio Berlusconi”. Si potrebbe, sì, sono d’accordo con un giornalista che considero valido e d’indiscussa professionalità. Si potrebbe ed è quello che vorremmo, dal momento che siamo convinti che la giustizia il Italia debba essere riformata. Si potrebbe, se solo ci fosse la possibilità di salvare anche solo pochi punti di una riforma che , detto in tutta franchezza, è fatta di misure non solo inutili, ma anche dannose. Non è per partito preso se l’opposizione si matte di traverso nei confronti di questa proposta. E’ semplicemente perché si tratta di una bomba che rischia di far saltare in aria i principi fondamentali della Costituzione. L’indipendenza della magistratura è stata voluta dai nostri padri costituenti a tutela dei cittadini. Questi ultimi  vogliono sicuramente processi più celeri ed una magistratura più indipendente. Questa cosiddetta riforma ‘epocale’ non risolve il primo problema ed aggrava il secondo, mettendo, di fatto, i giudici in ginocchio di fronte ai politici di turno. Si tratta di una riforma che affida al Parlamento la scelta di quali reati, anno per anno, il magistrato deve perseguire. Non solo, è previsto anche che ad indagare sui magistrati debba essere un apposito consiglio di disciplina di nomina parlamentare. Non riesco a capire in che modo una riforma del genere possa agevolare la funzionalità della giustizia. Tutto, in sostanza, andrà a finire nelle mani di un solo ed assoluto potere.Indipendentemente dalle vicende personali di Berlusconi, dal processo Ruby, con cui lui stesso ieri si è affannato a dire che ha “zero” a che vedere questa riforma, si tratta però di un testo che di “chiaro”, come Berlusconi lo ha definito ha solo una cosa: non servirà a risolvere i problemi della giustizia e minerà gli equilibri che hanno sempre garantito il bilanciamento tra i poteri dello Stato. Certo, forse questa riforma ‘epocale’, che di epocale ha solo l’anticostituzionalità, un fine l’ha raggiunto: si è sostituita, sulle pagine dei giornali e sulle bocche dei politici dell’opposizione, alle dette e ridette parole sui processi dello stesso premier. Se questo era lo scopo di Berlusconi e dei suoi fedelissimi, sono riusciti nell’intento, ma non durerà a lungo e soprattutto questa riforma non arriverà mai alla fine del suo percorso. (Massimo Donadi deputato Idv)

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Roma: tagli di 129 milioni di euro

Posted by fidest press agency su sabato, 27 novembre 2010

«Non è possibile ottenere una riduzione dei tagli di 129 milioni di euro su Roma perché questi sono la quota proporzionale per la nostra città del taglio complessivo di 1,5 miliardi operati su tutti i comuni. L’eventuale riduzione del taglio su Roma, infatti, si scaricherebbe sugli altri comuni minori creando un’ingiustizia che nessuno in Parlamento potrebbe sostenere. Maggiori risorse per la nostra città, invece, devono essere cercate nell’ambito della riforma per Roma Capitale e del negoziato specifico per il rientro del patto di stabilità». È quanto dichiara il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.

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Disabili in carrozzella nella Capitale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 agosto 2009

Lettera aperta dei Centri studi della Fidest al sindaco di Roma Alemanno sulle difficoltà di circolazione dei disabili in carrozzella nella Capitale. Si tratta di un vero e proprio appello-richiamo su una realtà che, purtroppo, coinvolge anche i pedoni che si trovano a circolare per le strade romane sia del centro sia della periferia. Non è una novità di certo che auto e moto occupino regolarmente tutti gli spazi possibili, e non solo gli scivoli preposti per gli handicappati, e non permettono alle persone di scendere dal marciapiede per attraversare la strada. Non abbiamo mai visto un vigile fare una contravvenzione per questi “spazi” vitali occupati abusivamente e persino segnalati con appositi cartelli stradali per vietarne la sosta. Ma i Centri studi in qualche modo suggeriscono soluzioni pratiche da adottare in considerazione del fatto che è per i vigili, oggi in servizio, potrebbe costituire un lavoro in più difficilmente gestibile. La loro idea è quella di costituire un “gruppo operativo” assegnato alle rispettive venti municipalità e costituito da ex-poliziotti e vigili in pensione disponibili a svolgere, in part-time e in turnazioni, il ruolo di controllori per la rilevazione stradale delle infrazioni relative ai soli parcheggi irregolari. Se gli automobilisti sono coscienti del fatto che ogni parcheggio abusivo determina automaticamente una rilevazione dell’infrazione diciamo in “tempo reale” diventerebbero più attenti ad evitarli. In altre città d’Italia, prendiamo ad esempio Brescia, sappiamo bene che nessuno la passa liscia per i parcheggi irregolari e sembrano sbucare dal nulla i vigili per comminare una contravvenzione. Sappiamo bene che vi è qualche assessore comunale romano che non è favorevole ad un corretto monitoraggio della circolazione stradale in quanto ritiene che potrebbe diventare un insostenibile “accanimento terapeutico” ma questo “l’assaire faire” alla fine diventa anarchia e persino coloro che giustamente sono contravvenzionati si sentono vittime di una ingiustizia.

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Il decreto anticrisi favorisce le banche

Posted by fidest press agency su sabato, 25 luglio 2009

È bastato che il sistema bancario alzasse solo un po’ la voce e minacciasse una potenziale riduzione del credito, che il Governo facesse marcia indietro su tutte le misure previste per ridurre i costi a carico della clientela bancaria. Dal testo portato in Aula sono scomparse con l’emendamento del Governo: •la riduzione da tre giorni lavorativi a tre di calendario della data valuta e data disponibilità di assegni e bonifici. •  la previsione di una commissione di massimo scoperto massima dello 0,50% trimestrale anche sugli eventuali sconfinamenti dal credito accordato. • la possibilità di aumentare massimo del 5% i tassi di interesse originariamente concordati tra banca e cliente. È rimasta solo la norma che obbliga alla surrogazione entro 30 giorni dalla richiesta del mutuatario. Per Adiconsum è una palese ingiustizia perché: 1. si continua a consentire alle banche di applicare balzelli, (che non esistono in nessuna altra parte di Europa!), per la Commissione di Massimo Scoperto (CMS) che a livello annuo può arrivare al 2,02% (dire 0,5 trimestrale è ingannevole per la clientela) 2. si continua consentire la pratica, sempre denunciata da Adiconsum per i rischi intrinseci di sovraindebitamento, di sconfinare rispetto al fido accordato  3. di introdurre nuove commissioni per guadagnare comunque anche rispetto ad una commissione che doveva invece prevedere un risparmio per i consumatori e le piccole imprese. • Ulteriore ingiustizia è mantenere i tempi di 4-5 gg per l’accredito di bonifici che invece, secondo l’Europa, può essere effettuato anche in un giorno. • Ultima ingiustizia, almeno per il momento, anche se temiamo ulteriori peggioramenti, quella di consentire alle banche di seguitare a modificare le condizioni contrattuali a proprio piacimento. Adiconsum denuncia con forza tale situazione e chiede che nel passaggio al Senato vengano reinserite tutte le norme non previste nel maxiemendamento, rispettando anche le posizioni assunte dalla Banca d’Italia che ha denunciato i costi e l’indeterminabilità della CMS. Adiconsum ha anche avviato un Osservatorio per verificare le condizioni applicate dalle banche sulla CMS e su tutte le altre che si sono “inventate” per eludere anche quelle minime limitazioni introdotte sulla CMS dalla L. 2/09.

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Fermiamo la tortura

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 giugno 2009

Roma 26 giugno un gruppo di 12 ragazze e ragazzi coinvolti nelle attività del laboratorio di riabilitazione psico-sociale del Progetto VI.TO. porteranno in scena al Teatro India a Roma Voci di Babele (ingresso gratuito), libero adattamento de Il linguaggio della montagna di Harold Pinter. Questo spettacolo è stato costruito all’interno del laboratorio durato quattro mesi e portato avanti da Nube Sandoval e Bernardo Rey, registi e formatori. La presenza in scena di questi testimoni è un modo per rompere il complotto del silenzio e invisibilità che da sempre circonda la tortura e le sue vittime, e un’occasione per ridare loro voce e legittimità.  Harold Pinter in questo testo descrive un mondo in cui gli esseri umani sono costretti a combattere ogni giorno contro problemi sociali quali l’incomunicabilità, l’ingiustizia, la violenza. Il testo di Pinter fa riferimento alle vicende del popolo curdo, minoranza etnica alla quale è stata a lungo preclusa la possibilità di utilizzare la propria lingua. Protagonista del Linguaggio della montagna è infatti la parola, nella sua funzione contraddittoria di  strumento di violenza e strumento di dissenso. Alla musicalità del multilinguismo del testo si contrappone la cruda violenza dell’intolleranza, l’arbitrario divieto imposto ad un popolo di parlare la propria lingua, sintesi di una condizione creata per negare la diversità, attraverso l’umiliazione e la tortura. Nelle Voci di Babele invece al silenzio viene contrapposto il canto, alla censura un coro di stranieri e alla tortura il teatro. Voci di Babele diventa partitura di azioni e testi in vari idiomi, dove il filo conduttore è rappresentato da ritmi, sonorità e movimenti corporei propri delle diverse lingue e culture. Uomini e donne venuti dai luoghi più lontani ci parlano dei loro amori, della loro infanzia, delle loro guerre, ma al di là di ogni singola storia, quel che prevale in questo Babele, è la certezza che la differenza ci fa diventare unici, anche se nella sinfonia della vita, i temi fondamentali suonano uguali per tutti. Il 26 giugno viene celebrata in tutto il mondo la Giornata Internazionale a sostegno delle vittime di tortura, proclamata nel 1997 dall’Assemblea Generale dell’ONU. Il sistema giuridico internazionale proibisce l’utilizzo della tortura in qualsiasi circostanza. Malgrado la sua stigmatizzazione ufficiale, però, la tortura non é ancora stata sconfitta e continua a essere praticata infliggendo sofferenze fisiche e psichiche.  Secondo il rapporto Amnesty International 2009 sono 120 i paesi nel  mondo che praticano la tortura. Si stima che attualmente l’Europa accolga oltre 400.000 rifugiati vittime di tortura, e che ogni anno arrivino nel nostro continente 16.000 richiedenti asilo sopravvissuti a esperienze di tortura.

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Il turbante e la corona. Iran, trent’anni dopo

Posted by fidest press agency su martedì, 26 maggio 2009

Roma, Martedì 26 maggio, ore 18.00 La Feltrinelli, via V.E. Orlando 78  Alberto Negri Il turbante e la corona. Iran, trent’anni dopo Ne parlano con l’autore Lucio Caracciolo e Bijan Zarmandili “La rivoluzione farà molto di più che liberare dall’oppressione e dall’imperialismo: creerà un nuovo tipo di essere umano.” Era il 1979 quando Khomeini pronunciò queste parole. Il suo ritorno a Teheran dopo l’esilio fu salutato da quattro milioni di persone, pronte a travolgere la monarchia e instaurare una Repubblica islamica. In nome dell’islam la società iraniana si sarebbe liberata dall’ingiustizia, dalla povertà, dalla corruzione. Ma era sempre in nome dell’islam che un uomo solo, dopo lo shah, continuava a decidere le sorti del Paese. Un turbante da mullah aveva preso il posto della corona imperiale. Dieci anni dopo, nel giugno 1989, l’Iran era reduce da una devastante guerra contro l’Iraq e da sanguinose lotte interne quando il funerale di Khomeini venne celebrato in un’atmosfera di esaltazione mistica, sebbene la rivoluzione, dal punto di vista ideologico e delle sue promesse, fosse già finita da tempo. Oggi Ahmadinejad, il presidente-pasdaran, ha invocato una “seconda rivoluzione”, puntando sui programmi nucleari, su un populismo millenarista e sull’avanzata dello sciismo in tutto il Medioriente. Qual è il segreto della solidità della Repubblica islamica, che con tutte le sue ombre continua a guidare una società vivace e complessa, attraversata da molteplici contraddizioni? In questo libro Alberto Negri ripercorre la storia dell’Iran per rintracciare le origini più lontane e profonde della rivoluzione, esplorandone i luoghi, interrogandone i protagonisti, rivelando “le colpe” dell’Occidente e districando la capillare rete di alleanze fra le forze economiche e religiose del Paese che da trent’anni vanifica ogni speranza di riforme nella “Repubblica degli ayatollah”.(Alberto Negri Pagine 288, € 16,90 Collana Saggi)
Alberto Negri è nato a Milano nel 1956. Il suo primo viaggio in Iran e in Medioriente risale al 1980. È stato ricercatore all’Istituto di studi di politica internazionale e nel 1981 ha iniziato la carriera giornalistica. È inviato del Sole 24 Ore, per cui ha seguito negli ultimi vent’anni i principali eventi politici e bellici in Medioriente, Africa, Balcani, Asia centrale.“Come è potuto accadere che un religioso, per un decennio in larga misura dimenticato in patria, diventasse il leader indiscutibile di una rivoluzione? Quale modello ha costituito Khomeini per i suoi epigoni in Medioriente e nel mondo musulmano? E che possibilità ci sono per l’Iran di oggi di trovare una via d’uscita dalla rivoluzione islamica?” da Il turbante e la corona

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