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Le ingiustizie razziali: Trump congelato nell’America degli anni ’50

Posted by fidest press agency su sabato, 20 giugno 2020

By Domenico Maceri. “Quando iniziano i saccheggi iniziamo a sparare”. Questa la reazione di Donald Trump per riflettere la mano dura nel confrontare alcune manifestazioni scatenate dalla tragedia di George Floyd che hanno causato danni alla proprietà privata nelle ultime settimane. Trump riprendeva un’espressione con sfumature razziste, forse senza rendersene conto, riflettendo la sua ignoranza della storia americana e la discriminazione razziale. Glielo ha fatto notare la giornalista afro-americana Harris Faulkner della Fox News a cui il 45esimo presidente ha recentemente concesso un’intervista.
La Faulkner è grande sostenitrice di Trump come del resto lo è la rete di Rupert Murdoch. Ciononostante la giornalista afro-americana ha pressato l’attuale inquilino della Casa Bianca sull’origine violenta dell’espressione e della sua carica razzista. Rispondendo alla domanda, Trump ha detto che la frase era di moda e che lui l’aveva sentita spesso. Nel dialogo, la Faulkner ha istruito il presidente che l’espressione fu usata per la prima volta da Walter Headley, capo della polizia di Miami, in una conferenza stampa del 1967. Headley e le forze dell’ordine stavano cercando di controllare risse e attività criminali nei quartieri afro-americani di Miami. Headley aggiunse che poco gli importava l’accusa di “brutalità poliziesca”.Trump ha cercato di giustificare la sua mancanza di conoscenze continuando a dire che lui l’aveva sentita dire a Frank Rizzo, ex sindaco di Filadelfia. Rizzo era stato capo della polizia di Filadelfia nello Stato della Pennsylvania e poi anche sindaco ma è notissimo per il suo esplicito razzismo come la storia ci ricorda poiché le sue misure estremiste terrorizzarono la comunità afro-americana della città. Trump, citando Rizzo, non si rende conto che l’uso dell’espressione lo avvicina a un individuo il cui razzismo appare lampante e lo fa parlando con una giornalista conservatrice ma di colore. Trump, di fatti, loda Rizzo dicendo che era “un sindaco molto forte”, secondo la sua opinione. Il 45esimo presidente probabilmente ignora anche che la statua di Rizzo è stata recentemente smantellata dall’attuale sindaco Jim Kenney, il quale l’ha descritta come “un monumento deplorevole al razzismo, l’intolleranza, e la brutalità della polizia verso la comunità afro-americana e quella LBGTQ”.La cecità di Trump sul razzismo ci viene anche dimostrata dalla sua ripresa dei rally con cui cercherà di colmare il divario che lo separa dal suo avversario Joe Biden secondo i sondaggi. Il prossimo comizio del 45esimo presidente si terrà a Tulsa Oklahoma, uno degli Stati più “red” (conservatori) ma anche significativo nella storia razziale. Nel 1921, 300 afro-americani a Tulsa furono massacrati in un quartiere prospero della città. Si trattava di una zona dominata da professionisti e benestanti afro-americani, malvisti dalla maggioranza bianca della città. Il luogo scelto per il comizio, carico di tensioni razziali, diviene ancora più problematico anche per la scelta della data, originalmente fissata per il 19 giugno. In questo giorno, June Nineteenth, combinato a Juneteenth, si celebra la fine della schiavitù, annunciata nel mese di aprile, ma estesa a tutti i territori il 19 giugno del 1865. Trump, avendo riconosciuto di avere fatto un passo falso, ha indietreggiato, rimandando il rally al giorno dopo. Una piccola concessione atipica ma sempre poco apprezzata considerando tutto il suo operato e ideologia sul razzismo.
Trump ha anche fatto un altro piccolo passo positivo con il suo decreto sulla riforma della polizia annunciando la limitazione del “chokehold”, l’uso dello strangolamento per immobilizzare un individuo sospettato di avere commesso un reato. Inoltre il governo fornirebbe contributi a quei dipartimenti di polizia che seguiranno questa nuova direttiva. Non un obbligo dunque, solo un consiglio. In linea generale, però, l’attuale inquilino della Casa Bianca continua a sostenere che il problema della polizia consiste di alcune mele marce e non esiste nessun bisogno per cambiamenti strutturali.
L’estremismo di Trump sulle questioni emerse nelle ultime settimane a causa dei manifestanti però rimane e ce lo confermano anche le prese di posizioni dei suoi avversari politici che lo hanno criticato aspramente. Ma anche la leadership repubblicana ha preso le distanze da Trump per alcune sue azioni che continuano a riflettere la sua linea politica vicinissima ai suprematisti bianchi. Le manifestazioni causate dalla morte di George Floyd hanno riacceso la disuguaglianza politico-sociale con le richieste di cambiamenti strutturali. Si richiede anche l’eliminazione di simboli che continuano a ferire gli afro-americani ma anche tutti coloro che hanno partecipato alle manifestazioni poiché continuano a legittimare le ingiustizie storiche.
L’eliminazione di statue che commemorano militari confederati è riemersa con le manifestazioni. Trump si è dichiarato contrario. Si oppone anche al cambiamento di nomi di una decina di basi che ricordano militari confederati dicendo che “Queste monumentali e potentissime basi fanno parte del patrimonio americano e una lunga storia di vincere, vittoria e libertà”. Difficile capire a che cosa si riferisce il 45esimo presidente. Queste basi militari, i cui nomi il ministero della Difesa voleva cambiare, riflettono individui che hanno perso la Guerra Civile poiché in caso contrario il Paese si sarebbe diviso in due. Riflettono infatti la schiavitù che ovviamente ferisce le sensibilità di tutti i soldati afro-americani che vi mettono piede ma anche bianchi che vi entrano e continuano a legittimare ingiustizie nel Sud del Paese. Si tratta però di ingiustizie che esistono anche negli Stati del Nord poiché la discriminazione e le uccisioni di afro-americani da parte dei poliziotti avvengono troppo frequentemente in quasi tutti gli Stati.Nel caso delle basi Trump si trova però quasi tutto solo, abbandonato anche dal suo partito. Una commissione al Senato, dominata dai repubblicani, ha infatti votato per eliminare questi nomi confederati. La proposta, originalmente introdotta dalla senatrice democratica Elizabeth Warren, sarà inclusa in un disegno di legge importantissimo per autorizzare il bilancio della difesa che riceve appoggio bipartisan.Gli americani si sono anche loro allontanati da Trump e dalla sua linea dura verso i manifestanti. Il 74 percento supporta i manifestanti. Inoltre anche il 65 percento di quelli che si considerano conservatori crede che la frustrazione dei manifestanti sia almeno in parte giustificata.Gli atteggiamenti di Trump nella questione della discriminazione razziale rientrano in grande misura nello slogan di “Make America Great Again” (Rifacciamo grande l’America), una visione che riflette il passato in cui la discriminazione era esplicita e alla luce del sole. Gli Usa sono però cambiati ma Trump rimane nel passato mentre la maggioranza degli americani lo ha lasciato indietro. L’elezione di novembre si profila in questo senso di grandi conseguenze. Con l’elezione di Barack Obama nel 2008 e poi la rielezione del 2012 l’America ha fatto un passo avanti eleggendo un afro-americano alla carica più importante. Paradossalmente questo ha aumentato la paura di un segmento degli americani che si sentono insicuri dalla globalizzazione ma anche per il fatto che il potere dei bianchi sta scomparendo. Nel 2016 una minoranza di americani ha eletto Trump mediante il meccanismo dell’Electoral College che non riflette il voto popolare. Il 2020 farà dunque una correzione allo sbaglio del 2016? (Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California)

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Scuola: Mobilità, ancora ingiustizie

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 maggio 2018

Anief ritiene che la modifica più rilevante del contratto sugli spostamenti annuali motivati sia quella di aprire le assegnazioni provvisorie, di durata annuale, a tutti i lavoratori della scuola, prescindendo dai blocchi legati all’anno di assunzione o altri limiti artificiosi imposti per legge.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): L’unico vincolo per l’accettazione della richiesta di assegnazione provvisoria dovrebbe rimanere quello dello svolgimento del periodo di prova. Superato il quale, secondo noi, ogni docente a Ata ha pieno diritto ad accedere alla mobilità, annuale o definitiva che sia. Si tratta di una disposizione fondamentale, che sanerebbe i tanti errori fatti da chi ha imposto gli algoritmi di assegnazione delle sedi che hanno rovinato la vita professionale e personale di decine di migliaia di lavoratori della scuola.

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Manovra

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 luglio 2011

Pietro Giordano, Adiconsum: Manovra necessaria, ma tagliando i costi della politica e la spesa pubblica eliminando le piccole province e gli enti inutili, non le norme che hanno portato benefici occupazionali e fiscali, come il 5 per mille e le detrazioni a favore dei contribuenti per gli interventi di risparmio energetico nelle case! Se pur indispensabile per non mandare in default il Paese – dichiara Pietro Giordano Segretario Generale di Adiconsum – la manovra economica deve eliminare le ingiustizie e mantenere, sviluppandole, quelle norme che hanno portato benefici occupazionali e fiscali. Adiconsum ribadisce la necessità di tagliare i costi della politica e non i benefici per i corpi intermedi della società. Si taglino i mille rivoli della spesa pubblica, quali le piccole province o la miriade di enti parassitari anziché tagliare ad esempio il 5 per mille, unica risorsa dei corpi intermedi della società, che fa risparmiare miliardi di euro ad uno Stato troppo spesso assente nelle politiche di sostegno ai più deboli. Si investano i miliardi a disposizione per la realizzazione delle infrastrutture indispensabili per il Paese e non si tagli il 55% a favore dei contribuenti, una detrazione fiscale che ha realizzato risparmio energetico, emersione del lavoro nero e stabilizzazione di imprese artigiane.

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“Alessandro Di Carlo show”

Posted by fidest press agency su martedì, 3 agosto 2010

Roma, 3 agosto Via di San Gregorio – Parco del Celio spettacolo con “Alessandro Di Carlo show”. C’è chi lo ha definito il nuovo Beppe Grillo, lui ama definirsi “cronista comico”: è Alessandro Di Carlo, che dopo i successi a “Geo&Geo” e “Convenscion” sarà “All’Ombra del Colosseo” Un’esibizione che fa ridere ma anche riflettere perché offre una panoramica sui problemi della società contemporanea: dalla famiglia, alla televisione, alla guerra, il tutto con il piglio agguerrito e combattivo tipico del miglior Grillo. Un cronista comico che denuncia con verve tutta capitolina le ingiustizie della società e si schiera dalla parte dei deboli, dei dimenticati. L’umorismo di Di Carlo è, infatti, romano al 100%, disincantato e cattivo quanto basta. “Perché il Romano quando fa una battuta dà una pugnalata”, come afferma lo stesso Di Carlo durante uno dei suoi show. Lo spettacolo avrà anche una parte autobiografica che svelerà il lato umano del comico.  Volto televisivo affermatosi in trasmissioni quali “Geo&Geo”, “Bulldozer”, “Convenscion” e “Facciamo Cabaret”, Alessandro di Carlo nelle esibizioni live dà il meglio di sé, trascinando il pubblico con la sua instancabile grinta. “Alessandro di Carlo show” andrà in scena martedì 3 agosto alle 21 e 45.  La prossima data di Di Carlo in “All’Ombra del Colosseo” è il 21 agosto.

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Agli amici e giornalisti de “La Padania”

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2009

Lettera aperta del  Segretario Generale del Coisp Franco Maccari: “Carissimi, Vi scrivo questa righe pur non conoscendo personalmente tutti Voi.  Sono stato messo a conoscenza di quanto sta accadendo da alcuni amici, con i quali abbiamo condiviso molte battaglie e percorsi di rivendicazione che il Sindacato ha intrapreso a difesa dei poliziotti italiani in tanti anni.   Assieme abbiamo potuto far conoscere le ingiustizie e le false promesse di sicurezza che venivano travestite da certezze assolute nei levigati comunicati stampa ministeriali, rivelando la realtà di Forze dell’Ordine lasciate sole e senza mezzi di fronte alle criminalità di ogni tipo.  Nei percorsi comuni si condividono “gioie e dolori”, e questa vicenda di “cassintegrazione” del quotidiano “la Padania” organo della Lega Nord, è la storia esemplare di come un partito politico ed un organo dello stesso, trattino i propri dipendenti.   Questo quotidiano politico che prende milioni di euro l’anno dallo Stato, rispecchia il comportamento della Lega Nord, partito di governo che a parole si schiera dalla parte dei lavoratori, ma poi nei fatti cerca di sbarazzarsi dei 14 giornalisti e 9 poligrafici (su 38 giornalisti e 20 poligrafici) mettendoli  in cassa integrazione a zero ore per due anni e senza rotazione.   Non possiamo che denunciare questo stato di cose, questa evidente ingiustizia, che da Sindacato dei poliziotti, riconosciamo, per analogia, nelle promesse e fumose dichiarazioni che questo Governo continua a non mantenere da un lato, ed a sbandierare come “soluzioni” contro i crimini, certe e definitive dall’altro.   E quando si tirano le somme, i fatti emergono su tutto e non rimane che la verità.  Siete e siamo stati traditi da chi ha usato l’argomento sicurezza per la propria propaganda elettorale e ridotto il vostro posto di lavoro ad una faccenda da sbrigare velocemente, facendola passare il più possibile sotto silenzio.  A nome mio e del Sindacato che rappresento, Vi esprimo la più completa vicinanza e solidarietà per la travagliata situazione che state vivendo. Non mollate”.  (La fidest a nome dei suoi collaboratori e del direttore si associa alla lotta dei colleghi per la difesa del posto di lavoro)

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