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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘inps’

USB incontra il presidente dell’INPS Tridico

Posted by fidest press agency su martedì, 30 aprile 2019

Si è tenuto un confronto di un’ora e mezza tra una delegazione dell’Unione Sindacale di Base e il neo presidente dell’INPS Tridico accompagnato da alcuni dirigenti dell’ente. Relazioni sindacali, reddito di cittadinanza, quota 100, salario minimo, dismissione del patrimonio immobiliare dell’Istituto, contribuzione dei migranti, svincolo dei lacci che impediscono l’attribuzione diretta di codici INPS di riscossione delle quote sindacali ma anche i mille problemi che i pensionati affrontano ogni giorno sono stati al centro del confronto che è stato davvero utile e di prospettiva.La delegazione confederale USB ha illustrato la propria storica posizione di tutela della previdenza pubblica, augurandosi che il cambio di presidenza coincida con il rilancio della funzione dell’Istituto a difesa del patrimonio contributivo dei lavoratori e di contrasto alla sostituzione del sistema previdenziale pubblico con quello dei fondi privati.USB ha auspicato che l’INPS metta in campo ogni strumento a sua disposizione per avvicinarsi, anche fisicamente, ai lavoratori e ai cittadini per garantire il massimo di fruibilità delle prestazioni a tutti. Pur avendo ben chiaro che l’INPS non è direttamente titolare di potere legislativo e quindi della possibilità di modificare norme di legge esistenti, l’USB ha però chiesto al presidente Tridico di intervenire presso il governo affinché alcune norme vigenti, penalizzanti per i lavoratori e per il pluralismo sindacale, vengano modificate o cancellate. In particolare la discussione si è incentrata sugli strumenti di verifica della rappresentatività sindacale, visto che l’INPS è lo strumento attraverso cui si dovrebbero certificare i dati di rappresentatività delle organizzazioni sindacali ai fini della composizione delle delegazioni abilitate alla trattativa nazionale di categoria.Di particolare soddisfazione per l’USB è stata la posizione espressa dal presidente Tridico in ordine alla disponibilità ad aprire con urgenza un tavolo di confronto sulla dismissione degli immobili che, soprattutto nell’area romana, sta producendo una insostenibile situazione di pericolo per migliaia di inquilini, anche a causa del comportamento della Romeo Gestioni a cui da tempo è affidato il patrimonio immobiliare.L’ipotesi di vendere il proprio patrimonio alla Regione o al Comune perché siano questi a gestire le dismissioni come case popolari, che ricalca la proposta avanzata da tempo dall’ASIA USB, è già oggetto di confronto fra l’INPS e gli enti locali citati. Ovviamente i rappresentanti dell’ASIA USB, presenti all’incontro, hanno accolto con interesse la proposta del presidente Tridico e hanno chiesto che il tavolo di confronto sia convocato al più presto. La discussione ha anche riguardato i difficili rapporti sindacali interni all’Istituto dove la USB, secondo sindacato a livello nazionale per numero di iscritti, è oggetto di discriminazione per non aver sottoscritto il CCNL, tra l’altro ormai scaduto da tempo. L’USB ha denunciato al presidente dell’Istituto la insostenibilità di comportamenti messi in atto dalla burocrazia in accordo con CGIL CISL UIL e sindacati autonomi di contorno, tesi ad ostacolare il libero esercizio dei diritti sindacali alla propria struttura nazionale interna.Per la prima volta dopo molti anni la Confederazione USB ha trovato un’interlocuzione con la Presidenza dell’Istituto attenta e disponibile a prendere atto dei problemi posti all’evidenza del confronto. Ci auguriamo che questa disponibilità si trasformi al più presto in soluzioni ai problemi posti.

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Inps: reddito cittadinanza, 70% sopra 300 euro

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

L’Inps precisa che quasi 337mila degli importi erogati per il reddito di cittadinanza, pari al 71% delle prime 472.970 domande elaborate dall’Inps, superano i 300 euro.”La verità è che il Governo aveva promesso i famosi 780 euro, mentre a raggiungere o superare quella cifra sono meno del 21,4% dei beneficiari” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Se a questo si aggiunge che i 780 erano i 6/10 del reddito mediano familiare al tempo dello studio Istat sul reddito di cittadinanza, diffuso nel 2014, ma nel frattempo il reddito è salito e ora il dato andrebbe aggiornato e arrivare fino ad 811 euro, 810,7 per la precisione, il quadro è ancora più deludente” prosegue Dona.
“Infine, se sono arrivate, come sostiene il presidente Tridico, solo 800 mila domande, quand’anche venissero tutte accolte, è evidente che saremmo ben lungi dal coprire tutte le famiglie povere assolute, pari a 1 milione e 778 mila, più del doppio. Per questo, è evidente, che vanno subito ampliati i criteri reddituali per la concessione del beneficio, almeno fino a coprire i 6 miliardi di stanziamento 2019” conclude Dona.

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Unione Naz. Consumatori su Inps e ricalcoli per 5,6 mln di pensioni

Posted by fidest press agency su domenica, 14 aprile 2019

L’Inps ha annunciato ora che, a seguito dell’entrata della Legge di bilancio 2019 è stata effettuata una seconda operazione di rivalutazione e che le posizioni interessate dal ricalcolo sono circa 5,6 milioni.”Una vergogna! E incredibile che ora i pensionati con più di 1.523 euro siano costretti, in pratica, a restituire i soldi avuti in più, per colpa di un sistema di rivalutazione iniquo, che penalizza anche chi ha pensioni basse, solo perché superiori a 3 volte il trattamento minimo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “La responsabilità non è dell’Inps, ma del Governo che, nonostante la sentenza della Corte costituzionale n. 70 del 2015, ha deciso di spillare ancora soldi ai pensionati, peraltro con un sistema che, non essendo per fasce di importo, rispetta ancor meno il principio di proporzionalità” conclude Dona. (n.r. E i sindacati cosa fanno? E i pensionati? Possibile che siamo giunti ad accettare passivamente senza una reazione forte? Non siamo, forse, alla vigilia delle elezioni europee? Ebbene la democrazia ci offre un’arma potente nelle mani degli elettori: si deve andare a votare per penalizzare quelle forze politiche che oltre a decurtare le pensioni già modeste tentano maldestramente di dividere il popolo dei pensionati: divide et impera. E bisogna ricordare, in questo frangente, che gli “assenti hanno sempre torto”.)

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No a proroghe a Boeri: l’INPS ha bisogno di voltare pagina

Posted by fidest press agency su martedì, 8 gennaio 2019

La USB Pubblico Impiego INPS scrive al governo manifestando apprezzamento per la scelta di rivedere la governance dell’Istituto nazionale di previdenza sociale, ma al tempo stesso chiede di scongiurare qualunque proroga, anche di breve durata, del mandato dell’attuale presidente, Tito Boeri.Il sindacato di base dell’INPS ricorda che né Boeri né Cioffi avevano i requisiti per essere nominati nel 2015 rispettivamente presidente e direttore generale dell’INPS, elencando una serie di episodi che hanno caratterizzato negativamente il mandato del professore della Bocconi.La USB chiede al governo di agire in fretta per ripristinare un clima di fiducia verso l’INPS e per fornire nuove motivazioni al personale dell’Istituto, riconoscendo il ruolo centrale dell’INPS nel Welfare nazionale, assicurando un numero di nuove assunzioni necessarie a garantire la continuità dei servizi e un non più rinviabile ricambio generazionale.

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Boeri: il padre padrone dell’Inps?

Posted by fidest press agency su domenica, 16 dicembre 2018

Claudio Durigon, il sottosegretario al Lavoro, a 24Mattino su Radio 24: “Boeri? Vuole sempre apparire” “Boeri non è d’accordo con la nostra riforma pensionistica, ma non è mai stato d’accordo con nessun governo, neanche con quello che lo ha inserito. Ha una sua predisposizione personale ad apparire, vuole sempre stare al centro”. Lo ha detto il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, a 24Mattino di Maria Latella e Oscar Giannino su Radio 24.
Claudio Durigon, il sottosegretario al Lavoro, a 24Mattino su Radio 24: “Inps? Allo studio riforma della governance, basta padre padrone”
“Per quello che riguarda l’Inps stiamo studiano diverse versioni che prevedono una riforma della governance: con l’allargamento a una forma collegiale, invece di avere un soggetto che possa, in qualche modo, essere il padre padrone”. Lo ha detto il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, a 24Mattino di Maria Latella e Oscar Giannino su Radio 24.

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Allarme Inps su cancellazione riforma Fornero

Posted by fidest press agency su martedì, 17 luglio 2018

L’Istituto nazionale scrive che se già dal 2019 entrasse in vigore la cosiddetta “Quota 100” per il pensionamento anticipato, i costi per le casse dell’Istituto di previdenza viaggerebbero tra i 4 e i 14 miliardi di euro l’anno. I quattro “scenari” apocalittici prodotti, anche con soglie di accesso minime a 65 anni, starebbero già producendo effetti negativi nei componenti del governo. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Piuttosto che creare allarmismo e realizzare proiezioni tutte da verificare, l’Inps dovrebbe spendersi per tutelare le posizioni di chi ha lavorato una vita e ora chiede solo di vedere asaudito un suo diritto. L’Istituto non può solo pensare di gestire i loro soldi rimandando ad oltranza la loro uscita dal lavoro. Gestisca correttamente le pratiche del personale della scuola, visto che settembre è vicino e 5mila docenti ancora non hanno la certezza di andare in pensione, fatto increscioso mai accaduto. Sarebbe anche bene che l’Inps richiedesse i contributi figurativi mai versati e riprogrammi davvero un sistema più vicino all’Europa, dove si va in pensione a 63 anni – in Francia ancora prima e in Germania con 25 anni di insegnamento – e non a 67 anni come ha confermato qualche mese fa il governo Gentiloni. Perché si vive per lavorare, ma non si deve morire lavorando. Infine, anziché creare terrore psicologico, l’Inps aggiorni il suo sistema d’archivio, valutando il servizio svolto per 365 giorni e non 360 giorni, poiché con questo sistema si beffano ulteriormente dei lavoratori già vessati da riforme e controriforme che hanno sempre più assottigliato la portata dei loro contributi previdenziali. È bene, infine, che si valuti una volta per tutte il precariato svolto, perché l’onere di aver fatto una supplenza breve o annuale non può essere un aggravio per il lavoratore.Per tutti questi motivi, Anief ribadisce il suo sì a Quota 100, senza vincoli o paletti dell’ultima ora richiesti a gran voce dall’Inps.

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Pensioni: 5mila docenti costretti a lavorare un anno in più per colpa del calcolo in difetto dell’Inps

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 luglio 2018

Il blocco dei pensionamenti sta avvenendo a seguito del passaggio di consegne, dal Miur all’Istituto nazionale di previdenza sociale, delle pratiche di verifica del calcolo pensionistico del personale scolastico. A fornire i primi dettagli di quella che si preannuncia la beffa dell’anno è stato il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, che con rassegnazione ha ricordato la differenza che l’Inps adotta, ovvero l’anno commerciale, anziché quello solare, per calcolare l’anzianità utile per la pensione: considerando l’anno commerciale e non solare ci sono cinque giorni meno all’anno lavorativi e per 40 anni di servizio sono 200 giorni; sono le regole del Ministero e quindi i docenti che pensavano di avere gli anni per poter andare in pensione devono fare un anno in più di servizio e alcuni addirittura lo hanno saputo all’ultimo momento. Gli effetti negativi di questo incredibile cambio di calcolo sono devastanti, non solo per i pensionandi: i posti non risultano utili né per la mobilità, né per le assunzioni in ruolo. Il sindacato non comprende come si possa accettare con arrendevolezza tutto ciò. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Riteniamo inconcepibile che, a fronte di un incremento progressivo dei requisiti richiesti dallo Stato per andare in pensione, si debba assistere anche al ricalcolo in negativo dell’Inps che sta bloccando migliaia di insegnanti. Se il Ministro vuole tenere fede ai suoi impegni, non può dichiarare placidamente che il meccanismo adattato dall’Inps è questo e non si può fare niente: i requisiti per andare in pensione sono gli stessi e, quindi, prescindono dalla stanza e dal palazzo che li va a ratificare. Bussetti si faccia sentire, invece di elogiare ad ogni occasione il lavoro dell’Inps e del suo presidente Tito Boeri: perché spetta al Ministro dell’Istruzione tutelare i suoi dipendenti, ancora di più laddove risultano vittime sacrificali di un cavillo-beffa. Non costringa il sindacato, anche stavolta, a raccogliere le carte per portarle in tribunale, dove per fortuna i diritti non cambiano a seconda di chi li valuta.

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Le fanfaluche di Boeri presidente dell’Inps

Posted by fidest press agency su martedì, 3 luglio 2018

Di tanto in tanto il prof. Tito Boeri, al secolo presidente dell’Inps, ci delizia con le sue esternazioni. E’ che i suoi richiami sono improntati ad una ragionevole osservazione dei fatti per mero calcolo contabile e presentano un aspetto della previdenza italiana solo contingente ma non analizzata a fondo in tutte le sue sfaccettature. Se, ad esempio, ci parla dell’importante ruolo degli immigrati per far tornare i conti nelle casse dell’Inps la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni ha facile gioco nel rispondergli: “Ma Boeri lo sa che l’Italia ha un tasso di occupazione del 61% a fronte di una media europea del 72%? Basterebbe avvicinare il tasso di occupazione italiano a quello europeo per non avere problemi a pagare le pensioni di tutti gli italiani, senza bisogno di invocare una immigrazione di massa”. E a nostra volta ci appare davvero incomprensibile pensare alla nostra fonte di ricchezza demografica se pensiamo che ci siamo accollati nel giro di pochi anni oltre seicentomila immigrati e che ci costano 5 miliardi di euro all’anno per tenerli ad elemosinare per le strade o ad affollare i centri di raccolta facendo prosperare solo chi li amministra esentasse e senza, ovviamente, versare contributi previdenziali? E ancora pensiamo alla perdita che subiamo con gli oltre duecentomila giovani italiani che sempre negli ultimi anni hanno lasciato il paese per andare a lavorare altrove. Tutto questo, chiediamo all’illustre professore, non incide direttamente o di riflesso sulle casse dell’Inps e per estensione su quelle dello Stato? E se andiamo a guardare oltre il proprio naso ci rendiamo conto che l’evoluzione tecnologica in atto riduce di fatto l’occupazione di personale generico a vantaggio di quello specialistico e non ci venga a dire che gli immigrati, non per loro demerito, beninteso, ma per le condizioni in cui sono stati lasciati nei loro paesi d’origine, hanno le caratteristiche giuste per affrontare un futuro di questo genere. E poi vi sono gli oltre tre milioni di disoccupati con una componente importante di giovani e ai quali sembra abbiamo negato un futuro lavorativo con un mondo imprenditoriale che non riesce a decollare. E potremmo continuare a lungo su questo argomento che non possiamo pensare avulso dalla conoscenza dell’emerito professore e che anche noi abbiamo trattato a lungo chiedendoci se proprio l’Inps non abbia fatto il suo tempo e che non richieda una riforma del sistema profondo e soprattutto radicale. Su questo aspetto il prof. Boeri potrebbe, senza vaghe e parziali esternazioni, offrirci un prezioso aiuto. Non ci deluda professore. Non umili la nostra intelligenza ma soprattutto il buon senso degli italiani. (Riccardo Alfonso)

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Scuola – Pensioni, l’Inps ricorda agli italiani dell’aumento di 5 mesi dell’età pensionabile

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 aprile 2018

Con la Circolare n. 62 del 4 aprile l’Inps comunica che dal prossimo 1° gennaio per accedere alla pensione di vecchiaia bisognerà avere ben 67 anni. Ma c’è di più. Prosegue infatti la circolare dell’istituto di previdenza nazionale:coloro che avranno meno di 20 anni di contributi, ma almeno 5, con il primo accredito avvenuto dopo il 1996, dovranno attendere 71 anni per avere la pensione. Per i lavoratori e per la stampa, la situazione è ormai “insostenibile agli occhi dei lavoratori, che chiedono una modifica urgente alla Legge Fornero”.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Nel pubblico impiego si andrà via dal lavoro a 67 anni, ad eccezione delle maestre dell’infanzia, il cui lavoro appartiene alla categoria gravosa. Le soglie innalzate diventano ancora più difficili da digerire, dal momento che in Europa si va in media a riposo a 63 anni. Per questi motivi, Anief ha deciso di avviare ricorsi, comunque, per estendere il riconoscimento a tutto il personale docente, prescindendo dalla tipologia di insegnamento: a breve, faremo sapere le modalità di accesso a questo genere di impugnazione. Visto che la politica e il legislatore non riescono a far prevalere il buon senso e la giustizia, spetterà ai giudici mettere a posto le cose. Ricordo che diversi studi scientifici, anche recenti, hanno confermato che per i lavoratori della scuola il burnout presenta percentuali superiori rispetto ad altre professionalità, con un’alta incidenza di malattia psichiatriche ed oncologiche. La storia della scarsità di fondi pubblici adeguati, ripresa anche ieri dall’economista esperto di Fmi Carlo Cottarelli, è una scusante che non regge. Così come sono stati trovati i fondi per finanziare progetti meno rilevanti o salvare aziende o banche si dovranno trovare per evitare di far morire gli italiani sul lavoro, a partire degli insegnanti.Coloro che hanno necessità di chiarimenti possono chiedere una consulenza personalizzata a Cedan per sapere se si ha diritto ad andare in quiescenza prima dei termini contributivi e di vecchiaia previsti dalla legge e per scoprire il valore dell’assegno pensionistico.

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Scuola – Pensioni: l’Inps si oppone alla “finestra” a 61 anni chiesta dall’Anief

Posted by fidest press agency su martedì, 27 marzo 2018

Tra i motivi della protesta del giovane sindacato, che ha avuto un’ampia partecipazione e un’eco nazionale da grandi eventi, c’era anche la richiesta di uscita anticipata per chi opera nella scuola, dove lo stress da lavoro è altissimo, diventata una necessità imprescindibile: le motivazioni sono state espresse sia ai dirigenti ministeriali, che hanno ricevuto una delegazione dell’Anief, sia ai parlamentari incontrati dal presidente nazionale Anief nel pomeriggio. Nelle stesse ore, però, dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, veniva espressa una tesi diametralmente opposta.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): La vita e i diritti delle persone valgono più dei meri calcoli economici. I partiti politici ci hanno detto, durante la campagna elettorale, che i costi per certe manovre sacrosante non sono un problema. Perché si copriranno con l’eliminazione degli sprechi. È bene, quindi, rimanere su questa linea. Senza deviare su altre strade: permettere di riempire il campo mediatico con delle visioni opposte, come quella di Boeri, senza che nessuno replichi, a livello istituzionale e politico, non è un bel segnale. Perché non stiamo chiedendo nulla di trascendentale, ma solo la tutela dei lavoratori: recenti studi hanno confermato che per quelli della scuola il burnout presenta percentuali molto più alte che in altre professioni, con un’alta incidenza di malattia psichiatriche ed oncologiche. Senza dimenticare che costringendo centinaia di migliaia di dipendenti a fare formazione alle soglie dei 70 anni, si continuano a respingere altrettanti giovani che vogliono fare lo stesso lavoro ad invecchiarsi da supplenti. Fare finta di niente, accampando scusanti legate alla mancanza di fondi pubblici adeguati, rappresenterebbe l’ennesima presa in giro. La stessa che ha portato gli assegni pensionistici a ridursi progressivamente. Per questo attendiamo con estrema fiducia che i politici che hanno vinto le elezioni anche grazie alla promessa di anticipare l’uscita da lavoro, inseriscano tra gli obiettivi prioritari da realizzare nella XVIII legislatura la riduzione delle soglie per andare in pensione.

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Pensioni e la gogna mediatica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 novembre 2017

pensionatiRiprendiamo la dichiarazione rilasciata da Giorgio Ambrogioni (Cida) per la adnkronos dove si legge: “Allarme sulle pensioni ingiustificato. Noi non ci riconosciamo nei dati pubblicati oggi da Fubini sul ‘Corriere della Sera’. La spesa pensionistica si sta stabilizzando. Diciamo basta alla gogna mediatica per i pensionati, in particolare per quelli con un assegno medio-alto”. “Il dato degli 88 miliardi di disavanzo previdenziale non esiste, e lo possiamo dimostrare con il Rapporto di Itinerari previdenziali”. E la nota prosegue: “Noi abbiamo deciso di lanciare un’operazione verità: convocheremo per metà febbraio alla Fiera di Milano gli ‘Stati generali della silver economy’, ai quali inviteremo tutta la rappresentanza di settore seria. In quell’occasione spiegheremo lo stato reale della situazione della previdenza e quale è stato in questi anni il contributo dei seniores italiani all’economia e al welfare italiano”. Così il presidente della Cida, Giorgio Ambrogioni, sulla situazione della previdenza italiana. “Diciamo basta -continua- alla gogna mediatica per i pensionati, in particolare per quelli con un assegno medio-alto. Il tema delle pensioni è troppo delicato per essere strumentalizzato in chiave elettorale per tirare la volata a questo o quel partito. Noi siamo apartitici ma non vogliamo che i pensionati siano ancora considerati dei bancomat della politica come è successo in questi anni”. E per questo, aggiunge, “all’evento sulla Silver economy vogliamo spingere la politica verso una visione diversa dei seniores: pensiamo al futuro della previdenza perché siamo attenti alle pensioni future dei giovani, non solo dei pensionati”. Per Alberto Brambilla, presidente del Centro studi itinerari previdenziali ed esperto di riferimento della Cida in materia previdenziale, “il dato degli 88 miliardi di disavanzo previdenziale non esiste, e lo possiamo dimostrare con i dati del nostro Rapporto di Itinerari previdenziali, che mette insieme i dati dei bilanci dell’Inps e delle diverse casse privatizzate, che come ogni anno abbiamo presentato al governo”. “Far uscire questi dati -spiega ancora- vuol dire farsi male da soli, fa male al Paese. Da quanto risulta dai nostri dati nel 2016 il disavanzo tra contributi e previdenza è di -21 miliardi, all’interno dei quali sono ben 19 i miliardi spesi in assistenza, di cui 10 miliardi per l’integrazione al salario minimo e 9 miliardi di maggiorazione per dipendenti pubblici”. “Il nostro Paese si fa male da solo perché mette tutta l’assistenza all’interno della previdenza, e poi l’Istat comunica che la nostra spesa per le pensioni è pari al 18,5% del Pil, mentre quella della media dei Paesi Ue a 27 è del 14,7%. Ma gli altri Paesi non mettono insieme previdenza e le diverse funzioni dell’assistenza, che noi neanche specifichiamo nelle comunicazioni all’Ue”, aggiunge. “Ma se ci riusciamo noi – aggiunge Brambilla – con il nostro Rapporto a evidenziare le voci di spesa per l’assistenza, è possibile che non ci riesce il Paese? Ma ci vogliamo fare del male da soli? Sono i conti dell’assistenza ad essere fuori controllo, non quelli della previdenza”. In conclusione, per Brambilla, “il vero problema del nostro Paese è l’evasione fiscale”. “Abbiamo il 50% dei pensionati che hanno meno di 15 anni di contributi, una cosa – avverte – che non è da Paese da G7 ma da Nord Africa. E’ chiaro che stiamo parlando di effetti dell’evasione. Su 16 milioni di pensionati, 4 milioni sono assistiti totalmente dalla fiscalità generale, altri 4 in gran parte. Sono persone che senza la pensione sarebbero a rischio di esclusione sociale”. http://www.adnkronos.com/lavoro/dati/2017/11/27/cida-allarme-pensioni-ingiustificato-spesa-sta-stabilizzando_Lwdm0QGpgHV37shdj608HJ.html?refresh_ce (fonte franco abruzzo)

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Dai trasporti all’Inps, le adesioni allo sciopero Usb

Posted by fidest press agency su domenica, 12 novembre 2017

Partecipazione altissima allo sciopero nel settore del trasporto pubblico. A Roma, nonostante Atac dichiarasse un’adesione allo sciopero del 28,9%, questa mattina si sono fermate le linee metro A, B e C, le Roma-Lido, Roma-Viterbo e Roma-Centocelle. Rientrati in deposito il 95% dei mezzi su gomma. Adesioni del 90% tra gli operai. A Venezia blocco totale del servizio: traghetti e vaporetti fermi in laguna e città paralizzata. Riunione urgente del prefetto con ACTV e USB, al termine della quale la Prefettura è ricorsa al precetto per riavviare il servizio nel pomeriggio. Dato lo scarso preavviso, con un precetto che imponeva la ripresa del servizio entro 20 minuti, Usb ha manifestato il pieno dissenso, rifiutandosi di sottoscrivere il precetto e decidendo di continuare nello sciopero, che ha visto una partecipazione superiore al 60%. A Torino le percentuali di adesione hanno raggiunto il 76% a Gerbido. A Genova fermo il 40% del trasporto urbano e extraurbano. A Trieste adesioni al 50%, così come a Gorizia, dove per l’extraurbano si è registrata un’adesione del 70%. A Bologna il trasporto locale su gomma ha raccolto il 75% di adesioni, mentre in regione è stato soppresso l’80% dei treni regionali. A Ferrara fermo il 60% del trasporto urbano e il 50% dell’extraurbano. Percentuale altissima a Modena, 95%, mentre a Forlì si scende al 55% e Rimini si ferma al 30%.
In Toscana nel pomeriggio fermi l’80% dei mezzi a Livorno e il 75% a Pisa.
A Napoli chiuse Circumvesuviana e Cumana, mentre alla Funicolare centrale ha funzionato solo la diretta. Rientrati nei depositi oltre il 50% dei bus. A Palermo adesioni al 33%.
Completamente fermo il collegamento ferroviario Trenord, che gestisce il Malpensa Express. Nelle ferrovie calabresi gli impianti di Cosenza e Castrovillari fanno segnare un 35% di adesioni, mentre quelli di Gioia Tauro e Petilia Policastro il 30%.
Nel settore aereo cancellati tutti i voli dagli aeroporti di Pisa e Firenze, tranne quelli previsti dalla legge. I due scali sono da tempo in lotta contro la privatizzazione strisciante.
All’INPS adesioni allo sciopero al 19%, mentre la media dell’astensione dal lavoro, sia pubblico che privato, in Sardegna, è del 20%.
A Napoli si è tenuto un presidio all’ospedale San Giovanni Bosco durante il quale non è stato fatto pagare il ticket ai cittadini per sostenere le visite mediche.
A Trieste presidio al Municipio a sostegno della lotta delle lavoratrici e dei lavoratori dei servizi educativi e scolastici comunali.

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Nuovo scontro istituzionale all’Inps

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 novembre 2017

tito-boeriLe lavoratrici e i lavoratori dell’INPS il 10 novembre non sciopereranno solo per il rinnovo del contratto e contro lo smantellamento dello stato sociale, ma per chiedere a Governo e Parlamento un intervento sull’Istituto prima dello scioglimento delle Camere.L’Organismo indipendente di valutazione dell’INPS è scaduto da mesi e si sono aperte le procedure per l’assegnazione dei nuovi incarichi. La scelta di Boeri è caduta su tre professori universitari che, a detta del CIV, l’Organo d’indirizzo e vigilanza dell’Istituto previdenziale, non hanno maturato la necessaria esperienza in strutture complesse come l’INPS o in organismi di valutazione della performance, esperienza che invece possono vantare altri candidati non presi in considerazione da Boeri. Da qui l’ennesimo scontro istituzionale esploso all’interno dell’INPS, dopo quello sul nuovo Regolamento d’Organizzazione impugnato dal CIV davanti al TAR del Lazio. L’Organo d’indirizzo e vigilanza ha contestato la scelta del presidente dell’INPS ed ha proposto una rosa di nomi che rispondono ai criteri rappresentati nella propria Deliberazione N. 21 del settembre scorso, che non è stata per nulla presa in considerazione da Boeri.Lo scontro è finito ora sui tavoli dei ministri Poletti e Madia, chiamati a sciogliere questo ennesimo nodo, mentre l’efficienza dell’INPS da quando l’economista della Bocconi è stato eletto presidente continua a precipitare in basso, con tempi di liquidazione delle prestazioni in continuo aumento.USB, che ha contestato Boeri fin dalla nomina, perché designato nonostante non possedesse tutti i requisiti previsti dalle norme, da tempo sostiene la necessità di ripristinare un governo collegiale dell’INPS, procedendo anche alla sostituzione dell’attuale presidente.

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Lavoro: “Strano silenzio sui dati Inps”

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 ottobre 2017

inpsNulla di fragorosamente nuovo, è vero, tranne una ulteriore conferma dei disastri fatti dal governo Renzi-Gentiloni sul mercato del lavoro. Infatti, i dati di oggi ci confermano che la crescita dell’occupazione è tutta merito dei contratti a tempo determinato”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.“Crescono le assunzioni, vi è più turn over ma tutto è dovuto a quei contratti a tempo determinato che il Jobs Act doveva bonificare. I contratti a tempo indeterminato, invece, continuano a diminuire e la loro quota sul totale delle assunzioni si avvicina pericolosamente al 20 per cento. Finiti gli incentivi, finiti i contratti a tempo indeterminato. Mentre nessun significativo incremento vi è dei contratti di apprendistato, a testimoniare che neanche la politica dell’alternanza scuola-lavoro va bene. In questo quadro si comprende perché la legge di bilancio – che ancora non abbiamo – voglia disegnare nuovi incentivi di strana costruzione e di complessità non indifferente, che sembrano mance elettorali più che aiuti ai giovani o alle donne o ai lavoratori. Un grande pasticcio e un grande imbroglio”.

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USB Pensionati, martedì 3 ottobre presidi di protesta alle sedi nazionale e provinciali INPS

Posted by fidest press agency su sabato, 30 settembre 2017

inpsL’Usb Pensionati, unitamente all’Usb Confederale, alla Federazione del Sociale, alla struttura Usb dell’Inps, nell’ambito della Giornata Nazionale di lotta dei Pensionati e della Giornata Mondiale dei Migranti, indicono un presidio di protesta presso la sede Inps di Roma in via Ciro il Grande e presso le sedi provinciali dell’Istituto, per protestare contro la politica governativa sulla previdenza pubblica.
La mancata perequazione delle pensioni al costo della vita, la beffa della pensione ai giovani senza reddito, l’esproprio di contributi ai migranti, la ristrutturazione dell’Inps, sono episodi di un’unica strategia volta a cancellare la Previdenza Pubblica e con essa il ruolo e la funzione dell’Inps. È stato richiesto un incontro al Presidente Inps Boeri.
Con questa prima giornata di lotta poniamo al centro dell’attenzione la questione previdenziale con la campagna ” ASPETTANDO LA CONSULTA E NON SOLO “. Partendo dalla prossima pronuncia della Consulta sulla mancata perequazione, l’Usb intende aprire il confronto politico e sociale sulla questione previdenziale con l’obiettivo di garantire pensioni dignitose per tutti e un Istituto previdenziale trasparente e al servizio di pensionati e lavoratori.

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“L’Inps è alla frutta”

Posted by fidest press agency su sabato, 22 luglio 2017

inpsLo dichiara Luigi Romagnoli dell’esecutivo nazionale USB Pubblico Impiego – da tempo le procedure informatiche non funzionano con gravi ripercussioni sull’attività lavorativa”. “Questa mattina è il caos in tutt’Italia – prosegue il dirigente sindacale della USB – COLLEGAMENTO INTERNET NON FUNZIONANTE, PROCEDURE BLOCCATE. In Direzione Generale addirittura non funzionano neanche i tornelli d’ingresso del personale”.“E’ la conseguenza della totale esternalizzazione dell’informatica – denuncia Romagnoli della USB – ormai siamo schiavi delle società esterne. Di fronte a questo disastro e ad un ente che appare bloccato, senza governo, il presidente e il direttore generale devono immediatamente rassegnare le dimissioni. Va nominato un commissario straordinario e un nuovo management che si preoccupi di far funzionare l’Istituto”.
“Senza adeguate risposte sarà la mobilitazione generale, non escludendo il ricorso allo sciopero – conclude il sindacalista nazionale della USB”.

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Pensioni: Boeri, 373mila pagate all’estero, 1mld euro

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 luglio 2017

inpsIl presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha reso noto oggi che le pensioni pagate all’estero dall’Inps nel 2016 sono state oltre 373mila, per un valore poco superiore a 1 miliardo di euro; nel 2017 si è registrata un’impennata dei beneficiari delle quattordicesime pari al 131%. “Il turismo previdenziale è dovuto alle tasse troppo alte che si pagano in Italia e al costo della vita troppo elevato. Se il Portogallo è diventato l’Eldorado degli ultrasessantenni è perché basta vivere 183 giorni l’anno nel paese, assumere lo status di residente non abituale e per dieci anni la pensione è esentasse. I prezzi, poi, sono molto vantaggiosi. Ecco perché chi ha periodi di contribuzione molto bassi è costretto ad emigrare all’estero. Si tratta di famiglie che se vivessero in Italia non avrebbero abbastanza per poter vivere e rientrerebbero nella fila dei poveri assoluti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
L’associazione ricorda che se in valore assoluto paghiamo pensioni nei soliti paesi dove gli italiani sono emigrati in passato, ossia Canada, Australia, Francia, Germania, Usa, Svizzera, Argentina, Belgio, i maggiori incrementi durante la crisi sono stati in Romania, Bulgaria, Polonia, Tunisia, Marocco, Cuba, Repubblica dominicana, Perù, Ecuador, Portogallo. “Sono paesi dove con 800 euro al mese si è ricchi, mentre in Italia non si arriverebbe a fine mese” conclude Dona.

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Brunetta: da Boeri gestione Inps approssimativa e discutibile

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 luglio 2017

inps“L’Inps ha poco più di 28mila dipendenti distribuiti sul territorio nazionale in modo disorganico. Le sedi sono al collasso, le giacenze di produzione aumentano in maniera esponenziale e con conseguenti disservizi. Parte del patrimonio immobiliare non è censito ed è lasciato allo sbando, manca una seria politica di gestione dello stesso. Basti pensare che solo nel Lazio circa 800 immobili sono occupati abusivamente e l’Inps incassa appena il 10% dei costi complessivi di gestione”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.“La razionalizzazione immobiliare di tipo strumentale è ancora al palo, la riorganizzazione delle funzioni una bufala. I dirigenti apicali sono sempre gli stessi, i posti vengono assegnati senza criteri meritocratici.Tito Boeri si sta rivelando un cattivo presidente. Ha avviato una sperimentazione territoriale creando megastrutture territoriali in Lazio, Lombardia e Campania, con duplicazioni di funzioni e costi che alla luce dei primi risultati si stanno dimostrando un fallimento.La giustificazione addotta da Boeri è ‘la prossimità al cittadino’. Mentre, allo stesso tempo, parallelamente si sta procedendo, su tutto il territorio nazionale, alla chiusura massiva delle agenzie territoriali.Una gestione quanto meno discutibile dell’istituto nazionale di previdenza sociale che meriterebbe maggior attenzione e una minor dose di approssimazione. Magari il presidente Boeri potrebbe chiarire tutte queste cose al Parlamento. In ogni caso noi chiederemo conto delle sue azioni con un’interpellanza, al ministro del Lavoro, Giuliano Poletti”, conclude Brunetta.

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Diminuiscono i lavoratori domestici?

Posted by fidest press agency su sabato, 1 luglio 2017

inpsSecondo i nuovi dati INPS i lavoratori domestici contribuenti sono diminuiti del 3,2%, sarebbero stati, infatti, solo 886.747 gli iscritti con regolare contratto nel 2016, ben 27.366 lavoratori in meno rispetto al 2015. “Questi dati devono però essere letti – commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico – tenendo conto anche delle stime ISTAT analizzate nella Ricerca DOMINA, realizzata in collaborazione con la Fondazione Moressa. Secondo l’analisi dei dati dell’Istituto nazionale di Statistica, infatti, a fronte dell’invecchiamento della popolazione, nel 2030 il fabbisogno di badanti aumenterà del 25,2% rispetto al 2016”.Il numero ufficiale di colf e badanti registrate all’INPS fa segnare una flessione mentre il fabbisogno di persone formate e non formate per la cura della casa e della persona è previsto in crescita. “Che cosa succede dunque? – prosegue Lorenzo Gasparrini – Lo scenario che si sta prospettando è molto preoccupante perché le famiglie, pensando di contenere i costi derivanti dal lavoro domestico, stanno evitando di contrattualizzare colf e badanti, rinunciando alle tutele e ai diritti che il contratto gli riconosce con il rischio di trovarsi a spendere molto di più in caso di vertenze sindacali”.

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Inps: Una rivoluzione trasformata in carosello

Posted by fidest press agency su sabato, 28 gennaio 2017

inpsQuella che era stata annunciata come una rivoluzione, alla prova dei fatti si è rivelata una semplice trovata pubblicitaria. Il presidente dell’INPS aveva annunciato ai quattro venti che avrebbe ridotto gli incarichi dirigenziali generali da 48 a 36. Le testate giornalistiche nazionali avevano dato ampio risalto alla notizia, tessendo le lodi del coraggioso manager planato all’INPS dal mondo accademico della Bocconi, ma Boeri ha tradito le promesse assegnando 41 incarichi dirigenziali generali che, sommati all’incarico di presidente dell’Organismo indipendente di valutazione (OIV), fanno in tutto 42 su 44 dirigenti in servizio. Restano fuori due dei tre dirigenti reclutati dall’esterno in base all’art. 19, comma 6, del Decreto Legislativo 165/2001. Non avendo ridotto l’organico, il presidente dell’INPS può inoltre assegnare ulteriori incarichi fino ad un massimo di 48. All’indomani delle determinazioni con cui Boeri ha affidato gli incarichi dirigenziali di prima fascia, più che ad una rivoluzione bolivariana ci sembra di assistere alla proiezione di el Dindondero, la simpatica pubblicità con la quale negli anni sessanta si reclamizzavano i prodotti di una nota marca dolciaria.La comunicazione ufficiale con cui l’INPS ha dato notizia dell’avvenuta assegnazione degli incarichi induce a pensare che il numero di incarichi dirigenziali generali è stato drasticamente ridotto mentre non è assolutamente così. Siamo di fronte ad una bufala mediatica. Nel comunicato stampa diramato ieri c’è scritto testualmente – “Le direzioni generali passano da 48 a 36”. Due dati non veri. Le direzioni generali non erano 48 prima e non sono 36 adesso. Non si può tollerare che un ente pubblico che rappresenta lo Stato manipoli in questo modo l’informazione.Nel precedente Ordinamento delle funzioni centrali e periferiche del 2014 erano previsti 34 incarichi dirigenziali generali tra centrali e regionali, a cui si aggiungevano l’incarico di presidente dell’Organismo Indipendente di Valutazione (OIV) riservato ad un dirigente generale e 13 progetti a termine di livello dirigenziale generale. Con il nuovo Ordinamento gli incarichi dirigenziali generali salgono a 36 tra centrali e territoriali, quindi due in più del precedente, a cui vanno aggiunti l’incarico di presidente dell’OIV e 5 incarichi a termine di livello dirigenziale generale per consulenza, studi e ricerca. In tutto 42 funzioni di dirigente generale su un totale di 44 dirigenti in servizio. Se per il passato si sommano tutti gli incarichi, per correttezza lo si deve fare anche per il presente, altrimenti si finisce per fare i furbi e per mettere per l’ennesima volta in imbarazzo l’INPS, danneggiandone l’immagine esterna.Dal punto di vista funzionale, ripetiamo ancora una volta che la soppressione di importanti direzioni centrali determinerà problemi d’indirizzo e di collegamento con il territorio. Certamente, non c’era da scomodare una commissione esterna, non sappiamo se retribuita, per arrivare a questo risultato, che non può essere definito una rivoluzione come invece sostengono alcune testate giornalistiche rilanciando fedelmente il comunicato stampa dell’INPS senza approfondire la questione. E che dire di Boeri che prima critica i progetti a termine assegnati dal precedente management dell’Istituto e poi decide di utilizzare anche lui questo strumento? E come mai sul comunicato stampa dell’INPS non si menzionano gli incarichi di studio o il posto funzione dell’OIV?Nessuno poi si interroga sui costi immediati di questa riorganizzazione. In base ad una norma di salvaguardia, il dirigente assegnato ad altro incarico nel corso della valenza contrattuale mantiene il trattamento di maggior favore fino a scadenza del contratto. E’ quello che accadrà all’ex capo del personale assegnato alla direzione regionale Sicilia, mentre il neo capo del personale, che in precedenza guidava la regione Puglia, vedrà aumentare la propria retribuzione dal 1° febbraio a seguito dell’assunzione del nuovo incarico. Manterranno temporaneamente una retribuzione più alta anche quei dirigenti che dalla sede centrale sono stati destinati al territorio e quelli a cui è stato conferito un incarico di studio e ricerca. Insomma, alla prova dei conti, la riorganizzazione di Boeri fatta in questo momento comporta un probabile aumento dei costi per il bilancio dell’Istituto e quindi per la collettività. Non si poteva aspettare la scadenza dei precedenti contratti per avviare eventualmente la riorganizzazione?
Ma c’è dell’altro. Il presidente dell’INPS non ha voluto tenere conto dei rilievi fatti dagli organi di controllo e vigilanza tra cui il Consiglio d’Indirizzo e Vigilanza, che è addirittura ricorso al TAR opponendosi ad alcuni punti della riforma Boeri. Allo stesso tempo il presidente non ha tenuto conto della richiesta del Ministero del Lavoro di armonizzare Ordinamento e Organico, con specifico riferimento alle posizioni dirigenziali. Cos’altro deve accadere per convincere il ministro Poletti ad interrompere il mandato di Boeri, nominando un Commissario straordinario e mettendo finalmente mano alla governance, come chiediamo da tempo, per farla finita con l’uomo solo al comando? Speriamo che le nostre grida d’allarme, lanciate nell’interesse dell’INPS e dei cittadini utenti, non continuino a rimanere inascoltate.

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