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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

Posts Tagged ‘inps’

Scuola: Lavoratori in quarantena, l’Inps chiarisce come si devono comportare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 ottobre 2020

Cosa deve fare un lavoratore in quarantena affetto da Covid o in isolamento fiduciario? A rispondere è stato l’Inps con il messaggio 3653 del 9 ottobre scorso, che ha in questo modo voluto dare delle risposte alle tante richieste di chiarimenti in merito ai periodi di esonero dal servizio per pandemia. Il documento dell’Istituto nazionale di previdenza ha messo in luce quattro casi particolari di quarantena, fornendo indicazioni specifiche caso per caso: la sorveglianza precauzionale con lavoro agile; quella per ordinanza amministrativa; la quarantena all’estero; quella, infine, che si colloca come sorveglianza precauzionale e Cigo, Cigs, Cigd e assegno ordinario.Nel commentare le precisazioni dell’Inps, Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, sostiene che “occorre una volta per tutte mettere mano alle differenze interpretative tra enti diversi per le stesse tematiche, perché quelli messi in luce dall’ente previdenziale nazionale non sono tutti i possibili stati lavorativi o di malattia plausibili per il difficile periodo di pandemia in corso. Ve ne sono altri, altrettanto importanti, tutti da definire: non è ancora chiaro, ad esempio, se la trattenuta giornaliera ‘Brunetta’, che scatta in corrispondenza della malattia, è applicata anche ai periodi di malattia COVID. Così come non è del tutto chiaro se le certificazioni mediche per i periodi di quarantena siano a carico del medico curante o della autorità sanitaria. E altrettante specifiche servirebbero, il prima possibile, per assicurare un grado di tutela adeguato alla situazione dei diritti dei lavoratori fragili e precari” La scuola è particolarmente coinvolta nella quarantena e lavoro agile. Nonostante infatti la prima versione del decreto agostano, all’art 32 comma 4, non avesse consentito il cosiddetto “lavoro agile” nel comparto (salvo poi rettificare attraverso emendamenti chiesti anche da Anief approvati nei giorni scorsi con il maxi-emendamento che ha avuto il sì dell’Aula del Senato), la didattica a distanza e lo smart-working si confermano strumenti di continuità di servizio molto utilizzati; per questa fattispecie lavorativa, laddove la quarantena sia di tipo precauzionale, non risultando una inidoneità all’impiego, le tutele rimangono quelle della mansione lavorativa.

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Inps/Bankitalia: lavoratori in Cig hanno perso il 27,3% del reddito

Posted by fidest press agency su martedì, 4 agosto 2020

Secondo i dati resi noti dall’Inps e dalla Banca d’Italia, nei mesi di marzo e aprile in media ogni lavoratore in Cig-Covid ha perso il 27,3% del proprio reddito lordo mensile.”Dato allarmante e preoccupante, visto che riguarda il 40% dei dipendenti del settore privato. Inoltre va considerato che già nel primo trimestre 2020, secondo i dati Istat, il reddito disponibile lordo è sceso sul trimestre precedente dell’1,6% e che, di conseguenza, i consumi sono crollati del 6,4%. Una situazione già grave, destinata inevitabilmente a peggiorare nel secondo trimestre” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Le misure di sostegno dei redditi adottate a partire dal Cura Italia, insomma, hanno certo consentito di contenere la caduta del redditi e del potere d’acquisto delle famiglie, ma non abbastanza. Bisogna ridare in fretta capacità di spesa ai ceti medi e medio-bassi o la caduta dei consumi, e di conseguenza del Pil, avrà effetti disastrosi per il Paese” conclude Dona.

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Sito Inps sovraccarico: il malcontento dei Consulenti del Lavoro

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 aprile 2020

Difficoltà di navigazione che impediscono ai professionisti di poter presentare la documentazione, scaricare la modulistica e lavorare correttamente Tantissime le segnalazioni giunte al Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro sui disservizi del sito Inps che nella giornata di oggi, 30 marzo 2020, non funziona correttamente. Il sito dell’Istituto negli ultimi giorni è
evidentemente sovraccarico per il numero altissimo di visite al portale per scaricare la modulistica o per utilizzare il pin semplificato e richiedere i bonus previsti dal Decreto “Cura Italia”. Diversi, infatti, i problemi di navigazione del portale, di caricamento dei dati e di accesso alla propria area personale. Tale situazione crea un forte malcontento tra i Consulenti del Lavoro, in prima linea
da settimane per garantire corrette informazioni e assistenza alle aziende, ai dipendenti, agli autonomi, per trovare soluzioni che consentano di gestire la crisi economica dovuta all’emergenza sanitaria da COVID-19. I Consulenti del Lavoro infatti stanno in queste ore affrontando una emergenza senza precedenti, destinata a protrarsi ancora per settimane, con gli strumenti di sempre. E la mancata semplificazione delle procedure, così come i continui rallentamenti dei portali interessati, non aiutano certamente il lavoro dei professionisti.

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ISEE precompilato, attiva la sperimentazione guidata sul sito INPS

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 febbraio 2020

Dopo due anni di proroghe è partita la sperimentazione dell’Isee precompilato, utilizzabile in alternativa a quello tradizionale (1). Dal 3 Febbraio 2020 infatti è attivo sul sito INPS l’accesso online alla DSU precompilata (2), la dichiarazione (sostitutiva unica) sulla base della quale viene calcolato il valore Isee, con tutorial di aiuto, chiarimento e guida.
Il sistema, riservato solo ai nuclei familiari che presentino una DSU in modalità web, è accessibile tramite il percorso “Prestazioni e servizi” – “Tutti i servizi” – “Isee precompilato” – “Acquisizione”, con utilizzo di credenziali di riconoscimento (quelle dell INPS, dell’Agenzia delle entrate, l’identità SPID, la carta nazionale dei servizi o la carta di identità elettronica).
La Dsu è precompilata dall’INPS in cooperazione con l’Agenzia delle entrate, utilizzando le informazioni dell’Anagrafe tributaria, del Catasto e dei propri archivi, nonchè quelle sulle giacenze medie del patrimonio mobiliare dei componenti il nucleo familiare. Molti dati, considerando la fase sperimentale, devono essere inseriti dal contribuente.La procedura di ottenimento dell’ISEE è piuttosto complessa. In prima fase il richiedente deve fornire una serie di elementi di riscontro che devono ottenere l’accettazione dell’Agenzia delle entrate a seguito della quale può partire la precompilazione con accettazione o modifica dei dati entro tre mesi. L’inserimento corretto degli elementi di riscontro, che garantiscono anche il proprio riconoscimento, è molto importante. L’esito positivo del loro controllo infatti è essenziale per ottenere l’accesso alla precompilazione.Queste le fasi, spiegate dall’INPS col messaggio n.96 del 13/1/2020:
– il soggetto che sceglie di presentare la DSU precompilata deve prima di tutto dichiarare di aver acquisito la delega di ogni componente maggiorenne del nucleo familiare fornendo, per ciascuno di essi, gli “elementi di riscontro” reddituali e patrimoniali (codice fiscale, numero tessera sanitaria con scadenza, reddito e patrimonio mobiliare del secondo anno solare precedente). Se la presentazione avviene tramite un CAF gli elementi di riscontro vanno inseriti anche relativamente al dichiarante;
– per accedere alla DSU precompilata il dichiarante deve anche inserire alcuni elementi di riscontro per la sua identificazione e alcune informazioni che vanno auto-dichiarate (dati sul nucleo familiare e altri non presenti negli archivi amministrativi, come la casa di abitazione). Può farlo anche pre-caricando le informazioni dell’ultima DSU presente nel sistema informativo dell’ISEE;
– una volta presentata la DSU il dichiarante ottiene una ricevuta protocollata, ma per completare la procedura e ottenere l’isee occorre attendere i riscontri dell’Agenzia delle entrate sugli elementi forniti. In realtà solo se tale riscontro è positivo l’Agenzia invia all’INPS i dati che poi costituiscono l’oggetto della vera e propria precompilazione;
– Entro tre mesi dalla ricezione dell’OK da parte dell’Agenzia delle entrate il contribuente deve accettare o modificare i dati, inserendo anche quelli che vanno auto-dichiarati. Se non lo fa i dati sono cancellati dall’INPS e la procedura va, eventualmente, ricominciata.
Si fa presente che è ovviamente sempre possibile ignorare l’ISEE precompilato e presentare la DSU per via tradizionale.
Si ricorda che la DSU, precompilata o presentata per via tradizionale, è valida fino al 31 Dicembre dell’anno di presentazione (non più un anno dalla presentazione). Il rinnovo dell’ISEE, quindi, può essere chiesto a partire dal 1 Gennaio. (Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

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Scuola: L’Inps apre a tutti il riscatto della laurea a prezzi ridotti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 gennaio 2020

La legge di bilancio 2020 ha aperto il riscatto della laurea agevolato anche ai lavoratori che temporalmente posizionano i propri periodi di studi prima del 1996: lo ha comunicato l’Istituto di previdenza nazionale, con la circolare n. 6 del 22 gennaio, la quale fornisce finalmente un decisivo chiarimento sull’interpretazione del riscatto a costi minori, allargando di molto la platea dei possibili beneficiari della misura. Per il riconoscimento ai fini previdenziali, l’Inps ha detto che serviranno oltre 5.200 euro per ogni anno di studi. Anief accoglie con favore l’apertura del Governo a considerare senza distinzioni i periodi di studi universitari svolti, ai fini dell’accesso al riscatto agevolato, chiesto dallo stesso sindacato. Non accetta invece la scelta di considerare quegli anni con il sistema contributivo, perché abbatte ulteriormente l’assegno pensionistico.Marcello Pacifico (Anief): “Il peso del montante dei contributi che può far valere oggi un insegnante o un Ata è già stato fortemente penalizzato dalle ultime riforme. Nella scuola, considerando pure i compensi di settore, tra i più bassi dell’area Ue e Ocde, con un disavanzo a fine carriera di circa mille euro medi al mese, si sta facendo di tutto per farli andare in pensione sempre più tardi, con eventuali anticipi a caro prezzo, con un trattamento mensile sempre più vicino alla soglia di povertà. E sempre più lontano rispetto all’ultimo stipendio percepito”.Cade un’altra discriminazione tra i lavoratori. Stavolta, riguarda gli anni dei contributi da considerare per l’accesso al pensionamento. Inizialmente pensato solo per gli under 45, con il 2020 il riscatto laurea agevolato è stato allargato a tutti con un unico paletto, aprendo anche ai periodi antecedenti al 1° gennaio 1996. Per chi aveva studiato, per esempio, dal 1993 al 1997 gli anni riscattabili con l’agevolazione erano soltanto il 1996 e il 1997: l’anno scorso, si vedeva riconosciuti solo due anni e non tutto il periodo di studi. Adesso, la recente circolare INPS, commenta Orizzonte Scuola, fornisce un’interpretazione diversa e rende possibile il riscatto di tutti gli anni di studio a patto che il richiedente opti per la liquidazione dell’assegno con il sistema contributivo.

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Inps: Reddito e pensione cittadinanza a 2,5 mln di persone

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

Secondo i dati Inps, attualmente le famiglie beneficiarie di Reddito e Pensione di cittadinanza sono nel complesso 1.041.462, pari a 2.513.925 persone coinvolte.”Bene, ma non basta. Si è coperto solo il 57,2% delle famiglie povere, pari a 1 milione e 822 mila, e meno del 50% (49,9%) degli individui poveri, pari a 5 mln e 40 persone” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Inoltre l’importo medio, pari a 493 euro, è insufficiente persino a coprire la soglia di povertà più bassa in assoluto, quella di un single con più di 75 anni che vive in un piccolo comune del Mezzogiorno, pari a 500,01 euro. Figurarsi per la soglia più alta di oltre 2 mln al mese, valida per le famiglie da 5 componenti che vivono in un centro area metropolitana del Nord” conclude Dona.

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Inps: Reddito e pensione cittadinanza a 2,5 mln di persone

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

Secondo i dati Inps, attualmente le famiglie beneficiarie di Reddito e Pensione di cittadinanza sono nel complesso 1.041.462, pari a 2.513.925 persone coinvolte.”Bene, ma non basta. Si è coperto solo il 57,2% delle famiglie povere, pari a 1 milione e 822 mila, e meno del 50% (49,9%) degli individui poveri, pari a 5 mln e 40 persone” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Inoltre l’importo medio, pari a 493 euro, è insufficiente persino a coprire la soglia di povertà più bassa in assoluto, quella di un single con più di 75 anni che vive in un piccolo comune del Mezzogiorno, pari a 500,01 euro. Figurarsi per la soglia più alta di oltre 2 mila euro al mese, valida per le famiglie da 5 componenti che vivono in un centro area metropolitana del Nord” conclude Dona.

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Inps: Reddito a oltre un mln famiglie, media 484 euro

Posted by fidest press agency su sabato, 21 dicembre 2019

Secondo i dati Inps, attualmente le famiglie beneficiarie di Reddito (890.756) e pensione di cittadinanza (123.673) sono nel complesso 1.014.429. In media l’importo per famiglia è di 484,44 euro.”Considerato che per l’Istat i poveri assoluti sono 1 milione e 822 mila, vuol dire che si è raggiunto solo il 55,7% della platea di chi avrebbe bisogno di un sostegno economico. Ma quello che non va, soprattutto, è che l’importo è troppo basso” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Non solo l’importo medio per famiglia è sotto anche al beneficio massimo previsto per i single. Ma il famoso importo di 780 euro andrebbe addirittura alzato a 829 euro. I 780 euro, infatti, erano i 6/10 del reddito mediano familiare al tempo del Rapporto annuale Istat del 2014, ma i dati resi noti a dicembre 2019 ci dicono che il reddito per le persone sole è salito a 16.571 euro, quindi ora il dato equivale a 828,55 euro” conclude Dona.

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Inps: 1,9 mln pensionati con meno di 500 euro al mese

Posted by fidest press agency su martedì, 29 ottobre 2019

Secondo i dati resi noti dall’Inps, relativi al 2018, il 12,2% dei pensionati, pari ad 1 mln e 951.792 mila, ha redditi pensionistici inferiori a 500 euro al mese.”Una vergogna! Specie se si considera che costano solo 6 mld e 520 milioni, mentre i pensionati d’oro, con redditi superiori a 5.000 euro al mese, pur essendo appena l’1,8% del totale, poco più di 285 mila pensionati, costano la bellezza di 23 mld e 316 milioni, ossia più di 3 volte e mezza le pensioni da fame” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Una situazione che non può essere stata risolta dalla pensione di cittadinanza, visto che, anche se in quest’ultimo caso si fa riferimento al reddito familiare e non a quello pensionistico, secondo gli ultimi dati Inps sono solo 118 mila i percettori, contro 1 mln e 951,8 mila pensionati che prendono meno di 500 euro al mese, ossia il 6 per cento. Uno squilibrio difficilmente spiegabile” conclude Dona.

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USB incontra il presidente dell’INPS Tridico

Posted by fidest press agency su martedì, 30 aprile 2019

Si è tenuto un confronto di un’ora e mezza tra una delegazione dell’Unione Sindacale di Base e il neo presidente dell’INPS Tridico accompagnato da alcuni dirigenti dell’ente. Relazioni sindacali, reddito di cittadinanza, quota 100, salario minimo, dismissione del patrimonio immobiliare dell’Istituto, contribuzione dei migranti, svincolo dei lacci che impediscono l’attribuzione diretta di codici INPS di riscossione delle quote sindacali ma anche i mille problemi che i pensionati affrontano ogni giorno sono stati al centro del confronto che è stato davvero utile e di prospettiva.La delegazione confederale USB ha illustrato la propria storica posizione di tutela della previdenza pubblica, augurandosi che il cambio di presidenza coincida con il rilancio della funzione dell’Istituto a difesa del patrimonio contributivo dei lavoratori e di contrasto alla sostituzione del sistema previdenziale pubblico con quello dei fondi privati.USB ha auspicato che l’INPS metta in campo ogni strumento a sua disposizione per avvicinarsi, anche fisicamente, ai lavoratori e ai cittadini per garantire il massimo di fruibilità delle prestazioni a tutti. Pur avendo ben chiaro che l’INPS non è direttamente titolare di potere legislativo e quindi della possibilità di modificare norme di legge esistenti, l’USB ha però chiesto al presidente Tridico di intervenire presso il governo affinché alcune norme vigenti, penalizzanti per i lavoratori e per il pluralismo sindacale, vengano modificate o cancellate. In particolare la discussione si è incentrata sugli strumenti di verifica della rappresentatività sindacale, visto che l’INPS è lo strumento attraverso cui si dovrebbero certificare i dati di rappresentatività delle organizzazioni sindacali ai fini della composizione delle delegazioni abilitate alla trattativa nazionale di categoria.Di particolare soddisfazione per l’USB è stata la posizione espressa dal presidente Tridico in ordine alla disponibilità ad aprire con urgenza un tavolo di confronto sulla dismissione degli immobili che, soprattutto nell’area romana, sta producendo una insostenibile situazione di pericolo per migliaia di inquilini, anche a causa del comportamento della Romeo Gestioni a cui da tempo è affidato il patrimonio immobiliare.L’ipotesi di vendere il proprio patrimonio alla Regione o al Comune perché siano questi a gestire le dismissioni come case popolari, che ricalca la proposta avanzata da tempo dall’ASIA USB, è già oggetto di confronto fra l’INPS e gli enti locali citati. Ovviamente i rappresentanti dell’ASIA USB, presenti all’incontro, hanno accolto con interesse la proposta del presidente Tridico e hanno chiesto che il tavolo di confronto sia convocato al più presto. La discussione ha anche riguardato i difficili rapporti sindacali interni all’Istituto dove la USB, secondo sindacato a livello nazionale per numero di iscritti, è oggetto di discriminazione per non aver sottoscritto il CCNL, tra l’altro ormai scaduto da tempo. L’USB ha denunciato al presidente dell’Istituto la insostenibilità di comportamenti messi in atto dalla burocrazia in accordo con CGIL CISL UIL e sindacati autonomi di contorno, tesi ad ostacolare il libero esercizio dei diritti sindacali alla propria struttura nazionale interna.Per la prima volta dopo molti anni la Confederazione USB ha trovato un’interlocuzione con la Presidenza dell’Istituto attenta e disponibile a prendere atto dei problemi posti all’evidenza del confronto. Ci auguriamo che questa disponibilità si trasformi al più presto in soluzioni ai problemi posti.

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Inps: reddito cittadinanza, 70% sopra 300 euro

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

L’Inps precisa che quasi 337mila degli importi erogati per il reddito di cittadinanza, pari al 71% delle prime 472.970 domande elaborate dall’Inps, superano i 300 euro.”La verità è che il Governo aveva promesso i famosi 780 euro, mentre a raggiungere o superare quella cifra sono meno del 21,4% dei beneficiari” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Se a questo si aggiunge che i 780 erano i 6/10 del reddito mediano familiare al tempo dello studio Istat sul reddito di cittadinanza, diffuso nel 2014, ma nel frattempo il reddito è salito e ora il dato andrebbe aggiornato e arrivare fino ad 811 euro, 810,7 per la precisione, il quadro è ancora più deludente” prosegue Dona.
“Infine, se sono arrivate, come sostiene il presidente Tridico, solo 800 mila domande, quand’anche venissero tutte accolte, è evidente che saremmo ben lungi dal coprire tutte le famiglie povere assolute, pari a 1 milione e 778 mila, più del doppio. Per questo, è evidente, che vanno subito ampliati i criteri reddituali per la concessione del beneficio, almeno fino a coprire i 6 miliardi di stanziamento 2019” conclude Dona.

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Unione Naz. Consumatori su Inps e ricalcoli per 5,6 mln di pensioni

Posted by fidest press agency su domenica, 14 aprile 2019

L’Inps ha annunciato ora che, a seguito dell’entrata della Legge di bilancio 2019 è stata effettuata una seconda operazione di rivalutazione e che le posizioni interessate dal ricalcolo sono circa 5,6 milioni.”Una vergogna! E incredibile che ora i pensionati con più di 1.523 euro siano costretti, in pratica, a restituire i soldi avuti in più, per colpa di un sistema di rivalutazione iniquo, che penalizza anche chi ha pensioni basse, solo perché superiori a 3 volte il trattamento minimo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “La responsabilità non è dell’Inps, ma del Governo che, nonostante la sentenza della Corte costituzionale n. 70 del 2015, ha deciso di spillare ancora soldi ai pensionati, peraltro con un sistema che, non essendo per fasce di importo, rispetta ancor meno il principio di proporzionalità” conclude Dona. (n.r. E i sindacati cosa fanno? E i pensionati? Possibile che siamo giunti ad accettare passivamente senza una reazione forte? Non siamo, forse, alla vigilia delle elezioni europee? Ebbene la democrazia ci offre un’arma potente nelle mani degli elettori: si deve andare a votare per penalizzare quelle forze politiche che oltre a decurtare le pensioni già modeste tentano maldestramente di dividere il popolo dei pensionati: divide et impera. E bisogna ricordare, in questo frangente, che gli “assenti hanno sempre torto”.)

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No a proroghe a Boeri: l’INPS ha bisogno di voltare pagina

Posted by fidest press agency su martedì, 8 gennaio 2019

La USB Pubblico Impiego INPS scrive al governo manifestando apprezzamento per la scelta di rivedere la governance dell’Istituto nazionale di previdenza sociale, ma al tempo stesso chiede di scongiurare qualunque proroga, anche di breve durata, del mandato dell’attuale presidente, Tito Boeri.Il sindacato di base dell’INPS ricorda che né Boeri né Cioffi avevano i requisiti per essere nominati nel 2015 rispettivamente presidente e direttore generale dell’INPS, elencando una serie di episodi che hanno caratterizzato negativamente il mandato del professore della Bocconi.La USB chiede al governo di agire in fretta per ripristinare un clima di fiducia verso l’INPS e per fornire nuove motivazioni al personale dell’Istituto, riconoscendo il ruolo centrale dell’INPS nel Welfare nazionale, assicurando un numero di nuove assunzioni necessarie a garantire la continuità dei servizi e un non più rinviabile ricambio generazionale.

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Boeri: il padre padrone dell’Inps?

Posted by fidest press agency su domenica, 16 dicembre 2018

Claudio Durigon, il sottosegretario al Lavoro, a 24Mattino su Radio 24: “Boeri? Vuole sempre apparire” “Boeri non è d’accordo con la nostra riforma pensionistica, ma non è mai stato d’accordo con nessun governo, neanche con quello che lo ha inserito. Ha una sua predisposizione personale ad apparire, vuole sempre stare al centro”. Lo ha detto il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, a 24Mattino di Maria Latella e Oscar Giannino su Radio 24.
Claudio Durigon, il sottosegretario al Lavoro, a 24Mattino su Radio 24: “Inps? Allo studio riforma della governance, basta padre padrone”
“Per quello che riguarda l’Inps stiamo studiano diverse versioni che prevedono una riforma della governance: con l’allargamento a una forma collegiale, invece di avere un soggetto che possa, in qualche modo, essere il padre padrone”. Lo ha detto il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, a 24Mattino di Maria Latella e Oscar Giannino su Radio 24.

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Allarme Inps su cancellazione riforma Fornero

Posted by fidest press agency su martedì, 17 luglio 2018

L’Istituto nazionale scrive che se già dal 2019 entrasse in vigore la cosiddetta “Quota 100” per il pensionamento anticipato, i costi per le casse dell’Istituto di previdenza viaggerebbero tra i 4 e i 14 miliardi di euro l’anno. I quattro “scenari” apocalittici prodotti, anche con soglie di accesso minime a 65 anni, starebbero già producendo effetti negativi nei componenti del governo. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Piuttosto che creare allarmismo e realizzare proiezioni tutte da verificare, l’Inps dovrebbe spendersi per tutelare le posizioni di chi ha lavorato una vita e ora chiede solo di vedere asaudito un suo diritto. L’Istituto non può solo pensare di gestire i loro soldi rimandando ad oltranza la loro uscita dal lavoro. Gestisca correttamente le pratiche del personale della scuola, visto che settembre è vicino e 5mila docenti ancora non hanno la certezza di andare in pensione, fatto increscioso mai accaduto. Sarebbe anche bene che l’Inps richiedesse i contributi figurativi mai versati e riprogrammi davvero un sistema più vicino all’Europa, dove si va in pensione a 63 anni – in Francia ancora prima e in Germania con 25 anni di insegnamento – e non a 67 anni come ha confermato qualche mese fa il governo Gentiloni. Perché si vive per lavorare, ma non si deve morire lavorando. Infine, anziché creare terrore psicologico, l’Inps aggiorni il suo sistema d’archivio, valutando il servizio svolto per 365 giorni e non 360 giorni, poiché con questo sistema si beffano ulteriormente dei lavoratori già vessati da riforme e controriforme che hanno sempre più assottigliato la portata dei loro contributi previdenziali. È bene, infine, che si valuti una volta per tutte il precariato svolto, perché l’onere di aver fatto una supplenza breve o annuale non può essere un aggravio per il lavoratore.Per tutti questi motivi, Anief ribadisce il suo sì a Quota 100, senza vincoli o paletti dell’ultima ora richiesti a gran voce dall’Inps.

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Pensioni: 5mila docenti costretti a lavorare un anno in più per colpa del calcolo in difetto dell’Inps

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 luglio 2018

Il blocco dei pensionamenti sta avvenendo a seguito del passaggio di consegne, dal Miur all’Istituto nazionale di previdenza sociale, delle pratiche di verifica del calcolo pensionistico del personale scolastico. A fornire i primi dettagli di quella che si preannuncia la beffa dell’anno è stato il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, che con rassegnazione ha ricordato la differenza che l’Inps adotta, ovvero l’anno commerciale, anziché quello solare, per calcolare l’anzianità utile per la pensione: considerando l’anno commerciale e non solare ci sono cinque giorni meno all’anno lavorativi e per 40 anni di servizio sono 200 giorni; sono le regole del Ministero e quindi i docenti che pensavano di avere gli anni per poter andare in pensione devono fare un anno in più di servizio e alcuni addirittura lo hanno saputo all’ultimo momento. Gli effetti negativi di questo incredibile cambio di calcolo sono devastanti, non solo per i pensionandi: i posti non risultano utili né per la mobilità, né per le assunzioni in ruolo. Il sindacato non comprende come si possa accettare con arrendevolezza tutto ciò. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Riteniamo inconcepibile che, a fronte di un incremento progressivo dei requisiti richiesti dallo Stato per andare in pensione, si debba assistere anche al ricalcolo in negativo dell’Inps che sta bloccando migliaia di insegnanti. Se il Ministro vuole tenere fede ai suoi impegni, non può dichiarare placidamente che il meccanismo adattato dall’Inps è questo e non si può fare niente: i requisiti per andare in pensione sono gli stessi e, quindi, prescindono dalla stanza e dal palazzo che li va a ratificare. Bussetti si faccia sentire, invece di elogiare ad ogni occasione il lavoro dell’Inps e del suo presidente Tito Boeri: perché spetta al Ministro dell’Istruzione tutelare i suoi dipendenti, ancora di più laddove risultano vittime sacrificali di un cavillo-beffa. Non costringa il sindacato, anche stavolta, a raccogliere le carte per portarle in tribunale, dove per fortuna i diritti non cambiano a seconda di chi li valuta.

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Le fanfaluche di Boeri presidente dell’Inps

Posted by fidest press agency su martedì, 3 luglio 2018

Di tanto in tanto il prof. Tito Boeri, al secolo presidente dell’Inps, ci delizia con le sue esternazioni. E’ che i suoi richiami sono improntati ad una ragionevole osservazione dei fatti per mero calcolo contabile e presentano un aspetto della previdenza italiana solo contingente ma non analizzata a fondo in tutte le sue sfaccettature. Se, ad esempio, ci parla dell’importante ruolo degli immigrati per far tornare i conti nelle casse dell’Inps la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni ha facile gioco nel rispondergli: “Ma Boeri lo sa che l’Italia ha un tasso di occupazione del 61% a fronte di una media europea del 72%? Basterebbe avvicinare il tasso di occupazione italiano a quello europeo per non avere problemi a pagare le pensioni di tutti gli italiani, senza bisogno di invocare una immigrazione di massa”. E a nostra volta ci appare davvero incomprensibile pensare alla nostra fonte di ricchezza demografica se pensiamo che ci siamo accollati nel giro di pochi anni oltre seicentomila immigrati e che ci costano 5 miliardi di euro all’anno per tenerli ad elemosinare per le strade o ad affollare i centri di raccolta facendo prosperare solo chi li amministra esentasse e senza, ovviamente, versare contributi previdenziali? E ancora pensiamo alla perdita che subiamo con gli oltre duecentomila giovani italiani che sempre negli ultimi anni hanno lasciato il paese per andare a lavorare altrove. Tutto questo, chiediamo all’illustre professore, non incide direttamente o di riflesso sulle casse dell’Inps e per estensione su quelle dello Stato? E se andiamo a guardare oltre il proprio naso ci rendiamo conto che l’evoluzione tecnologica in atto riduce di fatto l’occupazione di personale generico a vantaggio di quello specialistico e non ci venga a dire che gli immigrati, non per loro demerito, beninteso, ma per le condizioni in cui sono stati lasciati nei loro paesi d’origine, hanno le caratteristiche giuste per affrontare un futuro di questo genere. E poi vi sono gli oltre tre milioni di disoccupati con una componente importante di giovani e ai quali sembra abbiamo negato un futuro lavorativo con un mondo imprenditoriale che non riesce a decollare. E potremmo continuare a lungo su questo argomento che non possiamo pensare avulso dalla conoscenza dell’emerito professore e che anche noi abbiamo trattato a lungo chiedendoci se proprio l’Inps non abbia fatto il suo tempo e che non richieda una riforma del sistema profondo e soprattutto radicale. Su questo aspetto il prof. Boeri potrebbe, senza vaghe e parziali esternazioni, offrirci un prezioso aiuto. Non ci deluda professore. Non umili la nostra intelligenza ma soprattutto il buon senso degli italiani. (Riccardo Alfonso)

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Scuola – Pensioni, l’Inps ricorda agli italiani dell’aumento di 5 mesi dell’età pensionabile

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 aprile 2018

Con la Circolare n. 62 del 4 aprile l’Inps comunica che dal prossimo 1° gennaio per accedere alla pensione di vecchiaia bisognerà avere ben 67 anni. Ma c’è di più. Prosegue infatti la circolare dell’istituto di previdenza nazionale:coloro che avranno meno di 20 anni di contributi, ma almeno 5, con il primo accredito avvenuto dopo il 1996, dovranno attendere 71 anni per avere la pensione. Per i lavoratori e per la stampa, la situazione è ormai “insostenibile agli occhi dei lavoratori, che chiedono una modifica urgente alla Legge Fornero”.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Nel pubblico impiego si andrà via dal lavoro a 67 anni, ad eccezione delle maestre dell’infanzia, il cui lavoro appartiene alla categoria gravosa. Le soglie innalzate diventano ancora più difficili da digerire, dal momento che in Europa si va in media a riposo a 63 anni. Per questi motivi, Anief ha deciso di avviare ricorsi, comunque, per estendere il riconoscimento a tutto il personale docente, prescindendo dalla tipologia di insegnamento: a breve, faremo sapere le modalità di accesso a questo genere di impugnazione. Visto che la politica e il legislatore non riescono a far prevalere il buon senso e la giustizia, spetterà ai giudici mettere a posto le cose. Ricordo che diversi studi scientifici, anche recenti, hanno confermato che per i lavoratori della scuola il burnout presenta percentuali superiori rispetto ad altre professionalità, con un’alta incidenza di malattia psichiatriche ed oncologiche. La storia della scarsità di fondi pubblici adeguati, ripresa anche ieri dall’economista esperto di Fmi Carlo Cottarelli, è una scusante che non regge. Così come sono stati trovati i fondi per finanziare progetti meno rilevanti o salvare aziende o banche si dovranno trovare per evitare di far morire gli italiani sul lavoro, a partire degli insegnanti.Coloro che hanno necessità di chiarimenti possono chiedere una consulenza personalizzata a Cedan per sapere se si ha diritto ad andare in quiescenza prima dei termini contributivi e di vecchiaia previsti dalla legge e per scoprire il valore dell’assegno pensionistico.

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Scuola – Pensioni: l’Inps si oppone alla “finestra” a 61 anni chiesta dall’Anief

Posted by fidest press agency su martedì, 27 marzo 2018

Tra i motivi della protesta del giovane sindacato, che ha avuto un’ampia partecipazione e un’eco nazionale da grandi eventi, c’era anche la richiesta di uscita anticipata per chi opera nella scuola, dove lo stress da lavoro è altissimo, diventata una necessità imprescindibile: le motivazioni sono state espresse sia ai dirigenti ministeriali, che hanno ricevuto una delegazione dell’Anief, sia ai parlamentari incontrati dal presidente nazionale Anief nel pomeriggio. Nelle stesse ore, però, dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, veniva espressa una tesi diametralmente opposta.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): La vita e i diritti delle persone valgono più dei meri calcoli economici. I partiti politici ci hanno detto, durante la campagna elettorale, che i costi per certe manovre sacrosante non sono un problema. Perché si copriranno con l’eliminazione degli sprechi. È bene, quindi, rimanere su questa linea. Senza deviare su altre strade: permettere di riempire il campo mediatico con delle visioni opposte, come quella di Boeri, senza che nessuno replichi, a livello istituzionale e politico, non è un bel segnale. Perché non stiamo chiedendo nulla di trascendentale, ma solo la tutela dei lavoratori: recenti studi hanno confermato che per quelli della scuola il burnout presenta percentuali molto più alte che in altre professioni, con un’alta incidenza di malattia psichiatriche ed oncologiche. Senza dimenticare che costringendo centinaia di migliaia di dipendenti a fare formazione alle soglie dei 70 anni, si continuano a respingere altrettanti giovani che vogliono fare lo stesso lavoro ad invecchiarsi da supplenti. Fare finta di niente, accampando scusanti legate alla mancanza di fondi pubblici adeguati, rappresenterebbe l’ennesima presa in giro. La stessa che ha portato gli assegni pensionistici a ridursi progressivamente. Per questo attendiamo con estrema fiducia che i politici che hanno vinto le elezioni anche grazie alla promessa di anticipare l’uscita da lavoro, inseriscano tra gli obiettivi prioritari da realizzare nella XVIII legislatura la riduzione delle soglie per andare in pensione.

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Pensioni e la gogna mediatica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 novembre 2017

pensionatiRiprendiamo la dichiarazione rilasciata da Giorgio Ambrogioni (Cida) per la adnkronos dove si legge: “Allarme sulle pensioni ingiustificato. Noi non ci riconosciamo nei dati pubblicati oggi da Fubini sul ‘Corriere della Sera’. La spesa pensionistica si sta stabilizzando. Diciamo basta alla gogna mediatica per i pensionati, in particolare per quelli con un assegno medio-alto”. “Il dato degli 88 miliardi di disavanzo previdenziale non esiste, e lo possiamo dimostrare con il Rapporto di Itinerari previdenziali”. E la nota prosegue: “Noi abbiamo deciso di lanciare un’operazione verità: convocheremo per metà febbraio alla Fiera di Milano gli ‘Stati generali della silver economy’, ai quali inviteremo tutta la rappresentanza di settore seria. In quell’occasione spiegheremo lo stato reale della situazione della previdenza e quale è stato in questi anni il contributo dei seniores italiani all’economia e al welfare italiano”. Così il presidente della Cida, Giorgio Ambrogioni, sulla situazione della previdenza italiana. “Diciamo basta -continua- alla gogna mediatica per i pensionati, in particolare per quelli con un assegno medio-alto. Il tema delle pensioni è troppo delicato per essere strumentalizzato in chiave elettorale per tirare la volata a questo o quel partito. Noi siamo apartitici ma non vogliamo che i pensionati siano ancora considerati dei bancomat della politica come è successo in questi anni”. E per questo, aggiunge, “all’evento sulla Silver economy vogliamo spingere la politica verso una visione diversa dei seniores: pensiamo al futuro della previdenza perché siamo attenti alle pensioni future dei giovani, non solo dei pensionati”. Per Alberto Brambilla, presidente del Centro studi itinerari previdenziali ed esperto di riferimento della Cida in materia previdenziale, “il dato degli 88 miliardi di disavanzo previdenziale non esiste, e lo possiamo dimostrare con i dati del nostro Rapporto di Itinerari previdenziali, che mette insieme i dati dei bilanci dell’Inps e delle diverse casse privatizzate, che come ogni anno abbiamo presentato al governo”. “Far uscire questi dati -spiega ancora- vuol dire farsi male da soli, fa male al Paese. Da quanto risulta dai nostri dati nel 2016 il disavanzo tra contributi e previdenza è di -21 miliardi, all’interno dei quali sono ben 19 i miliardi spesi in assistenza, di cui 10 miliardi per l’integrazione al salario minimo e 9 miliardi di maggiorazione per dipendenti pubblici”. “Il nostro Paese si fa male da solo perché mette tutta l’assistenza all’interno della previdenza, e poi l’Istat comunica che la nostra spesa per le pensioni è pari al 18,5% del Pil, mentre quella della media dei Paesi Ue a 27 è del 14,7%. Ma gli altri Paesi non mettono insieme previdenza e le diverse funzioni dell’assistenza, che noi neanche specifichiamo nelle comunicazioni all’Ue”, aggiunge. “Ma se ci riusciamo noi – aggiunge Brambilla – con il nostro Rapporto a evidenziare le voci di spesa per l’assistenza, è possibile che non ci riesce il Paese? Ma ci vogliamo fare del male da soli? Sono i conti dell’assistenza ad essere fuori controllo, non quelli della previdenza”. In conclusione, per Brambilla, “il vero problema del nostro Paese è l’evasione fiscale”. “Abbiamo il 50% dei pensionati che hanno meno di 15 anni di contributi, una cosa – avverte – che non è da Paese da G7 ma da Nord Africa. E’ chiaro che stiamo parlando di effetti dell’evasione. Su 16 milioni di pensionati, 4 milioni sono assistiti totalmente dalla fiscalità generale, altri 4 in gran parte. Sono persone che senza la pensione sarebbero a rischio di esclusione sociale”. http://www.adnkronos.com/lavoro/dati/2017/11/27/cida-allarme-pensioni-ingiustificato-spesa-sta-stabilizzando_Lwdm0QGpgHV37shdj608HJ.html?refresh_ce (fonte franco abruzzo)

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