Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 330

Posts Tagged ‘inquinamento’

Un’arnia smart per salvare, insieme alle api, il nostro ambiente e contrastare l’inquinamento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 dicembre 2019

Ha questo fine l’installazione nella sede di Confagricoltura Parma in via Magani, zona San Pancrazio, della prima “arnia smart” del Parmense nell’ambito di una partnership tra Confagricoltura Parma e Beesmart Italy che coinvolge anche l’Azienda agraria sperimentale Stuard, per la corretta conduzione della famiglia di api.“Le api, – commenta Mario Marini, presidente di Confagricoltura Parma – oltre ad essere il garante essenziale della biodiversità del nostro pianeta, sono degli affidabilissimi organismi di monitoraggio dell’ambiente. Poter analizzare la loro opera in modo puntuale e preciso permette di utilizzarle come indicatori multispettro di dati ambientali. La nostra idea, contando sull’adesione dei soci di Confagricoltura Parma e di tutti gli agricoltori interessati, è quella di installare le arnie smart in differenti luoghi della provincia in modo da creare una rete di misurazione indipendente in grado di garantire un monitoraggio costante e raffinate mappe dell’inquinamento dell’aria a livello locale. Collegando i sensori ad un cloud sarà possibile raccogliere una mole notevole di dati sulla qualità ambientale di una determinata zona aiutando i decisori e noi agricoltori ad adottare le migliori pratiche”.A sostenere l’iniziativa anche la Regione Emilia-Romagna. <L’arnia smart – commenta l’assessore regionale all’Agricoltura Simona Caselli – è un passo importante per il settore con una sensoristica che è uno strumento prezioso per un’apicoltura in grado di resistere al cambiamento climatico. La nostra Regione ha investito molto sull’apicoltura che è un settore fondamentale per vivere. Abbiamo approvato, di recente, una nuova legge che punta molto sulla biodiversità. Da tempo abbiamo un osservatorio per evitare che ci sia una moria di api e si possa tenere monitorato tutto il territorio. Si sono previsti anche dei contratti di filiera, con i sementieri, per fare in modo che si possano arginare i problemi che possono derivare alle api da alcune colture ed abbiamo investito anche nell’ambito dell’Ocm. Spero che l’arnia smart possa diventare una delle buone pratiche da diffondere nel Parmense ed in tutto il territorio regionale”. L’arnia smart collocata nella sede di Confagricoltura sarà gestita dall’Azienda agraria sperimentale Stuard che metterà in atto i protocolli veterinari ed effettuerà le periodiche e basilari operazioni di pulizia al fine di garantire un’efficace lettura dei sensori di bordo. L’arnia smart sfrutta l’energia solare ed è dotata di una batteria di riserva che mantiene il dispositivo in carica anche senza luce solare diretta.

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Proteggiamo i nostri oceani: un appello condiviso ma spesso disatteso

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 giugno 2019

Lettera al direttore: Gentile Direttore,
“Ridurre l’uso di sacchetti di plastica e cannucce è un passo importante nella protezione dei nostri oceani, ma è l’attrezzatura da pesca che sta davvero soffocando le nostre acque. Le reti da pesca abbandonate costituiscono almeno il 46% dei detriti nel “Great Pacific Garbage Patch”, un cumulo galleggiante di rifiuti tre volte più grande della Francia. Il resto è costituito da altri attrezzi da pesca, tra cui corde, distanziatori per l’allevamento di ostriche, trappole per anguille, casse e cesti.
Gli attrezzi da pesca distruggono i nostri oceani e la pesca causa estrema sofferenza ai pesci e agli altri animali marini. Quando vengono estratti dalle profondità dell’oceano, i pesci subiscono una decompressione straziante: la pressione interna fa sì che le vesciche natatorie si rompono, fa uscire gli occhi fuori dalle orbite e lo stomaco fuori dalle loro bocche. Molti soffocano lentamente sui pescherecci, mentre altri sono ancora vivi e si agitano quando la gola e lo stomaco sono incisi. Anche delfini, balene, tartarughe, foche, uccelli marini e altri animali “non bersaglio” subiscono ferite causate da reti e altri equipaggiamenti per la pesca.E allora celebriamo i nostri oceani in questa Giornata mondiale degli oceani (l’8 giugno) in un modo che mostra rispetto per tutti i loro abitanti, scegliendo i bastoncini di pesce vegano, i filetti di pesce vegani e pesce di tofu. La verità è semplice: meno pesca significa meno attrezzi da pesca letali.Cordiali saluti Sascha Camilli PETA Foundation.” (n.r. Un commento? Certo, in poche parole: abbiamo bisogno di fatti e non solo di parole. L’ecosistema è fatto per vivere e non per vederlo morire)

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Tassare il cherosene degli aerei per diminuire l’inquinamento?

Posted by fidest press agency su sabato, 18 Mag 2019

Uno studio su incarico della Commissione europea raccomanda di tassare il cherosene degli aerei. Una tassa di 33 centesimi al litro dovrebbe ridurre le emissioni di CO2 dell’8% e il numero di voli nella stessa proporzione, senza impatto su occupazione ed economia nel suo insieme. Tassa che, secondo lo studio, dovrebbe far abbassare la pressione fiscale su altre categorie e nessun impatto sull’economia nel suo insieme.
Un buon proposito ma che, nella realtà – fatta di tasse in materia che hanno solo incrementato gli introiti fiscali degli Stati – non ha mai risolto nulla in termini ambientali. Inoltre, si tratterebbe di una tassa per le compagnie aeree europee… e quindi acuirebbe le difficoltà delle stesse per far fronte alla concorrenze dei vettori non comunitari (è questo lo zero impatto sull’economia?).
Il risultato immediatamente tangibile sarà quello dell’aumento dei prezzi dei biglietti aerei. Con un’altra contraddizione rispetto ai propositi enunciati di nessun impatto sull’economia generale: i prezzi al consumo non fanno parte dell’economia generale? Certo, ci sono ampie critiche rispetto al fatto che il “dio consumo” sia tale in questi ultimi decenni e che in nome di questa santità si siano perpetrati i peggiori crimini ambientali. E’ vero anche questo, e non a caso le politiche di “consumo sostenibile” sono sempre più prese in considerazione. Ma cosa significa “consumo sostenibile”, rinunciare o usare alternative? In teoria, per esempio, una tassa del genere potrebbe incrementare lo realizzazione del trasporto ferroviario, che dicono emettere CO2 40 volte meno per Km e passeggero rispetto a quello aereo (2). Bene, ma, in un ambito di liberalizzazione del trasporto ferroviario, come il maggiore introito degli Stati grazie a questa imposta avrebbe una ricaduta sul trasporto ferroviario? In termini vaghi si può intuire, ma, per l’appunto “vaghi”… a meno che non ci sia una nuova nazionalizzazione e un nuovo monopolio del trasporto ferroviario, e quindi lo Stato incassa e applica. Ma, salvo rivoluzioni in corso che ci sono sfuggite, non ci sembra che sia questa la tendenza. Anzi.
E’ ovvio che noi di Aduc non abbiamo le ricette precise, efficaci e più o meno credibili per ridurre l’inquinamento ambientale. Così come è ovvio che siamo anche noi interessati a sistemi sostenibili di trasporto che riducano questo inquinamento. Ma il nostro fervore civico e ambientale non ci porta a bloccare il cervello e a non farci capire che con queste tasse si fa solo pagare di più ai consumatori e non si realizzano politiche di contenimento dell’inquinamento. Perché, per esempio, un consumatore dovrebbe prendere un treno da Roma a Parigi che, al meglio in andata, ci mette 14 ore e costa più di 200 euro, rispetto ad un aereo che ci mette un paio d’ore e può costare anche il 75% in meno? Perchè inquina meno, risponderebbe chi perora imposte del genere. Ok, ma quando ci sarà questa imposta che magari farà costare il biglietto aereo 20-30 euro in più mentre il treno costerà uguale, il consumatore che mezzo utilizzerà per andare da Roma a Parigi? E’ ovvio
che userà sempre l’aereo, visto che sono una rarità i consumatori come la svedese Greta che prende il treno da Stoccolma a Roma (anche se la carica simbolica è notevole). Il problema, quindi, è che allo stato dei fatti non ci sono alternative praticabili rispetto all’aereo, e l’aumento dei costi per chi ci offre il trasporto aereo porta solo ad un maggiore esborso per i consumatori, con l’aggiunta della vaghezza (vicino alla beffa) degli incassi degli Stati che, con questi provvedimenti, sostengono di far qualcosa contro l’inquinamento. E, salvo nuove economie che al momento continuano a sfuggirci, il maggiore esborso da parte dei consumatori significa che questi ultimi spendono meno altrove. Un’imposta, quindi, che prende da una parte per togliere da un’altra: il famoso cane che si morde la coda. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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UNICEF/Inquinamento: in Francia 3 bambini su 4 respirano aria inquinata

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 aprile 2019

Secondo un rapporto lanciato dall’UNICEF Francia, più di 3 bambini su 4 in Francia respirano aria tossica. I bambini sono i primi ad essere colpiti dall’inquinamento, soprattutto a causa dello sviluppo ancora non completo dei loro organismi e della loro frequenza respiratoria (una volta e mezzo maggiore rispetto a quella degli adulti). Un gran numero di patologie che si originano durante l’infanzia e persino durante lo stadio fetale (asma, allergie, eczemi, sindromi depressive, diabete, obesità…) sono direttamente legate all’inquinamento atmosferico. Il rapporto “Pour chaque enfant, un air pur ! Les effets de la pollution de l’air en ville sur les enfants” (“Per ogni bambino un’aria pura! Gli effetti dell’inquinamento atmosferico in città sui bambini”), realizzato dall’UNICEF Francia in collaborazione con WWF Francia, Réseau Action Climat e Respire, ricorda che la principale fonte d’inquinamento atmosferico nelle nostre città è il traffico stradale, a cui è legato il 63% delle emissioni di ossido di azoto. Pertanto, vivere in prossimità di collegamenti stradali a forte densità provocherebbe dal 15 al 30% dei nuovi casi d’asma nei bambini.Inoltre, la maggior parte dei luoghi in cui si riuniscono i bambini si trovano in prossimità di assi stradali, quindi la loro esposizione a un’aria inquinata è accentuata. A Parigi, un istituto scolastico su quattro si trova in un luogo costantemente al di sopra delle normative europee, succede la stessa cosa negli stadi, nei parchi e in altre infrastrutture sportive.L’UNICEF Francia e i suoi partner propongono delle raccomandazioni concrete per invertire questa tendenza:
Estendere le zone a bassa emissione nelle città, soprattutto vicino a luoghi che ospitano gruppi vulnerabili (asili nido, scuole, ospedali…), per ridurre progressivamente la presenza di automobili a benzina e a diesel e favorire l’aumento di motori a emissioni minori;
Supportare e sostenere finanziariamente le collettività e i consumatori per sviluppare soluzioni di mobilità più pulite (camminare, usare la bicicletta, trasporti pubblici, passaggi in auto…) e in questo modo uscire dalla dipendenza da un uso individuale dell’automobile;
Sensibilizzare maggiormente la popolazione sui rischi dell’inquinamento dell’aria per la salute dei bambini. In effetti, diversi studi dimostrano che la riduzione del traffico stradale e un cambiamento delle politiche di mobilità a livello locale e nazionale hanno un effetto diretto sul miglioramento della salute, della qualità della vita, della riduzione dei ricoveri ospedalieri e dell’incidenza di malattie.Di fronte all’urgenza sanitaria dell’esposizione di tutti, in particolare dei bambini, all’inquinamento atmosferico, è giunto il momento di modificare i nostri modelli di vita cittadini per rendere l’aria delle città respirabile.

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Attenzione all’inquinamento di laghi e fiumi

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 marzo 2019

Quando si parla di inquinamento delle acque in molti credono che ci si stia riferendo esclusivamente ai mari, ma la situazione dei laghi e dei fiumi è altrettanto grave e richiede l’applicazione di misure urgenti. A confermarlo – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – è il ritratto a tinto fosche fornito dalla Commissione Europea in merito all’applicazione della Direttiva Europea Acque (2000/60/CE). In italia, infatti, il 41% dei fiumi è ben al di sotto degli standard ambientali richiesti e il 16% non è stato nemmeno classificato.Una situazione di questo genere – continua Tiso –, tra l’altro aggravata dal rischio scomparsa di 40 specie ittiche, merita grande attenzione da parte delle istituzioni; invece, nel Bel Paese come in Europa, si prova a depotenziate in tutti i modi la Direttiva Quadro Acque.La verità è che il tema della tutela ambientale sconta numerose contraddizioni, e questo anche perché non si è ancora capito che il vero equilibrio tra gli interessi di mercato e la tutela delle risorse naturali è possibile solo attraverso il criterio della sostenibilità. Il progresso e lo sviluppo, infatti – conclude Tiso – non possono essere considerati tali se si esauriscono nel breve termine lasciando dietro di sé numerosi danni, ma solo se permettono una crescita che non comprometta, né il pianeta, né il futuro delle nuove generazioni.

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Inquinamento: il nuovo nemico della pelle

Posted by fidest press agency su sabato, 2 febbraio 2019

C’è un nuovo nemico della pelle: l’inquinamento. Le polveri sottili, il fumo, i raggi UV e lo smog accelerano il processo di invecchiamento della cute e accentuano rughe e macchie sul volto. «Recenti studi hanno confermato che le polveri sottili e le impurità presenti nell’aria delle nostre città si depositano ogni giorno sulla pelle restando intrappolate nel film idrolipidico che ricopre naturalmente la pelle e, penetrando in profondità nella pelle stessa, portano all’incremento dei radicali liberi che riducono la produzione di collagene ed elastina. Quindi accelerano il processo di invecchiamento naturale della nostra pelle», spiega Patrizia Gilardino, chirurgo estetico.
«Siamo davanti ad un invecchiamento che dipende da cause esterne legate all’inquinamento atmosferico», aggiunge Gilardino. «È un fenomeno relativamente nuovo. Finora infatti eravamo abituati a contrastare solamente alcune cause di invecchiamento: da una parte quelle intrinseche dovute al processo di invecchiamento naturale e al tipo di vita condotto; dall’altra quelle estrinseche imputabili al fumo – sia attivo sia passivo – e al sole. Qui i rimedi sono da ricercare in stili di vita sani e nell’uso di creme protettive».
Davanti però a questi nuovi fattori esterni (smog, inquinamento industriale, etc) le accortezze da assumere sono diverse. Per combattere il cosiddetto “stress ossidativo” provocato dall’inquinamento Gilardino indica un programma in tre step dagli effetti positivi «sia sotto il profilo preventivo, sia sotto quello curativo». Spiega: «Partiamo da una pulizia molto accurata della pelle la sera. È importante agire in profondità per eliminare tutte quelle micro particelle che si sono depositate durante la giornata nel film idrolipidico della pelle e che sono in grado di penetrare creando micro danni metabolici». Il secondo passaggio è nutrire la pelle. «Usare dei prodotti topici, anche a livello casalingo, che però contengano vitamine, in particolare A, C ed E, e siano ricchi di antiossidanti quali, ad esempio, rame, selenio, ma anche carotenoidi, flavonoidi e polifenoli. Sono sostanze in grado sia di far recuperare la produzione di collagene, che restituisce luminosità ed elasticità alla pelle, sia di rigenerare la normale barriera della pelle». Non certo ultimo, «per potenziale ancora di più la produzione e l’azione del collagene, ci sono dei trattamenti biorivitalizzanti che, utilizzando i medesimi componenti, permettono di intervenire con maggiore profondità. A fronte di un danno estrinseco più rilevante è possibile procedere con trattamenti di biorivitalizzazione anche più intensivi, ma sempre mini invasivi e senza particolari controindicazioni. Questi tipo di trattamenti permettono anche di predisporre al meglio la pelle ad essere trattata per altre problematiche o inestetismi». Ricorda: «Una pelle ben nutrita e in salute reagisce sicuramente meglio a ogni tipo di trattamento per combattere l’insorgenza di piccole rughe o per riempiere zone dove si è perso di tono».
Restano però sempre valide le raccomandazioni di base: «Gli stili di vita sono importanti per mantenere giovane la nostra pelle – ricorda la dottoressa -. Una dieta ben bilanciata, l’attività fisica e una buona qualità del sonno sono dei rimedi naturali per conservarla giovane più a lungo».
Patrizia Gilardino – profilo professionale. Laureata in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Milano nel 1988, Patrizia Gilardino si è specializzata nella Scuola di Chirurgia Plastica Ricostruttiva dell’Università degli Studi di Milano nel 1993.

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“Inquinamento elettromagnetico: un problema che riguarda ognuno di noi”

Posted by fidest press agency su sabato, 19 gennaio 2019

Il glioblastoma è il tumore maligno più comune tra le neoplasie cerebrali – con incidenza globale di circa 3-4 casi su 100.000 persone per anno. Più frequente negli uomini che nelle donne, esso insorge prevalentemente nella fascia d’età compresa tra i 55 e i 75 anni, senza particolare distribuzione territoriale ma con maggiore incidenza nella popolazione caucasica rispetto alle popolazioni africane o asiatiche.
Tra i fattori di rischio accertati dalla scienza c’è l’esposizione a radiazioni ionizzanti tipica della permanenza in aree interessate da incidenti nucleari o ai trattamenti radioterapici. Altre concause probabili che negli anni hanno generato dibattito e interesse sono quelle di origine professionale come l’esposizione ad alcuni pesticidi e/o sostanze chimiche utilizzate nell’industria (es. cloruro di vinile), ma non si osserva una maggiore incidenza di tale neoplasia in specifiche categorie professionali e non sono stati raggiunti dimostrazioni conclusive al riguardo. Può invece riguardare potenzialmente ognuno di noi, l’esposizione prolungata ai campi magnetici generata dai telefoni cellulari. L’inquinamento elettromagnetico che caratterizza in modo crescente la nostra società, dovrebbe essere valutato con attenzione ed essere al centro di adeguate campagne di sensibilizzazione, come peraltro riconosciuto da recenti sentenze della magistratura al riguardo. Infine, una predisposizione genetica è stata osservata in una minoranza dei casi (5-10%), specie in associazione alle neurofibromatosi, alla sclerosi tuberosa o alla sindrome di Li-Fraumeni.Al Working Group Glioblastoma costituito in Alleanza Contro il Cancro – coordinato da Stefano Indraccolo dello IOV di Padova con la collaborazione del coordinatore preclinico Lucia Ricci-Vitiani dell’Istituto Superiore di Sanità e del coordinatore clinico Gaetano Finocchiaro dell’Istituto Besta di Milano – afferisce una decina di laboratori ed unità cliniche di altrettanti IRCCS attivi in neuro-oncologia. Le attività contemplano lo scambio di campioni e la condivisione sia dei risultati di specifici test sia di linee cellulari originate dalla neoplasia, nonché attività di formazione per i giovani ricercatori.
La ricerca contro il Glioblastoma, in ACC, si concentra principalmente su tre linee progettuali. «La prima – spiega Indraccolo – riguarda la caratterizzazione genetica di linee cellulari dei Pazienti degli IRCCS associati, una risorsa molto importante per la sperimentazione in vitro di farmaci targettizzati. La seconda si propone di approfondire le conoscenze sulla piccola sotto popolazione dei lungo sopravviventi – e sono solo il 5%. Obiettivo del progetto comprendere se esistano precise caratteristiche genetiche o del microambiente del tumore, che si accompagnano a una lunga sopravvivenza. La terza progettuale – aggiunge ancora Indraccolo – presenta finalità di natura squisitamente clinico-assistenziale: grazie a uno sforzo congiunto è stato perfezionato un pannello (il cosiddetto gbm oncochip), costituito da una cinquantina di geni ad alto tasso di mutazione o amplificazione in questo tipo di tumore. Il sequenziamento tramite tecnologia NGS dei campioni, ci consentirà di fornire ai colleghi clinici che ne faranno richiesta, un servizio di profilazione genetica del Glioblastoma, tutto sommato ancora poco caratterizzato da questo punto di vista. Tale profilazione può rappresentare il punto di partenza per il trattamento con farmaci innovativi a bersaglio molecolare di specifici sottogruppi di pazienti».

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Inquinamento e infertilità: un problema attuale e futuro

Posted by fidest press agency su sabato, 15 settembre 2018

L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico nel suo ultimo rapporto dal titolo “Prospettive ambientali dell’OCSE all’orizzonte del 2050 “ha stimato che nell’Unione Europea l’inquinamento atmosferico, sia responsabile di circa 600.000 morti premature e dell’aumento della morbilità. Nello stesso documento viene, inoltre, riconosciuto che l’inquinamento atmosferico ha un impatto negativo sulla riproduzione femminile e maschile. In particolare, molti studi epidemiologici hanno osservato che i fattori ambientali e l’esposizione ad agenti chimici incidono sulla dimensione, sulla motilità e sul numero degli spermatozoi. Un recente studio italiano pubblicato sulla rivista Environmental Toxicology and Pharmacology, ha utilizzato solo ed esclusivamente il liquido spermatico per misurare l’impatto dell’inquinamento sulla salute maschile, rivelando dati allarmanti ed inequivocabili sulla vitalità e fertilità del seme maschile di chi vive in aree gravemente inquinate come Taranto o la Terra dei Fuochi, a cavallo tra le province di Napoli e Caserta, comparato con quello di chi abita in zone della stessa regione non considerate a rischio. L’evidente differenza tra i due campioni esaminati ha dimostrato che, sia i lavoratori delle acciaierie sia i pazienti che vivono in un’area altamente inquinata, mostrano una percentuale media di frammentazione del DNA dello sperma superiore al 30%, evidenziando un chiaro danno spermatico. I ricercatori hanno suggerito che la valutazione del DNA dello sperma possa essere sia un indicatore della salute individuale e della capacità riproduttiva sia un dato adeguato per connettere l’ambiente circostante ai suoi effetti. “Gli iperfluorati, usati in una varietà di prodotti di consumo, gli ftalati, impiegati nei giocattoli per bambini, i parabeni, usati soprattutto nei profumi e nei saponi, e il bisfenolo A, utilizzato per la produzione di plastiche quotidiana – dichiara Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma – sono solo alcuni esempi dei moltissimi agenti e sostanze inquinanti che ogni giorno impattano sulla nostra vita. Senza dimenticare poi i fumi tossici (diossina) sviluppati dagli incendi di materiale plastico e dai rifiuti di ogni genere abbandonati nell’ambiente e nelle nostre città. Inoltre, studi scientifici hanno evidenziato che l’esposizione a queste sostanze, nel corso della gravidanza possono provocare mutazioni epigenetiche nel feto, con trasmissione trans-generazionale delle stesse, dagli effetti irreversibili. Per contrastare e bilanciare gli effetti negativi dell’inquinamento sulla propria fertilità – conclude la Dott.ssa Galliano – le persone, oltre a cercare di fare attenzione all’utilizzo di determinati prodotti contenenti agenti inquinanti, devono ricordare che ci sono tantissimi altri fattori che possono permettere il mantenimento di una buona fertilità, come ad esempio seguire un’alimentazione corretta e eliminare alcune cattive abitudini, come il fumo e l’abuso di alcool. Il concetto che deve passare è quello di pensare alla propria fertilità e prendersene cura, e di mettere in atto tutti i comportamenti necessari a contrastare gli effetti dell’inquinamento odierno sulla nostra vita riproduttiva”. Secondo il Registro Nazionale sulla Procreazione Medicalmente Assistita dell’Istituto superiore di Sanità, tra le coppie che si rivolgono ai centri specializzati per avere un figlio, la percentuale di uomini infertili è del 29,3% e l’età non rappresenta l’unico fattore responsabile. Negli uomini italiani in generale viene riportato che il numero dei gameti è diminuito del 50% rispetto al passato. A nuocere sulla qualità degli spermatozoi (aumentando quindi il rischio infertilità) ci sono spesso le condizioni lavorative: quelle che espongono a radiazioni, a sostanze tossiche o a microtraumi. Influiscono negativamente anche gli inquinanti prodotti dal traffico urbano e il fumo di sigaretta.

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Inquinamento acustico urbano in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

Il rumore da traffico urbano è responsabile di oltre un milione di anni di vita persi per malattia, disabilità o mortalità prematura nei Paesi occidentali della Regione Europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Lo rivela il primo rapporto sull’impatto sanitario del rumore in Europa, pubblicato tempo fa dall’OMS/Europa. Il rumore causa o contribuisce non solo a fastidio e disturbi del sonno ma anche a infarti, difficoltà di apprendimento, e tinnito auricolare. In Europa, tra i fattori di rischio ambientale, gli effetti del rumore sulla salute sono secondi in grandezza solo a quelli provocati dall’inquinamento dell’aria. Una persona su tre è infastidita durante il giorno e una su cinque è disturbata nel sonno dal rumore proveniente dalla strada, dalle ferrovie e dagli aeroporti. Questo aumenta il rischio di malattie cardiovascolari e di alta pressione del sangue. La pubblicazione, che presenta i risultati di uno studio internazionale coordinato dall’OMS/Europa con il sostegno del Joint Research Centre (JRC) della Commissione Europea, fornisce linee guida per quantificare i rischi derivanti dal rumore e stima gli effetti sanitari nei Paesi dell’Europa occidentale. In Europa orientale e in Asia centrale, dove la mancanza di dati di esposizione impedisce di stimare l’ampiezza degli effetti sulla salute, sono necessarie una migliore sorveglianza e raccolta dati.
Questa pubblicazione è rivolta soprattutto ai decisori, esperti, agenzie di supporto ed altri attori che hanno l’esigenza di stimare ed agire sugli effetti del rumore ambientale. (servizio Fidest)

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Ambiente: misure contro inquinamento

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 luglio 2018

«È necessario, sia a livello locale che nazionale, rivedere l’attuale normativa in materia di reati ambientali inasprendo, ove necessario, le pene e le sanzioni per queste nuove fattispecie di reati, il cui numero dei procedimenti, secondo uno studio recente pubblicato dalle procure della Repubblica a livello nazionale, risulta in costante aumento. Non c’è tempo da perdere, il lago d’Orta è uno dei “gioielli” del Novarese e Vco e abbiamo il dovere di tutelarlo. Non possiamo permetterci che venga continuamente inquinato. È per questo che ho presentato apposita interrogazione in Senato chiedendo al Ministro dell’ambiente di potenziare il sistema dei controlli, anche ispettivi, da parte delle autorità preposte. Sono necessarie urgenti iniziative al fine di sostenere le attività di indagine in corso a livello locale ed evitare il ripetersi di atti di crimine ambientale che nuocciono gravemente al territorio novarese coinvolto, danneggiandone l’immagine e l’economia locale” è quanto dichiarato dal Senatore di Fratelli d’Italia Gaetano Nastri, membro della commissione ambiente.

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L’inquinamento da plastica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 giugno 2018

Riciclare la plastica non è la soluzione per contrastare una delle emergenze ambientali più gravi dei nostri tempi: l’inquinamento da plastica. Con una produzione in vertiginosa crescita su scala globale, che raddoppierà i volumi attuali entro il 2025, l’unica possibilità per intervenire in modo risolutivo è ridurre, drasticamente e con urgenza, l’immissione sul mercato di imballaggi in plastica usa e getta. È quanto emerge dai dati illustrati nel rapporto “Plastica: il riciclo non basta. Produzione, immissione al consumo e riciclo della plastica in Italia” redatto dalla Scuola Agraria del Parco di Monza per conto di Greenpeace in cui viene analizzata la situazione specifica relativa alla sola plastica da imballaggi e all’efficacia del sistema di riciclo nel nostro Paese – e non complessivamente a tutta la plastica immessa sul mercato – per contrastare l’inquinamento da plastica.“Riciclare è un gesto importante ma che da solo non basterà a salvare i mari del Pianeta dalla plastica. Le grandi aziende che continuano a fare profitti con la plastica usa e getta sanno benissimo che è impossibile riciclarla tutta ma continuano a produrne sempre di più. È necessario che i grandi marchi si assumano le proprie responsabilità partendo proprio dalla riduzione dei quantitativi di plastica monouso immessi sul mercato” dichiara Giuseppe Ungherese, responsabile Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia.L’Italia è al secondo posto in Europa, dietro la Germania, per plastica prodotta con un immesso al consumo che può essere stimato in 6 – 7 milioni di tonnellate annue, il 40 per cento delle quali viene impiegato per produrre imballaggi. Nonostante nel nostro Paese il tasso di riciclo degli imballaggi sia cresciuto negli ultimi anni, passando dal 38 per cento del 2014 al 43 per cento del 2017, non è riuscito a bilanciare l’aumento del consumo di plastica monouso. Infatti, le tonnellate di imballaggi non riciclati sono rimaste sostanzialmente invariate dal 2014 (1,292 milioni di tonnellate) al 2017 (1,284 milioni di tonnellate) vanificando, di fatto, gli sforzi e gli investimenti per migliorare e rendere più efficiente il sistema del riciclo. Oggi in Italia, secondo i dati Corepla del 2017, di tutti gli imballaggi in plastica immessi al consumo, solo poco più di 4 su 10 vengono effettivamente riciclati, 4 invece vengono bruciati negli inceneritori e i restanti immessi in discarica o dispersi nell’ambiente.
Secondo Greenpeace, sono proprio le aziende leader del mercato mondiale a dover fare di più. Per tale motivo l’organizzazione ambientalista nei mesi scorsi ha lanciato una petizione (no-plastica.greenpeace.it), sottoscritta da più di un milione di persone in tutto il mondo, in cui si chiede ai grandi marchi come Coca-Cola, Pepsi, Nestlé, Unilever, Procter & Gamble, McDonald’s e Starbucks di ridurre drasticamente l’utilizzo di contenitori e imballaggi in plastica monouso.

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Livelli inquinamenti da plastica in Antartide

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 giugno 2018

Analisi di laboratorio condotte su alcuni campioni raccolti durante una recente spedizione di Greenpeace in Antartide, evidenziano la presenza di microplastiche e altre sostanze chimiche in mare e nella neve. “Siamo abituati a pensare all’Antartide come a una terra remota e incontaminata,” dichiara Frida Bengtsson, della campagna di Greenpeace per la protezione dell’Antartide, “ma ormai l’impronta dell’uomo è evidente, dall’inquinamento ai cambiamenti climatici, fino alla pesca industriale al krill. Questi risultati mostrano che anche le zone più remote dell’Antartide sono contaminate dalla microplastica e da sostanze chimiche pericolose. È fondamentale agire alla radice per porre fine alla presenza di queste sostanze inquinanti in Antartide, e bisogna istituire un Santuario antartico che garantisca protezione a pinguini, balene e all’intero ecosistema.”Ci sono relativamente pochi dati per quanto riguarda la presenza di microplastica nelle acque dell’Antartide e queste analisi forniscono dati molto importanti. In sette campioni su otto di acque superficiali sono state trovate microplastiche e microfibre (almeno un frammento di microplastica per litro). Inoltre, su nove campioni di particolato marino, raccolti con la rete manta, due contenevano frammenti di microplastica. Le analisi di Greenpeace hanno documentato in Antartide anche la presenza di sostanze contaminanti come i PFAS (sostanze perfluoroalchiliche).
“La plastica è stata trovata in ogni angolo dei nostri oceani, dall’Artide all’Antartide e nel punto più profondo dell’oceano, la Fossa delle Marianne” dichiara Giuseppe Ungherese, della Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia. “Abbiamo bisogno di un’azione urgente per ridurre la quantità di plastica nei nostri mari e creare riserve marine su vasta scala – come un grande Santuario antartico, già richiesto da oltre un milione e mezzo di persone – per proteggere la vita marina e i nostri oceani per le future generazioni”.I campioni sono stati raccolti durante una spedizione di Greenpeace in Antartide durata tre mesi, da gennaio a marzo 2018. Greenpeace ha condotto ricerche scientifiche come parte di una campagna volta alla creazione di un Santuario in Antartide. Con 1,8 milioni di chilometri quadrati di superficie, il Santuario misurerebbe cinque volte la Germania, rappresentando così la più vasta area protetta sulla Terra. Il progetto è stato proposto dall’Ue e una decisione verrà presa in occasione del prossimo incontro dell’Antarctic Ocean Commission (CCAMLR), il prossimo ottobre.“In Antartide abbiamo trovato ogni genere di rifiuto dell’industria ittica, come boe, reti e teloni, ed è stata una scena davvero desolante. Li abbiamo raccolti, ma ho capito chiaramente quanto sia importante impedire queste attività pericolose se vogliamo davvero proteggere l’incredibile fauna dell’Antartide.” conclude Bengtsson.

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Obbligatorie dal 1° settembre prove nuove e più efficaci delle emissioni degli autoveicoli

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 settembre 2017

europaBruxelles. A partire dal 1º settembre 2017, prima di poter circolare sulle strade europee i nuovi modelli di autoveicoli dovranno superare prove aggiornate più affidabili delle emissioni in condizioni di guida reali (“emissioni reali di guida”, Real Driving Emissions – RDE) nonché una prova di laboratorio migliorata (“procedura di prova per i veicoli leggeri armonizzata a livello mondiale”, World Harmonised Light Vehicle Test Procedure – WLTP).
Prove delle emissioni più severe e precise: le emissioni di NOx e di particolato, che sono una delle principali cause dell’inquinamento atmosferico, saranno misurate in maniera più affidabile in condizioni di guida reali (prova RDE). Questa prova andrà ad integrare una procedura di prova in laboratorio nuova e più realistica (prova WLTP) per tutte le emissioni, comprese quelle di CO2, e il consumo di carburante, nonché le emissioni di NOx e di altri inquinanti atmosferici. Entrambe le prove diventeranno obbligatorie dal settembre 2017 per tutti i nuovi modelli di autoveicoli e saranno introdotte gradualmente per tutti gli autoveicoli nuovi tra il 2018 e il 2019 (per ulteriori informazioni cfr. MEMO/17/2821).
Revisione completa del sistema di omologazione: una volta adottata, la proposta di regolamento che la Commissione ha presentato nel gennaio 2016 garantirà una maggiore qualità e indipendenza delle prove sui veicoli e un controllo più attento sugli autoveicoli già in circolazione e introdurrà la vigilanza dell’UE nell’intero sistema.
Norme sulla qualità dell’aria: gli Stati membri sono tenuti a rispettare i valori limite dell’UE per una serie di inquinanti, tra cui l’NO2, e a stabilire piani per la qualità dell’aria nelle zone o negli agglomerati in cui tali valori limite sono superati.
Mobilità a basse emissioni: la strategia europea per una mobilità a basse emissioni mira ad aumentare l’efficienza del sistema dei trasporti e ad accelerare la diffusione delle energie alternative a basse emissioni per i trasporti e la transizione verso veicoli a emissioni zero. Detta strategia si basa su una gamma di alternative energetiche a basse emissioni per le autovetture e gli autobus e pone l’accento sull’elettrificazione dei trasporti ferroviari e sull’impiego dei biocarburanti nei settori del trasporto aereo e del trasporto su gomma di merci e passeggeri. La Commissione prevede altresì di adottare entro novembre 2017 un piano d’azione riguardante un’infrastruttura per i combustibili alternativi allo scopo di diffondere maggiormente l’uso dei carburanti alternativi in Europa.
Al tempo stesso la Commissione segue con attenzione i provvedimenti adottati dagli Stati membri relativamente ai veicoli inquinanti già in circolazione.
Nel dicembre 2016 e nel maggio 2017 la Commissione ha avviato procedure di infrazione nei confronti di otto Stati membri per violazione della normativa UE in materia di omologazione e continua a controllare se il diritto dell’Unione in materia sia correttamente applicato.
Inoltre la Commissione garantirà il rispetto delle norme sulla concorrenza e continuerà a lavorare affinché ai consumatori sia assicurato un trattamento equo.
La Commissione continua infine ad adoperarsi per assicurare l’applicazione delle norme UE in materia di qualità dell’aria tramite procedure di infrazione nei confronti dei 16 Stati membri che violano i valori limite dell’NO2.

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Inquinamento marino da plastica

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 giugno 2017

attivisti greenpeace1BREMA. Attivisti di Greenpeace protestanoa Brema, in Germania, durante la Conferenza del G20 sull’inquinamento marino da plastica. Cinquanta attivisti si sono immersi in un lago in prossimità della sede dell’incontro e hanno formato la scritta “ACT” (Agite) per chiedere passi concreti e soluzioni vincolanti per ridurre l’uso e la produzione di plastica usa e getta. Gli attivisti hanno aperto uno striscione con il messaggio “Per oceani liberi dalla plastica”.“I nostri oceani soffocano sotto otto milioni di tonnellate di plastica che viene gettata e finisce in mare ogni anno. Il problema sta rapidamente peggiorando e per risolverlo servono fatti concreti e scelte ambiziose, non parole. I potenti della terra riuniti al G20 hanno la responsabilità di questo cambiamento attraverso l’adozione di provvedimenti e soluzioni legalmente vincolanti che risolvano il problema alla fonte e favoriscano l’innovazione e l’implementazione di sistemi di fornitura alternativi e sostenibili” dichiara Serena Maso, Campagna Mare di Greenpeace Italia.Si stima che il 60-80 per cento dei rifiuti marini sia costituito da attivisti greenpeaceplastica. Tra i 4 e i 12 milioni di tonnellate di plastica finiscono ogni anno nei mari, e solo il 14 per cento della plastica viene riciclato.Greenpeace chiede ai governi di vietare la produzione della plastica all’origine, come primo passo fondamentale, includendo un piano con tempistiche vincolanti per i prodotti usa e getta di plastica, tra cui imballaggi e microsfere. Tutte le aziende e i produttori di materiali in plastica, come ad esempio gli imballaggi, devono obbligatoriamente dotarsi di un “Sistema di Responsabilità Estesa del Produttore” per contribuire a risolvere il problema.“Riciclare non basta, è necessario che i governi affrontino il problema dando priorità alle politiche di gestione dei rifiuti e adottando azioni mirate per prevenire il problema alla fonte, riducendo la produzione e per il riuso e il riciclo dei prodotti”, continua Maso. “L’innovazione e l’implementazione di sistemi di fornitura alternativi e la sostituzione delle microsfere con materiali sostenibili sono fondamentali”. Negli ultimi cinquant’anni la produzione globale di plastica è cresciuta in modo esponenziale. Solo tra il 2002 e il 2013 è aumentata del 50 per cento circa, passando da 204 a 299 milioni di tonnellate. A questi ritmi entro il 2020 si produrranno più di 500 milioni di tonnellate di plastica ogni anno: un aumento del 900 per cento rispetto ai livelli del 1980. (attivisti greenpeace)

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Inquinamento nel lago artificiale del Pertusillo

Posted by fidest press agency su martedì, 2 Mag 2017

PertusilloLucania. “Dopo tre mesi dal primo allarme sulle perdite registrato dal Consorzio ASI, dopo le analisi truccate, le ‘finte alghe’ che macchiavano di sporco il lago, finalmente è a tutti chiaro che nel lago artificiale del Pertusillo c’è stato uno sversamento di oli minerali che vanno ad inquinare i 155milioni di metri cubi di acqua della più grande diga lucana che dà da bere all’Acquedotto pugliese.
Qualche tempo fa non ci accontentammo dei tentennamenti, delle bugie, delle parole di chi voleva insabbiare tutto ed informammo la procura della Repubblica su quanto stava accadendo. A distanza di un mese dal nostro esposto, amaramente abbiamo la certezza di un disastro ambientale senza precedenti.
Gli idrocarburi aromatici che hanno contaminato il lago rappresentano un grave rischio non solo la vita di organismi acquatici ed uccelli, sono altamente tossici per i raccolti agricoli e creano gravi danni per la salute: possono mutare il DNA, danneggiando la replicazione genetica, e provocare il cancro.
Ci auguriamo, perciò, che il Ministro Galletti si svegli dal suo sonno e finalmente ravvisi la necessità dell’esercizio dei poteri sostitutivi prevista dal codice dell’Ambiente, al fine di un intervento tempestivo e risolutore del problema e anche per sollevare ogni ragionevole dubbio su incapacità e non addirittura connivenza delle attuali amministrazioni lucane.
E’ indispensabile, infatti, attivarsi immediatamente al fine di tutelare la salute dei cittadini e dell’ambiente, mettendo in atto ogni tipo di processo che permetta di bonificare l’area il più celermente possibile.”
Così commenta in una nota Cinzia Pellegrino – Coordinatore Nazionale del Dipartimento tutela Vittime di FdI AN – sulle recenti notizie riguardanti la dispersione di tonnellate di greggio nelle sacche del sottosuolo della Val d’Agri. (foto: Pertusillo)

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Inquinamento urbano: Allarme della Ue

Posted by fidest press agency su sabato, 18 febbraio 2017

inquinamento-atmosfericoI dati della Commissione Europea sono preoccupanti: ogni anno piu’ di 400.000 cittadini europei muoiono prematuramente come conseguenza della cattiva qualita’ dell’aria che respirano. Brexelles ha diffuso i dati il 15 febbraio dando un ultimatum ai Paesi che sistematicamente sforano i limiti di inquinamento imposti dalla legislazione europea. Cio’ che emerge in modo particolare:
– l’inquinamento atmosferico e’ causa di mezzo milione di morti ogni anno nell’Ue;
– la Commissione Europea minaccia di procedere per via giudiziaria contro cinque Paesi (Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Spagna) che ogni anno superano i livelli massimi consentiti di ossido di azoto (NO2), un gas che irrita le vie respiratorie e che proviene essenzialmente dal traffico, dai tubi di scappamento dei veicoli a motore.
Piu di una citta’ europea su quattro (27,3%) supera i limiti legali di ossido di azoto, e in alcune delle sue stazioni di misuramento si registrano valori superiori ai 40 microgrammi per metro cubo di aria, come media annuale.
I dati riguardano 531 citta’ in 27 Paesi nel 2014, gli ultimi disponibili. In una ogni cinque stazioni di misuramento (20,4%) quest’anno e’ stato superato il limite annuale previsto dalla legislazione europea.
I piccoli Comuni hanno poche stazioni di misurazione, talvolta solo una, ma le grandi citta’ ne hanno a decine ripartite su tutto il territorio. Secondo la ricerca, basta che solo in una di queste stazioni siano stati sforati i limiti legali che scattano le multe da parte di Bruxelles.
Milioni di persone contraggono malattie respiratorie e cardiovascolari provocate dalla contaminazione dell’aria, allerta che arriva non solo dall’Agenzia europea ma anche dall’organizzazione mondiale della Sanita’ (OMS)
Nel 2013, grazie a questi livelli persistenti e alti di ossido di azoto, in Europa ci sono stati circa 700.000 morti premature, un numero quasi tre volte superiore ai morti per incidenti stradali nello stesso anno, ricorda Bruxelles in un comunicato stampa.
Oltre alla via giudiziale, l’Unione europea sta anche preparando nuove norme per limitare le emissioni contaminanti. Tra queste, la direttiva che disciplina i limiti massimi che devono essere rispettati dagli Stati membri. La precedente direttiva, che e’ stata applicata a partire dal 2010, ha permesso di ridurre le emissioni di anidride solforosa, ammoniaca, ossido di azoto e composti organici volatili. L’Europa e’ impegnata per perseguire i propri obiettivi sulla qualita’ dell’aria, e per questo la Commissione ha proposto nuovi limiti massimi per le emissioni nazionali, piu’ restrittivi e che riguardano anche nuovi contaminanti che prima non facevano parte degli elenchi. Tra questi il metano, un potente gas ad effetto serra, e altri che vengono utilizzati per la combustione dei motori per il trasporto terrestre e marino.
Il presidente del Parlamento Europeo e del Consiglio hanno firmato la direttiva specifica lo scorso dicembre. Il testo e’ entrato in vigore lo scorso 31 dicembre 2016, e gli Stati membri devono adeguarvisi entro giugno del 2018.
Una classifica delle citta’ piu’ inquinate, stilata dal quotidiano El Pais tra quelle con popolazione superiore a 500 mila abitanti (aree metropolitane), vede al primo posto Londra, seguita da Stoccarda, Monaco, Parigi, Marsiglia, Lione. Quindi Torino, che risulta la citta’ piu’ inquinata d’Italia, seguita da: Glasgow, Firenze, Roma, Colonia, Berlino Amburgo, Cracovia, Dusseldorf, Genova, Milano, Górnoslaski Zwiazek Metropolitalny (Slesia-Polonia), Amsterdam, Essen, Francoforte, Napoli, Hannover, Breslavia, Lisbona, Dresda e Madrid.
Colpisce l’attenzione l’inquinamento di Firenze e Roma, allo stesso livello, ma se consideriamo che Roma e’ battuta da venti mentre Firenze e’ in una conca dove il vento e’ una rarita’, il capoluogo della Toscana appare in condizioni critiche. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Sono 85 mila i morti l’anno in Italia a causa dell’inquinamento

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 gennaio 2017

università milano bicoccaSi svolgerà a Milano il 27 e 28 gennaio 2017 presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano, in Via Festa del Perdono, 7 il congresso dal titolo “RespiraMI – Air pollution and our health”, promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. L’inquinamento provoca ogni anno in Europa quasi mezzo milione di morti, 85 mila soltanto in Italia. I principali organi colpiti dall’inquinamento sono i polmoni, il cuore e l’apparato circolatorio, aumentando drammaticamente le malattie respiratorie e cardiovascolari. Dati recenti però dimostrano che i danni alla salute provocati dall’inquinamento sono più vasti, a cominciare dai tumori, ma anche per altre patologie che interessano lo sviluppo cognitivo soprattutto nei bambini e nei feti durante la gravidanza, oppure per quelle neurodegenerative negli anziani. L’obiettivo di questo incontro internazionale è di condividere le novità relative agli effetti dell’inquinamento, soprattutto per quanto riguarda le azioni per combatterlo in diverse aree critiche del mondo, come la Cina, l’Europa dell’Est e la Lombardia. Specialisti italiani e provenienti da diverse parti del mondo porteranno i propri contributi, anche alla luce delle strategie suggerite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

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Campidoglio, da oggi e fino a mercoledì 4 gennaio stop ai veicoli più inquinanti nella Fascia Verde

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 gennaio 2017

vigili-urbaniRoma In vigore nelle giornate di lunedì 2 gennaio, martedì 3 gennaio e mercoledì 4 gennaio 2017 il divieto di circolazione privata all’interno della fascia verde per i veicoli più inquinanti. È quanto prevede un’ordinanza sindacale firmata oggi. Lo rende noto il Campidoglio. La misura è stata adottata sulla base dei criteri indicati nel Piano di intervento operativo, come stabilito dalla delibera n.76 del 28 ottobre 2016. I rilevamenti hanno, infatti, evidenziato livelli di inquinamento elevati e risulta quindi necessario intervenire con efficacia: la salute è il bene prevalente da tutelare, proseguendo le azioni volte a ridurre le emissioni.Ricordando che, come già stabilito dall’ordinanza n.87 del 2016, sono bloccate dal lunedì al venerdì, h 24, tutti gli autoveicoli Pre Euro 1 (cosiddetti Euro 0) , Euro1 e Diesel Euro 2, il provvedimento si applica nei prossimi giorni alle seguenti categorie veicolari nella fascia oraria 7.30-20.30:
autoveicoli a benzina Euro 2, ciclomotori e motoveicoli Pre Euro 1 (cosiddetti Euro 0) ed Euro 1, a due, tre e quattro ruote, dotati di motore a 2 e 4 tempi.
Le altre specifiche deroghe sono riportate nell’atto che è stato pubblicato sul sito istituzionale di Roma Capitale.

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Lombardia: lotta all’inquinamento atmosferico

Posted by fidest press agency su martedì, 25 ottobre 2016

regione lombardia“Ancora una volta in Regione Lombardia scarseggia il coraggio nella lotta all’inquinamento atmosferico. Dalla Regione ci aspettavamo un protocollo vincolante per i Comuni e non l’ennesima carta d’intenti per coordinare gli interventi di riduzione delle polveri sottili. Sotto questo aspetto, Maroni riesce nella mirabolante impresa di far rimpiangere addirittura il Celeste, che pur combinando poco sul tema, qualche misura prescrittiva e obbligatoria per tutti i Comuni aveva il coraggio di prenderla”, così Gianmarco Corbetta, capogruppo del M5S Lombardia, sull’avvio della sperimentazione del “Protocollo di collaborazione per l’attuazione di misure temporanee per il miglioramento della qualità dell’aria e il contrasto all’inquinamento locale”.
“L’impressione è che, quando si tratta dell’aria che respiriamo, nessun politico si prende l’onore di fare scelte difficili, ma utili a salvare vite umane. In assenza di politiche strutturali (e relative risorse) per risolvere davvero il problema dello smog, si adottano solo misure tampone senza nemmeno renderle vincolanti per i comuni. E’ necessario invertire la rotta, attraverso una presa di coscienza collettiva e un cambiamento culturale, perché non possiamo più permetterci di compromettere il bene più prezioso: la nostra salute e quella del nostro ambiente”, conclude Corbetta.

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Inquinamento da rumore nuova minaccia per la salute cardiaca

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 settembre 2016

cardiology congress-2016Roma. Da qualche anno rumore ed inquinamento da rumore sono considerati “indagati speciali” e messi sul banco degli imputati per avere effetti negativi sulla salute. Suoni, ronzii, rumori di fondo apparecchi elettrici, godere di momenti di puro silenzio sembra impossibile, ma il fastidio è l’ultimo dei problemi, ci sono infatti crescenti evidenze che il rumore ambientale, continuo o al di sopra di un certo livello, possa avere effetti negativi sulla salute.
Uno dei meno investigati è il rumore determinato dal traffico aereo e sino ad oggi sono stati raccolti diversi dati che suggeriscono la sua influenza sui ritmi biologici e i sistemi regolatori umani. Lo studio dell’Università di Cracovia (Polonia) presentato all’ESC 2016 (escardio.org), ha indagato gli effetti del rumore aereo sui livelli di pressione sanguigna degli abitanti nei pressi di aeroporti, sulla prevalenza di ipertensione arteriosa e danni d’organo asintomatici come rigidità delle arterie, ipertrofia ventricolare sinistra e funzione diastolica. Per svolgere lo studio sono stati arruolati 101 residenti nei pressi di aeroporti esposti ad oltre 60 dB di rumore. Mentre il gruppo di controllo di 100 persone è stato reclutato in aree a basso livello di rumore o comunque inferiore al limite di 55 dB. I criteri di inclusione erano una età compresa tra 40 e 65 anni e la durata dello studio è stata di 3 anni. Un questionario ha profilato le caratteristiche antropo-demografiche dei partecipanti tra cui la valutazione della pressione arteriosa dal braccio non dominante dopo un riposo di 10 minuti, la misurazione della rigidità arteriosa e la velocità delle pulsazioni a livello delle carotidi femorali, oltre all’ecocardiogramma e alla determinazione dell’indice di massa corporea. L’analisi dei risultati ha rivelato che la pressione sanguigna misurata in ambulatorio era più alta nei soggetti esposti a rumore rispetto al gruppo di controllo con una prevalenza del 40% contro il 24%. Inoltre gli indicatori di danno d’organo asintomatici risultavano significativamente alterati tra un gruppo e l’altro permettendo di definire come l’esposizione a lungo termine al rumore del traffico aereo è associata a valori pressori elevati e prevalenza di ipertensione arteriosa insieme ad una incidenza maggiore di danni all’organo cardiaco.
Che il rumore degli aerei o traffico stradale specialmente nelle ore notturne, potesse aumentare il rischio di ipertensione arteriosa, era stato confermato da uno studio svolto nei dintorni dell’aeroporto inglese di Heatrow che aveva correlato gli alti livelli di rumore prodotto dagli aeromobili ad un maggior numero di ricoveri ospedalieri e di morte per ictus, malattie coronariche e cardiovascolari degli abitanti (BMJ, 2013;347). È stato poi stimato che una riduzione del rumore anche di soli cinque dB potrebbe ridurre la prevalenza di ipertensione dell’1,4% e di disturbi coronarici dell’1,8%, con un beneficio economico quantificato in 3,9 miliardi di dollari l’anno solo negli Stati Uniti.
Un’altra ricerca durata 15 anni ha calcolato che ogni 10 dB in più di esposizione al rumore, infarti ed ictus aumentino del 7-17% e effetti negativi si verificano anche sull’umore con un incremento di irritabilità, fastidio e nervosismo. Circa 20 ricerche inoltre sono concordi nel rilevare effetti sulle capacità cognitive dei più piccoli con disturbi di memoria e attenzione e rallentamenti nell’apprendimento scolastico. Negli Stati Uniti circa 100 milioni di persone sono esposte a livelli di rumore “malsani”, in Europa l’esposizione continuata al rumore atmosferico, cittadino, dal traffico automobilistico o aereo è responsabile del 3% delle morti per cause cardiache, per un totale di 210,000 decessi evitabili.
Sono 112, in Italia, gli aeroporti operativi. Di questi, 90 sono aperti al solo traffico civile (43 aperti a voli commerciali, 47 a voli civili non di linea); 11 militari aperti al traffico civile (3 scali aperti a voli commerciali, 8 a voli civili non di linea), 11 esclusivamente a uso militare. Il rumore del traffico secondo l’OMS interessa 1 persona su 3. Un europeo su cinque è regolarmente esposto a livelli notturni che potrebbe danneggiare in modo significativo la salute.
Ma in che modo, esattamente, il rumore danneggia il cuore? “Il rumore cronico o eccessivo interferisce innalzando i livelli di ormoni dello stress come cortisolo, adrenalina e noradrenalina che a loro volta influiscono a cascata il sistema endocrino immunitario e quello nervoso autonomo” spiega il dottor* spiega Franco Romeo – Direttore Cardiologia Policlinico Tor Vergata di Roma.

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