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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 220

Posts Tagged ‘inquinate’

Uova come riconoscerle

Posted by fidest press agency su sabato, 15 gennaio 2011

Dopo l’ennesimo scandalo delle uova tedesche alla diossina, numerosi consumatori ci hanno chiesto come identificare quelle non inquinate o non compromesse. E’ appena il caso di ricordare che la stragrande maggioranza, circa il 99%, delle uova che consumiamo vengono prodotte in Italia. Il problema  riguarda i prodotti  derivati (biscotti, paste, ecc.) che contengono uova inquinate. Difendersi e’ piuttosto difficile a meno che non si scelgano alimenti a denominazione o biologici. Vediamo di capire cosa significa il codice che troviamo impresso sulle uova, per esempio:
2 IT  573 FC 001 Entro il 22.12
* 2: sta ad indicare il tipo di allevamento: 0 per quello biologico, 1 all’aperto, 2 a terra e 3 in gabbia. Noi consigliamo le uova allevate biologicamente.
* IT: e’ il Paese di produzione, in questo caso l’Italia (DE sta per Germania);
* 573: codice Istat del Comune di produzione;
* FC: Provincia di produzione;
* 001: codice dell’allevamento;
* Entro il 22.12: data entro la quale è preferibile il consumo. (fonte Aduc)

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Discarica Malagrotta: falde inquinate

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 novembre 2010

Roma. “È allarmante il quadro che emerge dalla relazione di Arpa Lazio con i risultati del monitoraggio delle acque sotterranee della discarica di Malagrotta svolto nel periodo febbraio-maggio 2010: i nuovi campionamenti, infatti, evidenziano un peggioramento del già preoccupante stato di contaminazione del sito, sia per quel che riguarda i composti inorganici che per alcuni composti organici -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, commentando i dati pubblicati nella cronaca di Roma del Corriere della Sera online-. Siamo in piena emergenza inquinamento, va verificato se sia compatibile continuare a gettare rifiuti in quell’area e vanno attuate immediatamente le necessarie misure di messa in sicurezza che la stessa Arpa sollecita, per interrompere subito la diffusione della contaminazione delle falde idriche e procedere alla bonifica per disinnescare quella che viene descritta come una bomba ambientale alle porte di Roma”. I risultati dei livelli di contaminazione delle acque sotterranee rilevati in 22 dei 39 piezometri installati sia all’interno che al di fuori del bacino di drenaggio sono inquietanti. Spiccano, in particolare, gli “sforamenti” dei valori-limite previsti dalla legge per: ferro (con un record di 15.290 microgrammi/litro e altri quattro valori risultati sopra i 10.000 contro un limite di 200), manganese (con valori sino a 4.650 microgrammi/litro contro i 50 consentiti) e nichel (fino a 820 microgrammi/litro contro il limite di 20).  Forte anche la presenza di arsenico e benzene: in alcuni prelievi l’arsenico ha fatto registrare valori quasi 200 volte superiori al limite (2.050 microgrammi/litro contro i 10 consentiti) e il benzene un picco di 12 volte superiore al valore di legge che è fissato a 1 microgrammo/litro. Arpa Lazio segnala anche che “nella maggior parte dei piezometri” è stato rilevata la presenza anche della sostanza N-butylbenzensolfonamide, non inserita nella tabella dei composti da tenere sotto controllo ma che risulta comunque tossica.

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Acque urbane inquinate e loro trattamento

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 maggio 2010

Intervento della sen. Donatella Poretti, Radicali/Pd, segretari commissione Igiene e Sanita’ In base alla direttiva 91/271/CEE il nostro Paese avrebbe dovuto predisporre, entro il 31 dicembre 2000, sistemi adeguati per il convogliamento e il trattamento delle acque nei centri urbani con oltre 15mila abitanti. Nonostante questo, il nostro Paese e’ risultato inadempiente e la Commissione europea ha deciso di deferirlo alla Corte di giustizia dell’UE, dopo che gia’ nel 2004 e nel 2009 era stato diffidato. Sono circa 178 le città e i centri urbani che non si erano conformati alla direttiva. Tra questi Reggio Calabria, Lamezia Terme, Caserta, Capri, Ischia, Messina, Palermo, San Remo, Albenga e Vicenza. Il deferimento alla Corte di Giustizia, infine, ha riguardato Comuni come Capri, Ischia, San Remo, Albenga e Vicenza. L’Aduc (associazione per i diritti degli utenti e consumatori) che ha pubblicamente denunciato queste inadempienze, ha anche evidenziato come, proprio negli stessi giorni, la Federazione per l’educazione ambientale avesse assegnato il maggior numero di bandiere blu (17 per mare e spiagge pulite e qualita’ dei servizi) alla Liguria, regione in cui ci sono ben 19 Comuni e aggregazioni urbane inadempienti al trattamento delle acque reflue urbane (3).
E non si tratta solo di un puntiglio burocratico, ma anche ed essenzialmente di salute pubblica: le acque reflue non trattate possono essere contaminate da batteri e virus dannosi, contengono quantità notevoli di nutrienti come l’azoto e il fosforo che possono contaminare le acque dolci e l’ambiente marino favorendo la crescita eccessiva di alghe che soffocano le altre forme di vita (eutrofizzazione). Per questo motivo, col senatore Marco Perduca, ho presentato un’interrogazione al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’Ambiente per sapere: – i motivi del clamoroso ritardo da parte di queste amministrazioni comunali; – quali provvedimenti si intendano adottare per adeguare nel territorio nazionale il trattamento delle acque reflue a quanto disposto dalla normativa comunitaria, ed evitare in tal modo una condanna dell’Italia da parte della Corte di giustizia della Ue.

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Acque inquinate: L’Italia inadempiente

Posted by fidest press agency su martedì, 11 maggio 2010

In questi giorni di crisi dell’euro è passata praticamente inosservata la notizia che la Commissione europea ha deciso di deferire l’Italia alla Corte di giustizia dell’Ue per violazione della direttiva del 1991 (19 anni fa!!!) sul trattamento delle acque reflue (inquinate) urbane: in base alla direttiva 91/271/CEE  il nostro Paese avrebbe dovuto, infatti, predisporre entro il 31 dicembre 2000 (10 anni fa!!!) sistemi adeguati per il convogliamento e il trattamento delle acque nei centri urbani con oltre 15mila abitanti. Poichè dalle informazioni disponibili risultava che un numero elevato di città e centri urbani non era in regola con la normativa, nel 2004 l’Italia ha ricevuto una prima lettera di diffida. Una seconda e ultima lettera e’ stata spedita all’Italia nel febbraio 2009. Da una successiva valutazione e’ risultato che circa 178 citta’ e centri urbani italiani (tra cui Reggio Calabria, Lamezia Terme, Caserta, Capri, Ischia, Messina, Palermo, San Remo, Albenga e Vicenza) non si erano ancora conformati alla direttiva. Le acque reflue non trattate possono essere contaminate da batteri e virus dannosi e rappresentano pertanto un rischio per la sanita’ pubblica. Inoltre, esse contengono nutrienti come l’azoto e il fosforo che possono danneggiare le acque dolci e l’ambiente marino favorendo la crescita eccessiva di alghe che soffocano le altre forme di vita (eutrofizzazione). Tra le citta’ sotto accusa le “perle” del Mediterraneo, Capri e Ischia, la notissima San Remo, culla dell’italiota manifestazione canora, Albenga definita “scrigno da aprire” e Vicenza che e’ stata proclamata dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanita’. Per amor di Patria non parliamo delle altre citta’. Sarebbe interessante sapere dal governo i motivi di questo incredibile ritardo e, soprattutto, vorremmo sapere dalla ministra dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Stefania Prestigiacomo, quali provvedimenti intende adottare per risolvere il problema ed evitare la condanna da parte della Corte di giustizia della Ue.

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