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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

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Aziende italiane si insediano nel Parco industriale produttivo cinese di Changzhou

Posted by fidest press agency su domenica, 20 novembre 2016

changzhouCHANGZHOU, Cina, /PRNewswire/ — Un gruppo di aziende italiane ha dato il via alle attività nel Parco industriale produttivo del Changzhou National Hi-Tech District a Changzhou, in Cina, sulla scia degli accordi firmati tra il Parco e le aziende. Tre ditte hanno già sancito l’apertura di una sede nel Parco.Dopo la prima azienda italiana, Raco Group, stabilitasi nel Changzhou National Hi-Tech District nel 2005, un ampio numero di aziende italiane, tra cui Polynt, Vortice Ventilation System, Groppalli HVAC, Amer Electric Motion, BCS e Biesse Tape Solutions, ha seguito l’esempio.Leader in Europa, l’Italia vanta una solida infrastruttura industriale nei settori automobilistico, dell’aviazione, ferroviario, dei macchinari di precisione, degli strumenti per le macchine, della robotica e agricolo.Mentre un numero di produttori ha già avviato le operazioni nel Changzhou National Hi-Tech District, altre aziende seguiranno a ruota, grazie a un contratto di leasing che consente una veloce implementazione degli impianti di produzione e il trasferimento delle capacità produttive con l’obiettivo di avvicinarsi al mercato cinese e conquistare i clienti locali. In termini di ampliamento aziendale, le ditte italiane sono incoraggiate ad acquistare i terreni e a costruire i propri stabilimenti. In questo modo potranno arricchire la scelta dei prodotti e ampliare la capacità produttiva.

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Ma gli israeliani sono sempre tutti “coloni”?

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 ottobre 2015

naamaUn rabbino, Eitam Henkin, e sua moglie, Naama, sono stati assassinati davanti ai loro quattro figli da terroristi palestinesi. Due cittadini israeliani, ma per quasi tutta la stampa occidentale, per le Nazioni Unite, per l’Unione europea e le ong, erano prima di tutto “coloni”. Una parola che implica memorie di sfruttamento e imperialismo. Si tratta di una manipolazione linguistica e storica e una disumanizzazione che fa sì che il sangue di coloro che vivono sul lato “sbagliato” di una linea immaginaria sulla carta geografica, non sia rosso come quello dei loro connazionali di Tel Aviv. Sulla stampa, anche italiana, i “coloni” non sono nemmeno qualificati con l’aggettivo di “ebrei”, mentre i palestinesi sono “residenti locali”. E’ più facile uccidere un intruso che un nativo. Se il fine è smantellare gli “insediamenti” israeliani, erroneamente bollati come ostacolo alla pace, allora ogni mezzo è giustificato. Compresa la strage di una famiglia o sparare a un’auto con all’interno bambini “coloni”. Come se il duplice stigma di “ebreo” e “colono” giustificasse l’omicidio nella psiche occidentale, allontanandolo dalla nostra attenzione. Emilio Lussu ha scritto che “con queste parole, le pistole sparano da sole”. Siamo stati noi, diligentemente, a porre le vittime israeliane sullo stesso piano dei loro carnefici. Israele tutto, invece, è per di per sé, agli occhi dei fedeli dell’islam, un grande insediamento, sia esso una comunità ebraica affacciata su Ramallah, come quella dove vivevano le due vittime, siano i bar della sinistra bohème in via Shenkin a Tel Aviv. Il giorno dopo la strage della famiglia palestinese di Duma, tutti i politici israeliani hanno condannato l’attacco. Oggi, a Gaza e Nablus, si distribuiscono dolci per celebrare la strage della famiglia israeliana. Non due coloni, ma due ebrei. (Fonte Il Foglio.it Emanuel Baroz) Nella foto : Eitam e Na’ama Henkin, le due vittime israeliane dell’attentato palestinese di giovedì scorso.

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Osservatorio Media Permanente

Posted by fidest press agency su domenica, 17 aprile 2011

Nimby Forum®.che anche quest’anno ha analizzato la situazione delle contestazioni alle opere di pubblica utilità e agli insediamenti industriali sul territorio italiano. La sindrome Nimby (acronimo di Not In My Back Yard, non nel mio giardino) segna un’ulteriore crescita con un totale di 320 casi rilevati nel corso del 2010, il 13,1 % in più rispetto all’edizione del 2009. Protesta che coinvolge indistintamente grandi e piccoli progetti e che spesso paralizza interi settori produttivi. Maggiormente coinvolte dal fenomeno le regioni del Nord Ovest e del Nord Est (50%) mentre il Sud e il Centro si stabilizzano intorno al 20-25%. Il comparto elettrico si conferma per il secondo anno consecutivo il settore più contestato (58%); restano stabili, seppur con leggeri scostamenti, le posizioni successive con il comparto dei rifiuti in seconda posizione (32,5%), seguito da infrastrutture (5,3%) e impianti industriali (4,1%). Il dato più significativo: oltre l’85% degli impianti contestati nel settore elettrico è riconducibile a progetti di impianti alimentati a fonti rinnovabili, con un aumento delle proteste che riguardano centrali a biomasse (+20% rispetto al 2009), impianti eolici, fotovoltaici e centrali idroelettriche. Ciò conferma come, nonostante un consenso formale, anche le fonti rinnovabili siano in realtà oggetto di forti contestazioni, spesso motivate da timori per gli effetti sul paesaggio o sull’avifauna locale.
Erano presenti all’evento Guido Bortoni, Presidente Autorità per l’energia elettrica e il gas, Antonio D’Alì e Roberto Della Seta, rispettivamente Presidente e Membro della Commissione Territorio, ambiente e beni ambientali al Senato,Pietro Cavanna, Presidente Settore Idrocarburi e Geotermia di Assomineraria, Vittorio Cogliati Dezza, Presidente di Legambiente, Marco Corsini, Assessore all’Urbanistica per il Comune di Roma, e Alessandro Beulcke, Presidente di Aris (Agenzia di Ricerche, Informazione e Società) (nimby forum)

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Italia: Il modello Germania Est per il Mezzogiorno

Posted by fidest press agency su sabato, 4 dicembre 2010

Dopo la caduta del muro di Berlino e l’unificazione della Germania le regioni tedesche dell’Est potevano finire nell’abbandono e nell’arretratezza economica come il nostro Mezzogiorno. Ciò non è successo.  Oggi la Germania dell’Est è  un territorio totalmente differente con nuove infrastrutture e nuovi insediamenti abitativi, con notevoli investimenti in alta tecnologia e nei parchi industriali.
È una lezione che merita un attento studio.  In 20 anni il Pil dei 5 Laender orientali (Brandeburgo, Meclenburgo-Pomerania, Sassonia, Sassonia-Anhalt, Turingia, ) è aumentato del 200% e partecipa per il 20% a quello nazionale. I redditi privati sono cresciuti del 50%, il livello di produttività ha raggiunto il 72% di quello occidentale. Per arrivare a questi risultati sono stati trasferiti e investiti oltre 1.200 miliardi di euro. C’è ancora un gap con gli altri laender occidentali ma dovrebbe essere superato in pochi anni.  All’inizio è stato molto difficile e la situazione sarebbe potuto diventare devastante. Dopo la parità tra il marco di Pankov e quello di Bonn, che richiese un notevole impegno finanziario, i prezzi dei prodotti industriali dei nuovi laender aumentarono del 400%. L’industria orientale non aveva alcuna chance nella competizione con i fratelli occidentali e con i mercati internazionali. Basterebbe mettere a confronto l’auto Trabant di Erick Honecker con la più piccola utilitaria della Volkswagen di Helmut Kohl per comprendere la situazione.  Nei primi dieci anni dopo l’unificazione vi è stato un processo di deindustrializzazione e di smantellamento dell’economia nelle regioni dell’Est, con una disoccupazione di oltre il 20% e un’emigrazione di 2 milioni di persone. L’iniziale il processo di ristrutturazione venne affrontato con metodi burocratici e lenti e affidato ad una apposita agenzia, la Treuhandanstalt. La privatizzazione delle industrie di stato fu un vero fallimento e in breve tempo produsse perdite per 100 miliardi di euro.   Dopo circa 10 anni la Germania però cambiò radicalmente rotta. Decise che era necessario un trasferimento di capitali, di conoscenza e di tecnologia, altrimenti quelle regioni depresse avrebbero corrotto e minato l’esistenza dell’intero paese.Si comprese che lo Stato avrebbe dovuto direttamente affrontare tale compito con un sostegno mirato per garantire il trasferimento di know how e di tecnologie per corridoi orizzontali tra laender, industrie e centri di ricerca. In certo senso la Germania ha saputo formulare una sintesi moderna ed efficace tra lo «stato imprenditore»  di Enrico Mattei e la «planification indicative» di Charles De Gaulle per mettere quelle regioni in condizioni di affrontare le sfide dei mercati mondiali. Intelligentemente sono stati trasferiti gli standard istituzionali, legali e amministrativi della Germania occidentale, garantendo un forte impegno nella lotta contro la corruzione. Certamente l’innovazione e lo sviluppo delle conoscenze sono la base di ogni società moderna, ma, per una positiva performance economica di un paese, è essenziale la diffusione delle moderne tecnologie su uno spettro ampio di applicazioni industriali.
La Germania ha messo in campo il meglio della ricerca pubblica: università, istituti per le scienze applicate e centri di ricerca. Questi ultimi, anche se parzialmente privati, gestiscono bilanci pari a un terzo delle spese statali per la ricerca scientifica e sono il vero asso nella manica dell’eccellenza tecnologica e dell’innovazione industriale tedesca. Per esempio, il Fraunhofer Gesellschaft, da solo conta oltre 17.000 ricercatori e impiegati distribuiti in 60 centri. Lo Stato ha anche impegnato la rete dei Technologietransferstelle per il trasferimento delle tecnologie dalla ricerca all’industria.  Inoltre per frenare la fuga dei cervelli da quei territori ha realizzato un’intensa rete di trasporti e comunicazioni e creato la necessaria cultura del business prima ovviamente assente. Il risultato è quello di uno sviluppo in settori importanti quali i semiconduttori, i nuovi materiali, la chimica avanzata, l’ottica, le biotecnologie, il solare e il fotovoltaico. E in Italia? Senza voler importare modelli altrui sarebbe urgente realizzare un serio piano infrastrutturale materiale e immateriale per il nostro Sud per eliminare le attuali diseconomie che frenano investimenti e ritardano l’integrazione economica tra le varie realtà in Italia ed in Europa.  Sarebbe auspicabile che sul tema Mezzogiorno si creasse davvero una unità di intenti a livello politico e una efficace e corretta sinergia comportamentale tra le amministrazioni regionali e il governo nazionale. Il mondo è profondamente cambiato e la persistente crisi finanziaria globale ha modificato gli assetti geopolitici ed economici. Si dovrebbe considerare che forse il Mezzogiorno potrebbe essere la salvezza dell’intera economia italiana.  (Mario Lettieri Sottosegretario dell’economia nel governo Prodi e Paolo Raimondi Economista)

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Paesaggi sensibili

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 ottobre 2010

Roma 15 ottobre – ore 11.30 presso Italia nostra, sede nazionale viale Liegi 33  Alessandra Mottola Molfino,  presidente Italia Nostra presenterà: La mappa e la classifica delle coste a rischio rilevate da Italia Nostra con le regioni e i luoghi specifici che “conquistano” la palma nera . Il libro bianco, 50 schede che documentano, con testi e foto le 50 situazioni peggiori, le località minacciate e deturpate. La Mappa delle coste avvelenate con tutti i siti costieri minacciati da insediamenti industriali a rischio o abbandonati e da bonificare. Il programma della “settimana dei paesaggi sensibili 2010” : dal 19 al 24 ottobre eventi, incontri, sopralluoghi, discussioni organizzate dalle sezioni e dai soci in tutta Italia per salvare i loro paesaggi.  Il “mare d’inverno”: dopo l’invasione estiva, il turismo selvaggio lascia in abbandono le rive di mari e laghi. Rapporto fotografico su manufatti edilizi costruiti sulle spiagge, ecomostri, strutture provvisorie che restano definitive, sporcizia, ecc. Il progetto educativo di Italia Nostra: presentazione del concorso nazionale per le scuole “I ragazzi raccontano il paesaggio: narrazioni e immagini nell’era digitale”.interverranno:  Elio Garzillo,  già Direttore Regionale MIBAC della Sardegna e  Consigliere nazionale Italia Nostra Sergio Vellante, Professore di Biodiversità all’Università di Napoli 2 Maria Pia Guermandi, Consigliere nazionale Italia Nostra.

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Nomadi: “espulsioni per chi si accampa illegalmente”

Posted by fidest press agency su domenica, 5 settembre 2010

“Chi occupa un’area pubblica o privata deve subire il provvedimento di espulsione”. Lo ha dichiarato in una nota Fabrizio Santori, presidente della Commissione Sicurezza del Comune di Roma, a margine dell’operazione condotta al viadotto della Magliana dai Carabinieri e dai militari dell’ottavo reggimento Lazio e il contestuale intervento della Polizia di Stato presso il campo nomadi di Castel Romano. “Questi interventi rappresentano ulteriori passi avanti nel processo di sgombero di tutti gli insediamenti abusivi e nell’azione di monitoraggio di quelli autorizzati. Il programma di sgombero predisposto dal Prefetto di Roma seguirà a pieno regime dalla prossima settimana con un intervento al giorno su tutto il territorio capitolino – spiega Santori – Risultano essere oltre 200 i micro- insediamenti su aree pubbliche o private da sgomberare, con un flusso di oltre 2500 persone per lo più comunitarie. Invadere terreni privati è un reato contro il quale hanno il dovere di battersi anche i proprietari degli appezzamenti che devono provvedere a recintare le aree in loro possesso, denunciando immediatamente  ogni tentativo di invasione da parte di nomadi o senza fissa dimora, altrimenti l’amministrazione si troverà a sgomberare e bonificare per l’ennesima volta, come nel caso del Viadotto della Magliana, un terreno che è stato già oggetto di 4 interventi” – conclude Santori.

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Nomadi a Roma: bene Alemanno

Posted by fidest press agency su martedì, 31 agosto 2010

«Bene il sindaco Alemanno sulla richiesta al ministro Maroni di un Piano nomadi europeo. Le notizie degli ultimi giorni mettono ulteriormente in evidenza il carattere internazionale della questione rom che deve essere affrontata in maniera decisa, condivisa e, allo stesso tempo, nel rispetto delle peculiari connotazioni che il fenomeno assume nei diversi Paesi europei».  Così in una nota l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Roma Sveva Belviso. «Il Piano nomadi prefettizio, realizzato in collaborazione con il Comune di Roma, proseguirà con la chiusura degli insediamenti abusivi che verranno monitorati per evitare nuove occupazioni, accogliendo chi vorrà condividere con l’Amministrazione un percorso di legalità e inclusione sociale. Continueremo il censimento nei campi tollerati, primo tra tutti La Martora che contiamo di chiudere entro settembre per poi procedere con gli altri. Sicurezza e inclusione sociale vanno di pari passo, non possono prescindere le une dalle altre- conclude Belviso – l’Amministrazione capitolina continuerà ad offrire il proprio aiuto a chi farà della convivenza civile e del rispetto delle leggi del nostro territorio i capisaldi del proprio agire quotidiano».

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La situazione degli Indigeni in Nepal

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 maggio 2010

Il Nepal è un paese ricco di molteplici culture. Basta infatti pensare che il 37% della popolazione è ufficialmente riconosciuta come appartenente a uno dei diversi popoli indigeni del Nepal. Ciò nonostante le misure concrete adottate dal governo per tutelare e sostenere le minoranze risultano essere molto limitate. Indigeni in Nepal? Il Nepal ha una storia centenaria di migrazioni e insediamenti che rende particolarmente difficile distinguere tra popolazione indigena e non-indigena. Da un punto di vista puramente geografico tutta la popolazione nepalese potrebbe essere considerata indigena, ma i Nepalesi stessi si autodefiniscono Adivasi Janajati, cioè indigeni, solo se i propri antenati vi vivevano già prima dell’arriva degli Hindu più di cinquecento anni fa e si distinguono quindi dagli Hindu dominanti per religione e organizzazione sociale. Le diverse popolazioni indigene nepalesi sono accomunate dal fatto di essere percepite come distinte dalla popolazione maggioritaria e di condividere con altre popolazioni indigene del pianeta determinate richieste riguardanti i loro diritti.

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Campi nomadi a Firenze

Posted by fidest press agency su domenica, 2 maggio 2010

Nel corso di una riunione con il questore Francesco Tagliente e tutti i dirigenti dei singoli uffici, è stato deciso un “giro di vite” riguardo agli insediamenti Rom e Sinti fiorentini, per fare fronte all’emergenza-rapine degli ultimi giorni. Secondo la Questura, l’obiettivo è di dare una risposta alle due rapine sfociate nella morte delle vittime e di agire oltre che sul fronte del contrasto anche su quello della prevenzione di ulteriori episodi. “I romeni di etnia Rom, stanziati in insediamenti non autorizzati nel territorio del Comune di Firenze, sono a tutti gli effetti una minoranza emarginata, la cui protezione dovrebbe essere garantita dalle leggi europee e avente diritto a programmi di assistenza sociale, inclusione professionale, scolarizzazione e acceso ad alloggi agevolati, così come più volte richiesto dalla nostra organizzazione e dalle altre associazioni umanitarie fiorentine”. Lo dichiarano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti dell’ONG Gruppo EveryOne. “Ognuno di loro è in Italia per lavorare onestamente e non costituisce un problema di sicurezza,” spiega EveryOne,  in contatto con le comunità Rom stanziate a Firenze, “anche se a tutt’oggi la grave discriminazione sociale impedisce loro ogni inserimento socio-lavorativo e un esercizio dei loro diritti fondamentali degno di uno Stato democratico”.“La città di Firenze è in preda a un ingiustificato pregiudizio etnico,” continuano gli attivisti, “e sta violando palesemente le direttive del Parlamento e del Consiglio europeo 2004/38/CE sulla libera circolazione e 2000/43/CE sulla non discriminazione, nonché le Risoluzioni del Parlamento europeo del 28 aprile 2005 sulla situazione dei Rom nell’Unione europea, del 1° giugno 2006 sulla situazione delle donne Rom nell’Unione europea, del 15 novembre 2007 sull’applicazione della direttiva 2004/38/CE, del 31 gennaio 2008 su una strategia europea per i Rom, del 10 luglio 2008 sul censimento dei Rom su base etnica in Italia, dell’11 marzo 2009 sulla situazione sociale dei Rom nell’Unione europea e del 25 marzo 2010 sul secondo vertice europeo sui Rom. Si tratta di gravi violazioni e mancanze che mettono Firenze e l’Italia a rischio di pesanti sanzioni a livello internazionale, oltre che in una posizione che desterà sdegno e riprovazione da parte dei Paesi civili,” proseguono Malini, Pegoraro e Picciau. “Il procrastinarsi di tali gravi politiche persecutorie ci ha costretto in data odierna a segnalare quanto sta avvenendo a Firenze alla Commissione europea, al Consiglio d’Europa e al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, affinché sia predisposto l’avvio di una procedura d’infrazione contro l’Italia”.

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Rilancio economia milanese

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 marzo 2010

Milano Metropoli Agenzia di Sviluppo ha dato il via ad una raccolta di manifestazioni d’interesse da parte delle aziende che sono alla ricerca di nuovi insediamenti produttivi nella provincia di Milano. L’iniziativa si rivolge a tutte le piccole e medie imprese (PMI) e aziende artigiane, di qualsiasi settore di attività, interessate a:  – trasferirsi in una nuova sede produttiva più vantaggiosa, sia dal punto di vista funzionale che della sostenibilità energetico – ambientale;  – consolidare la propria situazione patrimoniale, attraverso l’acquisizione di immobili, a costo contenuto, in aree produttive ecologicamente attrezzate, pubbliche o private.  Lo scopo di questa “raccolta di interesse” è quello di monitorare la domanda reale, quantitativa e qualitativa, di spazi da parte delle aziende, prima di avviare la costruzione di nuove Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate (APEA) in collaborazione con i Comuni milanesi.  In questa prima fase, le aziende interessate devono solo compilare un semplice questionario pubblicato nel sito di Milano Metropoli: http://www.milanomet.it
Milano Metropoli sta portando avanti questo progetto con il supporto della Provincia di Milano e in stretta collaborazione con i Comuni milanesi, con cui ha già avviato un percorso di analisi e di individuazione degli spazi produttivi pubblici e privati disponibili per la realizzazione di nuove APEA. In questo percorso, Milano Metropoli aiuta gli enti locali a valutare l’importanza strategica della creazione di nuove Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate nei propri territori.

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Somalia: 26 mila in fuga

Posted by fidest press agency su domenica, 28 giugno 2009

Secondo i rapporti degli ospedali somali locali, oltre 250 civili uccisi e almeno 900 sono stati feriti solo nell’ultimo mese. Si stima che dall’inizio dei combattimenti a maggio oltre 160.000 persone siano state costrette ad abbandonare le proprie case e a cercare rifugio in altri luoghi della Somalia o nei Paesi vicini. E’ stato stimato che solo tra il 19 e il 22 giugno 26.000 persone  siano fuggite da Mogadiscio a causa dei violenti scontri. La maggior parte degli sfollati, circa 49.000, si sono  trasferiti nei quartieri più sicuri della città o in insediamenti provvisori per sfollati alla periferia di Mogadiscio, mentre altri 45.000 sono fuggiti nel corridoio di Afgooye, unendosi agli  oltre 400.000 già sfollati dal 2007. Altri si sono recati in località più distanti, come il Lower e Middle Shebelle,  il Lower Juba, Galgaduud e Gedo. Secondo i partner locali dell’UNHCR, alcuni degli sfollati sono diretti verso i Paesi confinanti. Alcuni dei nuovi sfollati sono  famiglie che erano recentemente tornate a Mogadiscio in seguito a un periodo di relativa pace nei primi 4 mesi di quest’anno. Le pessime condizioni di sicurezza hanno fortemente ridotto la distribuzione di aiuti umanitari di cui c’è un disperato bisogno a Mogadiscio e nei dintorni. I partner locali dell’UNHCR, che sono  finora stati un’ancora di salvezza per gli sfollati, devono affrontare sempre maggiori problemi di sicurezza per  aiutare i bisognosi. Intanto, nel vicino Kenya, il numero di rifugiati in arrivo continua a crescere. Dall’inizio  dell’anno, circa 38.000 nuovi rifugiati sono arrivati in Kenya, praticamente tutti somali. Nel mese di giugno il campo di Dadaab ha accolto 4.104 rifugiati. Attualmente ospita oltre 280.000 persone ed è il complesso per rifugiati più grande del mondo.

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Le nuove urbanizzazioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 giugno 2009

Roma «Nuove linee nelle zone non ancora servite e ottimizzazione di quelle esistenti. Questa è la ricetta che l’Amministrazione capitolina vuole portare avanti per garantire ogni giorno di più ai romani la possibilità di usufruire dei mezzi del trasporto pubblico di linea e per mettere in rete le nuove urbanizzazioni». E’ quanto dichiara l’assessore alla Mobilità e ai Trasporti del Comune di Roma, Sergio Marchi. «Un obiettivo che sarà facilmente raggiungibile grazie al confronto capillare con le istituzioni territoriali che l’Amministrazione capitolina sta portando avanti dall’insediamento della nuova giunta. Ne è un esempio – spiega l’assessore – la nuova linea 350, istituita nel IV Municipio, che consentirà, finalmente,  la connessione delle nuove espansioni urbane di Bufalotta e Talenti con il nodo di Ponte Mammolo, garantendo un facile scambio con la linea B della metropolitana. Un servizio di collegamento che permetterà anche di raggiungere più agilmente gli uffici del IV Municipio sia ai residenti, per l’espletamento di richieste e pratiche, sia a quei dipendenti della pubblica amministrazione che vorranno usufruire del trasporto pubblico. Una alternativa che mancava e che il quartiere aspettava da anni, alla quale è stata affiancata la possibilità di scambio con altre linee bus che servono la zona». «Nella stessa direzione – continua Marchi – la decisione di anticipare le corse del mattino della linea 20 express, in esercizio presso l’VIII Municipio, nell’ottica di ottimizzare il servizio a favore dell’utenza e per valorizzare il collegamento con la metropolitana A. Una risposta concreta a quanti si servono di questa linea bus per recarsi anche a lavoro».

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