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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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“Bertrando Fochi. L’uomo e il chirurgo: una vita ricca di insegnamenti”

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

Cori Sabato 23 Febbraio, alle ore 17:00, al Teatro comunale di Cori “Luigi Pistilli”, verrà presentato il libro “Bertrando Fochi. L’uomo e il chirurgo: una vita ricca di insegnamenti”, ultimo lavoro di Pietro Vitelli, pubblicato da Herald Editore. Insieme all’autore e alla casa editrice, interverranno: il Sindaco di Cori, Mauro De Lillis; l’Assessore alla Cultura, Paolo Fantini; il Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Latina, Giovanni Maria Righetti; il dottor Ignazio Vitelli. Saranno presenti in sala i familiari di Bertrando Fochi, scomparso il 26 Ottobre 2018 a 92 anni.
Bertrando Fochi rappresenta la storia dell’ospedale di Cori. È stato il medico-chirurgo con maggiore esperienza all’attivo, sempre pronto a intervenire, a dare un consiglio, a dire una parola di conforto. Per farsi operare da lui i pazienti venivano a Cori anche da molto lontano. Ma è anche colui che ha fatto diventare la struttura ospedaliera di Cori un vero ospedale moderno, che dopo il suo pensionamento è tornato pian piano ad essere un Punto di Primo Intervento. Egli ha solo potuto assistere inerme e da lontano al ridimensionamento del centro sanitario locale e ne ha sofferto molto.La biografia si legge come un romanzo, che narra la vita dell’uomo e del chirurgo. Pietro Vitelli racconta un esempio di tenacia e coraggio contro le avversità della vita. Orfano di madre a vent’anni, Bertrando Fochi era emigrato in Libia col padre per sfuggire alle restrizioni del regime fascista. Laureatosi in Italia era tornato a Tripoli, esercitando la professione in condizioni difficili e facendo anche il medico condotto nel deserto libico. Rientrato in patria dopo la “cacciata” degli italiani dalla Libia, alla fine del colonialismo italiano e l’avvento al potere di Gheddafi, approdò a Cori professionalmente affermato.L’opera può essere letta anche come un saggio storico sul secolo ventesimo: dal primo dopoguerra all’occupazione e colonizzazione italiana della Libia, la dittatura del rais, la seconda guerra mondiale, il fascismo, il secondo dopoguerra, la Cori del millenovecento, compresa l’emigrazione corese in nord America. Uno scritto che oltre a testimoniare e consegnare in eredità ai giovani la memoria del personaggio, vuole contribuire a conoscere e comprendere la Cori e l’Italia di oggi, e attraverso quali esperienze si forma un medico di alta professionalità, dalle vicende private intrecciate con quelle collettive.

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Gli insegnamenti della vita e dell’opera di Adriana Chiaia

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 ottobre 2016

la-voceIl 27 ottobre è morta Adriana Chiaia (1925-2016) e molti hanno chinato la testa o levato il pugno per salutare una compagna che ha dato molto alla causa della rinascita del movimento comunista. Noi uniamo il nostro saluto al loro.
Adriana Chiaia ha partecipato con passione e intelligenza agli inizi della lotta che ha portato alla costituzione della Carovana del (nuovo) Partito comunista italiano. Questa storia inizia, come ben illustrato nel cap. 2.1.3 del nostro Manifesto Programma, negli anni ’80 quando fummo posti di fronte al fallimento dei primi tentativi di ricostruzione del partito comunista, in particolare dei due più importanti tentativi: quello del movimento marxista-leninista (Nuova Unità) e quello delle Brigate Rosse.
Adriana fu tra i promotori del Coordinamento Nazionale dei Comitati contro la Repressione e del suo organo di stampa IL BOLLETTINO e tra gli animatori del Convegno sulla repressione tenuto il 30-31 maggio 1981 alla Palazzina Liberty di Milano, ospiti di Franca Rame e Dario Fo. Il Convegno chiamò alla lotta contro il pentimento e la dissociazione e alla solidarietà con i prigionieri politici che resistevano alla ferocia della Repubblica Pontificia, in gran parte compagni delle Brigate Rosse. Eredità del Convegno è l’opuscolo Toni Negri, ovvero del soggettivismo e del gradualismo, presentato dal Comitato Giuliano Naria (poi diventato CoProCo, Comitato di Propaganda Comunista) di cui Adriana era membro. Erano gli anni di cui nel 1988 farà il bilancio Pippo Assan nell’opuscolo Cristoforo Colombo di cui abbiamo parlato anche recentemente nell’Avviso ai naviganti 61.
Senza il concorso di Adriana difficilmente avrebbero visto la luce le pubblicazioni della Giuseppe Maj “Editore”, tra cui ricordiamo I fatti e la testa (1983) del CoProCo, Il proletariato non si è pentito (1984) a cura di Adriana Chiaia, Politica e Rivoluzione (1984) di Andrea Coi, Prospero Gallinari, Francesco Piccioni e Bruno Seghetti, La nostalgia e la memoria (1986) di Sante Notarnicola.
Infine Adriana è stata tra i fondatori delle Edizioni Rapporti Sociali e della rivista Rapporti Sociali il cui numero zero, Don Chisciotte e i mulini a vento uscì nel 1985, anno in cui Adriana fece l’esperienza del carcere speciale di Voghera.
Fu all’inizio degli anni ’90 che Adriana si staccò dalla redazione di Rapporti Sociali e dall’impresa che scaturì dalla rivista attraverso la pubblicazione delle Opere di Mao Tse-tung (25 volumi pubblicati tra il 1991 e il 1994): la creazione dei CARC prima (1993) e la creazione della Commissione Preparatoria del Congresso di fondazione del (nuovo)Partito comunista italiano poi (gennaio 1999).
La discussione dei motivi del distacco di Adriana dalla nostra opera ci ha aiutato a capire meglio la nostra opera stessa. Adriana si staccò perché, irriducibile nella denuncia della deviazione revisionista, non aveva abbastanza fiducia nella rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato. Era per la resistenza, ma non aveva fiducia che saremmo ripartiti all’attacco. Questa fu in sintesi la ragione profonda del suo abbandono della lotta che avevamo iniziato insieme. La confermano anche la successiva partenza e la lunga permanenza di Adriana a Cuba che della resistenza era diventata il simbolo. La conferma anche il lavoro che Adriana ha fatto dopo il ritorno da Cuba, per Zambon Editore, tutto incentrato sulla difesa dell’esperienza della prima ondata della rivoluzione proletaria e sulla lotta contro le denigrazioni di ogni genere portate fin nelle file della sinistra borghese: basti ricordare gli infami Fausto Bertinotti e Paolo Ferrero.
Ci siamo chiesti a fondo i motivi per cui una compagna come Adriana Chiaia, della cui integrità morale e della cui intelligenza abbiamo avuto esperienza diretta, non aveva fiducia nella rinascita del movimento comunista a cui tuttavia di fatto ha contribuito. In sostanza la questione è che la rinascita del movimento comunista non si fonda solo sulla vecchia verità del movimento comunista, dell’eroismo profuso nel suo primo “assalto al cielo” e dei grandi risultati raggiunti nel corso della prima ondata della rivoluzione proletaria. Si fonda anche sulla comprensione dei limiti che hanno impedito al movimento comunista di instaurare il socialismo nei paesi imperialisti nel corso della prima crisi generale del capitalismo (1900-1945). Chi non capisce questi limiti, non riesce ad aderire e partecipare a fondo alla rinascita, ad avere piena fiducia in essa e a lavorarvi con successo, serenità e felicità. La storia della sua vita aveva formato Adriana alla resistenza e alla difesa intransigente dei valori più avanzati elaborati dall’umanità. Non l’aveva formata alla duttilità della dialettica.
Adriana era nata a Bari da un’insegnante figlia di quella stirpe di funzionari sabaudi che “avevano fatto l’Italia” e da un nobile meridionale gaudente e scialacquatore con cui la madre aveva ben presto rotto ogni rapporto nonostante gli usi e costumi del tempo. Adriana si era formata nella Bari del periodo fascista alla scuola di sua madre. Questo l’aveva portata all’adesione al movimento comunista appena approdata a Milano come neolaureata professoressa di matematica. Tener ferma la posizione del movimento comunista contro i revisionisti favoriti dal boom economico le fu per così dire facile. Avere la libertà e la duttilità di pensiero necessarie per concepire la rinascita del movimento comunista nonostante i fallimenti dei primi tentativi di ricostruzione (movimento m-l e Brigate Rosse) le era più difficile. L’esperienza e l’opera di Adriana Chiaia contengono quindi importanti insegnamenti per tutti quei compagni che aspirano al “ristabilimento dei principi” del movimento comunista, riconoscono il suo eroismo e difendono la sua memoria, ma trascurano la ricerca dei limiti per cui la prima ondata della rivoluzione proletaria si è esaurita: i limiti illustrati nel nostro Manifesto Programma e in tanta parte della letteratura del (n)PCI. Solo chi capisce quei limiti, capisce che siamo in grado di fare quello che ieri nonostante tanto eroismo non fu fatto e si mette a farlo con serenità e determinazione. Il riconoscimento e l’esaltazione della rigorosa e intransigente difesa dei principi e della verità di cui Adriana è fulgido esempio, devono andare di pari passo con il superamento dei suoi limiti: che sono stati limiti di dialettica nel modo di pensare. (foto: la voce)

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Cristo: biografia di un laico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 marzo 2015

cristo1La lettura dei Vangeli può essere motivata dalla Fede oppure dalla Ragione, ottenendone una interpretazione confessionale oppure laica; il momento alto di ciascuna di queste interpretazioni sta nella valutazione in ciò che divergono e in ciò che coincidono.
Analogo argomento può essere utilizzato per la lettura del Corano, dove la presenza di Gesù è molto più significativa di quanto si voglia far emergere nella cultura occidentale.
C’è una specie di ansiosa prudenza nell’accostarsi al Corano da parte del mondo cattolico e cristiano, come se fosse un esercizio blasfemo, contraddittorio agli insegnamenti della Chiesa, che, in verità, ha ben poco da insegnare avendo privilegiato, o messo sul medesimo piano, l’esercizio del potere temporale in quanto Stato Città del Vaticano con la testimonianza di una Fede che vuole tutti uguali innanzi a Dio: credenti e non credenti, cristiani e fedeli di altre religioni e confessioni.
Il cattolico è farcito di dottrina fin dalla prima infanzia, iniziando con un catechismo per il quale periodicamente si sente l’esigenza di aggiornamento, quindi non parole eterne di Dio, ma parole mutabili degli uomini.
Nel cattolico l’immagine di Cristo sfuma nella Fede e nella fede si fortifica, perché la dimensione dell’uomo Gesù si confonde e si assimila alla dimensione divina, per cui si accoglie con Fede tutto ciò che l’intelletto non arriva a comprendere. Ma resta immutato e immutabile l’insegnamento che scaturisce da quella biografia, con valori che non hanno avuto bisogno di aggiornamenti o adeguamento alle mutate condizioni sociali dopo 2.000 anni di una sola verità.
Per riassumere il concetto, il cattolico crede per Fede ma non con intelligenza. La religione musulmana, che tra le religioni monoteiste è quella più vicina al cristianesimo, nel suo testo sacro, il Corano, manifesta una grandissima devozione per Gesù e per il suo insegnamento, ma il musulmano deve capire, non accetta altre verità se non quelle contenute nel testo sacro; capire vuol dire “intelligere”, cioè far partecipe l’intelligenza nell’itinerario dell’apprendimento.
Nel Corano si esalta la figura di Maria, nata senza peccato, la sua particolare condizione la resero la sola donna in grado di essere visitata dallo Spirito di Dio ( arsalna ilaiha ruHana ) per poter ricevere e ospitare in sé il Verbo di Dio (kalimatin min Allah ) e poterlo offrire al mondo intero, pur nella consapevolezza del dolore/amore, diventando, così, essa stessa Ar-Rahman , amore infinito che non attende di essere corrisposto, itinerario che Dio desidera per tutti gli uomini. E Dio propone ad esempio, per coloro che credono, Maria, che si conservò vergine,.. sì che Noi insufflammo in Lei il Nostro Spirito; Maria che credette alla parole del suo Signore e dei Suoi Libri e fu una donna devota” (Corano LXVI, 11-12)La figura di Gesù è esaltata come (,Khalifat Hallah), rappresentante di Dio in terra, ( rahamatn minna ) amore di Dio , figlio della Rivelazione, infatti così l’Angelo si rivolge a Maria:
“ O Maria, Dio ti annuncia la lieta novella di una Parola da Lui proveniente: il suo nome è il Messia, Gesù figlio di Maria, eminente in questo mondo e nell’altro, uno dei più vicini. Dalla culla parlerà alle genti e nella sua età adulta sarà tra gli uomini devoti”.Anche qui possiamo riassumente il concetto con una esemplificazione e cioè che l’Islam venera Gesù con intelligenza, ma non con Fede, ed è questa la ragione per la quale, pur ammettendo la verginità di Maria e l’intervento divino per il concepimento di Gesù, non va oltre il riconoscimento di “Messia”, respingendo la Trinità perché non accettabile razionalmente, anzi a rischio di politeismo, mentre il cattolicesimo cristiano sccetta per Fede ciò che la ragione non riesce a spiegare.Rimane il pilastro portante dell’insegnamento, che viene esaltato nelle Beatitudini del discorso della montagna, che non è cristiano, né musulmano, né di nessun’altra religione, è universale, spirituale e laico nel medesimo tempo, in quanto viene descritta un’etica non suscettibile ad alterazioni, interpretazioni, dottrinologie, epistemologie, perché contiene una verità universale, perfettamente identificabile come laico-confessionale. (Rosario Amico Roxas)

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La Chiesa di Roma e il Vangelo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 maggio 2011

Lettera al direttore. Nella rubrica lettere de Il Giornale del 10 maggio, a proposito dell’atteggiamento intransigente di Giovanni Paolo II nei riguardi dell’aborto, delle unioni omosessuali, dei divorziati risposati, del sacerdozio femminile, dei contraccettivi artificiali, ecc., leggo: “Nessun papa potrà mai cambiare i comandamenti e gli insegnamenti del Vangelo”. Sin troppo ovvio! Ma come già è avvenuto, la Chiesa può cambiarne l’errata interpretazione. Se essa, per sua stessa ammissione, ha fatto degli errori nel passato, non si vede perché non possa farne oggi. Pochi sanno che l’interpretazione sbagliata di un passo del Vangelo (Lc 14, 15 -24) da parte di Sant’Agostino, costituì la base dell’Inquisizione. Non tenendo minimamente conto del 5° comandamento, la Chiesa fece torturare e bruciare sul rogo migliaia di uomini, e soprattutto donne accusate di stregoneria. Del resto, lo stesso Giovanni Paolo II ebbe a scrivere: “Siamo purtroppo eredi di una storia di enormi condizionamenti che…hanno reso difficile il cammino della donna, misconosciuta nella sua dignità, travisata nelle sue prerogative…Ma se in questo non sono mancate…responsabilità oggettive in non pochi figli della Chiesa, me ne dispaccio sinceramente” (Lettera alle donne 29 giugno 1995). Si può escludere che qualche condizionamento non perduri, e che qualche papa in futuro non chiederà scusa alle donne, agli omosessuali, ai divorziati, e via di seguito? (Elisa Merlo)

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Amore: il primato della fede

Posted by fidest press agency su martedì, 21 dicembre 2010

Editoriale. Di tanto in tanto ci giungono riflessioni sulla fede e sull’amore, sulla famiglia e sulla sua tenuta stigmatizzando quanti scelgono di divorziare. Si dice anche, e a ragione, che la fede è costruita sull’amore. Se dunque l’amore è il motore e l’anima della vita anche la fede espressione di religiosità ne è subordinata. Da qui facciamo discendere il nostro ragionamento su questo primato che prevale su ogni atto della nostra vita e per molti versi combacia con gli insegnamenti religiosi là dove dicono non rubare, non uccidere, ecc. Ma vi è qualcosa che li differenzia perché esiste un amore che è comunione e non solo fratellanza. San Francesco amava gli animali e le cose in quanto le considerava creature di Dio con uguale dignità rispetto ai suoi simili. Un amore trascendentale, un amore universale. Ma vi è una particolarità dell’amore dato dal sentimento che può attrarre due persone, spingerle a vivere in comune, a dividere lo stesso tetto, a procreare figli. Questo può diventare nel prosieguo un “amore a tempo”, un sentimento reversibile di cui dobbiamo responsabilmente prenderne atto e restarne conseguenti. E’ come una candela che si accende e ha una sua fine esaurendosi. La sua tenuta dipende da molteplici fattori. La bontà della cera, il suo uso prolungato o meno, ecc. Così potremmo trovarci al cospetto di due persone che pur conservando il loro concetto di amore universale hanno perso quello relativo. E’ giusto, ci chiediamo, pretendere che restino insieme non amandosi, ma a volte disprezzandosi, altre a farsi del male, altri ancora ad ignorarsi o a ricorrere ad amori mercenari o a rinunciare ad un amore che sentono più forte per un altro simile? Dovremmo dire, in questi casi, che occorre offrire a costoro un’altra opportunità non invadendo la loro sfera privata con i rigori di una professione di fede. A ben riflettere la non interferenza nei problemi di cuore ci permette di usare la ragione e l’intelletto per difendere proprio la crisi personale di un istituto matrimoniale di cui non solo le chiese ne difendono la validità ma lo è anche lo Stato nella sua laicità. Perché non diciamo al cospetto di un matrimonio che va in frantumi: non è stato un vero amore, offriamo a chi ha commesso un errore di valutazione l’opportunità di ricostruirlo ritrovando con altri attori il filone dell’amore smarrito. Dopo tutto non è una tragedia né dobbiamo farla ricadere sui figli. Se tutte le parti in causa si lasciassero senza strascichi traumatici non si correrebbe il rischio di una conflittualità permanente anche al di fuori del rapporto matrimoniale cessato con la separazione o il divorzio. In buona sostanza non si intacca l’universalità dell’amore ma solo la debolezza di un amore temporale. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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La nuova costituzione angolana

Posted by fidest press agency su sabato, 2 ottobre 2010

Roma 4 ottobre 2010 h.15.00 Auditorium José  Eduardo dos Santos – Ambasciata della Repubblica dell’Angola Via Druso, 39 Al centro dei colloqui della Conferenza realizzata da Manuel Pedro Pacavira, Ambasciatore della Repubblica dell’Angola in Italia in collaborazione con l’Associazione degli studenti angolani a Roma, sarà, la storia della Costituzione, approvata nel Paese nel gennaio scorso e raggiunta anche grazie agli insegnamenti impartiti dal primo Presidente dell’Angola Agostinho Neto.
Si tratta di un lungo cammino intrapreso dal Paese: l’Angola, infatti, che operava ancora sulla base delle leggi ereditate dagli ex coloni portoghesi, sta cercando di adottare la prima carta costituzionale fin dal 2002, al termine di 27 anni di guerra civile. “Ricordando il giorno della Festa dell’Eroe Nazionale – La nuova Costituzione a partire da Agostinho Neto” – ha sottolineato l’Ambasciatore Pacavira – è il titolo che abbiamo voluto dare alla nostra Conferenza che si pone come un momento di celebrazione e presentazione della nuova Carta Costituzionale attraverso una passeggiata storica e poetica che ripercorre il suo cammino sin dagli insegnamenti di Agostinho Neto, poeta e  primo Presidente dell’Angola e la cui figura la giornata celebra. Un evento che cerca nella contemporaneità la strada da seguire e da perseguire, col fine di avvicinare passato e futuro in una chiave di lettura di grande attualità”.   Interverranno fra gli altri: Celma Luisa Sequeira, Presidente Associazione studenti angolani a Roma Jaime Madaleno  – Giurista angolano Pedro Miguel – Facoltà di Scienza della Formazione, Università degli Studi di Bari James Madaleno – Giurista angolano

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Franz Borghese: Mostra antologica

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 ottobre 2009

franz borgheseMilano fino al 14/11/2009Via Cusani, 8 Galleria Artesanterasmo Sono una trentina le opere esposte, realizzate tra i primi Settanta e il 2005. Ospite d’onore un grande quadro dipinto a quattro mani del 1973 con il Maestro Salvatore Fiume nella filanda di Canzo, in provincia di Como, dove questi abitava.  In quegli anni infatti il giovane artista romano frequentava il collega piu’ anziano, traendone preziosi insegnamenti soprattutto sull’uso del colore. Da allora i suoi rossi divennero piu’ accesi e brillanti, con un effetto d’insieme piu’ vivace e luminoso.  L’opera, gentilmente concessa dagli eredi Fiume, delle dimensioni di 1,5 m x 2,5 m e intitolata -Sacro e profano-, rappresenta la scena del Nuovo Testamento in cui Gesu’ viene condannato da Ponzio Pilato (questa parte in primo piano e’ dipinta da Fiume). Alle spalle, una folla accanita urla, si dimena, si riunisce in distratti serpentoni e questa, invece, ha le caratteristiche proprie del mondo di Franz Borghese. Dove non c’e’ spazio per l’innocenza, ognuno con i propri peccati (a partire dall’ipocrisia) e le proprie debolezze. Per coerenza, Borghese si e’ divertito a raccontare il teatro della vita, questa recita a soggetto senza fine, senza mai condannarla ma con una vena di sarcasmo e uno stile che richiama l’espressionismo tedesco di George Grosz. Vizi e delitti pubblici e privati, navi dei folli, patinate coppie borghesi, tronfi baroni delle caste professionali sono tutti riassunti in quel dipinto senza tempo e magistralmente raccontati in ogni singola opera esposta.  Alla mostra di Milano seguirà a novembre un’antologica a Roma presso la galleria Silber Gallery.  (Immagine: Franz Borghese)

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I difetti di comunicazione

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2009

Se non riusciamo a convincere gli altri di quella verità di cui ci sentiamo portatori e profeti, siamo soliti affermare che il tutto dipenda da un difetto di comunicazione. Ma dovremmo anche chiederci qual è il tratto distintivo tra comunicare e trasmettere. La radio, la televisione, il cinema, la rete trasmettono migliaia di ore di messaggi ogni giorno ma essi possono anche ignorare il mondo se parlano solo di se stessi, del loro unico interesse che è quello di far restare con loro il pubblico. C’è una scienza, la memetica, che sostiene come le idee si trasmettono come i virus e vi anche chi trae da essa un insegnamento che lo porta a lanciare messaggi subliminali. Ma se tale contesto lo utilizziamo per fagocitare ogni pensiero divergente o per giustificare la presenza di uno sponsor, noi rendiamo, in pratica un cattivo servizio alla comunicazione che dovrebbe andare nella direzione di percepire l’altro come un valore, una diversità che deve essere in parte condivisa. Si pensi al rapporto uomo-donna, genitore-figlio. Bianco-nero, occidentale-orientale, cristiano-musulmano. Essi sono altrettante realtà in quanto diverse, però devono avere un elemento di comunicazione e forse più degli altri mezzi è proprio Internet a riuscire meglio a trasmetterli. Ma questo come gli altri modi di comunicare sono possibili se sono in grado di creare momenti di incontro dinamici, di paesaggi mentali condivisi.

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Studenti dell’ateneo in Cina

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 settembre 2009

Parma università. 6 settembre partirà per la Cina un primo gruppo di studenti del Corso di Laurea in Civiltà e lingue straniere moderne dell’Università di Parma con l’obiettivo di perfezionare lo studio del mandarino direttamente nel Celeste Impero.  Grazie all’ampliamento dell’offerta formativa, presso il Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere dell’Ateneo, diretto dalla Prof.ssa Laura Dolfi (Viale S. Michele 9), sono stati attivati ormai da tre anni e con crescente soddisfazione gli insegnamenti di arabo, cinese, lituano, neo-greco e serbo-croato, che si vanno ad aggiungere ai tradizionali corsi di inglese, francese, spagnolo, tedesco, portoghese e russo. Fra le diverse iniziative volte alla promozione di queste nuove discipline, su richiesta del Prof. Stephan Oswald, Presidente del Corso di Laurea in Civiltà e lingue straniere moderne, è stato stanziato un fondo di cinquemila euro, finanziato della Fondazione Cariparma, volto a coprire le spese delle tasse universitarie e dell’alloggio degli studenti di lingue ospiti presso un ateneo cinese.  I ragazzi, in totale cinque, si recheranno presso l’Università Nankai, a Nanchino, dove frequenteranno un corso di preparazione per l’HSK (l’esame di certificazione della conoscenza della lingua cinese). Si tratta di un attestato riconosciuto a livello internazionale che rappresenta un efficace strumento per rafforzare il curriculum degli studenti, soprattutto in previsione della loro entrata nel mondo del lavoro. Altre iniziative volte a potenziare lo studio della lingua cinese a Parma sono in fase di elaborazione per l’apertura dell’anno accademico 2009-2010.

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Università: La pausa di riflessione

Posted by fidest press agency su domenica, 23 agosto 2009

Le università hanno chiuso i battenti per le vacanze estive e le notizie che di solito i loro uffici stampa diffondono stanno subendo un sostanziale esaurimento. Sembra che tutti, studenti, docenti, amministrativi hanno staccato la spina per qualche settimana a ridosso di ferragosto e non hanno nessuna intenzione di parlare di scuola, di insegnamenti di problemi contingenti. Forse è il momento di divagare portando la riflessione dentro noi stessi, senza esternarla. E il pensiero vola su ciò che avremmo voluto da questa scuola e che non abbiamo, e come sarebbe possibile ottenerlo in qualche modo. Una scuola fonte del sapere, ma anche un edificio costruito per prepararci ad una migliore conoscenza del mondo che ci circonda e ci compenetra, con i suoi problemi e su quelli che diventeranno ben presto nostri, se non lo sono di già, in qualche misura. Forse siamo sin troppo esigenti, eccessivamente perfezionisti. Forse. Sta di fatto che il primario ruolo dell’insegnamento è quello di mettere i discenti nelle condizioni di conoscere in maniera ordinata e metodica i fatti della vita e che essi non avrebbero senso se escludessimo il loro passato. Ma vi è anche, in pari tempo, una risposta che si proietta nel futuro e ci impone determinate scelte di vita di relazione e di lavoro. Abbiamo imparato a stare insieme per conoscere ed ora dobbiamo imparare a stare insieme per vivere in comunità avendo la consapevolezza che l’unico modo per dirimere i possibili contrasti sta nel dialogo tra le parti che si contendono un qualsivoglia primato. Ed allora impariamo a vivere insieme non per censo o per colore della pelle, ma per i valori di cui siamo i titolari indiscussi e capaci di trasfonderli negli altri. Se nella scuola e con la scuola impariamo ad essere solidali con noi stessi, perciò che siamo e non certo per quello che rappresentiamo, potremo aspirare a diventare buoni cittadini nei nostri rapporti sociali. Ed anche a comprendere meglio il significato di certe parole e a respingerle, se del caso, sostituendole con altre più appropriate come ad esempio la solidarietà in luogo della carità, il garantismo in luogo del giustizialismo, e via di questo passo. Anche le parole hanno una “storia”, ma è pure vero che per talune vi è meno futuro rispetto ad altre.

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Laurea honoris causa a Gheddafi

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 maggio 2009

La segretaria di Radicali Italiani Antonella Casu e Marco Cappato, parlamentare europeo e segretario dell’Associazione Luca Coscioni hanno rilasciato la seguente dichiarazione: “In queste ore giungono da tutte le università italiane, spontaneamente, centinaia di adesioni di docenti, ordinari e ricercatori: chiedono che sia revocato il conferimento della laurea honoris causa a Muhammar Gheddafi. Tra loro, anche una trentina di docenti proprio dell’Università di Sassari, promotrice dell’iniziativa.  Piuttosto che prodursi in un’iniziativa di cui è difficile scorgere e comprendere senso e finalità scientifiche e culturali, l’università di Sassari meglio farebbe a recuperare e valorizzare gli insegnamenti di Giovanni Maria Angoy, politico e giurista del ‘700, originario del sassarese, fautore della lotta al feudalesimo: “Questa, popolo, è l‘ora di estirpare gli abusi, a terra il mal costume, a terra il dispotismo!”.  Rivolgiamo un appello a tutti le donne e gli uomini di cultura perché levino la loro voce contro questa iniziativa sbagliata e sottoscrivano l’appello, disponibile su http://www.radicali.it, già firmato da centinaia di loro colleghi perché né l’università di Sassari né altri atenei conferiscano la laurea honoris causa al dittatore libico Gheddafi”.  (n.r. anni fa ho scritto un libro su Gheddafi dove ho analizzato la sua rivoluzione e le ragioni che l’hanno determinata. Ho ristampato la stessa pubblicazione con aggiornamenti lo scorso anno ricorrendo in questo il quarantesimo anniversario della rivoluzione. Non intendo entrare nel merito delle attuali posizioni assunte da chi considera Gheddafi come summa di tutti i mali e chi ne è estimatore. Desidero solo rilevare che egli è il frutto di quel seme avvelenato che si chiama colonialismo e trasformismo dello stesso colonialismo tollerando che assumessero il potere uomini corrotti e corruttori ad uso e consumo dei grandi potentati economici dell’occidente. Quello stesso occidente che oggi passa per democratico, liberale, civile ma permette che milioni di persone continuano a morire di fame e di sete e a vivere di stenti mentre trasforma i paesi poveri in tante pattumiere e a fare lauti guadagni con l’esportazione di armi. Credo che alle proteste, pur legittime, andrebbe, a mio avviso meglio se aprissimo un forum dove si parlasse senza veli e pregiudizi di quelle “rivoluzioni” come la libica che nacquero con propositi giusti anche se i mezzi e il poi divennero discutibili secondo la logica dei benpensanti ma non certo da parte degli intrallazzatori della politica occidentale oggi ancora in auge).

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