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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘insegnamento’

Un’aula dedicata all’insegnamento multimediale e interattivo dei bambini

Posted by fidest press agency su martedì, 8 giugno 2021

Un’iniziativa tesa all’innovazione, allo sviluppo, alla multimedialità didattica, sempre più importante anche nei confronti delle nuove generazioni. Così potrebbe riassumersi la ferma volontà della Scuola Elementare “Lorenzo Lotto” e dell’Istituto Comprensivo “Beniamino Gigli” di aprire l’Innova Lab, un’aula dedicata all’insegnamento multimediale e interattivo dei bambini. L’aula è stata intitolata al Maestro Luigi Vincenzoni, nipote di Beniamino Gigli, scomparso lo scorso anno e instancabile custode della cultura gigliana. Il Gruppo Editoriale ELi ha contribuito attivamente alla realizzazione di quest’aula speciale, fornendo gratuitamente libri di narrativa e materiale didattico per arricchire la biblioteca a disposizione di bambini e maestre. “Aprire un’aula dopo che per molto tempo abbiamo vissuto le chiusure è un gesto simbolicamente molto profondo” commenta l’AD di ELI Michele Casali. “Siamo felici di aver contribuito alla realizzazione di quest’aula, dedicata a un grande personaggio recanatese, che sarà sicuramente il nido creativo dal quale le idee di tanti bambini e ragazzini spiccheranno il volo”.

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Scuola: canale speciale di reclutamento per chi ha anni di esperienza d’insegnamento

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 marzo 2021

Si è appena concluso il webinar organizzato dal sindacato Anief “Concorso straordinario, pubblicazione graduatorie: quali tutele per i partecipanti e per gli esclusi?”, tenuto dal presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico, e dal legale Anief Walter Miceli. È stato ribadito come chi lavora nella scuola da tanti anni debba ricevere il medesimo trattamento di chi vince un concorso.Nel corso della diretta, Marcello Pacifico ha affermato che, tra coloro che hanno insegnato nelle nostre scuole per più di 36 mesi, “il 15% non ha partecipato alla prova preselettiva: in alcune regioni i candidati sono stati meno dei posti messi a bando. Come sindacato, anche per coloro che non hanno superato la prova scritta, vogliamo impugnare la graduatoria finale. Nel frattempo non ci arrendiamo, abbiamo presentato emendamenti per permettere la loro stabilizzazione. Noi ci batteremo fino a quando lo Stato abuserà di contratti a tempo determinato: chi ha lavorato per anni nella scuola ha lo stesso diritto di chi ha vinto un concorso, bisogna dare ai precari una prospettiva”.Walter Miceli ha detto che “è necessario adottare misure contro la precarietà, che produce un danno esistenziale, perché è evidente che un insegnante che ha superato i 40 anni e non ha fatto altro che insegnare nella vita non può essere messo davanti al bivio di superare il concorso o vivere l’oblio senza possibilità di continuare questo lavoro. La direttiva comunitaria del 1999, che impone di sanzionare gli Stati membri che reiterano i contratti a tempo determinato, è stata ignorata per anni in Italia. Nel 2010 è stato varato un piano di riduzione dei docenti di sostegno che ha tagliato 100mila cattedre: da qui nasce il sindacato Anief, che ha avviato un’azione collettiva. Intanto con la sentenza Mascolo l’Italia deve adeguarsi all’Europa sui contatti a termine. La Buona scuola in seguito realizza un piano straordinario di assunzione per 100mila precari, ma avvia il piano di stabilizzazione solo per gli iscritti alle GaE”.“Serve dunque – continua l’avvocato Miceli – una graduatoria parallela a quella del concorso, che trasformi lentamente i contratti da tempo determinato a tempo indeterminato. Chi ha lavorato per tanti anni insegnando e ha dedicato tutta la propria vita a questo deve essere o stabilizzato o deve avere risarcito il danno, davanti al giudice ordinario, non inferiore a 12 mensilità. Queste azioni dell’Anief sono strumenti di persuasione nei confronti dello Stato affinché la piaga del precariato sia abolita. Prima la voce di Anief che chiedeva di stabilizzare per titoli e servizi era marginale e solitaria, ma oggi le cose sono cambiate: molte forze politiche appoggiano la volontà del sindacato di riaprire il doppio canale di reclutamento. Si tratta adesso solo di convincere il legislatore, anche usando lo strumento del ricorso”.

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Scuola Primaria, tornare all’insegnamento per moduli e superare il maestro unico

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 dicembre 2020

Con un emendamento alla legge di bilancio si propone:A decorrere dall’a. s. 2021/22, a partire dalle prime classi della scuola elementare è ripristinato l’insegnamento per moduli di cui alla legge 5 giugno 1990, n. 148. Conseguentemente, è abrogato l’articolo 4 della legge 30 ottobre 2008, n. 169. Con decreto del Ministro dell’Istruzione è riprogrammata progressivamente negli anni successivi la dotazione organica del personale docente. La copertura finanziaria è garantita dall’aumento già previsto dal fondo per l’organico dell’autonomia e di cui all’articolo 165 comma 1 del presente provvedimento.Motivazione: la presenza di più insegnanti che si alternano sulla stessa classe, oltre a garantire migliori livelli di apprendimento come testimoniano i rapporti PIRLS sulle capacità di lettura e sui processi dei bambini della scuola elementare, è indispensabile per gestire situazioni gravi come la presente e poter garantire sdoppiamento delle classi per il distanziamento sociale necessario in caso di rischio epidemiologico. Tornare alla docenza cooperante di più insegnanti nelle stesse classi: a chiederlo è il sindacato Anief con un emendamento specifico al Disegno di Legge di Bilancio 2021 ora all’esame delle commissioni di competenza della Camera. La richiesta parte dal fatto che la complessità della didattica del primo ciclo presuppone la compresenza di più maestri, come correttamente legiferato il 5 giugno 1990 con lam L. n. 148, quando si attuò il superamento della figura del docente unico, dando spazio alla coesistenza e dalla cooperazione di più insegnanti sulle stesse classi. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “tornare all’insegnamento per moduli nella scuola primaria è fondamentale per fare alzare il livello di qualità del nostro sistema d’istruzione. Realizzare una didattica per gruppi e sulla base delle esigenze effettive degli alunni è un passaggio imprescindibile ancora di più nella fasi di emergenza”.

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Scuola: Abilitazioni all’insegnamento e specializzazioni su sostegno, forte esigenza e troppi paletti

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

La scuola italiana si caratterizza per avere un basso numero di docenti precari abilitati nelle discipline comuni e specializzati nell’insegnamento agli alunni disabili. Questo accade perché i concorsi e i corsi abilitanti vengono banditi sempre per un numero sottodimensionato di posti e con dei limiti di accesso oltre ogni logica. Attraverso delle proposte di emendamento al Decreto Legge n. 22 sulla Scuola, da domani all’esame della VII commissione del Senato, il sindacato Anief chiede adesso di aprire ad una quantità maggiore di docenti aspiranti: non farlo, mantenendo gli attuali vincoli, significa che a breve le scuole rimarranno sguarnite dinanzi all’esigenza di affidare l’enormità di cattedre vacanti e di supplenze annuali ad un numero sempre maggiore di insegnanti non abilitati e non specializzati nella didattica per alunni con disabilità. Marcello Pacifico (Anief): “Chi dice che questa soluzione premia il merito professionale non ha una visione prospettica del sistema formativo: diritto allo studio, continuità didattica e alto livello dell’offerta formativa passano per la formazione e la specializzazione di chi insegna”.La necessità fa virtù, ma evidentemente non nella scuola. In questo comparto, pur in mancanza di un numero sempre più alto di insegnanti titolari, l’amministrazione scolastica continua infatti ad organizzare concorsi e corsi abilitanti aprendoli ad un numero fortemente inferiore rispetto alle necessità reali. Per questi motivi, il giovane sindacato Anief chiede al Senato della Repubblica che siano ammessi in sovrannumero al prossimo corso abilitante tutti gli insegnanti che abbiano prestato più di 24 mesi di servizio nel sistema nazionale di istruzione. Per il sostegno si chiede l’ammissione in soprannumero ai corsi di specializzazione di tutti coloro, anche di ruolo e Ata, che abbiano svolto sempre più di 24 mesi non continuativi, oltre che gli idonei alle precedenti selezioni.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “si tratta di una richiesta sacrosanta, perché deriva da necessità di carattere pratico, poiché si tratta di tamponare una situazione che da troppi anni si conferma con vuoti di cattedre e ricorso sistematico ai supplenti, creando sempre più problemi alle scuole e alla continuità didattica. Ma va attuata anche in considerazione dell’attuale sospensione di tutte le procedure concorsuali, per via del pericolo di contagio del Coronavirus. Oltre che della necessità di consentire l’accesso ai ruoli al personale docente che da anni presta servizio a tempo determinato. Considerando i lenti tempi di uscita dal tunnel sociale del Covid-19 riteniamo che tutti i corsi abilitanti e specializzanti potranno svolgersi in modalità telematica”.

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Scuola La parola ai docenti: “L’insegnamento? Passione sicuramente, ma vogliamo più risorse”

Posted by fidest press agency su domenica, 22 settembre 2019

Si sa, la qualità, nella scuola, è data anche dagli insegnanti. Sono loro, nel bene e nel male, che svolgono la funzione decisiva all’interno del sistema educativo. «La professione docente gode del rispetto pubblico che merita», si legge nelle «raccomandazioni» (art. 5) che l’Unesco dettò in favore degli insegnanti. Era il 1966 ed era la prima volta che veniva organizzata una Conferenza per disegnare i contorni dell’insegnamento. A distanza di 53 anni, la Cambridge University Press Italia ha realizzato l’Italian Teacher Survey, un dossier dove si sostiene che l’insegnamento è più una vocazione che una professione.Marcello Pacifico (Anief): Quella dell’insegnante è una delle professionalità più importanti per il paese, perché strettamente collegata alla sua crescita. In Italia, la maggior parte della classe docente è competente ed è rappresentata da professionisti che sanno motivare e coinvolgere gli alunni. Tuttavia, sarebbe necessario garantire più risorse per il rinnovo contrattuale, per un adeguamento salariale e avvicinarsi alla media degli stipendi europei.
Come possiamo ben immaginare, la qualità della scuola la fanno gli insegnanti. Sono loro che svolgono la funzione decisiva all’interno del sistema educativo. Un sistema lussureggiante, variegato, una geografia frastagliata, con realtà assai diverse tra di loro. «La professione docente gode del rispetto pubblico che merita», si legge nelle «raccomandazioni» (art. 5) che l’Unesco dettò in favore degli insegnanti. Era il 1966 e per la prima volta veniva organizzata una Conferenza per disegnare i contorni dell’insegnamento. Da quel 5 ottobre 1966 i docenti di tutto il mondo fecero un bel passo in avanti. Sono passate riforme e controriforme. La stima è calata, è rimasta la “giornata mondiale del prof”.A distanza di 53 anni, come riporta la rivista specializzata Orizzonte Scuola, la Cambridge University Press Italia ha realizzato l’Italian Teacher Survey, un dossier dove si sostiene che l’insegnamento è più una vocazione che una professione.Sicuramente una professione lo è, e necessita pure di una migliore considerazione, anche economica, ma è la vocazione, e dunque la missione, che determina lo slancio indispensabile, che senz’altro deve essere presente.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, afferma che “quella dell’insegnante è una delle professionalità più importanti per il paese, perché strettamente collegata alla sua crescita. Nella scuola italiana si è sempre ritenuto che la vocazione sia una prerogativa essenziale per esercitare una funzione con bambini in tenera età e minori, nella scuola dell’infanzia o primaria, considerando l’insegnamento come una missione e non come una professionalità”.“Nel corso dei decenni, con le varie riforme, hanno ‘promosso’ – continua Pacifico – sul campo insegnanti project manager, problem solver, visual merchandiser, tutor mentoring assistant, resort representative, specialisti di tutto e di più. In Italia, la maggior parte della classe docente è competente, preparata, ed è rappresentata da professionisti che sanno motivare e coinvolgere gli alunni. Infine, ci sono gli ‘insegnanti e basta’, coloro cioè che lavorano onestamente, che sanno ‘solo’ insegnare bene il latino e il greco, la matematica o la storia dell’arte, ecc”.

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La legge di bilancio cambia le abilitazioni all’insegnamento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 gennaio 2019

Con la manovra, si supera il decreto legislativo 59/2017 applicativo della riforma Renzi-Giannini: già come il 2019 il concorso a cattedra diventerà abilitante, così il docente di ruolo potrà utilizzare il titolo o per una nuova immissione in ruolo o per richiedere la mobilità professionale, quindi per il passaggio di ruolo o di cattedra. Il giovane sindacato ritiene che i corsi abilitanti debbano essere sicuramente attivati. E anche che ciò debba avvenire non solo per il personale docente di ruolo, ma pure per quello precario. Secondo Marcello Pacifico (Anief-Cisal), alla luce delle diverse decine di migliaia di posti vacanti in organico di diritto e della prossima riforma del reclutamento, diventa sempre più importante introdurre nel breve periodo una fase straordinaria di mobilità, con l’obiettivo di tutelare in primis i docenti ingabbiati dalla Buona Scuola e traditi subito dopo dall’algoritmo ‘impazzito’, ma anche avviare dei corsi abilitanti per il personale docente già assunto. Inoltre, questi corsi dovrebbero essere rivolti anche ai colleghi precari: in questo modo, si potrà favorire una sorta di passaggio di ruolo per tutti i supplenti che detengono i titoli utili al cambio di disciplina d’insegnamento.

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Insegnamento Costituzione è prioritario per gli italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 dicembre 2018

Ho pensato che un blog può essere uno strumento facile, agevole, per dialogare direttamente con i cittadini. La politica appare ancora distante, chiusa nel Palazzo e lontana dai problemi della gente. Con il sito http://www.mariastellagelmini.it ho voluto creare uno spazio per parlare con chi sta a casa, con le mamme, con le donne, con i giovani, per confrontarci e portare in Parlamento delle proposte di legge che siano frutto di una condivisione. Basta con il Palazzo chiuso, con una politica autoreferenziale”.Lo ha detto Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo a “Pomeriggio 5”, su Canale 5. “Saranno tanti i temi che potremo affrontare, e il primo riguarda i nostri figli. I giovani hanno grandissime opportunità, hanno grande talento, si tratta di una generazione di ragazzi in gamba, con voglia di fare, ma anche esposta a tanti rischi, a tanti pericoli, come abbiamo visto con la vicenda tragica della discoteca. Il problema, in quel caso, non è di costruire delle leggi, ma di fare rispettare le regole che già ci sono: è un problema di come si vive la cittadinanza e di come decidiamo di essere cittadini e di costruire l’Italia di domani. La prima proposta che ho pensato è di far vivere la Costituzione all’interno delle nostre scuole. La Costituzione non rappresenta un libro impolverato, ma è l’insieme di valori che ci fanno essere italiani. Costruire a scuola i cittadini di domani, imparare cos’è la Costituzione e cosa vuole dire l’identità italiana, sentirsi parte di una comunità, credo sia estremamente importante”, ha concluso.

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Insegnamento della storia, della letteratura e del patrimonio linguistico siciliano nelle scuole

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 ottobre 2018

Il presidente dell’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia (Unpli), Antonino La Spina, commenta positivamente le linee guida emanate dalla giunta regionale siciliana, su proposta dell’assessore all’Istruzione Roberto Lagalla, che fanno seguito all’approvazione della legge regionale sulla promozione, valorizzazione e insegnamento della storia, della letteratura e del patrimonio linguistico siciliano nelle scuole.“L’iniziativa della giunta di governo siciliana, presieduta dal presidente Nello Musumeci, coglie nel segno – afferma La Spina – puntando alla valorizzazione di quell’immenso patrimonio immateriale rappresentato dalla cultura siciliana e dal dialetto. Un obiettivo che le Pro Loco Unpli perseguono da tempo, con un’azione capillare avviata su tutto il territorio nazionale”. L’Unpli è tra è tra le 176 realtà mondiali accreditate presso l’Unesco ai sensi della Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale del 2003: un risultato conseguito grazie all’impegno profuso nella sensibilizzazione delle Pro Loco e delle comunità locali sui temi legati alle potenzialità dei beni immateriali, ma anche alla loro fragilità. Iniziative e azioni sfociate nella creazione di un inventario online (il canale youtube Memoria Immateriale) che conta migliaia di video sui temi della Convenzione Unesco del 2003 (saperi, tradizioni, artigianato, oralità, riti, conoscenze, pratiche sociali, ecc.).“Le Pro Loco – prosegue La Spina – sono da sempre impegnate nella salvaguardia e nella valorizzazione dei dialetti e delle lingue locali: un patrimonio che rappresenta la nostra identità territoriale. Un’azione che corona in alcuni appuntamenti di successo”.A partire dal premio letterario nazionale “Salva la tua Lingua Locale” rivolto a tutti gli autori ed appassionati di dialetto che ha visto il prof. Tullio De Mauro tra i suoi più illustri sostenitori; nel corso delle sei edizioni sono pervenute oltre mille opere. Una specifica sezione del premio è dedicata alle scuole, alla quale hanno partecipato oltre 100 gli istituti (per l’edizione 2018, le iscrizioni si chiudono il 30 novembre); il premio è indetto dall’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia e Legautonomie, in collaborazione con il Centro “Eugenio Montale” e l’ong EIP.
“L’Unpli – conclude La Spina – è costantemente attiva in materia della promozione e salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, una missione che, riteniamo, vada condotta in rete. Abbiamo già siglato accordi con il Mibac e il Miur e siamo pronti e disponibili ad ulteriori collaborazioni istituzionali”. L’Unpli organizza anche la “Giornata nazionale del dialetto” che ricorre il 17 gennaio di ogni anno.

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Scuola: Diplomati magistrale, non c’è pace

Posted by fidest press agency su martedì, 24 luglio 2018

Gli uffici competenti non avrebbero comunicato all’INPS nei tempi previsti le informazioni riguardanti i contributi versati dai docenti a partire dal 1° gennaio 2018. Questa situazione, che riguarda tutti i docenti, diventa ancor più problematica per tutti quei docenti diplomati magistrali, licenziati o estromessi dalle GaE per effetto della sentenza del Consiglio di Stato del dicembre scorso. Anief si appella alle istituzioni preposte, a cui chiede di superare il prima possibile i problemi che stanno mettendo in crisi non solo la professionalità ma anche la dignità di tanti maestri che da anni e anni portano avanti il loro preziosissimo lavoro formativo ed ora vengono messi alla porta, pure senza sussidi. È chiaro che se gli indennizzi non dovessero essere sbloccati a breve, ci attiveremo perché ciò avvenga intervenendo nelle opportune sedi legali. Intanto, la questione dei diplomati magistrale è arrivata all’attenzione della VII Commissione Cultura che ha dato il proprio parere favorevole con modifiche all’art. 4 del Decreto Dignità. Secondo la VII Commissione di Montecitorio, scrive sempre Orizzonte Scuola, vanno individuate “modalità di esecuzione delle sentenze relative ai diplomati magistrali idonee a salvaguardare la loro prossima supplenza sino all’estate del 2019”. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Forse il nostro esecutivo sta prendendo atto che è chiamato a rispondere, entro il prossimo 13 settembre, alle richieste formulate e la risposta arriverà proprio nei giorni in cui sarà convertito in legge il Decreto Dignità che concede 120 giorni di tempo all’amministrazione per ottemperare alle sentenze di merito dei tribunali e 60 giorni al Parlamento, per decidere cosa fare per evitare l’espulsione dalle GaE di tantissimi maestri che hanno studiato per fare questo lavoro e ora rischiano di rimanere a fare i supplenti ‘brevi’ a vita. Sapere che anche l’Europa sta sorvegliando l’operato dei nostri governanti e dell’amministrazione scolastica ci risolleva: perché ora dovranno giustificare anche a Bruxelles i motivi per cui si vuole attuare il più grande licenziamento collettivo della storia italiana nella PA. A meno che le Camere non diano seguito alla nostra richiesta, che è anche l’unica soluzione possibile: riaprire le GaE, con una norma di legge ad hoc, a tutti coloro che sono in possesso del diploma di abilitazione all’insegnamento.

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Difendere l’insegnamento dell’italiano nelle scuole dell’Ontario (Canada)

Posted by fidest press agency su domenica, 15 luglio 2018

L’on. Nissoli, è intervenuta in Commissione esteri per difendere i corsi di lingua italiana nelle scuole dell’Ontario e sensibilizzare i Colleghi e le Istituzioni italiane a supportare la richiesta della Comunità di Toronto di mantenere tali corsi.Inoltre, l’on. Nissoli ha scritto una lettera ai Trustees delle scuole dell’Ontario in supporto del programma di lingua italiana evidenziando l’importanza dell’insegnamento della lingua di origine per il bene dei ragazzi. Secondo l’on. Nissoli “cancellare l’insegnamento della 3 lingua in 45 scuole e licenziare 85 insegnanti, sembra un gesto avventato che non tiene conto di quanto di buono è stato fatto nel tempo, da ben 42 anni”.
Un concetto che la deputata di Forza Italia ha ribadito durante l’intervista rilasciata, oggi, a CHIN Radio di Toronto dai cui microfoni ha lanciato un appello a tutti i protagonisti di questa vicenda per evitare di cancellare l’insegnamento di lingua italiana e, anzi, migliorarlo cercando una soluzione condivisa per studenti e insegnanti.

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Governo a totale trazione salviniana

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Sarà per il dilettantismo degli alleati di maggioranza e l’inesistenza delle opposizioni, ma di colpo tutta la politica italiana sembra esaurirsi in quello che dice e fa Matteo Salvini. Può piacere o non piacere, può indurre o meno a trarne la conclusione che se così fosse della Repubblica ci sarebbe rimasto ben poco, ma è incontestabilmente un dato di fatto. Tuttavia, ci pare sia un film già visto. Tant’è che più d’uno ha già suggerito a Salvini di tenersi sulla scrivania e fors’anche sul comodino in camera da letto la fotografia di un altro Matteo, ma che di cognome fa Renzi, ritratto nel momento della massima euforia, subito dopo le trionfali elezioni europee del maggio 2014 che portarono il Pd al 40% dei voti espressi. Il consiglio – per taluni nutrito di un intento malevolo, per altri, come nel nostro caso, dispensato con sincero spirito costruttivo – intende ricordare al leader della Lega che l’allora segretario del Pd riuscì prima a compromettere quel patrimonio di consenso in soli 30 mesi (referendum costituzionale del dicembre 2016) e poi a disperderlo definitivamente in altri 15 mesi.Immaginiamo l’estroverso Salvini intento a fare tutti gli scongiuri padani che conosce, e lo capiamo. Tuttavia, lo esortiamo a riflettere e a fare comunque tesoro di quel clamoroso caso di meteora politica che è stato il renzismo. Perché forse può trarre utili insegnamenti su come evitare di ritrovarsi rapidamente dalle stelle – rappresentate dal ruolo di primazia che si è conquistato a danno dei suoi alleati, sia quelli di maggioranza (5stelle) che di opposizione (Forza Italia) – alle stalle, come è capitato a Renzi e ai Democratici.Se Salvini ci pensa bene, non è solo questione di iattanza – che pure ha mostrato, per esempio nei confronti del meno visibile Di Maio, cui ha destinato frasi apparentemente gentili ma in realtà cinicamente crudeli, tipo “mi fa tenerezza” – di arroganza del potere o voglia di strafare (difficile dichiarare guerra tutti i giorni a qualche entità straniera, i paesi si esauriscono in fretta), cioè i difetti mostrati con nitida evidenza dall’ex segretario del Pd. No, il rischio che il consenso di oggi diventi un boomerang domani risiede soprattutto in quel demoltiplicare istituzionale che il Matteo con la cravatta verde mostra di maneggiare con disinvoltura. Ci riferiamo alla progressiva disintermediazione tra rappresentanti e rappresentati che sono generate dalle moderne forme di comunicazione politica (e non solo), social media in testa, usate da Salvini più e meglio di quanto non facesse Renzi. Come ha giustamente notato Paolo Madron su Lettera 43, esse hanno finito per azzerare completamente qualunque gerarchia sociale e istituzionale. Generando un appiattimento che, oltre a delegittimare ogni elité fino al punto da esporla al più totale disprezzo da parte della pubblica opinione, ha trasformato chiunque ricopra un ruolo pubblico o, peggio, rappresenti una figura istituzionale, in un cittadino come un altro cui, di conseguenza, ci si sente in diritto di essere oggi complici e domani nemici che applicano sconti. La fine del principio di autorità, spacciato come una conquista di democrazia, il rovesciamento del rapporto tra eletto ed elettore, per cui non si conquistano i voti per le idee originali che si propongono ma per la capacità di “ascoltare il paese e i suoi bisogni”, sono tutti fenomeni che hanno prodotto e stanno producendo effetti tremendamente deleteri. Per esempio, è grazie a questo andazzo se oggi gli studenti posso mobbizzare gli insegnanti e i loro genitori si sentono in diritto di picchiarli. In questi giorni circola sulla Rete un video in cui si vede il presidente francese Emmanuel Macron redarguire con veemenza un giovane studente che durante una sua uscita pubblica lo aveva apostrofato dandogli del tu e chiamandolo con l’appellativo “Manu”. L’atteggiamento del giovanotto non sembrava aggressivo e l’intento non pareva malevolo. Semplicemente, il garçon si è sentito in diritto di “stare alla pari” con il Presidente della Repubblica, probabilmente in nome della versione transalpina di quel “uno uguale a uno” che circola dalle nostre parti. Ovviamente, noi ben comprendiamo la reazione di monsieur le Président, ma fatichiamo ad essergli solidali. Perché l’idea di quel giovane francese di essere al cospetto non di chi incarna la suprema istituzione del suo Paese, bensì di un amico, solo più noto di lui, cui può dare la massima confidenza, deriva dalla medesima frequentazione che i due, lo studente e Macron, fanno di quello che qualcuno ha efficacemente chiamato “bar di Twitter”. Dove è naturale che tra avventori ci si rivolga in quel modo. Insomma, viene da dire che “chi è causa del suo mal…”.Sia chiaro, qui non si vogliono demonizzare i social media, che pure noi usiamo (con molta moderazione). E sappiamo che già la televisione, nello stesso tempo artefice e vittima della mediocretizzazione della società, è da tempo passata dalla sacralizzazione dei divi alla loro trasformazione in gente comune, alla stessa stregua di quelli che partecipano ai talent show, nella più prosaica delle contiguità. Diciamo soltanto che tutto converge, nella società come nella politica, verso la totale disintermediazione, per cui è leader quello che più somiglia – nell’estetica come nel linguaggio e nei suoi contenuti – alla massa indistinta di coloro che dovranno votarlo. Ma così, le leadership sono per forza di cose destinate a durare poco. Anzi, più passa il tempo, e più il loro ciclo si accorcia. Perché tra amici è facile deludere, e tra pari ci si manda a quel paese.Salvini, con la sua ossessiva presenza sui social, l’uso di un linguaggio più che basico, la continua forzatura semplificativa che banalizza i problemi complessi, è un campione di questo sistema di destrutturazione della politica. Solo che fino a ieri era solo un capo partito, un peones. Oggi, invece, è ministro e vicepresidente del Consiglio, e per di più leader incontrastato della maggioranza di governo. La cosa fa una certa differenza. Tenerne conto non farebbe male, a lui e a noi. Certo, ci rendiamo conto, caro Salvini, che i nostri sono consigli non richiesti. Tuttavia vogliamo offrirglieli ugualmente. Perché ora e per ora è seduto al posto di guida del nostro paese, e su questa macchina – che da troppo tempo sbanda pericolosamente – ci siamo sopra tutti in egual misura. Rifletta, per esempio, sui danni – gravi – procurati dalla disintermediazione delle parti sociali e dei corpi intermedi diffusi nella società, promossa dall’altro Matteo. Renzi, nel farlo, si è sentito forte, perché saltando ogni forma di mediazione, parlava a tu per tu con la gente. E non ha badato al fatto che senza classe dirigente intorno, surrogata da famigli, non si va da nessuna parte. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: dal trionfo all’ignominia in meno di tre anni. Ancora: rifletta che se si vuole durare occorre generare e crescere delle élite intorno alle leadership politiche. I voti vanno e vengono, le tecnostrutture restano. Gli italiani non hanno bisogno di “avvocati del popolo”, ma di guide solide – plurime, che con gli uomini soli al comando abbiamo già dato – che sappiano indicare loro la strada perché hanno un’idea di paese, sanno dove si è e, di conseguenza, sanno dove occorre andare.(fonte: Enrico Cisnetto direttorewww.terzarepubblica.it)

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Aumentano gli alunni stranieri, ma mancano i docenti che dovrebbero insegnare a loro l’italiano

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 aprile 2018

Dati ufficiali Miur: gli studenti con cittadinanza non italiana che siedono ai banchi delle nostre scuole sono 826mila, il 9,4% della popolazione studentesca complessiva, 11mila in più rispetto all’anno scolastico precedente. La Lombardia è poi la regione che registra un maggior numero di studenti con cittadinanza non italiana, circa 208.000, mentre la quota più bassa si riscontra in Campania. Dieci le nazioni più rappresentate, prima fra tutte la Romania, seguita da Albania, Marocco, Cina, Filippine, India e Moldavia, Ucraina, Pakistan ed Egitto.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Nessuno ne parla, ma questi alunni sono senza insegnante specializzato. Infatti, quasi il 10% della nostra attuale popolazione studentesca è straniero; tuttavia, a due anni dal DPR 19/16 e dall’ultimo concorso a cattedre, non parte la classe di concorso per l’insegnamento di italiano ad alunni stranieri benché abbia fatto registrare centinaia di vincitori. Con le ultime indicazioni ministeriali sugli organici, l’unica novità è avere introdotto nel Cpia un posto su potenziamento, ma è una goccia nel mare: gli alunni sono 11mila in più rispetto all’anno scorso e bisogna pensare a un’implementazione delle forze di docenza specializzate in questa disciplina. Assumendo dei docenti già selezionati e che non aspettano altro di essere assunti.

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Nuovo prototipo per l’insegnamento online

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 marzo 2018

Perugia.Palazzo Gallenga, Piazza Fortebraccio, 4 Si chiama “Pro 3” ed è un prototipo didattico-scientifico che servirà a potenziare l’insegnamento online dei corsi di laurea magistrale dell’Università per stranieri di Perugia. Un modo rivoluzionario per avvicinare studenti, docenti e ricercatori nei percorsi formativi. L’ambizioso progetto è stato presentato oggi dal rettore della Stranieri, Giovanni Paciullo insieme a Giuliana Grego Bolli, coordinatrice del gruppo di lavoro Pro3. Il programma scientifico è stato presentato al Campus universitario della Stranieri di Perugia, in via Carlo Manuali, alla presenza del professor Marco Ronchetti, docente di Ingegneria dell’Università di Trento che ha ampiamente discusso del nuovo metodo di studio per migliorare l’apprendimento degli studenti.“L’obiettivo principale di questo progetto sperimentale – ha detto il rettore Giovanni Paciullo – assolutamente innovativo per l’Ateneo perugino è quello di rafforzare le competenze trasversali degli studenti iscritti ai quattro corsi di laurea magistrale dell’Università per Stranieri di Perugia, ed è importante di come il nostro Ateneo si pone nei confronti delle nuove sfide della frontiera didattico-scientifica sempre in costante e veloce perfezionamento”Per Giuliana Grego Bolli “La Stranieri di Perugia ha pensato come indicatori un progetto di Ateneo che mira da un lato a rafforzare le cosiddette soft skills o competenze trasversali degli studenti intese sia in termini cognitivi sia in termini relazionali ma anche come capacità creative. Un esperimento che ha tra gli obiettivi anche quello della modernizzazione degli ambienti di studio e di ricerca, dell’innovazione delle metodologie didattiche e soprattutto degli interventi per il rafforzamento delle competenze trasversali acquisite dagli studenti mediante il nuovo prototipo didattico per i corsi di Laurea magistrale dell’Università per stranieri di Perugia”.Il prototipo sperimentale dei percorsi formativi si baserà principalmente su due tipologie: una rivolta in modo specifico a studenti non frequentanti, mirato a erogare quattro insegnamenti curricolari delle quattro lauree magistrali attraverso una piattaforma e-learning, integrando strumenti e metodologie digitali a distanza; l’altra sarà rivolto in generale agli studenti delle quattro lauree magistrali, finalizzato ad assegnare due insegnamenti curricolari in una modalità integrata aula/rete, in cui strumenti e metodologie tradizionali si integrino in modo modulare con metodi innovativi, basati anche su approcci informali, sociali ed interdisciplinari all’apprendimento, come ad esempio la compresenza in aula di docenti di discipline diverse.

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Il diritto fondamentale all’educazione e all’insegnamento

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 marzo 2018

Roma 12 e 13 marzo 2018 (ore 8:45, Aula Magna “Giovanni Paolo II”) sul tema Il Diritto all’educazione e all’insegnamento Convegno di studi promosso dalla Facoltà di Diritto Canonico della Pontificia Università della Santa Croce.
L’educazione come diritto fondamentale della persona umana, l’autonomia dei centri di insegnamento così come tutelata dalla giurisprudenza europea, i sistemi di finanziamento delle scuole nei principali Stati europei, l’educazione alla cittadinanza come possibile risposta al multiculturalismo, il ruolo educativo dei genitori, l’homeschooling e le sfide poste dalla teoria del gender.
L’iniziativa si rifà al diritto della Chiesa di trasmettere la dottrina cattolica e i valori umani fondati sulla legge naturale attraverso la fondazione e la direzione di scuole di qualsiasi disciplina, genere e grado – spiegano gli organizzatori. Per questo, sarà dato spazio anche ai principi del Magistero ecclesiastico sull’educazione e al legame esistente tra diritto canonico ed ecclesiastico, con uno sguardo al diritto fondamentale allo studio e alla ricerca che spetta ai fedeli nell’ambito delle scienze ecclesiastiche.
Ad aprire i lavori sarà il Segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica, mons. Angelo Vincenzo Zani. Tra i relatori, Jorge Otaduy (Universidad de Navarra), Alfred Fernández (Direttore di Oidel, Ginevra), Vincenzo Turchi (Università del Salento), Paolo Cavana (Lumsa), Emmanuel Tawil (Università di Paris II Panthéon-Assas), Alessandro Ferrari (Università degli Studi dell’Insubria), Paolo Asolan (Università Lateranense) e i docenti della Santa Croce Stefan Mückl, Jean-Pierre Schouppe e José Tomás Martín de Agar.Le sessioni pomeridiane saranno moderate dal Prefetto della Casa Pontificia, mons. Georg Gäenswein e dal prof. Carlo Cardia, dell’Università Roma Tre. Previste anche tre tavole rotonde.Il Convegno è accreditato dal Ministero dell’Istruzione come attività di formazione per docenti e personale scolastico.

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Vorrei poter dire: Berlusconi l’uomo del domani

Posted by fidest press agency su martedì, 6 febbraio 2018

Silvio BerlusconiMa, purtroppo, non è così. Non è solo una questione anagrafica. L’età si sa ha il suo peso ma lo è altrettanto la mentalità che è stata affidata, anni prima, agli archivi del suo cervello. Sono ricordi che possono influenzare l’agire presente e farlo andare in controtendenza con il nostro futuro. Non a caso alcuni studiosi avevano elaborato una teoria per spiegare taluni arretramenti dei nostri piani evolutivi come se a un certo punto il “tempo storico” si fosse fermato o avesse ingranata la retromarcia. E a quanto pare ora sta accadendo la stessa cosa a Berlusconi. Non sembra aver tratto dal suo trascorso un utile insegnamento ma semmai gli resta la convinzione che repetita iuvant gli potrà giovare per rinnovare il suo passato di successi e di interessi. Di certo l’idea di far soldi e del come metterli a frutto, anche se ciò lo obbligava a cogliere il lato deteriore della politica per farla collimare con i suoi interessi privati, lo attraeva e continua a sedurlo irresistibilmente. (Il Fatto quotidiano, ad esempio, ha annotato decine di leggi emanate ad personam per consolidare il suo impero finanziario e le sue aziende). Continua ad usare le vecchie frasi ad effetto e ad adattarle agli avversari di oggi: allora erano i comunisti, oggi sono i grillini scambiandoli per marxisti dell’ultima ora. Allora vi era la tassa sulla prima casa oggi propone un drastico abbassamento delle imposte facendo, però, la felicità dei ricchi e dei benestanti o non certo della classe medio-bassa. Ma questi sono dettagli che sfuggono al volgo. Restano le suggestioni. Sul fondo del pozzo rimangono gli italiani con la loro memoria corta e la loro distorta convinzione che basta non andare a votare per fare un dispetto alla politica. E la politica si vendica riproponendoci i fantasmi del passato. (Riccardo Alfonso direttore Centro studi politici e sociali della Fidest)

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La scuola e i diplomati magistrale

Posted by fidest press agency su sabato, 30 dicembre 2017

 

scuolaI Diplomati magistrale sono contro la sentenza della discordia. Arrivano le interrogazioni parlamentari. Gli onorevoli Maestri, Civati, Brignone e Pastorino appartenenti a “Liberi e Uguali”, la formazione politica che mette insieme Mdp, Sinistra Italiana e Possibile, chiedono formalmente alla Ministra Valeria Fedeli quali misure intenda adottare a seguito dell’estromissione dall’inserimento nelle GaE e dalla stabilizzazione dei maestri della scuola dell’infanzia e primaria con titolo conseguito ante 2002 derivante dalla sentenza dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato emessa poco prima di Natale: la Ministra è consapevole che le “azioni innanzi alla Corte Europea dei Diritti dell’uomo” del sindacato, “ove fossero accolte, renderebbero del tutto ingestibile la situazione ed esporrebbero lo Stato italiano al rischio di pesanti sanzioni, anche in relazione alla sentenza della Corte di Giustizia Europea ‘Mascolo’ del 24 novembre 2014 contro l’abuso di contratti a tempo determinato nella scuola italiana?”. Alla luce di questo, si chiede anche di modificare “l’art. 17 del D.Lgs. 59/2017, nella parte in cui non prevede anche per la scuola dell’infanzia e la scuola primaria l’avvio di una fase transitoria e l’estensione del concorso riservato ai docenti abilitati, attualmente previsti esclusivamente per la scuola secondaria di I e II grado”.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): L’alto numero di politici che stanno auspicando soluzioni a favore dei diplomati magistrale, benché con scarse possibilità di riuscita per via dello scioglimento delle Camere, dimostra che quella sentenza del Consiglio di Stato sta producendo delle scorie davvero pesanti. Alla nostra soluzione al problema pronta da mesi, riaprire le GaE e ammettere tutti gli abilitati, modificare il decreto legislativo sulla formazione iniziale e reclutamento estendendolo anche ai docenti della scuola infanzia e primaria, se ne stanno aggiungendo ora delle altre. Tutte finalizzate al medesimo obiettivo: assorbire nei ruoli dello Stato questi maestri che da anni, anche da decenni, permettono alle nostre scuole dell’infanzia e primaria di garantire un servizio efficiente e continuativo.

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Scuola Precariato: addio all’abilitazione all’insegnamento

Posted by fidest press agency su domenica, 2 aprile 2017

scuola-digitale-casnati-como-800x500_cCon la prossima approvazione finale dello schema di decreto legislativo recante il riordino, l’adeguamento e la semplificazione del sistema di formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente, scompare quel percorso a pagamento che apriva la strada verso il ruolo: all’assunzione a tempo indeterminato si arriverà gradualmente attraverso un percorso di tirocinio. Ossia, i precari verranno pagati durante la fase di formazione. Per il Pd, questo nuovo modello selettivo ‘permetterà di avere finalmente procedure prestabilite, chiare e regolari nel tempo. Nel frattempo il Governo s’impegna a svuotare le graduatorie del concorso 2016, degli abilitati (GaE e II fascia d’istituto) e ad avviare alla stabilizzazione precari con 36 mesi di servizio. Questi ultimi verranno inclusi nelle nuove G.R.A.M.E.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): non servono nuove prove, nuove graduatorie, nuovi sistemi. Basterebbe una sola operazione: assumere subito tutti i precari che hanno svolto 36 mesi di servizio, come ci dice l’Unione Europea dal 1999. Stiamo parlando di docenti laureati, selezionati e abilitati all’insegnamento. E per quelli che non lo sono, basta riconoscere loro un anno di corso universitario per confermare l’abilitazione che hanno conseguito nel campo. Per fare tutto ciò bisogna però liberare gli organici e ammettere che il bluff è finito. Ma occorre avere il coraggio di dire basta al precariato cronico, agli organici potenziati, con docenti ‘mobili’, da spostare come pedine: quello che serve alla nostra scuola sono delle stabilizzazioni sui veri posti vacanti e disponibili. E recuperare il tempo scuola tagliato. Solo con queste operazioni oggi avremmo 200mila insegnanti in più. Per non parlare del personale Ata: assunto per l’ultima volta nel 2011 e poi dimenticato, assieme agli educatori, da quella che ancora chiamano la Buona Scuola.

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Morante e le scrittrici del Novecento al crocevia della critica, dei saperi dell’insegnamento e dell’apprendimento

Posted by fidest press agency su martedì, 28 marzo 2017

Roma Fino al 5 Maggio 2017 Dipartimento di Studi Umanistici, Aula 22 Via Ostiense 234. Nell’ambito dell’insegnamento dedicato a “Scrittrici, scrittori e opere della Letteratura italiana” del corso di laurea in Lettere, avrà luogo un ciclo di incontri dedicato a Morante e le scrittrici del Novecento, in collaborazione con la Società Italiana delle Letterate. Intervengono studiose e critiche che da diversi posizionamenti hanno affrontato questioni come quella del canone letterario, l’insegnamento della letteratura ai vari livelli della formazione, il suo apprendimento. Agli incontri parteciperanno studenti del corso e insegnanti e il corso ha il riconoscimento del Miur come corso di formazione e aggiornamento.

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Matematica, un altro metodo di insegnamento è possibile

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 novembre 2016

SONY DSCCalcinate del Pesce (Varese) venerdì 25 novembre alle 20.30 alla scuola Montessori Percorsi per Crescere di via Maggiora 10 ne parla Mario Valle, data scientist al Centro Svizzero di Calcolo Scientifico. Tabelline, addizioni in colonna, sottrazioni con la prova, divisioni. Per molti alunni la matematica è una materia difficile e complicata, uno scoglio arduo da superare, anche se i numeri sono presenti in tutti gli aspetti della vita quotidiana. Esiste però un modo diverso da quello tradizionale di insegnare la matematica. L’incontro di venerdì 25 novembre rientra in una serie di incontri organizzati durante l’anno dalla scuola Percorsi per crescere per approfondire e confrontarsi sui temi riguardanti la crescita e l’educazione dei bambini. «Mio figlio, che oggi ha 14 anni, ha frequentato la scuola Montessori di Varese: un percorso iniziato quasi per caso, né io né mia moglie conoscevamo il metodo Montessori – racconta Valle –. Durante il suo percorso scolastico ho avuto modo di approfondire queste idee, grazie anche agli incontri con Grazia Honegger Fresco, una delle ultime allieve dirette di Maria Montessori. Per me è stato sorprendente ritrovare così tanti parallelismi tra il mio lavoro e gli insegnamenti, che risalgono a più di un secolo fa, di Maria Montessori». Valle si occupa di supercalcolo, rapportandosi con ricercatori e scienziati. «Una parte importante del mio lavoro consiste nella visualizzazione scientifica, ossia nel rappresentare i risultati numerici di simulazioni e calcoli in maniera visiva, così da far scattare nello scienziato quella comprensione quasi intuitiva resa possibile dalle meravigliose capacità della nostra percezione visiva. Ed è proprio quello che succede con l’insegnamento della matematica con il metodo Montessori: dall’astrazione si passa al concreto, rendendo più facile l’apprendimento. I numeri non sono più solo dei concetti, ma diventano reali. Anche le tabelline non si imparano a memoria, ma si trasformano in configurazioni visive, non numeriche ma visuali». La matematica Montessori è presentata in modo attivo e interessante, usando materiali concreti che aiutano i bambini a costruire solide fondamenta per i concetti astratti. I progressi dei bambini avvengono per libera scelta e ripetizione, seguendo il ritmo delle loro necessità interne e non quello stabilito da insegnanti e genitori. (foto: mario valle)

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John Peter Sloan si trasferisce in Sicilia e apre a Menfi la sua rivoluzionaria scuola di inglese

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 novembre 2016

sloanIl più famoso degli insegnanti di lingua inglese, che ha rivoluzionato i metodi di apprendimento della lingua britannica per bambini e adulti, si trasferisce in Sicilia «Per sempre».John Peter Sloan, il popolare attore e scrittore di decine di grammatiche inglesi, che ha sconvolto in meno di dieci anni il metodo di insegnamento della lingua d’Oltremanica – diventando riferimento dei docenti sia nelle scuole private che in quelle pubbliche d’Italia – ha deciso di trasferirsi in Sicilia e di aprire a Menfi la “Sloan scuola di inglese”, ovvero un vero e proprio luogo di apprendimento della lingua, che si rivolgerà ai bambini, agli adulti e ai docenti che voglio sviluppare al meglio l’apprendimento tra i propri allievi.La sede sarà la scuola paritaria Rotolo di Menfi, in provincia di Agrigento, in via Benvenuto Cellini 12.Sloan qui con Asia Gagliano – anche lei di Menfi e insegnante di inglese con cui Sloan ha curato il metodo rivolto ai più piccoli intitolato “Da zero kids” – porterà quello che nell’ambito dell’insegnamento della più diffusa delle lingue straniere del mondo è noto come “Metodo Sloan”, incentrato sulla convinzione che gli italiani fatichino ad apprendere l’inglese per colpa di corsi noiosi e inefficaci.Il “Metodo Sloan” è incentrato sul divertimento e sugli esempi basati su immagini e dialoghi diretti. E i risultati gli danno ragione. Quattordici sono le pubblicazioni editoriali firmate John Peter Sloan – noto a molti anche come comico di Zelig, Amici, Quelli che il calcio, opinionista nei talk show televisivi e speaker per numerose radio – che hanno venduto centinaia di migliaia di copie e che sono pubblicate, oltre che in Italia, in Francia, Germania, Spagna, Polonia e sloan1Brasile. Le stesse tecniche di Sloan oggi sono applicate per insegnare anche lo spagnolo e il francese.Tornando alla Sicilia, sarà Menfi il cuore pulsante di tutte le attività presenti e future di Sloan. Qui il 7 dicembre presenterà al pubblico la scuola in un grande evento. Le attività cominceranno a gennaio 2017. Sono intanto aperte le iscrizioni ai corsi.«Parto da un’aula – dice Sloan, nato a Birmingham il 27 febbraio 1969 e in Italia dal 1990 – e spero che col tempo diventeranno due o tre. Se ci saranno molti iscritti, porterò con me altri insegnanti già educati col mio metodo. Ci rivolgiamo a bambini e adulti. Serve tanto l’inglese qui in Sicilia. Non è colpa dei siciliani se non sono spigliati in inglese. Il problema è dei docenti che devono imparare a insegnare. I siciliani, così creativi, hanno di certo una carta in più per imparare le lingue. Non è importante avere una grammatica perfetta, ma sapere utilizzare la lingua per comunicare».Sulle origini del suo trasferimento da Milano in Sicilia, Sloan spiega: «Sono stato a Menfi tre anni fa in vacanza e da allora sono tornato più volte in Sicilia, fino alla scelta di trasferirmi definitivamente qui. Vivo a Menfi già da cinque mesi e sto vendendo la casa di Milano per comprarne una qui. Perché? Perché non capisco come ho fatto a vivere 20 anni a Milano, quando a Menfi posso lavorare, scrivere e vedere il mare dalla finestra della mia attuale abitazione. E vivere così è fantastico. Qui la vita è bella, semplice e ancora a misura d’uomo» Il progetto di Sloan per la Sicilia è semplice ed è figlia della sua esperienza a Roma e a Milano: «Bastano poche lezioni per imparare e parlare l’inglese da zero, semplicemente giocando. Voglio fare della mia lingua il passaporto dei siciliani nel mondo. E io voglio scommettere su quest’isola». (foto: sloan)

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