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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 349

Posts Tagged ‘insegnamento’

Scuola: In Italia l’insegnamento è sempre più donna

Posted by fidest press agency su martedì, 13 settembre 2022

L’Italia è tra i Paesi in Europa dove è maggiore la percentuale di donne dietro la cattedra: secondo l’ultima rilevazione Eurostat, rilanciata oggi dalla stampa, ben l’83,2% del corpo docente è composto da donne. I numeri sono in forte crescita: all’infanzia e alla primaria si sfiora la totalità maestre, rispettivamente con il 99% nelle scuole dell’infanzia e il 96% nel primo ciclo. L’aumento è sostanzioso anche nella secondaria di I grado: nel 2020/21 si contano circa 8 professoresse su 10, il 79%, mentre 20 anni fa erano il 74% e nell’anno scolastico 1965/66 appena il 61%. In pratica, in poco più di mezzo secolo abbiamo assistito a un aumento del 18%. Alle superiori l’incremento è stato ancora più alto: nella secondaria di II grado si è passati dal 48% al 67%. Secondo l’Ocse ci sono diverse ragioni per spiegare questo fenomeno: “Gli stereotipi di genere persistenti”, ma anche “le modalità di lavoro flessibili per gli insegnanti” più “attraenti per le madri lavoratrici”, come pure il basso salario, quindi “migliorare il riconoscimento dell’importanza dell’insegnamento per la società, anche retribuendo adeguatamente gli insegnanti, potrebbe attrarre e trattenere buoni insegnanti indipendentemente dal sesso”.Il sindacato Anief ritiene indispensabile adeguare in fretta gli stipendi degli insegnanti all’importanza del ruolo svolto, prescindendo dal sesso di chi lo porta a compimento: “Certamente – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – la modestia dei compensi che l’Italia riserva ai propri insegnanti può incidere sulla prevalenza delle donne, ma riteniamo che si tratti di un elemento secondario rispetto al problema centrale degli stipendi degli insegnanti sempre più sotto l’inflazione. Non vorremmo che passasse il concetto che nella scuola ci si può accontentare di buste paga ridicole perché in fondo a svolgere il lavoro sono in prevalenza le donne”.“Prima di tutto – prosegue Pacifico – perché è offensivo nei confronti del genere femminile, al quale non può e non deve essere associato alcun limite stipendiale. In secondo luogo, la modestia degli stipendi è tale che sia una donna sia un uomo hanno la medesima difficoltà ad arrivare a fine mese a causa della crescita esponenziale del costo della vita e dei loro compensi fermi di fatto al 1992. Mentre i colleghi tedeschi per lo stesso lavoro da insegnante a fine carriera prendono il doppio di euro. Un motivo per trovare all’Aran il prima possibile un’intesa sull’Atto di indirizzo e per firmare quel contratto ponte proposto da Anief che porterebbe ai docenti un ‘ristoro’ medio di oltre 100 euro al mese, in vista di un autunno che con la crisi energetica si prospetta poco roseo”, conclude il sindacalista autonomo.

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La domanda d’insegnamento della lingua italiana come lingua straniera è costantemente crescente

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 agosto 2022

Perugia. Se la domanda d’italiano all’estero si mantiene alta ma stabile, collocando l’insegnamento della nostra lingua tra le prime 4/6 del mondo, entro i confini nazionali la domanda d’insegnamento della lingua italiana come lingua straniera è costantemente crescente: nelle scuole di ogni ordine grado, nelle organizzazioni impegnate nell’inclusione sociale, nei centri provinciali per l’insegnamento agli adulti e nelle ong, si cercano docenti specializzati nell’insegnamento dell’italiano a persone con diversa lingua madre.L’Università per Stranieri di Perugia rappresenta in questo ambito disciplinare l’Ateneo specialistico per eccellenza, con corsi per italiani e stranieri che coprono tutta la filiera formativa: al corso di laurea triennale in Digital Humanities ed alla magistrale in Italiano per l’insegnamento a stranieri (ItaS), si aggiungono due moduli post laurea: il Master di primo livello in Didattica dell’Italiano Lingua non Materna (ITALIN) – cui si accede con laurea triennale – e quello di secondo livello in Didattica dell’italiano come lingua non materna (DIDL2), che richiede la laurea magistrale; ad essi segue poi il dottorato triennale in Linguistica e didattica delle lingue. Completa le opzioni professionalizzanti la Certificazione in Didattica dell’Italiano Lingua Straniera – DILS-PG -, un titolo attestante la formazione dell’insegnante e la relativa competenza didattico-pedagogica. Il Master di primo livello in Didattica dell’Italiano Lingua non Materna (ITALIN), in particolare, si compone ogni anno di moduli completamente rinnovati, per un percorso di specializzazione che si suddivide in italiano per il lavoro e italiano per lo studio. Nell’edizione di quest’anno (2022/2023) saranno centrali i moduli dedicati all’italiano fuori dall’Italia (ovvero il lessico specialistico della cucina, dell’architettura, della moda, dell’arte, ecc. che si è diffuso fuori dal nostro paese), e quello sulla lingua d’uso, ispirato alle lezioni che Luca Serianni, da poco tragicamente scomparso, ha tenuto presso l’Università per Stranieri di Perugia sino a due decenni fa. Il corso di Master ItaLin dà luogo all’attribuzione di punteggio nelle graduatorie del personale docente delle scuole italiane di ogni ordine e grado, e soprattutto è riconosciuto come titolo specialistico per le procedure concorsuali della Cattedra Classe A023 per l’immissione in ruolo del personale docente. Sono anche previste sette borse di studio del valore di 500 €, a parziale copertura della quota di iscrizione. C’è tempo per iscriversi sino al 13 settembre prossimo (https://iscrizioni.unistrapg.it – Bando, Piano didattico e Calendario delle attività del master sono consultabili in questo sito, nella pagina dedicata al master https://www.unistrapg.it/node/520). Il master di Secondo livello in didattica dell’italiano è dedicato invece a coloro che hanno conseguito una laurea magistrale o a ciclo unico. Si svolge in modalità mista con sette mesi circa di didattica a distanza (da ottobre 2022 a maggio 2023) e 4 settimane di didattica in presenza (da maggio a giugno 2023), con l’erogazione di sei borse di studio di € 800 a parziale copertura della quota di iscrizione. Dà luogo all’attribuzione di punteggio nelle graduatorie del personale docente delle scuole e degli istituti italiani di ogni ordine e grado, garantendo 60 Crediti Formativi Universitari (CFU) spendibili in ambito universitario, sia in Italia che all’estero. C’è tempo per iscriversi fino al prossimo 19 settembre prossimo (Per info: https://www.unistrapg.it/studiare-in-un-ateneo-internazionale/master/master-di-ii-livello-in-didattica-dell-italiano-lingua-non-materna).

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Scuola: Abilitazioni all’insegnamento

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 luglio 2022

La crisi di Governo potrebbe ulteriormente allontanare il concorso straordinario per l’abilitazione, bandito nel 2020 a seguito del Decreto M.I. 21.04.2020, n. 497 e rimasto bloccato da allora. In lista di attesa vi sono diverse decine di migliaia di candidati. La stampa specializzata ricorda anche che “stiamo parlando di una procedura per la quale gli aspiranti hanno presentato la domanda e pagato il contributo di diritto di segreteria (15 euro a persona)”. Inoltre, “durante la fase di conversione del Decreto Sostegni bis, ricordiamo, era emersa la data del 15 dicembre 2021 come termine ultimo per avviare la prova selettiva, ma tale data non è confluita nella stesura finale del DL 73/2021. C’è già chi teme che tutto vada a perdersi, perché la nuova riforma del reclutamento, prevista dalla Legge 79/2022, contempla un nuovo modello formativo per ottenere l’abilitazione: anche su questo versante, però, il percorso di approvazione non affatto sicuro, perché la caduta del Governo Draghi e il ritorno alle urne degli italiani, con l’arrivo del nuovo Governo in autunno, fanno perlomeno pensare ad un lungo periodo di sospensione dell’iter di approvazione del nuovo percorso. Su questo argomento interviene il sindacato Anief: secondo il suo presidente nazionale, Marcello Pacifico, “prima di pensare a nuovo corso universitario abilitante, è bene che vanga portato fino in fondo il bando del concorso abilitante del 2020. Ci sono decine di migliaia di precari che hanno già pagato la tassa di partecipazione e questi andrebbero aggiunti anche quelli che nel frattempo hanno conseguito i titoli per chiedere di partecipare sulla base di quei criteri: come si fa a pensare di cambiare le regole in corsa, senza non avere prima concluso i procedimenti in essere? Noi a questo gioco non ci stiamo e faremo di tutto per tutelare chi ha chiesto di abilitarsi all’insegnamento con le vecchie regole”.

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Scuola: Concorso straordinario, chi lo supera fa sua anche l’abilitazione all’insegnamento

Posted by fidest press agency su sabato, 4 giugno 2022

L’idoneità ottenuta a seguito della partecipazione al concorso straordinario della scuola secondaria comporta l’abilitazione all’insegnamento: ad ufficializzarlo è stato il capo dipartimento del ministero dell’Istruzione Stefano Versari, attraverso una Nota, la n. 1139, inviata oggi a tutti gli Uffici scolastici regionali: nella comunicazione si spiega che a seguito di “talune richieste di parere”, si fa presente ai direttori degli Usr che la “procedura straordinaria finalizzata all’immissione in ruolo del personale docente nella scuola secondaria di I e II grado di cui al D.D. 23 aprile 2020 n. 510” comporta il riconoscimento dell’abilitazione all’esercizio della professione docente. La posizione del ministero fa però anche riferimento alle “modifiche introdotte dall’art. 59 del D.L. 25 maggio 2021 n. 73 convertito, con modificazioni, dalla legge 23 luglio 2021, n. 106” e “introdotto dalla legge 30 dicembre 2021, n. 234” che nell’attuale formulazione prevede che i posti comuni e di sostegno, residuati all’esito delle immissioni in ruolo disposte per effetto della procedura di cui al comma 4 della medesima disposizione, vengano destinati, sino al 15 marzo 2022, alle immissioni in ruolo, con decorrenza giuridica ed economica al 1 settembre 2022, dei soggetti inseriti nelle graduatorie di merito di cui all’articolo 1, comma 9, lettera b) del D.L. n. 126/2019, pubblicate dopo il 31 agosto 2021 ed entro il 31 gennaio 2022”.Alla luce del mutato quadro normativo, pertanto, il ministero ora ritiene di dover “riconoscere l’abilitazione all’insegnamento al ricorrere di una serie di ulteriori condizioni: inserimento nelle graduatorie di merito, di cui all’articolo 1, comma 9, lettera b), del D.L. n. 126/2019, come integrate secondo quanto disposto dall’art. 59, comma 3, del D.L. 73/2021, pubblicate nell’anno scolastico 2020/21 e titolarità, nel corrente anno scolastico 2021/2022, di un contratto di docenza a tempo indeterminato ovvero a tempo determinato di durata annuale o fino al termine delle attività didattiche presso una istituzione scolastica del sistema nazionale di istruzione, ferma restando la regolarità contributiva”.Una secondo condizione è quella dell’inserimento “nelle graduatorie di merito, di cui all’articolo 1, comma 9, lettera b), del D.L. n. 126/2019, come integrate secondo quanto disposto dall’art. 59, comma 3, del D.L. 73/2021, pubblicate nel corrente anno scolastico 2021/2022 e titolarità, nell’anno scolastico 2020/2021, di un contratto di docenza a tempo indeterminato ovvero a tempo determinato di durata annuale o fino al termine delle attività didattiche presso una istituzione scolastica del sistema nazionale di istruzione, ferma restando la regolarità contributiva”. Infine, il ministero dell’Istruzione ha dato il via libera all’inserimento nelle “graduatorie di merito di cui all’articolo 1, comma 9, lettera b) del D.L. n. 126/2019, come integrate secondo quanto disposto dall’art. 59, comma 3, del D.L. 73/2021, pubblicate nel corrente anno scolastico 2021/2022 e titolarità, nel corrente anno scolastico 2021/2022, di un contratto di docenza a tempo indeterminato ovvero a tempo determinato di durata annuale o fino al termine delle attività didattiche presso una istituzione scolastica del sistema nazionale di istruzione, ferma restando la regolarità contributiva”.

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Scuola: La dedizione all’insegnamento è un concetto inapplicabile

Posted by fidest press agency su sabato, 20 novembre 2021

“La Manovra 2022 non prevede solo lo stanziamento di meno di un decimo delle risorse necessarie alla scuola, 300 milioni anziché 5 miliardi, ma anche l’associazione del merito professionale con la ‘dedizione nell’insegnamento’. Ma cosa significa? Come si fa ad applicare un concetto del genere all’insegnamento? Dobbiamo aspettarci di escludere a priori un docente dal bonus merito solo perché lavora a testa bassa e non è sufficientemente estroverso?”. A dirlo è stato oggi Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief e dell’Accademia Europa Cesi, durante il convegno “La scuola italiana e il pilastro europeo dei diritti sociali”, nell’ambito del progetto “Pulser” della Cesi Europe Academy, svolto a Roma alla presenza di numerosi legali ed esperti di normativa scolastica. “Non scherziamo – ha continuato Pacifico -, i senatori facciano attenzione, perché il comma 1 dell’articolo 108 della Legge di Bilancio 2022 non può rimanere in vita, va stralciato: in fase di revisione finale del documento di fine anno, occorre aprire, piuttosto, alle indennità stipendiali che per i docenti, come per il personale Ata, continuano ad essere inspiegabilmente negate. Facciamoci guidare delle norme dell’Ue e dalla Carta Sociale europea, nel quale si salvaguardia il diritto all’occupazione e all’equo trattamento, anche stipendiale”, ha concluso il sindacalista autonomo.

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L’insegnamento di Santa Ildegarda di Bingen

Posted by fidest press agency su sabato, 9 ottobre 2021

Montalcino. Sabato 16 ottobre, dalle 16.00 alle 18.00, presso l’Abbazia di Sant’Antimo Castelnuovo dell’Abate, all’interno del comune di Montalcino, in provincia di Siena una giornata alla scoperta di Santa Ildegarda di Bingen, la monaca benedettina vissuta nel 1100, Santa e Dottore della Chiesa Universale dal 2012. L’incontro, a ingresso libero, dal titolo ‘La salute del corpo: un cammino di salvezza per l’anima. L’insegnamento di Santa Ildegarda di Bingen’, è organizzato dalla comunità diocesana di Sant’Antimo e da Thesaura Naturae. Il seminario, con la partecipazione di Don Angelo Colace e della dottoressa Sabrina Melino, studiosa, ricercatrice e fondatrice dell’azienda di Stresa, avrà come tema fondante il binomio salute-salvezza al centro dell’opera ildegardiana. Secondo la mistica del Reno è solo riconoscendo l’intima unione tra anima e corpo nella luce dello Spirito che diventeremo consapevoli della stretta relazione esistente tra salute e salvezza. L’uomo non è un essere indipendente, ma come massima espressione della sacralità del Creato di cui è responsabile, attraverso il corpo esprime, dell’anima, il desiderio e la volontà, dello Spirito, l’intuito e la comprensione. Solo se si è in grado di procedere nel percorso unico e autentico della propria vita, dove il talento individuale – dono dello spirito – trova espressione, saremo in grado di vivere una vita in salute e allo stesso tempo preservare, per il nostro stesso bene, il Creato. Un approccio, quello ildegardiano, oggi particolarmente utile per delineare un nuovo concetto di stile di vita, in grado di dare risposte all’uomo moderno che, coinvolto in un delicato passaggio storico, alle prese con isolamento e fragilità, è più esposto a forme di malattia cronica e sente forte la necessità di rivalutare la relazione con l’ambiente, la riscoperta di valori di coesione sociale e di nutrire il suo anelito spirituale. “In questo difficile momento storico, che Ildegarda descriverebbe attraverso i suoi simboli come lo strato di buio sotteso alla Luce, perseguire con costanza, determinazione, fede e temperanza il proprio cammino ci consentirà di vedere il buio come una grande opportunità di purificazione personale prima che globale – dice Sabrina Melino – In questo cammino comprenderemo come Tutto ha in realtà un senso preciso e funzionale alla nostra realizzazione”.

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Italki rivoluziona l’insegnamento delle lingue straniere

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 settembre 2021

Italki, piattaforma globale di apprendimento delle lingue, sta rivoluzionando il mondo dell’istruzione online con un’esperienza di apprendimento personalizzata e a misura di studente. Con insegnanti madrelingua specializzati in oltre 150 lingue, è diventata un’alternativa sempre più popolare alle scuole di lingua per la sua convenienza, sicurezza e flessibilità. Il settore dell’e-Learning ha conosciuto una forte crescita nell’ultimo anno a causa del perdurare della pandemia di Covid-19 che ha avuto importanti conseguenze, in Italia così come nel resto del mondo, anche sulle modalità di insegnamento. In questo contesto caratterizzato da restrizioni agli spostamenti fra paesi e agli incontri in presenza, la tecnologia sta rappresentando un valido alleato per coloro che vogliono continuare a imparare una lingua. Ne è un esempio italki, piattaforma digitale che offre una vasta gamma di soluzioni pensate per soddisfare le esigenze di ciascuno: sia che si voglia continuare un corso di lingua professionale, preparare un esame, fare pratica prima di un colloquio di lavoro o semplicemente dedicare il proprio tempo libero a imparare una nuova lingua, italki permette di scegliere fra percorsi di apprendimento di qualità e su misura. Privilegiando un approccio che mette al centro l’interazione e l’immersione linguistica, la piattaforma funziona mettendo in contatto studenti e insegnanti madrelingua attraverso corsi privati da remoto. Con italki è possibile, ad esempio, imparare e conversare in inglese britannico comodamente dal proprio divano, come se si fosse in un pub di Londra. italki è una community globale per l’apprendimento delle lingue. Mette in contatto studenti e insegnanti attraverso corsi privati da remoto, privilegiando un approccio che mette al centro l’interazione e l’immersione linguistica. Con oltre 10 milioni di studenti e 27.000 insegnanti madrelingua qualificati che insegnano oltre 150 lingue, italki è la piattaforma che aiuta a padroneggiare ogni lingua.

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L’insegnamento che proviene dalla mitologia: Pallade, Atena

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 agosto 2021

Dal cervello di Giove balzò questa dea che è la più decisa delle divinità elleniche. Ma non aveva Giove inghiottito la sua prima moglie Meti? In proposito vale una precisazione. Meti (il cui nome significa “prudenza” o, in senso cattivo “perfidia”) è una divinità della prima generazione. È figlia d’Oceano e di Teti. Passava per essere stata la prima moglie (o la prima amante) di Zeus. Proprio lei gli diede la droga grazie alla quale Crono dovette rivomitare tutti i figli che aveva divorato. Poi essendo Meti incinta, Gaia e Urano fecero sapere a Giove che dopo avergli dato una figlia, sarebbe nato un figlio, ma costui, più tardi, lo avrebbe spodestato, come lui aveva fatto con Crono. Allora consigliato da Gaia (o dalla stessa Meti) inghiottì Meti e così mise alla luce Atena. Nacque baldanzosa, pronta e armata di tutto punto con tanto di asta, scudo e l’egida della Gorgone. Il tutto incominciò quando un giorno il re degli dèi si sentì dolere fortemente il capo. Chiamò Vulcano e lo pregò di dargli sulla fronte un colpo con il fendente dell’accetta. Vulcano obbedì e dalla larga fessura vide saltar fuori con un acuto grido una bella guerriera con l’elmo d’oro e un giavellotto, che ballò davanti agli dèi attoniti una danza di guerra. Minerva manifestò subito il suo carattere guerriero aiutando il padre nella lotta contro i Titani. Si suppone che prese il nome di Pallade proprio dal nome di uno dei Titani più membruto e feroce degli altri che aveva atterrato. Quando Cecrope ebbe fondata Atene, si trattò di dare il nome a quella città. Nettuno e Minerva si fecero avanti, accampando ciascuno il proprio diritto. Gli dèi, radunati da Giove stabilirono di consacrare l’Attica e d’intitolarla a chi, fra i due, avesse fatto all’umanità il dono più utile. Nettuno batté con il suo tridente la riva del mare, e si vide balzar fuori uno sbuffante cavallo. Minerva colpì il suolo con il ferro della lancia, ed ecco sorgere un albero dai rami contorti, dalle foglie aguzze e grigie, dal tronco rude e nodoso e dalle piccole bacche brune: l’olivo. La sentenza degli dèi, che rivela la loro saggezza, fu la seguente: “Atene sia sacra a Pallade, perché l’umanità ha più da guadagnare dal mite ulivo, simbolo di pace, che dal cavallo, destinato a tirare i carri di guerra e a spandere la morte nei campi di battaglia.” Atena è la dea della guerra, ma differisce molto dal suo sanguinario fratello Marte. Essa combatte non per l’amore della zuffa e della strage, ma per il trionfo della giustizia. Il senso naturalistico della dea è evidente. Dal cielo in bufera balza il raggio luminoso che tutto vede, tutto schiarisce e tutta l’ombra affronta e uccide. Pallade è il fuoco dell’anima e dell’intelletto. Incoraggia gli eroi e li illumina. Li guida all’assalto. È l’amica di Achille, di Ulisse, di Diomede, di Calcante e di altri eroi. È an-che la dea della perseveranza, della misura, della fatica e quindi dell’industria, dell’agricoltura. Ella incoraggia la costruzione di città e la formazione degli stati, agevola la coltura, inventa l’olivo, tempra l’aratro e perfeziona il telaio. Pallade era adorata ad Argo, a Corinto, a Sparta in Tessaglia, in Beozia, a Rodi e specialmente nell’Attica ad Atene, che aveva vinto a Poseidone con l’offerta dell’olivo. Due templi erano nell’Acropoli, l’Eretteo e il Partenone, a lei dedicati, l’uno a settentrione, con tre celle destinate ad Atene, a Poseidone, a Pandroso, l’altro il Partenone interamente dedicato al culto di Atena vergine e scolpita da Fidia.Le più notevoli feste che si celebravano in onore di Pallade erano le panatenee dell’anno terzo di ogni olimpiade con varie manifestazioni di corse, giochi, offerte e processioni. Con Pallade Atena presto venne identificata dai romani la loro Minerva, senonché in origine la Minerva romana non fu guerriera, ma soltanto pacifica protettrice del lavoro. Dopo le grandi conquiste soltanto Pompeo prima e Augusto poi le eressero dei templi. Con Giove e Giunone Minerva era anche adorata nel tempio del Capitolino. Come le panatenee in Grecia e così a Roma molte feste avevano luogo in onore di Minerva. La più grande fu quella che si celebrava a marzo a cui tutto il popolo prendeva parte straordinaria ed entusiastica. Altre feste minori si celebravano nel giugno. Minerva o Pallade Atena ha di sé lasciata impronta profonda e indelebile in tutte le arti. I poeti da Omero a Pindaro l’hanno in tutte le fogge esaltata. Figure di legno o di bronzo, chiamati appunto Palladi, si tenevano accanto al focolare e si fissa-vano sulle mura delle città per allontanare i nemici. Rappresentata da una miriade di scultori, essa fu in eterno fermata e immortalata dallo scalpello di Fidia nella statua che si adorava nella cella di Atena Parteno. Il Gentile in merito scrisse: “Rappresentava la vergine dea protettrice di Atena, nella serena maestà della pace dopo la vittoria. Ritta con il piede destro leggermente in avanti, la copriva un semplice chitonche a larghe pieghe. Le scendeva ai piedi, nuda le braccia e il collo, il petto coperto dall’egida, nel cui mezzo effigiato il capo anguicrinito della Medusa, la testa difesa con l’elmetto attico, adorno sul davanti da una figura di sfinge, e sui lati da due grifoni in alto rilievo, simbolo quello della imperscrutabile sapienza della dea. La mano sinistra posava leggermente sull’orlo superiore dello scudo e insieme reggeva l’asta che come abbandonata le si reclinava alla spalla. Di sotto allo scudo ergeva il collo un serpente accovacciato. La mano destra era protesa in avanti sostenendo sulla palma una statuetta della vittoria alata.” Tutte le figurazioni posteriori alla dea sono ispirate a questi tre tipi. E gli scultori non hanno dimenticato mai di porle accanto la civetta e il serpente, che, come l’ulivo, le sono sacri. (Riccardo Alfonso)

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Un’aula dedicata all’insegnamento multimediale e interattivo dei bambini

Posted by fidest press agency su martedì, 8 giugno 2021

Un’iniziativa tesa all’innovazione, allo sviluppo, alla multimedialità didattica, sempre più importante anche nei confronti delle nuove generazioni. Così potrebbe riassumersi la ferma volontà della Scuola Elementare “Lorenzo Lotto” e dell’Istituto Comprensivo “Beniamino Gigli” di aprire l’Innova Lab, un’aula dedicata all’insegnamento multimediale e interattivo dei bambini. L’aula è stata intitolata al Maestro Luigi Vincenzoni, nipote di Beniamino Gigli, scomparso lo scorso anno e instancabile custode della cultura gigliana. Il Gruppo Editoriale ELi ha contribuito attivamente alla realizzazione di quest’aula speciale, fornendo gratuitamente libri di narrativa e materiale didattico per arricchire la biblioteca a disposizione di bambini e maestre. “Aprire un’aula dopo che per molto tempo abbiamo vissuto le chiusure è un gesto simbolicamente molto profondo” commenta l’AD di ELI Michele Casali. “Siamo felici di aver contribuito alla realizzazione di quest’aula, dedicata a un grande personaggio recanatese, che sarà sicuramente il nido creativo dal quale le idee di tanti bambini e ragazzini spiccheranno il volo”.

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Scuola: canale speciale di reclutamento per chi ha anni di esperienza d’insegnamento

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 marzo 2021

Si è appena concluso il webinar organizzato dal sindacato Anief “Concorso straordinario, pubblicazione graduatorie: quali tutele per i partecipanti e per gli esclusi?”, tenuto dal presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico, e dal legale Anief Walter Miceli. È stato ribadito come chi lavora nella scuola da tanti anni debba ricevere il medesimo trattamento di chi vince un concorso.Nel corso della diretta, Marcello Pacifico ha affermato che, tra coloro che hanno insegnato nelle nostre scuole per più di 36 mesi, “il 15% non ha partecipato alla prova preselettiva: in alcune regioni i candidati sono stati meno dei posti messi a bando. Come sindacato, anche per coloro che non hanno superato la prova scritta, vogliamo impugnare la graduatoria finale. Nel frattempo non ci arrendiamo, abbiamo presentato emendamenti per permettere la loro stabilizzazione. Noi ci batteremo fino a quando lo Stato abuserà di contratti a tempo determinato: chi ha lavorato per anni nella scuola ha lo stesso diritto di chi ha vinto un concorso, bisogna dare ai precari una prospettiva”.Walter Miceli ha detto che “è necessario adottare misure contro la precarietà, che produce un danno esistenziale, perché è evidente che un insegnante che ha superato i 40 anni e non ha fatto altro che insegnare nella vita non può essere messo davanti al bivio di superare il concorso o vivere l’oblio senza possibilità di continuare questo lavoro. La direttiva comunitaria del 1999, che impone di sanzionare gli Stati membri che reiterano i contratti a tempo determinato, è stata ignorata per anni in Italia. Nel 2010 è stato varato un piano di riduzione dei docenti di sostegno che ha tagliato 100mila cattedre: da qui nasce il sindacato Anief, che ha avviato un’azione collettiva. Intanto con la sentenza Mascolo l’Italia deve adeguarsi all’Europa sui contatti a termine. La Buona scuola in seguito realizza un piano straordinario di assunzione per 100mila precari, ma avvia il piano di stabilizzazione solo per gli iscritti alle GaE”.“Serve dunque – continua l’avvocato Miceli – una graduatoria parallela a quella del concorso, che trasformi lentamente i contratti da tempo determinato a tempo indeterminato. Chi ha lavorato per tanti anni insegnando e ha dedicato tutta la propria vita a questo deve essere o stabilizzato o deve avere risarcito il danno, davanti al giudice ordinario, non inferiore a 12 mensilità. Queste azioni dell’Anief sono strumenti di persuasione nei confronti dello Stato affinché la piaga del precariato sia abolita. Prima la voce di Anief che chiedeva di stabilizzare per titoli e servizi era marginale e solitaria, ma oggi le cose sono cambiate: molte forze politiche appoggiano la volontà del sindacato di riaprire il doppio canale di reclutamento. Si tratta adesso solo di convincere il legislatore, anche usando lo strumento del ricorso”.

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Scuola Primaria, tornare all’insegnamento per moduli e superare il maestro unico

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 dicembre 2020

Con un emendamento alla legge di bilancio si propone:A decorrere dall’a. s. 2021/22, a partire dalle prime classi della scuola elementare è ripristinato l’insegnamento per moduli di cui alla legge 5 giugno 1990, n. 148. Conseguentemente, è abrogato l’articolo 4 della legge 30 ottobre 2008, n. 169. Con decreto del Ministro dell’Istruzione è riprogrammata progressivamente negli anni successivi la dotazione organica del personale docente. La copertura finanziaria è garantita dall’aumento già previsto dal fondo per l’organico dell’autonomia e di cui all’articolo 165 comma 1 del presente provvedimento.Motivazione: la presenza di più insegnanti che si alternano sulla stessa classe, oltre a garantire migliori livelli di apprendimento come testimoniano i rapporti PIRLS sulle capacità di lettura e sui processi dei bambini della scuola elementare, è indispensabile per gestire situazioni gravi come la presente e poter garantire sdoppiamento delle classi per il distanziamento sociale necessario in caso di rischio epidemiologico. Tornare alla docenza cooperante di più insegnanti nelle stesse classi: a chiederlo è il sindacato Anief con un emendamento specifico al Disegno di Legge di Bilancio 2021 ora all’esame delle commissioni di competenza della Camera. La richiesta parte dal fatto che la complessità della didattica del primo ciclo presuppone la compresenza di più maestri, come correttamente legiferato il 5 giugno 1990 con lam L. n. 148, quando si attuò il superamento della figura del docente unico, dando spazio alla coesistenza e dalla cooperazione di più insegnanti sulle stesse classi. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “tornare all’insegnamento per moduli nella scuola primaria è fondamentale per fare alzare il livello di qualità del nostro sistema d’istruzione. Realizzare una didattica per gruppi e sulla base delle esigenze effettive degli alunni è un passaggio imprescindibile ancora di più nella fasi di emergenza”.

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Scuola: Abilitazioni all’insegnamento e specializzazioni su sostegno, forte esigenza e troppi paletti

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 Maggio 2020

La scuola italiana si caratterizza per avere un basso numero di docenti precari abilitati nelle discipline comuni e specializzati nell’insegnamento agli alunni disabili. Questo accade perché i concorsi e i corsi abilitanti vengono banditi sempre per un numero sottodimensionato di posti e con dei limiti di accesso oltre ogni logica. Attraverso delle proposte di emendamento al Decreto Legge n. 22 sulla Scuola, da domani all’esame della VII commissione del Senato, il sindacato Anief chiede adesso di aprire ad una quantità maggiore di docenti aspiranti: non farlo, mantenendo gli attuali vincoli, significa che a breve le scuole rimarranno sguarnite dinanzi all’esigenza di affidare l’enormità di cattedre vacanti e di supplenze annuali ad un numero sempre maggiore di insegnanti non abilitati e non specializzati nella didattica per alunni con disabilità. Marcello Pacifico (Anief): “Chi dice che questa soluzione premia il merito professionale non ha una visione prospettica del sistema formativo: diritto allo studio, continuità didattica e alto livello dell’offerta formativa passano per la formazione e la specializzazione di chi insegna”.La necessità fa virtù, ma evidentemente non nella scuola. In questo comparto, pur in mancanza di un numero sempre più alto di insegnanti titolari, l’amministrazione scolastica continua infatti ad organizzare concorsi e corsi abilitanti aprendoli ad un numero fortemente inferiore rispetto alle necessità reali. Per questi motivi, il giovane sindacato Anief chiede al Senato della Repubblica che siano ammessi in sovrannumero al prossimo corso abilitante tutti gli insegnanti che abbiano prestato più di 24 mesi di servizio nel sistema nazionale di istruzione. Per il sostegno si chiede l’ammissione in soprannumero ai corsi di specializzazione di tutti coloro, anche di ruolo e Ata, che abbiano svolto sempre più di 24 mesi non continuativi, oltre che gli idonei alle precedenti selezioni.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “si tratta di una richiesta sacrosanta, perché deriva da necessità di carattere pratico, poiché si tratta di tamponare una situazione che da troppi anni si conferma con vuoti di cattedre e ricorso sistematico ai supplenti, creando sempre più problemi alle scuole e alla continuità didattica. Ma va attuata anche in considerazione dell’attuale sospensione di tutte le procedure concorsuali, per via del pericolo di contagio del Coronavirus. Oltre che della necessità di consentire l’accesso ai ruoli al personale docente che da anni presta servizio a tempo determinato. Considerando i lenti tempi di uscita dal tunnel sociale del Covid-19 riteniamo che tutti i corsi abilitanti e specializzanti potranno svolgersi in modalità telematica”.

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Scuola La parola ai docenti: “L’insegnamento? Passione sicuramente, ma vogliamo più risorse”

Posted by fidest press agency su domenica, 22 settembre 2019

Si sa, la qualità, nella scuola, è data anche dagli insegnanti. Sono loro, nel bene e nel male, che svolgono la funzione decisiva all’interno del sistema educativo. «La professione docente gode del rispetto pubblico che merita», si legge nelle «raccomandazioni» (art. 5) che l’Unesco dettò in favore degli insegnanti. Era il 1966 ed era la prima volta che veniva organizzata una Conferenza per disegnare i contorni dell’insegnamento. A distanza di 53 anni, la Cambridge University Press Italia ha realizzato l’Italian Teacher Survey, un dossier dove si sostiene che l’insegnamento è più una vocazione che una professione.Marcello Pacifico (Anief): Quella dell’insegnante è una delle professionalità più importanti per il paese, perché strettamente collegata alla sua crescita. In Italia, la maggior parte della classe docente è competente ed è rappresentata da professionisti che sanno motivare e coinvolgere gli alunni. Tuttavia, sarebbe necessario garantire più risorse per il rinnovo contrattuale, per un adeguamento salariale e avvicinarsi alla media degli stipendi europei.
Come possiamo ben immaginare, la qualità della scuola la fanno gli insegnanti. Sono loro che svolgono la funzione decisiva all’interno del sistema educativo. Un sistema lussureggiante, variegato, una geografia frastagliata, con realtà assai diverse tra di loro. «La professione docente gode del rispetto pubblico che merita», si legge nelle «raccomandazioni» (art. 5) che l’Unesco dettò in favore degli insegnanti. Era il 1966 e per la prima volta veniva organizzata una Conferenza per disegnare i contorni dell’insegnamento. Da quel 5 ottobre 1966 i docenti di tutto il mondo fecero un bel passo in avanti. Sono passate riforme e controriforme. La stima è calata, è rimasta la “giornata mondiale del prof”.A distanza di 53 anni, come riporta la rivista specializzata Orizzonte Scuola, la Cambridge University Press Italia ha realizzato l’Italian Teacher Survey, un dossier dove si sostiene che l’insegnamento è più una vocazione che una professione.Sicuramente una professione lo è, e necessita pure di una migliore considerazione, anche economica, ma è la vocazione, e dunque la missione, che determina lo slancio indispensabile, che senz’altro deve essere presente.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, afferma che “quella dell’insegnante è una delle professionalità più importanti per il paese, perché strettamente collegata alla sua crescita. Nella scuola italiana si è sempre ritenuto che la vocazione sia una prerogativa essenziale per esercitare una funzione con bambini in tenera età e minori, nella scuola dell’infanzia o primaria, considerando l’insegnamento come una missione e non come una professionalità”.“Nel corso dei decenni, con le varie riforme, hanno ‘promosso’ – continua Pacifico – sul campo insegnanti project manager, problem solver, visual merchandiser, tutor mentoring assistant, resort representative, specialisti di tutto e di più. In Italia, la maggior parte della classe docente è competente, preparata, ed è rappresentata da professionisti che sanno motivare e coinvolgere gli alunni. Infine, ci sono gli ‘insegnanti e basta’, coloro cioè che lavorano onestamente, che sanno ‘solo’ insegnare bene il latino e il greco, la matematica o la storia dell’arte, ecc”.

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La legge di bilancio cambia le abilitazioni all’insegnamento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 gennaio 2019

Con la manovra, si supera il decreto legislativo 59/2017 applicativo della riforma Renzi-Giannini: già come il 2019 il concorso a cattedra diventerà abilitante, così il docente di ruolo potrà utilizzare il titolo o per una nuova immissione in ruolo o per richiedere la mobilità professionale, quindi per il passaggio di ruolo o di cattedra. Il giovane sindacato ritiene che i corsi abilitanti debbano essere sicuramente attivati. E anche che ciò debba avvenire non solo per il personale docente di ruolo, ma pure per quello precario. Secondo Marcello Pacifico (Anief-Cisal), alla luce delle diverse decine di migliaia di posti vacanti in organico di diritto e della prossima riforma del reclutamento, diventa sempre più importante introdurre nel breve periodo una fase straordinaria di mobilità, con l’obiettivo di tutelare in primis i docenti ingabbiati dalla Buona Scuola e traditi subito dopo dall’algoritmo ‘impazzito’, ma anche avviare dei corsi abilitanti per il personale docente già assunto. Inoltre, questi corsi dovrebbero essere rivolti anche ai colleghi precari: in questo modo, si potrà favorire una sorta di passaggio di ruolo per tutti i supplenti che detengono i titoli utili al cambio di disciplina d’insegnamento.

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Insegnamento Costituzione è prioritario per gli italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 dicembre 2018

Ho pensato che un blog può essere uno strumento facile, agevole, per dialogare direttamente con i cittadini. La politica appare ancora distante, chiusa nel Palazzo e lontana dai problemi della gente. Con il sito http://www.mariastellagelmini.it ho voluto creare uno spazio per parlare con chi sta a casa, con le mamme, con le donne, con i giovani, per confrontarci e portare in Parlamento delle proposte di legge che siano frutto di una condivisione. Basta con il Palazzo chiuso, con una politica autoreferenziale”.Lo ha detto Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo a “Pomeriggio 5”, su Canale 5. “Saranno tanti i temi che potremo affrontare, e il primo riguarda i nostri figli. I giovani hanno grandissime opportunità, hanno grande talento, si tratta di una generazione di ragazzi in gamba, con voglia di fare, ma anche esposta a tanti rischi, a tanti pericoli, come abbiamo visto con la vicenda tragica della discoteca. Il problema, in quel caso, non è di costruire delle leggi, ma di fare rispettare le regole che già ci sono: è un problema di come si vive la cittadinanza e di come decidiamo di essere cittadini e di costruire l’Italia di domani. La prima proposta che ho pensato è di far vivere la Costituzione all’interno delle nostre scuole. La Costituzione non rappresenta un libro impolverato, ma è l’insieme di valori che ci fanno essere italiani. Costruire a scuola i cittadini di domani, imparare cos’è la Costituzione e cosa vuole dire l’identità italiana, sentirsi parte di una comunità, credo sia estremamente importante”, ha concluso.

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Insegnamento della storia, della letteratura e del patrimonio linguistico siciliano nelle scuole

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 ottobre 2018

Il presidente dell’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia (Unpli), Antonino La Spina, commenta positivamente le linee guida emanate dalla giunta regionale siciliana, su proposta dell’assessore all’Istruzione Roberto Lagalla, che fanno seguito all’approvazione della legge regionale sulla promozione, valorizzazione e insegnamento della storia, della letteratura e del patrimonio linguistico siciliano nelle scuole.“L’iniziativa della giunta di governo siciliana, presieduta dal presidente Nello Musumeci, coglie nel segno – afferma La Spina – puntando alla valorizzazione di quell’immenso patrimonio immateriale rappresentato dalla cultura siciliana e dal dialetto. Un obiettivo che le Pro Loco Unpli perseguono da tempo, con un’azione capillare avviata su tutto il territorio nazionale”. L’Unpli è tra è tra le 176 realtà mondiali accreditate presso l’Unesco ai sensi della Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale del 2003: un risultato conseguito grazie all’impegno profuso nella sensibilizzazione delle Pro Loco e delle comunità locali sui temi legati alle potenzialità dei beni immateriali, ma anche alla loro fragilità. Iniziative e azioni sfociate nella creazione di un inventario online (il canale youtube Memoria Immateriale) che conta migliaia di video sui temi della Convenzione Unesco del 2003 (saperi, tradizioni, artigianato, oralità, riti, conoscenze, pratiche sociali, ecc.).“Le Pro Loco – prosegue La Spina – sono da sempre impegnate nella salvaguardia e nella valorizzazione dei dialetti e delle lingue locali: un patrimonio che rappresenta la nostra identità territoriale. Un’azione che corona in alcuni appuntamenti di successo”.A partire dal premio letterario nazionale “Salva la tua Lingua Locale” rivolto a tutti gli autori ed appassionati di dialetto che ha visto il prof. Tullio De Mauro tra i suoi più illustri sostenitori; nel corso delle sei edizioni sono pervenute oltre mille opere. Una specifica sezione del premio è dedicata alle scuole, alla quale hanno partecipato oltre 100 gli istituti (per l’edizione 2018, le iscrizioni si chiudono il 30 novembre); il premio è indetto dall’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia e Legautonomie, in collaborazione con il Centro “Eugenio Montale” e l’ong EIP.
“L’Unpli – conclude La Spina – è costantemente attiva in materia della promozione e salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, una missione che, riteniamo, vada condotta in rete. Abbiamo già siglato accordi con il Mibac e il Miur e siamo pronti e disponibili ad ulteriori collaborazioni istituzionali”. L’Unpli organizza anche la “Giornata nazionale del dialetto” che ricorre il 17 gennaio di ogni anno.

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Scuola: Diplomati magistrale, non c’è pace

Posted by fidest press agency su martedì, 24 luglio 2018

Gli uffici competenti non avrebbero comunicato all’INPS nei tempi previsti le informazioni riguardanti i contributi versati dai docenti a partire dal 1° gennaio 2018. Questa situazione, che riguarda tutti i docenti, diventa ancor più problematica per tutti quei docenti diplomati magistrali, licenziati o estromessi dalle GaE per effetto della sentenza del Consiglio di Stato del dicembre scorso. Anief si appella alle istituzioni preposte, a cui chiede di superare il prima possibile i problemi che stanno mettendo in crisi non solo la professionalità ma anche la dignità di tanti maestri che da anni e anni portano avanti il loro preziosissimo lavoro formativo ed ora vengono messi alla porta, pure senza sussidi. È chiaro che se gli indennizzi non dovessero essere sbloccati a breve, ci attiveremo perché ciò avvenga intervenendo nelle opportune sedi legali. Intanto, la questione dei diplomati magistrale è arrivata all’attenzione della VII Commissione Cultura che ha dato il proprio parere favorevole con modifiche all’art. 4 del Decreto Dignità. Secondo la VII Commissione di Montecitorio, scrive sempre Orizzonte Scuola, vanno individuate “modalità di esecuzione delle sentenze relative ai diplomati magistrali idonee a salvaguardare la loro prossima supplenza sino all’estate del 2019”. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Forse il nostro esecutivo sta prendendo atto che è chiamato a rispondere, entro il prossimo 13 settembre, alle richieste formulate e la risposta arriverà proprio nei giorni in cui sarà convertito in legge il Decreto Dignità che concede 120 giorni di tempo all’amministrazione per ottemperare alle sentenze di merito dei tribunali e 60 giorni al Parlamento, per decidere cosa fare per evitare l’espulsione dalle GaE di tantissimi maestri che hanno studiato per fare questo lavoro e ora rischiano di rimanere a fare i supplenti ‘brevi’ a vita. Sapere che anche l’Europa sta sorvegliando l’operato dei nostri governanti e dell’amministrazione scolastica ci risolleva: perché ora dovranno giustificare anche a Bruxelles i motivi per cui si vuole attuare il più grande licenziamento collettivo della storia italiana nella PA. A meno che le Camere non diano seguito alla nostra richiesta, che è anche l’unica soluzione possibile: riaprire le GaE, con una norma di legge ad hoc, a tutti coloro che sono in possesso del diploma di abilitazione all’insegnamento.

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Difendere l’insegnamento dell’italiano nelle scuole dell’Ontario (Canada)

Posted by fidest press agency su domenica, 15 luglio 2018

L’on. Nissoli, è intervenuta in Commissione esteri per difendere i corsi di lingua italiana nelle scuole dell’Ontario e sensibilizzare i Colleghi e le Istituzioni italiane a supportare la richiesta della Comunità di Toronto di mantenere tali corsi.Inoltre, l’on. Nissoli ha scritto una lettera ai Trustees delle scuole dell’Ontario in supporto del programma di lingua italiana evidenziando l’importanza dell’insegnamento della lingua di origine per il bene dei ragazzi. Secondo l’on. Nissoli “cancellare l’insegnamento della 3 lingua in 45 scuole e licenziare 85 insegnanti, sembra un gesto avventato che non tiene conto di quanto di buono è stato fatto nel tempo, da ben 42 anni”.
Un concetto che la deputata di Forza Italia ha ribadito durante l’intervista rilasciata, oggi, a CHIN Radio di Toronto dai cui microfoni ha lanciato un appello a tutti i protagonisti di questa vicenda per evitare di cancellare l’insegnamento di lingua italiana e, anzi, migliorarlo cercando una soluzione condivisa per studenti e insegnanti.

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Governo a totale trazione salviniana

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Sarà per il dilettantismo degli alleati di maggioranza e l’inesistenza delle opposizioni, ma di colpo tutta la politica italiana sembra esaurirsi in quello che dice e fa Matteo Salvini. Può piacere o non piacere, può indurre o meno a trarne la conclusione che se così fosse della Repubblica ci sarebbe rimasto ben poco, ma è incontestabilmente un dato di fatto. Tuttavia, ci pare sia un film già visto. Tant’è che più d’uno ha già suggerito a Salvini di tenersi sulla scrivania e fors’anche sul comodino in camera da letto la fotografia di un altro Matteo, ma che di cognome fa Renzi, ritratto nel momento della massima euforia, subito dopo le trionfali elezioni europee del maggio 2014 che portarono il Pd al 40% dei voti espressi. Il consiglio – per taluni nutrito di un intento malevolo, per altri, come nel nostro caso, dispensato con sincero spirito costruttivo – intende ricordare al leader della Lega che l’allora segretario del Pd riuscì prima a compromettere quel patrimonio di consenso in soli 30 mesi (referendum costituzionale del dicembre 2016) e poi a disperderlo definitivamente in altri 15 mesi.Immaginiamo l’estroverso Salvini intento a fare tutti gli scongiuri padani che conosce, e lo capiamo. Tuttavia, lo esortiamo a riflettere e a fare comunque tesoro di quel clamoroso caso di meteora politica che è stato il renzismo. Perché forse può trarre utili insegnamenti su come evitare di ritrovarsi rapidamente dalle stelle – rappresentate dal ruolo di primazia che si è conquistato a danno dei suoi alleati, sia quelli di maggioranza (5stelle) che di opposizione (Forza Italia) – alle stalle, come è capitato a Renzi e ai Democratici.Se Salvini ci pensa bene, non è solo questione di iattanza – che pure ha mostrato, per esempio nei confronti del meno visibile Di Maio, cui ha destinato frasi apparentemente gentili ma in realtà cinicamente crudeli, tipo “mi fa tenerezza” – di arroganza del potere o voglia di strafare (difficile dichiarare guerra tutti i giorni a qualche entità straniera, i paesi si esauriscono in fretta), cioè i difetti mostrati con nitida evidenza dall’ex segretario del Pd. No, il rischio che il consenso di oggi diventi un boomerang domani risiede soprattutto in quel demoltiplicare istituzionale che il Matteo con la cravatta verde mostra di maneggiare con disinvoltura. Ci riferiamo alla progressiva disintermediazione tra rappresentanti e rappresentati che sono generate dalle moderne forme di comunicazione politica (e non solo), social media in testa, usate da Salvini più e meglio di quanto non facesse Renzi. Come ha giustamente notato Paolo Madron su Lettera 43, esse hanno finito per azzerare completamente qualunque gerarchia sociale e istituzionale. Generando un appiattimento che, oltre a delegittimare ogni elité fino al punto da esporla al più totale disprezzo da parte della pubblica opinione, ha trasformato chiunque ricopra un ruolo pubblico o, peggio, rappresenti una figura istituzionale, in un cittadino come un altro cui, di conseguenza, ci si sente in diritto di essere oggi complici e domani nemici che applicano sconti. La fine del principio di autorità, spacciato come una conquista di democrazia, il rovesciamento del rapporto tra eletto ed elettore, per cui non si conquistano i voti per le idee originali che si propongono ma per la capacità di “ascoltare il paese e i suoi bisogni”, sono tutti fenomeni che hanno prodotto e stanno producendo effetti tremendamente deleteri. Per esempio, è grazie a questo andazzo se oggi gli studenti posso mobbizzare gli insegnanti e i loro genitori si sentono in diritto di picchiarli. In questi giorni circola sulla Rete un video in cui si vede il presidente francese Emmanuel Macron redarguire con veemenza un giovane studente che durante una sua uscita pubblica lo aveva apostrofato dandogli del tu e chiamandolo con l’appellativo “Manu”. L’atteggiamento del giovanotto non sembrava aggressivo e l’intento non pareva malevolo. Semplicemente, il garçon si è sentito in diritto di “stare alla pari” con il Presidente della Repubblica, probabilmente in nome della versione transalpina di quel “uno uguale a uno” che circola dalle nostre parti. Ovviamente, noi ben comprendiamo la reazione di monsieur le Président, ma fatichiamo ad essergli solidali. Perché l’idea di quel giovane francese di essere al cospetto non di chi incarna la suprema istituzione del suo Paese, bensì di un amico, solo più noto di lui, cui può dare la massima confidenza, deriva dalla medesima frequentazione che i due, lo studente e Macron, fanno di quello che qualcuno ha efficacemente chiamato “bar di Twitter”. Dove è naturale che tra avventori ci si rivolga in quel modo. Insomma, viene da dire che “chi è causa del suo mal…”.Sia chiaro, qui non si vogliono demonizzare i social media, che pure noi usiamo (con molta moderazione). E sappiamo che già la televisione, nello stesso tempo artefice e vittima della mediocretizzazione della società, è da tempo passata dalla sacralizzazione dei divi alla loro trasformazione in gente comune, alla stessa stregua di quelli che partecipano ai talent show, nella più prosaica delle contiguità. Diciamo soltanto che tutto converge, nella società come nella politica, verso la totale disintermediazione, per cui è leader quello che più somiglia – nell’estetica come nel linguaggio e nei suoi contenuti – alla massa indistinta di coloro che dovranno votarlo. Ma così, le leadership sono per forza di cose destinate a durare poco. Anzi, più passa il tempo, e più il loro ciclo si accorcia. Perché tra amici è facile deludere, e tra pari ci si manda a quel paese.Salvini, con la sua ossessiva presenza sui social, l’uso di un linguaggio più che basico, la continua forzatura semplificativa che banalizza i problemi complessi, è un campione di questo sistema di destrutturazione della politica. Solo che fino a ieri era solo un capo partito, un peones. Oggi, invece, è ministro e vicepresidente del Consiglio, e per di più leader incontrastato della maggioranza di governo. La cosa fa una certa differenza. Tenerne conto non farebbe male, a lui e a noi. Certo, ci rendiamo conto, caro Salvini, che i nostri sono consigli non richiesti. Tuttavia vogliamo offrirglieli ugualmente. Perché ora e per ora è seduto al posto di guida del nostro paese, e su questa macchina – che da troppo tempo sbanda pericolosamente – ci siamo sopra tutti in egual misura. Rifletta, per esempio, sui danni – gravi – procurati dalla disintermediazione delle parti sociali e dei corpi intermedi diffusi nella società, promossa dall’altro Matteo. Renzi, nel farlo, si è sentito forte, perché saltando ogni forma di mediazione, parlava a tu per tu con la gente. E non ha badato al fatto che senza classe dirigente intorno, surrogata da famigli, non si va da nessuna parte. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: dal trionfo all’ignominia in meno di tre anni. Ancora: rifletta che se si vuole durare occorre generare e crescere delle élite intorno alle leadership politiche. I voti vanno e vengono, le tecnostrutture restano. Gli italiani non hanno bisogno di “avvocati del popolo”, ma di guide solide – plurime, che con gli uomini soli al comando abbiamo già dato – che sappiano indicare loro la strada perché hanno un’idea di paese, sanno dove si è e, di conseguenza, sanno dove occorre andare.(fonte: Enrico Cisnetto direttorewww.terzarepubblica.it)

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Aumentano gli alunni stranieri, ma mancano i docenti che dovrebbero insegnare a loro l’italiano

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 aprile 2018

Dati ufficiali Miur: gli studenti con cittadinanza non italiana che siedono ai banchi delle nostre scuole sono 826mila, il 9,4% della popolazione studentesca complessiva, 11mila in più rispetto all’anno scolastico precedente. La Lombardia è poi la regione che registra un maggior numero di studenti con cittadinanza non italiana, circa 208.000, mentre la quota più bassa si riscontra in Campania. Dieci le nazioni più rappresentate, prima fra tutte la Romania, seguita da Albania, Marocco, Cina, Filippine, India e Moldavia, Ucraina, Pakistan ed Egitto.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Nessuno ne parla, ma questi alunni sono senza insegnante specializzato. Infatti, quasi il 10% della nostra attuale popolazione studentesca è straniero; tuttavia, a due anni dal DPR 19/16 e dall’ultimo concorso a cattedre, non parte la classe di concorso per l’insegnamento di italiano ad alunni stranieri benché abbia fatto registrare centinaia di vincitori. Con le ultime indicazioni ministeriali sugli organici, l’unica novità è avere introdotto nel Cpia un posto su potenziamento, ma è una goccia nel mare: gli alunni sono 11mila in più rispetto all’anno scorso e bisogna pensare a un’implementazione delle forze di docenza specializzate in questa disciplina. Assumendo dei docenti già selezionati e che non aspettano altro di essere assunti.

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