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Posts Tagged ‘insegnanti’

Il ministero dell’Istruzione blocca le assunzioni annuali dei 70 mila insegnanti e Ata

Posted by fidest press agency su domenica, 25 ottobre 2020

Avrebbero costituito il personale aggiuntivo finanziato in parte con il decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104 e con il decreto-legge n. 34 del 2020, introdotti proprio per fronteggiare l’emergenza coronavirus, in particolare nelle scuole dove le classi sono state sdoppiate per mantenere i distanziamenti fisici di almeno un metro imposti dal Comitato tecnico scientifico. Dopo che gli istituti scolastici, sulla base del numero indicato dai propri Uffici territoriali, hanno nei giorni scorsi provveduto ad assumere gli insegnanti e Ata autorizzati, è delle ultime ore la “doccia fredda”, sotto forma di circolare, inviata dal Ministero ai presidi di tre regioni: a causa di non meglio specificate difformità tra i calcoli fatti dal Mi e quelli del portale degli stipendi della Pubblica amministrazione, i dirigenti sono stati invitati a fermare questo genere di assunzioni. “L’incidente che coinvolge proprio una delle misure «finalizzate a consentire l’avvio e lo svolgimento dell’anno scolastico 2020/2021 – dice sempre Il Corriere della Sera – è stato commesso dal Ministero dell’Istruzione lo scorso agosto quando ha inviato agli uffici scolastici la tabella di calcolo che non corrisponde alla «spesa calcolata dal sistema NoiPa», il servizio degli stipendi della pubblica amministrazione. In attesa che il ministero, di concerto con il Mef, elabori le divisioni corrette dei fondi a disposizione, «si chiede di sospendere a decorrere l’attivazione degli incarichi temporanei del cosiddetto organico Covid non ancora perfezionati». Anief ricorda che l’inquadramento dei docenti-Covid è stato istituito dall’art. 231-bis della Legge 17 luglio 2020, n. 77 e quindi indicato nella lettera b) dello stesso articolo 231 bis del decreto-legge n. 34 del 2020, con la quale si dispone di “attivare ulteriori incarichi temporanei di personale docente e amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) a tempo determinato dalla data di inizio delle lezioni o dalla presa di servizio fino al termine delle lezioni, non disponibili per le assegnazioni e le utilizzazioni di durata temporanea. In caso di sospensione dell’attività in presenza, i relativi contratti di lavoro si intendono risolti per giusta causa, senza diritto ad alcun indennizzo”. Successivamente, con una doppia nota di chiarimento del capo dipartimento Max Bruschi, la n. 1843 del 13 ottobre e la nota, la n. 1870 del giorno successivo, il ministero dell’Istruzione ha chiarito che tali docenti rientrano a pieno titolo nell’organico dell’autonomia, non possono essere utilizzati esclusivamente per le supplenze del personale assente ed essere collocati per fare sostegno agli alunni disabili, ma soprattutto in caso di lockdown potranno operare in smart working. Quindi, non potranno essere licenziati. Sempre che vengano assunti.

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Scuola: nel prossimo anno più insegnanti, meno precari

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2020

Tra i tanti allarmi che vengono lanciati da più parti e su più versanti riguardo al buon andamento dell’anno scolastico alle porte, dalla carenza di aule al ritardo dei nuovi banchi, si sente dire da mesi che questo sarà l’anno del record del precariato nella scuola, con un’esplosione dei contratti a tempo determinato, “zero assunzioni a tempo indeterminato”, e così via.Sarà così? In realtà mettendo in fila i vari provvedimenti che si sono susseguiti in tema di organici, emerge che mentre il numero di insegnanti nel cosiddetto organico di fatto aumenterà (ci saranno quindi più insegnanti in cattedra), i docenti precari saranno significativamente meno dell’anno scorso, sia in valore assoluto sia come incidenza percentuale, se si escludono i maggiori posti creati per il Covid (che non possono che essere a tempo determinato, data la temporaneità dell’esigenza).
Insomma se si mette a confronto in termini omogenei l’organico dello scorso anno scolastico determinato dall’ex ministro Marco Bussetti, governo gialloverde, con quello che si profila quest’anno, ministra dell’istruzione Lucia Azzolina nel governo giallorosso, risulta che il tasso di insegnanti precari scenderà dal 22,3% al 20,8%. Altro quindi che precariato record: pur mantenendosi a un livello alto (molto grave in particolare la situazione del sostegno, in cui quasi la metà dei posti sono “in deroga”, ossia precari) ci sarà una riduzione non da poco in un solo anno, che potrebbe segnare un’inversione di tendenza. Ciò non significa che non si farà fatica a coprire alcune tipologie di cattedre vacanti, ma questo è un altro fenomeno.
Per Tuttoscuola hanno un effetto immediato di stabilizzazione del personale con nomina in ruolo dal 1° settembre 2020 quasi centomila persone (97.223): 84.808 docenti nominati dalle GAE (Graduatorie ad esaurimento) e da Graduatorie di merito (GM) di preesistenti concorsi, 472 docenti di religione cattolica dalle GM del primo concorso, 91 unità di personale educativo, 11.323 unità di personale ATA.
Anche questi 97.223 vanno ad occupare subito altrettanti posti esistenti, senza incremento del numero di cattedre; tuttavia, rispetto alle ordinarie immissioni in ruolo che si effettuano ogni anno, quest’anno in via straordinaria le nuove nomine andranno a ricoprire quasi tutti i posti vacanti, riducendo sensibilmente la quota di precariato. Un fatto inedito in queste proporzioni.Non si ricorda a memoria una stabilizzazione dei posti vacanti della dimensione uguale a quella decisa dal Consiglio dei ministri (sfiora il 100%), se non quella della Buona Scuola che implicava, però, altri aspetti eccezionali.Un risultato forse figlio dell’emergenza che ha convinto il MEF ad accogliere quasi in toto la richiesta della ministra dell’istruzione Azzolina di assicurare il massimo di stabilità ai posti esistenti vacanti. Un maxi reclutamento reclamato a gran voce dai sindacati della scuola e anche dall’opposizione che, con la Lega in testa, aveva chiesto il massimo possibile di stabilizzazione.
Dopo avere stabilizzato quasi tutti i posti vacanti, rimarranno senza titolare i posti dei concorsi che si svolgeranno nei prossimi mesi, relativamente alla quota prevista per il 2020-21 (circa 18 mila posti accantonati che per quest’anno saranno assegnati in supplenza annuale – contratto fino al 31 agosto- ad altrettanti docenti precari).L’anno scorso i supplenti annuali nominati su un posto vacante privo di titolare sono stati (secondo una documentazione della Cisl scuola) 38.241.Rispetto ai supplenti annuali di quest’anno (poco più di 18 mila), la differenza (in meglio) è di circa 20 mila supplenti annuali in meno.L’anno scorso i supplenti nominati fino al 30 giugno invece sono stati 149.624.Per quest’anno quel numero potrebbe essere confermato con l’incremento di 7-10 mila posti su sostegno in deroga. L’anno scorso, i supplenti annuali e fino al 30 giugno sono stati complessivamente 187.865; quest’anno potrebbero essere oltre 10 mila in meno. (fonte: tuttoscuola.com in abstract)

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Come creare reti WiFi affidabili nelle scuole per studenti e insegnanti

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 luglio 2020

Entro il 30 settembre 2020, insegnanti, personale IT e dirigenti scolastici dovranno scegliere come utilizzare le risorse stanziate dal Decreto Rilancio che include anche, ad esempio, le spese relative all’acquisto e/o noleggio e leasing di hardware, comprensivi di servizi di installazione e formazione per utilizzo, servizi di manutenzione di hardware, software e altri sistemi informatici e acquisto licenze software.In ambito connettività, Netgear, offre sia per l’ambiente domestico sia per quello lavorativo, soluzioni in grado di rispondere in maniera puntuale alle esigenze attuali e del futuro del mercato.
Il portafoglio Netgear comprende infatti soluzioni hardware come access point wireless avanzati e semplici da gestire che possono essere combinati e abbinati a switch, router e storage di rete per offrire agli istituti scolastici le funzionalità WiFi necessarie per lo svolgimento di lezioni, invio compiti e archivio. Soddisfano anche tutte le altre esigenze legate al WiFi: rete WiFi estesa e aperta a tutti, velocità, sicurezza integrata per proteggere studenti e dati riservati, una facilità di installazione che non richiede interventi strutturali e, soprattutto, investimenti minimi di capitale. Oltre alla facilità d’uso dell’hardware è importante per le scuole poter fare affidamento su soluzioni software che semplifichino la gestione della rete WiFi da parte del responsabile IT e installatori. Netgear Insight Pro è la soluzione cloud-based che permette ai responsabili IT di scuole, anche su più sedi, installatori e rivenditori di gestire le reti completamente da remoto, senza la necessità di recarsi fisicamente a scuola: questo significa che installazioni, diagnostica, risoluzione dei problemi, analisi e persino modifiche alle configurazioni possono essere gestite ovunque ci si trovi, sia via web che persino da uno smartphone.

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Bisogna bandire un nuovo concorso straordinario per reclutare gli insegnanti di sostegno

Posted by fidest press agency su martedì, 19 maggio 2020

Scatta subito la polemica, sarebbero esclusi i docenti inseriti nelle altre graduatorie. Mentre l’ufficio legale di Anief continua a raccogliere le adesioni ai ricorsi per far partecipare ai concorsi attuali banditi ordinari nella scuola secondaria, infanzia-primaria e straordinari nella scuola secondaria, chi ha presentato domanda di accesso al TFA V ciclo. Anche la senatrice Angrisani (M5S), relatrice dell’AS 1774 presso la VII Commissione del Senato – si rende conto della necessità di reclutare il più alto numero di insegnanti di sostegno possibile ma ancora una volta la soluzione pensata si ritrova insoddisfacente. L’emendamento oltre a non affrontare il problema del precariato degli insegnanti con anni di servizio, ad escludere personale già specializzato, comunque produrrebbe i nuovi ruoli fra due o anche tre anni, quando il prossimo anno, invece, la scuola italiana ha bisogno di 40 mila docenti di sostegno in cattedra. Sarà chiamato ancora una volta chi non ha una specializzazione, mentre ci saranno migliaia di immissione in ruolo andate a vuoto come negli anni passati. Ecco perché il sindacato conferma i ricorsi promossi attraverso gli attuali bandi di concorso per far partecipare chi vuole iscriversi al V TFA sostegno le cui prove di accesso sono state rinviate a fine settembre.

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Il Papa prega per studenti e insegnanti

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 aprile 2020

Il Pontefice dice di stare vicino ai docenti “che devono lavorare tanto per fare lezione via internet e altre vie mediatiche”. La viceministra all’Istruzione si sofferma sullo svilimento della professione degli insegnanti che continuano ad essere “bistrattati”. Anche studenti e famiglie si dicono grati a chi sta facendo i salti mortali, anche con mezzi tecnologici di fortuna, a proprie spese e di notte, per portare avanti l’offerta didattica. Marcello Pacifico (Anief): “Cosa altro dobbiamo attendere per dare il giusto merito ai nostri straordinari insegnanti, che con il personale Ata e i dirigenti scolastici, anche senza avere indicazioni tempestive e chiare dall’amministrazione, stanno portando avanti la didattica online? Perché, invece, di essere stabilizzati i nostri maestri vengono addirittura licenziati, pure dopo essere stati immessi in ruolo? Appena terminata questa emergenza, il Governo convochi i sindacati per arrivare a sottoscrivere un contratto che dia finalmente il giusto merito, economico e organizzativo, a questi professionisti della formazione che operano in silenzio sempre e comunque”.È diventata ancora più forte l’attenzione delle massime istituzioni per la scuola: oggi, Papa Francesco, nell’introduzione della messa a Santa Marta, ha dedicato un pensiero ad alunni e docenti, alle prese con lockdown imposto dall’emergenza coronavirus. “Preghiamo oggi – ha detto il Pontefice – per gli insegnanti che devono lavorare tanto per fare lezione via internet e altre vie mediatiche. E preghiamo per gli studenti che devono fare gli esami in un modo nel quale non sono abituati”.

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Coronavirus e Didattica a Distanza

Posted by fidest press agency su sabato, 18 aprile 2020

Non tutti gli insegnanti la vogliono. Ministero intervenga con urgenza. Mentre in Germania si riaprono le scuole in Italia regna ormai la certezza che non accadrà fino a settembre. E’ passato ormai più di un mese dal 4 marzo, giorno in cui la vita di grandi e piccini è cambiata radicalmente. Tutti, alunni, genitori ed insegnanti hanno dovuto ridisegnare il proprio rapporto con l’attività scolastica e non sempre con risultati soddisfacenti. Soprattutto senza risultati uniformi e a macchia di leopardo.
Ci risultano gravi iniquità e caos nella riorganizzazione della didattica a distanza (DaD), in ogni ordine e grado. In particolare ci risultano insufficienti ed inefficaci le disposizioni date dal Ministero su come garantire il diritto costituzionale all’istruzione, perché disposizioni non sovrapponibili ai contratti di lavoro degli insegnanti, insegnanti che in molti casi non intendono sostituire o adattare le modalità del proprio insegnamento con la didattica a distanza, o intendono farlo in misura largamente insufficiente.
In data 8 Marzo, con una circolare, il Ministro dell’Istruzione dava indicazioni e linee guida su come garantire i diritti degli alunni, pur nell’emergenza del momento. Indicava, già allora (!), soprattutto per gli alunni della primaria, l’importanza di abbandonare fin da subito metodi di mero invio materiali a distanza, senza contatto – seppur telematico – con l’allievo.
E ciò non solo e non tanto per garantire la trasmissione appropriata dei “contenuti” didattici da insegnare, ma – soprattutto – per mantenere attivo il “contenitore” scuola attraverso il quale il bambino mantiene in vita quei rapporti extrafamigliari, quelle abitudini quotidiane e di orari e scadenze, così fondamentali per vivere questa difficile fase della loro vita.
Orbene, a distanza di oltre quattro settimane, durante le quali tutti si sono dovuti adeguare e formare alle nuove esigenze, molti, troppi studenti della scuola primaria ricevono pochissimo supporto scolastico a distanza, poche pochissime ore di lezione, e pochi materiali di studio. Poca condivisione con la classe, sebbene ormai Google ne abbia reso non solo possibile, ma facile ed intuitiva la modalità, anche per gli insegnati di altra generazione.
Ci siamo interrogati sul perché. Abbiamo fatto qualche indagine ed abbiamo compreso che il problema sta nel contratto di lavoro degli insegnanti, che non possono, seppur nell’emergenza del momento, esser “costretti” all’utilizzo della didattica a distanza. E non certo per le intere sei ore al giorno (ossia la durata del loro impegno quotidiano da contratto in essere), ma neppure ad una sola ora di lezione al giorno.
Il risultato è che non ogni scuola (ripetiamolo il Preside non può intervenire sulle modalità di didattica, può sollecitare ma non imporre agli insegnati come insegnare) fa quello che le pare, ma ogni insegnante di ogni classe, fa quello che, in cuor suo, ritiene opportuno. Alcuni alunni della medesima scuola hanno tre video-lezioni alla settimana di 40 minuti, altri quattro ore di video-lezione la settimana, altri due ore il giorno. Altri nessuna.
Riteniamo pericoloso lasciare che una fase così delicata sia rimessa al buon cuore e alla coscienza dell’insegnate, spesso anche anagraficamente impreparato alla sfida che lo attende. Ed è importante che siano fatte invece valutazioni nazionali ed unitarie di metodo, e che siano superati rilievi e difficoltà sugli strumenti adeguati necessari a ciascun allievo, in base all’età e al percorso scolastico.
Attesa la necessaria formazione di tutti (allievi, genitori e insegnanti) sugli strumenti di DaD (G Suite, Meet e quant’altro) oggi è opportuno ed urgente, per il bene di tutti i nostri figli, che siano descritti i confini del diritto allo studio di tutti e che sia chiarita in modo inequivoco dal Ministero la necessaria presenza fisica, seppur a distanza, degli insegnanti.
I genitori sono oggi, infatti, lasciati soli a gestire materiali didattici, possono non riuscire a gestire il lavoro didattico dei figli, per ragioni di lavoro e di cultura. L’assenza di strumenti tecnologici non può e non deve esser un alibi per l’abbandono, in tutto o in parte, dei ragazzi da parte dei docenti. Consapevoli che nessun altro – non il genitore né il babysitter – potrà oggi colmare quel vuoto psicologico ed il trauma che i ragazzi ed i bambini vivono per l’interruzione dei rapporti con i compagni e con i propri maestri.
Gli insegnanti sono gli unici che potranno garantire quell’ambiente psicologico e formativo, senza il quale l’impatto umano per i nostri figli sarà ancor più marcato. Devono tutti fare la propria parte. Il Ministero li guidi e li indirizzi. E se del caso, li obblighi.
(Claudia Moretti, legale, consulente Aduc)

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Scuola: Concorso straordinario per insegnanti di religione cattolica per titoli e servizio, con procedura semplificata

Posted by fidest press agency su martedì, 14 aprile 2020

Marcello Pacifico (Anief): Se la stortura non verrà sanata siamo pronti a ricorrere in tribunale; già in passato il giovane sindacato ha ottenuto dei successi dei lavoratori precari da troppi anni sfruttati dal Ministero dell’Istruzione Il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI) si è espresso sullo schema di decreto relativo alla “Procedura straordinaria per esami finalizzata all’accesso ai percorsi di abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria di primo e secondo grado su posto comune”, evidenziando che vi sono forti limiti e criticità, nonché difficoltà inerenti alla realizzazione di tale procedura e reputa essenziale che sia consentito alle scuole di iniziare l’anno scolastico, a pieno regime, fin dal primo settembre 2020, potendo contare immediatamente su un organico completo e su un corpo docente stabile. Ne deriva che le procedure concorsuali, di cui alla legge 159/2019, pensate per tempi ordinari, necessitino di essere modificate, non solo in ragione delle criticità già prima evidenziate ma, anche, perché non sarebbe possibile completarle in tempo utile per la ripresa dell’anno scolastico.Gli IRC propongono che anche a loro venga concessa l’immissione in ruolo telematica, semplificata e a costo zero, ossia per ‘titoli e servizio’ e riservata a chi negli ultimi 8 anni ha svolto almeno 36 mesi di servizio, assegnando ai vincitori dell’unico concorso espletato nel 2004 e ai partecipanti un punteggio che tenga conto, oltre che dei titoli posseduti, di tutti gli anni di servizio. La graduatoria che si verrà a costituire sarà a esaurimento e da essa si attingerà per permettere la stabilizzazione, con contratto a T.I., degli insegnanti di religione precari, per la maggior parte già ‘stabilizzati’.“Se la stortura non verrà sanata siamo pronti a ricorrere in tribunale”, tuona Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief; infatti, “già in passato, il giovane sindacato ha ottenuto dei successi dei lavoratori precari da troppi anni sfruttati dal Ministero dell’Istruzione e ribadiamo il nostro impegno anche su tutti i tavoli di confronto e contrattazione per far sì che finalmente i docenti di Religione Cattolica, come i tanti lavoratori precari, docenti e Ata, che da anni sono impegnati con professionalità a dare piena attuazione al diritto all’Istruzione dei nostri figli, ottengano la giusta e immediata stabilizzazione e il giusto corrispettivo economico, anche per il servizio svolto durante il precariato. Non ci sono e non ci possono essere lavoratori di serie B nel sistema nazionale di istruzione ed è giunto il momento che questo sia messo nero su bianco nel contratto e nella normativa interna nel pieno rispetto della normativa e della giurisprudenza comunitaria”.

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Scuola: Insegnanti di religione cattolica, l’assunzione non può più attendere

Posted by fidest press agency su domenica, 29 marzo 2020

Nei nostri istituti scolastici, l’attuale situazione di precariato richiede l’attivazione immediata di procedure che garantiscano la continuità e la funzionalità del sistema per il prossimo anno, anche per i docenti di religione cattolica, considerando che ne mancano all’appello ben oltre 10 mila: la disposizione, che non avrebbe alcun onere per la finanza pubblica, è questa dall’Anief, con una proposta emendativa al DL n. 18 del 17 marzo 2020, presentata alla V commissione del Senato. Il sindacato chiede, in particolare, anche alla luce del blocco concorsuale derivante dal contagio da Covid-19, “l’istituzione di una graduatoria per titoli ai fini dell’assunzione di 7 mila insegnanti di religione cattolica su posti vacanti e disponibili con più di 24 mesi di servizio a tempo determinato”.

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“La didattica a distanza richiede un più stretto patto di collaborazione tra insegnanti e genitori”

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 marzo 2020

In questo momento difficile, la scuola ha un ruolo di grande responsabilità e non soltanto per garantire la continuità didattica, ma per tenere vivi i legami sociali e dare regole di comportamento. “E’ nella mission del FAES, che significa appunto Famiglia e Scuola, essere vicini alle famiglie – conferma Sam Guinea, responsabile del Progetto Coding di Scuole FAES Milano – ora però cerchiamo di farlo ancora di più, con aiuti pratici, come procurare un pc a chi non ce l’ha, o spiegando ai ragazzi sui social perché vengono loro chieste certe rinunce, come limitare le uscite o avere disciplina nell’uso dei dispositivi elettronici, che dopo una certa ora vanno spenti”.“E d’altro canto – continua Guinea – senza il supporto dei genitori gli insegnanti non possono affrontare per lungo tempo, come si profila, la sfida della didattica a distanza, specialmente per quanto riguarda bambini e ragazzini della scuola primaria e secondaria di primo grado che non sono autonomi nell’uso di strumenti tecnologici. Serve che mamma o papà – pur oberati da cambi di abitudini e di orari, smark working, gestione dei figli a casa – ritaglino un po’ di tempo per aiutarci nel coordinamento delle attività da remoto”.
Scuole FAES Milano è una realtà di oltre 1100 studenti, dall’asilo nido ai licei, che ha grande dimestichezza con il digitale (il coding, cioè la programmazione, viene insegnato dalla seconda elementare e le abilità tecnico-informatiche sono promosse a tutti i livelli di istruzione) e tuttavia riconosce che fare a didattica a distanza non è solo una questione tecnologica: non si può improvvisare, non significa tenere cinque ore di lezione online come se si fosse tutti in aula, o dare più compiti come durante le vacanze, ma riprogettare completamente il modo di insegnare.“Abbiamo lavorato a lungo – spiega Guinea – per mettere a punto un sistema che speriamo sia efficace per la fascia 6-14 anni: registriamo video di 10-15 minuti sui vari argomenti e alleghiamo una comunicazione ai genitori che spiega quando è necessario il loro intervento (un altro video da scaricare, una ricerca da fare via internet), così che possano organizzarsi. Naturalmente lasciamo del tempo, perché non sappiamo quando lo studente vedrà la consegna – magari durante il giorno sta con i nonni che non hanno il pc, oppure usa quello di papà o mamma quando non fanno smart working – né quando il genitore potrà aiutarlo. Solo successivamente affrontiamo l’argomento online, in piccoli gruppi alla volta o tutti insieme, e in un secondo momento introdurremo le valutazioni, che sono necessarie”. Alla scuola primaria però è già stato fatto un primo tentativo di interrogazione: a gruppi di 3-4 connessi in videoconferenza, in base alla disponibilità a collegarsi dichiarata dai genitori, i bambini hanno affrontato delle brevi schede di lettura. E’ stata anche organizzata una “merenda col maestro”, un appuntamento live per tenere vivo l’aspetto relazionale.

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Ciclo di lezioni/incontri

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 febbraio 2020

Cuneo 28 febbraio Marco Aime – 20 marzo Andrea Zorzi, 20 aprile Stefano Bartezzaghi – 5 maggio Taxi1729 Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Prenotazioni disponibili su http://www.fondazionecrc.it. La seconda edizione del progetto MotivAzione, promosso dalla Fondazione CRC, oltre ai consueti percorsi di formazione per gli insegnanti, prevede per il 2020 un ciclo di lezioni/incontri tenuti da scrittori, studiosi e personalità, al fine di sensibilizzare sulle tematiche educative tutti gli attori che compongono la comunità.Il ciclo di lezioni/incontri si terrà a Cuneo, con il patrocinio del Comune di Cuneo, e vedrà protagonisti Marco Aime, Andrea Zorzi, Stefano Bartezzaghi, Taxi1729.Il nucleo portante attorno a cui è stato costruito il progetto è il tema del benessere a scuola come elemento essenziale per la buona riuscita scolastica a cui si legano i temi della scoperta del talento e delle intelligenze multiple, dell’innovazione tecnologica e didattica, delle scelte future consapevoli e le tematiche multiculturali.Il primo incontro dal titolo “La cultura e il processo di cambiamento. Siamo tutti multiculturali” si terrà a Cuneo venerdì 28 febbraio 2020, alle ore 18, presso il cinema Monviso (via XX settembre 14) e avrà come protagonista Marco Aime.“Grazie alla presenza di Marco Aime, questo primo incontro del ciclo di MotivAzione vuole stimolare la riflessione su un tema complesso e di strettissima attualità, come quello della multiculturalità, che oggi rappresenta non solo una grande opportunità per il mondo della scuola – dichiara Giandomenico Genta, presidente della Fondazione CRC – ma anche una sfida centrale per costruire una società coesa e in grado di confrontarsi con i cambiamenti che ci attendono. Un tema su cui la Fondazione è attiva con iniziative specifiche, come il progetto Parole per crescere”.Che la cultura sia un elemento imprescindibile del nostro stare nel mondo è un dato acquisito. Attraverso la diversità dei saperi il mondo è diventato meno estraneo, vivibile; l’uomo nella sua incompletezza crea il mondo in cui abita, lo modifica, lo adatta, lo interpreta: è la sua libertà e la cultura è il contenitore delle sue relazioni con il mondo. Relazioni fatte di scambi, di ibridazioni, spostamenti, circolazione delle idee, contraddizioni e scontri che richiedono un continuo ripensamento della categoria dell’umano.
Marco Aime affronta la complessità di questi temi all’interno della contraddittoria realtà presente e di un futuro segnato da grandi trasformazioni culturali piegate alla globalizzazione e alla superficiale rapidità delle informazioni.
Marco Aime insegna Antropologia culturale all’Università di Genova. Ha condotto ricerche sulle Alpi e in Africa Occidentale (Benin, Burkina Faso, Mali). Ha pubblicato favole per ragazzi, testi di narrativa e saggi, tra cui: Le radici nella sabbia (EDT, 1999); Il primo libro di antropologia (2008); L’altro e l’altrove (con D. Papotti, 2012); La fatica di diventare grandi (con G. P. Charmet, 2014) per Einaudi; Verdi tribù del Nord (Laterza, 2012); African graffiti (Stampa Alternativa, 2012); Gli specchi di Gulliver (2006); Timbuctu (2008); Il diverso come icona del male (con E. Severino, 2009); Gli uccelli della solitudine (2010); Cultura (2013); L’isola del non arrivo (2018) per Bollati Boringhieri; La macchia della razza (2013); Etnografia del quotidiano (2014) per elèuthera; Tra i castagni dell’Appennino. Conversazione con Francesco Guccini (2014); Senza sponda (2015) per UTET; Comunità (il Mulino, 2019). Ha curato Atlante delle frontiere (2018, Add editore). Nel 2020 è uscito il suo ultimo libro Classificare, separare, escludere. Razzismi e identità, edito da Einaudi.

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Scuola: Meno iscrizioni? Un’occasione per confermare e rimodulare gli organici

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 febbraio 2020

La scuola deve tornare ad essere un vettore di crescita, pure sociale. Lo dice convinto il sottosegretario al ministero dell’istruzione Peppe De Cristofaro. Anief rilancia: servono organici differenziati in base alle esigenze del territorio, alla dislocazione, alla rete di collegamento con le stesse istituzioni scolastiche nelle piccole isole o comunità montane, all’ubicazione in luoghi a rischio, ad alto tasso di dispersione scolastica, migratorio, in zone depresse economicamente.“Peppe De Cristofaro ha davvero ragione – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief -: anche noi sosteniamo da tempo che per l’Italia la denatalità è un’occasione d’oro per abbattere finalmente l’indecenza delle classi pollaio, uno dei motivi che sta alla base del decremento di competenze e dell’elevazione del tasso di dispersione. Ora si passi dalle parole ai fatti”. Il ministero dell’Istruzione deve ridurre gli organici dei docenti, approfittando del decremento di iscritti, pari a circa 70 mila alunni in meno l’anno. Il monito giunge da una delle personalità più importanti dell’Istruzione pubblica nazionale: il sottosegretario del ministero dell’Istruzione Peppe De Cristofaro. Intervenuto a Genova per il Convegno “Il rammendo delle periferie”, dedicato alle scuole di periferia in Italia, l’esponente di Leu ha detto che serve un provvedimento che risponda anche all’esigenza di mantenere il corpo docenti nonostante la crescente denatalità.

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Convegno degli Insegnanti di Religione del Piemonte e Valle d’Aosta

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 febbraio 2020

Torino Giovedì 5 Marzo 2020 Centro Congressi “Santo Volto” dalle ore 9.00 alle ore 16.15 Via Borgaro 1, angolo Via Val della Torre convegno organizzato da Elledici Scuola, gli Uffici scuola della Diocesi di Torino e delle Diocesi del Piemonte e Valle d’Aosta e dalle associazioni professionali AIMC e UCIIM Piemonte e Valle d’Aosta, dal tema “Scuola e comunità cristiana. Sinergie per una crescita”.
Moderatori Dott.ssa Francesca Sgarrella Socia AIMC e Prof. Arnaldo Gizzarelli Presidente regione UCIIM Piemonte. Il programma prevede alle ore 9.30: saluti ed inizio dei lavori con Scuola, officina dell’umano con Pasquale Esposito, Responsabile della Pastorale scolastica, Decanato di Treviglio e seguito da Don Giorgio Bezze, direttore Ufficio catechesi ed evangelizzazione, Diocesi di Padova sul tema: Per una comunità generativa Comunità cristiana e scuola in uno stile sinodale
Nel pomeriggio ale ore 14, dopo la pausa pranzo, ripresa dei lavori con Atelier educativo di Eleonora Planera (psicologa e psicoterapeuta) e Valentina Bellis, segretaria operativa. Segue: Progetto “Pane nostro” di Ivan Andreis – Ufficio Scuola e Caritas – Diocesi di Torino e IDR: quale mediazione possibile con la comunità con Don Giovanni Isonni, parroco a Rivoli.

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Scuola: Concorsi riservati anche per docenti infanzia e primaria, paritarie e IefP, educatori, insegnanti di religione, nuovi dirigenti tecnici

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 gennaio 2020

Li chiede il sindacato Anief, che ha predisposto appositi emendamenti al decreto Milleproroghe 162/19 ora all’esame della I e V Commissione della Camera. Marcello Pacifico (Anief): “Non si comprende la mancata parità di trattamento rispetto ai docenti che operano nella scuola secondaria, anche per dare l’opportunità di sanare il crescente contenzioso sull’abuso dei contratti a termine per la mancata applicazione della direttiva europea 1999/70/CE. Come è doveroso attivare il concorso riservato per dirigenti tecnici con almeno tre anni di servizio svolto” Va sanata il prima possibile l’ingiusta esclusione dal concorso riservato della scuola pubblica di diverse categorie di docenti, prevista dal Decreto Scuola, convertito nella Legge 159/2019 ed entrato in vigore il 19 dicembre scorso, in modo da permetterne l’accesso alle prove e l’inserimento nelle graduatorie per l’immissione in ruolo: la richiesta arriva dal sindacato Anief, attraverso due specifici emendamenti al decreto Milleproroghe 162/19 pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed ora all’esame della I e V Commissione della Camera per le modifiche migliorative. Il sindacato chiede l’avvio di un concorso riservato, come quello previsto per la scuola secondaria dalla Legge 159/19, da attivare con urgenza anche per il personale docente della scuola dell’infanzia e della primaria, in attività presso le scuole paritarie e IefP, oltre che educativo operante nei convitti, nonché per gli insegnanti di religione cattolica di ogni ordine e grado, sempre se in possesso del servizio minimo prestato. L’estensione rappresenterebbe una garanzia di parità di trattamento, oltre che l’opportunità di sanare il contenzioso esistente sull’abuso dei contratti a termine per la mancata applicazione della direttiva europea 1999/70/CE, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato.

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Scuola Anief: basta attaccare gli insegnanti per coprire le mancanze dello Stato

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 dicembre 2019

L’ultima polemica accesa da Tito Boeri, ex presidente dell’Inps, sul reclutamento dei docenti con il sottosegretario De Cristofaro sulle pagine di Repubblica è pretestuosa, frutto di un’analisi errata del problema che continua a nascondere gli effetti di una politica economica che con la precarizzazione del sistema nazionale di istruzione ha allontanato l’Italia dalle classifiche qualitative internazionali. Lo afferma Marcello Pacifico, presidente nazionale di ANIEF. Bisognerebbe lodare, premiare, questi cavalieri del lavoro, questi insegnanti che in zone economicamente depresse, a rischio, difficilmente raggiungibili, ad alto tasso di abbandono scolastico continuano a credere in una missione che è giornalmente sconfessata da chi parla ex cathedra. E invece secondo l’economista Tito Boeri, correlando le retribuzioni su base nazionale al costo della vita, i docenti del Sud prendono uno stipendio più alto rispetto a quelli del Nord. Lo stesso Boeri, inoltre, criticare fortemente le scelte operate nello stabilizzare insegnanti già inseriti nel contesto didattico.Una scuola migliore, però, si ottiene stabilizzando gli organici e attribuendo gli stessi non secondo formule matematiche, ma in base alle esigenze del territorio, certamente non con classi pollaio o con i posti in deroga o negati sul sostegno, né in edifici non a norma e in aule non digitali, dove il tempo scuola è stato ridotto perché la politica non vuole investire ma risparmiare e dove oltre 200 mila posti all’anno sono assegnati ai precari per esigenze di cassa contro la normativa europea e in spregio alla continuità didattica. Un’università migliore si ottiene ripristinando la figura del ricercatore a tempo indeterminato senza far fuggire i cervelli all’estero dopo migliaia di euro spesi per la formazione.
Una società migliore si ottiene investendo nel sapere in risorse umane e finanziarie e non con la sua svendita nei mercati del tempio per avere un “tesoretto” creato dallo snaturamento dei pilastri della nostra costituzione.

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SELFIE, strumento UE per le scuole, utilizzato da 450 000 studenti e insegnanti

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 novembre 2019

SELFIE è stato sviluppato dalla Commissione insieme a un gruppo di esperti del settore dell’istruzione provenienti da tutta Europa ed è disponibile in 31 lingue.Oggi ricorre il primo anniversario del lancio di SELFIE (acronimo che significa “autoriflessione su un apprendimento efficace mediante la promozione dell’innovazione attraverso le tecnologie per la didattica”), lo strumento online gratuito, promosso dalla Commissione europea, che aiuta le scuole a valutare e migliorare il loro modo di utilizzo delle tecnologie digitali per l’insegnamento e l’apprendimento. Finora oltre 450 000 studenti, insegnanti e dirigenti scolastici in 45 paesi hanno utilizzato questo strumento e si prevede che entro la fine del 2019 saranno più di 500 000.
SELFIE viene costantemente migliorato grazie ai test con gli utenti e al feedback raccolto nelle scuole. Sono state aggiunte nuove funzionalità, tra cui una guida audiovisiva per assistere le scuole nella configurazione e nella personalizzazione dello strumento e la possibilità per le scuole di confrontare i propri risultati SELFIE con quelli precedentemente ottenuti. Per accrescere l’utilizzo di SELFIE la Commissione europea promuove anche l’informazione e la sensibilizzazione delle scuole, ad esempio attraverso eTwinning, la più grande piattaforma per insegnanti al mondo, e la Settimana UE della programmazione. Nel 2020 verranno sviluppati altri materiali di sostegno e di formazione, compreso un corso MOOC per le scuole su SELFIE e su come gli insegnanti possono utilizzarne i risultati per migliorare l’insegnamento e l’apprendimento con il supporto delle tecnologie digitali. A gennaio 2020 è previsto anche il lancio di una versione di SELFIE destinata all’istruzione e formazione professionale basata sul lavoro.

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Scuola: Stipendi, laurearsi e specializzarsi per fare l’insegnante non paga

Posted by fidest press agency su domenica, 20 ottobre 2019

Dal rapporto UE “Education and Training MONITOR 2019” risulta che a parità di laurea, anche dopo il conseguimento di master, corsi di perfezionamento e persino dottorati di ricerca, un docente in Italia percepisce in busta paga l’80% in meno dei lavoratori in possesso di un grado di istruzione terziaria analogo: significa che un laureato specializzato può contare in media su compensi superiori ai 100 mila euro, mentre i nostri docenti si fermano a 28 mila. Senza nemmeno contare sulla possibilità di incrementarli, se non con pochi “spiccioli”, considerando che negli ultimi anni si sono dimezzati i compensi legati alle prestazioni extra associate al Miglioramento dell’offerta formativa e ridotti al lumicino quelli del bonus merito. Senza contare che quella dei salari-mini è una condizione che, sempre secondo lo studio UE, influisce in modo direttamente proporzionale sull’apprendimento degli alunni. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “è sempre più evidente che l’assegnazione degli stipendi esigui, in perenne perdita del potere d’acquisto, alla lunga ha una sua influenza negativa sulla qualità dell’insegnamento. Adesso che dagli studi ufficiali risulta palese non solo il ritardo rispetto all’inflazione, ma anche il gap di trattamento economico rispetto ad altre professioni e pure sulla carriera, con i docenti dei Paesi dell’Est trattati meglio, è diventato ancora più urgente destinare a chi insegna un finanziamento pubblico straordinario da parte del Governo. A chiederlo è stato anche il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, in contemporanea al suo insediamento al dicastero di Viale Trastevere, quando ha chiesto tre miliardi di cui due per la scuola, per girarne buona parte proprio agli aumenti stipendiali. Sarebbe il minimo ma è improbabile che arriveranno, visto che, dalla Nota di aggiornamento al Def 2019, dei finanziamenti per gli aumenti degli stipendi di docenti e Ata non c’è traccia ed anzi si parla addirittura di possibili tagli”. Anche l’Europa non può fare a meno di evidenziare la modestia degli stipendi conferiti agli oltre 850 mila insegnanti italiani: compensi che, in media, si fermano a 28.147,00 euro lordi, come quantificato nel recentissimo studio “Teachers’ and School Heads’ Salaries and Allowances in Europe 2017/18”. Ora, però, c’è un altro dato che mette ancora più in luce l’inadeguatezza di quei compensi: scorrendo il rapporto “Education and Training MONITOR 2019” dell’Unione Europea, si scopre che, nessun livello di istruzione escluso, assieme ai docenti di Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, gli insegnanti italiani guadagnano meno dell’80% di ciò che percepiscono altri lavoratori con istruzione terziaria. Solo in Lussemburgo, Portogallo e Grecia mostrano livelli di stipendio superiori agli altri lavori con istruzione terziaria.

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Sull’epilessia per insegnanti e studenti tra gli 8 e i 12 anni

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 settembre 2019

Esplorare il mondo di un bambino con epilessia attraverso il gioco. È in occasione dell’apertura dell’anno scolastico che LICE (Lega Italiana contro l’Epilessia) lancia “A scuola di epilessia, quando la malattia ci chiede di sapere”, la prima campagna educativa digitale sull’epilessia nelle scuole. Una piattaforma digitale interattiva in ambito educativo destinata a docenti e alunni di età compresa tra gli 8 e i 12 anni che ha come obiettivo principale quello di far conoscere l’epilessia, l’impatto che questa ha sul bambino che ne soffre e colmare quelle lacune sugli interventi da effettuare nel caso si assista ad una crisi epilettica.Dalla diagnosi alle cure, dai fattori scatenanti alle manifestazioni cliniche di una crisi epilettica. Una conoscenza approfondita, quella offerta agli insegnanti e agli studenti, garantita attraverso l’utilizzo di un linguaggio semplice e l’interazione con personaggi animati in grado di catturare l’attenzione dei più piccoli. Giochi educativi, tool interattivi, interviste animate e video sono gli strumenti al centro della prima campagna educativa digitale su questa impattante patologia.Ancora molte le lacune manifestate in ambito scolastico sull’epilessia, una condizione neurologica che fa registrare, solo nel nostro Paese, circa 500.000 casi, molto spesso bambini.Oltre il 60% degli insegnanti, infatti, non conosce le regole da seguire nel caso in cui un bambino sia colpito da crisi epilettica (secondo una indagine condotta dalla stessa LICE presso i plessi scolastici italiani). E ancora troppi i pregiudizi relativi agli ostacoli che la patologia pone rispetto ad un normale svolgimento delle attività quotidiane e sociali, oltre che al rendimento scolastico.“La qualità di vita di chi soffre di epilessia dipende molto anche dagli altri e da quanto sanno di questa sindrome neurologica – ha commentato Oriano Mecarelli, Presidente LICE -. Al disagio personale spesso si aggiungono i pregiudizi e le paure degli altri. Le maggiori difficoltà di inserimento scolastico, infatti, non derivano da un ritardo mentale del bambino che soffre di epilessia, ma dall’atteggiamento negativo dei compagni che, non conoscendo la patologia, assumono nei suoi confronti comportamenti di scherno e allontanamento, aggiungendo disagio al disagio. Ecco perché conoscere l’epilessia è il passo fondamentale per abbattere barriere e sconfiggere inutili paure. Noi di LICE siamo orgogliosi di questo progetto e ci auguriamo che i docenti iscritti alla piattaforma siano numerosissimi. A loro disposizione, sulla piattaforma, risorse e materiali scaricabili che si riveleranno fondamentali per poter guidare adeguatamente la classe”.Un’intera sezione sarà dedicata a come aiutare un bambino che soffre di epilessia. Giochi interattivi chiari e d’impatto insegneranno ad assistere un compagno con crisi epilettica o a offrire il proprio aiuto all’insegnante che lo sta soccorrendo. Gli studenti potranno così diventare protagonisti di un processo di apprendimento attivo attraverso domande condivise, curiosità e applicazioni pratiche di quanto appreso.
Veri e propri laboratori di “saper fare” per garantire il coinvolgimento dei destinatari, una necessaria efficacia didattica e una corretta componente ludico-operativa. I contenuti scientifici sono stati forniti e validati dal Comitato Scientifico e dal Consiglio Direttivo della Lega Italiana Contro l’Epilessia. La piattaforma è stata sviluppata da un team di sociologi, pedagogisti ed esperti in comunicazione digitale e sfrutta le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione. https://www.educazionedigitale.it/epilessia/

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Scuola: Cercasi insegnante di sostegno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 settembre 2019

In 30 mila sono specializzati ma non possono essere assunti. Soltanto un posto autorizzato su dieci è andato in ruolo e i presidi continuano a chiedere nuovi posti in deroga che non sono concessi. Nell’anno dei record, più che mai la parola passa dai Tribunali dove è ancora possibile richiedere il rispetto del diritto costituzionale all’istruzione con l’iniziativa di Anief #nonunoradimeno. Segui il webinar promosso da Anief ed Eurosofia, tenuto dall’avv. Walter Miceli.Negli ultimi quattro anni sono raddoppiati i posti in deroga, arrivando agli attuali 80 mila, mentre gli organici di diritto (100 mila) sono rimasti invariati dal 2017. Il tutto, nonostante l’aumento di 10 mila iscritti in più l’anno: oggi siamo alle soglie dei 300 mila, mentre nel 1997 gli alunni con disabilità accertata erano appena 123 mila. Solo in Sicilia, nell’ultimo lustro abbiamo assistito a un incremento di 5 mila alunni disabili certificati. L’unica risposta che è stata data a questa crescita impressionante di iscritti è stata la caccia al supplente senza specializzazione, tanto che tra il 2018 e il 2019 solo una cattedra su sei (5 mila) è stata assegnata a chi è fornito di titolo, a fronte di 30 mila docenti di sostegno specializzati dalle università che marciscono in graduatoria. E il nuovo TFA potrebbe non aprire le porte a tutti i candidati esclusi, perché i posti voluti dall’ex ministro Marco Bussetti sono sbagliati, mentre ancora una volta un posto su due in deroga chiesto dai presidi viene negato dal Miur che ha approvato una riforma anti-costituzionale che blocca gli organici. Marcello Pacifico (Anief): Bisogna subito adeguare l’organico di fatto a quello di diritto, come ci ha detto il Tar nei ricorsi vinti in Sicilia, specializzare subito altri 50 mila insegnanti e reclutare quelli specializzati dalle GaE o dalle graduatorie di istituto, modificando l’attuale riforma che prevede nuove inutili certificazioni.Nel frattempo, Anief si sta muovendo su più fronti: ha presentato ricorso contro lo schema di decreto ministeriale sugli organici sul sostegno agli alunni disabili.

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Scuola: Si riparte

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 settembre 2019

Oggi circa 840 mila insegnanti, sparsi per oltre 8 mila istituti autonomi, sono attesi a scuola per il canonico Collegio dei docenti. Ma l’anno scolastico non partirà per tutti, perché mancano all’appello 20 mila Ata, 2 mila Dsga e quasi 200 mila insegnanti. Per i docenti è un numero stratosferico: più del 20 per cento di tutta la categoria, oltre il doppio della già alta media nazionale di precari nell’amministrazione pubblica. Sono tutti precari ancora in attesa di nomina. Molti non arriveranno nemmeno per l’inizio delle lezioni. Costringendo i dirigenti scolastici a nominare dei supplenti temporanei, in attesa della nomina annuale. E questa, in un numero sempre maggiore di casi, si assegnerà a supplenti alle prime armi, senza formazione sull’insegnamento, i cosiddetti Mad.
“Per diverse settimane i presidi, compresi quelli neo assunti, dovranno sobbarcarsi un onere di lavoro non indifferente – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – perché saranno impegnati alla disperata ricerca dei candidati a coprire tante cattedre vuote: solo che dovranno farlo, in molti casi, con precari che non risultano presenti nemmeno in graduatoria ma hanno presentato una semplice domanda al preside e questi lo nominerà. Non prima, però, di averne ‘comparato’ le caratteristiche, ha fatto sapere genericamente il Miur”.“A parte il fatto che ci ritroveremo con metodi di comparazione difformi – continua Pacifico – hanno idea al ministero dell’Istruzione del carico di lavoro che già devono sostenere le segreterie scolastiche? Perché affidargli anche questo compito ingrato? Senza contare che la ricaduta sulla didattica di queste scelte non potrà di certo essere entusiasmante, visto che si tratta di docenti alle prime armi. Mentre gli insegnanti formati e abilitati potrebbero paradossalmente non essere nominati, perché si trovano in graduatorie affollate di precari. Il sistema sta esplodendo, è ora di cambiare: speriamo – conclude il sindacalista – che il nuovo governo ci ascolti e cambi finalmente registro rispetto a quelli che l’hanno preceduto”.

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Scuola: Mancano insegnanti di matematica perchè lo Stato non vuole assumerli

Posted by fidest press agency su martedì, 27 agosto 2019

Nell’anno del record di supplenze annuali, si acuisce la già nota carenza di docenti della disciplina scientifica per eccellenza. #alconcorsoconlalaurea rilancia Marcello Pacifico, presidente Anief, in un’intervista concessa alla rivista Orizzonte Scuola, ricordando come nel 2016 non fu consentito ai laureati la partecipazione al concorso, con prove suppletive che potrebbero essere disposte dal tribunale amministrativo dopo il recente cambio di orientamento della giurisprudenza. Se non si trova un insegnante di matematica la colpa è quindi tutta della politica, che non ha consentito fin dal 2012 la partecipazione dei laureati al concorso a cattedra: contro il bando dell’allora ministro Francesco Profumo, abbiamo vinto. Aspettiamo di sapere, conclude Pacifico, se andrà allo stesso modo con l’impugnazione del sindacato fatta anche contro il bando della ministra Stefania Giannini, con le prove suppletive che andrebbero a sanare anche la mancata indizione del nuovo concorso ordinario annunciato e mai bandito dal titolare uscente del Miur Marco Bussetti.

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