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Posts Tagged ‘insegnanti’

Sull’epilessia per insegnanti e studenti tra gli 8 e i 12 anni

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 settembre 2019

Esplorare il mondo di un bambino con epilessia attraverso il gioco. È in occasione dell’apertura dell’anno scolastico che LICE (Lega Italiana contro l’Epilessia) lancia “A scuola di epilessia, quando la malattia ci chiede di sapere”, la prima campagna educativa digitale sull’epilessia nelle scuole. Una piattaforma digitale interattiva in ambito educativo destinata a docenti e alunni di età compresa tra gli 8 e i 12 anni che ha come obiettivo principale quello di far conoscere l’epilessia, l’impatto che questa ha sul bambino che ne soffre e colmare quelle lacune sugli interventi da effettuare nel caso si assista ad una crisi epilettica.Dalla diagnosi alle cure, dai fattori scatenanti alle manifestazioni cliniche di una crisi epilettica. Una conoscenza approfondita, quella offerta agli insegnanti e agli studenti, garantita attraverso l’utilizzo di un linguaggio semplice e l’interazione con personaggi animati in grado di catturare l’attenzione dei più piccoli. Giochi educativi, tool interattivi, interviste animate e video sono gli strumenti al centro della prima campagna educativa digitale su questa impattante patologia.Ancora molte le lacune manifestate in ambito scolastico sull’epilessia, una condizione neurologica che fa registrare, solo nel nostro Paese, circa 500.000 casi, molto spesso bambini.Oltre il 60% degli insegnanti, infatti, non conosce le regole da seguire nel caso in cui un bambino sia colpito da crisi epilettica (secondo una indagine condotta dalla stessa LICE presso i plessi scolastici italiani). E ancora troppi i pregiudizi relativi agli ostacoli che la patologia pone rispetto ad un normale svolgimento delle attività quotidiane e sociali, oltre che al rendimento scolastico.“La qualità di vita di chi soffre di epilessia dipende molto anche dagli altri e da quanto sanno di questa sindrome neurologica – ha commentato Oriano Mecarelli, Presidente LICE -. Al disagio personale spesso si aggiungono i pregiudizi e le paure degli altri. Le maggiori difficoltà di inserimento scolastico, infatti, non derivano da un ritardo mentale del bambino che soffre di epilessia, ma dall’atteggiamento negativo dei compagni che, non conoscendo la patologia, assumono nei suoi confronti comportamenti di scherno e allontanamento, aggiungendo disagio al disagio. Ecco perché conoscere l’epilessia è il passo fondamentale per abbattere barriere e sconfiggere inutili paure. Noi di LICE siamo orgogliosi di questo progetto e ci auguriamo che i docenti iscritti alla piattaforma siano numerosissimi. A loro disposizione, sulla piattaforma, risorse e materiali scaricabili che si riveleranno fondamentali per poter guidare adeguatamente la classe”.Un’intera sezione sarà dedicata a come aiutare un bambino che soffre di epilessia. Giochi interattivi chiari e d’impatto insegneranno ad assistere un compagno con crisi epilettica o a offrire il proprio aiuto all’insegnante che lo sta soccorrendo. Gli studenti potranno così diventare protagonisti di un processo di apprendimento attivo attraverso domande condivise, curiosità e applicazioni pratiche di quanto appreso.
Veri e propri laboratori di “saper fare” per garantire il coinvolgimento dei destinatari, una necessaria efficacia didattica e una corretta componente ludico-operativa. I contenuti scientifici sono stati forniti e validati dal Comitato Scientifico e dal Consiglio Direttivo della Lega Italiana Contro l’Epilessia. La piattaforma è stata sviluppata da un team di sociologi, pedagogisti ed esperti in comunicazione digitale e sfrutta le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione. https://www.educazionedigitale.it/epilessia/

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Scuola: Cercasi insegnante di sostegno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 settembre 2019

In 30 mila sono specializzati ma non possono essere assunti. Soltanto un posto autorizzato su dieci è andato in ruolo e i presidi continuano a chiedere nuovi posti in deroga che non sono concessi. Nell’anno dei record, più che mai la parola passa dai Tribunali dove è ancora possibile richiedere il rispetto del diritto costituzionale all’istruzione con l’iniziativa di Anief #nonunoradimeno. Segui il webinar promosso da Anief ed Eurosofia, tenuto dall’avv. Walter Miceli.Negli ultimi quattro anni sono raddoppiati i posti in deroga, arrivando agli attuali 80 mila, mentre gli organici di diritto (100 mila) sono rimasti invariati dal 2017. Il tutto, nonostante l’aumento di 10 mila iscritti in più l’anno: oggi siamo alle soglie dei 300 mila, mentre nel 1997 gli alunni con disabilità accertata erano appena 123 mila. Solo in Sicilia, nell’ultimo lustro abbiamo assistito a un incremento di 5 mila alunni disabili certificati. L’unica risposta che è stata data a questa crescita impressionante di iscritti è stata la caccia al supplente senza specializzazione, tanto che tra il 2018 e il 2019 solo una cattedra su sei (5 mila) è stata assegnata a chi è fornito di titolo, a fronte di 30 mila docenti di sostegno specializzati dalle università che marciscono in graduatoria. E il nuovo TFA potrebbe non aprire le porte a tutti i candidati esclusi, perché i posti voluti dall’ex ministro Marco Bussetti sono sbagliati, mentre ancora una volta un posto su due in deroga chiesto dai presidi viene negato dal Miur che ha approvato una riforma anti-costituzionale che blocca gli organici. Marcello Pacifico (Anief): Bisogna subito adeguare l’organico di fatto a quello di diritto, come ci ha detto il Tar nei ricorsi vinti in Sicilia, specializzare subito altri 50 mila insegnanti e reclutare quelli specializzati dalle GaE o dalle graduatorie di istituto, modificando l’attuale riforma che prevede nuove inutili certificazioni.Nel frattempo, Anief si sta muovendo su più fronti: ha presentato ricorso contro lo schema di decreto ministeriale sugli organici sul sostegno agli alunni disabili.

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Scuola: Si riparte

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 settembre 2019

Oggi circa 840 mila insegnanti, sparsi per oltre 8 mila istituti autonomi, sono attesi a scuola per il canonico Collegio dei docenti. Ma l’anno scolastico non partirà per tutti, perché mancano all’appello 20 mila Ata, 2 mila Dsga e quasi 200 mila insegnanti. Per i docenti è un numero stratosferico: più del 20 per cento di tutta la categoria, oltre il doppio della già alta media nazionale di precari nell’amministrazione pubblica. Sono tutti precari ancora in attesa di nomina. Molti non arriveranno nemmeno per l’inizio delle lezioni. Costringendo i dirigenti scolastici a nominare dei supplenti temporanei, in attesa della nomina annuale. E questa, in un numero sempre maggiore di casi, si assegnerà a supplenti alle prime armi, senza formazione sull’insegnamento, i cosiddetti Mad.
“Per diverse settimane i presidi, compresi quelli neo assunti, dovranno sobbarcarsi un onere di lavoro non indifferente – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – perché saranno impegnati alla disperata ricerca dei candidati a coprire tante cattedre vuote: solo che dovranno farlo, in molti casi, con precari che non risultano presenti nemmeno in graduatoria ma hanno presentato una semplice domanda al preside e questi lo nominerà. Non prima, però, di averne ‘comparato’ le caratteristiche, ha fatto sapere genericamente il Miur”.“A parte il fatto che ci ritroveremo con metodi di comparazione difformi – continua Pacifico – hanno idea al ministero dell’Istruzione del carico di lavoro che già devono sostenere le segreterie scolastiche? Perché affidargli anche questo compito ingrato? Senza contare che la ricaduta sulla didattica di queste scelte non potrà di certo essere entusiasmante, visto che si tratta di docenti alle prime armi. Mentre gli insegnanti formati e abilitati potrebbero paradossalmente non essere nominati, perché si trovano in graduatorie affollate di precari. Il sistema sta esplodendo, è ora di cambiare: speriamo – conclude il sindacalista – che il nuovo governo ci ascolti e cambi finalmente registro rispetto a quelli che l’hanno preceduto”.

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Scuola: Mancano insegnanti di matematica perchè lo Stato non vuole assumerli

Posted by fidest press agency su martedì, 27 agosto 2019

Nell’anno del record di supplenze annuali, si acuisce la già nota carenza di docenti della disciplina scientifica per eccellenza. #alconcorsoconlalaurea rilancia Marcello Pacifico, presidente Anief, in un’intervista concessa alla rivista Orizzonte Scuola, ricordando come nel 2016 non fu consentito ai laureati la partecipazione al concorso, con prove suppletive che potrebbero essere disposte dal tribunale amministrativo dopo il recente cambio di orientamento della giurisprudenza. Se non si trova un insegnante di matematica la colpa è quindi tutta della politica, che non ha consentito fin dal 2012 la partecipazione dei laureati al concorso a cattedra: contro il bando dell’allora ministro Francesco Profumo, abbiamo vinto. Aspettiamo di sapere, conclude Pacifico, se andrà allo stesso modo con l’impugnazione del sindacato fatta anche contro il bando della ministra Stefania Giannini, con le prove suppletive che andrebbero a sanare anche la mancata indizione del nuovo concorso ordinario annunciato e mai bandito dal titolare uscente del Miur Marco Bussetti.

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Scuola: Insegnanti tecnico-pratici utilizzati come tecnici di laboratorio

Posted by fidest press agency su martedì, 20 agosto 2019

Il personale Ata della scuola continua ad essere trattato come una componente di lavoratori di serie B. Nei giorni scorsi abbiamo assistito alla conferma delle assunzioni limitate, che non coprono nemmeno il turn over, con appena 7.759 immissioni in ruolo autorizzate, a fronte di 30 mila posti in organico complessivi e che vi sia bisogno di 80 mila amministrativi e ausiliari per far funzionare la scuola dell’autonomia visto anche che per questa categoria non è stato mai adottato alcun potenziamento. Ora il Miur fa anche sapere che per le immissioni in ruolo degli assistenti tecnici non potranno essere realizzate nelle scuole in cui vi sono ITP, gli insegnanti tecnico-pratici, in posizione di soprannumerarietà. Marcello Pacifico (Anief): Siamo all’assurdo, perché si preclude l’immissione in ruolo di una professionalità specifica, quale è quella dell’assistente tecnico addetto ai laboratori degli istituti scolastici, con la presenza di un’altra categoria. Gli Insegnanti tecnico-pratici, infatti, hanno dei compiti relativi al campo della docenza e non a quello dell’assistenza tecnica dei laboratori in cui operano. A meno che non si voglia demansionare il loro ruolo: allora lo si dica, lo si scriva anche nel contratto e lo si proponga ai sindacati. Siccome questo non è avvenuto, la copertura dei posti vacanti dei tecnici con gli Itp appare del tutto illegittima. Anief è pronta a raccogliere le adesioni dei docenti tecnico-pratici utilizzati come tecnici e degli assistenti non immessi in ruolo su posti vacanti su determinate scuole per la presenza di Itp soprannumerari.Il Miur, con una fredda comunicazione, la Nota 36462, ha fornito le istruzioni per le immissioni in ruolo 2019: all’interno di tale documento, l’amministrazione scolastica ha specificato “che, in ottemperanza all’articolo 4, comma 81, della legge 12.11.2011, n. 183, è preclusa l’immissione in ruolo di assistenti tecnici negli istituti di scuola secondaria di secondo grado ove sono presenti insegnati tecnico-pratici soprannumerari”. Il riferimento è alla norma, palesemente illegittima, che prevede “allo scopo di evitare duplicazioni di competenza tra aree e profili professionali, negli istituti di scuola secondaria di secondo grado ove sono presenti insegnanti tecnico-pratici in esubero”, di accantonare “un pari numero di posti di assistente tecnico”. In definitiva, nelle scuole secondarie di secondo grado, ove sono presenti ITP soprannumerari, non è possibile procedere all’immissione in ruolo di assistenti tecnici, sintetizza la rivista specializzata Orizzonte Scuola.

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Scuola – Docenti: nel Paese col più alto numero di precari, mancano insegnanti da assumere

Posted by fidest press agency su sabato, 3 agosto 2019

Mentre la Commissione Europea sta per condannare l’Italia nelle procedure di infrazione sull’uso dei contratti a termine, il nostro sistema scolastico rimane al centro di proclami, pseudo-accordi sindacali, concorsi riservati, richieste di rinvio, cattedre scoperte e continui licenziamenti. Marcello Pacifico (Anief): Ora basta, la misura è colma, bisogna assumere in ruolo subito da graduatorie d’istituto provinciali oppure far pagare ai vertici dell’amministrazione e a certi quadri sindacali compartecipi i danni da responsabilità dirigenziale. La soluzione c’è, chi non la persegue è colpevole di alimentare questa farsa in modo scientifico, che farà solo male agli alunni e a chi opera nella scuola. È una storia che inizia da lontano.
Prima i Governi Renzi e Gentiloni e dopo la sentenza Mascolo della Corte di giustizia europee (nel novembre 2014) elaborano un piano straordinario di assunzioni immediato per chi è in GaE e due straordinari per la scuola secondaria rivolto ai precari abilitati non inseriti in GaE e per quelli con 36 mesi (legge 107/2015, dlgs 59/2016). Già con le prime immissioni in ruolo nel 2015 il banco non regge. Il premier Renzi nel 2014 ne aveva annunciate 150 mila (tutti i precari supplenti in organico di fatto), ma il Mef ne autorizzò 50 mila, a cui il Miur ne aggiunse 50 mila su posti di potenziamento per arrivare almeno a quota 100 mila: alla fine della fiera, ne furono immessi in ruolo, nel 2016, soltanto 88 mila, perché la maggior parte dei precari abilitati non era inserito nelle GaE, cioè nel doppio canale di reclutamento vigente da un ventennio per via della loro chiusura ai docenti non abilitati dal 2012.
Quindi si procede con un nuovo concorso ordinario, nel 2016, e con il primo riservato nella secondaria sotto il Governo Gentiloni, rivolto proprio ai precari esclusi dalla Buona Scuola. Ma anche lì, è uno choc: soltanto un precario su due abilitato presenta domanda, in 7 mila sono assunti con un contratto da precari nel 2018 e altri 35 mila sperano di prendere una cattedra nel 2019 dalle nuove graduatorie regionale di merito ad esaurimento, le Grme, ma in molti rimarranno delusi perché la regione scelta non ha più posti per accoglierli o la propria classe concorsuale è in esubero.
Il Governo attuale, guidato dal premier Giuseppe Conte, interviene prima bloccando il secondo concorso straordinario nella scuola secondaria (legge 145/2018) e attivando un primo concorso straordinario per la scuola primaria e dell’infanzia, successivo alla sentenza dell’adunanza plenaria che cambia l’orientamento del Consiglio di Stato fino a quel momento favorevole all’inserimento dei docenti con diploma magistrale nelle GaE. In 3 mila sono assunti definitivamente, in 7 mila dovranno essere licenziati pur avendo superato l’anno di prova, in 40 mila sono chiamati come supplenti annuali o al termine delle attività didattiche. In pratica, quasi 50 mila tornano indietro di decenni. Nel frattempo proprio 50 mila cattedre vanno deserte per le immissioni in ruolo tra il 2017 e il 2018, e il numero dei supplenti raggiunge l’attuale record visto che si sfiorerà l’incredibile quota di 200 mila supplenze annuali. Sembra assurdo, nel Paese con il più alto numero di precari della scuola, mancano insegnanti da assumere.
Siamo al tre agosto e la storia ancora è da scrivere, forse il 9 agosto uscirà un decreto legge che aprirà al solo secondo concorso riservato nella scuola secondaria, prorogherà la vigenza delle graduatorie di merito, di certo non risolverà il solito problema delle cattedre deserte, almeno la metà secondo Anief. Eppure, fino al 2012 esisteva un doppio canale di reclutamento, con il 50% dalle Graduatorie ad esaurimento (Gae) e il 50% dalle Graduatorie di merito (GM). Nel 2006 le Graduatorie permanenti (Gp) da cui si attingeva anche per le supplenze erano state trasformate ad esaurimento proprio per evitare il perpetrarsi del precariato. Nel 2008 e nel 2012 sono riaperte per inserire nuovi abilitati. Oggi sono quasi vuote (la metà dei candidati inseriti con riserva sta per essere depennato) e l’80% delle supplenze avviene dalle graduatorie di istituto e addirittura dalle messe a disposizione dei presidi. Nel 2019 esiste una terza graduatoria per i ruoli, in subordine a quella di merito ordinario, e con il prossimo decreto legge ne sarà introdotta una quarta da cui reclutare eccezionalmente i primi 20 mila fortunati dopo anni di precariato, un una tantum. Cui prodest?
“Basterebbe riaprire le GaE con corsi abilitanti per il personale con 36 mesi di servizio e assumere dalle graduatorie d’istituto in presenza di GaE esaurite scorrendo tutte le tre fasce a livello provinciale – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief -: è una vecchia proposta avanzata dal Movimento 5 Stelle quando era all’opposizione e che Anief aveva condiviso se non auspicato.

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Scuola: Insegnanti italiani sempre più anziani, entro dieci anni la metà andrà in pensione

Posted by fidest press agency su sabato, 22 giugno 2019

Lo dice l’Ocse, attraverso l’indagine internazionale sull’insegnamento e l’apprendimento TALIS: l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico invita l’Italia a muoversi per sopperire ai tanti posti, oltre 400 mila, che si andranno a liberare entro due lustri: “Il 48% degli insegnanti in Italia ha 50 anni e più (media OCSE 34%). Ciò significa che l’Italia dovrà rinnovare circa un docente su due nel prossimo decennio”, scrive nella “Nota Paese rivolta all’Italia”, dal quale risulta comunque un giudizio più che positivo del docente medio italiano, sempre aggiornato, collaborativo e al passo con la tecnologia applicata alla didattica. Marcello Pacifico (Anief): “La stima realizzata dall’Ocse sull’alto numero di docenti che entro il 2029 lasceranno la cattedra è un campanello d’allarme che chi governa la scuola non può non sentire: più di 400 mila insegnanti che lasceranno il servizio, alle media di 40 mila l’anno, confermano le nostre previsioni di 300 mila cattedre da coprire con assunzioni entro il prossimo biennio, considerando che ad oggi c’è una carenza di cattedre che supera quota 120 mila. Per farlo, continueremo a dirlo sino all’estremo, non si può prescindere dalla riapertura delle GaE e dal ricorso, all’occorrenza, della seconda fascia d’istituto, visto che in entrambi i casi si tratta di precari selezionati, formati e abilitati”.I docenti italiani hanno un’età media di 49 anni, contro i 44 anni della media nei Paesi OCSE: lo scrive l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, a seguito dell’indagine internazionale sull’insegnamento e l’apprendimento TALIS (Teaching and Learning International Survey) per il 2018 pubblicata in queste ore. Il risultato non sorprende, perché non fa altro che confermare il Conto annuale pubblicato dal Mef, pubblicato in primavera, dal quale è risultato che i nostri insegnanti hanno l’età più avanzata in Europa. Il docente italiano è fortemente collaborativo, quasi sempre frequenta corsi di formazione e aggiornamento almeno una volta l’anno, nella maggior parte dei casi “riferisce di aver spesso calmato studenti problematici” e “valuta abitualmente i progressi dei propri studenti osservandoli e fornendo un feedback immediato”. Inoltre, “l’uso delle TIC per l’insegnamento” è stato incluso nella formazione o istruzione formale” e per due insegnanti su tre quella dell’insegnamento “è stata la prima scelta professionale”.
“Ciò che esce fuori dallo studio Ocse – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è un profilo di un insegnante italiano attaccato alla professione, che si forma in modo continuo, efficace nell’azione formativa e con un rapporto positivo con i propri alunni. Anche il grado di competenza tecnologica è diventato adeguato alla professione. Un grave problema irrisolto rimane invece quello del ricambio inadeguato di personale. Tanto da detenere la palma del Paese con docenti più avanti negli anni rispetto agli altri Paesi. E non saranno certo i concorsi-lumaca a risolvere la situazione”.

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Scuola: Per il ministro Bussetti mancano gli insegnanti. Replica Anief: non è vero, ce ne sono 150 mila già pronti

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 Mag 2019

Il titolare del Miur si sofferma sul prossimo grande ricambio di docenti, a seguito dei prossimi pensionamenti dei tanti che furono assunti in massa negli anni Settanta e Ottanta: “Molti di loro stanno raggiungendo la fine della carriera. Abbiamo bisogno di un nuovo reclutamento” attraverso nuovi concorsi, ha detto il ministro. Nemmeno una parola ha però speso per gli attuali precari, in particolare per quelli abilitati e per quelli che hanno svolto oltre 36 mesi e che in gran parte a settembre permetteranno di coprire il record di cattedre vuote, con gli Uffici scolastici e i dirigenti costretti a stipulare quasi 200 mila supplenze annuali. Marcello Pacifico (Anief): Non comprendo il senso di queste dichiarazioni. In verità, a noi risulta che vi siano già 150 mila docenti abilitati che insegnano anche come precari nei nostri istituti. Non sono “fantasmi”, ma insegnanti in carne e ossa, in alto numero con titoli, formati e abilitati: meritano rispetto e la stabilizzazione. Probabilmente manca il coraggio della politica di reclutarli subito e di risolvere il problema del precariato. Al Miur non hanno capito che con i concorsi non si eliminano le tante supplenze al termine dell’attività didattica su posti vacanti e disponibili. Alla vigilia del secondo tavolo tecnico sul precariato, in programma domani 16 maggio al Miur alla presenza dei sindacati, il ministro dell’Istruzione rilascia delle dichiarazioni che lasciano basiti: “Sono felicissimo dei nostri docenti ma in questo momento mancano e dobbiamo correre ai ripari: è il momento del reclutamento”, ha detto Marco Bussetti parlando al convegno dell’Uciim, l’Unione degli insegnanti cattolici. Il ministro ha ricordato, questo giustamente, che “il grosso delle immissioni in ruolo è avvenuto alla fine degli anni ’70 e agli inizi degli ’80, quindi molti di loro stanno raggiungendo la fine della carriera. Abbiamo bisogno di un nuovo reclutamento”. Fin qui nulla da eccepire. Il problema, veramente serio, è nel tipo di risposta che Bussetti vuole dare l’amministrazione per risolvere la questione della supplentite cronica: “Faremo un concorso per l’infanzia e la scuola primaria per 17mila posti, per la secondaria di primo e secondo grado di quasi 50mila, attiveremo in tre anni 40mila posti per il sostegno e chiuderemo la falla dei dirigenti scolastici”. Nessun riferimento viene fatto ai precari che da tempo permettono di portare avanti con regolarità le lezioni in tantissime scuole. “È incredibile come un ministro della Repubblica, ex provveditore, possa ignorare che vi siano 70 mila docenti abilitati con i Pas, 30 mila con il TFA, altrettanti con l’idoneità diocesana, migliaia ritenuti idonei nei precedenti concorsi, a cominciare da quello del 2016, altri 35 mila ex fit, 50 mila con diploma magistrale o Itp. Invece di stabilizzare tutti questi docenti, si invoca ai nuovi concorsi, come se fossero la panacea di tutti i mali”. “Il ministro dell’Istruzione – continua Pacifico – pensi piuttosto a riaprire le ex graduatorie permanenti, a rivitalizzare il doppio canale di reclutamento, a favorire passaggi di ruolo e ad organizzare brevi corsi gratuiti abilitanti per chi ha svolto oltre 36 mesi di servizio, a collegare domanda e offerta, a non sfruttare più i precari perché questi insegnanti esistono, hanno diritto alla stabilizzazione del rapporto di lavoro e anche, mi permetta, ad avere un po’ più di rispetto. Di certo, visto che queste sono le condizioni del Miur, il 17 maggio li sentirà in piazza”, conclude il presidente Anief riferendosi allo sciopero di venerdì prossimo, cui il sindacato ha aderito con manifestazione a Roma davanti a Montecitorio.

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“Su regionalizzazione e reclutamento il Ministro dell’Istruzione sta sbagliando: si fermi, finché è ancora in tempo”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 marzo 2019

A chiederlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, dopo le ultime dichiarazioni del titolare del Miur, Marco Bussetti, con le quali apre le porte all’autonomia differenza e alla volontà di assumere nei ruoli in prevalenza insegnanti giovani, come se quelli più esperti e avanti negli anni non fossero più utili o, peggio ancora, mai esistiti. Invece la vera autonomia passa per gli organici differenziati, in base alle esigenze del territorio, senza disperdere preziose risorse umane
Il Governo conferma la volontà di regionalizzare diversi servizi pubblici, tra cui l’Istruzione. Lo ha ribadito il Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca,: “Noi – ha detto Marco Bussetti – abbiamo lavorato fino ad adesso per consentire il percorso che la Regione Veneto ha chiesto, come la Lombardia, verso l’autonomia. Non è una questione di scuola regionalizzata ma di responsabilità locali che si assumono su un territorio per garantire e migliorare il servizio”. Nella stessa circostanza, per quel che riguarda il nuovo modo di selezionare il corpo docente, Marco Bussetti ha tenuto a specificare che il suo “obiettivo è quello di portare in cattedra docenti più giovani e preparati. Meglio avere docenti in gamba che effettuare grandi riforme”, ha concluso il Ministro. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “quelle toccate dal Ministro dell’Istruzione sono due facce della stessa medaglia, fatta di una scuola che non guarda più ai bisogni del territorio (fortemente disomogenei, con il Sud in forte ritardo) e degli alunni, ma diventa autoreferenziale ed in perenne competizione con gli altri istituti, che così diventano dei competitor anziché degli alleati con i quali far crescere assieme i propri giovani iscritti ai corsi formativi. In questa logica, di tipico stampo aziendalista, rientrano anche i nuovi insegnanti: dopo avere servito lo Stato per diversi anni, anche per decenni, ora Marco Bussetti ci viene a dire che la scuola ha bisogno di docenti giovani. E gli altri?”. “Gli attuali insegnanti precari, partiti dalla gavetta e con esperienza da vendere, nemmeno si menzionano. Eppure sono tantissimi, oltre 100 mila, molti dei quali sopra i 40 anni, quasi la metà dei quali passati a fare supplenze. Come con la regionalizzazione, da attuare a tutti i costi, anche contro il volere del Movimento 5 Stelle, la Lega fa finta di non sapere che l’Italia è fatta di territori e di scuole più avanti ed altri decisamente indietro, anche con il reclutamento si guarda solo al nuovo che avanza. Dimenticando che, come da vent’anni ci dice l’Europa, prima vanno stabilizzati i precari storici e con almeno 36 mesi di servizio alle spalle”. “Per quale motivo, anziché introdurre norme discutibili se non inutili, il Miur si adopera per avviare finalmente la logica degli organici di docenti e Ata differenziati? In questo modo, plasmando le unità di lavoro in base alle necessità specifiche di ogni scuola, non solo in base al numero di alunni iscritti, come avviene oggi, si ritaglierebbe l’’offerta formativa alle vere esigenze del territorio. Soprattutto, verificando i tassi di disoccupazione e di Neet, oltre che di criminalità e di dispersione scolastica. È questa – conclude il sindacalista Anief – la vera regionalizzazione”

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Attestati di merito alle docenti australiane

Posted by fidest press agency su domenica, 20 gennaio 2019

Perugia. La prof.ssa Giuliana Grego Bolli, rettrice dell’Università per Stranieri di Perugia, ha consegnato oggi gli attestati di merito alle docenti australiane, giunte all’Ateneo per l’annuale corso di formazione e aggiornamento per insegnanti di lingua e cultura italiana e di italiano “L’Italia e l’italiano di oggi. Le nuove frontiere dell’insegnamento linguistico”.
“E’ un corso di formazione di grande interesse – ha detto la rettrice Grego Bolli – che la Stranieri di Perugia organizza ogni anno per docenti provenienti da tutto il mondo per approfondire temi di carattere glottodidattico linguistico, con attenzione ai diversi livelli della lingua, e culturale con ampi riferimenti alla storia dell’arte, agli aspetti socio-politici dell’Italia di oggi”.
Il corso di aggiornamento, coordinato dalla prof.ssa Daria Coppola della Stranieri in collaborazione con Rosanna Aldieri dell’Unità Specialistica “Studenti Stranieri”, Nadia Perini e Laura Lo Forte del Servizio studenti Stranieri, si è concluso oggi a palazzo Gallenga, sede dell’Università per Stranieri di Perugia, che ha visto la partecipazione di circa una trentina di docenti provenienti da scuole superiori, istituti privati del Co.As.IT, in Australia, giunti 3 settimane fa da Melbourne, e accompagnate dalla tutor, prof.ssa Maria Brancolino.

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Legge di bilancio 2019: Pensioni, insegnanti e Ata ancora una volta penalizzati

Posted by fidest press agency su domenica, 30 dicembre 2018

Dopo la beffa dei quota 96 nel 2012, con quota 100 si sta concretizzando un’altra umiliazione per i lavoratori della scuola: per loro l’anticipo pensionistico sarebbe attuato, infatti, solo a settembre 2020, un anno e mezzo dopo i dipendenti privati con gli stessi requisiti. Ad ogni modo, per Marcello Pacifico (Anief-Cisal), è inutile pensare di smontare la Fornero se poi con quota 100 si andrà in pensione a 64 anni e con un assegno ridotto del 10-15%. Mentre in Europa si va in quiescenza all’età di 63 anni e col massimo dei contributi. A questo deve puntare il Governo. Ci hanno detto che a metà gennaio un decreto stabilirà come e quando si potrà andare in pensione con quota 100, e che con lo stesso si tornerà agli attuali parametri di uscita dal lavoro: è bene che in quel decreto si prevedano pure delle disposizioni per evitare la beffa per chi lavora nella scuola dove si viene assunti per anno scolastico e non solare.

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In arrivo il “Manifesto europeo degli insegnanti”

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 novembre 2018

Lisbona. Si è conclusa la due giorni di confronto a Lisbona su “Professionisti e sindacati dell’istruzione: orizzonte 2025”, organizzata sotto l’egida dell’Unione Europea, dal quale è emersa la necessità di introdurre un Manifesto europeo degli insegnanti: al convegno, moderato da Kerstin Born-Sirkel, collaboratore senior presso l’European Policy Centre, ha partecipato anche il professor Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief-Udir e segretario confederale Cisal, che ha incentrato il suo intervento sul ruolo centrale del sindacato per la tutela dei diritti dei lavoratori europei, in particolare di quelli che operano nelle nostre scuole. “La contrattazione o lo sciopero sono soltanto degli strumenti, ma non gli unici, per riportare il ruolo dell’insegnante e del dirigente scolastico a livelli rispettabili per un’opinione pubblica che assiste attonita ogni giorno anche e sempre più a numerosi episodi di violenza”, ha detto il sindacalista autonomo. “Attraverso incontri istituzionali, seminari aperti al pubblico, assemblee con il personale – ha continuato – bisogna porre seriamente il problema di armonizzare i diritti e doveri dei professionisti dall’educazione in tutto il territorio europeo con il principale obiettivo di alimentare la costruzione di un’idea di cittadinanza europea che veda nell’attività pedagogica dell’insegnamento il suo veicolo principale”.
Secondo il sindacalista autonomo, questo deve proporre Cesi “nella scrittura del manifesto degli insegnanti che può essere assunto come testo base per scrivere una carta europea che fissi norme comuni per riconoscere la professione dell’insegnamento e del dirigente scolastico, dal reclutamento a fine carriera. La formazione iniziale universitaria con attività di tirocinio diretto e indiretto, didattica, approfondimenti dei contenuti curricolari e dell’area trasversale psico-socio-pedagogica rimane un pilastro nell’accesso alla professione dell’insegnante, ma a condizione che il percorso porti rapidamente alla conferma nei ruoli. A tal proposito, in Italia piuttosto che eliminarlo sarebbe bastato ridurre il Fit ad un anno. Né si può pensare nel caso specifico italiano di eliminare tutti i rimedi possibili quali la riapertura delle graduatorie ad esaurimento o concorsi riservati per stabilizzare migliaia di precari che sono utilizzati dallo Stato per coprire posti vacanti e disponibili per ragioni finanziarie”.
Il ruolo dell’Unione Europea, in questo contesto, è fondamentale. “L’Ue – ha dichiarato Marcello Pacifico al tavolo di Lisbona – deve operare per costruire una cittadinanza solidale, regole giuste ed eque, un’identità forgiata sul rispetto del diritto e del dialogo sociale. Carlo Magno è il patrono di un’Europa che partendo dalla cultura greca attraverso l’osmosi del mondo romano e la mediazione della Chiesa ha visto il lavoro da punizione divina a esaltazione del creato di Dio. Al tempo di Federico II, nel XIII secolo, si forgiarono i caratteri di un’Europa che, nonostante le crociate, si è sempre distinta nel dialogo. Anche con il mondo islamico. Lisbona né un esempio, nella coesistenza tra saraceni e cristiani, anche dopo la conquista di Alcacer do Sal nel 1217 ad opera di Alfonso II”. “Bisogna ripartire da queste radici e dall’insegnamento che l’imperatore, stupor mundi, lasciava a suo figlio Corrado prima di morire: si gubernare populos in studio velle. La curiositas deve spingere insegnanti, sindacalisti e governanti a trovare le soluzioni più idonei per valorizzare una professione senza la quale – ha concluso Pacifico – non possiamo costruire la nostra società del domani”.

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Scuola – Sostegno: Bussetti annuncia corsi per specializzare 40 mila insegnanti in tre anni

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 novembre 2018

“Fa piacere venire a conoscenza dal Ministro dell’Istruzione che nei prossimi tre anni il Miur è intenzionato a specializzare sul sostegno 40 mila insegnanti abilitati, considerando che i posti vacanti sono ancora di più e destinati a crescere ulteriormente: tuttavia, ricordiamo al titolare dell’Istruzione italiana che ancora oggi ci sono 30 mila docenti abilitati e specializzati che non riescono ad essere assunti dallo Stato perché esclusi dall’ostinazione dell’amministrazione a non riaprire le GaE”: è il commento di Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, all’intenzione espressa pubblicamente dal Ministero dell’Istruzione di specializzare un elevato numero di docenti insegnanti. Per l’immediato sarebbe molto più utile dare seguito all’emendamento ispirato da Anief all’articolo 28 della Legge di Stabilità, in base al quale si ritiene necessario eliminare qualsiasi limite all’organico dei docenti di sostegno, adeguandone la consistenza, senza alcuna deroga, al rapporto uno a due per tutte le situazioni certificate di grave disabilità con i posti vacanti spostati, dopo due anni, in organico di diritto.

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Legge di Stabilità 2019, sul reclutamento degli insegnanti l’Italia si allontana dall’Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 novembre 2018

La soluzione trovata dal governo gialloverde su formazione e assunzioni dei docenti aumenta il gap rispetto ai Paesi Ue. La storia è datata: quasi trent’anni fa, con gli accordi di Lisbona, il nostro Paese decideva di allinearsi agli altri Paesi Ue sulla formazione universitaria iniziale degli insegnanti; servirono due lustri per fare partire le SSIS, le scuole di abilitazione e specializzazione universitaria, e quasi tutti i corsisti furono assunti dalla GeE. Poi arrivarono il TFA e il PAS che non diedero sblocco per la chiusura delle graduatorie. La stessa sorte è toccata agli abilitati con la laurea in Scienze della formazione primaria conseguita dopo il 2011. Furono però banditi due concorsi riservati, uno per la secondaria e uno per infanzia e primaria. Infine, con la riforma Renzi-Giannini avremmo dovuto avere il Fit triennale, con formazione e reclutamento inclusi, ma ora il Governo, con l’articolo 58 della bozza della manovra di bilancio, “bollinata” e inviata al Quirinale, che modifica il decreto legislativo 59/17, ha deciso di puntare tutto sui vecchi concorsi.

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La Legge di Bilancio riforma il reclutamento degli insegnanti

Posted by fidest press agency su sabato, 3 novembre 2018

Nell’ultima versione del testo che oggi verrà consegnato alle Camere, spuntano nuove importanti norme: tra queste figura anche il nuovo sistema di selezione e formazione dei docenti, che darà una “spallata” importante alla Buona Scuola di Renzi, a partire dal modello formativo triennale del FIT, riservato ai vincitori di concorso, che si trasforma in “Percorso annuale di formazione iniziale e prova”. Addio anche al concorso riservato ai precari non abilitati con 36 mesi, i quali potranno accedere solo al 10% dei posti del nuovo concorso ordinario, con due prove scritte e una orale. Si impone anche il vincolo di mobilità quinquennale dei neo-assunti e scompare la titolarità per ambito territoriale. Niente idonei per il sostegno, ma graduatorie biennali per i soli posti banditi con scritto e orale. Anief plaude alla riduzione ad una annualità del percorso triennale del Fit e al ritorno ai concorsi abilitanti, ma denuncia l’abbandono di 200 mila precari storici con la percentuale di posti loro riservati davvero irrisoria. Pertanto, saranno fatti presentare emendamenti in Parlamento, al fine, tra le altre cose, di riaprire le GaE agli abilitati, far estendere il doppio canale di reclutamento alle graduatorie d’istituto, se esaurite, stabilizzare i precari sui posti vacanti e disponibili, far cadere il vincolo di 5 anni per i neo-assunti. Ci si chiede, poi, che fine hanno fatto gli investimenti per l’aumento del tempo pieno al Sud, rideterminare il rapporto alunni-docenti, ripristinare insegnamento per moduli nella primaria, dell’inglese e dell’educazione motoria, dell’insegnamento del diritto alle superiori.

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Luca Zaia dichiara di voler pagare di più gli insegnanti in Veneto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 ottobre 2018

La richiesta espressa in queste ore dal governatore veneto è già scritta nel testo di progetto di legge che in Veneto hanno approvato e presentato al ministro per le Regioni Erika Stefani: il fine è decidere in modo autonomo il trasferimento su base volontaria del personale della scuola, maestre, prof e bidelli, alla Regione Veneto, il tutto incentivato da stipendi possibilmente più alti. Secondo Marcello Pacifico, presidente del giovane sindacato, l’dea di fondo del governatore Luca Zaia non è sbagliata: pagare di più gli insegnanti della propria regione rispetto ai livelli mortificanti stabiliti dall’ultimo contratto collettivo nazionale, che non ha garantito nemmeno il recupero dell’inflazione, è un intervento doveroso. Detto questo, attenzione a non imporre norme incostituzionali che al di fuori delle prerogative dello statuto speciale andrebbero a differenziare il personale originariamente assunto dalla Stato in base al luogo di residenza: senza il rispetto del nostro dettato costituzionale, si rischia poi di cadere nella perdita dei diritti.

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Rapporto Eurydice stipendi docenti UE

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 ottobre 2018

Gli insegnanti italiani guadagnano meno di tutti dopo i Paesi dell’Est: a fine carriera in Olanda, Austria e Germania prendono circa il doppio dei nostri. Gli stipendi degli insegnanti italiani sono i più bassi d’Europa dopo i Paesi dell’Est: lo rileva il rapporto “Teachers’ and school heads’ salaries and allowances in Europe 2016/17”, realizzato dalla rete Eurydice sugli stipendi di docenti e dirigenti in Europa e andato in pubblicazione in queste ore. Secondo Marcello Pacifico (Anief-Cisal) senza adeguati finanziamenti nella legge di stabilità non potrà essere recuperato neanche il 50% dell’inflazione, altro che allineare gli stipendi dei docenti italiani alle medie UE.Attraverso un’analisi comparativa abbinata a schede descrittive nazionali che illustrano i dati raccolti congiuntamente dalle reti Eurydice e OCSE/NESLI, il rapporto offre una panoramica comparativa sugli stipendi tabellari e le indennità nelle scuole pubbliche pre-primarie, primarie e secondarie di 41 sistemi educativi e compara le differenti condizioni e progressioni salariali: gli stipendi al netto dell’inflazione degli insegnanti all’inizio della loro carriera sono oggi inferiori in nove Paesi europei rispetto al 2009/10, anni immediatamente successivi alla crisi finanziaria. Tra questi Paesi figura anche l’Italia, visto che il misero incremento del 3,48% del 2018 è ora anche minacciato dalla mancata copertura nella prossima legge di stabilità e dalla riduzione nel prossimo biennio dello 0,4% indicata nel Def.

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Oggi la giornata mondiale degli insegnanti

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 ottobre 2018

In Italia sono 822.723, hanno 54 anni di media, l’82% è donna, più di tutti operano alle superiori e in Lombardia, il 13,5% è precario.
La Giornata Mondiale dell’Insegnante, è stata istituita dall’Unesco con la firma della Raccomandazione del 1966 sullo status di insegnante, che definì diritti e doveri di chi insegna e la necessità di una formazione permanente della categoria: in Italia si continua ad entrare di ruolo dopo i 40 anni e ci si ritrova con moltissimi docenti ultrasessantenni, anche a causa delle riforme pensionistiche che non prevedono anticipi per una professione ad alto rischio burnout. Come se non bastasse, anche dopo la Buona Scuola di Renzi che doveva abbattere la supplentite, i contratti annuali sono cresciuti di 35 mila unità. Poi ci sono gli stipendi ridotti all’osso, le difficoltà a trasferirsi e l’operare in classi sempre più spesso ‘pollaio’. L’amaro commento del presidente Anief Marcello Pacifico: quella che una volta veniva considerata la professione più bella del mondo oggi non prevede più alcuna stabilità economica e professionale.

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Mattarella in difesa di insegnanti e dirigenti scolastici vittime di genitori e figli bulli

Posted by fidest press agency su sabato, 22 settembre 2018

Purtroppo non possiamo che constatare un clima negativo, sia culturale che politico, di un Paese che si ostina, contro ogni evidenza, a dipingere i dirigenti scolastici come nemici del Collegio docenti o del personale Ata, come potenziali corrotti e corruttori che grazie all’autonomia scolastica penserebbero a interessi personali. Attaccati talvolta, verbalmente e fisicamente, da genitori violenti. Così non va bene: condividiamo a pieno il pensiero del presidente Mattarella e continuiamo a sperare ancora nella costruzione di una scuola migliore. Durante l’inaugurazione dell’anno scolastico, davanti a una platea di mille studenti a Porto Ferraio all’isola d’Elba, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha parlato largamente di uno dei problemi che affligge le nostre scuole: scorrendo i dati, è emerso che in Italia un ragazzino su due è vittima di episodi di bullismo. Si è soffermato sul fatto che la società ha subito qualche tipo di strappo che è necessario ricucire, e al più presto: “Alcuni gravi episodi di violenza – genitori che hanno aggredito gli insegnanti dei propri figli – rappresentano un segnale d’allarme che non va sottovalutato. Il genitore-bullo non è meno distruttivo dello studente-bullo, il cui rifiuto cresce sempre di più nell’animo degli studenti, a scuola e nel web”. Purtroppo gli atti di violenza contro insegnanti e dirigenti scolastici ricoprono una lista numerosissima: i casi alla fine dell’anno scolastico aumentano, con “l’esposizione dei giudizi finali e l’ira dei genitori per bocciature o voti inaspettati che si riversa sugli insegnanti”. Proprio all’inizio dell’anno scolastico, il presidente ha voluto lanciare un appello affinché ciò non si ripeta più e, a difesa di docenti e DS, ha fatto riferimento anche alle tante aggressioni verbali, certamente non meno violente. Il giovane sindacato, nato con l’intento di tutelare i dirigenti scolastici, ha più volte denunciato ciò che appare una crepa, oramai, ben definita: ha infatti mostrato come “quasi la metà (esattamente 15 su 33) delle aggressioni note è stata opera di genitori”. Del fenomeno della violenza gratuita contro i docenti e dirigenti scolastici si sono interessati Anief e Udir che, qualche mese fa, hanno pure organizzato una giornata di discussione. Tutti i relatori – esperti, rappresentanti dei lavoratori, delle famiglie, dei discenti nonché dei dirigenti scolastici – si sono trovati d’accordo su un punto: l’escalation di violenza si deve anche e soprattutto allo scadimento dell’autorevolezza della figura del maestro e dell’insegnante agli occhi delle famiglie e dell’opinione pubblica.Marcello Pacifico ha più volte affermato che “la scuola è una di quelle poche istituzioni che agiscono in modo diretto per il rispetto delle regole, la trasmissione della cultura e per rimarcare i valori cardini costituzionali dello Stato che vanno trasmessi sempre e a prescindere. Le famiglie e gli studenti che non gradiscono questo genere di messaggi, votati alla legalità e alla trasmissione di valori in tale direzione, si lasciano andare ad atteggiamenti intimidatori che sempre più spesso si tramutano in aggressioni fisiche”.Il sindacalista autonomo sottolinea, altresì, come “siamo arrivati al punto che professori e presidi vengono percepiti come nemici dello Stato e, di conseguenza, delle persone. Contrariamente a ciò che si pensa siamo tutti al servizio dello Stato, del cittadino e, quando si parla di scuola, ci dobbiamo impegnare per garantire un servizio fondamentale per la nostra società. Viviamo in una società che ha perso i valori e si crede di poter rivendicare un diritto in questa maniera. Ma è questo ciò che vogliamo? Certamente no. Siamo fermamente convinti che l’educazione e la formazione, armi contro la violenza, debbano passare per le aule scolastiche sì, ma anche e soprattutto germogliare all’interno delle famiglie, embrione della società civile”.

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Gli insegnanti hanno bisogno di certezze: Il problema non è esaurire le graduatorie ma riempirle appena esaurite

Posted by fidest press agency su martedì, 11 settembre 2018

Secondo il titolare del Ministero dell’Istruzione l’obiettivo del Governo è esaurire le graduatorie e puntare su docenti giovani. Replica Anief: se al termine delle immissioni in ruolo, il 60% delle cattedre rimangono deserte non è perché non abbiamo insegnanti giovani ma perché la politica li lascia invecchiare tra i banchi senza assumerli. Il problema non è esaurire le graduatorie ma riempirle appena esaurite, e lo dice il sindacato che ha fatto ammettere i laureati al concorso 2012. Basta con le ipocrisie e gli spot elettorali. La scuola ha bisogno di certezze: occorre puntare sulla riapertura delle GaE a tutti i 150 mila docenti abilitati e confermare nei ruoli tutti gli assunti con riserva. A chiederlo, domani davanti a Montecitorio, sarà anche la piazza. Il Governo ascolti e trasformi il fallimento di questi numeri in un vero cambiamento per il Paese.

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