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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘insegnare’

Scuola – Docenti di sostegno: diamogli possibilità di ruotare e tornare ad insegnare le discipline

Posted by fidest press agency su martedì, 29 gennaio 2019

Avere più rispetto per gli insegnanti, far scattare licenziamento in tronco per i violenti che siedono dietro la cattedra, introdurre periodi di sospensione delle attività didattiche più frequenti e brevi, ma soprattutto prevedere una maggiore rotazione dei docenti di sostegno agli alunni disabili con l’obiettivo di farli tornare ad insegnare, dopo un periodo congruo, le discipline in cui sono abilitati: sono alcune delle proposte che Elena Donazzan, assessore all’Istruzione del Veneto, lancia oggi dalle pagine di Orizzonte Scuola. Secondo Anief è giusto limitare gli effetti del processo stressogeno del burnout, derivanti proprio dall’affiancamento quotidiano ad allievi portatori di disabilità. Così come è interessante dare alle scuole la possibilità d’introdurre calendari scolastici meno vincolanti, con i singoli istituti a decidere, sulla base delle necessità locali, dell’utenza e dei Ptof. Altrettanto necessario è porre dei rimedi all’escalation di violenza, senza fare differenze tra chi se ne rende artefice. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): L’obbligo di permanenza sul sostegno è motivo di stress che, se protratto per un lungo periodo, può innescare patologie psicologiche o psichiatriche difficili poi da affrontare. Ha ragione il professor Vittorio Lodolo d’Oria quando dice che la salute degli insegnanti non è un problema solo loro, ma anche di chi li costringe ad operare in condizioni di lavoro disagevoli, magari con oltre 30 alunni, in strutture fatiscenti, senza compresenze e alcun genere di assistenza. Queste situazioni, che perdurano per anni, sono tra i motivi che portano poi alle inidoneità all’insegnamento.

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Essere genitori: si può insegnare a sbagliare, e a chiedere scusa

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 luglio 2018

Non è facile essere genitori: sono tanti i modi di esserlo e non ce ne sono di perfetti. Si tratta di un’esperienza che arricchisce l’esistenza ma che mette di fronte a sfide quotidiane, alcune delle quali possono anche essere perse. È importante per l’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna sottolineare come i genitori non debbano colpevolizzarsi per eventuali errori commessi, piuttosto sarebbe utile invitarli a riconoscere dove si è sbagliato, per la crescita psicologica personale e dei figli.
Essere genitore comporta garantire protezione, insegnare i limiti, far sviluppare la capacità di interazione nel contesto sociale e di gestione dei conflitti, favorire esperienze di autonomia, conservando una condizione di sicurezza. Azioni che richiedono un impegno psicologico costante, non facile da sostenere nella quotidianità. “Esserci”, mantenere una relazione costruttiva con i figli, riconoscere il proprio ruolo e anche i propri limiti non è semplice ma è molto importante: il buon esempio, infatti, è più importante di molti insegnamenti verbali. E tutto questo è tanto più valido quando si parla di “imparare a sbagliare”.
Oltre alla complessità del compito genitoriale in sé, padri e madri avvertono anche una significativa pressione psicologica e sociale nell’esercitare la loro funzione educativa. Alle volte rincorrono un ideale di genitore perfetto, un genitore sempre all’erta, che non sbaglia mai e che deve sempre trovare la risposta giusta al momento giusto. Tuttavia siamo esseri umani imperfetti e l’errore è inevitabile.
Non esiste dunque il genitore perfetto, e per fortuna perché accettando i propri errori e trasformando il proprio comportamento il genitore può dare un esempio concreto di umanità matura. L’ideale, infatti, piuttosto che nell’assenza di errore, è nell’essere consapevoli e nel tentare di correggere i comportamenti negativi, insieme ai figli. Un genitore consapevole dei propri limiti dà un insegnamento prezioso al figlio che impara così a crescere accettandosi nella propria soggettività e limitatezza fisica e psicologica.
Alla capacità di riconoscere dove si è sbagliato dovrebbe poi seguire la richiesta di scuse, che sono lo strumento di salvaguardia di tutti i rapporti umani e soprattutto di quello con i familiari. In assenza di tale richiesta di fronte a errori che colpiscono le persone può sorgere infatti malessere, sofferenza e rancore. Spesso, ciò che fa più soffrire nelle relazioni non è l’ingiustizia subita, ma la mancanza di riparazione da parte di chi l’ha commessa, cosa che può comportare una crescita del risentimento della persona offesa, causando in alcuni casi un impoverimento del rapporto e perfino la sua chiusura, con possibile profondo turbamento per le persone coinvolte.
Molti genitori possono pensare che scusarsi con un figlio li faccia apparire deboli e meno autorevoli ai suoi occhi. Dimostrare invece di avere capito di aver sbagliato, di essere dispiaciuti di non aver avuto un comportamento rispondente al proprio ruolo e al bisogno del figlio, è indispensabile per dare un’immagine positiva. Un ragazzo che fa esperienza di figure genitoriali consapevoli, coerenti e rispettose della sua dignità sviluppa un senso di sé positivo e avrà più fiducia nelle relazioni significative.
Si insegna che la consapevolezza dello sbaglio aiuta a tollerare la frustrazione associata a esso. Si può apprendere anche guardando l’altro che sbaglia, in un confronto reciproco, crescendo insieme. In conclusione, la volontà e l’atto di riparare possono promuovere il perdono, che è l’esito di un lavoro psicologico spesso non facile. Il figlio può sperimentare così sia che si può sbagliare, sia che si può perdonare e apprendere l’importanza di una relazione basata sul rispetto e la fiducia.

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Scuola: Diventare insegnanti: con le nuove regole strada più in salita

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

ministero-pubblica-istruzioneI nuovi candidati potranno partecipare al nuovo concorso pubblico, aperto a tutti e previsto per il mese di giugno 2018, superato il quale si potrà quindi accedere al percorso triennale di formazione, inserimento e tirocinio (il cosiddetto FIT) di durata triennale. Per accedere al concorso saranno necessari la laurea e il possesso di 24 CFU nelle discipline antro-psico-pedagogiche. I problemi sorgono subito dopo: il primo anno, coloro che sono stati reputati idonei acquisiranno una sorta di quella che oggi viene considerata l’abilitazione all’insegnamento; poi, proseguiranno con un altro anno di formazione. In questo biennio svolgeranno pure supplenze a stipendio ridotto. Anzi, sarebbe meglio parlare di rimborso spese, perché le cifre sembra che varieranno tra i 400 euro e i 600 euro al mese, probabilmente anche lordi. Al terzo anno di FIT, il candidato in formazione potrà accedere alle vere e proprie supplenze annuali, con stipendio equiparato ai precari attuali.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Le cifre, da assegnare ai vincitori di concorso, che circolano in questi giorni per i primi due anni di FIT, sono così miserevoli che non si avvicinano nemmeno ad un assegno di disoccupazione. Inoltre, va ricordato che un laureato in questo modo deve anche rinunciare alle supplenze tradizionali perché non riuscirà a far conciliare tutto. Come Anief, quindi, siamo pronti a ricorrere per far riconoscere una borsa di studio adeguata al lavoro svolto. Lo stesso vale per gli studenti del Tfa, Pas, Cobaslid, Afam, SSIS e di ogni altro corso universitario abilitante: se sono abilitati non si può chiedere loro di lavorare come fossero dei “tirocinanti” senza esperienza pregressa. Inoltre, reputiamo illegittimo lo stipendio iniziale al terzo anno di FIT: dovrà essere adeguato agli effettivi anni di insegnamento già svolti dal docente, senza alcuna discriminazione rispetto al personale già di ruolo.

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Scuola: Si invecchia insegnando

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 settembre 2017

scuola-digitale-casnati-como-800x500_cSecondo i dati ufficiali Miur, l’organico degli insegnanti in questo nuovo anno scolastico raggiungerà il livello record di 762mila posti, ma la media dell’età è ancora alta, nonostante le immissioni in ruolo di giovani dall’ultimo concorso: l’età media dei professori italiani – quasi l’83% sono donne – è di 51,2 anni, in aumento rispetto ai 50,7 anni del 2015/2016. I docenti con più di 50 anni superano di gran lunga il 50% dell’organico: nella scuola media sfioriamo il 60%, alle superiori quasi il 70 per cento. Gli under 30 non arrivano allo 0,5%, mentre in Francia sono l’8,3%. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Incurante di tutto ciò, il Governo italiano allunga di due anni il percorso per far entrare di ruolo i candidati più giovani. Ma dimentica anche i nuovi precari nei processi di reclutamento, preferendo ad essere condannato alle spese per risarcimenti. La logica adottata dall’Esecutivo italiano rasenta l’autolesionismo quando si mandano a vuoto un terzo delle assunzioni dell’ultimo concorso. Con docenti selezionati, formati e abilitati lasciati a fare i precari, perché inseriti nella graduatoria B, quella d’istituto, anziché la A, le GaE. È una decisione che fa scalpore, perché in principio, con la Siss, dopo sei anni dall’iscrizione universitaria di poteva entrare di ruolo. Poi con il Tfa e il Pas, subentrati dopo il 2011, nello stesso arco di tempo un aspirante docente era costretto a fare il precario. E ora con il FIT si farà il supplente con lo stipendio da tirocinante, con il pericolo di non essere confermato nei ruoli dopo 8 anni. E iniziare daccapo, come al gioco dell’Oca. Così lo Stato allontana le nuove generazioni dall’insegnamento. Per non parlare dell’estensione a 67 anni dell’età pensionabile che arriverà a 70. Approvata in barba alla riduzione dell’aspettativa di vita e non considerando che proprio tra i docenti – alcuni dei quali arrivano al ruolo solo dopo i 60 anni – i rischi di patologie derivanti da stress professionali risultano tra i più alti in assoluto.

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Insegnare la storia ai ‘Millennials’

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 gennaio 2017

museo antichitàRoma Venerdì 27 Gennaio 2017, ore 9:18 Dipartimento di Filosofia Comunicazione Spettacolo, Aula 15 Via Ostiense, 234 Il seminario intende aprire uno spazio di confronto e dibattito sulla didattica della storia e sulla formazione degli insegnanti. Oggi si assiste a una ripresa di interesse su questi temi riconducibile a due ordini di motivazioni: il primo di matrice culturale, legato al processo di globalizzazione e alle nuove domande sul ruolo che la storia, insieme agli altri saperi umanistici, può avere nella formazione delle giovani generazioni; il secondo più istituzionale, connesso alla congiuntura normativa nazionale determinata dal percorso di riforma innescato dalla legge n. 107/2015, che ridisegna modi e tempo della formazione e del reclutamento degli insegnanti a partire dal percorso universitario. All’interno di questo contesto il seminario si muove su un doppio livello di contributi: da una parte, una riflessione sul ruolo che l’insegnamento della storia ha avuto nell’ultimo ventennio in Italia e in Europa, sulla formazione degli insegnanti, sul rapporto tra competenze e sapere storico, sulle forme di trasmissione delle conoscenze, sulla individuazione dei contenuti minimi dell’insegnamento, sul rapporto tra scuola e lavoro in ambito umanistico, sui linguaggi, i metodi e le pratiche didattiche; dall’altra, un confronto diretto con le istituzioni nel merito del percorso di riforma su temi che appaiono strategici per il futuro dell’insegnamento.

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Insegnare cinese nelle scuole

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 maggio 2012

Milano design week 2011 :: Università degli St...

Milano design week 2011 :: Università degli Studi di Milano (Photo credit: br1dotcom)

Milano Si svolge dal 25 al 29 giugno 2012 presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca la seconda edizione della Confucio Summer School, organizzata dall’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano in collaborazione con la Facoltà di Scienze della Formazione e il Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa” dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, e realizzata grazie al patrocinio e al sostegno di Hanban. Un corso intensivo (35 ore in aula in cinque giorni) di aggiornamento e formazione dei docenti di lingua e cultura cinese nelle scuole tenuto da docenti universitari italiani e cinesi altamente qualificati. Calendario dettagliato, regolamento e modalità di iscrizione in allegato. Candidature entro domenica 3 giugno.
Per ulteriori informazioni: Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano, tel. 02.50321675 (lunedì – venerdì, dalle 10.00 alle 15.00), info.confucio@unimi.it, http://www.istitutoconfucio.unimi.it.

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Convenienza e moralità

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 settembre 2010

Lettera al direttore. Mi scusi Sig. Storace; E’ Lei l’anima Sociale della Destra nel PDL? Dei due soggetti che ho nominato Lei è il più astruso. Almirante non voleva questo. Lei e la Sig.a Santachè avete il sostegno di elettori che si ispirano al fascismo? Dica a loro, ed è suo dovere civile,  che anche gli altri (partiti,movimenti, ecc.) hanno qualcosa di buono da insegnare e che bisogna accogliere; Che sono compassati e che c’è necessità di rinsavire. Anche per Lei vale quanto ho comunicato alle precedenti persone. Il mio voto è sempre stato per la destra sociale non certo quella che intende lei, rimanendo a sostegno di Berlusconi. Cordialmente.  (Miotto Gianni)

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Al Burkina Faso per insegnare medicina

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 aprile 2010

Empoli. Monica Batisti e Francesca Calella, rispettivamente infermiera e medico presso l’unità operativa di gastroenterologia dell’Asl 11 di Empoli, si sono recate nel Burkina Faso, aderendo ad un progetto educativo sull’endoscopia digestiva a favore del personale sanitario locale. L’ospedale si trova presso il Cma (Centro medico con antenna chirurgica) di Nanoro, una struttura costruita e gestita dai Padri Camilliani, che attualmente comprende un dispensario, un reparto di degenza medica e chirurgica, una farmacia interna, un centro per la rialimentazione dei bambini che soffrono di malnutrizione, un reparto di ostetricia, un laboratorio analisi, un blocco operatorio, una radiologia e un servizio ambulatoriale infermieristico e medico. Durante la loro permanenza, Monica Batisti e Francesca Calella hanno effettuato, pur tra mille difficoltà, circa 60 esami endoscopici. Si tratta di un numero rilevante tenuto conto che l’attività era stata appena avviata, che le risorse erano limitate e che il personale locale doveva ancora essere istruito. “Si è trattato di un’esperienza straordinaria dal punto di vista professionale e umano – hanno commentato Monica Batisti e Francesca Calella – dove abbiamo avuto la possibilità di insegnare qualcosa agli altri, ma anche di riappropriarci di quella serenità nel lavoro che spesso i nostri ritmi occidentali ci fanno perdere. Non possiamo tralasciare la gratitudine delle persone che siamo riuscite ad aiutare espressa con parole, con gesti, con piccole lettere. (personale)

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Insegnare agli anziani a mangiare meglio

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 marzo 2010

(Centro Maderna)  Si parla spesso dell’importanza di una corretta alimentazione per gli anziani ma a volte si rischia di sottovalutare l’effetto positivo che una dieta gustosa, oltre che sana, può avere sull’umore e la salute delle persone. Anche pensando a questo, l’associazione ASEPT (Association de Santé, d’Education et de Prévention sur le Territoire) di Hagetmau, nella regione francese dell’Aquitania, ha organizzato uno speciale “stage” di cucina tenuto da Philip Garrett, chef da due stelle, e dalla sorella Josiane, dietista, rivolto proprio agli anziani. Il corso consiste in una parte più teorica in cui vengono prese in esame le basi della cucina sana, a cominciare dai tipi di cottura, procedendo con l’importanza dei latticini e concludendo con le controindicazioni del sale, e da una parte pratica in cui vengono date dimostraz ioni dei vari metodi di preparazione. Al termine dell’incontro viene rilasciato ai partecipanti un opuscolo con le ricette menzionate ed un kit con gli ingredienti per prepararle a casa. L’obbiettivo dell’iniziativa è quello di risvegliare nelle persone anziane che spesso vivono e consumano i pasti da sole, la voglia di cucinare per se stesse e di prendersi cura di sè “per non cadere” come ha sottolineato lo stesso Garret, “nella trappola dei piatti pronti”. (Seniorscopie, 16 marzo 2010)

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Porfidia: La Lega mina l’unità nazionale

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 luglio 2009

“Negli ultimi mesi abbiamo visto succedersi una serie di proposte ed esternazioni da parte dei politici della Lega con l’unico obiettivo di minare l’unità nazionale” lo dichiara l’on. Americo Porfidia che specifica “Prima il provvedimento sulle ronde, che benché osteggiato da gran parte delle parte politiche e da larghe fasce dell’opinione pubblica è stato infine inserito nel pacchetto sicurezza varato dal governo, e sono sotto gli occhi di tutti le negative conseguenze che tale scelta, da me definita da tempo scellerata sta determinando proprio in termini di sicurezza del territorio, i fatti di Massa dei giorni scorsi sono emblematici in tal senso. Poi con la richiesta di ritiro delle nostre truppe dalla missione internazionale impegnata in Afghanistan ed infine la scandalosa proposta di istituire una sorta di “idoneità regionale” per i professori del sud che vogliano insegnare al nord. E’ ora che il Parlamento a nome del popolo italiano e nel pieno rispetto dei principi inviolabili della Costituzione ponga un freno a questi atteggiamenti altamente lesivi dell’unità nazionale. Sono – continua l’on. Porfidia – continue provocazioni che la Lega con fare populista lancia all’intera comunità nazionale italiana per meri scopi elettorali. Prova ne è la poco dignitosa marcia indietro fatta in merito al ritiro delle truppe italiane dall’Afghanistan. Ma questi sono temi troppi delicati per non capire che non è assolutamente consentito giocare con le parole. Ci sono in ballo le vite dei nostri giovani che con sacrifico duro e spirito di abnegazione difendono la nostra bandiera e la nostra dignità nazionale su scenari sempre più impegnativi. Questi atteggiamenti – conclude l’on Porfidia – determinano soltanto un forte imbarazzo del paese sul piano internazionale e una inevitabile riduzione dell’entusiasmo e del senso civico dei nostri militari nelle varie missioni internazionali.”

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